sabato 31 maggio 2008

Beni oggetto di sequestro giudiziario: si applicano le regole dell'eredità giacente.

L'Agenzia delle Entrate illustra gli adempimenti tributari cui è tenuto il curatore fallimentare nominato custode di alcuni beni (si tratta, in particolare, di distributori stradali di carburante) rivendicati in giudizio da terzi, per i quali il giudice ordinario ha disposto il sequestro giudiziario ai sensi dell'art. 670 c.p.c..

(Risoluzione Agenzia delle Entrate 29/05/2008, n. 216/E)

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Gerico 2008: modalità più dettagliate per definire gli indicatori di normalità economica (Circolare n. 44/E del 29 maggio 2008).

Nuovi specifici indicatori di normalità economica per gli studi in vigore dal 2007. Per le ipotesi di incoerenza, confermate le cause giustificative già segnalate. In caso di adeguamento in dichiarazione, torna ad applicarsi la maggiorazione del 3%. Presenti, in Gerico 2008, presenti numerose funzionalità dirette a fornire ulteriori informazioni al contribuente in ordine alle modalità applicative dello studio di settore.

Questi alcuni dei contenuti della circolare n. 44/E del 29 maggio, con la quale vengono anche fornite istruzioni operative agli uffici.

Gli indicatori di normalità economica specifici definiti dall'articolo 10-bis, comma 2, della legge 146/1998

Nei nuovi studi di settore, approvati con decreti del 6 marzo 2008 e in vigore a decorrere dal periodo d'imposta 2007, è stata prevista, in ossequio al disposto dell'articolo 10-bis, comma 2, della legge 146/1998, l'introduzione di specifici indicatori di normalità economica, definiti con modalità più dettagliate rispetto agli indicatori di normalità introdotti ai sensi dell'articolo 1, comma 14, della legge 296/2006, in quanto basati su una specifica analisi economica che ha consentito una differenziazione dei relativi coefficienti non solo in relazione al cluster di appartenenza del contribuente ma anche, in alcuni casi, in funzione della presenza o meno di dipendenti e/o in base alla territorialità.

Pertanto, nella circolare viene precisato che le eventuali maggiori stime, derivanti dai predetti nuovi indicatori di normalità economica di cui all'articolo 10-bis, comma 2, della legge 146/1998, hanno la medesima valenza di quelle derivanti dalla tradizionale analisi di congruità operata dallo studio.

In caso di incoerenza rispetto agli indicatori di normalità, lo studio di settore determina maggiori ricavi/compensi che vengono sommati sia al valore puntuale che al valore minimo stimato dallo studio di settore, con la definizione di un unico livello di "congruità", risultante dall'applicazione della tradizionale analisi della congruità e della nuova analisi di normalità economica.

La circolare richiama alcune cause giustificative delle eventuali ipotesi di incoerenza ai nuovi indicatori di normalità economica, gia elencate nelle circolari 31/E e 38/E del 2007, nonché nel comunicato stampa dell'agenzia delle Entrate del 28 giugno 2007.

Con riguardo al nuovo indicatore "Incidenza dei costi residuali di gestione sui ricavi", viene precisato che una delle possibili cause giustificative dell'incoerenza a tale indicatore potrebbe essere costituita da un evento di carattere eccezionale o straordinario che potrebbe aver influito sul valore dei "costi residuali", ovvero dall'esistenza di particolari e non ordinarie componenti negative del reddito (quali, ad esempio, perdite su crediti o minusvalenze particolarmente rilevanti) che abbiano inciso sensibilmente sul numeratore dell'indice contribuendo alla incoerenza da esso rilevata.

A titolo di esempio, i maggiori ricavi stimati da tale indicatore potrebbero essere correlati all'esistenza di maggiori spese, relative ai veicoli, deducibili per l'anno 2006 ai sensi dell'articolo 15-bis, comma 9, del decreto legge 81/2007, convertito con modificazioni dalla legge 127/2007, rispetto a quelle introdotte dall'articolo 2, comma 71, del decreto legge 262/2006, convertito con modificazioni dalla legge 286/2006.

Versamento della maggiorazione del 3% per l'adeguamento in dichiarazione alle risultanze degli studi di settore

Con circolare 41/2007 era stato chiarito che, per il periodo d'imposta 2006, in caso di adeguamento in dichiarazione, la maggiorazione del 3% non trovava applicazione qualora il valore di riferimento era pari al ricavo o compenso minimo stimato da Gerico, tenendo conto degli indicatori di normalità economica di cui al comma 14 dell'articolo 1 della legge finanziaria per il 2007. La precisazione scaturiva dalla considerazione che gli indicatori di normalità avevano introdotto un'importante novità nella stima dei ricavi e compensi di tutti gli studi applicabili per il periodo d'imposta 2006 e, quindi, tale intervento era stato assimilato a un "nuovo studio" evoluto.

Nella circolare viene invece precisato che, per il periodo d'imposta 2007, decadono le predette cause e, pertanto, trova applicazione, in caso di adeguamento in dichiarazione alle risultanze dello studio, il versamento della maggiorazione del 3% così come previsto dall'articolo 2, comma 2-bis, del Dpr 195/1999.

Novità di Gerico 2008

La procedura Gerico 2008 presenta, rispetto allo scorso anno, numerose funzionalità dirette a fornire ulteriori informazioni al contribuente in ordine alle modalità applicative dello studio di settore.

I maggiori aspetti innovativi riguardano la migliore esposizione nella veste grafica delle informazioni inserite e dell'esito dei risultati, la visualizzazione di un prospetto riepilogativo dei dati contabili con l'evidenziazione delle informazioni che hanno contribuito alla rilevazione dell'anomalia riferita alla normalità economica e la possibilità di segnalare all'Amministrazione finanziaria l'eventuale non corretta applicazione, nel caso specifico, del singolo indicatore di normalità economica.

Per gli studi che trovano applicazione a decorrere dal periodo d'imposta 2007, il software Gerico, infatti, riconosce al contribuente la possibilità di segnalare, eventualmente, la "non applicazione", nel caso specifico, di uno o più indicatori di normalità economica o di "ricalcolare" il maggiore ricavo o compenso derivante dall'applicazione degli stessi, effettuando una valutazione sulle variabili che hanno contribuito a determinare la "non normalità".

Relativamente agli studi di settore in vigore già a decorrere dal periodo d'imposta 2006, Gerico 2008 offre esclusivamente la possibilità di segnalare l'eventuale "non applicazione" di uno o più indicatori, al caso specifico.

Il valore di riferimento evidenziato da Gerico ai fini della congruità resta, comunque, quello derivante dall'applicazione dell'analisi di congruità e normalità, non rilevando a tal fine le eventuali segnalazioni trasmesse all'amministrazione di cui il contribuente dovrà, in ogni caso, fornire dimostrazione, nella fase del contraddittorio con l'ufficio.

Imprese multiattività. Cessazione di una delle attività nel corso dell'anno

La semplificazione degli obblighi di annotazione separata, a opera del decreto dell'11 febbraio 2008, ha comportato conseguenze anche in relazione alle ipotesi di inizio o cessazione nel corso dell'anno di una delle attività esercitate. Nella circolare è stato precisato che tale situazione non costituisce più causa di esclusione dall'applicazione degli studi di settore.

Individuazione dell'"intervallo di confidenza" per gli studi cui si applicano gli indicatori di normalità di cui al comma 14 della legge 296/2006

Relativamente agli studi di settore nei cui confronti trovano applicazione gli indicatori di normalità economica di cui all'articolo 1, comma 14, della legge 296/2006, è stato precisato che se il valore di riferimento ai fini della congruità è costituito dai ricavi minimi aumentati dei maggiori ricavi o compensi derivanti dall'applicazione dei predetti indicatori di normalità, l'intervallo di confidenza in tal caso è rappresentato dai valori compresi tra il ricavo o compenso minimo derivante dall'applicazione dello studio di settore e il valore stesso aumentato dei maggiori ricavi o compensi derivanti dall'applicazione di detti indicatori.

Se, invece, il valore di riferimento ai fini della congruità è costituito dal ricavo puntuale (senza gli indicatori di normalità), allora l'intervallo di confidenza è delimitato dai valori compresi tra il ricavo o compenso minimo derivante dall'applicazione dello studio di settore e il ricavo o compenso puntuale di riferimento (senza considerare gli indicatori).


Fonte: Agenzia Entrate

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Slittano i termini per la trasmissione di 730, 770 e Unico.

Due settimane in più per l'invio del 730, oltre un mese di proroga per il 770 e ben due mesi per Unico. Possono allentare il passo Caf, professionisti e sostituti d'imposta impegnati nella corsa alla trasmissione delle dichiarazioni relative ai redditi 2007. Lo slittamento dei termini, comunicato ieri con una nota del ministero dell'Economia, trova conferma nel decreto legge, contenente il calendario aggiornato, approvato oggi in Consiglio dei ministri. Niente proroga per i contribuenti che presentano il 730, che dovranno dunque rispettare il termine del 3 giugno. Reintrodotto, con lo stesso decreto, il meccanismo della "prenotazione" per i bonus ricerca e "Visco sud".

Slitta dunque dal 25 giugno al 10 luglio il termine per l'invio telematico del 730 da parte di sostituti d'imposta, caf e professionisti abilitati e dal 3 giugno al 10 luglio quello relativo trasmissione del 770 semplificato. Ma la proroga più lunga riguarda Unico 2008, che potrà essere inviato entro il 30 settembre: ben due mesi in più, dunque, - la scadenza era prima fissata al 31 luglio - per i contribuenti che presentano in via telematica la dichiarazione unificata per imposte sui redditi, Iva e Irap e per gli intermediari che ne curano la trasmissione all'Agenzia.

Relativamente al 730 resta comunque fermo il termine per i contribuenti, che hanno ancora una manciata di giorni - fino al 3 giugno - per rivolgersi a un Caf o a un professionista abilitato.

Nessuno slittamento invece per i versamenti, che dovranno essere effettuati secondo il normale calendario, né per i rimborsi che i datori di lavoro erogheranno con la busta paga di luglio.

Nello stesso decreto legge, allo scopo di monitorare costantemente la spesa pubblica, trova posto anche la reintroduzione del meccanismo della prenotazione per accedere al credito d'imposta previsto per le imprese che investono nel Mezzogiorno in beni strumentali nuovi e al bonus per i progetti di ricerca.


Fonte: Agenzia Entrate

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Salvaguardia del potere di acquisto delle famiglie.

È in vigore dal 29 maggio 2008 il decreto legge che ha stabilito l’esenzione Ici per la prima casa, la detassazione in via sperimentale degli straordinari e le regole per la rinegoziazione dei mutui per la prima casa.

(decreto legge 27 maggio 2008 (gu n. 124 del 28 maggio 2008) )

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Calcolo del diritto camerale annuale con la dichiarazione Irap.

Le imprese iscritte nella sezione ordinaria del Registro delle imprese, determinano il diritto camerale annuale 2008 mediante l'applicazione dell'aliquota al fatturato indicato nella dichiarazione Irap 2008, con riferimento al periodo d'imposta 2007. I soggetti iscritti nella sezione speciale del Registro delle imprese versano il diritto annuale in misura fissa. Nella determinazione del fatturato, le imprese in contabilità semplificata devono tener conto di eventuali rettifiche fiscali derivanti dal Tuir.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Presentazione di Unico entro il 30 Settembre 2008.

