lunedì 30 novembre 2009

Quesito: contribuenti minimi. Numero minimo di attività da rispettare.

Sono un dipendente di un'azienda informatica. Vorrei anche cominciare a fare esperienza in proprio come consulente per privati e/o aziende. Sto valutando se aprire una partita IVA sfruttando il regime dei minimi e avendo, ovviamente, intenzione di non superare la soglia dei 30mila euro annui. Ho due domande. 1) Se apro la partita IVA, sono obbligato ad eseguire attività immediatamente, o posso anche aspettare per avere prima qualche contratto a disposizione? E se non avessi contratti per i primi mesi dopo l'apertura? 2) Esiste un minimo obbligatorio di attività da svolgere nell'arco dell'anno? Ovvero, se non svolgo nessuna attività in un anno, sono comunque soggetto a qualche tipo di tassa?

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Quesito: editore estero che invia fattura con addebito di IVA.

volevo sapere se risulta corretto che un editore estero (europeo) possa addebitarci l’aliquota IVA corrispondente al suo Paese per una pubblicazione su di una loro rivista scientifica.
Volevo farvi presente che noi siamo una Fondazione e che come per tanti altri servizi, dobbiamo autofatturarci l’IVA del 20% su tali servizi, quindi a questo punto mi chiedo se, anche in questo caso risulta corretto emettere una Autofattura su di un importo già comprensivo di iva (estera).

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Quesito: legge tupini approfondimenti.

Per quanto riguarda il calcolo dei rapporti percentuali di applicabilità dell'iva ridotta al 4% nelle costruzioni, la superfice seminterrata può essere esclusa dal conteggio globale della costruzione,
tenendo conto che nella normativa ricorre il termine di "fuori terra" o "sopraterra" ?

Una costruzione che prevede la parte abitativa superiore al 50% e la parte uffici inferiore al 25%
non includendo la superfice del piano seminterrato, puo' essere applicata l'iva ridotta ai sensi della legge 408 ?

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Quesito: residenza estero ed erronea dichiarazione CUD/UNICO.

Queste sono le mie condizioni:
Da 10 anni lavoro all’estero con famiglia al seguito (almeno 10 mesi all’anno, frequentazione scuole in loco, club)
Sono dipendente di datore di lavoro italiano
Lo stato estero in cui lavoro ha trattato con l’italia contro doppia imposizione ed e’ nella White List
Il mio datore di lavoro ha continuato a presentare CUD e pagare tasse in italia indicando il mio income come reddito da lavoro estero con imponibile convenzionale(codice AI nelle note del CUD invece di AJ)
Il mio datore di lavoro paga le tasse anche nel paese in cui risiedo (worldwide income declaration) e mi dice che poi recuperera’ le imposte pagate in eccesso in italia
Il mio stipendio viene versato in italia e periodicamente opero trasferimenti verso l’esteor dove io e la mia famiglia viviamo
Sono iscritto all’AIRE di questo stato estero da piu di 5 anni conitnuativi
Ho visto di lavoro in qualita RESIDENTE nel Paese in cui vivo e lavoro
Sono proprietario dall’ottobre 2008 di un appartamento nello stato ove sono residente acquistato con trasferimenti dal conto italiano ove accredito lo stipendio
In italia io e mia moglie possediamo cada uno un appartamento e siamo in separazione beni. Abbiamo in comune il conto corrente. Mia moglie possiede una utilitaria da dieci anni. Sto terminando di pagare un mutuo prima casa sul mio appartamento da piu di 10 anni
Gli appartamenti in italia sono regolarmente affittati e l’income viene dichiarato sul modello unico che compilo ogni anno.
Sul modello Unico non ho indicato niente della sezione RW anche se e’ stato omesso di indicare Residente Estero
Ho ricevuto la notifica dell’ufficio delle entrate per insonsistenza fra movimentazioni bancarie e compilazione sezione RW

Domande:
E’ certo che sono “nella sostanza” Residente Estero per il fisco italiano?
Cose deve fare il mio datore di lavoro per sanare la incosistenza del mio CUD?
cosa devo fare per sanare la incostenza del mio UNICO?
Puo convenirmi e perche’ autodichiararmi residente italiano e pagare quanto dovuto (quanto?) per la omissione della sezione RW?
Cosa rischio per i 5 anni precedenti ove ho operato nello stesso modo?
Se mi dichiaro Residente Estero puo il mio datore di lavoro continuare a pagare i contributi pensionistici con base stipendio convenzionale?

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Quesito: parere su scudo fiscale.

Nel 2006 un mio cliente che da ora chiamerò "PADRE" costituisce un trust discrezionale, senza mai perdere realmente la disponibilità dei beni; infatti poteva ritirare lui stesso somme di denaro (ed il figlio congiuntamente con lui) e disporre un cambio di beneficiario, cosa che ha fatto nel giugno di quest' anno, revocando la moglie e lasciando solo il figlio maschio.

Due settimane fa il "PADRE" è deceduto. Oggi il figlio è unico beneficiario del trust (che ha come sottostante una gestione patrimoniale), può disporre delle somme e desidera rimpatriare tutto.

La prima domanda è : chi deve fare la pratica di rimpatrio ?
Il figlio per conto del padre, gli eredi al 31 12 2008 ossia Madre e i due figli o può farlo in qualità di beneficiario del trust il figlio per suo conto ?

La seconda domanda è : quali sono le conseguenze civilistiche e fiscali dell'eventuale successione ?
Ho visto che nella circolare dell'agenzia delle entrate n°48E del 2007 si legge che le imposte di successione/donazione si devono pagare in fase di costituzione e non nel passaggio da trustee a beneficiario cosa ne pensa ?

Se invece il figlio facesse lo scudo a proprio nome dichiarando di aver avuto la disponibilità dei soldi al 31/12/2008 cosa rischierebbe in caso di accertamento ?

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Importazione con domiciliazione telematica.

Da martedì 15 dicembre sarà possibile effettuare lo sdoganamento telematico all’importazione (definitiva, perfezionamento attivo, reimportazione) in procedura di domiciliazione. Il canale informatico, già attivo per le esportazioni, viene esteso alle merci in entrate anticipatamente rispetto ai tempi previsti in ambito comunitario.

Nella circolare n. 22/D del 26 novembre dell’agenzia delle Dogane le istruzioni e gli adempimenti richiesti.

Un’opportunità in più, dunque, a favore dell’utente, nel processo di semplificazione e innovazione intrapreso dall’Amministrazione, che consentirà, tra l’altro, si legge nel documento di prassi, a coloro che decidono di adottare la via telematica per l’importazione e a quelli che già la utilizzano per le operazioni di esportazione, di servirsi del “fascicolo elettronico” come metodo di conservazione dei documenti.

La via informatica accorcia i tempi e semplifica sicuramente l’iter burocratico a carico degli operatori. La dichiarazione a “portata di mouse” - che deve contenere la firma digitale del dichiarante - sostituisce, infatti, la comunicazione degli arrivi, l’iscrizione della dichiarazione nelle scritture e la presentazione della dichiarazione complementare.

La circolare precisa che il canale informatico può essere comunque utilizzato soltanto se in possesso della documentazione, delle eventuali attestazioni e licenze necessarie per l’applicazione del regime doganale richiesto.
L’accettazione ufficiale da parte degli uffici avverrà con la registrazione del documento. Lo stesso sistema invierà una risposta telematica contenente gli estremi di registrazione, i dati relativi all’annotazione a debito di eventuali diritti liquidati, l’indicazione “In attesa di esito del circuito doganale di controllo”. Nel frattempo, è inteso, chiarisce il documento di prassi, che le merci restano disponibili nel luogo autorizzato fino al momento dello svincolo.
Successivamente, sarà lo stesso dichiarante a dover controllare se il messaggio di risposta è stato aggiornato e se la merce è stata “svincolata” o “non svincolata”.
Nel secondo caso, occorrerà attendere l’intervento del funzionario che verificherà se è necessario rettificare la dichiarazione prima di procedere allo sdoganamento della merce.

La procedura è off limits, precisano infine dalle Dogane, per quegli operatori che non hanno dimostrato spirito di collaborazione con l’Amministrazione e hanno compiuto gravi irregolarità o comportamenti fraudolenti.


Fonte: Agenzia Entrate

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Risparmio energetico. Novità sul bonus del 55%.

Le disposizioni normative di fine 2008 e del 2009, che hanno portato a una semplificazione delle procedure e degli adempimenti amministrativi previsti per fruire della detrazione dall’Irpef del 55% delle spese sostenute per la riqualificazione energetica degli edifici, entrano nella guida web dell’Agenzia “Le agevolazioni fiscali sul risparmio energetico”.

Il primo input è arrivato con il provvedimento direttoriale del 6 maggio 2009 – previsto dall’articolo 29 del decreto “anticrisi” n. 185/2008 – con il quale è stato approvato il modello di comunicazione relativo ai lavori di riqualificazione che proseguono oltre il periodo d’imposta in cui sono iniziati.
Poi, il 6 agosto, è sopraggiunto il decreto interministeriale che ha introdotto significative modifiche nel senso della semplificazione.

Tra le più importanti, la possibilità, per chi installa pannelli solari realizzati in autocostruzione, di non presentare la certificazione di qualità del vetro solare rilasciata da un laboratorio certificato e produrre soltanto l’attestato di partecipazione a un corso di formazione specifico.
È stato cancellato l’obbligo di allegare l’asseverazione sul rispetto dei requisiti minimi a carico dei contribuenti che sostituiscono finestre e infissi. La conformità alla normativa europea può essere attestata direttamente dal produttore di tali elementi.
Modificate anche le prescrizioni sui contenuti dell’asseverazione per gli interventi di sostituzione di impianti di climatizzazione invernale. Ora, i generatori di calore a condensazione possono essere “ad aria o ad acqua” e le valvole termostatiche a bassa inerzia termica vanno posizionate “ove tecnicamente compatibile”.
Il vincolo della certificazione di conformità alle regole Ue per ogni singolo componente è eliminato, inoltre, nel caso di installazione di impianti di potenza nominale del focolare inferiore a 100 kw. Anche in questa ipotesi, basta la “parola” del produttore.

Dal 2009, per i coefficienti di prestazione (COP) e gli indici di efficienza energetica (EER) delle pompe di calore (caldo/freddo), sarà necessario fare riferimento ai nuovi valori minimi indicati nell’allegato I del decreto del 6 agosto scorso.

Oltre alle semplificazioni, nella guida on line trova spazio un adempimento a carico esclusivamente dei contribuenti che proseguono lavori di riqualificazione energetica avviati in un precedente periodo d’imposta. Si tratta della comunicazione da predisporre su modello approvato con il provvedimento direttoriale del 6 maggio, e da inviare telematicamente all’agenzia delle Entrate nel termine di 90 giorni dalla fine del periodo d’imposta in cui sono iniziati i lavori. Quindi, in relazione agli interventi di riqualificazione in corso tra il 2009 e il 2010, andrà trasmessa entro il prossimo 31 marzo. Se i lavori si protraggono per più periodi d’imposta, la comunicazione va fatta ogni volta nel rispetto degli stessi tempi e modalità.


Fonte: Agenzia Entrate

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Inesistenza atti notificati non da agenti abilitati

Notifica inesistente se non eseguita da agenti abilitati
Con la sentenza n. 909/05/09 del 23 ottobre scorso, la Commissione tributaria provinciale di Lecce ha affermato che è inesistente la notifica a mezzo posta degli atti di Equitalia eseguita direttamente e non tramite agente all’uopo abilitato.

