venerdì 27 dicembre 2013

Non occorre replicare documenti già acquisiti in primo grado.

La Corte statuisce il principio per cui nel processo tributario, in ragione della sua natura di processo di impugnazione di atti autoritativi dell’Amministrazione finanziaria, le ragioni poste a base dell’atto impugnato (che contiene l’enunciazione di dette ragioni, oltre che dei relativi presupposti di fatto, stabilendo, nel contempo, i limiti dell’oggetto del giudizio) si intendono acquisite agli atti del processo, con la conseguenza che l’Amministrazione, qualora in primo grado le questioni di merito poste a fondamento dell’atto impugnato non siano state esaminate in quanto ritenute assorbite dall’accoglimento di altre questioni preliminari proposte dal contribuente, non ha l’onere di riproporle nell’atto di appello, potendo esse ritenersi sottratte al dibattito processuale soltanto a seguito di precisa volontà manifestata dall’Amministrazione stessa.

Sentenza n. 26741 del 29 novembre 2013 (udienza 9 ottobre 2013)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Cappabianca Aurelio – Est. Crucitti Roberta
Processo tributario – Motivi recupero atto impositivo – Non esaminate in quanto assorbite in primo grado – Amministrazione finanziaria non ha l’onere di riproporle in grado d’appello

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Installazione fotovoltaico: limiti di detraibilità.

La detrazione del 50% spetta solo per edifici a uso abitativo/residenziale o posso richiederla anche per un impianto che produce energia per un albergo?

L'installazione di impianti fotovoltaici, perchè possa usufruire della detrazione fiscale Irpef prevista per gli interventi di ristrutturazione edilizia, deve essere direttamente al servizio dell'abitazione del contribuente. L’impianto dovrà in altri termini essere utilizzato esclusivamente per fini domestici, ad esempio per l’illuminazione o per l’alimentazione di apparecchi elettrici (risoluzione 22/E del 2012). Ne consegue che possono beneficiare dell'incentivo fiscale del 36% (fino al 31 dicembre 2014 innalzato al 50%) solo le spese sostenute in ambito privato per l’acquisto e l’installazione di pannelli fotovoltaici per la produzione di energia elettrica, i costi e l’installazione dei pannelli solari, fino a 20 kW di potenza nominale.


Fonte: Agenzia Entrate

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Monitoraggio dei contribuenti e sostituzione degli intermediari.

Con la circolare n. 38/E del 23 dicembre, l’Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti sulle recenti modifiche alla disciplina del monitoraggio fiscale (Dl 167/1990) introdotte dall’articolo 9 della legge 97/2013. Il documento di prassi, che sostituisce la precedente circolare n. 45/2010, è stato emanato tenendo conto di quanto stabilito con il provvedimento direttoriale del 18 dicembre.
Di seguito, in sintesi, le principali precisazioni che riguardano, in particolare, gli obblighi di monitoraggio fiscale dei contribuenti e la sostituzione tributaria degli intermediari finanziari.

Obblighi di monitoraggio dei contribuenti
Sulla base delle nuove disposizioni, a decorrere dalla dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta 2013, le persone fisiche, gli enti non commerciali e le società semplici ed equiparate, residenti in Italia, che detengono investimenti all’estero e attività estere di natura finanziaria da cui possono derivare redditi imponibili in Italia sono tenuti a indicare, esclusivamente, le consistenze di tali attività nel quadro RW del modello Unico. L’obbligo sussiste a prescindere dall’importo degli investimenti e attività di fonte estera e anche se possedute per un solo giorno.

Precedentemente, l’adempimento dichiarativo riguardava le attività detenute al 31 dicembre di ciascun anno di importo superiore a 10mila euro e comprendeva anche i trasferimenti che, nel corso del periodo d’imposta, avevano interessato i medesimi investimenti e attività (sezioni I e III del modulo RW). A partire dal periodo di imposta 2013, tali trasferimenti non vanno più indicati.
La circostanza è stata esaminata dall’Agenzia con riferimento ai connessi aspetti sanzionatori. Al riguardo, viene precisato che, poiché la legge europea 2013 è entrata in vigore il 4 settembre 2013, le violazioni di omessa e infedele compilazione delle sezioni I e III del modulo RW commesse antecedentemente a tale data non sono più punibili con le specifiche sanzioni previste dal Dl 167/1990. Ciò in virtù del principio di legalità, in base al quale nessuno può essere assoggettato a sanzioni per un fatto che, secondo una legge posteriore, non costituisce violazione punibile.

Per quel che riguarda l’obbligo di monitoraggio delle consistenze, si rileva che non ci sono novità sulla tipologia di investimenti e attività da indicare nel quadro RW rispetto a quanto già individuato con la precedente circolare n.45/E del 2010.
Diversa è, invece, la valorizzazione di tali investimenti e attività, in quanto si dovrà fare riferimento ai criteri stabiliti per l’imposta sul valore degli immobili all’estero (Ivie) e l’imposta sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero (Ivafe), anche se non dovute dal contribuente.
È da segnalare che, per le attività in comunione o cointestate, dovrà essere indicato l’intero valore delle attività e la relativa percentuale di possesso da parte di ciascun intestatario qualora ne abbia la piena disponibilità, mentre prima era richiesto il valore della propria quota di possesso.

I soggetti obbligati alla compilazione del quadro RW: la figura del titolare effettivo
Una delle novità più rilevanti del nuovo monitoraggio fiscale dei contribuenti riguarda l’ambito soggettivo di applicazione della disciplina che è stato ampliato. Sono, infatti, obbligati alla compilazione del quadro RW le persone fisiche, gli enti non commerciali e le società semplici ed equiparate, residenti in Italia (dunque i medesimi soggetti previsti dalla normativa previgente), non soltanto quando i medesimi soggetti sono possessori diretti degli investimenti e attività, ma anche quando risultano essere i “titolari effettivi” di tali attività.
La circolare precisa che, sebbene la nozione del “titolare effettivo” sia stata mutuata dalla disciplina dell’antiriciclaggio - e a questi ultimi fini tale nozione si riferisce esclusivamente alla persona fisica che, in ultima istanza, possiede o controlla il veicolo societario o altra entità giuridica, quali trust e fondazioni - per il monitoraggio fiscale si considera tale non solo la persona fisica, ma anche l’ente non commerciale e la società semplice ed equiparata che soddisfa i requisiti del possesso o controllo (il requisito del controllo si ritiene soddisfatto, nel caso di società, se la percentuale di partecipazione al capitale sociale corrisponde al 25% più uno, mentre nel caso delle altre entità diverse dalle società, in presenza di beneficiari del 25% o più del patrimonio o del controllo sul 25% o più del patrimonio dell’entità giuridica), sempre secondo la normativa antiriciclaggio, del veicolo interposto realmente e che detiene gli investimenti all’estero e attività estere di natura finanziaria.
Sul fronte dell’interposizione fittizia resta, infatti, confermato quanto già sostenuto in precedenza dall’Amministrazione finanziaria, ossia che, in presenza di soggetti che abbiano l’effettiva disponibilità di attività finanziarie e patrimoniali estere o italiane, formalmente intestate a soggetti meramente interposti, il patrimonio deve essere attribuito al socio o al beneficiario indipendentemente dalla verifica del requisito del controllo.

Al verificarsi dello status di “titolare effettivo”, l’obbligo di monitoraggio varia a seconda che l’investimento o l’attività estera sia detenuta per il tramite di società o di entità giuridiche, diverse dalle società, quali fondazioni e istituti giuridici quali i trust.
Nel primo caso, l’Agenzia precisa che l’obbligo di monitoraggio riguarda il valore della partecipazione nella società qualora residente in un Paese collaborativo (per Stati o territori collaborativi si devono intendere quelli che assicurano comunque la possibilità di un controllo da parte dell’Amministrazione finanziaria italiana da attuare tramite lo strumento dello scambio di informazioni. Si tratta non soltanto dei Paesi o territori inclusi nella white list ma anche dei Paesi che, pur non inclusi nella white list, prevedono un adeguato scambio di informazioni tramite una convenzione per evitare la doppia imposizione sul reddito, uno specifico accordo internazionale o con cui trovano applicazione disposizioni comunitarie in materia di assistenza amministrativa), oltre all’indicazione della percentuale di partecipazione. Se invece la partecipazione è in una società residente in un Paese non collaborativo, si deve seguire l’approccio del look through, in base al quale si supera la mera titolarità dello strumento finanziario partecipativo per dare rilevanza, nel quadro RW, al valore dei beni all’estero del soggetto “controllato”. Detto approccio deve essere adottato fino a quando nella catena partecipativa sia presente una società localizzata nei suddetti Paesi e sempreché risulti integrato il controllo secondo la normativa antiriciclaggio.

Nel secondo caso, ossia nelle fattispecie di titolarità effettiva del contribuente per il tramite di entità giuridiche diverse dalle società, quali fondazioni e trust, si applica sempre l’approccio del look through, a prescindere dalla residenza dell’entità giuridica. Più precisamente, per dette entità rileva la residenza sia in Italia sia all’estero, sempreché le medesime entità detengano investimenti all’estero e attività estere di natura finanziaria. Il “titolare effettivo” del trust deve indicare, nel quadro RW, il valore complessivo delle attività estere che l’entità giuridica “controllata” detiene direttamente e per il tramite di altri soggetti esteri situati in Paesi non collaborativi e fintantoché si configuri la titolarità effettiva degli investimenti, nonché la percentuale di patrimonio nell’entità stessa.

Con riferimento alle partecipazioni in organismi collettivi del risparmio (Oicr), la circolare evidenzia che non rilevano, ai fini dell’individuazione del “titolare effettivo”, le partecipazioni ad Oicr istituiti in Italia che effettuano investimenti all’estero, ma esclusivamente quelle in organismi di diritto estero. In quest’ultima ipotesi, ai fini del monitoraggio, si seguono i medesimi criteri stabiliti per il “titolare effettivo” di società estere.

Nella circolare sono presenti alcuni esempi per meglio chiarire le fattispecie al ricorrere delle quali il contribuente è tenuto all’obbligo di compilazione del quadro RW e cosa deve essere indicato.

Esoneri soggettivi
Nel ripercorrere gli esoneri di tipo soggettivo, la circolare precisa che sono da includere nell’ambito soggettivo del monitoraggio gli enti di previdenza obbligatoria (casse professionali) istituiti nelle forme di associazione o fondazione in quanto non rientranti tra gli enti pubblici. Questi ultimi, infatti, sono esclusi da tale obbligo dichiarativo, unitamente agli enti commerciali, alle società, siano esse società di persone (Sas, Snc, società di fatto) o società di capitali (Spa, Sapa, società cooperative), ad eccezione delle società semplici.

Altro aspetto di rilievo riguarda gli Oicr istituiti in Italia che, sebbene considerati enti non commerciali, sono esclusi anch’essi dal monitoraggio, considerato che gli investimenti da essi detenuti non sono produttivi di redditi imponibili (articolo 73, comma 5‑quinquies, del Tuir).
Le medesime considerazioni valgono per i fondi immobiliari, soggetti che godono anch’essi di un regime fiscale di non imponibilità (articolo 6 del Dl 351/2001).

Restano confermate, in linea generale, le deroghe agli obblighi di monitoraggio fiscale per i lavoratori all’estero (articolo 38, comma 13, Dl 78/2010). Tuttavia, con riferimento alla condizione di “diplomatico” o di “frontaliere”, per i quali in precedenza la condizione doveva sussistere al 31 dicembre del periodo d’imposta di riferimento, l’esonero è ora riconosciuto solo qualora l’attività lavorativa all’estero sia stata svolta in via continuativa per la maggior parte del periodo d’imposta e a condizione che il lavoratore, al rientro in Italia, vi abbia trasferito le attività detenute all’estero o abbia dismesso le suddette attività entro sei mesi dall’interruzione del rapporto di lavoro all’estero.

Esoneri oggettivi
In merito all’esonero oggettivo di compilazione del quadro RW, è ora previsto che non devono essere indicate le attività finanziarie e patrimoniali affidate in gestione o in amministrazione agli intermediari residenti e per i contratti comunque conclusi attraverso il loro intervento, a condizione che i flussi finanziari e redditi derivanti da tali attività siano stati assoggettati a ritenuta o imposta sostitutiva dagli intermediari stessi.
Rispetto alla normativa previgente, non è più sufficiente che i flussi finanziari e i redditi delle attività oggetto di monitoraggio siano stati riscossi per il tramite di intermediari residenti, essendo ora stabilito che l’esclusione da monitoraggio è subordinato anche all’applicazione del prelievo da parte del soggetto che interviene nella riscossione dei predetti flussi (come meglio chiarito di seguito).