L'Agenzia delle Entrate ha comunicato che l'opzione Irap potrà essere esercitata dalle società in nome collettivo, dalle società in accomandita semplice ed equiparate e dalle persone fisiche esercenti attività commerciali, entro il 31 Ottobre 2008. In data odierna verrà discusso nel Consiglio dei ministri il provvedimento relativo alla proroga delle scadenze per la presentazione del modello 770 semplificato e per la trasmissione telematica del modello 730 da parte dei Caf e dei professionisti abilitati; il documento riguarda anche la proroga del termine entro cui presentare il modello UNICO 2008, che viene posticipato al 30 Settembre 2008.

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Presunzione di acquisto ai fini IVA: esclusa la completa libertà di prova contraria.

La presunzione di acquisto di beni (ai sensi dell'art. 53, D.P.R. n. 633/1972), nell'ammettere la prova contraria del contribuente di aver ricevuto i beni in base ad un rapporto di rappresentanza, limita la dimostrazione della sussistenza di tale rapporto alla sola prova documentale di determinati atti tassativamente elencati.

(Cassazione civile Sentenza, Sez. Trib., 07/05/2008, n. 11110)

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venerdì 30 maggio 2008

Quesito: detraibilità spese mediazione immobiliare.

Nel 2007 ho acquistato la prima casa che tuttora è in fase di costruzione, usufruendo dell'intermediazione di un agenzia immobiliare.

Ho firmato il compromesso o contratto preliminare con l'immoliare che sta costruendo la casa. A parte l'agente immobiliare ha emesso regolare fattura, per le spese di mediazione immobiliare per vendita, che io ho pagato con assegno. Questo però non è dichiarato nel contratto preliminare.
Volevo cortesemente sapere se posso detrarre il 19% delle spese sostenute per la mediazione immobiliare acquisto della prima casa?

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Quesito: calcolo per attività di consulenza.

Percepisco una pensione di anzianità e gradirei fare attività di consulenza .
Nel calcolo di quanto devo richiedere come attivita' di consulenza mi è stato indicato di tener conto di alcuni parametri, quali la pensione lorda percepita e quella minima considerata per l' INPS e il reddito del lavoro autonomo, onde poter confrontare se l' aliquota del 30% applicata sulla pensione lorda risulti inferiore al 30% applicato sul reddito di lavoro autonomo .
Per avere questo confronto mi occorre conoscere l' importo minimo di pensione INPS. Dove posso trovare questo dato?

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Quesito: cartella esattoriale.

Nel 2004 avviai attivita autonoma con apertura partita IVA e iscrizione
camera di commercio, l'attività iniziò il 24 giugno ma la iscrizione alla
camera fu fatta a luglio, cmq se ne occupo il commercialista
Nel 2005 il commercialista compensò il diritto camera 2005 con i crediti
Unico 2005.

Il 15 aprile mi è arrivata una cartella esattoriale segnalando
2004 diritto camera di commercio non pagato
2005 diritto pagato in ritardo

Segnalata la cosa, il commercialista si recò alla camera di commercio e
disse che avevano fatto lo sgravio per il 2004 (avendo pagato la tassa), poi
è andato alla agenzia entrate a prendere la lista delle compensazioni ed è
ritornato di nuovo alla camera a dimostrare che era tutto a posto.
Mi ha però detto che per il 2004 dovrei pagare 20 euro di multa avendo
pagato il diritto d' ingresso in ritardo. Presumo sia perché ha fatto la
registrazione alla camera a Luglio anche se avevo avviato la attività il 24
giugno. Ma se tutta la pratica di apertura l'ha fatta il commercialista non
se n'è accorto che c'era una mora per il tardato pagamento ed evitarmi la
multa dopo? Non dovrebbe rifonderli lui 'sti soldi?

Poi, di tutta la storia degli sgravi dice che mi darà la copia scritta ma
non ho capito quando. Ci sono delle tempistiche affinché la camera di
commercio corregga l'errore?
La cartella esattoriale è stata presentatami dalla agenzia di riscossione e
quindi i 20 euro li dovrei versare a loro, ma il commercialista non mi ha
> ancora fatto sapere che devo fare, dice che se ne occupa lui: che devo fare
per capirci qualcosa?
Sapete com'è il 15 giugno terminano i 60 gg per pagare alla agenzia di
riscossione, il commercialista dice che la camera di commercio comunque
avviserà la agenzia di starsi fermi, ma io ho letto di tanti casini che
fanno questi agenti, e comunque se devo pagare i 20 euro li dovrò comunque
pagare entro il 15 giugno no? C'è qualcosa che posso fare per tutelarmi e
non ritrovarmi ipoteche sulla casa?

Poi altra cosa: sulla cartella esattoriale che ricevetti (consegnata al
portiere) non appare ALCUNA data di consegna. Telefonando alla agenzia di
riscossione mi dissero che evidentemente la carta carbone non ha funzionato
e quando il messo ha scritot la data sulla sua ricevuta non è passato in
copia carbone alla mia cartella 8che era in busta chiusa).
Insomma io come faccio per essere sicura che l'agenzia di riscossione abbia
la stessa data consegna che ho io e in caso di contestazione come mi tutelo
visto che non ho alcuna data di consegna sulla cartella esattoriale?

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giovedì 29 maggio 2008

Accertamento imposte sui redditi: Sentenza n. 12901 del 21 maggio 2008.

La recentissima sentenza 12901 del 21 maggio della Corte di cassazione apporta ulteriori contributi alla giurisprudenza in tema di accertamento delle imposte sui redditi chiarendo, in particolare, quale sia il legame che intercorre tra le metodologie (analitica e induttiva) di cui dispone l'Amministrazione finanziaria per procedere alla rettifica delle dichiarazioni dei redditi d'impresa.

La questione interpretativa sulla quale si controverte origina da un contenzioso tra una Srl e l'ufficio accertatore circa la legittimità di una rettifica della dichiarazione condotta in via induttiva, ossia avvalendosi di semplici indizi privi, secondo l'assunto del contribuente ricorrente, dei requisiti che possano configurare l'esistenza di una prova presuntiva.

Ancora una volta i giudici di legittimità sono chiamati a definire - chiarendo la ratio dell'articolo 39, comma 1, del Dpr 600/1973 - quale sia il contenuto del metodo induttivo e in che rapporto di legittima compatibilità si ponga rispetto al metodo analitico, dal momento che entrambi sono strumenti posti dall'ordinamento tributario a disposizione degli uffici deputati a esercitare la funzione accertativa.

Considerando la delicatezza e le difficoltà del contenuto del compito da assolvere, il legislatore ha privilegiato la sostanza rispetto alla forma legittimando il ricorso a entrambi gli strumenti, nobilitando l'acquisizione probatoria anche fondata su indizi e lasciando al contribuente l'opzione confutatoria dell'operato fiscale attraverso l'inversione dell'onere della prova.

Il verdetto consegue, si è detto, a un ricorso avanzato da una società che espone di aver subito un accertamento con cui l'ufficio delle Entrate, sulla scorta delle risultanze di un verbale di constatazione della Guardia di finanza, ha definito a suo carico maggiori imposte da versare e irrogato le correlative sanzioni rilevando la realizzazione di doppia fatturazione, in parte registrata in contabilità nell'importo reale e in parte consegnata al fornitore per consentire l'aumento dei costi.

Il carattere fittizio delle fatture, in assenza di assolvimento dell'onere probatorio da parte del contribuente, ha motivato il provvedimento dell'Amministrazione, ritenuto dalla Suprema corte manifestamente fondato.

La pronuncia è in linea con l'orientamento manifestato più volte in materia (ex multis: Cassazione, sentenza 28342/2005) teso ad affermare come in materia di accertamento d'imposta sui redditi, giusta quanto previsto dall'articolo 39, comma 1, l'esistenza di attività non dichiarata è desumibile anche sulla base di presunzioni semplici fondate su indizi.

La presunzione, a sua volta, determina l'inversione dell'onere della prova (Cassazione 9755/2003, 17016/2002) e, nello specifico, legittima l'esercizio del potere di accertamento induttivo (Cassazione 11645/2001, 1628/1995), non perché l'Amministrazione finanziaria non abbia l'onere di dimostrare la fondatezza della propria pretesa impositiva (Cassazione 7477/2002, 8459/2000), ma perché tale prova può essere data ricorrendo ad altri elementi (nel caso concreto, le scritture contabili del fornitore dell'impresa).

Ciò legittima lo spostamento a carico del contribuente - malgrado l'avvenuta esibizione di scritture contabili formalmente corrette (Cassazione 6337/2002) - l'onere di provare l'infondatezza della pretesa fiscale (Cassazione 4601/2002).


Fonte: Agenzia Entrate

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Taglio ICI e detassazione straordinari: decreto legge 93 del 27 maggio.

Tre miliardi di euro per tutelare il potere di acquisto delle famiglie. Da oggi in vigore il pacchetto fiscale messo a punto dal Governo, che prevede il taglio dell'Ici sulla prima casa e la detassazione degli straordinari. La manovra di primavera è contenuta nel decreto legge 93/2008 pubblicato ieri in Gazzetta Ufficiale. Il provvedimento, composto da sei articoli, include il prestito ponte all'Alitalia e la rinegoziazione dei mutui e fornisce una mappa dettagliata della copertura dei costi delle misure varate dal Cdm di Napoli la scorsa settimana.

I fondi per il finanziamento della detassazione dell'Ici e delle componenti variabili della retribuzione ammontano a circa 2,4 miliardi di euro per il 2008 e 2,2 miliardi per il 2009. Questi derivano dalla riconversione del piano per le infrastrutture in Calabria e Sicilia, che consente un risparmio di 1,4 miliardi, e dal rimodellamento di alcune disposizioni dell'ultima Finanziaria e del decreto "milleproroghe".

Abolizione dell'Ici sulla prima casa e stop all'aumento dei tributi locali

Sul versante dell'abolizione dell'Ici sull'abitazione principale, per far fronte agli 1,7 miliardi di gettito fiscale in meno per gli enti locali, il decreto prevede un piano di rimborso per i Comuni tramite un fondo ad hoc inserito nel bilancio del ministero dell'Interno. I criteri e le modalità di erogazione delle somme verranno stabiliti entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore del dl fiscale.

Restano escluse dal taglio dell'imposta le abitazioni signorili (A1), le ville (A8) e i castelli (A9). Lo sgravio dell'Ici valica il limite della nozione letterale di "abitazione principale". L'esonero è infatti esteso anche ad alcune ipotesi a essa assimilabili. Sono riconducibili alla nozione di unità immobiliare adibita a dimora abituale del contribuente anche alcune precise tipologie di immobili, tra cui quelli delle cooperative edilizie a proprietà indivisa, adibiti a abitazione principale dai soci assegnatari, gli immobili degli Iacp regolarmente assegnati, l'ex casa coniugale assegnata al coniuge separato o divorziato. In quest'ultimo caso, l'equiparazione prevista in favore del coniuge non assegnatario vale purché lo stesso non possieda l'abitazione principale nello stesso comune dove è ubicata l'ex casa coniugale. La misura include anche gli immobili che i regolamenti comunali assimilano ad abitazioni principali, tra cui le case possedute a titolo di proprietà o di usufrutto da anziani o disabili che acquisiscano la residenza in istituti di ricovero o sanitari a seguito di ricovero permanente, a condizione che le abitazioni non risultino locate. Inoltre, resta ferma la possibilità per i Comuni di considerare come abitazioni principali quelle concesse in uso gratuito a parenti in linea retta o collaterale, stabilendo il grado di parentela.

