lunedì 31 marzo 2008

IRAP. Agente di commercio: presupposto impositivo.

E' necessaria la presenza di un'organizzazione, riscontrabile ogni qualvolta il professionista (si tratta, nella specie, di un agente di commercio) si avvalga - in modo non occasionale - di lavoro altrui, o impieghi beni strumentali eccedenti, per quantità o valore, il minimo comunemente ritenuto indispensabile per l'esercizio dell'attività, costituendo indice di tale eccedenza, fra l'altro, l'avvenuta deduzione dei relativi costi ai fini IRPEF e IVA, ed incombendo al contribuente che agisce per il rimborso dell'imposta, indebitamente versata, l'onere di provare l'assenza di tali condizioni.

(Sentenza Cassazione civile 21/03/2008, n. 7734)

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Trasmissione telematica dei contratti di calcio: proroga al 31 maggio 2008.

Con riferimento ai contratti relativi alla stagione sportiva 2006/2007, è prorogato al 31 maggio 2008 il termine (originariamente fissato al 30 aprile 2008) per la trasmissione telematica - da parte delle società sportive di calcio professionistiche - di copia dei contratti di acquisizione delle prestazioni professionali degli atleti professionisti, dei contratti riguardanti i compensi per tali prestazioni, nonché dei contratti di sponsorizzazione stipulati dagli atleti medesimi in relazione ai quali la società percepisce somme per il diritto di sfruttamento dell'immagine.

(Provvedimento Agenzia delle Entrate 28/03/2008, n. prot. 48423)

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Pronto il software per i compensi dei medici "autonomi".

"COSSP100" è l'applicazione disponibile sul sito dell'Agenzia per predisporre la comunicazione che le strutture sanitarie private dovranno inviare entro il 30 aprile.

Nella sezione "Servizi Telematici", inoltre, è reperibile il software di controllo "SSP00100" per la verifica della correttezza formale delle informazioni registrate nel file da trasmettere, nonché del rispetto delle disposizioni contenute nel provvedimento del 13/12/2007 e delle regole definite nelle specifiche tecniche per la trasmissione telematica.

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Autocertificazioni per gli scontrini del 2007 in farmacia.

Farmaci e sgravi Irpef: anche se lo scontrino "non parla", il Fisco risponde comunque e accorda gli sconti. Le spese sanitarie sostenute per acquistare medicinali nel periodo che va dal primo luglio al 31 dicembre 2007 potranno infatti essere certificate anche tramite scontrino non parlante o incompleto, purché l'acquirente autocertifichi di proprio pugno, su un foglio a parte, il suo codice fiscale nonché la natura, la qualità e la quantità di farmaci acquistati.

L'agenzia delle Entrate, con la circolare n. 30/E del 28 marzo, interviene in materia di deduzioni/detrazioni Irpef relative all'acquisto di medicinali, per venire incontro alle difficoltà incontrate dai contribuenti non in possesso di idonea documentazione. Si ammorbidisce così l'impatto della norma in sede di prima applicazione.

Operatori del settore e contribuenti interessati hanno in diverse occasioni lamentato, nel corso del 2007, oggettive difficoltà di adeguamento al dettato della Finanziaria per il 2007. I problemi di attuazione della norma sorgevano sia in relazione alla necessità di adeguare la strumentazione per il rilascio dello scontrino parlante, sia all'impegno di dover acquisire dal farmacista la documentazione ad hoc, alternativa allo scontrino parlante.

La circolare ripercorre i diversi step attuativi della norma. Nel dettaglio, la Finanziaria 2007 subordinava la deducibilità/detraibilità delle spese sanitarie relative all'acquisto di medicinali all'emissione dello scontrino parlante. Lo sconto Irpef era accordato, insomma, solo se le spese si certificavano mediante fattura o scontrino fiscale nel quale erano impressi diversi elementi identificativi del soggetto acquirente e del prodotto. Si doveva infatti indicare nello scontrino il codice fiscale del destinatario, o del soggetto che aveva intenzione di dedurre o detrarre le spese, la natura, la qualità e la quantità dei prodotti acquistati.

Benché le nuove disposizioni siano entrate in vigore il primo luglio 2007, limitatamente al periodo compreso tra lo stesso primo luglio e il 31 dicembre dello scorso anno, la norma tentava di ammorbidire l'impatto sui contribuenti in difficoltà ad adeguarsi, consentendo un periodo di assestamento. In questo arco temporale potevano ritenersi validi anche gli scontrini che riportavano a mano l'indicazione del codice fiscale del destinatario del farmaco, privi delle indicazioni sul medicinale acquistato, purché integrati da un documento, rilasciato dal farmacista, che attestasse natura, quantità e qualità del prodotto venduto.

Per ovviare alle difficoltà tecniche di adeguamento della strumentazione, era stato affidato al farmacista il compito di certificare le coordinate identificative del farmaco. Ecco dunque che la circolare di oggi interviene in aiuto ai contribuenti e "travasa" dal farmacista all'acquirente la responsabilità di attestare le diverse variabili identificative.

E' infatti sufficiente che il contribuente stesso autocertifichi su un foglio aggiunto, a fronte di uno scontrino non parlante o incompleto, il proprio codice fiscale e le coordinate identificative del farmaco acquistato.

Ne deriva che, con riguardo alle spese sanitarie effettuate nell'arco temporale che va dal primo luglio al 31 dicembre 2007, basterà ai contribuenti un'autocertificazione per avvantaggiarsi dello sconto Irpef.

