martedì 29 novembre 2011

Quesito: requisiti per distributore.

Avrei bisogno di sapere ai fini legali quali sono i requisiti per lasciare dei prodotti in contovendita in giro per negozi ed attività commerciali per conto di un'altro commerciante.

Cioè prendo la merce da un commerciante e per suo interesse la trasporto,la lascio in conto vendita ad un'altra attività commerciale (negozi, etc),e faccio firmare un contratto di contovendita con resi etc.

Che requisiti o inquadramenti a norma di legge deve possedere questa figura? Sono obbligatori?

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Acconti Irpef 2011: la riduzione anche per la cedolare secca e per i contribuenti minimi.

La riduzione dell’acconto Irpef all’82% spetta a tutte le persone fisiche ed è applicabile anche per la cedolare secca sugli affitti e per i contribuenti minimi. Di conseguenza, entro il 30.11.2011, i contribuenti minimi tenuti al versamento dell’imposta sostitutiva dell’Irpef del 20%, devono versare l’acconto nella misura ridotta dell’82% dell’imposta dovuta per il 2010, anziché 99%. I contribuenti tenuti al versamento della cedolare secca, invece, devono versare l’acconto nella misura di 68% dell’imposta dovuta per il 2011, anziché 85%. La conferma è arrivata con un Comunicato stampa dell’Agenzia delle Entrate del 25.11.2011.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Pec: nessuna sanzione per chi si mette in regola entro la fine dell’anno.

PEC considerata “nei termini” se la comunicazione di tale indirizzo di posta elettronica certificata avviene dopo la scadenza del 29 novembre, ma entro la fine dell’anno. E’ quanto affermato dal Ministero dello Sviluppo Economico nella circolare n. 224402 del 25 novembre scorso, nella quale si suggerisce alle Camere di Commercio di non applicare sanzioni alle società o ai soggetti che non abbiano provveduto a comunicare l’indirizzo PEC al Registro delle Imprese entro il 29 novembre 2011 ma che vi provvederanno entro la fine dell’anno.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Acconti IRES e IRAP: ultimi chiarimenti dell’Assonime.

In vista della scadenza del termine per il versamento della seconda o unica rata degli acconti IRES e IRAP 2011, Assonime con la Circolare n. 30 del 24.11.2011, affronta l’argomento chiarendo le principali novità normative e le tematiche interpretative emerse sulle compensazioni, sul regime sanzionatorio, soffermandosi in particolare sulle disposizioni relative al metodo di calcolo dell’imposta. Assonime segnala che, ai fini IRAP, le imprese che intendono adottare il metodo c.d. previsionale dovranno tener conto delle variazioni apportate all’aliquota di tale tributo successivamente al versamento della prima rata di acconto.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Recesso di un socio di una societa' cooperativa: rimborso delle azioni.

Domanda
Un socio recede in corso d'anno in una cooperativa a responsabilità limitata, a mutualità prevalente, l'Organo amministrativo accetta il recesso. Qual'e' la corretta esposizione nel bilancio di esercizio al 31 dicembre dello stesso anno di accettazione del recesso: la quota del socio receduto sara' esposta sempre all'interno del capitale sociale fino all'effettivo rimborso oppure esposta tra i debiti della societa' nei confronti del socio receduto?

Risposta
Ai fini di una risposta al presente quesito pare utile preliminarmente fare riferimento al Codice Civile che fornisce alcune importanti indicazioni con gli articoli 2532 e 2535, sul recesso del socio di società cooperative e mutue assicuratrici e sulla liquidazione della quota o rimborso delle azioni del socio uscente.
In base all'art. 2532 C.C.:
- "Il socio cooperatore può recedere dalla società nei casi previsti dalla legge e dall'atto costitutivo. Il recesso non può essere parziale.
La dichiarazione di recesso deve essere comunicata con raccomandata alla società. Gli amministratori devono esaminarla entro sessanta giorni dalla ricezione. Se non sussistono i presupposti del recesso, gli amministratori devono darne immediata comunicazione al socio, che entro sessanta giorni dal ricevimento della comunicazione, può proporre opposizione innanzi il tribunale.
Il recesso ha effetto per quanto riguarda il rapporto sociale dalla comunicazione del provvedimento di accoglimento della domanda. Ove la legge o l'atto costitutivo non preveda diversamente, per i rapporti mutualistici tra socio e società il recesso ha effetto con la chiusura dell'esercizio in corso, se comunicato tre mesi prima, e, in caso contrario, con la chiusura dell'esercizio successivo".
In base all'art. 2535 C.C.:
- "La liquidazione della quota o il rimborso delle azioni ha luogo sulla base del bilancio dell'esercizio in cui si sono verificati il recesso, l'esclusione o la morte del socio.
La liquidazione della partecipazione sociale, eventualmente ridotta in proporzione alle perdite imputabili al capitale, avviene sulla base dei criteri stabiliti nell'atto costitutivo. Salvo diversa disposizione, la liquidazione comprende anche il rimborso del soprapprezzo, ove versato, qualora sussista nel patrimonio della società e non sia stato destinato ad aumento gratuito del capitale ai sensi dell'articolo 2545-quinquies, terzo comma.
Il pagamento deve essere fatto entro centottanta giorni dall'approvazione del bilancio. L'atto costitutivo può prevedere che, per la frazione della quota o le azioni assegnate al socio ai sensi degli articoli 2545-quinquies e 2545-sexies, la liquidazione o il rimborso, unitamente agli interessi legali, possa essere corrisposto in più rate entro un termine massimo di cinque anni".
Dal disposto coordinato di tali previsioni si possono trarre alcune importanti indicazioni relativamente alla corretta esposizione nel bilancio di esercizio al 31 dicembre dello stesso anno di accettazione del recesso: innanzitutto affinché il recesso possa avere effetto nello stesso periodo in cui è stato comunicato lo stesso deve avvenire entro 3 mesi dalla chiusura dell'esercizio. In altre parole: dato che l'ultimo comma dell'art. 2532 prevede che "ove la legge o l'atto costitutivo non preveda diversamente, per i rapporti mutualistici tra socio e società il recesso ha effetto con la chiusura dell'esercizio in corso, se comunicato tre mesi prima, e, in caso contrario, con la chiusura dell'esercizio successivo, ai fini del recesso nello stesso esercizio della relativa comunicazione lo stesso dovrà intercorrere con un anticipo di 3 mesi rispetto alla chiusura dell'esercizio e, quindi, per le società con esercizio "solare" entro il 30 settembre.
Ciò detto, partendo dal presupposto che la liquidazione della quota del socio avviene con riferimento ai dati esposti nel bilancio in cui ha effetto il recesso del socio, il debito nei confronti del socio sarà determinabile, in sede di chiusura dell'esercizio, solo nel momento in cui lo stesso ha effetto nel medesimo esercizio, ossia nel caso in cui la comunicazione sia avvenuta con 3 mesi di anticipo rispetto alla chiusura dello stesso. In tale caso quindi il patrimonio sociale sarà ridotto del rimborso spettante all'ex-socio, indicato tra i debiti. Nel caso in cui tale comunicazione sia intervenuta successivamente a tale termine in sede di chiusura del bilancio non dovrà essere esposto alcun debito nel bilancio d'esercizio.


Fonte: IPSOA

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Contributo unificato per i ricorsi tributari.

Come si applica il contributo unificato per i ricorsi alle Commissioni tributarie?

Il contributo unificato, introdotto per i ricorsi alle Commissioni tributarie dai commi 6 e 7 dell’articolo 37 del decreto legge n. 98/2011, è, come per tutti gli altri processi, differenziato in ragione del valore della causa. L’importo del contributo è commisurato al valore della controversia dichiarato dalla parte nelle conclusioni del ricorso come segue:
• 30 euro per controversie di valore fino a 2.582,28 euro
• 60 euro per controversie di valore superiore a 2.582,28 euro e fino a 5.000 euro
• 120 euro per controversie di valore superiore a 5.000 euro e fino a 25.000 euro
• 250 euro per controversie di valore superiore a 25.000 euro e fino a 75.000 euro
• 500 euro per controversie di valore superiore a 75.000 euro e fino a 200.000 euro
• 1.500 euro per controversie di valore superiore a 200.000 euro.
Tali importi vanno aumentati della metà se il difensore non indica il proprio indirizzo di posta elettronica certificata e il proprio numero di fax.
Per valore della lite, si intende l’importo del tributo al netto degli interessi e delle eventuali sanzioni irrogate con l’atto impugnato. Per le controversie relative esclusivamente alle irrogazioni di sanzioni, il valore è costituito dalla somma dei relativi importi.
Alla presentazione del ricorso va allegata la copia dell’avvenuto pagamento del contributo.


Fonte: Agenzia Entrate

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Dalle delibere dell’assemblea il rimborso dell’imposta sugli utili.

Ai sensi dell’articolo 2433 del codice civile, nell’ambito delle società di capitali, l’approvazione del bilancio non determina ex se l’insorgere, in capo agli azionisti, di un diritto all’assegnazione degli utili essendo necessaria, a tal fine, un’apposita delibera assembleare.

Sulla base di tale assunto normativo, la Cassazione, nella sentenza n. 224262 del 18 novembre, ha precisato che, per suffragare la richiesta di rimborso dell’imposta erroneamente versata su dividendi non distribuiti, è necessario allegare copia del libro delle delibere assembleari, non essendo sufficiente produrre la sola dichiarazione reddituale, nella quale viene evidenziata la ritenuta operata.

I fatti di causa
Una società per azioni propone ricorso per Cassazione avverso una sentenza della Commissione tributaria regionale che, nel confermare la pronuncia di primo grado, aveva rigettato l’appello della società contro il silenzio-rifiuto formatosi su un’istanza di rimborso di somme versate a titolo di ritenute su dividendi, ai sensi dell’articolo 27 del Dpr 600/1973.
Secondo i giudici del gravame, la società non avrebbe debitamente adempiuto all’onere della prova – sulla stessa gravante – in ordine alla mancanza della causa debendi (indebito oggettivo), in quanto avrebbe allegato la dichiarazione dei redditi presentata quale sostituto di imposta anziché i libri delle assemblee sociali.

Il ricorso di legittimità si fonda su tre motivi.
Col primo, la ricorrente si lamenta del fatto che, avendo versato un’imposta indebita (in mancanza dell’effettiva distribuzione dei dividendi), sarebbe spettato all’Amministrazione finanziaria imputare il versamento ad altra imposta senza che la stessa fosse obbligata a dover dimostrare l’inesistenza del presupposto impositivo.

La seconda doglianza riguarda la violazione e falsa applicazione dell’articolo 27 del Dpr 600/1973, nonché dell’articolo 4 del Dpr 322/1988.
Tali norme, secondo la società, impongono, la prima l’obbligo del sostituto di imposta di operare la ritenuta sui dividendi distribuiti, la seconda di presentare la dichiarazione fiscale in cui viene evidenziato l’adempimento dell’obbligazione tributaria in esame.

Con l’ultimo motivo, la ricorrente contesta la decisione di appello laddove non è stata ritenuta valida, ai fini probatori, la dichiarazione prodotta (non contestata dal Fisco), dimenticando che la stessa rappresenta il solo mezzo idoneo a fini probatori.

La decisione della Cassazione
La Corte di piazza Cavour rigetta integralmente il ricorso.
Relativamente al primo motivo, i giudici di legittimità si allineano a un indirizzo interpretativo consolidato secondo cui, in tema di rimborsi, l’onere di provare la mancanza del presupposto impositivo spetta al richiedente (Cassazione, sentenze 3678 e 3680 del 2007; 19187/2006 e 8439/2004).

In ordine al secondo e al terzo motivo del ricorso, la Cassazione precisa, innanzitutto, che i fatti posti a fondamento della domanda di rimborso – ossia la ritenuta effettuata e la dichiarazione – non necessitano di prova in quanto non sono oggetto di contestazione tra le parti.
Nel merito, poi, i giudici ricordano che principio fondamentale, in tema di distribuzione dei dividendi nelle società di capitali – come stabilito dal richiamato articolo 2433 del codice civile – è “…quello che riserva all’assemblea, che approva il bilancio, di adottare la delibera della distribuzione degli utili ai soci”.
Ne consegue che, “…da un lato, l’approvazione del bilancio non determina in sé l’insorgere di un diritto individuale….di assegnazione agli azionisti della propria parte di utile e, dall’altro, resta sempre necessaria, a tal fine, l’ulteriore (e oggettivamente distinta) deliberazione assembleare” (Cassazione, sentenze 9295/2010, 2020/2008 e 10271/2004).