La vicenda trae origine dall’omesso versamento d’imposte (IVA, IRPEF e IRAP), contestato a un contribuente da parte dell’Amministrazione finanziaria. Essendo decorsi gli ordinari termini per il pagamento del richiesto, il Concessionario iscrive a ruolo il debito tributario e, successivamente, decorsi gli ordinari termini di legge, iscrive ipoteca sugli immobili del contribuente, ai sensi dell'art. 77, D.P.R. n. 602/73. Tale iscrizione, ritenuta illegittima dallo stesso contribuente, viene da questo tempestivamente impugnata.
Il contribuente, in sede d’impugnazione, oltre a mettere in dubbio la legittimità dell’iscrizione ipotecaria, contesta l’inesistenza della notifica del provvedimento stesso, poiché questo non è stato notificato tramite agente notificatore abilitato ed autorizzato.
Difatti, sebbene l’art. 26, comma 1, D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, rubricato “Notificazione della cartella di pagamento”, preveda la possibilità, per gli Agenti della riscossione, di notificare i propri atti per posta mediante invio di raccomandata con avviso di ricevimento, esso, tuttavia, individua espressamente quali agenti notificatori gli ufficiali della riscossione o altri soggetti abilitati dal concessionario nelle forme previste dalla legge ovvero, previa eventuale convenzione tra comune e concessionario, i messi comunali o gli agenti della polizia municipale. In base all'art. 26, comma 1, citato, quindi, secondo il contribuente, la notificazione deve sempre essere effettuata da un agente notificatore abilitato, il quale può anche avvalersi del servizio postale, mentre sono certamente illegittime le notifiche eseguite a mezzo del servizio postale direttamente e non tramite agente all’uopo abilitato. Poiché, tuttavia, nel caso de quo, le condizioni di cui all’art. 26 cit. non sono state rispettate, il contribuente eccepisce l’inesistenza della notifica dell’atto impugnato.
Avverso tale eccezione, poi, l’Agente della riscossione, a sostegno della legittimità del suo operato, invoca, invece, il solo secondo periodo del succitato art. 26, primo comma, secondo il quale "la notifica può essere eseguita anche mediante invio di raccomandata con avviso di ricevimento".
Tuttavia, stando al parere della Commissione adita, mentre il primo periodo del comma 1 dell'art. 26 si limiterebbe a individuare - con un’elencazione tassativa - i soggetti legittimati all'esecuzione della notifica, il secondo periodo del comma 1 indicherebbe il modo attraverso il quale i soggetti di cui al periodo precedente possono eseguirla. In pratica, pur rimanendo fermi i soggetti autorizzati, questi, a loro volta, invece che direttamente, possono ricorrere all'ausilio del servizio postale per la notifica degli atti.
In ragione di ciò, quindi, la Commissione tributaria, accogliendo le doglianze del contribuente, poiché nel caso de quo non risultano rispettate le condizioni tassative di cui all’art. 26 cit., dichiara la notifica dell’atto impugnato giuridicamente inesistente.
Ancor più importanti, infine, sono gli effetti che la sentenza in commento, laddove confermata dai giudici di grado superiore, potrebbe produrre nei confronti dell’Agente della riscossione, che, in ragione di tale pronuncia, assisterebbe alla dichiarazione d’inesistenza di tutte le notifiche, relative ai suoi atti, eseguite per posta direttamente e non da soggetto all’uopo abilitato così come prescritto dalla norma, peraltro con possibile condanna alle spese, come nel caso de quo

Fonte: Tortelotti Fabrizio

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domenica 29 novembre 2009

Tassazione premi corrisposti a studenti

La specializzazione paga, l’eccellenza no. È così che i bonus assegnati agli studenti per gli ottimi risultati ottenuti a scuola fuoriescono della sfera di applicazione dell’Irpef, a differenza degli incentivi economici erogati per sostenere specifiche attività di studio. Con la risoluzione n. 280/E del 25 novembre, l’Agenzia conferma l’orientamento già annunciato con il comunicato stampa del 28 ottobre.

In sostanza, i benefici riconosciuti agli alunni meritevoli delle scuole superiori, di età compresa tra i 14 e i 18 anni, non individuano uno specifico percorso formativo finalizzato a una futura occupazione, ma intendono esclusivamente stimolare la volontà di migliorare il livello culturale dei giovani discenti, premiando l’obiettivo raggiunto. Un criterio che si fonda sulla qualità della formazione e tiene fuori gli incentivi da tutte le categorie reddituali dell’articolo 6 del Tuir.

Dopo il riesame della materia, su indicazione del ministro dell’Economia e delle Finanze, l’agenzia delle Entrate ha rivisto, in senso opposto, la precisazione fornita in prima battuta con la risoluzione 156/2009. Nell’occasione, tali somme erano state qualificate come redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente (articolo 50, comma 1, lettera c) del Tuir).
La norma, infatti, nella sua generica formulazione, stabilisce che rientrano nella tassazione diretta le “somme da chiunque corrisposte a titolo di borsa di studio o di assegno, premio o sussidio per fini di studio o di addestramento professionale se il beneficiario non è legato da rapporti di lavoro dipendente nei confronti del soggetto erogante”.
In ogni caso, se gli incentivi in questione fossero stati compresi nella richiamata categoria reddituale, avrebbero comunque goduto delle detrazioni d’imposta e, in concreto, non avrebbero subito nessuna penalizzazione in termini economici.
La tassazione Irpef avrebbe, invece, comportato gli adempimenti di rito del sostituto d’imposta.

Il nuovo documento di prassi fotografa la questione da un altro punto di vista, attenendosi alle finalità proprie della disposizione (Dlgs 262/2007) che, prevedendo un premio in denaro per l’impegno degli studenti, punta a valorizzare la qualità e, in questo modo, incentivare la prosecuzione dei percorsi di istruzione verso livelli sempre più alti.

Fonte: "Fiscoggi" del 25/11/2009

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In scadenza marche e foglietti bollati per cambiali

Il 5 dicembre è l'ultimo giorno per utilizzare i vecchi tagli. Poi rimarranno solo i contrassegni telematici
Ancora pochi giorni per adoperare le vecchie marche da bollo e i foglietti di carta bollata per le cambiali. Dal prossimo 6 dicembre non saranno più utilizzabili né rimborsabili. A prevederlo, il decreto del ministero dell'Economia e delle Finanze del 26 maggio scorso, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 9 giugno.

La cambiale è una tipologia di pagamento, ancora molto utilizzata e forse, in questo periodo di crisi economica, ritornata in auge rispetto ad altre forme di finanziamento "più moderne". È un titolo di credito trasferibile, attraverso una girata a terzi, sul quale si applica l'imposta di bollo, pari al 12 per mille dell'importo della cambiale stessa.

Fino a ora, per assolvere l'imposta di bollo si potevano usare appositi foglietti filigranati (ben cinquantuno diversi tagli), acquistabili presso le rivendite di tabacchi, oppure applicare la tradizionale marca da bollo sulla cambiale.

Le scorte di privati cittadini, enti e amministrazioni dovranno essere azzerate per lasciare il posto ai contrassegni telematici attestanti il pagamento dell'imposta dovuta, da apporre sugli appositi foglietti privi di valore, entrambi in vendita presso i tabaccai. Chi ne ha ancora potrà "scambiarle" con i nuovi foglietti telematici fino al 5 dicembre prossimo, dopodiché diverranno inservibili, o avranno valore solo per il mercato filatelico.

Giunge così a compimento la "rivoluzione", che negli ultimi anni ha portato alla soppressione della carta bollata e delle marche ordinarie. Già con la legge finanziaria 2007 fu stabilito che, a decorrere dal 1° gennaio dello stesso anno, l'imposta di bollo non potesse essere più assolta tramite valori bollati.

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venerdì 27 novembre 2009

Quesito: affitto stanza uso ufficio.

Come ditta abbiamo la possibilità di concedere in affitto un ufficio della nostra sede. Abbiamo stabilito un canone mensile che comprende sia l'utilizzo dello spazio ufficio (arredato) sia l'uso del bagno e le spese (gas, luce, acqua, possibilità di usare la nostra linea Adsl). Che tipologia di contratto dobbiamo utilizzare? Se contratto di affitto, con che durata? Trattandosi di un'unica stanza, è possibile fare un comodato d'uso oneroso? In ogni caso i contratti sono soggetti a registrazione?

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Quesito: cessione autovettura con iva detratta 15%..

Con riferimento a quanto in oggetto devo cedere l'autovettura in permuta per un corrispettivo di € 4000 è corretto emettere fattura come segue?
corrispettivo soggetto ad iva pari al 40% € 1.481,50 iva 20% 296,30 corrspettvi fuori campo iva € 2.222,20 Totale € 4.000 - bollo € 1,81.

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Quesito: scudo. Recupero aliquota 5%.

ci permettiamo sottoporvi la nostra operazione "SCUDO".
La copertura del capitale è garantita tramite l'acquisto di un Bond AAA.
L'operatività che ne consegue, consente di coprire l'esborso del 5% nel periodo di 12 mesi.
È nel contempo disponibile una retrocessione commissionale per il promotore dell'iniziativa.

Restiamo a disposizione per eventuali chiarimenti e approfondimenti.

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Quesito: fattura società estera a general contractor non soggetto a reverse charge.

la nostra rappresentata, società tedesca con sede legale in germania, ha stipulato un contratto di subappalto per la fornitura e posa in opera di attrezzature meccaniche con una società italiana alla quale sono stati affidati dei lavori per la realizzazione di un opera pubblica in qualità di General Contractor. La fornitura e fatturazione della merce è prevista a metà del 2010.
La società tedesca ha proposto che la fatturazione avvenga con il meccanismo del Reverse Charge.
La società italiana (General Contractor) sostiene che il regime di Reverse Charge non si può applicare in quanto l'art.162 della legge 24/12/2007 n°244 "Finanziaria 2008" ha stabilito che i General Contractors non sono soggetti a tale regime.

Quale regime fiscale, in particolare ai fini dell'IVA, dovrà essere applicato ?

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Quesito: fattura esente iva associazione culturale.

Siamo un'associazione culturale senza scopo di lucro iscritta anche nel registro provinciale (di Arezzo) delle associazioni di promozione sociale.
Ci chiedevamo se per l'art 10 del dpr 633/72 per le attività didattiche e di formazione da noi svolte verso amministrazione pubbliche (comuni, scuole, ..) possiamo emettere fattura esente iva.

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Quesito: srl e immobile in comodato.

Avrei bisogno di un parere circa la mia attuale
situazione: mio padre è titolare artigiano di una ditta individuale che
svolge attività di panificazione; in tale attività da circa un anno,
siamo regolarmente assicurati io, mia sorella e nostra madre.
Quest'ultima è proprietaria (non in comunione dei beni) di un immobile
allo stato rustico che vorremmo utilizzare come nuova sede
del'attività. Mio padre, prossimo alla pensione e per problemi di
salute non può continuare l'attività lavorativa per molto tempo, e
quindi io e mia sorella avremmo pensato di costituire una società per
poter continuare l'attività nella nuova sede; ma allo stato attuale nè
io e nè tantomeno lei, possediamo i requisiti di reddito e le garanzie
necessarie affinchè ci possa venir erogato un mutuo da utilizzare per
il completamento dell'immobile e per l'acquisto di attrezzature e
macchinari; pertanto l'unico a poterlo fare sarebbe mio padre. Ma
essendo l'immobile come detto poc'anzi di proprietà di mia madre, a
quale titolo mio padre potrebbe scaricare i costi per tutti i lavori e
gli acquisti necessari?
Mi chiedevo questo: costituendo una Srl
artigiana (la maggioranza dei soci svolgeranno attività artigianale)
tra mio padre, mia madre me e mia sorella, mio padre in qualità di
socio potrebbe apportare quanto concesso dalla banca come mutuo e
procurare alla società i mezzi finanziari pe avviarsi? Inoltre mia
madre proprietaria dello stabile, può concederlo in comodato alla SRL
in modo da poterlo sistemare e poter quindi far scaricare i costi alla
società?
Potreste eventualmente suggerirmi qualcos'altro?

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Quesito: reddito da locazione immobile estero.

Vi scrivo perchè il Vostro sito è molto esauriente e tutto è spiegato al meglio ma non ho trovato riferimento riguardo la percezione di redditi da locazione di immobili esteri.

Ho un immobile in Belgio e lo affitto.

Questo reddito prodotto in quale stato dovrebbe essere dichiarato?

Se solo in Italia,all'interno della dichiarazione dei redditi,in che quadro dovrebbe essere inserito?

Sapete se ci sono agevolazioni derivanti dallo scudo fiscale?

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Quesito: tassa successione e more.

volevo sapere cosa accade dal momento in cui presento in ritardo la dichiarazione per pagare la tassa di successione e quindi pago in ritardo la tassa!? è vero che va in prescrizione dopo 6 anni e quindi mi tocca pagare solo la tassa e non le more( cioè mancata dichiarazione e mancato pagamento)?!

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Quesito: capital gain.

