domenica 27 giugno 2010

Nulle le multe per eccesso di velocità se l'autovelox non viene segnalato

Nulle le multe per eccesso di velocità elevate dopo il 2007 se l’autovelox, gestito dagli agenti, non è stato segnalato preventivamente; l’onere della prova incombe sull’amministrazione che deve dimostrare la sussistenza dei presupposti dell’infrazione per irrogare la sanzione.
Prima di quell’anno, dunque, i verbali restano validi.
Lo ha deciso la Corte di Cassazione nella sentenza 15105 del 22/06/2010 che afferma come la presenza sulle strade di dispositivi di rilevamento elettronico della velocità deve essere segnalata agli automobilisti

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L’arrivo della service tax è previsto per il 2012.

In direttiva d’arrivo la service tax: sarà la futura imposta unica sugli immobili, che unificherà le attuali imposte Ici, Irpef, ipotecaria, catastale e registro. La nuova imposta colpirà i possessori di immobili, diversi da prima casa. Il nuovo sistema impositivo sarà basato su due aliquote: una calcolata sulla base della rendita catastale e un’altra da versare solo in caso di trasferimento del bene. Imminente anche l’introduzione della cedolare secca sugli affitti, molto probabilmente fissata al 20%, sostitutiva dell’attuale meccanismo basato sulle aliquote marginali Irpef.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Quesito: avvio nuova attività e pagamento contributi.

vorrei un informazione ho intenzione di aprire un piccolo negozietto-laboratorio qui nel garage di casa...io dovrei vendere materiale grezzo come pennelli,supporti,colori e oggetti creati da me,PROBLEMA pago i contributi nella coldiretti e faccio parte della società della azienda di mio marito.posso avere un consiglio in seguito a questi elementi???posso aprire partita iva e che codice mi andrebbe bene...senza pagare altri contributi????

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Non è ammesso il ricorso contro il pignoramento prezzo terzi

È inammissibile il ricorso del contribuente contro l’atto di pignoramento presso terzi, posto che gli atti esecutivi successivi alla cartella di pagamento, come prevede l’articolo 2 del DLgs. n. 546 del 1992, rientrano nella giurisdizione ordinaria e non in quella tributaria.
Questo è il principio affermato dalla Commissione tributaria provinciale di Milano con la sentenza del 7 giugno 2010 n. 256. La decisione, nonostante possa apparire, ad una lettura superficiale, poco rispettosa dei diritti del contribuente, appare condivisibile

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giovedì 24 giugno 2010

Le agevolazioni per il sostegno delle società dilettantistiche.

Con la risoluzione n. 57/E del 23 giugno 2010, l’Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti utili in merito alle spese di sponsorizzazione o di pubblicità verso le società o le associazioni sportive dilettantistiche. In particolare, viene precisato che entro il limite di erogazioni annue di 200mila euro opera una presunzione assoluta di deducibilità, per il soggetto che le ha pagate, mentre oltre il limite l’eccedenza può essere deducibile secondo le regole ordinarie previste dal Tuir.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Sanzioni per mancata compilazione quadro RW.

Gli immobili e le attività finanziarie estere devono essere indicate all’interno del modello RW, che potrà essere presentato assieme al frontespizio cartaceo del modello Unico agli uffici postali entro il 30 giugno 2010. Il regime sanzionatorio è particolarmente pesante in caso di omissione nella redazione del quadro RW. L’omessa compilazione della sanzione 1 comporta una sanzione da 5 a 25% degli importi omessi. Per la sezione 2 e 3, invece, la sanzione è elevata dal 10 al 50% e prevede anche la sanzione della confisca.

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Chiarimenti sulla nuova disciplina Intrastat.

Indicazioni di carattere generale e risposte a domande specifiche. Rappresentano il contenuto della circolare n. 36/E del 21 giugno, con la quale l’Agenzia fornisce interessanti chiarimenti sulla nuova disciplina riguardante gli elenchi riepilogativi delle operazioni intracomunitarie, a seguito dei mutati criteri di territorialità delle prestazioni di servizi.

Soggetti obbligati alla presentazione dei modelli Intrastat
Per le prestazioni di servizi risulta decisivo il principio dello stabilimento: non vanno incluse negli elenchi le prestazioni di servizio rese o ricevute da soggetti passivi italiani se la controparte è un soggetto stabilito in un Paese extracomunitario che, anche se identificato ai fini Iva nella Comunità, non ha nel territorio comunitario né la sede principale né una stabile organizzazione.
Invece, per le cessioni e gli acquisti di beni, ciò che rileva è l’aspetto oggettivo dell’operazione: devono essere incluse negli elenchi tutte le operazioni qualificabili come intracomunitarie, a prescindere dal fatto che uno dei contraenti sia un soggetto stabilito in un Paese terzo, purché lo stesso sia identificato ai fini Iva nella Comunità.
L’obbligo di presentazione degli elenchi relativi agli acquisti di beni e di servizi riguarda anche enti, associazioni e altre organizzazioni che svolgono attività commerciali solo in via secondaria, e, se identificati ai fini dell’imposta, quelli che non svolgono alcuna attività rilevante ai fini Iva (ad esempio, gli enti non soggetti passivi, tenuti a identificarsi perché hanno effettuato acquisti intracomunitari di beni per oltre 10mila euro o hanno optato per l’applicazione dell’imposta nel territorio dello Stato).

Intrastat e contribuenti “minimi”
La circolare indica i corretti adempimenti da parte dei contribuenti “minimi” italiani per le operazioni intracomunitarie effettuate e quelli a carico dei soggetti passivi d’imposta per le operazioni con soggetti di altri Stati membri considerati “piccole imprese”:
•il “minimo” italiano che effettua acquisti intracomunitari di beni o di servizi presso un soggetto passivo di altro Stato membro, deve integrare la fattura ricevuta indicando l’aliquota e l’imposta, non esercita il diritto a detrazione e deve compilare l’elenco degli acquisti intracomunitari o dei servizi ricevuti
•il “minimo” italiano che cede beni a (o effettua prestazioni di servizi nei confronti di) un soggetto passivo di altro Stato membro, effettua un’operazione interna, senza addebitare l’Iva a titolo di rivalsa, e non compila l’elenco delle cessioni intracomunitarie di beni (o delle prestazioni di servizi rese)
•il soggetto passivo italiano che effettua acquisti di beni presso (o riceve prestazioni di servizi da) un operatore di altro Stato membro rientrante nel regime delle piccole imprese, se non ha ricevuto un’apposita documentazione rappresentativadell’operazione, emette autofattura senza applicare l’imposta e non compila l’elenco riepilogativo degli acquisti intracomunitari di beni (o dei servizi ricevuti)
•il soggetto passivo d’imposta italiano che cede beni a (o effettua prestazioni di servizi nei confronti di) un operatore di altro Stato membro rientrante nel regime delle piccole imprese, emette fattura senza addebito d’imposta e compila l’elenco delle cessioni intracomunitarie di beni (o delle prestazioni di servizi rese).

Le prestazioni da inserire negli elenchi
Nei modelli riepilogativi delle prestazioni rese vanno incluse tutte quelle effettuate da operatori italiani a soggetti passivi comunitari, tassabili, sulla base del nuovo principio generale di territorialità (articolo 7-ter del Dpr 633/1972), nel luogo del committente. Sono quindi escluse le prestazioni oggetto di specifiche deroghe in tema di territorialità (articoli 7-quater e 7-quinquies del Dpr 633/1972).

Allo stesso modo, negli elenchi delle prestazioni ricevute da soggetti passivi stabiliti nel territorio dello Stato devono essere incluse tutte le operazioni che risultano tassabili in Italia in virtù del citato principio generale.

Non vanno dichiarate le prestazioni di servizi rese per le quali non è dovuta l’imposta nello Stato membro in cui è stabilito il committente né quelle ricevute da un operatore residente da parte di un prestatore comunitario per le quali non è dovuta l’imposta in Italia.

Rettifica di dichiarazioni già inviate
Per le variazioni ex articolo 26 del Dpr 633/1972 relative ad operazioni già dichiarate, le relative fatture integrative o le note di accredito vanno indicate negli elenchi riguardanti il periodo nel corso del quale le rettifiche sono state registrate.

Per rimediare all’omissione di dati relativi a prestazioni di servizi, va compilata un’apposita dichiarazione, indicando come periodo di riferimento il mese o il trimestre in cui si è verificata l’omissione e compilando la sezione 3 del modello.

Per gli altri tipi di errori relativi a prestazioni di servizi (compresa l’inclusione nei modelli di operazioni che non dovevano essere oggetto di dichiarazione), andrà compilata la sezione 4, relativa alle rettifiche concernenti i servizi resi o ricevuti.

Da trimestrale a mensile si fa presto, più lento il percorso inverso
Il contribuente che ha presentato per gennaio e febbraio 2010 gli elenchi mensili, perché prevedeva di superare nel trimestre la soglia dei 50mila euro, non può tornare sui propri passi: nel caso in cui a marzo l’ammontare delle operazioni rilevanti si attesti al di sotto di tale limite, egli dovrà comunque rispettare la tempistica mensile per tutto il 2010.

Una volta superata la “frontiera” dei 50mila euro, anche in un solo trimestre, è imposta la presentazione dell’Intrastat mensile per almeno quattro trimestri consecutivi. Se questi, poi, trascorrono “sottotono”, cioè senza mai oltrepassare il limite, l’elenco potrà tornare ad avere cadenza trimestrale.
Ma, attenzione, la regola vale solo per le cessioni di beni e non per le prestazioni di servizi, che sono state incluse negli elenchi a partire da quest’anno. Va da sé che, a chi effettua esclusivamente prestazioni di servizi, è concessa una partenza da trimestrale, naturalmente fino a quando non si superano i fatidici 50mila.

Il trimestrale che sorpassa il limite diventa immediatamente mensile ed è tenuto a segnalare il cambio di periodicità nel frontespizio dell’Intrastat. Se il superamento avviene a gennaio, barrerà la casella “primo mese del trimestre”; se invece succede a febbraio quella “primo e secondo mese del trimestre”, nel caso in cui il mese del sorpasso sia marzo dovrà contrassegnare il “trimestre completo”.

Nessuna operazione, nessuna dichiarazione
Il soggetto passivo, qualora non abbia effettuato alcuna operazione, non è obbligato a trasmettere il modello riepilogativo.

Il momento giusto è nella fattura
L’obbligo di emissione dell’autofattura per una prestazione di servizio nasce nel momento in cui il committente italiano paga il corrispettivo convenuto. Il documento va annotato entro 15 giorni nel registro delle fatture emesse e, in quello degli acquisti, entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui è sorto il diritto alla detrazione. Su questo punto nessun dubbio, ribadisce la circolare. Per quel che concerne gli elenchi Intrastat, però, si precisa, che in essi “sono riepilogati i dati delle operazioni registrate o soggette a registrazione”, quindi l’adempimento prescinde dalle date di registrazione delle fatture. Un esempio per chiarire: una fattura emessa il 31 gennaio, data di effettuazione del pagamento, e registrata il 10 febbraio, va inclusa negli elenchi relativi al mese di gennaio. Stessi termini in caso di emissione anticipata dell’autofattura o di integrazione della fattura emessa dal fornitore comunitario.

Intrastat a braccetto con la fattura e non con il conto deposito, prova o visione. I movimenti che interessano al fisco per quanto riguarda gli elenchi Intrastat, sono le effettive cessioni e le merci acquistate in ambito intracomunitario, non le spedizioni che non abbiano tali requisiti. Quindi l’obbligo scatta soltanto insieme alla fattura relativa alla spedizione e vendita del prodotto e non se viene inviato in semplice visione.

La valuta da “valutare”
In caso di scambio con un Paese non aderente alla moneta unica, è quella in vigore nel giorno in cui l’operazione si ritiene effettuata e non quella di registrazione della fattura, idem in caso di rettifica: il cambio di riferimento è quello applicato in origine.

L’e-commerce trova l’Intrastat
Acquisti e vendite effettuati on line rientrano nella definizione relativa ai servizi elettronici e finiscono negli elenchi riepilogativi. La risposta vale sia per i software scaricati (e quindi acquistati) via Internet sia per le cessioni di beni tramite e-bay. Naturalmente si deve trattare di scambi a titolo oneroso.


Fonte: Agenzia Entrate

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Quesito: codice tributo 1800 contribuente minimo.

Desidererei sapere se sul codice tributo 1800 (contribuente minimo) si può effettuare ravvedimento operoso e se SI
QUALI SONO I CODICI PER LE SANZIONI E GLI INTERESSI.

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Quesito: detrazione autovettura come agente.

