giovedì 29 aprile 2010

Quesito: applicazione o no ritenuta d'acconto su royalties.

in qualità di titolare di un marchio , come persona fisica, ho stipulato un contratto di utilizzo e cessione, tra 7 anni, ad una società italiana con un riconoscimento = royalties sul fatturato. dovendo emettere una semplice ricevuta che attesti di aver percepito il suddetto riconoscimento devo applicare la ritenuta d'acconto ? se si con che aliquota ? se no mi può inviare il riferimento di legge?

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mercoledì 28 aprile 2010

Quesito: vendita prima casa in conseguenza delle rate mutuo elevatissime.

nel 2006, io e mia moglie abbiamo acquistato un'appartamento dichiarando che fosse stata la nostra prima casa con tutte le agevolazioni che ne conseguono. all'epoca, stipulammo un contratto di mutuo a tasso variabile. qualche tempo dopo, si verifico' quel famoso "boom" dei tassi di interesse sui mutui variabili. arrivo al dunque... non ce la facevamo piu' a pagare le rate del mutuo e degli altri prestiti che avevamo fatto per arredare e finire la casa. anche perche' nel frattempo mia moglie e' rimasta incinta e, anche volendo non poteva lavorare. fino al punto che siamo arrivati addirittura a saltare delle rate... a quel punto, abbiamo preso l'amara decisione di vendere l'appartamento nell'agosto 2008 dovo aver accumulato delle rate arretrate che erano abbastanza ingenti.... riusciamo a vendere, comunque la casa nonostante il periodo di crisi dei mutui e deggli appartamenti, naturalmente ad un prezzo irrisorio. riuscendo a coprire il mutuo e a pagare la retta dell'agenzia che e' riuscita a vnederlo..... ora, ci ritroviamo, a distanza di un anno e mezzo, a dover ancora pagare i postumi dei vari prestiti fatti... come se non bastasse, qualche giorno fa, dall'agenzia delle entrate, sono arrivati due avvisi di liquidazione riguardanti l'uno il mutuo e l'altro l'appartamento... (la cifra e' molto alta)... ora, vi chiedo cortesemente un consulto per quanto riguarda questo caso, premesso il fatto che non ho un euro da parte in quanto sto ancora pagando... esistono delle attenuanti o qualcosa del genere dimostrando tramite estratti conti le mie morosita' per le rate del mutuo, in passato, non pagate?

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Quesito: casa ereditata.

siamo 4 sorelle che hanno ereditato la casa in cui viveva nostra madre deceduta a dicembre 2008. In questa casa attualmente vive una di noi, nubile e percepisce una pensione di invalidità.
Le altre 3 sorelle sono tutte coniugate, non possiedono case di proprietà oltre a quella sopracitata. La rendita catastale totale è pari a ? 1015,50.= Abbiamo l'obbligo di denunciare ognuna la ns. quota ? Premetto che 2 di noi lavorano e 1 è casalinga.

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Quesito: detrazioni spese mod.730/2010.

Avrei necessità di sapere se le spese per trattamenti di kinesiologia applicata possono rientrare tra le spese mediche detraibili

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Quesito: informazioni Unico 2010.

avrei le seguenti domande da porVi per quanto riguarda la compilazione dell’Unico 2010:

Nel quadro RC, la disoccupazione ordinaria che tipo di reddito è? Tipologia di reddito 2?
Campo RC6, numero di giorni da lavoratore dipendente:
io ho lavorato come insegnante 181 g (fino al 30.06.2009) e ho percepito la disoccupazione ordinaria dal 7.07.2009 al 31.12.2009
Nel cud dell’Inps vegono indicati 235g
Quanti giorni devo indicare? 365?
Nel quadro RP:
a) Spese sanitarie: ho effettuato delle spese mediche per un infortunio sul lavoro, spese che quindi mi verranno rimborsate dall’assicurazione stipulata dal datore di lavoro. Devo riportare queste spese nella dichiarazione?
b) Spese di istruzione: ho speso 130,00 € per conseguire il patentino ECDL, risultano spese di aggiornamento insegnanti?

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Quesito: detrazione IRPEF del 19% per casa in affitto - medico specializzando.

sono un medico vincitore di contratto ministeriale stipendiato (1700 euro mensili) per la specializzazione. Sono sposata, quindi da un anno sono a carico di mio marito. La sede della scuola di specializzazione è distante 230 Km dalla mia residenza.

Ho diversi quesiti da porle:
1) Vorrei sapere se posso detrarre il 19% della spesa per l'affitto di un appartamento
2) Ho letto che non devo compilare il modello 730, è vero?
3) Nel caso possa usufruire della agevolazione sull'affitto, la detrazione sarà sul mio stipendio o su quello di mio marito (comunque inferiore a 30.000 euro annui)?

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Quesito: pagamento tasse in Italia su redditti capitale depositato in Banca in Germania da cittadina Belga residente in Italia.

Vorrei sapere se le regole fiscale nel quadro EU sono recentemente cambiate tra l' Italia e la Germania come è avvenuto all' inzio 2010 tra Italia e il Belgio ?

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Quesito: come fatturare un anticipo su royalties.

Sono un giovane designer e dovrei definire i termini contrattuali per un progetto che verrà commercializzato da un azienda con la quale abbiamo stabilito un contratto a royalties. I termini prevedono un compenso di euro 1000 a copertura delle spese sostenute, royalties pari al 4%.
Abbiamo inoltre definito un anticipo royalties di 4000 euro. Mi hanno riferito che le royalties saranno calcolate sul prezzo di vendita del singolo prodotto al netto dell'iva e che verranno versate ogni 6 mesi.
Ora vorrei capire come fatturare l'anticipo royalties. Devo farmi versare anche l'IVA o visto che sono considerate al netto vanno fatturate diversamente?

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Quesito: detrazione quota interessi passivi mutuo.

sono residente nel comune di Venegono Superiore , lavoro in svizzera a Mendrisio da circa 5 anni all ' interno dell esercizio commerciale il fox town , nel corso degli anni non ho mai fatto nessun tipo di denuncia dei redditi in italia , ho fatto solo la regolarizzazione del modello rw per redditi derivati da lavoro all estero per l anno 2008 , come imposto dalla nuova normativa in materia di scudo fiscale.
Ora mi trovo in una situazione non molto chiara , per questo chiedo cortesemente il vostro indispensabile aiuto.Vi illustro brevemente la situazione .
Sono sposata ed ho un bambino di 2 anni il quale è a carico di mio marito che è dipendente statale in italia . Nel mese di Luglio 2009 ho acquistato un immobile da adibire a prima abitazione nel comune di Venegono . L 'immobile acquistato è stato cointestato al 50% con mio marito ed anche il relativo mutuo che abbiamo acceso in italia .
In questi giorni mio marito ha preparato il modello 730 per scaricare gli interessi passivi del mutuo e che deve presentare entro il 30.04.2010 . Da informazioni che abbiamo avuto da diversi operatori del settore risulta che mio marito può scaricare solo la sua quota del 50 %. Attualmente siamo bloccati nella compilazione del modulo . Vi chiedo cortesemente se potete aiutarmi voi nel farmi chiarezza e darmi indicazione per come posso scaricare la mia quota o se la può scaricare mio marito nella sua denuncia di redditi.

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Quesito: domande per compilazione 730/2010.

sono a richiedervi un Vs cortese aiuto in merito alla compilazione del 730:

1) PREMESSA: Mi sono sposato nel giugno 2009, ma solo dal 01/03/2010 ho effettuato presso la mia società l'autocertificazione per detrazioni d'imposta per coniuge a carico. Mia moglie ha ricevuto un cud 2010 per redditi 2009 inerente un'attività lavorativa che ha generato un reddito ampiamente inferiore alla soglia dei 2800 euro.

DOMANDA: Ho compilato una dichiarazione disgiunta (mia moglie non intende effettuare alcuna dichiarazione, rientrando nelle casistiche di coloro che risultano essere esentati), posso inserire mia moglie a carico per 7 mesi oppure l'autocertificazione effettuata solo con decorrenza marzo 2010 mi impedisce di averne diritto? Il fatto che sia disgiunta mi consente di inserirla a mio carico?
In alternativa, si creerebbero problemi qualora decidessi di rinunciare alle detrazioni, e quindi non inserendo il coniuge a mio carico e contemporaneamente mia moglie non facesse alcuna dichiarazione?

2) PREMESSA: nel corso del 2009, ho lavorato 365 gg nella stessa società di cui, a tempo determinato dal 1/1/09 fino al 30/11/09 e a tempo indeterminato dal 1/12/09 al 31/12/09.

DOMANDA: Nella casella di colonna 2 del rigo C1, dovrò inserire il numero 1 (tempo indeterminato) oppure il numero 2 (tempo determinato)?

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Quesito: compensazione credito Iva superiore ai € 15.000,00.

Dovrei far richiedere al commercialista, in qualità di consulente
esterno, una dichiarazione di Visto di conformità, sulla base dei registri di
prova, poiché non ho stampato ancora i bollati, è sufficiente
un'autocertificazione da parte dell'amministratore che attesti l'esistenza del
credito Iva, da poter compensare,

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Accertamento sulle agevolazioni prima casa.

In caso di trasferimento, a titolo oneroso o gratuito, degli immobili acquistati con i benefici per la "prima casa" prima del decorso del termine di cinque anni dalla data del loro acquisto sono dovute le imposte nella misura ordinaria, oltre alle sanzioni.
In particolare, in caso di alienazione infraquinquennale, le maggiori imposte, nonché la sanzione e i relativi interessi di mora, non sono dovuti soltanto nel caso in cui il contribuente, entro un anno dall'alienazione dell'immobile "agevolato", proceda all'acquisto di un altro immobile da adibire a propria abitazione principale.

Il fatto che la norma non stabilisca un termine preciso entro il quale il contribuente debba adibire l'immobile acquistato ad abitazione principale non vuol dire però che l'acquirente possa rinviare sine die tale onere, oltre il limite di "ragionevolezza".
Quanto poi al dies a quo, a partire dal quale il termine triennale per l'accertamento deve essere calcolato, tale termine non dovrà necessariamente decorrere dalla registrazione della compravendita, potendo questo essere computato da quando si verifica (se si verifica) il fatto "ragionevole" di mancanza della volontà di adibire l'immobile a propria abitazione.

Tali conclusioni sono state avvallate anche dalla Commissione tributaria provinciale di Firenze che, con la sentenza n. 25/4/10 del 2010, ha chiaramente affermato che "il dies a quo è quello nel quale si è manifestato l'intento di non adibire l'immobile a prima casa".
La Corte suprema, del resto, già con la sentenza n. 1196/2000, nello spiegare quando il termine di "ragionevolezza" entro cui adibire l'immobile a prima casa, si può considerare superato, ha richiamato il caso in cui, dopo l'acquisto del nuovo immobile, il contribuente lo conceda in locazione "con scadenza non determinata o comunque eccedente da una logica aspettativa di prossimità".

Sul punto è intervenuta anche l'Agenzia delle Entrate con la risoluzione 192/2003, con la quale ha ricordato che l'ufficio, qualora accerti la mancata sussistenza del requisito di destinazione dell'immobile ad abitazione principale dell'acquirente (vale a dire che all'intenzione di adibire l'alloggio a propria abitazione, non ha fatto seguito l'effettiva utilizzazione diretta e personale dello stesso), deve notificare all'interessato apposito avviso di liquidazione. Infatti "la carenza di scadenze predeterminate per l'attuazione del proposito abitativo dell'acquirente, comporta che quest'ultimo debba attenersi a parametri di ragionevolezza e di buona fede, in quanto la concreta utilizzazione dell'immobile può essere sia immediatamente successiva al contratto di compravendita, ma può anche implicare un certo lasso di tempo, correlato alle circostanze del caso di specie, ad esempio il termine può variare da un tempo minimo occorrente per il trasloco ad un tempo maggiore che sia richiesto da eventuali lavori di ristrutturazione ad un termine ancora più lungo imposto da una momentanea indisponibilità del bene per effetto di temporanei diritti di godimento costituiti sull'immobile a favore di terzi".

La momentanea indisponibilità, però, come logico (e come giustamente affermato dalla Cassazione), non si può in ogni caso protrarre oltre un termine "ragionevole" (e comunque oltre il termine triennale di decadenza del potere di accertamento dell'ufficio, che non sempre si inizia a calcolare dalla data di registrazione dell'atto di compravendita).
Nel caso del riacquisto di immobile da adibire ad abitazione principale, come detto, tale termine decadenziale dovrà infatti necessariamente decorrere a partire da quando si verifica il fatto "ragionevole" di mancanza della volontà di adibire l'immobile a propria abitazione (per esempio, dalla data di concessione dell'immobile in godimento a terzi).
Pertanto, solo nell'ipotesi in cui, nel corso del triennio di decadenza dal potere di accertamento, non si verifichi una circostanza che dimostri l'evidente mancanza di volontà di adibire l'immobile a propria abitazione principale e, quindi, non si individui chiaramente un evento che abbia determinato la definitiva perdita del diritto all'agevolazione e quindi un dies a quo a partire dal quale poter conteggiare il suddetto termine decadenziale, l'ufficio potrà considerare come dies a quo la data di registrazione dell'atto di compravendita, provvedendo dunque a notificare l'avviso prima che siano trascorsi tre anni da tale data.


Fonte: Agenzia Entrate

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IVA - Il buono diventa imponibile solo con la spesa.

Oggi siamo circondati da una serie di “buoni”, “carte”, “tessere” che consentono di ottenere dei beni in base ad un determinato contratto o programma di incentivazione ai consumi. In alcuni casi come le carte telefoniche o le ricariche telefoniche il problema dell’imposta sul valore aggiunto è già stato risolto. Per tutti gli altri casi è importante menzionare un interpello dell’Agenzia, non ancora pubblicato, che si rifà alla circolare 30 del 1974 e la 27 del 1976, secondo il quale il buono viene erogato con un documento con Iva esclusa, nel momento in cui il beneficiario spende il buono sorge l’obbligo del pagamento dell’IVA con le modalità previste dal bene o dal servizio, a cura dell’esercente.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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IRPEF. Risposte a quesiti relativi a deduzioni, detrazioni e crediti d'imposta.

L'Agenzia delle Entrate, sotto forma di risposte a quesiti, ha fornito una serie di chiarimenti in materia di oneri detraibili e deducibili. Tra gli argomenti esaminati, spese sanitarie e interessi passivi, bonus arredi e risparmio energetico.

