martedì 29 settembre 2009

Quesito: residente all'estero.

ho letto qualcosa sul blog pubblicato on line e, poichè vedo che date sempre risposte molto chiare ed esaurienti, provo a proporvi un quesito che mi assilla da un po' e che non ha ancora trovato una soluzione.
Sono residente all'estero da Gennaio 2009, per motivi di lavoro, e ho trasferito la residenza all'AIRE, come prescritto per chi deve starvi più di un anno.
Quest'anno ho fatto la dichiarazione dei redditi in italia, in quanto ho prodotto redditi in italia fino al 31 dicembre 2008. L'anno prossimo si porrà il problema: percepisco redditi da daore di lavoro estero, li percepisco e consumo all'estero, sono residente all'estero, quindi non sarei tenuto a presentare la dichiarazione in Italia per tali redditi (ovviamente la presento per la casa che posseggo in italia e per alcuni compensi, diritti d'autore, che ho percepito per un libro pubblicato in italia). Nessuno dei miei colleghi, che lavora qui da anni, ha mai presentato la dichiarazione in Italia. Non si tratta di uno di quei paesi in black lis, quindi non vi sono problemi da quel punto di vista. Tuttavia, mi si son poste diverse questioni.
Oggi sono stato nella mia banca e il direttore mi ha (bonariamente) bacchettato, dicendomi che è molto anomalo mantenere il mio vecchio conto italiano e, sopratutto il mutuo della prima casa, in atto (che pago mensilmente), avendo la residenza all'estero e pretendendo di far la dichiarazione dei redditi come residente estero. Mi ha detto che è praticamente incompatibile e che è certo che l'agenzia delle entrate incrocia i dati e mi considera domiciliato in italia, con relativa inefficacia (a fini fiscali) dell'iscrizione all'aire e obbligo di pagare le tasse in Italia. Oppure, se davvero sono residente estero e non ho più alcun domiciliio in Italia, probabilmente non potrei avere il mutuo eprima casa e quel tipo di conto (esistono appositi conti per residenti estero). Ma, mi chiedo, il muuo prima casa e il conto italiano sono una situazione pregressa, regolarmente avvenuta quando ero residente in Italia! Possibile che uno che abbia un mutuo e una casa sia "prigioniero" a vita in Italia e non possa lavorare all'estero?
Ora, i miei colleghi che non si fanno problemi da anni, hanno una situazione leggermente diversa: sono identici a me tranne per il fatto che non hanno casa, mutui o altri beni in Italia. Lavorano in questo paese (fuori dalla Unione Europea) da anni, regolano la loro situazione fiscale in tale paese (piu favorevole che in Italia), e non hanno mai fatto una dichiarazione in Italia.
Non vorrei fare quindi errori costosi, io ritengo che sia legale e regolare non dichiarare tali redditi esteri in Italia (devo dire che ai colleghi e anche superiori con cui ho parlato è al contrario sembrato assurdo e irregolare che io pensi di dichiararli in Italia...), ma so che in caso di accertamento e se dovessero considerarmi fiscalmente domiciliato in Italia vi sono sanzioni del 200% e forse, con la nuova normativa, anche del 400%.
Per completezza, ricordo che al momento dell'iscrizione all'Aire sono anche uscito dallo stato di famiglia, ma mia moglie e mia figlia vivono in italia (altro punto a sfavore per considerare il mio reale domicilio in italia?).

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Quesito: dichiarazione dei redditi e separazione.

IO E MIO MARITO ABBIAMO UNA DITTA DI TRASPORTI UNA SNC IO SONO SOCIA AL 30%E LUI IL 70%...TUTTI E DUE PRESENTIAMO REGOLARE DICHIARAZIONE DEI REDDITI PER LA PERCENTUALE CHE ABBIAMO MA IO DA MIO MARITO NON RICEVO I SOLDI CHE DICHIARO...ADESSO ORMAI IN FASE DI SEPARAZIONE MA COMUNQUE IN DITTA ANCORA AL 30% LUI E' OBBLIGATO A DARMI QUELLO CHE IO DICHIARO?NEL CASO NON RICEVESSI L'IMPORTO COME MI DEVO COMPORTARE?

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Quesito: mancata denuncia prima casa.

Ho intestata a mia nome una casa di proprietà (prima casa) ma non l'ho mai dichiarata pur avendo lavorato per un certo periodo. Cosa posso fare per risolvere la situazione? A cosa vado incontro?

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Semplificazioni sugli incentivi per il risparmio energetico.

Confermata l'incumulabilità tra la detrazione Irpef/Ires del 55 per cento e il premio aggiuntivo previsto per gli impianti fotovoltaici che accedono alle tariffe incentivanti. Le nuove regole hanno modificato il decreto 19 febbraio 2007 del ministro dell'Economia e delle Finanze di concerto con il ministro dello Sviluppo economico. Per le agevolazioni sul risparmio energetico l'asseverazione del tecnico che attesta la rispondenza dell'intervento ai requisiti richiesti dalla norma, potrà essere sostituita dall'asseverazione resa dal direttore dei lavori.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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Nuove istruzioni sull'utilizzo delle informazioni sulle operazioni finanziarie.

Con la circolare n. 42/E, l'Agenzia delle Entrate interviene a fornire specifiche e integrazioni sulle funzioni di questa Sezione dell'Anagrafe Tributaria che raccoglie le comunicazioni cui sono tenuti a norma dell'art. 7, comma 6, D.P.R. n. 605/1973 tutti gli operatori finanziari, alla luce delle modifiche normative susseguitesi.

Anche le filiali estere delle banche e degli altri intermediari finanziari italiani devono trasmettere all'Archivio dei rapporti finanziari i dati relativi alle operazioni effettuate dai loro clienti.

(Circolare Agenzia delle Entrate 24/09/2009, n. 42/E)

Fonte: IPSOA

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sabato 26 settembre 2009

Quesito: gestione dell'iva sugli acquisti intracomunitari con regime dei minimi.

A breve vorrei aprire attività di e-commerce con il regime dei minimi che focalizzi il mercato in Europa per la vendita di articoli che non gestisco realmente a magazzino ma che spedisce il fornitore direttamente al cliente sul venduto. Quali saranno i costi per inps e commercialista nell'arco del primo anno?Alcuni fornitori Europei emettono fattura senza iva se presento il numero di partita iva intracomunitaria, devo poi pagare l'iva allo stato italiano?l'iva sugli acquisti é deducibile/detraibile(non conosco la differenza tra i due termini)in qualche modo? Altri fornitori invece non propongono questa cosa,ci sono degli svantaggi per questo? oppure devo solo chiedergli di applicare questa procedura? ho letto che con il regime dei minimi si emettono fatture senza iva, cambia qualcosa sul prezzo che devo esporre nel web sui miei articoli?Come funziona questa cosa? Se pago l'iva negli acquisti sarebbe logico recuperarla nella vendita.

Nell'opuscolo dell'agenzia delle entrate sono riportate queste frasi che mi hanno creato un po’ di confusione:

"I contribuenti minimi non possono esercitare il diritto di rivalsa né possono detrarre l’IVA

assolta sugli acquisti nazionali e comunitari e sulle importazioni".

"Inoltre, va ricordato che l’indetraibilità soggettiva assoluta dell’imposta corrisposta sugli acquisti

fa sì che nei casi in cui questi contribuenti, in relazione ad operazioni passive, assumono la qualità

di debitori d’imposta nei confronti dell’Erario (ad esempio, nell'ipotesi di acquisti intracomunitari

o di acquisti per i quali si applica l’inversione contabile, c.d. reverse charge), essi sono

obbligati ad integrare la fattura con l’indicazione dell’aliquota e della relativa imposta ed a versarla

entro il termine stabilito per i contribuenti che liquidano l’imposta con periodicità mensile,

ossia entro il giorno 16 del mese successivo a quello di effettuazione delle operazioni".

"L’Iva pagata sugli acquisti è sempre un costo deducibile per i contribuenti minimi?

Sì. L’imposta sul valore aggiunto addebitata a titolo di rivalsa ai contribuenti minimi rappresenta

per questi ultimi un costo deducibile".

Da ignorante sembrerebbe che si contraddica sul discorso della deducibilità dell'iva ma probabilmente la differenza sta tra deducibile e detraibile.

Qual' è il significato in questo contesto di questi termini? Infine con il regime dei minimi quali spese o beni posso dedurre o detrarre a fine anno?

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Quesito: proprietà all'estero.

sono proprietario di due appartamenti in Francia e uno in Belgio, per i quali pago le tasse locali sia sulla proprieta' che sul reddito da locazione.
Sono anche iscritto all'AIRE.
La mia domanda e' :la recente notizia dei paesi europei membri che inviano liste di nominativi di proprietari all'Agenzia delle entrate riguarda anche me ?

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Quesito: esenzione iva per personale diplomatico italiano in slovenia.

ho una cliente,personale diplomatico in Slovenia, la quale asserisce di aver diritto all’esenzione IVA. Per tale scopo mi ha portato un modulo -excise duty exemption certificate dir.92\12\eec art.23(1)- che però riguarda solo l’esenzione sulle accise.

Vorrei sapere se la cliente ha diritto all’esenzione iva e se si vorrei sapere quale modello deve presentare.

Preciso che la cliente ha acquistato beni di gioielleria per un importo superiore ad € 258.23

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Quesito: certificazione ritenuta d'acconto per royalties a soggetto estero (Germania).

una società italiana ha pagato una fattura per royalties ad una società tedesca applicando la ritenuta d'acconto e provvedendo al relativo versamento con F24 causale 1040 assieme ad altri compensi per redditi di lavoro autonomo.
Quale documentazione è possibile inviare a questa società tedesca al fine di giustificare la trattenuta effettuata?
Faccio presente che è stata inviata la certificazione annuale per i compensi soggetti a ritenuta, come viene fatto per tutti i residenti in Italia, ma sembra che questa certificazione non sia sufficiente.
Quale altra documentazione è possibile inviare affinchè questa società possa giustificare al fisco tedesco?

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Quesito: Iva agevolata costruzione casa per figlio in comodato gratuito.

attaccandomi su una parete della mia casa di
abitazione esistente, devo costruire una nuova casa abitazione che sarà data a
mio figlio, che non ha una sua casa di proprietà, in comodato d'uso gratuito.

Ho diritto all'IVA ridotta sulle varie spese di costruzione della nuova casa:
lavori edili, idraulici, pavimenti ecc.???

Qual'è l'aliquota IVA per le spese
citate???