Ho un conto corrente con relativo dossier titoli e nell'estratto conto del capital gain ho una minusvalenza di 5000,00 euro circa.
Nel 2009, ho aperto un conto corrente presso un'altra banca, dove ho effettuato dellle operazioni su titoli azionari e ho realizzato un gain che mi ha prodotto un capital gain che la banca mi ha detratto di circa 4000,00 euro.

La mia domanda è: come faccio a recuperare quei 4000,00 euro che avendo sull'altro conto una minusvalenza, non avrei dovuto pagare, e in sede di quale denuncia (redditi 2009 o 2010) posso recuperarli, in che quadro vanno indicati.

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Ulteriori chiarimenti sullo scudo fiscale.

Con circolare l’Agenzia delle Entrate ha risposto a trenta nuovi quesiti presentati da associazioni di categoria e stampa specializzata su specifici aspetti dello scudo fiscale. Di particolare interesse le risposte che riguardano la dichiarazione riservata e il questionario relativo alle disponibilità costituite all’estero.

CIRCOLARE N.49/E DEL 23 NOVEMBRE 2009


Fonte: Min.Finanze

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Principi contabili internazionali. Modifiche al Regolamento CE 1126/08 della Commissione.

E’ stato pubblicato il Regolamento (CE) n. 1136/2009 della Commissione del 25 novembre 2009 che modifica il Regolamento (CE) n. 1126/2008 della Commissione che adotta taluni principi contabili internazionali conformemente al Regolamento (CE) n. 1606/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda l’International Financial Reporting Standard (IFRS).

REGOLAMENTO CE N. 1136/2009 (GUUE L 311/6 DEL 26 NOVEMBRE 2009)


Fonte: Min.Finanze

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Al via l’informatizzazione dei documenti doganali.

L’Agenzia delle Dogane ha pubblicato la circolare numero 22/D, con la quale prendono avvio le nuove procedure di sdoganamento telematico per le operazioni di importazioni in domiciliata. Vengono così introdotte novità per quanto attiene alla presentazione della dichiarazione, alla registrazione e controllo delle importazioni e alla conservazione successiva dei documenti. Le nuove procedure diverranno operative su base volontaria a decorrere dal 15 Dicembre 2009.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Italia e San Marino firmano l’atteso accordo finanziario.

A San Marino, il segretario agli Esteri e l’ambasciatore italiano, hanno sottoscritto un accordo in materia di collaborazione finanziaria. L’accordo mira a garantire la sussistenza di condizioni che permettano alle Autorità competenti si svolgere attività di vigilanza su base transfrontaliera per tutelare la stabilità, l’integrità e la trasparenza dei sistemi finanziari. Si attende ora la sottoscrizione di un ulteriore protocollo d’intesa tra Via Nazionale e la Banca centrale di San Marino.

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Nuove indicazioni sugli obblighi d’origine della merce con marchio italiano.

Prime istruzioni sull’obbligo di indicazione dell’origine del prodotto a marchio italiano prodotta in un altro Paese. A fornirle la circolare n. 124899 del 9 novembre 2009 del ministero per lo Sviluppo economico. Il documento di prassi prende le mosse dal nuovo articolo 4, comma 49-bis, della legge n. 350 del 24 dicembre 2003, introdotto dall’articolo 16, comma 6, del decreto legge n. 135 del 2009, che considera fallace indicazione (e stabilisce l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria che varia da 10mila a 250mila euro) l’uso del marchio, da parte del titolare o di chi ha acquistato mediante contratto di licenza il diritto di sfruttarlo commercialmente, con modalità tali da indurre il consumatore a ritenere che il prodotto o la merce sia di origine italiana. La difesa del made in attraverso l’inasprimento delle misure di lotta alle contraffazioni risponde alla precisa esigenza di garantire da un lato la tracciabilità del prodotto nelle varie fasi di realizzazione e dall’altro di tutelare i vari anelli che compongono la filiera produttiva. Un intervento che accresce il numero di quelli già attuati a livello nazionale e ancor più sovranazionale da parte delle istituzioni comunitarie a sostegno del marchio di origine.

Origini e motivazioni dell’intervento legislativo
La disposizione contenuta nel nuovo articolo 4, comma 49-bis, della legge n. 350 del 24 dicembre 2003, introdotto dall’articolo 16, comma 6, del Dl 135/2009, ha abrogato quella contenuta nella legge n. 99 del 2009 che all’articolo 17 comma 4 aveva introdotto una norma dedicata specificatamente alla tutela del made in Italy. Questa norma, laddove considerava “fallace indicazione” l’uso di marchi di aziende italiane su prodotti o merci non originari dell’Italia senza che fosse indicato con caratteri evidenti il Paese o il luogo di fabbricazione o produzione, ha causato una serie di difficoltà interpretative e reso problematica l’applicazione. Per questo motivo è divenuto necessario l’intervento legislativo.

Gli obblighi del titolare del marchio
La norma stabilisce anche a carico del titolare del marchio o di chi ha acquistato mediante contratto di licenza il diritto di sfruttarlo commercialmente una serie di adempimenti. In particolare: accompagnare alternativamente i prodotti e le merci da una serie di indicazioni sull’origine o la provenienza estera o comunque sufficienti a evitare che il consumatore possa incorrere in errore sulla effettiva origine del prodotto; attestare, relativamente alle informazioni che saranno rese in fase di commercializzazione, che i prodotti o le merci sono di origine estera.

L’appendice informativa
La nuova norma, rispetto alla precedente, elimina il riferimento al Paese o al luogo di fabbricazione o produzione (articolo 17 comma 4, legge 99/09) e, per garantire una corretta informazione nei riguardi del consumatore, stabilisce che il prodotto su cui è impresso il marchio possa essere accompagnato da una appendice informativa. In questo modo viene esclusa la fattispecie della “fallace indicazione”. L’appendice informativa può assumere varie forme: applicata sul prodotto o sulla confezione; cartellino o targhetta applicata al prodotto o confezione. Le diciture da utilizzare possono essere:
•prodotto fabbricato in….
•prodotto fabbricato in paesi extra Ue
•prodotto di provenienza extra Ue
•prodotto importato da Paesi extra Ue
•prodotto non fabbricato in Italia.
Se poi il titolare del marchio non fornisce, in una fase precedente alla commercializzazione, indicazioni sull’origine della merce è possibile ricorrere ad una autocertificazione in cui viene esplicitato l’impegno, in fase di commercializzazione, a fornire le informazioni ai consumatori sull’effettiva origine estera dei prodotti o delle merci.

Inapplicabilità della normativa
La normativa non trova applicazione nei riguardi di quei prodotti che già sono reperibili nei negozi e di quelli che sono stati realizzati e contrassegnati dal marchio prima dell’entrata in vigore della norma, ovvero prima del 10 novembre 2009.


Fonte: Agenzia Entrate

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L’accettazione del contraddittorio non salva i motivi aggiunti.

Nel processo tributario il divieto di proporre domande nuove nel corso del giudizio di primo grado, essendo rivolto a preservare la celerità del processo, non è rimesso alla volontà delle parti processuali e, pertanto, non può essere derogato dall'accettazione del contraddittorio ad opera della controparte.
Questo il principio di diritto desumibile dalla ordinanza della sezione tributaria della Corte di cassazione n. 23123 del 30 ottobre 2009.

La vicenda
La controversia trae origine dal ricorso proposto dal contribuente avverso una cartella di pagamento, successivamente annullata dai giudici di prime cure.

Avverso la sfavorevole sentenza della Commissione tributaria, l'agenzia delle Entrate proponeva appello lamentando l'inammissibilità della accolta eccezione di decadenza dal potere accertativo sollevata dal contribuente, in quanto formulata, in violazione dell'articolo 24 del Dlgs 546/1992, soltanto con memoria integrativa.

Nel prosieguo, la Ctr rigettava l'appello, asserendo che l'introduzione del motivo aggiunto sarebbe stata conforme al precetto di cui al citato articolo 24 e che l'Agenzia non poteva invocare l'inammissibilità del motivo poiché aveva controdedotto sul punto.

Contro tale ultima decisione, l'agenzia delle Entrate proponeva ricorso per cassazione, assumendo la violazione e falsa applicazione della legge in merito alla circostanza secondo cui l'eccezione di decadenza, in quanto non formulata con il ricorso introduttivo, non avrebbe potuto essere esaminata dai giudici della Commissione tributaria provinciale.

La pronuncia della Cassazione
Il Supremo collegio, rilevando che l'integrazione dei motivi di ricorso (nella specie l'eccezione di decadenza dalla potestà accertativa), ai sensi dell'articolo 24, comma 2, del Dlgs 546/1992, è ammessa soltanto in relazione alla contestazione di documenti depositati dalla controparte e fino ad allora non conosciuti, ha ritenuto fondato il ricorso dell'agenzia delle Entrate.

I giudici di legittimità, inoltre, hanno precisato che "...nel rito tributario il divieto di proporre domande nuove nel corso del giudizio di primo grado - di cui è espressione l'articolo 24 cit. è in funzione dell'accelerazione del procedimento e, in quanto rispondente ad esigenze di ordine pubblico, esorbita dalla tutela del privato interesse delle parti, sicché la proposizione della nuova domanda non può essere sanata dall'accettazione del contraddittorio ad opera della controparte e la sua inammissibilità è rilevabile anche d'ufficio".

Osservazioni
La pronuncia in esame ribadisce la centralità del principio di immodificabilità della domanda nell'ambito del processo tributario.
Infatti, proposto il ricorso, è fatto divieto al contribuente, salvo naturalmente che si tratti di eccezioni rilevabili d'ufficio, di integrare i motivi già evidenziati nell'atto introduttivo del giudizio.

L'unica eccezione, in virtù del disposto di cui all'articolo 24 del Dlgs 546/1992, è rappresentata dalla possibilità, per il ricorrente, di integrare i motivi, originariamente dedotti, nel caso in cui tale esigenza sia sorta in relazione al deposito di documenti non conosciuti, ad opera delle altre parti processuali o per ordine della Commissione.

L'ordinanza in esame ha chiarito che il principio sopra richiamato, non può essere derogato per volontà della avversa parte processuale manifestata attraverso l'accettazione del contraddittorio, in quanto esso trova fondamento in una esigenza di ordine pubblico, rappresentata dalla "speditezza" del processo tributario.

A salvaguardia del predetto interesse pubblico, l'ordinamento ha, inoltre, previsto la sanzione dell'inammissibilità, la quale può essere rilevata anche d'ufficio dal giudice, prescindendo, quindi, dalla formulazione di una specifica eccezione della parte che vuol far valere l'inammissibilità dei motivi aggiunti.


Fonte: Agenzia Entrate

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Conto alla rovescia per marche e foglietti bollati per cambiali.

Ancora pochi giorni per adoperare le vecchie marche da bollo e i foglietti di carta bollata per le cambiali. Dal prossimo 6 dicembre non saranno più utilizzabili né rimborsabili. A prevederlo, il decreto del ministero dell'Economia e delle Finanze del 26 maggio scorso, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 9 giugno.

La cambiale è una tipologia di pagamento, ancora molto utilizzata e forse, in questo periodo di crisi economica, ritornata in auge rispetto ad altre forme di finanziamento "più moderne". È un titolo di credito trasferibile, attraverso una girata a terzi, sul quale si applica l'imposta di bollo, pari al 12 per mille dell'importo della cambiale stessa.

Fino a ora, per assolvere l'imposta di bollo si potevano usare appositi foglietti filigranati (ben cinquantuno diversi tagli), acquistabili presso le rivendite di tabacchi, oppure applicare la tradizionale marca da bollo sulla cambiale.

Le scorte di privati cittadini, enti e amministrazioni dovranno essere azzerate per lasciare il posto ai contrassegni telematici attestanti il pagamento dell'imposta dovuta, da apporre sugli appositi foglietti privi di valore, entrambi in vendita presso i tabaccai. Chi ne ha ancora potrà "scambiarle" con i nuovi foglietti telematici fino al 5 dicembre prossimo, dopodiché diverranno inservibili, o avranno valore solo per il mercato filatelico.

Giunge così a compimento la "rivoluzione", che negli ultimi anni ha portato alla soppressione della carta bollata e delle marche ordinarie. Già con la legge finanziaria 2007 fu stabilito che, a decorrere dal 1° gennaio dello stesso anno, l'imposta di bollo non potesse essere più assolta tramite valori bollati.


