sabato 30 maggio 2009

Quesito: mancata dichiarazione di un fabbricato.

gradirei sapere come i miei genitori possonosanare il mancato inserimento dell'usuffrutto della casa (sono loro adoverla dichiarare sull'unico vero? non io nudo proprietario) incomunione dei beni che usano come abitazione pricipale, poiché lacommercialista nel 2008 2007 2006 ecc. non l'ha indicata. l'ultimo anno incui è stata dichiarata e stato nel 1994. La donazione a me figlio èavvenuta nel 2004.Ringrazio anticipatamente per la cortese collaborazione.Sarebbe forse meglio lasciare tutto così? richiano molto?

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Quesito: apporto associazione in partecipazione.

Fiscalmente è più conveniente per l'associato apportare solo lavoro o lavoro e bene imobile in un'impresa individuale?

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Fringe benefit tassato anche sulla pensione.

Costituisce reddito da sottoporre a tassazione lo sconto che il pensionato continua a ricevere dall'ex datore di lavoro sulla somministrazione di energia elettrica.

Lo ribadisce l'agenzia delle Entrate con la risoluzione 137/E del 29 maggio, rispondendo all'interpello di un ente previdenziale che si trova alle prese, quale sostituto di imposta, con le istanze di dipendenti a riposo, che ancora godono dello stesso prezzo di favore sul consumo di energia di quando erano in servizio, ma che ritengono il beneficio ricevuto esente da imposta perché il rapporto lavorativo con l'azienda erogatrice è ormai risolto.

La tesi avanzata dagli interessati si basa su un'interpretazione riduttiva dell'articolo 51, comma 1, del Tuir. La norma individua le tipologie retributive che costituiscono il reddito imponibile del dipendente "in relazione al rapporto di lavoro". Dalla disposizione emerge che gli introiti da sottoporre a Irpef, non sono soltanto le somme in denaro, ma anche tutti quei vantaggi accessori corrisposti a integrazione dello stipendio, meglio conosciuti come fringe benefit. Si tratta, in pratica, di compensi in natura, beni e servizi, prodotti anche dallo stesso datore di lavoro, concessi spesso con sconti particolari. Unico limite, il tetto di 258,23 euro, valore sotto il quale il corrispettivo non concorre a formare reddito.

Tornando a quanto sostenuto dai pensionati - chiarisce la risoluzione - non è condivisibile la loro ipotesi, secondo la quale l'articolo 51 si riferisce esclusivamente a quanto percepito durante il servizio effettivo e non anche dopo la cessazione del rapporto di lavoro.

Sull'argomento, l'Agenzia si è già pronunciata più volte (circolari 326/1997, 24/2004 e 1/2007, e risoluzioni 186/2002 e 114/2003): formano reddito da lavoro dipendente tutti i compensi ricevuti, sia se ancora in servizio sia se collocati a riposo, quando originati dalla condizione di lavoratori subordinati. In conclusione, i pensionati continuano a usufruire della tariffa ridotta in qualità di ex dipendenti: il beneficio è quindi riconducibile al legame intercorso con l'impresa erogatrice e costituisce perciò reddito imponibile.

Operativamente, l'azienda dovrà comunicare all'ente pensionistico il valore del fringe benefit (determinato secondo quanto stabilito dall'articolo 9 del Tuir) corrisposto ai lavoratori a riposo affinché lo stesso possa essere sottoposto a tassazione unitamente alla pensione. Il prelievo fiscale sarà il medesimo effettuato al dipendente in servizio.


Fonte: Agenzia Entrate

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Compensi con assegni circolari imponibili dal possesso del titolo.

Un contribuente che, per una prestazione professionale, riceve un assegno circolare nel 2008 ma lo deposita sul suo conto nel 2009, deve dichiarare il compenso percepito nell'anno della consegna materiale del titolo e non in quello dell'effettivo versamento.

E' il chiarimento dell'agenzia delle Entrate fornito con la risoluzione 138/E del 29 maggio.

L'istante ritiene che il reddito percepito sia imponibile, ai fini Irpef, nel 2009, anno in cui ha versato l'assegno e, di conseguenza, è entrato in possesso della somma.

L'Agenzia rileva in primo luogo che, per quanto riguarda i criteri di imputazione al periodo di imposta, vige il "principio di cassa", secondo cui concorrono alla determinazione del reddito di lavoro autonomo i compensi percepiti e le spese sostenute nel periodo di imposta.

Ricorda, inoltre, che l'assegno circolare si sostanzia in un ordine scritto impartito alla propria banca di pagare a terzi o a sé stessi una somma di danaro.

Pertanto, nel momento in cui il titolo di credito viene consegnato al professionista, le somme in esso rappresentate entrano nella sua disponibilità e il reddito, quindi, si deve considerare percepito.

Nel caso in esame, quindi, il compenso sarà imputabile al 2008 e non al 2009.


Fonte: Agenzia Entrate

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Quesito: invalido al 100% ipoacusia e problemi vista- 7302009 rigoE26 DEDUZIONI- occhiali e apparecchio udito.

- NEL RIGO E 26 - 730 /2009 - SI POSSONO INSERIRE- GLI OCCHIALI O L'APPARECCHIO ACUSTICO DELL'AMPLIFON PER UN INVALIDO AL100%. PER SORDITA' E CECITA'.

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IVA. Rivendita di auto per disabili.

Non è tenuto al versamento dell'Iva, originariamente non versata, l’erede del genitore disabile deceduto, che procede alla vendita, prima dello scadere dei due anni, dell’auto acquistata con Iva agevolata al 4 per cento. Lo ha precisato l’Agenzia delle Entrate.

(risoluzione n. 136/e del 28 maggio 2009 )

Fonte: Min.Finanze

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Bonus aggregazioni - Requisito dell'indipendenza.

L'Agenzia delle Entrate ha ribadito i requisiti fondamentali per poter fruire del c.d. “bonus aggregazioni” previsto per le operazioni di aggregazione aziendale, realizzate allo scopo di creare nuove realtà produttive.

(risoluzione n. 134/e del 28 maggio 2009 )

Fonte: Min.Finanze

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Attività commerciale in un paese black list.

Con risoluzione l’Agenzia delle Entrate ha ribadito i criteri che consentono la disapplicazione delle norme antielusive previste dall’articolo 167, comma 1 del Tuir.

(risoluzione n. 128/e del 26 maggio 2009 )

Fonte: Min.Finanze

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venerdì 29 maggio 2009

Regime dei minimi. Il recupero di componenti reddituali riguarda anche l'IRAP.

Secondo quanto previsto dalla Finanziaria 2008 (art. 1, comma 106), i componenti positivi e negativi di reddito riferiti ad esercizi precedenti a quello da cui ha effetto il regime dei contribuenti minimi, la cui tassazione o deduzione è stata rinviata in conformità alle disposizioni del TUIR, «[...] partecipano per le quote residue alla formazione del reddito dell'esercizio precedente a quello di efficacia del predetto regime solo per l'importo della somma algebrica delle predette quote eccedente l'ammontare di 5.000 euro […]. In caso di importo negativo della somma algebrica, lo stesso concorre integralmente alla formazione del predetto reddito».

La disposizione - precisa l’Agenzia delle Entrate, nella risoluzione n. 132/E/2009 - esplica efficacia anche ai fini della determinazione della base imponibile IRAP.

Tale conclusione non è ostacolata dalla esenzione IRAP prevista a regime per i contribuenti minimi: si tratta, infatti, di componenti di reddito il cui presupposto di tassazione si è realizzato in periodi d’imposta antecedenti l’ingresso in tale regime.

(Risoluzione Agenzia delle Entrate 27/05/2009, n. 132/E)


Fonte: IPSOA

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Quesito: caso specifico detrazione familiare a carico.

sono separata con figlio a carico vivo con mio padre che presenta il 730 .Il mio quesito è questo:Mio padre mi può mettere a carico nel suo 730?

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Quesito: diritto d'autore spettante alle Amministrazioni dello Stato.

In base all’art. 11 della L. 633 del 22/04/1941, il diritto d’autore spetta, in deroga, anche alle amministrazioni dello Stato, alle province e ai comuni, a titolo originario. Qual è il trattamento fiscale ai fini delle imposte , quando l’ ente pubblico incassa il diritto d’autore in attività istituzionale?Come emette la ricevuta, visto che gli enti pubblici, generalmente, tranne per le attività commerciali, non possono emettere fattura?

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Rivendita auto per disabili. Risoluzione 136/E del 28/05/2009.

QUESITO

L'istante chiede chiarimenti in merito alla eventuale restituzione della minore IVA versata all'atto dell'acquisto di una autovettura beneficiando delle agevolazioni riconosciute dalla normativa vigente a favore dei disabili. In particolare, l'istante rappresenta che la propria madre, la quale aveva usufruito dell'aliquota IVA ridotta al 4% sull'acquisto dell'autovettura in quanto disabile, è deceduta ed egli intende ora procedere alla rivendita della medesima.

Poiché, tuttavia, non è ancora trascorso il periodo minimo di 24 mesi dall'acquisto, l'istante chiede se sia tenuto al versamento dell'IVA. originariamente non versata, in caso di anticipata rivendita dell'autovettura, ai sensi dell'art. 1, comma 37 della legge n. 296 del 2006 ( pari alla differenza tra l'aliquota ordinaria del 20% e l'aliquota ridotta del 4%).

SOLUZIONE INTERPRETATIVA PROSPETTATA DAL CONTRIBUENTE

L'istante ritiene di non dover procedere ad alcun versamento integrativo in quanto, nel proprio caso, non sussiste un intento elusivo, poiché l'autovettura in argomento viene rivenduta solo a causa dell'intervenuto decesso della madre ed il contribuente è già proprietario di un'altra autovettura personale.

PARERE DELL'AGENZIA DELLE ENTRATE

La legge finanziaria per l'anno 2007, n. 296 del 27 dicembre 2006, all'art. 1, comma 37, ha introdotto una limitazione alle agevolazioni tributarie previste per gli autoveicoli utilizzati per la locomozione dei soggetti portatori di handicap ai senti dell'art. 3 della legge 104 del 1992.

In particolare tale disposizione stabilisce che, "in caso di trasferimento a titolo oneroso o gratuito delle autovetture per le quali l'acquirente ha usufruito dei benefici fiscali prima del decorso del termine di due anni dall'acquisto, è dovuta la differenza fra l'imposta dovuta in assenza di agevolazioni e quella risultante dall'applicazione delle agevolazioni stesse. La disposizione non si applica per i disabili che, in seguito a mutate necessità dovute al proprio handicap, cedano il proprio veicolo per acquistarne un altro su cui realizzare nuovi e diversi adattamenti".

In base a tale disposizione in caso di rivendita anticipata del veicolo acquistato con l'aliquota del 4 %, ai sensi del n. 31, della tab. A, parte II, allegata al D.P.R. n. 633/1972, il disabile è tenuto a riversare la differenza di imposta tra tale aliquota e quella ordinaria non corrisposta al momento dell'acquisto.

A tale riguardo, si ritiene necessario evidenziare la natura antielusiva di tale provvedimento, teso ad arginare il fenomeno consistente nell'utilizzare indebitamente il beneficio fiscale previsto in favore di soggetti disabili per trasferirne i vantaggi ad altri soggetti privi dei requisiti richiesti dalla norma agevolativa.