Restano congelate le addizionali e gli aumenti di tributi e aliquote per regioni ed enti locali, in attesa della definizione dei contenuti del nuovo patto di stabilità interno. Non rientrano nel blocco gli aumenti destinati alle regioni in deficit e quelli inseriti negli schemi di bilancio di previsione già presentati dalle Giunte al Consiglio per l'approvazione.

Detassazione sperimentale di straordinari e premi di produttività

Dal primo luglio al 31 dicembre di quest'anno i lavoratori del settore privato pagheranno in via sperimentale un'imposta del 10% su straordinari e premi produttività entro il limite complessivo di 3mila euro lordi. Nel dettaglio, rientrano nel nuovo piano di tassazione le somme erogate dalle aziende per prestazioni di lavoro straordinario, supplementare o per prestazioni rese in base a clausole elastiche e riferite esclusivamente a contratti di lavoro a tempo parziale. L'agevolazione si applica soltanto ai lavoratori del settore privato che hanno un reddito da lavoro dipendente non superiore, relativamente al 2007, a 30mila euro. La manovra consente aumenti in busta paga tra 200 e 800 euro l'anno.

Mutui prima casa rinegoziabili

Entro 30 giorni, il ministero dell'Economia e l'Abi stipuleranno una convenzione che permetterà la rinegoziazione dei mutui a tasso variabile accesi per l'acquisto, la costruzione e la ristrutturazione dell'abitazione principale. Questa misura, applicabile dalla prima rata successiva al primo gennaio 2009, comporta la riduzione dell'importo delle rate del mutuo a un ammontare pari a quello della rata ottenuta applicando all'importo originario del mutuo il tasso d'interesse risultante dalla media aritmetica dei tassi applicati in base al contratto del 2006. La somma così calcolata resta invariata per tutta la durata del mutuo.

La differenza tra l'importo della rata dovuta secondo il piano originario di ammortamento e quello risultante dalla rinegoziazione è addebitata su un conto di finanziamento accessorio al tasso che si ottiene in base all'Irs a 10 anni, alla data di rinegoziazione, maggiorato di uno spread dello 0,50 per cento. Nell'ipotesi in cui il saldo sia a favore del mutuatario, la differenza sarà imputata a credito sul conto di finanziamento accessorio.

L'eventuale debito del conto accessorio sarà rimborsato dal cliente con rate costanti di importo uguale all'ammontare della rata. Le banche e gli intermediari finanziari che aderiscono alla convenzione avranno da oggi tre mesi di tempo per formulare ai clienti le proposte di rinegoziazione. Queste ultime sono esenti da imposte e tasse. Banche e intermediari finanziari non dovranno applicare costi ai clienti.

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Rincaro nei diritti camerali annuali.

Il diritto annuale, da versare entro il 16 Giugno 2008 a favore delle Camere di Commercio, a fronte dell'iscrizione nel Registro delle Imprese, subisce quest'anno un forte aumento; tale notevole incremento è dovuto alla revisione degli importi in misura fissa, alla variazione agli scaglioni fatturato con le relative aliquote e all'eliminazione della clausola di salvaguardia. L'importo del diritto annuale, relativo agli imprenditori individuali, passa da 93 euro dell'anno scorso, a 200 euro per l'anno 2008.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Deduzioni difensive del contribuente.

Ove il contribuente presenti deduzioni difensive, l'Ufficio - qualora non le accetti - deve emettere un atto di irrogazione di sanzioni avverso il quale il contribuente può proporre ricorso giurisdizionale davanti alla Commissione tributaria e, solo in caso di omesso ricorso o reiezione dello stesso, può iscrivere l'importo a ruolo.

(Commissione tributaria provinciale Torino, Sentenza, Sez. X, 16/05/2008, n. 36)

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Operazioni esenti IVA: nessuna dispensa dall'obbligo della dichiarazione annuale.

L'art. 36-bis, D.P.R. n. 633/1972, esonera dagli obblighi di fatturazione e registrazione delle operazioni esenti, a condizione che il contribuente ne abbia data preventiva comunicazione all'ufficio, fermo restando l'obbligo della dichiarazione annuale.

(Cassazione civile Sentenza, Sez. Trib., 15/05/2008, n. 12198)

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Legittimi gli accertamenti degli uffici in presenza di deduzioni indimostrate dal professionista: Sentenza n. 11750 del 12 maggio 2008.

Con la sentenza 11750 del 12 maggio 2008, la Corte di cassazione è tornata a pronunciarsi sul tema della valenza probatoria delle risultanze delle indagini bancarie e finanziarie eseguite dagli uffici dell'Amministrazione finanziaria nei confronti dei "professionisti".

La pronuncia dei giudici - riferita al quadro legislativo esistente anteriormente alle modifiche normative in tema di indagini finanziarie apportate dalla legge 311/2004 (Finanziaria 2005)(1) - ha riconosciuto la legittimità dell'avviso di accertamento emesso dall'Amministrazione finanziaria nei confronti di un professionista affermando il principio secondo cui "…la rettifica, fondata sui singoli dati ed elementi risultanti dai conti (dati da cui non sono esplicitamente esclusi i prelevamenti), è legittima e valida, se il contribuente non dimostra che [di tali dati ed elementi] ha tenuto conto per la determinazione del reddito soggetto a imposta o che non hanno rilevanza allo stesso fine".

La sentenza in commento aderisce all'orientamento della giurisprudenza della Suprema corte secondo cui le presunzioni legali - suscettibili di prova contraria - previste dalle disposizioni contenute nell'articolo 32, comma 1, n. 2) del Dpr 600/1973 (nella formulazione anteriore alle recenti modifiche) sono di per sé applicabili ai professionisti.

Più precisamente, secondo la giurisprudenza di legittimità(2) i dati raccolti dall'ufficio in sede di accesso ai conti correnti bancari di un professionista consentono, in virtù della presunzione contenuta nella citata disposizione, di imputare gli elementi risultanti dai conti correnti direttamente a "compensi" dell'attività di lavoro autonomo svolta dallo stesso professionista, salva la possibilità per quest'ultimo di provare che determinati accrediti non costituiscono proventi della detta attività.

La questione di diritto

Sovente la Suprema corte è stata chiamata a pronunciarsi sull'utilizzo delle presunzioni previste in tema di indagini bancarie e finanziarie nei confronti dei professionisti.

In particolare, la fattispecie esaminata dalla Cassazione con la pronuncia in esame concerne la questione dell'applicabilità o meno nei confronti dei professionisti della presunzione legale contenuta nell'articolo 32, comma 1, n. 2), del Dpr 600/1973 secondo cui sono posti come "ricavi" a base delle rettifiche e degli accertamenti, se il contribuente non ne indica il soggetto beneficiario, i prelevamenti annotati negli stessi conti e non risultanti dalle scritture contabili.

La questione traeva spunto dalla circostanza che la precedente formulazione letterale del citato articolo 32, faceva riferimento ai soli "ricavi", termine che tecnicamente individuava gli introiti delle imprese e non quelli degli esercenti arti e professioni.

I giudici di legittimità hanno affrontato e risolto la questione affermando che "l'uso della parola ricavi (…) non è sufficiente per concludere che la presunzione legale ricavabile tanto dai versamenti quanto dai prelevamenti si riferisca solo al reddito d'impresa, non a quello di lavoro autonomo". Del resto, precisa la Cassazione, "l'espressione singoli dati ed elementi risultanti dai conti contenuta nel corpo di frase, pacificamente riferibile anche ai lavoratori autonomi, comprende i prelevamenti".

Le argomentazioni della Suprema corte - riferite a un quadro normativo non più in vigore - vanno lette in considerazione dell'attuale assetto legislativo in tema di indagini bancarie e finanziarie, vigente dal 1° gennaio 2005 e risultante dalle modifiche alla normativa del settore che sono state apportate dall'articolo 1, commi da 402 a 404, della legge 311/2004.

Normativa attuale

Il modello di indagini bancarie e finanziarie previsto dal nuovo articolo 32 del Dpr 600/1973 (in materia di imposte sui redditi) ha espressamente previsto l'applicabilità nei confronti dei titolari di reddito di lavoro autonomo (professionisti) della presunzione secondo cui i prelevamenti o gli importi riscossi sono considerati come "compensi".

In particolare, l'attuale formulazione dell'articolo 32 - comma 1, n. 2) - prevede che "I dati ed elementi attinenti ai rapporti e alle operazioni (…) sono posti a base delle rettifiche e degli accertamenti previsti dagli articoli 38, 39, 40 e 41 se il contribuente non dimostra che ne ha tenuto conto per la determinazione del reddito soggetto a imposta o che non hanno rilevanza allo stesso fine; alle stesse condizioni sono altresì posti come ricavi o compensi a base delle stesse rettifiche e accertamenti, se il contribuente non ne indica il soggetto beneficiario e semprechè non risultino dalle scritture contabili, i prelevamenti o gli importi riscossi nell'ambito dei predetti rapporti od operazioni".

L'espresso riferimento ai "compensi", termine che tecnicamente individua gli introiti dei professionisti, ha sciolto il dubbio - risolto, peraltro, dalla sentenza in commento della Cassazione - se i prelevamenti e gli importi riscossi emergenti dai conti correnti e non risultanti dalle scritture contabili potevano essere posti come "compensi" a base di una rettifica o accertamento in aumento del reddito di lavoro autonomo (artigiano o professionista).

Tale previsione trova la sua giustificazione giacché le somme prelevate o gli importi riscossi e risultanti dalle movimentazioni bancarie e finanziarie del contribuente possono rivelare l'esistenza di spese non dichiarate riferibili a prestazioni di servizi rese e non risultanti dalle scritture contabili, cui possono far seguito, a loro volta, compensi non dichiarati nell'ambito della specifica attività esercitata.

Resta fermo, che l'operatività delle presunzioni previste in materia di indagini bancarie e finanziarie presuppone l'esistenza di dati, notizie e documenti risultanti dai rapporti od operazioni effettuate dal contribuente con banche e altri intermediari finanziari, che non sono transitati nelle scritture contabili e di cui non viene fornita alcuna giustificazione.

NOTE:

1) Le modifiche apportate dall'articolo 1, commi da 402 a 404, della legge 30 dicembre 2004 all'articolo 32 del Dpr 600/1973 e all'articolo 51 del Dpr 633/1972 hanno ampliato le informazioni accessibili da parte dell'Amministrazione finanziaria che possono riguardare qualunque operazione esistente tra il cliente-contribuente e l'operatore finanziario e, quindi, non solo quelle connesse al rapporto di conto intrattenuto dal cliente-contribuente, ma anche quelle relative alle operazioni fuori conto.

Sotto il profilo soggettivo, è stata ampliata la categoria degli operatori finanziari interessati dalle richieste di informazioni da parte del Fisco. Le richieste di dati, notizie e documenti possono essere destinate alle banche, società Poste italiane Spa, per le attività finanziarie e creditizie, agli intermediari finanziari, alle imprese di investimento, agli organismi di investimento collettivo del risparmio, alle società di gestione del risparmio e alle società fiduciarie. In proposito, cfr. circolare 32/2006.

2) Cfr. Cassazione, sentenza 4601/2002.



Fonte: Agenzia Entrate

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Dichiarazione sostitutiva 5 per mille.