HO UNA SAS CHE FA COMMERCIO ALL'INGROSSO PIU' AGENZIA DI RAPPRESENTANZA.
HO ACQUSTATO UNA MACCHINA NUOVA POTREI SCARICARLA ALL'80% COME AGENTE RAPPRESENTANTE?

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Quesito: 2 CUD.

Ho ricevuto nel 2010 due CUD uno relativo a lavoro dipendente 248 giorni uno relativo alla disoccupazione che comprende anche quella del 2008 riporta 208 giorni fermo restando il cumolo degli importi con relative aliquote il CAF in una sua interpretazione fa le detrazioni per soli 287 giorni è corretto!?

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Quesito: contratto solidarietà.

vorrei sapere visto che l'azienda per cui lavoro sta per
utilizzare il cotratto solidarità portando il nostro orario di lavoro
da 40 ore a 28 ore se, l'orario di lavoro gode di flessibilità e se
posso essere messo in regola presso un altra tipologia di azienda per
poter sopperire alla conseguente diminuzione di stipendio.

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La maternità non è causa di esclusione dagli studi di settore

La circolare n. 34 dell’Agenzia delle Entrate del 18 giugno 2010 suggerisce di indicare nelle annotazioni di Gerico il verificarsi dello stato di maternità e di congedo parentale, e di conservare tutta la documentazione attestante tali eventi. La maternità e il congedo parentale, pur non essendo previsti nella normativa come cause di esclusione dagli studi di settore, sono tuttavia di rilevante impatto e devono essere presi in considerazione dagli uffici periferici al fine di considerare in maniera idonea le situazioni di non congruità o di non coerenza derivanti da tali eventi

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mercoledì 23 giugno 2010

Quesito: impostazione fattura per consulenze.

Faccio consulenze per un azienda (tengo dei corsi di tecniche di vendita) volevo gentilmente sapere come deve essere impostata la fattura e cioè ritenuta d'imposta? Che percentuale? Ritenuta d'acconto? Che percentuale.

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Quesito: IVA agevolata al 4%.

sono proprietario di immobile, prima e unica casa dove abito con la mia famiglia.
sono in procinto di effettuare copertura con tetto a falda dell'attuale lastrico solare, giusto permesso di costruire rilasciato da comune /regione/intendenza per la "realizzazione di una copertura a mansarda-sottotetto".
Da quello che ho potuto carpire dalla rete potrei chiedere oltre l'agevolazione del 36 % sull'irpef, anche l'IVA agevolata del 4%, la domanda è: posso aderire all'IVA agevolata e se "si", in fattura cosa devo far indicare alle ditte?

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E' impugnabile la comunicazione di iscrizione a ruolo

Con la sentenza n. 14373 del 15 giugno 2010, la Cassazione afferma che la comunicazione di iscrizione a ruolo è impugnabile innanzi al giudice tributario, anche se nell’atto viene indicato che non è ammesso ricorso giurisdizionale. Nella fattispecie un contribuente aveva contestato la comunicazione d’iscrizione a ruolo della tassa rifiuti da parte di un Comune. Secondo la Cassazione sono impugnabili tutti gli atti con i quali l’amministrazione notifica ai contribuenti una pretesa tributaria, non avendo alcuna rilevanza la denominazione dell’atto

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domenica 20 giugno 2010

Rimborso IRAP: inammissibili i ricorsi cumulativi di liberi professionisti

Il ricorso cumulativo proposto da liberi professionisti che chiedono il rimborso IRAP è inammissibile quando le attività professionali svolte dai ricorrenti sono eterogenee, e tra di essi non sussiste alcun legame economico o operativo. Nel processo tributario le ipotesi di litisconsorzio necessario e facoltativo ricorrono quando si sia di fronte ad un unico atto impositivo dal carattere unitario. Questo è quanto ha ribadito la Cassazione con sentenza n. 14378 del 2010

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sabato 19 giugno 2010

Quesito: certificazioni r.a.

vorrei sapere se per quanto riguarda le certificazioni r.a. che devo consegnare ai miei collaboratori, è il mio commercialista che le deve fare e darmele alla scadenza (28 febbraio ) oppure sono io che devo io richiedergliele ?

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Le nuove regole per le operazioni fra gli operatori nazionali e black list.

Dal 1° luglio 2010 le transazioni fra gli operatori nazionali e quelli con sede, residenza o domicilio in paesi a fiscalità privilegiata dovranno essere oggetto di una comunicazione telematica all’Agenzia delle Entrate. Non devono essere indicate nella comunicazione le operazioni che possono dirsi realizzate entro il 30 giugno. In generale, per le cessioni di beni vale il momento della loro consegna o spedizione, a meno che, prima di tale data, non sia stata emessa fattura o effettuato il pagamento. Quanto alle prestazioni di servizi ai fini Iva non vale il momento della loro realizzazione, ma la data del pagamento o, se antecedente, quella dell’emissione della fattura.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Esteso il regime agevolato sui conferimenti delle azioni.

Con la circolare n. 33 del 17 giugno 2010, l’Agenzia delle Entrate ha fornito varie delucidazioni in merito alla disciplina dello scambio di partecipazioni mediante conferimento. In particolare, le Entrate affermano che, la disciplina recata dal comma 2 dell’art. 177 del TUIR è applicabile tanto alle operazioni di scambio che attuano un’aggregazione di imprese indipendenti quanto alle operazioni realizzate all’interno dello stesso gruppo per modificare gli assetti di governance. Viene, quindi, prevista la possibilità di evitare l’emersione di plusvalenze nel conferimento di azioni o quote, anche nel caso di apporti in società già partecipate dai conferenti.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Possibile sospendere l'esecuzione di sentenze del giudice tributario

Tramite un’interpretazione costituzionalmente orientata delle disposizioni del DLgs. 546/1992, è possibile sostenere che la Commissione tributaria possa sospendere gli effetti esecutivi delle sentenze, in presenza dei requisiti prescritti dalla legge.
Questo è il principio che si desume dalla sentenza n. 217 della Corte Costituzionale depositata il 17 giugno, che, nel dichiarare inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell’art. 49 del DLgs. n. 546/1992, afferma che il Giudice rimettente, anziché sollevare la questione, avrebbe dovuto adottare un’interpretazione compatibile con la Carta Costituzionale

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venerdì 18 giugno 2010

Quesito: partita IVA ed Enpals.

vorrei avere informazioni su come poter formulare un mio nuovo contratto di lavoro con un cliente.
Sono un montatore cine-televisivo e dovrei fatturare le mie prestazioni mensilmente (per un anno)
io ho partita iva come ditta individuale e vorrei emettere fattura (o in alternativa dei contratto a progetto che a me non piacciono) aggiungendo contributo ENPALS
l'importo e di solo 1300 euro netti mensile, quale puà essere la giusta formulazione?

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Contributi dovuti da artigiani e commercianti.

L’Inps ha provveduto, previo scambio di informazioni con l’Agenzia delle Entrate, ad inviare ad artigiani e commercianti un prospetto di liquidazione contenente l’indicazione degli importi da pagare per il versamento dei contributi per l’anno 2010, inoltre una lettera per gli importi dovuti dai titolari di partita Iva. Per coloro che non sono titolari ha spedito invece anche i modelli F24. I contributi dovuti, per quest’anno, sulla quota di reddito eccedente il minimale devono essere versati entro la data del 16 giugno per il saldo 2009 e il primo acconto 2010. Entro il 30 novembre il secondo acconto. Per maggiori dettagli vedi circolare n. 73 del 14 giugno 2010


Fonte: INPS

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Fatture beni strumentali agevolati. Ottiene l'ok il timbro informatico.

La conservazione sostitutiva delle fatture passive (o degli altri documenti di spesa) che attestano l'acquisto "agevolato" di beni strumentali (leggi 388/2000 e 296/2006), sulle quali, a tal fine, deve essere apposta con scrittura indelebile, anche mediante timbro, la dicitura "Bene acquistato con il credito di imposta di cui all'articolo 8 della L. 388/2000 (…)" ovvero "spesa agevolata con credito di imposta previsto all'art. 1, commi 271-279, della legge 296/2006", può avvenire a timbro già apposto oppure, in alternativa, emettendo uno o più documenti informatici di timbratura da collegare a ogni fattura già conservata. Il tutto a condizione che sia assicurata la non modificabilità dei "timbri informatici" e che sia garantita l'agevole individuazione delle fatture collegate agli stessi.
E' in sintesi il chiarimento arrivato con la risoluzione n. 52/E del 17 giugno.

L'Agenzia, in sostanza, dopo aver ricordato che la procedura di conservazione sostitutiva non ha "scadenza" (da qui l'indicazione di poter anche attendere l'apposizione, in modalità "analogica", sul titolo di spesa delle necessarie timbrature), ha giudicato percorribile anche la strada del "timbro informatico", ricordando che il processo di conservazione dei documenti informatici termina con l'apposizione della marca temporale e della firma elettronica qualificata da parte del responsabile della conservazione.


Fonte: Agenzia Entrate

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Il fisco-lumaca risarcisce i danni.

I contribuenti danneggiati dai ritardi dell’Amministrazione Finanziaria possono chiedere il risarcimento dei danni subiti. Tale istanza va presentata alla Commissione tributaria provinciale, competente a valutare e liquidare ogni tipo di richiesta accessoria presentata dal contribuente. Questo è quanto affermato dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 14499 del 16 giugno 2010.

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Consulenze non imponibili ai fini IVA.

Secondo la Corte di Cassazione, per determinare il tipo di rapporto intercorrente fra le società madre e figlia - "poichè preliminare alla qualificazione del contratto è la ricerca della comune volontà delle parti" - non è sufficiente l'interpretazione sulla base del contratto, ma la natura effettiva delle prestazioni. Il caso sottoposto all’esame dei Giudici di legittimità riguarda una sentenza della Commissione Tributaria Regionale con la quale è stato rigettato l’appello proposto dall’Ufficio, con la motivazione che l’individuazione del criterio di territorialità, ex art. 7, D.P.R. n. 633/1972, prescinde del tutto dal tipo di contratto posto in essere dalle parti e prende in considerazione la natura delle prestazioni oggetto del rapporto contrattuale.

Secondo l’Ufficio, ai fini della disposizione citata costituirebbero prestazioni di consulenza e assistenza tecnica quelle in cui appaia preminente, non la rilevanza obiettiva di una determinata realtà, bensì la valutazione soggettiva del prestatore del servizio con la conseguenza che quando la prestazione resa è inserita in un contesto negoziale più complesso, dove oltre ad una prestazione specificamente intellettuale viene utilizzata dal prestatore anche una struttura organizzativa necessaria per l’esecuzione del servizio richiesto, la prestazione perde la caratteristica propria della consulenza tecnica per assumere quella di una prestazione diversa derivante da un contratto riconducibile allo schema negoziale dell’appalto o del mandato.

I Supremi giudici, chiamati a pronunciarsi sulla imponibilità o meno, ai fini IVA, delle prestazioni di assistenza rese ad un committente residente in altro Stato della Comunità Europea assoggettato ad IVA nel proprio Stato di residenza, hanno affermato che, nell'ambito di operazioni infragruppo, l'Agenzia delle Entrate non è tenuta a richiedere l'IVA alla società residente italiana qualora le prestazioni rese nei confronti della capogruppo risultino da contratto come vere e proprie consulenze da tassare all'estero.

Il principio su cui poggia la sentenza de qua è il seguente: "poiché preliminare alla qualificazione del contratto è la ricerca della comune volontà delle parti, che costituisce un accertamento di fatto riservato al giudice di merito, nell'ipotesi in cui con il ricorso per cassazione sia contestata la qualificazione da quest'ultimo attribuita al contratto intercorso tra le parti, le relative censure, per essere esaminabili, non possono risolversi nella mera contrapposizione tra l'interpretazione del ricorrente e quella accolta nella sentenza impugnata, ma debbono essere proposte sotto il profilo della mancata osservanza dei criteri ermeneutici di cui all'art. 1362 e seguenti c.c. o dell'insufficienza o contraddittorietà della motivazione, e, in ossequio al principio di autosufficienza del ricorso, debbono essere accompagnati dalla trascrizione delle clausole individuative dell'effettiva volontà delle parti, al fine di consentire alla S.C. di verificare l'erronea applicazione della disciplina normativa".

In altre parole, l’Amministrazione Finanziaria – non avendo indicato in maniera puntuale le prestazioni effettivamente eseguite dal contribuente, a beneficio del committente comunitario, prestazioni, queste, che avrebbero dovuto legittimare la pretesa di imponibilità in Italia – con la sua condotta ha impedito ai Giudici di legittimità di riconoscere l’eccepito errore di interpretazione del contratto tra le parti che, secondo l’ufficio, sarebbe stato compiuto dai Giudici di merito.