Fonte: Agenzia Entrate

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Comunicazione unica per le nuove imprese.

Promosso, con decreto del ministro dello Sviluppo economico del 19 novembre scorso, il nuovo modello di comunicazione unica per le imprese, che sostituisce la precedente versione (approvata con decreto 2 novembre 2007). Il provvedimento descrive le specifiche tecniche del formato elettronico per la presentazione di ComUnica (articolo 9, Dl 7/2007) e, per quanto riguarda le regole di struttura dei singoli tracciati informatici, rimanda ai siti istituzionali di Entrate, Inail, Inps e Registro imprese.

Due i nuovi enti destinatari del modello: il ministero del Lavoro e l’Albo delle imprese artigiane, che è gestito con diversi criteri a secondo delle disposizioni regionali. Novità anche per la posta elettronica certificata, che può essere richiesta dall’imprenditore attraverso il modulo e assegnata direttamente dalle singole Camere di commercio. Il provvedimento è stato firmato da Gianfrancesco Vecchio, capo dipartimento per l’innovazione e le tecnologie, Renzo Turatto, direttore del ministero della Pubblica amministrazione, Grazia Strano, direttore per l’innovazione tecnologica e la comunicazione del Welfare, Attilio Befera, direttore dell’agenzia delle Entrate, Mauro Nori, direttore dell’Inps e Rita Chiavarelli, direttore dell’Inail.

Una singolo modello al Registro delle imprese per aprire, modificare o cessare un’attività.
La comunicazione unica (istituita col Dl 7/2007) consente al neo imprenditore di assolvere tutti gli adempimenti amministrativi previsti per l’iscrizione alla Camera di commercio, inclusi quelli previdenziali, assistenziali e fiscali, attraverso l’invio al Registro delle imprese di un solo modello. In questo modo, con un unico canale telematico denominato “ComUnica” si assolvono gli obblighi riguardanti Inps, Inail, agenzia delle Entrate e Camere di commercio.

Adempimenti
La procedura consente di effettuare:
•la dichiarazione di inizio attività (variazione dati e cessazione) ai fini Iva
•la domanda di iscrizione di nuove imprese, modifica e cessazione nel Registro delle imprese e nel Rea (tranne il deposito di bilancio)
•la domanda di iscrizione per l’Inail
•la domanda di iscrizione, variazione e cessazione al Registro imprese ai fini Inps, per le imprese artigiane ed esercenti attività commerciali
•la domanda di iscrizione e cessazione di impresa con dipendenti ai fini Inps
•la variazione dei dati d’impresa con dipendenti ai fini Inps
•la domanda di iscrizione di impresa agricola ai fini Inps (le variazioni e cessazioni saranno disponibili da febbraio 2010); le domande di iscrizione, variazione e cessazione delle imprese artigiane all’Albo, seguiranno quanto disposto dalle leggi regionali in materia.
Presentazione
La comunicazione unica prevede l’obbligo esteso a tutte le imprese, comprese quelle individuali, di trasmettere le dichiarazioni al Registro delle imprese (presso la Camera di commercio competente) per via telematica o su supporto informatico. Una volta ricevuta la pratica, il Registro spedisce automaticamente all’indirizzo di posta elettronica certificata dell’impresa il protocollo e la ricevuta della comunicazione e, successivamente, la smista a tutti gli enti interessati. Entro 5 giorni la Camera di commercio comunica l’iscrizione all’indirizzo Pec dell’impresa e, dopo 7 giorni, i singoli enti trasmettono gli esiti di competenza sia all’impresa che al Registro.

Le ditte individuali sprovviste di Pec possono richiederla tramite l’applicativo di ComUnica: la Camera di commercio destinataria della domanda provvederà all’immediata assegnazione di una casella, senza costi aggiuntivi.

Il neonato modello entrerà a regime dal 1° aprile 2010, data in cui scade il periodo transitorio di sei mesi, partito il 1° ottobre scorso, e la Comunicazione Unica diventerà obbligatoria per tutte le imprese.


Fonte: Agenzia Entrate

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Versamenti telematici tramite F24.

Cambia volto la quietanza rilasciata per i versamenti telematici effettuati tramite il modello F24.
La nuova versione, approvata con provvedimento direttoriale del 25 novembre 2009, recepisce i cambiamenti apportati all'"F24 Iva immatricolazione auto Ue", trasformato in "F24 Iva Versamenti con elementi identificativi". Un provvedimento dell'Agenzia del 10 agosto scorso, infatti, ha modificato e arricchito il modello utilizzato dagli operatori economici per gli acquisti intracomunitari di autoveicoli. Il nuovo esemplare può essere utilizzato per eseguire specifici versamenti che richiedono dati che non possono essere inseriti nell'F24 ordinario.

Il provvedimento di oggi, quindi, apporta delle modifiche al modello di quietanza: in particolare, approva una nuova legenda contenente alcuni campi rivisitati in base a quanto predisposto per il nuovo modello "F24 Iva Versamenti con elementi identificativi".

Le novità sono operative da subito per le quietanze relative ai versamenti tramite i canali telematici delle Entrate; per quelli, invece, eseguiti attraverso i servizi on line di banche e di Poste italiane Spa, saranno effettive dall'11 gennaio 2010.

Ricordiamo, infine, che il sistema delle quietanze telematiche attestanti l'esito positivo del versamento on line con F24 è stato introdotto, con provvedimento del 2 agosto 2007, nell'ambito di un più ampio processo di informatizzazione dei servizi fiscali. Il nuovo strumento, infatti, ha sostituto l'invio postale della ricevuta di conferma per ogni versamento telematico effettuato.


Fonte: Agenzia Entrate

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Studenti eccellenti senza Irpef.

La specializzazione paga, l’eccellenza no. È così che i bonus assegnati agli studenti per gli ottimi risultati ottenuti a scuola fuoriescono della sfera di applicazione dell’Irpef, a differenza degli incentivi economici erogati per sostenere specifiche attività di studio. Con la risoluzione n. 280/E del 25 novembre, l’Agenzia conferma l’orientamento già annunciato con il comunicato stampa del 28 ottobre.

In sostanza, i benefici riconosciuti agli alunni meritevoli delle scuole superiori, di età compresa tra i 14 e i 18 anni, non individuano uno specifico percorso formativo finalizzato a una futura occupazione, ma intendono esclusivamente stimolare la volontà di migliorare il livello culturale dei giovani discenti, premiando l’obiettivo raggiunto. Un criterio che si fonda sulla qualità della formazione e tiene fuori gli incentivi da tutte le categorie reddituali dell’articolo 6 del Tuir.

Dopo il riesame della materia, su indicazione del ministro dell’Economia e delle Finanze, l’agenzia delle Entrate ha rivisto, in senso opposto, la precisazione fornita in prima battuta con la risoluzione 156/2009. Nell’occasione, tali somme erano state qualificate come redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente (articolo 50, comma 1, lettera c) del Tuir).
La norma, infatti, nella sua generica formulazione, stabilisce che rientrano nella tassazione diretta le “somme da chiunque corrisposte a titolo di borsa di studio o di assegno, premio o sussidio per fini di studio o di addestramento professionale se il beneficiario non è legato da rapporti di lavoro dipendente nei confronti del soggetto erogante”.
In ogni caso, se gli incentivi in questione fossero stati compresi nella richiamata categoria reddituale, avrebbero comunque goduto delle detrazioni d’imposta e, in concreto, non avrebbero subito nessuna penalizzazione in termini economici.
La tassazione Irpef avrebbe, invece, comportato gli adempimenti di rito del sostituto d’imposta.

Il nuovo documento di prassi fotografa la questione da un altro punto di vista, attenendosi alle finalità proprie della disposizione (Dlgs 262/2007) che, prevedendo un premio in denaro per l’impegno degli studenti, punta a valorizzare la qualità e, in questo modo, incentivare la prosecuzione dei percorsi di istruzione verso livelli sempre più alti.


Fonte: Agenzia Entrate

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Contribuenti IRPEF, acconto al 79%.

Entro il prossimo 30 novembre va versata la seconda o unica rata dell’IRPEF e dell’IRAP dovuta dalle persone fisiche. Quest’anno, a pochi giorni dal termine di versamento, con il D.L. n. 168/2009 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 24 novembre), sono arrivate nuove regole di calcolo che, sostanzialmente, hanno ridotto di 20 punti percentuali l’aliquota da utilizzare per determinare l’importo dell’acconto ai soli fini IRPEF. Infatti, le nuove regole non riguardano l’IRAP, i cui acconti non subiscono alcuna riduzione.Come si determina l’acconto IRPEF

Per l’anno d’imposta 2009, sono tenuti a versare l’acconto IRPEF le persone fisiche che, avendo presentato la dichiarazione dei redditi UNICO 2009-PF, hanno dichiarato un’imposta, relativa al periodo precedente, al netto delle detrazioni, dei crediti d’imposta, delle ritenute e delle eccedenze, superiore a 51,65 euro (poiché i valori indicati in UNICO sono arrotondati, l’imposta non deve superare 52 euro). Si fa riferimento, dunque, al rigo RN31, quadro RN del modello UNICO 2009-PF.

Poiché le nuove regole, di cui si è detto, sono state emanate in occasione dell’acconto di novembre, per comprendere appieno i meccanismi di calcolo è necessario accennare a quello che può essere accaduto nel momento in cui il contribuente ha dovuto effettuare il calcolo di quanto dovuto a titolo di acconto per il 2009.

Infatti, entro il 16 giugno 2009 (o il 16 luglio 2009, se ci si è avvalsi della possibilità di differire i versamenti applicando la maggiorazione dello 0,4%), il contribuente ha determinato l’acconto applicando l’aliquota prevista all’epoca, pari al 99%.

I casi in cui egli si è potuto trovare sono stati sostanzialmente due:
•versamento di un unico acconto entro il 30 novembre, se l’importo dovuto a titolo di acconto, determinato applicando l’aliquota del 99% sul valore di cui al rigo RN31, non superava 257,52 euro;
•versamento di due acconti - di cui il primo, pari al 40%, entro il 16 giugno (o 16 luglio) e il secondo, pari al 60%, entro il 30 novembre - se applicando il 99% sul rigo RN31 si è determinato un valore superiore a 257,52 euro.

Le nuove modalità di calcolo

In prossimità della scadenza per il versamento dell’unico o secondo acconto, il Legislatore è intervenuto riducendo del 20% l’aliquota applicabile. Pertanto, la predetta aliquota è passata dal 99% al 79%. Va, però, subito fatta una importante e duplice precisazione:
•non si tratta di una vera e propria riduzione ma piuttosto di un beneficio finanziario consistente in un differimento in quanto, se è vero che i contribuenti potranno versare un importo minore, la differenza sarà “recuperata” al momento del versamento del saldo IRPEF dovuto per il 2009, così come determinato nella dichiarazione UNICO 2010;
•la riduzione non interessa l’acconto IRAP che va calcolato (e versato) tenendo conto dell’aliquota del 99%.Detto ciò, a livello operativo, il contribuente può ora trovarsi in una delle seguenti situazioni:
1)ha già versato, prima dell’emanazione del D.L. n. 168/2009, l’acconto di novembre calcolato con la percentuale del 99%;
2)non ha ancora versato l’acconto di novembre.Nel primo caso, al contribuente spetta un credito d’imposta, liberamente compensabile nel modello F24, in misura corrispondente alla differenza tra quanto versato e quanto calcolato applicando la nuova aliquota del 79%.

Nel secondo caso, il contribuente, se decide di avvalersi del differimento, deve ricalcolare l’acconto complessivamente dovuto applicando la nuova aliquota del 79%. Se, essendone tenuto, ha versato il primo acconto (pari al 36,9% e cioè il 40% del 99%), dall’acconto complessivo calcolato con la nuova aliquota dovrà scomputare quanto già versato; infatti, l’eventuale differenza rappresenta l’importo dovuto entro il 30 novembre.

