giovedì 31 gennaio 2013

Appalti, soggetti affidatari possono essere beneficiari di contributi?


Domanda
L'art. 4, comma 6 del D.L. 06-07-2012, n. 95 prevede che "Gli enti di diritto privato di cui agli articoli da 13 a 42 del codice civile, che forniscono servizi a favore dell'amministrazione stessa, anche a titolo gratuito, non possono ricevere contributi a carico delle finanze pubbliche", salvo le esclusioni indicate dalla norma stessa. Con riferimento ai procedimenti di concessione di contributi adottati dal 1° gennaio 2013 si dovrà, quindi, così come previsto da tale norma, verificare che i soggetti beneficiari individuati non siano anche fornitori di servizi. La norma si applica anche per il caso opposto e, quindi, anche per i procedimenti di affidamento di servizi (procedure di gara o negoziate o affidamenti diretti di servizi) adottati dal 1° gennaio 2013 si dovrà verificare se i soggetti affidatari (aggiudicatari della gara o vincitori della procedura selettiva /di indagine) che vengono individuati non siano anche beneficiari di contributi?

Risposta
L'art. 4, comma 6 del D.L. 06-07-2012, n. 95 stabilisce che: "6. A decorrere dal 1° gennaio 2013 le pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo n. 165 del 2001 possono acquisire a titolo oneroso servizi di qualsiasi tipo, anche in base a convenzioni, da enti di diritto privato di cui agli articoli da 13 a 42 del codice civile esclusivamente in base a procedure previste dalla normativa nazionale in conformità con la disciplina comunitaria. Gli enti di diritto privato di cui agli articoli da 13 a 42 del codice civile, che forniscono servizi a favore dell'amministrazione stessa, anche a titolo gratuito, non possono ricevere contributi a carico delle finanze pubbliche.".

Non sembra che la disposizione vieti l'affidamento, da parte dell'Amministrazione, di servizi pubblici ad Enti di diritto privato titolari di contributi a carico delle finanze pubbliche. Infatti, non è possibile trarre tale limitazione in via implicita. Piuttosto la norma, a tutela dell'erario, impone alle Amministrazioni di non erogare contributi ad enti privati gestori di servizi pubblici a partire dal 1° gennaio 2013, ovvero di revocarli qualora successivamente affidatari di servizi pubblici.


Fonte: IPSOA

| More

Detrazione delle spese di riqualificazione energetica.


Quali sono gli interventi di riqualificazione energetica che possono fruire della detrazione? Quali sono le misure previste per l’anno corrente?

Gli interventi di riqualificazione energetica di edifici già esistenti danno diritto a una detrazione dall’imposta lorda, che può essere fatta valere sia sull’Irpef che sull’Ires, pari al 55% delle spese sostenute entro il 30 giugno 2013. Dal 1° luglio 2013 questi incentivi saranno sostituiti con la detrazione Irpef del 36% già prevista per le spese di ristrutturazioni edilizie. La detrazione spetta per le spese sostenute, e rimaste a carico del contribuente (per esempio, non incentivate dal Comune), per:
interventi di riqualificazione energetica di edifici esistenti, che ottengono un valore limite di fabbisogno di energia primaria annuo per la climatizzazione invernale inferiore di almeno il 20% rispetto ai valori riportati in un’apposita tabella (i parametri cui far riferimento sono quelli definiti con decreto del ministro dello Sviluppo economico dell’11 marzo 2008, così come modificato dal decreto 26 gennaio 2010). Il valore massimo della detrazione è pari a 100mila euro
interventi su edifici esistenti, parti di edifici esistenti o unità immobiliari, riguardanti strutture opache verticali, strutture opache orizzontali (coperture e pavimenti), finestre comprensive di infissi, fino a un valore massimo della detrazione di 60mila euro. La condizione per fruire dell’agevolazione è che siano rispettati i requisiti di trasmittanza termica U, espressa in W/m2K, in un’apposita tabella (i valori di trasmittanza, validi dal 2008, sono stati definiti con il decreto del ministro dello Sviluppo economico dell’11 marzo 2008, così come modificato dal decreto 26 gennaio 2010). In questo gruppo rientra anche la sostituzione dei portoni d’ingresso, a condizione che si tratti di serramenti che delimitano l’involucro riscaldato dell’edificio verso l’esterno o verso locali non riscaldati e risultino rispettati gli indici di trasmittanza termica richiesti per la sostituzione delle finestre
l’installazione di pannelli solari per la produzione di acqua calda per usi domestici o industriali e per la copertura del fabbisogno di acqua calda in piscine, strutture sportive, case di ricovero e cura, istituti scolastici e università. Il valore massimo della detrazione è di 60mila euro
interventi di sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di caldaie a condensazione e contestuale messa a punto del sistema di distribuzione. La detrazione spetta fino a un valore massimo di 30mila euro. Dall’1 gennaio 2008 l’agevolazione si applica anche alle spese relative alla sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con pompe di calore ad alta efficienza e con impianti geotermici a bassa entalpia. Dal 2012, inoltre, la detrazione è stata estesa alle spese per interventi di sostituzione di scaldacqua tradizionali con scaldacqua a pompa di calore dedicati alla produzione di acqua calda sanitaria.


Fonte: Agenzia Entrate

| More

Conta la sostanza e non la forma. Affari in Italia, tasse al Bel Paese.


La convenzione stipulata tra l’Italia e la Repubblica iugoslava, per evitare la doppia imposizione in materia di imposte sul reddito e sul patrimonio (ratificata con legge n. 974 del 1984), richiede che, per l’imponibilità del reddito d’impresa di soggetto non residente: una presenza che sia incardinata nel territorio dell’altro Stato contraente e dotata di una certa stabilità; una sede di affari capace, anche solo in via potenziale, di produrre reddito; un’attività autonoma rispetto a quella svolta dalla casa madre, dovendo aggiungersi che, ai fini dell’applicazione delle imposte dirette, la relativa indagine deve essere condotta non solo sul piano formale, ma anche – e soprattutto – su quello sostanziale (cfr. Cass. n. 20597 del 2011).

Sentenza n. 1103 del 17 gennaio 2013 (udienza 6 novembre 2012)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Pivetti Marco – Est. Sambito Maria Giovanna Concetta
Imposte sui redditi – Redditi d’impresa – Stabile organizzazione operante nello Stato – Elementi distintivi

| More

Esportazioni intra Ue senza Iva soltanto se il cedente è diligente.


In tema di Iva intracomunitaria, nel caso in cui l'Amministrazione finanziaria contesti, recuperando l'imposta non versata, la non imponibilità della cessione intracomunitaria di beni a titolo oneroso, per difetto del presupposto dell'introduzione dei beni ceduti nel territorio di altro Stato membro, richiesto dall'articolo 41, primo comma, lettera a), del Dl 331/1993, grava sul cedente la prova dello stesso.
In questi termini si è espressa la Cassazione con la sentenza 1670 del 24 gennaio che, nel rigettare il ricorso proposto da una società, ha confermato un solido orientamento giurisprudenziale (cfr Cassazione, sentenze 13457/2012, 20575/2011, 21956/2010 e 3603/2009).

Il giudizio di merito
A seguito di un processo verbale di constatazione emesso dalla Guardia di finanza, un ufficio finanziario contesta a una società italiana la mancata fatturazione di beni che avrebbero dovuti essere esportati presso una società tedesca, ma che in realtà erano stati movimentati esclusivamente in Italia.

Avverso i relativi avvisi di accertamento Iva, la società propone vittoriosamente ricorso in Commissione tributaria provinciale, con sentenza poi riformata in appello, a seguito del ricorso proposto dall'Amministrazione finanziaria.
In particolare, i giudici d'appello osservano che, al fine di usufruire del regime di non imponibilità Iva delle cessioni effettuate nei confronti di una società appartenente ad altro Stato europeo, grava sul cedente l'onere di provare l'avvenuta esportazione dei beni ceduti, in quanto l'articolo 41, primo comma, lettera a), del Dl 331/1993, statuisce espressamente che "Costituiscono cessioni non imponibili: a) le cessioni a titolo oneroso di beni, trasportati o spediti nel territorio di altro Stato membro, dal cedente o dall'acquirente, o da terzi per loro conto, nei confronti di cessionari soggetti di imposta…".
Tale prova, affermano gli stessi giudici, può essere fornita con ogni mezzo, purchè dotata del carattere di certezza e incontrovertibilità, dell'effettiva movimentazione del bene con partenza dall'Italia e arrivo in altro Stato membro, qualunque siano le modalità di trasporto o spedizione utilizzati dal cedente, dal cessionario o da terzi per loro conto.
Secondo i magistrati d'appello, infatti, la sola circostanza che le fatture indichino la natura di operazione intracomunitaria non consente l'applicazione del regime di esenzione d'imposta di cui al richiamato articolo 41, dovendosi ascrivere alla società nazionale (cedente) una responsabilità di tipo omissivo, atteso che non aveva posto in essere accorgimenti idonei a evitare o prevenire la condotta fraudolenta dell'acquirente estero (cessionario).

La società propone ricorso in Cassazione lamentando, tra l'altro, la violazione degli articoli 41, 46 e 50 del Dl 331/1993, in quanto la regolarità della fatturazione e della registrazione avrebbero dovuto indurre i giudici di secondo grado a escludere la collusione della stessa in operazioni fraudolente del cessionario estero, non potendo gravare sulla ricorrente una responsabilità oggettiva di natura omissiva.
Inoltre, la società ritiene erronea la motivazione della contestata sentenza, laddove addossa in capo al cedente l'onere di provare l'esportazione - attraverso l'attestazione delle Autorità doganali del Paese di destinazione - senza considerare che i controlli doganali intracomunitari sono stati aboliti sin dal 1993, quindi nessuna prova documentale poteva essere richiesta in tal senso alla società.

La decisione della Corte suprema
La Cassazione non ritiene condivisibili le doglianze della ricorrente, visto che il giudice d'appello ha correttamente interpretato la normativa di riferimento.
I giudici di legittimità affermano che il sistema delle operazioni intracomunitarie prevede il regime di non imponibilità per le cessioni, purché le stesse rispettino i requisiti previsti dal citato articolo 41 del Dl 331/1993, tra cui l'effettiva movimentazione del bene dall'Italia ad altro Stato membro, da provarsi con qualunque mezzo.
Ne consegue che, in mancanza di tale prova, la cessione viene assoggettata a Iva in Italia, per effetto della presunzione di cui al Dpr 441/1997.

Al riguardo, la Corte suprema ha già affermato che - in tema di presupposti richiesti alla società contribuente per usufruire del beneficio della non imponibilità delle operazioni intracomunitarie - "…l'onere di provare l'esistenza dello scambio comunitario (cioè l'effettivo trasferimento del bene nel territorio di altro Stato membro) grava sul contribuente cedente, che emette la fattura e non applica l'imposta nei confronti del cessionario…dichiarando che l'operazione non è imponibile…ciò proprio in ragione del principio generale di cui all'art. 2697 c.c., secondo il quale l'onere di provare la sussistenza dei presupposti di fatto che legittimano la deroga al normale regime impositivo è a carico di chi invoca la deroga - cfr., da ultimo, Cass. n. 13457/2012 e, in precedenza, Cass. 20575/11, Cass. 3603709 e Cass. 21956/10".

Costituisce elemento indefettibile della non imponibilità, continua la Corte, il trasferimento del bene nel Paese estero, in quanto la "…movimentazione fisica dei beni oggetto di cessione nel territorio dello Stato membro del cessionario deve costituire elemento strutturale della fattispecie normativa, cosicché la sua mancanza impedisce il riconoscimento dello stesso carattere intracomunitario della operazione…".

Quanto alla prova che i beni ceduti siano entrati nel territorio dello Stato estero - anche sulla base dell'interpretazione fornita dalla Corte di giustizia - sebbene debba "… escludersi che il cedente sia tenuto a svolgere attività investigative sulla movimentazione subita dai beni ceduti dopo che gli stessi siano stati consegnati al vettore incaricato dal cessionario…", è necessario, invece, che il cedente verifichi "…con la diligenza dell'operatore commerciale professionale le caratteristiche di affidabilità della controparte - Cass. n. 13457/2012, dovendo questi procurarsi mezzi di prova adeguati alle necessità, capaci se non di dimostrare, quanto meno di non lasciare dubbi circa l'effettività dell'esportazione e circa la sua buona fede in ordine a tale dato".