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Quesito: IVA su noleggio.

nel caso di un lavoro di ristrutturazione ad un ente pubblico vengono noleggiati dei ponteggi alla Ditta che effettua i lavori, la quale fattura all'ente con IVA al 10%.

Quale aliquota iva, invece, è corretto usare per fatturare i noleggi? 10% o 20%?

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Fatture false. Chi detrae l'Iva deve dimostrare di averne diritto.

E' onere del contribuente che voglia far valere il diritto alla detrazione dell'Iva fornire la prova della fonte legittima e della correttezza del diritto alla detrazione. La Suprema Corte di Cassazione torna a ribadire il principio secondo cui, qualora l'Amministrazione finanziaria contesti al contribuente l'indebita detrazione dell'Iva documentata da fatture, perché relative a operazioni inesistenti, va recuperata a tassazione l'imposta irritualmente detratta se il contribuente non prova l'effettiva esistenza delle operazioni documentate dalle fatture.

Con la pronuncia in commento, la Corte di cassazione ha accolto il ricorso dell'agenzia delle Entrate avverso la sentenza dalla Commissione tributaria regionale in quanto contrastante con il principio secondo il quale in presenza di operazioni inesistenti non si realizza l'ordinario presupposto impositivo né la configurabilità stessa di un pagamento a titolo di rivalsa, né i presupposti del diritto alla detrazione previsto dall'articolo 19, comma 1, del Dpr 633/1972.

Il fatto

La vicenda trae origine dall'impugnazione di un avviso di rettifica della dichiarazione Iva del contribuente emesso dall'ufficio a seguito di una verifica degli organi di controllo in esito alla quale non erano stati rinvenuti documenti comprovanti l'avvenuta realizzazione delle opere e dei servizi descritti nelle fatture di acquisto.

Nel corso del giudizio di merito - sia in primo che in secondo grado - l'avviso di rettifica era stato annullato in quanto l'ufficio, nella motivazione, faceva riferimento soltanto al processo verbale di constatazione degli organi di controllo senza darsi carico di precisare ulteriori elementi a sostegno del proprio operato.

Avverso l'esito del giudizio di merito, l'Agenzia delle entrate ricorreva alla Suprema corte, denunciando il contrasto della sentenza della Ctr con il principio dell'onere della prova che, nella materia in esame, incombe sulla parte contribuente. Secondo l'Amministrazione finanziaria, infatti, in presenza di indicatori che evidenziano l'inesistenza materiale delle operazioni considerate, si prescinde dalle risultanze contabili che possono rappresentare delle mere finzioni. Non è pertanto, sufficiente, ai fini della prova della effettività delle operazioni, che il contribuente dimostri che le medesime operazioni risultino documentate e annotate, atteso che le risultanze contabili possono rappresentare delle mere finzioni.

Nella fattispecie in esame, peraltro, sotto il profilo probatorio, il contribuente non forniva alcuna prova della effettiva esistenza delle operazioni documentate dalle fatture a fronte, invece, di una pluralità di elementi indiziari posti a base della rettifica da parte dell'ufficio quali: l'esito dei controlli incrociati sulle società coinvolte nell'emissione e utilizzo delle fatture; il non essere stati rinvenuti, nella verifica, documenti comprovanti l'avvenuta realizzazione delle opere e dei servizi descritti nelle fatture né tantomeno il possesso delle capacità umane e di strutture tecnico operative idonee a giustificare i servizi resi; il pagamento delle prestazioni per cassa, anche per ingenti importi; la sommaria e vaga descrizione delle operazioni nelle causali.

La pronuncia della Cassazione

I motivi di ricorso dell'agenzia delle Entrate sono stati ritenuti fondati dai giudici di legittimità che, con la sentenza in commento, hanno ribadito l'orientamento prevalente della Suprema corte in ordine alla valenza del principio di cartolarità o formalità dell'imposta sancito dall'articolo 21, comma 7, del Dpr 633/1972, secondo cui "Se viene emessa fattura per operazioni inesistenti, ovvero se nella fattura i corrispettivi delle operazioni o le imposte relativi sono indicate in misura superiore a quella reale, l'imposta è dovuta per l'intero ammontare indicato o corrispondente alle indicazioni in fattura".

In particolare, la Corte osserva che la previsione della norma citata, se per un verso incide direttamente sul soggetto emittente la fattura, costituendolo debitore d'imposta, pur in assenza del suo ordinario presupposto, sulla base del solo principio di cartolarità, per altro verso incide, indirettamente, anche sul destinatario della fattura, confermandone, in combinato disposto con l'articolo 19, comma 1, e articolo 26, comma 3, la preclusione a esercitare il diritto alla detrazione o alla variazione dell'imposta, in assenza del relativo presupposto - acquisto o importazione di beni e servizi nell'esercizio dell'impresa, arte o professione.

Giova rammentare che la pronuncia in esame conferma l'orientamento della giurisprudenza di legittimità, secondo cui nel sistema dell'imposta sul valore aggiunto, che si caratterizza sui principi della rivalsa e della detrazione, il cedente o prestatore che emette la fattura a fronte di operazioni inesistenti è debitore dell'imposta in essa indicata mentre il cessionario o committente non può detrarre l'imposta in quanto afferente un'operazione fraudolenta materialmente mai posta in essere (cfr. Cassazione, sentenze 10680/2009, 7289/2001, 14337/2002).

Fonte: Agenzia Entrate

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Dal 2010 cambia la territorialità dell'Iva.

Novità in arrivo, a partire dal 1° gennaio 2010, nei rapporti transfrontalieri. L'articolo 7 della "legge Iva" (Dpr 633/1972) è destinato ad accogliere le modifiche necessarie per recepire la direttiva comunitaria n. 8 del 12 febbraio 2008, che modificando la precedente n. 112 del 28 novembre 2006, ha fissato nuovi criteri territoriali di tassazione ai fini Iva delle prestazioni di servizio, in considerazione delle trasformazioni intervenute in relazione al volume e alla struttura del commercio dei servizi.

Per l'applicazione dell'imposta, risulta di particolare rilevanza stabilire il luogo dove la prestazione è stata svolta, salvo individuare un criterio sostitutivo laddove sia necessario.

La direttiva 8/2008 premette innanzi tutto quale dovrebbe essere il principio generale ispiratore della normativa relativa all'individuazione del luogo di tassazione, ovvero "il luogo di imposizione dovrebbe essere di norma il luogo in cui avviene il consumo effettivo".

Tuttavia, l'applicazione di tale principio comporterebbe l'introduzione di alcune deroghe "per ragioni sia politiche sia amministrative".

In tal senso, la prima deroga introdotta è costituita dal principio secondo il quale, per le prestazioni di servizi erogate verso soggetti passivi, il luogo della tassazione è costituito da quello in cui è stabilito il destinatario (punto 4 dei considerando).

In relazione a tale principio, va segnalata, inoltre, la rilevante innovazione secondo la quale "i soggetti passivi cui sono ascrivibili anche attività non imponibili dovrebbero essere considerati soggetti passivi per tutti i servizi ad essi resi".

Ciò vuol dire che, per esempio, le prestazioni verso un ente non commerciale dovrebbero essere considerate in ogni caso come effettuate verso un soggetto passivo.

Va anche rilevato che l'ultimo periodo del punto 4) dei considerando sottolinea come tale assunto non dovrebbe essere esteso "alle prestazioni di servizi ricevute da un soggetto passivo per il proprio uso personale o per quello dei suoi dipendenti".

Per le prestazioni verso soggetti privati, il principio generale dovrebbe essere quello secondo cui il luogo di tassazione "è il luogo in cui il prestatore ha stabilito la sede della propria attività economica" (punto 5 dei considerando).

Effettuata la premessa generale, relativa ai principi a cui la normativa dovrebbe ispirarsi, la direttiva individua ulteriori e più particolari criteri di tassazione.

Tuttavia, prima di tale individuazione, vengono stabiliti dei fondamentali principi in relazione al concetto di soggetto passivo:

a) il soggetto passivo che effettua operazioni non rilevanti, in quanto non considerate cessione di beni o prestazioni di servizi imponibili, "è considerato soggetto passivo riguardo a tutte le prestazioni che gli sono rese"

b) la persona giuridica che non è soggetto passivo, ma è identificata ai fini Iva, è comunque considerata soggetto passivo.

Fatta questa premessa, l'attuale modificato articolo 44 della direttiva 2006/112/Ce, per le prestazioni verso soggetti passivi, stabilisce quanto segue:

1) il luogo delle prestazioni rese a un soggetto passivo è quello in cui il medesimo ha fissato la sede della propria attività economica

2) se i servizi sono effettuati verso una stabile organizzazione del soggetto passivo situata in un luogo diverso da quello in cui lo stesso ha fissato la sede dell'attività economica, il luogo delle prestazioni è quello dove è posta la stabile organizzazione

3) in assenza dell'individuazione di una sede relativa all'attività economica o di una stabile organizzazione, il luogo delle prestazioni di servizi è il luogo del domicilio o della residenza abituale del soggetto passivo destinatario dei servizi.

Ricordiamo che, secondo la VI direttiva 77/388 Cee (articolo 9, n. 1), per stabile organizzazione deve intendersi "un centro di attività stabile". Ciò vuol dire che vi deve essere l'impiego sia di risorse umane quanto di risorse materiali. Pertanto, non è sufficiente la presenza nel territorio di soli impianti come presupposto per l'applicazione del tributo.

Ha affermato, infatti, la Corte di giustizia europea nella sentenza del 17/7/97 (procedimento C-190/95) che, "affinché un centro di attività possa essere qualificato come stabile, è necessario che presenti un grado sufficiente di permanenza e una struttura idonea, sul piano del corredo umano e tecnico, a rendere possibili in modo autonomo le prestazioni di servizio considerate".

Viceversa, l'articolo 45 modificato prende in considerazione le prestazioni di servizi rese verso soggetti che non operano nell'esercizio di impresa, arte e professione. A tal proposito, viene stabilito che:

1) il luogo delle prestazioni rese a soggetti privati è individuato nella sede dell'attività economica del prestatore

2) se però la prestazione è fornita da una stabile organizzazione, posta in un luogo diverso da quello in cui ha sede l'attività economica, come luogo della prestazione viene individuato quello in cui è situata la stabile organizzazione

3) in assenza dell'individuazione di una sede relativa all'attività economica o di una stabile organizzazione, il luogo delle prestazioni di servizi è il luogo del domicilio o della residenza abituale del prestatore.