Un’importante precisazione riguarda le attività finanziarie e patrimoniali che nel periodo d’imposta non hanno prodotto reddito: in questi casi, l’esonero dalla compilazione del quadro RW spetta a condizione che le attività siano affidate in amministrazione o gestione presso un intermediario residente, anche in assenza di opzione per i regimi del risparmio amministrato o gestito. In tale ipotesi, all’intermediario è infatti conferito l’incarico di regolare tutti i flussi connessi con l’investimento, il disinvestimento e il pagamento dei relativi proventi. In mancanza di tale affidamento - che non può consistere in una prestazione di tipo occasionale, ma richiede l’instaurazione di un rapporto duraturo con l’intermediario -, ricade sul contribuente l’obbligo di indicare le consistenze delle attività nel quadro RW, evidenziando che le stesse non hanno prodotto redditi nel periodo d’imposta o che sono infruttifere.

Viene chiarito, infine, che l’esonero compete anche con riferimento ai beni di cui il contribuente risulti “titolare effettivo” ai sensi della normativa antiriciclaggio, sempreché la partecipazione nella società estera o nell’entità giuridica, per il cui tramite ricopre detto status, sia amministrata o gestita da intermediari residenti.

Obblighi di sostituzione tributaria
L’altra principale novità illustrata nella circolare riguarda gli obblighi di sostituzione tributaria a carico degli intermediari finanziari residenti (articolo 4, comma 2, Dl 167/1990). L’obbligo riguarda non solo i redditi derivanti dagli investimenti detenuti all’estero e dalle attività estere di natura finanziaria che sono già assoggettati a ritenuta o a imposta sostitutiva secondo le norme vigenti, ma anche determinate tipologie di redditi di capitale e di redditi diversi di fonte estera che concorrono a formare il reddito complessivo del contribuente, per i quali è stata introdotta la nuova ritenuta a titolo di acconto (“ritenuta all’ingresso”).
I soggetti interessati sono gli stessi intermediari finanziari e gli altri soggetti esercenti attività finanziaria indicati dall’articolo 11 della disciplina dell’antiriciclaggio.

Gli obblighi di sostituzione tributaria degli intermediari trovano applicazione con riferimento ai redditi e ai flussi finanziari per i quali gli intermediari intervengono nella loro riscossione a decorrere dall’1 gennaio 2014. Tuttavia, il provvedimento del Direttore ha previsto che:

le ritenute e le imposte sostitutive derivanti dalla predetta sostituzione tributaria dovute per il periodo dall’1 febbraio al 30 giugno 2014 possono essere versate entro il 16 luglio 2014, maggiorate dei relativi interessi e senza applicazione di sanzioni
per i flussi esteri ricevuti in pagamento nel mese di gennaio 2014, gli intermediari non applicano il prelievo ed effettuano la segnalazione dell’operazione all’Amministrazione finanziaria. Il contribuente, nei mesi successivi, e comunque entro il 30 giugno 2014, conferisce all’intermediario l’incarico all’applicazione del prelievo, sempreché dovuto.
Tali previsioni sono volte a consentire agli intermediari di adeguare le procedure relative ai nuovi adempimenti di sostituzione tributaria sul nuovo sistema di pagamento, tenuto conto che il regolamento UE 260/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio del 14 marzo - che ha modificato i requisiti tecnici e commerciali per i bonifici e gli addebiti diretti in euro (Single euro payments area - Sepa) - fissa all’1 febbraio 2014 la data finale unica per la migrazione ai nuovi sistemi da parte dei Paesi dell’area dell’euro.
In linea generale, come stabilito dal provvedimento, i predetti intermediari sono tenuti ad applicare il prelievo alla fonte nei confronti dei contribuenti appartenenti alle categorie alle quali si applicano gli obblighi di monitoraggio (ossia persone fisiche, enti non commerciali, società semplici ed equiparate residenti), quando intervengono nella riscossione dei flussi e dei redditi derivanti dagli investimenti detenuti all’estero e dalle attività estere di natura finanziaria.
Il versamento deve essere eseguito, secondo le regole ordinarie, entro il sedicesimo giorno successivo a quello di effettuazione del prelievo.

In sostanza, l’obbligo di sostituzione tributaria prescinde da un formale incarico all’incasso degli stessi, a meno che il contribuente non attesti, mediante un’autocertificazione resa in forma libera, che i flussi in esame non rivestono profili reddituali nell’ambito dei redditi di capitale o dei redditi diversi derivanti da investimenti all’estero o da attività estere di natura finanziaria.
Tale autocertificazione può essere resa dal contribuente in via preventiva e può riguardare la generalità dei flussi che saranno accreditati presso il medesimo intermediario, salva contraria specifica indicazione da parte del contribuente.
L’intermediario è tenuto a segnalare all’Amministrazione finanziaria le posizioni per le quali non sia stato applicato il prelievo alla fonte, ossia quando il contribuente autocertifica all’intermediario che i flussi non costituiscono redditi derivanti da investimenti all’estero o attività estere di natura finanziaria.

Il prelievo alla fonte non deve essere effettuato per i titolari di reddito d’impresa o di lavoro autonomo, in quanto - precisa la circolare - sussiste una presunzione in base alla quale i flussi finanziari si considerano derivanti dall’esercizio di tali attività, indipendentemente dalla loro entità, salva indicazione contraria da parte dei medesimi contribuenti.

Tassazione alla fonte secondo le norme vigenti
Tenuto conto di quanto appena illustrato, gli intermediari sono dunque obbligati ad applicare il prelievo alla fonte, previsto già dalle norme vigenti, sui redditi derivanti da investimenti esteri e dalle attività estere di natura finanziaria (articolo 4, comma 2, primo periodo, Dl 167/1990) in tutti i casi in cui l’intermediario sia utilizzato come veicolo per l’accredito in Italia di flussi provenienti dall’estero, a prescindere da un formale incarico all’incasso degli stessi.
La circolare precisa che questo obbligo è posto in via generale, indipendentemente dalla circostanza che i titoli e le attività finanziarie siano collocati o meno nel territorio dello Stato. Per cui, ad esempio, gli intermediari sono tenuti ad applicare il prelievo alla fonte sui proventi dei titoli atipici non collocati nel territorio dello Stato (a titolo definitivo, posto che detti proventi avrebbero scontato l’imposizione sostituiva in autoliquidazione ai sensi dell’articolo 18 del Tuir), così come sui redditi compresi nei capitali corrisposti a soggetti residenti derivanti da polizze stipulate con compagnie di assicurazione estere non collocate in Italia, in quanto non operanti nel territorio dello Stato in regime di libera prestazione di servizi, se i predetti redditi sono conseguiti per il tramite degli intermediari residenti.

Laddove le norme vigenti individuano il sostituto d’imposta tenuto all’applicazione delle ritenute o delle imposte sostitutive, è confermata la sostituzione tributaria già prevista, posto che, per queste fattispecie, non sono intervenute modifiche normative (ad esempio, sostituti obbligati per l’imposta sostitutiva sugli interessi e altri proventi dei titoli obbligazionari esteri ai sensi dell’articolo 2 del Dlgs 239/1996, assicurazione estera che opta per l’imposta sostitutiva di cui all’articolo 26-ter del Dpr 600/1973).
Seguendo questa logica, resta confermata l’imposizione sostitutiva delle imposte sui redditi sui redditi di capitale di fonte estera e dei redditi diversi di natura finanziaria, a cura del contribuente in sede di presentazione della dichiarazione dei redditi o dell’intermediario in caso di opzione per i regimi fiscali dell’amministrato e del gestito.

Ritenuta all’ingresso
I medesimi intermediari sono tenuti ad applicare una nuova forma di tassazione alla fonte a titolo di acconto (“ritenuta d’ingresso”) su determinate tipologie di redditi di capitale e di redditi diversi che concorrono a formare il reddito complessivo del contribuente, sempre quando gli stessi intervengono nella riscossione dei predetti redditi (articolo 4, comma 2, secondo e terzo periodo, Dl 167/1990).
A tal proposito, la circolare dettaglia i redditi di capitale interessati dalla ritenuta all’ingresso - che già la norma individua in quelli indicati dall’articolo 44, primo comma, lettere a), c), d), h), del Tuir - e le fattispecie di redditi diversi di cui all’articolo 67 del Tuir che, se derivanti da investimenti all’estero e da attività finanziarie estere, sono soggetti alla ritenuta all’ingresso, in quanto diretti a formare il reddito complessivo del contribuente. Tra questi, assumono rilevanza anche quelli diversi da quelli di natura finanziaria (ad esempio, plusvalenze imponibili derivanti da cessione di immobili all’estero, ai sensi dell’articolo 67, comma 1, lettera b), del Tuir).

Con riferimento ai redditi diversi di natura finanziaria, viene chiarito che quelli potenzialmente assoggettabili alla ritenuta d’ingresso sono le plusvalenze realizzate mediante la cessione di partecipazioni qualificate in società non residenti o in società residenti qualora detenute all’estero, nonché le plusvalenze derivanti da fattispecie assimilate (articolo 67, comma 1, lettera c), del Tuir).
Infatti, le altre ipotesi di redditi diversi di natura finanziaria di cui alle lettere da c-bis) a c-quinquies) dell’articolo 67 del Tuir non concorrono alla formazione del reddito complessivo del contribuente, in quanto assoggettate a imposta sostitutiva (a carico degli intermediari finanziari abilitati, se conseguite nell’ambito dei rapporti opzionali del risparmio amministrato o gestito, ovvero a cura del contribuente, se nell’ambito del regime dichiarativo).

Base imponibile del prelievo alla fonte
Il contribuente è tenuto a fornire all’intermediario i dati e ogni utile informazione per la corretta individuazione della natura reddituale del flusso in pagamento, nonché della fattispecie imponibile e dell’imposta dovuta per consentire il corretto adempimento degli obblighi di sostituzione tributaria da parte degli intermediari.
Al riguardo, è precisato che, in tal modo, il contribuente partecipa attivamente al procedimento di accertamento del tributo dovuto ai sensi dell’articolo 64 del Dpr 600/1973. Si evita così di assoggettare a imposizione flussi che non hanno natura reddituale per il contribuente o che ce l’hanno in una determinata misura e non per l’intero importo. Infatti, in mancanza di tali informazioni, l’intermediario è tenuto ad applicare la ritenuta sull’intero importo del flusso messo in pagamento.

Nell’ipotesi in cui il contribuente subisca il prelievo di un’imposta non dovuta o l’imposta sia applicata in misura superiore a quanto dovuto, lo stesso può richiederne la restituzione all’intermediario entro il 28 febbraio dell’anno successivo a quello del prelievo. Il contribuente, in alternativa alla richiesta di rimborso all’intermediario, può presentare istanza di rimborso all’Amministrazione finanziaria con le modalità e i termini stabiliti dall’articolo 38 del Dpr 602/1973. Al riguardo, la circolare precisa che l’intermediario è tenuto a segnalare le posizioni per le quali non sia stato applicato il prelievo alla fonte anche per effetto del predetto rimborso.

Sanzioni
Infine, in materia di sanzioni, la circolare precisa che sono applicabili le previsioni di cui all’articolo 7, comma 4, del Dlgs 472/1997, che attribuisce agli uffici il potere di disporre la riduzione delle sanzioni fino alla metà del minimo, qualora concorrano “eccezionali circostanze che rendono manifesta la sproporzione tra l’entità del tributo cui la violazione si riferisce e la sanzione”. La ratio della disposizione mira a evitare, in presenza di circostanze eccezionali, che si palesi una manifesta sproporzione tra la sanzione e il tributo o, comunque, un manifesto squilibrio tra la sanzione e l’effettivo disvalore della condotta del contribuente.
Pertanto, la medesima disposizione può essere applicata anche alle sanzioni per le violazioni relative all’omessa o infedele compilazione del quadro RW.
In tal senso, il comportamento del contribuente che regolarizzi la propria posizione fiscale, prestando una piena e spontanea collaborazione ai fini della ricostruzione degli investimenti e delle attività di natura finanziaria costituiti o detenuti all’estero in violazione degli obblighi di monitoraggio fiscale, può essere suscettibile di configurare una circostanza di carattere eccezionale e, dunque, giustificare un modulato ridimensionamento della sanzione fino alla metà del minimo previsto dalla legge.


Fonte: Agenzia Entrate

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Dalla banca presunzioni legali senza le idonee motivazioni.

Nel richiamare l’art. 32 del D.P.R. n. 600 del 1973 – a mente del quale i singoli dati ed elementi risultanti dai conti sono posti a base delle rettifiche e degli accertamenti previsti dagli artt. 38, 39, 40 e 41 se il contribuente non dimostra che ne ha tenuto conto nelle dichiarazioni o che non si riferiscono ad operazioni imponibili – la Corte attribuisce alle risultanze delle indagini bancarie un valore probatorio da ricondurre alle presunzioni legali ponendo a carico del contribuente la prova e la precisa giustificazione di ogni singolo movimento bancario e rientrando nei poteri del giudice tributario quello di rideterminare l'imponibile.