In altri termini, secondo l’arresto della Cassazione, non è sufficiente a provare il fatto costitutivo della richiesta di rimborso (ossia la decisione di non distribuire gli utili ai soci), la semplice dichiarazione fiscale della società “…in mancanza della produzione di documenti propriamente organizzativi quali il libro delle adunanze e delle deliberazioni assembleari attinenti…”.

Osservazioni finali
In conclusione, secondo il consolidato orientamento della Cassazione, nelle società di capitali – a differenza di quanto avviene per le società di persone, in cui trova spazio il principio della tassazione per trasparenza – il socio non ha diritto agli utili senza una preventiva deliberazione assembleare in tal senso formulata (Cassazione, sentenza 2959/1993).
Solo l’assenza di tale delibera rende indebita la ritenuta erroneamente versata su dividendi mai distribuiti, per carenza del presupposto impositivo, con conseguente diritto al successivo rimborso.

Inoltre, posto che gli utili sono parte del patrimonio sociale fin quando l’assemblea eventualmente non ne disponga la distribuzione in favore dei soci, la sottrazione indebita di tali utili ad opera dell’amministratore lede il patrimonio sociale, e solo indirettamente si ripercuote sulla posizione giuridica e sull’interesse economico del singolo socio, compromettendo la sua aspettativa di reddito e comprimendo il valore della sua quota.

Ne discende, pertanto, come corollario, un ulteriore principio secondo cui “…è da escludere che al singolo socio competa, in tal caso, l’azione di responsabilità contemplata dall’art. 2395 cod. civ., la quale presuppone invece l’esistenza di un danno subito dal medesimo socio direttamente, non cioè come mero riflesso del danno sociale di cui solo la società, tramite gli organi a ciò abilitati e con il procedimento a tal fine prescritto dal precedente art. 2393 cod. civ., può chiedere il risarcimento all'amministratore" (Sez. 1^, Sentenza n. 10271 del 28/05/2004)” (Cassazione, sentenza 9295/2010).


Fonte: Agenzia Entrate

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Bonus ricerca commissionata.

Le imprese che hanno realizzato investimenti in “progetti di ricerca” svolti da Università o enti pubblici di ricerca possono utilizzare immediatamente – tramite modello F24 – il credito di imposta, pari al 90% degli investimenti “incrementali” realizzati a decorrere dal 1° gennaio 2011, anche se entro il limite di un terzo dell’ammontare del beneficio spettante. Inoltre, nella media del triennio di riferimento (2008-2010), ai fini del calcolo dell’eccedenza, rientrano solo gli investimenti appartenenti alla medesima tipologia di quelli agevolabili, cioè, quelli relativi a progetti commissionati a Università, enti pubblici di ricerca o altre strutture idonee a ricevere i finanziamenti.

Questi i chiarimenti più attesi della circolare n. 51/E del 28 novembre, con cui l’Agenzia delle Entrate illustra la disciplina della nuova versione del credito di imposta per la ricerca scientifica, introdotto dall’articolo 1 del decreto legge 13 maggio 2011, n. 70 (“decreto sviluppo”), per gli anni 2011 e 2012, al fine di incentivare le imprese che finanziano progetti di ricerca svolti da Università o enti pubblici di ricerca. Peraltro, in riferimento ad alcuni aspetti della disciplina del credito di imposta in esame che presentano analogie con il precedente credito per la ricerca, introdotto dalla Finanziaria per il 2007, l’Agenzia si rifà alle precedenti soluzioni interpretative.

Il nuovo credito di imposta, inoltre, sostituisce quello previsto, per il solo anno 2011, dall’articolo 1, comma 25, della legge 220/2010, in realtà mai applicato per mancata emanazione del provvedimento attuativo.

Le disposizioni applicative dell’incentivo sono state emanate con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate del 9 settembre 2011, mentre con la risoluzione n. 88/E del 12 settembre, è stato istituito il codice tributo “6835”, da indicare nel modello F24 ai fini della compensazione.

Soggetti beneficiari
Destinatarie dirette del beneficio fiscale sono tutte le imprese, senza alcuna esclusione, che effettuano investimenti in “progetti di ricerca”, commissionandoli a Università o enti pubblici di ricerca. La circolare precisa, al riguardo, che possono fruire dell’agevolazione anche le imprese che si costituiscano o intraprendano l’attività dopo la data di entrata in vigore della norma istitutiva del credito di imposta (14 maggio 2011).

Ma, se consideriamo l’ambito oggettivo di applicazione della misura, beneficiarie dell’agevolazione, seppure indirettamente, sono anche le Università o gli enti pubblici di ricerca che ricevono dalle imprese i finanziamenti per la realizzazione dei loro progetti. Tra i soggetti cui l’attività di ricerca può essere commissionata, la norma individua, oltre alle università e agli enti pubblici di ricerca, anche l’Agenzia spaziale italiana, gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico e gli organismi di ricerca, secondo la definizione data dalla disciplina comunitaria in materia di aiuti di Stato per ricerca sviluppo e innovazione, prevedendo, altresì, che con decreto ministeriale possano essere individuate ulteriori strutture destinatarie dei finanziamenti delle imprese, ammissibili all’agevolazione.

Le attività di ricerca e gli investimenti agevolabili
L’accesso al beneficio riguarda tutte le tipologie di ricerca, purché rientranti almeno in una delle nozioni di “ricerca fondamentale”, “ricerca industriale” e “sviluppo sperimentale”, come definite nella disciplina comunitaria in materia di aiuti di Stato a favore di ricerca, sviluppo e innovazione, di cui alla comunicazione della Commissione n. 2006/C 323/01. Il credito di imposta compete, però, solo nei casi in cui il progetto sia commissionato a Università o a enti pubblici di ricerca.

Al riguardo, il documento di prassi esclude chiaramente dall’ambito applicativo della misura la cosiddetta “ricerca interna”, cioè la ricerca svolta direttamente dall’impresa, seppure nell’ambito di progetti di ricerca complessi svolti in compartecipazione tra l’Università o l’ente di ricerca e l’impresa finanziatrice. Nella circolare viene, infatti, precisato che tra gli investimenti agevolabili sono in ogni caso escluse le spese di ricerca sostenute direttamente dalle imprese, anche se relative a beni o servizi messi a disposizione delle Università o degli enti per la realizzazione del progetto di ricerca finanziato.

Un’importante precisazione relativa ai costi ammissibili riguarda, in particolare, il rispetto del requisito dell’inerenza, previsto all’articolo 109, comma 5, del Tuir, quale corollario dell’integrale deducibilità dall’imponibile delle imprese, prevista esplicitamente dalla norma.

Infine, data la natura automatica del credito, per il quale non è richiesta la presentazione di un’istanza, l’Agenzia ricorda la necessità che le imprese beneficiarie conservino la documentazione, da esibire in sede di controllo, attestante l’ammissibilità e l’effettività, oltre all’inerenza, delle spese sostenute rispetto all’attività di impresa esercitata.

Momento di realizzazione dell’investimento
Il credito di imposta spetta per “gli investimenti realizzati a decorrere dal periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2010 e fino alla chiusura del periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2012”.
Come chiarito dall’Agenzia delle Entrate, essendo agevolabile la ricerca svolta su commissione a soggetti esterni, le relative spese si considerano sostenute alla data di ultimazione della prestazione, oppure, in caso di stati di avanzamento lavori, alla data di accettazione degli stessi da parte del committente, indipendentemente dalla durata del contratto.
Sul punto, la circolare evidenzia che sono ammissibili anche le spese relative a progetti di ricerca che, alla data di decorrenza del periodo di applicazione dell’agevolazione, risultino già “avviati”.

Modalità di calcolo del credito di imposta
L’importo agevolabile è pari al 90% degli investimenti in ricerca, realizzati, in ciascun periodo di imposta di applicazione dell’agevolazione, in eccedenza rispetto alla media dei medesimi investimenti in ricerca effettuati nel triennio 2008-2010. Il meccanismo di calcolo del credito di imposta richiede quindi che sia preliminarmente definita la “media degli investimenti in ricerca effettuati nel triennio 2008-2010”, per poi poterla raffrontare con l’importo degli investimenti realizzati in ciascuno dei periodi agevolabili.

A tale proposito, l’Agenzia si sofferma, in particolare, su due aspetti della questione molto importanti: l’individuazione del triennio di riferimento da assumere ai fini della determinazione dell’eccedenza e l’indicazione della tipologia di investimenti da prendere in considerazione per il calcolo della media stessa.
Secondo le precisazioni della circolare, il triennio di raffronto per il calcolo della media è costituito dai tre periodi di imposta che precedono il primo periodo di applicazione dell’agevolazione; esso comprende, cioè, il periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2010 e i due precedenti.

Nel ribadire, inoltre, che il triennio da prendere a base per il calcolo della media rimane immutato, sia con riguardo agli investimenti realizzati nel primo periodo agevolabile sia con riferimento a quelli realizzati nel secondo periodo, la circolare precisa che:
per i soggetti con periodo di imposta coincidente con l’anno solare, il triennio di riferimento è compreso tra il 1° gennaio 2008 e il 31 dicembre 2010
per i soggetti con periodo di imposta non coincidente con l’anno solare, il triennio è costituito dai tre periodi di imposta precedenti al primo periodo agevolabile.

Quanto alla tipologia di investimenti da prendere in considerazione per il calcolo della media di raffronto, l’Agenzia chiarisce che nel computo rientrano gli investimenti appartenenti alla medesima tipologia di quelli indicati dalla norma come agevolabili, cioè gli investimenti relativi a progetti commissionati a Università ed enti di ricerca. Conseguentemente, i medesimi criteri adottati per l’individuazione degli investimenti ammissibili all’agevolazione valgono anche per l’individuazione degli investimenti degli esercizi precedenti da assumere ai fini del confronto.

La circolare, inoltre, fornisce ulteriori indicazioni riguardanti la corretta determinazione della media degli investimenti pregressi:
il calcolo va effettuato, comunque, su tre anni, anche se in uno o più di essi l’importo degli investimenti è pari a zero
per le imprese di recente costituzione, che non hanno, di fatto, maturato un triennio di riferimento per il calcolo della media, la stessa è calcolata sul minor periodo che decorre dall’esercizio di costituzione.

Inoltre, al fine di evitare comportamenti elusivi contrari allo spirito della norma, l’Agenzia tiene a precisare che, per le imprese costituite dopo la data di entrata in vigore del “decreto sviluppo”, resta impregiudicato il potere di sindacato dell’Amministrazione finanziaria volto a verificare, ai sensi dell’articolo 37-bis del Dpr 600/1973, se l’operazione sia stata realizzata al solo fine di ridurre o azzerare la media di riferimento, ottenendo, in tal modo, un vantaggio fiscale superiore da considerarsi indebito.

Riassumendo, per ciascuno dei due periodi di imposta di applicazione dell’agevolazione, il credito di imposta è pari al 90% della differenza:
tra gli investimenti in ricerca commissionata a Università ed altri enti o strutture “finanziabili”, effettuati nel periodo di imposta agevolato
e la media aritmetica dei medesimi investimenti in ricerca commissionata effettuati nei tre periodi di riferimento.

Nell’ultimo paragrafo, la circolare illustra alcuni esempi di calcolo dell’agevolazione.

Modalità e tempi di utilizzo del credito di imposta
Il credito maturato in riferimento a ciascun periodo di imposta agevolabile, fruibile esclusivamente in compensazione mediante il modello F24, va ripartito in tre quote annuali di pari importo, ed è utilizzabile fin dal giorno successivo alla realizzazione dell’investimento incrementale. Tuttavia, per espressa previsione della norma, il credito di imposta in esame non può essere utilizzato in compensazione in riferimento ai seguenti versamenti:
contributi previdenziali dovuti da titolari di posizione assicurativa in una delle gestioni amministrate da enti previdenziali, comprese le quote associative
contributi previdenziali e assistenziali dovuti dai datori di lavoro e dai committenti di prestazioni di collaborazione coordinata e continuativa, di cui all’articolo 49, comma 2, lettera a), del Tuir
premi per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, dovuti ai sensi del Testo unico approvato con il Dpr 1124/1965
altre entrate individuate con decreto del ministro dell’Economia e delle Finanze, di concerto con i ministri competenti per settore
credito di imposta spettante agli esercenti sale cinematografiche.

Unico adempimento richiesto ai fini dell’accesso al credito è quello relativo all’obbligo di indicare l’importo spettante nel quadro RU nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo di imposta nel corso del quale il credito stesso è maturato, vale a dire il periodo di imposta in cui sono stati realizzati gli investimenti agevolabili. Resta fermo, precisa la circolare, l’obbligo di indicare il credito anche nel modello di dichiarazione relativo al periodo di imposta nel corso del quale lo stesso viene utilizzato in compensazione.