Gli articoli 44 e 45 stabiliscono, pertanto, il luogo di tassazione delle prestazioni di servizi "generiche" a seconda se il committente è soggetto passivo o meno; i modificati articoli successivi stabiliscono, invece, criteri particolari per alcune "specifiche" prestazioni, sintetizzati nella tabella che segue.

Articolo - Tipologia di prestazione - Committente - Luogo di tassazione

47 Servizi relativi a beni immobili(1) Il luogo in cui è situato il bene

48 Trasporto passeggeri Non soggetto passivo Il luogo dove si effettua il trasporto in funzione delle distanze percorse

49 Trasporto di beni extracomunitario Non soggetto passivo Il luogo dove si effettua il trasporto in funzione delle distanze percorse

50 Trasporto di beni comunitario(2) Non soggetto passivo Il luogo di partenza del trasporto

53 Servizi culturali, artistici, sportivi, scientifici, educativi, ricreativi ed affini, servizi accessori ai trasporti, fiere ed esposizioni(3) Soggetto passivo e non soggetto passivo Il luogo in cui le attività si svolgono materialmente

54 Attività accessorie ai trasporti (carico, scarico, movimentazione ecc.) Non soggetto passivo Il luogo in cui le attività si svolgono materialmente

54 Perizie e lavori relativi a beni mobili materiali Non soggetto passivo Il luogo in cui le attività si svolgono materialmente

55 Servizi di ristorazione e di catering, diversi da quelli effettuati a bordo di navi, di aerei e di treni, nel percorso del viaggio intracomunitario di passeggeri Soggetto passivo e non soggetto passivo Il luogo in cui le prestazioni sono materialmente eseguite

57 Servizi di ristorazione e di catering, effettuati a bordo di navi, di aerei e di treni, nel percorso del viaggio intracomunitario di passeggeri Soggetto passivo e non soggetto passivo Il luogo di partenza del trasporto di passeggeri(4)

56 Noleggio a breve termine di mezzi di trasporto(5) Soggetto passivo e non soggetto passivo Il luogo in cui il mezzo di trasporto è effettivamente messo a disposizione del destinatario

58 Prestazioni di servizi elettronici rese da un soggetto passivo extracomunitario Non soggetto passivo Il luogo in cui il committente non soggetto passivo è stabilito, domiciliato o abitualmente residente

59 Cessioni e concessioni di diritti d'autore, brevetti, licenze, marchi di fabbrica e di commercio, prestazioni pubblicitarie, consulenze di ingegneri, avvocati, periti contabili, elaborazione di dati e fornitura d'informazioni, obbligo di astenersi da una attività professionale, operazioni bancarie, finanziarie ed assicurative(6), messa a disposizione di personale, locazione di un bene mobile(7), fornitura dell'accesso a sistemi di distribuzione di gas ed energia elettrica, servizi di telecomunicazione, teleradiodiffusione, servizi prestati per via elettronica Non soggetto passivo extracomunitario Il luogo in cui detta persona è stabilita, domiciliata o abitualmente residente.

NOTE:

1) Comprende le prestazioni di periti, agenti immobiliari, fornitura di alloggio nel settore alberghiero o simili (campi di vacanze, terreni per il campeggio), concessione di diritti di utilizzazione di un bene immobile, preparazione e coordinamento di lavori edili, prestazioni degli architetti eccetera.

2) "È considerato trasporto intracomunitario di beni il trasporto di beni il cui luogo di partenza e il cui luogo di arrivo sono situati nei territori di due Stati membri diversi. Luogo di partenza è il luogo in cui inizia effettivamente il trasporto dei beni, senza tener conto dei tragitti compiuti per recarsi nel luogo in cui si trovano i beni e luogo di arrivo è il luogo in cui il trasporto dei beni si conclude effettivamente" (articolo 51, direttiva 2008/8).

3) Sono compresi i servizi prestati dall'organizzatore delle attività.

4) Si considera parte di un trasporto di passeggeri effettuata all'interno della Comunità la parte di trasporto effettuata senza scalo fuori della Comunità tra il luogo di partenza e il luogo di arrivo del trasporto di passeggeri (articolo 57, direttiva 2008/8).

"Luogo di partenza di un trasporto di passeggeri": il primo punto di imbarco di passeggeri previsto nella Comunità, eventualmente dopo uno scalo fuori della Comunità.

"Luogo di arrivo di un trasporto di passeggeri": l'ultimo punto di sbarco previsto nella Comunità, per passeggeri imbarcati nella Comunità, eventualmente prima di uno scalo fuori della Comunità.

Per il trasporto andata e ritorno, il percorso di ritorno è considerato come un trasporto distinto.

5) Per "noleggio a breve termine" si intende il possesso o l'uso ininterrotto del mezzo di trasporto durante un periodo non superiore a trenta giorni e, per quanto riguarda i natanti, non superiore a novanta giorni (articolo 56, direttiva 2008/8).

6) Escluse le locazioni di casseforti.

7) Esclusi i mezzi di trasporto.

Fonte: Agenzia Entrate

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Prima adozione IAS e quadro EC.

I disallineamenti fra valori civili e fiscali, emersi in sede di prima applicazione degli Ias (Fta, first time adoption), derivanti dall'eliminazione di ammortamenti, di rettifiche di valore e di fondi di accantonamento, affrancabili secondo quanto previsto dalla "manovra anticrisi" dello scorso anno (Dl 185/2008), vanno cumulate con le divergenze indicate nel quadro EC, determinando un'unica base imponibile da assoggettare alle aliquote progressive previste dall'articolo 1, comma 48, della Finanziaria 2008 (legge 244/2007).

Il chiarimento è arrivato con la risoluzione n. 251/E del 24 settembre.

L'Agenzia ha messo in evidenza come la soluzione risulti coerente con lo stesso Dl 185/2008 che, al comma 12-bis dell'articolo 15, afferma che "l'opzione di cui all'articolo 1, comma 48, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, si considera validamente esercitata anche per riallineare i valori fiscali ai maggiori valori contabili emersi per effetto dell'articolo 13, commi 2, 5 e 6, del decreto legislativo 28 febbraio 2005, n. 38, se identificati nel quadro EC della dichiarazione dei redditi".

A corollario, la precisazione dichiarativa: il valore delle divergenze da Fta va iscritto nelle colonne contenute nella sezione V-A del quadro RQ di Unico SC 2009 (Imposta sostituiva sulle deduzioni extracontabili - art. 1, comma 48, legge 24 dicembre 2007, n. 244) e non nelle colonne da 1 a 4 della sezione V-B (Imposta sostituiva sulle divergenze dall'applicazione dei principi contabili internazionali - art. 15, comma 3 lett. b), del decreto legge n. 185 del 2008).

Fonte: Agenzia Entrate

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La prova delle "oggettive situazioni di impedimento" all'esercizio dell'attività non può arrivare in contenzioso.

Un caso operativo

Una società di capitali, dopo aver esposto le ragioni che l'hanno convinta ad acquistare un fabbricato industriale da utilizzare, in seguito, in una nuova attività di lavorazione di legname, sostiene che tale investimento sarebbe, però poi risultato di fatto bloccato dalla circostanza che le autorità della Papua Nuova Guinea, non concedevano le auspicate licenze per il taglio e l'esportazione del legname.

Inoltre fa presente che uno dei propri soci, tramite altra società con sede appunto in Papua Nuova Guinea, svolgeva già la intraprendenda attività di lavorazione di legnami.

Nelle more di ottenere tali licenze, i cui tempi di attesa si prolungano per parecchi anni, l'immobile resta sfitto.

Alla fine, visto che le licenze dalla Nuova Guinea non arrivano, il progetto viene accantonato.

Tali circostanze, ad avviso del contribuente, confermerebbero dunque la presenza di "oggettive situazioni di impedimento", che impedirebbero la presunzione di realizzazione di ricavi e redditi nella misura stabilita dall'articolo 30 della legge 724/1994.

Per tali motivi la società presenta istanza di interpello disapplicativo della norma, istanza però respinta dalla competente direzione regionale delle Entrate, la quale ritiene che le circostanze evidenziate non possono comportare "un'oggettiva situazione di impedimento", così come richiesta dalla norma al fine della disapplicazione della disciplina in materia di società di comodo, anche considerato che il legname oggetto dell'attività in progetto poteva comunque essere acquistato sul mercato da qualsiasi paese importatore e non necessariamente dalla Papua Nuova Guinea.

Nonostante il parere negativo delle Entrate, tuttavia, il contribuente ritiene di non adeguarsi al reddito minimo presunto di cui al comma 3 dell'articolo 30 e, a seguito dell'(inevitabile) accertamento, lo impugna instaurando il relativo contenzioso davanti alla Commissione tributaria, insistendo in particolare sulla situazione di oggettivo impedimento che non avrebbe consentito la proficua utilizzazione dell'immobile e il concretizzarsi dell'attività imprenditoriale.

La disciplina sulle società di comodo

La disciplina fiscale delle società non operative è stata introdotta nel nostro ordinamento dall'articolo 30 della legge 724/1994, allo scopo di contrastare le cosiddette società di comodo.

In particolare, i soggetti di cui al comma 1, si considerano "non operativi" quando non superano il "test di operatività", ossia quando l'ammontare complessivo dei ricavi, degli incrementi delle rimanenze e dei proventi, esclusi quelli straordinari, risultanti dal conto economico ove prescritto, è inferiore alla somma degli importi che risultano applicando determinati coefficienti.

Il mancato superamento del "test" comporta, ai fini delle imposte sul reddito e dell'Irap, l'obbligo di dichiarare un reddito non inferiore a quello minimo presunto e, ai fini Iva, l'impossibilità di chiedere a rimborso, utilizzare in compensazione, o cedere l'eccedenza di credito risultante dalla dichiarazione.

In sostanza, tale disciplina mira a colpire quelle società costituite al solo fine di gestire il patrimonio nell'interesse dei soci, piuttosto che per esercitare un'effettiva attività commerciale, puntando a disincentivare l'utilizzo dello strumento societario per attività di mera gestione passiva di beni, e non invece per l'effettuazione di reali attività economiche, al solo fine di sfruttare i meccanismi propri del reddito d'impresa, quali, per esempio, la deduzione analitica dei costi e l'ammortamento delle immobilizzazioni.