(Cassazione civile Sentenza, Sez. Trib., 04/06/2010, n. 13587)


Fonte: IPSOA

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Non basta l'iscrizione all'Aire per evitare la tassazione in Italia.

La sola registrazione nell'anagrafe dei residenti all'estero non è determinante per escludere la residenza fiscale in Italia, mentre ciò che conta è il fatto che in Italia ci sia il domicilio, laddove il centro principale degli interessi del soggetto deve essere identificato nel luogo in cui la gestione di questi interessi viene esercitata abitualmente esclude la residenza fiscale in Italia.
Ad affermare il principio, confermando le pretese dell'Amministrazione finanziaria, la Corte di cassazione con la sentenza n. 14434 del 15 giugno 2010.

La vicenda
L'ufficio di Arezzo, con avviso di accertamento, sulla base dei risultati delle indagini della Guardia di finanza, accertava redditi di capitale non dichiarati, derivanti da interessi che il contribuente aveva percepito a fronte di denaro dato a mutuo a vari soggetti. Sulla base, inoltre, di documenti risultanti da informative di polizia, emergevano anche documenti che evidenziavano consistenti incrementi patrimoniali, rilevanti ai fini di accertamento sintetico.
In particolare, infatti, in un testamento olografo del contribuente venivano citate le sue proprietà sia in Italia che all'estero.
Da schede personali intestate ai figli risultava inoltre che lo stesso contribuente aveva loro erogato denaro e metalli preziosi, considerati anche questi incrementi patrimoniali.

Avverso tale contestazione, in particolare, il contribuente sosteneva allora che le imposte, essendo egli iscritto all'Aire dal 1978, si potevano applicare soltanto sui redditi eventualmente prodotti all'estero.
A tal proposito, però, l'Amministrazione finanziaria evidenziava che, a norma dell'articolo 2, comma 2, del Dpr 917/86, per individuare le persone fisiche soggette alle imposte sui redditi occorre guardare non solo all'iscrizione nell'anagrafe della popolazione residente, ma anche, in alternativa, al domicilio o alla residenza nel territorio dello Stato, secondo la nozione dell'articolo 43 c.c.
Il legislatore fiscale, considerata la difficoltà di accertare il requisito della residenza come desunta dal codice civile, ha infatti affiancato a questo anche il requisito del domicilio, inteso come "luogo in cui la persona ha stabilito la sede principale dei suoi affari o interessi".

L'ufficio evidenziava poi come, dal dettato testuale della norma, emergesse peraltro, chiaramente, che i predetti requisiti sono tra loro alternativi e non concorrenti e come, affinché un soggetto sia considerato fiscalmente residente in Italia, fosse pertanto sufficiente il verificarsi di uno solo di essi.
Al riguardo, sottolineava poi che la cancellazione dall'anagrafe della popolazione residente e l'iscrizione all'Anagrafe degli italiani residenti all'estero non costituisce elemento determinante per escludere il domicilio o la residenza nello Stato, ben potendo questi ultimi essere desunti con ogni mezzo di prova, anche in contrasto con le risultanze dei registri anagrafici.
L'ufficio, infine, metteva in risalto che, affinché sussistesse il requisito della abitualità e della dimora, non era necessaria la continuità o la definitività, permanendo l'abitualità anche qualora il contribuente lavori o svolga altre attività all'estero, purché conservi in Italia l'abitazione, vi torni quando possibile e mostri l'intenzione di mantenervi il centro delle proprie relazioni familiari e sociali.

Il domicilio, infatti, è una situazione giuridica caratterizzata dall'elemento soggettivo, cioè dalla volontà di stabilire e conservare in quel luogo la sede principale dei propri affari e interessi, laddove la locuzione "affari ed interessi" deve intendersi in senso ampio, comprensivo non solo di rapporti di natura patrimoniale ed economica, ma anche morali, sociali e familiari.

A tal proposito, del resto, poteva essere d'ausilio anche il modello Ocse, il quale stabilisce una serie di criteri di collegamento della persona fisica allo Stato, quali, per esempio:
•l'abitazione permanente (cioè la disponibilità materiale di un'abitazione, non rilevando il titolo di possesso, ma piuttosto il fatto che la stessa sia usufruibile su base permanente e non occasionalmente)
•il centro di interessi vitali (si tratta del luogo in cui il cittadino ha le più strette relazioni personali ed economiche, incluso il luogo di direzione degli affari e quello in cui amministra i suoi interessi)
•il soggiorno abituale (si tratta del luogo in cui il soggetto, in termini temporali, prevalentemente abita)
•la nazionalità (determinata in base ai dati anagrafici di cittadinanza).
Si sottolineava inoltre che, considerato che l'articolo 10 della legge 448/1998 aveva provveduto a integrare i criteri fissati dall'articolo 2 del Dpr 917/1986, introducendo il comma 2-bis ("si considerano residenti, salvo prova contraria, i cittadini italiani cancellati dall'anagrafe della popolazione residente ed emigrati in Stati o Territori aventi un regime fiscale privilegiato, individuati con Decreto del Ministero delle Finanze da pubblicare in G.U."), e visto che nell'elenco del Dm 4 maggio 1999, in materia di Stati e territori aventi un regime fiscale privilegiato, all'articolo 1, era citato, per l'appunto, anche l'Uruguay (paese dove il contribuente sosteneva di aver trasferito la propria residenza), era chiaro che il contribuente aveva trasferito la propria residenza in quel Paese al solo fine di godere di un trattamento fiscale a lui più favorevole.

La pronuncia della Cassazione
La Cassazione, quindi, con la sentenza n. 14434 del 15 giugno, ha confermato la legittimità delle pretese dell'ufficio, stabilendo che la sola iscrizione nell'anagrafe dei residenti all'estero non è determinante per escludere la residenza fiscale in Italia, mentre ciò che conta è il fatto che in Italia ci sia il domicilio, laddove il centro principale degli interessi del soggetto deve essere identificato nel luogo in cui la gestione di questi interessi viene esercitata abitualmente "vale a dire in modo riconoscibile da terzi".

Ciò che rileva, evidenzia ancora la Corte suprema, è il principio di effettività e non la volontà individuale del contribuente.
In particolare, secondo i giudici di legittimità, "il carattere soggettivo ed elettivo della scelta dell'interessato rileva principalmente quanto alla libertà dell'effettuazione della stessa (l'ordinamento deve riconoscere e garantire l'effettivo esercizio della libertà di stabilimento del centro principale dei propri interessi), ma allorché si deve rilevare quale sia il risultato di quella scelta la volontà individuale va contemperata con le esigenze di tutela dell'affidamento dei terzi".


Fonte: Agenzia Entrate

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Stop al bonus per residenze fuori tempo.

Perde le agevolazioni prima casa il contribuente che, pur avendo chiesto prontamente la residenza, l’abbia ottenuta solo dopo il decorso dei termini, ovvero dopo un anno dall’acquisto dell’immobile. Questo è quanto ha stabilito la Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 14399 del 15 giugno 2010, ha accolto il ricorso dell’Amministrazione Finanziaria contro un contribuente che aveva ottenuto la residenza, pur avendo fatto domanda entro l’anno, solo dopo il decorso dei termini.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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UNICO 2010 - Crediti svalutati a sconto parziale.

All’interno di Unico SC 2010, i contribuenti devono indicare nel quadro RS la svalutazione dei crediti operati. In fase dichiarativa, il contribuente può dimostrare la correttezza delle scelte in base ai principi contabili, fornendo delle valide giustificazioni in Nota Integrativa. L’art. 1 della Finanziaria 2008 consente, tuttavia, all’Agenzia delle Entrate di disconoscere le rettifiche se non sono coerenti con i comportamenti contabili dei precedenti esercizi.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Il contenzioso annulla l’ipoteca.

La pendenza del ricorso contro la cartella di pagamento impedisce all’esattore di iscrivere ipoteca sui beni del presunto debitore. L’iscrizione di ipoteca, infatti, deve necessariamente possedere, ai fini della propria legittimazione, i requisiti della assoluta certezza, liquidità ed esigibilità, che nel caso di pendenza di ricorso non possono invece sussistere. Queste sono le conclusioni raggiunte dalla decima sezione della Commissione tributaria regionale della Puglia nella sentenza n. 6/10/2010.

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Sanzioni sul mancato interpello.

Con la circolare n. 32/E del 14 giugno 2010 l’Agenzia delle Entrate ha fornito varie delucidazioni in merito alle nuove regole operative in materia di interpello. In particolare, viene chiarito che per ottenere una risposta da parte dell’amministrazione finanziaria in sede di interpello dovrà essere fornita una stringente descrizione del caso concreto da risolvere. In caso contrario, la domanda sarà considerata inammissibile senza possibilità di ottenere una indicazione nemmeno nell’ambito dell’attività di consulenza giuridica. Inoltre, viene prevista una sanzione da 258 a 2.065 euro nei confronti di che, pur essendo obbligato a presentare un‘istanza di interpello, non vi provvede.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Impugnazione diretta DIA: recupero sottotetto a fini abitativi.

In ordine all'ammissibilità dell'impugnativa diretta della DIA edilizia, la giurisprudenza costante del Consiglio di Stato reputa inammissibile una domanda di annullamento di un atto che ha natura oggettivamente e soggettivamente privata. In ordine all'ammissibilità dell'impugnativa diretta della DIA edilizia, la giurisprudenza costante del Consiglio di Stato reputa inammissibile una domanda di annullamento di un atto che ha natura oggettivamente e soggettivamente privata.

Ai sensi dell'art. 63, L.R. 11 marzo 2005, n. 12, come novellato dalla L.R. 11 marzo 2005, n. 12:

- (comma 1) la Regione promuove il recupero a fini abitativi dei sottotetti esistenti con l'obiettivo di contenere il consumo di nuovo territorio e di favorire la messa in opera di interventi tecnologici per il contenimento dei consumi energetici;

- (comma 1bis) si definiscono sottotetti i volumi sovrastanti l'ultimo piano degli edifici dei quali sia stato eseguito il rustico e completata la copertura;

- (comma 2) negli edifici, destinati a residenza per almeno il venticinque per cento della superficie lorda di pavimento (s.l.p.) complessiva, esistenti alla data del 31 dicembre 2005, o assentiti sulla base di permessi di costruire rilasciati entro il 1 dicembre 2005, è consentito il recupero volumetrico a solo scopo residenziale del piano sottotetto;

- (comma 3) ai sensi di quanto disposto dagli artt. 36, comma 2 e 44, comma 2, il recupero volumetrico di cui al comma 2 può essere consentito solo nel caso in cui gli edifici interessati siano serviti da tutte le urbanizzazioni primarie, ovvero in presenza di impegno, da parte dei soggetti interessati, alla realizzazione delle suddette urbanizzazioni, contemporaneamente alla realizzazione dell'intervento ed entro la fine dei relativi lavori;

- (comma 4) il recupero volumetrico a solo scopo residenziale del piano sottotetto è consentito anche negli edifici, destinati a residenza per almeno i venticinque per cento della superficie lorda di pavimento complessiva, realizzati sulla base di permessi di costruire rilasciati successivamente al 31 dicembre 2005, ovvero di denunce di inizio attività presentate successivamente al 1 dicembre 2005, decorsi cinque anni dalla data di conseguimento dell' agibilità, anche per silenzio-assenso;

- (comma 5) il recupero abitativo dei sottotetti è consentito, previo titolo abilitativo, attraverso interventi edilizi, purché siano rispettate tutte le prescrizioni igienico-sanitarie riguardanti le condizioni di abitabilità previste dai regolamenti vigenti, salvo quanto disposto dal comma 6;

- (comma 6) il recupero abitativo dei sottotetti è consentito purché sia assicurata per ogni singola unità immobiliare l'altezza media ponderale di metri 2,40, ulteriormente ridotta a metri 2,10 per i comuni posti a quote superiori a seicento metri di altitudine sul livello del mare, calcolata dividendo il volume della parte di sottotetto la cui altezza superi metri 1,50 per la superficie relativa.

Dall'analisi di tali disposizioni di legge emerge, in linea generale, che:

a. la disciplina regionale di settore, come rilevato dalla giurisprudenza, esprime un autentico favor per il recupero dei sottotetti;

b. il recupero dei sottotetti è classificato come attività di ristrutturazione edilizia;

c. tale intervento non richiede la preventiva approvazione di strumenti attuativi;

d. il recupero dei sottotetti è consentito anche in deroga ai limiti ed alle prescrizioni degli strumenti pianificatori comunali vigenti o adottati, con salvezza dei limiti enucleati dalla legge regionale.