Nel caso sottoposto all'esame della scrivente, il contribuente riferisce di aver

ricevuto in eredità un'autovettura, precedentemente acquistata dal "de cuius" con l'applicazione dell'IVA agevolata. Fa presente, quindi, che intende vendere il veicolo prima che siano trascorsi due anni dall'acquisto dello stesso da parte del de cuius.

In relazione alla fattispecie prospettata occorre rilevare che il primo trasferimento della proprietà dell'autovettura in favore di un soggetto privo dei requisiti richiesti per usufruire dell'agevolazione, avviene per effetto della successione ereditaria. In tale ipotesi, in cui l'erede, mediante l'accettazione dell'eredità, entra nel possesso del veicolo, non è ravvisabile la finalità elusiva che il comma 37 intende contrastare, in quanto, la traslazione del bene acquistato con le agevolazioni avviene per effetto di un evento che esula da qualsiasi manifestazione di volontà da parte del dante causa.

La ratio antielusiva del comma 37 può trovare applicazione in relazione a negozi giuridici inter vivos, siano essi di tipo sinallagmatico o a titolo gratuito, che manifestino la volontà del soggetto che ha beneficiato dell'IVA agevolata di trasferire la proprietà del bene a terzi, entro un breve periodo dall'acquisto.

Tale circostanza lascia supporre, infatti, che l'acquisto del veicolo già in origine non fosse preordinato alle necessità del disabile e giustifica pertanto la decadenza dal beneficio fiscale disposta dal richiamato art. 1, comma 37.

Ugualmente la successiva rivendita del veicolo da parte dell'erede, anche qualora intervenga entro due anni dall'acquisto dello stesso da parte del de cuius, non è riconducibile nell'ambito d'applicazione della richiamata norma antielusiva in quanto la rivendita è effettuata da un soggetto diverso dall'acquirente.

Non si concretizza pertanto la fattispecie elusiva ipotizzata dalla norma, costituita dal fatto che l'acquisto agevolato è preordinato al successivo trasferimento del bene in favore di un soggetto che non ha diritto ad usufruire del beneficio.


Fonte: Agenzia Entrate

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Quesito: casa al grezzo.

piccolo riassunto: 2006 vendo la mia "prima casa" a Lodi(prima dei 5anni)devo ricomprare entro un anno per non perdere i beneficifiscali. Giugno2007 ne compro una al grezzo con un mutuo che copreinteramente il costodel grezzo e i fine lavoro li faccio con i miei soldi dellavendita.
Lo scorso anno in sede di dichiarazione dei redditi in unCAF della UILspiegato la situazione decidono di mettere tutta ladetrazione degliinteressi passivi del mutuo in E7 (cio=e8 il 19% della quotamassima che senon ricordo male era di 3600 euro) quest'anno ovviamente conuna personanuova che fa la dichiarazione dice che siccome la casa eragrezza non pu=f2applicare la detrazione in E7 ma quella in E10 che se nonsbaglio riguardai mutui accesi per la costruzione.Ovviamente questa soluzione prevede una rettifica delladichirazione delloscorso anno. Infatti il tetto massimo in questo caso =e8 dicirca 2600 euroe quindi non solo devo ritornare i soldi dello scorso annoma anche inquesta dichirazione invece di detrarre il 19% di 4000 euro(si =e8 innalzatala quota) posso detrarre solo il 19% dei 2600 euro con naperdita di circa270 euro.
per precisione la casa =e8 stata ultimata a fine gigno del2008 ed io ci hopreso residenza il 13 luglio del 2008.
secondo voi come sono messo??

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Quesito: Terreno con cubatura ma non edificabile.

Ho un terreno che al catasto risulta agricolo,ma il comune dice che il piano regolatore ha assegnato della cubatura,ho dovuto pagarci ICI con arretrati e sanzioni .Il problema è che questo terreno , come da piano regolatore, sarà soggetto ,in gran parte,a esproprio per costruire rotatoria e strada. Ciò che resta è area di rispetto non edificabile. E' giusto che ci debba pagare ICI e IRPEF quando il terreno può essere utilizzato solo ad uso agricolo e non è vendibile neanche la cubatura in quanto dovrei entrare prima in un consorzio sostenendo spese enormi e aspettare un piano attuativo da parte del comune?

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Quesito: regime del margine e registri dei corrispettivi.

Sto per far partire un'attività di vendita su ebay di oggetti usati comprati da privati + vendita di oggetti nuovi acquistati da grossisti. Mi è stato consigliato di adottare il regime del margine globale per gli oggetti usati e quello ordinario per i nuovi. Il dubbio mi sorge sulla tenuta dei registri di carico e scarico; se ho un software di gestione della contabilità che mi permettere di tenere la contabilità usando il regime del margine e vritualizzando i registri... devo tenere anche dei registri cartacei? E se sì devono essere vidimati?

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Quesito: detrazione canone affitto studente fuori sede.

L'importo annuo di ek 2.633 quale canone affitto per studenti universitari fuori sede e' da considerarsi per il contratto d'affitto o detto importo puo' essere autilizzato da ogni studente indicato nel contratto?Ad esempio: un contratto d'affitto di ek 1.000 mensili e' stato registrato a nome di 4 persone; ogni studente puo' portare in detrazione l'importo max di ek 2.633?

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Revoca benefici prima casa.

Con la sentenza n. 9776 del 24 aprile, la Cassazione ha riaffermato il principio in base al quale il termine per il recupero delle imposte a causa di decadenza dei benefici fiscali per l'acquisto della "prima casa" è quello triennale stabilito dall'articolo 76 del Dpr 131/1986, sebbene tale previsione non sia stata espressamente contemplata dalla norma.

Il termine inizia a decorrere dalla data in cui l'avviso può essere emesso, e cioè dal giorno della registrazione del contratto d'acquisto, qualora i benefici non spettino per la falsa dichiarazione nel contratto stesso relativa all'indisponibilità di altro alloggio, o alla mancata fruizione in altra occasione dell'agevolazione. Ovvero il termine può decorrere dal giorno in cui si verifica una determinata situazione che rende ineseguito o ineseguibile il proposito di utilizzare il bene direttamente a fini abitativi.

 

Il fatto

Nel giugno 2000, l'ufficio del Registro di Genova revocava a una contribuente i benefici "prima casa" fruiti in sede di registrazione dell'atto d'acquisto di un immobile abitativo, per averlo rivenduto senza averlo occupato, e notificava un avviso di liquidazione dell'imposta di registro con connessi accessori e sanzioni, in quanto la normativa all'epoca vigente prevedeva, tra l'altro, che per usufruire delle agevolazioni fosse necessario che l'acquirente adibisse l'immobile a propria abitazione.

 

La contribuente impugnava l'avviso sostenendo che l'ufficio era decaduto dalla pretesa tributaria per decorrenza dei termini (ex articolo 76, comma 2, Dpr 131/1986).

La Commissione tributaria provinciale di Genova respingeva il ricorso, affermando che nel caso era applicabile non il termine di decadenza invocato ma quello di prescrizione ordinaria decorrente dalla data della registrazione dell'atto.

Veniva, dunque, proposto ricorso alla Ctr che confermava in appello la decisione dei giudici di primo grado, ritenendo che l'eccezione di decadenza triennale dell'azione impositiva dell'Amministrazione finanziaria, sollevata dalla contribuente, non fosse fondata perché la legge non poneva alcun termine per l'attuazione del proposito di stabilire nell'immobile acquistato la propria residenza. Andava quindi applicata la prescrizione decennale prevista dall'articolo 78 dello stesso decreto.

La vicenda arrivava in Cassazione. In questa sede, la contribuente deduceva che il termine entro il quale l'Amministrazione finanziaria poteva pronunciarsi era quello triennale e tale termine doveva farsi decorrere dalla data in cui il proposito dichiarato nell'atto di acquisto, di trasferire nell'immobile la propria abitazione, era divenuto di impossibile attuazione. Ciò si era verificato, nel suo caso, ben oltre tre anni prima della notificazione dell'avviso di liquidazione, e cioè quando si era trasferita in Sardegna, anziché nella casa acquistata a Genova.

Inoltre, contestava che la tesi della prescrizione decennale non era stata sostenuta da nessuna delle parti, infatti anche l'ufficio aveva affermato che dovesse applicarsi il termine di decadenza triennale, facendolo però decorrere dalla data di rivendita dell'immobile, anziché da quella, anteriore, della modifica della residenza.

La decisione

I giudici di legittimità hanno respinto il ricorso e confermato l'operato dell'ufficio.

La Suprema corte ha, però, disconosciuto il ragionamento della Ctr, che aveva sostenuto la necessità dell'applicazione del termine di prescrizione decennale al caso in questione, affermando il principio secondo cui l'attività di accertamento volta a recuperare la maggiore imposta dal contribuente che abbia indebitamente usufruito dell'agevolazione prima casa deve essere esercitata entro il termine di decadenza triennale (articolo 76 del Testo unico del registro).

Questo, tuttavia, non ha giustificato la riforma della sentenza impugnata, in quanto la ricorrente non aveva dedotto che il trasferimento della residenza dalla Liguria alla Sardegna, avvenuto oltre tre anni prima della notificazione dell'avviso di liquidazione, avesse reso impossibile il proposito abitativo espresso con l'atto d'acquisto.

In definitiva, poiché non era stato formalizzato alcun fatto anteriore all'atto di rivendita dell'abitazione acquisita che potesse valere come termine iniziale della decadenza invocata, la Corte ha stabilito che l'atto dell'ufficio fosse legittimo, avendo giustamente determinato il termine triennale di decadenza dal momento in cui, con la vendita dell'abitazione, era diventato ineseguibile il proposito dichiarato di trasferire la residenza nella stessa.

La Cassazione ha così confermato il principio in forza del quale il termine di decadenza, inderogabilmente assegnato per porre in essere un determinato atto o comportamento, è computabile a partire dal momento in cui sussista il potere di compiere o tenere l'atto o il comportamento stesso.

Applicando il principio espresso dalla sentenza 9776/2009 alla vigente normativa sui benefici "prima casa", il termine triennale di decadenza dell'azione accertativa decorre:

1. dalla registrazione dell'atto, se oggetto dell'accertamento è la mendacità delle dichiarazioni previste dall'articolo 1, nota II-bis, comma 1, lettere b) e c), della tariffa parte I, allegata al Testo unico del registro (si tratta, in sostanza, delle dichiarazioni da parte dell'acquirente di non essere titolare esclusivo o in comunione dei diritti di proprietà, usufrutto, uso e abitazione di altra casa di abitazione nello stesso comune dove è ubicato il nuovo immobile e di altro immobile su tutto il territorio nazionale acquistato usufruendo delle agevolazioni in discorso)

2. dallo scadere dei diciotto mesi dalla registrazione dell'atto, se l'accertamento riguarda la mendacità della dichiarazione prevista nella lettera a) della predetta nota (si tratta, in questo caso, della dichiarazione resa dall'acquirente di voler trasferire la propria residenza nel comune dove è ubicato l'immobile entro un anno dall'acquisto)

3. dal trascorrere dell'anno successivo al trasferimento a titolo oneroso o gratuito dell'immobile acquistato, se oggetto di accertamento è la rivendita infraquinquennale (comma 4 della stessa nota).


