martedì 31 maggio 2011

Quesito: versamento acconto IRPEF.

Operaio agricolo, nel 2008 ha presentato il 730 con un credito di €,308, nel
2009 è stato presentato modello unico a debito di €.1594 pagato con f/24 codice
4001 senza versare l'acconto per il 2010.
Per l'anno 2010 presenterà modello unico a debito di €. 1045, vorrei sapere se
devo fare il ravvedimento per l'acconto 2010 e versarlo per l'anno 2011.

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La notifica delle violazioni stradali inviata oltre i 90 giorni è nulla.

Il verbale di contestazione di violazioni stradali va notificato al soggetto obbligato al pagamento (trasgressore o proprietario usufruttuario o locatario del veicolo) , presso la sua residenza se persona fisica o presso la sede della società risultanti dagli archivi della motorizzazione civile o del Pra,. Nel caso di persone fisiche la giurisprudenza non è del tutto concorde sulla validità di invii al domicilio precedente visto che non vi è obbligo di denuncia del cambio di residenza. La consegna materiale deve avvenire tramite un pubblico ufficiale incaricato o per raccomandata con avviso di ricevimento e informativa nel caso la prima sia stata consegnata a persona diversa. Il termine di decadenza di 90 giorni si considera decorrere dal giorno dell’infrazione solo quando la residenza non è variata.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Circolare 20/E 2011: le agevolazioni IRPEF per istruzione musicale, sport, dispositivi per disabili e canoni di locazione.

Tra le più importanti novità riguardanti l’istruzione vi è la detraibilità del 19 % per le spese di iscrizione a conservatori e istituti musicali pareggiati. Si precisa inoltre che per le spese di affitto degli studenti fuori sede nel caso di due figli a carico di entrambi i genitori la percentuale del 19% può essere detratta da ciascuno su un importo massimo di 2.633 euro. Nella stessa misura percentuale si possono detrarre le spese per le attività sportive dei ragazzi tra 5 e 18 anni anche se effettuate verso i Comuni che si servono di strutture convenzionate. Per quanto riguarda le spese mediche sono detraibili anche senza prescrizione le prestazioni rese da psicologi e psicoterapeuti. La Circolare fornisce anche elenco dei più comuni dispositivi per i disabili i per i quali vale la detrazione del 19% .


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Modello 770/2011 Semplificato: nel quadro SX il riepilogo delle compensazioni.

I sostituti di imposta devono compilare il modello 770 per esporre le ritenute operate nel corso del 2010 con i rispettivi versamenti periodici e le compensazioni effettuate. Il quadro SX del modello, in particolare, serve per ricostruire le compensazioni effettuate, anche tra Enti diversi, al fine di consentire il necessario riscontro da parte dell’Amministrazione Finanziaria. Per compilare correttamente questa parte della dichiarazione è fondamentale il rispetto delle numerose correlazioni esistenti con gli importi riportati nel quadro ST.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Fondo rustico, vincolo a 5 anni anche per le vendite ante 30/6/2001.

Non decadono le agevolazioni fiscali applicate in occasione dell’acquisto di un fondo rustico comperato antecedentemente al 30 giugno 1996, quando la proprietà viene rivenduta o alienata o non più coltivata, dopo che siano trascorsi almeno cinque dal passaggio di proprietà.

L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 25/E del 30 maggio, chiarisce i dubbi sull’applicazione dello sconto fiscale introdotto dalla legge 604/1954, e applicato fino a tutto il 2009, per favorire l’acquisto e l’arrotondamento della piccola proprietà contadina.
La norma, più volte prorogata, prevede diminuzioni delle imposte di registro e ipotecaria e stabilisce che, per usufruire del beneficio, il terreno dove essere coltivato e non può essere rivenduto per cinque anni dal momento dell’acquisto. In caso contrario, decadendo i motivi dell’agevolazione, le imposte devono essere reintegrate in base al regime ordinario.

Il vincolo era diventato decennale con la legge 590/1965 (articolo 28, comma 1) per poi tornare a essere di cinque anni con il decreto legislativo 228/2001, articolo 11, comma 1.

È stata quest’ultima norma, o meglio, il comma 5 dello stesso articolo 11, a sollevare, nel tempo, incertezze interpretative, che hanno trovato la soluzione definitiva con la pronuncia 2060/2011 delle sezioni unite della Corte di cassazione, dalla quale prende le mosse la circolare odierna.

Il comma 5, infatti, ha esteso il vincolo “breve” quinquennale non soltanto agli atti stipulati dall’entrata in vigore del Dlgs 228/2001, ma “…anche agli atti di acquisto posti in essere in data antecedente di almeno cinque anni la data di entrata in vigore del presente decreto”.
Il dubbio era quale fosse l’intervallo di tempo da rispettare nell’ipotesi di alienazione o vendita di un fondo acquistato prima del 30 giugno 1996 e ceduto “ante 30 giugno 2001”: in sintesi, in questo caso, il vincolo è decennale perché ricade nel periodo disciplinato dalla legge 590/1965 oppure no?

L’Agenzia si era espressa sull’argomento con la circolare 63/2007, sostenendo che il termine ridotto non operava se la rivendita fosse avvenuta prima del 30 giugno 2001. Secondo le Entrate, infatti, la norma del comma 5 aveva funzione transitoria, introdotta per semplificare l’avvio del nuovo regime e non per agevolare chi era nella condizione di decadere dalla facilitazione per non aver aspettato i dieci anni disposti dalla legge 590/1965.

Dopo varie pronunce, di orientamento diverso, si legge nella circolare 25/E, le sezioni unite della Corte di cassazione sono intervenute, come già detto, in modo definitivo, con la sentenza 2060/2011.
I giudici hanno preso in esame il caso di un fondo acquistato e affittato prima del 30 giugno 2001.

In conclusione, la sentenza, ricordando che il vincolo “ridotto” vale sia per tutti i contratti firmati dall’entrata in vigore del Dlgs 228/2001 – cioè dal 30 giugno 2001 – sia per quelli già stipulati a quella data “ma da meno di cinque anni (vale a dire dopo il 30 giugno 1996)”, ha precisato anche che la norma transitoria (comma 5, articolo 11, Dlgs 228/2001) “estende l’efficacia retroattiva del termine quinquennale a tutti gli atti posti in essere prima del 30 giugno 2001, senza alcuna condizione”. Decadenza quinquennale, quindi, anche se l’acquisto è precedente al 30 giugno 1996.

Una condizione c’è però, aggiunge la Cassazione: nel frattempo non deve essere stato emesso alcun atto impositivo definitivo di decadenza dal beneficio, sia perché il contribuente non ha presentato ricorso sia perché è stato emesso giudicato a favore dell’Amministrazione finanziaria.

L’Agenzia rivede, quindi, quanto sostenuto nella circolare 63/E del 2007 e dà il suo ok al vincolo quinquennale, invitando gli uffici “ad abbandonare la pretesa tributaria” nei casi in questione.


Fonte: Agenzia Entrate

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“Spesometro”: chi, come, quando. Le istruzioni sulle modalità d’uso.

L’Agenzia fornisce i chiarimenti sull’obbligo di comunicazione telematica delle operazioni rilevanti ai fini Iva di importo non inferiore a 3mila euro. Dalla definizione dell’ambito soggettivo e oggettivo ai casi particolari di esonero, la circolare n. 24/E del 30 maggio fa il punto sulle modalità di applicazione dello strumento pensato per contrastare le forme più rilevanti di frode ed evasione fiscale in materia di Iva e per individuare la reale capacità contributiva delle persone fisiche (articolo 21 del Dl 78/2010).

Il provvedimento attuativo
Il provvedimento del 22 dicembre 2010, in linea con il Dl 78/2010, ha messo sotto la lente di ingrandimento i pagamenti che superano una certa soglia, prevedendo, per tutti i soggetti Iva, l’obbligo di comunicare in via telematica all’Agenzia delle Entrate le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate e ricevute, di importo pari o superiore a 3.000 euro, al netto dell’Iva.
Per le operazioni senza obbligo di emissione della fattura (generalmente giustificate da scontrino o ricevuta fiscale), il limite è stato fissato a 3.600 euro, al lordo dell’Iva.
Il provvedimento ha previsto che siano comunicate:
entro il 31 ottobre 2011, le operazioni di importo pari o superiore a 25mila euro, al netto dell’Iva, rese e ricevute nel periodo d’imposta 2010, per le quali è previsto l’obbligo di emettere fattura
entro il 30 aprile 2012,le operazioni di importo pari o superiore a 3mila euro, al netto dell’Iva, rese e ricevute nel periodo d’imposta 2011, per le quali è previsto l’obbligo di emettere fattura
entro il 30 aprile 2012, le operazioni di importo pari o superiore a 3.600 euro, al lordo dell’Iva, per le quali non è previsto l’obbligo di emettere fattura, con riferimento soltanto a quelle rese e ricevute dal 1° luglio 2011.

Soggetti obbligati
Devono trasmettere la comunicazione tutti i soggetti passivi Iva per le operazioni rilevanti ai fini dell’imposta:
per le quali hanno emesso fattura nei confronti dei clienti
ricevute da soggetti titolari di partita Iva (acquisti da fornitori)
per le quali non hanno emesso fattura (consumatori finali, compresi imprenditori e professionisti per gli acquisti di beni e servizi no rientranti nell’attività d’impresa o di lavoro autonomo).
Sono tenuti all’invio dei dati anche i contribuenti in regime di contabilità semplificata, gli enti non commerciali (per le operazioni commerciali o agricole), i non residenti con stabile organizzazione in Italia, i curatori fallimentari e i commissari liquidatori, chi si avvale della dispensa da adempimenti per operazioni esenti (articolo 36-bis del Dpr 633/1972), chi applica il regime agevolato per le nuove iniziative imprenditoriali e di lavoro autonomo (articolo 13 della legge 388/2000).

Oggetto della comunicazione
Le operazioni per le quali vige l’obbligo di trasmettere i dati sono quelle rilevanti ai fini Iva: imponibili, non imponibili (se si tratta di cessioni all’esportazione - con esclusione di quelle soggette all’obbligo di emissione della bolletta doganale -, operazioni assimilate e servizi internazionali), esenti (articolo 10 del decreto).
Sono invece esonerati i contribuenti “minimi”, i quali, però, se fuoriescono dal regime in corso d’anno, devono presentare la comunicazione per tutte le operazioni compiute nell’intero periodo d’imposta che hanno superato le soglie previste dallo “spesometro”.
Rientrano, inoltre, nell’obbligo della comunicazione sia le operazioni soggette al regime del margine sia quelle cui si applica il meccanismo del reverse charge.

Le soglie di spesa
Dunque, sono soggette all’obbligo di comunicazione le cessioni di beni e le prestazioni di servizi rese e ricevute da soggetti passivi Iva, di importo pari o superiore a 3.000 euro al netto dell’Iva. Se non vi è obbligo di emissione della fattura (perché, ad esempio, le operazioni sono documentate tramite ricevuta o scontrino fiscale), il limite è elevato a 3.600 euro al lordo dell’Iva.
Anche per i soggetti che, pur avendo l’obbligo di documentare le operazioni mediante fattura, non hanno l’obbligo di indicare separatamente l'imposta (ad esempio, le agenzie di viaggi), il limite è di 3.600 euro.
Per la determinazione delle soglie (3.000 o 3.600 euro), non devono essere considerate le spese anticipate in nome e per conto del cliente, in quanto escluse dalla base imponibile Iva.
In relazione ai contratti di appalto, fornitura, somministrazione e gli altri contratti da cui derivano corrispettivi periodici (locazione, noleggio, concessione eccetera), per i quali l’obbligo di comunicazione scatta se i corrispettivi dovuti nell’intero anno solare sono complessivamente non inferiori a 3mila euro.

Per il 2010 adempimento light
Per garantire un’introduzione graduale dell’adempimento, il provvedimento del 22 dicembre 2010 ha previsto, per l’anno d’imposta 2010, l’obbligo di comunicare le sole operazioni per le quali è stata emessa o ricevuta una fattura di importo non inferiore a 25mila euro.
Il termine per trasmettere la comunicazione relativa a queste operazioni è il 31 ottobre 2011.

