venerdì 29 aprile 2011

Quesito: dichiarazione dei redditi AIRE.

vi sottopongo il quesito fiscale di mia moglie.

Lei insegna alle scuole italiane all'estero di Berlino ed è iscritta all'AIRE.

Oltre a reddito da dipendente, l'anno scorso ha acquistato una prima casa in Italia, su cui paga un mutuo, che poi ha affittato.

Qui in Germania vive a a sua volta in affitto.

Deve fare la dichiarazione dei redditi, ma non sa se debba farla qui in Germania o in Italia.

La mia domanda è: deve fare il 730 o il modello unico? Quali sono i termini per la presentazione della domanda?

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Quesito: quale codice ATECO.

vorrei se possibile una delucidazione sul tipo di codice Ateco:
Ditta individuale, vendita al dettaglio( non produzione) infissi e
posa in opera attraverso installatore.

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Quesito: scioglimento sas.

Sono socio accomandatario (al 75%) di una società sas.
L'altro socio, per mia espressa volontà, non lavora più all'interno della struttura e mi ha fatto causa al tribunale del lavoro, pretendendo un riconoscimento per prestazioni lavorative di circa 25.000,00 euro ( 1 anno di lavoro )
Ora io ho urgente bisogno di sapere come faccio a sciogliere la società o, comunque a trasformarla in una srl o ad attuare il procedimento di esclusione del socio: il mio commercialista mi dice che è impossibile perchè ci vuole l'assenso del socio.
La società gestisce un piccolo hotel che non può assolutamente far fronte a questa richiesta.

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Quesito: detrazione spese scolastiche da 730.

avrei bisogno di sapere se per il 730 del 2011 devo segnalare anche spese scolastiche per corsi di lingua e per gli eventuali esami tutti eseguiti in scuole secondarie

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Quesito: 730 ed eredità da dichiarare.

avrei un quesito da porre per la presentazione del 730/2011.
Fino al 2008 ho fatto il 740 in quanto risultavo proprietaria per eredità
dalla morte di mio papà nel 1990 del 16% della casa dei miei genitori (insieme
a mia sorella).fino a quel momento ho sempre fatto il 740 dichiarando quella
casa e pagando anche l'ici perchè non avevo nulla da recuperare .

Dal 2008 ho acquistato casa e ho iniziato a fare il 730 (per recuperare
interessi mutuo ed altro) .

Per errore mio non l'ho + inserita nella dichiarazione dei redditi. ho messo
solo la mia prima casa nuova convinta che da quel momento in poi fosse mia
mamma ad inserirla al 100% .

vengo invece a scoprire che mia mamma è andata avanti ad inserire dal 2008 ad
oggi nel suo 740 solo il 66 circa % pagando comunque l'ici anche per noi (per
quello infatti siamo giusti) .

la mia domanda è:

visto che non l'ho mai inserita fino ad ora..cosa devo fare ? vorrei sistemare
la mia situazione (e anche mia sorella ) per questi 4 anni in cui la casa di
proprietà per eredità al 16% non è mai stata messa come seconda casa .

devo rivolgermi all'ufficio entrate ? prima di andare al CAF vorrei capire
cosa devo fare .

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Sistri, dopo il protocollo si apre una nuova fase di collaborazione MATTM-Confindustria SIT.

E' positivo il giudizio espresso da Stefano Pileri, presidente dello CSIT (Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici) sul protocollo d'intesa sul Sistri siglato col Ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo: se da un lato, infatti, l'accordo chiuderebbe la fase di serrato dialogo fra il MATTM e le rappresentanze industriali interessate, impegnate in particolare ad individuare le criticita' della transizione dal vecchio sistema cartaceo di rilevazione dei dati sulla movimentazione dei rifiuti al nuovo SISTRI, dall'altro esso segna l'apertura della nuova fase di collaborazione operativa tesa ad applicare concretamente il Sistema.


Secondo Stefano Pileri, la firma del Protocollo di collaborazione col MATTM costituisce “un importante passo operativo sulla strada dell’applicabilità del nuovo sistema nazionale di controllo e tracciabilità dei rifiuti’‘. L’intesa è stata siglata appena tre giorni prima della pubblicazione in G.U. del c.d. “Testo Unico SISTRI” (D.M. Ambiente 18 febbraio 2011, n. 52 – G.U. n. 95 del 26 aprile 2011 - Suppl. Ordinario n.107), dalla cui data di entrata in vigore cessano di produrre effetti il D.M. 17 dicembre 2009 e s.m.i, (ad esclusione dei soli termini indicati all'art. 12, commi 1 e 2), il D.M. 15 febbraio 2010, il D.M. 9 luglio 2010, il D.M. 28 settembre 2010 e il D.M. 22 dicembre 2010.

Il Protocollo CSIT e Confcommercio e il Comitato consultivo

Il Protocollo sottoscritto da Confindustria fa parte di un primo “pacchetto” di quattro protocolli di collaborazione stretti dal MATTM, rispettivamente, con Guardia Costiera, Regione Campania, Confapi e per l’appunto, con Confindustria Servizi IT e Confcommercio. In particolare, quest’ultimo protocollo è stato firmato dalla Prestigiacomo, dal presidente di CSIT, Luigi Pileri, e dal vice-presidente di Confcommercio Assintel, Giuseppe Sarti, e mira a mettere a punto tutte le informazioni tecniche necessarie alle software house che gestiscono i servizi informatici delle imprese associate, in modo tale che queste possano applicare il Sistri nel modo più rapido e corretto possibile.

Bonfiglio Mariotti, presidente di Assosoftware (Associazione Nazionale produttori di software gestionali e fiscali) e delegato di CSIT su tale tema, ha riconosciuto che il Ministero si è “reso pienamente disponibile a una collaborazione di carattere più operativo, indispensabile per superare le problematiche tecniche e strutturali individuate”.

In concreto, durante questa nuova fase di collaborazione operativa, si vuole sottoporre il processo di implementazione del Sistri ad un attento monitoraggio rimettendo tale compito ad un Comitato consultivo, senza oneri a carico della PA, i cui membri saranno due rappresentanti delle organizzazioni firmatarie, un rappresentante del concessionario SISTRI e tre componenti del Ministero dell’Ambiente.

Interoperabilità del SISTRI: dal regno del Grande Fratello all’apertura del mercato ai software gestionali privati

Sul punto, inoltre, Mariotti ha osservato che, per far sì che il Sistri sia pienamente efficace, è “fondamentale verificare l’interoperabilità del sistema con i software gestionali delle aziende che dovranno utilizzarlo, risolvendo via via le problematiche informatiche che dovessero sorgere”. E si tratta di un argomento che sta molto a cuore a Confindustria, da sempre molto critica su questo punto con il MATTM. Peraltro, pochi giorni fa una delle società del Gruppo Ambiente di Assosoftware – Confindustria, e cioè la srl Informatica EDP di Fossano, ha messo in commercio un apposito software studiato per integrarsi con il portale SISTRI del MATTM e gestire gli adempimenti connessi alla tenuta del Registro Cronologico e la scheda di movimentazione rifiuti. Secondo Mariotti, “L’introduzione del Sistri nelle realtà aziendali è un processo molto complesso e delicato.

Le software house dovranno proporre soluzioni operative ed economiche accettabili e al Comitato spetterà il compito di supportare le fasi di test e di avvio del nuovo sistema presso le aziende”.

Sembrano ormai superati i momenti delle dure critiche espresse da Mariotti poco più di un anno fa, quando le accuse al SISTRI erano davvero pesanti: "non è solo una questione di mercato, quando inserisco la chiavetta nel computer, il osftware di Selex fa cose che non dovrebbe fare. Si sostituisce al programma di gestione aziendale, compie delle operazioni, gestisce la firma digitale dell'imprenditore in un modo del tutto incontrollabile. In più non si può sapere come sia fatto e come funziona. Altro ceh libero mercato, è il Grande Fratello" (L. Campisi e M. Portanova, “Segreto di Stato. Satelliti, rifiuti e misteri: Stefania Prestigiacomo e l'appalto milionario alla moglie di Guarguaglini”, ne il Fatto Quotidiano del 23 luglio 2010, pag. 10).

Le cose non erano cambiate di molto a settembre dell’anno scorso, allorquando Mariotti, con la sua lettera aperta scriveva alla Prestigiacomo che “Al Ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare non dovrebbe sfuggire che l’Italia è, ancora oggi, come sancito dalla nostra vecchia costituzione, una democrazia fondata sul lavoro, la libera concorrenza e la tutela dell’impresa, viviamo, in due parole, in uno stato liberale. O forse no? Chi non fa parte delle quasi 300.000 imprese obbligate ad iscriversi al Sistri, pena finanche l’arresto, ma ha avuto la curiosità di leggere i quotidiani articoli apparsi su ogni giornale italiano negli ultimi mesi, si è reso conto che una parte, anche se piccola, della libertà d’impresa viene calpestata con l’introduzione del sistema informatico di controllo della tracciabilità dei rifiuti” (“Visto da...Bonfiglio Mariotti, Presidente Assosoftware. Al Ministro dell'Ambiente”, in ItaliaOggi del 23 settembre 2010, pag. 31).

La critica era aspra e chiara: “è evidente che Sistri, a differenza di quanto indicato nella direttiva europea 2008/98/Ce, non si limita alla tracciabilità dei rifiuti e non fornisce funzionalità relative alla sola tracciabilità della movimentazione dal momento del ritiro del rifiuto a quello del conferimento in discarica passando per i trasportatori, con relative chiavette usb, black box, sistemi satellitari di rilevamento, videocamere di sorveglianza. Intende invece gestire anche tutti gli aspetti relativi alla produzione e gestione del rifiuto all’interno dell’azienda produttiva, in quella dello smaltimento finale arrivando anche a organizzare gli orari e i percorsi dei mezzi di trasporto.” Ma quello che veniva criticato da Mariotti, alla fine, era l’eccessiva ingerenza dello Stato: “Egregio Signor Ministro, il settore informatico da me rappresentato in qualità di Delegato di Confindustria Servizi Innovativi, non sta cercando un arroccamento a difesa delle nostre botteghe, sto difendendo un principio fondamentale di ogni cittadino: poter intraprendere una attività senza che lo Stato, in qualunque sua forma, si inserisca in modo sleale avocando a sé compiti che non può avere, mettendo gli uni contro gli altri. […] uno stato liberale deve limitarsi a dettare le regole e assicurare a chi non è in grado di fare diversamente gli strumenti necessari - in questo caso il Sistri - per adeguarsi alle normative.

Chi vuole organizzarsi autonomamente deve poterlo fare a proprio piacimento utilizzando, in questo caso software gestionali privati senza che questi siano penalizzati da un grande fratello informatico che tutto vede (e va bene) e che tutto vuole fare (e questo non va bene).” Queste critiche giungevano dopo i risultati delle sperimentazioni di interoperabilità effettuati dalle software house del Gruppo Ambiente di Assosoftware, e dopo i silenzi del MATTM alle richieste di chiarimento sulle criticità riscontrate. Ora, però, il clima sembra essersi disteso anche se, sotto tale profilo, l’ultima parola è rimessa, dal 1° giugno (a meno di proroghe) alle imprese/utenti.



Fonte: IPSOA

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Esportatori abituali. Il mancato esercizio dell’opzione non pregiudica gli acquisti oltre plafond.

Nel caso in cui il contribuente non abbia esercitato l’opzione per il regime del plafond, l’Amministrazione finanziaria non può contestargli gli acquisti in esenzione IVA oltre il limite spettante. Infatti, in tal caso non c’è violazione dell’art. 8, comma 1, lettera c), del decreto IVA. Lo ha deciso la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 9028, depositata il 19 aprile scorso.


Secondo i giudici, infatti, è irrilevante l’omessa compilazione del quadro VC della dichiarazione IVA (quadro che, appunto, nell’esercizio della facoltà di acquistare senza l’applicazione dell’imposta, è destinato ad accogliere il riepilogo, suddiviso per mese, delle operazioni attive generatrici del plafond dell’esportatore abituale e di quelle passive effettuate in virtù di tale proprio status).

È stata, così, accolta la tesi del contribuente secondo cui le opzioni riguardanti il regime dell’IVA possono essere manifestate mediante comportamenti concludenti, coerenti e adeguatamente uniformati alla tenuta della contabilità obbligatoria.

Al massimo, in tale ipotesi, pur ritenendo corretta la posizione del contribuente, si ravvisa una semplice violazione formale.

(Cassazione civile Ordinanza, Sez. Trib., 19/04/2011, n. 9028)


Fonte: IPSOA

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Il controllo sul lavoratore non e' di per se' indice di subordinazione.

