mercoledì 3 maggio 2017

Quesito: partita iva cancellata

vorrei sapere  come devo muovermi avendo avuto la partita iva cancellata  a febbraio 2016 dall ufficio delle entrate ma non ho avuto nessuna cominicazione che io possa ricordare  e nel frattempo ho fatto delle fatture non so come  muovermi

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Quesito: assunzione

Tra una settimana verro assunto da una piccola impresa, gestita da una persona che è assunto di un cantiere, che poi ha un attività online. Dovrei percepire uno stipendio di 800-1000 euro al mese, ho 26 anni, e vorrei sapere quanto paga di tasse la persona che mi assume, che gia a ha un lavoro a parte oltre alle vendite online?

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lunedì 3 aprile 2017

Quesito: amministratore SAS

sono amministratore di una SAS con divisione 50/50, e l'unico che porta avanti l'attività sono io. Sono sempre impegnato qui,mentre dall'altra parte niente, è solo buono a dividere l'incasso! e comunque è lui che se ne occupa della parte amministrativa(saltuariamente) . La mia domanda è : se cambiassimo lo statuto societario da 50/50 a 75/25 su cosa sarei avvantaggiato? i costi sarebbero sempre divisi 75/25?
(mutuo,affitto,utenze,mettiamo anche iva, ecc) dovrei comprare il suo 25%
o se ci potrebbero essere complicanze che adesso non mi vengono in mente.O ci sarebbero delle soluzioni diverse,tipo la ripartizione dell'utile senza andare da un notaio o un compenso mensile? Sono un ragazzo di 26anni e a 23anni, abbagliato dal fatto di mettersi in proprio, non ho valutato diverse situazioni che solo adesso sto capendo.

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venerdì 18 novembre 2016

Quesito: scaricare pagamenti.

Volevo sapere se io non detentore di partita iva posso scaricare dei pagamenti certificati da fattura? Per esempio: Se pago un hotel e mi viene fatturato il soggiorno, posso scaricarlo? E se effettuo delle donazione a favore di un'associazione onlus documentate da ricevute ( es. pagamenti in loro favore) posso scaricarle?


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venerdì 21 ottobre 2016

Voucher lavoro accessorio: comunicazioni PEC alle DTL?

Come noto il decreto fa riferimento ad un imminente decreto attuativo ministeriale che doveva fornire le indicazioni pratiche per la procedura, documento che ad oggi non è stato emanato. I datori di lavoro sono in grande difficoltà perché la norma  e le gravi  sanzioni correlate, è in vigore ma mancano  le indicazioni pratiche e le stesse sedi INPS , subissate di richieste di chiarimenti, non sanno rispondere.

Evidentemente le singole amministrazioni territoriali del lavoro stanno cercando di  ovviare alla inadempienza degli uffici centrali del Ministero.
Potrebbe essere quindi utile per i datori di lavoro e i loro consulenti controllare le pagine internet elencate all'indirizzo http://www.lavoro.gov.it/ministro-e-ministero/Il-ministero/Uffici-periferici-e-territoriali/Pagine/Uffici-periferici-e-territoriali.aspx, per verificare eventuali comunicazioni da parte delle direzioni territoriali della propria Regione o Provincia  oppure contattarle direttamente, per avere prima possibile le indicazioni necessarie ad adempiere all'obbligo relativo ai voucher lavoro ed evitare le pesanti sanzioni.

Inultile dire che sarebbe quanto mai "gradita" una sollecita presa in carico ufficiale del problema da parte del Ministero  che sembra addirittura ignaro di quello che fanno i suoi uffici periferici, dandone notizia nelle pagine interne del sito senza la necessaria evidenza.

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L’assenza di numero Iva non vincola l’esenzione fiscale.