CIRCOLARE N. 21/E DEL 23 APRILE 2010


Fonte: Min.Finanze

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Detrazione sui mobili valida anche se antecedente le ristrutturazioni.

L’Agenzia delle Entrate con la Circolare 21/E del 23 Aprile 2010 ha fornito dei chiarimenti in merito alle detrazione che spettano ai contribuenti che hanno posto in essere interventi di ristrutturazione per il risparmio energetico, l’acquisto di mobili, elettrodomestici, pc, il recupero edilizio, il risparmio energetico. Infatti per gli interventi di risparmio energetico infrannuale l’agevolazione Irpef, Ires non è persa se non è stata inviata entro il 31 marzo 2010 la comunicazione alle Entrate dei pagamenti effettuati nel 2009. Per la detrazione riguardante l'acquisto di elettrodomestici finalizzati ad arredare l’immobile ristrutturato è sufficiente che la data inizio lavori sia anteriore l’acquisto dell’arredo, ma non che le spese di ristrutturazione siano sostenute prima dell’arredo.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Corrispondenza tra ritenute e certificazioni del sostituto.

La documentazione da allegare al modello 730 costituisce una delle discussioni più delicate e discusse, sia per i contribuenti tenuti ad esibirla, sia per i Caf e i professionisti abilitati alla liquidazione e alla trasmissione telematica della dichiarazione. Solo nel caso in cui il contribuente presenti la dichiarazione al sostituto e questo non sia socio di un Caf non è necessario presentare la documentazione. Se si rivolge invece ad un Caf o professionista abilitato e’ necessario esibire la documentazione per consentire la verifica dei dati indicati nella dichiarazione e soprattutto rilevare se rispettano le disposizioni in materia di deduzione, detrazione degli oneri, crediti d’imposta e ritenute d’acconto.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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venerdì 23 aprile 2010

Convenzioni per la trasmissione telematica dei modelli RED.

Per le campagne RED 2010 e 2011, relative alla verifica dei redditi dei pensionati per gli anni 2009 e 2010, l’Inps stipulerà convenzioni con validità biennale con i soggetti abilitati per legge alla certificazione del reddito. Le convenzioni per l’invio telematico dei modelli RED sono sottoscritte a livello centrale dai CAF e da alcune associazioni professionali a livello nazionale. Le convenzioni con i professionisti abilitati alla certificazione delle dichiarazioni reddituali potranno, inoltre, essere sottoscritte anche a livello periferico presso le direzioni provinciali o sub provinciali competenti per territorio. Nella circolare n. 61 del 22 aprile 2010, oltre all’elenco delle associazioni professionali abilitate alla trasmissione telematica dei modelli RED, vengono indicati i requisiti e le modalità per la stipula della convenzione da parte del singolo professionista.


Fonte: INPS

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Quesito: vendita di un immobile pignorato.

acquisto di un immobile a febbraio del 2007, pignoramento dell'immobile a dicembre del 2007

domanda:

se il soggetto pignorato vende l'immobile di cui sopra prima della vendita all'asta, con una soluzione a saldo e stralcio, si tratta in questo caso di una vendita a titolo oneroso, quindi soggetto alla tassazione della plusvalenza

se invece l'immobile entro i 5 anni viene venduto all'asta, la vendita, in questo caso non è soggetta alla tassazione della plusvalenza?

e nel primo caso, poiché l'esecutato non ha trasferito la residenza nell'immobile di cui sopra, pur avendolo adibito ad abitazione principale, è possibile ovviare, esiste un modo, per evitare il pagamento della plusvalenza, trattandosi comunque di un immobile pignorato?

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Quesito: sponsorizzazione associazione sportiva.

sono il titolare di una ditta individuale e presidente di
un'associazione sportiva iscritta al coni. Con la mia ditta vorrei
sponsorizzare l'associazione pero siccome tale associazione possiede
solo il codice fiscale per poter scaricate la sponsorizzazione cosa
devo fare?? Devo per forza far aprire all'associazione la partita
IVA?? Oppure con il codice fiscale posso fare una ricevuta che e'
valida per la detrazione??

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giovedì 22 aprile 2010

Quesito: Intrastat Agenzia di Viaggio NO Tour Operator.

Ho un quesito da porvi per quanto riguarda L'Intrastat delle
Agenzie di Viaggio, che non sono pero' tour operator! Sono obbligate anch'esse
alla presentazione del modello Intrastat come i tour operator? Oppure loro
fanno parte dei soggeti esonerati dalla presentazione di tale modello?

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Quesito: vendita seconda casa e 730.

nel 2007/ 2008 ho ristrutturato un piccolo rudere in un terreno di mia proprietà, in montagna, ricavandone una casetta per le vacanze, peraltro mai abitata.
Nel luglio 2009 ho venduto il tutto; per quanto riguarda l’imminente dichiarazione dei redditi , cosa devo fare? Presentare l’atto di compravendita? Dovrò sostenere spese?

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Quesito: acquisto seconda casa.

- sono proprietario di un appartamento ed ho usufruito delle agevolazioni prima casa
- mi sono sposato ed ora sono in comunione dei beni (che cazzata!!)
- ora sono in trattativa per l'acquisto di un'altra casa dove porteremo la ns. residenza.
- nella casa acquistata in precedenza ci andrà ad abitare mia madre.
domande:
C'è una soluzione per considerare la casa che andremo ad acquistare come prima casa?
Premetto che mia moglie non lavora, quindi sarà possibile recuperare anche gli interessi sul mutuo che pagherò io?
La casa nella quale andrà ad abitare mia madre dovrò assegnarla con comodato d'uso gratuito? dovrò pagarci poi l'irpef sul valore catastale ed eventualmente anche l'ICI?

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Quesito: richiesta info su fatture tra marito e moglie.

Sono un libero professionista (architetto) e vorrei sapere se posso emettere fattura fiscale nei confronti di mio marito libero professionista (medico), visto che il nostro commercialista ha sempre sostenuto che non si può.

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Quesito: operazioni amministratore sas.

lavoro presso una società in accomandita semplice che opera nel campo del turismo inoltre organizziamo congressi, convention, meeting aziendali. Il 28 Marzo 2010 è venuto a mancare il titolare il quale ricopriva anche la carica di amministratore.

Avrei bisogno di sapere quali operazioni possono essere svolte, in quanto non sappiamo ancora se gli eredi accetteranno o meno l'eredità e quindi continueranno l'operato del padre.

Per esempio possiamo portare a termine gli eventi che sono stati confermati prima della sua morte, ma che si terranno nei mesi prossimi?
Possiamo stipulare nuovi contratti per l'organizzazione di congressi?
Possiamo continuare a pagare le fatture relative ai lavori già svolti?

I dipendenti come devono essere gestiti? Possono licenziarsi o essere licenziati dal socio accomandante?
In caso di messa in liquidazione della società quali "figure" hanno la priorità ad essere pagate?

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Quesito: art. 17 comma 2 dpr 633/72.

Permangono dubbi sul trattamento delle note per prestazioni di servizi resi, in Italia, da soggetti non residenti, e non soggetti passivi (lavoratori occasionali), nei confronti di Enti soggetti Passivi Iva dal 1 gennaio 2010.

In base al nuovo art 17 comma 2 dpr 633/72, infatti, il soggetto passivo italiano (nel mio caso, la Regione Emilia Romagna) che riceve prestazioni di servizi da un soggetto estero (lavoro occasionale art. 67 TUIR), deve emettere autofattura e pagare l’Iva in Italia.
L’articolo citato, infatti, non parla di “soggetto passivo estero”, ma solo di “soggetto estero” , quindi tutti, anche gli occasionali esteri.

In genere si tratta di relatori stranieri (UE o Extra UE) che tengono convegni o seminari, qui in Italia.

Sembra che l’art. 17 comma 2 dpr 633/72 non lasci adito a dubbi, ma anche fra i consulenti dell’Agenzia delle Entrate ci sono pareri discordanti.
Quindici giorni fa ho seguito un corso ed ho posto il quesito: il relatore ha confermato, senza ombra di dubbio, che per tutti gli stranieri (soggetti passivi o non) che rendono un servizio in Italia a un soggetto passivo residente, occorre emettere autofattura e versare l’Iva in Italia. Debitore d’imposta è il soggetto passivo residente.

Chiedo dunque, lumi sul Vostro sito, per conoscere il Vostro parere in merito al corretto comportamento da seguire sulla base delle parole usate dall’art 17 comma 2 dpr 633/72.

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Quesito: informazioni su compilazione mod 730.

Nel 2009 ho acquistato l'abitazione principale e ho stipulato atto di compravendita e di mutuo dal notaio a novembre 2009. Il notaio mi ha fatto le fatture a gennaio 2010, io quando devo indicare in dichiarazione le spese per il mutuo, nel 2009 o nel 2010?

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Quesito: aiuto compilazione UNICO PF 2010.

Sono gentilmente a chiederle un aiutino visto che è la prima volta che mi trovo a compilare il Modello Unico PF 2010.

Io nel 2009 ho cambiato posto di lavoro e per cui mi sono pervenuti nr. 2 Cud.
Inoltre con la cessazione del primo rapporto di lavoro ho ritirato anche il TFR che mi spettava.
Ora il conguaglio non è stato effettuato pertanto mi trovo a dovere fare l'unico, giusto? (non il mod. 730...)

Se sì, sono riuscita a compilarlo...ma ho un piccolo problemino non so dove inserire il punto 39 e 45 (che sono uguali) che si trovano nel CUD 2010 sezione altri dati e si riferiscono alle trattenute da lavoro dipendente...mi sa aiutare?

Invece per quanto riguarda il TFR è soggetto a tassazione?in che modo?dove lo devo inserire?

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Quesito: partita iva per istruttrice fitness.

Lavoro come istruttrice in una Associazione sportiva dilettantistica (ASD) ricevendo un compenso annuale sotto i 7.500 euro e per questo non imponibile ai fini IRPEF. Vorrei lavorare anche in un centro di fisioterapia ma mi hanno chiesto di aprire la partita iva.
Le mie domande:
Calcolando un fatturato presso il centro di fisioterapia ammontante tra i 6000 e gli 8000 euro minimo e il 15000 euro massimo al netto della ritenuta d’acconto conviene aprirla nel regime dei minimi o nel regime agevolato?
Ho diritto all’imposta sostitutiva del 10% anziché 20% nei primi tre anni?
Devo cumulare il compenso dell’ASD con quello del centro di fisioterapia oppure posso mantenere le due cose separate?
La percentuale sull’utile per i contributi devo versarla all’ENPALS (essendo gia iscritta come tersicorea) oppure all’INPS e a quanto ammonta?

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Quesito: apertura ditta estero.

sono un artigiano edile e ho mio cognato
bosniaco come collaboratore famigliare può mio cognato aprire in bosnia una
ditta e portare 2 operai in italia e lavorare come prestazione di manodopera
nei cantieri

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Quesito: Modifica o Integrazione Dichiarazione di Successione.

Alla morte della Moglie di uno Zio, ho provveduto a presentare la Dichiarazione di Successione per un Casa che dalle visure catastali risultava cointestata ai Coniugi.
Nella dichiarazione oltre al mio Zio, che non ha Figli, sono stati inseriti anche gli altri Eredi della defunta (nipoti e pronipoti).
Successivamente ho provveduto ad effettuare la voltura.
Ora dovendo procedere alla vendere della casa il Notaioincaricato, ha richiesto la copia del documento relativo all'acquisto del terreno sul quale è stato edificato l'immobile.
Dal documento risultato che il passaggio di proprietà, avvenuto nel 1965, è stato fatto solo a nome di mio Zio, per cui il proprietario è Lui al 100%.
L'accatastamento della casa, invece, è stato fatto a nome di entrambi i coniugi.
L'immobile , realizzato prima del 1967, stato accatastato nel 1987 a nome di entrambi i Coniugi.
Il Notaio, per poter procedere alla vendita, ha chiesto di modificare la Dichiarazione di Successione e far sì che anche al Catasto il proprietario risulti solo mio Zio.
Vi chiedo cortesemente, se potete, di suggerirmi la procedura che devo adottare modificare la Dichiarazione.

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Quesito: B&B.

Vorrei aprire un B&B a Roma con il mio appartamento, ma vorrei sapere quanto è la tassazione sull'affitto della stanza. ovvero: se affitto una stanza a 60 euro quant'è la somma che devo versare all'erario?

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Quesito: detrazione per canone affitto per studenti universitari.

Dal 2006 sono co-intestataria di un contratto d'affitto per studenti universitari con altre 5studentesse e mi trovo nelle condizioni per richiedere le detrazioni fiscali previste anche nel 730/2010.
Lo scorso anno ho presentato il 730 ad un Caaf che mi ha detto che per l'anno 2008 mi spettava la detrazione solo per 1/6 (un sesto) del tetto massimo di 2633 € perchè tale tetto vale per il contratto e non per il singolo studente.

E' corretta questa interpretazione oppure è giusto commisurare il tetto massimo alla spesa effettivamente da me sostenuta?
Io spendo 250€ per 12 mensilità quindi un totale di 3000€ annui perciò porterei in detrazione l'intero importo massimo di 2.663€)?

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Quesito: 730 casa data a disposizione.

sono proprietaria di un immobile nel comune di roma
tre anni fa ho cambiato la mia residenza e comune per motivi di lavoro (ora sono in affitto)
e quest'anno il caf mi ha compilato il 730 con il codice 2 come immobile a disposizione
ma lo scorso anno il caf a cui mi ero rivolta mi aveva lasciato sempre il codice 1.
A questo punto vorrei sapere la cosa seguente: nel 730 devo far utilizzare il codice due "casa a disposizione"? e se si
come posso sanare la situazione dello scorso anno?

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Quesito: richiesta contributi alla regione.

Vorrei sapere in quali sanzioni si incorre se nella richiesta di contributi alla regione dovessero risultare delle irregolarità nel momento in cui vengono fatti dei controlli.

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Quesito: deducibilità nel 730.

Posso detrarre l'imposta di registro, l'imposta ipotecaria e i tributi speciali e compensi che ho pagato mediante Mod.F23 a seguito di dell' usucapione di un orto?

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Requisiti per il riconoscimento della non imponibilità nelle cessioni intracomunitarie di beni.

I giudici tributari della Commissione regionale del Veneto, con le sentenze nn. 28, 29, 30 e 31 del 14 aprile, hanno confermato la tesi dell'ufficio delle Entrate di Vicenza 2, ribaltando le sentenze della Ctp, relativa a un meccanismo per frodare l'Iva nel campo della grande distribuzione, messo in atto per gli anni dal 2002 al 2006.