Operazioni escluse dalla comunicazione
La circolare, poi, riepiloga le operazioni per le quali non vanno inviate le informazioni:
importazioni
esportazioni già soggette all’obbligo di emissione della bolletta doganale (articolo 8, comma 1, lettere a) e b), del Dpr 633/1972)
operazioni con soggetti black list, già monitorate con apposita comunicazione telematica
operazioni che hanno già costituito oggetto di comunicazione all’Anagrafe tributaria (ad esempio, contratti di assicurazione, di somministrazione di energia elettrica, di mutuo, atti di compravendita di immobili)
operazioni effettuate nei confronti di contribuenti non soggetti passivi Iva se il pagamento è avvenuto con carte di credito, di debito o prepagate (a meno che tali strumenti non siano emessi da operatori finanziari non residenti e senza stabile organizzazione in Italia; in tali casi, l’obbligo di comunicazione sussiste)
operazioni effettuate e ricevute in ambito comunitario, già monitorate attraverso i modelli Intra e il sistema Vies (Vat information exchange system)
passaggi interni di beni tra rami d’azienda, documentati con fattura.

Dati da indicare nella comunicazione
La comunicazione, effettuata per via telematica attraverso Fisconline o Entratel oppure avvalendosi degli intermediari abilitati alla trasmissione delle dichiarazioni, deve contenere, per ciascuna cessione, acquisto o prestazione di servizi:
la partita Iva o il codice fiscale del cedente/prestatore e del cessionario/committente
l’importo delle operazioni effettuate, evidenziando l’imponibile e l’imposta oppure specificando che si tratta di operazioni non imponibili o esenti (per verificare se è necessario o meno inviare i dati, bisogna tener conto delle eventuali note di variazione). Per le operazioni per le quali non c’è obbligo di fattura, vanno riportati i corrispettivi comprensivi dell’Iva applicata.
Per le operazioni effettuate nei confronti di soggetti non residenti, privi di codice fiscale, vanno indicati, per le persone fisiche, il cognome e il nome, il luogo e la data di nascita e il domicilio all’estero, mentre per i soggetti diversi dalle persone fisiche, la denominazione, la ragione sociale o la ditta e la sede legale.

Rettifiche e sanzioni
La comunicazione va inviata entro il 30 aprile di ogni anno, con riferimento alle operazioni effettuate nell’anno d’imposta precedente.
Come accennato, soltanto per il 2010 l’adempimento è posticipato al 31 ottobre 2011 e riguarda unicamente le operazioni di importo non inferiore a 25mila euro per le quali sussiste l’obbligo di fatturazione.
Superati i termini, il contribuente può integrare la comunicazione presentandone una nuova entro l’ultimo giorno del mese successivo alla scadenza, senza incorrere in alcuna sanzione.
L’omesso invio della comunicazione comporta l’applicazione della sanzione amministrativa da 258 a 2.065 euro. Stessa penalità per la trasmissione di dati incompleti o non veritieri.


Fonte: Agenzia Entrate

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lunedì 30 maggio 2011

Cedolare secca sugli affitti: arriva la nuova versione di Siria.

A partire dal 20 maggio 2011, per scegliere la cedolare secca sugli affitti bastano tre semplici passi guidati, tutti online, che richiedono solo pochi minuti. È, infatti, pronta all’uso sul sito dell’Agenzia delle Entrate, la nuova versione di Siria, il modello per opzione, che viaggia completamente in rete e non impone più, a differenza della precedente, di scaricare il software. La novità arriva a poco più di due settimane dal 6 giugno, data entro la quale devono scegliere la cedolare i proprietari titolari di contratti di locazione per i quali i termini di registrazione scadono nel periodo compreso fra il 7 aprile e il 6 giugno 2011.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Mutuo per l’acquisto dell’abitazione principale: sì alla detrazione del 19% degli interessi passivi a seguito di “accollo interno” del mutuo.

Se l'accordo di separazione trasferisce ad uno dei due coniugi l'intera proprietà dell'immobile e il pagamento dell'intero mutuo, il coniuge acquisisce anche il diritto alla detrazione del 19% sugli interessi passivi maturati sull’intera somma, anche senza alcuna modifica del contratto stipulato con la banca. Per il riconoscimento è sufficiente, infatti, che l’accollo risulti formalizzato in un atto pubblico o in una scrittura privata autenticata, e che le quietanze relative al pagamento degli interessi siano integrate dall’attestazione che l’intero onere è stato sostenuto dal coniuge proprietario, anche per la quota riferita all’ex coniuge. Lo ha chiarito l’Agenzia delle Entrate con la Circolare n. 20/E del 13 maggio 2011.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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venerdì 27 maggio 2011

Quesito: tassazione sul Forex.

vorrei sapere, per favore, se il forex è soggetto a tassazione.

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“Decreto Omnibus” approvato in via definitiva dalla Camera.

Manca solo la firma del Capo dello Stato alla legge di conversione del “Decreto Omnibus” (D. L. n. 34/2011), che sospende la realizzazione di nuovi impianti nucleari in Italia. La legge è stata approvata ieri, 25 maggio 2011, in via definitiva dalla Camera. Il testo del provvedimento, su cui il Governo martedì aveva ottenuto la fiducia, è rimasto invariato rispetto a quello uscito dal Senato.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Dottori commercialisti: contributo soggettivo minimo al 12%.

L’Assemblea dei delegati della Cassa dei Dottori Commercialisti, tenutasi a Roma il 25 maggio 2011, ha approvato la delibera che contiene la mini riforma finalizzata all’innalzamento del contributo soggettivo dal 10% al 12% in tre anni e al mantenimento del contributo integrativo a carico del cliente al 4%. Come premio per l’innalzamento del contributo soggettivo, i dottori avranno un’aliquota di computo più elevata rispetto a quella di finanziamento e i contributi “valorizzati” saranno maggiori di quelli effettivamente versati. Sono rimaste, invece, invariate le quote fisse per i dottori commercialisti che hanno redditi al di sotto di una certa soglia.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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L’eventuale svista dell’ufficio non cancella la sanzione.

Con l’ordinanza 11096 del 19 maggio, la Cassazione ha fornito alcune precisazioni in merito all’esatta interpretazione dell’articolo 8 del Dlgs 546/1992, che disciplina le ipotesi di inapplicabilità delle sanzioni non penali previste dalle norme tributarie, da parte delle Commissioni tributarie, laddove la violazione è giustificata da obiettive condizioni di incertezza sulla portata e sull’ambito di applicazione delle disposizioni alle quali si riferisce.

Il giudizio in Cassazione
L’Amministrazione finanziaria impugna una sentenza della Commissione tributaria regionale che, nel rigettare l’appello dalla stessa proposto, aveva confermato la pronuncia di primo grado che, a sua volta, aveva accolto - limitatamente alle sanzioni applicate e in ossequio al disposto di cui al citato articolo 8 del Dlgs 546/1992 - il ricorso di un contribuente avverso un avviso di accertamento Iva, Irpef e Irap (anno 2002).

Secondo i giudici di appello, nella controversia sussistono i requisiti per dichiarare inapplicabili le sanzioni amministrative in ragione della obiettiva incertezza circa il significato – e le relative conseguenze in caso di violazione – da attribuire all’articolo 12 della legge 212/2000 (Statuto del contribuente), laddove, al comma 7, impone all’Amministrazione l’obbligo di notificare l’avviso di accertamento non prima di sessanta giorni dal termine della verifica fiscale (salvo casi di particolare e motivata urgenza).

Nel ricorso di legittimità, l’Amministrazione lamenta l’erronea applicazione, da parte dei giudici di appello, dell’articolo 8, laddove attribuisce alla Commissione tributaria il potere di disapplicare le sanzioni non penali previste dalle leggi tributarie, quando la violazione è giustificata da obiettive condizioni di incertezza sulla portata e sull’ambito di applicazione delle norme fiscali.

La Corte suprema ritiene fondata la doglianza nella considerazione che “…il potere del giudice tributario di disapplicare le sanzioni amministrative sussiste esclusivamente nel caso in cui l’obiettiva incertezza concerna le norme tributarie la cui violazione da parte del contribuente ha dato luogo alla emissione dell’avviso di accertamento (con irrogazione delle conseguenti sanzioni), configurandosi un errore giustificabile riguardo all’interpretazione della norma tributaria violata, e non nelle ipotesi, come quella di specie, in cui l’incertezza interpretativa attenga a norme procedimentali alla cui osservanza è tenuta l’Amministrazione”.

In altri termini, la Cassazione puntualizza che l’esimente contenuta nell’articolo 8 riguarda, esclusivamente, l’obiettiva incertezza normativa riconducibile a un adempimento a cui il contribuente è tenuto, con la conseguenza che la stessa non opera allorquando l’adempimento sia posto a carico dell’Amministrazione finanziaria (nello specifico, quello contenuto nel comma 7 dell’articolo 12 della legge 212/2000).

Considerazioni finali
La pronuncia è in linea con l’orientamento prevalente in materia, ribadito dalla Cassazione nella sentenza 20876/2010, con la quale la Corte di legittimità ha affermato che l’incertezza normativa oggettiva tributaria, alla base dell’applicazione dell’articolo 8 del Dlgs 546 del 1992, “…è la situazione giuridica oggettiva, che si crea nella normazione per effetto dell’azione di tutti i formanti del diritto, tra cui in primo luogo, ma non esclusivamente, la produzione normativa, e che è caratterizzata dall’impossibilità, esistente in sé ed accertata dal giudice, d’individuare con sicurezza ed univocamente, al termine di un procedimento interpretativo metodicamente corretto, la norma giuridica sotto la quale effettuare la sussunzione di un caso di specie o, se si tratta del giudice di legittimità, del fatto di genere già categorizzato dal giudice di merito; solo in questo senso oggettivo, con esclusione di qualsiasi rilevanza sia delle condizioni soggettive individuali sia delle condizioni soggettive categoriali, l’incertezza normativa, in quanto esistente in sé, opera nei confronti di tutti” (cfr Cassazione, sentenze 19638/2009, 7765/2008 e 24670/2007).

Un altro principio interessante, contenuto nella indicata sentenza 20876/2010, da evidenziare, è quello per cui la richiesta di verifica della situazione di incertezza normativa – fermi restando l’accertamento dei fatti e la loro categorizzazione operati dal giudice di merito – rappresenta una questione di diritto, “…con la conseguenza che di essa può essere investito anche il Giudice di legittimità” (ancorché il dato testuale dell’articolo 8 faccia riferimento alle sole Commissioni tributarie).

Da ultimo, si rappresenta che, nel vigente sistema tributario nazionale, l’incertezza normativa oggettiva è prevista come causa di esenzione del contribuente dalla responsabilità amministrativa tributaria, oltre che dal richiamato articolo 8 del Dlgs 546/1992, anche dall’articolo 6, comma 2, del Dlgs 472/1997 (secondo cui “non è punibile l’autore della violazione quando essa è determinata da obiettive condizioni di incertezza sulla portata e sull’ambito di applicazione delle disposizioni alle quali si riferiscono…”), nonché dall’articolo 10, comma 3, della legge 212/2000 (per cui “le sanzioni non sono comunque irrogate quando la violazione dipende da obiettive condizioni di incertezza sulla portata e sull'ambito di applicazione della norma tributaria o quando si traduce in una mera violazione formale senza alcun debito di imposta; in ogni caso non determina obiettiva condizione di incertezza la pendenza di un giudizio in ordine alla legittimità della norma tributaria…”).


Fonte: Agenzia Entrate

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Contenzioso tributario anno 2011.

Affinare la tecnica di monitoraggio, rendendolo ancora più funzionale agli obiettivi strategici dell'attività di contenzioso. Nella circolare 22/E del 26 maggio, l'Agenzia delle Entrate indica agli uffici il piano d'azione 2011 confermando, in gran parte, gli indirizzi già delineati nella circolare 26/E del 2010.

Nel nuovo documento si sottolinea la necessità di una ancora più stretta e coordinata collaborazione tra la struttura centrale e le articolazioni periferiche. Lo scopo è mettere meglio a fuoco le criticità del sistema, valutare le tipologie degli atti con esiti negati e positivi, così da arrivare in commissione soltanto con cause sostenibili e di qualità.
Vincere in giudizio, infatti, non significa semplicemente recuperare imposte, ma anche affermare l'efficacia dell'azione amministrativa e, di conseguenza, favorire la tax compliance e l'adesione agli strumenti deflativi del contenzioso.

Naturalmente, l'obiettivo dell'Agenzia non è "litigare", piuttosto è incentivare il dialogo e la collaborazione con il contribuente. Qualora però il contenzioso sia inevitabile, che ci si arrivi ben preparati; fondamentale, quindi, "lavorare" sulla qualità degli atti notificati.
La circolare prevede, perciò, di incrementare il contributo diretto di chi predispone le pratiche impugnabili ed ecco come.