Esempio di calcoloUn contribuente ha “chiuso” la dichiarazione UNICO 2009 con un importo indicato nel rigo RN31 pari a 2.500 euro. Poiché l’acconto complessivamente dovuto, pari a 2.475 euro (2.500 x 99%), supera il limite di 257,52 euro, c’è l’obbligo di versare due acconti. Il primo acconto, calcolato in vigenza delle vecchie regole, è stato pari a 990 euro (2.550 x 99% x 40%). Al momento del calcolo del secondo acconto, il contribuente decide di avvalersi delle nuove regole. Pertanto, per prima cosa, deve ricalcolare l’acconto complessivo con la nuova aliquota: Acconto dovuto per il 2009 = 2.500 x 79% = 1.975 euro. Fatto ciò, l’importo dovuto a titolo di secondo acconto può essere determinato con una semplice differenza tra quanto complessivamente dovuto e quanto già versato: Acconto dovuto entro il 30 novembre 2009 = 1.975 - 990 = 985 euro Pertanto, il beneficio finanziario per il contribuente è pari a 500 euro (2.475 - 1.975). Nel caso in cui egli avesse già versato l’acconto di novembre con le vecchie regole, l’importo di 500 euro rappresenta un credito d’imposta che può essere compensato nel modello F24 con altre imposte e contributi.

Altri aspetti

Come risulta evidente, in prima battuta, la riduzione dell’acconto dovuto riguarda i contribuenti che presentano la dichiarazione UNICO. Va però detto che le nuove regole interessano anche coloro i quali si sono avvalsi dell’assistenza fiscale (e quindi hanno presentato il modello 730/2009). Pertanto, anche tali contribuenti, se tenuti al versamento dell’acconto, possono beneficiare della riduzione. In tal caso, i sostituti d’imposta trattengono l’acconto applicando la nuova percentuale del 79%.

Se i sostituti hanno già trattenuto l’acconto applicando l’aliquota del 99% e, dunque, non tenendo conto della nuova aliquota, sono tenuti a restituire le maggiori somme trattenute nella retribuzione del mese di dicembre.

Le somme restituite possono poi essere recuperate dal sostituto d’imposta scomputandole dai versamenti delle ritenute alla fonte in applicazione di quanto previsto dal D.P.R. n. 445/1997.

(D.L. 23/11/2009, n. 168, G.U. 24/11/2009, n. 274)


Fonte: IPSOA

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Permessi giornalieri per il padre lavoratore dipendente.

Con la sentenza n. 4293 del 9 settembre 2008, il Consiglio di Stato, Sezione VI, ha riconosciuto il diritto del padre ai riposi giornalieri per allattamento anche in presenza di madre casalinga, considerata alla stregua di madre lavoratrice. In relazione alla sentenza, l'Inps ha emesso la circolare 112/2009, con la quale si prevedeva la possibilità di riconoscere al padre lavoratore dipendente il diritto a fruire dei riposi giornalieri quando la madre casalinga è oggettivamente impossibilitata a dedicarsi alla cura del neonato. Ora, il Ministero del Lavoro, con lettera circolare C/2009 del 16 novembre 2009, ha interpretato la sentenza del Consiglio di Stato in modo ancora più favorevole, riconoscendo al padre il diritto a fruire di detti permessi, sempre nel caso di madre casalinga, indipendentemente dall'oggettiva impossibilità della madre stessa di accudire il bambino. Il padre lavoratore dipendente, pertanto, a tali condizioni, può fruire dei riposi giornalieri di due ore o un’ora giornaliere, secondo l’orario di lavoro, entro il primo anno di vita del bambino o entro il primo anno dall’ingresso in famiglia del minore adottato o affidato.


Fonte: INPS

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Nuovo modello unificato di iscrizione alla Gestione separata.

È stato predisposto un nuovo modello unificato per l’iscrizione alla Gestione separata, che sostituisce i vari modelli di iscrizione finora in uso.
Il nuovo modello, che sarà reso disponibile sul sito internet nella sezione “modulistica”, è stato realizzato in modo tale da semplificarne la compilazione, tenendo conto delle molte informazioni che possono essere reperite direttamente dall’Istituto perché già presenti nei propri archivi.
Contemporaneamente all’adozione del nuovo modello unificato verrà inaugurata una nuova procedura informatizzata per la ricezione on-line delle domande di iscrizione.
L’applicazione sarà disponibile nella sezione Servizi on-line, Servizi per il cittadino, alle voci Lavoratori parasubordinati: iscrizione - Accesso con PIN On Line e Lavoratori parasubordinati: iscrizione - Accesso senza autenticazione.
L’accesso sarà quindi consentito sia tramite PIN sia senza. In questo caso, i dati inseriti nel modulo saranno verificati e il lavoratore sarà contattato per la conferma.
L’applicazione sarà, inoltre, disponibile nei Servizi per le aziende, consulenti e professionisti, alla voce Lavoratori parasubordinati: iscrizione - Comunicazione Iscrizione (accesso riservato ad aziende e consulenti).


Fonte: INPS

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Attenzione al ravvedimento se c'è il quadro RW.

La Circolare delle Entrate n. 49/E del 2009 afferma che, in caso di presentazione, con ritardo non superiore a novanta giorni, della dichiarazione dei redditi per il periodo di imposta 2008 (Unico 2009) nella quale andava compilato anche il quadro RW, la sanzione da versare in sede di ravvedimento risulta pari a 21 euro (un dodicesimo della sanzione minima di 258 euro). Se invece dalla dichiarazione risultava dovuta una imposta, la presentazione tardiva nei 90 giorni risulta regolarizzabile con sanzione ridotta pari ad un dodicesimo della sanzione minima edittale del 120 per cento dell'imposta dovuta. La sanzione per omessa presentazione del quadro RW, in aggiunta in entrambi i casi, sarà del 10% degli importi non dichiarati.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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martedì 24 novembre 2009

Quesito: apertura c/c in paradisi fiscali.

è legale effettuare investimenti aprendo un conto in una banca avente sede nei cosiddetti "paradisi fiscali", e senza che questa banca abbia una succursale in Italia? Se è legale, come vengono tassati in Italia questi tipi di investimenti?

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Commercialisti. E-mail certificata con ritardo tollerato.

L'Ordine dei Commercialisti precisa che il termine del 29 Novembre, per la comunicazione dell'indirizzo PEC, rappresenta un termine ordinatorio e non perentorio e va rispettata compatibilmente alle reali possibilità di dotarsi di firma digitale e PEC.

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Corte Ue, l'agevolazione non può essere soggetta a condizione.

Nel caso di specie, un cittadino polacco, esercitava un'attività economica nei Paesi Bassi in qualità di socio di una società di persone di diritto olandese, risultando assoggettato a un obbligo tributario illimitato in Polonia, suo Stato di residenza. In virtù dell'attività esercitata nei Paesi Bassi, il contribuente provvedeva a versare i contributi previdenziali e di assicurazione malattia secondo quanto stabilito dalla normativa olandese. Il contribuente si rivolgeva all'Amministrazione finanziaria polacca, osservando che le disposizioni della legge relativa all'imposta sul reddito gli impedivano di dedurre dalla base imponibile l'importo dei contributi previdenziali versati nei Paesi Bassi e di detrarre dall'imposta l'importo dei contributi di assicurazione malattia altresì versati nei Paesi Bassi. Secondo il contribuente tali disposizioni risultavano essere discriminatorie e occorreva, quindi, procedere all'applicazione del diritto comunitario, disapplicando le disposizioni nazionali.

 

La posizione del Fisco polacco

L'Amministrazione finanziaria polacca, rispondeva alla domanda di parere, considerando infondata la posizione del contribuente. Secondo gli uffici, infatti, potevano essere oggetto, rispettivamente, di deduzione e detrazione, esclusivamente i contributi designati nella legge sul regime previdenziale e i contributi di assicurazione malattia di cui alla legge sulle prestazioni di assistenza sanitaria. Nel caso in esame, invece, considerato che i contributi erano versati sulla base del diritto olandese, non erano rispettati i criteri previsti dalle disposizioni nazionali e di conseguenza non poteva essere riconosciuta rispettivamente la deduzione dalla base imponibile e la detrazione dall'imposta sul reddito in Polonia.

 

Il ricorso al tribunale amministrativo

Il contribuente impugnava la determinazione del Fisco dinanzi al Tribunale amministrativo provinciale, il quale evidenziava che, nel caso di specie, non erano riscontrabili gli estremi di una violazione della libera circolazione dei lavoratori sancita all'articolo 39 Ce. Il giudice del rinvio considerava, poi, indispensabile valutare se le disposizioni controverse siano conformi ad una disposizione non richiamata dal contribuente, vale a dire l'articolo 43 Ce, dal momento che esse escludono che un contribuente soggetto in Polonia ad un obbligo tributario illimitato sulla totalità dei redditi e che esercita un'attività economica nel territorio di un altro Stato membro possa dedurre dalla sua base imponibile l'importo dei contributi obbligatori previdenziali versati nei Paesi Bassi e detrarre dalla sua imposta sul reddito l'importo dei contributi obbligatori di assicurazione malattia altresì versati nei Paesi Bassi, anche nel caso in cui tali contributi non siano stati dedotti dal reddito o detratti dall'imposta in quest'ultimo Stato membro.

 

La questione passa alla Corte

Il tribunale decide, quindi, di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali:

 

•se la normativa derivante dall'articolo 43, nn. 1 e 2, CE debba essere interpretata nel senso che essa osta all'articolo 26, n. 1, punto 2, della legge polacca relativa all'imposta sul reddito, che limita il diritto alla deduzione dalla base imponibile dell'imposta sul reddito esclusivamente all'importo dei contributi previdenziali obbligatori versati sul fondamento delle disposizioni di diritto nazionale, nonché all'art. 27 b, n. 1, della stessa legge, che limita il diritto alla detrazione dall'imposta sul reddito all'importo dei contributi obbligatori di assicurazione malattia, versati esclusivamente sul fondamento delle disposizioni di diritto nazionale, in una situazione in cui un cittadino polacco, soggetto ad un obbligo tributario illimitato in Polonia, su redditi assoggettati all'imposta in Polonia, ha versato contributi obbligatori previdenziali e di assicurazione malattia in un altro Stato membro a fronte di un'attività economica ivi esercitata e siffatti contributi non siano stati dedotti dal reddito o detratti dall'imposta in quest'altro Stato membro;

•se il principio del primato del diritto comunitario e il principio risultante dagli articoli 10 CE e 43, nn. 1 e 2, CE vadano interpretati nel senso che prevalgono sulle disposizioni nazionali nella misura in cui sul loro fondamento è stata ritardata l'entrata in vigore di una sentenza della Corte Costituzionale polacca.

La normativa polacca

L'articolo 3, n. 1, della legge 26 luglio 1991, relativa all'imposta sul reddito delle persone fisiche della Polonia prevede che le persone fisiche residenti nel territorio polacco sono soggette ad un obbligo fiscale sulla totalità dei loro redditi, indipendentemente dal luogo in cui si trova la fonte di questi ultimi. Nel calcolo della base imponibile di tale imposta, è riconosciuta, tra l'altro, ai sensi dell'articolo 26, n. 1, punto 2, della citata legge 26 luglio 1991, la deduzione dei contributi di cui alla legge 13 ottobre 1998 sul regime della previdenza sociale:

 

•versati nell'esercizio fiscale direttamente alla propria assicurazione per la pensione di vecchiaia, la rendita, la malattia nonché gli infortuni per coprire il contribuente nonché i suoi collaboratori;

•trattenuti nell'esercizio fiscale sulle risorse del soggetto passivo d'imposta.

In virtù dell'articolo 27 della stessa legge, poi, l'imposta sul reddito beneficia della detrazione dell'importo dei contributi di assicurazione malattia di cui alla legge 27 agosto 2004 sulle prestazioni di assistenza sanitaria finanziate mediante risorse pubbliche:

 

•pagati nell'esercizio fiscale direttamente dal contribuente conformemente alle disposizioni della legge;

•prelevati nell'esercizio fiscale dal debitore conformemente a tali stesse disposizioni.

Causa principale e questioni pregiudiziali

Per quanto attiene alla competenza della Corte europea, i giudici comunitari rilevano che, secondo una costante giurisprudenza, spetta al giudice nazionale cui è stata sottoposta la controversia valutare, sia la necessità di una pronuncia pregiudiziale che gli consenta di pronunciare la propria sentenza sia la rilevanza delle questioni che sottopone alla Corte. Di conseguenza, se le questioni sollevate dal giudice nazionale vertono sull'interpretazione del diritto comunitario, la Corte, in via di principio, è tenuta a statuire. Solo, in ipotesi eccezionali, spetta alla Corte esaminare le condizioni in cui è adita dal giudice nazionale al fine di verificarne la propria competenza.