La vicenda
Il meccanismo fraudolento è quello tra i più classici e riguarda le cessioni intracomunitarie non imponibili Iva. Tutto parte nel 2006 da una verifica fiscale effettuata dai funzionari dell'Agenzia delle Entrate a una società appartenente a un gruppo della grande distribuzione italiana.
La frode era semplice e consisteva nell'emettere fatture senza Iva a una società francese (estranea e ignara del tutto) per la vendita di prodotti di largo consumo per una decina di milioni di euro per poi, molto probabilmente, vendere la merce in nero a soggetti italiani del settore.

I requisiti essenziali previsti dalla normativa vigente per il riconoscimento della non imponibilità delle cessioni intracomunitarie dei beni (ex articolo 41, del Dl 331/1993) sono:
- esistenza di un soggetto intracomunitario con partita Iva attiva
- acquisizione della proprietà
- onerosità dell'operazione
- effettiva movimentazione della merce con partenza dall'Italia e arrivo in altro Stato membro.

Nel caso in esame, la società francese di fatto esisteva ma, attraverso il sistema di scambio di informazione con gli altri Paesi della Comunità europea, l'Agenzia delle Entrate ha verificato che era ignara e estranea a tutte le operazioni in quanto non aveva mai avuto alcun rapporto con la società italiana. Quest'ultima sosteneva di aver trattato con un intermediario, persona poi rivelatasi inesistente, che telefonicamente aveva fornito i dati della ditta francese e richiesto le merci.
Le vendite avvenivano ex-works, cioè il cliente (in teoria) ritirava la merce presso la sede della società italiana. I ddt (documenti di trasporto), però, riportavano solo la sigla del trasportatore senza possibilità di individuarlo con esattezza e, inoltre, non riportavano gli estremi dell'automezzo utilizzato per il trasporto della merce.

Infine, cosa che confermava la tesi dell'ufficio, la merce era sempre pagata con assegni circolari emessi da filiali di banche di varie città d'Italia e intestati direttamente alla società cedente, circostanza che avvalorava la presunta vendita dei beni a soggetti nazionali.
Ovviamente, l'assegno circolare è un mezzo di pagamento legittimo, ma appariva ai verificatori molto strano che una società francese di rilevanti dimensioni avesse tanti conti in varie città d'Italia e in diverse banche, anziché usare il mezzo di pagamento più comune in campo internazionale che è il bonifico bancario.

Il processo tributario
Il ricorrente, con articolate argomentazioni, chiedeva alla Ctp di Vicenza l'annullamento degli atti perché infondati e illegittimi.
Con quattro diverse sentenze, la Commissione accoglieva i ricorsi, nell'erroneo convincimento che la parte, in ordine alle cessioni intracomunitarie contestate, avesse ottemperato all'unico obbligo previsto a suo carico dall'articolo 50 del Dl 331/1993, ossia la verifica del numero identificativo fiscale del cessionario francese.

L'ufficio di Vicenza 2 proponeva appello, lamentando la violazione degli articoli 41 e 50 del Dl 331/1993, non essendoci la prova del trasferimento fisico della merce fuori dal territorio nazionale ad altro soggetto Iva comunitario e non avendo la società neanche richiesto all'acquirente francese in una forma documentabile il codice identificativo ISO, codice fornito telefonicamente da un terzo sconosciuto.

Il giudice di secondo grado ha accolto il primo motivo, osservando che l'onere di provare l'esistenza dello scambio intracomunitario è a carico del contribuente. E, poiché per l'articolo 41 la cosiddetta territorialità è elemento costitutivo della cessione intracomunitaria, in assenza di detto elemento non si può applicare la imponibilità. Nei casi in esame, proseguono i giudici veneziani, sarebbe stato onere della contribuente provare con una qualsiasi idonea documentazione, con carattere di certezza e incontrovertibilità, l'avvenuto trasferimento fisico della merce, non essendo sufficiente il semplice rilievo che una tale dimostrazione si atteggerebbe quale probatio diabolica, poiché, al contrario, nella pratica commerciale la prova del trasferimento fisico dei beni può essere agevolmente fornita con una serie di mezzi documentali.

La Ctr ha, poi, dichiarato assorbito dal primo l'altro motivo d'appello, vale a dire la violazione dell'articolo 50 che disciplina gli obblighi formali connessi agli scambi intracomunitari.
Pertanto, il giudice ha sposato la tesi dell'ufficio, confermando il fatto che l'operazione non poteva essere qualificata come cessione intracomunitaria e, anzi, si era di fronte a una conclamata frode fiscale ai danni dell'Erario, pari a oltre 2 milioni di euro di Iva evasa.


Fonte: Agenzia Entrate

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Agevolazioni sul 730 2010 per chi studia.

Grandi e piccini pronti a imparare, il Fisco lavora da sempre per chi sceglie di studiare. E anche quest'anno riserva agli studenti la possibilità di alleggerire il peso della cultura dedicando una detrazione del 19% alle spese sostenute per l'istruzione. Dall'ingresso nel nido a chi esce da casa per studiare fuori sede, da chi sceglie la formazione post lauream oltre confine a chi preferisce un master nostrano, ecco come il Fisco premia chi s'impegna.

Al nido nello zainetto anche lo sconto
Il Fisco agevola i genitori dei bimbi che frequentano gli asili nido, attenuando l'onere della retta con un rimborso pari al 19% delle spese sostenute. L'importo massimo su cui calcolare la detrazione è pari a 632 euro l'anno per ogni figlio ospitato negli asili, per cui la famiglia con un solo bimbo al nido ha diritto a uno sconto massimo di 120,08 euro (19% di 632), mentre per i genitori con due figli all'asilo l'importo su cui calcolare il bonus raddoppia, per cui si potrà detrarre in sede di dichiarazione fino a 240,16 euro.
Ma cosa s'intende per "asilo nido"? La risposta arriva dalla circolare dell'Agenzia n. 6/2006, che definisce come nidi le strutture dirette a garantire la formazione e la socializzazione delle bambine e dei bimbi di età compresa tra i tre mesi e i tre anni. Sono agevolabili sia le rette pagate per asili nido pubblici che per quelli privati.
Le spese per gli asili nido vanno indicate nei righi E19, E20 e E21 del 730, indicando nella colonna 1 il codice "35" e nella 2 il relativo importo.
Per documentare la spesa sostenuta, basta conservare la fattura, il bollettino bancario o postale, la ricevuta di pagamento.
Lo sconto per la frequenza degli asili nido, introdotto a carattere provvisorio dalla Finanziaria 2006, grazie a quella 2009 è diventato stabile.

Corsi all'estero, master nostrani e test d'ingresso all'università: grazie al Fisco l'istruzione costa meno
Il Fisco riserva una detrazione del 19% anche alle spese sostenute nel 2009 per frequentare corsi di istruzione secondaria, universitaria, di perfezionamento e/o di specializzazione universitaria, tenuti presso istituti o università italiane o straniere, pubbliche o private, in misura non superiore a quella stabilita per le tasse e i contributi degli istituti statali italiani. Le spese possono riferirsi anche a più anni, compresa l'iscrizione ad anni fuori corso.
In particolare, l'agevolazione spetta anche per la frequenza di master, purché siano assimilabili a corsi universitari e di specializzazione per durata e struttura dell'insegnamento e siano gestiti da istituti universitari, pubblici o privati.
Non solo. L'Agenzia si è espressa in passato con delle risoluzioni che hanno chiarito che si possono detrarre anche le spese sostenute per frequentare le Scuole di specializzazione per l'abilitazione all'insegnamento nelle scuole statali o paritarie.
Ma Il Fisco premia anche chi "ci prova": la risoluzione 87/2008, infatti, ha precisato che sono detraibili nella misura del 19% anche i contributi versati per partecipare alla prova di preselezione necessaria per accedere ai corsi universitari.
L'agevolazione vale anche se le spese sono state sostenute nell'interesse dei familiari fiscalmente a carico. Per ottenerla, le somme spese nel 2009 vanno indicate nel rigo E13 del 730/2010.

Per chi studia fuori sede c'è lo sconto sull'affitto
Il Fisco agevola chi studia fuori città e ogni mese si trova a pagare le spese d'affitto. Per gli studenti universitari fuori sede, infatti, è possibile detrarre il 19% dell'importo del canone di locazione. La detrazione spetta allo studente, se ha un reddito, oppure ai genitori, se è a carico.
In particolare, lo sconto si può avere sui canoni di locazione derivanti da contratti, regolarmente registrati, stipulati da studenti universitari per immobili che si trovano nel comune in cui ha sede l'università o in comuni limitrofi. Requisito essenziale per beneficiare dell'agevolazione è seguire corsi in università distanti almeno 100 km da casa e comunque in un'altra provincia. A proposito dei 100 km di distanza dell'ateneo da casa, l'Agenzia delle Entrate è intervenuta con la circolare 34/2008, precisando che è possibile riferirsi alla distanza chilometrica più breve tra il Comune di residenza e quello in cui ha sede l'università, calcolata in riferimento a una qualsiasi delle vie di comunicazione esistenti, ad esempio ferroviaria o stradale. La detrazione spetta solo se almeno uno di questi collegamenti è pari o superiore a 100 chilometri. Soddisfatte queste condizioni, è possibile detrarre in sede di dichiarazione dei redditi un importo massimo di 2.633 euro, che genera una detrazione pari a 500 euro. Questo importo rappresenta il limite complessivo di spesa di cui può usufruire ciascun contribuente, anche nell'ipotesi in cui il genitore sostenga la spesa per più contratti in riferimento a più di un figlio.
Il contribuente deve indicare le spese sostenute per pagare il canone di locazione nel rigo E18 del 730/2010.



Fonte: Agenzia Entrate

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Nuove linee guida per le società a responsabilità limitata.

Le nuove disposizioni in tema di obbligatorietà del collegio sindacale per le società a responsabilità limitata sono operative dal 7 aprile e la circolare n. 17/2010 del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili ne illustra le linee applicative chiave. L’obbligo di nomina sorge a partire dall’assemblea di approvazione del bilancio che ne accerta la sussistenza. Viene però concesso un periodo di trenta giorni dalla data di approvazione per l’individuazione dei professionisti e l’acquisizione della loro disponibilità all’incarico.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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IVA – Le compensazioni trimestrali non vogliono visto.

L’Assonime ieri ha diffuso una circolare, la n. 14 , che riassume le regole in vigore dal 1° gennaio 2010 per l’utilizzo delle eccedenze Iva nel modello F24. Assonime ricorda che non valgono i nuovi obblighi del DL 78/2009 per le compensazioni Iva verticali (Iva ad Iva), come anche per quelle che riguardano in crediti d’imposta diversi dall’Iva. Ad oggi nelle dichiarazioni riferite al 2009, in scadenza il prossimo 30 settembre 2010 è libera la compensazione dei crediti Iva relativi all’anno 2008. L'utilizzo della compensazione è consentito anche per importi inferiori a 10.000 euro, solo dopo la presentazione dell’istanza Iva TR (scadenza 30 Aprile per l'invio del primo trimestre). Inoltre l’associazione spiega che il limite dei 15000 euro vale solo per le dichiarazioni annuali.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Sanzioni Iva senza preavviso.

Le sanzioni Iva possono essere irrogate senza il preventivo avviso al contribuente, ma il ruolo deve essere motivato tutte le volte in cui il destinatario non è in grado di conoscere le ragioni dell'irrogazione delle sanzioni stesse.
Con la sentenza n. 8071 del 2 aprile, la sezione tributaria della Corte di cassazione ha respinto il motivo principale di un ricorso presentato da una società a responsabilità limitata, che contestava la possibilità di irrogare le sanzioni senza il preventivo avviso del contribuente. In tal modo, la Corte ha concluso la vicenda risolvendo anche l'interrogativo se, in materia di Iva, un'iscrizione a ruolo senza preavviso possa considerarsi legittima.

Il fatto
La vicenda processuale concerne un contribuente a cui era stata notificata una cartella di pagamento relativa a omessi versamenti Iva per l'anno d'imposta 1995, senza che la stessa fosse stata preceduta da alcun preavviso di pagamento, in quanto l'ufficio aveva effettuato direttamente l'iscrizione a ruolo. L'atto esattivo viene opposto con ricorso alla competente Commissione tributaria provinciale, nel quale la società ricorrente eccepiva vizi di legittimità (violazione degli articoli 60, comma 6, del Dpr 633/1972, e 67, comma 2, lettera a), del Dpr 43/1988), proprio per il fatto che l'ufficio Iva non aveva fatto precedere l'iscrizione a ruolo dalla notifica dell'avviso di pagamento (la seconda disposizione, abrogata con effetto dal 1° luglio 1999 dall'articolo 68 del Dlgs 112/1999, disponeva che, se a seguito di invito al pagamento sono infruttuosamente scaduti i termini di versamento delle somme di cui al comma 1, l'ufficio finanziario competente forma il ruolo relativo ai contribuenti per i quali si procede alla riscossione coattiva a sensi dell'articolo 11, comma 3, del Dpr 602/1973).
Il motivo principale dell'articolato ricorso veniva rigettato dalla Ctp, la cui sentenza è stata gravata da appello della società soccombente sulla base dei seguenti motivi:
1. contrariamente a quanto ritenuto dai giudici di primo grado, l'obbligo di emanazione dell'avviso di pagamento non sarebbe stato abrogato, neppure implicitamente, dalla norma successiva
2. anche in ipotesi di presunta abrogazione di detto obbligo, tale circostanza non esonerava comunque l'ufficio dalla necessità di comunicazione dell'avviso bonario.

L'appello veniva analogamente rigettato dalla Commissione tributaria regionale con sentenza opposta in Cassazione, ove il contribuente insisteva nelle contestazioni esperite nei precedenti gradi del giudizio, in particolare sulla necessità che l'atto di irrogazione delle sanzioni non potesse essere legittimamente notificato dall'ente impositore senza il preventivo avviso al contribuente (ex articolo 60, comma 6, Dpr 633/1972).

Il ruolo e la cartella di pagamento
Prima di analizzare la decisione della Corte di legittimità, occorre rilevare che l'attività di riscossione dei tributi per il tramite del ruolo, secondo il Dpr 602/1973 (articoli 24 e 25), si compone di tre fasi:
1. iscrizione a ruolo
2. consegna del ruolo all'agente della riscossione
3. formazione e successiva notifica della cartella di pagamento.