La sezione lavoro sul caso di un progettista disegnatore afferma che il controllo sul lavoratore non ne fa necessariamente un lavoratore subordinato, ma e' compatibile con la supervisione sulla realizzazione in autonomia di un'opera.


La sezione lavoro afferma che il controllo sul lavoratore non ne fa necessariamente un subordinato, essendo compatibile con una supervisione sulla realizzazione in autonomia di un'opera.

Il caso riguardava un progettista disegnatore che, formalmente incaricato di eseguire un'opera, asseriva di essere sostanzialmente un lavoratore subordinato ed invocava la tutela prevista per il licenziamento.

La Corte di merito ha accertato l'assenza di vincoli di orario, di direttive (salvo solo quelle rivolte all'ottenimento dell'opus dedotto in contratto), di poteri di controllo e disciplinari in senso tecnico, atteso che gli screzi con il creditore della prestazione, rimasti privi di sanzione, non potevano ritenersi espressione dell'esistenza di un potere disciplinare, ma solo del potere di supervisione che spetta al creditore della prestazione in quanto tale (e del tutto diverso dal potere ben più penetrante che compete al datore di lavoro).

La Cassazione ha confermato tali valutazioni, rigettando il ricorso. In giurisprudenza, sulla distinzione tra lavoro autonomo e subordinato, tra le ultime pronunce, Cass. sez. L, Sentenza n. 26986 del 22/12/2009, ha affermato che, in tema di distinzione tra rapporto di lavoro subordinato ed autonomo, l'organizzazione del lavoro attraverso disposizioni o direttive - ove le stesse non siano assolutamente pregnanti ed assidue, traducendosi in un'attività di direzione costante e cogente atta a privare il lavoratore di qualsiasi autonomia - costituisce una modalità di coordinamento e di eterodirezione propria di qualsiasi organizzazione aziendale e si configura quale semplice potere di sovraordinazione e di coordinamento, di per sé compatibile con altri tipi di rapporto, e non già quale potere direttivo e disciplinare, dovendosi ritenere che quest'ultimo debba manifestarsi con ordini specifici, reiterati ed intrinsecamente inerenti alla prestazione lavorativa e non in mere direttive di carattere generale, mentre, a sua volta, la potestà organizzativa deve concretizzarsi in un effettivo inserimento del lavoratore nell'organizzazione aziendale e non in un mero coordinamento della sua attività. In precedenza, per Cass. Sez. L, Sentenza n. 21028 del 28/09/2006, l'elemento che contraddistingue il rapporto di lavoro subordinato rispetto al rapporto di lavoro autonomo, è l'assoggettamento del lavoratore al potere direttivo e disciplinare del datore di lavoro, con conseguente limitazione della sua autonomia ed inserimento nell'organizzazione aziendale, mentre altri elementi, quali l'assenza di rischio, la continuità della prestazione, l'osservanza di un orario e la forma della retribuzione assumono natura meramente sussidiaria e di per se non decisiva; sicché qualora vi sia una situazione oggettiva di incertezza probatoria, il giudice deve ritenere che l'onere della prova a carico dell'attore non sia stato assolto e non già propendere per la natura subordinata del rapporto.

In generale, poi, ai fini della qualificazione del rapporto di lavoro come autonomo o subordinato, è censurabile in sede di legittimità soltanto la determinazione dei criteri generali ed astratti da applicare al caso concreto, mentre costituisce accertamento di fatto, come tale incensurabile in detta sede, se sorretto da motivazione adeguata ed immune da vizi logici e giuridici, la valutazione delle risultanze processuali che hanno indotto il giudice del merito ad includere il rapporto controverso nell'uno o nell'altro schema contrattuale (Cass. Sez. L, Sentenza n. 23455 del 05/11/2009).

(Cassazione civile Sentenza, Sez. Lav., 18/04/2011, n. 8845)


Fonte: IPSOA

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Studi di settore 2011: atteso il nuovo software con i correttivi individuali.

L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato il 26 aprile 2011, sul proprio sito, la bozza del Modello per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore 2011, con le istruzioni relative alla Parte generale. Le istruzioni comprendono l'elenco completo degli studi in vigore per l'anno d'imposta 2010, per ciascuno dei quali è indicata l'eventuale evoluzione dello strumento effettuata su base triennale, con l'elencazione delle attività economiche di riferimento, secondo la classificazione ATECO 2007. Resta, tuttavia, in attesa di pubblicazione la relativa implementazione del software Gerico, che dovrà essere utilizzato dai 3,5 milioni di imprese e professionisti obbligati alla congruità richiesta dagli studi di settore cui appartengono.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Il credito Iva del primo trimestre va richiesto entro lunedì 2 maggio.

Il 2 maggio scadono i termini per la presentazione del modello relativo alla richiesta di rimborso e/o compensazione dell'Iva a credito nella liquidazione del primo trimestre, secondo quanto stabilito dal secondo comma dell'articolo 38-bis del Dpr 633/1972.

Il modello TR, disponibile sui siti dell'Agenzia delle Entrate e del ministero dell'Economia e delle Finanze, deve essere presentato - esclusivamente in via telematica direttamente dal contribuente o tramite intermediari abilitati - entro l'ultimo giorno del mese successivo al trimestre di riferimento. Se il termine scade di sabato (come per il trimestre in esame) o in un giorno festivo, è prorogato al lunedì successivo (circolare n. 6/2002).
Il termine è perentorio, in quanto espressamente previsto dalla norma di riferimento: "Non si tiene conto delle istanze presentate oltre il termine indicato nel primo e secondo comma" (articolo 1, ultimo comma, decreto 23/07/1975 - risoluzione n. 571164/1988).
E' tuttavia prevista la possibilità, entro la scadenza del termine di presentazione, di inviare una istanza correttiva qualora il contribuente intenda rettificare o integrare un'istanza già presentata.

Il modello, approvato con provvedimento del 19 marzo 2009, è stato integrato dal provvedimento del 18 marzo 2010 per aggiornare le istruzioni alle nuove regole comunitarie in materia di territorialità delle prestazioni di servizi ai fini Iva e delle nuove norme per l'utilizzo in compensazione dei crediti Iva trimestrali.

Nella formulazione attuale, il modello si compone del frontespizio, di un modulo comprendente i quadri TA - TB - TC - TD e di un prospetto riepilogativo, il quadro TE, dedicato alla società controllante partecipante alla liquidazione Iva di gruppo.

Frontespizio
Il frontespizio è dedicato non solo al riassunto dei dati anagrafici del soggetto richiedente il rimborso/compensazione infrannuale, ma anche all'indicazione di alcune condizioni particolari in cui il contribuente può trovarsi: •Regimi particolari. La casella deve essere barrata dai contribuenti che, per opzione o per obbligo di legge, hanno adottato criteri particolari per la determinazione dell'imposta
•Contabilità separate. E' dedicata ai contribuenti che, per opzione o per obbligo di legge, esercitano più attività gestite con contabilità separata (articolo 36 del Dpr 633/1972)
•Richiesta presentata da ente o società controllante per il gruppo. In caso di barratura della casella, occorre compilare il prospetto riepilogativo TE
•Correttiva nei termini. Si riferisce alla possibilità di rettificare o integrare, nei termini, una istanza già presentata (in tal caso, il modello deve essere nuovamente compilato in tutte le sue parti)
•Contribuenti ammessi all'erogazione prioritaria del rimborso. Con specifici decreti ministeriali sono state individuate alcune attività per le quali il rimborso può essere erogato in via prioritaria, entro tre mesi dalla richiesta (articolo 38-bis, comma 9, del Dpr 633/1972. Si tratta delle seguenti categorie di contribuenti: ◦soggetti che hanno effettuato nel periodo di riferimento della richiesta prevalentemente prestazioni di subappalto in edilizia (codice "1" nel frontespizio della richiesta) e hanno emesso fatture senza addebito di imposta (articolo 17, comma 6, lettera a), Dpr 633/1972)
◦operatori economici titolari del codice Ateco 38.32.10 (recupero e preparazione per il riciclaggio di cascami e rottami metallici; codice "2" nel frontespizio della richiesta)
◦operatori economici titolari del codice Ateco 24.43.00 (produzione di piombo, zinco, stagno e semilavorati; codice "3" nel frontespizio della richiesta)
◦operatori economici titolari del codice Ateco 24.42.00 (produzione di alluminio e semilavorati; codice "4" nel frontespizio della richiesta).
Per accedere alla procedura di rimborso prioritaria i soggetti devono: ◦indicare il presupposto relativo all'aliquota media
◦esercitare l'attività da almeno tre anni
◦avere un'eccedenza detraibile chiesta a rimborso di importo pari o superiore a 3.000 euro in caso di richiesta di rimborso trimestrale
◦possedere un'eccedenza detraibile chiesta a rimborso di importo pari o superiore al 10% dell'importo complessivo dell'imposta assolta sugli acquisti nel trimestre cui si riferisce il rimborso.

Quadro TA
Si tratta del quadro riepilogativo delle operazioni attive, comprensivo di righi destinati a percentuali di compensazione, del rigo TA12 destinato alle cessioni e prestazioni di servizi per le quali in materia di Iva è prevista l'applicazione del meccanismo del reverse charge, del rigo TA16 dedicato alle operazioni non imponibili e del rigo TA19 per l'indicazione di cessioni di beni ammortizzabili imponibili.

Quadro TB
Nel quadro vanno indicate le operazioni passive annotate nel registro degli acquisti per il trimestre di riferimento.

Quadro TC
E' il quadro per la determinazione del credito. Da sottolineare la presenza del rigo TC2, dedicato a particolari tipologie di operazioni per le quali l'imposta è dovuta dal cessionario o committente, oltre che da soggetti operanti in particolari settori di attività.
Tra le altre operazioni, nel rigo TC2 vanno compresi anche gli acquisti di beni e servizi da soggetti residenti all'estero per i quali, ai sensi dell'articolo 17, comma 2, del Dpr 633/1972, il cessionario o committente nazionale ha emesso autofattura, gli acquisti intracomunitari di beni e gli acquisiti (nazionali e intracomunitari) e importazioni di oro diverso dall'oro da investimento.

Quadro TD
Il quadro TD è dedicato alla liquidazione del credito, con l'indicazione dei presupposti (aliquota media, operazioni non imponibili, beni ammortizzabili, soggetti non residenti), della quota dell'eccedenza a credito chiesta a rimborso e/o in compensazione, la sottoscrizione e l'importo rimborsabile in presenza dei requisiti previsti dall'articolo 38-bis, comma 7, lett. c) (contribuenti virtuosi), partita Iva del soggetto in capo al quale, in presenza di liquidazione dell'Iva di gruppo, è sorto il diritto per la richiesta di rimborso e/o compensazione.

Quadro TE
Il prospetto è dedicato ai dati relativi alle società partecipanti alla liquidazione Iva di gruppo con l'indicazione dei presupposti e degli importi delle eccedenze trimestrali di ciascuna delle società stesse, oltre all'indicazione - nella sezione 3 - dell'importo di cui si chiede il rimborso e/o la compensazione.

Garanzie
L'articolo 38-bis, comma 2, del Dpr 633/1972, prevede la produzione di garanzie per l'erogazione del rimborso infrannuale aventi le stesse caratteristiche delle garanzie richieste per la liquidazione dei rimborsi annuali.
Pertanto anche per i rimborsi trimestrali sono previsti gli esoneri e le franchigie in presenza di determinate condizioni: •rimborsi inferiori a 5.164,57 euro
•esonero fino alla concorrenza di 258.228,45 euro per i rimborsi richiesti dal curatore fallimentare o dal commissario liquidatore
•presenza dei requisiti per le società virtuose (quest'ultima possibilità è collegata esclusivamente alla richiesta di rimborso per aliquota media e operazioni non imponibili, come specificato dalla circolare 54/1999: "La possibilità di accedere alla richiesta di rimborso con esonero dalla prestazione della garanzia, prevista per i rimborsi di cui alle lettere a), b) e d) del terzo comma dell'articolo 30 del citato D.P.R. n. 633/72, opera anche per i rimborsi previsti dal secondo comma del successivo articolo 38-bis limitatamente alle ipotesi di cui alle predette lettere a) e b), attesa l'identità della natura delle posizioni creditori …").
Non è prevista produzione di garanzia in presenza di richiesta di compensazione dell'eccedenza a credito del periodo.