Nei casi in cui, invece, l'interpretazione del diritto comunitario non abbia manifestamente alcuna relazione con l'oggetto della causa principale o sia presentato un problema di natura ipotetica o ancora la Corte non dispone degli elementi di fatto o di diritto per dirimere la questione, la Corte può rifiutare di pronunciarsi. Tali condizioni, secondo la Corte, non sono soddisfatte nel caso di specie e di conseguenza le questioni pregiudiziali sollevate risultano ricevibili.

 

La prima questione pregiudiziale

Con la sua prima questione, il giudice del rinvio chiede se l'articolo 43 Ce osti a una normativa nazionale in forza della quale un contribuente può ottenere, da un lato, che l'importo dei contributi previdenziali pagati nel corso dell'esercizio fiscale sia dedotto dalla base imponibile e, dall'altro, che i contributi di assicurazione malattia versati in questo periodo siano detratti dall'imposta sul reddito da questi dovuta unicamente qualora i suddetti contributi siano versati nello Stato membro di imposizione, mentre tali agevolazioni vengono negate nel caso in cui tali contributi siano versati in un altro Stato membro.

In proposito, la Corte sottolinea preliminarmente che secondo una consolidata giurisprudenza, la nozione di "stabilimento" ai sensi dell'articolo 43 Ce è molto ampia e implica la possibilità, per un cittadino comunitario, di partecipare, in maniera stabile e continuativa, alla vita economica di uno Stato membro diverso dal proprio Stato di origine.

Nel caso di specie, al fine di valutare se è possibile l'applicazione del citato articolo 43 Ce, è necessario verificare se il contribuente detenga nella società con sede nei Paesi Bassi una partecipazione tale da consentire l'influenza sulle decisioni della società stessa e quindi di indirizzarne le attività. I giudici comunitari, in merito, affermano che tale circostanza non risulta chiara e che, quindi, spetta al giudice nazionale valutare se tale fattispecie ricorra e se, quindi, possa trovare applicazione l'articolo 43 Ce.

 

La restrizione alla libertà di circolazione

Occorre poi considerare se, nella fattispecie, si verifichi una restrizione alla libertà di circolazione. La disciplina ad essa relativa mira a facilitare, ai cittadini comunitari, l'esercizio di attività professionali sul territorio della Comunità europea ed osta ai provvedimenti che potrebbero sfavorirli qualora intendano svolgere un'attività economica sul territorio di un altro Stato membro.  Vengono, quindi, vietate le disposizioni nazionali che hanno quale effetto quello di rendere la prestazione di servizi tra Stati membri più difficile della prestazione di servizi puramente interna a uno Stato membro. Di conseguenza non sono ammesse disposizioni fiscali di uno Stato membro applicate ad attività economiche oltre frontiera meno vantaggiose rispetto a quelle attività esercitate all'interno dei confini nazionali.

Nel caso in esame, il contribuente è soggetto al pagamento dei contributi previdenziali e di assicurazione malattia obbligatori nei Paesi Bassi e non in Polonia. Tali contributi, secondo quanto indicato dal  giudice del rinvio risultano identici, per natura e finalità, ai contributi versati dai contribuenti polacchi ai sensi della normativa polacca.

 

La disparità di trattamento

Da ciò ne consegue  una disparità di trattamento tra contribuenti residenti, a seconda che i contributi siano stati versati o meno nell'ambito del territorio nazionale. Coloro i quali, infatti, esercitano un'attività economica in un altro Stato membro e risultano soggetti a regimi di previdenza sociale e di assicurazione malattia obbligatori applicati in tale Stato, non potranno dedurre gli importi versati in Polonia. Ciò crea un trattamento meno favorevole rispetto ai contribuenti residenti in Polonia, che limitano l'attività economica all'interno dei confini di questo Stato. Tale disparità di trattamento, secondo quanto rilevato dai Giudici comunitari, potrebbe influire sull'esercizio delle libertà di stabilimento e di prestazione di servizi realizzando una restrizione a tali libertà. Inoltre, nel caso di specie, non si riscontra nessun eventuale motivo imperativo di interesse generale, tale da giustificare una limitazione della libertà di stabilimento.

Per tali motivi, i giudici comunitari affermano che gli articoli 43 Ce e 49 Ce ostano a una normativa nazionale in forza della quale un contribuente residente può ottenere, da un lato, che l'importo dei contributi previdenziali pagati nel corso dell'esercizio fiscale sia dedotto dalla base imponibile e, dall'altro, che i contributi di assicurazione malattia versati in questo periodo siano detratti dall'imposta sul reddito da questi dovuta, unicamente qualora i suddetti contributi siano versati nello Stato membro di imposizione, mentre tali agevolazioni vengono negate nel caso in cui tali contributi siano pagati in un altro Stato membro, quand'anche essi non siano stati oggetto di deduzione dal reddito o detrazione dall'imposta in quest'ultimo Stato membro.

 

Sulla seconda questione

Il giudice del rinvio ha chiesto poi se il primato del diritto comunitario imponga al giudice nazionale di applicarlo e disapplicare le disposizioni nazionali, indipendentemente dalla sentenza del giudice costituzionale nazionale che ha deciso il rinvio della perdita di efficacia vincolante delle stesse disposizioni, dichiarate incostituzionali. In proposito, la Corte rileva che, secondo una giurisprudenza costante, il giudice nazionale nell'ambito della propria competenza, ha l'obbligo di applicare le norme di diritto comunitario, disapplicando anche di propria iniziativa, qualsiasi disposizione della legislazione nazionale che possa contrastare con l'applicazione della normativa comunitaria, senza che sia necessario chiedere o attendere la rimozione in via legislativa o mediante procedimenti costituzionali. Di conseguenza, il conflitto tra una disposizione normativa nazionale e una disposizione del Trattato, direttamente applicabile, si risolve con l'applicazione del diritto comunitario e la disapplicazione della normativa nazionale in contrasto.

 

 

 

Fonte: Agenzia Entrate

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Ulteriori chiarimenti sullo scudo fiscale.

Scudo fiscale off-limits per i contribuenti raggiunti dal questionario sulle disponibilità costituite all'estero e che detengono investimenti o hanno compiuto operazioni finanziarie compresi tra quelli indicati nel questionario stesso. Questo deve essere restituito anche nel caso in cui sia stato notificato successivamente alla presentazione della dichiarazione riservata; in tal caso, però, il contribuente può opporre l'avvenuta emersione entro i trenta giorni successivi alla notifica.

Ad affermarlo, la circolare n. 49/E del 23 novembre, con cui l'agenzia delle Entrate, sotto forma di domande e risposte, fornisce ulteriori precisazioni sulla normativa per l'emersione delle attività finanziarie e patrimoniali detenute all'estero (articolo 13-bis, decreto legge 78/2009), risolvendo i dubbi manifestati dalle associazioni professionali e dalla stampa specializzata.

Vediamo alcuni dei chiarimenti più significativi.

 

Emersione degli eredi: conta la data del decesso

Per gli eredi, modalità di emersione ed effetti diversi a seconda di quando si è verificato il decesso.

Se l'evento è avvenuto prima del 31 dicembre 2008 (e quindi i beni all'estero sono già detenuti dagli eredi), la dichiarazione riservata dev'essere presentata dall'erede a nome proprio (allegando la dichiarazione di successione o un'apposita autodichiarazione) che, in tal modo, sana sia le proprie violazioni delle disposizioni sul monitoraggio fiscale sia quelle commesse dalla persona deceduta. In questa ipotesi, il conto aperto dall'erede fruisce del regime di riservatezza.

Viceversa, se il decesso è avvenuto nel 2009, la dichiarazione riservata deve essere presentata a nome del defunto e il conto non può fruire della segretezza.

 

La compilazione del modulo RW

In relazione alla disciplina sul monitoraggio fiscale, la circolare precisa che:

•costituisce violazione degli obblighi (con possibilità quindi di ricorrere alla procedura di emersione) l'omessa indicazione nel modulo RW di Unico dei contributi versati da un contribuente italiano a un fondo pensione estero (sezione II) e dei trasferimenti ad essi relativi, compresi gli eventuali rendimenti o le prestazioni pensionistiche percepiti (sezione III)

•le stock option vanno indicate nel modulo RW solo nell'ipotesi in cui, al termine del periodo d'imposta, si manifesti la disponibilità di un valore all'estero, quando cioè il prezzo di esercizio è inferiore al valore corrente del titolo

• i finanziamenti a società estere, anche se infruttiferi, vanno indicati nel modulo RW, in quanto presuntivamente suscettibili di produrre redditi di capitale di fonte estera e redditi diversi di natura finanziaria

•le attività patrimoniali (immobili, opere d'arte, gioielli) per le quali si è proceduto al rimpatrio giuridico non devono essere indicate nel modulo RW

•se nella dichiarazione dei redditi per il 2008 non è stato compilato il modulo RW, è possibile sanare la violazione tramite l'istituto del ravvedimento operoso, versando la sanzione ridotta pari al 10% degli importi non indicati.

 

Costo dell'operazione: la base imponibile dell'imposta straordinaria

L'imposta straordinaria del 5% va applicata sul valore delle attività detenute al 31 dicembre 2008 e indicato nella dichiarazione riservata. Se nel corso del 2009 il valore è aumentato, sulla differenza sono dovute le ordinarie imposte sui redditi, con possibilità, a tal fine, di richiedere l'intervento dell'intermediario (articolo 14, comma 8, decreto legge 350/2001).

In caso di rimpatrio parziale del controvalore dei titoli detenuti al 31 dicembre 2008 (perché, ad esempio, una parte della somma incassata viene spesa all'estero), nella dichiarazione riservata va indicato un importo comunque non superiore a quello effettivamente rimpatriato.

 

Cause che ritardano la conclusione delle operazioni di emersione

Gli intermediari non devono verificare la reale sussistenza delle cause ostative, rappresentate dal contribuente al momento della presentazione della dichiarazione riservata, che impediscono di concludere le operazioni di emersione entro la prevista scadenza del 15 dicembre 2009 (ad esempio: in caso di rimpatrio, ritardi da parte degli intermediari non residenti nell'esecuzione dei bonifici transfrontalieri o nell'incasso di assegni; necessità di completare le operazioni di liquidazione delle attività per rimpatriare il relativo controvalore; oppure, in caso di regolarizzazione, la necessità di acquisire le perizie di stima attestanti il valore di gioielli, opere d'arte, immobili, eccetera).

Resta fermo, comunque, che entro quella data, oltre ad aver corrisposto all'intermediario l'imposta straordinaria, il contribuente deve aver avviato le procedure necessarie per l'effettivo rimpatrio (o regolarizzazione), ad esempio deve aver dato l'ordine di liquidare le attività detenute.

In presenza di cause ostative, è richiesta una doppia dichiarazione riservata. La prima, che evidenzia la loro presenza e l'importo sul quale è stata corrisposta l'imposta straordinaria, deve essere sostituita, nel momento in cui le cause ostative vengono rimosse, con un'altra dichiarazione in cui andrà indicato l'importo effettivamente rimpatriato. Questo risulterà comunque "scudato", anche se nell'intervallo tra la prima e la seconda dichiarazione sia intervenuta un'attività di controllo.

 

Nel caso in cui, dopo aver rimosso le cause ostative, il valore delle attività rimpatriate risulti diverso da quello indicato nella prima dichiarazione:

 

•se maggiore, la differenza emersa va considerata tra i redditi prodotti nel 2009

•se minore, l'intermediario restituisce al contribuente quanto pagato in più e recupera la cifra dai successivi versamenti di imposta straordinaria. In alternativa, ne può richiedere il rimborso.

In presenza di cause ostative, non è obbligato a ripresentare la dichiarazione di emersione sul nuovo modello approvato il 28 ottobre scorso il contribuente che ha utilizzato la prima versione del modello (approvata il 14 settembre). In tal caso, è sufficiente rilasciare all'intermediario la seguente attestazione: "Le operazioni di rimpatrio e/o regolarizzazione delle attività detenute all'estero non possono essere concluse entro il 15 dicembre 2009 per cause oggettive non dipendenti dalla mia volontà. Dichiaro di aver avviato entro la data di scadenza le procedure necessarie a consentire l'effettivo rimpatrio e/o regolarizzazione entro un termine congruo".