A ciò va anche premesso che il ruolo, contenente l'elenco dei debitori e delle somme da loro dovute, è formato dall'ufficio ai fini della riscossione a mezzo del concessionario (soggetto cui è affidato in concessione il servizio di riscossione).
Il ruolo rappresenta il momento in cui l'ente impositore procede all'individuazione delle situazioni creditorie che può vantare nei confronti di un medesimo soggetto al quale chiede la corresponsione delle somme dovute.
Anche se la concreta esecuzione del ruolo è affidata all'agente della riscossione, attraverso la cosiddetta "ingiunzione fiscale", la titolarità del credito di imposta spetta sempre esclusivamente all'ufficio finanziario, in quanto il concessionario svolge unicamente le attività occorrenti alla realizzazione della riscossione delle somme che, alle scadenze, devono essere riversate all'ente titolare della potestà impositiva.
Una volta formato e reso esecutivo, il ruolo contiene l'evidenza di tutti i debiti del medesimo contribuente che ha domicilio fiscale nell'ambito territoriale in cui opera l'agente della riscossione, in relazione ai crediti vantati da parte di tutti gli enti impositori che si avvalgono delle attività di riscossione di una delle società del gruppo Equitalia Spa.
I ruoli vengono poi inviati all'agente della riscossione territorialmente competente in relazione al domicilio fiscale di residenza del destinatario.

Dalla notifica della cartella di pagamento (articolo 26 Dpr 602/1973), quale atto di intimazione al pagamento e di avviso di mora, decorre il termine di 60 giorni entro cui il contribuente, dopo aver preso visione delle pretese contenute nell'atto impositivo notificatogli, può procedere alla corresponsione delle somme iscritte (se ritiene la debenza legittima), ovvero, in caso di somme indebitamente pretese, presentare all'ente impositore istanza di annullamento in autotutela del ruolo e, in mancanza di tempestivo accoglimento della predetta istanza, ricorso all'organo giurisdizionale competente.
In assenza di dette attività (pagamento o impugnazione), l'agente della riscossione, decorso il termine di legge assegnato (60 giorni dalla notifica della cartella), può dare inizio alla procedura di esecuzione forzata in danno del contribuente/debitore inadempiente.

La decisione della Cassazione
Con la sentenza n. 8071/2010, il Collegio di legittimità rigetta la censura principale concernente la possibilità di irrogare sanzioni non precedute da preavviso al contribuente.
Sulla questione, la Corte ritiene infondato il motivo del contendere, osservando che la giurisprudenza di legittimità (cfr, Cassazione, sentenze nn. 7160/2009, 22437/2008, 18022/2006 e 907/2002) ha conformemente affermato che, in tema di Iva e in ipotesi di sanzioni liquidate ai sensi degli articoli 54-bis e 60 del Dpr 633/1972, l'articolo 17 del Dlgs 472/1997 prevede l'irrogazione immediata delle sanzioni dovute mediante iscrizione a ruolo e senza previa contestazione. Infatti, il comma 3 dell'articolo 17 dispone testualmente che "possono essere irrogate mediante iscrizione a ruolo, senza previa contestazione, le sanzioni per omesso o ritardato pagamento dei tributi, ancorché risultante da liquidazioni eseguite ai sensi degli articoli 36-bis e 36-ter del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 197, n. 600, … e ai sensi degli articoli 54-bis e 60, sesto comma, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633".

Quest'ultima disposizione, nel testo vigente ratione temporis, applicabile alla fattispecie in esame, prevedeva che l'imposta non versata, risultante dalla dichiarazione annuale nonché di quella determinata a seguito della correzione di errori materiali o di calcolo rilevati dall'ufficio in sede di controllo della dichiarazione, è iscritta direttamente nei ruoli a titolo definitivo unitamente ai relativi interessi e connesse penalità, aggiungendo nel prosieguo che "l'ufficio, prima dell'iscrizione a ruolo, invita il contribuente a versare le somme dovute entro trenta giorni dal ricevimento dell'avviso, con applicazione della soprattassa pari al 60 per cento della somma non versata o versata in meno".

Il Collegio sostiene che la nuova normativa sanzionatoria - entrata in vigore il 1° aprile 1998 - abbia "implicitamente" abrogato il riferito articolo 60, comma 6, Dpr 633/1972, nella parte in cui prevedeva l'invio da parte dell'ufficio competente del preventivo invito al versamento.
In tal modo, la Suprema corte ritiene che l'assunto della ricorrente si rivela del tutto privo di significato, in quanto il tenore letterale della disposizione rende palese che l'unica funzione dell'invito a pagare in essa menzionato è quella di dare al contribuente la possibilità di attenuare le conseguenze sanzionatorie della realizzata omissione di versamento del dovuto, restando fermo e incondizionato l'obbligo di corresponsione integrale di tale tributo e degli interessi sul medesimo medio tempore maturati. Con la conseguenza che la mancata emissione e notificazione dell'invito a pagare sono del tutto insuscettibili di incidere - escludendolo - sul potere dell'Amministrazione finanziaria di iscrivere direttamente a ruolo l'Iva dovuta e non versata, con i relativi interessi, restando impregiudicato, nel caso di diretta iscrizione a ruolo anche della sanzione in misura maggiore di quella prevista per il caso di notificazione dell'invito, e di ottemperanza a questo, il diritto del contribuente di contestare la legittimità del così esplicitato esercizio della potestà sanzionatoria.

In sostanza, la lettura testuale dell'articolo 60 rende evidente come l'unica funzione che deve ascriversi all'incombenza dell'emissione dell'avviso di pagamento era quella di consentire al contribuente la possibilità di attenuare le conseguenze sanzionatorie della realizzata omissione del versamento del tributo dovuto, atteso che la (nuova) sanzione è stata fissata in misura comunque inferiore a quella cui poteva accedersi in adesione all'invito (30% rispetto al più gravoso 60% dovuto in precedenza). In tal modo, con la nuova normativa, improntata al principio del favor rei (articolo 3, Dlgs 472/1997), il legislatore sembra che abbia recato un trattamento più favorevole al contribuente.

D'altronde, anche la circolare 119/1996 aveva chiarito al riguardo che l'emissione dell'avviso di pagamento, pur avendo carattere obbligatorio in quanto inserita nel procedimento di riscossione del tributo, non comporta alcuna conseguenza in caso di mancata notifica dell'atto in questione. Infatti, l'avviso di pagamento di cui trattasi non era neppure atto impugnabile (ex articolo 19 del Dlgs 546/1992), mentre è suscettibile di essere opposta la successiva cartella di pagamento, nei cui confronti far valere tutti i vizi inerenti.
Cosicché, non viene affatto leso il principio del diritto di difesa del contribuente (articolo 24 della Costituzione).
Per questo aspetto, quindi, la superfluità del preventivo invito al pagamento, come correttamente affermato dal giudice di legittimità, investe anche la carenza di interesse del contribuente a formulare censure sotto il profilo dell'omissione suddetta.

Motivazione degli atti
Nella sentenza in esame, la Corte di cassazione ha poi ribadito la necessità sostanziale che gli atti della pubblica amministrazione siano sempre motivati, alla cui regola generale non fanno eccezione gli avvisi di irrogazione delle sanzioni, in quanto l'obbligo di motivazione è previsto, per principio generale, tutte le volte che il contribuente non è in grado di conoscere le ragioni poste a base dell'atto impositivo stesso (cfr, Cassazione, sentenze nn. 14845/2003 e 1328/2007).
Infatti, l'articolo 7 della legge 212/2000 (Statuto del contribuente) generalizza l'obbligo di motivazione già codificato dalla legge 241/1990 e prevede che, in ogni comunicazione ai contribuenti, siano specificati i presupposti di fatto e le ragioni di diritto che sono alla base dell'atto impositivo emanato. In particolare, poi, il comma 3 dell'articolo 7 dispone che "sul titolo esecutivo va riportato il riferimento all'eventuale precedente atto di accertamento ovvero, in mancanza, la motivazione della pretesa tributaria".

Non diversamente, quindi, in attuazione dei principi suddetti, il Dlgs 32/2001, nell'apportare una serie di revisioni complessive all'ordinamento tributario, ha stabilito che "nel ruolo devono essere comunque indicati il numero del codice fiscale del contribuente, la specie del ruolo, la data in cui il ruolo diviene esecutivo e il riferimento all'eventuale precedente atto di accertamento, ovvero, in mancanza, la motivazione, anche sintetica, della pretesa; in difetto di tali indicazioni non può farsi luogo all'iscrizione". La disposizione tende a rispondere all'esigenza di porre il contribuente in condizione di collegare, in maniera intellegibile, il provvedimento costituente titolo per l'esecuzione forzata con i relativi atti presupposti, nei quali ricercare il motivo e la ragione giustificativa della pretesa fatta valere dall'ente impositore nei suoi confronti.



Fonte: Agenzia Entrate

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Le "nuove" detrazioni IRPEF del 20% sul 730 2010.

Sostituzione del vecchio frigorifero con uno nuovo a basso consumo. Acquisto e installazione di motori ad elevata efficienza e di inverter. Arredo delle case per le quali si fruisce del bonus ristrutturazioni.
Sono le spese che la normativa tributaria agevola con una detrazione Irpef del 20%; se sostenute nel 2009, lo "sconto" va richiesto nella prossima dichiarazione dei redditi.

La loro indicazione, nel modello 730/2010, avviene nella sezione IV del quadro E.
L'unico rigo E37 è suddiviso in quattro colonne, riservate, rispettivamente, alle spese per:
1. la sostituzione di frigoriferi, congelatori e loro combinazioni
2. l'acquisto di motori ad elevata efficienza
3. l'acquisto di variatori di velocità
4. l'acquisto di mobili, elettrodomestici, apparecchi televisivi e computer.

Frigoriferi e congelatori
L'agevolazione, introdotta dalla Finanziaria 2007 per quell'unico periodo d'imposta, è stata successivamente prorogata - dalla legge finanziaria dell'anno successivo - fino alle spese sostenute entro il 31 dicembre 2010.
Dà diritto alla detrazione del 20% la sostituzione di frigoriferi, congelatori e loro combinazioni con apparecchi di classe energetica non inferiore ad A+. L'importo massimo agevolabile per ciascun elettrodomestico (è possibile tener conto anche delle spese connesse, cioè i costi di trasporto e quelli eventuali sostenuti per smaltire l'"usato") è 1.000 euro, per una detrazione massima di 200 euro.
La spesa va documentata tramite fattura o scontrino parlante, dal quale, oltre ai dati identificativi dell'acquirente e alla data di acquisto, deve risultare che il nuovo apparecchio è di classe energetica non inferiore ad A+. Il contribuente, inoltre, deve redigere un'autodichiarazione in cui attesta il tipo di elettrodomestico dismesso, le modalità di rottamazione e l'impresa che lo ha ritirato.
Se si sostituisce più di un frigorifero (o congelatore), va compilato un rigo E37, colonna 1, per ciascuno di essi.

Motori ad elevata efficienza e variatori di velocità
Trovano collocazione, rispettivamente nella colonna 2 e nella colonna 3 del rigo E37, le spese sostenute per l'acquisto e l'installazione di motori ad elevata efficienza di potenza elettrica compresa tra 5 e 90 kw, anche in sostituzione di motori esistenti, e l'acquisto di variatori di velocità (inverter). La detrazione spetta per le spese sostenute fino a tutto l'anno corrente.
Il decreto interministeriale 9/4/2008 indica i limiti massimi di spesa in funzione della potenza nominale degli apparecchi; se la spesa effettivamente sostenuta è superiore ai valori riportati nelle tabelle allegate allo stesso decreto, la detrazione del 20% si applica sulla spesa massima di acquisto ammissibile indicata nella tabella stessa. Comunque, l'importo massimo della detrazione è di 1.500 euro per motore o variatore di velocità, dal momento che la spesa massima agevolabile è di 7.500 euro per apparecchio.
L'onere va documentato tramite la fattura d'acquisto che deve riportare l'indicazione della potenza e dei codici di identificazione dei singoli motori, e la copia della certificazione del produttore del motore.
Il diritto alla detrazione è inoltre subordinato all'invio, mediante il sito internet dell'Enea, entro il 28 febbraio dell'anno successivo a quello di sostenimento della spesa, dell'apposita scheda di raccolta dati.
Se si vuole fruire della detrazione per più di un apparecchio, va compilato un distinto rigo E37 per ogni motore o inverter acquistato.

Mobili, elettrodomestici, televisori e computer
L'ultimo arrivato nel "club del 20%" è il bonus arredi, l'agevolazione introdotta dal Dl 5/2009 per incentivare i consumi e che consiste in una detrazione Irpef del 20% delle spese sostenute per l'acquisto di determinati prodotti nel periodo dal 7 febbraio al 31 dicembre 2009. La detrazione, pertanto, troverà spazio esclusivamente nella prossima dichiarazione dei redditi.
Lo sconto Irpef è riservato all'acquisto di mobili, elettrodomestici di classe energetica non inferiore ad A+ (esclusi frigoriferi, congelatori e loro combinazioni, per i quali, come abbiamo visto, è già prevista una specifica detrazione), apparecchi televisivi e computer. I beni devono essere destinati all'arredo di immobili per i quali il contribuente fruisce della detrazione del 36% per interventi di recupero del patrimonio edilizio iniziati non prima del 1° luglio 2008 (rileva la data di inizio lavori indicata nella comunicazione preventiva al Centro operativo di Pescara). Più in particolare, come specificato nella circolare 35/2009, deve trattarsi di lavori di manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia (non rilevano, pertanto, i lavori di manutenzione ordinaria, quelli su parti comuni condominiali e su pertinenze, la realizzazione di autorimesse o posti auto, l'acquisto di immobili da imprese che hanno provveduto alla ristrutturazione dell'intero edificio).
La detrazione spetta su una spesa massima complessiva di 10.000 euro; se sostenuta da più soggetti, va ripartita tra gli aventi diritto. Il tetto si riferisce alla singola unità immobiliare ristrutturata; pertanto, se vengono eseguiti lavori "premiati" con il bonus del 36% su più abitazioni, la detrazione per l'acquisto degli oggetti finalizzati al loro arredo spetta per ciascuna di esse. In tal caso, è necessario compilare più righi E37, colonna 4 (uno per ogni spesa complessiva di arredi riferita a ciascun immobile ristrutturato).
L'acquisto, inoltre, va perfezionato tramite bonifico bancario o postale, dal quale deve risultare la causale del versamento, il codice fiscale di chi paga e quello (o la partita Iva) del destinatario delle somme.
Il beneficio non è fruibile in una sola volta, ma deve essere obbligatoriamente ripartito in cinque quote annuali di pari importo. In sede di compilazione del 730, il contribuente indica l'intera spesa sostenuta (fino al tetto di 10.000 euro); è il soggetto che presta l'assistenza fiscale a suddividere la detrazione spettante in cinque rate.