Un primo step del monitoraggio degli esiti è l'analisi, da parte dell'Oci (Organo consultivo interno attivo presso le direzioni provinciali), delle nuove tipologie di ricorsi e dei motivi del loro accoglimento, attraverso le informazioni disponibili on line e l'esame delle schede di rating relative al ricorso in primo grado e alle sentenze, più le consuntivazioni periodiche delle direzioni regionali.
Dal 2011, per capire meglio dove intervenire per migliorare i risultati, l'Oci si avvarrà anche del contributo dei funzionari che hanno curato gli atti oggetto di ricorso, in modo che gli organi centrali possano adottare criteri uniformi per una efficace azione amministrativa che porti "a un incremento significativo degli incassi da conciliazione giudiziale rispetto allo scorso anno, al conseguimento degli indici di vittoria assegnati, a una significativa riduzione dei ricorsi assegnati alla Commissione tributaria provinciale".

Il documento di prassi, raccomanda, inoltre, di ricorrere all'istituto dell'autotutela in mancanza di presupposti validi per sostenere la causa in giudizio e, quando possibile, di seguire la strada della conciliazione giudiziale.
In pratica, l'indicazione è evitare azioni amministrative inutili e dispendiose, che, per di più, certo non avvicinano il cittadino al fisco.

È ribadita, per il 2011, l'importanza della presenza dei funzionari alle udienze d'appello, elemento indicato, quest'anno, anche tra gli obiettivi in programma.

Altra problematica affrontata, è lo smaltimento dell'arretrato. Il documento di prassi invita gli uffici alla predisposizione di piani straordinari per eliminare la giacenza.
È stato, infine, creato un nuovo indicatore di azione per monitorare l'andamento e la tempistica dei giudizi effettivamente conclusi.


Fonte: Agenzia Entrate

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Cfc: l'Agenzia a domanda risponde, fra temi di diritto e matematica.

Niente cfc rule - e quindi nessuna necessità, per il soggetto residente, di presentare istanza di interpello - se la partecipata estera è un fondo "armonizzato" oppure un Oicr (Organismo d'investimento collettivo del risparmio) stabilito in Ue o in uno Stato aderente all'Accordo sullo spazio economico europeo. E' solo il primo chiarimento contenuto nella circolare n. 23/E del 26 maggio, documento con il quale l'Agenzia delle Entrate dà risposta a numerosi quesiti relativi all'applicazione della normativa sulle controlled foreign companies.

Fondi comuni, enti a parte
La disciplina cfc non trova applicazione se la "controlled" estera, per proprie caratteristiche operative, derivanti dalla stessa legge che la disciplina e in base alla quale è costituita:
è partecipata da una pluralità di investitori non collegati tra loro
segue politiche d'investimento determinate da criteri e regolamenti sottoposti al controllo delle autorità di vigilanza
è gestita da soggetti che svolgono professionalmente tale attività, in autonomia dai partecipanti stessi.
E' la premessa in base alla quale l'Amministrazione ha escluso l'attivazione della regola contenuta nell'articolo 167 del Tuir, quando a essere partecipato è un fondo comune di investimento "armonizzato", amministrato secondo le disposizioni previste dalle direttive 85/611/Cee e 2009/65/CE, oppure un Oicr che, anche se non conforme alle citate direttive, è stabilito - e assoggettato alla relativa vigilanza - in uno Stato aderente all'Ue o all'Accordo sullo spazio economico europeo.
Discorso analogo per gli Oicr localizzati in Paesi white list, per i quali le caratteristiche tracciate all'inizio del paragrafo possono essere verificate dall'Amministrazione finanziaria mediante lo scambio di informazioni.

Tax rate test per matematici
Le disposizioni speciali "extra Tuir", quali le regole sulle società di comodo o quelle relative all'indeducibilità degli interessi passivi su obbligazioni con tassi "fuori mercato", entrano in gioco solo nella fase di tassazione per trasparenza. Non vanno, cioè, considerate nel calcolo del tax rate virtuale, uno dei due step necessari per la verifica dell'applicabilità o meno della cfc rule quando la controllata è localizzata in Paesi "non black list".

Altra puntualizzazione "di principio", contenuta nella circolare 23/E e relativa al controllo del livello di tassazione comparato, riguarda l'interazione della disciplina con i principi contabili internazionali: se la controllata estera redige il bilancio sulla base degli Ias/Ifrs, il suo reddito "virtualmente" imponibile in Italia va determinato applicando le disposizioni fiscali italiane previste per i soggetti che applicano gli standard internazionali, anche qualora la stessa controllata, fosse stata residente nel nostro Paese, avrebbe utilizzato (per opzione o per obbligo) i principi contabili nazionali.

Banche, assicurazioni e passive income test
I proventi derivanti dall'attività di gestione, individuale o collettiva di patrimoni "per conto terzi", esercitata da intermediari finanziari non hanno la natura di passive income e, di conseguenza, non vanno ricompresi nel calcolo della soglia del 50%, fissata al comma 8-bis, lettera b, dell'articolo 167 del Tuir.

L'esclusione opera anche, per le imprese di assicurazione, in relazione ai proventi degli investimenti "obbligatoriamente" effettuati a copertura delle riserve tecniche (classe C dello stato patrimoniale), nonché per quelli derivanti sia dagli investimenti a beneficio degli assicurati dei rami vita che ne sopportano il rischio sia dai fondi pensione (classe D dello stato patrimoniale).

No al regime "fai da te"
La tassazione per trasparenza è il regime naturale nei casi la cfc, pur localizzata in uno Stato o Territorio "non black list", non superi i 2 test del tax rate e del passive income. Di conseguenza, il soggetto italiano, che ha sempre tassato per trasparenza i redditi conseguiti dalla controllata estera, non può autonomamente decidere di cambiare regime - perché magari i due parametri gli consentirebbero di farlo - senza passare per l'interpello disapplicativo, presentato ai sensi del comma 8-ter dell'articolo 167.

Anche su di esso è tornata la circolare:

va presentato almeno 120 giorni prima del termine per la dichiarazione dei redditi relativa all'esercizio per cui si chiede la disapplicazione. Tuttavia, considerate le novità che hanno interessato la materia, ancora in fase di chiarimento, tutte le istanze i cui termini di presentazione scadono fra il 1° e il 30 giugno si considereranno valide se prodotte entro tale ultima data
se dichiarato inammissibile, è rinnovabile - con una nuova istanza che fornisce quegli elementi la cui mancanza hanno determinato l'inammissibilità - a condizione, ovviamente, che non si sia già oltre il termine dei 120 giorni
è onere, nei casi di catene partecipative, del controllante residente "di ultimo livello".


Fonte: Agenzia Entrate

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giovedì 26 maggio 2011

IAS: il regolamento fiscale sugli standard internazionali non sarà retroattivo.

Come previsto dal Decreto Legge Milleproroghe 2011, entro il prossimo 31 maggio è atteso il primo decreto IAS con le interpretazioni fiscali relative a principi contabili internazionali emanati tra il 1° gennaio 2009 e il 31 dicembre 2010. Il testo del decreto IAS non sarà retroattivo e prevederà interpretazioni su vari capitoli, come i servizi in concessione e le stock option.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Contributi per i geometri: istituiti 29 codici tributo per la riscossione.

L’Agenzia delle Entrate, con la Risoluzione n. 58/E del 24 maggio scorso, istituisce i codici tributo per il versamento, tramite il modello F24 Accise, dei contributi di spettanza della Cassa di previdenza e assistenza dei geometri libero professionisti (CIPAG). La validità dei 29 codici, riportati nell’allegato 1 alla risoluzione e da utilizzare nella specifica sezione “Accise/Monopoli ed altri versamenti non ammessi in compensazione”, decorre dal 6 giugno 2011. Trova così piena attuazione pratica la convenzione firmata lo scorso 21 aprile tra Agenzia delle Entrate e CIPAG.

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Società sottoposta a verifica, l’auto di terzi diventa aziendale.

Se il fratello dell’amministratore di un’azienda sottoposta a verifica trasborda in modo sospetto documenti contabili dall’abitazione del suddetto amministratore nella propria autovettura, i verificatori sono autorizzati ad acquisirli.

E’ quanto statuito dalla Corte di cassazione con la sentenza 10590 del 13 maggio.

Un accenno alla vicenda
Sullo sfondo della vicenda, un avviso di accertamento Iva per l’anno di imposta 1996 elevato a carico di un night club sulla scorta di un pvc della Guardia di finanza. Fondamentali per il recupero sono state le risultanze tratte dalla documentazione consegnata dal fratello dell’amministratore, colto in flagrante dai verificatori alle prime luci dell’alba durante il tentativo di portare in salvo nel proprio bagagliaio elementi compromettenti dalla casa di abitazione di questi, per la quale sussisteva idonea autorizzazione giudiziaria all’accesso.
La censura principale del ricorso in Cassazione del contribuente investe l’illegittimità dell’avviso dovuta ad asserite violazioni di ordine istruttorio per la mancanza di uno specifico provvedimento giudiziario che autorizzasse la perquisizione dell’autovettura del terzo.

La Corte di cassazione disattende il motivo sia per la mancata proposizione di tale eccezione in primo grado sia per la mancata autosufficienza del motivo dovuta all’assenza di trascrizione delle parti salienti dell’atto impositivo (del quale è negata dal contribuente la correttezza motivazionale e procedimentale), nonché degli altri atti presupposti e degli atti processuali, e trova l’occasione per soffermarsi sulla tematica legata all’autorizzazione all’accesso e al consenso e mancata opposizione.

Autorizzazione e consenso tra pronunce e buon senso
Il fatto controverso rispetto al quale la motivazione della sentenza della Ctr sarebbe stata omessa e/o comunque contraddittoria è per il contribuente rappresentato dalla “… mancata opposizione della persona terza”che, secondo la parte contribuente,“non equivale a consenso all’accesso operato al di fuori delle previsioni legislative”;peraltro, a suo dire, il consenso sarebbe“privo di rilievo giuridico non essendo richiesto o preso in considerazione da nessuna norma di legge…”.
E’ indubbio che le contestazioni della parte sono focalizzate sulla mancanza del consenso all’accesso e sulla irrilevanza del consenso stesso.
Semplificando, gli interrogativi suggeriti dalla vicenda, in fieri potenzialmente idonei a dare una soluzione autonoma alla vicenda, possono essere così riassunti:
l’autorizzazione all’accesso all’abitazione dell’amministratore copre anche le indagini esperibili presso un’autovettura di un terzo, nella specie quella del fratello?
il consenso di un terzo, legittima la mancanza di un’autorizzazione specifica?

Per meglio comprendere gli interrogativi, occorre fare un passo indietro.
Come risaputo, nel caso di accessi in luoghi di privata dimora, il nostro ordinamento prescrive la massima garanzia: essi vanno effettuati esclusivamente in presenza di autorizzazione del procuratore della Repubblica, che può essere concessa soltanto in presenza di gravi indizi di violazioni delle norme tributarie e allo scopo di reperire libri, registri, documenti, scritture e altre prove delle violazioni. Tolte le considerazioni che si potrebbero spendere sulla necessità o meno della forma scritta di tale autorizzazione e sull’adeguatezza della motivazione che dovrebbe accompagnarla, il caso in questione potrebbe presentare il profilo della dimensione qualitativa dell’autorizzazione. In altre parole, ci si domanda, una volta ottenuta l’autorizzazione all’accesso, quali sono i poteri del soggetto preposto al controllo, Guardia di finanza o Agenzia delle Entrate.

Si pensi ad esempio all’apertura coattiva di pieghi sigillati, borse, casseforti, mobili, ripostigli e simili per i quali si ritiene sempre necessaria, ovunque si svolga il controllo (in luoghi professionali, promiscui o di privata dimora), l’autorizzazione del procuratore della Repubblica o dell’autorità giudiziaria.
Nessun dubbio qualora l’amministrazione effettui un accesso in un luogo di esercizio dell’attività e si verifichi l’esigenza di aprire, ad esempi, cassetti chiusi a chiave della scrivania: a tal fine, è d’obbligo l’autorizzazione specifica dell’autorità giudiziaria. Al contrario, è plausibile attendersi che, se l’amministrazione fosse autorizzata a effettuare un controllo all’interno di un luogo di privata dimora, tale autorizzazione potrebbe essere valida anche per l’apertura degli oggetti in esso presenti.
Seguendo una diversa strada, la vicenda in commento potrebbe essere risolta a monte aderendo all’indirizzo giurisprudenziale che ritiene necessaria l’autorizzazione solo per l’apertura “coattiva” e non per l’apertura che avvenga con il consenso, ritenendo, in quest’ultimo caso, sufficiente il permesso dei familiari del contribuente (Cassazione 9565/2007).