(Sentenza Consiglio di Stato 13/05/2010, n. 2919)


Fonte: IPSOA

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Dichiarazione IVA, l’omissione è reato solo dopo 90 giorni dalla scadenza.

Il reato di omessa dichiarazione - nella specie IVA - si configura soltanto dopo 90 giorni dall’ultima scadenza concessa dalle leggi tributarie per la presentazione della stessa.E' quanto stabilito dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 22045 depositata lo scorso 10 giugno.

Nel caso in esame, la Corte d’appello confermava la condanna inflitta ad un legale rappresentante di S.r.l., quale responsabile del reato ex art. 5, del D.Lgs. n. 74/2000, per non aver presentato la dichiarazione IVA al fine di conseguire l’evasione della relativa imposta per l'anno 2001.

Per l’annullamento della decisione impugnata, il contribuente ricorre per cassazione deducendo la violazione dell’art. 521 c.p.p., in quanto nella contestazione il reato era stato considerato consumato nel mese di maggio del 2002, mentre nella sentenza si è ritenuto commesso nell’ottobre 2002. Inoltre, per il ricorrente non erano state esaminate le censure avanzate con il motivo d’appello; tale circostanza sarebbe stata rilevante giacchè il contribuente alla data indicata nel capo d’imputazione, non era il legale rappresentante della società mentre lo è divenuto alla data in cui i giudici hanno individuato il termine per la presentazione della dichiarazione.

Ancora. Il ricorrente lamenta anche la mancanza di motivazione in merito all’individuazione della data del 31 ottobre 2002, quale termine ultimo per presentare la dichiarazione IVA, sostenendo che, qualora la Corte avesse voluto fare riferimento alla dichiarazione annuale relativa all’anno d’imposta 2001 presentata per via telematica, avrebbe dovuto indicare il termine del 20 luglio 2002 e non quello del 31 ottobre 2002 ed, alla data del 20 luglio 2002, l’imputato non aveva ancora assunto la carica di legale rappresentante della società.

Al riguardo, la Suprema Corte osserva che il principio di correlazione tra accusa e sentenza non può risolversi in base ad un mero confronto letterale tra il fatto imputato e quello ritenuto in sentenza, ma, avuto riguardo allo scopo dell’imputazione, occorre stabilire se il prevenuto si sia o no trovato nell’impossibilita’ di difendersi dalla diversa accusa ritenuta dal giudice.

Secondo i giudici di legittimità, nella fattispecie, tale violazione non si sarebbe verificata perchè la data di consumazione del reato indicata nel capo d’imputazione era frutto di un errore facilmente rilevabile dal contenuto della contestazione. In particolare, il citato art. 5 punisce chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, non presenta, essendovi obbligato, una delle dichiarazioni annuali relative a dette imposte, quando l’imposta evasa sia superiore, con riferimento a taluna delle singole imposte, a 77.468,53 euro.

Si tratta quindi di un delitto che si realizza con l’omessa presentazione di una delle dichiarazioni annuali relative o all’imposta sui redditi o quella sul valore aggiunto e che si consuma non nel momento in cui scade il termine per la presentazione delle dichiarazioni fissato dalla norma tributaria, ma con il decorso di novanta giorni dalla scadenza del termine previsto dalle leggi tributarie.

Pertanto, in forza del principio del favor rei, se le scadenze sono diverse si deve tenere conto di quello che scade per ultimo. Nella specie, per quanto riguarda la dichiarazione IVA, le scadenze previste dalla normativa tributaria vigente, nel momento del fatto, sono state fissate al 31 luglio dell’anno successivo al periodo d’imposta, se la dichiarazione viene presentata in banca o alla posta, o al 31 ottobre, se presentata per via telematica.

Ne deriva che il reato ai fini penali si considera consumato trascorsi 90 giorni dall’ultima scadenza e quindi il 29 gennaio del 2003.

Sulla base di quanto esposto, la S.C. ritiene che l’erronea indicazione nel capo d’imputazione della data del 31 maggio non ha comportato alcuna lesione del diritto di difesa, posto che la data di consumazione del reato è fissata direttamente dalla legge. In sostanza, una volta contestato il delitto di omissione della dichiarazione annuale IVA per l’anno 2001, era agevole individuare la data della consumazione del reato e a tale data la rappresentanza della società era stata già assunta dal ricorrente.

In virtù di tali considerazioni, la Corte di Cassazione rigetta il ricorso proposto dal contribuente.

(Cassazione penale Sentenza, Sez. III, 10/06/2010, n. 22045)


Fonte: IPSOA

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Corte Ue: staminali esenti da Iva a determinate condizioni.

La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull'interpretazione dell'articolo 132, n. 1, lett. b) e c), della direttiva del Consiglio 28 novembre 2006, 2006/112/CE, relativa al sistema comune d'imposta sul valore aggiunto. In particolare mentre l'articolo 2 della direttiva detta i principi generali di imponibilità dell'Iva, secondo cui sono soggette a Iva le operazioni di cessioni di beni o prestazioni di servizi, effettuate a titolo oneroso nel territorio di uno Stato membro da un soggetto passivo che agisce in quanto tale e le importazioni di beni, l'articolo 132, n. 1, lett. b) e c), individua le esenzioni a tale principio generale.
In particolare, secondo la normativa, gli Stati membri esentano, tra l'altro:


•le operazioni di ospedalizzazione e cure mediche nonché le operazioni ad esse strettamente connesse, assicurate da enti di diritto pubblico oppure, a condizioni sociali analoghe a quelle vigenti per i medesimi, da istituti ospedalieri, centri medici e diagnostici e altri istituti della stessa natura debitamente riconosciuti;
•le prestazioni mediche effettuate nell'esercizio delle professioni mediche e paramediche quali sono definite dallo Stato membro interessato.
Tali esenzioni possono, poi, non applicarsi qualora non risultino indispensabili all'espletazione delle operazioni esentate o se destinate a procurare all'ente o all'organismo entrate supplementari mediante la realizzazione di operazioni effettuate in concorrenza diretta con quelle di imprese commerciali soggette all'Iva (articolo 134).

L'origine della controversia
Il caso di specie è relativo al rifiuto, da parte degli Uffici competenti in materia di riscossione dell'imposta sul valore aggiunto nel Regno Unito, di esentare dall'Iva le attività esercitate da una società, accreditata e abilitata dalle autorità britanniche quale banca privata di cellule staminali. In particolare, le attività della società consistevano nell'invio di un materiale di raccolta di sangue di cordone ombelicale dei neonati nonché nell'analisi e nel trattamento di detto sangue e, se del caso, nella conservazione delle cellule staminali contenute in tale sangue in vista di un eventuale futuro impiego terapeutico.

La normativa nazionale
L'articolo 31 della legge britannica del 1994 (value added tax Act 1994) relativa all'imposta sul valore aggiunto, individua un apposito elenco di operazioni che rientrano nell'ambito di esenzione dell'Iva. Tra queste sono individuate le forniture di servizi prestati da soggetti iscritti in un particolare registro, le prestazioni di cure o di trattamenti medici o chirurgici e, in tale contesto, la fornitura di qualsiasi prodotto, in qualsiasi ospedale o pubblico stabilimento, la fornitura di prodotti a finalità terapeutica derivati dal sangue umano, nonché di organi o tessuti umani impiegati per una diagnosi o a fini terapeutici o di ricerca medica. Il linea di principio, comunque, le prestazioni fornite da soggetti iscritti nel registro in parola sono da considerarsi esenti da Iva in quanto si presume rivolte a tutelare, mantenere o ristabilire la salute.

Causa principale e questioni pregiudiziali
Nel caso di specie, la società ricorrente è una banca privata di cellule staminali che risulta accreditata e abilitata dalle autorità britanniche. In particolare questa svolge le attività di invio di un materiale di raccolta di sangue di cordone ombelicale, l'analisi e il trattamento di detto sangue e, se del caso, la conservazione di cellule staminali. Queste attività sono supervisionate da uno specialista iscritto nell'apposito registro previsto dalla normativa nazionale.
Per lo svolgimento di tali attività è poi previsto il pagamento di un corrispettivo. Per tale fattispecie, gli uffici finanziari britannici, inizialmente, qualificavano la raccolta e l'analisi di cellule staminali quali attività esenti da Iva, mentre ritenevano che l'attività di conservazione delle stesse dovesse essere qualificata quale imponibile.
Successivamente, invece, gli stessi Uffici rilevavano che l'attività principale della società fosse la conservazione di cellule staminali, non assimilabile a trattamenti medici, mentre le attività di analisi e trattamento delle cellule potessero essere qualificate quale attività accessorie. In ogni caso, anche qualora fosse stato riconosciuto un carattere autonomo alle attività svolte, i servizi di analisi e trattamento di cellule staminali non potevano essere considerati assimilabili a cure mediche.

Il ricorso al tribunale nazionale
La società, quindi, proponeva ricorso dinanzi al Tribunale di Manchester, sostenendo che i servizi svolti si qualificavano come un'unica prestazione complessa di cure mediche rientrante quindi nell'esenzione. In ogni caso, anche se fossero state considerate operazioni separate, i servizi da questa svolta potevano qualificarsi esenti ai sensi dell'art. 132, n. 1, lett. b) e c), della direttiva 2006/112.

La sospensione del giudizio e il rinvio alla Corte Ue
I giudici inglesi decidevano di sospendere il giudizio e di sottoporre alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali:

•con la prima questione pregiudiziale, si chiede se, qualora uno Stato membro riconosca che i servizi sono prestati da un ente che dev'essere considerato un istituto debitamente riconosciuto di natura analoga a un istituto ospedaliero o a un centro medico o diagnostico ai sensi dell'art. 132, n. 1, lett. b), della direttiva 2006/112, l'espressione "ospedalizzazione e cure mediche" di cui all'art. 132, n. 1, lett. b), debba essere interpretata nel senso che comprende l'insieme, o, in alternativa, uno o più (e in tal caso quali) dei servizi di:
1. fornitura ai genitori del nascituro del materiale medico necessario per consentire ad un professionista del settore medico indipendente presente al momento del parto di prelevare sangue dal cordone ombelicale del neonato subito dopo la nascita;
2. analisi, all'interno di una struttura specializzata, del sangue prelevato per accertare che non sia contaminato da patogeni trasmissibili per via ematica o tramite le cellule staminali estratte dal sangue stesso, in caso di impiego terapeutico di dette cellule (e analoghe analisi a sei mesi dalla nascita);
3. trattamento del sangue prelevato ad opera e sotto la supervisione di professionisti del settore medico adeguatamente qualificati, al fine di estrarre un campione di cellule staminali idonee all'impiego terapeutico;
4. conservazione del sangue e delle cellule staminali in condizioni scientificamente controllate atte a mantenere e a preservare il sangue e le cellule staminali in perfette condizioni;
5. consegna del sangue, su richiesta dei genitori (fino a quando il figlio non abbia compiuto il diciottesimo anno di età), affinché sia destinato ad impieghi terapeutici.

•con la seconda questione pregiudiziale, si chiede se nella nozione di operazioni "strettamente connesse" all'ospedalizzazione e alle cure mediche di cui all'art. 132, n. 1, lett. b), della direttiva 2006/112 debba essere interpretata nel senso che include tutti i servizi menzionati nella prima questione pregiudiziale;
•con la terza questione pregiudiziale, si chiede se qualora uno Stato membro riconosca che tali servizi vengono svolti da o sotto la supervisione di uno o più professionisti del settore medico adeguatamente qualificati, se l'espressione "prestazioni mediche" di cui all'art. 132, n. 1, lett. c), della direttiva 2006/112 debba essere interpretata nel senso che essa include l'insieme o, in alternativa, uno o più (e in tal caso, quali) dei servizi elencati nella prima questione pregiudiziale.

