giovedì 14 settembre 2017

Decreto ingiuntivo e imposta di registro

Un decreto ingiuntivo emesso a favore di un fideiussore, che ha agito in via di regresso nei confronti del debitore principale, è soggetto all’imposta di registro in misura fissa o proporzionale?

All’atto della registrazione di un decreto ingiuntivo, ottenuto dal fideiussore nei confronti del debitore principale nell’ambito dell’azione di regresso, si applica l’imposta di registro proporzionale nella misura del 3%, ai sensi dell’articolo 8, Tariffa, parte I, Dpr 131/1986. In tal caso, infatti, si è in presenza di un “provvedimento monitorio, recante una condanna al pagamento di somme o valori, senza involgere l’applicazione del principio di alternatività Iva/registro” (risoluzione n.22/E del 22 febbraio 2017).

Fonte: Agenzia Entrate

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lunedì 11 settembre 2017

Disabili gravi e detrazione premi assicurativi

Qual è il limite massimo di spesa previsto per la detrazione dei premi relativi alle assicurazioni finalizzate alla tutela delle persone con disabilità grave?

A partire dal 2016, per i premi versati in relazione ai contratti di assicurazione aventi per oggetto il rischio di morte finalizzati alla tutela delle persone con disabilità grave, il limite massimo di spesa ammessa alla detrazione è aumentato a 750 euro (in tutti gli altri casi, la detrazione è calcolata su un ammontare massimo del premio pari a 530 euro). La disabilità grave è definita dall’articolo 3, comma 3, legge 104/1992 ed è accertata con le modalità previste dall’ articolo 4della stessa legge. Nel caso in cui nel contratto di assicurazione siano indicati più beneficiari, uno dei quali abbia una grave disabilità, l’importo massimo detraibile deve essere ricondotto all’unico limite più elevato di 750 euro.

Fonte: Agenzia Entrate

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sabato 9 settembre 2017

Quesito: omessa dichiarazione di successione

Se la dichiarazione di successione non è stata presentata, qual è il termine entro cui l’Agenzia delle entrate deve notificare l’avviso di liquidazione dell’imposta?

In caso di omessa presentazione della dichiarazione di successione, l’avviso di liquidazione dell’imposta deve essere notificato, dall’ufficio competente, entro il termine di decadenza di cinque anni dalla scadenza del termine per la presentazione della dichiarazione omessa (articolo 27, comma 4, Dlgs 346/1990)

Fonte: Agenzia Entrate

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giovedì 7 settembre 2017

Senza risposta al questionario ok all’accertamento induttivo

In tema di accertamento delle imposte sui redditi, l’onere della prova dei presupposti dei costi e oneri deducibili concorrenti alla determinazione del reddito d’impresa, comprese la loro inerenza e la loro diretta imputazione ad attività produttive di ricavi, incombe sul contribuente e ha per oggetto anche la congruità dei medesimi.
È quanto ribadito dalla Corte di cassazione, con l’ordinanza n. 20303 del 23 agosto 2017.

La vicenda processuale
L’ufficio, all’esito di indagini finanziarie e considerata la mancata risposta al questionario da parte del contribuente, emette l’avviso di accertamento induttivo per il periodo d’imposta 2007.
La persona fisica accertata impugna detto avviso di accertamento, eccependo un vizio di motivazione.
I giudici di merito, sia di primo che di secondo grado, accolgono le doglianze del ricorrente, affermando che l’ufficio abbia insufficientemente motivato il disconoscimento di parte dei costi ritenendoli generici e non documentati, considerata la sola mancata risposta al questionario.

Ricorre in Cassazione l’Agenzia delle entrate, lamentando la violazione del combinato disposto delle norme in materia di accertamento induttivo e ripartizione dell’onere della prova, per non aver la Ctr considerato che la ricostruzione induttiva dei costi si fonda su dati presuntivamente ricostruiti dall’Agenzia, a seguito del mancato riscontro del questionario ritualmente inviato al contribuente, sul quale, per l’effetto, grava l’onere di fornire la prova, atta a giustificare i componenti negativi del reddito imponibile.

La pronuncia della Cassazione
La suprema Corte, con il decisum in esame, si allinea al consolidato orientamento di legittimità in base al quale l’omessa risposta al questionario legittima l’accertamento induttivo dell’ufficio. Per l’effetto, spetta al contribuente, fornire la prova dei presupposti dei componenti negativi di reddito, comprese la loro inerenza e la loro diretta imputazione ad attività produttive di ricavi, nonché la loro congruità.