Si avvicina il 90° minuto per le associazioni sportive dilettantistiche e le fondazioni culturali che sono interessate al 5 per mille per gli anni 2006 e 2007. Scade infatti il 30 maggio prossimo il termine per la presentazione all'agenzia delle Entrate delle dichiarazioni sostitutive necessarie per dimostrare il possesso di tutti i requisiti che permettono di accedere alla ripartizione del 5 per mille. In particolare gli anni 2006 e 2007 per le associazioni sportive dilettantistiche riconosciute dal CONI e, soltanto il 2007, per le fondazioni nazionali a carattere culturale. Questa procedura si è resa necessaria per far rientrare tra i beneficiari questi enti, originariamente esclusi, e successivamente ammessi al riparto con disposizioni di legge varate alla fine del 2007.

A inviare la dichiarazione sostitutiva sono tutte le associazioni già candidate nell'elenco del volontariato per gli anni di riferimento. Il documento dovrà essere trasmesso, tramite raccomandata con ricevuta di ritorno, alla direzione regionale dell'agenzia delle Entrate territorialmente competente. Sul sito internet dell'Amministrazione finanziaria, a disposizione delle associazioni tre diversi modelli per la dichiarazione sostitutiva: i primi due riguardano le associazioni sportive dilettantistiche e si riferiscono alle annualità 2006 e 2007; il terzo interessa le fondazioni nazionali di carattere culturale.

Perché la dichiarazione sia considerata valida, l'associazione deve anche allegare una copia del documento di riconoscimento del legale rappresentante dell'ente e, nel caso delle associazioni sportive interessate all'ammissione al riparto sia per il 2006 che per il 2007, la dichiarazione deve essere presentata per ogni anno.

Si ricorda, inoltre, che per il 2008 soltanto gli enti del volontariato sono tenuti all'invio della dichiarazione sostitutiva che dovrà essere effettuata entro il 30 giugno. La dichiarazione consente all'Amministrazione di verificare la persistenza dei requisiti per l'ammissione all'elenco che dovranno già sussistere al momento dell'iscrizione.


Fonte: Agenzia Entrate

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Deduzione dei costi per le auto concesse in benefit.

In data 24 Maggio 2008, l'Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti in tema di deduzione dei costi auto; è stato stabilito che la percentuale di deducibilità del 90 per cento, relativa alle auto concesse in benefit, deve essere applicata sull'integrale ammontare delle spese sopportante, senza prendere in considerazione la somma tassata in capo al dipendente. Inoltre, la parte imponibile della plusvalenza, con riferimento ai veicoli riscattati da leasing, viene determinata in funzione del rapporto tra canoni dedotti e canoni totali.

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Slittamento del 770 al 10 Luglio 2008.

A seguito dell'annuncio effettuato dal sottosegretario all'Economia, si attende ora un provvedimento di proroga inerente la presentazione del 770 semplificato e la consegna del 730 da parte dei Caf o degli intermediari alle Entrate. Tali scadenze verranno probabilmente posticipate al 10 Luglio 2008.

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Quesito: richiesta rimborso IVA.

LA MIA ATTIVITA' PRINCIPALE E' IL MEDIATORE CREDITIZIO CON DITTA INDIVIDUALE. VOLEVO HO ISTALLATO UN IMPIANTO FOTOVOLTAICO DA 48,720 kW SU UN TERRENO DATOMI IN COMODATO D'USO GRATUITO DA MIA MOGLIE. L'IMPIANTO MI E' COSTATO CIRCA 300.000,00 + IVA (CIRCA 30.000,00 DI IVA). LE FATTURE SONO STATE DA ME PAGATE ALLA DITTA ISTALLATRICE NELL'ANNO 2007.
HO FATTO DOMANDA ALLA CAMERA DI COMMERCIO DI BARI PER PER ESSERE ISCRITTO NELLE ATTIVITA' SECONDARIIE DI PRODUZIONE DI ENERGIA ELETTRICA E MI HANNO DETTO CHE NON ESISTE ALCUN CODICE PER POTERLO FARE, PERTANTO MI HANNO RIGETTATO 'ISCRIZIONE.
CON IL MIO CONSULENTE ABBIAMO PRESENTATO LA DOMANDA DI RIMBORSO IVA ALL'UFFICIO DELLE ENTRATE DEL NOSTRO PAESE, IN DATA 16 MAGGIO 2008 MI E' STATA RESPINTA PER LE MOTIVAZIONI CHE APPRESSO VI SPIEGHERO'. L'IMPIANTO E' STATO MESSO IN FUNZIONE IL 18 MARZO 2008 CON TUTTE LE AUTORIZZAZIONI NECESSARIE ( LICENZA DI OFFICINA ELETTRICA RILASCIATA DALL'U.T.F. CONVENZIONE G.S.E. CONTRATTO ENEL ECC.). IL 17 MAGGIO 2008 HO FIRMATO LA CONVENZIONE CON IL GSE PER IL RITIRO DEDICATO MA NON HO ANCORA RICEVUTO IL PAGAMENTO DI NESSUNA FATTURA.

LE MOTIVAZIONI DEL RIGETTO SONO LE SEGUENTI:
1)L'ESISTENZA E LA NON OPERATIVITA' DELL'ATTIVITA' DI PRODUZIONE DI ENERGIA ELETTRICA;
2) LA NON CORRISPONDENZA TRA LA NATURA DEL CREDITO RICHIESTO E L'ATTIVITA' ESERCITATA;
3) IL NON SODDISFACIMENTO DEI REQUISITI PREVISTI CHE DETERMINANO LA LEGITTIMAZIONE A RICHIEDERE IL RIMBORSO.
CHIEDO ALCUNI CONSIGLI SULLE DECISIONI PRESE DALL'AGENZIA DELL'ENTRATE E CHIEDO SE CI SONO POSSIBILITA' PER RECUPERARE L' I.V.A.

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Quesito: presentazione modello 730.

posso presentare tutta la documentazione per il modello 730 al mio commercialista dopo il 31 maggio?

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Quesito: agevolazioni per mediazione immobiliare.

Vorrei sapere se avendo pagato l’agenzia immobiliare 5400 euro per l’acquisto della prima casa ho diritto a una detrazione pari al 19% di 5400 euro o al 19% di 1000 euro. Non ho capito se 1000 euro è la massima detrazione possibile o il massimo importo su cui è applicabile la detrazione.

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mercoledì 28 maggio 2008

Quesito: tassa doganale auto iscritto AIRE.

sono iscritto all'aire e lavoro in kuwait se voglio portare una automobile di mia proprietà in italia devo pagare la tassa doganale?
ed se eventualmente no se decido di rientrare in italia in un secondo momento e non sono piu iscritto la devo pagare in un secondo momento?

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Quesito: detrazione abbonamento mezzi pubblici.

vorrei sapere dove devo indicare limport per la detrazione dell'importo dell'abbonamento ai mezzi pubblici

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Quesito: congiunzione contributi.

Mia madre sono 44 anni che lavora in regola. Ha 19 anni di contributi versato con Inpdap e 23 con INPS non si riesce a fare la congiunzione dei contributi a chi mi posso rivolgere per portare a termine questo calvario visto che i CAAF di qualsiasi sigla sindacale non sono stati in grado nemmeno di far partire la pratica di pensionamento???? HAi qualche buon consiglio?? Tra l'altro il posto dove lavora mia madre è in fase di smobilitamento quindi a 60 anni suonati mia madre non ha nemmeno più una sede fissa di lavoro e la spostano di continuo. Come ci dobbiamo comportare???

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Quesito: riabilitazione da elenco protesti.

nel 2004 o 2003 non ricordo, feci un assegno che andò all'incasso mi pare alla scadenza per il termine di pagamento ultimo. Nonostante questo venni protestata (lo seppi a distanza di anni quando feci una richiesta di finanziamento); nessuno mi aveva detto la procedura burocratica da fare oltre alla raccomandata alla questura. La cancellazione presso la camera di commercio costa, il beneficiario dell'assegno mi ha spedito tempo fa tutta la documentazione compreso il titolo assegno ma non mi è mai arrivato nulla e così sono solo in possesso di una sua dichiarazione. Premetto che l'assegno era di 500euro. Ora... come mi conviene muovermi? Posso provare lo stesso ad aprire una partita iva che mi servirebbe per lavoro? Se procedo alla cancellazione e cerco di fare veloce, dopo quanto posso aprire la partita iva?
Le segnalazioni nelle banche dati delle banche, dopo quanto vengono cancellate in modo tale che io risulti nuovamente "pulita"?

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Quesito: reverse charge servizi UE.

Sono un architetto libero professionista sto svolgendo attività di
progettazione e di consulenza per una società tedesca di costruzioni che
lavora in Nigeria e fattura il cliente nigeriano.
Vorrei cortesemente sapere se le mie fatture alla società tedesca devono
essere esenti dall'IVA
come loro mi dicono di fare in quanto (ai sensi della legge europea)si
applicherebbe una clausola
chiamata REVERSE CHARGE considerato che il cliente nigeriano è il ricevente
ultimo del servizio professionale da me eseguito.

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lunedì 26 maggio 2008

Tax free acquisto da privati UE.

Come è noto, per gli acquisti di beni di consumo effettuati in Italia, i viaggiatori stranieri, residenti o domiciliati fuori della Comunità europea, quando ricorrono i presupposti stabiliti dall'articolo 38-quater del Dpr 633/1972, non sono gravati dell'Iva. Più precisamente, per tali acquisti, la normativa italiana non prevede un sistema di rimborso dell'imposta da parte dell'Amministrazione finanziaria, ma la loro diretta detassazione ad opera del venditore nazionale.

La legge 28/1997, fra l'altro, ha ampliato la platea dei contribuenti che hanno diritto all'agevolazione, riconoscendo il beneficio anche ai cittadini di nazionalità italiana residenti o domiciliati fuori della Comunità (ad esempio, in Svizzera) per ragioni di lavoro.

In particolare, per non far gravare l'Iva sul viaggiatore extracomunitario, il legislatore ha previsto due distinte procedure: l'una consiste nel non applicare l'Iva al viaggiatore straniero al momento della cessione del bene, l'altra, alternativa alla prima, comporta l'addebito dell'imposta e il suo successivo rimborso da parte dell'operatore nazionale.

Nella fattispecie, il venditore può non applicare l'Iva ai sensi dell'articolo 38-quater in presenza delle seguenti condizioni:

l'acquisto deve essere effettuato per un importo superiore a 154, 97 euro (può trattarsi anche di più beni, purché acquistati presso lo stesso esercizio commerciale)

sulla fattura devono essere riportati gli estremi del passaporto (o di altro documento) che attesti la circostanza che l'acquirente risiede o è domiciliato fuori della Comunità

i beni devono essere di natura, qualità e quantità tale da poterli considerare destinati all'uso personale e familiare

entro tre mesi dalla vendita, i beni devono uscire dal territorio doganale della Comunità, trasportati nei bagagli personali

entro quattro mesi, deve essere restituita al cedente la fattura munita del visto doganale di uscita dalla Comunità.

Se nel termine stabilito il venditore non riceve la fattura con il visto di uscita della dogana, lo stesso ha l'obbligo di regolarizzare contabilmente l'operazione e versare l'imposta.

Anche allo scopo di evitare tale rischio, purché ricorrano i medesimi presupposti, l'operatore nazionale, come anticipato, può addebitare l'imposta al viaggiatore straniero, provvedendo al suo successivo rimborso dopo aver ricevuto la fattura vistata dall'ufficio doganale di uscita dalla Comunità. In questo caso, devono essere effettuate le variazioni in diminuzione dell'Iva a debito già contabilizzata nel registro delle fatture emesse.