 

Il questionario blocca l'emersione

Emersione preclusa per i contribuenti che hanno ricevuto il questionario relativo alle disponibilità costituite all'estero e detengono investimenti o hanno compiuto operazioni finanziarie compresi tra quelli indicati nel questionario stesso. Questo, infatti, rientra tra gli inviti, questionari e richieste (articolo 32, comma 1, Dpr 600/1973) la cui notifica al contribuente prima della data di presentazione della dichiarazione riservata impedisce le operazioni di regolarizzazione o rimpatrio.

 

I contribuenti, che sono stati invece raggiunti dal questionario dopo aver presentato la dichiarazione riservata, sono comunque tenuti a restituirlo, ma, entro i 30 giorni successivi alla sua notifica, potranno far valere l'avvenuto rimpatrio (o regolarizzazione) esibendo copia della dichiarazione riservata.

 

Non è infine di ostacolo alla procedura di emersione la circostanza che il contribuente sia stato informato dalla propria banca che l'Amministrazione finanziaria ha chiesto dati e notizie sui suoi rapporti di conto corrente. In tale ipotesi, infatti, trattandosi di una semplice "informativa" da parte di un soggetto diverso dal Fisco, manca il requisito della "formale conoscenza" da parte del contribuente dell'attività istruttoria avviata dagli uffici.

 

Lo "scudo" del socio non copre anche la società

Le operazioni di emersione non possono essere utilizzate a sfavore del contribuente in ogni sede amministrativa o giudiziaria; in particolare, ai fini tributari, il principio si estende anche ai soggetti riconducibili al contribuente in qualità di dominus (ad esempio, l'emersione effettuata dal dominus di una società di capitali non può essere utilizzata per l'avvio o nel corso di un'attività di controllo alla società). Tuttavia, la copertura garantita dallo scudo al dominus non si trasmette agli eventuali accertamenti effettuati nei confronti della società.

 

 

Fonte: Agenzia Entrate

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Veicoli bloccati dalle ganasce fiscali, l’uso non è reato.

L’uso e la circolazione a bordo di un motorino sottoposto a fermo amministrativo non integra il reato di sottrazione di cose sottoposte a sequestro. Il fermo amministrativo cui è sottoposto il ciclomotore va qualificato come sanzione amministrativa accessoria (e non come misura cautelare); pertanto, non assolve ad alcuna funzione di garanzia rispetto al depauperamento del bene, con ciò non venendo integrati gli elementi costitutivi del reato previsto dall’art. 334 c.p..

Lo ha stabilito la VI sezione penale della Corte di Cassazione, rigettando il ricorso della Procura di Napoli contro la sentenza che mandava assolto un cittadino in relazione all'avvenuto uso e circolazione a bordo di un ciclomotore sottoposto a fermo amministrativo. I

l reato non sussiste quando la materialità della condotta di sottrazione abbia ad oggetto beni sottoposti a provvedimento di fermo amministrativo; ciò considerata l’impossibile riconducibilità del fermo amministrativo alla nozione di sequestro amministrativo .

(Cassazione penale Sentenza, Sez. VI, 19/11/2009, n. 44498)


Fonte: IPSOA

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Applicazione dell'art. 52 comma 5 del decreto Iva.

La Cassazione, con sentenza n. 22765 del 28 Ottobre 2009 precisa che se il contribuente non esibisce i documenti richiesti dagli accertatori, gli stessi non potranno essere usati in contenzioso. Tuttavia tale regola vale solo nel caso vi sia una precisa richiesta da parte del Fisco e non anche nel caso in cui la mancata esibizione derivi da una mancata richiesta.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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sabato 21 novembre 2009

Quesito: iva agevolata x associazione ONLUS.

ho una associazione ONLUS, e gestisco un canile, ora sono stato obbligato dall ASL locale ad acquistare un furgone per il trasposrto dei cani, randagi, detto furgone deve avere dei requisiti particolari, mi sono recato presso un concessionario per l'aquisto e poichè già in passato ne ho acquistato un'altro ed ho usuffruito dell'agevolazione IVA ho chiesto di usufruirne nuovamente. Questi in modo poco garbato mi ha detto che stavo dando i numeri, e che non era posibbile. Mi potete dare delle delucidazioni in merito?

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Quesito: assunzione dipendente estero.

Siamo un'Azienda con sede in Italia. Quali sono le pratiche da effettuare per l'assunzione di un lavoratore dipendente residente nella Comunità Europea che deve svolgere l'attività nel Paese di residenza?

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Quesito: fatture da casa di riposo.

sono l'unica figlia di madre vedova, residente in diverso
comune, attualmente ricoverata presso una casa di riposo per anziani
nella mia città che è indicata come "R.S.A. Privato Sociale e Onlus"
Ogni mese pago la retta (anche pittosto elevata,comprensiva di alloggio
e pasti) della mia mamma, aggiungendovi parte del mio stipendio, poichè
la pensione della mamma non sarebbe sufficiente al pagamento della
stessa. Al momento del pagamento non mi viene tuttavia rilasciata
dall'ente presso cui soggiorna nessun tipo di fattura, ma solo un
foglietto in cui è trascritta la quota pagata.
Mi è stato detto che
l'ente non rilascia fattura, ma senza alcun tipo di chiarimento.
Questo
è regolare? Non ho diritto ad alcun tipo di detrazione per questa
spesa?
Adesso mi chiedono di trasferire la residenza della mamma presso
la casa di riposo stessa: per quale motivo?

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Quesito: recupero IVA prima casa.

Sto comprando la mia prima "prima casa" da un costruttuore (nuova costruzione e iva 4%)

vorrei sapere se, come, quando e quanto posso recupera dell'iva che dovrò pagare (circa 14.000 €)

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Quesito: informazione su quadro RW.

Desidererei ricevere un'informazione in merito alla compilazione del quadro RW per il 2008 con pagamento della sanzione di € 26,00.

Mio figlio lavora in Inghilterra dal gennaio 2008, presso una società inglese.
Pur mantenendo la residenza in Italia, attualmente abita in Inghilterra in un appartamento in affitto, gli stipendi gli vengono accreditati in una banca inglese e non ha altri redditi.

Non ha mai compilato il 730 in quanto prima era studente universitario, poi ha lavorato per la durata di un anno presso una società italiana ed essendosi licenziato a fine 2007, il CAF gli ha compilato l'UNICO nel 2008.

Ora ho letto un trafiletto, sul Sole 24 ore, dal quale si deduce che per i lavoratori esteri con residenza in Italia ci sia l'obbligo della compilazione del quadro RW con il pagamento della sanzione di
€ 26,00.

Una persona che lavora all'estero, come fa ad essere informato su tali disposizioni, visto che non abita in Italia?

Mio figlio avrebbe intenzione di comperare, in Inghilterra, un appartamentino con un mutuo, se mantiene la residenza italiana deve dichiararlo?

Sarebbe nostra intenzione aiutarlo per l'acquisto dell'appartamento mandandogli un po' di soldi per l'acconto, dobbiamo dichiararli?

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Iva fra cessione terreno e demolizione fabbricato.

La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull'interpretazione dell'articolo 13, parte B, lett. g), della sesta direttiva del Consiglio 17 maggio 1977, 77/388/Cee, in materia di armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra di affari nell'ambito del sistema comune di imposta sul valore aggiunto, in combinato disposto con l'articolo 4, n. 3, lett. a), della medesima direttiva. Tale domanda è stata presentata nell'ambito di una controversia tra una società olandese ed il segretario di Stato per le Finanze. Oggetto del contendere è l'esenzione dall'imposta sul trasferimento riguardante un'operazione di cessione di un terreno in funzione della norma di diritto olandese che statuisce l'assoggettamento della fattispecie all'Iva (procedimento C-461/08 sentenza del 19 novembre 2009).

 

 

La sesta direttiva comunitaria

L'articolo 2, punto 1, della sesta direttiva stabilisce che costituiscono operazioni imponibili ai fini Iva sia le cessioni di beni che le prestazioni di servizi eseguite a titolo oneroso nel territorio nazionale da un soggetto passivo che agisce in quanto tale. Tale articolo va esaminato in combinato disposto con l'articolo 4, n. 3, della direttiva in oggetto. L'articolo aggiunge tra il novero dei soggetti passivi anche coloro che effettuino a titolo occasionale (oltre alle attività di cui al paragrafo 2) operazioni di cessione, anteriori alla prima occupazione, di fabbricati o frazioni di fabbricato e del suolo attiguo potendo, gli Stati membri, determinare le modalità di applicazione del criterio alla trasformazione di edifici nonché del suolo attiguo; operazioni di cessione di terreno edificabile dove si considerano terreni edificabili quei terreni, più o meno attrezzati, definiti tali dagli stessi Stati membri. Secondo l'articolo 13 della sesta direttiva concernente le esenzioni all'interno del territorio nazionale nel rispetto di definite modalità, gli Stati membri possono prevedere specifiche fattispecie di esenzione. In particolare, nell'articolo 13 tra le esenzioni vengono contemplate le operazioni di cessione di fabbricati, frazioni e suolo attiguo non menzionati nel paragrafo 3, lettera a) dell'articolo 4 sesta direttiva nonché le cessioni di fondi non edificati. Infine, gli Stati membri possono accordare esenzioni in materia, secondo quanto disposto nella parte C dell'articolo 13, primo comma, lett. b) in virtù del diritto di opzione esercitabile in caso di operazioni di cui al punto B), lettere d), g) e h).

 

La normativa nazionale

L'articolo 11 della legge del 1968 relativa all'imposta sulla cifra di affari dispone tra le operazioni esenti da imposta le cessioni di beni immobili con l'eccezione delle cessioni di fabbricati o frazione effettuata prima o entro due anni successivi alla sua prima occupazione; la cessione di terreni edificabili; cessioni di fabbricati e terreni edificabili diverse dalle precedenti ma da parte di persone a particolari condizioni. Passando alla legge sugli atti giuridici, di particolare rilievo è il punto 1 dell'articolo 2 per il quale l'imposta sui trasferimenti è un imposta percepita a titolo di acquisizione di beni immobili o diritti inerenti eretti  nel territorio dei Paesi Bassi. Secondo l'articolo 15, inoltre, è esente dall'imposta sui trasferimenti l'acquisizione mediante cessione, secondo l'articolo 11, n.1, lett. a) punto 1), in quanto assoggettata all'Iva. Tutto ciò fatta salva l'eccezione dovuta all'utilizzo del bene come capitale di gestione e al fatto che l'acquirente possa dedursi l'imposta sulla cifra d'affari.

 

Causa principale e questioni pregiudiziali

A seguito della cessione di un appezzamento di terreno, con annessi due vecchi fabbricati, la società acquirente, in  conseguenza dell'acquisto del bene immobile, riceveva un avviso di rettifica a titolo di imposta sul trasferimento e vedeva respingersi il reclamo sullo stesso con decisione dell'ispettore fiscale. Avverso tale decisione, in seguito, veniva proposto ricorso argomentando che, nella fattispecie, la cessione del bene immobile veniva assoggettata ad Iva e, pertanto, doveva essere esentata dall'imposta sui trasferimenti proprio in virtù dell'articolo 15, n. 1, lett. a), legge sugli atti giuridici. Nel successivo ricorso per cassazione la società sosteneva che gli artt. 13, parte B) lett. h) e articolo 4, n. 3, lett. b) della sesta direttiva dovevano essere interpretati nel senso dell'assoggettamento a Iva della cessione di immobile.

 

La posizione del giudice nazionale

Il giudice del rinvio concludendo che, ai fini della soluzione della controversia principale non si possa prescindere dalla corretta interpretazione degli articoli della sesta direttiva comunitaria, non ha potuto che sospendere il procedimento e sottoporre la questione alla Corte formulando le proprie questioni pregiudiziali. Sostanzialmente le questioni poste dal giudice del rinvio possono essere riassunte, alla luce di una necessaria trattazione congiunta. In particolare se da una interpretazione del combinato disposto dell'art. 13, parte B), lett. g) con l'art. 4, n. 3, lett. a), della sesta direttiva la cessione di un terreno, su cui sorge un fabbricato destinato alla demolizione in vista di realizzare una nuova costruzione e la cui demolizione sia già iniziata prima della cessione, rientri o meno nel campo di applicazione dell'Iva.