Fonte: Agenzia Entrate

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Tassazione TFR su trasferimento ramo d'azienda.

Il trasferimento dei dipendenti impiegati nel ramo d’azienda ceduto non comporta, ai fini fiscali, la cessazione del rapporto di lavoro qualora, in sede transattiva, non sia stata prevista l’erogazione delle competenze normalmente corrisposte all’atto della ordinaria cessazione del rapporto di lavoro, quali il trattamento di fine rapporto. Pertanto, le somme percepite dal dipendente in sede transattiva non possono essere assoggettate a tassazione separata.

Questo è il chiarimento contenuto nella risoluzione n. 135/E.

 

In seguito alla cessione della linea farmaceutica di una società, le rappresentanze sindacali siglavano un accordo con il quale la società cedente si impegnava a erogare a ciascun lavoratore a tempo indeterminato - impiegato nella linea farmaceutica trasferita - una somma corrispondente a un certo numero di mensilità lorde, per la rinuncia al vincolo di solidarietà (articolo 2112, comma 2, del codice civile) nonché a titolo di transazione novativa.

Tali somme, come detto, vanno tassate in capo ai dipendenti ordinariamente, in quanto risulta essenziale, per il ricorso alla tassazione separata, la circostanza che le stesse, percepite in sede transattiva, siano riferibili alla cessazione del rapporto di lavoro.

 

La norma civilistica, contenuta nell’articolo 2112 cc, è chiara nell’affermare che l’alienazione dell’azienda comporta la prosecuzione dell’originario rapporto di lavoro con l’acquirente, senza soluzione di continuità. Tale disposizione è stata, peraltro, sottolineata dalla Cassazione che, con la sentenza 2762/1983, ebbe modo di precisare che nell’ipotesi di trasferimento d’azienda il rapporto di lavoro continua ope legis con il nuovo imprenditore, stante il principio di autonomia dell’impresa rispetto alla persona dell’imprenditore.

 

In ambito fiscale, la continuazione del rapporto di lavoro si può desumere dai dati contabili, nell’ipotesi in cui nella contabilità della società conferitaria risultino confluiti gli accantonamenti operati dalla società conferente a titolo d’indennità di anzianità maturata in capo ai dipendenti trasferiti. La presenza degli accantonamenti nella contabilità conferitaria lascia presupporre che i dipendenti non abbiano percepito alcuna liquidazione per cessazione del rapporto di lavoro.

 

La rinuncia al vincolo di solidarietà sottoscritto dai dipendenti trasferiti con la linea farmaceutica, nel caso rappresentato, è una facoltà prevista per il lavoratore al fine di non rivalersi nei confronti del precedente datore di lavoro per eventuali crediti a esso riconducibili. Tuttavia, tale rinuncia non esclude la successione del nuovo imprenditore nel contratto di lavoro e il riconoscimento dell’anzianità pregressa.

Fonte: Agenzia Entrate

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giovedì 28 maggio 2009

Quesito: gestione contabile beni onlus ceduti in comodato.

un'associazione onlus appena istituita finalizza gran parte dei fondi raccolti per l'acquisto di attrezzature mediche che poi vengono cedute in comodati d'uso alle strutture A.S.L. locali. Si chiede :a) se tali immobili debbano essere iscritti nel rendiconto finanziario (Immobilizzi) o semplicemente farne cenno nella relazione sulla gestione;b) se la raccolta fondi ottenuta tramite pesche di beneficenza, organizzazione di eventi specifici etc, è da considerarsi attività connessa a quella istituzionale, in caso di risposta affermativa come comportarsi;c) quali sono i parametri fiscali da osservare per usufruire di esenzioni nella gestione contabile dell'associazione.

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Quesito: agevolazioni prima casa solo per 1 coniuge.

Scusate, ma leggendo la normativa sui requisiti per ottenere le agevolazioni per chi acquista o costruisce la prima casa, non mi è chiaro se il nostro caso vi rientra Io, infatti, posseggo, ricevuta in donazione da mia madre nel 1998, l'abitazione di residenza della nostra famiglia ( io, marito e 2 figli), costruita senza nessuna agevolazione I casa. Abbiamo deciso di costruire un' altra casa nello stesso comune di residenza a nome solo di mio marito. Premetto che siamo in regime di separazione dei beni. la casa di mia proprietà-usufrutto, la daremo in affitto. Mio marito quindi ne diventerebbe l'esclusivo proprietario. Non avendo, quindi, nessun titolo di proprietà, potrebbe ottenere le agevolazioni per la costruzione di prima casa, anche se diventerà la residenza di tutta la famiglia?Ancora, la mia casa resterebbe I casa o seconda casa? io devo per forza trasferire la residenza?

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Quesito: detrazioni 730.

il 20/12/2008 ho acquistato un box nell'edificio accanto al mio, nel contratto di compravendita e statto messo di pertinenza dell'appartamento, e abbiamo fatto scrivbere che il box doppio accatastato come tale veine venduto previa chiusura cioè senza basculante. Ora le mie domande sono:1. posso detrarre gli interessi passivi del nutuo trentennale per l'acquisto del box come ho fatto per l'appartamento?2. mi sono avvalsa del recupero del 36% per l'acuisto del box (scritto anche sul contratto di compravendita), ora ho messo il basculante, possso avvalermi del 36% anche per quest'uoltimo visto che va a completare la ristrutturazione? Mi avevano detto che se me lo avessero venduto completo avrei potuto fare il recupero anche sul basculante (rifiutato perchè mi proponevano soluzioni scarse considerando che il box è in pendenza, ho speso di più ma ne è valsa la pena)?3.se le risposte sono positive deove posso la dicitura da portare al CAF che non vogliono sentirne ragione?

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Quesito: domicilio fiscale estero.

mio figlio lavora per una ditta tedesca, in italia , la ditta a sede fiscale in germania, lo stipendio gli viene versato in banca tedesca, quindi le tasse le paga allo stato tedesco,fiscalmente è tedesco,ma ha la residenza in italiain caso di richiesta mutuo prima casa in italia per avere le aggevolazioni previste cosa deve fare?,gli spettano?

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Quesito: Detrazione 36% per impianto di climatizzazione.

ho la necessità di installare un impianto di climatizzazione (inverter,pompa di calore) nell'appartamento dove risiedo.Desidero sapere se la detrazione fiscale del 36% è applicabile anchenell'ipotesi in cui il fornitore del climatizzatore e il tecnicoinstallatore fossero due soggetti diversi (quindi avrei due fattureseparate emesse da due imprese diverse) o se è necessario che materiali emanodopera siano fatturati contestualmente.

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Quesito: Iva agevolata al 4% per nuova costruzione prima casa.

farò installare un impianto di climatizzazione nell'appartamento in cuirisiedo, acquistato dal costruttore nel Maggio dello scorso anno.Desidero sapere se posso richiedere all'impresa che i fornirà l'impianto diclimatizzazione di applicare l'iva agevolata del 4% o se tale possibilità èvincolata al fatto che la casa sia ancora in costruzione.Da parte degli installatori ho avuto parerei discordanti. Potete chiarirmii termini della questione?

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Quesito: 730 e successione.

chiedo gentilmente se : avendo avuto in successione dopo la morte di mio marito una piccola parte della quota di abitazione di mia suocera Devo dichiararla come seconda casa mia suocera vive e ha l’usofrutto di questa casa ma non compila il mod 730 essendo pensionata il CAFFLE HA CONSIGLIATO DI NON FARE NESSUN MODELLO

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Recupero IVA per le società non residenti.

Ok alle imprese non residenti per il recupero dell'Iva sugli acquisti di servizi in Italia. Oltre che con la specifica procedura destinata ai non residenti, la richiesta può avvenire tramite rappresentante fiscale o identificandosi direttamente. In tal caso, il diritto non è pregiudicato se l'identificazione avviene tardivamente.

A riconoscere questa possibilità è l'agenzia delle Entrate con la risoluzione 129/E del 27 maggio.

Il documento di prassi si sofferma sul caso di una società francese specializzata nel noleggio di auto, che fa da intermediaria tra i noleggiatori internazionali e i propri clienti, sempre residenti in Francia. In particolare, l'azienda acquista i servizi di autonoleggio dai noleggiatori attivi in Italia per poi rivenderli ai suoi clienti d'oltralpe.

Si configurano, dunque, due distinte categorie di operazioni: da una parte acquisti di servizi imponibili in Italia e dall'altra vendite di servizi non rilevanti ai fini Iva nel nostro Paese. Questo fa sì che la società si trovi in una situazione strutturale di credito, versando l'imposta sul valore aggiunto italiana senza mai poterla detrarre.

Da qui la richiesta fatta al Fisco di casa nostra con un'istanza di interpello: come sono inquadrabili ai fini Iva i noleggi acquistati in Italia dagli operatori internazionali? Rientrano nel regime speciale previsto per le agenzie di viaggi o seguono le regole ordinarie? Danno diritto al rimborso trimestrale dell'imposta?

Nel rispondere a queste domande, l'Agenzia converge con la soluzione prospettata dal contribuente, secondo cui il semplice noleggio di automobili non è soggetto alla disciplina Iva sulle agenzie di viaggio. L'attività svolta, infatti, non comporta né la predisposizione di un pacchetto turistico vero e proprio né la vendita di servizi turistici generici e, quindi, rientra nel regime Iva ordinario. Ne consegue la possibilità di detrarre o di chiedere a rimborso l'Iva addebitata a monte dai locatori internazionali sui servizi comprati in Italia dalla società autrice dell'interpello.

Per quanto riguarda in particolare la richiesta di rimborso, questa può essere fatta sia seguendo l'iter previsto dall'articolo 38-ter del Dpr 633/1972 sia attraverso la procedura descritta nell'articolo 38-bis dello stesso decreto Iva.

Nel primo caso, per ottenere la restituzione di quanto pagato in più al Fisco, è indispensabile che l'impresa estera non abbia effettuato operazioni attive nel territorio dello Stato italiano.

Nella seconda ipotesi, la società non residente è equiparata ai contribuenti nazionali, a patto che abbia un rappresentante fiscale o si sia identificata direttamente in Italia. A queste condizioni, si aprono le porte sia dei rimborsi annuali che di quelli trimestrali, vincolati però all'effettiva dimostrazione che gli acquisti su cui si è pagata l'Iva a monte siano riconducibili "a un'attività economica avviata". Va inoltre documentata la tipologia di operazioni svolte nello Stato di residenza.

Non ha nessuna importanza, invece, il fatto che la ditta non residente proceda all'identificazione diretta in ritardo, dopo aver già fatto acquisti nel nostro Paese. "La circostanza che il soggetto non residente si identifichi tardivamente - si legge nella risoluzione - non pregiudica l'esercizio dei diritti sostanziali connessi con l'attività esercitata, ma spiega effetti sul piano sanzionatorio".

L'Agenzia ricorda, infine, che il contribuente non residente non può attivare contemporaneamente, per le stesse somme, le diverse procedure di rimborso previste dalle norme Iva.


Fonte: Agenzia Entrate

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Nessuna imposta di bollo per la carta acquisti.

L’agenzia delle Entrate fa luce sui documenti da produrre per il rilascio della carta acquisti e, con la risoluzione 130/E del 27 maggio, li esenta dall’imposta di bollo.