La Corte di cassazione, nel caso di specie, anche se non lo dice esplicitamente, sceglie di non addentrarsi nella tematica della dimensione dell’autorizzazione e di esplorare, invece, i contorni del consenso, o quanto meno dell’arrendevolezza.
Richiama, quindi, due pronunce di legittimità, emesse in materia di assenza di autorizzazione del procuratore della Repubblica: la sentenza 2804/2011, in cui la sezione tributaria ha dichiarato legittimo l’avviso di accertamento fondato su “brogliacci” rinvenuti nell’autovettura del contribuente, poiché la documentazione si trovava all’interno di automezzo utilizzato per l’esercizio dell’attività, e la sentenza 10489/2003, che ha ritenuto legittima la rettifica della dichiarazione della società fondata su documentazione extracontabile trovata all’interno dell’auto dell’amministratore, in quanto l’autovettura stessa non era in quel momento adibita a uso meramente personale o al trasporto per conto terzi, ma era da ritenersi, invece, un bene “appartenente” all’impresa.
La Corte suprema, dunque, concentra la propria attenzione sulla rilevanza che un veicolo di fatto e in quel particolare momento sia riferibile all’impresa e/o al suo amministratore.

Con un raffinato ragionamento, la Cassazione equipara la vettura, e in particolare la sua struttura di abitacolo funzionalmente idoneo a custodire oggetti, alla struttura di qualsiasi altro luogo chiuso idoneo a ricevere e occultare cose, comunque, attinenti all’impresa stessa.
Effettuato il collegamento vettura del fratello/contenitore di documenti dell’attività/luogo riferibile all’attività, la Corte sembra prescindere da eventuali indagini sulla pertinenza dell’autoveicolo con il luogo di privata dimora, per risolvere la questione nei termini seguenti: posto la non opposizione del proprietario del veicolo, non si è dovuto procedere a nessuna apertura “coattiva”(di plichi sigillati, borse e simili) e, pertanto, non è stata necessaria “una ulteriore e specifica autorizzazione”.


Fonte: Agenzia Entrate

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Destinatari del 5 per mille. Online gli elenchi definitivi.

Eliminate le duplicazioni, corretti gli errori anagrafici e inseriti gli enti riammessi a seguito della verifica di errori di iscrizione, gli elenchi definitivi dei beneficiari del 5 per mille 2011 sono da oggi online. Come da calendario, è stata infatti pubblicata sul sito internet dell'Agenzia, l’ultima versione, aggiornata e corretta alla luce delle segnalazioni fatte alla Direzione regionale dell’Agenzia delle entrate territorialmente competente, delle liste degli enti del volontariato e delle associazioni sportive dilettantistiche. Una prima versione provvisoria dei potenziali beneficiari era stata pubblicata lo scorso 13 maggio, con la possibilità, per le strutture interessate, di rimediare ad eventuali errori entro il 20 maggio. L’elenco degli enti della ricerca scientifica e dell’università e quello degli enti della ricerca sanitaria non hanno invece subito modifiche, rispetto al dato provvisorio.

Ancora un ultimo passoper volontariato e associazioni sportive
I legali rappresentanti degli enti del volontariato e delle associazioni sportive dilettantistiche presenti in lista, dovranno compiere ancora un ultimo adempimento, secondo il calendario del 5 per mille 2011. I primi, dovranno infatti presentare alla Direzione regionale dell’Agenzia delle Entrate, entro il prossimo 30 giugno, una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà che attesti i requisiti di ammissione all’elenco. A tale scopo, va utilizzato l’apposito modello, con allegata copia del documenti di riconoscimento del legale rappresentante che sottoscrive. Le associazioni sportive dovranno fare lo stesso, ma con la sola differenza che il tutto va presentato non all’Agenzia, ma alla struttura del Coni territorialmente competente.

Ricordiamo che nel 2009 i contribuenti hanno devoluto ai beneficiari ben 412 milioni di euro, 15 in più rispetto al 2008.


Fonte: Agenzia Entrate

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Codici per la cedolare secca. In F24 la sostitutiva sulle locazioni.

Arrivano i codici tributo che consentono di versare, con il modello F24, l’imposta sostitutiva dell’Irpef e delle addizionali comunale e regionale, nonché delle imposte di registro e di bollo, sui canoni di locazione di immobili abitativi.

Chi ha scelto il nuovo regime di tassazione, deve ricordare i numeri 1840, 1841 e 1842. A battezzarli, la risoluzione 59/E del 25 maggio.

Come è noto, da quest’anno, i proprietari, persone fisiche che affittano immobili (al di fuori dall’attività di impresa o di lavoro autonomo) a uso abitativo, possono scegliere di tassare i relativi canoni in modo semplificato, pagando cioè un’unica imposta in luogo di quelle ordinariamente previste per questo tipo di reddito.
Due le aliquote previste: 21% e 19%, quest’ultima per i contratti a canone concordato relativi a immobili siti nei Comuni con carenze di disponibilità abitative (Dl 551/1988, articolo 1, comma 1, lettere a e b) e in quelli ad alta tensione abitativa (individuati dal Cipe).

Il versamento va effettuato entro il termine previsto per il pagamento delle imposte sui redditi, indicando nella “Sezione Erario”, colonna “Importi a debito versati”, del modello F24, i codici:
"1840" per la prima rata dell’acconto
"1841" per la seconda rata dell’acconto o per l’acconto in unica soluzione
"1842" per il saldo.

L’ultimo codice può essere utilizzato anche nella colonna “Importi a credito compensati”.

Il primo appuntamento vedrà “impegnato” il codice 1840, per pagare la prima rata dell’acconto 2011, in scadenza al 6 luglio.


Fonte: Agenzia Entrate

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mercoledì 25 maggio 2011

Quesito: ICI e comodato uso gratuito di una comproprietà a parente di 1° grado.

sono proprietario di una casa al 50% con mia moglie dove sono domiciliato e risiedo con la mia famiglia ( e su questa proprietà sono in regola con i pagamenti ICI, fino a quando erano dovuti anche sulla prima casa);
nel 2002 sono divenuto proprietario per 1/3, così come i miei due fratelli, della casa appartenuta ai miei genitori; contestualmente la casa é stata data in comodato d’uso gratuito ad uno dei mie fratelli e, ai fini ICI, fu sottoscritta una dichiarazione in tal senso, su un modulo prestampato fornitoci, consegnato all’ufficio competente del Comune. Per effetto di questa dichiarazione ognuno di noi ha pagato l’ICI dovuta e prevista. All’epoca non abbiamo redatto in forma scritta un contratto di comodato vista la sentenza della Cassazione 1083/81 che stabiliva come non necessaria per un immobile.
la prima domanda é : la dichiarazione al Comune andava ripetuta ogni anno ? e, non avendolo fatto, cosa accade ? cosa dovremmo fare, eventualmente per sanare la situazione ?
nel dicembre del 2003, io ed il fratello che ci abita, siamo diventati proprietari della casa al 50% avendo acquistato il rimanente terzo dall’altro fratello (nel frattempo deceduto). Io ho continuato a pagare l’ICI come seconda casa e con l’aliquota spettante a chi ha concesso il comodato d’uso gratuito; mio fratello, che ci abita tuttora, ha continuato a pagare l’ICI sino al 2007 con l’aliquota che spetta al proprietario della casa in cui abita e risiede, sua unica proprietà.
la seconda domanda é : la dichiarazione di comodato d’uso gratuito andava ripresentata ? e, non avendolo fatto, cosa accade ? cosa dovremmo fare, eventualmente per sanare la situazione ?
nella situazione sinora descritta é necessario redigere un contratto di comodato d’uso gratuito da registrare presso l’ Agenzia delle Entrate o vale sempre quanto stabilito dalla Cassazione ?

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Quesito: contratto da frontaliere.

ho sentito dire che la questione dei 20 km oltre il confine non esiste
più è vero?
mi sto informando perchè a me hanno offerto un lavoro con contratto a
tempo indet con permesso da frontaliere solo che risiedo a milano dove
ho comprato casa e pago il mutuo, mi conviene ai fini dell'irpef? cosa
dovrò dichiarare in IT se già lo stipnedio mi sarà tassato in CH ma
resta cmq che ho residenza e casa di proprietà a milano?
sto valutando prima di fare delle sciocchezze, qualcuno può aiutarmi?
il minimo salariale in CH quanto dovrebbe essere per un frontaliere?

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Quesito: vendita terreno pip.

Una s.a.s. vende ad un s.r.l. un terreno agricolo rientrante in area PIP.
E' corretto applicare in fattura l'Iva sulla vendita?

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Quesito: caso particolare per detrazione figli a carico.

detrazioni per figli a carico

ho tre figli di anni 8 - 3 - 1
io lavoro con reddito superiore a mia moglie

vorrei sapere se è possibile attribuirmi le seguenti percentali di detrazione per i figli:

al primo 100%
al secondo 50%
e al terzo 100%

so che chi ha il maggior reddito piu' decidere (in accordo col coniuge) di "prendersi" tutta la detrazione o solo il 50% , ma non ho trovato niente in merito a questa casistica

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Quesito: incentivo all'esodo.

sono un ex dipendente postale che al 31/12/2009 ho cessato il rapporto di lavoro con Poste spa con INCENTIVO ALL’ESODO e che mi ha portato alla pensione quest’anno.
In questo periodo dell’anno,mi accingo a presentare la dichiarazione dei redditi tramite mod.730 così come tutti gli anni precedenti.
Però, non ho ricevuto nessun documento da Poste spa, tipo CUD 2011, per le somme ricevute a titolo di Incentivo all’esodo nell’anno 2010.
Ora mi sto chiedendo e chiedo a Voi:
LE COMPETENZE CHE MI SONO STATE DATE NEL 2010 A TITOLO DI INCENTIVO ALL’ESODO VANNO DICHIARATE OPPURE NO?
Se dovessero essere dichiarate, dovrei chiedere la documentazione relativa alle Poste spa dal momento che non ho ricevuto nulla?
Spero tanto possiate darmi una risposta valida perché non so proprio cosa fare e non vorrei fare una dichiarazione errata o addirittura ometterla, in quanto, se l’incentivo all’esodo non è dichiarabile, per gli altri redditi che ho non sono tenuto alla presentazione della dichiarazione.

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Quesito: cessione proprietà prima casa.

ho costruito la casa principale al 50% con mio marito, data fine lavori 31/03/2009 e vi abbiamo portato la residenza dal 06/04/2009.
Per questa casa abbiamo fatto anche un mutuo cointestato quindi proprietà e mutuo al 50%.

Nel caso in cui mio marito mi ceda la sua quota di proprietà prima dei 5 anni, e io mi accolli anche il mutuo:
- quali sono i riflessi ai fini dell'IVA (la costruzione è stata interamente fatta con l'applicazione di IVA al 4%)?
- in base a cosa, come viene calcolata?

- nel caso di cessione del 49% anziché dell'intero 50% si avranno i medesimi risultati?

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Da imposte anticipate a credito: il codice per la trasformazione.

Istituito, con la risoluzione 57/E del 24 maggio, il codice tributo per consentire alle banche di recuperare, tramite compensazione in F24 le imposte anticipate, derivanti dalle differenze temporanee relative a svalutazioni crediti, avviamento e altre attività immateriali, trasformate, negli esercizi in perdita, in crediti d’imposta. Il numero da inserire nel modello di pagamento unificato è 6834.

L’esigenza di predisporre un codice ad hoc nasce dalla previsione contenuta nell’articolo 2 (commi 55 e 57) del milleproroghe (Dl 225/2010) che, in vista del graduale passaggio al regime dei vincoli patrimoniali imposti agli istituti di credito da “Basilea III”, tende una mano alle banche interessate dalle regole stabilite dall’accordo internazionale.