Fonte: Agenzia Entrate

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Illegittimo il massimo scoperto.

La Corte di Cassazione con la sentenza n. 12028 della sesta sezione penale depositata il 26 Marzo, ha stabilito che nella determinazione del tasso d’interesse usurario rientra anche la commissione di massimo scoperto. La Suprema Corte ha interpretato l’art’644 del codice penale che prevede di considerare rilevanti ai fini dell’usura “tutti gli oneri che un utente supporti in connessione con un suo uso del credito” stabilendo che tra questi oneri rientra indubbiamente la commissione di massimo scoperto. Inoltre nella Sentenza è stata fornita un’analisi della natura della commissione di massimo scoperto che non è un interesse in senso tecnico ma piuttosto un onere in relazione allo “scoperto di conto corrente”.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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COmunicazioni obbligatorie per le operazioni con Paesi black list.

Cadenza mensile o trimestrale - in base al volume delle operazioni - per la comunicazione delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi realizzate con soggetti residenti o domiciliati in un Paese a fiscalità privilegiata.

A prevederlo il decreto ministeriale 30 marzo 2010 - approdato nella Gazzetta Ufficiale di venerdì 16 aprile - emanato in attuazione della previsione normativa contenuta nell'articolo 1, comma 1, del decreto legge 40/2010.

La norma citata, con la dichiarata finalità di contrastare i fenomeni di evasione fiscale prevalentemente in campo Iva (in particolar modo, le frodi carosello attuate attraverso società costituite fittiziamente, cosiddette cartiere), dispone che i soggetti passivi devono comunicare telematicamente all'Agenzia delle entrate tutte le operazioni effettuate nei confronti di operatori economici aventi sede, residenza o domicilio in uno dei "paradisi fiscali" individuati con i decreti ministeriali 4 maggio 1999 e 21 novembre 2001. Vanno pertanto trasmessi i dati relativi a tutti gli acquisti e le cessioni di beni e a tutte le prestazioni di servizi, quelle rese e quelle ricevute.

Le informazioni da trasmettere al Fisco
In particolare, con riferimento alle operazioni registrate o soggette a registrazione nel periodo di riferimento, il decreto prescrive l'indicazione, tra l'altro, dei seguenti elementi:
•codice fiscale (o altro codice identificativo) attribuito all'operatore dallo Stato in cui lo stesso è stabilito, residente o domiciliato
•ditta, cognome, nome, luogo e data di nascita, domicilio fiscale, se si tratta di persona fisica
•denominazione o ragione sociale, sede legale o amministrativa, se soggetto non persona fisica
•per ciascun operatore, il totale delle operazioni attive e passive effettuate, distinto tra operazioni imponibili (va evidenziato l'importo complessivo della relativa imposta), non imponibili, esenti e non soggette, al netto delle relative note di variazione, e, per le note di variazione emesse e ricevute relative ad annualità precedenti, il totale delle operazioni e la relativa imposta.

I "ritmi" della comunicazione
La comunicazione va trasmessa in via telematica all'Agenzia delle entrate entro l'ultimo giorno del mese successivo al periodo di riferimento.
La periodicità dell'adempimento è mensile. E' trimestrale per i soggetti che hanno realizzato, nei quattro trimestri precedenti e per ciascuna categoria di operazioni, un ammontare totale trimestrale non superiore a 50mila euro; gli stessi, comunque, possono decidere di presentare mensilmente la comunicazione per l'intero anno solare.
Segue il ritmo trimestrale anche chi ha iniziato l'attività da meno di quattro trimestri, a meno che, in quelli trascorsi, non abbia superato il limite dei 50mila euro.
Quando la soglia viene oltrepassata, dal mese successivo l'adempimento diventa mensile.

Si parte con le operazioni di luglio
L'obbligo della comunicazione entra in vigore a partire dalle operazioni effettuate dal prossimo 1° luglio. L'Agenzia delle entrate, entro 60 giorni dall'emanazione del decreto, approverà lo specifico modello con le relative istruzioni per la compilazione.


Fonte: Agenzia Entrate

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IVA- Fattura, esistenza provata dal contribuente.

La Cassazione con la sentenza n. 8478 del 9 Aprile 2010 in materia di operazioni inesistenti ai fini Iva, ha precisato che incombe sull’Amministrazione Finanziaria l’onere di provare che le operazioni contestate in realtà non sono mai state poste effettivamente in essere.
Ma se l’Amministrazione riesce a fornire validi elementi per affermare che alcune fatture sono state emesse per operazioni anche solo parzialmente fittizie ritornerà in capo al contribuente l’onere di dimostrare l’effettiva esistenza delle operazioni contestate.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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domenica 18 aprile 2010

Intra 12 e Intra 13. Nuove regole Iva per i servizi.

E' pronta e disponibile on-line la versione definitiva dei modelli "Intra 12" e "Intra 13", le cui bozze erano state pubblicate, sempre sul sito dell'Agenzia delle Entrate, lo scorso 26 marzo. I modelli, approvati con provvedimento direttoriale del 16 aprile, sono accompagnati dalle specifiche tecniche per la loro trasmissione telematica.

Il restyling della modulistica - da utilizzare e presentare esclusivamente in via telematica a partire dal prossimo 1° giugno - si è reso necessario in seguito all'adeguamento della normativa interna, attuata con il Dlgs 18/2010, alle direttive europee in materia di Iva. Si ricorda che, in particolare, dal 1° gennaio di quest'anno, sono cambiate le regole sulla territorialità dei servizi, in relazione ai quali gli enti non commerciali rientrano fra i soggetti passivi, anche per gli acquisti relativi all'attività istituzionale.

Il nuovo Intra 12 va utilizzato dagli enti non commerciali non soggetti Iva e dagli agricoltori che hanno effettuato acquisti intracomunitari di beni per un importo superiore a 10mila euro - ovvero dagli stessi soggetti qualora abbiano optato per l'applicazione dell'imposta, su tali acquisti, in Italia - allo scopo di dichiarare all'ufficio competente l'ammontare degli acquisti intracomunitari di beni registrati nel mese precedente, l'ammontare dell'imposta dovuta e gli estremi del relativo versamento.

Il modello va altresì presentato:

•dagli stessi soggetti, debitori d'imposta per gli acquisti di beni e servizi da soggetti non residenti (quindi, con applicazione del reverse charge).
•dagli enti non commerciali soggetti Iva, limitatamente alle operazioni di acquisto realizzate nell'esercizio di attività non commerciali.
Enti non commerciali e agricoltori esonerati, che sono debitori d'imposta, dovranno presentare le dichiarazioni relative ai mesi da gennaio ad aprile 2010 entro il prossimo 30 giugno tramite il nuovo Intra 12.
Le dichiarazioni mensili per i primi quattro mesi del 2010 devono essere ripresentate integralmente solo se nello stesso periodo sono state effettuate operazioni che non potevano essere segnalate nel vecchio modello.

Il nuovo Intra 13, invece, va utilizzato dagli enti non commerciali non soggetti Iva che intendo effettuare acquisti intracomunitari che scontano l'imposta, fino al limite di 10mila euro e in assenza dell'opzione per l'applicazione dell'Iva in Italia. I soggetti interessati devono dichiarare all'ufficio competente, prima di ogni singolo acquisto intracomunitario, l'ammontare dell'operazione e il totale di tutte quelle realizzate nell'anno.


Fonte: Agenzia Entrate

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Gestione delle controversie negli Studi di Settore.

Con circolare l’Agenzia delle Entrate ha fornito ulteriori indicazioni sulla gestione del contenzioso tributario relativo agli accertamenti basati sugli studi di settore.

circolare n. 19/e del 14 aprile 2010


Fonte: Min.Finanze

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Accertamenti sulle vendite immobiliari.

Per gli accertamenti in materia di Iva e di reddito d’impresa effettuati sulle vendite di beni immobili, gli uffici dovranno valutare l’abbandono delle liti tributarie, se l’unico elemento di prova è lo scostamento del corrispettivo dichiarato rispetto al valore normale. È uno dei chiarimenti forniti dall’Agenzia delle Entrate in materia di contenzioso tributario sulle cessioni immobiliari.

circolare n. 18/e del 14 aprile 2010


Fonte: Min.Finanze

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IVA- La fattura segue il cliente.

Ai fini Iva per le intermediazioni tra soggetti passivi non ha importanza dove si trova il bene immobile o viene eseguita la prestazione ma vale lo Stato in cui è stabilito il committente. Questo tipo di intermediazioni seguono la regola generale della territorialità dell’Iva disciplinata dall’art. 7 ter del DPR 633/72. Le nuove regole sulla territorialità hanno diviso le operazioni rese nei confronti dei soggetti passivi d’imposta distinguendole dalle operazioni rese nei confronti dei soggetti non passivi. Nel primo caso assume rilevanza dove risiede il Committente; nel secondo vale il luogo e la natura della transazione.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Quesito: cambio residenza.

IO ABITO E SONO RESIDENTE CON MIA MADRE NELLA SUA PRIMA CASA, HO DA POCO
ACQUISTATO UN IMMOBILE CON LE AGEVOLAZIONI DI PRIMA CASA DOVRò QUINDI SPOSTARE
LA RESIDENZA NEL DIVERSO COMUNE IN CUI HO LA CASA, IL PROBLEMA è CHE NELLA MIA
PRIMA CASA ANDRà AD ABITARCI MIA MADRE E IO RESTERò NELLA SUA PRIMA CASA,
VOLEVO SAPERE SE è POSSIBILE FARLO SENZA PERDERE ENTRAMBI I VANTAGGI FISCALI DI
PRIMA CASA , COME PURE QUELLE SCONTISTICHE PER LUCE E ACQUA?

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Quesito: onere fiscale minimo UE per tabacchi lavorati.

siccome mi trovo in situazione di stare a comprare un tabacchi, e visto la mia scarsa esperienza nel settore, Le chiedo di spiegarmi in parole povere cosa cambierebbe in futuro.

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Quesito: revoca fringe benefit.

Nel 2007 sono stato assunto con la qualifica di Responsabile Ufficio tecnico in una famosa azienda di casalinghi.
Oltre allo stipendio pattuito, mi e’ stato concesso come fringe benefit, l’utilizzo del telefono cellulare.
Il telefono veniva di fatto utilizzato 7giorni su 7 sia per lavoro che per uso privato cosi come stabilito in accordo con la Direzione.
Oggi, mi viene richiesto di restituire il cellulare in quanto l’azienda che si trova in una situazione di momentanea difficoltà valuta il costo degli stessi (dico “ degli” in quanto il ritiro riguarda anche altri dipendenti) viene considerato troppo alto.

Lo possono fare? L’azienda trattandosi di diritto acquisito non dovrebbe riconoscere una”cifra”(da definire”) in busta paga a compensazione?

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venerdì 16 aprile 2010

Quesito: off-shore.

vorrei avere maggiori informazioni sulla legalità o meno delle società off shore e come costituirla e quali sono i costi e i vantaggi e gli svantaggi di tale impresa?

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Quesito: comodato appartamento.

sono proprietario al 100 % di un appartamento, concesso in comodato tre anni
fa, ai miei suoceri, ho l'obbligo di stipulare in forma scritta e registrare il
contratto?
Nella compilazione del 730/10 al quadro B utilizzo posso utilizzare il codice
1??

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Quesito: contratto "conto vendita".

sono una designer che ha realizzato una collezione di foulard, dovendo venderli in conto vendita ai negozianti mi servirebbe un modulo di contratto conto vendita, dove posso trovarlo?

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Quesito: ICI e dichiarazione dei redditi.

Mio papà e mia mamma erano intestatari di un appartamento, nel Comune di Roma, con annessa cantina al 50% ciascuno.
In data 7 giugno 2000 si sono separati ma mio papà e nella sentenza di separazione la casa è stata assegnata a mia mamma). Mio padre ha trasferito la sua residenza presso di me.

Mia mamma, da quando è stata abolita l’ICI per le abitazioni principali, in quanto residente nell’abitazione non ha pagato più l'ICI. Mio padre, invece, sia nel 2008 che nel 2009 ha versato, su suggerimento del commercialista, la sua quota ICI fino al giorno del decesso di mia mamma avvenuta il 19 maggio, data in cui è tornato ad abitare nell'appartamento ritrasferendo di nuovo lì la sua residenza.

Ora poiché in data 8 agosto è deceduto anche mio padre, volevo sapere se sia io che mia sorella (entrambe residenti in appartamenti in affitto) e ora intestatarie al 50% dell’appartamento (attualmente libero) dovevamo pagare, a dicembre 2009, la nostra quota di Ici per il periodo 8-8-2009 / 31-12-2009.

Per quanto riguarda invece la dichiarazione dei redditi di quest’anno. Cosa dobbiamo dichiarare io e mia sorella nel nostro 730? La quota di possesso avuta in eredità da nostra mamma (1/3 ciascuna) per i mesi da giugno ad agosto e/o il possesso del 50% ciascuna dell’immobile dal giorno in cui è deceduto anche mio padre?

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Quesito: consulenza su compilazione 730.

ho comprato casa con iva al 4% in quanto prima casa a febbraio. Il cambio di residenza è avvenuto a giugno e nel frattempo ho pagato l'ici per il periodo che non ero residente.

Ora Le chiedo come devo compilare il quadro fabbricati del modello 730, ovvero se devo mettere 1 come abitazione principale o devo conteggiare i giorni dal rogito al cambio di residenza mettendo 2 come casa a disposizione e dal giorno della residenza in poi 1 come abitazione principale???.