Compensazioni
Secondo quanto stabilito dall'articolo 8, comma 3, del Dpr 542/1999, i soggetti per cui ricorrono i presupposti per richiedere il rimborso infrannuale possono, in alternativa a tale ipotesi e in conformità a quanto previsto dall'articolo 17 del Dlgs 241/1997, richiedere la compensazione dell'eccedenza del credito Iva trimestrale con altre imposte (compensazione esterna), fino al limite di 516.456,90 euro, limite che comprende anche i rimborsi richiesti direttamente al concessionario della riscossione (circolare 211/1998).
In tale limite non vanno ricompresi: •i rimborsi infrannuali
•i rimborsi a procedure concorsuali con conto fiscale aperto
•le eccedenze a 516.456,90 euro per rimborsi annuali richiesti con modello VR, in quanto gli stessi vengono erogati su disposizione di pagamento degli uffici locali
•le compensazioni tra debiti e crediti della stessa imposta (compensazione interna).

L'articolo 10 del Dl 78/2009 ha introdotto alcuni vincoli nella gestione della compensazione sia annuale (libera da ogni presupposto a parte il plafond di 516.456,90 euro) che infrannuale (collegata ai presupposti e alle modalità di richiesta dei rimborsi trimestrali, svincolata dalla produzione della garanzia). I crediti Iva trimestrali possono essere utilizzati in compensazione esterna - per importi superiori ai 10mila euro - solo dal giorno 16 del mese successivo a quello di presentazione del modello TR di riferimento.

Le deleghe di pagamento contenenti compensazioni di crediti Iva che comportano il superamento del limite di 10mila euro, possono essere trasmesse:
- direttamente dai contribuenti, tramite i canali Entratel e Fisconline
- dagli intermediari abilitati, tramite il canale Entratel.
Tutte le deleghe di pagamento pervenute a sistema, sono sottoposte a una serie di controlli, il cui esito è comunicato tramite ricevute telematiche.
Con procedura centralizzata viene verificato che:
•sia stata preventivamente presentata l'istanza per compensazioni superiori a 10mila euro
•l'importo utilizzato in compensazione non sia superiore al credito risultante dall'istanza.
La recente circolare n. 16/2011 del 19 aprile fornisce chiarimenti circa il corretto utilizzo dell'eccedenza a credito Iva in compensazione anche in sede di richiesta trimestrale.

Si sottolinea anche la presenza di una casella di posta elettronica - dc.sac.compensazioni.ivaf24@pce.agenziaentrate.it - dedicata all'assistenza e a chiarimenti su eventuali problematiche informatiche relative a versamenti telematici e all'eventuale comunicazione di ravvedimenti effettuati in caso di indebito utilizzo del credito in compensazione.

Compensazione e ruoli scaduti
Oltre alle limitazioni imposte dall'entrata in vigore dell'articolo 10 del Dl 78/2009, l'articolo 31 del Dl 78/2010 ha previsto un ulteriore vincolo alla compensazione in presenza di ruoli definitivi di importo superiore a 1.500 euro, se scaduti e non pagati.
Il decreto attuativo del 18 febbraio ha reso operative le disposizioni di cui all'articolo 31, vietando l'utilizzo in compensazione dei crediti erariali in presenza di ruoli scaduti superiori a 1.500 euro, consentendo - contestualmente - la possibilità di definire la pendenza con l'istituto della compensazione.
I pagamenti - anche parziali - delle somme iscritte a ruolo per imposte erariali e oneri accessori, possono essere effettuati con il modello F24 Accise presso la provincia di competenza dell'Agente della riscossione in cui risulta in carico il ruolo, indicando il codice tributo "RUOL".


Fonte: Agenzia Entrate

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giovedì 28 aprile 2011

Quesito: dichiarazione immobile eredi.

nel mese di marzo u.s. è deceduto mio padre. Recatomi
in un ufficio, in qualità di erede, per la presentazione del modello
unico per l’anno 2010 per i redditi di mio padre, l’operatore da visura
catastale effettuata ha rilevato che mio padre in tutte le
dichiarazioni reddito fatte, non so per quale motivo, non ha mai
dichiarato un immobile.
Ora come ci dobbiamo comportare noi eredi?
Dobbiamo cominciare a dichiararlo da adesso? Anche perché nel prossimo
mese di luglio dovremo fare la dichiarazione di successione legittima e
pertanto, penso il tutto verrà a galla. A quali sanzioni andiamo
incontro?

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Quesito: rimborso TIA dal 2008.

Ho acquistato 1a casa e ristrutturato nel 2008
e fino ad ora ho pagato la tariffa TIA per 99mq.
adesso ricalcolando la superficie utile calpestabile dell'immobile rilevando 92mq.
ad inizio aprile ho richiesto di aggiornare con la nuova superficie la TIA- tariffa rifiuti solidi urbani
ed ho ricevuto la nuova superficie accettata che partirà da maggio 2011.
Ho richiesto il rimborso delle precedenti fatture a partire dal 2008 (38euro circa) ma hanno
risposto che l'adeguamento partiva da maggio e non si ha diritto a nessun rimborso.
è vero? non sono passati neppure 5 anni.

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La malattia breve non proroga l'apprendistato.

La Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro chiarisce i casi in cui la sospensione del rapporto di lavoro proroga l’apprendistato.


Con il parere n. 9 del 26.4.2011, la Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro affronta la questione relativa alla proroga dei contratti di apprendistato a seguito di sospensione del rapporto di lavoro e chiarisce che:

- in caso di malattia, i periodi di sospensione di durata inferiore al mese non determinano la proroga del periodo di apprendistato, mentre quelli pari o superiore al mese comportano una valutazione del datore di lavoro in relazione al raggiungimento dell’obiettivo formativo (interpello del Min. Lavoro n. 34/2010). Per calcolare la durata dell’assenza (un mese o più) che determina la proroga dell’apprendistato si deve tener conto sia dei periodi continuativi che della sommatoria di malattie brevi. Se però la materia è disciplinata dal contratto collettivo applicato dall’impresa, il datore di lavoro non potrà stabilire la proroga in base alle sue valutazioni ma si dovrà attenere a tale disciplina;

- in caso di servizio di leva nella determinazione della durata massima dell’apprendistato non può tenersi conto del periodo corrispondente al tempo trascorso durante tale servizio;

- in caso di sospensione consensuale per esigenze aziendali, si ha il differimento della scadenza dell’apprendistato;

- anche l’assenza per maternità o congedo parentale comportano la proroga dell’apprendistato (mess. INPS 9 marzo 2010, n. 6827);

- le sospensioni fisiologiche del rapporto, come le ferie annuali, sono in qualche modo preventivamente considerate nel periodo di tempo concordato per l’apprendistato e pertanto non comportano un prolungamento dello stesso.

Ad ogni buon conto, chiarisce la Fondazione, per Cassazione (sentenza n. 20357 del 2010) si ritiene che qualora il datore di lavoro ritenga di detrarre il relativo periodo dalla durata del contratto di apprendistato, spostando la scadenza convenuta ad altra data, a causa di un’assenza del lavoratore, debba comunicarlo allo stesso prima della scadenza, spiegando le ragioni ed indicando la nuova scadenza o il periodo che va detratto.

(Parere Fondazione studi consulenti lavoro 26/04/2011, n. 9)


Fonte: IPSOA

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Il Modello 770/2011 e il nuovo quadro sui pignoramenti.

Al fine di fornire all’Amministrazione Finanziaria tutte le informazioni relative ai pagamenti effettuati tramite pignoramento nel corso del 2010, il Mod. 770/2011 contiene il nuovo quadro SY. La prima sezione del quadro è dedicata al terzo erogatore delle somme pignorate, ossia al soggetto che ha effettuato i pagamenti a favore del creditore pignoratizio. Egli deve compilare tale sezione in ogni caso, indipendentemente dalla ritenuta del 20% da applicare sulle somme liquidate a mezzo di pignoramento. La secondo sezione è, invece, riservata al debitore principale che, se obbligato alla presentazione del Mod. 770, deve fornire il codice fiscale del pignoratizio, le somme pagate attraverso il terzo erogatore e la natura delle somme oggetto del debito.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Case fantasma: iscrizione volontaria in Catasto fino al 30 aprile 2011.

Ancora pochi giorni per iscrivere spontaneamente al Catasto i fabbricati non denunciati, e comunicare gli interventi che hanno modificato gli immobili o ne hanno cambiato la destinazione. C’è tempo, infatti, fino al 30 aprile 2011 per la regolarizzazione delle c.d. “case fantasma”. La legge di conversione n. 10/2011 ha posticipato quanto previsto originariamente dal decreto Milleproroghe 2011, che fissava come data ultima il 31 marzo 2011. A coloro che non “si metteranno a norma” l’Agenzia del Territorio assegnerà una rendita presunta, che sarà retrodata al 1° gennaio 2007, con il pagamento di arretrati Irpef, Ici e relative sanzioni.

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Dichiarazione dei redditi 730/2011: il primo traguardo è all’orizzonte.

Si avvicina a grandi passi la scadenza del 2 maggio, data stabilita per consegnare il modello 730/2011, la dichiarazione semplificata dei redditi 2010 – appannaggio esclusivo di lavoratori dipendenti e pensionati – al sostituto d’imposta.

Il termine naturale sarebbe stato il 30 aprile, ma quest’anno capita di sabato. Chi manca l’appuntamento, per scelta o dimenticanza, può sempre presentarlo a Caf e professionisti abilitati entro maggio.



Assistenza facoltativa – conguaglio obbligatorio

Non tutti i sostituti d’imposta (datori di lavoro o enti pensionistici) prestano assistenza fiscale. Questi, infatti, a prescindere dal numero dei contribuenti a cui erogano redditi di lavoro dipendente, non sono obbligati all’adempimento. Per tale motivo, quelli che intendono offrirla sono tenuti a comunicare la decisione ai propri assistiti.

In ogni caso, il sostituto d’imposta, anche se non svolge questo tipo di attività, deve comunque operare i conguagli emersi dai risultati contabili delle dichiarazioni elaborate dai Caf e dai professionisti abilitati (730-4/2011), resi disponibili, in Rete, dall’Agenzia delle Entrate.

In sostanza, i datori di lavoro (sostituti), una volta ricevuti i 730 dei propri sostituiti, devono effettuare il rimborso delle somme a credito e trattenere quelle a debito sulle retribuzioni di competenza del mese di luglio, mentre, gli enti pensionistici devono eseguire le stesse operazioni sulle pensioni erogate ad agosto o settembre.



Consegna al sostituto = zero carta

I contribuenti che si avvalgono dell’assistenza fiscale del sostituto non devono produrre alcuna documentazione aggiuntiva, oltre naturalmente al modello 730/2011, compilato in tutte le sue parti e sottoscritto, e alla scheda 730-1 per la scelta della destinazione dell’8 e del 5 per mille dell’Irpef. Cioè, non devono consegnare le “prove” a sostegno di oneri portati in detrazione o deduzione nella dichiarazione, giustificativi che, però, vanno comunque conservati fino al 31 dicembre 2015. Questo perché, nell’ipotesi di un controllo da parte degli uffici delle Entrate, potrebbero essere richiesti e, quindi, andrebbero esibiti.



Altri adempimenti di sostituto e sostituito

Il contribuente consegna la dichiarazione 730/2011 al suo datore di lavoro, questi in cambio gli rilascia una ricevuta (730-2).

Il sostituto, a questo punto procede, con le operazioni di liquidazione. Se riscontra anomalie che compromettono la prosecuzione dell’assistenza fiscale, informa l’interessato, il quale, in tale ipotesi, sarà costretto a presentare il modello Unico. Quando, invece, tutto va per il verso giusto, rilascia una copia della dichiarazione elaborata e il relativo prospetto di liquidazione (730-3). Al sostituito non resta che verificare l’operato del sostituto e, in presenza di eventuali errori, far apportare le opportune modifiche.

I dati definitivi dei 730/2011 andranno trasmessi telematicamente all’Agenzia delle Entrate entro il 30 giugno.



Buone nuove da ricordare

Nel 730 di quest’anno trovano nuovamente collocazione (nel quadro E) alcune delle detrazioni più popolari, che hanno avuto l’ok normativo alla proroga, come il 36 e il 55% concessi rispettivamente per le ristrutturazioni edilizie e per gli interventi finalizzati al risparmio energetico. Nel quadro C, l’agevolazione per le somme legate a incrementi di produttività (imposta sostitutiva dell’Irpef e delle addizionali pari al 10%, nel limite di 6mila euro lordi) e la detrazione sul trattamento economico accessorio per il personale del comparto sicurezza, difesa e soccorso, per un importo massimo di 149,5 euro.