 

La posizione della Corte di giustizia europea

L'esenzione dall'Iva prevista all'articolo 13, parte B, lett. g), sesta direttiva presuppone che la cessione interessata riguardi un fabbricato o frazione di fabbricato e suolo attiguo. Ecco che allora, occorre stabilire se ai fini Iva, con specifico riferimento all'interpretazione  delle disposizioni a cui rimandano le questioni sollevate dal giudice del rinvio, la cessione del bene immobile con contestuale demolizione di fabbricati debbano essere considerate due prestazioni autonome, indipendenti e separate o un'unica operazione che nella sua complessità è composta da diversi elementi. L'articolo 2 della sesta direttiva prevede che ciascuna cessione o prestazione debba essere considerata di regola come autonoma e indipendente. 

 

Il ruolo dei precedenti di giurisprudenza                           

Ma dalla giurisprudenza della Corte, si evince che quando un'operazione è costituita da una serie di elementi e di atti, occorre in primo luogo prendere in considerazione tutte le circostanze i cui si svolge l'operazione stessa proprio per accertare se si tratta di due o più prestazioni distinte o di un'unica prestazione. Ecco che allora, occorre tener conto di tutti gli elementi dell'operazione per determinare se l'operazione sia esente da Iva. Nella fattispecie non si può che constatare come, ai fini Iva, alla base degli atti svolti dal venditore c'è la fornitura di un terreno pronto ad essere edificato e non si può che ritenere come l'operazione abbia riguardato innanzitutto i vecchi fabbricati con suolo attiguo e, in secondo luogo, le prestazioni relative alla demolizione dei fabbricati stessi. Opere di demolizione, inoltre, fondamentali per conferire utilità ai terreni. Ecco che allora il giudice del rinvio deve verificare se il terreno in oggetto rientri  o meno nella nozione di "terreno edificabile", secondo gli articoli 4, n. 3, lett. b), e 13, parte B, lett. h), della sesta direttiva proprio in base al quale spetta agli Stati membri definire quali terreni debbano considerarsi edificabili. Classificazione che dovrà essere utilizzata tanto per l'applicazione di tale articolo 4 quanto per l'articolo 13, parte B, lett. h).                                                   

Con riferimento alle considerazioni fatte, gli eurogiudici hanno ritenuto di risolvere le questioni proposte in base al combinato disposto dell'articolo 13, parte B, lett. g), della sesta direttiva, con l'articolo 4, n. 3, lett. a).

 

Le conclusioni

Secondo la Corte è soggetto a Iva, contrariamente a quanto previsto dalla prima di tali disposizioni, la cessione di un terreno su cui sorge ancora un vecchio fabbricato che deve essere demolito per erigere al suo posto una nuova costruzione e la cui demolizione, a carico del venditore, sia già iniziata prima di tale cessione. Ecco che allora tali operazioni, di cessione e di demolizione, costituiscono un'unica operazione ai fini Iva che riguarda, nel suo insieme, non la cessione del fabbricato esistente su suolo attiguo ma quella di un terreno non edificato.

 

 

Fonte: Agenzia Entrate

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Novità intrastat 2010.

Nell'agenda fiscale del 20 novembre, la scadenza del termine per presentare gli elenchi riepilogativi delle cessioni e degli acquisti intracomunitari di beni effettuati, nel mese di ottobre, con soggetti Iva di altri Paesi.

 

Gli elenchi devono essere presentati, su supporto cartaceo o magnetico, direttamente a uno qualsiasi degli uffici doganali della circoscrizione territorialmente competente in relazione alla sede del soggetto obbligato ovvero spediti per raccomandata agli stessi uffici.

In alternativa, è possibile la trasmissione telematica attraverso la procedura EDI, che consente di differire l'adempimento di cinque giorni.

 

Secondo le disposizioni attuali, la periodicità mensile è prevista quando l'ammontare delle operazioni supera i 180mila euro, per quanto riguarda gli acquisti, e i 250mila euro, nel caso delle cessioni.

 

Sostanziose novità, invece, a partire dagli elenchi relativi alle operazioni intracomunitarie effettuate dal 2010. Andranno infatti applicate le norme di recepimento (di prossima emanazione) della direttiva comunitaria 2006/112/Ce che dovrebbero:

•estendere l'obbligo della presentazione degli elenchi INTRA anche alle prestazioni di servizio

•rendere obbligatoria la presentazione per via esclusivamente telematica delle dichiarazioni INTRA riferite a periodi decorrenti dal 2010

•eliminare la cadenza di presentazione annuale

•prevedere nuove soglie per determinare la periodicità di presentazione mensile/trimestrale

•introdurre nuove modalità per il cambio di periodicità.

 

 

Fonte: Agenzia Entrate

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Scontrini omessi. La sospensione dell'esercizio dell'attività non è preclusa dal ricorso all'istituto della definizione agevolata.

Con la sentenza n. 24012 del 13 novembre, la Corte di cassazione ha ribadito che non viene evitata la chiusura dell’esercizio per i commercianti che non rilasciano lo scontrino fiscale, anche se hanno già definito in via agevolata la sanzione prevista. Infatti, la definizione agevolata della sanzione non preclude la sospensione della licenza amministrativa d’esercizio.

 

Il fatto

La vicenda trova genesi in un provvedimento con il quale viene disposta dall’ente impositore la sospensione dell’esercizio dell’attività commerciale svolta dal contribuente, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 12 del Dlgs 471/1997, che dispone, qualora siano state contestate nel corso di un quinquennio quattrodistinte violazioni dell’obbligo di emettere la ricevuta fiscale o lo scontrino fiscale compiute in giorni diversi (sanzione originariamente prevista dall’articolo 2 della legge 18/1983, poi trascritta dall’articolo 6, comma 3, del Dlgs 471/1997), anche se non sono state irrogate sanzioni accessorie, la sospensione della licenza o dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività ovvero dell’esercizio dell’attività medesima per un periodo da tre giorni a un mese (la sospensione opera per un periodo da uno a sei mesi nel caso in cui l’importo complessivo dei corrispettivi oggetto di contestazione ecceda la somma di 50mila euro).

 

L’adita Commissione tributaria provinciale accoglie l’opposizione del contribuente e la pronuncia trova poi conferma nel giudizio di appello, in considerazione che il comma 3 dell’articolo 16 del Dlgs 472/1997 dispone espressamente che la definizione agevolata delle sanzioni (pagamento di un importo pari a un quarto di quella indicata nell’atto di contestazione) esclude l’irrogazione delle sanzioni accessorie, intendendosi per tale anche quella della sospensione dell’attività. Infatti, l’articolo 21 dello stesso provvedimento include tra le sanzioni amministrative accessorie quelle indicate alla lettera d), ossia la sospensione per la durata massima di sei mesi dall’esercizio di attività di lavoro autonomo o di impresa.

 

L’Amministrazione finanziaria ha contestato in sede di legittimità la ratio decidendi del giudice del riesame per errata applicazione dell’articolo 12 del Dlgs 471/1997 nel suo combinato disposto con l’articolo 16 del Dlgs 472/1997.

 

La decisione della Cassazione

La Suprema corte, ribaltando il giudicato condiviso dei giudici di merito, ha sancito che, in tema di sanzioni amministrative per violazione di norme tributarie, la sanzione accessoria della sospensione dell’esercizio dell’attività per violazione delle disposizioni relative all’emissione dello scontrino fiscale non è suscettibile di essere preclusa dall’applicazione dell’istituto della definizione agevolata (articolo 16 del Dlgs 472/1997), in quanto il concorso fra le citate norme deve risolversi con prevalenza della prima sulla seconda in virtù del criterio della specialità (che governa - in generale - anche il regime delle sanzioni in campo amministrativo).

 

Viene così concluso ancora un contenzioso sulla delicata tematica, mediante il richiamo al consolidato principio di legittimità (ex multis, Cassazione 2439/2007, 25468/2007, 25671/2008, 10960/2009, 19626/2009) secondo cui il coordinamento della disposizione riferita del Dlgs 471/1997 con quella contenuta nell’articolo 16, comma 3, del Dlgs 472/997 deve essere risolto mediante il criterio di specialità. Orbene, la disposizione speciale è proprio quella contenuta nella prima norma, come emerge dalla sua collocazione sistematica, per cui l’irrogazione di tale sanzione non è impedita dalla definizione agevolata.

 

Osservazioni

Come è intuitivo, la controversia affrontata dalla Corte per l’ennesima volta – suscita perplessità, a dire il vero, l’ostinazione delle Commissioni di merito che insistono nel percorrere un tracciato opposto a quello segnato dall’interpretazione conforme del diritto vivente – si incentra sulla problematica, di portata generale, circa il legittimo esercizio, da parte dell’Amministrazione finanziaria, del potere di sospensione nei casi in cui il trasgressore abbia definito in via agevolata la sanzione principale ai sensi dell’articolo 16, comma 3, del Dlgs 472/1997.

 

In effetti, il problema che si è presentato all’osservazione del giudice nelle vertenze di specie si sussume nella constatazione che nell’ordinamento sanzionatorio non sempre le disposizioni che coesistono, che cioè sono in vigore nello stesso tempo e nello stesso luogo, poste in relazione alle fattispecie concrete, concorrono insieme a disciplinarle e sono tutte applicabili: in alcune ipotesi, l’applicabilità di alcune di esse esclude l’applicabilità di altre. Quando ciò avviene, ci si imbatte in quel fenomeno che viene denominato “conflitto apparente di norme coesistenti” (o “concorso fittizio di leggi”), il quale si verifica appunto allorché due o più disposizioni coesistenti sembrano adattarsi a un medesimo caso, ma una soltanto è applicabile.

 

In dette vicende, tra i vari criteri a disposizione dell’interprete per la risoluzione delle incertezze, la Suprema corte ha privilegiato il criterio di “specialità” (articolo 15 del codice penale), un’applicazione del quale è contenuta nell’articolo 9 della legge 689/1981, rubricato proprio “Principio di specialità”, il quale prevede che quando uno stesso fatto è punito da una pluralità di disposizioni che dispongono sanzioni amministrative, si applica la disposizione speciale.

 

Il principio di specialità presuppone che fra due norme esista un rapporto di genus ad speciem e afferma che, in tal caso, la norma speciale ha la priorità su quella generale, escludendone l’applicazione (lex specialis derogat legi generali). Pertanto, secondo il descritto criterio, una norma deve ritenersi speciale allorché, se non esistesse, il caso ivi contemplato rientrerebbe nella regola generale.

 

Riprendendo la vicenda trattata e interpretando le disposizioni in esame secondo il detto criterio di specialità, ne consegue che la sospensione della licenza o dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività, ovvero dell’esercizio dell’attività medesima, è eseguita a prescindere dalla circostanza che siano state o meno irrogate le sanzioni accessorie previste dall’articolo 21 del Dlgs 472/1997. In altri termini, la definizione agevolata della sanzione principale non può impedire l’irrogazione della sanzione de qua proprio perché quest’ultima gode di una disciplina speciale rispetto alla norma generale.

Tale soluzione, del resto, risponde anche a criteri di ragionevolezza e di non confliggenza in quanto, se dovesse seguirsi l’opinione inversa, si determinerebbe l’incongruenza che la norma che prevede la sospensione del provvedimento autorizzativo non troverebbe esecuzione alcuna. E questo non è concepibile.

 

Posizione dell’agenzia delle Entrate

Da ultimo, è appena il caso di ricordare che il riferito indirizzo giurisprudenziale è in linea con gli assunti interpretativi sostenuti uniformemente dell’Amministrazione finanziaria, la quale, intervenuta sulla specifica questione, ha chiarito che la sanzione della sospensione della licenza o dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività ovvero all’esercizio dell’attività medesima “va essenzialmente applicata quand’anche il soggetto interessato abbia definito in via agevolata la sanzione principale e, di conseguenza, non sia stato possibile in precedenza irrogare alcuna pena accessoria” (circolare 23/1999).

Ha quindi aggiunto che l’effetto di impedire l’irrogazione delle sanzioni accessorie a seguito dell’intervenuta definizione agevolata di cui all’articolo 16 del Dlgs 472/1997 non può operare per la sanzione in argomento, in quanto quest’ultima gode di una disciplina speciale (risoluzione 150/2007).

 

 

Fonte: Agenzia Entrate

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