La disapplicazione della disciplina

Con le modifiche apportate dalla Finanziaria per il 2007 è stato stabilito che la sola modalità per sottrarsi all'applicazione delle norme in tema di società di comodo, e quindi dalla presunzione del reddito minimo, sia quella di chiedere preventivamente la disapplicazione della relativa disciplina mediante la presentazione di un'apposita istanza di interpello (cosiddetto interpello disapplicativo).

A decorrere dal periodo d'imposta in corso al 4 luglio 2006, la procedura da attivare ai fini della disapplicazione delle norme sulle società non operative prevede quindi che "In presenza di oggettive situazioni che hanno reso impossibile il conseguimento dei ricavi, degli incrementi di rimanenze e dei proventi nonché del reddito determinati ai sensi del presente articolo, ovvero non hanno consentito di effettuare le operazioni rilevanti ai fini dell'imposta sul valore aggiunto di cui al comma 4, la società interessata può richiedere la disapplicazione delle relative disposizioni antielusive ai sensi dell'articolo 37-bis, comma 8, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 6002".

Prima delle modifiche normative, invece, l'ufficio, per emettere l'accertamento, era tenuto, a pena di nullità, a inviare una richiesta di chiarimenti, al fine di conoscere eventuali situazioni oggettive di carattere straordinario che avessero reso impossibile il conseguimento di ricavi, di incrementi di rimanenze e di proventi nella misura richiesta dal comma 1, articolo 30 della legge 724/1994 e il contribuente era quindi ammesso a fornire, in tale sede, "la prova contraria sostenuta da riferimenti a oggettive situazioni di carattere straordinario che hanno reso impossibile il conseguimento di ricavi, di incrementi di rimanenze e di proventi ...".

Conseguenze processuali in tema di prova contraria

Nell'evidenziare che l'inciso "salvo prova contraria" è stato soppresso dalla legge 296/2006 (Finanziaria 2007), la presentazione dell'interpello disapplicativo, deve essere considerata il solo rimedio utilizzabile per dimostrare le obiettive situazioni che hanno determinato l'impossibilità di conseguire l'ammontare minimo di ricavi, di incrementi delle rimanenze e di proventi, nonché del reddito.

La soppressione del riferimento alla "prova contraria", è stata dunque evidentemente prevista al fine di escludere che detta prova potesse essere fornita in sede di accertamento o nel corso del contenzioso.

Assolto quindi l'onere di presentazione dell'istanza di disapplicazione, è sì ammessa la possibilità di impugnare l'accertamento davanti giudici tributari, ma non sotto il profilo probatorio, bensì esclusivamente sul piano dell'esistenza o meno dei presupposti di applicazione della disciplina, lasciando dunque al giudice la relativa valutazione di legittimità.

Il contribuente deve pertanto fornire la prova contraria già in sede di istanza di disapplicazione, laddove:

- se non presenta l'istanza di disapplicazione, nessuna prova contraria potrà poi essere fornita in sede contenziosa

- se invece presenta l'istanza di disapplicazione, ma questa viene respinta, non potranno poi essere ammesse in sede contenziosa ulteriori prove rispetto a quelle già prodotte in sede di istruttoria da disapplicazione.

La prova delle oggettive situazioni di impedimento

Rispettando quindi tali oneri probatori, con riguardo agli elementi e alle motivazioni che il contribuente deve comunque addurre a sostegno della propria istanza, al fine di superare la presunzione legale in tema di società di comodo, la legge dispone che occorre fare riferimento a "situazioni oggettive" che abbiano impedito il conseguimento di ricavi e del reddito nella misura minima presunta, allegando gli atti e i relativi documenti.

Tornando al caso operativo illustrato, non può sfuggire che il ritardo (e i relativi effetti negativi) nel rilascio di licenze, deve essere dovuto a cause non dipendenti dalla volontà del contribuente, laddove l'impedimento oggettivo (peraltro sempre da provare documentalmente) non riguarderebbe la concessione di licenze in assoluto, ma la concessione di licenze dalla Papua Nuova Guinea. Nulla escluderebbe invece che la stessa licenza all'esportazione di legname possa essere ottenuta in altro Paese.

Poiché ciò che rileva per valutare l'eventuale disapplicazione della normativa in materia di società di comodo sono le (comprovate e inevitabili) difficoltà da parte della società italiana nell'ottenere licenze per operare in Italia (solo Paese a presenza "necessaria", al fine appunto della produzione di ricchezza tassabile), e dato che, invece, nel caso prospettato, tali difficoltà non riguarderebbero la concessione di licenze in Italia, ma piuttosto quelle a favore della società che, in loco, dovrebbe esportare il legname da lavorare poi da parte della società italiana (importatrice), è chiaro che tali circostanze, in particolare laddove il soggetto che avrebbe difficoltà nell'ottenere le licenze e quello che invece chiede la disapplicazione della normativa sulle società di comodo neppure coincidono, non possono assumere alcun rilievo ai fini della disapplicazione.

Del resto, non avviare comunque la propria attività in Italia, non chiedendo le relative licenze in altri Stati da cui importare il legname, sarebbe imputabile soltanto alla (non necessitata) volontà del contribuente, il quale poi, sulla base degli effetti di proprie (soggettive) valutazioni, pena un facile aggiramento della normativa antielusiva, non potrebbe poi invocare la disapplicazione della disciplina in materia di società di comodo.

Fonte: Agenzia Entrate

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Il collaboratore non occasionale obbliga all’IRAP.

Paga l’IRAP il professionista che si avvale in modo non occasionale di lavoro altrui, e ciò indipendentemente dall’importo erogato.


(Ordinanza Cassazione civile 17/09/2009, n. 20001)

Fonte: IPSOA

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giovedì 24 settembre 2009

D.Lgs. 15 novembre 1993, n.507 - Armonizzazione imposte comunali.

Revisione ed armonizzazione dell'imposta comunale sulla pubblicità e del diritto sulle pubbliche affissioni, della tassa per l'occupazione di spazi ed aree pubbliche dei comuni e delle province nonché della tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani a norma dell'art. 4 della L. 23 ottobre 1992, n. 421, concernente il riordino della finanza territoriale (artt. 58-81) (2) (1/circ).

(1) Pubblicato nella Gazz. Uff. 9 dicembre 1993, n. 288, S.O.

(2) L'art. 49, D.Lgs. 5 febbraio 1997, n. 22, come modificato dall'art. 1, comma 28, L. 9 dicembre 1998, n. 426, e dall'art. 33, L. 23 dicembre 1999, n. 488, ha soppresso la tassa per lo smaltimento dei rifiuti, con la decorrenza ivi indicata.

(1/circ) Con riferimento al presente provvedimento è stata emanata la seguente circolare:

Ministero dell'interno: Circ. 15 gennaio 1996, n. 3/96.

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;Visto l'art. 4, comma 4, lettere a), b), c), d) ed e), della legge 23 ottobre 1992, n. 421, concernente il riordino della finanza degli enti territoriali;Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 24 settembre 1993;Acquisito il parere delle commissioni permanenti della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica;Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 12 novembre 1993;Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri delle finanze e dell'interno, di concerto con il Ministro del tesoro;Emana il seguente decreto legislativo-

Capo III - Tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani interni (2)

Art. 58. Istituzione della tassa.

1. Per il servizio relativo allo smaltimento dei rifiuti solidi urbani interni, svolto in regime di privativa nell'ambito del centro abitato, delle frazioni, dei nuclei abitati ed eventualmente esteso alle zone del territorio comunale con insediamenti sparsi, i comuni debbono istituire una tassa annuale, da disciplinare con apposito regolamento ed applicare in base a tariffa con l'osservanza delle prescrizioni e dei criteri di cui alle norme seguenti (3/a).

(2) L'art. 49, D.Lgs. 5 febbraio 1997, n. 22, come modificato dall'art. 1, comma 28, L. 9 dicembre 1998, n. 426, e dall'art. 33, L. 23 dicembre 1999, n. 488, ha soppresso la tassa per lo smaltimento dei rifiuti, con la decorrenza ivi indicata.

(3/a) Comma così modificato dall'art. 39, L. 22 febbraio 1994, n. 146, . Vedi, anche, l'art. 1, D.L. 28 giugno 1995, n. 250.

Art. 59. Attivazione del servizio.

1. Nel regolamento del servizio di nettezza urbana, da adottare ai sensi dell'art. 8 del decreto del Presidente della Repubblica 10 settembre 1982, n. 915 , sono stabiliti i limiti della zona di raccolta obbligatoria e dell'eventuale estensione del servizio a zone con insediamenti sparsi, la forma organizzativa e le modalità di effettuazione del servizio di smaltimento dei rifiuti solidi urbani interni, con indicazione, a seconda dei singoli ambiti o zone, delle relative distanze massime di collocazione dei contenitori o dei criteri per determinarle nonché delle relative capacità minime da assicurare in relazione all'entità e tipologia dei rifiuti da smaltire.

2. Fermo restando il potere di determinazione dei perimetri entro i quali è obbligatoriamente istituito il servizio dei rifiuti urbani interni ai sensi degli articoli 3 e 8 del D.P.R. 10 settembre 1982, n. 915 , previa ricognizione dei perimetri del centro abitato, delle frazioni e dei nuclei abitati, ivi compresi i centri commerciali e produttivi integrati, i comuni possono estendere il regime di privativa di smaltimento dei rifiuti solidi urbani interni ed equiparati ad insediamenti sparsi siti oltre le zone perimetrate sopramenzionate. Nelle zone in cui non è effettuata la raccolta in regime di privativa dei rifiuti solidi urbani interni ed equiparati, la tassa è dovuta in misura non superiore al 40 per cento della tariffa da determinare in relazione alla distanza dal più vicino punto di raccolta rientrante nella zona perimetrata o di fatto servita.

3. Tenuto conto del disposto dell'art. 9 del D.P.R. 10 settembre 1982, n. 915 , gli occupanti o detentori degli insediamenti comunque situati fuori dell'area di raccolta sono tenuti ad utilizzare il servizio pubblico di nettezza urbana, provvedendo al conferimento dei rifiuti urbani interni ed equiparati nei contenitori viciniori.

4. Se il servizio di raccolta, sebbene istituito ed attivato, non è svolto nella zona di residenza o di dimora nell'immobile a disposizione ovvero di esercizio dell'attività dell'utente o è effettuato in grave violazione delle prescrizioni del regolamento di cui al comma 1, relative alle distanze e capacità dei contenitori ed alla frequenza della raccolta, da stabilire in modo che l'utente possa usufruire agevolmente del servizio di raccolta, il tributo è dovuto nella misura ridotta di cui al secondo periodo del comma 2.