 

La “carta”, concessa dallo Stato ai cittadini italiani residenti che versano in condizione di maggior disagio economico per l’acquisto di beni e servizi di prima necessità, è stata introdotta dal Dl 112/2008 (articolo 81, comma 32). Per ottenerla, è necessario presentare un’istanza corredata da documentazione idonea ad attestare il possesso dei requisiti di legge, nonché il certificato relativo alla situazione economica del nucleo familiare.

 

In sostanza, l’Agenzia è intervenuta per uniformare il trattamento tributario del certificato di composizione del nucleo familiare, che alcune amministrazioni comunali rilasciano in bollo, mentre altre optano per l’esenzione.

Innanzitutto, ha osservato che la norma generale sull’assoggettamento all’imposta di bollo dei certificati anagrafici contiene un’eccezione alla regola (articolo 8, comma 3, della tabella annessa al Dpr 642/1972) che riguarda le “Domande per il conseguimento di sussidi o per l’ammissione in istituti di beneficenza e relativi documenti”. Tali atti sono esentati, in modo assoluto, dal pagamento dell’imposta.

 

La ratio di tale disposizione sta nel chiaro intento di agevolare la richiesta di aiuti da parte dei cittadini che versano in condizioni di svantaggio economico.

 

Pertanto, la certificazione necessaria ad attestare la composizione del nucleo familiare ai fini del rilascio della carta acquisti, in quanto documento relativo alle domande presentate per il conseguimento di sussidi, è esente da imposta di bollo.


Fonte: Agenzia Entrate

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Agenti e promotori: Irap se c'è autonoma organizzazione.

Le Sezioni unite della Cassazione civile hanno avuto modo di affermare che gli agenti di commercio e i promotori finanziari sono assoggettabili ad Irap solamente se è presente la "autonoma organizzazione". Tale principio è stato stabilito dalle sentenze 12108/09, 12109/09, 12110/09 e 12111/09.

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mercoledì 27 maggio 2009

Spese per il personale deducibili ai fini Irap.

L'Agenzia delle Entrate ha pubblicato la circolare numero 27/E del 26 Maggio 2009, con la quale illustra le novità nel calcolo dell'Irap post modifiche introdotte dalla Finanziaria 2008. In particolar modo, è stato chiarito che sono deducibili gli oneri sopportati per l'acquisto di beni e servizi per i dipendenti per lo svolgimento dell'attività lavorativa e a condizione che non si tratti di elementi che hanno natura retributiva; in tal modo si perviene ad una riduzione dell'imponibile Irap.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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Nuove informazioni fiscali anche su "Europe Direct".

Il 1° maggio scorso la rete Enterprise Europe ha festeggiato il suo terzo compleanno coronando il successo che aveva spinto i suoi ideatori all'interno della Commissione europea ad accelerarne l'esordio. L'intento è di rafforzare la presenza e l'efficacia delle reti sul territorio per favorire la crescita delle sinergie tra i vari centri d'informazione. Oggi, con gli oltre 500 punti di contatto e i 4.000 esperti, è diventata la principale rete europea per quanto riguarda la fornitura di competenze e servizi alle imprese. Dal 1° maggio 2005, infatti, rappresenta un timone sicuro per l'informazione su tematiche di interesse per i cittadini dell'Unione europea.

Da Europe Direct agli Info-Point Europa e Carrefour

Il sistema, attualmente diffuso nei 27 Stati dell'Unione, si articola in una struttura di antenne locali denominata "rete d'informazione Europe Direct" che s'irradia sull'intero territorio della Comunità attraverso centri periferici presenti all'interno dei vari Stati. In particolare vengono raccolti il testimone degli Info-Point Europa e dei Carrefour rurali che per anni hanno fornito ai cittadini fatti e cifre delle politiche europee, rispettivamente nelle zone urbane e in quelle rurali e in talune aree anche dei parternariati da parte dei  più prestigiosi atenei dei vari Paesi. In Italia, ad esempio, la nuova rete dei centri d'informazione "Europe Direct" è presente in 46 centri che, a loro volta, si snodano in decine di punti decentrati.

Le caratteristiche della rete

La rete presenta poi una particolare specificità a beneficio dei ricercatori o studenti universitari per i quali è attiva da anni la rete dei centri di documentazione europea (fra i quali 45 sono localizzati presso biblioteche universitarie). A tutti i giovani è consentito l'accesso anche alla rete Eurodesk (oltre 100 sportelli in tutta Italia), oltre alle Agenzie nazionali del programma per l'apprendimento permanente (rivolto alle scuole, alle università, al mondo dell'istruzione in generale e della formazione iniziale e professionale) e gioventù in azione (che promuove il volontariato europeo e gli scambi giovanili internazionali). Tutte le reti di informazione sono gestite e coordinate dalla Dg Stampa e Comunicazione o da altre direzioni generali di settore della Commissione europea.

Quali i servizi offerti da Europe Direct?

La nuova antenna di informazione del network è stata predisposta dalla Commissione europea con l'obiettivo di fornire ai cittadini un agevole accesso alle informazioni in tutti i settori di attività dell'Unione europea. In particolare essa rende: informazioni generali sui temi dell'Unione europea in tutte le lingue ufficiali; permette di ricevere risposte alle domande sulle istituzioni  dell'Unione europea,  sulla sua legislazione anche tributaria, sulle sue politiche e programmi e sulle sue occasioni di finanziamento; informazioni pratiche su numerosi argomenti di varia natura; indicazioni per contattare gli organismi cui dovete eventualmente rivolgervi; consigli per risolvere problemi pratici nell'esercizio dei diritti del cittadino in Europa. Tra le molte attività merita, infine, di essere menzionata anche quella propulsiva esercitata attraverso un'ampia serie di attività dirette a promuovere un attivo dibattito locale e regionale sull'Unione europea e le sue politiche permettendo alle  istituzioni europee di favorire la diffusione di informazioni adeguate ai bisogni locali e regionali per dare al pubblico l'occasione di mettersi in contatto con l'Unione europea sotto forma di domande, opinioni e suggerimenti.


Fonte: Agenzia Entrate

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Antiriciclaggio: introdotti correttivi.

Il ministero dell'Economia ha predisposto un pacchetto di correzioni alle norme volte a contrastare le "lavatrici di denaro sporco", contenute nel Decreto Legislativo numero 231 del 2007. Il pacchetto contiene norme più severe sugli assegni non compilati; controlli antiriciclaggio anche per i corner di giochi e scommesse; eliminazione dell'obbligo di identificazione e registrazione dei clienti, in capo ai professionisti, che predispongono e trasmettono tutte le dichiarazioni che derivano da obblighi fiscali.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Le novità della nuova IRAP.

Continuano a essere rilevanti ai fini Irap le plusvalenze e minusvalenze relative a beni strumentali, non derivanti da una cessione d'azienda.

Questo, in sintesi, è solo il primo chiarimento arrivato da parte dell'agenzia delle Entrate con la circolare n. 27/E del 26 maggio. Un documento di prassi con cui è stata data risposta a tutta una serie di quesiti posti dalle associazioni di categoria e aventi ad oggetto le modifiche alla disciplina del tributo apportate dalla Finanziaria 2008.

Modifiche alla determinazione della base imponibile

"Ai fini della determinazione della base imponibile concorrono…in ogni caso, le plusvalenze e le minusvalenze relative a beni strumentali non derivanti da operazioni di trasferimento di azienda".

Così si esprimeva, sino alla sua abrogazione, il comma 3 dell'articolo 11 del decreto Irap (Dlgs 446/1997). Legittimo è risultato, di conseguenza, chiedersi se tale regola fosse scomparsa dall'impianto normativo del tributo.

L'agenzia delle Entrate ha propeso, sulla base di una valutazione di coerenza complessiva del sistema Irap, per la "sopravvivenza" del principio.

Quindi, plus/minusvalenze derivanti dalla cessione di beni strumentali che rientrano nella base imponibile dell'imposta, a meno che non derivino da un trasferimento d'azienda - operazione che continua a generare componenti straordinarie irrilevanti - con esclusione, però, della parte derivante dalle svalutazioni delle immobilizzazioni, la cui deducibilità è espressamente esclusa. Una conclusione, quest'ultima (l'irrilevanza dei "fenomeni valutativi"), valida anche sia per le banche (le rettifiche di valore rientrano, infatti, in voci non comprese tra quelle utili alla determinazione della base imponibile: "A tal fine, valga il seguente esempio: un credito in origine iscritto in bilancio per un importo di 100 subisce una riduzione di valore pari a 20, con l'imputazione a conto economico di una svalutazione irrilevante ai fini IRAP in quanto iscritta nella voce 130 a) del conto economico. Successivamente, se tale credito viene ceduto a 50, a fronte di una perdita civilistica pari a 30 (50 - 80) si avrà una perdita fiscale di 50 (50 - 100), recuperando, in tale momento, la svalutazione di 20 a suo tempo non dedotta ai fini IRAP"), sia per le imprese di assicurazione (per le rettifiche relative a voci del conto non tecnico).

Le spese sostenute dall'azienda per acquisire beni e servizi da destinare ai dipendenti per lo svolgimento dell'attività lavorativa continuano a essere deducibili nella misura in cui costituiscono spese funzionali all'attività di impresa e non assumono natura retributiva per il dipendente. Anche tale chiarimento si è reso necessario a seguito della "rivoluzione" subita dall'articolo 11 del Dlgs 446/1997. In sostanza, sono deducibili i costi sostenuti per l'acquisto di tute e scarpe da lavoro, per i corsi di aggiornamento professionale, per servizi di mensa e di trasporto collettivo dei dipendenti, nonché le somme erogate a terzi dal datore di lavoro per il viaggio, il vitto e l'alloggio dei dipendenti o dei collaboratori in occasione di trasferte, i rimborsi analitici delle spese di vitto, di alloggio e di viaggio anticipate dal dipendente o dal collaboratore in occasione delle trasferte. Allo stesso modo, continuano a restare indeducibili le indennità di trasferta, di mancato preavviso, per rischio, i premi aziendali; vale a dire, tutti elementi che compongono la retribuzione lorda.

Regime transitorio

Le nuove regole di determinazione della base imponibile hanno creato qualche dubbio interpretativo anche in relazione a componenti per cui si sono registrati disallineamenti temporali fra la loro rilevanza fiscale e l'imputazione a conto economico. E' il caso degli ammortamenti dei beni materiali, non dedotti sotto la vecchia disciplina perché eccedenti il limite fiscalmente ammesso. Tali quote, ha chiarito l'Agenzia, possono essere portate in deduzione a partire dall'esercizio successivo a quello in cui si conclude l'ammortamento contabile, nei limiti dell'importo derivante dall'applicazione dei coefficienti tabellari previsti dal decreto ministeriale 31 dicembre 1988. Se il bene viene ceduto, il costo andrà assunto, ai fini del calcolo della plusvalenza/minusvalenza, al lordo degli ammortamenti fiscali non dedotti.

Gli elementi reddituali, invece, già tassati in periodi precedenti, vanno esclusi dalla base imponibile Irap al momento della loro iscrizione in conto economico.