La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione dell’articolo 22, paragrafo 8 della sesta direttiva 77/388/CEE del Consiglio, del 147 maggio 1977, sull’imposta sul valore aggiunto nella versione risultante dall’articolo 28 nonies, nonché dall’articolo 22, paragrafo 8, e dell’articolo 28 quater, parte A, lettera a), primo comma e lettera d) della sesta direttiva. La domanda presentata fa riferimento ad una controversia tra un imprenditore tedesco, parte ricorrente, e l’Amministrazione fiscale tedesca in merito al mancato riconoscimento del diritto all’esenzione dall’Iva su un operazione di trasferimento di un veicolo destinato all’impresa dalla Germania alla Spagna.

Il procedimento precontenzioso
Nel 2006 un imprenditore individuale tedesco acquistava un veicolo da utilizzare nell’ambito della sua attività imprenditoriale. Con lettera di vettura, nel mese di ottobre dello stesso anno il veicolo veniva inviato in Spagna e veniva venduto ad una impresa con sede nel territorio ispanico. Nella dichiarazione Iva per l’anno 2006 lo stesso imprenditore dichiarava come esente la cessione intracomunitaria. Successivamente, l’amministrazione fiscale tedesca effettuando una verifica in loco eccepiva come nella cessione in parola non sarebbero state rispettate le condizioni per una cessione intracomunitaria e che la stessa dovesse essere sottoposta a imposta. Dalla suddetta verifica ne scaturiva un avviso di accertamento fiscale rettificativo dell’Iva dovuta per il 2007. Il giudice del tribunale tributario di Monaco di Baviera, constatando che il veicolo ceduto si trovava, al momento della cessione, nel territorio spagnolo provvedeva ad annullare l’avviso rettificativo d’imposta. Di seguito, però, all’annullamento l’Amministrazione fiscale rettificava il calcolo dell’Iva ritendo il trasferimento del veicolo un operazione da assoggettare a Iva per effetto della mancata comunicazione, ad opera del cedente, del numero di identificazione Iva attribuito dall’Amministrazione fiscale spagnola. Contro tale ultima decisione, l’imprenditore cedente, proponeva ricorso dinanzi al giudice del rinvio il quale asseriva come nel caso di specie non vi fossero gli estremi per la qualifica di cessione intracomunitaria per via della mancanza di un sufficiente nesso temporale e sostanziale fra l’invio del veicolo in Spagna e la sua vendita in tale Stato membro. Inoltre, il trasferimento comunitario effettuato nel corso del 2006 fosse soggetto ad Iva in applicazione dell’articolo 3, paragrafo 1 a), della normativa nazionale tedesca. Tuttavia, lo stesso giudice del rinvio si poneva il dubbio se il trasferimento debba o meno beneficiare dell’esenzione ai fini dell’imposta sul valore aggiunto e questo alla luce di recente giurisprudenza della Corte di giustizia europea dalla quale è stato statuito come l’esenzione dall’Iva, di una cessione intracomunitaria, può essere subordinata  alla comunicazione, ad opera del fornitore, del numero di comunicazione Iva. In considerazione, anche, che, in assenza di indizi seri di frode, il giudice del rinvio ritenendo che l’esenzione dall’Iva non possa essere negata qualora ricorrano i requisiti sostanziali di tale esenzione tra i quali non rientra la trasmissione del numero identificativo Iva. Alla luce di tale considerazione il giudice del rinvio sospendeva il procedimento e proponeva la questione pregiudiziale ai giudici europei.

La questione pregiudiziale
Il giudice del rinvio nella questione pregiudiziale chiede nella sostanza se alla luce dell’articolo 22, paragrafo 8, e dell’articolo 28 quater, parte A, lettera a), primo comma e lettera d) della sesta direttiva vadano interpretati nel senso che ostano al diniego dell’esenzione dall’Iva nel caso di trasferimento intracomunitario del bene a motivo della mancata comunicazione del numero identificativo Iva nello Stato di destinazione nella circostanza in cui non sussista alcun indizio serio di frode fiscale e che tutti gli altri requisiti, per il riconoscimento dell’esenzione, siano rispettati.