Quanto alla tempistica, per i soggetti con periodo di imposta coincidente con l’anno solare:
il credito maturato in riferimento agli investimenti realizzati nel 2011 è fruibile per un terzo dell’importo maturato, negli anni 2011, 2012 e 2013
il credito maturato in riferimento agli investimenti realizzati nel 2012 è fruibile, per un terzo dell’importo maturato, negli anni 2012, 2013 e 2014.

Per i soggetti con periodo d’imposta “a cavallo”:
il credito maturato in riferimento agli investimenti realizzati nel periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2010 è fruibile, per un terzo dell’importo maturato, nel medesimo periodo di imposta e in ciascuno dei due successivi
il credito maturato in riferimento agli investimenti realizzati nel secondo periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2010 è fruibile, per un terzo dell’importo maturato, nel medesimo periodo di imposta agevolato e in ciascuno dei due successivi.

Per effetto di un’espressa previsione normativa, inoltre, il credito in esame non è soggetto al limite annuale di utilizzo pari a 250mila, introdotto dall’articolo 1, comma 53, della legge 244/2007, per la generalità dei crediti di imposta indicati nel quadro RU della dichiarazione dei redditi.

Infine, la circolare fa, sull’argomento, un’ulteriore importante precisazione: la quota del credito spendibile in ciascun anno (corrispondente a un terzo del credito di imposta maturato) costituisce il limite massimo di fruibilità del credito, ma non anche minimo. Infatti, in caso di mancato utilizzo in tutto o in parte di tale importo nei predetti limiti, ad esempio per insufficienza di versamenti da effettuare nell’anno, l’ammontare corrispondente potrà essere riportato in avanti e utilizzato nel corso dei periodi di imposta successivi.

Rilevanza fiscale del credito di imposta
Sotto il profilo fiscale, il credito di imposta per la ricerca scientifica è irrilevante. Esso, infatti, non concorre alla formazione del reddito né del valore della produzione netta ai fini dell’imposta regionale sulle attività produttive; non rileva ai fini della determinazione della quota di interessi passivi deducibile dal reddito d’impresa ai sensi dell’articolo 61 del Tuir, né a quelli della determinazione della quota di spese e altri componenti negativi diversi dagli interessi passivi, tranne gli oneri fiscali, contributivi e di utilità sociale, deducibile dal reddito d’impresa ai sensi dell’articolo 109, comma 5, del Tuir.


Fonte: Agenzia Entrate

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lunedì 28 novembre 2011

Quesito: presunti dovuti contributi ENPALS.

Effettuo occasionalmente riprese per la tv locale.E' dovuto il contrib
ENPALS 9,19% sul compenso anche se non si supera i 5000€ annui?

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Quesito: s.n.c.

le s.n.c. Sono considerate persone fisiche o giuridiche? E a che art del codice civile dove posso trovare questa informazione?

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Quesito: detraibilità o deducibilità spese per casa di cura o riposo.

MIA MADRE DAL 2010 E’ RICOVERATA PRESSO UNA RESIDENZA SANITARIA
ASSISTENZIALE.

MIA MADRE E’ TITOLARE DI INDENNITA’ DI ACCOMPAGNAMENTO E NON
AUTOSUFFICIENTE.
IN POSSESSO DELLA CERTIFICAZIONE DI HANDICAP.

LO STATO DI NON AUTOSUFFICIENZA E’ STATO CERTIFICATO DAL MEDICO DI
FAMIGLIA.

NON FISCALMENTE A CARICO DEL SOTTOSCRITTO.

L’ISTITUTO MI HA RILASCIATO UNA CERTIFICAZIONE DOVE ATTESATA QUANTO SEGUE:

NELL’ANNO 2010 IL FIGLIO ( DATI ANAGRAFICI ), PER CONTO DELLA MADRE
( DATI ANAGRAFICI ) RIVOVERATA NELL’ANNO 2010 PRESSO ( DENOMINAZIONE
ISTITUTO, HA VERSATO LA SOMMA DI EURO xxxxxxxxxxxx,

CHE LA QUOTA RELATIVA ALLE SPESE PER PRESTAZIONI SANITARIE PAGATE NELL’ANNO
2010 E’ UGUALE AL 60% DELL’IMPORTO VERSATO PARI AD
EURO xxxxxxxxxx.

SI RILASCIA PER GLI ADEMPIMENTI FISCALI.

SULLA CERTIFICATO NON E’ STATO INDICATO CHE LA PRESTAZIONE E’ STATA
ESEGUITA IN BASE ALLA SPECIFICA DISCIPLINA PROFESSIONALE
( SANITARIA O DI ARTI AUSILIARI DELLA PROFESSIONE SANITARIA).

I DOCUMENTI IN POSSESSO DEL SOTTOSCRITTO SONO I SEGUENTI:

- CERTIFICATO RILASCIATO DALLA STRUTTURA RESIDENZIALE;
- CERTIFICATO DEL MEDICO DI FAMIGLIA CHE ATTESTA LA NON AUTOSUFFICIENZA.
- CERTIFICATO DI ACCOMPAGNAMENTO
- CERTIFICATO DI HANDICAP.

IL SOTTOSCRITTO HA SOSTENUTE LE SPESE RELATIVE ALLA MADRE NON FISCALMENTE A
CARICO.

TALE DOCUMENTAZIONE E’ NECESSARIA PER FRUIRE DELLE DETRAZIONI O DEDUZIONI.

IN CASO DI DIRITTO TALI SPESE VANNO INDICATE NEL MODELLO UNICO 2011
NEL QUADRO RP RIGO RP15 O NEL RIGO RP27?

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Lavoro dei familiari non conviventi: agevolazioni contributive per l'assunzione.

Domanda
L'amministratore unico di una società a responsabilità limitata del settore terziario deve regolarizzare il rapporto di lavoro con la sorella non convivente (che ha quindi una sua autonomia reddituale) e vorrebbe farlo ricorrendo ad un rapporto di lavoro subordinato, possibilmente applicando anche le agevolazioni contributive che entreranno in vigore all'inizio del 2012 per le giovani donne sotto i 35 anni, che verrà svolto a tutti gli effetti seguendo le regole tipiche dello stesso a prescindere dal grado di parentela. E' fattibile o ci sarebbero delle altre forme per regolarizzare il rapporto più idonee senza però un' ingerenza di questa persona nella struttura della società?

Risposta
Dal quesito non si evince se l'agevolazione di cui intende fruire l'abbonato sia individuabile nel contratto di inserimento. Ad ogni modo è indispensabile precisare che la "regolarizzazione" di un rapporto in nero, intendendo come tale la sanatoria dei periodi pregressi prestati irregolarmente, potrà essere effettuata soltanto attraverso il versamento spontaneo degli eventuali contributi evasi maggiorati di sanzioni ed interessi. Se invece si vuole dar vita ad un nuovo rapporto, molti sono gli strumenti riservati ai datori di lavoro per le assunzioni: dall'apprendistato ai contratti di inserimento, a seconda del tipo di rapporto che si andrà ad instaurare e dei requisiti del lavoratore da assumere. Nel caso specifico, quantunque nelle società di capitali non esista una presunzione assoluta di gratuità della prestazione del familiare non convivente, è necessario che i caratteri della subordinazione nel rapporto siano concretamente dimostrabili.


Fonte: IPSOA

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Credito Iva per la stabile organizzazione: ultimi chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate.

Con la Risoluzione n. 108/E del 24.11.2011, l’Agenzia delle Entrate chiarisce che la stabile organizzazione italiana di una società non residente può recuperare, tramite la detrazione, il credito Iva relativo alle operazioni in precedenza effettuate con la partita Iva di identificazione diretta, senza ricorrere alla procedura di rimborso. Pertanto, non verificandosi un’estinzione (identificazione diretta) e una nascita (stabile organizzazione), ma la continuazione di quest’ultima in una diversa veste giuridica, le due diverse posizioni confluiscono in una soltanto: l’eventuale posizione creditoria della prima confluisce nella seconda, la quale può compensare al suo interno i propri debiti con i crediti dell’altra.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Avviamenti, marchi e altre attività immateriali iscritti nel bilancio consolidato: pronto il codice tributo per versare l’imposta sostitutiva.

Con il codice tributo “1843” si può versare, tramite F24, l’imposta sostitutiva per affrancare, in tutto o in parte, i valori relativi ad avviamenti, marchi d’impresa e altre attività immateriali che sono iscritti nel bilancio consolidato. I contribuenti interessati dovranno pagare l’imposta entro il 30.11.2011, con il modello compilato, indicando il codice tributo “1843” nella sezione “Erario”, in corrispondenza delle somme “Importi a debito versati”, segnalando come “Anno di riferimento” quello relativo al periodo d’imposta per cui si paga il tributo. Il nuovo codice è stato istituito dalla Risoluzione n. 109/E del 24.11.2011 dell’Agenzia delle Entrate.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Interessi sui prestiti Ue: istituito il codice tributo per versare la ritenuta.

Con la Risoluzione n. 110/E del 24.11.2011, l’Agenzia delle Entrate istituisce il codice tributo “1063” per versare, tramite il modello F24, la ritenuta e gli interessi legali che danno diritto all’esenzione dalle imposte sugli interessi e sui canoni corrisposti a soggetti residenti in Stati membri della Ue. L’esenzione è applicabile per i prestiti in corso al 6 luglio 2011, anche agli interessi già corrisposti, a condizione che il sostituto d’imposta provveda, entro il 30.11.2011, a versare la ritenuta e i relativi interessi legali. In tal caso, l’imposta è dovuta nella misura del 6% ed è anche sostitutiva dell’imposta di registro sull’atto di garanzia.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Pec, escluse dall’obbligo le società in fallimento.

Con la Circolare n. 223761 del 24.11.2011, il Ministero dello Sviluppo economico esclude l’obbligo di comunicare la Pec, entro il 29.11.2011, per le società in fallimento. Sono obbligate, invece, le società in liquidazione, come chiarito con la Circolare dello Sviluppo economico n. 3645/C del 3.11.2011. Il curatore, se interessato a iscrivere la casella Pec della società da lui curata, può presentare la domanda alla Camera di commercio competente e indicare il proprio indirizzo Pec.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Retta di frequenza dell’asilo nido.

E’ detraibile la spesa per l’asilo nido in una struttura privata? Ai fini della detrazione come va documentato il pagamento?

La detrazione del 19% delle spese sostenute per il pagamento delle rette relative alla frequenza del bimbo nell’asilo nido è possibile anche in caso di struttura privata se la stessa svolge l’attività prevista dalla legge, ossia è diretta a garantire la formazione e la socializzazione di bambini di età compresa tra i tre mesi e i tre anni. Qualunque sia il tipo di istituto, quindi, deve essere autorizzato espressamente per lo svolgimento di questo tipo di attività.
Il limite di spesa sul quale calcolare la detrazione è di 632 euro per ciascun figlio. La detrazione spetta in relazione alle spese sostenute nel periodo d’imposta, indipendentemente dall’anno di frequenza al quale si riferiscono.
La spesa può essere documentata con fattura, bonifico bancario o postale, ricevuta o quietanza di pagamento e va divisa tra i genitori in base all’onere da ciascuno sostenuto. Se il documento di spesa è intestato al bambino o a uno solo dei coniugi, si può annotare sullo stesso la percentuale di spesa imputabile a ciascuno dei genitori.


Fonte: Agenzia Entrate

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Cedolare secca e contribuenti minimi: l’acconto perde punti percentuali.

Si allarga la platea delle imposte interessate dalla riduzione dell’acconto 2011 da versare entro il 30 novembre.
L’anticipo da pagare diminuisce, infatti, di 17 punti percentuali anche per la seconda o unica rata relativa alla cedolare secca e per l’imposta sostitutiva dell’Irpef prevista per contribuenti “minimi”.

E' una conseguenza di quanto previsto dal decreto del presidente del Consiglio dei ministri del 21 novembre, in corso di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Si tratta, per intenderci, del Dpcm che ha tagliato l’acconto Irpef. A darne notizia un comunicato stampa diffuso oggi dall’Agenzia delle Entrate.

Riassumendo, pertanto, entro il 30 novembre:
chi ha optato per l’imposta piatta sugli affitti di immobili a uso abitativo versa l’acconto nella misura del 68% e non più dell’85
i contribuenti “minimi”, sull’importo forfetario del 20% di Irpef, dovranno pagare un anticipo d’imposta dell’82% anziché del 99.
Il recupero della differenza, insieme al saldo, nell’agenda di giugno.

I contribuenti che possono regolare i conti con il fisco in due rate, la seconda delle quali scade il 30 novembre, hanno la possibilità di ricalcolare l’importo sottraendo dall’acconto dovuto la somma versata in occasione della prima rata.
Diventano, invece, creditori d’imposta, quelli che hanno assolto l’acconto in misura piena. La “taglia" del credito corrisponde al maggiore anticipo versato.