Il tipo di prova adeguato, conclude la Corte di legittimità, "…non è quello di escludere la prova della malafede, ma è quello che in prima battuta è diretto a provare l'effettività dell'esportazione e, qualora sia invece provato e ammesso che tale esportazione non vi è stata, a provare che il cedente è stato tratto in inganno nonostante avesse adottato le opportune cautele per evitare tale aggiramento".
Prova che, nel caso concreto, non è stata fornita, non potendosi considerare tali l'assenza di segnalazioni pregresse in capo all'acquirente, la puntualità dei bonifici bancari a saldo della merce e l'apparente assenza di comportamenti equivoci dei vettori.


Fonte: Agenzia Entrate

| More

Arriva il codice per versare le multe irrogate ai “tabaccai”.


Nel caso di irregolarità di gestione commesse dai rivenditori di generi di monopolio sono previste pene pecuniarie disciplinari da parte dell’ Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato. In particolare, la legge n. 1293/1957, che disciplina l’”Organizzazione dei servizi di distribuzione e vendita dei generi di monopolio”, all’articolo 35 prevede che la “multa” venga inflitta “per qualsiasi irregolarità di gestione …. che non siano ritenute di natura e gravità tali da comportare la disdetta o la revoca della gestione”.

Con la risoluzione n. 6/E del 30 gennaio, l’Agenzia delle Entrate ha istituito il codice tributo “2855” denominato “Pene pecuniarie disciplinari – art. 35, legge n. 1293/1957, e successive modificazioni” per ottemperare al versamento delle sanzioni comminate dall’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato.

Il codice tributo andrà riportato, nel modello di versamento F24 Accise, nella “Sezione Accise/Monopoli e altri versamenti non ammessi in compensazione” in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a debito versati”, indicando nel campo “ente” la lettera “M”, nel campo “provincia” la sigla della Provincia di appartenenza della rivendita dei generi di monopolio, nel campo “codice identificativo” il codice meccanografico nazionale rivendita (CMNR), nei campi “mese” e “anno di riferimento” rispettivamente il mese e l’anno cui si riferisce il versamento.


Fonte: Agenzia Entrate

| More

mercoledì 30 gennaio 2013

Quesito: fattura cessione auto.

siamo una concessionaria di Firenze, una ONLUS ci deve vendere un'auto usata per euro 9.000,00, come devono fare la fattura (iva esposta, parziale, esente....)

| More

Quesito: rimborso legale.

contabilmernte come faccio a registrare una fattura emessa dall'avvocato per controversia ma pagata allo stesso direttamente dal debitore

| More

Quesito: recupero IVA prima casa.

nel 2008 ho acquistato, da sola, una casa su cui ho pagato il 4% di IVA pari a €3560. Nel dicembre 2011 ho venduto l'immobile e ho acquistato un nuovo appartamento con il mio compagno a marzo 2012 pagando €6560 di iva. Con il 730 di questo anno posso recuperare tutti i €3560 pur avendo comprato l'ultima casa con un altra persona?Come avviene il rimborso?

| More

Crisi d' impresa, i nuovi modelli legislativi.


Dopo una breve premessa sui nuovi modelli legislativi e sulla recente concezione assunta in tema di crisi d'impresa, l'Autore si sofferma sulle modifiche intervenute con il D.L. 22 giugno 2012, n. 83 e la legge di conversione 7 agosto 2012, n. 134, richiamandone gli aspetti piu` salienti, non senza accusare qualche preoccupazione per i creditori concorsuali la cui tutela sembra avviarsi al tramonto.
1. La riforma normativa fallimentare e le prime modifiche
Ogni qualvolta ci accingiamo ad affrontare l’esame delle nuove normative che continuano a modificare il nostro ordinamento, ci chiediamo se il legislatore ci lascera` il tempo di riflettere per orientarci sulle aperture socio economiche del nostro Paese, oppure se continuera` a gravarci di nuove regole in un crescendo continuo, rendendo sempre piu` incerti il nostro aggiornamento e le nostre valutazioni. Innovazioni, tecnologie e leggi si espandono con un incessante avvicendarsi di sistemi, obblighi e adempimenti, come se l’evoluzione e la crescita economica dipendessero solo da mere enunciazioni piuttosto che da ricerca, lavoro, sacrifici e principi etici e morali. Nessun aspetto della nostra societa` moderna si sottrae al dilagare di questi continui mutamenti che non creano stabilita`, sicurezza e affidabilita` e pongono gravi interrogativi sul domani e su cio` che riserveremo alle future generazioni.
Anche il rapporto umano e` mutato e il comune intendersi in un continuo dialogo destinato di solito ad arricchirci e` divenuto sterile e giova soltanto al perseguimento di scopi egoistici e limitati. Cio` comporta anche una scarsa attenzione alle prospettive favorevoli di modo che non c’e` nemmeno un impegno e un apporto collettivo alla nostra crescita. L’esame delle nostre imprese e il modo come poterle risollevare dalle difficolta` finanziarie ed economiche, in questo particolare stato di crisi generale che ci affligge, e` divenuto il tema centrale della nostra cultura scientifica e professionale, ma soprattutto ci ha spinto ad una ricerca che nel campo concorsuale ha subito in questi ultimi tempi un’accelerazione non comune. I passaggi evolutivi di questa nuova corrente di pensiero hanno segnato alcune tappe di indiscutibile rilievo durante le quali dalla figura dell’imprenditore individuale si e` passati all’impresa societaria, ai grandi gruppi ed alle multinazionali, ma soprattutto da una disciplina destinata a tutelare il credito e coloro che sono danneggiati dai debitori insolventi, si e` stati indotti a valorizzare la regolamentazione della crisi delle imprese, avviando un meccanismo di salvaguardia ad ogni costo del loro mantenimento ed in ogni caso dei valori aziendali posti in una posizione primaria e prioritaria.
Pertanto, prendendo le mosse da un orientamento interpretativo degli stessi schemi normativi che una volta avevano giustificato la vecchia concezione del fallimento e delle altre procedure concorsuali, ricordiamo l’auspicio di un radicale rinnovamento che precedette la sua realizzazione solo nel 2006.


Fonte: IPSOA

| More

E' ammissibile il trasferimento in più soluzioni per un importo totale che supera il limite vigente?


Domanda
L'art. 49 comma 1, del D.Lgs. n. 231/2007, modificato dal comma 1 dell'art. 12 del D.L. n. 201/2011, vieta il trasferimento di denaro contante (...) quando il valore "oggetto di trasferimento" è complessivamente pari o superiore a 1.000 euro. In caso di più fatture emesse dalla medesima controparte, tutte di importo inferiore alla soglia pro tempore vigente, potrebbero essere regolate con un unico atto nella medesima data ed ovviamente per un importo complessivo superiore al limite previsto legislativamente? Dal tenore lessicale della norma de qua sembrerebbe di no, ma la cosa, a mio avviso, sarebbe illogica. Anche il MEF nei suoi ultimi chiarimenti e, con specifico riferimento alle missioni all'estero, evidenziava come il limite di soglia dovesse imputarsi ad ogni singola missione. Mutatis mutandis si dovrebbe arrivare pertanto al medesimo risultato (i.e.ammissibilità). Corretto?

Risposta
Come risaputo l'art. 12, comma 1, del D.L. 6 dicembre 2011, n. 201, convertito con modificazioni nella L. 22 dicembre 2011, n. 214, riduce da un importo pari o superiore a 2.500,00 euro a un importo pari o superiore a 1.000,00 euro il limite indicato nei commi 1, 5, 8, 12 e 13 dell'art. 49 del D.Lgs. 21 novembre 2007, n. 231.

Quanto al nuovo limite di trasferimento di denaro tra soggetti diversi, appare opportuno ricordare come, in esito alle modifiche inserite dal D.Lgs. n. 151/2009 (c.d. "correttivo antiriciclaggio"), sia stato precisato che:

- il divieto riguarda complessivamente il valore oggetto di trasferimento;

- il trasferimento è vietato anche quando è effettuato con più pagamenti inferiori alla soglia che appaiono artificiosamente frazionata.

Tramite tali modifiche è stata riconosciuta l'ammissibilità del trasferimento in più soluzioni, tra soggetti privati, di importi anche complessivamente pari o superiori alla soglia consentita, sempre che il frazionamento in più importi "inferiori alla soglia" sia previsto da prassi commerciali ovvero sia conseguenza della libertà contrattuale (ad esempio, vendite a rate) e non, invece, artificiosamente realizzato per dissimulare il passaggio di somme ingenti in contanti. In pratica, l'acquisto di un bene per 5.000,00 euro può essere rateizzato in dieci tranches in contanti da 500,00 euro cadauna, ma non in cinque da 1.000,00 euro.

Sulla base di tali novità, introdotte con il D.Lgs. n. 151/2009, le indicazioni del gentile lettore potrebbero essere corrette fermo restando che sul caso specifico non c'è stato alcun pronunciamento ufficiale da parte del MEF.


Fonte: IPSOA

| More

Canone Rai per la seconda casa.


Il canone Rai deve essere pagato per ogni abitazione di proprietà in cui esiste un televisore? Io ho una seconda casa: debbo versare il canone anche per questa?

Non bisogna pagare un altro canone Rai per la seconda casa di proprietà. Il pagamento del canone di abbonamento alla televisione per l’abitazione primaria consente la detenzione di uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle trasmissioni radio televisive ad uso privato da parte dello stesso soggetto o componenti del suo nucleo familiare nella propria residenza o dimora abituale e secondaria. L'articolo 27, comma 2, della legge n. 223/1990 ("Disciplina del sistema radiotelevisivo pubblico e privato") prevede, infatti, che il pagamento del canone di abbonamento alla televisione consente la detenzione di uno o più apparecchi televisivi ad uso privato da parte dello stesso soggetto nei luoghi adibiti a propria residenza o dimora.


Fonte: Agenzia Entrate

| More

Liti fiscali, l'autocertificazione non ha rilevanza probatoria.


Nel processo tributario l'autocertificazione è priva di efficacia probatoria, stante il disposto di cui all'articolo 7, comma 4, del Dlgs 546/1992; risulterebbe, altrimenti, eluso il divieto di prova testimoniale.
A precisarlo è la sezione tributaria della Corte di cassazione, con sentenza 1662 del 24 gennaio.

I fatti di causa
La vicenda riguarda l'impugnazione da parte di una società contribuente, medio tempore fallita, di un avviso di accertamento emesso, per il recupero di Irpeg e Ilor, anno di imposta 1997, al fine di contestarne la legittimità.
La Commissione tributaria provinciale accoglieva il ricorso proposto dal contribuente con sentenza che, successivamente, veniva impugnata dall'Agenzia delle Entrate.
La Commissione tributaria regionale rigettava l'appello dell'ufficio, confermando la sentenza di primo grado e, conseguentemente, l'illegittimità dell'atto impositivo impugnato.

Contro tale pronuncia l'Agenzia delle Entrate proponeva ricorso per cassazione, al fine di denunciare, in particolare, la violazione dell'articolo 21 del Dlgs 546/1992 e dell'articolo 145 del codice di procedura civile.
Più precisamente, in sede di legittimità, l'Agenzia riproponeva la questione, già sollevata nei gradi di merito, ma sulla quale i giudici non si erano mai pronunciati, relativa all'inammissibilità del ricorso introduttivo del giudizio, in quanto tardivo rispetto alla data di notificazione dell'avviso di accertamento, effettuata, secondo quanto risultava dalla relata di notifica, presso la sede legale della società a mani di persona 'incaricata a ricevere l'atto'.

Proprio al riguardo, l'Agenzia delle Entrate chiedeva alla Suprema corte di chiarire "se possa costituire idonea prova contraria la 'autocertificazione' prodotta in giudizio dal legale rappresentante della società in ordine alla mancanza di collegamento tra la persona suddetta e la società".

La sentenza della Cassazione
Con la sentenza in esame, la Corte di cassazione, nell'accogliere il ricorso proposto dall'Agenzia delle Entrate e nel rigettare nel merito il ricorso introduttivo del giudizio proposto dal contribuente, ha innanzitutto precisato che, nel caso di specie, non ricorrono i presupposti per la definizione delle controversie tributarie pendenti, previsti dall'allora vigente articolo 3, comma 2-bis, del Dl 40/2010, convertito con modificazioni dalla legge 73/2010.

Successivamente, in ordine al censurato vizio di inammissibilità del ricorso introduttivo, i giudici di legittimità hanno ribadito l'orientamento secondo il quale "l'inammissibilità del ricorso introduttivo è rilevabile anche d'ufficio in ogni stato e grado del processo (tra le altre, Cass. nn. 26391 del 2010, 7410 del 2011), salvo il limite del giudicato interno, che però sia espresso e non meramente implicito…".
Ciò in quanto, in tal caso, si configura una "ipotesi di nullità processuale conseguente a carenza assoluta di potestas iudicandi… la cui rilevabilità officiosa in ogni stato e grado - salvo il caso della specifica statuizione non impugnata - è conforme anche al principio della durata ragionevole del processo, che della nozione di 'giusto processo' costituisce elemento costitutivo (Cass., sez. un., n. 26019 del 2008; cfr. anche Cass. nn. 9952 del 2003, 908 del 2006)".