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Quesito: dipendente pubblica e prestazione occasionale.

ho già chiesto al mio CAF ma non ho avuto risposte certe..sono un infermiera professionale con contratto di lavoro a tempo inderterminato nell'azienda osp. della mia città...mi hanno proposto di collaborare occasionalmente con un gruppo di privati qualcuno con partita iva e qualcuno che fa collaborazioni occasionali,il gruppo andrebbe ad occuparsi di corsi pre parto privati e mi pagheranno con relativa fattura con ritenuta d'acconto. le mia azienda mi ha detto che devo fare domanda per sapere se posso collaborare con questi privati..le mie domande son queste: ho letto su internet che chi è iscritta ad albi professionali non può fare svoglere la stessa attività al di fuori del contratto di lavoro principale ma deve svolgere la libera prof e quindi aprire la partita iva è vero? quindi secondo voi posso svolgere o no questa prestazione occasionale? la tassazione dei soldi che riceverei è elevata avendo già io un reddito fisso annuale sui 25.000 euro? il mio compenso per la collaborazione che andrei a fare credo sia al di sotto dei 1000 euro annuali! non so se ha questo punto mi conviene farla...

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Quesito: ritenute irpef per arretrati trasferte.

vorrei sapere quali trattenute vengono operate su delle competenze arretrate che si riferiscono a maggiorazioni dovute per cinque anni precedenti di trasferte forfettarie e rimborsi spese chilometrici.

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Quesito: richiesta info compilazione 730.

Avrei bisogno di qualche chiarimento in merito alla compilazione del
modello 730.
La mia azienda mi permette di inserire tutti i dati necessari alla
compilazione del 730 utilizzando un software
aziendale, mediante il quale tutti i calcoli vengono fatti automaticamente
e controllati dall'Ufficio preposto.
Negli anni passati ho sempre usufruito di questo servizio, piuttosto
semnplice, anche perché semplice era la mia situazione
familiare. Adesso tale situazione è cambiata ed ho dei dubbi in merito alla
compilazione.
L'anno scorso ho avuto una figlia ed il mio compagno, dal febbraio 2009 ha
preso la residenza nel mio appartemento,
e di conseguenza è cambiato il mio stato di famiglia. Attualmente non siamo
sposati e il mio compagno non presenta la dichiarazione
dei redditi in quanto senza proprietà ma solo con il reddito da lavoratore
dipendente.
Per questo motivo abbiamo deciso di mettere nostra figlia a carico mio al
100% (Detrazioni al 100%). E' possibile farlo o ci sono delle leggi
che stabiliscono come e se dividere le Detrazioni tra i genitori?
Generalmente conviene che siano a carico di chi ha il reddito più alto?
Ma bisogna essere necessariamente sposati? Conviene che il mio compagno
faccia il 730 per detrarre la bimba?
Ed è in base a questa scelta che si possono chiedere gli assegni familiari?
Ammetto di essere piuttosto confusa in merito.
Nel mio 730 va inserito il mio compagno anche se non è ancora mio marito ma
rientrante in un unico stato di famiglia?
Il suo reddito ha comunque senz'altro superato il limite di 2840 euro nel
2009!

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Quesito: provvigioni riscatto immobile da leasing.

Fatto : nel I^ semestre 2009 la societò A riscatta dalla società di leasing l'immobile nel quale esercita la propria attività commerciale e, nel contempo, incarica una società di agenzia immobiliare per la vendita dello stesso. L'agezia immobiliare reperisce il cliente (Società per Azioni di proprietà pubblica) il quale sottoscrive un preliminare di compravendita.
La parte acquirente elargisce caparra confirmatoria e l'Agenzia immbiliare riscuote della parte venditrice nr. 2 (due) acconti sulle provvigioni di pertinenza nel corso dell'anno 2009.
Per problemi di carattere "urbanistico" l'atto di compravendita viene "rogitato" nel corrente anno 2010 ! L'Agenzia immobiliare, ad atto sottoscritto, chiede il saldo delle provvigioni emettendo regolare fattura 2010 accompagnata da dichiarazione da sottoscrivere per parte venditrice che trattasi di provvigioni di competenza 2009.
A questo si chiede :
1. le provvigioni passive (Parte venditrice) sono di competenza 2010 ?
2. E' corretto sottoscrivere dichiarazione che trattasi di provvigioni di competenza 2009 ?

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Quesito: 730 dichiarazione congiunta.

Sono un pensionato INPS, il mio dubbio riguarda mia moglie.
Faccio il 730 congiunto con mia moglie di professione casalinga a mio carico (rendita zero) e proprietaria al 100% di:
- Abitazione principale di rendita € 681,72

- Abitazione secondaria, in cui risiede mia figlia coniugata con uso gratuito, di rendita catastale € 340,72

- Cantinola di rendita € 114,24

Chiedo cortesemente se mia moglie deve versare tasse nella dichiarazione del 730 sulle abitazioni e in che misura.

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Quesito: info su prima casa.

io convivo con il mio ragazzo che
possiede una casa intestata a lui e che fra 7anni termina di pagare.
vorremmo acquistare fra 3anni una casa e intestarla a me e lui mi
farebbe solo da avallante.
l'anno prossimo vorremmo sposarci, e faremo la divisione dei beni.
Essendo sposati con la divisione dei beni, se fra 3anni dovessi
acquistare io una casa (quindi intestarla solo a me) risulta cmq come
prima casa?

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Quesito: detrazioni fiscali per parrucche.

purtroppo sono venuta a conoscenza della possibilita’ di scaricare le spese per l’acquisto della parrucca solo dopo averla acquistata, per cui io mi ritrovo solo con lo scontrino e non con la fattura, la mia domanda e’ se posso ugualmente detrarla, e non di minore importanza e’ che l’acquisto l’ho effettuato in un negozio dove riforniscono parrucchieri.

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Quesito: permuta.

Vorrei sapere se sia conveniente effettuare una permuta immobiliare con mia sorella (porzione di immobile contro porzione di terreno) in modo da avere in seguito la possibilità di edificare in regime di "1^ casa". Il costo della permuta (tasse+ notaio) giustifica l'agevolazione dell'IVA ridotta?
Da considerare anche che io successivamente dovrei fare una permuta con mio marito (separazione dei beni) e che quindi gli atti di permuta sarebbero 2 ...... in modo che anche lui possa edificare in regime di 1^ casa con IVA agevolata

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Da maggio Intrastat anche via Entratel.

Nel corso del seminario svoltosi a Roma presso la sede di Confcommercio è stato annunciato che da maggio sarà possibile inviare gli elenchi Intrastat anche attraverso il canale telematico Entratel dell’Agenzia delle Entrate. Dal prossimo mese il nuovo canale faciliterà le imprese e gli intermediari abilitati, come i commercialisti che già utilizzano Entratel per le dichiarazioni Iva. Restano molti dubbi sulle modalità di compilazione telematica dei nuovi modelli per i quali la stessa Agenzia delle Entrate ha già previsto la pubblicazione di una o più circolari esplicative.

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mercoledì 14 aprile 2010

Nuovi criteri per le dichiarazioni Intrastat.

Entro il prossimo 20 e 26 aprile devono essere presentate le nuove dichiarazioni intracomunitarie riguardanti il primo periodo (gennaio-marzo 2010) anche per quanto concerne le prestazioni di servizi tra soggetti comunitari. Il trasporto anche se addebitato separatamente in fattura, in caso di cessione intracomunitaria di beni non deve essere riportato nel modello Intrastat dei servizi ma va ad aumentare la base imponibile della cessione se ne costituisce prestazione accessoria. Negli scambi intracomunitari di beni e servizi vanno sempre rispettate le regole generali di applicazione del tributo, che in materia di accessorietà e di base imponibile è comune a tutti i Paesi membri.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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La cartella non notificata e' giuridicamente inesistente.

Lo scopo proprio della notifica della cartella di pagamento, non preceduta dalla notifica dell'avviso di accertamento, e' quello di portare a conoscenza del contribuente che l'Ufficio finanziario ha accertato nei suoi confronti un maggior credito d'imposta di cui chiede il pagamento, e non quello di porre il contribuente nelle condizioni di ricorrere avverso tale accertamento, anche se ne costituisca un antecedente.Con la sentenza n. 3/10/10 dell'8 gennaio 2010, la Commissione Tributaria Regionale dell’Abruzzo ha rigettato l’appello dell’Agenzia delle Entrate di Pescara, che chiedeva la riforma della sentenza di primo grado in quanto affetta da vizi in violazione degli articoli 19, D.Lgs. n. 546/1992, degli articoli 2 e 8, D.P.R. n. 322/1998, degli articoli 1 e 3, D.Lgs. 446/1997 e dell'art. 36-bis, D.P.R. n. 600/1973, carente e omessa motivazione in violazione dell’art. 112 c.p.c.

Ha, invece, accolto le controdeduzioni e l’appello incidentale del contribuente, il quale eccepiva l’illegittimità della cartella di pagamento IRAP, in quanto priva della relata di notifica e del nominativo del responsabile del procedimento.

La Commissione Tributaria Regionale ha motivato il rigetto dell’appello, affrontando la problematica del vizio della cartella di pagamento derivante da un illegittimo procedimento notificatorio della cartella stessa e, nel merito, ha ribadito l’orientamento giurisprudenziale riguardante i presupposti per l’assoggettamento all’IRAP e, quindi, ha approfondito i limiti del requisito della “autonoma organizzazione”.

Per quanto riguarda il vizio della notifica, la Corte pone alla base della propria decisione, la natura sostanziale della notifica della cartella di pagamento: in quanto atto recettizio, per essere efficace deve essere portato a conoscenza del destinatario.

In tal caso, quindi, la notifica, rituale in quanto effettuata ai sensi degli articoli 26, D.P.R. n. 602/1973 e 60, D.P.R. n. 600/1973, è una fase essenziale del perfezionamento dell’atto.

Quindi, afferma la Commissione abruzzese, “l’atto amministrativo non notificato al domicilio risultante dalla dichiarazione annuale relativa all’anno d’imposta di pertinenza va ritenuto giuridicamente inesistente con conseguente prescrizione del credito d’imposta e decadenza dal diritto a richiederne il pagamento al contribuente da parte dell’amministrazione finanziaria, in caso di scadenza dei termini di legge”.

Ed inoltre, stabilisce che “la proposizione del ricorso avverso tale atto non sana il vizio per raggiungimento dello scopo, in quanto la sanatoria prevista dall'art. 156 e seguenti c.p.c. vale solo per gli atti processuali e non per quelli sostanziali come gli atti impugnabili nel processo tributario, tra i quali rientra la cartella di pagamento”.

La Commissione Tributaria Regionale dell’Abruzzo ha affrontato, altresì, la problematica, già oggetto di numerose pronunce, riguardante il giusto inquadramento del requisito, ai fini della tassabilità dell’IRAP, della “autonoma organizzazione”.

Fondamentale chiarimento, a questo proposito, è stato fornito dalla Corte Costituzionale, nel 2001 con la sentenza n. 156, nella quale il giudice delle leggi ha stabilito che l’attività di lavoro autonomo diversa dall’impresa commerciale, integra il presupposto dell’IRAP quando il contribuente sia responsabile dell’organizzazione ed eserciti l’attività con impiego di beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività auto-organizzata oppure si avvalga, in modo non occasionale, del lavoro altrui.

La sussistenza del requisito dell’autonoma organizzazione è oggetto di valutazione, caso per caso, da parte del giudice di merito.

Ribadisce, infine, la Commissione abruzzese, le regole in tema di onere della prova: costituisce onere del contribuente, infatti, in sede di istanza di rimborso dell’imposta non dovuta, fornire la prova dell’assenza dei presupposti impositivi dell’IRAP.

Conclude quindi la Commissione rigettando l’appello e condannando l’Amministrazione Finanziaria al rimborso integrale delle imposte indebitamente versate e compensando le spese del giudizio.

(Commissione tributaria regionale Abruzzo, Sentenza, Sez. X, 08/01/2010, n. 3)


Fonte: IPSOA

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I rappresentanti fiscali potranno acquisire la qualifica di depositario autorizzato o destinatario registrato.

Con la nota 49125 del 9 aprile, l'Agenzia delle Dogane interviene per fare chiarezza sulle novità introdotte dal Dlgs 48/2010 che dà attuazione alla direttiva comunitaria 2008/118/Ce sulla libera circolazione dei prodotti soggetti ad accisa e apporta sostanziali modifiche al relativo Testo unico.
In particolare, la nota fornisce delucidazioni sul ruolo dei soggetti obbligati nella circolazione in sospensione di accisa.

Il documento precisa che gli operatori registrati al 1° aprile (giorno di entrata in vigore del decreto legislativo) continuano a svolgere la propria attività come destinatari autorizzati. Coloro che, invece, dalla stessa data richiedono la qualifica di destinatario registrato, in attesa dell'adeguamento della procedura "Anagrafica accise", saranno "immatricolati" seguendo lo stesso iter valido per gli operatori professionali.

I rappresentanti fiscali possono, al ricorrere dei requisiti necessari, acquisire la qualifica di depositario autorizzato o destinatario registrato per la ricezione dei prodotti in regime sospensivo.

Inoltre, il debitore dell'accisa sui prodotti già immessi in consumo in un altro Stato Ue, acquistati da privati e spediti o trasportati nel territorio dello Stato dal venditore o per suo conto, è il rappresentante fiscale del venditore autorizzato secondo criteri stabiliti da una futura determinazione del direttore delle Dogane.

Infine, la nota invita gli uffici territoriali a non ostacolare la circolazione di beni nell'ambito comunitario e a permettere ai rappresentanti fiscali di continuare a operare, occupandosi anche del pagamento dell'accisa nell'ambito della circolazione sia ad imposta assolta sia in sospensione.

Tutto questo, nell'attesa che vengano esaminate dall'Amministrazione le istanze presentate dagli stessi rappresentanti fiscali per ottenere la qualifica di destinatario registrato o depositario autorizzato in relazione alle movimentazione verso operatori che, esercitando attività economica, potrebbero essere autorizzati a operare come destinatario registrato.


Fonte: Agenzia Entrate

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Metodo induttivo anche in contabilità ordinaria.

Accogliendo il ricorso dell’Agenzia delle Entrate, con la sentenza n. 7813 del 31 marzo, la Corte di cassazione ha stabilito, in tema di determinazione del reddito d’impresa, che se l’amministratore di un’azienda è intestatario di due utenze telefoniche, una relativa al deposito e l’altra figurante come abitazione, può essere legittimata la verifica ispettiva della Guardia di finanza nel domicilio reale del contribuente.

Il fatto
Il contenzioso trova origine nei rilievi mossi dall’Amministrazione finanziaria nei confronti del contribuente, principalmente sotto il profilo della ricostruzione del volume d’affari e del reddito imponibile (omessa contabilizzazione di ricavi/corrispettivi), anche per il tramite del metodo di accertamento induttivo, considerate le gravi incongruenze riscontrate in sede di verifica della Guardia di finanza conclusa con correlato processo verbale di constatazione.