Sentenza n. 26741 del 29 novembre 2013 (udienza 9 ottobre 2013)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Cappabianca Aurelio – Est. Crucitti Roberta
Art. 32 del D.P.R. n. 600 del 1973 – Indagini bancarie – Presunzioni legali – Giustificazione singolo movimento bancario sul contribuente

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Dietista: detraibilità della prestazione.

Volevo sapere se le fatture emesse dal dietista possono essere detratte nella dichiarazione dei redditi? E, in caso di risposta affermativa, in che misura?

Spetta la detrazione esclusivamente per le spese mediche e di assistenza specifica e per le spese chirurgiche, per prestazioni specialistiche e per protesi dentarie e sanitarie in genere (articolo 15, comma 1, lettera c), del Tuir). In particolare, se le prestazioni sanitarie sono rese da soggetti diversi dai medici, è ammissibile la detrazione qualora le prestazioni stesse che siano collegate alla cura di una patologia e siano rese da personale abilitato dalle autorità competenti in materia sanitaria. L’attività del dietista è disciplinata dal decreto 14 settembre 1994 del ministero della Sanità. Le prestazioni effettuate dai dietisti, aventi solitamente carattere di complementarità a diagnosi specialistiche, rientrano tra le prestazioni sanitarie detraibili, purché prescritte da un medico. Pertanto, per fruire della detrazione in oggetto, sarà necessario produrre la fattura del dietista e la prescrizione del medico (circolare 17/E del 2006).


Fonte: Agenzia Entrate

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Ine e Parametri professioni. In rete le bozze per il 2013.

Sul sito delle Entrate disponibili, in bozza, i modelli “Ine Unico Sp”, riservato alle società di persone, “Ine Unico Sc” per le società di capitali e “Ine Unico Pf" dedicato alle persone fisiche e “Parametri 2014 esercenti arti e professioni” e  "Parametri 2014 esercenti attività d’impresa”.
Attraverso i modelli l’Agenzia potrà rilevare ricavi o compensi non dichiarati o rapporti di lavoro irregolare. Viaggiano assieme a Unico (al quale eventualmente andranno allegati) e interessano solo quei contribuenti che non applicano gli studi di settore.
I dati contenuti nei modelli non vanno confusi con gli “altri” indicatori di normalità economica individuati dall’articolo 10-bis della legge 146/1998 e inseriti negli studi di settore attraverso la procedura Gerico, finalizzati alla determinazione di ricavi, compensi e corrispettivi imputabili alla specifica attività svolta dal contribuente.
Rispetto ai modelli dichiarativi della scorsa annualità, le bozze di oggi sono sostanzialmente aggiornate al periodo di imposta 2013 e al modello Unico.

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martedì 17 dicembre 2013

Interessi legali in calo dal 2014. È in Gazzetta il decreto del Mef.

Cala di un punto e mezzo percentuale la misura del tasso di interessi legali che, a partire dal nuovo anno, passa dunque dall’attuale 2,5% all’1 per cento. La modifica è stata stabilita dal decreto del ministro dell’Economia e delle Finanze del 12 dicembre 2013, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.292 di venerdì 13.

La variazione ha risvolti anche in ambito fiscale.
Buone notizie, quindi, per chi ha somme da pagare con aggiunta di interessi legali.
È il caso, ad esempio, del ravvedimento operoso, che prevede, in caso di omesso, insufficiente o tardivo versamento dei tributi, la corresponsione della sanzione e degli interessi moratori, calcolati dal giorno successivo a quello della scadenza dell’adempimento fino al giorno in cui il contribuente regolarizza la propria posizione.
Un esempio sul saldo Imu 2013. Se effettuato il 15 gennaio 2014 (anziché il 16 dicembre 2013, secondo l’ordinaria scadenza), andranno calcolati gli interessi del 2,5% per il periodo dal 17 al 31 dicembre 2013 e dell’1% per i restanti 15 giorni, dall’1 al 15 gennaio 2014.

Si ricorda che la variazione del tasso di interesse non è automatica. Il ministro dell’Economia e delle Finanze ha la facoltà di modificarlo, con decreto da emanarsi non oltre il 15 dicembre, sulla base del rendimento medio annuo lordo dei titoli di Stato di durata non superiore a dodici mesi e tenuto conto del tasso di inflazione registrato nell’anno (articolo 2, comma 185, legge 662/1996).
Qualora entro tale data non sia fissata la nuova misura del saggio, questo rimane invariato per l’anno successivo.


Fonte: Agenzia Entrate

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Rinuncia plurima all'eredità: quale tassazione.

Più persone rinunciano all'eredità, con un unico atto notarile. L’imposta di 168 euro è unica o va versata da ogni singolo rinunciante?

Se le disposizioni contenute in un atto non sono suscettibili di una autonoma valutazione economica, non si realizza una espressione di capacità contributiva e, quindi, non trova applicazione l’articolo 21 del Tur in base al quale, qualora in un atto siano presenti più disposizioni di contenuto economicamente apprezzabile, le stesse sono assoggettate autonomamente a tassazione. Tra gli atti che non hanno contenuto patrimoniale rientrano anche quelli di rinuncia all’eredità (circolare 44/E del 2011). Gli stessi, pertanto, sono soggetti a registrazione con applicazione di un’unica imposta fissa di registro nella misura di 168 euro.


Fonte: Agenzia Entrate

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“Bollino compenetrativo” su polizze. L’adempimento è andato in pensione.

Niente “bollino compenetrativo” su polizze, quietanze e altri documenti assicurativi. La norma che aveva introdotto l’obbligo per le compagnie di assicurazione di apporre un “proprio bollo speciale” su avvisi o cartelli da affiggere al pubblico e su tutti gli atti in cui “la tassa di bollo è compenetrata in quella d’assicurazione” è stata cancellata.

L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 95/E del 16 dicembre, ha fornito chiarimenti a una società olandese operante in Italia in regime di libera prestazione di servizi, sull’applicabilità del cosiddetto “bollino compenetrativo” sulle polizze assicurative commercializzate nel nostro Paese.

Questo particolare “timbro”, sottolinea il documento di prassi, trova le sue radici in una disposizione del regio decreto n. 69/1896, in base alla quale le società o compagnie di assicurazioni dovevano apporre un bollo speciale, ad inchiostro o a secco, su ciascun foglio degli “scritti od atti per i quali….la tassa di bollo è compenetrata in quella d’assicurazione”.
Il “bollino”, rilasciato dall’ufficio demaniale competente dietro domanda, alla quale andava allegato anche il deposito dell’impronta, indicava il nome e la sede della società, la denominazione e la sede dell’ufficio presso il quale veniva pagata la tassa di assicurazione compensativa del bollo.

L’Agenzia ricorda, in primo luogo, la norma in base alla quale per i contratti assicurativi e gli atti a essi inerenti, non sono dovute le imposte di bollo e di registro, in quanto entrambi “assorbiti” dall’imposta sulle assicurazioni (articolo 16 della legge 1216/1961).
Sottolinea, poi, che il regio decreto 69/1896, che prescriveva l’obbligatoria apposizione del “bollino compenetrativo” sui documenti delle polizze assicurative, è stato abrogato dalla legge 212/2010.
Di conseguenza, l’adempimento non sussiste più, restando comunque valido il principio in base al quale i contratti assoggettati all’imposta sulle assicurazioni non scontano né Bollo né Registro.


Fonte: Agenzia Entrate

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lunedì 16 dicembre 2013

Acconto imposta sostitutiva risparmio amministrato: le regole per il calcolo.

Con la Risoluzione n. 91/E del 12 dicembre 2013, l'Agenzia delle Entrate spiega la metodologia di calcolo dell'acconto dell’imposta sostitutiva sui redditi diversi di natura finanziaria, che gli intermediari del settore devono versare entro il 16 dicembre. Il codice tributo da utilizzare è 1140 e l'acconto è dovuto nella misura del 100%. Esso si determina sommando gli importi dei versamenti dovuti per le plusvalenze del periodo che va da novembre 2012 a settembre 2013, al lordo delle compensazioni eventualmente effettuate.

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Il manager della società di capitali non svolge lavoro subordinato.

In tema di determinazione del reddito d’impresa, il DPR n. 917 del 1986, art. 62, il quale esclude l’ammissibilità di deduzioni a titolo di compenso per il lavoro prestato o l’opera svolta dall’imprenditore, limitando la deducibilità delle spese per prestazioni di lavoro a quelle sostenute per quello dipendente e per compensi spettanti agli amministratori di società di persone, non consente di dedurre dall’imponibile il compenso per il lavoro prestato e l’opera svolta dall’amministratore unico di società di capitali. Infatti la posizione di quest’ultimo è equiparabile, sotto il profilo giuridico, a quella dell’imprenditore, non essendo individuabile, in relazione alla sua attività gestoria, la formazione di una volontà imprenditoriale distinta da quella della società, e non ricorrendo quindi l’assoggettamento all’altrui potere direttivo, di controllo e disciplinare, che costituisce il requisito tipico della subordinazione (cfr. anche Cass. nn. 24188/2006, 21155/2005). In tale materia, rientra nei poteri dell’amministrazione finanziaria la valutazione di congruità dei costi e dei ricavi esposti nel bilancio e nelle dichiarazioni, ancorché non risultino irregolarità nella tenuta delle scritture contabili o vizi negli atti giuridici d’impresa. Ne consegue che la deducibilità, ai sensi del DPR n. 917 del 1986, art. 62, dei compensi degli amministratori delle società non implica che gli uffici finanziari siano vincolati alla misura indicata in deliberazioni sociali o contratti, competendo all’Ufficio la verifica dell’attendibilità economica dei predetti dati (v. pure Cass. n. 9036/2013, n. 13478/2001).

Ordinanza n. 25572 del 14 novembre 2013 (udienza 23 ottobre 2013)
Cassazione civile, sezione VI – 5 – Pres. Cicala Mario
Reddito d’impresa – Determinazione – Deduzione compenso attività svolta dall’amministratore unico di società di capitali – Impossibilità –Congruità costi e ricavi – Valutazione – Amministrazione finanziaria

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Immobili acquistati e ristrutturati. Niente seconda rata Imu 2013.

Cancellato il saldo Imu 2013 (in scadenza lunedì 16 dicembre) anche per gli edifici acquistati dalle imprese e sottoposti a lavori di restauro e risanamento conservativo, ristrutturazioni edilizie o urbanistiche. A chiarire i dubbi sollevati dall’Associazione nazionale costruttori edili, il dipartimento delle Finanze con la risoluzione n. 11/Df dell’11 dicembre.

Il decreto Imu aveva già previsto l’esenzione della seconda rata dell’imposta, nonché dell’imposta stessa a partire dal 1° gennaio 2014, per gli immobili costruiti, rimasti invenduti e che non siano locati (articolo 2, comma 1 e 2 del Dl 102/2013).

Lo spirito agevolativo della norma ha portato il dipartimento delle Finanze a equiparare i fabbricati costruiti, a quelli acquistati e restaurati. Va chiarito che gli interventi che danno accesso all’esenzione sono quelli  di “restauro e di risanamento conservativo”, di “ristrutturazione edilizia” e di “ristrutturazione urbanistica” (articolo 3, comma 1, lettere c), d), f) Dpr 380/2001).

La risoluzione precisa che sia i fabbricati in corso di costruzione sia quelli “recuperati” sono considerati, ai fini della base imponibile Imu, “aree fabbricabili” fino alla loro ultimazione.
Di conseguenza, l’esclusione del pagamento è estesa a entrambi gli immobili a partire dalla data di conclusione dei lavori.

I fabbricati, inoltre, devono mantenere lo stato di bene essere destinato alla vendita e non locato. La perdita di anche uno solo dei requisiti farebbe scontare all’immobile il tributo ordinario.


Fonte: Agenzia Entrate

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Sostitutiva risparmio amministrato: come calcolare l’acconto in scadenza.

L’acconto dell’imposta sostitutiva sui redditi diversi di natura finanziaria, che gli intermediari del settore devono versare entro il 16 dicembre, con il codice tributo 1140 e nella misura del 100%, si determina sommando gli importi dei versamenti dovuti per le plusvalenze del periodo che va da novembre 2012 a settembre 2013, al lordo delle compensazioni eventualmente effettuate.
È la precisazione contenuta nella risoluzione 91/E del 12 dicembre, che individuando i mesi da prendere in considerazione chiarisce le corrette modalità di calcolo.