Decisione della Corte
Sulla prima e sulla terza questione
I giudici comunitari, preliminarmente, rilevano che, per consolidata giurisprudenza, le esenzioni di cui all'articolo 13 della sesta direttiva Iva costituiscono nozioni autonome del diritto dell'Unione, che mirano a evitare divergenze nell'applicazione del sistema Iva da uno Stato membro all'altro. Identica considerazione può farsi, dunque, relativamente alle esenzioni di cui articolo 132 della direttiva 2006/112, data l'identica formulazione delle due norme. Inoltre, le operazioni che godono del regime di esenzione sono tassativamente indicate nella relativa disciplina e non riguardano l'insieme delle attività definite genericamente di interesse generale. Queste, infatti, costituiscono delle deroghe al principio generale e quindi devono essere interpretate in maniera restrittiva purché comunque si rispettino agli obiettivi perseguiti dalle esenzioni stesse e si rispettino le prescrizioni derivanti dal principio di neutralità fiscale relativo al sistema comune di Iva.
Ciò premesso, la Corte nel valutare sulle questioni pregiudiziali riunisce la prima e la terza, in quanto, entrambe chiedono ciò che debba intendersi per "ospedalizzazione e cure mediche" nonché per "prestazioni mediche".
In merito, i giudici comunitari rilevano che la nozione di "cure mediche" e quella di "prestazioni mediche" sono riferite a quelle attività volte a diagnosticare, curare e guarire malattie o problemi di salute.
Occorre, quindi, stabilire se le attività svolte nel caso in esame rientrino tra tali prestazioni, la cui finalità terapeutica non deve, tuttavia, essere intesa in un'accezione particolarmente rigorosa.
In proposito, i giudici evidenziano che l'invio di un materiale di raccolta di sangue di cordone ombelicale nonché l'analisi e il trattamento di detto sangue e, se del caso, la conservazione delle cellule staminali contenute in tale sangue non sembrano perseguire direttamente lo scopo di diagnosticare, curare e di guarire malattie o problemi di salute, e ciò indipendentemente dalla circostanza che queste siano considerate nel loro complesso o separatamente.
Le attività, infatti, relative alla causa principale hanno quale fine quello di garantire solamente la disponibilità di una particolare risorsa nell'eventualità che sia necessario un trattamento medico. In questo caso, quindi, non sarà possibile ricondurre tale attività alla nozione di "ospedalizzazione e cure mediche" o "prestazioni mediche".
Nel caso in cui, invece, il giudice del rinvio dovesse valutare l'attività di analisi del sangue di cordone ombelicale quale attività volta al fine di consentire un'effettiva diagnosi medica, ci si troverebbe di fronte ad una prestazione di cure diagnostiche, rientranti nell'esenzione di cui all'articolo 132, n. 1, lett. b) o c), della direttiva 2006/112, qualora siano comunque rispettate tutte le condizioni prevista dalla stessa normativa.

Sulla seconda questione
Con la seconda questione, il giudice del rinvio chiede se la nozione di operazioni "strettamente connesse" all'"ospedalizzazione e cure mediche" ai sensi dell'art. 132, n. 1, lett. b), della direttiva 2006/112 debba essere interpretata nel senso che include tutte o alcune delle attività oggetto della causa principale. In merito i giudici comunitari, rilevano che tali attività, indipendentemente da una valutazione unitaria o separata, non possono essere considerate operazioni "strettamente connesse" all'"ospedalizzazione e cure mediche" ai sensi dell'art. 132, n. 1, lett. b), della direttiva 2006/112, in quanto le cure mediche prestate nella fattispecie non sono ancora esistenti, iniziate o programmate.



Fonte: Agenzia Entrate

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Inadempienze amministrazione finanziaria: possibile richiedere risarcimento danni

I contribuenti danneggiati dai ritardi dell’Amministrazione Finanziaria possono chiedere il risarcimento dei danni subiti. Tale istanza va presentata alla Commissione tributaria provinciale, competente a valutare e liquidare ogni tipo di richiesta accessoria presentata dal contribuente. Questo è quanto affermato dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 14499 del 16 giugno 2010

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giovedì 17 giugno 2010

Vietata iscrizione ipoteca in caso di pendenza di ricorso

La pendenza del ricorso contro la cartella di pagamento impedisce all’esattore di iscrivere ipoteca sui beni del presunto debitore. L’iscrizione di ipoteca, infatti, deve necessariamente possedere, ai fini della propria legittimazione, i requisiti della assoluta certezza, liquidità ed esigibilità, che nel caso di pendenza di ricorso non possono invece sussistere. Queste sono le conclusioni raggiunte dalla decima sezione della Commissione tributaria regionale della Puglia nella sentenza n. 6/10/2010

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Controlli bancari: onere a carico del contribuente

Con la sentenza n. 13807 del 9 giugno 2010, la Corte di Cassazione ha affermato che, nel caso in cui l’accertamento emesso dall’Amministrazione Finanziaria si fondi su movimentazioni dei conti correnti bancari, spetta al contribuente dimostrare che gli elementi desunti da tali movimentazioni sono frutto di operazioni non assoggettabili a tassazione. Per il Fisco, invece, l’onere probatorio è assolto con la semplice produzione degli elementi risultanti dai conti stessi

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Perdita benefici prima casa in caso di non ottenimento della residenza entro i termini previsti

Perde le agevolazioni prima casa il contribuente che, pur avendo chiesto prontamente la residenza, l’abbia ottenuta solo dopo il decorso dei termini, ovvero dopo un anno dall’acquisto dell’immobile. Questo è quanto ha stabilito la Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 14399 del 15 giugno 2010, ha accolto il ricorso dell’Amministrazione Finanziaria contro un contribuente che aveva ottenuto la residenza, pur avendo fatto domanda entro l’anno, solo dopo il decorso dei termini

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mercoledì 16 giugno 2010

Quesito: esenzione ICI militare.

alla morte di mio padre,io,mia madre e mia sorella abbiamo ereditato la quota dell'appartamento dove abitiamo,premetto unico immobile posseduto dal nucleo familiare.
Per agevolazioni familiari essendo militare dell'aeronautica dopo qualche anno ho trasferito la mia residenza all'aeroporto militare,il quale si trova in un comune diverso dall'abitazione familiare.
Volevo sapere se sono esente dall'ici 2009 e quelle future in quanto non possiedo altro.

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Quesito: modello UNICO 2010 quadro RC.

nel quadro rc ci sono 3 righe per indicare i redditi dei vari cud, io ne ho 4
3 da lavoratore e 1 della disoccupazione
il 4° dove lo metto che non ho lo spazio?????

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martedì 15 giugno 2010

Ici dovuta anche su immobili sottoposti a sequestro

Rimangono soggetti all’ICI gli immobili sottoposti a sequestro, in quanto presupposto dell’imposta comunale è il possesso di fabbricati e non la disponibilità degli stessi.L’articolo 1, comma 2 del DLgs. n. 504/1992, infatti, dispone che “Presupposto dell’imposta è il possesso di fabbricati, di aree fabbricabili e di terreni agricoli, siti nel territorio dello Stato, a qualsiasi uso destinati, ivi compresi quelli strumentali o alla cui produzione o scambio è diretta l’attività dell’impresa” (sentenza depositata il 10 febbraio 2010 n. 23/38/10 presso la Commissione tributaria regionale di Roma)

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lunedì 14 giugno 2010

Quesito: contratto di concessione d' uso e rimborso spese registrazione.

Avrei 2 domande da porvi circa il contratto di concessione d'uso riguadante un ambulatorio medico e le spese di registrazione del contratto.
- le marche da bollo ,cosi' come l' f23, sono stati interamente pagati dal propietario dell' ambulatorio al momento della registrazione . Dato che le spese vanno comunque divise equamente ho chiesto al locatore di addebitarmi in fattura la parte che mi spetta .Mi è stato risposto che per le marche da bollo non si puo' fare.E' giusto?
- nella voce " compenso" del contratto è stato riportato( e cosi' registrato) il compenso all'ora .Mi è stato pero' detto che bisogna per forza specificare il totale dell' affitto,anche se in realtà occupo l ambulatorio in base alle necessita' che variano molto.Mi ritrovero'
cosi' ad avere nel contratto questa voce e nella fattura emessa dal locatore un importo " fisso" che a volte puo' corrispondere all'effettivo uso e altre no. Non mi sembra una situazione molto " chiara"...

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Bonus produttività in azienda.

L’articolo 53 del D.L. 78/2010 introduce un nuovo sistema di incentivi fiscali e contributivi per i contratti di produttività. In particolare, nel periodo dal 1° gennaio 2011 al 31 dicembre 2011, le somme erogate ai lavoratori dipendenti del settore privato, correlati a incrementi di redditività o di qualità, ai risultati o agli utili dell’impresa saranno assoggettati a imposta sostitutiva dell’Irpef e delle addizionali regionali e comunali (comma 1). Il comma 2 stabilisce, inoltre, che sarà applicato uno sgravio dei contributi dovuti dal lavoratore e dal datore di lavoro, nei limiti delle risorse stanziate.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Revocabili le rimesse su conto corrente scoperto

Sono revocabili le rimesse relative ad accrediti sul conto corrente eseguite, nel periodo sospetto, a copertura del superamento dell’importo previsto dall’apertura di credito. A tale fine, è irrilevante il fatto che tali rimesse costituiscano il ricavo di operazioni di sconto provenienti da castelletto nei limiti dell’ammontare prefissato.
È quanto stabilito dalla Corte di Cassazione nella sentenza 19 maggio 2010 n. 12306

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sabato 12 giugno 2010

Quesito: detraibilità fattura istituto privato.

Vorrei sapere se una fattura di un istituto privato superiore e o non detraibile dalla dichiarazione del reddito , e se o non scaricandola in che tipo di reato a sanzione si ricorre , considerando che è un importo pagato con tanto di contratto e ricevute.

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Quesito: spese apertura periodico.

voreri registrare in tribunale un nuovo periodico…che sarà poi diffuso sia in cartaceo…che on line via newsletter…..su territorio locale(puglia e basilicata)

A quali spese di nuova apertura e quali sepse di gestione andrò incontro?

Considerando che il magazine ha come mission “l’ecosostenibilità” e sarà stampato su carta certificata ecolgoica….avrei degli sconti, delle agevolazioni=?

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Quesito: tassazione irpef di dipendente passato con atto di cessione azienda ad altro datore di lavoro.

ho stilato le buste paga di dipendenti passati ad altro datore di lavoro con atto di affitto azienda.
Ho provveduto a trattenere le addizionali regionali e comunali relative all’anno 2009 e a quelle maturate nell’anno 2010 oltre che a fare conguaglio sulle competenze 2010.
Ho agito correttamente?

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Quesito: dichiarazione dei redditi e servizio civile.

sono una studentessa, ma l'anno scorso(2009) ho svolto l'anno di servizio civile e ho anche lavorato...
devo quindi fare la dichiarazione dei radditi (modello unico)
volevo sapere sotto quale voce dovevo segnare il reddito relativo al servizio civile

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Quesito: associazioni, cariche, dimissioni.

Oltre 10 anni fa un amico mi propose di aderire ad una costituenda associazione ( della quale non ricordo la denominazione e non so se fosse una onlus ) proponendomi di assumere, come in effetti assunsi, l'incarico di Presidente ( o Vice Presidente, non ricordo ).
Nel contempo questo mio amico stava costituendo, e costituì, un'altra associazione che, come la prima, avrebbe dovuto occuparsi di organizzare eventi, iniziative e corsi di ballo e per il tempo libero.
Assunsi quella carica di Presidente ( o Vice Presidente ) nel convincimento di poter dare un contributo all'organizzazione ed al funzionamento dell'associazione, avendone il tempo in quanto pensionato.
Per varie circostanze persi per anni i contatti con questo amico, che poi seppi si avvaleva delle associazioni costituite per alcune sue scuole di ballo e di attività ricreative.
Dopo tanto tempo, ho avuto occasione di incontrare di nuovo questo amico al quale ho più volte esternato il mio desiderio di dare le dimissioni dall'associazione della quale, oltre a non aver avuto più notizie dalla costituzione, non mi ero mai occupato non avendovi svolto di fatto alcuna funzione e la benchè minima attività associativa.
Insomma, dell'associazione io non avevo saputo più nulla sin dalla costituzione.
Il mio amico mi ha più volte rassicurato che l'associazione da un pò non svolge più alcuna attività e che comunque un commercialista ne ha seguito nel tempo diligentemete gli adempimenti.
In conclusione, dopo tante chiacchiere, dal mio amico, che vedo o sento molto di rado, non sono riuscito a sapere : DENOMINAZIONE DELL'ASSOCIAZIONE, INDIRIZZO E CARICA DA ME RICOPERTA.
Poichè è mio intendimento chiudere definitivamente ogni mio rapporto con l' associazione ancora eventualmente in essere, non volendo io risultare amministratore di qualcosa che non ho mai amministrato e che non so se ancora esiste, Le chiedo come posso venire a conoscenza degli elementi di cui sopra ( denominazione, indirizzo e carica ) onde poter inviare una lettera di diffida per l'eventuale arbitraria spendita del mio nome e di contestuale dimissioni ?
Esiste un registro regionale del Lazio per avere accesso a tali informazioni ?

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Quesito: detrazione mobili 20%.