Sulla questione pregiudiziale
Come sottolineano i giudici europei, rientra nelle operazioni intracomunitarie il bene trasferito a destinazione di un altro Stato membro per esigenze dell’impresa che effettua tale cessione, ad eccezione delle fattispecie specificatamente indicate nella norma di riferimento. Come rilevato dall’avvocato generale nelle sue conclusioni, affinché il trasferimento di cui alla causa principale sia esente occorre riscontrare la sussistenza delle condizioni sostanziali per il trasferimento comunitario. Pertanto, il fatto di trasferire un bene per esigenze dell’impresa  implica che il trasferimento sia effettuato per tale impresa (soggetto passivo) che agisce in quanto tale operando nell’ambito della sua attività imponibile. Inoltre, ai fini dell’esenzione Iva, occorre, come si legge nelle conclusioni dell’avvocato generale, che il siffatto trasferimento abbia i requisiti per qualificarsi quale trasferimento intracomunitario. Ma sebbene da costante giurisprudenza della Corte l’obbligo di comunicazione del numero identificativo Iva dell’acquirente del bene costituisca un requisito formale rispetto al diritto di esenzione dall’imposta, la stessa Corte ha affermato che non si può vincolare il riconoscimento del beneficio di esenzione alla mera comunicazione del suddetto numero identificativo.
                                     
La pronuncia
I giudici della quarta sezione della Corte di giustizia europea si sono pronunciati rispondendo alla questione pregiudiziale, di cui alla causa principale, nel senso che la normativa di riferimento in parola non consente che l’Amministrazione fiscale dello Stato membro di origine neghi l’esenzione dall’Iva di un trasferimento intracomunitario per il motivo che il soggetto passivo non abbia comunicato il numero di identificazione Iva dello Stato membro di destinazione, in mancanza di un indizio serio di sussistenza di frode fiscale, nel caso di trasferimento del bene ad altro Stato membro e nel rispetto degli altri requisiti per l’esenzione.


Data della sentenza
20 ottobre 2016
Numero della causa
C-24/2015
Nome delle parti

  • Josef Plöckl
contro
  • Finanzamt Schrobenhausen

Fonte: Agenzia Entrate

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Immobile all'estero: lavori indetraibili.

Sono detraibili le spese di ristrutturazione su un immobile detenuto all'estero da una persona fisica residente in Italia?

È possibile usufruire della detrazione di imposta - attualmente, al 50% - per i lavori di ristrutturazione edilizia effettuati sulle unità immobiliari residenziali e sugli edifici residenziali. L’immobile oggetto degli interventi agevolabili deve essere situato nel territorio dello Stato italiano; i lavori, invece, possono essere eseguiti anche da imprese non residenti nel territorio nazionale (circolare ministeriale 57/1998). Sono pertanto escluse dall’agevolazione tutte le abitazioni che non si trovano in Italia, anche se di proprietà di una persona fisica qui residente.
 
 
Fonte: Agenzia Entrate

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Soglia di punibilità: nel computo anche i biglietti omaggio ulteriori.

Per integrare la nuova fattispecie di reato prevista dall’articolo 4, Dlgs 74/2000 a seguito delle modifiche introdotte dal Dlgs 158/2015 e confermare la legittimità del relativo provvedimento di sequestro preventivo disposto per il reato contestato, la determinazione dell’imponibile sul quale calcolare l’Iva deve tenere conto del controvalore nominale dei biglietti di favore emessi in eccesso rispetto alla quota esente del 5% prevista dalla normativa di settore.
Lo ha chiarito la Cassazione con la sentenza n. 42744 del 10 ottobre 2016.