5. Nelle zone esterne al centro abitato in cui lo svolgimento del normale servizio di raccolta dei rifiuti interni ed equiparati sia limitato con apposita delibera a determinati periodi stagionali, il tributo è dovuto in proporzione al periodo di esercizio del servizio, fermo restando il disposto del secondo periodo del comma 2.

6. L'interruzione temporanea del servizio di raccolta per motivi sindacali o per imprevedibili impedimenti organizzativi non comporta esonero o riduzione del tributo. Qualora tuttavia il mancato svolgimento del servizio si protragga, determinando una situazione riconosciuta dalla competente autorità sanitaria di danno o pericolo di danno alle persone o all'ambiente secondo le norme e prescrizioni sanitarie nazionali, l'utente può provvedere a proprie spese con diritto allo sgravio o restituzione, in base a domanda documentata, di una quota della tassa corrispondente al periodo di interruzione, fermo restando il disposto del comma 4 (4).

(4) Vedi, anche, l'art. 1, D.L. 28 giugno 1995, n. 250.

Art.60. Rifiuti equiparati.

.................. Abrogato (5/a).

(5/a) Articolo abrogato dall'art. 39, L. 22 febbraio 1994, n. 146.

Art. 61. Gettito e costo del servizio.

1. Il gettito complessivo della tassa non può superare il costo di esercizio del servizio di smaltimento dei rifiuti solidi urbani interni di cui all'art. 58, né può essere inferiore, per gli enti di cui all'art. 45, comma 2, lett. b), del D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 504, al 70 per cento del predetto costo, fermo restando per gli enti di cui alla lettera a) dello stesso art. 45, comma 2, il disposto dell'art. 25 del D.L. 2 marzo 1989, n. 66, convertito, con modificazioni, dalla L. 24 aprile 1989, n. 144. Per gli altri enti il gettito complessivo della tassa non può essere inferiore al 50 per cento del costo di esercizio. Ai fini dell'osservanza degli indicati limiti minimo e massimo di copertura dei costi si fa riferimento ai dati del conto consuntivo comprovati da documentazioni ufficiali e non si considerano addizionali, interessi e penalità (6/a).

2. Il costo del servizio di cui al comma 1 comprende le spese inerenti e comunque gli oneri diretti e indiretti, nonché le quote di ammortamento dei mutui per la costituzione di consorzi per lo smaltimento dei rifiuti (7). Per le quote di ammortamento degli impianti e delle attrezzature si applicano i coefficienti stabiliti ai sensi dell'art. 67, comma 2, del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917. Fra i costi di gestione delle aziende speciali, municipalizzate e consortili debbono essere compresi anche gli oneri finanziari dovuti agli enti proprietari ai sensi dell'art. 44 del D.P.R. 4 ottobre 1986, n. 902, da versare agli enti proprietari stessi entro l'esercizio successivo a quello della riscossione ed erogazione in conto esercizio.

3. Dal costo, determinato in base al disposto del comma 2, sono dedotte per quota percentuale, corrispondente al rapporto tra il costo di smaltimento dei rifiuti interni e quello relativo allo smaltimento dei rifiuti di cui all'articolo 2, terzo comma, n. 3), del D.P.R. 10 settembre 1982, n. 915 (8), le entrate derivanti dal recupero e riciclo dei rifiuti sotto forma di energia o materie prime secondarie diminuite di un importo pari alla riduzione di tassa eventualmente riconosciuta nei confronti del singolo utente ai sensi dell'art. 67, comma 2 (6/a).

3-bis. Ai fini della determinazione del costo di esercizio è dedotto dal costo complessivo dei servizi di nettezza urbana gestiti in regime di privativa comunale un importo, da determinarsi con lo stesso regolamento di cui all'art. 68, non inferiore al 5 per cento e non superiore al 15 per cento, a titolo di costo dello spazzamento dei rifiuti solidi urbani di cui all'art. 2, terzo comma, n. 3), del D.P.R. 10 settembre 1982, n. 915. L'eventuale eccedenza di gettito derivante dalla predetta deduzione è computata in diminuzione del tributo iscritto a ruolo per l'anno successivo (8/a).

(7) Periodo così sostituito dall'art. 3, comma 68, L. 28 dicembre 1995, n. 549.

(6/a) Comma così modificato dall'art. 39, L. 22 febbraio 1994, n. 146.

(8/a) Comma aggiunto dall'art. 3, comma 68, lett. b, L. 28 dicembre 1995, n. 549. In deroga al presente comma vedi, l'art. 49, comma 12, L. 27 dicembre 1997, n. 449, l'art. 31, comma 23, L. 23 dicembre 1998, n. 448 e l'art. 53, comma 17, L. 23 dicembre 2000, n. 388.

Art. 62. Presupposto della tassa ed esclusioni.

1. La tassa è dovuta per l'occupazione o la detenzione di locali ed aree scoperte a qualsiasi uso adibiti, ad esclusione delle aree scoperte pertinenziali o accessorie di civili abitazioni diverse dalle aree a verde, esistenti nelle zone del territorio comunale in cui il servizio è istituito ed attivato o comunque reso in maniera continuativa nei modi previsti dagli articoli 58 e 59, fermo restando quanto stabilito dall'articolo 59, comma 4 (7). Per l'abitazione colonica e gli altri fabbricati con area scoperta di pertinenza la tassa è dovuta anche quando nella zona in cui è attivata la raccolta dei rifiuti è situata soltanto la strada di accesso all'abitazione ed al fabbricato.

2. Non sono soggetti alla tassa i locali e le aree che non possono produrre rifiuti o per la loro natura o per il particolare uso cui sono stabilmente destinati o perché risultino in obiettive condizioni di non utilizzabilità nel corso dell'anno, qualora tali circostanze siano indicate nella denuncia originaria o di variazione e debitamente riscontrate in base ad elementi obiettivi direttamente rilevabili o ad idonea documentazione.

3. Nella determinazione della superficie tassabile non si tiene conto di quella parte di essa ove per specifiche caratteristiche strutturali e per destinazione si formano, di regola, rifiuti speciali, tossici o nocivi, allo smaltimento dei quali sono tenuti a provvedere a proprie spese i produttori stessi in base alle norme vigenti. Ai fini della determinazione della predetta superficie non tassabile il comune può individuare nel regolamento categorie di attività produttive di rifiuti speciali tossici o nocivi alle quali applicare una percentuale di riduzione rispetto alla intera superficie su cui l'attività viene svolta.

4. Nelle unità immobiliari adibite a civile abitazione, in cui sia svolta un'attività economica e professionale, può essere stabilito dal regolamento che la tassa è dovuta in base alla tariffa prevista per la specifica attività ed è commisurata alla superficie a tal fine utilizzata.

5. Sono esclusi dalla tassa i locali e le aree scoperte per i quali non sussiste l'obbligo dell'ordinario conferimento dei rifiuti solidi urbani interni ed equiparati in regime di privativa comunale per effetto di norme legislative o regolamentari, di ordinanze in materia sanitaria, ambientale o di protezione civile ovvero di accordi internazionali riguardanti organi di Stati esteri.

(7) Periodo così sostituito dall'art. 3, comma 68, L. 28 dicembre 1995, n. 549.

Art. 63. Soggetti passivi e soggetti responsabili del tributo.

1. La tassa è dovuta da coloro che occupano o detengono i locali o le aree scoperte di cui all'art. 62 con vincolo di solidarietà tra i componenti del nucleo familiare o tra coloro che usano in comune i locali o le aree stesse.

2. Sono escluse dalla tassazione le aree comuni del condominio di cui all'art. 1117 del codice civile che possono produrre rifiuti agli effetti dell'art. 62. Resta ferma l'obbligazione di coloro che occupano o detengono parti comuni in via esclusiva (8/b).

3. Nel caso di locali in multiproprietà e di centri commerciali integrati il soggetto che gestisce i servizi comuni è responsabile del versamento della tassa dovuta per i locali ed aree scoperte di uso comune e per i locali ed aree scoperte in uso esclusivo ai singoli occupanti o detentori, fermi restando nei confronti di questi ultimi gli altri obblighi o diritti derivanti dal rapporto tributario riguardante i locali e le aree in uso esclusivo.

4. [È fatto obbligo all'amministratore del condominio ed al soggetto responsabile del pagamento di cui al comma 3 di presentare al competente ufficio del comune, entro il 20 gennaio di ciascun anno, l'elenco degli occupanti o detentori dei locali ed aree del condominio e del centro commerciale integrato] (8/c).

(8/b) Comma così sostituito dall'art. 3, comma 68, L. 28 dicembre 1995, n. 549.

(8/c) Comma abrogato dall'art. 2, D.L. 25 novembre 1996, n. 599.

Art. 64. Inizio e cessazione dell'occupazione o detenzione.

1. La tassa è corrisposta in base a tariffa commisurata ad anno solare, cui corrisponde un'autonoma obbligazione tributaria.

2. L'obbligazione decorre dal primo giorno del bimestre solare successivo a quello in cui ha avuto inizio l'utenza. Nel caso di multiproprietà la tassa è dovuta dagli utenti in proporzione al periodo di occupazione o di disponibilità esclusiva ed è versata dall'amministratore con le modalità di cui all'art. 63, comma 3.

3. La cessazione, nel corso dell'anno, dell'occupazione o detenzione dei locali ed aree, dà diritto all'abbuono del tributo a decorrere dal primo giorno del bimestre solare successivo a quello in cui è stata presentata la denuncia della cessazione debitamente accertata.

4. In caso di mancata presentazione della denuncia nel corso dell'anno di cessazione, il tributo non è dovuto per le annualità successive se l'utente che ha prodotto denuncia di cessazione dimostri di non aver continuato l'occupazione o la detenzione dei locali ed aree ovvero se la tassa sia stata assolta dall'utente subentrante a seguito di denuncia o in sede di recupero d'ufficio.

Art. 65. Commisurazione e tariffe.

1. La tassa può essere commisurata o in base alla quantità e qualità medie ordinarie per unità di superficie imponibile dei rifiuti solidi urbani interni ed equiparati producibili nei locali ed aree per il tipo di uso, cui i medesimi sono destinati, e al costo dello smaltimento oppure, per i comuni aventi popolazione inferiore a 35.000 abitanti, in base alla qualità, alla quantità effettivamente prodotta, dei rifiuti solidi urbani e al costo dello smaltimento (8/b).