Inoltre, con particolare riferimento all'autocertificazione prodotta dal contribuente al fine di evidenziare la mancanza di collegamento tra la persona 'incaricata a ricevere l'atto' e la società, i giudici di legittimità hanno precisato che "l'autocertificazione ha attitudine certificativa e probatoria esclusivamente in alcune procedure amministrative". Risulta, invece, "priva di efficacia in sede giurisdizionale, e ciò tanto più nel contenzioso tributario, in cui trova ostacolo insuperabile nella previsione dell'art. 7, comma 4, del d.lgs. 546 del 1992".
Diversamente opinando, infatti, si finirebbe per "introdurre in tale processo - eludendo il divieto di giuramento e di prova testimoniale - un mezzo di prova, non solo equipollente a quello vietato, ma anche costituito al di fuori del processo (Cass. nn. 703 del 2007, 16348 del 2008, 6755 del 2010)".
Del resto, secondo la regola generale desumibile dal citato articolo 7, comma 4, Dlgs 546/1992, nel processo tributario le prove devono essere raccolte dinanzi al giudice nell'effettivo contraddittorio delle parti. Non può, pertanto, attribuirsi valore di prova all'autocertificazione, precostituita al processo.

Osservazioni
Con la sentenza in commento, la Corte di cassazione ha inteso ribadire che l'impianto probatorio del processo tributario appare piuttosto rigido, in considerazione del disposto di cui all'articolo 7, comma 4, Dlgs 546/1992, il quale prevede che "Non sono ammessi il giuramento e la prova testimoniale".
Con riferimento a tale disposizione, occorre tuttavia precisare che la Cassazione ha più volte sostenuto che il divieto di prova testimoniale "non implica… l'inutilizzabilità, ai fini della decisione, delle dichiarazioni raccolte dall'Amministrazione nella fase procedimentale e rese da 'terzi', e cioè da soggetti terzi rispetto al rapporto tra il contribuente - parte e l'Erario. Tali informazioni testimoniali hanno il valore probatorio proprio degli elementi indiziari, e devono pertanto essere necessariamente supportate da riscontri oggettivi come chiarito dalla sentenza della Corte costituzionale n. 18 del 2000 (cfr. Cass. civ., sez. 5^, n. 903 del 25 gennaio 2002)" (Cassazione, sentenze 11785/2010 e 27173/2011).

Inoltre, secondo la stessa giurisprudenza "va, del pari, necessariamente riconosciuto anche al contribuente lo stesso potere di introdurre dichiarazioni rese da terzi in sede extraprocessuale - beninteso, con il medesimo valore probatorio -, dando cosi concreta attuazione ai principi del giusto processo come riformulati nel nuovo testo dell'art. 111 Cost., per garantire il principio della parità delle armi processuali nonché l'effettività del diritto di difesa (Cass. civ., sezione 5^, n. 4269 del 25 marzo 2002)" (Cassazione 11785/2010).


Fonte: Agenzia Entrate

| More

Dichiarazioni annuali Iva 2013.


Con il provvedimento del 29 gennaio, l'Agenzia delle Entrate approva le specifiche tecniche per la trasmissione telematica dei dati contenuti nelle dichiarazioni annuali Iva base e Iva 2013, approvati lo scorso 15 gennaio.

Allegato al provvedimento si trovano le istruzioni da usare per la spedizione on line dei modelli, che si riferiscono all'anno d'imposta 2012. Le istruzioni interessano chi provvede direttamente all'invio e chi opera come intermediario abilitato alla trasmissione.

Nella sezione del sito delle Entrate dedicata alle specifiche tecniche saranno pubblicati eventuali aggiornamenti.


Fonte: Agenzia Entrate

| More

Studi di settore per l’anno 2013.


Definito l’elenco dei 69 studi di settore, con relative attività economiche, da sottoporre a restyling, applicabili dal periodo d’imposta 2013, dopo l’approvazione con decreto del ministro dell’Economia e delle Finanze. La lista degli studi da revisionare è allegata al provvedimento direttoriale del 28 gennaio.

L’attività di revisione degli studi di settore deve avvenire al massimo ogni tre anni dalla loro entrata in vigore o dalla loro ultima revisione (articolo 10-bis, comma 1, legge n. 146/1998), sentito il parere della Commissione di esperti, allo scopo di garantire la loro aderenza alle dinamiche delle attività economiche cui si riferiscono.

Tutti gli studi ora individuati sono stati selezionati in relazione all’anno della loro approvazione, tranne il “VG37U” (gelaterie e pasticcerie), applicato per la prima volta nel 2011. Per esso si è ritenuto opportuno procedere a revisione anticipata, per migliorarne la capacità di cogliere la realtà economica dei soggetti che esercitano quell’attività, anche sulla base delle informazioni acquisite attraverso i modelli per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore.
Inoltre, nella revisione dello studio UM84U non si terrà conto dell’attività di “Commercio all’ingrosso di macchine, accessori e utensili agricoli, inclusi i trattori”, che, a partire dal 2012, è ricompresa nello studio VM43U, approvato con decreto ministeriale del 28 dicembre 2012.

Infine, novità in vista per gli Osservatori regionali per l’adeguamento degli “studi” alle realtà economiche locali, che vedranno rafforzata la partecipazione dell’Agenzia a tali organi collegiali: il provvedimento di oggi, infatti, prevede la possibilità di affidare l’incarico di membro supplente anche a dirigenti o funzionari delle direzioni provinciali.


Fonte: Agenzia Entrate

| More

martedì 29 gennaio 2013

Assetto organizzativo e corporate governance: le novità per le società quotate.


La Relazione Annuale 2012 del Comitato per la Corporate Governance evidenzia l’entrata in vigore di alcune disposizioni contenute nel nuovo Codice di Autodisciplina delle società quotate, il cui obiettivo fondamentale è stato quello di innalzare lo standard di governance degli emittenti.
Questi ultimi, nel corso del 2013, attraverso la relazione sul governo societario, dovranno informare il mercato del recepimento delle variazioni nell’assetto di corporate governance che erano stati invitati ad applicare entro la fine del 2012.
Per alcune raccomandazioni del Codice, invece, è stato previsto un regime transitorio diversificato. Gli emittenti sono invitati ad applicare alcune modifiche che attengono alla composizione del consiglio di amministrazione e dei relativi comitati a decorrere dal primo rinnovo del CdA successivo alla fine dell’esercizio iniziato nel 2011. Rientrano in questa fattispecie, le seguenti previsioni: costituzione del comitato per le nomine; presenza di soli amministratori indipendenti all’interno del comitato per le remunerazioni e del comitato controllo e rischi; designazione del Lead independent director se richiesto dalla maggioranza degli amministratori indipendenti; divieto, per i titolari di cariche negli organi gestionali, di sorveglianza e di controllo, di esercitare le medesime funzioni in società concorrenti tra loro (cross-directorship), sancito con la manovra “Salva Italia” del dicembre 2011 (D.L. 201/2011).
È infine pienamente operativa, a partire dalla data di rinnovo dei consigli successivi all’esercizio 2012 (quindi dai rinnovi che intervengono nel corso dell’esercizio 2013), la nuova raccomandazione che invita gli emittenti appartenenti all’indice FTSE-MIB a dotarsi di consigli di amministrazione composti per almeno un terzo da amministratori indipendenti.


| More

Società di capitali (S.r.l.s.ex art. 2463 - bis c.c.).


In risposta alla nota n. 182451 del Ministero dello Sviluppo che richiedeva un parere esplicativo, il Ministero della Giustizia ha chiarito che l’atto costitutivo (e lo statuto) della s.r.l.s. possono essere integrati in conformità alla volontà negoziale (nota prot. n. 43644 del 10 dicembre 2012, recepita nella Circolare n. 3657/C del Ministero dello Sviluppo).
Il modello standard di atto costitutivo adottato con il decreto interministeriale n. 138/2012, infatti, contiene unicamente clausole minime ed essenziali, direttamente riconducibili alle specificità della s.r.l.s., che possono essere integrate con la disciplina codicistica dettata in punto di s.r.l., alla quale rinvia l’art. 2463 – bis c.c., qualora la volontà dei soci lo richieda e l’organizzazione e il funzionamento della costituenda società ne rendano opportuna la previsione.
Il parere del Ministero della Giustizia, inoltre, ha il pregio di precisare che, essendo la s.r.l.s. sottotipo della s.r.l., la previsione di cui all’art. 2463 – bis c.c.,che rimette al regolamento interministeriale l’individuazione del modello standard dell’atto costitutivo, non può assumere valenza di norma limitativa dell’autonomia negoziale delle parti che intendano avvalersi del tipo s.r.l.s..
Sul punto, va peraltro messo in luce che il Ministero dello Sviluppo nella menzionata nota n. 182451, in senso diametralmente opposto alla Giustizia, riteneva maggiormente coerente con il sistema  - attualmente caratterizzato anche dalla presenza della s.r.l.c.r. – l’interpretazione per cui il c.d. modello standard di atto costitutivo non fosse derogabile dalle parti che, all’occorrenza, potevano fruire di altri modelli di s.r.l. rispetto ai quali il legislatore non aveva dettato criteri precisi circa il contenuto dell’atto costitutivo.


| More

Quesito: acquisto furgone.

dovrei acquistare un furogone per uso lavoro e tra qualche giorno mi parirò la partita iva mi conviene acquistare il furgone con fattura e iva o senza? se l'acquisto senza potrò lostesso scaricare le spese dicarburante ecc ecc?

| More

Quesito: cambio residenza.


volevo sapere cosa succede se: i miei suoceri vendono casa e vanno ad abitare insieme a mio cognato prendendo naturalmente  la residenza da lui.
Percepiscono regolare pensione entrambi . Mio cognato è in mobilità.

| More

Collaborazione a progetto: requisiti di genuinità.


Al fine di uniformare l'attività di vigilanza in materia di rapporti parasubordinati a progetto, il Ministero del lavoro, riprendendo le novità introdotte dalla Riforma del mercato del lavoro, fornisce, ai propri ispettori, le linee guida per riconoscere una collaborazione coordinata e continuativa genuina rispetto a pseudo rapporti autonomi che non ne hanno i requisiti e che devono, necessariamente, essere ricondotti nell'alveo dei rapporti di lavoro subordinati
Al fine di uniformare il comportamento del proprio personale ispettivo, il Ministero del lavoro, con la circolare n. 29 dell’11 dicembre 2012 , e` intervenuto per fornire alcuni chiarimenti interpretativi sulle novita` introdotte in materia di collaborazione a progetto.
Le novita` sono state apportate, alla normativa storica (art. 61 e seguenti del decreto legislativo n. 276/2003 - c.d. Riforma Biagi), dalla legge n. 92/2012 (c.d. Riforma del Mercato del Lavoro) ed hanno interessato alcuni aspetti fondamentali di tale tipologia contrattuale, quali il requisito del progetto, il corrispettivo dovuto al collaboratore, il diritto di recesso e gli aspetti sanzionatori.
Proprio nell’ottica di una rimodulazione della disciplina in essere, il Ministero ha cercato di porre chiarezza sui vari argomenti, al fine di un corretto svolgimento dell’attivita` di vigilanza.


Fonte: IPSOA

| More

Veicolo destinato da professionista ad un promiscuo: quale percentuale và indicata?


Domanda
Sono un professionista proprietario di un'autovettura che destino ad uno promiscuo. Ai fini delle imposte sui redditi la stessa rileva (per quel che attiene alle spese ad essa riconducibili) per il 40%, secondo quanto previsto dall'articolo 164 del TUIR. Devo considerare anche tale percentuale ai fini della compilazione del redditest?

Risposta
Ai fini della compilazione del redditest, le auto adibite ad un uso promiscuo devono essere indicate per la percentuale non riferibile all’attività professionale, ma alla sfera personale (60%).

Pertanto, anche in considerazione dei chiarimenti resi dall’Agenzia delle Entrate, sembrerebbe di poter sostenere che la quota rilevante ai fini del redditest sia il 60% delle spese relative al veicolo destinato dal professionista ad un promiscuo.


Fonte: IPSOA

| More

Imposta di registro sulla rinuncia all’eredità.