Tornando, infine, sulle plusvalenze e le minusvalenze, la circolare ha precisato che:

1)    in seguito a operazioni straordinarie, così come le plusvalenze assumono rilevanza solo se si è fatto ricorso all'imposta sostitutiva per il loro affrancamento, allo stesso modo, in caso di iscrizione in bilancio di un minor valore, il soggetto beneficiario può far riferimento al costo (superiore) che il bene aveva anteriormente al trasferimento

2)    in relazione agli immobili patrimoniali, per i quali sono ora sempre rilevanti eventuali plusvalenze o minusvalenze, il valore da assumere ai fini Irap, nel primo periodo d'imposta della nuova disciplina, continua a essere il costo fiscale e non il valore civilistico.

Banche e soggetti finanziari

Nessuna rilevanza per le voci che sono da imputare, da parte dei soggetti che adottano gli Ias, direttamente a patrimonio netto. Con questo importante chiarimento si apre la serie di risposte di interesse per banche e altri soggetti finanziari.

Enti che, si legge nella circolare, determinano la loro base imponibile facendo esclusivo riferimento alle voci dello schema di conto economico delle banche, richiamate dall'articolo 6 del decreto Irap. Una circostanza, questa, che:

porta a escludere la rilevanza di quei componenti che ordinariamente sarebbero tassati, ma che vanno classificati in aree del bilancio non di interesse del tributo (si pensi agli utili, o alle perdite, dei gruppi di attività in via di dismissione, iscritti nella voce 280 dello schema di conto economico bancario e che, perciò, non assumono rilevanza)

fa escludere che possano essere attratti a tassazione quei componenti che, secondo corretti principi contabili, non transitano a conto economico ma sono imputati direttamente a patrimonio netto.

Ricordata l'operatività del principio di correlazione (in virtù del quale, ad esempio, i ricavi derivanti dai servizi infragruppo, nonostante siano contabilizzati "fuori" dal margine di intermediazione, rilevano se e nella stessa misura in cui i costi sostenuti per la prestazione di tali servizi concorrono a determinare la base imponibile), l'Agenzia ha anche puntualizzato che la riduzione dell'imponibilità al 50% interessa esclusivamente i dividendi e non gli altri "proventi simili". Quindi, nonostante la voce di conto economico (la 120) li accorpi "Dividendi e proventi simili", i secondi sono integralmente tassati.

Imprese di assicurazione

La finalità del legislatore è stata quella di semplificare la modalità di determinazione della base imponibile Irap. Può essere questo il leitmotiv delle risposte dedicate alle imprese di assicurazione. Una semplificazione che ha portato l'Agenzia a escludere che i risultati dei conti tecnici (del ramo vita e ramo danni) vadano depurati dalle quote di utili degli investimenti, vista la complessità del loro calcolo, e a confermare che il mancato richiamo, per tali imprese, del principio di correlazione, voglia dire esattamente che il "meccanismo" non trova applicazione.


Fonte: Agenzia Entrate

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martedì 26 maggio 2009

Modifiche alla determinazione della base imponibile IRAP. Circolare 27/E del 26/05/2009.

La legge 24 dicembre 2007, n. 244 (di seguito legge finanziaria per il 2008), pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 300 del 28 dicembre 2007, è intervenuta in maniera significativa sul decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, al fine di semplificare la modalità di determinazione della base imponibile dell’imposta regionale sulle attività produttive e di separarne la disciplina applicativa e dichiarativa da quella concernente le imposte sul reddito.

L’operazione di “sganciamento” del tributo regionale dall’imposta sul reddito è stata attuata dal legislatore attraverso l’irrilevanza nell’IRAP delle variazioni fiscali operate ai fini IRES e con l’ obiettivo di rendere la base imponibile più aderente ai criteri adottati in contabilità nazionale per il calcolo del valore della produzione e del valore aggiunto nei vari settori economici.

Nella relazione illustrativa al provvedimento si legge che la profonda revisione operata sull’ IRAP “deve essere inquadrata nel processo di progressiva trasformazione dell’imposta da tributo erariale a tributo proprio delle regioni e delle province autonome. In questo senso, già le modifiche in esame fanno segnare un primo importante passo, prevedendo anche la separazione della dichiarazione IRAP dalla dichiarazione valevole per l’imposta sul reddito. A partire dal 2008, infatti, fermi restando in via transitoria gli aspetti connessi all’accertamento e alla riscossione del tributo, la dichiarazione IRAP andrà indirizzata direttamente alla regione o provincia di domicilio fiscale del contribuente”.

Si ricorda, in estrema sintesi, che le principali modifiche alla disciplina IRAP recate dalla legge finanziaria per il 2008 hanno riguardato i seguenti aspetti:

•       la regionalizzazione dell’imposta (cfr. articolo 1, commi da 43 a 45);

•       la nuova aliquota ordinaria d’imposta (cfr. articolo 1, comma 50);

•       la struttura del tributo, vale a dire le modalità di determinazione della base imponibile (cfr. articolo 1, comma 50);

•       la modalità di presentazione della dichiarazione IRAP (cfr. articolo 1,

comma 52).

Con disposizioni di carattere transitorio, infine, è stato disciplinato il trattamento delle deduzioni extracontabili effettuate in precedenti esercizi e dei componenti positivi e negativi la cui tassazione o deduzione è stata rinviata in applicazione delle previgenti disposizioni (cfr. articolo 1, comma 51).

Con la presente circolare si forniscono le risposte ai quesiti formulati dalle associazioni di categoria con particolare riferimento ai nuovi criteri di determinazione del valore della produzione agli effetti dell’ IRAP per le society di capitali ed enti commerciali, per le imprese assicurative e per gli istituti di credito ed enti finanziari.

1. MODIFICHE ALLA DETERMINAZIONE DELLA BASE IMPONIBILE

1.1 Plusvalenze e minusvalenze relative a Beni strumentali

D. L’articolo 1, comma 50, della legge finanziaria per il 2008 che, a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2007, disciplina con nuovi criteri la determinazione della base imponibile IRAP, ha soppresso il comma 3 dell’articolo 11 del d.lgs. n. 446 del 1997. Tale disposizione disponeva che le plusvalenze e le minusvalenze relative a beni strumentali non derivanti da operazioni di trasferimento di azienda concorrevano, in ogni caso, alla formazione della base imponibile IRAP. Tale previsione non è stata espressamente riprodotta negli articoli 5, 6 e 7 del decreto IRAP. Si chiede di chiarire se l’abrogazione del comma 3, dell’articolo 11 del d. lgs. n. 446 determini l’irrilevanza, ai fini IRAP, delle suddette componenti.

R. Come ricordato, l’articolo 1, comma 50, lettera f), n. 3) della legge finanziaria per il 2008 ha disposto l’ abrogazione dell’articolo 11, comma 3, del d.lgs. n. 446 del 1997 che prevedeva, tra l’ altro, la rilevanza agli effetti dell’ IRAP delle plusvalenze e minusvalenze relative a beni strumentali non derivanti da operazioni di trasferimento di azienda.

Tale previsione non è stata, peraltro, espressamente riprodotta all’interno degli articoli dedicati alla disciplina IRAP applicabile alle società di capitali ed enti commerciali, alle banche e society finanziarie e alle imprese di assicurazione (articoli 5, 6 e 7 del decreto IRAP, così come modificati ad opera dell’articolo 1, comma 50, della legge finanziaria per il 2008).

Tuttavia l’irrilevanza delle citate plus/minusvalenze che, prima facie, sembrerebbe derivare dalla soppressione del comma 3 dell’articolo 11 del d. lgs. n. 446 del 1997 non appare coerente con il quadro sistematico che discende dal

complesso della riforma della disciplina dell’IRAP. Si deve tener presente, infatti, che con la riforma il legislatore ha inteso rafforzare la derivazione diretta dell’ IRAP dai dati di bilancio introducendo tuttavia anche regole specifiche. In tale senso, va osservato che la totale irrilevanza delle suddette componenti relative ai beni strumentali non sarebbe coerente:

- con la disposizione inserita negli articoli 5, 6 e 7 del d.lgs. n. 446 del 1997, secondo cui “le plusvalenze e le minusvalenze derivanti dalla cessione di immobili che non costituiscono beni strumentali per l'esercizio dell'impresa, né beni alla cui produzione o al cui scambio è diretta l’attività dell'impresa concorrono in ogni caso alla formazione del valore della produzione ”;

- con la deducibilità dalla base imponibile delle quote di ammortamento relative ai beni strumentali.

In buona sostanza, non sarebbe coerente un sistema in cui assumono rilievo le plus/minusvalenze derivanti dalla cessione di immobili patrimoniali e non anche quelle derivanti dalla cessione dei beni strumentali che ordinariamente partecipano al processo produttivo. Né si può trascurare la circostanza che le componenti reddituali che si contabilizzano in sede di realizzo dei beni strumentali sono indirettamente collegate a costi che hanno concorso alla formazione della base imponibile IRAP nei periodi d’imposta precedenti, attraverso quote di ammortamento.

Una interpretazione di tipo sistematico porta, in definitiva, a ritenere pienamente rilevanti le plusvalenze e le minusvalenze emergenti in sede di realizzo dei beni strumentali. Diversamente, si può affermare che non concorrono a formare la base imponibile le plus/minusvalenze derivanti da fenomeni valutativi, posto che l’ articolo 5 del d.lgs. n. 446 del 1997 esclude espressamente la deducibilità dall’ IRAP della voce B 10) lettera c) del conto economico, riferita alle svalutazioni delle immobilizzazioni.

Tali conclusioni restano valide anche per i soggetti IAS  i quali devono assumere, ai fini della determinazione della base imponibile IRAP, le “voci del

valore e dei costi della produzione corrispondenti a quelle indicate nel comma 1 ” ( cfr. articolo 5, comma 2, del decreto IRAP).

Si ritiene, infine, che l’irrilevanza ai fini IRAP dei fenomeni valutativi valga anche per le banche (in quanto, per queste, le rettifiche di valore rientrano in una voce del conto economico non contemplata dall’ articolo 6 del decreto IRAP) nonché per le imprese di assicurazione, se le rettifiche riguardano voci del conto non tecnico.

1.2 Plusvalenze e minusvalenze derivanti da operazioni di cessione d’azienda

D. In considerazione della soppressione dell’articolo 11, comma 3, del d.lgs. n. 446/97, che prevedeva l’irrilevanza delle plus/minusvalenze relative a beni strumentali “derivanti da operazioni di trasferimento d’azienda ”, si chiede di conoscere quale sia, in vigenza del nuovo regime, il corretto trattamento ai fini IRAP di tali componenti.

Più in generale, si chiede di conoscere se le plusvalenze e le minusvalenze derivanti da un’operazione di cessione di azienda siano rilevanti o meno ai fini dell’IRAP.

R. Coerentemente con quanto previsto ante riforma, si ritiene che le plus/minusvalenze derivanti dalla cessione d’azienda non rilevino ai fini del tributo in esame. La cessione d’azienda, infatti, è un’operazione che genera sempre componenti straordinarie che non concorrono alla formazione della base imponibile IRAP.

1.3 Ammortamento dell’avviamento e dei marchi

D. Per effetto delle modifiche apportate alla disciplina IRAP dalla finanziaria 2008, le quote di ammortamento del costo sostenuto per l’acquisizione di marchi d’impresa e a titolo di avviamento sono deducibili in misura non superiore a un diciottesimo del costo, indipendentemente dall’imputazione al conto economico. Come si coordina questa disposizione con la previsione normativa di carattere generale introdotta per le banche e le imprese di assicurazione secondo cui l’ammortamento dei beni materiali e immateriali ad uso funzionale (cfr. comma 1, lettera b) dell’articolo 6) e l’ammortamento dei beni strumentali (cfr. comma 1, lettera a) dell’articolo 7) è deducibile nella misura del 90 per cento?