Infatti, la norma che ha introdotto l’obbligo, a carico degli intermediari finanziari, di anticipare il versamento dell’imposta sostitutiva sulle plusvalenze realizzate mediante cessione a titolo oneroso di titoli, partecipazioni e altri proventi finanziari (ex articolo 67, comma 1, lettere da c) a c-quinquies), del Tuir – regime del risparmio amministrato) dice, letteralmente che “A decorrere dall’anno 2013”, banche, società fiduciarie, eccetera, “… sono tenuti, entro il 16 dicembre di ciascun anno, al versamento di un importo, a titolo di acconto, pari al 100 per cento dell’ammontare complessivo dei versamenti dovuti nei primi undici mesi del medesimo anno …” (articolo 2, comma 5, Dl 133/2013).

Quindi, specifica la risoluzione, "poiché il versamento dell’imposta avviene entro il sedicesimo giorno del secondo mese successivo a quello in cui è stata applicata, l’importo da versare entro il 16 dicembre 2013 deve essere pari alla sommatoria dei versamenti dovuti per le plusvalenze del periodo che va da novembre 2012 a settembre 2013, a lordo delle compensazioni eventualmente effettuate".

Infine, il documento di prassi ricorda che, il pagamento dell’acconto potrà essere scomputato, a partire dall’1 gennaio dell’anno successivo, esclusivamente dai versamenti relativi alla stessa imposta sostitutiva. L’eventuale eccedenza “d’acconto” rispetto a quanto effettivamente dovuto come imposta sostitutiva nell’anno successivo, è scomputabile dal versamento da eseguire nel medesimo periodo.


Fonte: Agenzia Entrate

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La bozza Irap 2014 arriva sul web: le novità sono nell’appendice.

Nel mondo delle bozze dei modelli di dichiarazione fa il suo ingresso Irap 2014, con le sue istruzioni, reperibili entrambi sul sito dell’Agenzia delle Entrate.
Il modello, indirizzato a persone fisiche, società ed enti - sia pubblici che privati - che esercitano abitualmente attività autonomamente organizzate dirette alla produzione o allo scambio di beni o alla prestazione di servizi, va “sfogliato fino in fondo” per arrivare ad individuare le novità di quest’anno che si trovano tutte nell’appendice.

È stata aggiornata la tabella delle aliquote Irap applicabili, per l’anno d’imposta 2013, nelle diverse regioni e province autonome, per effetto sia di norme regionali e/o provinciali sia di maggiorazioni statali. Di conseguenza, anche l’elenco completo delle aliquote applicabili in ciascuna regione e nelle province di Trento e Bolzano è stato riveduto alla luce delle novità introdotte.

Anche la tabella delle deduzioni e delle detrazioni Irap presenta alcune novità con l’immissione delle nuove deduzioni previste dalle regioni Umbria e Toscana e dalla provincia autonoma di Bolzano, che si affiancano a quelle preesistenti della regione Piemonte e della provincia di Trento.

I codici assegnati alle diverse deduzioni e detrazioni dovranno essere specificati, con il relativo ammontare, e andranno inseriti in una apposita sezione inserita ad hoc nel quadro IS.


Fonte: Agenzia Entrate

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Corte Ue: per le deduzioni fiscali, la compensazione non vale.

Al centro della controversia, che ha richiesto l’intervento dei giudici della Corte Ue, sono due coniugi, il marito cittadino tedesco e la moglie cittadina belga, che risiede in Belgio. Il marito, che percepisce la totalità dei suoi redditi in Germania, non indicava alcun reddito imponibile e alcuna persona a carico in Belgio. Invece, la moglie, dichiarava interessi ipotecari, figli a carico e spese per la custodia dei figli.

La normativa fiscale belga
Sulla base della normativa fiscale belga, la coppia di ricorrenti ha in linea di principio diritto a un supplemento di quota di reddito esente da imposta per i figli a carico. Tuttavia, non ha potuto beneficiarne effettivamente. Difatti, la quota supplementare di reddito che era possibile considerare esente, è stata imputata ai redditi del marito percepiti in Germania, trattandosi dei redditi maggiori della coppia. Tuttavia, tali redditi sono stati dedotti dalla base imponibile, in quanto esenti sulla base della convenzione contro le doppie imposizioni del 1967 stipulata tra Belgio e Germania. In tal modo, nessuna quota di reddito è stata esentata specificamente come supplemento per figli a carico.

Il rinvio alla Corte di giustizia
La questione è stata affrontata in un procedimento giurisdizionale, e nell’ambito dello stesso, il giudice ‘a quo’ ha sottoposto al vaglio pregiudiziale della Corte UE la seguente questione, chiedendo in sostanza se l’articolo 49 del TFUE debba essere interpretato nel senso che esso osta all’applicazione di una normativa fiscale di uno Stato membro che impedisce a una coppia residente in tale Stato, che percepisce redditi sia in tale Stato, sia in altro Stato membro, in cui un membro della coppia è soggetto a tassazione come persona non coniugata per i suoi redditi professionali e non possa ottenere tutte le agevolazioni fiscali collegate alla sua situazione personale e familiare, di beneficiare di una determinata agevolazione fiscale a causa delle sue modalità di imputazione, mentre tale coppia ne avrebbe diritto se i membri della stessa percepissero la totalità o la parte principale dei loro redditi nello Stato membro di residenza.

L’analisi della Corte di giustizia
In base a costante giurisprudenza della Corte UE, in linea generale, compete allo Stato membro di residenza concedere al contribuente tutte le agevolazioni fiscali collegate alla sua situazione personale e familiare, poiché detto Stato membro, salve eccezioni, è in grado di valutare meglio degli altri la capacità contributiva personale di tale contribuente, atteso che quest’ultimo vi ha il centro dei suoi interessi personali ed economici. L’obbligo di prendere in considerazione la situazione personale e familiare grava invece sullo Stato membro di occupazione soltanto qualora il contribuente realizzi la totalità o quasi totalità dei suoi redditi imponibili tramite una attività svolta in tale Stato e qualora non percepisca un reddito significativo nel suo Stato di residenza, in modo che quest’ultimo non sia in grado di accordargli le agevolazioni derivanti dalla presa in considerazione della sua situazione personale e familiare. Tale premessa è necessaria per esaminare la compatibilità con la libertà di stabilimento dell’applicazione della normativa belga alla fattispecie in esame.

L’esame del caso specifico
In tale fattispecie, i coniugi sono stati assoggettati a tassazione congiunta sui loro redditi in Belgio, dove risiedono, posto che i redditi percepiti dal marito in Germania sono esenti, e quest’ultimo è stato assoggettato, sulla base della convenzione del 1967, a tassazione a titolo individuale per i redditi percepiti in Germania, dove presta attività lavorativa.
Sia in Germania, sia in Belgio, si è tenuto conto, almeno in parte, della loro situazione personale e familiare. I ricorrenti hanno subito uno svantaggio come coppia, non avendo beneficiato dell’agevolazione fiscale che deriva dall’applicazione del supplemento di quota di reddito esente da imposta per figlio a carico cui avrebbero avuto diritto se avessero percepito tutti i loro redditi in Belgio o, se i redditi percepiti dalla moglie in Belgio fossero stati superiori a quelli percepiti dal marito in Germania. La normativa di cui si discute prevede di fatto una differenza di trattamento fiscale tra le coppie di cittadini che risiedono in Belgio basata sull’origine e sulla misura dei loro redditi  che potrebbe limitare il loro esercizio delle libertà garantite dal Trattato, tra le quali rientra la libertà di stabilimento.

Sì all’agevolazione fiscale in Germania e no in Belgio
La Corte Ue rileva inoltre che la concessione dell’agevolazione fiscale in Germania non possa compensare la perdita dell’agevolazione fiscale subita in Belgio. Infatti, uno Stato membro non può invocare l’esistenza di una agevolazione concessa unilateralmente da un altro Stato membro, nel quale il marito lavora e percepisce la totalità dei suoi redditi, per sottrarsi agli obblighi ad esso incombenti sulla base del Trattato, in particolare sulla base delle disposizioni previste in materia di libertà di stabilimento.
Inoltre, viene precisato che il mantenimento della ripartizione del potere impositivo tra gli Stati membri non può essere invocata dallo Stato membro di residenza di un contribuente per sottrarsi alla responsabilità che ricade in via di principio su tale Stato, di riconoscere a tale contribuente le deduzioni di tipo personale e familiare che gli competono, a meno che una convenzione non svincoli tale Stato dall’obbligo dal prendere in considerazione da solo la situazione personale e familiare dei contribuenti residenti sul suo territorio e che in parte svolgono la loro attività economica in un altro Stato membro o a meno che tale Stato non rilevi che, anche in assenza di convenzioni, uno o più Stati di occupazione accordano, sui redditi tassati, agevolazioni collegate alla presa in considerazione della situazione personale e familiare dei contribuenti che non risiedono nel loro territorio, ma che vi percepiscono redditi imponibili.

La disciplina convenzionale
Con riferimento al caso di specie, da un lato la Convenzione del 1967 non impone allo Stato membro di occupazione alcun obbligo di prendere in considerazione la situazione personale e familiare dei contribuenti residenti nell’altro Stato membro parte di tale convenzione.
D’altra parte, la normativa fiscale non stabilisce alcuna correlazione tra le agevolazioni fiscali che essa concede ai residenti dello Stato membro in questione e le agevolazioni fiscali di cui possono beneficiare nell’ambito della loro tassazione in un altro Stato membro. I ricorrenti non hanno potuto beneficiare del supplemento di quota di reddito esente da imposta per figlio a carico non perché abbiano goduto di una agevolazione equivalente in Germania, ma solo perchè le modalità di imputazione ne annullano la possibilità di beneficiarne..

Le conclusioni degli eurogiudici
Secondo la Corte UE è contraria al diritto Ue (articolo 49 del TFUE) la normativa fiscale di uno Stato membro che ha come effetto, quello di impedire a una coppia residente in tale Stato e che percepisce redditi sia in tale Stato sia in altro Stato membro, di beneficiare effettivamente di una determinata  agevolazione fiscale a causa delle sue modalità di imputazione, mentre tale coppia ne beneficerebbe se il coniuge che produce redditi maggiori non percepisse la totalità dei suoi redditi in altro Stato membro.


Fonte: Agenzia Entrate

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Investimenti in aree svantaggiate: comunicazione in ritardo, no bonus.

In tema di credito di imposta per investimenti in aree svantaggiate, la Corte di cassazione ricorda che a) ai sensi dell’articolo 8, legge n. 388 del 2000, l’inosservanza del termine entro il quale i soggetti che hanno conseguito il diritto al contributo anteriormente alla data dell’8 luglio 2002 devono comunicare all’Agenzia delle Entrate i dati occorrenti per la ricognizione degli investimenti realizzati, comporta la decadenza dal beneficio, non assumendo alcun rilievo la circostanza che il provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate sia stato emesso in data tale da non consentire al contribuente di disporre, rispetto alla scadenza, del termine di sessanta giorni previsto dalla legge n. 212 del 2000, articolo 3, comma 2, per le norme che introducono adempimenti tributari, in quanto l’interessato è stato posto nella situazione giuridica oggettiva di conoscibilità della scadenza del termine per adempiere il suo onere di comunicazione fin dal 13 novembre 2002, data di pubblicazione del Dl n. 253 del 2002, ed il predetto termine legale non è comunque superabile con una diversa previsione temporale di natura amministrativa (cfr Cassazione n. 19627 del 2009; conformi Cassazione nn. 3578 e 16442 del 2009, 19127 del 2010); b) la legge n. 289 del 2002, articolo 62, comma 7, che ha disposto l’abrogazione del Dl n. 253 del 2002, articoli 1 e 2 prima della scadenza dei termini per la conversione in legge, facendo salvi gli effetti prodottisi e i rapporti giuridici già sorti, ha soltanto impedito la protrazione dell’efficacia provvisoria delle predette disposizioni fino al termine naturale della mancata conversione in legge, senza alcuna applicazione retroattiva di disposizioni tributarie, vietata dalla legge n. 212 del 2000, articolo 3; ne consegue che, in base alla clausola di salvezza degli effetti prodottisi nel vigore del Dl non convertito, legittimamente l’Amministrazione finanziaria provvede al recupero del credito di imposta utilizzato dal contribuente in compensazione, nonostante la sospensione della fruizione disposta con il citato Dl n. 253 del 2002 (cfr Cassazione n. 24251 del 2011).

Sentenza n. 25684 del 15 novembre 2013 (udienza 25 settembre 2013)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Cappabianca Aurelio – Est. Virgilio Biagio
Credito d’imposta – Investimenti nelle aree svantaggiate – Agevolazioni – Articolo 8, legge n. 388 del 2000 – Articolo 67, legge n. 289 del 2002 – Articolo 3, legge n. 212 del 2000

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Bonus arredi: i tempi dell'acquisto.