La rinuncia pura e semplice dell’eredità è soggetta a registrazione in misura fissa?

L’atto di rinuncia all’eredità rientra tra gli atti che non hanno contenuto patrimoniale e, pertanto, è soggetto a registrazione in termine fisso, ai sensi dell’articolo 11 della Tariffa, parte prima, allegata al Tur e, deve, quindi, essere assoggettato a tassazione con applicazione di un’unica imposta fissa di registro nella misura di 168 euro. L’articolo 11 della Tariffa, parte prima, allegata al Tur stabilisce, infatti, che gli atti pubblici e le scritture private autenticate… non aventi per oggetto prestazioni a contenuto patrimoniale sono assoggettate all’imposta di registro in misura fissa.
Tra questi atti rientra l’accettazione espressa dell’eredità (articoli 459, 470 e 475 cc) che può essere data nella forma dell’atto pubblico o della scrittura privata. L’accettazione dell’eredità deve, infatti, essere intesa come un atto a contenuto non patrimoniale mediante il quale il chiamato all’eredità dichiara di accettare l’eredità assumendo la qualità di erede. Gli effetti traslativi di natura patrimoniale si sono già verificati con l’apertura della successione, atteso che l’effetto della accettazione risale al momento in cui si è aperta la successione stessa. La trasmissione ereditaria, e, quindi, l’effetto traslativo della massa ereditaria in capo all’erede, verificatasi con l’apertura della successione, non è soggetta all’imposta di registro ma sconta l’imposta di successione.
Rientra nel campo di applicazione dell’articolo 11 della Tariffa, parte prima, allegata al Tur, anche la rinuncia pura e semplice dell’eredità (articolo 519 e 521 cc), con la quale il chiamato all’eredità rifiuta di acquisire la qualità di erede. Pertanto, la rinuncia pura e semplice sarà soggetta a registrazione in termine fisso e sconterà l’imposta fissa (cfr circolare n. 44/2011).


Fonte: Agenzia Entrate

| More

Automobilisti chiamati alla cassa per pagare bollo e … superbollo.


È giovedì 31 gennaio la data da ricordare per chi possiede auto con potenza superiore a 35 kw, motocicli e vetture oltre i 185 kw che scontano la soprattassa erariale: chiamati alla cassa sono gli automobilisti con il bollo in scadenza a dicembre 2012 e i proprietari di mezzi immatricolati tra il 22 dicembre e il 21 gennaio scorso.
Infatti tutti coloro che, alla scadenza del termine utile per il pagamento, risultano essere proprietari del veicolo al Pubblico registro automobilistico devono versare la tassa automobilistica alla regione di residenza anagrafica, poiché le competenze sono passate alle Regioni. Unica eccezione riguarda coloro che risiedono nelle regioni Piemonte e Lombardia che hanno tempo per pagare il bollo delle vetture immatricolate tra i l 1° e il 31 gennaio fino al prossimo 28 febbraio.

La “tassa di proprietà” chi la paga
Il bollo è divenuto una tassa di proprietà e non più una tassa di circolazione e, di conseguenza, la ricevuta non deve più essere esposta ma deve essere custodita a casa insieme alle altre ricevute di pagamento. Dal 1999 sono le regioni a statuto ordinario e le province autonome di Trento e Bolzano a stabilire le tariffe (che possono essere aumentate fino al 10% rispetto alla base) e le esenzioni o agevolazioni particolari in base al tipo di veicolo o di alimentazione.
Inoltre dal 1° gennaio 2007 il sistema di calcolo del bollo non si basa più sulla sola potenza del veicolo ma tiene conto anche della classe di emissioni (Euro 0, 1, 2, 3, 4 e 5) che ne determinano l’incremento dovuto al livello di inquinamento prodotto.
Per determinare il corretto importo del bollo i proprietari di auto con potenza superiore a 35 kw e di motocicli possono utilizzare l’applicazione disponibile sul sito dell’Agenzia delle Entrate che consente il calcolo in due modi: il primo prevede il calcolo in base ai dati tecnici (potenza in kw o cv, direttiva euro, regione di immatricolazione, tipologia del veicolo); il secondo si effettua in base alla targa e permette il calcolo della tassa automobilistica al momento della richiesta, con eventuali sanzioni e interessi:

Superbollo per “supercar”
I proprietari (e anche gli usufruttuari, acquirenti con patto di riservato dominio, o utilizzatori a titolo di locazione finanziaria) di autovetture e di autoveicoli per il trasporto promiscuo di persone e cose con potenza superiore a 185kw devono pagare una addizionale erariale alla tassa automobilistica pari a 20 euro per ogni kw eccedente il limite stabilito, ridotta dopo cinque, dieci e quindici anni dalla data di costruzione dei veicolo rispettivamente al 60%, al 30% e al 15%.
Il superbollo non è più dovuto decorsi venti anni dalla data di costruzione.

Bollo in pagamento … ma non per tutti lo stesso importo
Come già detto sono le singole regioni che stabiliscono l’importo, le esenzioni e le agevolazioni per il pagamento della tassa.
In ogni caso alcune condizioni sono stabilite per tipologie di auto: quelle elettriche sono esenti dalla tassa automobilistica per i primi cinque anni dall’immatricolazione e successivamente scontano una riduzione del 75% in tutte le regioni ad eccezione di Lombardia e Piemonte dove continuano a mantenere permanentemente l’esenzione.
Stesse agevolazioni sono previste anche per le auto a gas metano o Gpl che, in generale, hanno uno sconto del 75% con punte più elevate (fino all’esenzione totale nella Provincia autonoma di Bolzano e nelle regioni Piemonte e Lombardia).
Esenzioni totali sono previste per le auto con almeno 30 anni (che pagano una tassa di circolazione fissa solo nel caso di utilizzo su strada); anche per le auto con almeno 20 anni è prevista la stessa esenzione a patto che possano essere considerate di particolare interesse storico o collezionistico.
Per le autovetture intestate ai portatori di handicap, o a persone che li hanno a loro carico, con cilindrata compresa entro 2.000 cm3, se a benzina, o entro 2.800 cm3, se alimentate a gasolio, non è dovuta la tassa di circolazione.

Dove pagare?
Il pagamento può avvenire in molti luoghi e con modalità diverse: presso le delegazioni Aci, gli sportelli postali, le banche convenzionate, le agenzie di pratiche auto e le tabaccherie autorizzate, o collegandosi via web al sito delle Poste italiane o dell’Aci (Bollonet) pagando tramite carta di credito, o, infine, tramite il telefono (n. 199711711) utilizzando il servizio Telebollo.
I servizi Telebollo e Bollonet sono gestiti dall’Aci e possono essere utilizzati solo per i versamenti in favore di Regioni e Province convenzioniate con l’Automobil Club d’Italia (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Puglia, Toscana, Umbria, Provincia autonoma di Trento e Provincia autonoma di Bolzano).

Se salta la scadenza, il rimedio c’è
Nel caso di pagamento dopo il termine del 31 gennaio il proprietario del mezzo può “rimediare” pagando sanzioni e interessi oltre all’imposta.
In caso di ravvedimento entro il 14 febbraio l’interessato pagherà una sanzione ridotta pari allo 0,2% per ciascun giorno di ritardo (utilizzando il cosiddetto “ravvedimento sprint”); a partire dal 15 febbraio e entro il termine di 30 giorni dalla scadenza, il contribuente si potrà “mettere in regola” - attraverso il “ravvedimento breve” - pagando una sanzione ridotta al 3% della tassa; oltre il trentesimo giorno, ma entro un anno dal termine stabilito, la sanzione passa al 3,75%. In tutti questi casi sono dovuti gli interessi legali calcolati sui giorni di ritardo al tasso del 2,5% annuo.
Oltre l’anno di ritardo non è più possibile utilizzare il ravvedimento operoso ed è dovuta la sanzione piena del 30%.



Fonte: Agenzia Entrate

| More

lunedì 28 gennaio 2013

Quesito: sanatoria.

senza reddito ma con abitazione di proprietà, vincolando una somma su c/c potrei assumere colf extracomunitaria? se no, ci sarebbe altro modo?

| More

Quesito: assoggettabilità IVA.

Sono un libero professionista. Quando emetto una fattura, le spese autostradali e i rimborsi chilometrici li devo assogettare ad IVA, o non sono imponibili ?

| More

Quesito: tasse...


Ho una ditta individuale e gestisco un negozio con distributori automatici in Sardegna.
Vorrei sapere se trasferendo il mio negozio  ad esempio alle Canarie, devo continuare a pagare le tasse anche in Italia.
Devo chiudere il mio conto corrente bancario della ditta o posso anche lasciarlo aperto e continuare ad utilizzare ad esempio il fido che la banca mi ha concesso?
Io so che dovrei aprire una partita iva alle Canarie e dunque dovrei chiudere la ditta individuale italiana, ma in questo modo posso ancora usufruire del fido bancario della banca italiana o chiudendo la ditta devo chiudere anche il c/c ??

| More

Riforma del lavoro: utilizzo dei voucher.


Domanda
La disciplina transitoria, prevede che "resta fermo l'utilizzo, secondo la previgente disciplina, dei buoni per prestazioni di lavoro accessorio, di cui all'articolo 72 del decreto legislativo n. 276 del 2003, già richiesti alla data di entrata in vigore della presente legge e comunque non oltre il 31 maggio 2013". Considerato che la legge n. 92 è entrata in vigore il 18 luglio 2012 ed un azienda ha acquistato voucher telematici prima del 18 luglio 2012 con DNA effettuata all'Inail fino al 31 dicembre 2013 avendone previsto l'utilizzo fino a tale scadenza, si chiede se sia possibile effettuare il pagamento prima del 31 Maggio 2013 anticipando anche le prestazioni previste per il periodo successivo dichiarato fino al 31/12/2013, rispettando ovviamente i limiti previgenti sia nell'importo che nella tipologia di prestatori.

Risposta
L'art. 1, c. 32 della legge n. 92/2012, come successivamente modificato dal D.L. n. 83/2012 conv. L. n. 134/2012, ha sostituito l'art. 70 del D.Lgs. n. 276/2003 innovando la definizione ed il campo di applicazione del lavoro accessorio. Il successivo comma 33 della stessa legge ha introdotto una regolamentazione transitoria relativamente ai buoni già acquistati prima del 18 luglio 2012, i quali possono essere pertanto utilizzati, secondo le regole previgenti, fino al 31 maggio 2013, come recentemente confermato dal Ministero del lavoro (circolare n. 4/2013).

Non si ravvisano dunque impedimenti all'utilizzo completo di tali buoni, nella fattispecie illustrata nel quesito, con una tempistica che rispetta il termine indicato dalla legge, salvo l'obbligo di comunicare all'Inail la sopravvenuta anticipazione del periodo di lavoro effettivo (cfr. nota Inail n. 8252/2010).


Fonte: IPSOA

| More

ISEE, in arrivo la riforma dell’indicatore per evitare gli abusi.


Dopo il redditometro, è in dirittura d’arrivo il “riccometro”, o meglio il nuovo Isee (Indicatore della Situazione Economica Equivalente), l’indice che misura la condizione economica delle famiglie italiane tendendo conto del reddito, del patrimonio (mobiliare e immobiliare) e delle caratteristiche del nucleo familiare (per numerosità e tipologia) ai fini della concessione di prestazioni dello stato sociale (agevolazioni fiscali e benefici assistenziali). Un aggiornamento dell’ISEE era stato previsto dalla Manovra Monti, ma il decreto attuativo sta giungendo con notevole ritardo, considerato che avrebbe dovuto essere emanato entro il 31.05.2012. Il nuovo ISEE si chiamerà “ISEE corrente”, in quanto sarò modificabile in corso d’anno per fotografare la situazione reddituale più vicina nel tempo. I capisaldi su cui si fonda sono: una franchigia fino a 3.000 euro per i dipendenti e fino a 1.000 euro per i pensionati, una nuova definizione dei nuclei familiari per stroncare gli abusi, una revisione della scala di equivalenza tra redditi e composizione del nucleo familiare.


Fonte: Il Sole 24 Ore

| More

Redditometro: 16 i maggiori indici di capacità contributiva.


L’Agenzia delle Entrate emanerà una circolare illustrativa sul nuovo redditometro, ma con ogni probabilità la sua pubblicazione non giungerà prima delle elezioni di fine febbraio. Nel frattempo, è comunque già possibile delineare un elenco di circa 16 voci di spesa (tra le 100 indicate dal Decreto 24.12.2012) che saranno certamente prese in considerazione da parte del Fisco in quanto rappresentative di maggiore capacità contributiva: tra queste, la casa, le imbarcazioni, i beni acquistati alle aste, le spese per viaggi e beauty farm, le associazioni a circoli, le polizze, le colf, i movimenti di capitali, il possesso di cavalli da corsa, l’acquisto di veicoli, la frequenza di scuole prestigiose, gli interessi sui mutui. I controlli previsti per il 2013 sono 35.000. Verranno trascurati gli scostamenti tra reddito dichiarato e spese sostenute fino a 12.000 euro annui.