R. Con riferimento alle society di capitali ed enti commerciali, l’ articolo 5, comma 3, ultimo periodo, del d. lgs. n. 446 del 1997 stabilisce che “sono comunque ammesse in deduzione quote di ammortamento del costo sostenuto per l’acquisizione di marchi d’impresa e a titolo di avviamento in misura non superiore a un diciottesimo del costo indipendentemente dall’imputazione al conto economico”. La medesima disposizione, inserita sia nel comma 8 dell’articolo 6 che nel comma 3 dell’articolo 7 del decreto IRAP, trova applicazione anche nei confronti delle banche, altri enti e society finanziari e delle imprese di assicurazione. Considerata la specificità della suddetta disposizione, si ritiene che tali soggetti, sebbene subiscano - in via generale - la limitazione dell’ ammortamento dei beni strumentali nella misura del 90 per cento, possano dedurre integralmente le quote di ammortamento calcolate nei limiti di un diciottesimo del costo sostenuto per l’ acquisizione di marchi d’impresa e a titolo di avviamento.

1.4 Individuazione delle spese per il personale rilevanti ai fini IRAP

D. L’articolo 1, comma 50, lettera h) della legge finanziaria per il 2008 ha abrogato il comma 2 dell’articolo 11 del decreto IRAP, che prevedeva, tra l’altro, la deducibilità delle somme erogate a terzi per l’acquisizione di beni e di servizi destinati alla generalità o a categorie dei dipendenti e dei collaboratori e di quelle attribuite a questi ultimi a titolo di rimborso analitico di spese sostenute nel compimento delle loro mansioni lavorative.

Si chiede se per queste spese resta ferma la deducibilità ai fini della determinazione della base imponibile.

R. L’ abrogazione del comma 2 dell’ articolo 11 della disciplina IRAP (disposizione che era stata introdotta con il decreto legislativo 30 dicembre 1999, n. 506) risponde alla volontà legislativa di attuare una semplificazione del testo normativo eliminando una regola già desumibile sulla base di una ricostruzione sistematica della disciplina.

L’impianto normativo dell’IRAP, infatti, è strutturato in modo da rendere indeducibili in capo al soggetto passivo quei costi che non costituiscono, ai fini del tributo, componenti positive imponibili per il soggetto percettore. Tali sono, ad esempio, i costi sostenuti nell’ esercizio per il personale dipendente ed assimilato inclusi nella voce B9) dell’ articolo 2425 del codice civile. Costi che, per espressa previsione normativa, non sono comunque ammessi in deduzione anche qualora fossero classificati in una voce diversa del conto economico (cfr. articolo 5, comma 3, e articolo 7, comma 2, del d.lgs. n. 446 del 1997).

Ciò premesso, si ritiene che le spese sostenute dall’ azienda per acquisire beni e servizi da destinare ai dipendenti per lo svolgimento dell’ attività lavorativa continuino ad essere deducibili nella misura in cui costituiscono spese funzionali all’ attività di impresa e non assumono natura retributiva per il dipendente.

A titolo esemplificativo, rientrano tra i costi deducibili quelli sostenuti per l’ acquisto di tute e scarpe da lavoro; per i corsi di aggiornamento professionale,

per i servizi di mensa e di trasporto collettivo dei dipendenti; quelle erogate a terzi dal datore di lavoro per il viaggio, il vitto e l’ alloggio dei dipendenti o dei collaboratori in occasione di trasferte; i rimborsi analitici delle spese di vitto, di alloggio e di viaggio anticipate dal dipendente o dal collaboratore in occasione delle trasferte.

Restano indeducibili, come nella previgente formulazione della norma, le somme erogate al dipendente o al collaboratore a titolo di indennità e tutti gli altri elementi che compongono la retribuzione lorda (come le indennità di trasferta, le indennità di mancato preavviso, le indennità per rischio, i premi aziendali, etc.) Si osserva, infine, che per le banche e gli altri enti e società finanziari che determinano il valore della produzione ai sensi dell’ articolo 6 del d.lgs. n. 446 del 1997 non è prevista la disposizione che rende indeducibili le spese del personale ovunque contabilizzate mentre, al comma 1, lettera c), è sancita la rilevanza delle “altre spese amministrative per un importo pari al 90 per cento”. Pertanto, tali soggetti risultano legittimati ad includere nella base imponibile (in misura pari al 90 per cento) i costi per beni e/o servizi destinati ai dipendenti che – secondo una corretta classificazione contabile– risultano iscritti nella voce 150 b) dello schema di conto economico approvato dalla Banca d’Italia, destinata ad accogliere le spese amministrative diverse da quelle sostenute per il personale.

2 REGIME TRANSITORIO

2.1 Componenti imputati a conto economico in periodi di imposta precedenti l’entrata in vigore delle nuove regole di determinazione della base imponibile IRAP e rinviati fiscalmente ad esercizi successivi.

D. L’articolo 1, comma 51, della legge finanziaria per il 2008 detta, tra l’altro, i criteri da seguire per gestire il passaggio dalle vecchie alle nuove regole di determinazione della base imponibile con riferimento ad alcuni componenti del valore della produzione. La norma si sofferma, in particolare, sulle deduzioni

extracontabili da quadro EC e sulle quote residue di componenti negativi e positivi (plusvalenze ed altri componenti positivi rateizzati) la cui deduzione o tassazione sia stata rinviata in applicazione della previgente disciplina IRAP.

La citata disposizione non ha disciplinato il trattamento di altre componenti del valore della produzione imputate a conto economico, la cui rilevanza fiscale sia stata rinviata in vigenza del precedente regime.

E’ il caso, ad esempio, degli ammortamenti imputati a conto economico in esercizi precedenti a quello di decorrenza del nuovo regime ma non dedotti perché eccedenti i limiti tabellari o, con specifico riferimento alle imprese di assicurazione e alle aziende di credito, delle pregresse svalutazioni/rivalutazioni dei titoli azionari da trading non fiscalmente rilevanti.

Al fine di evitare duplicazioni o salti di imposta, si chiede di conoscere come tali componenti debbano partecipare alla formazione della base imponibile IRAP.

R. Con riferimento ai beni materiali, le quote di ammortamento non dedotte in applicazione della previgente disciplina, perché eccedenti i limiti fiscalmente ammessi, possono essere portate in deduzione a partire dall’esercizio successivo a quello in cui si conclude l’ ammortamento contabile, nei limiti dell’ importo derivante dall’ applicazione dei coefficienti tabellari previsti dal D.M. 31 dicembre 1988.

Eventuali quote di ammortamento fiscalmente non dedotte per effetto della cessione del bene avranno rilevanza nella determinazione della plusvalenza o minusvalenza realizzata. In altri termini, in sede di cessione il costo del bene dovrà essere assunto al lordo delle quote di ammortamento fiscalmente non dedotte.

Analogamente, per le imprese di assicurazione e per le aziende di credito, le svalutazioni/rivalutazioni civilistiche operate sui titoli azionari da trading che non hanno concorso alla determinazione della base imponibile IRAP assumeranno rilevanza in sede di realizzo dei titoli.

2.2 Componenti del valore della produzione che hanno assunto rilevanza in

periodi di imposta precedenti l’entrata in vigore delle nuove regole di determinazione della base imponibile IRAP ed imputate a conto economico in periodi successivi.

D. Si chiede di chiarire quali criteri adottare nei casi in cui talune componenti del valore della produzione abbiano già assunto rilevanza in periodi di imposta precedenti secondo le regole previste dalla previgente disciplina IRAP.

Ad esempio, con riferimento ai soggetti IAS, si pensi alle prestazioni di servizi che danno luogo in bilancio alla rilevazione della sola quota di competenza dell’esercizio mentre, ai sensi dell’articolo 109 del TUIR, rilevano integralmente nel periodo di ultimazione della prestazione (cfr. risoluzione del 9 agosto 2007, n. 217). Con riferimento a tale fattispecie (ricavi di attivazione), si pone il dubbio se le componenti reddituali già tassate in esercizi precedenti assumano rilevanza nel nuovo regime.

R. Al fine di evitare duplicazioni o salti di imposta, le componenti reddituali che hanno già assunto rilevanza nei periodi di imposta precedenti l’entrata in vigore del nuovo regime devono essere escluse dalla formazione della base imponibile IRAP al momento della loro imputazione a conto economico.

2.3 Operazioni straordinarie - Rilevanza delle minusvalenze iscritte in bilancio

D. I fenomeni di divergenza di valori si manifestano più frequentemente nella fase di transito dal regime previgente a quello attuale, ma possono verificarsi anche nell’applicazione a regime della nuova disciplina come, ad esempio, a seguito di operazioni straordinarie (fusione, scissione e conferimento di azienda).

Per tali operazioni l’Agenzia delle Entrate ha ritenuto che i maggiori valori iscritti in bilancio dalla society beneficiaria a seguito delle predette operazioni non siano riconosciuti fiscalmente ai fini IRAP, salvo il ricorso all’affrancamento mediante opzione per l’imposta sostitutiva.

Si chiede, pertanto, se debbano considerarsi irrilevanti anche i minori valori iscritti in bilancio.

R. I minori valori iscritti in bilancio a seguito di operazioni straordinarie devono ritenersi irrilevanti coerentemente con quanto affermato per i maggiori valori iscritti in assenza del ricorso all’affrancamento, mediante opzione per l’imposta sostitutiva di cui all’ articolo 176, comma 2-ter, del TUIR (cfr. circolare 25 settembre 2008, n. 57). Pertanto, in questo caso, la society beneficiaria potrà fare riferimento al maggior valore fiscale che gli elementi patrimoniali trasferiti assumevano prima dell’operazione straordinaria.

In via generale, si osserva che, relativamente ai beni iscritti in bilancio prima della riforma IRAP attuata con la finanziaria 2008, il maggior valore fiscale assume rilevanza a partire dall’esercizio successivo a quello in cui si conclude l’ ammortamento contabile, nei limiti dell’ importo stabilito dalla disciplina fiscale IRES (con riguardo ai beni materiali si rinvia alla risposta 2.1), attraverso variazioni in diminuzioni operate in sede di dichiarazione.

In particolare, per i diritti di concessione e gli altri diritti di cui all’ articolo 103, comma 2, del TUIR, può verificarsi che gli stessi risultino iscritti, nei bilanci relativi agli esercizi anteriori all’ entrata in vigore della riforma IRAP, secondo valori inferiori a quelli fiscali, in quanto oggetto di svalutazioni rilevanti ai soli fini civilistici; in tal caso, i predetti maggiori valori fiscali che, già negli esercizi pregressi, hanno dato luogo a maggiori ammortamenti fiscali, potranno assumere rilevanza ai fini IRAP, anche negli esercizi successivi senza soluzione di continuità, secondo i criteri di cui all’ articolo 103 del TUIR, ossia in misura corrispondente alla durata di utilizzazione prevista dal contratto o dalla legge. Infine con riguardo ai beni merce, ai crediti, ai debiti ed ai fondi di

accantonamento, si può affermare, in linea generale, che si terrà conto del loro maggiore o minore valore fiscale rispettivamente al momento della cessione, incasso, estinzione ed utilizzo.