2. Le tariffe per ogni categoria o sottocategoria omogenea sono determinate dal comune, secondo il rapporto di copertura del costo prescelto entro i limiti di legge, moltiplicando il costo di smaltimento per unità di superficie imponibile accertata, previsto per l'anno successivo, per uno o più coefficienti di produttività quantitativa e qualitativa di rifiuti.

(8/b) Comma così sostituito dall'art. 3, comma 68, L. 28 dicembre 1995, n. 549.

Art. 66. Tariffe per particolari condizioni di uso.

1. [È facoltà dei comuni assoggettare a tassazione le aree scoperte adibite a verde per la parte eccedente i 200 metri quadrati. Tale parte è comunque da computare nei limiti del 25 per cento] (8/d).

2. [Le aree scoperte a qualsiasi uso adibite indicate nell'articolo 62 sono computate nel limite del 50 per cento] (8/d).

3. La tariffa unitaria può essere ridotta di un importo non superiore ad un terzo nel caso di:a) abitazioni con unico occupante;b) abitazioni tenute a disposizione per uso stagionale od altro uso limitato e discontinuo a condizione che tale destinazione sia specificata nella denuncia originaria o di variazione indicando l'abitazione di residenza e l'abitazione principale e dichiarando espressamente di non voler cedere l'alloggio in locazione o in comodato, salvo accertamento da parte del comune;c) locali, diversi dalle abitazioni, ed aree scoperte adibiti ad uso stagionale o ad uso non continuativo, ma ricorrente, risultante da licenza o autorizzazione rilasciata dai competenti organi per l'esercizio dell'attività.

4. La tariffa unitaria può essere ridotta:a) di un importo non superiore ad un terzo nei confronti dell'utente che, versando nelle circostanze di cui alla lettera b) del comma 3, risieda o abbia la dimora, per più di sei mesi all'anno, in località fuori del territorio nazionale;b) di un importo non superiore al 30 per cento nei confronti degli agricoltori occupanti la parte abitativa della costruzione rurale.

5. Le riduzioni delle superfici e quelle tariffarie di cui ai precedenti commi sono applicate sulla base di elementi e dati contenuti nella denuncia originaria, integrativa o di variazione con effetto dall'anno successivo.

6. Il contribuente è obbligato a denunciare entro il 20 gennaio il venir meno delle condizioni dell'applicazione della tariffa ridotta di cui ai commi 3 e 4; in difetto si provvede al recupero del tributo a decorrere dall'anno successivo a quello di denuncia dell'uso che ha dato luogo alla riduzione tariffaria e sono applicabili le sanzioni previste per l'omessa denuncia di variazione dall'art. 76.

(8/d) Comma prima sostituito dall'art. 3, comma 68, L. 28 dicembre 1995, n. 549, e poi abrogato dall'art. 2, D.L. 25 novembre 1996, n. 599, come modificato dall'art. 6, D.L. 29 settembre 1997, n. 328. Vedere per gli anni 1997 e 1998, quanto disposto dal comma 4-bis dello stesso art. 2.

Art. 67. Agevolazioni.

1. Oltre alle esclusioni dal tributo di cui all'art. 62 ed alle tariffe ridotte di cui all'art. 66, i comuni possono prevedere con apposita disposizione del regolamento speciale agevolazioni, sotto forma di riduzioni ed, in via eccezionale, di esenzioni.

2. Il regolamento può prevedere riduzioni nel caso di attività produttive, commerciali e di servizi per le quali gli utenti dimostrino di avere sostenuto spese per interventi tecnico-organizzativi comportanti un'accertata minore produzione di rifiuti od un pretrattamento volumetrico, selettivo o qualitativo che agevoli lo smaltimento o il recupero da parte del gestore del servizio pubblico ovvero per le quali gli utenti siano tenuti a conferire a detto servizio rilevanti quantità di rifiuti che possono dar luogo alle entrate di cui all'articolo 61, comma 3.

3. Le esenzioni e le riduzioni di cui al comma 1 sono iscritte in bilancio come autorizzazioni di spesa e la relativa copertura è assicurata da risorse diverse dai proventi della tassa relativa all'esercizio cui si riferisce l'iscrizione predetta.

Art. 68. Regolamenti.

1. Per l'applicazione della tassa i comuni sono tenuti ad adottare apposito regolamento che deve contenere:a) la classificazione delle categorie ed eventuali sottocategorie di locali ed aree con omogenea potenzialità di rifiuti e tassabili con la medesima misura tariffaria;b) le modalità di applicazione dei parametri di cui all'art. 65;c) la graduazione delle tariffe ridotte per particolari condizioni di uso di cui all'art. 66, commi 3 e 4;d) la individuazione delle fattispecie agevolative, delle relative condizioni e modalità di richiesta documentata e delle cause di decadenza.

2. L'articolazione delle categorie e delle eventuali sottocategorie è effettuata, ai fini della determinazione comparativa delle tariffe, tenendo conto, in via di massima, dei seguenti gruppi di attività o di utilizzazione:a) locali ed aree adibiti a musei, archivi, biblioteche, ad attività di istituzioni culturali, politiche e religiose, sale teatrali e cinematografiche, scuole pubbliche e private, palestre, autonomi depositi di stoccaggio e depositi di macchine e materiale militari;b) complessi commerciali all'ingrosso o con superfici espositive, nonché aree ricreativo-turistiche, quali campeggi, stabilimenti balneari, ed analoghi complessi attrezzati;c) locali ed aree ad uso abitativo per nuclei familiari, collettività e convivenze, esercizi alberghieri;d) locali adibiti ad attività terziarie e direzionali diverse da quelle di cui alle lettere b), e) ed f), circoli sportivi e ricreativi;e) locali ed aree ad uso di produzione artigianale o industriale, o di commercio al dettaglio di beni non deperibili, ferma restando l'intassabilità delle superfici di lavorazione industriale e di quelle produttive di rifiuti non dichiarati assimilabili agli urbani;f) locali ed aree adibite a pubblici esercizi o esercizi di vendita al dettaglio di beni alimentari o deperibili, ferma restando l'intassabilità delle superfici produttive di rifiuti non dichiarati assimilabili agli urbani.

3. I regolamenti, divenuti esecutivi a norma di legge, sono trasmessi entro trenta giorni alla direzione centrale per la fiscalità locale del Ministero delle finanze che formula eventuali rilievi di legittimità entro sei mesi dalla ricezione del provvedimento. In caso di rilievi formulati tardivamente il comune non è obbligato ad adeguarsi agli effetti dei rimborsi e degli accertamenti integrativi.

Art. 69. Deliberazioni di tariffa.

1. Entro il 31 ottobre (8/e) i comuni deliberano, in base alla classificazione ed ai criteri di graduazione contenuti nel regolamento, le tariffe per unità di superficie dei locali ed aree compresi nelle singole categorie o sottocategorie, da applicare nell'anno successivo. In caso di mancata deliberazione nel termine suddetto si intendono prorogate le tariffe approvate per l'anno in corso.

2. Ai fini del controllo di legittimità, la deliberazione deve indicare le ragioni dei rapporti stabiliti tra le tariffe, i dati consuntivi e previsionali relativi ai costi del servizio discriminati in base alla loro classificazione economica, nonché i dati e le circostanze che hanno determinato l'aumento per la copertura minima obbligatoria del costo ovvero gli aumenti di cui al comma 3.

3. Nei casi di dissesto dichiarato, ai sensi dell'articolo 25 del decreto-legge 2 marzo 1989, n. 66, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 1989, n. 144, e dell'art. 21 del decreto-legge 18 gennaio 1993, n. 8, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 marzo 1993, n. 68, ovvero di deliberazione adottata quale atto dovuto a seguito di rilievi di legittimità o in ottemperanza a decisione definitiva, è confermato il potere di apportare aumenti e diminuzioni tariffarie oltre il termine di cui al comma 1.

4. Le deliberazioni tariffarie, divenute esecutive a norma di legge, sono trasmesse entro trenta giorni alla direzione centrale per la fiscalità locale del Ministero delle finanze, che formula eventuali rilievi di legittimità nel termine di sei mesi dalla ricezione del provvedimento. Si applica il disposto del secondo periodo del comma 3 dell'art. 68.

(8/e) Vedi, anche, per l'anno 1999, l'art. 31, L. 23 dicembre 1998, n. 448 e l'art. 1, D.L. 26 gennaio 1999, n. 8, e, per gli anni successivi, l'art. 30, comma 14, L. 23 dicembre 1999, n. 488. Il termine di cui al presente comma è stato stabilito entro la data di approvazione del bilancio di previsione, ai sensi di quanto disposto dall'art. 53, comma 16, L. 23 dicembre 2000, n. 388.

Art. 70. Denunce.

1. I soggetti di cui all'art. 63 presentano al comune, entro il 20 gennaio successivo all'inizio dell'occupazione o detenzione, denuncia unica dei locali ed aree tassabili siti nel territorio del comune. La denuncia è redatta sugli appositi modelli predisposti dal comune e dallo stesso messi a disposizione degli utenti presso gli uffici comunali e circoscrizionali.

2. La denuncia ha effetto anche per gli anni successivi, qualora le condizioni di tassabilità siano rimaste invariate. In caso contrario l'utente è tenuto a denunciare, nelle medesime forme, ogni variazione relativa ai locali ed aree, alla loro superficie e destinazione che comporti un maggior ammontare della tassa o comunque influisca sull'applicazione e riscossione del tributo in relazione ai dati da indicare nella denuncia.

3. La denuncia, originaria o di variazione, deve contenere l'indicazione del codice fiscale, degli elementi identificativi delle persone fisiche componenti del nucleo familiare o della convivenza, che occupano o detengono l'immobile di residenza o l'abitazione principale ovvero dimorano nell'immobile a disposizione, dei loro rappresentanti legali e della relativa residenza, della denominazione e relativo scopo sociale o istituzionale dell'ente, istituto, associazione, società ed altre organizzazioni nonché della loro sede principale, legale o effettiva, delle persone che ne hanno la rappresentanza e l'amministrazione, dell'ubicazione, superficie e destinazione dei singoli locali ed aree denunciati e delle loro ripartizioni interne, nonché della data di inizio dell'occupazione o detenzione.

4. La dichiarazione è sottoscritta e presentata da uno dei coobbligati o dal rappresentante legale o negoziale.

5. L'ufficio comunale competente deve rilasciare ricevuta della denuncia, che, nel caso di spedizione, si considera presentata nel giorno indicato con il timbro postale.