I fatti
Il tribunale ha rigettato la richiesta di dissequestro parziale presentata dal direttore generale di una Spa che gestisce un autodromo, organizzandovi le manifestazioni sportive che lì si svolgono.
Il sequestro preventivo sui beni dell’uomo era stato adottato a seguito della contestazione provvisoria elevata nei suoi confronti e avente a oggetto la violazione dell’articolo 4, Dlgs 74/2000, in quanto, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, al fine di evadere l’Iva, aveva indotto il legale rappresentante della società a indicare, nelle dichiarazioni di imposta relative agli anni 2010 e 2011, elementi attivi inferiori a quelli reali. In particolare, l’uomo aveva omesso di indicare, quali poste attive, il controvalore dei biglietti offerti in omaggio in misura superiore alla quota esente (e cioè al 5% della capienza dei singoli settori destinati al pubblico per la partecipazione agli eventi sportivi svoltisi nell’autodromo), sottraendo tali importi a Iva.

Il tribunale confermava il provvedimento di rigetto, mentre il direttore genarle proponeva ricorso per cassazione, deducendo:

  • sotto il profilo della carenza del fumus commissi delicti, che la propria condotta non riguardava l’indicazione, in sede di dichiarazione dei redditi, di elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo ex articolo 4, Dlgs 74/2000, ma solo elementi virtuali, poiché egli stesso si era limitato a non indicare un valore figurativo corrispondente all’ammontare dell’ipotetico prezzo, non percepito, dei biglietti offerti in omaggio oltre il limite di franchigia del 5% dei posti disponibili
  • sotto il profilo della violazione di legge, l’erroneità del criterio del controvalore dei biglietti, adottato per determinare le entrate figurative omesse, piuttosto di quello costituito dal valore delle spese sostenute dalla Spa per l’erogazione del servizio in favore degli spettatori non paganti (articolo 3, comma 3 e articolo 13, comma 2, lettera c), Dpr 633/1972). 
La Cassazione ha annullato l’ordinanza impugnata e ha rinviato la causa al tribunale di Monza, sottolineando l’incidenza sulla fattispecie esaminata della modifica apportata all’articolo 4 del Dlgs 74/2000 con il Dlgs 158/2015 e precisando che il giudice del rinvio, per ritenere integrata la fattispecie di reato, dovrà porre “… a base del proprio calcolo il controvalore nominale ‘normale’ dei biglietti di accesso agli impianti dell’Autodromo… offerti in omaggio per le manifestazioni sportive ivi organizzate, detratta la quota esente del 5% di essi, secondo la previsione di cui alla normativa di settore…”.

La sentenza
I giudici di legittimità hanno dato atto che, negli anni 2010 e 2011, erano stati sottratti a Iva considerevoli importi, rispettivamente pari a 2.224.292,40 e a 2.046.372,95 euro. In relazione a tali somme, la Cassazione ha considerato che, per effetto delle modificazioni apportate all’articolo 4 del Dlgs 74/2000 dalla novella del 2015, la condotta di colui che nella dichiarazione dei redditi indichi ricavi inferiori a quelli reali è punibile solo a condizione che:
  • l’ammontare dell’imposta evasa sia superiore, per ogni anno e per ognuna delle singole imposte, a 150mila euro
  • il totale degli elementi attivi sottratti all’imposizione sia superiore, in relazione a ciascun anno di imposta, al 10% del totale degli elementi attivi reali o sia comunque superiore a 3 milioni di euro. 
Il precedente testo legislativo, invece, fissava la soglia di punibilità della condotta in 2 milioni di euro, realizzata la quale si poteva prescindere della incidenza percentuale dell’importo sottratto al calcolo della tassazione rispetto agli elementi positivi realizzati nel corso dell’anno d’imposta.
Nella fattispecie esaminata, il tribunale di Monza, di fronte al quale la questione era pervenuta in epoca anteriore all’entrata in vigore della novella del 2015, pur rilevando che l’ammontare del valore sottratto al calcolo dell’imposta evasa negli anni 2010-2011 era superiore alla precedente soglia di punibilità, nulla ha osservato in ordine alla incidenza percentuale di tale omessa dichiarazione rispetto all’intero valore imponibile.
A riguardo, la Cassazione ha rilevato la necessità di una tale indicazione proprio perché, nella fattispecie al suo vaglio, l’importo sottratto a tassazione era inferiore alla nuova soglia di punibilità.