Si ricorda che le nuove norme fissate dal Comitato per la supervisione bancaria, che comunque entreranno integralmente a regime nel 2019, prescrivono, fra l’altro, la misurazione del “patrimonio di qualità primaria” degli enti creditizi (il common equity, fissato per il 2013 al 3,5% delle attività ponderate per il rischio, fino ad arrivare al 4,5% nel 2015) al netto deideferred tax asset (franchigia del 10% esclusa), in ragione della loro natura di posta a credito solo “presunta” (in assenza di futuri redditi imponibili).
Una misura questa – operativa dal 2018 – con cui gli istituti di credito italiani son chiamati a fare i conti, partendo, però, da una situazione di “non parità” rispetto ai colleghi europei, avvantaggiati, ad esempio, dalla possibilità di dedurre le rettifiche di valore sui crediti integralmente, nell’anno di imputazione in bilancio.
Da qui, la previsione per cui, come detto, le attività per imposte anticipate iscritte in bilancio, relative a svalutazioni di crediti non ancora dedotte dal reddito imponibile, nonché quelle relative all’avviamento e alle altre attività immateriali, il cui maggior valore è stato affrancato con pagamento di imposta sostitutiva, sono trasformate in crediti d’imposta qualora nel bilancio individuale della banca venga rilevata una perdita d’esercizio.

Il codice 6834 va riportato nella sezione “Erario”, colonna “Importi a credito compensati”, oppure tra gli “Importi a debito versati” se si tratta di riversamento del credito.


Fonte: Agenzia Entrate

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martedì 24 maggio 2011

Rischio commerciale e lettera di credito.

Domanda
Durante la partecipazione ad una fiera in Germania, siamo entrati in contatto con un potenziale compratore danese con il quale dovremo valutare l'eventuale acquisto di un impianto fatto su misura, di circa 700 mila Euro. Pensavamo di proporre, quale condizione di pagamento, quanto segue: il 10% dell'importo in via anticipata, mentre il rimanente 90% tramite bonifico bancario posticipato da corrisponderci 120 giorni a decorrere dalla data del montaggio dell'impianto. Questo perché, in considerazione del basso rischio legato al paese del compratore, non ci sembrerebbe opportuno l'impiego di una lettera di credito la quale è meglio destinarla ad operazioni commerciali che vedano coinvolti compratori di paesi a rischio. È corretto questo nostro ragionamento?

Risposta
No. Sebbene il paese della controparte sia un paese con un rischio nullo, il rischio che il compratore non paghi (rischio commerciale) è sempre presente. Tenendo conto che, in pratica, il bonifico bancario è "un ordine di pagamento", disposto su istruzioni del compratore, dalla banca dello stesso ad una banca corrispondente nel paese del venditore, con l'invito ad effettuare a quest'ultimo il pagamento di un determinato importo sul conto corrente in essere, non vi è la certezza che tale ordine venga dato e, quindi, che venga effettuato il bonifico bancario o che, al momento in cui matura la data di pagamento, il compratore sia in grado di assolvere l'obbligazione di pagamento assunta nei suoi confronti.
A soluzione di questo, vi sono due alternative:
- prevedere che la parte di importo che dovrà essere corrisposta in seguito al montaggio dell'impianto (il 90% dell'importo totale) sia pagata tramite lettera di credito irrevocabile, assoggettata alle UCP 600 (l'ultima revisione delle Norme ed Usi Uniformi relativi ai crediti documentari della Camera di Commercio Internazionale di Parigi), con scadenza in Italia ed utilizzabile presso la Vostra banca italiana contro presentazione conforme dei documenti in esso indicati;
- prevedere che la parte di importo che dovrà esserVi corrisposta in seguito al montaggio dell'impianto (il 90% dell'importo contrattuale) sia pagata, conformemente a quanto da Voi ipotizzato, tramite bonifico bancario a 120 giorni, a garanzia del quale dovrà essere, però, emessa una Standby letter of credit irrevocabile, assoggettata anch'essa alle UCP 600, con scadenza in Italia ed utilizzabile, in caso di mancato pagamento, presso la Vostra banca italiana contro presentazione conforme di una Vostra dichiarazione indicante che la controparte non ha pagato l'importo dovuto, accompagnata, eventualmente, anche da una copia della fattura commerciale con la dicitura "unpaid" e da una copia del documento di trasporto. In alternativa a quanto sopra, potrà essere richiesta una Payment Guarantee, soggetta alle Norme Uniformi sulle Garanzie a richiesta (le URDG 758 della ICC di Parigi).
Nel primo caso otterreste uno strumento di pagamento (il credito documentario) autonomo ed astratto rispetto agli accordi sottostanti, pagabile contro presentazione conforme dei documenti in esso prescritti, nel secondo caso, il pagamento avverrebbe tramite bonifico bancario il quale sarà supportato da uno strumento di garanzia (la Standby letter of credit o la Payment Guarantee) autonomo ed astratto rispetto agli accordi sottostanti, che potranno essere attivati, contro presentazione conforme di determinati documenti, nel caso in cui il bonifico bancario concordato non venisse effettuato entro la data contrattualmente pattuita. In entrambe le alternative anche il rischio commerciale sarebbe coperto.


Fonte: IPSOA

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Notifica a errato domiciliatario: l'appello è nullo ma "sanabile".

La notifica dell'atto di appello effettuata presso l'indirizzo del domiciliatario a persona qualificata erroneamente nella relata di notificazione quale effettivo domiciliatario, non è inesistente ma deve ritenersi affetta da un vizio di "nullità sanabile". Pertanto, la Commissione tributaria regionale non può dichiarare inammissibile l'appello ma deve disporre la rinnovazione della notificazione dello stesso.

Questo, in sintesi, il principio di diritto desumibile dall'ordinanza della Cassazione n. 10637 del 13 maggio.

La vicenda
A seguito dell'annullamento, da parte dei giudici di primo grado, dell'avviso di rettifica Iva relativo all'anno d'imposta 1998, l'Agenzia delle Entrate proponeva appello presso la Commissione tributaria regionale della Sicilia.
I giudici della Ctr dichiaravano inammissibile l'appello, poiché ritenevano che la notifica fosse da considerare inesistente. Ciò in quanto, benché effettuata all'indirizzo del difensore domiciliatario, era stata consegnata ad altro differente soggetto che, nella relazione di notifica, veniva identificato e individuato nella erronea veste di domiciliatario.
Contro tale decisione, l'Agenzia delle Entrate proponeva ricorso per Cassazione denunciando il vizio di violazione di legge e, in particolare, l'inosservanza degli articoli 160 e 291 del codice di procedura civile.

La pronuncia della Cassazione
Il Supremo collegio, ritenendo manifestamente fondato il ricorso dell'Agenzia, con ordinanza, ha cassato, con rinvio ad altra sezione della Ctr, la pronuncia di merito.
In particolare, i giudici di legittimità hanno accolto la doglianza dell'Amministrazione secondo cui la consegna dell'atto di appello, nel domicilio eletto, a persona erroneamente qualificatasi come domiciliatario, avrebbe dovuto comportare la rinnovazione dell'atto nullo, essendo invece la declaratoria di inammissibilità legata alla sola inesistenza giuridica della notificazione, non ricorrente nella specie.

Secondo la Cassazione, infatti, l'inesistenza può configurarsi solamente quando la notifica "… sia eseguita in luogo e presso persona che non siano in alcun modo e per nessuna via riferibili al soggetto passivo della notificazione medesima, essendo riferibili a tutt'altro soggetto, assolutamente estraneo al destinatario e all'atto da notificare".
Al contrario, la notifica dell'atto a soggetto trovato nel domicilio eletto e che pertanto non può dirsi del tutto estraneo alla figura del destinatario, comporta esclusivamente un vizio di nullità sanabile.

Osservazioni
In virtù del combinato disposto degli articoli 291 e 350 del cpc, il giudice, ove riscontri la mancata costituzione della parte appellata e, nel contempo, rilevi una ipotesi di nullità della notifica dell'atto di appello, deve ordinarne la rinnovazione entro un termine perentorio.
Tali articoli sono applicabili al processo tributario per effetto del generale rinvio operato dall'articolo 1, comma 2, del Dlgs 546/1992 (cfr Cassazione, sentenza 10136/2000).
Le citate norme del codice di procedura civile non trovano applicazione nel caso in cui la notificazione del ricorso in appello risulti inesistente. In tal caso, l'appello dovrà essere dichiarato inammissibile senza la possibilità di rinnovare la notifica.

L'ipotesi dell'inesistenza ricorre ogniqualvolta la notificazione venga effettuata in luogo diverso e a persona in alcun modo ricollegabile al destinatario.
A tal proposito, la Cassazione (sentenza 10506/2006), in taluni casi riguardanti la notificazione degli atti giudiziari a mezzo posta, ha ritenuto ricorrere un'ipotesi di inesistenza comportante l'inammissibilità dell'atto di appello nel caso di mancata produzione in giudizio dell'avviso di ricevimento, previsto dall'articolo 149 del codice di procedura civile.

Sul punto, si rileva l'orientamento contrario delle sezioni unite, secondo cui la mancata produzione dell'avviso di ricevimento non comporta l'inesistenza poiché la sua produzione "…è richiesta dalla legge esclusivamente in funzione della prova dell'intervenuto perfezionamento del procedimento notificatorio …". Tale carenza, pertanto, potrà essere sanata dalla costituzione in giudizio della parte cui è rivolta la notifica ovvero attraverso il successivo deposito in giudizio dell'avviso di ricevimento (cfr Cassazione, sentenza 627/2008).

Al contrario, casi di nullità sanabile, oltre a quello esaminato dalla pronuncia in commento, si ravvisano quando l'atto di appello sia stato notificato alla parte personalmente anziché al suo procuratore nel domicilio dichiarato o eletto (Cassazione, sentenza 17567/2009) oppure nell'ipotesi in cui la notifica dell'appello sia stata effettuata presso il recapito del domiciliatario attestato dal locale ordine professionale, anche se, successivamente, venga accertato che tale indirizzo non sia corretto (Cassazione, sentenza 837/2010).

Si ricorda, infine, in linea generale, che, in presenza di un vizio comportante nullità sanabile, nel caso in cui la parte intimata si sia costituita in giudizio, la nullità deve ritenersi sanata ex tunc secondo il generale principio di sanabilità per raggiungimento dello scopo, previsto dall'articolo 156, comma 2, cpc (Cassazione 17567/2009).


Fonte: Agenzia Entrate

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lunedì 23 maggio 2011

Mutuo “misto” per l’abitazione principale: sì alla dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà.

Se il mutuo ipotecario è stipulato sia per l'acquisto che per la ristrutturazione dell’abitazione principale è possibile produrre una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, dalla quale risulti l’importo destinato all'una o all'altra operazione, in assenza di una specifica documentazione rilasciata dalla banca. Il Caf sulla base della dichiarazione del contribuente potrà, dunque, riconoscere la detrazione degli interessi per l’acquisto dell’abitazione. Lo ha chiarito l’Agenzia delle Entrate con la Circolare n. 20/E del 13 maggio 2011.

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Società di comodo: interpelli entro il 2 luglio 2011.

Società di capitali alle prese anche quest’anno con il test di operatività, che decreterà se la società dovrà essere considerata di comodo oppure no. La società viene definita di comodo quando il volume dei ricavi effettivi è inferiore a quello che risulta dall’individuazione dei ricavi minimi presunti, determinati dall’applicazione dei coefficienti di redditività. In presenza di situazioni oggettive o straordinarie che hanno reso impossibile il conseguimento dei ricavi minimi, nonché del reddito minimo, la società può richiedere la disapplicazione delle relative disposizioni antielusive ai sensi dell’art. 37-bis, comma 8 del DPR 600/1973, presentando l’istanza di interpello almeno 90 giorni prima del termine di presentazione di Unico 2011, quindi non oltre il 2 luglio prossimo.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Decreto Sviluppo: nuova possibilità per la rivalutazione dei terreni e delle partecipazioni non quotate.

Tra le misure varate con il c.d. "Decreto sviluppo", pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 110 del 13 maggio 2011, trova spazio la possibilità di rideterminare il valore d’acquisto di terreni edificabili con destinazione agricola e di partecipazioni non negoziate nei mercati regolamentati, attraverso il pagamento di un'imposta sostitutiva (4% per i terreni, 4% o 2% per le partecipazioni, a seconda che siano o non siano qualificate) applicata sul valore stabilito attraverso una perizia giurata. Diversamente da quanto previsto in passato, la nuova possibilità, sembra realizzabile anche in assenza di versamento dell’imposta sostitutiva, compensando quanto già versato in eccesso in occasione di un’eventuale precedente rideterminazione. Inoltre, per i contribuenti che non si avvalgono di tale possibilità, il termine di decadenza per richiedere la restituzione delle somme decorre dal pagamento dell’imposta relativa all’ultima rivalutazione effettuata, non dalla data in cui è stata versata l’imposta di cui si chiede il rimborso.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Proroga dei versamenti delle imposte derivanti da UNICO 2011 e la consegna del Mod. 730.