Fonte: Agenzia Entrate

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domenica 27 novembre 2011

Richiesta assegni familiari piccoli coltivatori diretti.

Dal 1° gennaio 2012 sarà attivata la modalità di presentazione telematica delle domande di assegni familiari ai piccoli coltivatori diretti. La presentazione di tali richieste, pertanto, dovrà avvenire soltanto attraverso i servizi telematici per i cittadini muniti di PIN disponibili sul portale Inps, tramite i servizi telematici a diposizione dei Patronati oppure attraverso il numero verde 803164 del Contact Center Inps. È previsto un periodo transitorio durante il quale saranno comunque garantite le tradizionali modalità di presentazione. Al termine di tale periodo, i tre canali citati diventeranno esclusivi e costituiranno l’unica modalità di presentazione delle istanze.
Circolare n. 149 del 22 novembre 2011


Fonte: INPS

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Contributi artigiani e commercianti. Terza emissione 2011.

È stata ultimata la spedizione relativa alla terza emissione 2011 dei contributi dovuti dagli artigiani e dagli esercenti attività commerciali iscritti in corso d’anno. Ai titolari di partita IVA è stato spedito un prospetto di liquidazione contenente l’indicazione degli importi e delle causali dei versamenti nonché una lettera con le modalità di determinazione degli importi. Ai soggetti senza partita IVA sono stati spediti anche i modelli F24 riguardanti i versamenti relativi ai quattro trimestri dell’anno e i versamenti del saldo 2010 e degli acconti 2011.
Messaggio n. 21500 del 14 novembre 2011


Fonte: INPS

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Cessione del quinto. Variazione tasso di riferimento.

In seguito alla riduzione di 25 punti base della misura del tasso ufficiale di riferimento (TUR), decisa dalla Banca Centrale Europea in data 3 novembre 2011, i tassi di riferimento da applicare ai prestiti con cessione del quinto della pensione, di cui all’articolo 7 della Convenzione quadro finalizzata alla concessione di prodotti di finanziamento a pensionati Inps (Delibere C.d.A. n. 51 del 15 maggio 2007 e n. 105 del 25 luglio 2007), subiscono le seguenti variazioni:

• da 8,20% a 7,95% per i prestiti al di sotto dei 5.000 euro;
• da 7,30% a 7,05% per i prestiti al di sopra dei 5.000 euro.

Tali modifiche saranno operative con decorrenza 1° dicembre 2011.
Messaggio n. 21453 del 14 novembre 2011


Fonte: INPS

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Banca Centrale Europea: variazione tasso di riferimento.

A decorrere dal 9 novembre 2011, la Banca Centrale Europea ha fissato nella misura dell’1,25 per cento il nuovo Tasso Ufficiale di Riferimento (TUR). Tale variazione incide sulla determinazione del tasso di dilazione e di differimento da applicare agli importi dovuti a titolo di contribuzione agli enti gestori di forme di previdenza e assistenza obbligatorie nonché sulla misura delle sanzioni civili. Gli interessi di dilazione per la regolarizzazione rateale dei debiti per i contributi e per le relative sanzioni civili e l’interesse dovuto in caso di autorizzazione al differimento del termine di versamento dei contributi, dovranno pertanto essere calcolati al tasso del 7,25 per cento. Tale misura trova applicazione con riferimento alle rateazioni definite con l’emissione del piano di ammortamento a decorrere dal 9 novembre 2011, mentre quelli già emessi e notificati in base al tasso precedentemente in vigore non subiranno modificazioni.
Nei casi di autorizzazione al differimento del termine di versamento dei contributi, il nuovo tasso del 7,25 per cento sarà applicato a partire dalla contribuzione relativa al mese di novembre 2011. Circolare n. 147 del 14 novembre 2011



Fonte: INPS

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Decentramento territoriale. Nuovo regolamento di attuazione.

Il nuovo regolamento di attuazione del decentramento territoriale dell’Inps attualizza i criteri necessari a valutare l’opportunità di istituire nuove agenzie sul territorio e introduce nuovi approcci metodologici per la determinazione dei relativi bacini di utenza. I parametri di riferimento individuati a tale scopo sono illustrati in dettaglio nella circolare n. 146 dell’11 novembre 2011, e tengono conto della domanda potenziale proveniente dal territorio e della necessità di garantire prossimità di risposta ai cittadini-utenti dell’Istituto.


Fonte: INPS

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venerdì 25 novembre 2011

Quesito: acconto IRPEF 82%.

Gradirei sapere come si fa a calcolare l’importo da versare il 30 novembre ( 82% ).

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Quesito: obbligo della PEC.

Cortesemente mi serve un’informazione. Faccio parte di un’Associazione Onlus e non riesco a capire se c’è l’obbligo della PEC.

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Quesito: emolumenti a tassazione separata.

Nell'anno 2008 per mero errore materiale ad una dipendente di un'amministrazione pubblica sono stati corrisposti degli emolumenti a tassazione separata, anziche' a tassazione ordinaria. (Dell'errore si e' venuti a conoscenza solo adesso, dal momento che la dipendente ha ricevuto una cartella esattoriale per il conguaglio circa la corretta aliquota da applicare alla tassazione separata e si e' presentata per chiarimenti negli uffici del datore di lavoro) L'Amministrazione come deve agire per riassoggettare l'importo alla corretta tassazione ordinaria prevista per l'anno 2008, scorporandolo dalla tassazione separata? Occorre sommarlo ai redditi 2011, ma in tal caso si incorrerebbe in un'aliquota marginale superiore. E come bisogna informare l'Agenzia delle Entrate in riferimento alla cartella emessa, in attesa che alla dipendente venga effettuato il necessario conguaglio?

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Acconto Irpef 2011 ridotto all’82%.

Il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, firmato il 21.11.2011 ed in corso di pubblicazione, prevede la riduzione di 17 punti percentuali dell’acconto Irpef dovuto entro il 30.11.2011, che sarà pertanto pari all’82%. Lo stesso decreto prevede, inoltre, la riduzione di 3 punti percentuali anche per l’acconto Irpef relativo al 2012. La previsione di uno “sconto” sull’acconto dovuto per i periodi d’imposta 2011 e 2012 è contenuta nella Manovra correttiva 2010, che aveva rinviato ad un successivo decreto del presidente del Consiglio dei ministri l’individuazione dell’entità della riduzione. Chi ha già pagato l’acconto nella misura ordinaria del 99% potrà fruire di un credito d’imposta pari a quanto versato in più, da utilizzare in compensazione con il modello F24.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Diritto comunitario: attesa la riforma sul trasferimento d’impresa.

L’Italia ha rassicurato Bruxelles che s’impegna a modificare le regole sulla tassazione dei contribuenti che chiudono un’attività in Italia per aprirne una all’interno della Ue. Attualmente, in base all’art. 166 del TUIR i contribuenti che intendano trasferirsi in un atro stato della Comunità sono assoggettati a imposizione immediata qualora non facciano confluire i componenti dell’azienda o del complesso aziendale in una stabile organizzazione situata nel territorio dello Stato, ma siano anche essi trasferiti in un altro stato comunitario. Secondo la denuncia dell’Aidc, l’Associazione italiana dottori commercialisti, questa forma di tassazione ostacola la libertà di stabilimento.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Cedolare secca: il versamento del 2° acconto entro il 30.11.2011.

Mancano pochi giorni per versare l’acconto della cedolare secca, pari all’85% dell’imposta dovuta per il 2011, che deve avvenire entro il prossimo 30 novembre, con il Modello F24, indicando il codice tributo “1841”. L’appuntamento riguarda i titolari di contratti in corso al 31 maggio 2011, o scaduti o risolti entro la stessa data, e quelli con decorrenza 1° giugno 2011.

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Prestazioni di pulizia di immobile italiano rese da un soggetto passivo UE: si tratta di servizi generici?

Domanda
Le prestazioni di pulizia delle parti comuni di un condominio sito in Italia, rese da un soggetto passivo UE, ai fini della territorialità IVA devono considerarsi servizi generici regolati dall'art.7-ter del DPR 633/1972 oppure sono prestazioni di servizi relative a beni immobili disciplinate dal successivo art.7-quater, c.1, lett. a) del citato DPR?

Risposta
L'articolo 199 della direttiva 2006/112/CE del 28 novembre 2006 afferma che:
" 1. Gli Stati membri possono stabilire che il debitore dell'imposta sia il soggetto passivo nei cui confronti sono effettuate le seguenti operazioni:
a) prestazioni di servizi di costruzione, inclusi i servizi di riparazione, pulizia, manutenzione, modifica e demolizione relative a beni immobili nonché la consegna di lavori immobiliari, considerata cessione di beni ai sensi dell'articolo 14, paragrafo 3;(...)".
Nell'Istruzione n. 3 A-1-10 riportata sul http://doc.impots.gouv.fr/aida/Apw.fcgi?FILE=Index.html la Direzione Generale delle imposte francese, riguardo alle prestazioni di servizi "se rattachant à l'immeuble" afferma che:
"57..... relèvent de cette catégorie les services présentant un lien suffisamment étroit avec un immeuble.
58.Conformément à la jurisprudence de la Cour de justice des Communautés européennes, doivent être regardés comme entretenant un lien suffisamment étroit avec l'immeuble les services dont l'immeuble constitue un élément central et indispensable de la prestation.
(...)
65.Outre ces services, et à titre purement indicatif, constituent des prestations entretenant un lien suffisamment étroit avec l'immeuble, les services suivants dont la liste n'est pas exhaustive :
- les prestations de nettoyage d'immeuble ;
- les prestations de gardiennage/surveillance de l'immeuble ;
- les travaux de réparation et les prestations d'entretien de l'immeuble ;
- les prestations des experts relatives à l'évaluation des dommages et des indemnités destinées à réparer les dommages causés à l'immeuble.".
L'Amministrazione finanziaria tedesca, nella Circolare n. 2011/0101498 del 4 febbraio 2011 relativa alle manifestazioni fieristiche ha considerato le prestazioni di pulizia degli stand (non inserite all'interno di un "pacchetto di servizi") come prestazioni di servizi relativi a beni immobili.
Alla luce di quanto sopra esposto, si è dell'opinione che le prestazioni di pulizia delle parti comuni di un condominio debbano essere considerate come prestazioni di servizi relativi a beni immobili, in quanto tali rientranti nell'ambito dell'articolo 7-quater, lettera a), del Dpr n. 633/1972.


Fonte: IPSOA

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Co.Co.Co e IRAP.

Secondo il consolidato orientamento di legittimità, l’Irap non è dovuta dai lavoratori autonomi soltanto qualora si tratti di attività non autonomamente organizzata. Il requisito della autonoma organizzazione, il cui accertamento spetta al Giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente: a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile della organizzazione e non sia quindi inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità od interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio della attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui. Costituisce onere del contribuente, che chieda il rimborso della imposta asseritamente non dovuta, dare la prova della assenza delle predette condizioni. E’ indice di “autonoma organizzazione” anche l’utilizzo di collaboratori coordinati e continuativi, i quali agli effetti organizzativi sono equivalenti a personale dipendente.

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Dichiarazione di esecuzione dei lavori di ristrutturazione edilizia.

Per usufruire della detrazione del 36% su spese per interventi di ristrutturazione edilizia che hanno superato l'importo di 51.646 euro, è necessario inviare la dichiarazione di esecuzione dei lavori al Centro operativo di Pescara?

Per le detrazioni richieste fino al periodo d’imposta 2002, bisognava inviare al Centro operativo di Pescara la “dichiarazione di esecuzione dei lavori” di ammontare complessivo superiore all’importo indicato. Il mancato invio di tale comunicazione, sottoscritta da un soggetto iscritto negli albi degli ingegneri, architetti e geometri o da altro soggetto abilitato all’esecuzione degli stessi, comportava la decadenza del beneficio.
Dall’anno 2003, tale adempimento non è più richiesto.
Inoltre, con il decreto legge 70/2011, per fruire della detrazione non è più necessario:
- inviare la comunicazione di inizio lavori al Centro operativo di Pescara
- indicare il costo della manodopera, in maniera distinta, nella fattura emessa dall’impresa che esegue i lavori.


Fonte: Agenzia Entrate

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Se le fatture sono false è esclusa la rettifica Iva.

La Corte di cassazione, con orientamento nuovo, precisa, nella sentenza n. 24231 del 18 novembre, che la speciale procedura di variazione prevista dall’articolo 26 del Dpr 633/1972 presuppone necessariamente che l’operazione per la quale sia stata emessa fattura, da rettificare perché venuta meno in tutto o in parte in conseguenza di uno degli specifici motivi indicati nella disposizione, sia un’operazione vera e reale e non già del tutto inesistente.