Il tribunale, quindi, per confermare il sequestro preventivo in relazione alla ipotizzata violazione dell’articolo 4 del Dlgs 74/2000, avrebbe dovuto fornire elementi (anche solo indiziari, vista la fase cautelare del giudizio) tali da far ritenere che l’ammontare delle somme sottratte a tassazione, pur essendo inferiore a 3 milioni di euro, sia comunque superiore al 10% degli elementi attivi imponibili. Ma così non è stato. Il tribunale, infatti, non ha fornito alcun dato per consentire la verifica dell’integrazione di tale elemento del reato, quale fattore fondamentale ai fini della verifica della sussistenza del fumus commissi delicti.

In particolare, la Cassazione ha precisato che il giudice del rinvio, nel colmare tale lacuna, dovrà porre a base del proprio calcolo il controvalore nominale “normale” dei biglietti di accesso agli impianti dell’autodromo offerti in omaggio relativamente alle manifestazioni sportive ivi organizzate, detratta solo la quota esente del 5% degli stessi, come previsto dalla disciplina di settore.
Quest’ultima, essendo riferita a dati obiettivi (cioè il valore normale dei biglietti concessi in omaggio per ciascuno dei settori riservato al pubblico ordinariamente pagante), costituisce una forma di accertamento non di tipo discrezionale valutativo, ma di tipo reale. L’articolo 3, comma 5, Dpr 633/1972, infatti, prevede che non sono considerate prestazioni di servizi, suscettibili di costituire presupposto Iva, le prestazioni relative agli spettacoli e alle manifestazioni sportive rese ai possessori di titoli gratuiti limitatamente al contingente numerico di favore, stabilito nella misura del 5% della capienza massima di ogni settore dell’impianto sportivo nel quale si tiene la manifestazione.

Di conseguenza, oltre siffatta quota, la manifestazione sportiva tenuta nel territorio dello Stato va considerata quale prestazione di servizi, suscettibile di costituire, ex articolo 1, Dpr 633/1972, presupposto Iva.

A tale riguardo, la Corte ha chiarito che non ha alcun rilievo considerare che, per la natura gratuita dei titoli di accesso emessi, il loro importo non ha costituito un reddito né tantomeno un’entrata per il soggetto debitore di imposta. Ciò in quanto il legislatore, da una parte, ha inteso prevenire la facile elusione che potrebbe verificarsi quando, attraverso il rilascio di ingenti quantità di biglietti di favore, si potrebbe abbattere sensibilmente il valore imponibile; dall’altra, ha voluto così sottoporre a tassazione non l’entrata finanziaria conseguita (fenomeno, peraltro, caratteristico delle ipotesi di imposizione fiscale diretta), ma l’astratto valore della prestazione eseguita, a prescindere dal fatto che tale valore si sia o meno tramutato in una effettiva entrata finanziaria (non contraddicendo, peraltro, la natura di imposta indiretta dell’Iva).


Fonte: Agenzia Entrate

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31 ottobre: Rimborsi Iva infrannuali.