Osservazioni
La lettera d-bis) del secondo comma dell’articolo 39, Dpr 600/1973, dispone che l’ufficio può procedere all’accertamento del reddito d’impresa in via induttiva, con facoltà di prescindere in tutto o in parte dalle risultanze del bilancio e dalle scritture contabili, avvalendosi anche di presunzioni prive dei requisiti di gravità, precisione e concordanza, “quando il contribuente non ha dato seguito agli inviti disposti dagli uffici ai sensi dell’art. 32, primo comma, numeri 3) e 4), del presente decreto o dell’art. 51, secondo comma, numeri 3) e 4), del D.p.r. 26 ottobre 1972, n. 633”.
Il legislatore, con la norma citata, avallato dalla giurisprudenza di legittimità (con orientamento consolidato sul punto - ex plurimis, si veda sentenza 28049/2009), pone l’omessa risposta al questionario tra i presupposti legittimanti l’accertamento induttivo.

In particolare, come precisato dal precedente giurisprudenziale citato, la mancata risposta al questionario (come la mancata esibizione o trasmissione di atti, documenti, libri e registri, in risposta agli inviti dell’ufficio), producono l’effetto di impedirne la considerazione a favore del contribuente, a prescindere dalle ragioni soggettive determinanti l’omissione. La norma, invero, fa dipendere tale conseguenza dal fatto obiettivo dell’omissione, senza alcun riferimento alle motivazione della parte privata, ossia all’elemento psicologico del soggetto che omette di rispondere.

È altresì consolidato l’orientamento di legittimità (si veda, Cassazione 11514/2001, 11240/2002, 4345/2003) in base al quale, in tema di accertamento delle imposte sui redditi, l’onere della prova dei presupposti dei costi e oneri deducibili concorrenti alla determinazione del reddito d'impresa, comprese la loro inerenza e la loro diretta imputazione ad attività produttive di ricavi, incombe al contribuente.

Inoltre, poiché nei poteri dell’amministrazione finanziaria in sede di accertamento rientra la valutazione della congruità dei costi e dei ricavi esposti nel bilancio e nelle dichiarazioni, con negazione della deducibilità di parte di un costo sproporzionato ai ricavi o all’oggetto dell’impresa, l’onere della prova dell’inerenza dei costi, gravante sul contribuente, pertanto, ha a oggetto anche la congruità dei medesimi (così anche Cassazione 11881/2017 e 19537/2016).


Fonte: Agenzia Entrate

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mercoledì 6 settembre 2017

Quesito: canoni di locazione universitari fuori sede

La detrazione relativa ai canoni di locazione degli studenti universitari fuori sede, che eccede l’imposta lorda, può essere recuperata ai sensi del decreto 11 febbraio 2008?

In presenza di tutte le condizioni richieste dalla legge, dall’ imposta lorda si detrae un importo pari al 19% dei canoni derivanti dai contratti di locazione stipulati o rinnovati ai sensi della legge 431/1998, dei canoni relativi ai contratti di ospitalità, nonché agli atti di assegnazione in godimento o locazione, stipulati con enti per il diritto allo studio, università, collegi universitari legalmente riconosciuti, enti senza fine di lucro e cooperative, dagli studenti universitari fuori sede, per un importo non superiore a 2.633 euro (articolo 15, comma 1, lettera i-sexies, Tuir). In tale ipotesi, la detrazione eccedente l’imposta lorda non può essere recuperata. Infatti, le previsioni del decreto Mef 11 febbraio 2008, che, in base a quanto stabilito dall’ articolo 16, comma 1-sexies, Tuir, disciplina le modalità di recupero della detrazione eccedente, non possono essere estese anche al beneficio in esame poiché esse si applicano soltanto alle detrazioni per i canoni derivanti dai contratti di locazione dell’abitazione principale di cui all’articolo 16, Tuir, e alla specifica detrazione per conduttori di alloggi sociali prevista, per il triennio 2014-2016, dall’articolo 7, Dl 47/2014 (circolare n.7/e del 4 aprile 2017, pagina 109).

Fonte: Agenzia Entrate

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martedì 5 settembre 2017

Quesito: Bonus mobili ed elettrodomestici

Per il bonus mobili ed elettrodomestici, in caso di pagamento con carta di credito, quando si considera sostenuta la spesa?