Fonte: Il Sole 24 Ore

| More

Dichiarazione integrativa entro il 29 gennaio.


Entro il prossimo 29 gennaio è ancora possibile presentare la dichiarazione integrativa di UNICO 2012 o IRAP 2012 per comunicare la volontà di modificare la scelta in precedenza effettuata in tali modelli relativa alla richiesta di rimborso dell’eccedenza d’imposta in richiesta di compensazione, sempre che il rimborso non sia già stato erogato.
La dichiarazione integrativa deve, infatti, essere presentata entro 120 giorni dalla scadenza del termine ordinario di presentazione delle dichiarazioni, che quest’anno era il 1° ottobre 2012. Nel frontespizio del modello dovrà essere barrata l’apposita casella “Dichiarazione integrativa (art. 2 co. 8-ter Dpr 322/98)”.


Fonte: Il Sole 24 Ore

| More

Iva all’importazione se noleggio e uso di un bene svizzero in Italia.

La Corte di Cassazione, sezione penale, nella sentenza n. 1863 del 15 gennaio, si è espressa sul reato di evasione dell’Iva all’importazione sugli scambi commerciali tra Italia e Paesi extra-comunitari con i quali l’Unione europea ha stipulato accordi che prevedono il divieto e la soppressione dei dazi doganali (Cassazione, sentenza 16860/2010). In particolare, la Cassazione ha affermato che un soggetto residente in Italia che utilizza un aeromobile formalmente intestato ad una società svizzera, alla scadenza del periodo di appuramento (sei mesi), è obbligato a presentare la dichiarazione per la definitiva importazione del mezzo nel territorio italiano e pagare l’Iva nazionale. Il mancato pagamento dell’imposta, infatti, configura il reato di evasione dell’Iva all’importazione, ai sensi dell’articolo 70 del Dpr 633/1972, punito a norma della legge doganale.


Fonte: Agenzia Entrate

| More

Tares ancora in itinere.


Non è ancora stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la legge di conversione del D.L. n. 1/2013, che prevede altresì la proroga a luglio della prima rata della Tares, che già si parla di un nuovo provvedimento d’urgenza che potrebbe anticipare nuovamente la prima rata del tributo ad aprile o maggio. Questo per evitare che i Comuni e le imprese interessate possano incassare le prime entrate solo a settembre o ottobre 2013, come avverrebbe se la prima rata restasse fissata a luglio.


Fonte: Il Sole 24 Ore

| More

Fattura elettronica con possibilità di archivio cartaceo.


Nel corso del forum nazionale della fatturazione elettronica che si è svolto il 24 gennaio a Roma presso l’Agenzia delle Entrate e che si è occupato anche dell’art. 1, comma 325, Legge n. 228/2012, è stato affermato che le fatture create in formato elettronico possono essere conservate, una volta stampate, anche in forma cartacea. I partecipanti al form hanno, inoltre, evidenziato la necessità che vengano definitivamente approvati il decreto attuativo sull’obbligatorietà della fatturazione elettronica (il quale attende solo la firma del Ministero dell’Economia) e le regole tecniche su firma elettronica, documento informatico e conservazione sostitutiva.


Fonte: Il Sole 24 Ore

| More

Tabacchi lavorati, istituito il codice per il versamento al Monopolio.

Con la risoluzione n. 3/E di ieri 24 gennaio, l’Agenzia delle Entrate ha istituito il codice tributo “2856”, denominato “Proventi derivanti dalla fornitura di tasselli fiscali ai produttori esteri e nazionali di tabacchi lavorati”, che consente ai produttori/fornitori di versare all’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato la somma dovuta per la striscetta apposta sui tabacchi lavorati e recante la dicitura “monopolio fiscale”. Il versamento del corrispettivo va effettuato, come stabilito dal decreto del ministro dell’Economia e delle Finanze del 18 luglio 2003, tramite modello F24 Accise.

| More

Unità obbligatorie di salvataggio.


Le unità obbligatorie di salvataggio sono soggette alla tassa sulle unità da diporto?

Per le unità di salvataggio non è dovuta la tassa annuale sulle unità da diporto (imbarcazioni e navi). La tassa non trova applicazione anche a: unità di proprietà o in uso allo Stato e ad altri enti pubblici; battelli di servizio, purché questi rechino l’indicazione dell’unità da diporto al cui servizio sono posti; unità da diporto possedute e utilizzate da enti e associazioni di volontariato esclusivamente ai fini di assistenza sanitaria e pronto soccorso; nuove unità da diporto con “targa prova” che sono nella disponibilità del cantiere costruttore, del manutentore o del distributore, nonché quelle usate che sono state ritirate dai cantieri o dai distributori con mandato di vendita e in attesa di perfezionamento dell’atto; unità inserite in contratti di locazione finanziaria risolti per inadempienza dell’utilizzatore.
La tassa non è dovuta, infine, sulle unità a disposizione dei soggetti portatori di handicap, affetti da patologie che richiedono l’utilizzo permanente delle stesse unità.


Fonte: Agenzia Entrate

| More

Non è sopravvenienza ereditaria il bene già compreso nell’“asse”.


È legittima la sanzione emessa dall’ufficio per dichiarazione di successione presentata oltre i termini, se il ritardo non è imputabile alla specifica circostanza che i beni sono entrati a far parte dell’asse successivamente al decesso.
Con la sentenza n. 409 del 10 gennaio, la Cassazione chiarisce il concetto di “sopravvenienza ereditaria”.

Cosa stabilisce la norma
L’articolo 31, comma 1, del Dlgs n. 346/1990 (“Testo unico imposta di successione e donazione”), prevede che la dichiarazione di successione debba essere presentata entro dodici mesi dalla data di apertura della successione stessa. Il successivo comma 2 prevede, poi, delle eccezioni alla decorrenza prevista nel comma 1, elencando una serie di situazioni che spostano il dies a quo di decorrenza del termine per la presentazione della dichiarazione in un momento diverso rispetto alla data di apertura della successione. In particolare, la lettera f) del comma 2 prevede che il termine per la presentazione decorra dalla data delle sopravvenienze contemplate all’articolo 28, comma 7, del Tus.

Il caso giudiziario
La controversia in esame nasce a seguito del ricorso interposto dal contribuente contro l’avviso di liquidazione e irrogazione sanzioni emesso dal competente ufficio dell’Agenzia delle Entrate per la dichiarazione di successione integrativa presentata (in ritardo) dal contribuente in riferimento al decesso di suo fratello.
Col citato ricorso il contribuente contestava la sanzione relativa alla presentazione tardiva della dichiarazione (causato da un ritardo nella comunicazione dei saldi da parte della banca).
L’ufficio resisteva affermando la correttezza della sanzione irrogata poiché il ritardo era imputabile unicamente alla mancata dichiarazione di titoli aggiuntivi e non invece a una sopravvenienza di nuove entità patrimoniali venute a conoscenza tardivamente.

A seguito della soccombenza nei due gradi di giudizio di merito, il contribuente ricorreva contro la sentenza della Ctr sostenendo di:
aver presentato la denuncia di successione integrativa nel termine previsto dall’articolo 31, comma 2, lettera f), del Tus, termine decorrente dalla data della comunicazione bancaria
aver assolto all’onere della prova di non trovarsi nella situazione di errore colpevole nella compilazione della denuncia di successione con la produzione della lettera della banca con la quale venivano tardivamente comunicati i saldi dei rapporti in essere dal de cuius al momento della morte, in ragione anche del disposto dall’articolo 6, comma 1, Dlgs 472/1997, in tema di cause di non punibilità.

La decisione della Corte
La Cassazione, nel respingere il ricorso per infondatezza dello stesso, ha motivato la propria decisione fornendo innanzitutto la corretta interpretazione da dare all’espressione “sopravvenienze ereditarie” (articolo 28, comma 7, del Tus), in base al rimando operato dal citato articolo 31, comma 2, lettera f), al fine di determinare il dies a quo di decorrenza del termine annuale (all’epoca dei fatti, semestrale) per la presentazione della dichiarazione di successione.
Secondo la Cassazione, il senso dell’espressione legislativa “sopravvenienza ereditaria” dev’essere individuata nella funzione, integrativa del contenuto della dichiarazione (ex articolo 29 del Tus), svolta dalla stessa.

La norma impone ai soggetti obbligati alla presentazione della denuncia di dichiarare non solo la presenza di beni e diritti compresi nell’attivo ereditario al momento dell’apertura della successione, ma anche le eventuali attività che dovessero sopravvenire in seguito a tale momento.
Per sopravvenienze ereditarie dovranno quindi intendersi quei beni e diritti che entrano a far parte giuridicamente nel patrimonio del defunto solo in un momento successivo e che si ritengono a questo riferibili, in forza di un idoneo titolo, nonostante sopravvengano al momento dell’apertura della successione.
Per la configurazione di dette sopravvenienze, invece, non rilevano eventuali situazioni soggettive di conoscenza o meno in ordine a beni e diritti che, al momento della morte, fanno già parte dell’asse ereditario.

In base a tale argomentazione, i giudici di legittimità hanno escluso che la dichiarazione integrativa presentata potesse essere considerata tempestiva, poiché le attività dichiarate, a seguito della comunicazione da parte della banca, erano già esistenti al momento dell’apertura della successione nell’asse del de cuius e, pertanto, non costituivano sopravvenienze ereditarie.

In ultimo, per rigettare la invocata causa di non punibilità invocata dal ricorrente ex articolo 6 del Dlgs 472//1997, il quale prevede che “se la violazione è conseguenza di errore sul fatto, l'agente non è responsabile quando l'errore non è determinato da colpa”, la Corte ha fatto riferimento alla propria consolidata giurisprudenza sul tema. In particolare, ha ribadito che “l'errore sulla liceità della relativa condotta (…) indicato come "buona fede", può rilevare, in termini di esclusione della responsabilità amministrativa (…) soltanto quando esso risulti inevitabile, occorrendo a tal fine un elemento positivo, estraneo all'autore dell'infrazione, idoneo a ingenerare in lui la convinzione riferita liceità, senza che il medesimo autore sia stato negligente o imprudente ovvero che quest'ultimo abbia fatto tutto il possibile per osservare la legge e che nessun rimprovero gli possa essere mosso”.

Secondo la Cassazione, quindi, tale principio non risulta affatto applicabile al caso in trattazione, dal quale, invece, emerge l’assoluta insussistenza di “buona fede” da parte del ricorrente, nei termini appena enunciati, non avendo lo stesso neppure dimostrato di aver fatto tutto il possibile per cercare di avere le informazioni.


Fonte: Agenzia Entrate

| More

Contributo pro occupazione in FVG.


Il credito d’imposta, previsto dalla regione Friuli Venezia Giulia con legge 22/2010 a favore di piccole e medie imprese che agiscono nell’ambito del proprio territorio per mantenere o incrementare posti di lavoro, se non dovuto deve ritornare indietro. La risoluzione n. 5/E del 25 gennaio istituisce due nuovi codici tributo da riportare nel modello F24 in caso di recupero del beneficio non spettante.

Facciamo un passo indietro
La regione Friuli Venezia Giulia nel 2010 prevede una serie di agevolazioni da utilizzare da parte dei beneficiari sotto forma di credito d’imposta, esclusivamente in compensazione tramite il modello F24. La legge regionale tende a salvaguardare il livello occupazionale del territorio e a tutelare le realtà artigianali tipiche esistenti.
Ad aprile 2012 l’Agenzia delle Entrate e la regione Friuli Venezia Giulia hanno sottoscritto una convenzione che ha disciplinato, tra l’altro, le attività di controllo e di recupero dei contributi non spettanti e, con la risoluzione n. 43/2012, l’Agenzia ha istituito il codice tributo da utilizzare da parte dei beneficiari del contributo.