Nell'ambito di questa procedura, poi, generalmente intervengono, come soggetti intermediari, le società di tax refund o tax free.

Queste società, inserendosi nel rapporto tra venditore e acquirente, da un lato rendono più agevole al viaggiatore straniero il recupero dell'Iva, dall'altro garantiscono al venditore la regolarità dell'operazione.

In particolare, le società di tax refund provvedono a rimborsare direttamente l'imposta (al netto di una provvigione) ai viaggiatori dopo aver ricevuto la fattura vistata dalle autorità doganali ed effettuato il controllo dei requisiti previsti dall'articolo 38-ter. In alcuni casi, quando è presente un apposito ufficio della società di tax refund, come nei principali aeroporti e valichi di frontiera, l'Iva è rimborsata in contanti; diversamente, il servizio fornito al viaggiatore straniero consiste nel garantire un rimborso più sollecito dell'Iva in nome e per conto degli operatori nazionali a esse associati. Occorre precisare che, perché possa intervenire la società di tax refund, il viaggiatore straniero, su proposta del venditore, deve sottoscrivere un apposito modulo di accettazione del servizio offerto e delle condizioni che gli vengono proposte.

Quando l'Iva non è rimborsata in contanti alla frontiera presso gli appositi botteghini, il cedente emette una fattura che reca il logo della società di tax refund alla quale è associato, ed è a quest'ultima che l'acquirente deve spedire o consegnare la fattura munita del visto dell'ufficio doganale.

In sostituzione della fattura, il cedente può rilasciare un documento denominato "tax free shopping chèque", che, contenendo tutti gli elementi previsti per la fattura, costituisce titolo per il rimborso (risoluzione 601594/1989).

Riguardo la specifica attività di queste società (per la quale non è prevista alcuna autorizzazione amministrativa), si fa presente che, anche allo scopo di rendere agevole la tenuta della contabilità da parte degli esercenti associati, l'Amministrazione finanziaria ha fornito alcune istruzioni operative.

In sintesi, le società di tax refund devono effettuare i seguenti adempimenti:

raccogliere le fatture nei botteghini o tramite cassette

verificare che le fatture abbiano il "visto di uscita" dell'ufficio doganale apposto entro tre mesi dalla data di acquisto

riportare la data di ricezione sulle fatture e memorizzare le stesse su supporti magnetici

trasmettere all'operatore sia gli originali delle fatture, sia un estratto conto riepilogativo delle fatture emesse in un determinato periodo per i conseguenti aggiustamenti contabili.


Fonte: Agenzia Entrate

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Benefici fiscali resistenti all'estinzione anticipata del finanziamento: Sentenza n. 9931 del 16 aprile 2008.

Colui il quale sia debitore, in base a un contratto di finanziamento, ha facoltà di adempiere anticipatamente l'obbligazione risarcitoria assunta senza limiti di tempo. L'esercizio di tale facoltà non produce l'esclusione dei benefici fiscali ed è esente dal pagamento delle imposte sostitutive dell'imposta di registro, ipotecaria e bollo, anche se viene esercitata prima della durata minima contrattuale considerata dalla norma fiscale agevolativa. In tal senso si è espressa la Suprema corte con la sentenza n. 9931 del 16 aprile 2008.

L'imposta sostitutiva sui finanziamenti, sostitutiva delle imposte di registro, di bollo, ipotecarie e catastali e delle tasse sulle concessioni governative, si applica secondo le aliquote previste dall'articolo 18 del Dpr 601/1973, alle "…operazioni relative ai finanziamenti a medio e lungo termine…effettuate da aziende e istituti di credito…".

Si precisa che sono considerate a medio e lungo termine le operazioni di finanziamento la cui durata contrattuale è stabilita in più di diciotto mesi.

Pertanto, l'applicabilità del regime fiscale di cui agli articoli 15 e seguenti del Dpr 601/1973 - e quindi dell'imposta sostitutiva sui finanziamenti - è subordinata alla sussistenza di due requisiti:

il primo di carattere soggettivo, consistente nella provenienza dei finanziamenti da "…aziende e istituti di credito…" e altri soggetti individuati dalla normativa di settore

il secondo di carattere oggettivo, costituito dalla natura delle operazioni, vale a dire "…finanziamenti a medio e lungo termine…", la cui durata contrattuale sia stabilita in più di diciotto mesi.

Con la sentenza in esame, la Cassazione si è nuovamente pronunciata in merito alla compatibilità o meno con il trattamento agevolato di cui agli articoli 15 e seguenti del Dpr 601/1973 delle clausole contrattuali che attribuiscono espressamente al soggetto finanziato la facoltà di recedere dal rapporto di finanziamento prima della durata minima stabilita ex-lege mutando orientamento rispetto alla precedente sentenza (Cassazione, sentenza 11165/2005).

In tale pronuncia, la Corte di cassazione aveva infatti ritenuto che il regime agevolativo in parola non fosse applicabile alle pattuizioni, le quali, pur prevedendo, in ossequio al dettato normativo, una durata del finanziamento superiore ai diciotto mesi, contengano una clausola che consenta al soggetto finanziato di risolvere anticipatamente il rapporto attraverso l'estinzione del debito prima del decorso della durata minima stabilita ex lege, atteso che tale pattuizione viene a privare l'operazione della necessaria caratteristica temporale richiesta dalla disposizione agevolatrice.

La recente sentenza della Cassazione, invece, è pervenuta a conclusioni opposte, sulla scorta della interpretazione della normativa sopravvenuta rispetto al citato orientamento giurisprudenziale.

Infatti, il decreto legge 7/2007 - recante, tra le altre, misure urgenti per la tutela dei consumatori - ha previsto il divieto di apporre clausole penali in caso di estinzione di mutui immobiliari e la portabilità dei mutui con relativa surrogazione; da ciò sembra evincersi la volontà del legislatore di rafforzare il favor debitoris nell'ambito dei rapporti scaturenti da operazioni di finanziamento.

Tale disciplina pone una deroga a quella prevista dall'articolo 40 del Testo unico bancario, il quale testualmente prevede che: "i debitori hanno facoltà di estinguere anticipatamente, in tutto o in parte, il proprio debito, corrispondendo alla banca esclusivamente un compenso omnicomprensivo per l'estinzione contrattualmente stabilito".

Rebus sic stantibus, si evince, in una prospettiva di esegesi civilistica, che la facoltà di adempimento anticipato da parte del debitore è prevista e riconosciuta ex lege, a prescindere dalla circostanza che la stessa sia espressamente prevista in una clausola contrattuale.

In ossequio al perseguimento dell'obiettivo di garantire il favor debitoris, la Corte ritiene che l'adempimento anticipato del debitore, costituendo un'espressione dell'ordinario svolgimento del rapporto obbligatorio, non è ex se incompatibile con l'agevolazione di cui agli articoli 15 e seguenti del Dpr 601/1973.

Vale a corroborare tale conclusione, la considerazione che in caso contrario si avrebbe una evidente disparità di trattamento tra l'adempimento anticipato che, se finalizzato alla surrogazione ex articolo 1202 del Codice civile, non comporterebbe, per espressa previsione normativa, la decadenza dai benefici fiscali attribuiti, mentre nelle altre ipotesi determinerebbe la perdita dei benefici riconosciuti dal citato articolo 15.

Le conclusioni cui è pervenuta la Suprema corte sono in linea con la circolare 6/2007 (congiunta agenzia del Territorio - agenzia delle Entrate) che, alla luce delle novità apportate dal decreto Bersani bis, propende per una soluzione favorevole alla compatibilità con il regime di favore citato delle clausole che prevedono la facoltà di adempimento anticipato da parte del soggetto finanziato e dell'esercizio in concreto di detta facoltà.


Fonte: Agenzia Entrate

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Quesito: dubbi studi di settore.

Sono legale rappresentante di una società che esercita l’attività di Centro elaborazione dati contabili c/terzi.
Il vecchio codice Atecofin (72300) prevedeva l’applicabilità dello studio di settore TG66U.
Con la nuova riclassificazione questo codice diventa il 631111con conseguente applicazione dello studio TK27U. La procedura Gerico2008 al momento dell’inserimento del quadro compilato ossia il quadro RF dell’UnicoSP comunica che il quadro non è coerente con il codice attività. Visionando le istruzioni si accerta che trattasi di attività svolta da professionisti, con compilazione quindi del quadro RE, cosa questa che non sempre corrisponde alla realtà.

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Quesito: abolizione ICI.

Vorrei sapere se potete dirmi per quanto riguarda la ventilata ipotesi di esenzione totale del pagamento dell’ICI 2008, di cui ho capito che è applicato sulla prima casa con le relative pertinenze, e sono escluse ville villini e case antiche.

Il mio caso invece:
Sono proprietario dal 2000 di un’abitazione classe A/10 (T/7) uso ufficio di cui pago regolarmente l’ICI (molto salato).
Dal 2002 ho anche la residenza datami dal comune.
Nel mio caso rientro nell’esenzione totale?
Dove posso nel caso reperire info utili e sicure?

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Quesito: tassazione separata coniuge a carico.

Nel 2007 ho percepito un reddito di 1900 € per prestazione occasionale e di 10000 € come indennità di perdita di avviamento di un negozio.

Sono a conoscenza che quest'ultimo reddito è soggetto a tassazione separata (art. 17, comma 1, lett. h del TUIR). In particolare, andrebbe indicato nella sez. II del quadro RM del mod. Unico, indicando come tipologia di reddiro la lettera d.

Inoltre, la circolare dell'agenzia delle entrate 20 giugno 2002 n. 55/E (che ti allego), a pag. 5 dice:"Le detrazioni per carichi di famiglia spettano a condizione che le persone alle quali si riferiscono possiedano un reddito complessivo ai sensi dell’art. 3 del TUIR non superiore ad euro 2.840,51 al lordo degli oneri deducibili (art. 12, comma 2, dello stesso TUIR). Pertanto ai fini della verifica della condizione di familiare a carico non si deve tenere conto dei redditi assoggettati a tassazione separata."
Posso ritenermi quindi fiscalmente a carico di mio marito?

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Quesito: reddito donazioni on line.

se volessi aprire un link per ricevere donazioni o ospitare un banner pubblicitario i proventi che deriverebbero dovrei dichiararli alla camera di commercio,che tipo di reddito costituiscono?

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sabato 24 maggio 2008

Quesito: fattura servizi UE.

RICEVIAMO DA UN SOGGETTO IVA FRANCESE UNA FATTURA DI MEDIAZIONI RELATIVE ALL’ACQUISTO DI MERCE
DA UN FORNITORE FRANCESE ( PER NOI ACQUISTO CEE)
COME DOBBIAMO COMPORTARCI AI FINI IVA PER LA REGISTRAZIONE DI TALE FATTURA .

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Flessibilità del congedo anche per le lavoratrici domestiche.

Le lavoratrici addette ai servizi domestici e familiari possono avvalersi della flessibilità del congedo di maternità. Ai fini dell'accoglimento della domanda di flessibilità, è necessario e sufficiente che le certificazioni sanitarie rechino data non successiva alla fine del settimo mese di gravidanza.

(Messaggio INPS 19/05/2008, n. 11621)

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venerdì 23 maggio 2008

Cessione ramo d'azienda.

Cessione del ramo d'azienda: senza una preventiva perizia di stima dell'avviamento si può dubitare delle quote d'ammortamento.