Il verificato, esercente attività di commercio all’ingrosso di salumi e formaggi, si oppone all’atto impositivo notificato, eccependone sostanzialmente:
•l’invalidità della motivazione, in quanto asseritamente priva di validi supporti sostenibili poiché basata su semplici assunti presuntivi
•l’illegittimità dell’imputazione a proventi non dichiarati delle movimentazioni risultanti dal conto corrente bancario intestato al contribuente perché frutto di una inammissibile sommatoria aritmetica delle operazioni, ascrivibili invece a versamenti e prelevamenti “per legittime necessità economiche” del titolare e dei propri familiari.
Le asserzioni del contribuente trovano pieno accoglimento in Commissione tributaria provinciale, con conferma anche in secondo grado, nella cui decisione la Ctr motiva:
1.che la Guardia di finanza ha ispezionato illegittimamente l’abitazione del contribuente senza che ricorressero, nella specie, i presupposti previsti dall’articolo 52, comma 2, del Dpr 633/1972, ossia l’imprescindibile sussistenza di “gravi indizi” di violazioni alla normativa tributaria
2.che l’autorizzazione all’accesso da parte della competente Procura della Repubblica fosse sfornita di motivazione e che, per l’effetto, il susseguente avviso di accertamento avesse recepito “acriticamente”, le argomentazioni valorizzate nel propedeutico verbale ispettivo trasmesso all’ufficio
3.l’illegittima imputazione a ricavi d’impresa delle operazioni attive e passive eseguite sul conto corrente bancario per le ragioni esposte dal contribuente, tanto più che l’impresa operava in regime di contabilità ordinaria (articolo 14, Dpr 600/1973), cosicché le scritture contabili dell’impresa – per tale ragione – farebbero piena prova a favore dell’imprenditore e non dell’ente impositore.
Nell’osteggiare tali argomentazioni, con ricorso per cassazione, l’Amministrazione finanziaria contrappone la fondatezza della pretesa erariale, per conformità sia alla normativa civilistica sull’onere della prova (articoli 2727 e 2729 c.c.) e sull’efficacia probatoria delle scritture contabili (articolo 2709 c.c.), sia alla normativa fiscale in materia (articoli 51 e 52 del Dpr 633/1972, articolo 75 del Dpr 917/1986 e articoli 32 e 39 del Dpr 600/1973). Semmai sarebbe illegittima, illogica, manifestamente omissiva e contraddittoria la motivazione della sentenza di seconde cure, soprattutto in merito al rilievo preliminare circa l’accesso domiciliare della Guardia di finanza.

La decisione
La Suprema corte assume la fondatezza del ricorso andando a demolire dalle radici più profonde le motivazioni della sentenza impugnata, assegnando così al giudice del rinvio l’arduo compito della ricostruzione in termini della controversia, bilanciando con le dovute considerazioni gli elementi “trascurati o contraddittoriamente valutati” dalla sentenza annullata.
A indurre tale rigore metodologico sono le trame argomentative della decisione di secondo grado, “gravemente carenti” nella valutazione degli elementi di fatto oggetto del giudizio di appello.
Infatti, nella sentenza 7813/2010, è evidenziato che sono stati negligentemente trascurati nella valutazione del secondo giudice i circostanziati elementi di “pericolosità” fiscale rapportati dall’ufficio finanziario al procuratore della Repubblica per il rilascio del provvedimento autorizzativo all’accesso, come:
•la redditività denunciata dal contribuente, in termini di volume d’affari e ricavi, che risultava di gran lunga inferiore alla potenzialità reale dell’attività esercitata dall’impresa
•la sede dell’attività dichiarata dall’impresa come effettiva (ex articolo 35, Dpr 633/1972), che veniva invece utilizzata per magazzino (operazioni di carico e scarico delle merci, peraltro limitatamente a un orario fisso della giornata)
•e, soprattutto, l’intestazione di due utenze telefoniche, ove la sede effettiva veniva indicata come deposito, mentre l’abitazione veniva dichiarata come sede reale della vendita all’ingrosso dei beni commercializzati (salumi e formaggi).

Tutte le indicate circostanze indiziarie, che facevano ragionevolmente presupporre l’esistenza di una situazione di diritto (simulata) contraria a quella di fatto (dissimulata), non sono state valorizzate nella loro esatta dinamica dalla Commissione regionale nel momento in cui ha espresso un giudizio di insufficienza motivazionale sull’autorizzazione all’accesso.
Mentre l’ufficio, avendole rappresentate nell’istanza alla Procura, ha trovato positivo riscontro e legittimazione nell’accoglimento della richiesta medesima. Senza trascurare di evidenziare poi che, trattandosi di una tematica molto delicata (l’accesso domiciliare incide su posizioni soggettive garantite dalla Costituzionequale l’inviolabilità del domicilio), il giudice del riesame è stato erroneamente indotto a credere in un provvedimento privo degli idonei supporti normativi.

Altra grave carenza della sentenza impugnata concerne il merito dell’accertamento susseguente alla verifica bancaria, implementato invece con sufficienza, prima, dalla Guardia di finanza, poi, dall’ufficio, nel cui iter procedimentale è emerso che sul conto corrente personale dell’imprenditore erano confluite somme di gran lunga superiori agli importi dei ricavi risultanti dai libri contabili dell’impresa nell’anno considerato.
Tali afflussi non sono stati affatto giustificati dal contribuente, come richiedono le norme interessate ai fini della prova della non inerenza delle movimentazioni bancarie con l’attività dell’impresa, contenute, rispettivamente, negli articoli 32 del Dpr 600/1973 e 51 del Dpr 633/1973, venendosi così a realizzare il fondato convincimento che trattasi di proventi dell’attività “deviati” ai fini di eludere la tassazione, convincimento “rafforzato” anche dal rinvenimento, durante la verifica strumentale presso l’abitazione del titolare della ditta, di documentazione extra-contabile dalla quale emergevano operazioni non fatturate, annotate separatamente rispetto a quelle registrate nella contabilità ufficiale.

La decisione impugnata non trae, inoltre, alcun “insegnamento” dall’orientamento consolidato della Cassazione, secondo cui, in tema di accertamento delle imposte sui redditi e dell’Iva, i dati raccolti dall’ufficio in sede di accesso ai conti correnti bancari del contribuente consentono, in virtù della presunzione contenuta nelle norme, di imputare gli elementi da essi risultanti direttamente a ricavi dell’attività d’impresa, salva la possibilità per il contribuente di provare che determinati accrediti non costituiscono proventi della detta attività (cfr, sentenze 326/2009, 430/2008, 3115/2006, 8614/2003 e 4601/2002).
Peraltro, la Corte rimarca il fatto che “tutte le movimentazioni in entrata ed uscita sono state operate dal contribuente in dare e avere sul conto "titolare" e sul conto "cassa", con regolari annotazioni sul mastrino nella più assoluta trasparenza e che tali passaggi sono comunque riferiti ad operazioni non attinenti all’impresa”, ma anche di tali rilevanti circostanze la Ctr non si è fatta alcun carico, tanto da legittimarne la regolarità basandola sulla considerazione surrettizia che un regime di contabilità ordinaria opererebbe una sorta di “scudo” per ripararsi dalle irregolarità contabili e dichiarative commesse.

La prassi giurisprudenziale
Sull’erroneo convincimento della Ctr, riguardo l’illegittima “sommatoria” di versamenti e prelievi ai fini della ricostruzione induttiva del reddito di impresa, la giurisprudenza di legittimità (cfr, Cassazione, sentenze 587/2010, 4589/2009, 13818/2008, 14018/2007, 2450/2007, 19920/2006, 3115/2006 e 28342/2005) ha ripetutamente affermato il principio che nel processo tributario, qualora l’accertamento effettuato dall’ufficio finanziario si fondi su verifiche di conti correnti bancari:
•da un lato, è onere del contribuente, a carico del quale si determina un’inversione legale dell’onere della prova, dimostrare che gli elementi desumibili dalle movimentazioni bancarie non siano riferibili a operazioni imponibili
•dall’altro, l’onere probatorio dell’Amministrazione è soddisfatto, ex lege, attraverso i dati e gli elementi risultanti dai conti medesimi.

Giova inoltre aggiungere che l’assunto, valorizzato dalla giurisprudenza, trova specifico supporto normativo nell’articolo 32, comma 1, n. 2), del Dpr 600/1973, il quale, nel testo in vigore all’epoca dei fatti, disponeva (e dispone) che i singoli dati ed elementi risultanti dai conti sono posti a base delle rettifiche e degli accertamenti, se il contribuente non dimostra che ne ha tenuto conto per la determinazione del reddito soggetto a imposta o che non hanno rilevanza allo stesso fine.
Alle stesse condizioni sono altresì posti come ricavi a base delle stesse rettifiche, se il contribuente non ne indica il soggetto beneficiario, i prelevamenti annotati negli stessi conti e non risultanti dalle scritture contabili.

Con specifico riferimento all’Iva, la stessa giurisprudenza (cfr Cassazione, sentenze 26312/2009, 25473/2008 e 19447/2005) ha affermato che l’emissione di assegni da parte dell’amministratore, non giustificata da documentazione commerciale, fa legittimamente presumere che la società abbia effettuato operazioni non fatturate di acquisto e rivendita di beni, potendosi partire dalla presunzione legale prevista dall’articolo 51, comma 2, del Dpr 633/1972, per la quale i prelevamenti annotati nei conti correnti bancari sono serviti per acquistare merci successivamente commercializzate, per poi costruire su tale prova legale i conseguenti passaggi logici, vale a dire che le merci non rinvenute nei luoghi in cui il contribuente esercita la sua attività sono state poi rivendute con la percentuale di ricarico applicata normalmente dalla società.

In effetti, con la norma contenuta nell’articolo 51, il legislatore ha imposto una regola di giudizio inderogabile (presunzione legale), salvo prova contraria (non fornita nella specie), secondo la quale gli organi dell’accertamento, prima, e il giudice, poi, non possono valutare diversamente i prelevamenti se non come relativi ad acquisti. Pertanto, contrariamente a quanto ritenuto dai giudici di merito, correttamente gli organi di controllo fiscale, nella ricostruzione dei ricavi sottratti a imposizione, sono partiti dal dato certo (per dettato legislativo) che tutti i prelevamenti dai conti dell’amministratore sono serviti per acquisti relativi all’attività di produzione e commercio della ditta stessa.

Infine, a proposito dell’ulteriore postulato del giudice del riesame, secondo cui una contabilità ordinaria farebbe piena prova a favore dell’imprenditore, si ricorda che l’adozione del metodo induttivo, in sede di accertamento delle imposte, non trova alcuna causa ostativa nella regolare tenuta della contabilità da parte del contribuente, laddove gli elementi, i dati e le notizie in possesso dell’Amministrazione finanziaria assumano rango di materiale indiziario sufficiente per fondare presunzioni munite dei caratteri di gravità, precisione e concordanza suscettibili di inficiare l’attendibilità formale delle scritture contabili (cfr Cassazione, sentenze 7184/2009, 18421/2005 e 8422/2002).


Fonte: Agenzia Entrate

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La società che si trasferisce per ragioni fiscali può essere dichiarata fallita in Italia.

La Corte di Cassazione, a Sezioni Riunite civili, con sentenza n. 8426 depositata il 9 Aprile ha confermato la competenza del giudice italiano quando il passaggio all’estero di una srl è stato determinato da sole ragioni fiscali. Alla Suprema Corte era stato chiesto di sciogliere il dubbio sulla giurisdizione italiana anche quando il trasferimento della sede legale della società all’estero era avvenuto molto tempo prima della dichiarazione di fallimento.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Il segreto bancario non ferma lo scambio di informazioni.

Con l’adozione, da parte dell’OCSE e del Consiglio d’Europa, del Protocollo di modifica della Convenzione sulla mutua assistenza amministrativa in materia fiscale del 1988, anche questa si adegua agli standards di trasparenza e scambio di informazioni ampiamente riconosciuti ed accettati a livello internazionale.In data 31 marzo 2010, l’OCSE e il Consiglio d’Europa hanno adottato il della Convenzione multilaterale sulla mutua assistenza amministrativa in materia fiscale (“Convenzione”), aperta nel 1988 alla sottoscrizione di 54 Stati ed attualmente in vigore tra 14 Paesi solamente, tra i quali figura l’Italia.

Gli altri Paesi tra i quali la Convenzione è in vigore sono: Azerbaijan, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Islanda, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Svezia, Regno Unito, Stati Uniti, Ucraina. Canada, Germania e Spagna hanno sottoscritto la Convenzione la quale però non è stata ancora ratificata.

La Convenzione disciplina la cooperazione internazionale attuata mediante l’assistenza e lo scambio di informazioni sul piano multilaterale. Lo scopo è essenzialmente quello di consentire a ciascuno Stato contraente di combattere l’evasione fiscale internazionale e di applicare più efficacemente la legislazione interna in materia, nel rispetto, allo stesso tempo, dei diritti del contribuente.

Rientrano nell’ambito di applicazione della Convenzione lo scambio di informazioni su richiesta, lo scambio di informazioni spontaneo, le verifiche fiscali simultanee, le verifiche fiscali all’estero, l’assistenza per il recupero dei crediti tributari.

Lo scambio di informazioni automatico, seppur astrattamente previsto, può avvenire soltanto previo accordo specifico tra le Parti.

Il Protocollo di modifica, recentemente adottato, risponde principalmente all’esigenza di adeguare le disposizioni convenzionali agli standards di trasparenza e scambio di informazioni accettati a livello internazionale i quali implicano, tra gli altri, l’obbligo allo scambio di informazioni coperte dal segreto bancario secondo la legislazione interna, nonché l’obbligo allo scambio di informazioni anche in assenza di uno specifico interesse dello Stato richiesto.

La Convenzione, infatti, è stata redatta anteriormente all’adozione (nel 2002), da parte del Global Forum on Transparency and Exchange of Information dell’OCSE, degli standards internazionali di trasparenza e scambio di informazioni.

Tali standards implicano: -lo scambio di informazioni su richiesta qualora le stesse siano “prevedibilmente rilevanti” per l’applicazione della legislazione nazionale; -il superamento del limite a tale scambio rappresentato dal segreto bancario; -la disponibilità e il potere di ottenere informazioni affidabili; -il rispetto dei diritti del contribuente; -la riservatezza delle informazioni scambiate.