Il 13 maggio 2011 è stato firmato il DPCM che prevede lo slittamento annunciato dei termini, dal 16 giugno al 6 luglio 2011, senza maggiorazioni, dei versamenti delle imposte dirette, dell’IRAP e dell’acconto della cedolare secca. I versamenti possono essere, inoltre, effettuati dal 7 luglio al 5 agosto, con maggiorazione dello 0,4%. La proroga riguarda indistintamente le persone fisiche, mentre per tutti gli altri lo spostamento in avanti delle scadenze si riferisce soltanto alle attività interessate dagli studi di settore. Il DPCM slitta, inoltre, al 16 maggio 2011 il termine di presentazione del Mod. 730/2011 da parte dei dipendenti e pensionati al proprio sostituto d’imposta; chi si avvale del CAF avrà tempo, invece, fino al prossimo 20 giugno. Rinviati, infine, al 20 agosto (di fatto al 22 agosto perché il 20 agosto cade di sabato) tutti gli adempimenti fiscali e i pagamenti in F24, in scadenza fra il 1° e il 20 agosto.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Dichiarazioni 2011: arriva la circolare che risponde ai quesiti dei contribuenti.

Via libera alla detrazione IRPEF del 36% e all’applicazione dell’IVA del 10% alla fornitura con posa in opera di addolcitori d’acqua domestica, se l’installazione dell’apparecchio comporta modifiche strutturali che comprendono opere di manutenzione straordinaria dell’abitazione e/o degli impianti. Le spese sostenute all’estero per l’acquisto di veicoli da parte di cittadini disabili hanno per il Fisco lo stesso valore di quelle effettuate in Italia e, quindi, sono detraibili con le medesime regole e gli stessi limiti. Rientra, invece, tra le spese sanitarie agevolabili la psicoterapia, anche senza prescrizione, ma non l’acquisto della piscina utilizzata a fini terapeutici. Sono solo alcuni dei chiarimenti contenuti nella Circolare n. 20/E del 13 maggio 2011, con la quale l’Agenzia risponde alle domande dei contribuenti, dedicando particolare attenzione anche agli interessi passivi dei mutui, sia nelle ipotesi di accollo sia nell’acquisto della nuda proprietà.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Diritto camerale annuale: definiti gli importi per il 2011.

È in corso di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale il Decreto del Ministero dello Sviluppo economico, che stabilisce la misura del diritto camerale annuale per il 2011.
Il provvedimento del 21 aprile 2011, diffuso da alcune Camere di Commercio, troverebbe applicazione a decorrere dal 1° gennaio 2011. In generale, sono stati confermati i medesimi importi previsti per lo scorso anno. Tuttavia, per taluni soggetti sono variati i criteri di determinazione delle misure del diritto annuale, mentre per gli altri è stato introdotto un obbligo di versamento assente per le annualità precedenti.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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venerdì 20 maggio 2011

Quesito: con un reddito inferiore a 2280 euro il figlio può essere a carico?

In una famiglia c'è padre madre e figlio (maggiore di 18 anni invalido al 75% ). Il padre ha un reddito da lavoro dipendente, la madre solo redditi di fabbricati ma inferiore a 2280 euro.
In questo caso il figlio è a carico al 50% di entrambi i genitori anche se la madre ha un reddito così basso?

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Quesito: acquisto biglietto aereo da compagnia di Paese black list.

Ho acquistato un biglietto aereo qui in italia tratta Venezia-Roma sul sito bravofly. E' una compagnia svizzera.
Quando mi ha inviato la fattura io, sapendo che la Svizzera fa parte dei paesi black list, ho provveduto a registrarla applicando l'iva e facendo autoliquidazione.
Ho proceduto nella maniera giusta?

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Quesito: iva ridotta per acquisto auto.

A mia moglie, che ha subito un operazione per un tumore ai polmoni, é stata riconosciuta dalla commissione di prima istanza ASL, in
base alla Legge 118/71, l'invalidità lavorativa (100%) totale e permanente. Attualmente non usufruisce della legge 104.
In base a quanto sopra chiedo gentilmente se in caso di acquisto di una nuova auto a Lei intestata ha diritto a qualche agevolazione fiscale o meno.

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Quesito: detrazione contributi INPS

Si puo pagare l' inps detraedolo dall' iva se si è a credito?

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Imprese Ias: perdite su crediti deducibili se certe.

Le nuove regole di determinazione dell’imponibile delle società che adottano i principi internazionali (Ias) sono analizzate da Assonime in un voluminoso documento: la “Guida all’applicazione dell’Ires e dell’Irap per le imprese Ias adoper”. La Guida esamina i nuovi criteri di qualificazione, classificazione e imputazione temporale previste per le imprese Ias, soffermandosi ad elencare le norme del Tuir non più applicabili a questi soggetti. Tuttavia, per dedurre le perdite, le imprese Ias, dovrebbero dimostrare l’esistenza degli elementi certi e precisi previsti dall’art. 101, comma 5 del Tuir.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Sistri: le imprese chiedono di sospendere il nuovo meccanismo del Sistri.

Il mondo delle imprese iscritte al Sistri hanno inviato, il 17 maggio 2011, una lettera al presidente del Consiglio dei Ministri, chiedendo di rinviare l’entrata in vigore del nuovo sistema informatico per la tracciabilità dei rifiuti. Tutti uniti per contestare un meccanismo che nel giorno del test ufficiale, l’11 maggio 2011, “ha dato un esito che difficilmente avrebbe potuto essere peggiore”. Per le imprese il timore è che l’entrata in vigore dal 1° giugno di un sistema non ancora pronto porti alla paralisi dell’intero comparto della produzione, del trasporto e dello smaltimento dei rifiuti.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Corte Ue, no ad aliquota ridotta Iva per importazione di animali vivi.

Il quadro giuridico comunitario è costituito dalla direttiva 2006/112 in materia di Iva e precisamente gli articoli 96, 97 e 98 in combinato disposto con l'allegato III. Gli articoli 96 e 97 contengono disposizioni che determinano l'aliquota ordinaria da applicare ai singoli scambi di beni e servizi. Il successivo articolo 98, invece, tratta la possibilità, per gli Stati membri, di applicare aliquote ridotte per quei beni e servizi enumerati nell'allegato III. Quest'ultimo allegato intitolato "Elenco delle forniture di beni e servizi assoggettabili ad aliquote ridotte" al punto 1) prevede proprio l'applicabilità di aliquote ridotte alla cessione di animali vivi a fini alimentari. La normativa nazionale è costituita sostanzialmente dalla legge sull'imposta sul fatturato il cui articolo 12 stabilisce l'aliquota Iva ordinaria da applicare alle operazioni imponibili. Il secondo comma del medesimo articolo 12 tratta il caso di una riduzione al 7% dell'aliquota ordinaria. L'allegato II contiene l'elenco delle merci soggette ad aliquota Iva ridotta tra cui troviamo nella categoria animali vivi proprio i cavalli. Anche nella circolare del 5 agosto 2004 del ministero delle Finanze tedesco trova un riscontro l'applicazione di un aliquota ridotta sulle transazioni di animali vivi tra cui i cavalli.

Causa principale e questione pregiudiziale
Il procedimento adito dalla Commissione europea (articolo 226 CE) riguarda l'interpretazione della normativa comunitaria in materia di Iva, precisamente la direttiva 112/2006, ad opera della repubblica federale tedesca, in virtù della quale applicare una aliquota ridotta alla cessione all'importazione di animali vivi. Ciò anche laddove l'importazione riguardi animali il cui scopo di commercializzazione è disgiunto dalla trasformazione alimentare. Questione che si pone per taluni animali quali appunto i cavalli. Pertanto, con lettera del 17 ottobre 2007 la Commissione europea chiedeva alla repubblica federale tedesca di presentare le sue osservazioni sulla questione interpretativa. A tal proposito la Germania faceva notare come l'applicazione di un aliquota Iva ridotta deve considerarsi giustificata sulla base del principio di neutralità fiscale, in quanto l'agevolazione contestata consente un pari trattamento tributario alla cessione di animali vivi a prescindere dallo scopo del loro utilizzo. Con parere motivato del 27 novembre 2008 la Commissione non riteneva tale tesi giustificativa appropriata visto e considerato che è opportuno mantenere talune distinzioni, come nel caso di specie, in quanto il principio di neutralità fiscale non ne risulta compromesso. Ecco che allora, con detto parere motivato, la Commissione chiedeva alla Germania di adeguarsi e di applicare una aliquota Iva ordinaria. Nella convinzione della fondatezza della propria linea interpretativa, la repubblica federale tedesca non si uniformava alle richieste della Commissione europea costringendo quest'ultima a rivolgersi ai giudici della Corte di giustizia europea. In altri termini, la questione pregiudiziale, sollevata dalla Commissione, è volta ad appurare se, ai fini dell'applicazione di una aliquota ordinaria o ridotta in materia di imposta sul valore aggiunto, rilevi la destinazione per fini alimentari o non degli animali vivi importati.

Le osservazioni delle parti
Secondo l'orientamento della Commissione europea la normativa tedesca, nell'applicare l'aliquota Iva ridotta, nella questione di cui alla causa principale viola gli articoli 96 e 98 della direttiva 2006/112. Questo in quanto l'aliquota ridotta costituisce un regime in deroga al regime ordinario e, in quanto tale, laddove la casistica non sia sufficientemente comprensiva in maniera tale da richiedere una interpretazione, detta interpretazione non può che essere restrittiva. Tale considerazione, aggiunge la Commissione, è suffragata anche da una analisi della normativa svolta nelle diverse versioni linguistiche che sembrano dare rilevanza alla destinazione alimentare della cessione all'importazione dell'animale vivo. Inoltre si sottolinea come assume rilevanza quella che è la destinazione normale degli animali vivi importati e che, perciò, non ha alcun valore il fatto che quella alimentare sia pur sempre una destinazione potenziale. Per contro, la Germania ritiene che un siffatto ricorso debba considerarsi irricevibile e che, nella versione linguistica tedesca, non vi è alcun riferimento alla destinazione alimentare c.d. normale nella cessione di animali vivi. Inoltre, occorre aggiungere che nella versione tedesca i cavalli sono animali la cui cessione ha quale finalità naturale quella alimentare ovvero agricola. Quanto alla destinazione alimentare, dunque, questa è sempre possibile e anche se l'animale nel suo ciclo di vita, prima di essere macellato, viene utilizzato in altro modo. Non di meno conto è il fatto che l'interpretazione fornita dalla Commissione costruirebbe una violazione del principio della certezza del diritto in quanto occorrerebbe di volta in volta andare a valutare caso per caso la destinazione degli animali vivi, applicando o meno l'aliquota ridotta, non potendo determinare la destinazione a priori. Infine, possiamo dire che nella sostanza sia la repubblica francese che i Paesi Bassi sostengono le argomentazioni e la posizione della repubblica federale tedesca.

Argomentazioni della Corte
Secondo i giudici europei per risolvere il dubbio interpretativo occorre partire dalla corretta interpretazione della norma comunitaria. Ecco che, laddove il legislatore comunitario utilizza l'avverbio "normalmente", intende asserire a tutti quegli animali che generalmente sono destinati alla macellazione e, quindi, a entrare nella catena alimentare. Ma nella causa principale si tratta della particolare razza equina che dalla lettura interpretativa che precede non sembra proprio rientrare nella normale destinazione alimentare. Inoltre i togati europei ribadiscono come la riduzione di aliquota Iva costituisca una deroga a un principio generale e in quanto tale andrebbe interpretato restrittivamente. Di conseguenza se si lasciasse passare l'applicazione della riduzione di aliquota anche a una specie animale non normalmente destinata alla catena alimentare, significherebbe rendere valida una interpretazione estensiva della deroga. Quanto alla lesione del principio di neutralità fiscale dalla mancata estensione della riduzione, i giudici europei sottolineano come il trattamento differente di beni o servizi in concorrenza tra loro costituisce un carattere insito dell'imposta sul valore aggiunto.

La pronuncia degli eurogiudici
A conclusione dell'iter processuale, i giudici della settima sezione della Corte di giustizia europea si sono pronunciati accogliendo il ricorso presentato dalla Commissione europea. Pertanto, hanno ritenuto prevalente la linea interpretativa secondo cui non su tutte le importazioni di animali vivi, in particolare di cavalli, può essere applicata una ridotta aliquota Iva. Presupposto dell'agevolazione fiscale, infatti, è la destinazione ad uso alimentare degli animali vivi. Cosa che non può essere a priori in considerazione del fatto che i cavalli vengono importati anche per usi diversi da quello alimentare. Pertanto, l'interpretazione giuridica fatta da Germania, Francia e Paesi Bassi non trova conferma nella pronuncia dei togati europei.