È, in sintesi, uno dei punti salienti del giudizio di secondo grado pronunciato dalla Commissione di Trento a favore dell'ufficio di Rovereto, che nel 2005 contestava a una nota distilleria Spa di aver acquistato una Snc, già proprietà di famiglia, ramo "imbottigliamento", solo al fine di creare un costo elevato da ammortizzare, dal 1999 al 2001, con conseguente riduzione del carico Irpeg e Irap.

Nel 2006, i giudici di primo grado avevano accolto le ragioni della società. Ora, invece, la commissione di II grado riforma quella decisione: l'ufficio di Rovereto ha ben operato nell'accertamento e nel contenzioso. In particolare, l'ufficio ha avuto buon diritto nel sostenere la bontà della propria azione accertativa e di difesa legale in merito a uno dei più importanti rilievi, quello denominato "ammortamento-avviamento non documentato".

Vediamo la vicenda.

In seguito a un verifica fiscale, erano stati emessi nel 2005 gli accertamenti in rettifica dell'Irpeg e dell'Irap inerenti gli esercizi 1999, 2000, 2001 a carico di una Spa, una distilleria, alla quale si contestava il fatto di aver riportato in bilancio un indebito costo di ammortamento, quello relativo all'avviamento stimato in capo a una seconda società, una Snc, stessa proprietà della prima, suo "ramo imbottigliamento". Praticamente, tra le due società era stato stipulato un contratto di cessione. Risultava che, per la Snc ceduta, era stato stimato un valore di avviamento pari a 1 miliardo e 285 milioni di lire.

Per i funzionari di Rovereto, si doveva dubitare di questo valore. Che l'avviamento non fosse stato gonfiato al fin di creare un elevato costo d'ammortamento da mettere in bilancio alla Spa? Per di più, l'avviamento era stato quantificato a prescindere da una perizia di stima. Una perizia di stima della Snc fu commissionata dagli interessati, ma solo dopo l'operazione di acquisto e non, come logica avrebbe voluto, prima.

E tuttavia, questa perizia ex post venne ritenuta valida dalla Commissione di primo grado. I giudici di primo grado accoglievano in toto la linea difensiva del contribuente: si erano convinti che la contestazione da parte dell'Amministrazione fiscale avrebbe dovuta essere formulata nella modalità previste dall'articolo 37-bis del Dpr 600/1973. Supponevano, sulla scia della difesa della società sotto accertamento, che l'ufficio stesse operando per portare alla luce un meccanismo di elusione fiscale. Quindi, se dimostrare l'elusione era l'obiettivo degli accertatori, questi avrebbero dovuto seguire la relativa norma, scrupolosamente.

In realtà, le cose non stavano così. I funzionari di Rovereto ebbero cura di farle apparire, in modo chiaro, nell'appello successivo al giudizio di primo grado.

"Gli accertamenti erano stati emessi richiamandosi agli articoli 39 e 40 Dpr 600/73 perché l'accertamento non disconosceva la cessione d'azienda ma contestava l'eccessiva quantificazione dell'avviamento, che la Società non giustificava in alcun modo plausibile, con l'effetto di qualificare indebite le quote di ammortamento sull'avviamento, dedotte dalla Distilleria Spa. Nel caso di specie, pertanto, non ricorrevano le condizioni di cui all'art 37 bis Dpr 600/73. Gli avvisi di accertamento, invero, vertevano su una diversa quantificazione di alcune voci del bilancio di cessione, rettificabili ai sensi dell'art 39 del Dpr 600/73, dubitando del valore di avviamento dichiarato per creare un costo elevato da ammortizzare in più periodi d'imposta", così è riprodotto nella sentenza del 5 marzo.

I giudici di secondo grado, quindi, con maggiori elementi a disposizione, hanno avuto modo di valutare il caso, e ricostruirlo, con precisione. Partendo da qui: il processo di "imbottigliamento" messo in capo a una Snc non era da questa propriamente gestito…

C'è tutta una serie di elementi che, come si dice in termini di procedura processuale, assurgono al rango di presunzioni gravi, precise e concordanti e che, pertanto, hanno fatto pensare, o meglio, hanno fatto sentire (come si direbbe, invece, in termini più comuni) puzza di bruciato.

Qual è questa serie di elementi?

Della inesistenza di una perizia di stima dell'avviamento abbiamo già detto sopra.

Altro elemento di "dubbio fiscale" è, poi, il fatto di una sostanziale identità, da un punto di vista soggettivo, della compagine e degli oggetti sociali della due società (cedente e cessionario).

E ancora, c'è la questione dei macchinari dell'imbottigliamento. Si, è vero che tali macchinari erano intestati alla Snc ma erano stati da questa locati fin dal 1994, a fronte di un canone, alla distilleria Spa. Per di più, i macchinari dell'imbottigliamento erano sempre stati installati presso la sede della distilleria Spa. I giudici hanno dedotto, dunque, che l'imbottigliamento è sempre stata un'attività svolta dalla Spa e dai suoi dipendenti.

In ultima analisi, la fase di imbottigliamento così descritta deve essere inquadrata nell'ambito delle attività complessivamente (già e da sempre) svolte dalla distilleria Spa per arrivare al prodotto finito. Se così è, se cioè l'imbottigliamento deve ritenersi come una fase di un intero ciclo produttivo interno alla distilleria Spa, e non propriamente ed effettivamente un "ramo d'azienda" con le sue responsabilità gestionali e i suoi rischi d'impresa, com'è possibile che abbia un valore superiore all'intera azienda?

Nell'atto di cessione, la Snc è stata considerata come "ramo imbottigliamento" sulla base di una formalità di atti giuridici che non corrispondevano e non rappresentavano una effettività dei reali rapporti commerciali tra le due società in questione. E sulla base di questa interessata presunzione, la distilleria ha avuto buon gioco nell'attribuire al suo cosiddetto "ramo" un avviamento inverosimile ed esorbitante: 1 miliardo e 285 milioni di lire.

La conferma di come l'avviamento di 1 miliardo e 285 milioni di lire sia stato arbitrariamente sovrastimato, i verificatori l'hanno trovata in un verbale di assemblea straordinaria della distilleria Spa datato 23 settembre 2004. In quella data, la distilleria Spa aveva deciso di acquistare un altro suo ramo d'azienda, quello della "distillazione grappa", anche in questo caso, una Snc. Bene, in quell'occasione il ramo "distillazione" era stato valutato 910 milioni di lire. Un valore d'avviamento inferiore a quello del ramo imbottigliamento. Come viene riportato in una memoria dell'ufficio, si tratta di "una evidente sproporzione ingiustificata tra i due valori se si considera che la distillazione è un processo qualitativamente superiore all'imbottigliamento".

A completare il quadro degli elementi gravi, precisi e concordanti, c'è infine l'antieconomicità di un'operazione in base alla quale la distilleria si è accollata debiti verso le banche accesi in capo alla Snc poco prima della sua cessione.

Dunque, questo fatto e i precedenti sopra elencati hanno fatto sì che, nelle more del giudizio di primo grado ancora pendente, la sentenza di secondo grado n. 5/02/08 arrivasse a chiudere il dibattimento su di un rilievo che permette al Fisco di recuperare, ai sensi degli articoli 39 e 40 del Dpr 600/1973, almeno la quota, anno 2001, di indebito ammortamento di oltre 66mila euro.

In conclusione, citiamo un chiarissimo passo della sentenza: "In merito al disposto normativo cui l'ufficio si richiama per l'azione accertativa promossa si è certi che esso abbia ispirato correttamente la rettifica tributaria. Nel caso di specie […] l'Ufficio ha riferito fatto oggettivi e rapporti giuridici non contestati che avrebbero dovuto essere considerati [dalla Distilleria Spa] ai fini della stima dell'avviamento della Snc.[…] Inoltre, si è riscontrata l'assenza di una ricerca dei valori di mercato, per una verifica del costo del ramo aziendale oggetto della cessione; l'assenza di una perizia di stima asseverata, cui fare riferimento, prima di assumere l'impegno finanziario che l'operazione avrebbe richiesto".



Fonte: Agenzia Entrate - Angelo d'Andrea

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Costi telefonia: Risoluzione n. 214/E del 22 aprile 2008.

Con la risoluzione n. 214/E del 22 maggio, l'agenzia delle Entrate si è pronunciata sulla possibilità per il contribuente di ottenere, attivando la procedura di interpello, la disapplicazione dell'articolo 102, comma 9, del Tuir, che disciplina la deducibilità delle spese e degli altri componenti negativi relativi alla telefonia fissa e mobile, e al traffico dati.

Più in particolare, la norma in commento, che in origine e fino al periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2006 prevedeva una deducibilità, in misura pari al 50%, delle spese e degli altri componenti negativi relativi alle "apparecchiature terminali per il servizio radiomobile pubblico terrestre di comunicazione soggette alla tassa di concessione governativa" (vale a dire telefoni cellulari e radiotelefoni), prevede ora, per le imprese, la deducibilità nella misura dell'80%, delle quote di ammortamento dei canoni di locazione, anche finanziaria, o di noleggio e delle spese di impiego e manutenzione "relativi ad apparecchiature terminali per servizi di comunicazione elettronica ad uso pubblico di cui alla lettera gg) del comma 1 dell'articolo 1 del codice delle comunicazioni elettroniche, di cui al decreto legislativo 1 agosto 2003, n. 259.

Il caso prospettato riguarda una società di capitali che gestisce il "servizio idrico integrato" (costituito dall'insieme dei servizi pubblici di captazione, adduzione e distribuzione di acqua a usi civili, di fognatura e depurazione delle acque reflue) in 57 Comuni italiani, utilizzando un sistema di "telecontrollo" degli impianti idrici.

Una componente essenziale dei sistemi di telecontrollo è rappresentata dalle Rtu (Remote terminal unit), ossia unità periferiche poste fisicamente nel sito che si intende monitorare, che hanno lo scopo di raccogliere, lavorare e inviare dati a un centro di elaborazione, e che possono anche svolgere attività di automazione locale (ad esempio, l'azionamento o l'arresto di una pompa in base al livello di un serbatoio). Le Rtu comunicano con gli elaboratori centrali utilizzando dei moduli Gprs o dei modem, i quali possono essere o meno integrati all'interno della Rtu stessa.

La società istante afferma di essere in grado di dimostrare che sulle reti di comunicazione utilizzate per il proprio sistema di telecontrollo viaggiano esclusivamente dati tecnici relativi agli impianti idrici. In altri termini, i costi e le spese sostenuti per le attrezzature e per i servizi di comunicazione elettronica sono utilizzati esclusivamente per le finalità proprie dell'impresa, non essendo possibile, in considerazione delle specifiche caratteristiche tecniche delle apparecchiature, ipotizzarne, neanche astrattamente, un impiego diverso.

L'interpellante ritiene, perciò, che nella propria fattispecie non possano verificarsi gli effetti elusivi al cui contrasto è finalizzata la disposizione contenuta nell'articolo 102, comma 9, del Tuir, e della quale richiede, pertanto, la disapplicazione ai sensi dell'articolo 37-bis, comma 8, del Dpr 600/1973.

L'agenzia delle Entrate, preliminarmente, chiarisce che la presenza nell'ordinamento tributario del comma 8, articolo 37-bis, Dpr 600/1973, è riconducibile alla volontà del legislatore di introdurre "un principio di civiltà giuridica e di pari opportunità tra fisco e contribuenti", in considerazione del fatto che il vigente sistema normativo racchiude una serie di disposizioni antielusive specifiche che impediscono o limitano particolari comportamenti del contribuente.