6. In occasione di iscrizioni anagrafiche o altre pratiche concernenti i locali ed aree interessati, gli uffici comunali sono tenuti ad invitare l'utente a provvedere alla denuncia nel termine previsto, fermo restando, in caso di omesso invito, l'obbligo di denuncia di cui al comma 1.

Art. 71. Accertamento.

1. In caso di denuncia infedele o incompleta, l'ufficio comunale provvede ad emettere, relativamente all'anno di presentazione della denuncia ed a quello precedente per la parte di cui all'art. 64, comma 2, avviso di accertamento in rettifica, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello di presentazione della denuncia stessa. In caso di omessa denuncia, l'ufficio emette avviso di accertamento d'ufficio, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del quarto anno successivo a quello in cui la denuncia doveva essere presentata.

2. Gli avvisi di accertamento sono sottoscritti dal funzionario designato per l'organizzazione e la gestione del tributo di cui all'art. 74 e devono contenere gli elementi identificativi del contribuente, dei locali e delle aree e loro destinazioni, dei periodi e degli imponibili o maggiori imponibili accertati, della tariffa applicata e relativa delibera, nonché la motivazione dell'eventuale diniego della riduzione o agevolazione richiesta, l'indicazione della maggior somma dovuta distintamente per tributo, addizionali ed accessori, soprattassa ed altre penalità.

2-bis. Gli avvisi di accertamento devono essere motivati in relazione ai presupposti di fatto ed alle ragioni giuridiche che li hanno determinati. Se la motivazione fa riferimento ad un altro atto non conosciuto né ricevuto dal contribuente, questo deve essere allegato all'atto che lo richiama, salvo che quest'ultimo non ne riproduca il contenuto essenziale (10/a).

3. Gli avvisi di cui al comma 1 devono contenere altresì l'indicazione dell'organo presso cui può essere prodotto ricorso ed il relativo termine di decadenza.

4. Ai fini del potenziamento dell'azione di accertamento, il comune, ove non sia in grado di provvedere autonomamente, può stipulare apposite convenzioni con soggetti privati o pubblici per l'individuazione delle superfici in tutto o in parte sottratte a tassazione. Il relativo capitolato deve contenere l'indicazione dei criteri e delle modalità di rilevazione della materia imponibile nonché dei requisiti di capacità ed affidabilità del personale impiegato dal contraente (10/b).

(10/a) Comma aggiunto dall'art. 6, D.Lgs. 26 gennaio 2001, n. 32.

(10/b) Vedi, anche, l'art. 1-bis, D.L. 27 dicembre 2000, n. 392.

Art. 72. Riscossione.

1. L'importo del tributo ed addizionali, degli accessori e delle sanzioni, liquidato sulla base dei ruoli dell'anno precedente, delle denunce presentate e degli accertamenti notificati nei termini di cui all'art. 71, comma 1, è iscritto a cura del funzionario responsabile di cui all'articolo 74 in ruoli principali ovvero, con scadenze successive, nei ruoli suppletivi, da formare e consegnare al concessionario della riscossione, a pena di decadenza, entro l'anno successivo a quello per il quale è dovuto il tributo e, in caso di liquidazione in base a denuncia tardiva o ad accertamento, entro l'anno successivo a quello nel corso del quale è prodotta la predetta denuncia ovvero l'avviso di accertamento è notificato. La formazione e l'apposizione del visto dei ruoli principali e suppletivi relativi agli anni 1995, 1996 e 1997 sono eseguite entro il 31 dicembre 1999. I predetti importi sono arrotondati a mille lire per difetto se la frazione non è superiore a cinquecento lire o per eccesso se è superiore. Relativamente ai soli anni 1995 e 1996 la formazione e la consegna dei ruoli principali e suppletivi di cui al primo periodo è eseguita, a pena di decadenza, rispettivamente, entro il 31 dicembre 1996 e il 31 dicembre 1997 (10/c).

2. Nei ruoli suppletivi sono, di regola, iscritti gli importi o i maggiori importi derivanti dagli accertamenti nonché quelli delle partite comunque non iscritte nei ruoli principali.

3. Gli importi di cui al comma 1 sono riscossi in quattro rate bimestrali consecutive alle scadenze previste dall'articolo 18 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, riducibili a due rate su autorizzazione dell'intendente di finanza. Su istanza del contribuente iscritto nei ruoli principali o suppletivi il sindaco può concedere per gravi motivi la ripartizione fino a otto rate del carico tributario se comprensivo di tributi arretrati. In caso di omesso pagamento di due rate consecutive l'intero ammontare iscritto nei ruoli è riscuotibile in unica soluzione. Sulle somme il cui pagamento è differito rispetto all'ultima rata di normale scadenza si applicano gli interessi del 7 per cento per ogni semestre o frazione di semestre (11/a).

4. Ferme restando le disposizioni di cui ai commi precedenti, si applicano, per quanto attiene al tributo, da parte del competente ufficio comunale, gli articoli 11, 12, escluso il primo comma, 13, 18, primo e terzo comma, 19, secondo comma, 20, secondo comma, 21, secondo comma, 23, 24, esclusa la seconda parte del primo comma, 25, 26, escluso l'ultimo comma, 27, 28, 29, 30, 31 e 42 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602.

5. Si applicano, in quanto compatibili, le altre disposizioni contenute nel decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602 (12) e nel decreto del Presidente della Repubblica 28 gennaio 1988, n. 43.

6. Si applica l'articolo 298 del regio decreto 14 settembre 1931, n. 1175, e successive modificazioni (12/cost) (12/a).

(10/c) Comma così modificato dall'art. 31, comma 24, L. 23 dicembre 1998, n. 448. L'ultimo periodo è stato aggiunto dall'art. 2, D.L. 25 novembre 1996, n. 599.

(11/a) Vedi, anche, l'art. 5, D.L. 2 ottobre 1995, n. 415.

(12/cost) La Corte costituzionale, con sentenza 15-30 dicembre 1999, n. 464 (Gazz. Uff. 5 gennaio 2000, n. 1, serie speciale), ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 72, sollevata in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione.

(12/a) Vedi, anche, l'art. 1-bis, D.L. 27 dicembre 2000, n. 392.

Art. 73. Poteri dei comuni.

1. Ai fini del controllo dei dati contenuti nelle denunce o acquisiti in sede di accertamento d'ufficio tramite rilevazione della misura e destinazione delle superfici imponibili, effettuata anche in base alle convenzioni di cui all'articolo 71, comma 4, l'ufficio comunale può rivolgere al contribuente motivato invito ad esibire o trasmettere atti e documenti, comprese le planimetrie dei locali e delle aree scoperte, ed a rispondere a questionari, relativi a dati e notizie specifici, da restituire debitamente sottoscritti; può utilizzare dati legittimamente acquisiti ai fini di altro tributo ovvero richiedere ad uffici pubblici o di enti pubblici anche economici, in esenzione da spese e diritti, dati e notizie rilevanti nei confronti dei singoli contribuenti.

2. In caso di mancato adempimento da parte del contribuente alle richieste di cui al comma 1 nel termine concesso, gli agenti di polizia urbana o i dipendenti dell'ufficio comunale ovvero il personale incaricato della rilevazione della materia imponibile ai sensi dell'articolo 71, comma 4, muniti di autorizzazione del sindaco e previo avviso da comunicare almeno cinque giorni prima della verifica, possono accedere agli immobili soggetti alla tassa ai soli fini della rilevazione della destinazione e della misura delle superfici, salvi i casi di immunità o di segreto militare, in cui l'accesso è sostituito da dichiarazioni del responsabile del relativo organismo.

3. In caso di mancata collaborazione del contribuente od altro impedimento alla diretta rilevazione, l'accertamento può essere effettuato in base a presunzioni semplici aventi i caratteri previsti dall'articolo 2729 del codice civile.

3-bis. L'ufficio comunale può richiedere, ai sensi del comma 1, all'amministratore del condominio di cui all'articolo 1117 del codice civile ed al soggetto responsabile del pagamento previsto dall'articolo 63, comma 3, la presentazione dell'elenco degli occupanti o detentori dei locali ed aree dei partecipanti al condominio ed al centro commerciale integrato (12/b).

(12/b) Comma aggiunto dall'art. 2, D.L. 25 novembre 1996, n. 599, riportato alla voce Finanza locale, nel testo integrato dalla relativa legge di conversione. Vedi, anche, l'art. 24, comma 38, L. 27 dicembre 1997, n. 449.

Art. 74. Funzionario responsabile.

1. Il comune designa un funzionario cui sono attribuiti la funzione e i poteri per l'esercizio di ogni attività organizzativa e gestionale relativa alla tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani interni; il predetto funzionario sottoscrive le richieste, gli avvisi, i provvedimenti relativi e dispone i rimborsi.

2. Il comune è tenuto a comunicare alla direzione centrale per la fiscalità locale del Ministero delle finanze il nominativo del funzionario responsabile entro sessanta giorni dalla nomina.

Art. 75. Rimborsi.

1. Nei casi di errore e di duplicazione ovvero di eccedenza del tributo iscritto a ruolo rispetto a quanto stabilito dalla sentenza della commissione tributaria provinciale o dal provvedimento di annullamento o di riforma dell'accertamento riconosciuto illegittimo, adottato dal comune con l'adesione del contribuente prima che intervenga la sentenza della commissione tributaria provinciale, l'ufficio comunale dispone lo sgravio o il rimborso entro novanta giorni.

2. Lo sgravio o il rimborso del tributo iscritto a ruolo, riconosciuto non dovuto ai sensi dell'articolo 64, commi 3 e 4, è disposto dall'ufficio comunale entro i trenta giorni dalla ricezione della denuncia di cessazione o dalla denuncia tardiva di cui al comma 4 del medesimo articolo, da presentare, a pena di decadenza, entro i sei mesi dalla notifica del ruolo in cui è iscritto il tributo.

3. In ogni altro caso, lo sgravio o il rimborso del tributo riconosciuto non dovuto è disposto dal comune entro novanta giorni dalla domanda del contribuente da presentare, a pena di decadenza, non oltre due anni dall'avvenuto pagamento.

4. Sulle somme da rimborsare è corrisposto l'interesse del 7 per cento semestrale a decorrere dal semestre successivo a quello dell'eseguito pagamento.

Art. 76. Sanzioni ed interessi.

1. Per l'omessa presentazione della denuncia, anche di variazione, si applica la sanzione amministrativa dal cento al duecento per cento della tassa o della maggiore tassa dovuta, con un minimo di lire centomila (12/c).