Fonte: sentenza della Corte UE del 12 maggio 2011, proc. C-543/09

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Il socio della piccola Srl paga l’Irpef sugli utili extrabilancio.

Nella sentenza 10270 del 10 maggio, la Corte di cassazione ha stabilito che il socio della Srl a carattere familiare paga l’Irpef sugli utili extrabilancio dell’azienda, anche se questa ha aderito al condono tombale e l’ufficio non ha fatto nessuna verifica sui conti bancari del contribuente. Ciò in quanto la società e il socio sono titolari di posizioni fiscali distinte e indipendenti.

Il fatto
La vicenda di fatto concerne avvisi di accertamento Irpef dei redditi di partecipazione notificati ai due soci di una piccola società a responsabilità limitata, imputando loro gli utili extrabilancio - ossia ricavi non contabilizzati per quello stesso periodo d’imposta - contestati all’azienda a ristretta base partecipativa, nonostante quest’ultima avesse aderito al condono “tombale” (articolo 9, legge 289/2002). Ciò in considerazione che, in simili vicende, opera la presunzione semplice di attribuzione pro quota ai soci degli utili sociali non contabilizzati.

Dopo un primo grado sfavorevole ai contribuenti, la Commissione tributaria regionale ha confermato la validità degli atti impositivi, atteso, da un lato, che per le società a ristretta base partecipativa a carattere familiare opera la presunzione semplice di attribuzione pro quota ai soci degli utili non canalizzati attraverso le scritture contabili ufficiali e, dall’altro, che l’istanza di sanatoria presentata dalla società non produce effetti anche nei confronti dei soci che non si sono avvalsi di quella possibilità concessa dalla legge.

Secondo i ricorrenti - che procedono nell’ulteriore grado del giudizio - l’Ufficio, in violazione dell'articolo 39 del Dpr n. 600/1973 e dell'articolo 42 (nel testo vigente ratione temporis, ora articolo 45) del Dpr 917/1986, ha basato il suo accertamento su una doppia presunzione, il conseguimento di redditi di impresa da parte della Srl e la distribuzione degli utili ai soci, costruita su un’equazione: ristrettezza della base sociale uguale distribuzione di utili in nero, gravemente lesiva per il diritto di difesa, mentre avrebbero dovuto concorrere altri elementi, come un accertamento bancario.

Motivi della decisione
Evidentemente i motivi del gravame non convincono, in quanto con la sentenza 10270/2011 in esame, la Corte di cassazione ha respinto il ricorso dei contribuenti.
Così, il primo profilo di doglianza è stato ritenuto infondato alla luce della consolidata giurisprudenza della Suprema corte (sentenze 6780/2003, 10951/2002, 7234/2000, 2606/2000 e 2390/2000), che legittima ai fini fiscali la presunzione di attribuzione pro quota ai soci, nel corso dello stesso esercizio annuale (Cassazione 7564/2003), degli utili non iscritti in bilancio di società di capitali a ristretta base azionaria. Tale presunzione trova presupposto nell’articolo 39, comma 1, lettera d), del Dpr 600/1973, inducendo all’inversione dell’onere della prova (articolo 2697 cc) a carico del contribuente (sentenze 9755/2003, 17016/2002, 6517/1992, 4133/1987), onere che nella specie non risulta essere stato assolto (cfr Cassazione 1924/2008).

Inoltre, occorre rilevare che, in tema di accertamento delle imposte sui redditi e con riguardo a quelli di capitale, pur non sussistendo una presunzione legale di distribuzione degli utili ai soci, a differenza delle società di persone (articolo 5 Dpr 917/1986), nel caso di società a ristretta base sociale è legittima la presunzione di distribuzione ai soci degli utili extracontabili (per gli utili non occulti, articolo 2433 codice civile), la quale non viola il divieto di presunzioni di secondo grado (praesumptio de praesumpto), cioè non dotate dei requisiti di gravità, precisione e concordanza ex articolo 2729 cc, poiché la base logica non è costituita dalla sussistenza dei maggiori redditi induttivamente accertati nei confronti della società, ma dalla ristrettezza della base sociale e dal vincolo di solidarietà e di reciproco controllo dei soci che, in tal caso, normalmente caratterizza la gestione sociale (sentenze 6780/2003, 7174/2002 e 4695/2002). Affinché, però, detta presunzione possa operare, occorre sia che la ristretta base sociale e/o familiare - cioè il fatto noto alla base della presunzione - abbia formato oggetto di specifico accertamento probatorio, sia che sussista un valido accertamento a carico della società in ordine ai ricavi non contabilizzati, il quale costituisce il presupposto per l’accertamento a carico dei soci in ordine ai dividendi (Cassazione 18640/2009, 13338/2009 e 9519/2009). Tale principio discende dal fatto che, essendo “la ristretta base azionaria” regola empirica e non legale, in quanto tale va accertata in concreto, con riferimento a tutti gli elementi dai quali è possibile desumerne la sussistenza secondo l’articolato e contrapposto fraseggio processuale intessuto dalle parti (Cassazione 20870/2010).

Tali considerazioni possono però essere superate allorché il contribuente non abbia specificamente contestato in giudizio tale circostanza (Cassazione 17358/009 e 20870/2010), come è avvenuto nel caso di specie.

La suddetta presunzione, pertanto, non scalfita dalle circostanze sopra esaminate, è sufficiente a suffragare la pretesa del fisco, per cui è corretto ritenere che l’ufficio ha provato la sussistenza, l’ammontare e la definitività del reddito societario e per imputazione (cfr Cassazione 20851/2005).

Effetti del condono “tombale”
Ma non è ancora tutto. Sul fronte condono tombale, la Cassazione ha, poi, ribadito che l’adesione alla sanatoria non ferma l’accertamento. Anche in questo caso, costituisce principio consolidato il fatto che la presunzione, fondata sul disposto dell’articolo 39, primo comma, lettera d), del Dpr 600/1973, non viene meno in ipotesi di presentazione di domanda integrativa di condono da parte della società, essendo questa e il socio titolari di posizioni fiscali distinte e indipendenti (Cassazione 7218/2001, 16885/2003, 20851/2005 e 1924/2008).
Al riguardo, occorre rammentare che, in applicazione del principio di trasparenza, anche nei confronti di soggetti diversi da quelli di cui all’articolo 5 del Tuir, i soggetti (persone fisiche) titolari di redditi prodotti in forma associata, per la presentazione della dichiarazione integrativa, dovevano attenersi alle particolari forme e modalità prescritte dal comma 4 dell’articolo 9 della legge 289/2002, ossia dovevano indicare nella dichiarazione integrativa relativa a ciascun periodo di imposta l’ammontare minimo determinato, nella stessa misura prevista dal comma 3 per i titolari dei redditi di impresa, in ragione della propria quota di partecipazione.

Nel caso trattato, invece, i soci ricorrenti hanno lasciato “scoperta” la propria posizione, così da rendere legittima l’azione del fisco.

Infine, per quanto riguarda gli effetti della dichiarazione di condono nella compagine societaria, la Corte suprema ha disatteso anche il rilievo secondo cui il socio che paga l’Irpef sugli utili extracontabili condonati dall’azienda viene sottoposto a una doppia imposizione. Ciò perché nella fattispecie trattata non è stato violato il principio secondo cui l’operatività del divieto di doppia imposizione, (articolo 67 del Dpr 600/1973), “postula la reiterata applicazione della medesima imposta in dipendenza dello stesso presupposto”, atteso che tale condizione non si verifica nell’ipotesi di una duplicità meramente economica di prelievo sullo stesso reddito, come quella che si realizza con la tassazione del reddito sia delle persone giuridiche sia delle persone fisiche derivante dalla partecipazione al capitale di una società commerciale, che si caratterizzano tra loro per una diversità non solo dei soggetti passivi, ma anche dei requisiti posti alla base delle due diverse imposizioni (cfr Cassazione 8351/2002).


Fonte: Agenzia Entrate

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Assegni di mantenimento: al giudice stabilire il quantum deducibile.

Ai sensi dell’articolo 10, comma 1, lettera c) del Tuir, gli assegni periodici corrisposti al coniuge – esclusi quelli destinati al mantenimento dei figli – in conseguenza di separazione legale ed effettiva, di scioglimento o annullamento del matrimonio o di cessazione dei suoi effetti civili, sono deducibili, ai fini Irpef, nella misura in cui risultano da provvedimenti dell’autorità giudiziaria.
Questo il principio ribadito dalla Cassazione nell’ordinanza 10323 del 10 maggio.

L’Amministrazione finanziaria propone ricorso alla Suprema corte avverso una sentenza della Commissione tributaria regionale che, in accoglimento dell’appello proposto da un contribuente, aveva annullato la cartella di pagamento (per Irpef, anno 2000) emessa a seguito del mancato riconoscimento dell’intero onere deducibile (pari a 90 milioni di lire) dallo stesso corrisposto al coniuge separato, a titolo di assegno di mantenimento.
Secondo i giudici d’appello, infatti, la somma in questione è deducibile nell’intera misura di fatto concordata tra le parti, a nulla rilevando che non venga attivato il procedimento giurisdizionale per la sua modifica in aumento rispetto all’ammontare stabilito in una precedente pronunzia giudiziale.

Con un unico motivo di ricorso, l’ufficio finanziario denuncia la violazione della norma tributaria sostanziale che regola la materia – ossia l’articolo 10, comma 1, lettera c), del Tuir – nella parte in cui ammette la deducibilità dell’assegno di mantenimento limitatamente al quantum stabilito in Tribunale.

Per i giudici di piazza Cavour, l’eccezione è fondata, atteso che il riferimento normativo alla “…misura in cui risultano da provvedimenti dell’autorità giudiziaria”, è da ritenersi, secondo un orientamento consolidato nella giurisprudenza di legittimità, un insuperabile dato testuale.
Infatti, con le pronunce 23659/2006 e 16462/2002, la Cassazione ha affermato che la formulazione del richiamato articolo 10 – laddove prevede la deducibilità del solo assegno periodico corrisposto al coniuge, sulla base di un provvedimento dell’autorità giudiziaria – non consente la deduzione della somma corrisposta in unica soluzione in sostituzione dell’assegno stesso.

A sostegno di tale interpretazione, la Suprema corte richiama anche la sentenza della Corte costituzionale 370/1999 (cui hanno fatto seguito le più recenti pronunce 373/2008 e 113/2007), che ha ritenuto non fondata la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 10, lettera h), del Dpr 597/1973 (norma vigente ratione temporis, oggi riprodotta nell’attuale articolo 10, comma 1, lettera c), del Tuir) laddove non ammette in deduzione gli assegni alimentari prestati spontaneamente dal soggetto obbligato.

In buona sostanza, secondo la Consulta, la deducibilità fiscale di un onere non può essere generale e illimitata, ma va ponderata dal legislatore ordinario sulla base di criteri che contemperino le esigenze finanziarie dello Stato con quelle del cittadino.
Ne deriva che, spetta al legislatore, secondo le sue valutazioni discrezionali, “…individuare gli oneri deducibili considerando il necessario collegamento con la produzione del reddito, il nesso di proporzionalità con il gettito generale dei tributi, nonché l’esigenza fondamentale di adottare le opportune cautele contro le evasioni di imposta (sentenza n. 143 del 1982; v. anche le sentenze nn. 108 del 1983 e 239 del 1993 e le ordinanze nn. 948 del 1988 e 556 del 1987)”.
Del resto, proseguono ancora i giudici di piazza del Quirinale, la deduzione dal reddito imponibile degli assegni alimentari rapportata al provvedimento dell’autorità giudiziaria, rappresenta una scelta più che opportuna da parte del legislatore “…ispirata ad esigenze di certezza nella individuazione degli oneri detraibili, altrimenti lasciata alla volontà del contribuente o alla discrezionalità dell’Amministrazione finanziaria”.

Tali principi, chiosa da ultimo la Cassazione, sono totalmente estendibili agli assegni periodici corrisposti per il mantenimento del coniuge, in conseguenza di separazione, divorzio o annullamento del matrimonio, anch’essi deducibili nella misura stabilita dal giudice “…nella specie ferma alla lontana sentenza del tribunale di Venezia n. 288 del 1978 senza che abbiano fiscalmente rilievo le maggiorazioni intervenute per eventuali patti privati successivi o accordati spontaneamente dal coniuge obbligato”.