Ho acquistato dei mobili destinati alla casa oggetto di lavori di ristrutturazione, sostenendone la spesa prima di aver pagato i lavori nell'appartamento. Posso usufruire del bonus arredi?

È possibile effettuare le spese per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici anche prima di quelle per la ristrutturazione dell’appartamento, a condizione che siano stati già avviati i lavori sull’immobile cui detti beni sono destinati. In altri termini, la data di inizio lavori deve essere anteriore a quella in cui sono sostenute le spese per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici, ma non è necessario che le spese di ristrutturazione siano sostenute prima di quelle per l'arredo (circolare 29/E del 2013).


Fonte: Agenzia Entrate

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Cessione all’esportazione senza Iva pur se l'effetto traslativo è differito.

Si considera, ai fini Iva, cessione all’esportazione non imponibile, la vendita realizzata secondo un procedimento che si perfezionerà all’atto del prelievo, all’estero, delle merci lì depositate. Ciò, nel presupposto fondamentale che l’operazione, fin dalla sua origine e nella relativa rappresentazione documentale, sia stata concepita in vista del definitivo trasferimento e cessione della merce all’estero.
Questo il principio affermato dall’Agenzia delle entrate con la risoluzione n. 94/E del 13 dicembre.

La precisazione trae origine da un’istanza di interpello presentato da una società, che chiedeva chiarimenti circa il trattamento Iva applicabile a propri beni esportati in regime “franco valuta”, per essere successivamente ceduti al cliente estero, in virtù dell’impegno contrattualmente vincolante assunto ab origine dalle parti.

Al fine di fornire i chiarimenti richiesti, l’Agenzia rammenta i propri precedenti di prassi secondo cui il requisito del trasferimento della proprietà - nell’ambito di una cessione all’esportazione di cui all’articolo 8, comma 1, lettera a), del Dpr 633/1972 - è, comunque, necessario.
Con la risoluzione odierna, l’Agenzia chiarisce che il trasferimento della proprietà non deve necessariamente avvenire anteriormente al trasporto della merce all’estero, ben potendo, quest’ultima, come nel caso di specie, essere previamente inviata all’estero per essere lì successivamente ceduta in ossequio a preventivi accordi di compravendita stipulati con il cliente estero.

La posizione interpretativa dell’Agenzia trova conferma nel recente orientamento della giurisprudenza della Corte di cassazione, secondo cui, ai fini della configurabilità di una cessione all’esportazione, rileva la necessaria ricorrenza di un vincolo finalistico tra trasferimento della proprietà ed esportazione. In altri termini, il cedente (esportatore) deve essere, al momento della fuoriuscita dei beni dal territorio Ue, obbligato a vendere al cliente estero le merci in questione. Ciò, fa venire meno l’esigenza di necessaria anteriorità dell’effetto traslativo del diritto reale rispetto a quello dell’uscita della merce dal territorio comunitario (cfr Cassazione, sentenza 23588/2012).

A seguito della precisazione fornita, è quindi ricondotto a unitarietà il trattamento fiscale applicabile a fattispecie negoziali – come quella esaminata – del tutto simili ai contratti atipici di consignment stock, in base al quale le merci sono inviate a destinazione di un acquirente all’estero, presso un deposito dell’acquirente o di un terzo cui l’acquirente possa accedere, e il trasferimento della proprietà avviene all’atto del prelievo delle merci dal deposito.
In tali fattispecie, l’effetto traslativo della proprietà dei beni esportati, anche se differito, non esclude che l’operazione, unitariamente considerata, possa considerarsi una cessione all’esportazione non imponibile ai sensi dell’articolo 8, primo comma, del Dpr 633/1972.

La risoluzione, quindi, estende le conclusioni già fornite in passato nelle ipotesi di consignment stock anche alla fattispecie prospettata, in cui le merci inviate all’estero sono stoccate in un deposito di terzi di cui la società interpellante (cedente) ha la disponibilità in virtù del contratto di locazione appositamente stipulato.
Pertanto, con il prelievo delle merci dal deposito per consegnarle al cliente estero si darà esecuzione alla compravendita e si realizzeranno i presupposti per inquadrare l’operazione come cessione all’esportazione non imponibile (articolo 8, comma 1, lettera a), del Dpr 633/1972); conseguentemente, il plafond di cui al successivo comma 2 si andrà a costituire solo nel momento e nella misura in cui le merci risulteranno prelevate dall’acquirente e debitamente fatturate dal fornitore.

Sotto il profilo degli adempimenti, rammenta l’Agenzia, tornano applicabili le indicazioni fornite con la risoluzione n. 520657 del 1975, secondo la quale il collegamento tra i beni inviati all’estero in “franco valuta” e quelli ceduti secondo gli accordi contrattuali potrà essere dimostrato mediante:
annotazione in un apposito registro (articolo 39 del Dpr 633/1972) delle spedizioni dei beni all’estro, riportando per ciascuna annotazione gli estremi del documento di esportazione
indicazione nella fattura di vendita, emessa al momento della consegna dei beni all’acquirente, della corrispondente annotazione del registro relativa ai medesimi prodotti.


Fonte: Agenzia Entrate

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Acconto su rivalutazioni Tfr: non è più l’ora di rimandare.

I sostituti d’imposta hanno tempo fino a lunedì 16 dicembre per pagare l’acconto dell’imposta sostitutiva dell’11% sulle rivalutazioni dei fondi per il trattamento di fine rapporto maturate nel 2013 (Dlgs 47/2000, riforma della disciplina fiscale della previdenza complementare).

Non parliamo, dunque, della liquidazione “finale” del Tfr (che segue le regole ordinarie), ma della tassazione del rendimento previsto dall’articolo 2120 del codice civile.
La norma in questione stabilisce che le quote del trattamento di fine rapporto accantonate al 31 dicembre di ogni anno debbano essere aggiornate applicando un coefficiente composto da un tasso fisso dell’1,50% e una variabile pari al 75% dell’aumento dell’indice dei prezzi al consumo, per le famiglie di operai e impiegati, accertato dall’Istat, rispetto al mese di dicembre dell’anno precedente (2,3% nel 2012). Sono escluse le somme maturate nell’anno stesso.
L’imposta sostitutiva dell’11% applicata su tale incremento, va versata in due tranche: un acconto, pari al 90% dell’ammontare totale, con scadenza al 16 dicembre dell’anno di riferimento della tassazione, e il saldo, che ha come scadenza il successivo 16 febbraio, termine che nel 2014 capita di domenica, facendo allungare i tempi per il pagamento fino al 17 febbraio 2014.

Le eccezioni
L’appuntamento non riguarda i sostituti d’imposta nati nel 2013, per i quali non esistono ancora rivalutazioni da tassare.
Regola a parte, inoltre, per i soggetti costituiti nel 2012, ai quali la norma consente di non pagare l’acconto e di versare, se preferiscono, l’intero importo in un’unica soluzione. Se scelgono di versare l’anticipo, possono determinare la somma dovuta seguendo il metodo previsionale. Per gli altri, un solo appuntamento in agenda, il 17 febbraio 2014, ovvero l’ultimo giorno utile per versare il saldo della sostitutiva relativa al 2013 (1713 è il codice tributo).

Niente anticipo anche per i datori di lavoro che non rivestono il ruolo di sostituti d’imposta. È la situazione di chi assume, per esempio, colf, badanti e baby sitter. In tal caso, i lavoratori sono tenuti a liquidare complessivamente la sostitutiva nella dichiarazione dei redditi relativa all’anno in cui il Tfr è corrisposto e a versarla nei termini previsti per il saldo delle relative imposte. Il codice tributo che dovranno utilizzare è il 1714.

Criterio storico o previsionale
Spetta ai datori di lavoro fare i conti per stabilire a quanto ammonta l’imposta sostitutiva totale – basata sulle rivalutazioni annuali dell’apposito fondo dei bilanci aziendali – e il relativo 90% da versare entro il 16 dicembre; a loro anche la scelta tra i due metodi di calcolo possibili: storico e previsionale.

Semplice la procedura che segue il criterio storico: l’imponibile è pari al 90% delle rivalutazioni maturate nell’anno solare precedente (2012, quindi), comprese quelle relative ai Tfr eventualmente corrisposti, nel corso dell’anno, per la cessazione del rapporto a seguito, per esempio, di dimissioni o licenziamenti.

Più complesso il calcolo previsionale, che parte da dati non certi, ma da valutazioni che sarà possibile verificare soltanto a fine annualità. In pratica, in questo secondo caso, l’acconto è uguale al 90% dell’imposta sostitutiva calcolata sul rendimento “atteso” per il 2013. È un metodo che conviene se l’imponibile previsto è inferiore a quello dell’anno precedente a causa di pensionamenti, dimissioni o licenziamenti.
Così il calcolo per l’anticipo 2013 basato su quest’ultima procedura: si parte dal Tfr maturato al 31 dicembre 2012 per la quota riferita ai dipendenti ancora in servizio al 30 novembre 2013; da questo dato, il computo della rivalutazione in base all’incremento rilevato dall’Istat a dicembre 2012.

Per i dipendenti che hanno cessato il rapporto di lavoro quest’anno e fino al 30 novembre, l’anticipo dovuto è pari al 90% dell’imposta trattenuta sul rendimento del Tfr al momento di cessazione del rapporto.

F24 per tutti, solo telematico per i titolari di partita Iva
L’acconto deve essere versato entro il 16 dicembre utilizzando il modello telematico F24, ossia la delega di pagamento che consente di compensare il debito con eventuali crediti erariali e contributivi. Il codice tributo è il 1712 (acconto imposta sostitutiva) e va inserito nella sezione “Erario”.
I non titolari di partita Iva possono effettuare il versamento anche recandosi alle poste, in banca o presso gli agenti della riscossione.


Fonte: Agenzia Entrate

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IMU 2013, no alla seconda rata per gli immobili "merce" delle imprese edili.

La seconda rata dell'IMU 2013 (in scadenza il prossimo 16 dicembre) non è dovuta sui fabbricati "costruiti e destinati dall'impresa costruttrice alla vendita" almeno finché permane la destinazione alla vendita e non vengano locati. L'IMU resta, invece, dovuta fino al 30 giugno 2013, quindi a titolo di prima rata. A stabilirlo è l'art. 2 del D.L. n. 102/2013. La stessa norma dispone anche che, per tali immobili, dal 1° gennaio 2014 l'IMU non è dovuta. Ora, con la Risoluzione n. 11/DF del Dipartimento delle Finanze dell'11 dicembre 2013, viene precisato che per "fabbricati costruiti" devono intendersi anche i fabbricati acquistati dall'impresa costruttrice e sui quali essa procede ad interventi incisivi di recupero (art. 3, comma 1, lett. c), d) ef), D.P.R. n. 380/2001). Pertanto, anche questi ultimi fabbricati sono esenti dall'IMU (seconda rata 2013 e poi a regime dal 1° gennaio 2014), però solo a partire dalla data di ultimazione dei lavori si ristrutturazione.


Fonte: MEF

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Terreni agricoli non posseduti da agricoltori, saldo senza conguaglio dello 0,4%.

Il 16 dicembre dovrà essere versato il saldo IMU 2013 sugli immobili per i quali non è scattata la cancellazione della rata ad opera del D.L. n. 133/2013. Tra questi, vi sono i terreni agricoli posseduti da soggetti non conduttori ed affittati a terzi, oppure coltivati dai proprietari che non sono in possesso della qualifica di imprenditore agricolo professionale (Iap) o coltivatore diretto (Cd), nonché di quelli incolti posseduti dai medesimi soggetti. Infatti, l'esonero dalla seconda rata dell'Imu (a differenza di quanto avveniva per la prima rata) si applica solo per i terreni agricoli posseduti e condotti da soggetti in possesso della qualifica di Iap o Cd, ancorché coltivati da società di persone di cui i proprietari siano soci. Resta da capire il problema del conguaglio relativamente alla prima rata (0,4% della differenza fra l'imposta calcolata con la aliquota deliberata dal Comune e quella risultante dalla applicazione della aliquota base se inferiore), che tuttavia per tali terreni non dovrebbe scattare, non rientrando questi in quelli esclusi dalla seconda rata dell'IMU.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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venerdì 13 dicembre 2013

Esenzione dall’imposta di bollo per le copie “notarili” uso voltura.

Prevale la ratio della norma (articolo 4 del Dpr 650/1972), che ha inteso esentare dall’imposta di bollo le copie degli atti civili, giudiziali o amministrativi e delle denunce di trasferimento per causa di morte, se destinate a essere allegate alla domanda di voltura catastale.
Lo chiarisce la risoluzione n. 89/E dell’11 dicembre 2013, con la quale l’Agenzia delle Entrate risponde a un quesito posto dall’Archivio notarile.