Il fatto
Una società di capitali aveva posto in essere insieme ad altra società, dalla quale era stata poi incorporata, un complesso meccanismo in frode alla legge Iva, attuato mediante l’emissione di fatture per operazioni inesistenti nell’ambito della speciale procedura della “liquidazione di gruppo”, ai sensi dell’articolo 73, comma 3, del Dpr 633/1972 (norma che prevede la possibilità, per i gruppi societari, di liquidare l’Iva in maniera unitaria, compensando le situazioni debitorie e creditorie risultanti dalle liquidazioni periodiche delle singole società partecipanti).
A seguito verifica della Guardia di finanza che aveva rilevato il meccanismo artificioso, attuato tramite l’emissione di note di credito secondo la previsione dell’articolo 26 del Dpr 633/1972, l’ente impositore notificava i relativi atti di accertamento, che venivano impugnati dalla società.
Nel ricorso introduttivo del giudizio, si sosteneva che le operazioni non erano né inesistenti né strumentali e che l’emissione delle note di credito erano state dettate per intervenuta risoluzione dei contratti preliminari di compravendita; e inoltre, che l’ufficio non avesse titolo a recuperare l’imposta indicata nelle fatture incriminate in virtù del principio comunitario di neutralità dell’imposta, come stabilito dalla Corte di giustizia (sentenza causa C-454/98 del 2000, in cui si afferma che, se colui che ha emesso la fattura ha eliminato in tempo utile il rischio di perdite di entrate fiscali, il principio della neutralità dell’Iva richiede che l’imposta indebitamente fatturata possa essere regolarizzata).

La Commissione provinciale, accogliendo parzialmente il ricorso, poi confermato in appello, ammetteva la società al diritto di rettificare l’Iva relativa alle operazioni inesistenti.

Da qui il ricorso in Cassazione, in cui l’Amministrazione soccombente deduce violazione di legge (articoli 21, comma 7, 26, commi 2 e 3, e 73, comma 3, Dpr 633/1972) e connessi vizi di motivazione, atteso che il tributo Iva, diversamente da quanto affermato nella sentenza gravata, è dovuto sull’intero ammontare dell’imponibile indicato nello stato avanzamento lavori, e che comunque il meccanismo dell’articolo 26, comma 2, non si applicherebbe nelle fattispecie di operazioni non veritiere.

Motivi della decisione
La Suprema corte ritiene il ricorso meritevole di accoglimento, sulla base della vigenza in materia di consolidati principi di diritto sia in tema di fatture fittizie che in tema di regolarizzazioni di operazioni con note di variazione (Cassazione, sentenze 309/2006, 12353/2005 e 7289/2001).
In particolare, la Cassazione, dando soluzione positiva alle perplessità dell’Agenzia delle Entrate sull’inopinato pronunciamento dei giudici di merito, ha spiegato che l’articolo 26 del Dpr 633/1972 ha la finalità di consentire, rispetto a una data operazione per la quale sia stata emessa fattura, di rettificare quest’ultima perché la stessa è venuta meno in tutto o in parte, in conseguenza di uno degli elementi indicati dalla norma (dichiarazione di nullità, annullamento, revoca, risoluzione, rescissione e simili o per mancato pagamento in tutto o in parte a causa di procedure concorsuali o di procedure esecutive rimaste infruttuose o in conseguenza dell’applicazione di abbuoni o sconti previsti contrattualmente). La regolarizzazione mediante emissione di nota di variazione non è però ammessa con riferimento a operazioni inesistenti per le quali sia stata emessa fattura (articolo 21, comma 7, Dpr 633/1972).

Nel caso di specie, l'errore in iudicando della Commissione del riesame, secondo il Collegio di legittimità, è stato quello di aver riconosciuto la partecipazione della società a un meccanismo fraudolento e il conseguente rischio di perdite fiscali, ma nonostante ciò di averla ammessa alla rettifica dell’operazione senza che neanche la stessa avesse dimostrato la propria buona fede. Il tutto nell’ambito dell’abuso del diritto, che vieta al contribuente di conseguire vantaggi fiscali mediante l’uso distorto di strumenti giuridici atti a procurare indebitamente un’agevolazione o, comunque, un risparmio di imposta (Cassazione, 30055/2008).

In ultima analisi, la pretesa di sottrarsi al pagamento dell’Iva dovuta su fatture fittizie va riconosciuta nel solo caso in cui il soggetto che le ha emesse ha completamente eliminato in tempo utile il rischio di perdite di entrate fiscali riuscendo a farsi restituire e a distruggere i documenti prima del loro uso da parte del destinatario (Cassazione, 21110/2011).


Fonte: Agenzia Entrate

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Iva: da identificata a stabilita, il credito va dritto in detrazione.

La stabile organizzazione italiana di una società non residente può recuperare, tramite la detrazione, il credito Iva relativo alle operazioni in precedenza effettuate con la partita Iva di identificazione diretta, senza ricorrere, quindi, alla procedura di rimborso.
È questo il chiarimento fornito dall’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n.108 del 24 novembre riguardo al caso di un soggetto non residente che nel corso dell’anno ha, prima, operato in Italia mediante identificazione diretta (o tramite rappresentante fiscale) e, poi, chiusa la relativa partita Iva, ha costituito una stabile organizzazione italiana.

La questione affrontata prende le mosse dai principi affermati dalla Corte di giustizia con sentenza C-244/08 del 16 luglio 2009 e dalle conseguenti modifiche introdotte dall’articolo 11 del Dl 135/2009 agli articoli 38-ter e 17 del Dpr 633/1972.
La risoluzione, infatti, ricorda che la Corte di giustizia, con la citata sentenza, ha dichiarato incompatibile con le norme comunitarie la legge Iva nazionale, nella parte in cui prevedeva che l’imposta relativa agli acquisti effettuati direttamente in Italia da un soggetto estero dovesse essere chiesta a rimborso all’Amministrazione fiscale italiana, ai sensi del citato articolo 38-ter del Dpr 633/1972 (nella versione allora vigente), anche nell’ipotesi in cui tale soggetto avesse istituito in Italia una stabile organizzazione, anziché essere recuperata con il meccanismo della detrazione dell’imposta a monte di quest’ultima.

A seguito di tale pronuncia, l’articolo 11 del decreto legge 135/2009 ha modificato sia l’articolo 38-ter sia l’articolo 17 del Dpr 633/1972. Ne consegue che la disciplina vigente, se da un lato consente al soggetto estero di recuperare l’Iva sugli acquisti di beni e servizi da soggetti d’imposta nazionali, tramite la propria stabile organizzazione, dall’altro gli vieta di nominare contestualmente un rappresentante fiscale o identificarsi direttamente, in altri termini di assumere una duplice posizione Iva.

Tanto premesso, è essenzialmente in base al rapporto tra sistema della detrazione e procedura di rimborso delineato dalla Corte di giustizia che la risoluzione riconosce alla stabile organizzazione italiana il diritto di detrarre il credito Iva relativo alle operazioni effettuate con la partita Iva di identificazione diretta (o del rappresentante fiscale) successivamente cessata.

Secondo la Corte di giustizia, infatti, la ratio della norma comunitaria impone che la procedura di rimborso dell’Iva sia limitata “ai soli casi in cui una detrazione di tale imposta risulti impossibile. In presenza di un centro di attività stabile che compie operazioni attive, nulla osterebbe a che si proceda alla detrazione dell’IVA”.
In altri termini, ai fini dell’individuazione della modalità di restituzione dell’imposta, è rilevante il luogo in cui è stabilito il soggetto passivo: il rimborso dell’Iva è ammesso esclusivamente per i soggetti passivi “non stabiliti”, che non hanno alcun criterio di collegamento con lo Stato in cui s’intende chiedere il rimborso.
Di conseguenza, un soggetto passivo che ha istituito in Italia una stabile organizzazione deve essere considerato ivi stabilito e, in quanto tale, è legittimato a recuperare l’Iva esercitando la detrazione. Né è degna di rilievo la circostanza che tale credito Iva sia relativo a operazioni che lo stesso soggetto passivo ha effettuato con la partita Iva di identificazione diretta (o del rappresentante fiscale), tenuto conto che quest’ultima è cessata in adempimento del divieto, previsto dal richiamato articolo 17, secondo comma, del Dpr 633/1972, di assumere una duplice posizione Iva nel territorio dello Stato.

L’odierno documento di prassi, quindi, supera la risoluzione 327/2008, la quale, in base alla disciplina allora vigente e nel presupposto che le posizioni fiscali dell’identificazione diretta di una società comunitaria e di una sua stabile organizzazione italiana fossero autonome, aveva stabilito che la società comunitaria:
non poteva utilizzare la posizione fiscale per cui aveva richiesto partita Iva mediante l’identificazione diretta per assolvere obblighi ed esercitare diritti relativi alla stabile organizzazione
non poteva procedere alla compensazione di posizioni debitorie e creditorie riferibili a posizioni fiscali diverse.

Quanto agli adempimenti dichiarativi, la risoluzione in esame, rilevata la mancanza di una disciplina espressa ai fini Iva, assimila l’operazione di cui si discute (chiusura della partita Iva relativa all’identificazione diretta del soggetto non residente e contestuale costituzione di una stabile organizzazione italiana) a un’operazione straordinaria di trasformazione.

In particolare, si precisa che, come in tale ultima operazione non si ha l’estinzione di una società e la nascita di un’altra ma la continuazione della stessa con una diversa veste giuridica (e, quindi, una diversa organizzazione sociale), così, nell’operazione in esame, si ha un mero adeguamento della struttura logistica della società non residente alla modifica normativa che, come ricordato, ha reso impossibile, per tale soggetto, avere in Italia contestualmente due diverse posizioni Iva.

Alla luce della suddetta assimilazione, la risoluzione chiarisce quindi che, qualora la trasformazione sia avvenuta prima della data di presentazione della dichiarazione Iva relativa all’anno solare precedente alla trasformazione stessa, la stabile organizzazione (soggetto avente causa) è tenuta a presentare:
la dichiarazione Iva relativa all’anno della trasformazione per conto della posizione da identificazione diretta (soggetto dante causa), indicando nel riquadro “contribuente” i dati del soggetto non residente e nel riquadro “dichiarante” i dati della stabile organizzazione riportando il codice carica “9”
la dichiarazione Iva relativa all’anno solare nel corso del quale è avvenuta la trasformazione, con l’indicazione di tutte le operazioni riferibili, per quell’anno, all’attività svolta dalla stessa, nonché di quelle poste in essere dalla posizione da identificazione diretta nella frazione d’anno anteriore al momento di efficacia della trasformazione. In tale ipotesi, la stabile organizzazione deve presentare il modello composto:
da un unico frontespizio nel quale devono essere indicati la denominazione o ragione sociale, il codice fiscale, la partita Iva della stabile organizzazione
da un modulo nel quale devono essere compilati tutti i quadri inerenti la propria attività, riportando i dati delle operazioni effettuate dallo stesso soggetto nel corso dell’anno in cui è avvenuta la trasformazione, compresi anche i dati relativi alle operazioni effettuate dalla posizione da identificazione diretta nella frazione di mese o trimestre nel corso del quale è avvenuta l’operazione di trasformazione stessa. Devono essere, altresì, compilati i quadri VT e VX, al fine di riepilogare i dati relativi ai soggetti partecipanti all’operazione
da un modulo nel quale devono essere compilati tutti i quadri inerenti l’attività svolta dalla posizione da identificazione diretta comprendendo i dati relativi alle operazioni effettuate fino all’ultimo mese o trimestre conclusosi anteriormente alla data della trasformazione. Inoltre nel rigo VA1, campo 1, deve essere indicata la partita Iva del soggetto cui il modulo si riferisce.

L’ultima precisazione riguarda l’ipotesi in cui l’attività svolta dalla società comunitaria con identificazione diretta sia esente o, comunque, con limitato diritto alla detrazione Iva. In tal caso, gli acquisti di beni e/o servizi, territorialmente rilevanti in Italia, effettuati dalla società non residente con identificazione diretta, concorreranno nella liquidazione Iva della stabile organizzazione, secondo le modalità e con i limiti di cui agli articoli 19 e 19-bis del Dpr 633/1972.


Fonte: Agenzia Entrate

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Avviamento, in cassa con l’F24.

A pochi giorni dal provvedimento che indica come procedere in caso si scelga di pagare l’imposta sostitutiva per il riconoscimento fiscale dell’avviamento, di marchi o altre attività immateriali iscritte nel bilancio consolidato a seguito di operazioni straordinarie riguardanti partecipazioni di controllo, ecco istituito, con la risoluzione 109/E del 24 novembre, il codice tributo 1843, da inserire nel modello F24 per il versamento del relativo importo.