Nel corso del 2009 abbiamo effettuato alcune spese per l'acquisto di mobili; scopriamo solo ora, in fase di denuncia dei redditi, che eravamo nella condizione di potere usufruire di una detrazione del 20% (visto che abbiamo in corso una richiesta di recupero fiscale del 36% dovuta ai lavori eseguiti a partire da dopo il 01/07/2008).
Purtroppo non essendo stati informati abbiamo effettuato i pagamenti con modalità diverse dal bonifico.
Forse ci è sfuggito qualcosa, ma chi doveva informare il consumatore? Il commercialista o il CAF non potevano certo sapere, che stavamo acquistando mobili.
Visto che il decreto del febbraio 2009 parla esplicitamente di sostegno alla filiera del mobile, ai fini di salvaguardare l'occupazione nel periodo di crisi; non era corretto publicizzare a tutti gli acquirenti questa possibilità? Del resto analogamente gli altri settori che hanno goduto di incentivi (autovetture, elettrodomestici, ecc), hanno sfuttato a pieno la possibilità offerta dallo stato. Perchè di questa iniziativa se ne è parlato solo dopo? (abbiamo letto qualcosa a febbraio 2010, quando i "giochi" si erano chiusi al 31/12/2009).
Visto che avevamo i giusti requisiti, possiamo ugualmente indicare la spesa, anche se effettuata con assegno?
Che rischi corriamo?
Che possibilità abbiamo di dimostrare l'inadeguata applicazione della legge?

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Acconto ICI 2010.

Mercoledì 16 giugno è l'ultimo giorno utile per pagare, senza sanzioni, la prima rata dell'Ici 2010. L'imposta comunale sugli immobili, diventata ormai un ricordo per le abitazioni adibite ad abitazione principale (a meno che non siano case di lusso), interessa ancora molti contribuenti e può essere pagata in due tempi: l'acconto, da versare entro il 16 giugno, e il saldo, con scadenza 16 dicembre.

Chi è "toccato"dall'esenzione e chi no
L'esenzione più importante, naturalmente, è quella relativa all'abitazione principale (decreto legge 93/2008), che lascia però fuori gli immobili di lusso, accatastati nelle categorie A/1, A/8 e A/9. Si tratta, in pratica, di abitazioni di tipo signorile, ville, castelli e palazzi di pregio artistico e storico. Rimane invariato, invece, per essi, il diritto ad usufruire della detrazione prevista per la casa di effettiva residenza, pari a 103,29 euro in via ordinaria, ma il Comune può decidere di maggiorare lo sconto.

Niente Ici, inoltre, nei limiti stabiliti dall'ente locale, per cantine, box, posti auto e pertinenze connesse all'appartamento che non sconta il tributo.
Le amministrazioni hanno, infatti, margini di autonomia ("potestà regolamentare") nell'applicazione dell'imposta (articolo 59 del Dlgs 446/1997). Possono, ad esempio, con propria delibera, decidere di equiparare altri tipi di fabbricati alle abitazioni principali, stabilire termini diversi per i versamenti in situazioni particolari, concedere agevolazioni per chi recupera immobili inagibili o installa impianti ad energia rinnovabile, possono, infine, esentare dall'imposta il proprietario che concede gratuitamente l'uso dell'immobile a un parente (stabilendo il grado di parentela) che, a sua volta, lo utilizza come residenza abituale ed effettiva.

Ancora niente Ici per l'ex abitazione principale, non affittata, di anziani e disabili che risiedono attualmente in case di riposo o istituti di cura.
Stesso trattamento per i separati e i divorziati proprietari non assegnatari dell'immobile coniugale, a meno che non siano in possesso di un altro appartamento, nello stesso comune, utilizzato come "prima" casa.

Tenuti al pagamento dell'imposta comunale sugli immobili sono:
•i proprietari di fabbricati, di aree edificabili e di terreni agricoli situati nel territorio dello Stato, a meno che non rientrino nelle categorie esentate dalla legge 93/2008
•i titolari dei diritti reali di godimento (usufrutto, uso, abitazione, enfiteusi, superficie) sugli stessi beni
•i locatari in leasing
•i concessionari di aree demaniali.

È l'ora dei conti
Calcolare l'ammontare dell'acconto Ici è semplice. Il punto di partenza è la base imponibile, rappresentata dalla rendita catastale del bene, rivalutata del 5% e moltiplicata per coefficienti che si differenziano in base al tipo di immobile:

•140 per il gruppo catastale B (scuole, biblioteche, uffici pubblici, ecc.)
•100 per i gruppi catastali A (abitazioni)e C (magazzini, laboratori, box, ecc.), escluse le categorie A/10 e C/1
•50 per gli immobili classificati nel gruppo D (alberghi, teatri, capannoni, ecc.) e quelli della categoria A/10 (uffici e studi privati)
•34 per la categoria C/1 (negozi e botteghe).

A questo punto, l'importo ottenuto, ovvero l'imponibile, deve essere moltiplicato per l'aliquota Ici stabilita dal Comune, aliquota che può oscillare tra il 4 e il 7 per mille, raggiungendo quota 9 per mille in caso di appartamenti tenuti sfitti.
Il quantum da pagare entro il 16 giugno, è pari al 50% della somma ottenuta diminuita delle detrazioni previste.

Comunque, per determinare l'acconto il calcolo è ancora più semplice: basta dividere per due l'imposta totale dovuta per il 2009, sempre che l'immobile sia stato posseduto per l'intero anno; altrimenti, occorre rapportare quanto versato ai 12 mesi e pagarne la metà. A dicembre, con il saldo, si rifaranno i conti secondo l'aliquota stabilita dall'amministrazione comunale per il 2010 e si provvederà al conguaglio.

Doppia chance di pagamento
Il modo più pratico per versare l'acconto è senz'altro il modello F24, che consente di pagare in un sol colpo l'Ici per immobili situati in comuni diversi e di compensare l'imposta con altri tributi, compresi i crediti Irpef. L'F24 può essere inoltrato attraverso banche convenzionate, agenzie postali, agenti della riscossione o per via telematica, modalità, quest'ultima, obbligatoria per i soggetti Iva. In caso la compensazione portasse a un importo da versare pari a zero, il modello va ugualmente presentato.

Questi i codici tributo da indicare secondo le tipologie:

•3901 - Ici per abitazione principale
•3902 - Ici per terreni agricoli
•3903 - Ici per aree fabbricabili
•3904 - Ici per altri fabbricati
•3906 - Ici - Interessi
•3907 - Ici - Sanzioni
In alternativa, i contribuenti possono sempre ricorrere al tradizionale bollettino rosa, da utilizzare presso gli uffici postali, le banche convenzionate e gli agenti della riscossione.

La sanzione prevista per il tardivo o mancato pagamento è pari al 30% dell'imposta dovuta. Se poi il contribuente regolarizza la sua posizione entro 30 giorni dalla scadenza tramite il ravvedimento "breve", per chiudere i conti è sufficiente un dodicesimo della sanzione ordinaria (2,5% dell'imposta non versata).


Fonte: Agenzia Entrate

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Nel quadro RW i diritti correlati a beni detenuti all’estero.

All’interno di Unico 2010, i contribuenti devono indicare nel quadro RW i beni e i diritti correlati agli immobili detenuti all’estero. Questo, a meno che non siano state sanate le violazioni pregresse mediante lo scudo fiscale ovvero non sia superato il limite di 10mila euro. In molti casi, il contribuente ha il diritto di utilizzare un immobile per un periodo delimitato di tempo. In questa situazione si deve ritenere che l’investimento detenuto all’estero è proprio il diritto in questione, con la conseguenza che lo stesso verrà valorizzato in relazione all’esborso sostenuto valutando, anche il superamento o meno dei 10mila euro.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Più facile opporsi al pignoramento sul terzo “debitore”.

Il contribuente iscritto a ruolo avrà due mesi di tempo per dimostrare le ragioni alla base dell’eventuale opposizione forzata. Passa, infatti, da 15 a 60 giorni il termine a disposizione del contribuente per impugnare i pignoramenti presso terzi. Questa è la principale novità contenuta nella direttiva di Equitalia, la n. 12/2010, con la quale la società di riscossione aggiunge un nuovo tassello al progetto di ottimizzazione del rapporto con i cittadini.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Iva per le consulenze estere su immobili localizzati in Italia.

La Corte di cassazione, con la sentenza 12834 del 26 maggio, ha stabilito che devono essere regolarmente fatturate, e sono imponibili ai fini Iva, le consulenze fatte all'estero su immobili siti in Italia o, comunque, su contratti utilizzati nel territorio dello Stato. Linea dura della Cassazione, dunque, sulle consulenze effettuate da un cittadino extracomunitario, respingendo il ricorso di una società che non aveva autofatturato la prestazione ricevuta.

La vicenda di fatto
Premesso che l'oggetto della controversia concerne i criteri di imposizione per i servizi resi a soggetti che hanno il domicilio nel territorio italiano da soggetti non residenti, una società per azioni impugna un avviso di rettifica Iva con il quale il competente ufficio finanziario contestava, tra l'altro, l'omessa (auto)fatturazione di prestazioni di servizi resi alla società stessa da un cittadino americano, relative alla locazione di beni immobili ubicati in Italia.
Nel ricorso introduttivo, la società eccepisce l'invalidità dell'atto impositivo concernente, in particolare, una consulenza resa da un soggetto extracomunitario, con mandato svolto negli Stati Uniti, quindi fuori del campo di applicazione dell'imposta.

La Commissione provinciale adita, aderendo alle prospettazioni del contribuente, accoglie il ricorso, rilevando pedissequamente che le prestazioni di cui trattasi rese dal cittadino straniero erano da considerare fuori campo Iva in quanto extraterritoriali, proprio perché rese da soggetto non residente nei confronti di un operatore nazionale.

Il giudicato viene completamente ribaltato dalla Commissione regionale, la quale, nell'accogliere i rilievi dell'ufficio, ha considerato che la consulenza in questione, proprio perché afferente a immobili situati in Italia, era soggetta a Iva ai sensi dell'articolo 7, comma 4, lettera a), Dpr 633/1972, testo vigente ratione temporis (occorre tenere presente al riguardo che, in virtù delle sostanziali modifiche apportate alla materia della territorialità dal Dlgs 18/2010, conseguente alla direttiva 2008/8/Ce, dal 1° gennaio 2010 le regole sulle prestazioni di servizi sono completamente innovate rispetto al regime pregresso, passandosi dal criterio di tassazione nel Paese di stabilimento del prestatore a quello di tassazione nel Paese del cliente).
Più specificamente, nella sentenza impugnata è espressamente enunciato che, dal processo verbale di constatazione della Guardia di finanza, propedeutico all'atto impositivo opposto, risulta inequivocabilmente che le prestazioni rese erano relative a operazioni in corso di esecuzione, poi regolarmente concluse, sul territorio dello Stato, di un complesso immobiliare da destinare in locazione alle forze navali Usa, in correlazione alla delocalizzazione della relativa struttura. Pertanto, secondo il giudice dell'appello, le operazioni in esame, "indipendentemente dal luogo in cui sono state svolte, rientrano senza dubbio fra quelle inerenti alla prestazione e al coordinamento dell'esecuzione dei lavori immobiliari", considerate sempre imponibili ai fini Iva dall'articolo 7, comma 4, lettera a), del Dpr 633/1972 quando l'immobile è situato nel territorio dello Stato.

La sentenza del riesame viene contestata con ricorso per cassazione, con il quale la società denuncia violazione dell'articolo 7, comma 4, lettere a) e d), del Dpr 633/1972, anche in relazione all'articolo 9 della sesta direttiva comunitaria, sostenendo - al contrario - che il commissionario ha svolto in America attività di "lobbing", in esecuzione di un incarico di consulenza conferito dalla società, per cui la fattispecie sarebbe fuori ambito applicativo Iva, in forza non della lettera a), come deciso dalla Commissione di seconde cure, bensì della lettera d), anche perchè il giudice dell'appello, in carenza di motivazione, non avrebbe comunque spiegato quale sia stata, in concreto, l'"afferenza" della prestazione in questione all'immobile oggetto di trattativa così da comportare l'assoggettamento al tributo.