Il dubbio
L’ufficio centrale degli Archivi notarili ha chiesto alle Entrate se, in seguito alla cessazione dall’esercizio delle funzioni del notaio che ha registrato un atto pubblico, l’Archivio presso cui questo atto è conservato deve applicare l’imposta di bollo alla copia conforme che rilascia per l’allegazione a una richiesta di voltura catastale.

Perché il dubbio se l’articolo 4, comma 5, lettera a), del Dpr 650/1972, prevede – molto chiaramente – che le copie da allegare alla domanda di voltura catastale siano rilasciate “in carta libera”, e, quindi, in esenzione dall’imposta di bollo?
L’incertezza nasce dalle disposizioni dell’Ordinamento del notariato e degli archivi notarili, in base alle quali questi ultimi possono rilasciare copie degli atti conservati “esclusivamente” in forma autentica (articoli 69 e 112, legge 89/1913). Con conseguente applicazione dell’articolo 1, comma 1, della tariffa, prima parte, allegata al Dpr 642/1972, che prevede il pagamento di 16 euro per ogni foglio per gli “Atti rogati, ricevuti o autenticati da notai o da altri pubblici ufficiali e certificati, estratti di qualunque atto o documento e copie dichiarate conformi all’originale rilasciati dagli stessi”.

L’interpellante, quindi, chiede se il disposto del Dpr 642/1972 e la circostanza che gli archivi notarili possano rilasciare copia degli atti conservati solo in forma autentica facciano venir meno il trattamento di esenzione dall’imposta di bollo previsto per le copie rilasciate per uso voltura catastale.

Il parere dell’Amministrazione fiscale
L’Agenzia delle Entrate risponde che l’espressione “copia in carta libera” utilizzata nell’articolo 4 del Dpr 650/1972 denota la volontà del legislatore di esentare dall’imposta di bollo il rilascio della copia dell’atto notarile, se destinata a essere allegata alla domanda di voltura catastale.
Si tratta quindi di una deroga alla regola generale che prevede l’assoggettamento all’imposta di bollo delle copie dichiarate conformi rilasciate dai notai o altri pubblici ufficiali

In tali casi, comunque, è opportuno che il pubblico ufficiale che rilascia una copia conforme senza assolvimento del Bollo indichi sulla stessa la norma di esenzione o l’uso cui è destinata.


Fonte: Agenzia Entrate

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Il fatto non può essere ignoto se è base di presunzione legale.

In tema deducibilità dei costi documentati da fatture relative ad operazioni asseritamene inesistenti, l’onere di fornire la prova che l’operazione rappresentata dalla fattura non è stata mai posta in essere incombe all’Amministrazione finanziaria e può essere adempiuto, ai sensi del DPR n. 600 del 1973, art. 39, comma 1, anche sulla base di presunzioni semplici, purché gravi, precise e concordanti, non ostandovi il divieto della doppia presunzione, il quale attiene esclusivamente alla correlazione tra una presunzione semplice con altra presunzione semplice, e non può quindi ritenersi violato nel caso in cui da un fatto noto si risalga ad un fatto ignorato, che a sua volta costituisce la base di una presunzione legale (Cass. n. 1023 del 2008; n. 10157 del 2010). Ne consegue, ai fini della corretta applicazione della regola del riparto dell’onere probatorio ex art. 2697 c.c., che, una volta forniti dall’Amministrazione finanziaria elementi indiziari – dotati dei caratteri di gravità, precisione e concordanza – della discordanza tra l’operazione rappresentata in fattura e quella diversa effettivamente realizzata ovvero non affatto realizzata dalle parti, passerà sul contribuente l’onere di dimostrare l’effettiva esistenza delle operazioni contestate (Cass. n. 9108 del 2012).
 
Sentenza n. 25467 del 13 novembre 2013 (udienza 23 settembre 2013)
Cassazione civile, sezione V - Pres. Cirillo Ettore – Est. Olivieri Stefano
Operazioni inesistenti – Indeducibilità costi – Onere esistenza operazioni sul contribuente

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On line la bozza del 730/2014. Numerose le novità del modello.

Pronta la prima versione del 730/2014. Proroghe e incrementi per le detrazioni, dai familiari a carico alle ristrutturazioni, dal risparmio energetico al “bonus arredi”. L’aliquota ridotta in caso di opzione per la cedolare secca si riduce ulteriormente per i contratti a canone concordato e passa dal 19 al 15%.
Sul sito dell’Agenzia, la bozza del modello e le relative istruzioni.

730 anche in assenza di sostituto
Ampliata l’assistenza fiscale. I contribuenti che hanno percepito redditi da lavoro dipendente, pensioni o alcuni dei redditi assimilati a quelli da lavoro dipendente, possono presentare il 730 anche in assenza di un sostituto d’imposta tenuto al conguaglio. In questo caso, devono consegnare il modello a un Caf o a un professionista abilitato, barrando la nuova casella “730 dipendenti senza sostituto”.

Utilizzo del credito in compensazione
Un’altra novità di rilievo è la possibilità di utilizzare l’eventuale credito risultante dalla dichiarazione per pagare, tramite compensazione nell’F24, non solo l’Imu dovuta per il 2014, ma anche le altre imposte non comprese nel modello 730 (quadro I).

Detrazioni in primo piano
Le protagoniste indiscusse sono le detrazioni: il modello accoglie tutte le novità normative, a partire dall’aumento degli importi per i figli a carico, che passano da 800 a 950 euro per quelli di almeno tre anni, e da 900 a 1.220 se di età inferiore; incrementato da 220 a 400 euro l’importo aggiuntivo per i figli disabili.

Il modello fa largo alle disposizioni sul risparmio energetico, ristrutturazioni e “bonus arredi”.
Il “decreto fare” (Dl 63/2013) ha confermato per il 2013 la detrazione d’imposta per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici (nella misura del 65% per le spese sostenute dal 6 giugno) e quella “maggiorata” per le ristrutturazioni edilizie (50% su una spesa massima di 96mila euro per unità immobiliare). In relazione all’ecobonus, la proroga è estesa al 30 giugno 2014, se gli interventi riguardano le parti comuni di edifici condominiali o tutte le unità immobiliari del condominio.
Lo stesso “decreto fare” ha introdotto un’ulteriore detrazione - riservata a chi beneficia del bonus ristrutturazioni per lavori avviati a partire dal 26 giugno 2012 - per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici finalizzati all’arredo dell’immobile oggetto di ristrutturazione. La detrazione, pari al 50% su un importo di spesa non superiore a 10mila euro, va suddivisa in dieci rate di pari importo.
Detrazione del 65%, su una spesa massima di 96mila euro per unità immobiliare, anche per gli interventi relativi all’adozione di misure antisismiche su immobili, adibiti ad abitazione principale o ad attività produttive, situati nelle zone ad alta pericolosità sismica. Gli importi devono essere stati spesi a partire dal 4 agosto scorso.

Debutta la detrazione del 19% per le erogazioni in denaro a favore del Fondo per l’ammortamento dei titoli di Stato, mentre salgono dal 19 al 24% quelle spettanti per le donazioni a favore di Onlus e di partiti e movimenti politici.

Scende, invece, l’importo massimo dei premi per l’assicurazione sulla vita e contro gli infortuni sul quale spetta la detrazione del 19%: il tetto è ora fissato a 630 euro.

New entry anche tra gli oneri deducibili: possono essere scalate dal reddito complessivo, fino all’importo di 1.032,91 euro, le erogazioni liberali in denaro a favore dell’Unione buddhista italiana e dell’Unione induista italiana, enti ai quali è ora anche possibile destinare l’otto per mille dell’Irpef.

Locazioni e cedolare secca
Due le novità principali per quanto riguarda i fabbricati concessi in locazione: scende dal 15 al 5% la deduzione forfetaria dei canoni prevista quando non si sceglie il regime della cedolare secca; passa invece dal 19 al 15% l’aliquota dell’imposta sostitutiva da applicare, in caso di opzione per la cedolare secca, ai canoni derivanti da “contratti concordati” in comuni con carenze di disponibilità abitative o ad alta tensione abitativa.


Fonte: Agenzia Entrate

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Modelli IVA 2014 in bozza.

Sono disponibili sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate le bozze dei modelli dichiarativi Iva/2014 e Iva base/2014, relativi al periodo d’imposta 2013. Esce, invece, definitivamente di scena il modello Iva 26Lp, come previsto dal pacchetto delle semplificazioni fiscali presentate nella conferenza stampa dell’Agenzia dello scorso 3 luglio. I nuovi modelli IVA recepiscono le ultime modifiche normative introdotte in materia di IVA, quali la nuova aliquota del 22% in vigore dal 1° ottobre 2013 (quadri VE e VF), l’ingresso della Croazia tra gli stati dell’Unione europea (quadro VO dedicato alle opzioni). Dal quadro VO sono state eliminate le opzioni non più esercitabili dalle società agricole. Nel quadro VE, sono state inserite le operazioni non soggette ad IVA che concorrono alla determinazione del volume d’affari e per le quali sussiste l’obbligo di emissione della fattura.

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Registro eccedente, notaio estraneo al rimborso.

Con la Risoluzione n. 90/E dell’11 dicembre, l’Agenzia delle Entrate affronta la questione dell’estraneità del notaio al rapporto tributario e la conseguente esclusione della titolarità del diritto al rimborso da parte del pubblico ufficiale rogante per le somme versate in eccesso in sede di registrazione di atti rogati. Le Entrate affermano, infatti, che la titolarità alla presentazione dell’istanza di rimborso cade unicamente in capo alle parti contraenti e non anche in capo al notaio, poiché è estraneo al rapporto tributario e quindi nulla potrà vantare nei confronti dell'Amministrazione finanziaria.

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Redditi fondiari e diritto di abitazione.

Una contribuente titolare di un diritto di abitazione su un appartamento concesso parzialmente in locazione deve dichiararne il canone?

Il reddito dell’immobile deve essere denunciato dal titolare del diritto di abitazione. I redditi fondiari concorrono, infatti, indipendentemente dalla percezione, a formare il reddito complessivo dei soggetti che possiedono gli immobili a titolo di proprietà, enfiteusi, usufrutto o altro diritto reale (tra cui rientra anche il diritto di abitazione disciplinato, dall’articolo 1022 del codice civile) per il periodo d'imposta in cui si è verificato il possesso (articolo 26 del Tuir). Qualora l’immobile sia in parte utilizzato come abitazione principale e in parte concesso in locazione in regime di libero mercato, bisognerà confrontare la rendita catastale dello stesso e il canone di locazione, entrambi rapportati alla percentuale di possesso. L'importo del canone di locazione confluirà nel reddito imponibile ai fini Irpef, se di ammontare superiore alla rendita catastale rivalutata del 5 per cento.


Fonte: Agenzia Entrate

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Corte Ue: sugli aiuti di Stato la Commissione è la sola a decidere.

Protagonisti della controversia sono tre Stati, Italia, Irlanda e Francia che avevano esentato dalle accise gli oli minerali utilizzati come combustibile per la produzione di allumina, a seguito di autorizzazioni rilasciate dal Consiglio d'Europa tra il 1992 ed il 1997, poi prorogate fino al 2006. In relazione a tali esenzioni, però, la Commissione europea nel 2001 aveva avviato il procedimento finalizzato all'accertamento della sussistenza di aiuti di Stato secondo gli articoli 87 e 88 del Trattato CE.

La posizione della Commissione europea
A seguito di suddetta procedura, la quale si concludeva con esito positivo, la Commissione accertava la presenza di aiuti di Stato e ne disponeva la restituzione soltanto parziale, ossia relativamente a quelle esenzioni autorizzate dal 2002 in poi, anno di introduzione dell'art. 88 Trattato CE, onde evitare la lesione del principio del legittimo affidamento e di certezza del diritto. Avverso la decisione della Commissione, gli Stati interessati si rivolgevano al Tribunale dell'Unione Europea, ottenendo ragione.
Il Tribunale rilevava che le esenzioni erano conseguenza diretta delle autorizzazioni del Consiglio e pertanto l'eventuale aiuto di stato non era imputabile alle parti; la Commissione, azzerando parzialmente gli effetti giuridici prodotti dalle originarie autorizzazioni, aveva leso i principi di certezza del diritto e di presunzione di legittimità degli atti comunitari.

Il motivo di ricorso
La Commissione europea, contraria alla sentenza del Tribunale, ricorreva dinanzi alla Corte di giustizia, deducendo una violazione sostanziale del diritto dell'Unione, poiché il Tribunale aveva ampliato d'ufficio il thema decidendum. Quest'ultimo, viceversa, deve essere necessariamente delineato dalle parti ed il giudice non può statuire ultra petita.
Un motivo che verte sulla legalità sostanziale della decisione, riconducibile alla violazione dei Trattati o di qualsiasi norma di diritto relativa alla loro applicazione, ai sensi dell'articolo 263 TFUE, può essere esaminato dal giudice solo se dedotto dal ricorrente.
Il Tribunale, invece, ha errato nel considerare d'ufficio che i vantaggi derivanti dalle esenzioni controverse erano stati concessi conformemente alle decisioni di autorizzazione, sicché erano imputabili non agli Stati membri bensì all'Unione e che, conseguentemente, la Commissione non poteva nell'esercizio dei poteri conferiti ex artt. 87 e 88 Trattato CE qualificarli come aiuti di Stato.