Un “capitolo” nuovo è, invece, la possibilità per i lavoratori dipendenti di recuperare, nel rigo F13 del quadro F, le maggiori imposte pagate sui compensi erogati per gli incrementi di produttività o per lavoro straordinario negli anni 2008 e 2009, redditi che, in quegli anni, potevano essere assoggettati a imposta sostitutiva. Chi presta assistenza, quindi, dovrà rifare i calcoli e rideterminare l’imposta dovuta e le relative addizionali, tenendo conto delle somme sulle quali era stata applicata la tassazione ordinaria.
Altra novità, infine, riguarda l’opzione per applicare la cedolare secca sugli affitti degli immobili situati nella provincia dell’Aquila (quadro B).


Fonte: Agenzia Entrate

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mercoledì 27 aprile 2011

Quesito: assistenza psicologica a disabile.

Scrivo per avere un chiarimento relativo alle spese sostenute per un familiare a
carico diagnosticato disabile "autistico" con L.104.
Dalle istruzione del modello 730 non riesco a definire in quale rigo del Quadro
E posso inserire le spese di "sedute di psicoterapia analitica" che ha ricevuto
da uno psicologo iscritto all'Albo (psicologo e non medico psichiatra o neuropsc
ichiatra).

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E' ammessa ancora la certificazione di malattia in forma cartacea?

L’INPS ha l’obbligo di accettare i certificati di malattia su carta nei casi residuali in cui la trasmissione telematica non si ancora possibile.


Tenuto presente che permangono alcune obiettive situazioni di tipo tecnico e/o procedurale come, ad esempio, eventi di malattia che richiedono ricovero ospedaliero o che vengono certificati da strutture di pronto soccorso o da medici privati ancora non abilitati all'invio telematico, nei quali casi la trasmissione on line della certificazione di malattia non risulta possibile, l’INPS comunica che accetterà ancora la certificazione di malattia pervenuta in formato cartaceo nei casi succitati.

Cio’ al fine di non penalizzare il lavoratore nell'esercizio dei suoi diritti. Inoltre, come specificato dal Dipartimento della Funzione pubblica e del Ministero del Lavoro, in ogni caso in cui "il medico che non proceda all'invio online del certificato di malattia, ad esempio perché impossibilitato a utilizzare il sistema di trasmissione telematica, ma rilasci la certificazione e l'attestazione di malattia in forma cartacea, il lavoratore presenta l'attestazione al proprio datore di lavoro e, ove previsto, il certificato di malattia all'INPS, secondo le modalità tradizionali".

L’INPS informa, infine, che è in avvio un attento sistema di monitoraggio, completamente automatizzato che provvederà a segnalare alle Autorità competenti, al fine dell'eventuale esercizio dell'azione disciplinare, la ricezione da parte dell'INPS dei certificati cartacei, inviati da medici del SSN o con esso convenzionati.

(Messaggio INPS 20/04/2011, n. 9197)


Fonte: IPSOA

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Licenza taxi, cessione d'azienda senza plusvalenza.

La cessione della licenza del servizio taxi configura una cessione d’azienda; tuttavia, quando avviene da padre a figlio, il trasferimento si presume a titolo gratuito, senza corrispettivo. Sulla base di tali considerazioni, pertanto, la CTR Lazio, con la sentenza n. 24/6/11, ha annullato l’avviso di accertamento emesso dall’Ufficio per il recupero a tassazione della plusvalenza derivante dalla cessione della licenza.


Secondo la Commissione tributaria regionale, che ha confermato la decisione dei giudici di prime cure, il trasferimento di licenza per il servizio taxi configura una cessione di azienda (che non richiede la forma scritta ad substantiam, essendo questa prevista solo per il trasferimento di immobili e di alcuni altri beni particolari).

La cessione presuppone, naturalmente, la realizzazione di una plusvalenza da assoggettare a imposizione; nella fattispecie in esame, tuttavia, il trasferimento della c.d. azienda è avvenuto tra padre e figlio (in base al regolamento comunale per cui, in presenza di determinati requisiti, quali l'età del titolare, "il trasferimento, per atto tra vivi, è concesso dal Comune, su richiesta del titolare a persona a quest'ultimo designata"): il rapporto di parentela tra padre e figlio costituisce, ad avviso della CTR, una presunzione di gratuità dell'atto.

È presumibile, infatti, che il trasferimento tra due soggetti legati da un così stretto vincolo di parentela sia avvenuto senza corrispettivo.

Deve pertanto trovare conferma la sentenza pronunciata dalla prima Commissione tributaria, che ha accolto il ricorso del contribuente contro l’avviso di accertamento con cui l’Ufficio recuperava a tassazione la plusvalenza derivante dalla cessione della licenza.

(Commissione tributaria regionale Lazio, Sentenza, Sez. VI, 02/02/2011, n. 24)


Fonte: IPSOA

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Rimborso Iva beni ammortizzabili, va provato il principio di inerenza.

Con la sentenza 8692 del 15 aprile, la Corte di cassazione ha stabilito che se lo studio professionale è rimasto chiuso o fermo, va escluso il rimborso dell’Iva pagata per l’acquisto di beni ammortizzabili, a meno che non venga fornita dai professionisti la prova della loro dismissione, necessaria per dimostrare la stretta inerenza all’attività del contribuente.


I fatti di causa

La contesa nasce dal diniego del rimborso a uno studio associato di dottori commercialisti dell’imposta sul valore aggiunto relativa all’acquisto di beni strumentali, motivato dall’ente impositore con la mancanza, per l’effettivo esercizio d’impresa, di operazioni attive.



Il provvedimento di rigetto era stato impugnato dal contribuente davanti alla competente Ctp, che aveva accolto la domanda.

Stesso esito in secondo grado, nonostante l’Amministrazione finanziaria lamentasse nella sentenza impugnata violazione del principio, comunitario, di neutralità dell’Iva.



Con il conseguente ricorso per cassazione, l’Agenzia delle Entrate censura la sentenza opposta per palese violazione dell’articolo 30 del Dpr 633/1972, per avere il giudice erroneamente ritenuto che, pur non avendo lo studio associato svolto in concreto alcuna operazione imponibile, andasse riconosciuto il diritto al rimborso dell’Iva corrisposta a monte per l’acquisto di beni ammortizzabili, in relazione ai quali il versamento dell’imposta non risulta essere stato effettuato dal consumatore finale.



Occorre rilevare preliminarmente, per compiutezza, che in questo settore impositivo, la strumentalità rileva sotto un duplice aspetto: come possibilità di chiedere, in tutto o in parte, il rimborso dell’eccedenza detraibile (ai sensi dell’articolo 30, comma 2, lettera c), del Dpr 633/1972) “limitatamente all’imposta relativa all’acquisto o all’importazione di beni ammortizzabili ...”; e come obbligo della rettifica, ex articolo 19-bis 2 dello stesso decreto, posto che “La detrazione dell'imposta relativa ai beni non ammortizzabili ed ai servizi è rettificata in aumento o in diminuzione qualora i beni … medesimi sono utilizzati per effettuare operazioni che danno diritto alla detrazione in misura diversa da quella inizialmente operata ...” (sul requisito dell’“inerenza” nelle imposte sui redditi, vedi articolo 109 del Tuir).



Motivi della decisione

La Suprema corte decide la vertenza nel merito bocciando il ricorso introduttivo dello studio associato, atteso che, ai fini della detraibilità dell’Iva (articolo 19, Dpr 633/1972), è sempre necessaria una stretta inerenza fra le operazioni passive relative ai beni strumentali impiegati nell’attività, rispetto ai quali è chiesto il rimborso dell’imposta, e le finalità imprenditoriali proprie del soggetto richiedente, alla verifica dei cui presupposti è preposto, in sede contenziosa, il giudice investito della questione.



Laddove quest’ultimo lamenti il mancato compimento di operazioni attive, va fornita la prova della dismissione dei beni ammortizzabili: l’adempimento risulta, infatti, necessario a dimostrare l’inerenza dei beni strumentali all’attività svolta dal contribuente, ben potendosi altrimenti ritenere un utilizzo diverso, effettuato in evasione d’imposta.

In mancanza della prova è allora da considerare legittimo il rifiuto opposto dall’Amministrazione finanziaria al rimborso - relativamente all’Iva versata per l’acquisto dei beni - richiesto dallo studio professionale associato.



La Corte di legittimità ha già avuto modo di occuparsi della questione e ha ritenuto, in via generale, che la possibilità di portare in detrazione l’imposta assolta o dovuta dal contribuente e a lui addebitata a titolo di rivalsa, in relazione a beni e servizi importati o acquistati nell’esercizio dell’impresa, arte o professione (articolo 19 del Dpr 633/1972 e articolo 17 della direttiva 77/388/Cee), è consentita, per le operazioni passive, soltanto nella misura in cui i beni e servizi sono impiegati ai fini delle sue operazioni soggette a imposta. In particolare, la possibilità di detrarre l’imposta inerente a operazioni passive, richiede che i beni e i servizi acquisiti siano impiegati nell’ambito di una delle attività economiche indicate nella direttiva comunitaria e che l’inerenza sia specificamente provata ogni qual volta essa venga posta in dubbio dall’Amministrazione finanziaria (Cassazione 2300/2005, 13056/2004 e 5599/2003), con ciò richiedendo un effettivo collegamento strumentale tra le operazioni Iva di cui si chiede il rimborso e quelle oggetto dell’attività di impresa.



Affrontando, tuttavia, la questione relativa alla posizione del contribuente di cui non sia stato rilevato il compimento di un’attività di impresa, la Cassazione ha anche precisato che, in tema di Iva, in base alla disciplina dettata dagli articoli 4, comma 2, n. 1), e 19 del Dpr 633/1972, e anche alla luce della sesta direttiva del Consiglio 77/388/Cee, come interpretata dalla giurisprudenza della Corte di giustizia, mentre le cessioni di beni da parte di una società di capitali sono da considerare in ogni caso effettuate nell’esercizio di impresa, in ordine, invece, agli acquisti di beni, occorre accertare, ai fini della detraibilità dell’imposta, che dette operazioni passive siano effettivamente inerenti all’esercizio dell’impresa, cioè compiute in stretta connessione con le finalità imprenditoriali. Ciò senza che sia richiesto il concreto esercizio dell’impresa, con la conseguenza che la detrazione dell’imposta spetta, ricorrendo detta condizione, anche nel caso di assenza di compimento di operazioni attive (Cassazione, sentenze 23400/2010, 8353/2006, 1863/2004 5599/2003 e 2729/2001).



Tale orientamento è stato ora pienamente condiviso dal Collegio di legittimità con la sentenza 8692/2011, posto che l’inerenza di un’operazione ai fini Iva comporta comunque la necessità che la stessa sia funzionale all’attività imprenditoriale formalizzata nell’oggetto sociale, ma tale deve essere definita anche quella finalizzata alla costituzione delle condizioni necessarie perché l’attività tipica possa concretamente iniziare e quindi anche le attività meramente preparatorie che, per definizione, vengono poste in essere in una fase in cui non vi è ancora produzione di ricavi.



Nella specie, lo studio associato perde il rimborso Iva perché non ha dimostrato (articolo 2697 codice civile) di aver alienato i beni ammortizzabili: sarebbe stato questo, infatti, l’unico modo di provare che quei beni erano realmente inerenti l’attività professionale dal momento che, in caso contrario, si può ben ritenere che erano stati utilizzati con finalità diverse, estranee allo studio associato, comunque in evasione d’imposta.



In ultima analisi, il rigor legis che circonda questa materia richiede che il rimborso Iva sussiste solo quando l’ufficio ne ravvisi i presupposti.
E’ su tali presupposti, si ribadisce, che si giustifica l’orientamento della Suprema corte, secondo la quale il diritto di detrazione, in misura pari all’imposta addebitata o assolta per l’acquisto di beni e servizi inerenti all’esercizio dell’impresa, “presuppone l'inerenza del bene comprato all'attività imprenditoriale, inerenza che deve essere intesa come “strumentalità” del bene e deve essere provata dall'interessato” (cfr Cassazione 4517/2000).


Fonte: Agenzia Entrate

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Importi assegni di maternità per l’anno 2011.

Con la circolare n. 69 del 20 aprile 2011 vengono forniti gli importi degli assegni di maternità concessi dai Comuni e di quelli di maternità dello Stato concessi dall’Inps, in relazione alle nascite avvenute nel 2011 e agli affidamenti preadottivi e alle adozioni il cui ingresso in famiglia sia avvenuto nel 2011. Per quanto riguarda l’assegno di maternità dei Comuni, l’importo è di 316,25 € mensili per complessivi 1.581,25 € e il relativo indicatore della situazione economica (ISE), con riferimento ai nuclei familiari con tre componenti, è pari a 32.967,39 €. Per gli assegni di maternità dello Stato, invece, l’importo è di 1.946,88 €. Nella circolare, inoltre, vengono forniti gli importi giornalieri dei periodi di paga compresi nell’anno 2011, sulla cui base vanno determinate le prestazioni economiche relative alle indennità di malattia, di maternità e di tubercolosi.