I contribuenti interessati dovranno passare in cassa entro mercoledì 30 novembre, con il modello compilato, indicando il numero 1843 nella sezione “Erario”, in corrispondenza delle somme “Importi a debito versati”, segnalando come “Anno di riferimento” quello relativo al periodo d’imposta per cui si paga il tributo.
Liquidazione dell’importo in un’unica soluzione e senza compensazione.

Ricordiamo che il regime introdotto dalla manovra correttiva di luglio (Dl 98/2011), può essere applicato dalle società di capitali, di persone ed enti commerciali. In particolare, possono scegliere l’imposta sostitutiva tutti i conferenti, incorporanti, beneficiari e via dicendo, appartenenti a un gruppo nel cui bilancio consolidato, riferibile all’esercizio in corso al 31 dicembre 2010, compaia una voce a titolo di avviamento, marchi di impresa e altre attività immateriali, iscritti in relazione ad acquisizioni di partecipazioni di controllo. Non rimane fuori neanche chi entra nel gruppo, in seguito a una fusione o scissione, al posto di un soggetto con le carte in regola per procedere all’affrancamento.


Fonte: Agenzia Entrate

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Interessi sui prestiti Ue.

Con il codice tributo "1063", il sostituto d'imposta può versare, tramite F24, la ritenuta del 6% sugli interessi dei prestiti tra società residenti negli Stati membri dell'Ue, già corrisposti alla data di entrata in vigore del Dl 98/2011, purché vi provveda entro il 30 novembre. A istituire il nuovo codice, la risoluzione n. 110/E del 24 novembre 2011.

Va ricordato che il comma 8-bis dell'articolo 26-quater - Dpr 600/1973 (introdotto dall'articolo 23, comma 1 del Dl 98/2011), ha previsto l'esenzione dalle imposte sugli interessi e canoni corrisposti a società residenti negli Stati membri dell'unione europea a condizione, tra l'altro, che il percettore degli stessi fosse anche l'effettivo beneficiario dei proventi. In assenza del "beneficiario", il decreto ha stabilito un'aliquota del 5% su tali interessi.

Con riferimento ai prestiti in corso alla data di entrata in vigore del Dl 98/2011, le disposizioni introdotte dal comma 1 sono applicabili anche agli interessi già corrisposti, purché il sostituto d'imposta provveda, entro il 30 novembre 2011, al pagamento della ritenuta e dei relativi interessi legali. In tal caso è prevista l'applicazione di un'imposta del 6% su tali interessi, che è anche sostitutiva dell'imposta di registro sull'atto di garanzia.
Per eseguire il versamento, tramite F24, è istituito il codice tributo "1063" denominato "Ritenuta su interessi versata dal sostituto d'imposta - Articolo 23, comma 4, dl n. 98/2011".

Il codice è esposto nella sezione "Erario" in corrispondenza delle somme indicate nella colonna "Importi a debito versati". Nello spazio "Anno di riferimento" va indicato l'anno in cui si esegue il versamento.


Fonte: Agenzia Entrate

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giovedì 24 novembre 2011

Legge di Stabilità 2012: aumenta l’aliquota contributiva per gli iscritti alla Gestione separata INPS.

L’art. 22, comma 1 della Legge n. 183 del 12 novembre 2011 (c.d. “Legge di stabilità 2012”) prevede l'aumento dell'1% dell'aliquota contributiva per gli iscritti alla Gestione separata INPS. In particolare, a partire dal 2012, l'aliquota sarà pari al 27,72% per i soggetti non iscritti ad altre forme di previdenza obbligatorie, e al 18% per gli iscritti ad altre forme di previdenza obbligatorie o titolari di pensione.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Avviamento, marchi e altre attività immateriali: affrancamento fermo al 2010.

A pochi giorni dalla scadenza di mercoledì 30 novembre 2011, entro cui deve essere versata l’imposta sostitutiva per affrancare i valori relativi ad avviamenti, marchi d’impresa e altre attività immateriali che sono iscritti nel bilancio consolidato, con il Provvedimento del 22.11.2011, l’Agenzia delle Entrate detta le modalità attuative del regime opzionale introdotto dal D.L. n. 98/2011. In particolare, viene chiarito che l’imposta sostitutiva si applica alle operazioni straordinarie o traslative effettuate entro il periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2010. Inoltre, a partire dal 2013, la società potrà dedurre, in via extracontabile, quote di ammortamento del plusvalore nei limiti del 10% per ciascun esercizio.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Processo verbale di constatazione e allegati di sicuro esaurienti: sì all’accertamento con motivazione.

Con la Sentenza n. 23944 del 15 novembre 2011, la Corte di Cassazione afferma il principio secondo cui è legittimo l’avviso di accertamento che trae origine dal processo verbale di constatazione nel quale viene riportato un prospetto riepilogativo delle indagini effettuate nei confronti di altri contribuenti. Secondo la Corte non c’è violazione del diritto di difesa.

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Riforma delle professioni: società uninominali per gli Albi.

La Legge di Stabilità 2012 prevede che, a partire dal 2012, il professionista potrà scegliere di esercitare la propria attività anche attraverso una Srl o Spa uninominale, chiudendo la partita Iva personale. Nel silenzio della legge, sulla fallibilità della Srl o Spa, dovrà essere chiarito, invece, se prevale la natura oggettivamente commerciale della forma societaria o quella intrinsecamente non commerciale dell’attività professionale.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Appalti pubblici e perdita di chances.

Domanda
Nell'ipotesi di illegittima mancata aggiudicazione di un appalto pubblico, cosa si intende per perdita di chances?


Risposta
Nell'ipotesi di illegittima mancata aggiudicazione di un appalto pubblico la perdita di chances, aspetto della responsabilità precontrattuale della P.A. (diversamente dal danno futuro, che riguarda un pregiudizio non attuale, ma soggetto a ristoro purché certo e altamente probabile, nonché ascrivibile ad una causa efficiente già in atto) costituisce un danno attuale, che non si identifica con la perdita di un risultato utile, ma con quella della concreta possibilità ovvero probabilità di conseguirlo, e necessita, a tal fine, della sussistenza di una situazione presupposta, concreta ed idonea a consentire la realizzazione del vantaggio sperato, da valutarsi sulla base di un giudizio prognostico e statistico, fondato sugli elementi di fatto allegati dal danneggiato.


Fonte: IPSOA

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Esenzione dall’imposta di trascrizione al PRA per il veicolo destinato al disabile.

I veicoli destinati al trasporto dei disabili sono esenti dal pagamento dell’imposta di trascrizione sui passaggi di proprietà?

I veicoli destinati al trasporto o alla guida di disabili sono esentati, oltre che dal pagamento del bollo, anche dal pagamento dell’imposta di trascrizione al Pubblico registro automobilistico (Pra) dovuta in occasione sia della prima iscrizione di un’auto nuova sia nei passaggi successivi riguardanti un’auto usata. L’esenzione spetta anche in caso di intestazione del veicolo al familiare di cui il disabile è fiscalmente a carico. La richiesta di esenzione deve essere rivolta esclusivamente al Pra territorialmente competente.


Fonte: Agenzia Entrate

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Costi di sponsorizzazione pro terzi, deducibili solo a precise condizioni.

Non sono deducibili, perché violano il principio fiscale dell’inerenza, le spese sostenute da una società per la pubblicizzazione di un’altra, come spesso accade nel caso di aziende che effettuano attività di ricerche di mercato, a meno che non venga dimostrato dal contribuente l’esistenza di un vantaggio mediatico ed economico anche in favore di quest’ultima (pubblicizzante).
Questo è il principio della Cassazione contenuto nella sentenza 24065 del 16 novembre.

Il fatto
A seguito della notifica di un avviso di accertamento emesso dall’Agenzia delle Entrate nei confronti di una Srl per il recupero a tassazione di maggiori imposte Irpeg e Ilor, la società ricorre alla Ctp, che, accogliendo il ricorso, provvede all’annullamento dell’atto impositivo.
Dello stesso parere i giudici di rango superiore: la Commissione regionale tributaria, infatti, ribadisce quanto deciso in prime cure, riconoscendo alla società il requisito dell’inerenza delle spese di sponsorizzazione sostenute. I giudici di merito, dunque, riconoscono il sostenimento delle spese per finalità di promozione, anche se queste produrranno benefici (ricavi) nel prossimo futuro.
Conseguentemente, la Ctr ha ritenuto non sufficientemente provato quanto sostenuto nell’atto di accertamento del Fisco che, invece, dal canto suo, aveva dichiarato incongrue e non deducibili le spese sostenute dalla società per pubblicizzare un’altra azienda.

Contro la sentenza della Ctr, ha proposto ricorso in Cassazione l’Amministrazione finanziaria, motivando l’istanza su due punti: violazione di norme e vizi di motivazione.
La società, di converso, ha resistito in giudizio presentando apposito controricorso.

Le motivazioni della sentenza
La Corte di cassazione è stata chiamata a giudicare sul riconoscimento del principio di inerenza alle spese sostenute da una società per la pubblicizzazione di un’altra società, sua migliore cliente, al fine di aumentarne il prestigio dell’immagine. I giudici di legittimità hanno chiarito che la giurisprudenza ha ricondotto sotto il nome di “contratto di sponsorizzazione” il frequentissimo fenomeno secondo il quale un prodotto o la denominazione di un’impresa vengono accostati, dietro congruo corrispettivo, a beni o persone particolarmente noti ovvero a enti e manifestazioni che hanno numeroso seguito di pubblico (Cassazione, sentenza 18218/2009), escludendo in tal modo che potesse rientrarvi “la mera prestazione pubblicitaria richiesta dalla contribuente in favore di un terzo soggetto”. In tale circostanza, dunque, non si configurerebbe l’ipotesi di contratto stipulato per conto terzi, con conseguente mancanza del requisito dell’inerenza della spesa e indiscussa indeducibilità della stessa.

Come primo punto della motivazione del ricorso presentato dall’Agenzia delle Entrate all’esame dei giudici di legittimità, è stato dedotto il collegamento del principio di inerenza con i costi sostenuti dalla società contribuente. E’ la stessa normativa che non consente un generico riferimento al sostenimento di spese da cui deriveranno, in futuro, i relativi ricavi, ma richiede “una ineludibile correlazione” tra di essi.
L’Amministrazione finanziaria non riconosce la deducibilità dei costi sostenuti per le attività pubblicitarie svolte da terzi evidenziando che, in effetti, la società A avrebbe portato in deduzione, impropriamente, le spese relative ai corrispettivi versati alla società B che si era impegnata a incrementare il prestigio della società C migliore cliente di A, venendo a creare una forma di pubblicità indiretta.

Col secondo motivo, l’Amministrazione finanziaria deduce l’insufficiente motivazione della sentenza della Ctr impugnata, in quanto, la giurisprudenza della Corte di cassazione già si era espressa in merito alla deducibilità delle spese per pubblicità sostenute per una futura utilità economica, non ritenendola applicabile alla fattispecie concreta.
Infatti, la contribuente è una società che opera nel settore delle ricerche e studi di mercato che aveva sostenuto costi per un’impresa attiva nel campo della commercializzazione di prodotti, pertanto i due settori economici non sono affatto riconducibili al marchio o all’immagine della contribuente.

Il Fisco, inoltre, aveva evidenziato una sproporzione tra la spesa dedotta e l’ammontare dei ricavi conseguiti nel medesimo periodo d’imposta.
La controdeduzione presentata dalla società resistente si basava sul fatto che le spese da lei sostenute dovevano essere considerate come spese pubblicitarie, in quanto la contribuente “pagando la sponsorizzazione…rendeva omaggio alla … del beneficio di immagine conseguente, intendendo così sopportare un costo promozionale mirato al rafforzamento del rapporto commerciale con il cliente più importante”, affermando, altresì, che l’Amministrazione finanziaria non può sindacare sulle strategie societarie e sull’utilità degli effetti della promozione pubblicitaria.

La Cassazione, nell’esaminare i motivi che hanno portato l’Agenzia delle Entrate a impugnare la sentenza della Ctr, hanno preferito dare maggior rilievo al secondo punto, che a parer loro, assorbirebbe completamente il primo.
Non viene condiviso l’operato della Ctp che, rigettando il ricorso, non aveva rilevato l’incongruità tra le spese effettuate a carico della società contribuente e i relativi ricavi nel periodo d’imposta oggetto di verifica.
Secondo la Cassazione, i giudici di merito non erano stati chiamati a pronunciarsi sull’astratta proporzionalità tra costi e ricavi nel contratto di sponsorizzazione ma sulla sussistenza, o meno, dell’inerenza del costo, presupposto essenziale per la deduzione delle spese sostenute dalla contribuente. Il Collegio evince una certa “incongruità logica della spesa sostenuta a favore di un terzo, non avendo ad oggetto la pubblicità di marchi, prodotti, denominazioni ovvero qualità od aspetti della attività commerciale comunque riferibile alla società contribuente”.