2.4 Criterio di determinazione delle plusvalenze o minusvalenze su beni patrimoniali

D. La finanziaria per il 2008 ha modificato i criteri di determinazione della base imponibile IRAP prevedendo esplicitamente la rilevanza delle plusvalenze e delle minusvalenze derivanti dalla cessione di immobili patrimoniali.

Per effetto di tale modifica normativa, si chiede di conoscere con riferimento ai beni patrimoniali quale sia il valore da assumere ai fini della determinazione delle plusvalenze e minusvalenze che si realizzano a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2007.

R. Occorre preliminarmente osservare che i beni patrimoniali non sono mai stati completamente irrilevanti ai fini del tributo in esame e le plusvalenze realizzate in occasione della loro cessione, anche prima delle modifiche apportate dalla finanziaria per il 2008, concorrevano alla determinazione della base imponibile IRAP se classificate come ordinarie. A questo riguardo, la relazione illustrativa alla finanziaria 2008 mette in evidenza come tali plusvalenze, per effetto della nuova formulazione della norma, assumano invece sempre rilevanza in vigenza del nuovo regime.

Pertanto si ritiene che il valore dei beni patrimoniali da assumere, ai fini dell’IRAP, nel primo periodo d’imposta di applicazione della nuova disciplina continui ad essere il costo fiscale. Il riferimento al costo del bene appare coerente sotto il profilo sistematico con le regole dell’ ordinamento tributario che individuano generalmente nel costo il criterio cui fare riferimento per la

valorizzazione dei beni. Inoltre, assumere il valore fiscale del bene anziché il valore civilistico risulta in linea con il principio della continuità dei valori sancito dalla stessa legge finanziaria per il 2008, con riferimento alle operazioni straordinarie. Ai sensi del comma 2-ter dell’ articolo 176 del TUIR, introdotto dall’articolo 1, comma 46, lettera d), numero 3 della legge n. 244 del 2007, il maggiore valore attribuito in bilancio al bene patrimoniale relativo all’ azienda ricevuta può avere riconoscimento fiscale, in capo al soggetto beneficiario, solo a seguito di apposita opzione e pagamento di un’imposta sostitutiva valevole anche ai fini dell’IRAP. In maniera analoga è irrilevante, come già precisato nella risposta fornita al punto 2.3, il minore valore del bene iscritto in bilancio a seguito delle suddette operazioni straordinarie.

3 BANCHE E ALTRI ENTI E SOCIETÀ FINANZIARI INDICATI NELL’ARTICOLO 1 DEL DECRETO LEGISLATIVO 27 GENNAIO 1992, N. 87

3.1 Rilevanza delle componenti reddituali imputate a Patrimonio netto

D. In base ai principi contabili internazionali, alcune componenti reddituali non transitano a conto economico poiché imputate direttamente a Patrimonio netto. Si chiede se le predette componenti, qualora imputate a Patrimonio netto secondo corretti principi contabili internazionali, siano irrilevanti ai fini della determinazione della base imponibile IRAP perché contabilizzate in voci di bilancio non espressamente richiamate dal d. lgs n. 446 del 1997.

R. L’articolo 6, comma 1, del d.lgs n. 446 del 1997 prevede che la base imponibile IRAP delle banche e degli altri enti e society finanziari indicati nell’ articolo 1 del d.lgs 27 gennaio 1992, n. 87 sia determinata dal “margine d’intermediazione” di cui alla voce 120 dello schema di conto economico previsto dalla Banca d’Italia ridotto dei seguenti valori:

a)      50 per cento dell’ ammontare dei dividendi;

b)      90 per cento dell’ ammontare degli ammortamenti dei beni materiali e

immateriali ad uso funzionale;

c)      90 per cento delle altre spese amministrative di cui alla voce 150 b) del

predetto conto economico.

In sostanza, la base imponibile IRAP è determinata dalla somma algebrica delle voci dello specifico schema di conto economico delle banche (cfr. Circolare n. 262 del 22 dicembre 2005) che sono espressamente richiamate dall’ articolo 6 del decreto IRAP, con le rettifiche e le integrazioni ivi previste, a nulla rilevando gli importi indicati a Patrimonio netto.

Alle medesime conclusioni si giunge con riguardo ai soggetti industriali IAS/IFRS, per i quali il comma 2 dell’ articolo 5 del decreto IRAP individua i componenti positivi e negativi da computare ai fini dell’imposta facendo riferimento alle “corrispondenti voci del comma 1”, vale a dire le voci del conto economico che la stessa norma individua come rilevanti per i soggetti che adottano i principi contabili nazionali nella redazione del bilancio di esercizio. In altre parole, la norma sopra richiamata consente di attribuire rilevanza IRAP alle voci del conto economico corrispondenti a quelle che concorrono a determinare la base imponibile per i soggetti non IAS, ma non trova applicazione rispetto a quelle voci che - secondo una corretta contabilizzazione - sono da imputare direttamente a Patrimonio netto nei bilanci IAS compliant.

Ad esempio, nell’ipotesi di correzione di errori contabili effettuata a stato patrimoniale (cfr. IAS 8), una diversa imputazione temporale di costi o di ricavi non assume rilevanza nell’esercizio di emersione in bilancio. Le componenti reddituali positive restano imponibili con riferimento all’ esercizio di competenza e, di conseguenza, il loro mancato concorso alla formazione della base imponibile resta sanzionabile con riferimento al periodo d’imposta in cui l’operazione doveva essere correttamente contabilizzata.

3.2 Rilevanza di componenti valutative contabilizzate in voci non rilevanti ai fini IRAP ma connesse ad attività e passività che al realizzo determinano componenti positivi ovvero negativi rilevanti

D. Con riguardo ai crediti diversi da quelli detenuti per la negoziazione ovvero quelli classificati tra i “Finanziamenti e crediti” (“L&R ”), tra le “Attività finanziarie disponibili per la vendita” (“AFS”) e quelli detenuti fino a scadenza (“HTM”), esclusi dalla base imponibile IRAP dalla disciplina previgente – in base alla nuova formulazione dell’articolo 6 del d. lgs. n. 446 del 1997 si ha:

-       l’assoggettamento ad IRAP del risultato positivo/negativo (utile o perdita)

rilevato in caso di realizzo (cessione o riacquisto) dei predetti crediti in quanto componente incluso nel margine di intermediazione [in particolare, nella voce 100 a) relativa agli “Utili (perdite) da cessione o riacquisto” dello schema di conto economico delle banche];

- l’esclusione dall’IRAP delle rettifiche e delle riprese di valore connesse al

deterioramento della medesima attività finanziaria in quanto componenti classificati in una voce di conto economico non rientrante nella base imponibile IRAP [in particolare, nella voce 130 a) relativa alle “Rettifiche/riprese di valore nette per deterioramento” dello schema di conto economico delle banche].

Ciò posto, si chiede se, ai fini della determinazione della base imponibile IRAP, i componenti reddituali (positivi o negativi) rilevati in sede di realizzo dei predetti crediti debbano essere assunti tenendo conto anche delle componenti valutative (rettifiche e riprese di valore) imputate precedentemente a conto economico.

R. Si ritiene che le componenti valutative che non hanno rilevato ai fini IRAP al momento della loro imputazione a conto economico concorrano a determinare la base imponibile al momento della cessione dei relativi crediti (il cui valore fiscale non è stato influenzato dalle eventuali svalutazioni o rivalutazioni civilistiche operate).

A tal fine, valga il seguente esempio: un credito in origine iscritto in bilancio per un importo di 100 subisce una riduzione di valore pari a 20, con l’imputazione a conto economico di una svalutazione irrilevante ai fini IRAP in quanto iscritta nella voce 130 a) del conto economico. Successivamente, se tale credito viene ceduto a 50, a fronte di una perdita civilistica pari a 30 (50 – 80) si avrà una perdita fiscale di 50 (50 – 100), recuperando, in tale momento, la svalutazione di 20 a suo tempo non dedotta ai fini IRAP.

D. I titoli classificati tra le attività finanziarie disponibili per la vendita (“AFS”) e le attività finanziarie detenute sino alla scadenza (“HTM”) nel sistema previgente davano luogo a proventi e oneri straordinari e, come tali, erano esclusi dalla base imponibile IRAP. In base alla nuova disciplina, invece, i relativi proventi ed oneri sono rilevanti solo al realizzo mentre restano escluse le componenti valutative. Tali ultime componenti, generalmente, sono imputate a patrimonio netto come riserva da valutazione e vengono imputate a conto economico solo nell’ipotesi di perdita durevole di valore (nella Voce 130 lettere b) e c) non rilevante ai fini IRAP). Al momento del realizzo, l’ammontare che confluisce a conto economico (voce 100 b) rilevante IRAP) comprende sia la parte già rilevata nella pertinente riserva da valutazione sia quella costituita dai differenziali dei prezzi di cessione e di libro delle attività cedute. In altri termini, al momento del realizzo, mentre l’adeguamento valutativo già imputato a Patrimonio netto concorrerebbe a formare la base imponibile IRAP, non rileverebbero più le rettifiche/riprese di valore per deterioramento sui titoli medesimi già imputate a conto economico nella voce 130, con un evidente effetto distorsivo.

Le stesse considerazioni valgono per i titoli detenuti fino a scadenza.

Ciò premesso, si chiede se per il principio di correlazione le componenti valutative confluite in voci non rilevanti ai fini IRAP possano comunque

concorrere a formare la base imponibile al momento della loro imputazione a conto economico.

R. Coerentemente con quanto precisato nella precedente risposta, si ritiene che le componenti valutative relative ai titoli in esame contabilizzate in una voce di conto economico non rilevante nella base imponibile IRAP [in particolare, nella voce 130 b) e c) relativa a “Rettifiche/riprese di valore nette per deterioramento” dello schema di conto economico delle banche] assumano rilevanza al momento del realizzo delle attività cui si riferiscono. In altri termini, le componenti derivanti dalla cessione dei titoli in esame dovranno essere determinati, ai fini IRAP, senza tener conto delle precedenti componenti valutative.

3.3 Attività non correnti e gruppi di attività in via di dismissione

D. Seguendo gli schemi di contabilizzazione previsti dalla Banca d’Italia, in talune voci di conto economico, escluse dalla determinazione della base imponibile IRAP ai sensi dell’articolo 6 del d. lgs n. 446 del 1997, possono confluire componenti (positivi e negativi) che, in via ordinaria, avrebbero concorso a formare la base imponibile IRAP. Ci si riferisce, in particolare, ai componenti iscritti nella voce 280 - “Utile (Perdita) dei gruppi di attività in via di dismissione al netto delle imposte” dello schema di conto economico bancario.

Ciò posto, si chiede se i suddetti componenti iscritti in una voce di conto economico non richiamata “espressamente” dalla norma siano esclusi dalla tassazione.

R. La circolare n. 262 del 2005 della Banca d’Italia prevede che negli schemi di bilancio delle banche vengano indicate nella voce 140 di Stato patrimoniale “Attività non correnti e gruppi di attività in via di dismissione”. In sostanza si tratta di attività : a) non correnti, ossia attività materiali, immateriali, operative e

finanziarie aventi natura a lungo termine; b) il cui valore contabile si presume sarà recuperato principalmente attraverso la loro vendita piuttosto che mediante il loro impiego.