Si aggiunge al riguardo, per completezza sistematica, che, ai sensi dell'articolo 17 del Dpr 633/1972, l'Iva è dovuta dai soggetti che effettuano le cessioni di beni e le prestazioni di servizi imponibili, i quali devono versarla all'erario, al netto dell'imposta detraibile (articolo 19), e che gli obblighi e i diritti formali e sostanziali relativamente a operazioni effettuate nel territorio dello Stato da o nei confronti di soggetti non residenti e senza stabile organizzazione in Italia, possono essere adempiuti o esercitati, nei modi ordinari, da un rappresentante residente nel territorio dello Stato. Il successivo comma 3 dispone che, in mancanza di un rappresentante in Italia, le incombenze relative alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi effettuate nel territorio nazionale da soggetti residenti all'estero, rese da soggetti residenti all'estero a soggetti residenti nello Stato, devono essere adempiute dai cessionari o committenti che acquistino i beni o utilizzino i servizi nell'esercizio di imprese, arti o professioni. L'onere è assolto mediante emissione di "autofattura" da registrare sia nel registro delle fatture emesse sia nel registro degli acquisti (v. risoluzione 144/1999).

La decisione della Cassazione
La Corte suprema ritiene che il ricorso non possa trovare accoglimento e argomenta a tal fine che la tesi propugnata dalla contribuente - circa l'attività di "lobbing" svolta dal commissionario estero - è del tutto nuova, e che l'operazione che si porrebbe al di fuori dell'ambito applicativo Iva è smentita dalle esplicite ed esaustive trame motivazionali espresse dal giudice di appello.
In particolare, la tesi prospettata dalla ricorrente intenderebbe che la lettera d), che esclude dal prelievo Iva le prestazioni derivanti da contratti di consulenza tecnica o legale utilizzate fuori dalla Ue, sarebbe in rapporto da genus ad speciem, ossia di prevalenza rispetto alla regola generale condensata nella precedente lettera a), che assoggetta a prelievo le prestazioni di servizi relativi a beni immobili situati nel territorio dello Stato.

Prima di analizzare il punto di diritto esplicitato dalla sentenza 12834/2010, occorre premettere che il giudice di legittimità smonta anche l'asserzione della ricorrente asserente che la dizione con la quale sono state annotate le fatture dell'operatore americano non sarebbe tale da consentire l'individuazione concreta del tipo di prestazione fornita, e argomenta, in contrario, che dal verbale di constatazione emerge che l'attività rilevata dai verificatori in sede ispettiva concerne proprio "consulenze" e "progettazioni". Semmai, al riguardo non risulta osservato l'onere della prova (articolo 2697 codice civile), in quanto la società non ha offerto - per demolire l'assunto dell'ufficio - una "differente e credibile" lettura dell'annotazione stessa, considerando che la teoria della cosiddetta attività di "lobbing" richiede una verifica in concreto mediante accertamento in fatto, ma tale postulato non esclude comunque che l'attività del prestatore sia stata svolta per agevolare le operazioni di trasferimento nell'immobile di cui si discute.
Al riguardo, applicando il principio di diritto emergente da consolidate pronunce di legittimità (tra le altre, Cassazione 17841/2004, 11205/2007, 16423/2008, 26312/2009, 10148/2010), all'Amministrazione finanziaria bastava provare - per procedere al relativo recupero dell'imposta - che si trattava di una prestazione fornita a favore di una società domiciliata in Italia, al contribuente che se ne è avvantaggiato dimostrare tutte le circostanze di fatto che rendono le prestazione ricevuta fuori campo Iva. La società ha però mancato di provare il proprio assunto.

Disciplina applicabile
La tesi della disciplina sostanziale formulata dalla ricorrente - che sostiene che tutte le prestazioni che si risolvano in consulenze sarebbero disciplinate dalla lettera d), mentre resterebbero disciplinate dalla lettera a) tutte le altre prestazioni di servizi, escluse appunto le consulenze - non viene ritenuta condivisibile dalla Suprema corte, la quale ritiene che la fattispecie in esame ricada nell'ambito del disposto disciplinato dalla lettera a), in quanto, in deroga al contenuto precettivo del comma 3 dell'articolo 7 (secondo cui le prestazioni di servizi si considerano effettuate nel territorio dello Stato quando sono rese da soggetti che hanno il domicilio o la residenza nel territorio dello stesso), sono comunque imponibili in Italia "le prestazioni di servizi relativi a beni immobili, comprese le perizie... quando l'immobile è situato nel territorio" italiano (comma 4, lettera a).

In ogni caso, viene escluso che la tesi prospettata dalla ricorrente porterebbe alle conclusioni dalla stessa ipotizzata in quanto, argomenta il Collegio con tranciante valutazione, il rapporto di specialità tra le due disposizioni deve essere stabilito in base all'elemento caratterizzante, costituito dal riferimento all'immobile e non in base al tipo di prestazione, motivo per cui la pretesa manifestata dalla ricorrente contrasta con il dato testuale delle disposizioni de quibus, considerando che la fattispecie disciplinata dalla lettera a) riguarda tutte le prestazioni di servizi inerenti a immobili situati in Italia, "comprese" anche le perizie, le prestazioni di agenzia, ecc., locuzioni inserite dal legislatore nel disposto normativo proprio per chiarire che la localizzazione dell'immobile determina l'imponibilità in Italia delle prestazioni di servizio di ogni tipo. D'altronde, aggiunge la Corte, "il valore aggiunto prodotto da una prestazione di servizio in relazione ad immobile situato in Italia, è un valore che si realizza in Italia, dove perciò deve essere inciso".

La lettera d), invece, riguarda soltanto le prestazioni di servizi - e quindi anche le consulenze - che non siano relative a immobili situati in Italia; cosicché le consulenze effettuate a favore di soggetti residenti sono comunque tassate in Italia, a meno che il contribuente non dimostri che sono state utilizzate fuori dell'ambito Cee.
Infatti, in tema di Iva, secondo il sistema tracciato dal legislatore, si considerano effettuate nel territorio dello Stato - quindi qui imponibili - le prestazioni di servizi rese da soggetti che hanno il domicilio nel territorio italiano o da soggetti ivi residenti che non abbiano stabilito il domicilio all'estero (articolo 7, comma 3, Dpr 633/1972) (collegamento soggettivo attivo); relative a beni immobili situati in Italia (articolo 7, comma 4, lettera a) (collegamento oggettivo); rese a soggetti domiciliati o residenti in Italia, salvo che non siano utilizzate fuori dell'Unione europea (articolo 7, comma 4, lett. d) (collegamento soggettivo passivo).

Conclusioni
La Suprema corte ha sufficientemente argomentato che, mancando la prova dell'utilizzazione extracomunitaria e, quindi, dell'extraterritorialità della prestazione, il caso trattato sfugge soltanto alla regola generale della tassazione collegata al soggetto attivo della stessa per rientrare "a pieno titolo" in entrambe le altre due previsioni: nella prima (lettera a) per il collegamento oggettivo (criterio comunque prevalente), nella seconda (lettera d) per il collegamento soggettivo passivo.

In ultima analisi, l'efficacia dirimente della confliggenza tra le opposte tesi è affidata alla considerazione che l'esclusione dal campo di applicazione dell'IVA della prestazione fornita da un soggetto non residente non è collegata al luogo in cui la prestazione sia stata fornita, ma al luogo in cui sia stata utilizzata (come nel caso di specie). Tra l'altro, la fattispecie non è stata arricchita da alcun elemento probatorio che possa portare univocamente ad avvalorare l'assunto del contribuente che la consulenza manchi del requisito della territorialità, ossia che sia stata effettivamente "utilizzata" negli Stati Uniti d'America, trattandosi della stipulazione di un contratto di locazione relativo a beni immobili esistenti in Italia, "presumibilmente" utilizzata nel territorio nazionale.

Peraltro, le conclusioni dell'articolata sentenza 12834/2010 sono confortate anche dal diritto comunitario, considerando che, per il disposto dell'articolo 9, par. 2, lett. a), della sesta direttiva 77/388/Cee (nel testo in vigore al tempo della contestazione), si intende come luogo delle prestazioni di servizi relative a un bene immobile, "quello dove il bene è situato".

Per finire, è sicuramente condivisibile l'assunto della Suprema corte in quanto, in materia di Iva, vige il principio di territorialità dell'imposta, secondo il quale un'operazione si considera rilevante ai fini del tributo - ove ricorrano, evidentemente, gli altri presupposti, oggettivo o soggettivo, previsti dall'articolo 1 del Dpr 633/1972 - qualora venga effettuata nel territorio dello Stato.
Come del pari è apprezzabile l'analisi ermeneutica delle disposizioni contenute nell'articolo 7, commi 3 e 4, le quali, se non correttamente interpretate, porterebbero a risultati sicuramente sconcertanti rispetto ad una "corretta" tassazione delle prestazioni di servizi, in modo da non prestare il fianco a possibili operazioni evasive o elusive.


Fonte: Agenzia Entrate

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venerdì 11 giugno 2010

Perdita benefici prima casa causa lavori di ristrutturazione

Perde i benefici fiscali sulla prima casa il contribuente che non trasferisce la residenza nell’immobile acquistato perché i lavori di ristrutturazione si sono protratti oltre il previsto. Questo è quanto la Corte di Cassazione ha deciso nella sentenza n. 13800 del 9 giugno 2010. Nella fattispecie la Corte ha accolto il ricorso del fisco presentato contro un contribuente, che non aveva preso la residenza nell’immobile acquistato entro i dodici mesi previsti dalle norme

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giovedì 10 giugno 2010

Termine di 150 giorni per la sospensione dei debiti erariali

Per garantire un’accelerazione della riscossione delle somme, dal 31 maggio 2010, i giudici tributari potranno concedere la sospensione dei debiti erariali per un massimo di 150 giorni. Per quelli precedenti, resta invece l’efficacia fino al deposito della sentenza di primo grado. Questo è quanto stabilito con l’articolo 38, comma 9 del D.L. n. 78/2010, entrato in vigore il 31 maggio 2010

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mercoledì 9 giugno 2010

Opposizione pignoramento presso terzi: allungamento a 60 giorni

D’ora in avanti, ci sarà più tempo per opporsi al pignoramento presso terzi, il cui termine aumenta da 15 a 60 giorni. Obiettivo: concedere al debitore iscritto a ruolo di poter valutare, ed eventualmente contestare, le esecuzioni forzate.
Questa la principale novità della direttiva n. 12/2010 di Equitalia, inoltrata ieri a tutti gli amministratori delegati e direttori generali delle partecipate. Un provvedimento che, a detta della società di riscossione, riflette la volontà di migliorare il rapporto con i contribuenti

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martedì 8 giugno 2010

Prima Casa. Pertinenze sempre al 4%.

Con la circolare n. 31/E del 7 giugno 2010, l’Agenzia delle Entrate chiarisce alcuni dubbi interpretativi sull’applicazione delle agevolazioni “prima casa”. In particolare, la circolare ammette l’agevolazione per le nuove pertinenze e gli ampliamenti, anche se riferiti a immobili acquistati ante 1982. Inoltre, nel caso di rivendita di un immobile prima che siano trascorsi cinque anni e di acquisto, entro l’anno successivo, di altra casa da adibire ad abitazione principale, non si decade dai benefici fruiti in relazione al primo alloggio.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Attività edilizia più libera dopo il D.L. 40/2010.

Al via la deregulation in materia edilizia. In alcuni casi, non sarà più necessario il titolo di assenso da parte dell'amministrazione comunale (permesso a costruire o DIA). Basterà una semplice comunicazione preventiva di inizio lavori al comune. Per gli interventi di manutenzione straordinaria dovrà essere inviata anche una relazione tecnica redatta da un professionista abilitato.Il DL 25 marzo 2010, n. 40, convertito nella Legge 22 maggio 2010, n. 73 (in GU n. 120 del 25 maggio 2010), ha introdotto nel nostro ordinamento alcune semplificazioni che consentono a chi ne ha interesse di svolgere l’attività edilizia beneficiando di diverse semplificazioni.

L’articolo 5 riscrive l’art. 6 del testo unico dell’edilizia (DPR 380/2001), ampliando le tipologie di interventi rientranti nell’attività edilizia libera, che diventano quindi realizzabili senza alcun titolo abilitativo anziché mediante denuncia di inizio attività (cd. DIA).

La novità più significativa riguarda la liberalizzazione degli interventi di manutenzione straordinaria, per i quali dovrà tuttavia essere inviata una relazione redatta da un tecnico abilitato.

Il problema uscito dalla porta sembra quindi rientrato dalla finestra: l’apporto professionale dei tecnici – teso a semplificare l’iter burocratico – non si discosta di molto da quello in precedenza connesso alla predisposizione di una DIA. A ciò si aggiunge una verosimile difficoltà a far sì che la nuova disciplina presenti un’uniformità a livello nazionale, atteso che alle regioni a statuto ordinario è riconosciuta la facoltà di stabilire particolari contenuti per la relazione tecnica. Ritornando alle disposizioni dell’articolo 5, la norma divide in due gruppi gli interventi di edilizia libera: quelli realizzabili senza alcun titolo abilitativo e quelli per i quali è necessario inviare una comunicazione preventiva al comune.