Allo stato attuale, essa non prevede l’obbligo allo scambio di informazioni coperte dal segreto bancario e l’obbligo allo scambio di informazioni in assenza di uno specifico interesse dello Stato richiesto. Il Protocollo di modifica consente quindi, tra gli altri, di allineare le disposizioni convenzionali ai nuovi principi di trasparenza ampiamente adottati ed implementati a livello internazionale, nonché alle disposizioni dell’art. 26 del Modello di Convenzione dell’OCSE (versione 2005) e del Modello di Tax Information Exchange Agreement (TIEA), adottato dall’OCSE nel 2002.

Lo scambio di informazioni secondo la Convenzione

La Convenzione obbliga gli Stati contraenti a scambiarsi le informazioni che appaiono rilevanti per:
•procedere all'accertamento e alla riscossione delle imposte, al recupero dei crediti tributari o alle relative misure di esecuzione;
•promuovere un'azione dinanzi ad un'autorità amministrativa o avviare procedimenti penali dinanzi ad un organo giurisdizionale (art. 4).

Scambio di informazioni su richiesta

L’art. 5 disciplina lo scambio di informazioni su richiesta, in virtù del quale - su domanda dello Stato richiedente - lo Stato richiesto fornisce al primo ogni informazione relativa ad una data persona o transazione (qualora le informazioni disponibili negli archivi fiscali dello Stato richiesto non consentono di dar seguito alla richiesta di informazioni, questo adotta tutti i provvedimenti necessari al fine di fornire allo Stato richiedente le informazioni richieste).

Scambio spontaneo di informazioni

Altra forma di scambio di informazioni prevista e disciplinata dalla Convenzione è lo scambio spontaneo di informazioni. Ai sensi dell’art. 7, uno Stato contraente, a prescindere da una richiesta preliminare, comunica ad un altro le informazioni di cui è a conoscenza allorquando:
a)il primo Stato abbia motivo di ritenere che nell'altro possa verificarsi una riduzione o un'esenzione anomale d'imposta;
b)un contribuente ottenga nel primo Stato una riduzione o un'esenzione d'imposta che comporterebbe un aumento di imposta o un assoggettamento ad imposta nell'altro Stato;
c)le operazioni tra un contribuente di uno Stato e un contribuente di un altro Stato avvengano tramite uno o più Paesi in modo tale che ne possa risultare una riduzione d'imposta nell'uno o nell'altro Paese o in entrambi;
d)uno Stato abbia motivo di ritenere che possa risultare una riduzione d'imposta da trasferimenti fittizi di utili nell'ambito di gruppi di imprese;
e)in seguito ad informazioni comunicate ad uno Stato da un altro Stato, il primo Stato abbia raccolto informazioni utili ai fini dell'accertamento degli obblighi tributari nell'altro Stato .Lo scambio automatico di informazioni invece può avvenire, secondo l’art. 6 della Convenzione, per talune categorie di casi e in conformità alle procedure determinate di comune accordo tra gli Stati contraenti.

Le verifiche fiscali simultanee e le verifiche fiscali all’estero sono disciplinate rispettivamente dall’art. 8 e dall’art. 9 della Convenzione.

Secondo quanto previsto dall’art. 8 (“Verifiche fiscali simultanee”): “1. Su richiesta di una delle Parti, due o più Parti si consultano al fine di determinare i casi e le procedure relativi alle verifiche fiscali simultanee. Ciascuna Parte decide se partecipare o meno ad una determinata verifica fiscale. 2. Ai fini della presente Convenzione, per verifica fiscale simultanea si intende un accordo tra due o più Parti al fine di verificare, simultaneamente, ciascuna sul proprio territorio, la situazione fiscale di una o più persone con interessi comuni o collegati al fine di scambiare le informazioni utili in tal modo ottenute”. Secondo quanto previsto dall’art. 9 (“Verifiche fiscali all'estero”): “1. Su richiesta dell'autorità competente dello Stato richiedente, l'autorità competente dello Stato richiesto può autorizzare rappresentanti dell'autorità competente dello Stato richiedente ad assistere alla fase pertinente di una verifica fiscale nello Stato richiesto. 2. Se la richiesta è accettata, l'autorità competente dello Stato richiesto comunica al più presto all'autorità competente dello Stato richiedente la data ed il luogo della verifica, l'autorità o il funzionario incaricato di effettuare detta verifica, nonché le procedure e le condizioni stabilite dallo Stato richiesto per lo svolgimento di tale verifica. Ogni decisione relativa allo svolgimento della verifica fiscale è adottata dallo Stato richiesto. 3. Una Parte può informare uno dei depositari circa la sua intenzione di non accettare, in linea generale, le richieste di cui al paragrafo 1. Tale dichiarazione può essere fatta o ritirata in qualsiasi momento”.

Vengono disciplinati compiutamente i casi in cui lo Stato richiesto ha la possibilità di sottrarsi all’obbligo di fornire le informazioni. In primo luogo, “lo Stato richiesto non è tenuto a dar seguito ad una richiesta se lo Stato richiedente non abbia fatto ricorso a tutti i mezzi di cui dispone sul proprio territorio, tranne nel caso in cui il ricorso a tali mezzi comporti difficoltà sproporzionate” (art. 19).

Inoltre, ai sensi dell’art. 21, le disposizioni convenzionali non obbligano lo Stato richiesto a:
•adottare provvedimenti in deroga alla propria legislazione o prassi amministrativa;
•adottare provvedimenti contrari all'ordine pubblico o ai suoi interessi fondamentali;
•fornire informazioni che non potrebbero essere ottenute in base al proprio ordinamento o a quello dello Stato richiedente;
•fornire informazioni che rivelerebbero un segreto commerciale, industriale o professionale;
•fornire assistenza amministrativa se e nella misura in cui ritiene che l'imposizione dello Stato richiedente sia contraria ai principi di imposizione generalmente ammessi o convenzionalmente previsti;
•fornire assistenza laddove l’applicazione della Convenzione dia luogo ad una discriminazione tra un nazionale dello Stato richiesto e un nazionale dello Stato richiedente. Le disposizioni dell’art. 22 impongono allo Stato richiedente (i.e., ricevente le informazioni) un obbligo di confidenzialità sulle informazioni ricevute.

In particolare, “[…] tali informazioni saranno comunicate soltanto alle persone od autorità […] incaricate dell'accertamento della riscossione o del recupero delle imposte di detta Parte, delle procedure o dei procedimenti concernenti tali imposte, o delle decisioni di ricorsi relative a tali imposte. Soltanto le persone od autorità sopracitate possono utilizzare tali informazioni e ciò unicamente per i fini sopra indicati. […] essi potranno rivelarne il contenuto nel corso di udienze pubbliche o nei giudizi relativi a tali imposte, dietro autorizzazione preliminare dell'autorità competente della Parte che ha fornito le informazioni. Tuttavia, due o più Parti possono di comune accordo rinunciare alla condizione dell'autorizzazione preliminare. […] le informazioni ricevute da una Parte possono essere utilizzate per altri fini quando l'uso di tali informazioni per tali altri fini è possibile secondo la legislazione della Parte che fornisce le informazioni, e l'autorità competente di detta Parte autorizza tale uso. Le informazioni fornite da una Parte ad un'altra Parte possono essere trasmesse da quest'ultima ad una terza Parte, dietro autorizzazione preliminare dell'autorità competente della prima Parte”.

L’art. 28 della Convenzione ne disciplina la sottoscrizione da parte degli Stati membri del Consiglio d’Europa e dei Paesi membri dell’OCSE, nonché l’entrata in vigore . Secondo l’art. 28 (“Firma ed entrata in vigore della Convenzione”): “1. La presente Convenzione è aperta alla firma degli Stati membri del Consiglio d'Europa e dei Paesi membri dell'OCSE. Essa è soggetta a ratifica, accettazione o approvazione. Gli strumenti di ratifica, accettazione o approvazione saranno depositati presso uno dei depositari. 2. La Convenzione entrerà in vigore il primo giorno del mese successivo alla scadenza di un periodo di tre mesi dopo la data in cui cinque Stati avranno espresso il loro consenso ad essere vincolati dalla Convenzione, conformemente alle disposizioni del paragrafo 1. 3. Per ogni Stato membro del Consiglio d'Europa o Paese membro dell'OCSE che esprima in seguito il suo consenso ad essere vincolato dalla Convenzione, quest'ultima entrerà in vigore il primo giorno del mese successivo alla scadenza di un periodo di tre mesi dopo la data di deposito dello strumento di ratifica, di accettazione o di approvazione”.

Le modifiche apportate dal Protocollo del 31 marzo 2010

Le modifiche alla Convenzione introdotte dal Protocollo riguardano due aspetti fondamentali:
1)l’adeguamento delle disposizioni convenzionali agli standards internazionali di trasparenza e scambio di informazioni, il quale ha reso necessario modificare gli artt. 4, 21 e 22 della Convenzione;
2)l’estensione della Convenzione ai Paesi che non sono membri dell’OCSE, né del Consiglio d’Europa, la quale ha reso necessario emendare l’art. 28.

Ulteriori (minori) modifiche concernono “the relationship between the amended Convention and EC law instruments (Article 27 paragraph 2), and the level of detail to be provided in a request for information (Article 18 paragraph 1)” (cfr. par. 9 del Background del Protocollo).

Con riferimento all’aspetto sub 1), le modifiche riguardano in particolare:
•l’inserimento, nel testo dell’art. 21 della Convenzione, di disposizioni in linea con quanto previsto dall’art. 26 del Modello di Convenzione dell’OCSE (versione 2005) e, in particolare, dai paragrafi 4 e 5, i quali disciplinano, rispettivamente, l’obbligo allo scambio di informazioni a prescindere dalla sussistenza di un interesse dello Stato richiesto e l’obbligo allo scambio di informazioni detenute da banche e fiduciari o interposti. Analoghe disposizioni si ritrovano peraltro nell’art. 5 del Modello di TIEA dell’OCSE ;
•gli articoli 4 e 22 della Convenzione con riferimento alle disposizioni sulla confidenzialità, all’uso delle informazioni per motivi penali o in procedimenti giudiziari. In particolare, il nuovo art. 4 non prevede la disposizione secondo cui “2. Una Parte può utilizzare le informazioni ottenute ai sensi della presente convenzione come mezzo di prova dinanzi ad una giurisdizione penale solo previa autorizzazione della Parte che ha fornito dette informazioni. Tuttavia, due o più Parti possono, di comune accordo, rinunciare alla condizione dell'autorizzazione preliminare”. Dell’art. 22 sono stati invece riscritti i paragrafi 1 e 2: “1. Any information obtained by a Party under this Convention shall be treated as secret and protected in the same manner as information obtained under the domestic law of that Party and, to the extent needed to ensure the necessary level of protection of personal data, in accordance with the safeguards which may be specified by the supplying Party as required under its domestic law. 2. Such information shall in any case be disclosed only to persons or authorities (including courts and administrative or supervisory bodies) concerned with the assessment, collection or recovery of, the enforcement or prosecution in respect of, or the determination of appeals in relation to, taxes of that Party, or the oversight of the above. Only the persons or authorities mentioned above may use the information and then only for such purposes. They may, notwithstanding the provisions of paragraph 1, disclose it in public court proceedings or in judicial decisions relating to such taxes”.

Per quanto riguarda l’aspetto sub 2), le modifiche riguardano in particolare l’aggiunta, all’art. 28, dei paragrafi 4, 5, 6 e 7, al fine di dare atto principalmente:
•della possibilità, dopo l’entrata in vigore del Protocollo, di adesione allo stesso anche da parte di Paesi non membri dell’OCSE, né del Consiglio d’Europa;
•dell’efficacia (generalmente non retroattiva) delle disposizioni convenzionali introdotte dal Protocollo;
•dell’efficacia anche retroattiva delle disposizioni convenzionali con riferimento alle questioni di rilevanza penale . “4. Any member State of the Council of Europe or any member country of OECD which becomes a Party to the Convention after the entry into force of the Protocol amending this Convention, open for signature on XXth of the XXX (the “2010 Protocol”) shall be a Party to the Convention as amended by that Protocol, unless they express a different intention in a written communication to one of the Depositaries. 5. After the entry into force of the 2010 Protocol, any State which is not a member of the Council of Europe or of the OECD may request to be invited to sign and ratify this Convention as amended by the 2010 Protocol. Any request to this effect shall be addressed to one of the Depositaries, who shall transmit it to the Parties. The Depositary shall also inform the Committee of Ministers of the Council of Europe and the OECD Council. The decision to invite States which so request to become Party to this Convention shall be taken by consensus by the Parties to the Convention through the coordinating body. In respect of any State ratifying the Convention as amended by the 2010 Protocol in accordance with this paragraph, this Convention shall enter into force on the first day of the month following the expiration of a period of three months after the date of deposit of the instrument of ratification with one of the Depositaries. 6. The provisions of this Convention, as amended by the 2010 Protocol, shall have effect for administrative assistance related to taxable periods beginning on or after 1 January of the year following the one in which the Convention, as amended by the 2010 Protocol, entered into force in respect of a Party, or where there is no taxable period, for administrative assistance related to charges to tax arising on or after 1 January of the year following the one in which the Convention, as amended by the 2010 Protocol, entered into force in respect of a Party. Any two or more Parties may mutually agree that the Convention, as amended by the 2010 Protocol, shall have effect for administrative assistance related to earlier taxable periods or charges to tax. 7. Notwithstanding paragraph 6, for tax matters involving intentional conduct which is liable to prosecution under the criminal laws of the applicant Party, the provisions of this Convention, as amended by the 2010 Protocol, shall have effect from the date of entry into force in respect of a Party in relation to earlier taxable periods or charges to tax”.

Il testo del Protocollo sarà presentato per la sottoscrizione da parte degli Stati contraenti la Convenzione in occasione del meeting dell’OCSE che si terrà a Parigi il 27 e 28 maggio 2010.

Il Protocollo di modifica rappresenta il più recente della lunga serie di interventi che, a livello internazionale, sono stati posti in essere al fine di combattere l’evasione fiscale. Unitamente alla Convenzione, costituisce meccanismo di cooperazione fiscale di tipo multilaterale il quale fa si che lo scambio di informazioni in materia fiscale divenga sempre più diffuso e generalizzato.

Del resto, gli stessi Leaders del G20 di Londra, tenutosi il 2 aprile 2009, hanno auspicato l’adozione di un “multilateral approach” allo scambio di informazioni.


Fonte: IPSOA

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