Fonte: INPS

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martedì 26 aprile 2011

Quesito: dichiarazione dei redditi per figlio non più a carico.

Ho una situazione familiare piuttosto difficile: studio presso la Statale di Milano (a breve mi laureo) e lavoro presso l'Agenzia Snai, dove ho un contratto di collaboratrice. Mia madre si è recentemente recata al CAAF e mi ha ora comunicato che avendo io un reddito superiore ai 2000euro, non sono più a suo carico. Vorrei sapere cosa significa esattamente, a livello pratico, dato che con mia madre sono abbastanza ai ferri corti: i miei sono separati e io vivo con lei e mio fratello. A Gennaio siamo d'accordo (più o meno, scelta obbligata diciamo!) che me ne devo andare di casa: mia madre (prima di questo fatto del mio contratto superiore ai 200euro) ha detto che continuerà a contribuire solo per quanto riguarda i miei studi e basta. Dato che le tasse universitarie le hanno pagate al 60% mio padre e al 40% mia madre, non ho nemmeno presentato il mio ISEEU poichè non avrei potuto detrarre nulla. La mia richiesta è quella di sapere cosa può comportare questo fatto di non essere più "a carico".

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Quesito: dubbio su predisposizione 730.

Vi contatto poichè è il primo anno che devo presentare il 730 ma non sono sicuro se rietro tra coloro che devono presentarlo o meno.

Attualmente per l'anno 2010 ho 3 CUD , 1 per un corso di 2 settimane di Adecco Formazione, 1 per Lavoro Somministrato Adecco della durata di 1 mese e mezzo (giugno/luglio) ed 1 Cud che va da agosto 2010 a dicembre 2010 come lavoro dipendente contratto apprendistato (part time 6h).

Nessuna detrazione per spese mediche, nessun familiare a carico, nessun mutuo o casa di proprietà.. ho solo l'RC Auto di 250€ scarsi.

Devo fare il 730 ?

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Quesito: detrazioni su 730.

volevo avere delle info.

in merito al 730 riferito al 2010 ho pagato i seguenti importi.:

affitto.: 650€ per 12 mesi = 7800€

assicurazione auto.: 990€

cud 2011 di lavoro.: 32200€

in quali percentuali mi viene restituito qualcosa nel 730 per le
singole voci sopra indicate?

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Liquidazione Iva di gruppo, la controllante garantisce per le controllate.

Se la situazione patrimoniale della società capogruppo assicura i determinati requisiti di solidità e affidabilità, la stessa può garantire direttamente i crediti delle controllate, compensati nella procedura di liquidazione Iva di gruppo. La controllante può quindi sostituire la fideiussione bancaria della controllata con la propria garanzia, prestata direttamente mediante apposita comunicazione. Lo ha precisato l’Agenzia delle Entrate con la Risoluzione n. 49/E del 21 aprile 2011, in risposta all’interpello presentato da una società olandese.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Tabacchi, valori bollati e lotterie, aggi a registrazione semplificata.

Da quest’anno, i compensi per la vendita di generi di monopolio e di valori bollati e postali, la gestione di lotto e lotterie e per il servizio di incasso delle tasse automobilistiche, possono essere annotati con una sola operazione. L’attuazione della norma agevolativa è arrivata con il decreto ministeriale 8 febbraio 2011.

Il sistema di registrazione, alternativo alle regole ordinarie, è stato introdotto al fine di agevolare l’attività di rilevazione contabile per determinate categorie di operazioni certificate sulla base di specifica documentazione, effettuate dai soggetti che si avvalgono dei regimi contabili semplificati.

L’emanazione del decreto attua la disposizione contenuta nell’articolo 23, comma 21-septies, del Dl 78/2009, convertito con modificazioni dalla legge 102/2009.
Tale norma prevede che “con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze sono individuate le modalità per la semplificazione delle procedure di rilevazione contabile degli aggi e dei compensi comunque denominati spettanti ai soggetti che effettuano attività di cessione di generi di monopolio, valori bollati e postali, marche assicurative e valori similari, nonché di gestione del lotto, delle lotterie e di servizi di incasso delle tasse automobilistiche e delle tasse di concessione governativa o attività analoghe e che si avvalgono dei regimi contabili di cui all'articolo 18, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e successive modificazioni”.

Peraltro, la semplificazione normativa in commento si è resa necessaria anche in considerazione del notevole incremento, negli ultimi anni, delle tipologie di beni e servizi a fronte dei quali i tabaccai ricevono, per l’attività svolta, aggi e compensi fissi.
Secondo quanto specificato all’articolo 3 del decreto, gli adempimenti contabili, relativamente a tutte le operazioni svolte nel periodo d’imposta, sono assolti mediante un’unica registrazione riassuntiva, da effettuarsi entro il 31 gennaio dell’anno successivo e in relazione a ogni tipologia di operazione, fornitore o gestore informatico.

Ai fini dell’applicazione delle nuove disposizioni, il decreto fissa sia un ambito soggettivo sia uno oggettivo.

Nello specifico, possono beneficiare della semplificazione esclusivamente gli esercenti che si avvalgono dei regimi contabili semplificati di cui all’articolo 18 del Dpr 600/73 e, pertanto, si tratta generalmente di persone fisiche e società di persone, titolari di partita Iva, che conseguono ricavi non superiori a 309.874,14 euro per le attività di prestazione di servizi e 516.456,90 euro per le altre attività.

Riguardo all’ambito oggettivo, le operazioni ammesse sono individuate dall’articolo 2 del decreto, il quale stabilisce che rientrano nella semplificazione contabile le seguenti operazioni:
cessione di generi di monopolio, relativamente all’importo dell’aggio spettante per la vendita
cessione di valori bollati e postali, marche assicurative e valori similari, nonché delle tasse di concessione governativa, relativamente all’importo dell’aggio spettante per la vendita
gestione del lotto e delle lotterie, relativamente all’importo del margine spettante per il servizio di raccolta delle giocate e della vendita dei biglietti
servizio di incasso delle tasse automobilistiche e attività analoghe, relativamente all’importo del compenso spettante per la prestazione del servizio.

La corretta registrazione degli aggi e dei compensi dovrà essere effettuata sulla base della seguente certificazione: fatture rilasciate dai depositi fiscali relativamente ai generi di monopolio, idonea documentazione fiscalmente rilevante dei fornitori, o gestori informatici, nonché qualsiasi altra prova da cui siano desumibili inequivocabilmente gli aggi e i compensi spettanti.

E’ bene precisare, al riguardo, che la nuova modalità semplificata di registrazione degli aggi e compensi, il cui termine di decorrenza è fissato al 1° gennaio 2011, non modifica gli ordinari termini di emissione e conservazione della documentazione fiscale obbligatoria.


Fonte: Agenzia Entrate

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Rimborso da incentivo all'esodo, invalicabili i termini di decadenza.

Il trattamento agevolato connesso all'incentivo all'esodo lavorativo, regolamentato dall'articolo 19, comma 4-bis del Tuir e poi soppresso dal Dl "Bersani", continua - pur sotto un profilo giudiziale diverso da quello che lo ha preceduto - a occupare l'attenzione della giurisprudenza tributaria e dei lavoratori di sesso maschile che, nel periodo di vigenza della norma caducata, avevano un'età inferiore ai 55 anni al momento del congedo dal lavoro.

Il lungo cammino giudiziale e amministrativo
Come si ricorderà, la descritta disciplina consentiva l'applicazione - alle somme corrisposte in occasione della cessazione del rapporto di attività dipendente dei lavoratori in età superiore ai 50 anni se donne e ai 55 anni se uomini - di una tassazione con aliquota agevolata, pari alla metà di quella applicata all'imposizione del trattamento di fine rapporto.

Il dubbio che la norma contenesse un'ingiustificabile disparità di trattamento tra lavoratori e lavoratrici induceva i primi a provocare giudizialmente l'esame, da parte della Corte di giustizia europea, sull'incompatibilità della norma nazionale con la direttiva comunitaria 76/207/Cee del 9 febbraio 1976, posta in aperto divieto alla discriminazione tra sessi.
La Corte di Lussemburgo, dopo una prima pronuncia (C-20/2004 del 21 luglio 2005) ritenuta sostanzialmente "neutrale" dall'Amministrazione, accoglieva poi inequivocabilmente le aspettative dei contribuenti-lavoratori (cause riunite da C-128/07 a C-131/07 del 16 gennaio 2008), tant'è che la stessa Agenzia delle Entrate desisteva dal contenzioso, nel frattempo cresciuto a dismisura. Da notare, però, che la circolare 62/2008, nell'evidenziare agli uffici periferici la necessità dell'abbandono di questo tipo di liti, si preoccupava anche di sottolineare come i rimborsi relativi alla tassazione dell'incentivo all'esodo non potessero essere estesi anche ai "rapporti esauriti".

La "nuova" questione
Proprio quest'ultimo limite è il nuovo motivo di opposizione degli uffici tributari alle richieste di rimborso di quei lavoratori rimasti prima silenti, ma parimenti ricompresi nella posizione giuridica di coloro che avevano dato avvio alla tutela giurisdizionale.
Il carattere seriale delle liti, conseguenti al diniego del rimborso, vede allo stato la parte pubblica eccepire con vigore il disposto, ex articolo 38 del Dpr 602/1973, che prevede un termine di decadenza di 48 mesi per la presentazione della domanda di rimborso, decorrente - secondo questa tesi e con espresso riferimento all'incentivo all'esodo - dalla data in cui è stata operata la ritenuta.

La difesa avversa, incentrata invece sull'efficacia normativa delle decisioni della Corte di Lussemburgo, finisce con il fissare la suindicata decorrenza a far data dal deposito della seconda ordinanza del supremo consesso europeo.

Il pensiero della Ctp di Vercelli
I responsi della giurisprudenza sono in stato di piena proliferazione e, in questo contesto, devono registrarsi due sentenze favorevoli alla tesi dell'erario, emesse in Piemonte.
E' evidente destino che questa Regione debba essere la "culla" di questo tipo di questioni, visto che il primo rinvio alla Corte di giustizia europea avveniva per opera della Ctp di Novara.
Questa volta, due pronunce della Ctp di Vercelli relative alla materia contesa (sentenze 71 e 72 del 2010) sono favorevoli alla parte pubblica.

L'organo giudicante ha accolto la tesi prospettata dalla Dp di Vercelli - sulla descritta invalicabilità del termine di decadenza di cui all'articolo 38 della citata fonte - definendo il medesimo di natura perentoria e assumendo come indubbio il dato letterale espresso dal residuo contenuto della norma.

Inoltre, l'estensore della sentenza ha rimarcato come l'abrogazione della norma agevolativa abbia dato definitiva parificazione al trattamento per l'esodo lavorativo incentivato, restando salvo solo il diritto al rimborso di quei contribuenti che avevano inoltrato la relativa istanza o l'azione giudiziale prima del provvedimento che, di fatto, ha cancellato l'incentivo.

Sono stati, infatti, implicitamente rappresentati in sentenza alcuni principi - sulla certezza del diritto e sulla necessaria interdizione di gravi inconvenienti ai conti economici dello Stato - espressi a supporto di numerose decisioni della Corte di Lussemburgo.
Questo il dato saliente del descritto orientamento: "Andrà disattesa la riapertura dei termini dalla pubblicazione delle statuizioni comunitarie più favorevoli. Se in tale ambito risultasse condivisibile contrario criterio verrebbe meno per tale elasticità normativa la certezza e l'equilibrio di bilancio della Pubblica Amministrazione che si vedrebbe potenzialmente destinataria di rivendiche di vario genere con ovvi pregiudizi patrimoniali di entità non calcolabile".

A conclusione di questo breve commento, resta aggiungere che sembra probabile, sia per il rilevante numero di controversie riguardante la descritta fattispecie sia per la pregevolezza delle argomentazioni in contraddittorio, la conclusione della disputa innanzi la Suprema corte.


Fonte: Agenzia Entrate

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Unico SC 2011 e il quadro RF.