La pronuncia della Corte
La Corte di giustizia accoglie le osservazioni della Commissione, ritenendo che il Tribunale non si sia limitato a un'estensione dei motivi sollevati dalle parti bensì abbia rilevato d'ufficio il motivo (nuovo) secondo cui le esenzioni controverse sarebbero state imputabili non agli Stati ma all'Unione e pertanto non avrebbero integrato un aiuto di Stato. Operando un'analisi puntuale delle procedure e delle funzioni delegate ad altri organi della Comunità, il Tribunale avrebbe commesso un palese errore di diritto, trascurando le rispettive competenze del Consiglio e della Commissione in materia di armonizzazione delle normative sulle accise da un lato, e in materia di aiuti di Stato, dall'altro.
Gli articoli 87 e 88 Trattato CE riservano alla Commissione un ruolo centrale nel riconoscimento dell'eventuale incompatibilità di un aiuto col mercato comune; pertanto, il potere autorizzatorio riconosciuto al Consiglio in tale materia ha carattere eccezionale e va interpretato restrittivamente.
La circostanza che le decisioni di autorizzazione concedessero esenzioni totali dalle accise fissando condizioni di ordine geografico e temporale precise e che queste ultime fossero state rigorosamente rispettate dagli Stati membri non può incidere sulla ripartizione di competenze tra Consiglio e Commissione, né poteva privare quest'ultima delle funzioni sue proprie.
La nozione di aiuto di Stato, infatti, corrisponde ad una situazione oggettiva e non può dipendere dalla condotta o dalle dichiarazioni delle istituzioni europee.

Conclusioni
In definitiva, la Corte ha accolto il ricorso della Commissione europea, che è stata ritenuta l'unico organo competente a valutare la sussistenza di aiuti di stato, a norma degli articoli 87 e 88 Trattato Istitutivo CE.


Fonte: Agenzia Entrate

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Il manager della società di capitali non svolge lavoro subordinato.

In tema di determinazione del reddito d’impresa, il DPR n. 917 del 1986, art. 62, il quale esclude l’ammissibilità di deduzioni a titolo di compenso per il lavoro prestato o l’opera svolta dall’imprenditore, limitando la deducibilità delle spese per prestazioni di lavoro a quelle sostenute per quello dipendente e per compensi spettanti agli amministratori di società di persone, non consente di dedurre dall’imponibile il compenso per il lavoro prestato e l’opera svolta dall’amministratore unico di società di capitali. Infatti la posizione di quest’ultimo è equiparabile, sotto il profilo giuridico, a quella dell’imprenditore, non essendo individuabile, in relazione alla sua attività gestoria, la formazione di una volontà imprenditoriale distinta da quella della società, e non ricorrendo quindi l’assoggettamento all’altrui potere direttivo, di controllo e disciplinare, che costituisce il requisito tipico della subordinazione (cfr. anche Cass. nn. 24188/2006, 21155/2005). In tale materia, rientra nei poteri dell’amministrazione finanziaria la valutazione di congruità dei costi e dei ricavi esposti nel bilancio e nelle dichiarazioni, ancorché non risultino irregolarità nella tenuta delle scritture contabili o vizi negli atti giuridici d’impresa. Ne consegue che la deducibilità, ai sensi del DPR n. 917 del 1986, art. 62, dei compensi degli amministratori delle società non implica che gli uffici finanziari siano vincolati alla misura indicata in deliberazioni sociali o contratti, competendo all’Ufficio la verifica dell’attendibilità economica dei predetti dati (v. pure Cass. n. 9036/2013, n. 13478/2001).

Ordinanza n. 25572 del 14 novembre 2013 (udienza 23 ottobre 2013)
Cassazione civile, sezione VI – 5 – Pres. Cicala Mario
Reddito d’impresa – Determinazione – Deduzione compenso attività svolta dall’amministratore unico di società di capitali – Impossibilità –Congruità costi e ricavi – Valutazione – Amministrazione finanziaria

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Immobili acquistati e ristrutturati. Niente seconda rata Imu 2013.

Cancellato il saldo Imu 2013 (in scadenza lunedì 16 dicembre) anche per gli edifici acquistati dalle imprese e sottoposti a lavori di restauro e risanamento conservativo, ristrutturazioni edilizie o urbanistiche. A chiarire i dubbi sollevati dall’Associazione nazionale costruttori edili, il dipartimento delle Finanze con la risoluzione n. 11/Df dell’11 dicembre.

Il decreto Imu aveva già previsto l’esenzione della seconda rata dell’imposta, nonché dell’imposta stessa a partire dal 1° gennaio 2014, per gli immobili costruiti, rimasti invenduti e che non siano locati (articolo 2, comma 1 e 2 del Dl 102/2013).

Lo spirito agevolativo della norma ha portato il dipartimento delle Finanze a equiparare i fabbricati costruiti, a quelli acquistati e restaurati. Va chiarito che gli interventi che danno accesso all’esenzione sono quelli  di “restauro e di risanamento conservativo”, di “ristrutturazione edilizia” e di “ristrutturazione urbanistica” (articolo 3, comma 1, lettere c), d), f) Dpr 380/2001).

La risoluzione precisa che sia i fabbricati in corso di costruzione sia quelli “recuperati” sono considerati, ai fini della base imponibile Imu, “aree fabbricabili” fino alla loro ultimazione.
Di conseguenza, l’esclusione del pagamento è estesa a entrambi gli immobili a partire dalla data di conclusione dei lavori.

I fabbricati, inoltre, devono mantenere lo stato di bene essere destinato alla vendita e non locato. La perdita di anche uno solo dei requisiti farebbe scontare all’immobile il tributo ordinario.


Fonte: Agenzia Entrate

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Prodotti di oreficeria usati. Il trattamento Iva sulle cessioni.

La destinazione al processo di trasformazione industriale, che rende applicabile il regime dell’inversione contabile, riguarda non solo i “rottami” in senso stretto ma qualsiasi bene d’oro usato, purché il reinserimento nella lavorazione sia evidente e inequivocabile e non dipenda da una scelta dell’industria. È uno dei chiarimenti forniti dall’Agenzia delle Entrate con la risoluzione 92/E del 12 dicembre.
Il documento di prassi affronta la questione del trattamento Iva delle cessioni di oggetti di oreficeria usati (d’oro e d’argento) effettuate da operatori commerciali a operatori industriali i quali, anziché utilizzare i beni acquisiti secondo la loro originale utilità, ne opereranno una trasformazione radicale attraverso processo di fusione o altro.

Il quesito
Nonostante i chiarimenti già resi (cfr risoluzione n. 375/E del 2002) gli operatori del settore hanno chiesto all’Agenzia delle Entrate di precisare quali siano gli adempimenti fiscali da adottare, ai fini Iva, in caso di cessione di prodotti di oreficeria usata a un soggetto passivo che intenda impiegarli in processi di lavorazione e trasformazione.
Il quesito fa riferimento, in particolare, agli acquisti di monili d’oro e d’argento effettuati presso i cosiddetti compro oro/argento da aziende che li destineranno esclusivamente alla lavorazione industriale, ovvero da aziende che li destineranno in parte alla lavorazione industriale e in parte alla rivendita.

La risposta
L'Agenzia osserva preliminarmente che l’articolo 1 della legge n. 7/2000, in attuazione della direttiva 98/80/CE del Consiglio, del 12 ottobre 1998, nel disciplinare il mercato dell’oro, ha operato una distinzione tra oro da "investimento" (lingotti e/o placchette con un peso superiore a un grammo, di purezza pari o superiore a 995 millesimi e monete d'oro pari o superiori a 900 millesimi coniate dopo il 1800, con determinate caratteristiche) e oro "diverso da quello da investimento" o "industriale" (materiali d'oro in forma diversa e semilavorati di purezza pari o superiore a 325 millesimi, destinati in ogni caso alla lavorazione industriale).

La disciplina Iva applicabile alle cessioni di oro è estremamente complessa e prevede che:

alle cessioni di oro da “investimento” è riservato, ai sensi dell’articolo 10, n. 11), del Dpr 633/1972, il trattamento di esenzione dall’imposta, con possibilità di opzione per l’imponibilità (con applicazione dell’imposta secondo il meccanismo del reverse charge di cui all’articolo 17, comma 5 del Dpr 633/1972) da parte di coloro che “producono oro da investimento o che trasformano oro in oro da investimento ovvero commerciano oro da investimento”
alle cessioni di oro “diverso da quello da investimento” ovvero di oro “industriale” a favore di soggetti passivi è riservato il trattamento di imponibilità, con applicazione del reverse charge: il cessionario, soggetto passivo, diventa obbligato all'integrazione del documento ricevuto dal cedente, effettua la doppia annotazione nei registri Iva e evita, in via generale, la formazione di crediti d'imposta (circolare n. 247 del 29 dicembre, punto 2.4)
alle cessioni dei prodotti d’oro finiti, quindi destinati al consumo, è riservato il trattamento di imponibilità con l’applicazione dell’imposta secondo le regole ordinarie.
In passato, l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 375/E del 2002, ha precisato che i prodotti finiti d’oro usati, ceduti a soggetti passivi che effettuano lavorazione di oro industriale, anche se non qualificabili sotto il profilo merceologico come “oro industriale” nell’accezione delineata dalla legge 7/2000, possono essere assimilati, ai fini Iva, a quest’ultimo prodotto, in considerazione dell’univoca destinazione del metallo prezioso alla lavorazione da parte del cessionario. In tal caso, la cessione di rottami d'oro, riguardando beni non più idonei a essere inseriti nel circuito commerciale e insuscettibili di utilizzazione da parte del consumatore finale, bensì impiegati in un processo intermedio di lavorazione e trasformazione industriale, è assimilata alla cessione di “materiale d'oro” o “semilavorato” e l'imposta è assolta mediante il meccanismo dell’inversione contabile previsto dall'articolo 17, comma 5, del Dpr 633/1972.

Nella risoluzione in esame, tuttavia, viene ulteriormente precisato che un bene risulta destinato ‘per vocazione’ a un processo intermedio di lavorazione non solo qualora sia inidoneo oggettivamente a essere inserito nel circuito commerciale, perché rotto o difettoso (come nel caso dei rottami), ma anche ogni qual volta - pur essendo un monile sano e non definibile in senso stretto come ‘rottame’ - sia ceduto a un operatore che effettua su di esso l’attività industriale di trasformazione e affinazione del metallo prezioso e lo lavora alla stregua di oro industriale.
In altre parole, la destinazione al processo di lavorazione e trasformazione industriale, che rende applicabile il regime dell’inversione contabile alle relative cessioni, riguarda non solo i rottami in senso stretto, ma qualsiasi bene di oro usato, a prescindere dalle condizioni in cui si trova (sia esso integro ovvero rotto o difettoso, riparabile o meno), in considerazione della destinazione di tali materiali al ricondizionamento industriale proprio dei semilavorati dell'oro industriale.
Il documento di prassi mette, tuttavia, in evidenza che il reinserimento di tali beni nel processo di lavorazione industriale deve risultare in modo univoco e non dipendere dalla scelta dell’industria di affinazione. E’ quindi necessario che il cessionario svolga effettivamente sui beni d’oro usato ceduti attività di fusione e trasformazione industriale del metallo, dovendo ritenersi che tale circostanza sia l’unica che consente di assimilare, sotto il profilo del trattamento Iva, l'acquisto dei suddetti beni di oro usato a un acquisto di oro industriale (semilavorato), soggetto al meccanismo dell’inversione contabile.

In sostanza, l’Agenzia precisa che i beni d’oro usati possono essere ritenuti per vocazione destinati a un processo di trasformazione industriale, ogniqualvolta il cessionario è un azienda che effettua esclusivamente l’attività di lavorazione industriale dei metalli preziosi, ovvero ogniqualvolta il cessionario è un’azienda di fabbricazione, titolare di marchio di identificazione ai sensi del Dlgs 251/1999, che effettua l’attività di affinazione industriale del metallo prezioso al fine di immettere in produzione nuovi oggetti d’oro recanti il proprio marchio di identificazione.
Diversamente, l’esercizio da parte di un’azienda dell’attività di trasformazione e, contestualmente, di commercializzazione dei beni usati esclude che l’oro possa essere ritenuto per vocazione sempre destinato a un processo di trasformazione industriale. Non si applicheranno quindi in tal caso le disposizioni di cui al citato articolo 17, comma quinto, del Dpr  633/1972.
Nell’ipotesi in cui gli oggetti d'oro usati siano acquistati allo scopo di rivenderli e, quindi gli stessi siano destinati al loro originario utilizzo senza che subiscano alcuna trasformazione, si deve applicare il regime del "margine", di cui all'articolo 36 del Dl 41/1995  convertito dalla legge 85/1995, qualora il soggetto "compro oro" abbia acquistato da un privato consumatore o da altro soggetto che ha applicato il medesimo regime fiscale, ovvero il regime Iva ordinario nel caso di acquisto da operatori commerciali che a loro volta non abbiano adottato il regime del margine.