I giudici di legittimità, come è ovvio, non prescindono affatto dal requisito essenziale dell’inerenza (articolo 74, comma 2, del Tuir), ai fini della deduzione dei costi sostenuti per la spese di pubblicità e propaganda, riferiti ai ricavi o all’oggetto dell’impresa (Cassazione, sentenze 11240/2002, 11205/2007, 4554/2010 e 26480/2010).
In particolare, la sentenza di merito non ha fornito nessun elemento per la verifica della correttezza dell’iter logico sistematico seguito dai giudici per addivenire alla sentenza di rigetto del ricorso, come se l’ampliamento del settore di mercato e della clientela siano effetti riconducibili direttamente alla sponsorizzazione dell’azienda terza.

La Suprema corte, nel rinviare la decisione alla Ctr competente, pone il seguente dubbio: la società contribuente che ha sostenuto le spese di sponsorizzazione è indifferente agli effetti dei servizi pubblicitari? In tal caso, verrebbe meno la correlazione tra le spese di pubblicità e l’incremento dei ricavi ottenuto dall’attività di sponsorizzazione. Oppure la società ha agito per conto proprio, ponendo in essere un atto negoziale al fine di ampliare il proprio segmento di mercato e la propria clientela? In questo caso, il costo risulta essere pacificamente deducibile dall’imposta lorda che la Srl deve versare all’erario.
La Cassazione ricorda poi il principio secondo cui spetta al contribuente l’onere di provare l’inerenza della spesa sostenuta, per poi portarla in deduzione in sede di dichiarazione dei redditi.

Alla luce di tali considerazioni, il Collegio ha dichiarato fondato il ricorso proposto dall’Agenzia delle Entrate, cassando, con rinvio alla Ctr del Lazio, la sentenza impugnata.


Fonte: Agenzia Entrate

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Cedolare secca, - 7 all’acconto. In F24 la seconda o unica rata.

I proprietari di casa che hanno optato per la “tassa piatta sugli affitti” hanno tempo ancora una settimana per versare l’acconto, pari all’85% dell’imposta dovuta per il 2011. L’appuntamento, new entry assoluta di quest’anno, riguarda i titolari di contratti in corso al 31 maggio 2011, o scaduti o risolti entro la stessa data, che sono tenuti al pagamento dell’intero acconto o della seconda e ultima tranche. Stessa deadline per chi ha affittato casa, optando per il prelievo alternativo, con un contratto che parte dal 1° giugno. In tutti i casi, chi ha scelto la cedolare avrà un motivo in più per tagliare l’acconto Irpef 2011. Quest’ultimo, infatti, si considera correttamente determinato se risulta almeno pari all’82% dell’imposta dovuta sulla base della dichiarazione relativa al 2010, assumendo il reddito complessivo al netto del reddito fondiario prodotto l’anno scorso dagli immobili per i quali, nel 2011, si è optato per la cedolare.

Cedolare “star” di fine mese
La scadenza del 30 novembre rappresenta uno step importante per i proprietari che hanno colto l’opportunità della tassazione alternativa dei redditi da locazione. Molti di loro, infatti, esplicitano la loro opzione proprio con il pagamento della seconda rata di acconto. Nel dettaglio, l’appuntamento riguarda i titolari di contratti in corso al 31 maggio 2011, o scaduti o risolti entro la stessa data, che sono tenuti, a seconda dell’importo dell’acconto, al pagamento dell’intero o della seconda e ultima tranche: la rata singola con deadline a fine mese scatta per le somme inferiori a 257,52 euro, mentre “si sdoppia” per importi superiori o pari a questo tetto (il 40% dell’85% entro il 6 luglio 2011, il 60% entro il prossimo 30 novembre).
Cerchio rosso sul calendario anche per chi ha affittato casa, optando per il nuovo tipo di prelievo, con un contratto che parte dal 1° giugno 2011. Anche in questo caso, l’acconto è dovuto per intero. L’appuntamento lascia del tutto fuori, invece, tutti i casi in cui l’importo su cui calcolare l’85% è inferiore o pari a 51,65 euro, oltre che i contratti decorrenti dal 1° novembre, per i quali l’acconto non è dovuto.
Il versamento della seconda o dell’unica rata viaggia in F24, indicando “1841” come codice tributo e 2011 come anno di riferimento.

La tassa piatta “appiattisce” anche l’acconto Irpef
Per quest’anno, che segna il debutto del nuovo regime, l’acconto Irpef è pari all’82% dell’imposta relativa al 2010, che può essere “ripulita” dalla parte di reddito fondiario 2010 riferita agli immobili per i quali, nel 2011, ci si è avvalsi della cedolare secca per l’intero periodo di imposta.
Chi, invece, si è avvalso della “tassazione piatta” solo per una parte del periodo di imposta, dovrà riportare questa situazione, come un “calco”, nel periodo d’imposta precedente. Ad esempio: se nel 2011 ci si è avvalsi della cedolare solo per i mesi da settembre a dicembre 2011, non dovrà essere considerato il reddito fondiario prodotto dagli stessi immobili un quei mesi.

Porta a zero Irpef, registro e bollo, la cedolare in pillole
Aliquota secca del 21% sul canone annuo, che scende al 19% per i contratti a canone concordato riferiti a immobili siti nei comuni ad alta densità o con carenze di disponibilità abitative. Il regime entrato in vigore lo scorso aprile, riservato alle abitazioni affittate da proprietari persone fisiche (e non nell’esercizio di impresa o di lavoro autonomo) azzera in un solo colpo l’Irpef e le relative addizionali, ma anche l’imposta di registro e di bollo sul contratto di locazione. “In soffitta” anche l’adeguamento Istat: il locatore che opta per la cedolare, infatti, non può richiedere agli inquilini variazioni del canone derivanti dall’applicazione degli indici di aggiornamento. Una rinuncia che va esplicitata con raccomandata, pena l’inefficacia dell’opzione stessa, da inviare al conduttore prima della scelta del regime.

Con Siria registrare fa rima con cedolare
Registrare un nuovo contratto, optando contemporaneamente per il nuovo regime di tassazione è semplice con Siria, il programma messo a disposizione online dall’Agenzia delle Entrate. Basta indicare i dati del locatore, del conduttore, dell’immobile, del canone di locazione e la durata del contratto, e il gioco è fatto. L’applicazione è riservata ai contratti, contenenti esclusivamente il rapporto di locazione, stipulati tra persone fisiche che non agiscono nell’esercizio di un’impresa, arte o professione. Inoltre può essere utilizzata se il numero dei proprietari e degli affittuari non è superiore a tre, si è in presenza di una sola unità abitativa con un massimo di tre pertinenze e tutti gli immobili sono censiti con attribuzione di rendita.


Fonte: Agenzia Entrate

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Acconto Irpef 2011 giù all’82%, alleggerito di 17 punti percentuali.

Acconto Irpef più leggero di 17 punti percentuali per i contribuenti che devono effettuare il versamento entro mercoledì 30 novembre. La previsione di uno “sconto” sull’acconto dovuto per i periodi d’imposta 2011 e 2012 è contenuta nella manovra estiva del 2010 (articolo 55 del Dl 78/2010), che aveva rinviato a un successivo decreto del presidente del Consiglio dei ministri l’individuazione dell’entità della riduzione.

Il Dpcm, firmato il 21 novembre e in corso di pubblicazione (come preannunciato da un comunicato stampa del dipartimento delle Finanze), fa calare l’acconto per il 2011 dal 99 all’82%, prevedendo il “recupero” della differenza in sede di versamento del saldo da effettuare a giugno 2012. Ne consegue una temporanea maggiore disponibilità economica ai contribuenti.
Vengono poi fornite indicazioni ai contribuenti e ai sostituti d’imposta su come operare nel caso in cui il versamento dell’acconto sia già stato effettuato applicando la percentuale del 99%.

Se l’acconto è già stato versato
Coloro che hanno già pagato l’acconto nella misura ordinaria del 99% potranno fruire di un credito d’imposta pari a quanto versato in più, da utilizzare in compensazione con il modello F24.

Sostituti d’imposta all’opera
Per i contribuenti che si sono avvalsi dell’assistenza fiscale, saranno i sostituti d’imposta ad applicare la nuova percentuale dell’82 per cento.
Se il pagamento dello stipendio o rateo di pensione di novembre è stato erogato senza tener conto della riduzione, la differenza sarà restituita nel mese di dicembre o, se ciò non sarà possibile, con gli emolumenti del mese di gennaio 2012.

Acconto Irpef: quando è dovuto
Per stabilire se è dovuto o meno l’acconto per il 2011 occorre verificare l’importo risultante al rigo RN33 “differenza” del modello Unico Persone fisiche 2011.
Se l’ammontare non supera i 51,65 euro, l’acconto non è dovuto.
In caso contrario, se l’acconto dovuto è inferiore a 257,52 euro, il versamento va effettuato in unica soluzione entro il 30 novembre. Per importi pari o superiori, sono invece previste due rate: la prima, pari al 40% dell’ammontare complessivo, con scadenza ordinariamente fissata al 16 giugno ovvero al 16 luglio con la maggiorazione dello 0,40% (quest’anno slittata al 6 luglio ovvero al 5 agosto); la seconda (il restante 60%), con termine entro il 30 novembre.


Fonte: Agenzia Entrate

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mercoledì 23 novembre 2011

Collegio sindacale, obbligo anche nelle Srl di maggiori dimensioni.

Il Consiglio Nazionale dei Dottori commercialisti, con una nota diffusa il 18.11.2011, interpreta le nuove norme della Legge di Stabilità 2012 che hanno modificato il codice civile sulla disciplina del collegio sindacale e la relativa introduzione del sindaco unico. Innanzitutto, la norma si sofferma sulle Spa e chiarisce che ai soci spetterà il compito di decidere di cambiare pattiziamente la struttura dei controlli interni, prevedendo la riduzione del collegio sindacale da pluripersonale a monocratico, attraverso una modifica dello statuto della società. Sul fronte delle Srl, invece, il documento prende in considerazione la possibilità di applicare anche alle Srl la nuova previsione sulla composizione dell’organo di controllo nelle Spa, che impone alle società di maggiori dimensioni l’obbligo di nomina di un collegio sindacale pluripersonale.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Casa: le misure allo studio del Governo Monti.

Le ipotesi sul tavolo del nuovo Governo Monti puntano sulla rivalutazione delle rendite catastali (fermi dal 1996) e sul ritorno dell’Ici sulle abitazioni principali (abolita completamente nel 2008). Su questo versante si collocano anche i capitoli dell’Imu, destinata a prendere il posto dell’Ici e dell’Irpef sui redditi fondiari delle seconde case non affittate dal 2013 o dal 2012 in caso di ulteriori accelerazioni, e del Res, la nuova imposta su rifiuti e servizi locali, che dovrebbe essere pagata da tutti i residenti a partire dal 2013.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Immobili fantasma e rendita presunta: definite le modalità di aggiornamento e notifica degli atti catastali.

Con la Circolare n. 7 del 18.11.2011 dell’Agenzia del Territorio, sono state definite le modalità di aggiornamento delle banche dati catastali, in seguito all’attribuzione della rendita presunta ai fabbricati non dichiarati al Catasto (c.d. “immobili fantasma”). Sono state definite, inoltre, le modalità di trattazione degli atti e la loro notifica ai proprietari degli immobili. Si ricorda che, per la regolarizzazione degli immobili fantasma c’era tempo fino al 30.04.2011. In assenza di tale adempimento, l’Agenzia del Territorio iscrive transitoriamente una rendita presunta, sulla base della quale dovranno essere assolti gli obblighi fiscali.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Iva: esclusa la regolarizzazione se le fatture sono false.

Con la Sentenza n. 24231 del 18.11.2011 la Corte di Cassazione stabilisce che se il contribuente emette fatture per operazioni inesistenti non può accedere alla procedura di regolarizzazione dell’IVA indebitamente fatturata, tramite il ricorso alle note di variazione, a meno che non dimostra la sua buona fede o l’eliminazione, in tempo utile, del rischio di perdite di gettito erariale. Si tratta, in tal caso, di frode fiscale, e non di mera elusione, invocabile con l'istituto dell'abuso del diritto.

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La lettera di credito "revolving".

Domanda
Recentemente siamo entrati in contatto con un potenziale compratore peruviano il quale è molto interessato ai nostri prodotti. Solitamente noi prevediamo il regolamento delle nostre vendite in Paesi a rischio tramite bonifico bancario anticipato o lettera di credito con conferma. Il potenziale compratore peruviano ci ha proposto di regolare la transazione tramite lettera di credito "revolving" (dovuto al fatto che si prevedono delle forniture regolari nel tempo). Dato che non abbiamo esperienza in merito a questa tipologia di pagamento, vorremmo sapere quali rischi comporta e, se esistenti, come evitarli.