La distribuzione di utili e riserve decisa dalle assemblee delle società di capitali determina effetti rilevanti in Unico SC. Il prospetto del capitale sociale e delle riserve, presente nel quadro RF, deve essere compilato anche dalle società che non effettuano alcuna erogazione o che devono confrontarsi con delle perdite. In linea di principio, il patrimonio netto delle società è costituito dal capitale sociale e dalle riserve che, sotto il versante fiscale, possono essere distinte in riserve di utili, riserve di capitale e riserve in sospensione d’imposta.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Deducibilità del 10% dell’Irap in Unico 2011.

Anche quest’anno, come avvenuto nella scorsa campagna dichiarativa, è possibile dedurre ai fini IRPEF/IRES il 10% dell’IRAP pagata nel periodo d’imposta 2010. Tale deduzione forfetaria rappresenta un ammontare forfetario dell’IRAP dovuta sulla quota imponibile degli interessi passivi e oneri assimilati al netto degli interessi attivi e proventi assimilati e delle spese per il personale dipendente e assimilato, al netto delle deduzioni IRAP spettanti. La quota deducibile di IRAP va indicata all’interno di Unico 2011, e spetta anche in presenza di una perdita.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Contributi previdenziali ante 2001: deducibilità solo per i contributi obbligatori.

I contributi previdenziali e assistenziali versati in “ottemperanza a disposizioni di legge”, deducibili dal reddito fino alla riforma della disciplina fiscale della previdenza complementare attuata con il D.Lgs n. 47/2000, sono solo quelli dovuti obbligatoriamente purché in presenza di un rapporto di lavoro dipendente. Fra questi non rientrano i contributi versati volontariamente (seppur necessari per conseguire un trattamento pensionistico), a seguito dell’autorizzazione dell’ente previdenziale e in assenza di un rapporto di lavoro subordinato. A stabilirlo è la Corte di Cassazione con la Sentenza n. 8208 dell’11 aprile 2011. Si ricorda che, con il D.Lgs. n. 47/2000 il legislatore ha equiparato il trattamento fiscale delle due tipologie di contributi, prevedendo, a partire dal 1° gennaio 2001, la deducibilità anche di quelli versati facoltativamente alla gestione della forma pensionistica obbligatoria di appartenenza.

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Bonus ricerca va in compensazione.

Il credito d’imposta per le attività di ricerca e sviluppo va utilizzato esclusivamente in compensazione con il modello F24, inserendo il codice tributo 6808 e indicando l’anno 2011. Sono queste le indicazioni fornite dell’Agenzia delle Entrate, a seguito del comunicato stampa del 15 aprile 2011 del dipartimento delle Finanze, con il quale si è reso noto che sulla Gazzetta Ufficiale del 18 aprile 2011 sarà pubblicato il Decreto interministeriale 4 marzo 2011, che disciplina le modalità di utilizzo degli ulteriori stanziamenti previsti per il credito d’imposta relativo alle attività di ricerca e sviluppo (articolo 1, commi da 280 a 283, della Legge 296/2006).

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lunedì 25 aprile 2011

Controllo movimenti bancari: presunzioni

In base ad un consolidato indirizzo della giurisprudenza di legittimità, in tema di accertamento dell’Iva e delle imposte sui redditi, con riferimento all’acquisizione dei movimenti di un conto corrente bancario riconducibili ad un’attività d’impresa, devono essere considerate ricavi sia le operazioni attive (versamenti) che quelle passive (prelevamenti), a meno che il contribuente non provi che i versamenti sono registrati in contabilità e che i prelevamenti sono serviti per pagare determinati beneficiari.

Ciò vale senza che sia necessaria la deduzione presuntiva di oneri e costi deducibili, poiché, in base all’inversione dell’onere della prova, grava sul contribuente l’onere di superare la presunzione di legge relativa, dimostrando la sussistenza di specifici costi deducibili attraverso concreti elementi di prova, e non in base ad affermazioni di carattere generale, semplici presunzioni o richiamando il principio di equità.

(Corte di Cassazione, Sez. III civ., Sentenza 4.2-3.3.2011, n. 5120)

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Per le perdite dell’accomandante rebus versamenti in conto capitale

Con la sentenza n. 9216 depositata il 21 aprile 2011 la Corte di Cassazione stabilisce che nella determinazione della quota di capitale sottoscritta dal socio accomandante, che costituisce il limite massimo entro il quale quest’ultimo può dedurre le perdite derivanti dalla partecipazione nella società, non possono essere computati i versamenti in conto capitale.
È stata, in questo modo, ribaltata la decisione assunta dalla Commissione Tributaria Regionale del Piemonte, che aveva ritenuto legittima la scelta del contribuente di dedurre perdite da partecipazione per un ammontare di 18.015.000 lire a fronte di una quota di capitale di competenza di soli 2.000.000 di lire, in presenza però di versamenti in conto capitale effettuati per 42.000.000.
L’interesse della sentenza è da ricercarsi nel rapporto tra la disposizione contenuta nell’art. 8, comma 2, del TUIR, secondo cui le perdite dell’accomandante si deducono sino a concorrenza della quota di partecipazione al capitale sociale, e la presunzione attualmente contenuta nell’art. 46, che stabilisce la natura di finanziamento (e non, quindi, di posta assimilata al capitale) delle somme che dai bilanci non risultino essere state concesse alla società ad altro titolo.
Sul punto, la Cassazione stabilisce che, vista la natura di posta rimborsabile al socio dei versamenti in conto capitale, questi non possono essere assimilabili al capitale sociale, per definizione vincolato

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venerdì 22 aprile 2011

Esteso agli operatori comunitari il regime speciale dei servizi di e-commerce.

L'e-commerce, uno strumento sempre più utilizzato per effettuare attività commerciali, è ancora alla ricerca di regole IVA di semplificazione. La riforma operata dalla direttiva 2008/8/CE e il Regolamento n. 282/2011 si limitano a qualificare meglio le operazioni incluse ed escluse dalla specifica nozione ed estendono il regime speciale dal 2015 anche agli operatori comunitari.


La crescita esponenziale di internet e l’utilizzo della rete da parte di un numero di soggetti sempre più elevato hanno favorito lo sviluppo di una forma di commercio, definita «commercio elettronico» (e-commerce). La tecnologia multimediale, infatti, permette ai provider (i soggetti fornitori del servizio) di servire clienti in qualsiasi parte del mondo senza necessità di mezzi di comunicazione fisica. Ed è proprio questa mancanza di «fisicità» che da un lato costituisce una grande opportunità per lo sviluppo economico e sociale dei Paesi che, attraverso internet, hanno potuto eliminare virtualmente le barriere geografiche, ma che dall’altro ha comportato una serie di dubbi riguardo la fiscalità applicabile a dette transazioni. Basta pensare allo scontro fra la tesi delle autorità americane e quella della Commissione europea: i primi sostenevano che la fornitura di prodotti virtuali costituisse sempre e comunque una cessione di beni, mentre la Commissione europea si opponeva affermando che la fornitura suddetta rientrasse nella categoria della prestazione di servizi. L’intenso lavorio dei consessi sovranazionali ha prodotto le diverse normative UE, nonché l’individuazione di alcuni principi-guida (1) da parte dell’OCSE (2). Oltre i principi guida, l’OCSE, nella conferenza di Ottawa del 1998, ha fissato i princìpi, di fatto ripresi dalla direttiva 2002/38/CE del 7 maggio 2002 sul commercio elettronico, quali:
- nessuna nuova tassa per il commercio elettronico, ma applicazione delle norme IVA esistenti;
- le operazioni di commercio elettronico diretto costituiscono sempre, ai fini IVA, prestazioni di servizi;
- tassazione solo delle prestazioni di servizi destinati al mercato unico dell’Unione europea, qualunque sia il luogo di origine, ed esenzione dei servizi forniti da operatori UE ai Paesi terzi (3).
L’obiettivo che è stato posto, sia a livello nazionale che internazionale, è quello di creare un sistema fiscale dinamico ed elastico, che consenta di seguire il ritmo dell’evoluzione tecnica ed economica delle transazioni on-line (4). Negli ultimi anni, con l’adozione dei provvedimenti in materia di fatturazione ed archiviazione elettronica dei documenti contabili e fiscali (5), è stato dato particolare slancio al commercio elettronico (6).
Più spiccatamente sul piano comunitario è da segnalare che la legislazione IVA viene valutata come uno dei principali ostacoli allo sviluppo dello specifico sistema di vendita di servizi internazionali tra imprese e consumatori finali (7). La valutazione, come rileva ancora la Commissione, nel libro verde sul futuro dell’IVA (8) è di particolare rilievo e attualità ora che il 60% dei cittadini dell’UE utilizzano regolarmente internet e che il 60% tra loro effettuano acquisti di beni e servizi su internet.
In effetti la riforma del 2010 (9) e il regolamento interpretativo del 2011 (10) hanno cercato di portare chiarezza sulla definizione dei servizi che sono inclusi e esclusi dalla nozione di commercio elettronico e hanno individuato un percorso per estendere le regole prima previste per i soggetti extracomunitari anche agli operatori comunitari.

[1] Questi i cinque principi ai quali - secondo l’OCSE - deve essere improntata la produzione legislativa tributaria dei Paesi membri: neutralità, efficienza, certezza, equità e flessibilità. Detti principi sono stati fissati durante la Conferenza interministeriale OCSE, tenutasi da Ottawa, il 7-8-9 ottobre 1998. Sul punto cfr. P. Valente e F. Roccatagliata, «Internet. I principi del diritto fiscale internazionale», in Rass. fisc. int., 2001; F. Santoro,«Commercio elettronico: primi problemi pratici», in il fisco n. 44/1999; F. Nieddu, «Le linee guida dell’OCSE e UE. La territorialità dell’imposta», in FiscoOggi, 2003.
(2) OCSE- Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, che comprende 30 Paesi membri - tra i quali gli Stati Uniti d’America - ed ha una vocazione ed una sfera di influenza mondiale.
(3) Mentre il primo e il secondo principio sono stati immediatamente recepiti dal nostro ordinamento con una nota del Ministero delle finanze, 20 agosto 1998, n. 1977/V/sd, il terzo principio è regolato compiutamente dalla direttiva 2002/38/CE di cui si dirà nel prosieguo della trattazione.
(4) Nella riunione del 7 giugno 2002, la Commissione europea, con la COM (1998) n. 374, ha ribadito i principi stabiliti dall’OCSE e ha consolidato i seguenti principi, cui dovranno adeguarsi le normative comunitarie in ordine al commercio elettronico: le forniture di prodotti in forma digitale via Internet costituiscono sempre e comunque prestazioni di servizi; in via di principio, le stesse devono essere sottoposte a tassazione nel luogo di utilizzo; le prestazioni erogate all’interno della Comunità europea debbono essere assoggettate alla disciplina IVA interna, sia per quanto concerne le imprese, che i privati committenti.
(5) Cfr. direttiva 2001/115/CE del Consiglio del 20 dicembre 2001, cui è stata data attuazione nell’ordinamento nazionale con il D.Lgs. 20 febbraio 2004, n. 52. Il decreto reca modifiche agli artt. 21, 39 e 52 del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, rendendo operative in Italia le nuove norme comunitarie sulla fattura elettronica e sulla conservazione sostitutiva dei documenti. Nell’analisi delle disposizioni che recepiscono la direttiva 2001/115/CE bisogna tenere in debita considerazione anche le regole imposte dal D.M. 23 gennaio 2004 e dalla delibera CNIPA (Centro nazionale per l’informatica nella Pubblica amministrazione) 19 febbraio 2004, delibera che sostituisce la precedente delibera AIPA 13 dicembre 2001, n. 42.
(6) Si veda S. Ficola e B. Santacroce, L’IVA nell’e-commerce e la fatturazione elettronica, Rimini, 2010; S. Capolupo, «IVA: commercio elettronico, fatturazione elettronica e microfilmatura ottica. Una vera rivoluzione», in il fisco n. 15/2004, pag. 2197.
(7) Valutazione contenuta nella comunicazione della Commissione europea sul «commercio elettronico transfrontaliero tra le imprese e i consumatori nell’Unione Europea» - COM (2009) 557 del 22 ottobre 2009.
(8) Consultazione pubblica - COM(2010) 695.
(9) Direttiva 2008/8/CE del 12 febbraio 2008.
(10) Regolamento n. 282/2011 del 15 marzo 2011.