2. Se la denuncia è infedele si applica la sanzione dal cinquanta al cento per cento della maggiore tassa dovuta. Se l'omissione o l'errore attengono ad elementi non incidenti sull'ammontare della tassa, si applica la sanzione amministrativa da lire centomila (12/d) a lire cinquecentomila. La stessa sanzione si applica per le violazioni concernenti la mancata esibizione o trasmissione di atti e documenti o dell'elenco di cui all'articolo 73, comma 3-bis, ovvero per la mancata restituzione di questionari nei sessanta giorni dalla richiesta o per la loro mancata compilazione o compilazione incompleta o infedele (12/e).

3. Le sanzioni indicate nei commi 1 e 2, primo periodo, sono ridotte ad un quarto se, entro il termine per ricorrere alle commissioni tributarie, interviene adesione del contribuente all'avviso di accertamento (13).

4. La contestazione della violazione non collegata all'ammontare del tributo deve avvenire, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui è commessa la violazione.

5. Sulle somme dovute a titolo di tributo e addizionale si applicano interessi per ritardata iscrizione a ruolo nella misura del sette per cento semestrale, a decorrere dal semestre successivo a quello in cui doveva essere eseguito il pagamento e fino alla data di consegna dei ruoli alla direzione regionale delle entrate nei quali è effettuata l'iscrizione delle somme predette (13/a).

(12/c) Comma così modificato dall'art. 4, D.Lgs. 5 giugno 1998, n. 203.

(12/d) L'importo di lire centomila è stato così fissato dall'art. 12, comma 1, lett. d), D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 473, come modificato dall'art. 3, D.Lgs. 30 marzo 2000, n. 99, con la decorrenza indicata nell'art. 4 dello stesso decreto n. 99/2000.

(12/e) Comma così modificato dall'art. 4, D.Lgs. 5 giugno 1998, n. 203.

(13) Comma così modificato dall'art. 4, D.Lgs. 5 giugno 1998, n. 203.

(13/a) Articolo così sostituito dall'art. 12, D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 473, come modificato dall'art. 3, D.Lgs. 30 marzo 2000, n. 99, con la decorrenza indicata nell'art. 4 dello stesso decreto.

Art. 77. Tassa giornaliera di smaltimento.

1. Per il servizio di smaltimento dei rifiuti solidi urbani interni o equiparati prodotti dagli utenti che occupano o detengono temporaneamente, con o senza autorizzazione, locali od aree pubbliche, di uso pubblico, o aree gravate da servitù di pubblico passaggio, i comuni devono istituire con il regolamento di cui all'articolo 68 la tassa di smaltimento da applicare in base a tariffa giornaliera. Per temporaneo si intende l'uso inferiore a 183 giorni di un anno solare, anche se ricorrente (13/b).

2. La misura tariffaria è determinata in base alla tariffa, rapportata a giorno, della tassa annuale di smaltimento dei rifiuti solidi attribuita alla categoria contenente voci corrispondenti di uso, maggiorata di un importo percentuale non superiore al 50 per cento.

3. In mancanza di corrispondente voce di uso nella classificazione contenuta nel regolamento di cui all'art. 68 è applicata la tariffa della categoria recante voci di uso assimilabili per attitudine quantitativa e qualitativa a produrre rifiuti solidi urbani.

4. L'obbligo della denuncia dell'uso temporaneo è assolto a seguito del pagamento della tassa da effettuare, contestualmente alla tassa di occupazione temporanea di spazi ed aree pubbliche, all'atto dell'occupazione con il modulo di versamento di cui all'articolo 50 o, in mancanza di autorizzazione, mediante versamento diretto senza la compilazione del suddetto modulo (13/c).

5. In caso di uso di fatto, la tassa, che non risulti versata all'atto dell'accertamento dell'occupazione abusiva, è recuperata unitamente alla sanzione, interessi ed accessori.

6. Per l'accertamento in rettifica o d'ufficio, il contenzioso e le sanzioni si applicano le norme stabilite dal presente capo per la tassa annuale per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani interni, salve le diverse disposizioni contenute nel presente articolo.

7. Il comune può prevedere esenzioni o riduzioni con l'osservanza dei criteri di cui all'articolo 67.

(13/b) Comma modificato prima dall'art. 39, L. 22 febbraio 1994, n. 146, e poi così sostituito dall'art. 3, comma 68, lett. g), L. 28 dicembre 1995, n. 549.

(13/c) Con D.M. 4 dicembre 2001 (Gazz. Uff. 18 dicembre 2001, n. 293, S.O.) è stato approvato il nuovo modello di bollettino per il versamento in euro della tassa per l'occupazione di spazi ed aree pubbliche e della tassa giornaliera di smaltimento dei rifiuti.

Art. 78. Vigilanza sugli atti regolamentari e sulla gestione del tributo.

1. È attribuita alla direzione centrale per la fiscalità locale del Ministero delle finanze la funzione di vigilanza sulla gestione della tassa per lo smaltimento dei rifiuti ed il controllo sulle delibere regolamentari e tariffarie. A tal fine si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni dell'art. 35, fermo restando quanto previsto dagli articoli 68 e 69.

Art. 79. Disposizioni finali e transitorie.

1. [Tra i rifiuti solidi urbani, di cui all'articolo 2, terzo comma, del D.P.R. 10 settembre 1982, n. 915, devono intendersi compresi i rifiuti derivanti da attività artigianali, commerciali e di servizi che, per quantità o qualità, siano stati dichiarati, anteriormente al 1994, assimilabili agli urbani ai fini dell'ordinario conferimento in regime di privativa e della tassazione attraverso l'inserimento delle predette attività produttive nella classificazione contenuta nel regolamento del tributo con applicazione di una tariffa obiettivamente commisurata anche ai rifiuti propri dell'attività produttiva stessa, sempreché il servizio di smaltimento dei rifiuti solidi urbani sia stato organizzato ed attivato nella zona di esercizio dell'attività suddetta. La deliberazione di cui all'art. 60 è adottata contestualmente alle modifiche regolamentari di cui al comma 2 ed ha effetto dal 1 gennaio 1994] (14/a).

2. In prima applicazione della nuova normativa, sono apportate entro il 30 giugno 1994 le modificazioni al regolamento del servizio di nettezza urbana e quelle al regolamento della tassa, con esclusione delle modificazioni alla classificazione delle categorie tassabili ed alle tariffe derivanti dall'attuazione dei criteri di commisurazione del tributo previsti dall'art. 65, che sono da adottare entro il 31 ottobre 1995 (14/b) per l'applicazione a decorrere dal 1 gennaio 1996 (14/c).

3. Le disposizioni modificative, apportate nel 1994 ai regolamenti di cui al comma 2, sono immediatamente applicabili, ad eccezione di quelle previste in attuazione degli articoli 59, comma 2, secondo periodo, 63, commi 2, 3 e 4, 64, comma 2, secondo periodo, 66 e 72, commi 2 e 4 che hanno decorrenza dal 1 gennaio 1995 (14/d).

4. Le tariffe per il 1994 possono essere modificate, in base ai previgenti criteri di commisurazione, entro il 28 febbraio 1994. È esteso fino al 30 novembre 1994 il potere di riequilibrio tariffario, previsto dall'articolo 33, comma 2, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504.

5. Ai fini della determinazione del costo di esercizio di cui all'articolo 61, commi 1 e 2, per l'anno 1994 è dedotto dal costo complessivo dei servizi di nettezza urbana gestiti in regime di privativa comunale un importo non inferiore al cinque per cento a titolo di costo dello spazzamento dei rifiuti solidi urbani di cui all'art. 2, terzo comma, n. 3), del D.P.R. 10 settembre 1982, n. 915. L'eventuale eccedenza di gettito derivante dalla predetta deduzione è computata in diminuzione del tributo iscritto a ruolo per l'anno 1995.

6. In sede di prima applicazione della nuova disciplina le denunce di cui all'art. 70, ivi comprese le denunce integrative o modificative di quelle già prodotte in base al precedente ordinamento del tributo, le richieste di detassazione o riduzione nonché l'elenco di cui al comma 4 dell'articolo 63, sono presentati entro il 30 settembre 1994 ed hanno effetto, quanto alla modifica degli elementi imponibili, delle riduzioni tariffarie e delle nuove agevolazioni richieste, a decorrere dall'anno 1995.

6-bis. L'integrazione dei dati, diversi dall'estensione e destinazione delle superfici imponibili, non compresi nelle denunce prodotte anteriormente al 1994 e la cui indicazione è prescritta dall'articolo 70, è effettuata su richiesta dell'ufficio comunale ai sensi dell'articolo 73, comma 1 (17).

7. I termini di accertamento e di riscossione di cui agli articoli 71, 72 e 73 si applicano anche ai crediti tributari relativi agli anni anteriori al 1994, fermi restando gli effetti prodottisi in base alla precedente normativa. In deroga al disposto dell'articolo 72, comma 1, i ruoli principali e suppletivi, per i quali non sia intervenuta decadenza in base alla normativa precedente, non formati alla data del 1 gennaio 1994, possono essere formati ed emessi entro il termine perentorio del 15 dicembre 1996 (18).

(14/a) Comma abrogato dall'art. 39, L. 22 febbraio 1994, n. 146.

(14/b) Termine differito al 31 ottobre 1998 dall'art. 33, L. 8 maggio 1998, n. 146.

(14/c) Per la proroga del termine di cui al presente comma 2 al 31 gennaio 1996, vedi l'art. 9, D.L. 27 ottobre 1995, n. 444.

(14/d) Comma così modificato dall'art. 5, D.L. 2 ottobre 1995, n. 415.

(17) Comma aggiunto dall'art. 2, D.L. 25 novembre 1996, n. 599.

(18) Vedi, anche, il D.L. 6 settembre 1996, n. 462.

Art. 80. Abrogazioni.

1. Sono abrogati, salva l'applicazione in via transitoria prevista dall'articolo 79, commi da 2 a 6, gli articoli da 268 a 271 del testo unico per la finanza locale, approvato con regio decreto 14 settembre 1931, n. 1175, come sostituiti dall'articolo 21 del decreto del Presidente della Repubblica 10 settembre 1982, n. 915 , e dall'articolo 8 del decreto-legge 2 marzo 1989, n. 66 , convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 1989, n. 144, e successive modificazioni ed integrazioni, nonché ogni altra disposizione di legge incompatibile con le norme del presente capo.

Art. 81. Efficacia delle disposizioni.

1. Le disposizioni del presente decreto hanno effetto a decorrere dal 1 gennaio 1994.

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