Risposta
La lettera di credito revolving è una tipologia di credito documentario che si ripristina automaticamente per l'importo originario senza che sia necessaria alcuna modifica.
In particolare è una normale apertura di credito il cui importo, dopo ogni utilizzo, viene ripristinato automaticamente e messo a disposizione del beneficiario per un determinato numero di volte - prescritto anch'esso nelle condizioni del credito - prevedendo, infatti, l'impegno da parte della banca emittente, e dell'eventuale banca confermante, di rinnovare, di volta in volta, l'impegno assunto nei confronti del beneficiario ad onorare il credito per l'importo dello stesso e per il numero di volte espressamente previsto nel credito.
Questo tipo di credito ha, dunque, come presupposto un contratto fra compratore e venditore che prevede un certo numero di forniture ripartite nel tempo. Il compratore potrà, così, far emettere un credito documentario irrevocabile per un importo che copra il valore della singola fornitura da rinnovarsi per "n" volte rappresentante il numero delle spedizioni previste.
Bisogna tener presente, però, che l'emissione del credito revolving comporterà l'impegno, per il potenziale compratore peruviano, di una linea di credito (fido) per il valore complessivo delle forniture che verranno effettuate nel periodo di tempo preso in considerazione, e non per il valore di ciascuna singola spedizione. Considerando, tuttavia, che tale forma di pagamento vi è stata proposta dallo stesso compratore, presumibilmente lo stesso avrà già fatto le proprie considerazioni e si sarà confrontato con la sua banca.
In ogni caso, mentre il pagamento tramite bonifico bancario anticipato vi porrebbe al riparo da qualsiasi rischio legato al pagamento prima ancora che la merce venga consegnata, il credito documentario, che la banca peruviana emetterà per conto del suo cliente per l'importo della singola fornitura, dovrà:
- essere emesso in forma irrevocabile e rotativa (revolving) per "n" volte (rappresentanti il numero di forniture che andrete ad effettuare);
- essere emesso necessariamente con la richiesta di aggiungere la Conferma da parte della banca italiana su cui il credito si renderà utilizzabile, con scadenza in Italia;
- prevedere la richiesta di documenti la cui presentazione dovrà risultare necessariamente conforme alle condizioni ed ai termini del credito. In caso contrario, vale a dire in caso di presentazione non conforme dei documenti, l'impegno della banca (emittente e/o confermante) ad onorare il credito verrebbe meno.


Fonte: IPSOA

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Soldi sospetti all’amministratore.

Il transito sul conto corrente personale di un amministratore di società delle somme riferibili alla società medesima costituisce ai fini fiscali un’operazione fruttifera i cui interessi costituiscono redditi di capitale ai sensi dell’articolo 44, comma 1, lettera a), del TUIR, in vigore dal 1° gennaio 2004. Al riguardo, l’articolo 45, comma 2, del TUIR prevede la presunzione di redditività delle somme mutuate i cui interessi, pari al saggio legale in mancanza di diversa pattuizione, concorrono a formare il reddito nel periodo d’imposta in cui sono percepiti. La predetta presunzione legale di onerosità può essere vinta da prova contraria a carico del contribuente; tale prova, però, non può essere fornita con qualsiasi mezzo, ma soltanto nei modi e nelle forme tassativamente stabilite dalla legge, in particolare dimostrando che i bilanci allegati alle dichiarazioni dei redditi della società contemplavano un versamento fatto a titolo diverso dal mutuo (Cass. n. 16445 del 2009).

Sentenza n. 23619 dell’11 novembre 2011 (udienza del 22 settembre 2011)
Corte di cassazione, sezione tributaria – Pres. Pivetti, Rel. Cirillo
Imposte sui redditi – Redditi di capitale – Amministratore di società – Disponibilità di denaro della società – Presunzione di fruttuosità delle somme – Interessi – Prova contraria

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Omessa registrazione del contratto di locazione.

Quali sanzioni si applicano in caso di omessa registrazione del contratto di locazione?

Ai sensi dell’articolo 3, comma 3, del decreto legislativo 23/2011, all’omessa registrazione del contratto di locazione si applica la sanzione prevista dall’articolo 69 del Dpr 131/1986. Pertanto, il contribuente dovrà versare: l’imposta di registro dovuta, la sanzione dal 120% al 240% dell’imposta, gli interessi. Tali misure sanzionatorie sono dovute solidalmente dai soggetti obbligati a chiedere la registrazione del contratto di locazione (parti contraenti per i contratti verbali e le scritture private non autenticate ovvero parti contraenti e pubblico ufficiale per gli atti pubblici e le scritture private autenticate).


Fonte: Agenzia Entrate

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Pvc e allegati di sicuro esaurienti. Accertamenti con motivazione ok.

Sono legittimi gli avvisi di accertamento che traggono origine dal processo verbale di constatazione nel quale viene riportato un prospetto riepilogativo delle indagini effettuate nei confronti di altri contribuenti. Lo ha stabilito la Cassazione con l’ordinanza 23944 del 15 novembre.

I fatti
Con avvisi di accertamento per gli anni d’imposta 1996, 1997 e 1998, l’ufficio ha recuperato le imposte dirette e l’Iva non pagate da un imprenditore, sulla base di quanto emerso dal processo verbale di constatazione (elevato nel mese di maggio 2000) e dai documenti a esso allegati.
Nonostante l’imprenditore abbia ricevuto gli atti impositivi corredati dal processo verbale e dal prospetto riepilogativo dei dati emersi da questionari di altre ditte, fatture di terzi e esiti di controlli incrociati, ha presentato distinti ricorsi ritenendo che fosse stato violato il suo diritto di difesa, poiché i documenti da cui erano stati tratti i dati riportati nel prospetto non erano da lui conosciuti, né conoscibili.
La Commissione tributaria provinciale ha ritenuto legittimi gli atti motivati per relationem e la sentenza è stata confermata, con la distrazione delle spese a favore dell’ufficio, anche in secondo grado.
Stessa sorte pure in Cassazione. La Corte, infatti, con ordinanza del 15 novembre, n. 23944, ha dichiarato il motivo di ricorso del contribuente “inammissibile ex art 366-bis c.p.c., in quanto il quesito di diritto concerne solo la allegazione di atti all’avviso di accertamento senza fare alcun riferimento alla sentenza, risultando quindi astratto e inidoneo ad evidenziare eventuali errori di diritto compiuti dal giudice di appello; comunque non pare inutile rilevarne la infondatezza nel merito, sia per genericità (non evincendosi dal motivo la rilevanza specifica dei documenti di cui si lamenta la mancata allegazione) sia perché non appare contestato che gli atti allegati riportassero il contenuto essenziale degli atti che non lo erano”.

L’ordinanza della Cassazione
La Corte si pronuncia ancora una volta sulla motivazione per relationem dell’atto impositivo e respinge il ricorso del contribuente sia nel merito sia per motivi processuali.
Questa volta gli atti impositivi rinviano a un prospetto di sintesi allegato al processo verbale consegnato all’imprenditore, i cui dati sono tratti da documenti relativi a terzi e non conosciuti dal contribuente.

E’ ovvio che la conoscenza effettiva dell’atto richiamato rivesta un ruolo fondamentale nelle problematiche in tema di motivazione per relationem, giocandosi intorno a tale aspetto la garanzia del diritto alla difesa del contribuente e il diritto di avere una compiuta conoscenza degli elementi posti a base della pretesa impositiva. A tale riguardo, l’articolo 42, comma 1, del Dpr 600/1973, ai fini delle imposte dirette, e l’articolo 56, ultimo comma, del Dpr 633/1972, ai fini Iva, prescrivono, a pena di nullità, che gli avvisi di accertamento devono recare, fra l’altro, la motivazione della pretesa e le ragioni giuridiche che li hanno determinati, in relazione alle norme applicate e che “se la motivazione fa riferimento ad un altro atto non conosciuto né ricevuto dal contribuente, questo deve essere allegato all’atto che lo richiama salvo che quest’ultimo non ne riproduca il contenuto essenziale”.

Di conseguenza, la mancata allegazione dei documenti nella loro integralità avrebbe potuto comportare l’illegittimità dell’atto impositivo, motivato per relationem, se, a parere del giudice di prime cure, la semplice indicazione dei dati sintetici nel prospetto riepilogativo non fosse stata sufficiente ad assolvere l’obbligo della motivazione. Ma così non è stato nel caso in esame.
La contestazione dell’imprenditore, infatti, non ha avuto ragione di esistere poiché le Commissioni tributarie hanno deciso la controversia sulla base delle risultanze del pvc e degli elementi in esso richiamati, considerati pertinenti, con un valore indiziario corroborabile da opportuni riscontri e idonei a consentire al giudice di esprimere le sue valutazioni sulla fondatezza e legittimità della pretesa.

Compito del giudice tributario è, in questi casi, verificare se gli atti notificati al contribuente contengano gli elementi necessari per consentire a quest’ultimo la ricostruzione del completo itermotivazionale che ha generato la pretesa tributaria nei suoi confronti.
Se tale esame fornisce riscontro positivo, allora il giudice dedurrà che gli ulteriori elementi richiamati hanno carattere aggiuntivo e non essenziale. E su questo punto, come ha osservato la Corte nella fattispecie esaminata, “… non appare contestato che gli atti allegati riportassero il contenuto essenziale degli atti che non lo erano …”.

Del resto, la Cassazione, in una fattispecie analoga (avviso di accertamento rinviante per relationem a un pvc, a sua volta contenente riferimenti ad atti precedenti nei confronti di soggetti diversi dal contribuente destinatario dell’avviso), ha avuto modo di precisare che “la legittimità dell’avviso così motivato postula la conoscenza o la conoscibilità da parte del contribuente dell’atto richiamato solo ove il suo contenuto serva ad integrare la motivazione dell’atto impositivo, con esclusione, quindi, dei casi in cui essa, sia già di per sé sufficiente e il richiamo ad altri atti abbia valore solo narrativo” (Cassazione, 15545/2009).

Diversamente, se il predetto esame conduce a un riscontro negativo, costituendo l’ulteriore richiamo un elemento necessario per l’individuazione della pretesa, la mancata messa a conoscenza dei documenti comporta la nullità dell’accertamento. Ma in tal caso, ai fini dell’annullamento, il contribuente deve provare non solo che gli atti ai quali fa riferimento l’atto impositivo (o quelli cui esso rinvia) sono a lui sconosciuti, ma anche che almeno una parte del loro contenuto sia necessaria a integrare (direttamente o indirettamente) la motivazione dello stesso atto impositivo. E, inoltre, deve provare che tale parte non è stata portata a sua conoscenza perché né l’atto impositivo né gli atti cui esso rinvia la riportano (Cassazione, 2749/2009).

Di conseguenza, il giudice non può pervenire alla sanzione della nullità in base al mero rilievo formale dell’omessa comunicazione al contribuente dei documenti, relativi ad altri soggetti, richiamati nel verbale elevato nei suoi confronti e notificatogli (Cassazione, 8858/2008). E’, infatti, necessario che venga evidenziata anche “la rilevanza specifica dei documenti di cui si lamenta la mancata allegazione”.Se i documenti non hanno una specifica e autonoma rilevanza (soprattutto se il contribuente ha avuto rapporti diretti con i terzi controllati e, di conseguenza, il contenuto del prospetto riepilogativo allegato possa essere ritenuto sufficiente per consentirgli di difendersi), allora non viene compromesso il diritto alla difesa.

La Corte è pervenuta a conclusioni analoghe respingendo il ricorso sia di un affittacamere che aveva impugnato un accertamento fiscale basato, tra l’altro, su questionari (allegati al pvc) cui avevano risposto i clienti (Cassazione, 4746/2010), sia di un istituto di formazione per la preparazione degli esami universitari, che si era visto ricostruire il volume d’affari sulla base delle risposte fornite dagli studenti corsisti ai quali l’Amministrazione finanziaria aveva inviato dei questionari, e riportate nel pvc (Cassazione, 1942/2007).

Infine, il motivo di ricorso dell’imprenditore è stato ritenuto inammissibile anche sul piano processuale, perché la censura, nel caso in esame, ha riguardato il difetto di motivazione dell’atto impositivo e non della sentenza impugnata. Di conseguenza, l’assenza di critiche sul punto, rivolte alle argomentazioni esposte dal giudice di secondo grado, con riferimento al contenuto essenziale dell’accertamento, si è risolta in vizio di autosufficienza del ricorso, non consentendo alla Corte di compiere valutazioni.


Fonte: Agenzia Entrate

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