Per beneficiare della detrazione Irpef relativa alle spese per l’arredo degli immobili ristrutturati (articolo 16, comma 2, DL 63/2013), i pagamenti possono essere effettuati, oltreché con bonifico bancario o postale, anche con carta di debito o credito. In questo caso, la data di pagamento è individuata nel giorno di utilizzo della carta di credito o di debito da parte del titolare (evidenziata nella ricevuta telematica di avvenuta transazione) e non nel giorno di addebito sul conto corrente del titolare stesso (circolare n.7/E del 31 marzo 2016, paragrafo 2.4).

Fonte: Agenzia Entrate

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lunedì 4 settembre 2017

Quesito: dichiarazione redditi ed esonero dalla presentazione

Lo scorso anno ho percepito solo compensi per attività sportiva dilettantistica. Sono obbligato a presentare il modello Redditi PF?

È esonerato dalla presentazione della dichiarazione dei redditi il contribuente che, con riferimento al periodo d’imposta considerato, possiede esclusivamente compensi derivanti da attività sportive dilettantistiche per un importo uguale o inferiore a 28.158,28 euro


Fonte: Agenzia Entrate

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domenica 3 settembre 2017

Quesito: manutenzione straordinaria e bonus mobili.



A fronte di cil in cui si dichiara la manutenzione straordinaria di due appartamenti per arrivare ad un accorpamento ovvero un solo appartamento finale, Vorrei sapere se sia possibile usufruire per ciascuno dei due immobili oggetto dei lavori di quote individuali per acquisto mobili e detrazioni.
Mi chiedo cioè se per ciascun appartamento si possa godere dei 10000 euro per bonus mobili e di 96000 euro per spese di ristrutturazione.

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sabato 2 settembre 2017

Quesito: deducibilità dei contributi per riscatto laurea

In che misura sono deducibili i contributi versati per il riscatto degli anni di laurea? E in quale quadro del modello Redditi PF devono essere indicati?

I contributi previdenziali e assistenziali versati facoltativamente all’ente pensionistico di appartenenza sono integralmente deducibili dal reddito complessivo (articolo 10, comma 1, lettera e, Tuir). Nel novero di tali contributi rientrano anche quelli versati per il riscatto degli anni di laurea, sia ai fini pensionistici sia ai fini della buonuscita (articolo 2, comma 5-bis, legge 184/1997), che devono essere indicati nel quadro RP, sezione II (Spese e oneri per i quali spetta la deduzione dal reddito complessivo), rigo RP21, del modello Redditi PF.

Fonte: Agenzia Entrate

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venerdì 1 settembre 2017

Comunicazione dati fatture: invio prorogato al 28 settembre

Più tempo per trasmettere al Fisco i dati delle fatture. Il termine slitta dal 18 al 28 settembre.
La proroga è prevista da un decreto del presidente del Consiglio dei ministri, di prossima pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.
A darne notizia un comunicato stampa diffuso dal ministero dell’Economia e delle Finanze.
 
La comunicazione dei dati delle fatture emesse, ricevute e registrate (comprese le bollette doganali), nonché delle relative note di variazione, è stata introdotta dal Dl 193/2016, che ha modificato il previgente obbligo di trasmissione dei dati delle operazioni rilevanti ai fini Iva (“spesometro”), razionalizzando una serie di adempimenti comunicativi verso l’Agenzia delle entrate.
Per ogni fattura, vanno comunicati:

  • i dati identificativi del cedente/prestatore
  • i dati identificativi del cessionario/committente
  • la data del documento
  • la data di registrazione (per le sole fatture ricevute e le relative note di variazione)
  • il numero del documento
  • la base imponibile
  • l’aliquota Iva applicata e l’imposta (ovvero, se l’operazione non comporta l’annotazione dell’imposta nel documento, la tipologia dell’operazione).
    L’adempimento riguarda tutti i titolari di partita Iva, tranne coloro che si avvalgono del regime speciale per i produttori agricoli situati nelle zone montane, i contribuenti forfetari e i “minimi”, cioè quelli che adottano il regime di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità.
    Per il primo anno di applicazione (2017), ha cadenza semestrale: la comunicazione relativa al primo semestre dovrà essere inviata, dopo la proroga annunciata oggi, entro giovedì 28 settembre; quella per i restanti sei mesi andrà trasmessa entro il 28 febbraio 2018.
    Dall’anno prossimo, a regime, la periodicità sarà trimestrale, con scadenza fissata all’ultimo giorno del secondo mese successivo a ogni trimestre (eccezion fatta per il secondo, i cui dati dovranno essere trasmessi entro il 16 settembre).
Fonte: Agenzia Entrate

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