Le diverse forme di commercio elettronico
Termini come commercio B2B - business to business, o B2C - business to consumer sono ormai entrati nel linguaggio comune. Con queste definizioni si individuano due fra le varie forme di commercio elettronico che si distinguono in base alla categoria di soggetti che partecipano alle transazioni. In particolare, si definisce B2B - business to business, il commercio elettronico fra aziende: in questa tipologia di rapporto non viene coinvolto il consumatore finale, ma sono interessati solamente i soggetti imprenditori. Sempre nell’ambito di rapporti fra imprese, si definisce l’IB - intrabusiness, dove la trattativa si sviluppa all’interno della stessa azienda o dello stesso gruppo di aziende. In questa applicazione i soggetti interessati sono sicuramente in numero chiuso e le transazioni economiche rivestono un aspetto poco rilevante. Non è così per il B2C - business to consumer, ambito in cui la trattativa è rivolta al consumatore finale. In questo settore sono offerti a tutti gli utenti della rete sia beni che servizi delle tipologie più svariate e i rapporti economici che si instaurano raggiungono sicuramente dimensioni rilevanti (1). Infine, si definisce C2C - consumer to consumer il sistema di scambi elettronici prettamente instaurato fra consumatori finali. Si pensi ad esempio alle aste on-line che avvengono in rete, in cui i consumatori propongono offerte e cercano prodotti.
Al termine della trattativa fra i suddetti operatori si procede alla consegna del bene: è questo il momento rilevante per distinguere una forma di commercio elettronico cd. diretto da quella di commercio elettronico cd. indiretto. In particolare, si parla di commercio elettronico indiretto (2) quando la cessione avviene per via telematica, ma la consegna del bene avviene tramite i canali fisici o tradizionali; mentre si parla di commercio elettronico diretto (3) quando sia la cessione che la consegna del bene avvengono per via telematica. Nel commercio elettronico indiretto la rete realizza una modalità ulteriore per contattare il cliente e le transazioni sono, di fatto, assimilabili ad una vendita per corrispondenza, con tutte le caratteristiche che la contraddistinguono. Nel commercio elettronico diretto, invece, anche la consegna del bene avviene in rete.
soluzioni operative
Eliminazione della distinzione
fra servizi generici e specifici
L’eliminazione, ad opera delle modifiche introdotte dalla direttiva 2008/8/CE, della distinzione fra servizi generici e specificisemplifica la gestione fiscale dei rapporti commerciali. Nelle prestazioni B2B non va più verificato a quale categoria appartiene la prestazione, in quanto la definizione della territorialità e la tassazione seguono la regola del luogo di stabilimento del committente. Nelle prestazioni B2C tale facilitazione sussiste nei rapporti con committenti nazionali e comunitari. Solo nell’ipotesi di destinatario extracomunitario si continua a distinguere fra prestazioni generiche (territorialmente rilevanti in Italia) e specifiche (fuori campo).

(1) Fra gli altri, rientrano in questa tipologia di transazioni i servizi bancari offerti in rete e la possibilità di effettuare investimenti o disinvestimenti via computer. Si veda: F. Dezzani ed E. Giacosa,«I modelli di “b2c” (business-to-consumer) nell’era della “net economy”», in Impresa c.i. n. 3/2002.
(2) Cfr. P. Centore, Manuale dell’IVA europea, IPSOA, 2008.
(3) Cfr. A. Uricchio e M. Giorgi, «Commercio elettronico e vendita telematica di servizi finanziari: prime considerazioni dopo la direttiva comunitaria n. 31/2000», in Diritto e pratica tributaria n. 2/2001, parte 1, pag. 267.


La territorialità dei servizi resi tramite mezzi elettronici
Dal 1° gennaio 2010 le regole su cui da decenni poggia il funzionamento dell’IVA hanno subìto un profondo cambiamento. In particolare, la direttiva 2008/8/CE ha apportato modifiche sostanziali al sistema comune dell’IVA in materia di territorialità delle prestazioni di servizi (1). Il dato più importante della riforma è rappresentato dal rovesciamento del principio su cui è basata la definizione della rilevanza territoriale dei servizi nell’ambito dei rapporti fra soggetti passivi: la regola generale passa dal luogo di stabilimento del prestatore a quello del committente. Il principio della territorialità risulta oggi disciplinato in sette articoli, da 7 a 7-septies del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633. Relativamente alle attività di commercio elettronico (2), l’art. 7-septies, in deroga alla regola generale, di cui al novellato art 7-ter, primo comma, lett. b), del D.P.R. n. 633/1972 dispone che «non si considerano effettuate nel territorio dello Stato le seguenti prestazioni di servizi, quando sono rese a committenti non soggetti passivi domiciliati e residenti fuori della Comunità: [...] i) i servizi prestati per via elettronica» (3).
L’eliminazione della distinzione fra servizi generici e specifici è una modifica indubbiamente suscettibile di semplificare la gestione fiscale dei rapporti commerciali. Infatti, nelle prestazioni rese in ambito B2B non è più necessario verificare a quale categoria appartiene una certa prestazione, in quanto, indipendentemente da tale circostanza, la definizione della territorialità, e quindi la tassazione, seguirà la regola del luogo di stabilimento del committente. Nelle prestazioni B2C, invece, tale facilitazione sussiste nei rapporti intrattenuti con committenti nazionali e comunitari, mentre solo nell’ipotesi di destinatario extracomunitario si dovrà continuare - ex art. 7-septies - a dare rilievo alla distinzione fra prestazioni generiche (territorialmente rilevanti in Italia) e specifiche (fuori campo).

(1) Entrate in vigore nell’ordinamento italiano con l’approvazione del D.Lgs. 11 febbraio 2010, n. 18.
(2) Sono numerosi i contributi dottrinali dedicati agli aspetti fiscali del commercio elettronico. Senza pretesa di esaustività, oltre a quelli indicati nelle precedenti note, si segnalano: G. Sacerdoti e G. Marino, Il commercio elettronico: profili giuridici e fiscali internazionali, Milano, 2001; AA.VV, E-commerce e fisco, Milano, 2001; R. Rinaldi, La fiscalità del commercio elettronico: attualità e prospettive, Torino, 2001. Ulteriori riferimenti in P. Adonnino, «Internet (diritto tributario)», in Enc. Treccani; U. Draetta, Internet e commercio elettronico nel diritto internazionale dei privati, Milano, 2005.
(3) La circolare 31 dicembre 2009, n. 58/E, in Banca Dati BIG, IPSOA, provvede ad elencare, a titolo esemplificativo e non esaustivo, le prestazioni di servizi che debbono considerarsi territorialmente rilevanti in Italia, se rese a soggetti passivi stabiliti in Italia: tra queste rientrerebbero le prestazioni di servizi rese tramite mezzi elettronici.


Il regime speciale per i soggetti business extra-UE
Il 12 febbraio 2002 la Commissione europea ha emanato la direttiva 2002/38/CE recante la disciplina delle operazioni di commercio elettronico (1), nel tentativo di riequilibrare la competitività delle società europee nei confronti delle loro concorrenti estere (2). La Commissione europea (3) ha emanato questa direttiva per l’applicazione dell’IVA alle transazioni che avvengono completamente on-line. L’obiettivo primario che la direttiva ha inteso perseguire è quello di garantire la tassazione di tutte le operazioni on-line poste in essere nei confronti di consumatori «comunitari» (ossia residenti o domiciliati nel territorio comunitario), indipendentemente dalla localizzazione - all’interno o all’esterno dell’Unione - del prestatore del servizio (considerando nn. 2 e 3). Le norme si riferiscono esclusivamente alle transazioni che costituiscono commercio elettronico diretto. È sempre stato questo, infatti, il versante più difficile da regolamentare.
In particolare, i servizi prestati tramite mezzi elettronici, elencati in maniera non esaustiva (4) dall’allegato II alla direttiva 2006/112/CE del 28 novembre 2006 recante «Elenco indicativo dei servizi forniti per via elettronica di cui all’articolo 58 e all’articolo 59, primo comma, lettera k)» (5), sono analizzati ed esplicitati maggiormente nell’allegato I al Regolamento (CE) n. 282/2011, che sostituisce integralmente il precedente Regolamento (CE) n. 1777/2005 (6), che risultava essere, di fatto, il primo documento interpretativo a livello comunitario adottato dal Consiglio. Con il regolamento vengono forniti ai contribuenti ed alle Amministrazioni di tutti gli Stati membri una serie di criteri-guida, obbligatori proprio perché approvati con regolamento (al termine della procedura di approvazione delle proposte presentate dalla Commissione) che ha operatività erga omnes, per risolvere questioni che, all’interno delle singole realtà nazionali, potrebbero essere interpretate in modo disomogeneo. In particolare tale regolamento ricomprende tra i servizi prestati tramite mezzi elettronici, tra gli altri, la fornitura di prodotti digitali, compresi i software, rilasciati per via elettronica; ovvero i servizi automaticamente generati da un computer attraverso internet; ovvero la concessione, a titolo oneroso, del diritto di mettere in vendita un bene o un servizio su di un sito internet. Al contrario non sono servizi prestati tramite mezzi elettronici: la formazione a distanza o per corrispondenza; la consulenza professionale fornita via web.
La direttiva 2002/38/CE è stata recepita nel nostro ordinamento dal D.Lgs. 1° agosto 2003, n. 273, che ha apportato delle modifiche nel D.P.R. n. 633/1972, fra cui l’introduzione dell’art. 74-quinquies, che rende operativo in Italia il cd. regime speciale (disciplinato dagli artt. 360 ss. della direttiva 2006/112/CE).
Secondo detto regime speciale, l’operatore extra-UE deve assumere una sua posizione IVA in uno Stato membro (7). In linea di massima, tale registrazione avviene nel Paese in cui si realizza la prima operazione B2C tassabile e l’operatore non residente potrà assolvere agli obblighi di imposta, avendo come referente una sola amministrazione alla quale presentare le proprie dichiarazioni e versare il tributo (8). Il prestatore extra-UE deve assoggettare la transazione con l’aliquota IVA vigente nel Paese di residenza del consumatore (9). L’aliquota applicata sarà, indipendentemente dalla natura e dallo scopo delle operazioni realizzate, sempre e comunque quella ordinaria. Pertanto, alle transazioni on-line non può essere applicata l’aliquota ridotta, diversamente da quanto accade per le operazioni di commercio tradizionale (10).
I soggetti extracomunitari, così identificati, sono dispensati dagli obblighi di fatturazione, registrazione, liquidazione e dichiarazione annuale (artt. 21-40 del D.P.R. n. 633/1972). Tuttavia essi devono presentare una dichiarazione trimestrale, sempre per via telematica, e contestualmente versare l’IVA dovuta. Infatti, l’imposta addebitata per rivalsa al consumatore dovrà essere versata direttamente nello Stato di identificazione a seguito della liquidazione trimestrale in cui l’operatore dovrà distinguere, per ciascuno Stato membro, l’ammontare delle operazioni ivi effettuate e l’imposta applicata. L’imposta sarà assolta contestualmente alla presentazione della dichiarazione che dovrà avvenire nel termine tassativo del giorno 20 del mese successivo al trimestre di riferimento, indipendentemente dal fatto che nel periodo siano state effettuate o meno transazioni on-line tassabili (11). Lo Stato di identificazione provvederà in via sussidiaria ad accreditare ai diversi Stati membri (12) la quota di competenza e ad inviare altresì i dati della dichiarazione di interesse del singolo Stato.
prospettive future
Operazioni di commercio elettronico
A decorrere dal 2015, il regime speciale sulle operazioni di commercio elettronico per i soggetti «business» extra-UE verrà applicato anche ai servizi elettronici prestati da soggetti passivi stabiliti nella Comunità ma non nello Stato membro di consumo. Si crea una vera e propria stanza di compensazione tra gli Stati membri dell’UE, quale forma di cooperazione. Questo potrebbe voler dire un primo esperimento di «sportello unico» comunitario che potrebbe aprire la strada a sistemi di armonizzazione più incisivi della specifica imposta.
Tale disciplina, particolarmente articolata, a decorrere dal 1° gennaio 2015 verrà applicata anche ai servizi elettronici prestati da soggetti passivi stabiliti nella Comunità ma non nello Stato membro di consumo, con l’introduzione degli artt. 369-bis ss. alla direttiva 2006/112/CE. Con questo meccanismo, si crea una vera e propria stanza di compensazione tra gli Stati membri dell’Unione (13), quale forma di cooperazione fra gli Stati (14).
Questo potrebbe voler dire un primo esperimento di «sportello unico» comunitario che potrebbe aprire la strada a sistemi di armonizzazione più incisivi della specifica imposta e all’attuazione del progetto proposto nel lontano 2004 dalla Commissione (15) e tuttora all’esame del Consiglio UE.