I contribuenti Iva, che da luglio a settembre 2016 hanno maturato un’eccedenza di imposta detraibile superiore a 2.582,28 euro e intendono chiedere, in tutto o in parte, il rimborso della somma o utilizzare la stessa in compensazione, devono presentare telematicamente, entro il prossimo 31 ottobre, l’ultima versione del modello TR, disponibile sul sito dell’Agenzia con le relative istruzioni.
L’attuale prototipo, infatti, si è uniformato, tra l’altro, ad alcune modifiche introdotte dalla Stabilità (articolo 1, comma 908, legge 208/2015), come l’innalzamento delle percentuali di compensazione per le cessioni di latte, bovini e suini (le nuove percentuali sono state aggiunte nella lista ad hoc presente nei righi da TA1 a TA13 di Iva Tr, dove si indicano “le operazioni imponibili, suddivise per aliquota o percentuale di compensazione applicata, per le quali nel trimestre cui si riferisce il modello, si è verificata l’esigibilità dell’imposta - comprese quelle ad esigibilità differita annotate in periodi precedenti)”.
La trasmissione del modello può essere effettuata dal diretto interessato o da un intermediario abilitato.

La possibilità di chiedere rimborsi Iva infrannuali non riguarda la totalità dei contribuenti soggetti all’imposta, ma quelli che si trovano nelle condizioni previste dall’articolo 30, terzo comma, lettere a), b), ed e), del Dpr 633/1972, e anche quelli di cui alle lettere c) e d), con qualche limitazione.
In sintesi, usufruiscono dell’opportunità gli operatori che:

  • effettuano esclusivamente o prevalentemente operazioni attive con aliquote inferiori a quelle dell’imposta relativa agli acquisti e alle importazioni
  • effettuano operazioni non imponibili (articoli 8, 8-bis e 9 del Dpr 633/1972) per un ammontare superiore al 25% del totale complessivo di tutte le operazioni compiute nel periodo
  • hanno acquistato e/o importato, nel trimestre, beni ammortizzabili per un ammontare superiore ai 2/3 del totale degli acquisti e delle importazioni imponibili
  • realizzano nel trimestre, nei confronti di soggetti Iva non stabiliti in Italia, operazioni attive per un importo superiore al 50% di tutte le operazioni effettuate, limitatamente a prestazioni:
    • di lavorazione relative a beni mobili materiali
    • di trasporto di beni e relative prestazioni di intermediazione
    • di servizi accessori ai trasporti di beni e relative prestazioni di intermediazione
    • di servizi relative a operazioni creditizie, finanziarie, assicurative rese a soggetti extra comunitari o riguardanti beni destinati a essere esportati fuori dalla Comunità europea
  • non sono residenti, non hanno una stabile organizzazione in Italia e non sono identificati direttamente o tramite un rappresentante residente nel territorio dello Stato.
Altro percorso stesso traguardo
In alternativa alla procedura di rimborso, il contribuente può recuperare l’eccedenza Iva maturata nel terzo trimestre 2016 utilizzandola in compensazione orizzontale con il modello F24, nel rispetto del limite annuale di 700mila euro, e indicando il codice tributo “6038”, che identifica il terzo e ultimo trimestre. Ultimo perché l’eventuale credito del quarto dovrà essere indicato nella dichiarazione annuale, da presentare a partire dal 1° febbraio e fino al 30 settembre 2017.

Chi sceglie la compensazione deve tener conto del fatto che, in base a quanto disposto dall’articolo 8, comma 18, Dl 16/2012, il superamento della soglia di 5mila euro (riferita al totale dei crediti trimestrali maturati nell’anno) comporta l’obbligo di utilizzare tali crediti soltanto a partire dal sedicesimo giorno del mese successivo a quello di presentazione della domanda, servendosi esclusivamente dei canali telematici dell’Agenzia delle Entrate (Entratel o Fisconline), e non anche di quelli home-banking o remote banking messi a disposizione da istituti finanziari e Poste italiane.
Sempre in tema di compensazione, attenzione: il contribuente che ha debiti di importo superiore a 1.500 euro relativi a ruoli definitivi, scaduti e non pagati, non può accedervi, a meno che prima non estingua il debito.