Nell'intento di contrastare fenomeni di abuso, le stesse norme rischiano di penalizzare indiscriminatamente anche situazioni nelle quali gli effetti elusivi, che con le medesime si intende ostacolare, non possono di fatto realizzarsi. A fronte di una tale evenienza, il contribuente può attivare la procedura dell'interpello e chiedere la "disapplicazione" delle norme antielusive speciali, a condizione che lo stesso fornisca la prova che, nel caso concreto, gli effetti elusivi non possono verificarsi.

Con specifico riferimento alla richiesta avanzata dalla società istante di ottenere la disapplicazione, l'Agenzia si esprime in senso sfavorevole ritenendo, invece, che la disposizione non possa essere disapplicata, in quanto assume "la funzione di norma di sistema e non di norma antielusiva specifica".

L'Amministrazione finanziaria sottolinea che la ratio su cui si fonda la previsione di una deducibilità a forfait di determinati costi, come quelli relativi ad "apparecchiature terminali" per la telefonia fissa/mobile e il traffico dati, non è antielusiva, bensì riconducibile alla volontà del legislatore "di evitare un evasivo utilizzo privatistico del bene".

Tale intento "antievasivo" è riscontrabile anche nella relazione illustrativa al decreto legge 151/1991 (che ha introdotto la norma nel nostro ordinamento tributario), la quale ha evidenziato che l'esigenza di inserire una siffatta disposizione nel Tuir è stata dettata dalla circostanza che "l'utilizzo di tali apparecchi, attese le loro peculiari caratteristiche tecniche, oltre ad essere destinato all'esercizio di attività produttive di reddito, si presta potenzialmente a soddisfare anche esigenze e necessità personali degli utilizzatori".

In altri termini, il legislatore, allo scopo di contrastare l'impiego di determinati beni per finalità non strettamente connesse con l'esercizio dell'attività d'impresa, ha preferito optare per una norma che "forfetizza" l'inerenza e che, conseguentemente, dispone la parziale deducibilità per i costi relativi a tali beni, attesa anche la complessità, sul piano pratico, di quantificare l'effettivo utilizzo degli stessi per lo svolgimento dell'attività.

Il Fisco, in definitiva, si può disinteressare delle prove documentali che il contribuente fosse eventualmente in grado di fornire per dimostrare l'effettiva destinazione del bene, in quanto la norma a forfait già presume una parziale inerenza, cui è riconducibile una deducibilità solo limitata del costo.

Tutte queste considerazioni conducono, pertanto, l'agenzia delle Entrate a ribadire l'orientamento negativo già precedentemente espresso con la risoluzione 190/2007 (si veda "Costi auto, divieto di accesso all'interpello disapplicativo" su FISCOoggi del 27 luglio 2007) e a sostenere che l'articolo 102, comma 9, del Tuir non è tra le norme suscettibili di disapplicazione.


Fonte: Agenzia Entrate

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La dichiarazione dei redditi dei residenti all'estero.

Presentazione della dichiarazione

Dopo aver illustrato le principali caratteristiche dell'Irpef, la guida chiarisce quando i non residenti sono tenuti a procedere al versamento. A tal fine il vademecum spiega che i non residenti devono verificare se sono o meno tenuti a presentare la dichiarazione ed elenca i principali casi di esonero dalla presentazione, tra i quali si segnala, come novità, il possesso si soli redditi fondiari (terreni e/o fabbricati) per un ammontare complessivo non superiore a 500 euro. Il contribuente esonerato può comunque presentare la dichiarazione per far valere alcuni oneri sostenuti, o detrazioni e/o deduzioni non attribuite, oppure per chiedere il rimborso di eccedenze d'imposta derivanti dalla dichiarazione presentata in precedenza o da acconti versati.

Analisi dei singoli quadri

La guida offre poi indicazioni sui diversi quadri della dichiarazione. In particolare, si parla sinteticamente dei quadri RA (redditi di terreni), RB (fabbricati), RC (lavoro dipendente e assimilati), RE (attività libero-professionali), RF, RG e RD (redditi d'impresa), RP (spese sostenute dal contribuente che, a seconda dei casi, possono essere portate in deduzione dal reddito imponibile o in detrazione dall'imposta dovuta).

Detrazioni

In tema di detrazioni fiscali, la guida spiega sinteticamente quali sono le principali agevolazioni previste dalla normativa. Per gli interventi di ristrutturazione, i non residenti possono avvalersi della detrazione d'imposta (del 41% o del 36%) prevista per coloro che sostengono le spese per la manutenzione, la ristrutturazione e il restauro del patrimonio edilizio. L'agevolazione è stata prorogata fino al 31 dicembre 2010. La guida illustra anche la detrazione del 55% per le spese finalizzate al risparmio energetico degli edifici; va ripartita in tre rate se la spesa è stata affrontata nel 2007, in un numero di rate non inferiore a tre e non superiore a dieci per quelle sostenute dal 2008 al 2010.

Scadenze

Vengono poi indicati i termini di presentazione della dichiarazione e le modalità con le quali l'adempimento va effettuato, con particolare riferimento alla via telematica. Per la dichiarazione consegnata in forma cartacea a un ufficio postale, la scadenza è fissata al 30 giugno 2008; quando il modello è trasmesso in via telematica - direttamente dal contribuente o da un intermediario abilitato o da un ufficio dell'agenzia delle Entrate - c'è tempo fino al 31 luglio 2008. Se invece la dichiarazione viene presentata dall'estero, il termine è unico (31 luglio) sia che il modello venga inviato con raccomandata sia che venga trasmesso in via telematica tramite il canale Fisconline.

L'8 e il 5 per mille dell'Irpef

La guida indica anche le condizioni per procedere alla destinazione dell'8 e del 5 per mille dell'Irpef.

Il contribuente, infatti, può scegliere di destinare una quota pari all'8 per mille dell'Irpef a confessioni religiose per scopi umanitari e religiosi, o allo Stato, per finalità di carattere sociale e umanitario. La preferenza viene espressa apponendo la propria firma nel riquadro relativo all'istituzione prescelta.

Oltre alla scelta dell'8 per mille, il contribuente può destinare il 5 per mille della propria Irpef al sostegno del settore non profit, dell'università, della ricerca scientifica e sanitaria. Gli elenchi dei soggetti beneficiari sono pubblicati sul sito dell'Agenzia.

Il contribuente può operare entrambe le scelte, che non determinano un aumento dell'imposta da versare.

Come pagare le imposte

Un capitolo della guida è dedicato alle scadenze e alle modalità per effettuare i versamenti, possibili anche per via telematica mediante il servizio internet "F24 on-line". Per utilizzare questo canale, è necessario essere titolari del codice Pin e di un conto corrente presso una delle banche convenzionate con l'agenzia delle Entrate. In alternativa, i non residenti possono effettuare i versamenti presso una banca del Paese estero tramite bonifico a favore di una banca italiana. Riguardo i termini di versamento, la guida ricorda che gli importi risultanti dalla dichiarazione, compresi quelli relativi al primo acconto, devono essere eseguiti entro il 16 giugno ovvero entro il 16 luglio con una maggiorazione dello 0,40 per cento.

Alla fine del capitolo, sono indicati i codici tributo da utilizzare per il pagamento delle principali imposte, i codici delle regioni e delle province autonome, i codici degli enti locali e quelli per i versamenti con bonifico dall'estero.

Le convenzioni internazionali

L'ultima parte della pubblicazione contiene l'elenco degli accordi internazionali bilaterali per evitare le doppie imposizioni e l'elenco degli Stati e i territori che hanno un regime fiscale privilegiato per le persone fisiche (black list).


Fonte: Agenzia Entrate

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Deducibilità delle spese per servizi di comunicazione elettronica a uso pubblico.

L’Agenzia delle Entrate ha approfondito alcuni aspetti interpretativi riconducibili alla disapplicazione dell'articolo 102, comma 9, del Tuir, che disciplina la deducibilità delle spese e degli altri componenti negativi relativi alla telefonia fissa e mobile, e al traffico dati con riferimento, in particolare, alla gestione di un "servizio idrico integrato" mediante un sistema di "telecontrollo" degli impianti idrici.

(risoluzione n. 214/e del 22 maggio 2008 )

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L'efficacia delle note di variazione in ritardo.

L'Agenzia delle Entrate ha emesso, in data 22 Maggio 2008, la risoluzione numero 212/E, secondo la quale viene consentita l'emissione di nota di variazione in diminuzione, anche dopo che è decorso un anno dal momento in cui è stata effettuata l'operazione, nel caso in cui l'applicazione dell'aliquota Iva ridotta viene stabilita retroattivamente da disposizioni normative; in tali situazioni, anche la dichiarazione di responsabilità, per poter beneficiare retroattivamente dell'aliquota ridotta, potrà essere rilasciata per i periodi precedenti.

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Tassazione Irpef della rinuncia onerosa al diritto di servitù.

In data 22 Maggio 2008, l'Agenzia delle Entrate ha pubblicato la risoluzione numero 210/E, secondo la quale la rinuncia, a fronte di un corrispettivo, a un diritto di servitù che impedisce di edificare sul fondo confinante, va considerato sullo stesso piano dell'atto traslativo avente a oggetto un terreno edificabile e, quindi, comporta l'emergere di una plusvalenza tassabile ai fini Irpef in capo al soggetto che rinuncia.

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Ritenute d'acconto non documentate: legittima la rettifica della dichiarazione.

A norma dell'art. 3, D.P.R. n. 600/1973 (nel testo all'epoca vigente), deve essere allegata alla dichiarazione dei redditi la certificazione relativa alle ritenute alla fonte (costituita unicamente dai certificati rilasciati dal sostituto d'imposta e non anche da equipollenti, quale il c.d. conto individuale tenuto dallo stesso sostituto a norma dell'art. 21 dello stesso decreto): deve pertanto ritenersi legittima la rettifica della dichiarazione dei redditi del contribuente, in relazione alle somme costituite da ritenute non documentate da certificati rilasciati dai sostituti d'imposta.

(Cassazione civile Sentenza, Sez. Trib., 14/05/2008, n. 12072)

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Le riduzioni IRPEF per i familiari a carico.

Una rilevante modifica al meccanismo di determinazione dell’Irpef è rappresentata dalla sostituzione delle precedenti deduzioni per carichi familiari con detrazioni dall’imposta. I contribuenti che con il proprio reddito provvedono al mantenimento del coniuge, dei
figli o di altri familiari usufruiscono dal 2007 di detrazioni diverse a seconda della persona fiscalmente a carico e dell’ammontare del reddito complessivo.

Sono considerati familiari a carico dal punto di vista fiscale, purché in possesso di redditi
non superiori a 2.840,51 euro:
■ il coniuge non legalmente ed effettivamente separato;
■ i figli, compresi quelli naturali riconosciuti, gli adottivi, gli affidati e affiliati;
■ altri familiari (genitori, generi, nuore, suoceri, fratelli e sorelle), a condizione che siano
conviventi o che ricevano dallo stesso un assegno alimentare non risultante da provvedimenti
dell’autorità giudiziaria.