(1) La direttiva 2002/38/CE, emanata dal Consiglio il 7 maggio 2002 e pubblicata nella G.U. n. 128 del 15 maggio 2002, «Modifica temporaneamente la precedente direttiva 77/388/CEE, in merito al regime di imposta sul valore aggiunto applicabile ai servizi di radiodiffusione e di televisione e a determinati servizi prestati tramite mezzi elettronici». Le prestazioni di servizio oggetto della direttiva sono solamente quelle che avvengono a titolo oneroso; sono quindi escluse le transazioni gratuite, che restano sempre e comunque tassabili o non tassabili ai fini IVA, in base alle regole normali di erogazione del servizio.
(2) Cfr. G. Mocci, «Commercio elettronico diretto: ecco perché l’IVA è fattore distorsivo della concorrenza», in il fisco n. 48/2000, pag. 14361, A. De Luca e D. Stevanato, «IVA e commercio elettronico», in Dialoghi dir. trib., 2004, pag. 1587.
(3) Tale iniziativa è da ricondurre all’esigenza di rendere attuale la normativa esistente in materia IVA così come risulta dal contenuto della Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo intitolata «Strategia volta a migliorare il funzionamento del regime iva nel mercato interno», COM(2000) 348, del 7 giugno 2000.
(4) Cfr. così come di recente ribadito dal Consiglio all’undicesimo considerando del Regolamento (CE) n. 282/2011.
(5) Rubrica così sostituita - a decorrere dal 1° gennaio 2010 - dall’art. 2, n. 12), della direttiva 2008/8/CE che, a decorrere dal 1° gennaio 2015, ai sensi dell’art. 5, n. 16, della medesima direttiva verrà sostituita con la seguente formulazione: «Elenco indicativo dei servizi forniti per via elettronica di cui all’articolo 58, primo comma, lettera c)».
(6) L’art. 64 del Regolamento (CE) n. 282/2011 prevede che il Regolamento (CE) n. 1777/2005 è abrogato.
(7) Lo Stato membro in questo caso viene definito come «Stato di identificazione». Il soggetto extracomunitario non è più tenuto ad identificarsi in ogni Stato della UE in cui pone in essere una transazione, ma è sufficiente l’identificazione in uno solo degli Stati comunitari.
(8) Gli operatori extra-UE che intendono registrarsi in Italia dovranno presentare in via telematica, compilando la scheda presente nella sezione del sito dell’Agenzia dedicata all’e-commerce, denominata «V@T on e-services» a cui si può accedere tramite l’indirizzo www.e-services.agenziaentrate.it, la relativa richiesta al Centro operativo dell’Agenzia delle entrate di Pescara, che provvederà a comunicare il codice alfanumerico di registrazione.
(9) A differenza dei soggetti comunitari che invece fatturano con l’aliquota IVA del loro Paese e non con quella del Paese di residenza del cliente.
(10) Il Consiglio giustifica tale discriminazione affermando che essa deriva dalla natura giuridica della transazione che costituisce, indipendentemente dall’oggetto, una prestazione di servizio di elaborazione dati.
(11) L’art. 59 del Regolamento (CE) n. 282/2011 precisa che «qualsiasi periodo di imposta di cui all’articolo 364 della direttiva 2006/112/CE è un periodo d’imposta indipendente». Pertanto, una volta presentata una dichiarazione, qualsiasi modifica successiva può essere effettuata solo mediante una modifica di tale dichiarazione e non mediante un adeguamento nella dichiarazione successiva. Lo stesso dicasi relativamente all’ammontare dell’imposta versata. Qualsiasi modifica può essere effettuata solo sulla base della dichiarazione relativa, e non può essere attribuita ad un’altra dichiarazione o adeguata in una dichiarazione successiva.
(12) Che sono gli Stati di residenza dei diversi consumatori finali.
(13) Cd. regola one stop shop - Sportello unico.
(14) Si veda il Regolamento (CE) n. 792/2002 del 7 maggio 2002, che disciplina il sistema di cooperazione amministrativa tra le autorità fiscali degli Stati membri e consente di gestire a livello intracomunitario le operazioni di commercio elettronico diretto con l’intervento di operatori extracomunitari prevedendo uno scambio di informazioni periodico tra gli Stati membri al fine di conoscere tempestivamente le operazioni realizzate da questi operatori nei confronti dei consumatori finali.
(15) Proposta comunitaria COM (2004) 728 del 29 ottobre 2004.


Fonte: IPSOA

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Malattia, maternità e tbc con importi aggiornati.

L’INPS comunica gli importi giornalieri sulla cui base vanno determinate, per alcune categorie di lavoratori interessati, le prestazioni economiche di malattia, di maternità e di tubercolosi, per l’anno in corso.
Con circolare n. 69 del 20.4.2011, l’INPS comunica - ai fini della liquidazione delle indennità di malattia, di maternità e di tubercolosi, la cui misura deve essere calcolata con riferimento a periodi di paga compresi nell’anno 2011 - gli importi giornalieri sulla cui base vanno determinate, per le seguenti categorie di lavoratori interessati, le suddette prestazioni economiche:

1) Lavoratori soci di società e di enti cooperativi anche di fatto di cui al d.p.r. 30 aprile 1970, n. 602, art. 4 (malattia, maternità e tubercolosi).

2) Lavoratori agricoli a tempo determinato (malattia, maternità e tubercolosi).

3) Compartecipanti familiari e piccoli coloni (malattia, maternità e tubercolosi).

4) Lavoratori italiani operanti all’estero in paesi extracomunitari (malattia, maternità e tubercolosi).

5) Lavoratrici italiane e straniere addette ai servizi domestici e familiari (maternità).

6) Lavoratrici autonome: artigiane, commercianti, coltivatrici dirette, colone, mezzadre, imprenditrici agricole professionali (maternità).

Inoltre l’Istituto si sofferma sugli importi di riferimento per altre prestazioni e nel particolare si evidenzia che:

- l’indennità di malattia a favore di collaboratori a progetto e categorie assimilate, per le malattie iniziate nel 2011, sarà calcolata su euro 256,50 e corrisponderà, per ogni giornata indennizzabile, a: euro 10,26 (4%), se nei 12 mesi precedenti l’evento risultano accreditate da 3 a 4 mensilità di contribuzione; euro 15,39 (6%), se nei 12 mesi precedenti l’evento risultano accreditate da 5 a 8 mensilità di contribuzione; euro 20,52 (8%), se nei 12 mesi precedenti l’evento risultano accreditate da 9 a 12 mensilità di contribuzione.

- per le degenze iniziate nell’anno 2011 dai collaboratori a progetto e categorie assimilate, l’indennità, calcolata su euro 256,50, corrisponderà, per ogni giornata indennizzabile, a: euro 20,52 (8%), in caso di accrediti contributivi da 3 a 4 mesi; euro 30,78 (12%), in caso di accrediti contributivi da 5 a 8 mesi; euro 41,04 (16%), in caso di accrediti contributivi da 9 a 12 mesi.

- gli importi dell’assegno di maternità del Comune e dei requisiti reddituali, di cui all’art. 74 del D.Lgs. n. 151/2001, validi per le nascite avvenute nel 2011 nonché per gli affidamenti preadottivi e le adozioni il cui ingresso in famiglia sia avvenuto nel 2011, sono i seguenti: assegno di maternità (in misura piena) = € 316,25 mensili per complessivi Euro 1.581,25; indicatore della situazione economica (I.S.E.) con riferimento ai nuclei familiari con 3 componenti = Euro 32.967,39.

- l’importo dell’assegno di maternità dello Stato, di cui all’art. 75 del D.Lgs. n. 151/2001, valido per le nascite avvenute nel 2011 nonché per gli affidamenti preadottivi e le adozioni dei minori il cui ingresso in famiglia sia avvenuto nel 2011, è pari a Euro 1.946,88;

- il limite di reddito per l’indennizzabilità del congedo parentale nei casi previsti dall’art. 34, c. 3, D.Lgs. n. 151/2001, è per il 2011 pari a Euro 15.191,47;

- gli importi massimi per l’anno 2011, dell’indennità economica e dell’accredito figurativo per i periodi di congedo riconosciuti in favore dei familiari di portatori di handicap, ex art. 42, c. 5, D.Lgs. n. 151/2001 sono quelli riportati nelle seguenti tabelle:

Valori massimi dell’indennità economica (importi in EURO, calcolati secondo l’aliquota del 33%) ABCD AnnoImporto complessivo annuo Importo massimo annuo indennitàImporto massimo giornaliero indennità 201144.276,3233.290,0091,21

Valori massimi di retribuzione figurativa accreditabile (importi calcolati in EURO secondo l’aliquota del 33%) AB CD Annoretribuzione figurativa massima annuaretribuzione figurativa massima settimanale retribuzione figurativa massima giornaliera 2011 33.290,00 640,1991,21

(Circolare INPS 20/04/2011, n. 69)

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Patente scaduta, il divieto di sosta costa di piu'.

Ai fini dell'illecito di cui all'art. 126 del Codice della strada (guida con patente la cui validita' sia scaduta) non e' necessario che il conducente della vettura sia colto in flagrante. Pertanto, qualora sussistano elementi sufficienti per accertare l'illecito in via presuntiva, l'applicazione della sanzione da parte del vigile e' da considerarsi legittima.
Non di meno, è illogica e carente in motivazione la sentenza emessa dal giudice di pace che, basandosi sulla mera constatazione che la contestazione dell'illecito sia avvenuta in assenza di diretta percezione sensoriale del vigile, abbia accolto l'opposizione del contravventore.

A maggior ragione se il giudice di pace abbia omesso di confrontare e valutare gli elementi in suo possesso circa la rappresentazione dei fatti, quali le dichiarazioni del presunto contravventore e le testimonianze della moglie e del barista presenti all'atto del parcheggio dell'autovettura.

E' questo il principio affermato dalla II Sezione della Corte di Cassazione con la Sent. n. 6196 del 16 marzo 2011.

Il fatto riguardava il proprietario di un'autovettura che era stato fatto oggetto di una multa per divieto di sosta e, all'atto della richiesta dei documenti da parte del vigile, aveva esibito una patente caduta.

A seguito di ciò il vigile aveva ritenuto che il proprietario dell'autovettura avesse guidato la vettura in violazione dell'art. 126 del Codice della strada (D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285).

E dunque, oltre alla multa per divieto di sosta aveva anche applicato la sanzione di cui al comma 7 del citato art. 126, D.Lgs. n. 285 del 1992.

Il proprietario dell'autovettura, però, aveva prima dichiarato di averla effettivamente guidata fino al parcheggio, ma poi aveva ritrattato, in ciò confortato dalla testimonianza della propria moglie e del barista in servizio presso un'esercizio commerciale ubicato vicino al luogo dove la vettura era stata parcheggiata.

Non di meno, pur avendo acquisito tali elementi nel verbale, il vigile aveva ritenuto di elevare comunque la sanzione per guida con patente scaduta, oltre alla multa per divieto di sosta.

Il propritario dell'autovettura, però, non si era rassegnato e avave presentato opposizione e il giudice di pace gli aveva dato ragione, adducendo a sostegno della decisione la constatazione che la sanazione era stata applicata in via presuntiva e, dunque, in assenza di flagranza.

Il Comune, quindi, aveva impugnato la decisione per cassazione e i giudici di legittimità hanno annullato la sentenza con rinvio, " in persona di diverso magistrato".

I giudici di legittimità hanno chiarito che non esiste alcuna disposizione che giustifichi la necessità della sopresa in flagranza del trasgressore ai fini della contestazione dell'illecito, atteso che la normativa di riferimento non pone limiti di sorta alle modalità di accertamento.

Di qui la liceità di contestazioni che avvengano "sulla base di altri elementi di prova, anche indiretta, o di indizi univocamente convergenti".

Fermo restando che l'efficacia probatoria privilegiata del verbale, ex art. 2700 c.c., resta limitata ai fatti verificatisi sotto la diretta percezione del verbalizzante ed alle dichiarazioni (ma non anche all'intrinseca veridicità del relativo contenuto) rese alla presenza del medesimo.

Secondo la Corte, dunque, nel caso di specie il giudice avrebbe dovuto adeguatamente valutare gli elementi accusatori esposti, con prudente apprezzamento, ivi compresa l'eventuale, esplicita o implicita, ammissione di aver lasciato il veicolo in sosta sul posto e la successiva ritrattazione, compararle con quelli di segno contrario (le dichiarazione della moglie e di un barista), ed esprimere all'esito un motivato giudizio. Siccome ciò non è stato fatto la Sezione ha cassato la sentenza ed ha rinviato, anche per le spese, ad altro magistrato.

(Cassazione civile Sentenza 16/03/2011, n. 6196)


Fonte: IPSOA

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