In conclusione, si deve affermare che la deducibilità degli assegni periodici corrisposti al coniuge separato è subordinata alla presenza di due presupposti: la certezza della natura e del quantum da corrispondere, determinata da un provvedimento giudiziale, e la periodicità dello stesso. Pertanto, ove la somma corrisposta al coniuge non è stabilita dal Tribunale, ma è concordata tra le parti e non è caratterizzata da periodicità, non è mai deducibile dal reddito.


Fonte: Agenzia Entrate

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Una S.r.l. incontra limiti quantitativi alla emissione di titoli di debito?

Domanda
In considerazione del fatto che l'art. 2483 c.c. non fissa limiti quantitativi alla emissione di titoli di debito, rimettendone, conseguentemente, la determinazione alla autonomia statutaria, sarebbe legittima una specifica clausola convenzionale dello statuto di mero rinvio alle norme previste in materia di società per azioni, ai sensi dell'art. 2412 c.c.? (limiti alla emissione). Ed infine, ci potrebbe essere il rischio della postergazione ai sensi dell'art. 2467 c.c. nella ipotesi che i titoli inizialmente sottoscritti dagli investitori professionali venissero successivamente collocati presso i soci?

Risposta
Non essendo prevista alcuna limitazione all'emissione di titoli di debito da parte di una S.r.l., una limitazione convenzionale è senz'altro ammissibile, considerato che l'art. 2483 cod. civ. espressamente la prevede come eventuale. Riterrei comunque più opportuno non un mero rimando all'art. 2412 cod. civ., contenendo detta norma anche previsioni difficilmente coordinabili con la S.r.l. (ad esempio l'attestazione dei sindaci circa il mancato superamento dei limiti).
Per evitare possibili confusioni interpretative, sarebbe dunque consigliabile redigere la clausola statutaria ricomprendendo i limiti previsti dall'art. 2412 cod. civ., tralasciando le parti di detta norma che non interessano la S.r.l.
Non ritengo che, con le precisazioni che seguono, vi sia alcun rischio di postergazione in caso di collocamento dei titoli di debito ai soci ex art. 2467 cod. civ. Detta norma ha ad oggetto i finanziamenti dei soci effettuati in un momento particolare della società, dove sarebbe stato più opportuno effettuare un conferimento di rischio piuttosto che un finanziamento. Se al momento del ricevimento di tale finanziamento, conseguente all'emissione di titoli di debito, la società non si trovava in tale situazione di squilibrio finanziario, le vicende successive nella circolazione del finanziamento, già effettuato, non dovrebbero avere alcun rilievo, così come nessun rilievo ha il peggioramento delle condizioni della società su un finanziamento fatto fin dall'inizio dai soci in condizioni non di squilibrio finanziario. Diverso invece il caso in cui il finanziamento fosse stato fatto fin dall'inizio in una situazione di squilibrio. Il successivo collocamento ai soci dei titoli di debito, così come in qualsiasi altra ipotesi di cessione del finanziamento ai soci, potrebbe trasformare, ad avviso di chi scrive, un finanziamento non postergabile, poiché effettuato da terzi, in un finanziamento soci postergabile, qualora in tale operazione complessiva sia evidenziabile un fine elusivo della norma di cui all'art. 2467 cod. civ., dato dall'utilizzazione dell'interposizione di un terzo nella concessione del finanziamento.


Fonte: IPSOA

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Detrazione 36%: abolita la comunicazione preventiva al Centro operativo di Pescara.

Il D. L. n. 70/2011 (c.d. “Decreto Sviluppo”) stabilisce che i contribuenti che effettuano interventi finalizzati al recupero del patrimonio edilizio non dovranno più inviare al Centro operativo di Pescara la comunicazione preveniva di inizio lavori. Tuttavia, per fruire della detrazione del 36%, è obbligatorio indicare nella dichiarazione dei redditi i dati catastali identificativi dell’immobile oggetto d’intervento e gli estremi di registrazione dell’atto che costituisce il titolo per la detenzione (es. contratto di locazione), nel caso in cui i lavori siano effettuati dal detentore (es. conduttore), anziché dal possessore. Viene prevista, inoltre, l’abolizione dell’obbligo di indicare distintamente, nelle fatture relative ai lavori agevolati, il costo della manodopera.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Irap sulle imprese da motivare.

Con la Sentenza n. 10583 del 17 maggio 2011, la Corte dei Cassazione ha stabilito il principio secondo cui il giudice di merito deve sempre indicare con approfondita disamina logica e giuridica gli elementi da cui trae il proprio convincimento, per ritenere un contribuente soggetto o meno all’Irap. Lo stesso ragionamento è stato confermato con la Sentenza n. 10851 del 17 maggio per gli agenti di commercio, che formalmente svolgono attività d’impresa ma che se privi di organizzazione, non sono soggetti all’Irap.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Certificati di malattia on line.

In caso di assenza per malattia, la certificazione medica viene inviata per via telematica direttamente dal medico (o dalla struttura sanitaria che la rilascia) all’Inps. In base alla Circolare congiunta n. 4 del 18 marzo 2011, firmata dal Dipartimento della Funzione pubblica e dal Ministero del Lavoro, “per tre mesi successivi alla data di pubblicazione della presente circolare” è riconosciuta comunque la possibilità per il datore di lavoro privato di chiedere al dipendente l’invio cartaceo del certificato. La nuova procedura sarà quindi pienamente operativa per le imprese il 18 giugno 2011. Per le organizzazioni datoriali, invece, il periodo transitorio non è iniziato il 18 marzo scorso, ma decorrerà dalla data di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della circolare (in attesa della registrazione presso la Corte dei conti).


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Con il fermo amministrativo “ganascia” anche al rimborso Iva.

“Deve ritenersi legittimo il diniego di rimborso di Iva da parte dell'Amministrazione finanziaria, in dipendenza dell'adozione di provvedimento di fermo amministrativo delle somme pretese in restituzione, in ragione della pendenza di controversie tra le parti su rettifiche relative ad altre annualità d'imposta”.
Questa la statuizione contenuta nella sentenza 9853 del 5 maggio della Corte di cassazione, che ha respinto il ricorso, proposto dal curatore fallimentare di una società a responsabilità limitata, sancendo espressamente che non può disporsi il rimborso Iva in pendenza di un fermo amministrativo formatosi in ordine a un debito erariale del contribuente per altri anni d’imposta.

La decisione assume importanza perché rappresenta il responso più recente nel contesto di una questione che la giurisprudenza ha affrontato sotto diverse angolazioni, approntando però delle soluzioni ondivaghe.

L’orientamento contrario, quello oggi sconfessato dalla sentenza in esame, muoveva il suo teorema dal fatto che l’esecuzione del rimborso potesse trovar ragione nella sua subordinazione – fatte salve le ipotesi del comma 7 all’articolo 38-bis del Dpr 633/1972 – alla prestazione di cauzione o fideiussione, nonché:
nelle altre tutele di cui ai commi 3 e 6 dello stesso articolo, cioè nella sospensione dell’esecuzione del rimborso fino alla definizione del procedimento penale per le contestazioni ex articolo 4, comma 1, n. 5), del Dl 429/1982
nelle opzioni di legge tra la restituzione delle somme oggetto di rimborso o compensazione, entro sessanta giorni dalla notifica di avviso di rettifica o accertamento, e la prestazione di idonea garanzia sino al termine dell’iter di definizione dell’accertamento.

In altre parole, secondo alcuni, questo assetto normativo doveva ricondurre alla volontà del legislatore di escludere implicitamente che la disciplina del fermo amministrativo, da un lato, potesse applicarsi all’ipotesi di rimborso dei crediti Iva – rilevandosi in proposito che, altrimenti, la previsione dell’articolo 38-bis sarebbe stata sostanzialmente priva di utilità –, dall’altro che, con la previsione di un sistema di prestazione di garanzie, il legislatore stesso avesse inteso limitare la sospensione dell’esecuzione del rimborso dell’Iva alla sola ipotesi di contestazione penale mossa al contribuente creditore.

La sentenza in commento svilisce il fondamento di queste ultime conclusioni citando esplicitamente, senza evidentemente condividerne i contenuti, un precedente responso di segno contrario: la sentenza 27265/2006, arroccata sul descritto teorema e sulla asserita circostanza della corrispondenza dei rimborsi Iva (ex articolo 38-bis del Dpr 633/1972) con “un sistema di garanzie che assolve specificamente la funzione di tutelare l'interesse dell'Erario all'eventuale recupero di quanto dovesse risultare indebitamente percepito dal contribuente”.

Questa volta, i giudici di piazza Cavour hanno inteso discostarsi dal suindicato verdetto dichiarando non solo la possibilità di sospensione dell’esecuzione del rimborso ma, altresì, che le garanzie indicate nella sentenza 27265/2006 avrebbero in realtà una funzione ben diversa, in quanto – mentre quella regolamentata dal citato articolo 38-bis fornisce una tutela relativa alle ipotesi di insussistenza del credito al rimborso – “quella prevista dall’art.69 del R.D. 18 novembre 1923 n.2440 garantisce la possibilità di operare la compensazione con i controcrediti dell'amministrazione”.


Fonte: Agenzia Entrate

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Lavori in corso su ordinazione.

Tuffiamoci nei conti dei lavori in corso su ordinazione. Ci eravamo lasciati con l’esposizione delle regole (cfr “Un conto economico dentro l’altro per i lavori su ordinazione in corso”, pubblicato lo scorso 10 maggio – rubrica “Analisi e commenti”). Ora prendiamo in mano calcolatrici, mastro, libro giornale e operiamo.

Pur senza ripetere tutto quanto è stato trattato nel precedente intervento, ricordiamo due punti, di partenza anche per il prosieguo dell’esposizione:
1) lo Ias 11 prescrive la diretta rilevazione dei ricavi, senza passare per le rimanenze
2) la modalità di rilevazione dei ricavi dipende dalla possibilità o meno di stimare, sostanzialmente, il risultato della commessa (ricavi e costi, sostenuti e da sostenere). In caso affermativo si applica il metodo “della percentuale di completamento”; altrimenti, i ricavi si rilevano nel limite dei costi sostenuti e recuperabili (metodo della “commessa completata”).

La nostra attenzione si focalizzerà – chiaramente – sulla prima delle due ipotesi, non presentando il metodo della commessa completata (conosciuto a livello globale come zero profit method) difficoltà applicative.

Nell’esempio che si esaminerà (una commessa a prezzo predeterminato), la percentuale di completamento è calcolata rapportando i costi sostenuti a quelli totali stimati. Si ricorda, a tal proposito, che tra i costi sostenuti in un esercizio rientrano solo quelli relativi a fattori produttivi utilizzati nell’esercizio; l’eventuale eccedenza si sospenderà, addebitando il conto “lavori in corso su commessa”

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martedì 17 maggio 2011

Quesito: detrazione 55%.

dopo aver inoltrato una pratica per la detrazione del 55% al sito Enea e aver compilato il modello 730 mi sono accorto che nel calcolo dell'importo della spesa dei lavori realizzati il tecnico ha conteggiato una fattura in più che non doveva essere tenuta in conto. Tale fattura era stata stralciata e sostituita con un'altra, in pratica è come se l'avessi considerata due volte.
Cosa posso fare adesso?

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Quesito: delucidazioni su detrazione interessi passivi da mutuo.

premessa:
- sono proprietario al 100% di un immobile in provicia di Lodi, acquistato come prima casa e attualmente risultante come mia abitazione principale (ove ho residenza). Con mia moglie, fiscalmente a mio carico e in separazione dei beni, stiamo acquistando un altro immobile in comproprietà (per differenti quote, 90% mia moglie, 10% il sottoscritto) stipulando un mutuo ipotecario cointestato.
Questo nuovo immobile risulterà per mia moglie (e quindi per la sua relativa quota) come prima casa e abitazione principale in quanto stabilirà lì la sua residenza, mentre risulterà per il sottoscritto come seconda casa per la restante parte.
Quesiti:
- posso usufruire delle detrazioni sugli interessi passivi derivanti dal mutuo per l'acquisto di questo secondo immobile lasciando come abitazione principale la mia prima casa (ovvero l'immobile posseduto al 100%)?
In caso affermativo, potrò scaricare sul mio 730 l'intera quota degli interessi passivi oppure solo la parte risultante esclusivamente come abitazione principale del mio coniuge a carico (nel tal caso il 90%)?
In caso negativo, per la detrazione degli interessi, è necessario che trasferisca la residenza presso il secondo immobile rendendolo come mia nuova abitazione principale (seppur non prima casa)?

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