La risoluzione odierna istituisce i seguenti codici tributo da utilizzare per consentire il recupero delle somme riguardanti l’indebita fruizione dell’agevolazione stessa:

3722    “Contributo da utilizzare in compensazione concesso dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia – art. 2, c. 1, L.R. n. 22/2010 e relativi interessi – controllo sostanziale dei presupposti e requisititi di legge”
3723    “Contributo da utilizzare in compensazione concesso dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia – art. 2, c. 1, L.R. n. 22/2010, sanzione – controllo sostanziale dei presupposti e requisititi di legge”

Al momento della compilazione del modello F24 i codici vanno riportati nella sezione “Erario”, esclusivamente in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “Importi a debito versati” con indicazione obbligatoria sia del “codice ufficio” sia del “codice atto” riportati nel provvedimento notificato. Nel campo “Anno di riferimento” va indicato l’anno in cui è effettuato il versamento nel formato “AAAA”.


Fonte: Agenzia Entrate

| More

venerdì 25 gennaio 2013

Quesito: distributori automatici.


Ho una ditta individuale e gestisco un negozio con distributori automatici in Sardegna.
Vorrei sapere se trasferendo il mio negozio  ad esempio alle Canarie, devo continuare a pagare le tasse anche in Italia.
Devo chiudere il mio conto corrente bancario della ditta o posso anche lasciarlo aperto e continuare ad utilizzare ad esempio il fido che la banca mi ha concesso?
Io so che dovrei aprire una partita iva alle Canarie e dunque dovrei chiudere la ditta individuale italiana, ma in questo modo posso ancora usufruire del fido bancario della banca italiana o chiudendo la ditta devo chiudere anche il c/c ??

| More

Quesito: iscrizione INPS.


Un disoccupato intende intraprendere l'attività imprenditoriale di casa-vacanze.
Deve iscriversi alla gestione INPS commercianti, senza l'obbligo del minimale o alla Gestione separata INPS ?
Un dipendente a tempo pieno che svolgesse questa stessa attività, sarebbe obbligato ad iscriversi ?

| More

Quesito: scontrini fiscali.


Siamo marito e moglie, entrambi in pensione. Il mio reddito lordo (riferito all’anno 2012) è di circa 25.000€, quello di mia moglie è di 21.000€. Solo io presento la denuncia dei redditi (730).
Vorrei una risposta al seguente quesito:
Le ricette mediche (mi riferisco a quelle rosa della regione su cui risulta il nome cognome e C:F: dell’intestatario). Lo scontrino e quindi il costo del relativo TIKET può essere intestato a persona diversa dall’intestatario della ricetta? Nel mio caso le ricette intestate a mia moglie, posso pagare io e farmi intestare lo scontrino con il mio codice fiscale?

| More

Veicolo destinato da professionista ad un promiscuo: quale percentuale và indicata?


Domanda
Sono un professionista proprietario di un'autovettura che destino ad uno promiscuo. Ai fini delle imposte sui redditi la stessa rileva (per quel che attiene alle spese ad essa riconducibili) per il 40%, secondo quanto previsto dall'articolo 164 del TUIR. Devo considerare anche tale percentuale ai fini della compilazione del redditest?

Risposta
Ai fini della compilazione del redditest, le auto adibite ad un uso promiscuo devono essere indicate per la percentuale non riferibile all’attività professionale, ma alla sfera personale (60%).

Pertanto, anche in considerazione dei chiarimenti resi dall’Agenzia delle Entrate, sembrerebbe di poter sostenere che la quota rilevante ai fini del redditest sia il 60% delle spese relative al veicolo destinato dal professionista ad un promiscuo.


Fonte: IPSOA

| More

Associazione beneficiaria di un legato.


E’ soggetta all’imposta di successione l’acquisto di un legato da parte di un’associazione legalmente riconosciuta che ha finalità non esclusiva di assistenza sociale?

Ai sensi dell’articolo 3, comma 1, del Testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta sulle successioni e donazioni, non sono soggetti all’imposta di successione i trasferimenti a favore di associazioni legalmente riconosciute, che hanno come scopo esclusivo l’assistenza, lo studio, la ricerca scientifica, l’educazione, l’istruzione o altre finalità di pubblica utilità, nonché quelli a favore delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale (Onlus) e di fondazioni previste dal decreto legislativo emanato in attuazione della legge n. 461/1998.
Prevede il successivo comma 2 che i trasferimenti a favore di associazioni legalmente riconosciute, diverse da quelli indicate, non sono soggetti all’imposta se sono stati disposti per le finalità di cui al comma 1.
Nel caso oggetto del quesito, il beneficiario non è soggetto a imposta ma deve dimostrare, entro cinque anni dall’acquisto del legato, di avere impiegato i beni o diritti ricevuti o la somma ricavata dalla loro alienazione per il conseguimento delle finalità indicate dal testatore. In mancanza di tale dimostrazione, bisognerà versare l’imposta con gli interessi legali dalla data in cui avrebbe dovuto essere pagata.


Fonte: Agenzia Entrate

| More

Per il tassello “monopolio fiscale” istituito il codice tributo 2856.


I tabacchi lavorati, per circolare nel territorio dello Stato, devono necessariamente essere contrassegnati da una striscetta ben nota a tutti i fumatori, che riporta, tra l’altro, la dicitura “monopolio fiscale”. Per i produttori/fornitori degli stessi tabacchi la striscetta ha un prezzo da pagare all’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato (si ricorda che dall’1 dicembre scorso l’Aams si è unita alle Dogane e, da tale unione, è nata l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli).

Il versamento del corrispettivo va effettuato, come stabilito dal decreto del ministro dell’Economia e delle Finanze del 18 luglio 2003, tramite F24 Accise, il modello di pagamento unificato che si nutre esclusivamente di codici e causali.
Questa volta, con la risoluzione n. 3/E del 24 gennaio, è stato istituito il numero 2856, denominato “Proventi derivanti dalla fornitura di tasselli fiscali ai produttori esteri e nazionali di tabacchi lavorati”, che consente agli operatori in questione di versare la somma dovuta e di indirizzarla all’Amministrazione competente.

Al momento della compilazione del modello, il neonato codice tributo va riportato nella “Sezione Accise/Monopoli e altri versamenti non ammessi in compensazione”, in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a debito versati”, scrivendo nel campo “ente” la lettera “M” e nei campi “mese” e “anno di riferimento”, rispettivamente, il mese e l’anno cui si riferisce il pagamento.


Fonte: Agenzia Entrate

| More

Verbale cassette di sicurezza.


Il verbale d’inventario redatto, anche se in forma pubblica, all’apertura delle cassette di sicurezza, secondo le disposizioni previste dall’articolo 48 del Dlgs 346/1990, non soggiace all’obbligo di registrazione in termine fisso, in base all’articolo 5 della tabella allegata al Testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta di registro (Dpr n. 131/1986).
È quanto chiarito dall’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 2/E del 24 gennaio.

Soluzione al quesito
Il documento, in via preliminare, richiama le norme di riferimento. In particolare, secondo le previsioni dell’articolo 48, comma 6, del Dlgs 346/1990, dopo la morte del concessionario o di uno dei concessionari (cioè le persone autorizzate ad accedervi), le cassette di sicurezza possono essere aperte solo alla presenza di un funzionario dell’Amministrazione finanziaria o di un notaio, tenuto alla redazione di un verbale d’inventario.

Ai fini della qualificazione giuridica, il verbale assume la natura di atto pubblico, essendo un documento redatto “da un notaio o da altro pubblico ufficiale autorizzato ad attribuirgli pubblica fede nel luogo dove l’atto è formato” (articolo 2699 del codice civile).
La qualità di pubblico documentatore del notaio o del funzionario dell’amministrazione che agisce come pubblico ufficiale conferisce, infatti, all’inventario la natura e l’efficacia di atto pubblico.

Per quanto riguarda la formalità di registrazione, gli atti pubblici, in generale, sono soggetti all’obbligo in termine fisso, come prevede l’articolo 11 della Tariffa, parte prima, del Tur, in base al quale l’imposta è dovuta in misura fissa.

Tuttavia, in deroga a questo principio generale, lo stesso articolo 11 esclude dall’obbligo di registrazione in termine fisso gli atti di cui agli articoli 4, 5, 11, 11-bis e 11-ter.
In particolare, l’articolo 5 include negli “atti per i quali non vi è obbligo di chiedere la registrazione…” quelli “ … formati per l’applicazione, riduzione, liquidazione, riscossione, rateazione e rimborso delle imposte e tasse a chiunque dovute…”.
Tali atti redatti in forma pubblica non soggiacciono all’obbligo della registrazione, tranne, naturalmente, che nell’ipotesi di registrazione volontaria ai sensi dell’articolo 7 del Tur, dove scontano l’imposta di registro in misura fissa.

La disposizione dell’articolo 5 trova applicazione anche nel caso in esame; pertanto, per il verbale redatto in caso di apertura di una cassetta di sicurezza, non vi è obbligo di chiedere la registrazione.
L’obbligo di redazione dell’inventario, infatti, è previsto da una disposizione tributaria (articolo 48, comma 6, Dlgs 346/1990) la cui finalità è quella di assolvere a una funzione di natura fiscale ovvero quella di certificare, ai fini dell’applicazione dell’imposta sulle successioni e donazioni, l’esatta individuazione delle cose mobili o dei valori contenuti nella cassetta di sicurezza che appartengono al de cuius.


Fonte: Agenzia Entrate

| More

giovedì 24 gennaio 2013

Quesito: detrazione spese mutuo.

In un mutuo contratto con l' INPDAP (adesso INPS) quali sono le spese detraibili nel 730? Il dubbio perviene da diverse interpretazioni del Caf e dell' Agenzia delle Entrate. Mi spiego, oltre l'onorario del Notaio (relativo al solo mutuo) in un mutuo contratto con l'INPDAP si possono detrarre le spese sostenute per la perizia? le spese di amministrazione sostenute per l'istruttoria della pratica? l'imposta sostitutiva? gli interessi di preammortamento? Come detto prima alcuni CAF accettano la detraibilità solo della parcella del Notaio e delle spese per la perizia e da come si evince in altri forum l'agenzia dell'entrate sanziona chi detrae le spese amministrative e gli interessi di preammortamento relativi ad un Mutuo INPDAP. Dove sta la verità?

| More

Quesito: pensione supplementare.


 sono titolare di pensione inpdap con 43anni contribuzione.tra il 1964-1967-ho maturato 110 settimane inps mi spetta la pensione supplementare e in che misura.ho prestato la mia opera nel settore industria
pertanto i contributi inps si riferiscono al predetto ente

| More

Quesito: fattura acquisto carburanti.

Nel caso di acquisto carburanti da un autotrasportatore c/terzi, è necessario che la fattura emessa dal distributore riporti il numero di targa dell'automezzo?

| More

Decesso dell’intestatario del canone Rai.


Come deve comportarsi l’erede dell’intestatario del canone Rai?

In caso di decesso dell'intestatario del canone Rai, l’erede può richiedere la variazione di intestazione a proprio nome, qualora non sia già abbonato e prelevi il televisore, fornendo le generalità complete di codice fiscale, ovvero può richiedere la chiusura dell'abbonamento intestato al defunto, indicando il luogo e la data del decesso. Tali comunicazioni devono essere inviate con lettera raccomandata al seguente indirizzo: Agenzia delle Entrate - Direzione provinciale I di Torino - Ufficio territoriale di Torino 1 - Sportello S.A.T. - Casella postale 22 – 10121 Torino (To).


Fonte: Agenzia Entrate

| More

È intermediazione turistica, lo sloveno paga le tasse in Italia.


Con la sentenza 1103 del 17 gennaio, la sezione tributaria della Cassazione ha stabilito che è soggetto a tassazione Iva il cittadino sloveno che, con stabile organizzazione, gestisce un'attività di noleggio sci in Italia, in quanto ciò che rileva è il territorio dello Stato dove e quando sono eseguite le prestazioni.

Il fatto
La vicenda narrata dall’articolata sentenza 1103/2013 riguarda un cittadino sloveno, del tutto sconosciuto al Fisco, il quale svolgeva attività di intermediazione turistica in Italia in favore di suoi connazionali per le stagioni invernali. Perciò l’ente impositore gli notificava alcuni avvisi di accertamento Irpef, Irap e Iva, con i quali contestava induttivamente un maggior reddito d’impresa, basato sulle provvigioni percepite, previa deduzione dei costi sopportati in relazione all’attività svolta.

A seguito di rigetto dei relativi ricorsi da parte della Commissione tributaria provinciale, la Commissione regionale, al contrario, riteneva dimostrati i presupposti contestati, confermando l’entità del volume d’affari annuo, ma riducendo il reddito percepito dal contribuente alla metà della provvigione, dato che veniva remunerata anche l’organizzazione slovena alla quale i turisti versavano i relativi acconti.
A tal fine, il giudice dell’appello ha accertato che l’operatore sloveno svolgeva servizi di intermediazione tipici di un’agenzia turistica, la cui parte essenziale dell’organizzazione si svolgeva in Italia (ove l’interessato riceveva i connazionali tramite incaricati sul territorio nazionale, li destinava ai rispettivi alloggi dopo averli scelti, consegnava loro gli ski pass, incassava i corrispettivi prestabiliti, prestava assistenza per eventuali necessità, dimorava nel comprensorio montano in cui operava), attività che aveva interessato più periodi di imposta, convogliando in Italia molte persone e cospicue somme di denaro (i turisti versavano in Slovenia solo un acconto di quanto concordato).