Secondo la Banca d’Italia rientrano in tale definizione sia le “singole attività” che i gruppi di attività (quali rami di azienda, linee di produzione etc.) in via di dismissione come disciplinati dall’IFRS 5 “Attività non correnti possedute per la vendita e attività operative cessate”. In particolare, l’IFRS 5 prevede che le attività che soddisfano i criteri per essere classificate come possedute per la vendita:

a)      siano valutate al minore tra il valore contabile ed il fair value al netto dei

costi di vendita, e che l’ ammortamento cessi su tali attività (cfr. par. 15);

b)      siano esposte separatamente nello stato patrimoniale (cfr. par. 35 e 38) e che i risultati delle attività operative cessate siano esposti separatamente nel conto economico (cfr. par. 33).

Conformemente ai principi contabili internazionali, le citate istruzioni della Banca d’Italia richiedono l’indicazione separata dell’“Utile (Perdita) dei gruppi di attività in via di dismissione al netto delle imposte” nella voce 280 del conto economico. Secondo l’Autorità di vigilanza, rientrano in tale voce “il saldo, positivo o negativo, dei proventi (interessi, dividendi, ecc.) e degli oneri (interessi passivi, ecc.) relativi ai gruppi di attività e passività in via di dismissione, al netto della relativa fiscalità corrente e differita”.

Sebbene nella suddetta voce 280 del conto economico confluiscono componenti che se derivassero da attività classificate come attività correnti potrebbero concorrere alla formazione della base imponibile IRAP, in via generale si ritiene che le componenti reddituali confluite in questa voce non debbano assumere rilevanza ai fini dell’imposta in quanto non espressamente richiamate dall’ articolo 6 del d. lgs. n. 446 del 1997. Resta fermo, tuttavia, il concorso alla formazione della base imponibile IRAP delle plusvalenze e minusvalenze relative ai beni strumentali (cfr. risposta fornita al punto 1.1) e ai beni patrimoniali (cfr. articolo 6, comma 8, del decreto IRAP), nonché delle

componenti correlate a poste rilevanti ai fini del tributo (cfr. articolo 6, comma 6, del decreto IRAP).

3.4 Rilevanza dei dividendi

D. Ai sensi dell’articolo 6 del d.lgs n. 446 del 1997, la base imponibile IRAP è determinata riducendo l’ammontare del margine di intermediazione del 50 per cento dei dividendi.

Posto che per gli enti creditizi, in base allo schema di conto economico previsto dalla Banca d’Italia, il margine di intermediazione (voce 120 dello schema di conto economico bancario) include, tra l’altro, anche i “Dividendi e proventi simili” (voce 70 dello schema di conto economico bancario), si chiede di precisare quali siano gli importi da considerare ai fini della determinazione della base imponibile IRAP.

R. Si ritiene che l’ assoggettamento ad IRAP dei dividendi in misura ridotta del 50 per cento interessi tassativamente gli importi iscritti a titolo di dividendo nella voce 70 del conto economico inclusa nel margine di intermediazione. La riduzione dell’imponibilità al 50 per cento non riguarda, pertanto, gli altri “proventi simili” rientranti nella medesima voce del conto economico, derivanti, ad esempio, da quote di partecipazione in OICR che concorrono, invece, integralmente alla formazione della base imponibile IRAP. Inoltre, ai fini del tributo, non assumono rilevanza i dividendi che, secondo la corretta contabilizzazione IAS/IFRS, sono classificati in voci del conto economico diverse da quella rilevante ai fini IRAP (ad esempio, i dividendi relativi ad azioni valutate con il metodo del patrimonio netto imputati direttamente a riduzione del costo della partecipazione).

3.5 Ricavi per servizi resi ad altre society del gruppo

D. Per gli enti creditizi, le istruzioni della Banca d’Italia prevedono che i ricavi relativi a servizi infragruppo siano contabilizzati tra gli “Altri oneri/proventi di gestione” indicati nella voce 190 dello schema di conto economico bancario, voce non espressamente richiamata dall’articolo 6 del d. lgs. n. 446 del 1997. I servizi da cui derivano i suddetti ricavi spesso comportano il sostenimento di costi la cui corretta contabilizzazione può interessare voci di conto economico rilevanti ai fini IRAP (ad esempio, i costi rientranti nella voce spese amministrative 150 b), ancorché deducibili nei limiti del 90 per cento).

Pertanto, si pone il dubbio se i predetti ricavi ottenuti per i servizi resi ad altre society del gruppo concorrano o meno alla determinazione della base imponibile.

R. Come già evidenziato, la base imponibile IRAP per le banche e gli altri enti e society finanziari è determinata dalla somma algebrica delle voci dello schema di conto economico previsto dalla Banca d’Italia (cfr. Circolare n. 262 del 22 dicembre 2005) che sono espressamente richiamate dall’ articolo 6 del decreto legislativo n. 446 del 1997. Tuttavia, anche le componenti positive o negative imputate in voci diverse del conto economico possono assumere rilevanza in virtù del noto principio di correlazione, richiamato dall’ultimo periodo del comma 6 del citato articolo 6.

Sulla base di tale considerazione, si ritiene che i ricavi derivanti dai servizi infragruppo, nonostante siano contabilizzati in una voce non rientrante nel margine di intermediazione, devono assumere rilevanza se e nella stessa misura in cui i costi sostenuti per la prestazione di tali servizi concorrono a determinare la base imponibile IRAP (ad esempio, in misura pari al 90 per cento nel caso di spese amministrative).

4 IMPRESE Di ASSICURAZIONE

4.1 Determinazione della base imponibile per le imprese di assicurazione

D. Ai sensi dell’articolo 7 del d. lgs. n. 446 del 1997, il risultato del conto tecnico dei rami danni (voce 29) e il risultato del conto tecnico dei rami vita (voce 80) concorrono a determinare la base imponibile IRAP delle imprese di assicurazione. Tali voci del conto economico derivano dalla somma algebrica di diverse componenti tra le quali risultano comprese, tra le componenti positive dei rami danni, la “Quota dell’utile degli investimenti trasferita dal conto non tecnico” (voce 6) e, tra le componenti negative del ramo vita, la “Quota dell’utile degli investimenti trasferita al conto non tecnico” (voce 79).

Si chiede di conoscere se le summenzionate voci 6 (del conto tecnico dei rami danni) e 79 (del conto tecnico dei rami vita) si possano assumere senza operare alcuna rettifica, vale a dire senza tener conto del fatto che tali voci possono essere state influenzate da componenti negative la cui deducibilità è limitata o, per converso, da componenti positive che già concorrono a formare la base imponibile per intero.

R. Il comma 50, lettera d), dell’ articolo 1 della legge finanziaria per il 2008 ha sostituito l’articolo 7, comma 1, del d. lgs. n. 446 del 1997, concernente la determinazione della base imponibile IRAP delle imprese di assicurazione. In particolare, ha disposto che per tali imprese la base imponibile è calcolata apportando alla somma dei risultati del conto tecnico dei rami danni (voce 29) e del conto tecnico dei rami vita (voce 80) del conto economico le variazioni riguardanti sia gli ammortamenti dei beni strumentali ovunque classificati e le altre spese di amministrazione (voci 24 e 70) deducibili nella misura del 90 per cento, sia i dividendi (voce 33) assunti nella misura del 50 per cento.

Il risultato del conto tecnico dei rami danni ed il risultato del conto tecnico dei rami vita sono influenzati, rispettivamente, dalla “Quota dell’utile degli

investimenti trasferita dal conto non tecnico” (voce 6) e dalla “Quota dell’utile degli investimenti trasferita al conto non tecnico” (voce 79). I criteri per determinare la “Quota di utile degli investimenti trasferita dal conto non tecnico o da trasferire al conto non tecnico” sono contenuti nel Provvedimento ISVAP 8 marzo 1999, n. 1140-G, e comportano un calcolo piuttosto complesso nell’ ambito del quale si tiene conto sia di componenti negative, come ad esempio gli ammortamenti che secondo la nuova disciplina IRAP assumono rilevanza in misura limitata, sia di componenti positive che già concorrono per intero a formare la base imponibile IRAP.

Considerata la finalità perseguita dal legislatore di semplificare la modalità di determinazione della base imponibile IRAP rendendola più aderente ai dati di bilancio, si ritiene di dover assumere gli importi dei risultati dei conti tecnici (voci 29 e 80) così come si sono formati e, dunque, influenzati dall’imputazione delle predette quote di utile degli investimenti.

4.2 Principio di correlazione

D. L’attuale formulazione dell’articolo 7 del decreto IRAP non contempla il principio di correlazione, diversamente da quanto previsto negli articoli 5, comma 4 e 6, comma 6, del d.lgs. n. 446 del 1997. Sulla base di tale constatazione, si chiede conferma della non applicabilità del suddetto principio alle imprese di assicurazione.

R. Il principio di correlazione stabilisce che “i componenti positivi e negativi classificabili in voci del conto economico diverse da quelle indicate al comma 1, concorrono alla formazione della base imponibile se correlati a componenti rilevanti della base imponibile dei periodi d’imposta precedenti o successivi”; nella previgente disciplina IRAP era contenuto tra le disposizioni comuni recate dall’ articolo 11 del d. lgs. n. 446 del 1997 e trovava, pertanto, applicazione anche

nei confronti delle imprese di assicurazione.

A seguito delle modifiche apportate dalla legge finanziaria per il 2008, il principio sopra enunciato è stato collocato, nell’ ambito delle disposizioni riguardanti la determinazione del valore della produzione netta delle society di capitali e degli enti commerciali, nel comma 4 dell’ articolo 5 del decreto IRAP. Inoltre, per effetto del richiamo operato dall’ articolo 6, comma 6, ultimo periodo, del medesimo decreto, la disposizione in parola trova applicazione anche ai fini della determinazione del valore della produzione netta delle banche e degli altri enti e society finanziari.

Come già osservato, il principio secondo cui assumono rilevanza, indipendentemente dalla classificazione di bilancio, le componenti reddituali correlate a componenti che hanno concorso o che concorreranno alla formazione della base imponibile di precedenti esercizi o di esercizi futuri non è stato introdotto nell’ articolo 7 del d. lgs. n. 446 del 1997, dedicato alla determinazione della base imponibile IRAP delle imprese di assicurazione.

Sebbene, in linea generale, anche per tali categorie di imprese si possono verificare correlazioni tra componenti del conto tecnico dei rami vita di un periodo d’imposta e componenti del conto non tecnico di periodi d’imposta successivi, si ritiene che il mancato richiamo di tale principio nell’ ambito dell’ articolo 7 sia stato dettato da evidenti motivi di semplificazione. Infatti, considerata la particolare struttura che caratterizza il conto economico delle imprese di assicurazione, con la suddivisione tra conti tecnici dei rami vita e danni e conto non tecnico e con l’ attribuzione pro quota dell’ utile degli investimenti a detti rami secondo percentuali calcolate con specifiche modalità, l’ applicazione del principio di correlazione sarebbe risultata eccessivamente complessa, oltre che poco significativa.

In conclusione, si conferma la non applicazione del principio di correlazione ai fini della determinazione della base imponibile IRAP delle imprese di assicurazione.

Fonte: Agenzia Entrate

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