Fonte: Agenzia Entrate

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Sostitutiva risparmio amministrato: come calcolare l’acconto in scadenza.

L’acconto dell’imposta sostitutiva sui redditi diversi di natura finanziaria, che gli intermediari del settore devono versare entro il 16 dicembre, con il codice tributo 1140 e nella misura del 100%, si determina sommando gli importi dei versamenti dovuti per le plusvalenze del periodo che va da novembre 2012 a settembre 2013, al lordo delle compensazioni eventualmente effettuate.
È la precisazione contenuta nella risoluzione 91/E del 12 dicembre, che individuando i mesi da prendere in considerazione chiarisce le corrette modalità di calcolo.

Infatti, la norma che ha introdotto l’obbligo, a carico degli intermediari finanziari, di anticipare il versamento dell’imposta sostitutiva sulle plusvalenze realizzate mediante cessione a titolo oneroso di titoli, partecipazioni e altri proventi finanziari (ex articolo 67, comma 1, lettere da c) a c-quinquies), del Tuir – regime del risparmio amministrato) dice, letteralmente che “A decorrere dall’anno 2013”, banche, società fiduciarie, eccetera, “… sono tenuti, entro il 16 dicembre di ciascun anno, al versamento di un importo, a titolo di acconto, pari al 100 per cento dell’ammontare complessivo dei versamenti dovuti nei primi undici mesi del medesimo anno …” (articolo 2, comma 5, Dl 133/2013).

Quindi, specifica la risoluzione, "poiché il versamento dell’imposta avviene entro il sedicesimo giorno del secondo mese successivo a quello in cui è stata applicata, l’importo da versare entro il 16 dicembre 2013 deve essere pari alla sommatoria dei versamenti dovuti per le plusvalenze del periodo che va da novembre 2012 a settembre 2013, a lordo delle compensazioni eventualmente effettuate".

Infine, il documento di prassi ricorda che, il pagamento dell’acconto potrà essere scomputato, a partire dall’1 gennaio dell’anno successivo, esclusivamente dai versamenti relativi alla stessa imposta sostitutiva. L’eventuale eccedenza “d’acconto” rispetto a quanto effettivamente dovuto come imposta sostitutiva nell’anno successivo, è scomputabile dal versamento da eseguire nel medesimo periodo.


Fonte: Agenzia Entrate

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La bozza Irap 2014 arriva sul web: le novità sono nell’appendice.

Nel mondo delle bozze dei modelli di dichiarazione fa il suo ingresso Irap 2014, con le sue istruzioni, reperibili entrambi sul sito dell’Agenzia delle Entrate.
Il modello, indirizzato a persone fisiche, società ed enti - sia pubblici che privati - che esercitano abitualmente attività autonomamente organizzate dirette alla produzione o allo scambio di beni o alla prestazione di servizi, va “sfogliato fino in fondo” per arrivare ad individuare le novità di quest’anno che si trovano tutte nell’appendice.

È stata aggiornata la tabella delle aliquote Irap applicabili, per l’anno d’imposta 2013, nelle diverse regioni e province autonome, per effetto sia di norme regionali e/o provinciali sia di maggiorazioni statali. Di conseguenza, anche l’elenco completo delle aliquote applicabili in ciascuna regione e nelle province di Trento e Bolzano è stato riveduto alla luce delle novità introdotte.

Anche la tabella delle deduzioni e delle detrazioni Irap presenta alcune novità con l’immissione delle nuove deduzioni previste dalle regioni Umbria e Toscana e dalla provincia autonoma di Bolzano, che si affiancano a quelle preesistenti della regione Piemonte e della provincia di Trento.

I codici assegnati alle diverse deduzioni e detrazioni dovranno essere specificati, con il relativo ammontare, e andranno inseriti in una apposita sezione inserita ad hoc nel quadro IS.


Fonte: Agenzia Entrate

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Unico Pf con un nuovo maquillage. La compilazione si uniforma al 730.

Più detrazioni per figli a carico, meno imposta su cedolare secca (da 19 a 15%), ma anche meno deduzione forfetaria (da 15 a 5%) della locazione nel regime ordinario, talune modalità di inserimento dati cambiano in linea con il sistema di stesura del 730. Sono queste alcune delle innovazioni di Unico Pf 2014, pubblicato in bozza sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate.

Prospetto familiari a carico
Aumentano le detrazioni Irpef per i figli a carico:
- da 800 a 950 euro, per ogni figlio dai tre anni in su
- da 900 a 1.220 euro, per ogni figlio sotto i tre anni
- da 220 a 400 euro, l’importo aggiuntivo per ogni figlio portatore di handicap.
Inoltre, è stata introdotta una nuova casella per proteggere la privacy dei figli affidati e poter inserire solo il numero di quanti sono, senza indicare il loro codice fiscale.

Quadro RA – Redditi dei terreni
Da quest’anno, i dati da inserire nel quadro relativo ai redditi fondiari non dovranno tener conto delle ordinarie rivalutazioni, come già avviene nella compilazione del modello 730.
I calcoli, più 80% per il reddito dominicale e più 70% per il reddito agrario, saranno effettuati nella successiva fase di determinazione dell’imponibile, dove sarà applicata l’ulteriore rivalutazione del 15% per entrambi i redditi o del 5% nel caso di agevolazione prevista per i coltivatori diretti o imprenditori agricoli professionale.

Quadro RB – Redditi dei fabbricati
Scende, dal 19 al 15%, l’aliquota d’imposta della cedolare secca per i contratti a canone concordato (articolo 4, Dl 102/2013). Mentre si riduce, dal 15 al 5%, la deduzione forfetaria del canone di locazione per chi non opta per il regime della cedolare secca e indica la scelta per la tassazione ordinaria inserendo “1” nel campo denominato “codice canone”.

Il quadro RB ha subito una rivisitazione, anche grafica, per poter inserire le novità attinenti all’Imu, che sono in attesa di conferma con la ormai prossima approvazione della legge di stabilità 2014.
In particolare, sarà definita in quale misura la prima casa sarà soggetta all’imposta municipale per il 2013. Inoltre, sono stati aggiunti alcuni campi dove indicare:
il reddito dell’abitazione principale non soggetta a Imu
alcuni casi particolari riguardanti l’applicazione o meno del tributo immobiliare
un nuovo codice utilizzo per l’immobile tenuto a disposizione nello stesso comune nel quale si trova anche l’abitazione principale.
Anche qui, come già visto per il quadro relativo ai redditi dei terreni, la rendita catastale del fabbricato dovrà essere indicata come risulta dai documenti catastali, senza effettuare la rivalutazione prevista, come avviene per il modello 730.
Questa novità di compilazione di Unico Pf 2014, è opportunamente evidenziata nel modello in bozza, come per i terreni nel quadro precedente.

Inoltre, è stato inserito il rigo RB12 per l’indicazione degli acconti relativi all’anno 2014 e per il quale sono fornite le relative istruzioni.

Quadro RC – Redditi di lavoro dipendente e assimilati
Nella bozza non compare più la particolare riduzione d’imposta prevista per il personale del comparto sicurezza, difesa e soccorso in quanto non prorogata.

Non compare neanche più il contributo di perequazione applicato alle cosiddette pensioni “d’oro” di cui è stata dichiarata l’illegittimità costituzionale.
Pertanto, nel quadro è stata eliminato lo spazio relativo all’ammontare dei trattamenti pensionistici erogati al netto del contributo di perequazione, sui quali lo scorso anno non si applicava il contributo di solidarietà.

Quadro CS – Contributo di solidarietà
Analogamente al quadro relativo ai redditi di lavoro dipendente, è stata soppressa la colonna 4 del rigo CS1 relativo all’ammontare dei trattamenti pensionistici erogati al netto del contributo di perequazione.

Quadro RP – Oneri e spese
Le istruzioni relative alla compilazione del quadro RP, “oneri e spese” sono state aggiornate secondo le modifiche introdotte nel modello di dichiarazione attualizzato.

Spese mediche – Da quest’anno, le spese mediche da portare in detrazione dovranno essere iscritte, per uniformità con il modello 730, nel quadro RP senza tener conto della franchigia di 129,11 euro. L’anno scorso, infatti, questa cifra doveva essere subito esclusa dall’importo da inserire in questa fase.

Ristrutturazioni edilizie e arredi – È stata prorogata al 31 dicembre 2013 la detrazione del 50% dell’Irpef per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio. Inoltre, è stata inserita una nuova sezione per la fruizione del bonus fiscale pari al 50% della spesa sostenuta per l’acquisto di mobili ed elettrodomestici acquistati per arredare l’immobile ristrutturato. Entrambe le detrazioni sono da dividere in dieci rate.

Risparmio energetico – Per gli interventi di risparmio energetico effettuati dopo il 6 giugno 2013, la detrazione passa al 65% delle spese sostenute. Per individuare la maggior detrazione è stato creato uno spazio ad hoc.

Misure antisismiche – Anche l’agevolazione fiscale per gli interventi relativi all’adozione di misure antisismiche sale al 65% delle spese sostenute dal 4 agosto al 31 dicembre di quest’anno. E pure qui è stato inserito un codice “dedicato”.

Erogazioni liberali – La detrazione d’imposta per erogazioni in favore di Onlus e di partiti politici passa dal 19 al 24%.
È stata introdotta anche una detrazione del 19% per erogazioni liberali in denaro al Fondo per l’ammortamento dei titoli di Stato.

Inoltre, si possono dedurre, dal reddito complessivo imponibile, le erogazioni liberali, fino all’importo massimo di 1.032,91 euro, a favore dell’Unione Buddhista Italiana e dell’Unione Induista Italiana.

Assicurazioni – Per il 2013, è stato ridotto il limite di detraibilità dei premi assicurativi pagati per le polizze vita, che scende da 1.291 euro a 630 euro.

Start up innovative – Per il triennio2013-2015, il decreto “sviluppo” (Dl 179/2012) ha disposto nuovi incentivi fiscali per gli investimenti in start up innovative. Il benefit consiste in una detrazione Irpef del 19% della somma investita, purché l’investimento sia mantenuto per almeno un biennio. L’eventuale eccedenza potrà essere portata in detrazione nei periodi d’imposta successivi, ma non oltre il terzo.
La detrazione sale al 25%, nel caso di start up a vocazione sociale o in caso di promozione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico in ambito energetico.

Sempre in tema di start up, anticipando un decreto interministeriale di prossima emanazione, è stato introdotto un nuovo campo, per consentire ai soci di società che hanno optato per il regime della trasparenza (articolo 116 del Tuir) di dedurre dal proprio reddito la quota di conferimento in start up trasferita loro dalla società, per la parte eccedente il reddito complessivo di quest’ultima.

Quadro RN – IRPEF
Il quadro è stato rimodulato e in parte rinumerato. In particolare sono stati aggiunti i seguenti righi:
rigo RN2, deduzione del reddito dell’abitazione principale non assoggettata all’Imu
rigo RN21, per la determinazione della detrazione start up coordinandola con le altre detrazioni al fine di salvaguardare la maggior convenienza dei contribuenti
le colonne 7 e 8 del rigo RN 43, per la gestione degli eventuali relativi residui della detrazione e deduzione degli investimenti in start up emergenti da far valere nei tre anni successivi
il rigo RN61 per l’indicazione degli acconti Irpef relativi all’anno 2014 dovuti da tutti i contribuenti, di cui sono fornite le relative istruzioni per la compilazione
il rigo RN62 per l’indicazione del reddito complessivo e dell'importo differenza, ricalcolati ai fini dell’acconto dovuto dai contribuenti in presenza di redditi prodotti in zone di frontiera e di redditi derivanti dall’attività di noleggio occasionale di imbarcazioni e navi da diporto, quest’ultimo soggetto a imposta sostitutiva del 20%.
Quadro per la scelta della destinazione del 5 e dell’8 per mille
Da quest’anno una quota pari all’otto per mille dell’Irpef può essere destinata anche all’Unione Buddhista Italiana o all’Unione Induista Italiana come previsto da specifici accordi tra queste congregazioni e lo Stato italiano.


Fonte: Agenzia Entrate

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