La contesa è quindi approdata in Cassazione, dove il ricorrente ha censurato la sussistenza del requisito di una stabile organizzazione in Italia per il semplice fatto di svolgere – peraltro senza personale dipendente e in assenza di rilevante apporto di capitale – “attività del ricevimento dei turisti, della destinazione ai rispettivi alloggi e della consegna degli ski pass”, mentre sarebbe stato necessario accertare, ai fini della tassazione pro-parte in Italia, la presenza di una sede fissa di affari per mezzo della quale l’impresa esercita in tutto o in parte la sua attività.

La decisione
Il fatto che non si tratta di “attività assolutamente marginale ed inidonea a qualificare un’attività imprenditoriale”, sostiene la Corte suprema decidendo la vertenza, lo si rileva dalle statuizioni del giudice di secondo grado; infatti, la Ctr ha correttamente applicato le norme che regolano la materia, laddove ha ritenuto assoggettabile a imposizione il reddito prodotto in Italia tramite l’attività di intermediazione turistica svolta dal contribuente con modalità ausiliarie rispetto a quella espletata dall’organizzazione situata in Slovenia. E ha affermato che non è necessaria la sede fissa per rendere imponibili i servizi svolti in parte in Italia.

Premesso che il concetto di stabile organizzazione viene utilizzato per determinare il diritto di uno Stato contraente di assoggettare a tassazione gli utili di un’impresa avente sede nell’altro Stato contraente (articolo 162 del Tuir), in un passaggio centrale della trama argomentativa della pronuncia, il giudice di legittimità chiarisce che la definizione di stabile organizzazione è rinvenibile nell’articolo 5, paragrafo 1, della Convenzione tra Italia e Repubblica Iugoslava contro la doppia imposizione sui redditi e sul patrimonio, che sostanzialmente riproduce il testo dell’articolo 5 del modello Ocse, la cui espressione “sta a designare una sede fissa di affari per mezzo della quale l’impresa esercita in tutto o in parte la sua attività”.

Pertanto, afferma inequivocabilmente la Cassazione, per l’imponibilità del reddito d’impresa del soggetto non residente (per l’Iva, ai sensi della sesta direttiva n. 77/388/Cee, i servizi sono imponibili nello Stato membro in cui è la sede dell’attività economica svolta dal prestatore), è necessaria l’individuazione dei seguenti elementi:
una presenza che sia incardinata nel territorio dell’altro Stato contraente e dotata di una certa stabilità
una sede d’affari capace, anche solo in via potenziale, di produrre reddito
un’attività autonoma rispetto a quella svolta dalla casa madre.
Così accertata, nel caso concreto, l’assoggettabilità a imposta del reddito prodotto dall’operatore sloveno in Italia, le conclusioni della sentenza impugnata si sottraggono, sul punto, alla censura di violazione di legge sviluppata col motivo di ricorso, perché muovono da una nozione di “stabile organizzazione” che risponde pienamente a quella desumibile dalle numerose pronunce rese sull’argomento dalla Corte di cassazione (sentenze 7682/2002, 6799/2004 e 20597/2011), la quale ha, tra l’altro, chiarito che “l'accertamento dei requisiti del centro di attività stabile, o stabile organizzazione, ivi compresi quello di dipendenza e quello di partecipazione alla conclusione di contratti - o alle sole trattative - in nome della società estera (anche al di fuori di un potere di rappresentanza in senso proprio), deve essere condotto non solo sul piano formale, ma anche - e soprattutto - su quello sostanziale” (Cassazione, pronuncia 10925/2002).


Fonte: Agenzia Entrate

| More

Iva all’importazione: per l’obbligo non serve un contratto traslativo.


Un soggetto residente in Italia che utilizza un aeromobile formalmente intestato a una società svizzera, alla scadenza del periodo di appuramento (sei mesi), è obbligato a presentare la dichiarazione per la definitiva importazione del mezzo nel territorio italiano e pagare l’Iva nazionale. Il mancato pagamento dell’imposta, infatti, configura il reato di evasione dell’Iva all’importazione, ai sensi dell’articolo 70 del Dpr 633/1972, punito a norma della legge doganale. In questi termini si è espressa la Cassazione penale nella sentenza n. 1863 del 15 gennaio, confermando uno stabile orientamento giurisprudenziale sulla concreta vigenza, in ambito nazionale, del reato di evasione dell’Iva all’importazione sugli scambi commerciali tra Italia e Paesi extra-comunitari con i quali l’Unione europea ha stipulato accordi che prevedono il divieto e la soppressione dei dazi doganali (Cassazione, sentenza 16860/2010).

I fatti di causa
La vicenda riguarda la revoca, da parte del tribunale del riesame, del decreto di sequestro preventivo emesso dal Gip dello stesso tribunale avente a oggetto un aeromobile, in relazione al reato di evasione dell’Iva all’importazione, di cui agli articoli 70 del Dpr 633/1972 (secondo cui “l’imposta relativa alle importazioni è accertata, liquidata e riscossa per ciascuna operazione. Si applicano per quanto concerne le controversie e le sanzioni, le disposizioni delle leggi doganali relative ai diritti di confine”) e 292 del Dpr 43/1973 (Testo unico doganale), secondo cui “Chiunque, fuori dei casi preveduti negli articoli precedenti, sottrae merci al pagamento dei diritti di confine dovuti, è punito con la multa non minore di due e non maggiore di dieci volte i diritti medesimi”. Secondo il tribunale, l’aeromobile in questione, di proprietà di una società svizzera, ma nella materiale disponibilità di un’associazione italiana con sede in una città toscana, era stato oggetto di un contratto di locazione tra le parti, circostanza, questa, che vale a escludere un’operazione d’importazione del mezzo in Italia. Inoltre, gli scambi tra Ue e Svizzera - in virtù di un’apposita convenzione - non sono soggetti a dazi doganali d’importazioni; pertanto, non ci sono i presupposti per la configurabilità del reato contestato.

La procura della Repubblica propone ricorso per cassazione contro tale provvedimento di revoca per violazione di legge, in quanto la condotta contestata è quella di evasione dell’Iva all’importazione e non quella di evasione di dazi d’importazione, come invece erroneamente ritenuto dal tribunale. La procura ricorrente, nello specifico, rileva che l’aeromobile in questione, pur essendo di proprietà di una società svizzera, era utilizzato in Italia, da un’associazione residente, per l’attività di trasporto e lancio di paracadutisti nel territorio italiano. Pertanto, considerato che il velivolo veniva adoperato in Italia, l’associazione avrebbe dovuto versare l’Iva, trattandosi di un’operazione d’importazione, a nulla rilevando la circostanza che era utilizzato in forza di un contratto di locazione.

Il procuratore ricorrente, infine, con riferimento ai rapporti Svizzera-Ue, fa presente che il presupposto economico-finanziario dell’Iva è diverso da quello dei dazi doganali – che non sono dovuti – tanto che l’Iva è, comunque, dovuta allo Stato al momento d’ingresso delle merci sul territorio, a meno che non si provi che il tributo è già stato assolto nel Paese di provenienza (ciò al fine di evitare la doppia imposizione).

La sentenza della Cassazione
La Corte suprema accoglie in toto le argomentazioni della procura. Il reato contestato - affermano i giudici di legittimità - è quello di evasione dell’Iva all’importazione, di cui all’articolo 70 del Dpr 633/1972, norma, quest’ultima, che rinvia, solo per la sanzione, al Dpr 43/1973 (Tud) che sanziona l’evasione dei dazi doganali, “…senza che vi sia alcuna assimilazione fra la fattispecie di evasione dell’IVA e quella di evasione dei dazi doganali, le quali restano distinte (ex multis, sez. 3, 12 luglio 2012, n. 34256)”. L’Iva all’importazione - continua la Corte - è dovuta, in linea generale, anche nelle importazioni dalla Svizzera, infatti, “…in base all’art. 4 dell’accordo del 19 dicembre 1992 tra la CEE e la Svizzera, sono stati aboliti i dazi doganali in senso proprio e le tasse ad effetto equivalente, categorie a cui non appartiene l’IVA, la quale ha natura di tributo interno, comunque dovuto…”, tranne nel caso in cui la merce introdotta abbia già scontato l’imposta svizzera (onere probatorio, quest’ultimo, a carico dell’importatore nazionale). In ordine poi all’esistenza di un contratto di locazione, la Cassazione afferma che “…l’importazione, ai fini fiscali, prescinde, in linea di principio, da una traslazione della proprietà, perché corrisponde semplicemente all’ingresso e alla permanenza in Italia di un bene al di là di limiti temporali determinati…”.

Tale interpretazione - conclude la Corte suprema - trova fondamento nelle norme comunitarie sull’Iva, che prevedono la determinazione dell’imposta “…in base alle disposizioni vigenti per i dazi doganali anche qualora tali dazi non siano dovuti”. Pertanto, trovano applicazione, nel caso di specie, “…le disposizioni di cui agli artt. 558 e 562 del regolamento comunitario n. 2454 del 1993, le quali prevedono le condizioni che devono sussistere affinché gli aeromobili possano godere dell’esonero dei dazi all’importazione e limitano, comunque, tale esonero ad un periodo di soli 6 mesi, dovendosi poi procedere necessariamente all’importazione definitiva del velivolo, con relativo pagamento dell’IVA”.


Fonte: Agenzia Entrate

| More

mercoledì 23 gennaio 2013

Quesito: acquisto stufa a legna.


vorrei acquistare una stufa a legna con un rendimento superiore al 70%. Il negoziante mi ha detto che avrei diritto ad una detrazione fiscale del 55% mentre per l'IVA  non è sicuro se farmi pagare il 21% o il 10% poichè la legge non è chiara, da suo consiglio vorrebbe farmi pagare il 21%.
Vorrei chiederLe un parere.

| More

Quesito: credito IVA.

ho una ditta individuale dal 2005 e ho un credito Iva, volevo sapere gentimente se era possibile convertirlo in credito Irpef.

| More

Societa` commerciali con due soci con potere di amministrazione disgiunto.


Dopo l'interpretazione dell'art. 2257 c.c. e l'indicazione dei difetti che nel funzionamento di quel modello di amministrazione possono verificarsi, si conclude ammonendo i soci fondatori di prendere consapevolezza dei concreti rischi che l'adozione di quel modello di gestione presenta.
Esame ed interpretazione dell’art. 2257 c.c.
Fra le norme della societa` semplice, estese alla societa` in nome collettivo ed all’accomandita semplice dai richiami contenuti negli artt. 2293 e 2315 c.c., l’art. 2257 dispone che, salva diversa pattuizione, l’amministrazione spetta a ciascuno dei soci disgiuntamente dagli altri. Nell’atto costitutivo potra`, peraltro, pattuirsi che non a tutti i soci il potere di amministrare viene conferito, come implicitamente prevede il secondo comma del medesimo articolo quando, regolando il potere di opposizione agli atti di amministrazione, dispone che questo potere spetta a ciascuno degli altri soci amministratori.
Non e` pacifico in dottrina se, in relazione al potere di opposizione si debba ammettere a carico degli amministratori l’obbligo di dare informazione agli altri delle decisioni prese.
Sembra ragionevole una interpretazione della norma in senso positivo per evitare che l’esercizio dell’opposizione sia meramente casuale e dipendente dalla conoscenza ugualmente casuale dell’atto cui e` diretta. L’interpretazione negativa, fondata su esigenze di funzionalita`, sembra prevalente.
In difetto di espresse regole al riguardo, sarebbe opportuno che gli statuti societari optassero per l’una o l’altra delle esposte interpretazioni e regolassero, ove scegliessero la prima, la forma della comunicazione, il termine entro il quale l’opposizione deve essere proposta e la forma di essa.
Regole che dovranno essere formulate tenendo presente l’esigenza di rapidita` propria dell’assunzione e realizzazione degli atti di amministrazione. La legge non definisce il contenuto dell’opposizione, ma, poiche´ la contestazione viene sollevata da un amministratore contro un altro, sembra ragionevole affermare che esso possa avere la stessa ampiezza del potere di amministrazione che con la contestazione viene usato. L’opponente, cioe`, critica l’atto perche´ contrasta con uno o piu` dei canoni ai quali la buona amministrazione di una impresa societaria deve ispirarsi: la conformita` all’oggetto sociale ed ai principi di correttezza amministrativa. Anche la scelta amministrativa fatta dall’amministratore opposto deve ammettersi come possibile oggetto di contestazione, perche´ il potere di opposizione previsto dalla legge dimostra l’intento di evitare che la solitudine dei singoli amministratori soci possa condurre a scelte poco ponderate o sconvenienti. Anche l’opponente, peraltro, dovra` esercitare il potere di opposizione, quale potere rientrante in quello generale di amministrazione, con prudenza e diligenza, in difetto delle quali egli sara` responsabile degli eventuali danni che dal ritardo dell’operazione opposta siano derivati alla societa.