In particolare, sono esenti da ogni adempimento formale i seguenti interventi edilizi:


-interventi di manutenzione ordinaria;
-interventi volti all’eliminazione di barriere architettoniche che non comportino la realizzazione di rampe o di ascensori esterni, o di manufatti che alterino la sagoma dell’edificio;
-opere temporanee per attività di ricerca nel sottosuolo che abbiano carattere geognostico, ad esclusione di attività di ricerca di idrocarburi, e che siano eseguite in aree esterne al centro edificato;
i movimenti di terra strettamente pertinenti all’esercizio dell’attività agricola e le pratiche agro-silvo-pastorali, compresi gli interventi su impianti idraulici agrari;
-serre mobili stagionali, sprovviste di strutture in muratura, funzionali allo svolgimento dell’attività agricola. Detti interventi – che, come già precedentemente accennato, non necessitano di titolo abilitativo e di comunicazione di inizio lavori al Comune - devono essere effettuati nel rispetto delle prescrizioni degli strumenti urbanistici comunali e delle altre normative di settore aventi incidenza sulla disciplina dell’attività edilizia e, in particolare, delle norme antisismiche, di sicurezza, antincendio, igienico-sanitarie, di efficienza energetica, nonché delle disposizioni contenute nel codice dei beni culturali e del paesaggio.

Necessitano invece di una preventiva comunicazione al Comune (da inviare anche per via telematica) le seguenti tipologie di interventi:


-gli interventi di manutenzione straordinaria, compresa l’apertura di porte interne o lo spostamento di pareti interne, sempre che non riguardino le parti strutturali dell’edificio, non comportino aumento del numero delle unità immobiliari e non implichino incremento dei parametri urbanistici;
-le opere dirette a soddisfare obiettive esigenze contingenti e temporanee e ad essere immediatamente rimosse al cessare della necessità e, comunque, entro un termine non superiore a 90 giorni;
-le opere di pavimentazione e di finitura di spazi esterni, anche per aree di sosta, contenute entro l’indice di permeabilità stabilito dal comune;
-i pannelli solari, fotovoltaici e termici, senza serbatoio di accumulo esterno, a servizio degli edifici, da realizzare al di fuori di centri storici;
-le aree ludiche senza fini di lucro e gli elementi di arredo delle aree pertinenziali degli edifici.

Alla comunicazione di inizio lavori, l’interessato dovrà allegare le eventuali autorizzazioni obbligatorie ai sensi della normativa di settore (es. parere favorevole della Soprintendenza, per gli immobili vincolati) e, limitatamente agli interventi di manutenzione straordinaria, i dati identificativi dell’impresa cui si intende affidare la realizzazione dei lavori.

La nuova comunicazione si differenzia dalla DIA, in quanto non vale quale presupposto per la formazione di un titolo abilitativo, in base al meccanismo del silenzio assenso proprio della DIA, ma ha solo valenza ricognitiva.

I lavori pertanto possono iniziare subito dopo aver trasmesso la Comunicazione, senza perciò dover attendere 30 giorni (come richiesto dalla procedura di DIA)

Solo per gli interventi di manutenzione straordinaria, l’interessato dovrà trasmettere all’amministrazione comunale, unitamente alla comunicazione di inizio lavori, una relazione tecnica sottoscritta da un tecnico abilitato (geometra, ingegnere, architetto, ecc.), provvista di data certa e corredata degli opportuni elaborati progettuali.

Nella relazione, il tecnico dovrà dichiarare di non avere rapporti di dipendenza con l’impresa, né con il committente.

L’esperto dovrà inoltre asseverare, assumendosene la responsabilità, che i lavori in cui si sostanzia l’intervento, ai sensi della vigente normativa statale e regionale, non richiedono il previo rilascio di un titolo abilitativi, e sono conformi agli strumenti urbanistici approvati e ai regolamenti edilizi vigenti. Sembra opportuno sottolineare che il titolo abilitativo (DIA) resta necessario qualora l’intervento di manutenzione straordinaria comporti:


-la modifica di elementi strutturali (demolizione e/o spostamento di muri);
-l’aumento della superficie o della volumetria, ovvero il cambio della destinazione d’uso dell’unità immobiliare oggetto di intervento;
-il frazionamento in più unità immobiliari.

La mancata comunicazione dell’inizio dei lavori o la mancata trasmissione della relazione tecnica comportano una sanzione pecuniaria di 258 euro, ridotta di due terzi se la comunicazione è effettuata spontaneamente quando l'intervento è in corso di esecuzione. Per tutte le tipologie di interventi, l’interessato dovrà provvedere, nei casi previsti dalle vigenti disposizioni, alla presentazione degli atti di aggiornamento catastale.


Fonte: IPSOA

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Quesito: reverse charge subappalto.

siamo un'impresa di costruzioni stradali,abbiamo data in subappalto lavori di posa
pavimentazioni per il 30% dell'importo contrattuale.Ora vorremo delle specificazioni per quanto riguarda il collocamento di questa spese sul quadri RG DELL'UNICO,
vanno assommate al costo delle materie prime RG 14 o costo della manodopera RG15.

ai soli fini dell'IVA per la reverse charge gli importi vanno registrati sia nel registri degli acquisti che nel registro delle fatture emesse?

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lunedì 7 giugno 2010

Quesito: compilazione F24 per autoliquidazione plusvalenze.

avrei gentilmente bisogno di sapere come compilare il modello F24 che devo pagare entro il 16 giugno per l'autoliquidazione della plusvalenza derivante dal riscatto totale di una polizza vita estera e di un obbligazione estera entramte riscattate nel corso del 2009

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Quesito: spese UNICO per defunta.

devo fare l'unico 2010 per mia nonna morta per dedurre le spese sanitarie della casa di riposo per cui ho un credito, ma devo pagare l'addizionale regionale che non è stata dedotta dalla sua pensione .
Posso portarle in compensazione? dove vanno registrate sull'unico? e devo fare qualcosa d'altro (tipo F24 a € 0)?

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Quesito: carburante autovettura uso promiscuo: costo e iva al 40%! Come?

Devo registrare un fattura di acquisto carburante di un' autovettura ad uso
promiscuo, pari ad € 300,00 ( € 250,00 Imponibile + € 50,00 Iva); l'iva che mi
porto in detrazione è pari
ad € 20,00 ( 40% dell'Iva ), l 'importo che invece devo indicare in bilancio
come costo per acquisto di carburante a quanto ammonta?

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Quesito: inquadramento attività su internet.

tramite internet voglio comprare un pacchetto di viaggio da una azienda americana;
c'è anche la possibilità di far comprare ad altre persone questo pacchetto contribuendo così a chiudere una matrice al termine della quale si guadagnano dei soldi.
In Italia tutto ciò si configura come collaborazione, lavoro autonomo, procacciatore d'affari, piccolo imprenditore o che altro?
Come posso pagare le tasse sui proventi di questa cosa?

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Le agevolazioni "prima casa" varcano i confini nazionali.

Chiariti, con la circolare n. 31/E del 7 giugno, alcuni dubbi interpretativi sull'applicazione delle agevolazioni "prima casa". Dal trattamento per le pertinenze di immobili acquisiti senza godere del regime di favore all'ampliamento dell'abitazione comprata senza i benefici, dalla vendita prima della decorrenza quinquennale al riacquisto della prima casa all'estero: l'interpretazione dell'Agenzia è favorevole al riconoscimento o al mantenimento del beneficio.

Pertinenza di immobile acquistato prima dell'istituzione dei benefici "prima casa"
Sì all'agevolazione per l'acquisto di un bene pertinenziale destinato a servizio di un'abitazione acquisita senza benefici, in quanto all'epoca del trasferimento non ancora vigenti.
E' la risposta dell'Agenzia al dubbio di un contribuente che intende acquistare un box da destinare a pertinenza della casa dove risiede, per l'acquisto della quale, però, non ha fruito del regime di favore. L'Agenzia, in via preliminare, sottolinea che la normativa (punto 3, nota II-bis all'articolo 1 della Tariffa, parte prima, allegata al Tur) e la prassi di riferimento (circolare 19/2001) richiedono, ai fini del riconoscimento del beneficio fiscale alle pertinenze, che l'abitazione principale sia stata acquisita con gli stessi benefici. Tuttavia, in considerazione dell'obiettivo che il legislatore ha inteso perseguire attraverso la normativa di favore, e cioè la volontà di agevolare l'acquisto delle case non di lusso e delle sue pertinenze, l'Amministrazione finanziaria ritiene che il beneficio possa applicarsi anche nel caso in esame.

Pertinenza di immobile non "agevolato" perché acquistato allo "stato rustico"
Sono ammesse le agevolazioni "prima casa" per l'acquisto di un locale da destinare a pertinenza di un'abitazione principale per la quale non si è fruito del regime agevolativo perché acquistata da privati, nel 1994, allo "stato rustico".
Infatti, mentre per i trasferimenti soggetti a Iva il beneficio per l'acquisto di immobili in corso di costruzione è espressamente previsto dalla norma (Dpr 633/1972, tabella A, parte seconda, n. 21), per quelli soggetti all'imposta di registro l'applicabilità del trattamento fiscale di favore è stata riconosciuta in via interpretativa soltanto con la circolare 19/2001.
In questo caso, però, l'acquirente deve dichiarare, nell'atto di acquisto della pertinenza, di essere in possesso dei requisiti di legge al momento del rogito.

Ampliamento di abitazione non "agevolata" per difetto dei requisiti
Benefici "prima casa" riconosciuti anche nell'ipotesi in cui il contribuente intende comprare un'immobile per ampliare l'abitazione acquistata senza l'applicazione del regime di favore, per difetto dei requisiti al momento del rogito (era già titolare di altro appartamento acquisito con il trattamento agevolato).
A tal proposito, l'Agenzia richiama alcuni casi "simili" in cui prassi (risoluzione 25/2005 e circolare 38/2005) e giurisprudenza (Cassazione, sentenze 563/1998 e 10981/2007) hanno riconosciuto l'applicazione del beneficio (acquisto contemporaneo di due alloggi contigui destinati ad essere uniti, acquisto di un alloggio da accorpare al primo già acquisito in regime di favore, acquisto di un'abitazione destinata ad ampliarne un'altra che non ha beneficiato del regime di favore perché non ancora vigente). Sulla base di tali precedenti e in considerazione della volontà del legislatore di favorire gli interventi destinati al miglioramento delle condizioni di utilizzo della prima casa, l'Agenzia dà l'ok alla fruizione del beneficio anche in caso di ampliamento dell'abitazione non "agevolata" per difetto dei requisiti di legge.
Chiaramente, per la spettanza del beneficio, è necessario che l'appartamento risultante dall'accorpamento dei due alloggi rientri nella tipologia di immobile non di lusso.

Vendita infraquinquennale: serve il riacquisto dell'abitazione principale entro l'anno
Nel caso di rivendita di un immobile "agevolato" prima che siano trascorsi cinque anni e di acquisto, entro l'anno successivo, di altra casa da adibire ad abitazione principale, non si decade dai benefici fruiti in relazione al primo alloggio, anche se nel frattempo il contribuente è entrato in possesso di un ulteriore immobile nello stesso comune in cui è situato quello che si vuole riacquistare.
La norma (punto 4, nota II-bis all'articolo 1 della Tariffa, parte prima, allegata al Tur), infatti, dispone la decadenza dal regime agevolato in caso di vendita dell'immobile prima che sia decorso un quinquennio dal suo acquisto (in tale circostanza, il Fisco provvede al recupero delle maggiori imposte e all'irrogazione delle sanzioni del 30%); la perdita dei benefici può essere evitata acquistando, entro un anno dalla vendita, un altro immobile da adibire ad abitazione principale. Non è quindi di ostacolo alla conservazione del regime di favore fruito il possesso di un altro immobile nello stesso comune.
Tale ultima circostanza, piuttosto, impedisce l'accesso alle stesse agevolazioni in relazione al secondo acquisto e al credito d'imposta previsto - dalla legge 448/1998, articolo 7 - in caso di riacquisto della prima casa.

Vendita infraquinquennale: sì al riacquisto oltre confine se c'è cooperazione amministrativa
Anche l'acquisto di una casa all'estero perfezionato entro un anno dalla vendita "anticipata" della "prima casa" (avvenuta cioè prima che siano trascorsi cinque anni dal suo acquisto) garantisce la conservazione dei benefici fruiti, a condizione che "sussistano strumenti di cooperazione amministrativa che consentono di verificare che effettivamente l'immobile ivi acquistato sia stato adibito a dimora abituale".


Fonte: Agenzia Entrate

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