Rispetto al precedente sistema, sono rimasti invariati i criteri per poter ritenere una persona
fiscalmente a carico e le altre disposizioni che regolano il riconoscimento della detrazione.
Tra queste, ricordiamo le seguenti regole.
1. Il limite massimo di reddito che il familiare deve possedere per essere considerato a carico
rimane pari a 2.840,51 euro al lordo degli oneri deducibili.
Ai fini del calcolo del citato reddito massimo occorre considerare anche la rendita dell’abitazione
principale, le retribuzioni corrisposte da enti e organismi internazionali, rappresentanze
diplomatiche e consolari e missioni, nonché quelle corrisposte dalla Santa
Sede, dagli enti gestiti direttamente da essa e dagli enti centrali della Chiesa Cattolica.
Queste retribuzioni sono esenti dall’Irpef e non sono quindi comprese nel reddito complessivo
di coloro che le percepiscono ma sono rilevanti ai fini della determinazione del
limite per l’attribuzione delle detrazioni per carichi di famiglia.
2. L’importo delle detrazioni va sempre rapportato ai mesi dell’anno per i quali i familiari
sono stati a carico. Il diritto alla detrazione decorre dal mese in cui si verificano le condizioni
previste, indipendentemente dal numero dei giorni del mese.
3. La detrazione per i figli è assegnata per intero al genitore che ha a carico anche il coniuge.
4. Le detrazioni per il coniuge e per i figli a carico spettano anche se questi non convivono
con il contribuente o non risiedono in Italia.
5. Rimane la possibilità di applicare per il primo figlio, se più conveniente, la detrazione
prevista per il coniuge a carico, nel caso in cui l’altro genitore manca o non ha riconosciuto
i figli naturali e il contribuente non è coniugato o, se coniugato, si è successivamente
legalmente ed effettivamente separato, oppure quando ci sono figli adottivi, affidati
o affiliati del solo contribuente e questi non è coniugato o, se coniugato, si è successivamente
legalmente ed effettivamente separato.

Dal 2008, per poter beneficiare delle detrazioni per i familiari a carico, il lavoratore o collaboratore ha l’obbligo dipresentare “annualmente” apposita richiesta al proprio datore di lavoro con la quale deve dichiarare di averne diritto, indicando il codice fiscale delle persone per le quali si richiedono.
In sostanza, la dichiarazione non ha più effetto, come in passato, anche per i periodi d’imposta successivi, ma occorre presentarla ogni anno, anche quando non sono intervenute variazioni.

La detrazione “base” per il coniuge a carico è stata stabilita in 800 euro. L’ammontare effettivamente spettante varia, però, in funzione del reddito.
La detrazione d’imposta è pari ad un importo fisso (690 euro) solo quando il reddito complessivo del beneficiario è compreso tra 15.001 e 40.000 euro. Inoltre, per i contribuenti che si collocano all’interno di questa fascia, e precisamente per coloro il cui reddito è compreso tra 29.001 e 35.200 euro, è previsto un leggero incremento della detrazione fissa, variabile tra 10 e 30 euro.
Negli altri casi, per calcolare l’importo effettivamente spettante occorre utilizzare una delle
formule indicate nello schema seguente.
Il reddito complessivo va sempre assunto al netto della rendita catastale dell’abitazione
principale e di quelle delle relative pertinenze.

La detrazione “base” per i figli a carico è stata stabilita in 800 euro e in 900 euro se il figlio ha un’età inferiore a tre anni.
Essa aumenta dei seguenti importi:
■ 220 euro, per il figlio disabile, riconosciuto tale ai sensi della legge 104/92;
■ 200 euro, per tutti i figli, quando sono più di tre.

Per determinare la detrazione effettiva è necessario moltiplicare la detrazione base per il coefficiente che si ottiene dal rapporto tra 95.000, diminuito del reddito complessivo, e 95.000.
Il reddito complessivo va sempre assunto al netto della rendita catastale dell’abitazione
principale e di quelle delle relative pertinenze.

Il coefficiente che si ottiene dal rapporto va assunto nelle prime quattro cifre decimali arrotondate con il sistema del troncamento (ad esempio, se il risultato del calcolo è pari a
0,732874, il coefficiente da prendere in considerazione sarà 0,7328). Se il risultato del rapporto
è inferiore o pari a zero, oppure uguale a 1, le detrazioni non spettano.
In presenza di più figli, l’importo di 95.000 euro indicato nella formula va aumentato per tutti
di 15.000 euro per ogni figlio successivo al primo. Quindi, l’importo aumenta a 110.000
euro nel caso di due figli a carico, a 125.000 per tre figli, a 140.000 per quattro, e così via.

Le detrazioni per i figli non si possono ripartire liberamente tra i genitori come prevedeva il
precedente ordinamento. E’ prevista, infatti, la divisione al 50 per cento della somma spettante
tra i genitori non legalmente ed effettivamente separati.
In alternativa, e se c’è accordo tra le parti, si può scegliere di attribuire tutta la detrazione
al genitore che possiede il reddito più elevato. Questa facoltà consente a quest’ultimo il
godimento per intero delle detrazioni, in caso, per esempio, di incapienza del genitore con
reddito più basso.
E’ il caso di ricordare che l’incapienza si verifica quando tutte le detrazioni di cui un contribuente
può beneficiare sono superiori all’imposta lorda. In queste situazioni, l’importo
eccedente non può essere chiesto a rimborso o a compensazione di altri tributi, né è possibile
riportarlo nella successiva dichiarazione dei redditi. In sostanza, parte delle detrazioni
spettanti andrebbero perdute.

Come in passato, la detrazione spetta per intero ad uno solo dei genitori quando l’altro genitore
è fiscalmente a carico del primo.
Quando l’altro genitore è deceduto e il contribuente non si è risposato o, se risposato, si è
legalmente ed effettivamente separato, egli ha diritto per il primo figlio alla detrazione prevista
per il coniuge a carico, per gli altri figli alla detrazione in misura intera prevista per i
figli a carico. La stessa detrazione spetta anche per il figlio naturale riconosciuto dal solo
contribuente, se quest’ultimo non è coniugato o è legalmente ed effettivamente separato.
La detrazione compete indipendentemente dalla circostanza che i figli abbiano o meno superato
determinati limiti di età o che siano o non siano dediti agli studi o a tirocinio gratuito.
Le detrazioni spettano anche se i figli non convivono con il contribuente o non risiedono
in Italia.

Nuove regole sono state introdotte anche per i coniugi separati e divorziati.
In caso di separazione legale ed effettiva o di annullamento, scioglimento o cessazione
degli effetti civili del matrimonio, è ora disposto per legge che:
■ se non c’è accordo tra i genitori, la detrazione spetta al genitore affidatario o, se l’affidamento
è congiunto o condiviso, va ripartita al 50 per cento;
■ quando il genitore affidatario (o uno dei genitori affidatari, in caso di affidamento congiunto)
ha un reddito tale da non consentirgli di usufruire in tutto o in parte della detrazione
(cioè nelle ipotesi di incapienza), questa è assegnata per intero all’altro genitore.
In quest’ultimo caso, salvo diverso accordo tra le parti, il genitore che sfrutta per intero la
detrazione ha l’obbligo di riversare all’altro genitore affidatario un importo pari alla maggiore
detrazione fruita.
Se esistono provvedimenti di affidamento, questa stessa disciplina delle detrazioni, prevista per i figli a carico di genitori separati, si applica anche nei confronti dei genitori non coniugati. In mancanza di detti provvedimenti, la detrazione va ripartita al 50 per cento tra i genitori, salvo accordo per attribuire la detrazione a quello dei due con il reddito più elevato.
Dal periodo d’imposta 2007 è stata introdotta una specifica detrazione Irpef a favore delle
famiglie in cui sono presenti almeno quattro figli a carico.
La detrazione, che va ad aggiungersi a quelle ordinarie già previste per ogni figlio a carico,
è pari a 1.200 euro e non va ragguagliata al periodo dell’anno in cui si verifica l’evento.
Ai lavoratori dipendenti e assimilati viene concessa direttamente in busta paga, mentre tutti gli
altri contribuenti che ne hanno diritto potranno richiederla nella dichiarazione dei redditi.
La detrazione non dipende dal livello di reddito del beneficiario e va ripartita, nella misura
del 50 per cento, tra i genitori non legalmente ed effettivamente separati.
In caso di separazione legale ed effettiva o di annullamento, scioglimento o cessazione
degli effetti civili del matrimonio, la detrazione spetta ai genitori in proporzione agli affidamenti
stabiliti dal giudice.
A differenza di quanto previsto per le ordinarie detrazioni per i figli a carico, i criteri di
ripartizione indicati dalla norma non possono essere modificati sulla base di accordi intercorsi tra i genitori. Ovviamente, se uno dei coniugi è fiscalmente a carico dell’altro, la detrazione
compete a quest’ultimo per l’intero importo.
La nuova norma precisa inoltre che, qualora l’ulteriore detrazione sia di ammontare superiore
all’imposta lorda, diminuita delle altre detrazioni spettanti per altri motivi, il contribuente
ha diritto a un credito di ammontare pari alla quota della nuova detrazione che non
ha trovato capienza nell’imposta dovuta.
Le modalità di attribuzione del credito sono state definite con decreto del Ministro dell’Economia
e delle Finanze del 31 gennaio 2008.
Detto provvedimento ha stabilito, in particolare, che il credito:
■ è determinato nella dichiarazione dei redditi (Modello 730 o Modello Unico);
■ può essere utilizzato sia in compensazione nel modello F24 o, a scelta del contribuente,
computato in diminuzione dell’Irpef relativa al periodo d’imposta successivo o chiesto a
rimborso;
■ è attribuito ai lavoratori dipendenti tramite sostituto d’imposta;
■ relativamente all’anno 2007, è attribuito in unica soluzione; quello spettante a partire dall’anno
2008 va riconosciuto sugli emolumenti corrisposti in ciascun periodo di paga.

Dal punto di vista fiscale sono considerati altri familiari:
■ genitori (anche adottivi);
■ ascendenti prossimi, anche naturali;
■ coniuge separato;
■ generi e nuore;
■ suoceri;
■ fratelli e sorelle;
■ discendenti dei figli.
Per poter considerare fiscalmente a carico le citate persone, è necessario che le medesime
non possiedano redditi superiori a 2.840,51 euro e che convivano con il contribuente o
ricevano da questi un assegno alimentare non risultante da provvedimenti dell’autorità giudiziaria.
Nel reddito del familiare vanno inclusi, ai fini del calcolo del tetto massimo di 2.840,51
euro, anche la rendita dell’abitazione principale e relative pertinenze, le retribuzioni corrisposte
da enti e organismi internazionali, rappresentanze diplomatiche e consolari e missioni,
nonché quelle corrisposte dalla Santa Sede, dagli enti gestiti direttamente da essa e
dagli enti centrali della Chiesa Cattolica.
La detrazione base per gli altri familiari a carico è pari a 750 euro. Anche questo importo
diminuisce man mano che cresce il reddito complessivo.
Per calcolare la detrazione effettivamente spettante occorre moltiplicare la detrazione base
per il coefficiente che si ottiene dal rapporto tra 80.000 euro, diminuito del reddito complessivo,
e 80.000.
Come al solito, il reddito complessivo va sempre assunto al netto della rendita catastale dell’abitazione principale e di quelle delle relative pertinenze.Il coefficiente derivante dal rapporto va assunto nelle prime quattro cifre decimali e arrotondato con il sistema del troncamento (ad esempio, se il risultato del calcolo è pari a 0,486978, il coefficiente da prendere in considerazione sarà 0,4869). Se il risultato del rapporto è uguale a zero o negativo la detrazione non spetta. Si annulla, infatti quando il reddito complessivo arriva a 80.000 euro.Da ricordare, infine, che la detrazione per gli altri familiari a carico non può essere assegnata
in modo discrezionale ma ripartita pro quota tra coloro che ne hanno diritto.

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