Fonte: IPSOA

| More

Il calcolo dell'eccedenza va effettuato sul reddito dichiarato o su quello accertabile?


Domanda
Lo scostamento di un quinto di cui parla l'art. 38, comma 6, D.P.R. n. 600/1973 che fa scattare l'accertamento da redditometro si calcola sul reddito accertabile o su quello dichiarato?

Risposta
L’art. 38, comma 6 del D.P.R. n. 600/1973 prevede testualmente “La determinazione sintetica del reddito complessivo di cui ai precedenti commi è ammessa a condizione che il reddito complessivo accertabile ecceda di almeno un quinto quello dichiarato”. I due commi cui si riferisce la norma sono:

• il c.d. “accertamento sintetico puro” (comma 4): l’ufficio, indipendentemente dalle disposizioni sull’accertamento analitico e induttivo, può sempre determinare sinteticamente il reddito complessivo del contribuente sulla base delle spese di qualsiasi genere sostenute nel corso del periodo d’imposta, salva la prova che il relativo finanziamento è avvenuto con redditi diversi da quelli posseduti nello stesso periodo d’imposta, o con redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta o, comunque, legalmente esclusi dalla formazione della base imponibile;

• il c.d. “accertamento da redditometro” (comma 5): la determinazione sintetica del reddito si basa sul contenuto induttivo di elementi indicativi di capacità contributiva individuato mediante l’analisi di campioni significativi di contribuenti, differenziati anche in funzione del nucleo familiare e dell’area territoriale di appartenenza, con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale con periodicità biennale. In tale caso è fatta salva per il contribuente la prova contraria di cui si è detto a proposito del “sintetico puro”.

Pertanto, affinché l’ufficio possa procedere con uno di suddetti tipi di accertamento occorre che “il reddito complessivo accertabile ecceda di almeno un quinto quello dichiarato”. A dire il vero, per come è scritta la norma (ma lo stesso accadeva anche per il vecchio accertamento da redditometro), si pone il dubbio sulle modalità di calcolo dello scostamento, nel senso che dalla formulazione della norma non è chiaro se il “quinto” (e cioè il 20%) debba applicarsi sul reddito.

A tale proposito, però, l’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 25/E del 19 giugno 2012 (risposta 8.3), ha chiarito che la nuova previsione “non si discosta, per la determinazione della detta eccedenza, dalla precedente formulazione. Pertanto, in continuità con il regime precedente, si ritiene che la norma vada interpretata considerando la percentuale riferita al reddito dichiarato”.

Pertanto, almeno secondo la più recente posizione espressa dall’Agenzia delle Entrate, il calcolo dell’eccedenza (1/5) deve essere fatto sul reddito dichiarato e non su quello accertabile.


Fonte: IPSOA

| More

Corte Ue, sui farmaci ok a Iva ridotta ma a due condizioni congiunte.


La Corte di giustizia è stata chiamata a pronunciarsi su un ricorso per inadempimento, presentato dalla Commissione europea contro la Spagna, in relazione alla presunta difformità con la disciplina comunitaria in materia di Iva (segnatamente per violazione degli obblighi incombenti sugli Stati in forza dell’articolo 98 della direttiva 2006/112/CEE) di alcune specifiche disposizioni di diritto interno sulle aliquote d'imposta agevolate.

La normativa comunitaria
Al riguardo, l’articolo 98 della direttiva 2006/112 prevede che gli Stati membri possono adottare una o più aliquote IVA ridotte. Dette aliquote ridotte si applicano esclusivamente alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi delle categorie elencate nell’allegato III. L'allegato III prevede tra l’altro che le aliquote agevolate  trovino applicazione nei confronti di:
prodotti farmaceutici normalmente utilizzati per cure mediche, per la prevenzione delle malattie e per i trattamenti medici  e veterinari;
apparecchi medici, materiale ausiliario ed altri strumenti medici, normalmente destinati ad allievare o  a curare invalidità per uso personale esclusivo degli invalidi.
Le questioni analizzate dalla Corte
In primo luogo, la Corte è stata chiamata a pronunciarsi sulla interpretazione della nozione di prodotti farmaceutici normalmente utilizzati per le cure mediche, la prevenzione delle malattie e i trattamenti medici e veterinari, di cui al citato allegato III. Si tratta di sapere se tale nozione possa comprendere sostanze medicinali che possono essere utilizzate abitualmente e in modo idoneo per la produzione di medicinali. Le aliquote ridotte possono trovare applicazione al ricorrere di due condizioni, che devono sussistere congiuntamente. Deve trattarsi, da un lato, di prodotti farmaceutici, dall’altro tali prodotti devono essere normalmente adoperati per cure mediche, per la prevenzione di malattie e per trattamenti medici e veterinari. La nozione di prodotto farmaceutico, pur comprendendo la nozione di medicinale deve essere interpretata attribuendo un significato più ampio rispetto alla nozione di medicinale.

Le condizioni richieste
Resta il fatto che, per rientrare nella categoria contenuta nell’allegato, i beni devono essere normalmente utilizzati per cure mediche, la prevenzione delle malattie, i trattamenti medici e veterinari. Da ciò deriva che tra i prodotti che possono godere dell’ aliquota agevolata rientrano soltanto i prodotti finiti che possono essere utilizzati direttamente dal consumatore finale, ad eccezione dei prodotti utilizzabili per la produzione di medicinali i quali devono essere ulteriormente trasformati.
Detta interpretazione è in linea con le finalità della direttiva, che consiste nel rendere meno onerosi e più accessibili al consumatore finale, alcuni beni ritenuti necessari.
Pertanto, l’allegato III della direttiva 2006/112 consente l’applicazione di una aliquota Iva ridotta per le sostanze medicinali soltanto nei limiti in cui siano idonee a essere adoperate direttamente dal consumatore finale per cure mediche, per la prevenzione delle malattie e per i trattamenti medici e veterinari.
Inoltre, quanto all’addebito mosso dalla Commissione allo Stato spagnolo in ordine all’applicazione di una aliquota agevolata alla categoria dei beni consistenti in dispositivi medici, materiale, apparecchi e strumenti che, oggettivamente considerati, possono essere utilizzati solamente al fine di prevenire, trattare, alleviare o curare malattie o affezioni dell’essere umano o degli animali, la Corte ha precisato quanto segue.

La funzione delle aliquote ridotte
Lo scopo dell’ applicazione delle aliquote Iva ridotte è diminuire il costo di alcuni beni essenziali  a vantaggio del consumatore finale.
Il costo dei dispositivi, degli strumenti, del materiale e degli apparecchi medici e veterinari difficilmente viene sostenuto dal consumatore, posto che si tratta di prodotti utilizzati principalmente dai professionisti del settore sanitario per la fornitura dei servizi, i quali possono essere a loro volta esentati dall’Iva secondo quanto indicato dall’articolo 132 della direttiva n. 112 del 2006.
Pertanto, l’applicazione dell’aliquota Iva agevolata non può essere estesa ai dispositivi medici, al materiale, agli apparecchi e agli strumenti che possono essere adoperati esclusivamente al fine di prevenire, trattare, alleviare o curare malattie o affezioni dell’essere umano o degli animali.
Inoltre, è stato mosso anche un addebito sull’applicazione di una aliquota Iva ridotta per i beni utilizzati per alleviare le disabilità fisiche degli animali; al riguardo, la Corte ha rilevato che la disciplina agevolativa può trovare applicazione solo per gli apparecchi medici destinati a curare le disabilità degli esseri umani; difatti, il termine invalido può essere riferito solo alle persone e non già agli animali colpiti da una invalidità fisica.
Del resto, se la norma comunitaria avesse voluto includere anche gli animali, lo avrebbe fatto espressamente.

I dispositivi destinati all’uso generale
Infine la Corte si è pronunciata sull’ultimo addebito mosso dalla Commissione europea allo Stato spagnolo, relativo alla applicazione di una aliquota Iva ridotta per gli strumenti e i sussidi tecnici utilizzati essenzialmente per alleviare le disabilità fisiche degli esseri umani, che non siano destinati all’uso personale esclusivo degli invalidi.
Al riguardo la Corte ha rilevato che, dalla disciplina prevista nell’ambito dell’allegato, non sono contemplati dispositivi destinati all’uso generale. Difatti, l’obiettivo di diminuire  il costo per il consumatore finale di alcuni beni essenziali, non consente di giustificare l’applicazione di una aliquota Iva ridotta ai dispositivi  medici di uso generale utilizzati dagli ospedali e dai professionisti dei servizi sanitari. Ne deriva che agli strumenti e ai sussidi tecnici utilizzati per alleviare le disabilità fisiche degli esseri umani, che non sono destinati all’uso personale esclusivo degli invalidi, non può applicarsi l’aliquota Iva ridotta.


Fonte: sentenza 17 gennaio 2013 causa C-360 del 2011

| More

Un’operazione realmente conclusa non cancella l’intento elusivo.


In tema di accertamento delle imposte sui redditi, la disciplina antielusiva dell'interposizione, prevista dal Dpr n. 600, del 1973, articolo 37, comma 3, non presuppone necessariamente un comportamento fraudolento da parte del contribuente, essendo sufficiente un uso improprio, ingiustificato o deviante di un legittimo strumento giuridico, che consenta di eludere l'applicazione del regime fiscale che costituisce il presupposto d'imposta. Ne deriva che il fenomeno della simulazione relativa, nell'ambito della quale può ricomprendersi l'interposizione personale fittizia di persona, non esaurisce il campo di applicazione della norma, ben potendo attuarsi lo scopo elusivo anche mediante operazioni effettive e reali (Cass. n. 12788 del 2011).

Sentenza n. 449 del 10 gennaio 2013 (udienza 29 ottobre 2012)
Cassazione civile, sezione V - Pres. Virgilio Biagio - Est. Valitutti Antonio - Pm. Zeno Immacolata
Accertamento – Operazioni con finalità elusive – Utilizzo improprio degli strumenti negoziali – Simulazione c.d. relativa

| More

Documentazione delle spese di ristrutturazione edilizia.


Chi intende fruire della detrazione Irpef per le spese di ristrutturazione edilizia quale documentazione deve conservare?

Chi intende fruire della detrazione Irpef per gli interventi di ristrutturazione edilizia deve conservare ed esibire, a richiesta degli uffici, i seguenti documenti: 1. le abilitazioni amministrative richieste dalla vigente legislazione edilizia in relazione alla tipologia di lavori da realizzare (concessione, autorizzazione o comunicazione di inizio lavori). Nel caso in cui la normativa non preveda alcun titolo abilitativo per la realizzazione di determinati interventi di ristrutturazione edilizia comunque agevolati dalla normativa fiscale, va resa una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà, indicando la data di inizio dei lavori e attestando la circostanza che gli interventi di ristrutturazione edilizia posti in essere rientrano tra quelli agevolabili, pure se i medesimi non necessitano di alcun titolo abilitativo, ai sensi della normativa edilizia vigente; 2. per gli immobili non ancora censiti, domanda di accatastamento; 3. ricevute di pagamento dell’imposta comunale sugli immobili, se dovuta; 4. delibera assembleare di approvazione dell’esecuzione dei lavori, per gli interventi riguardanti parti comuni di edifici residenziali, e tabella millesimale di ripartizione delle spese; 5. in caso di lavori effettuati dal detentore dell’immobile, se diverso dai familiari conviventi, dichiarazione di consenso del possessore all’esecuzione dei lavori; 6. comunicazione preventiva indicante la data di inizio dei lavori all’Azienda sanitaria locale, qualora la stessa sia obbligatoria secondo le disposizioni in materia di sicurezza dei cantieri; 7. fatture e ricevute fiscali comprovanti le spese effettivamente sostenute; 8. ricevute dei bonifici di pagamento (cfr provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate del 2 novembre 2011).


Fonte: Agenzia Entrate

| More