Rimborsi senza “certificato”
Con il rinnovato articolo 38-bis, completamente riscritto dal Dlgs 175/2014, le garanzie per i rimborsi Iva trimestrali possono essere bypassate, sopravvivendo solo in casi residuali. Infatti, la norma indicata ha innalzato a 15mila euro l’ammontare dei rimborsi effettuabili senza “pegno”; in più, oltre questa soglia, ha stabilito la possibilità di evitare la garanzia con un semplice visto di conformità (o una sottoscrizione dell’organo di controllo e una dichiarazione che attesti la sussistenza dei requisiti patrimoniali). In sostanza, a oggi, vanno garantiti esclusivamente i rimborsi over 15mila euro chiesti da contribuenti “poco affidabili” (la scarsa affidabilità è spiegata nella sezione 2 delle istruzioni alla compilazione del modello Iva Tr).

Una scorciatoia “riservata”
Tra gli operatori legittimati a chiedere la restituzione del credito Iva trimestrale ce ne sono alcuni che possono ottenerla in via prioritaria, entro tre mesi dalla richiesta. Sono i contribuenti che:
  • hanno effettuato nel trimestre prevalentemente prestazioni di subappalto in edilizia e hanno emesso fatture senza addebito di imposta (codice 1)
  • svolgono le attività individuate dal codice Atecofin 2004 37.10.1, cioè di recupero e preparazione per il riciclaggio di cascami e rottami metallici (codice 2)
  • esercitano le attività individuate dal codice Atecofin 2004 27.43.0, cioè producono piombo, zinco, stagno e semilavorati (codice 3)
  • svolgono le attività individuate dal codice Atecofin 2004 27.42.0, cioè producono alluminio e semilavorati (codice 4).
  • fabbricano aeromobili, veicoli spaziali e i connessi dispositivi, che si riconoscono nel codice Ateco 2007 30.30.9 (codice 5)
  • svolgono l’attività individuata dal codice Ateco 2007 59.14.00, vale a dire che esercitano l’attività di proiezione cinematografica (codice 7)
  • effettuano prestazioni di servizi di pulizia, demolizione, installazione impianti e completamento, relative a edifici (codice 8).

Il codice 6 riguarda, invece, i fornitori della Pubblica amministrazione coinvolti nel meccanismo della “scissione dei pagamenti”, ammessi ai rimborsi Iva prioritari anche se non in possesso dei presupposti “generici”, indispensabili per gli altri contribuenti Iva autorizzati, cioè:
  • esercizio dell’attività da almeno tre anni
  • eccedenza detraibile Iva chiesta a rimborso pari o superiore a 10mila euro, per i rimborsi annuali, e a 3mila euro per quelli trimestrali
  • ammontare del credito almeno pari al 10% dell’importo complessivo dell’imposta assolta sugli acquisti e sulle importazioni effettuati nell’anno o nel trimestre a cui si riferisce il rimborso.
Il perché va ricercato nel fatto che lo spostamento dell’obbligo del versamento dell’Iva dal fornitore alla Pubblica amministrazione verosimilmente determina, per il primo, una perdurante posizione creditoria.
I codici vanno indicati nel frontespizio del modello TR.


Fonte: Agenzia Entrate

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mercoledì 19 ottobre 2016

Bonus amianto.

Al via il credito d'imposta per le imprese che effettuano interventi di bonifica dall'amianto su beni e strutture produttive ubicate nel territorio dello Stato, dal 1° gennaio 2016 al 31 dicembre 2016, con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale n. 243 del 17 ottobre 2016 del Decreto interministeriale del 15.06.2016.

Sono ammissibili al credito d'imposta gli interventi di rimozione e smaltimento, anche previo trattamento in impianti autorizzati, dell'amianto presente in coperture e manufatti di beni e strutture produttive ubicati nel territorio nazionale effettuati nel rispetto della normativa ambientale e di sicurezza nei luoghi di lavoro. Sono ammesse, inoltre, le spese di consulenze professionali e perizie tecniche nei limiti del 10% delle spese complessive sostenute e comunque non oltre l'ammontare di 10.000,00 euro per ciascun progetto di bonifica unitariamente considerato.

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