Le ultime battute della circolare ricordano che, per certificare le spese sanitarie effettuate dal primo gennaio 2008, sarà indispensabile avere idonea documentazione consistente nella fattura o nello scontrino parlante.

Fonte: Agenzia Entrate - Giulia Marconi

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IVA: prestazioni di servizi di telecomunicazione.

Per contrastare fenomeni di evasione fiscale riscontrati nel commercio delle schede telefoniche prepagate, la Legge finanziaria 2008 ha modificato il sistema impostivo ai fini Iva delle operazioni effettuate nel settore delle telecomunicazioni. L'Agenzia delle Entrate ha fornito agli uffici le relative istruzioni operative.

(circolare n. 25/e del 25 marzo 2008 )

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Successioni e donazioni: vincoli di destinazione.

L'Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti sull'applicazione delle imposte di successione e donazione ai negozi fiduciari.

(circolare n.28/e del 27 marzo 2008 )

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Cessione gratuita di beni alle Onlus.

L’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti sulle novità introdotte dalla Legge finanziaria 2008 in materia di cessioni gratuite alle Onlus dei beni (diversi dalle derrate alimentari e dai prodotti farmaceutici), alla cui produzione o al cui scambio è diretta l'attività d'impresa.

(circolare n.26/e del 26 marzo 2008 )

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5 per mille: individuazione dei soggetti beneficiari.

Sono state illustrate dall’Agenzia delle Entrate le modifiche alla disciplina del “cinque per mille”, che prevede ulteriori requisiti per l'ammissione al beneficio delle associazioni riconosciute operanti nei settori delle Onlus e l’inserimento, tra i soggetti possibili destinatari, delle fondazioni nazionali di carattere culturale e delle associazioni sportive dilettantistiche riconosciute ai fini sportivi dal Coni.

(circolare n. 27/e del 26 marzo 2008 )

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Applicazione degli ecoincentivi.

Il Dipartimento per le politiche fiscali ha fornito ulteriori chiarimenti sull’applicazione degli ecoincentivi, con particolare riferimento alla sostituzione di veicoli a uso promiscuo con altre tipologie di veicoli, ai requisiti necessari per ottenere il beneficio anche in caso di veicolo intestato a un soggetto deceduto o di cointestazione del veicolo da avviare alla rottamazione, al regime agevolativo spettante ai motocicli.

(risoluzione n. 8/dpf del 21 marzo 2008 )

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Contratti di solidarietà.

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha autorizzato, con una nota dell’11 marzo 2008, un nuovo sblocco di benefici per tutti gli accordi di solidarietà stipulati successivamente al 31 dicembre 2002 ed entro il 31 dicembre 2003. Con la circolare n° 38 del 28 marzo 2008 vengono fornite le istruzioni per la concessione delle riduzioni contributive previste per i contratti di solidarietà, in riguardo alle aziende destinatarie dei benefici e alle modalità di applicazione della riduzione (limiti temporali, misura della riduzione ecc.).


Fonte: INPS

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venerdì 28 marzo 2008

Quesito: cartelle esattoriali 730 e UNICO.

LA CONTATTO PER AVERE UN'INFORMAZIONE RELATIVA AL MOD.730: NELL'ANNO 2007 LA MIA FAMIGLIA HA DOVUTO PAGARE UNA CARTELLA ESATTORIALE RELATIVA AD UN MANCATO PAGAMENTO DEL MODELLO UNICO DEL 2003... è POSSIBILE "SCARICARE TALE SPESA NEL 730?

LE PORGO UN'ALTRA DOMANDA: MI è APPENA ARRIVATA UNA SECONDA CARTELLA ESATTORIALE RELATIVA AL MANCATO PAGAMENTO DEL MODELLO UNICO DEL 2004. L'ATTIVITA' IN QUESTIONE è STATA CHIUSA PERCHè SEMPRE IN PASSIVO... COME E' POSSIBILE CHE ARRIVINO COSì ALTE LE RICHIESTE DI RISARCIMENTO? NON E' POSSIBILE FARE NULLA A PARTE PAGARLA?

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Quesito: detrazioni TV e condizionatori.

Vorrei delle informazioni per la detrazione di un Tv dell'anno 2006 non dichiarato, posso inserirlo nella dichiarazione di quest'anno?
Vorrrei sapere se posso detrarre il costo del condizionatore d'aria sono in affitto in equo canone nelle casa dell'ospedale maggiore di Milano.

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Fondazioni culturali: escluse se manca l'iscrizione nei registri prefettizi.

Concorrono al riparto delle quote le fondazioni nazionali di carattere culturale che abbiano ottenuto il riconoscimento della personalità giuridica attraverso l'iscrizione nei registri prefettizi; sono invece escluse dal riparto le fondazioni iscritte nei registri delle persone giuridiche istituiti presso le regioni. Lo chiarisce l'Agenzia delle Entrate nella circolare n. 27/E/2008, che illustra i requisiti richiesti dalla normativa agli enti destinatari del beneficio del 5 per mille.

(Circolare Agenzia delle Entrate 26/03/2008, n. 27/E)

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Chiarimenti dell'Agenzia sui requisiti e destinatari del 5 per mille dell'Irpef 2008.

L'Agenzia delle Entrate ha pubblicato in data 26 Marzo 2008 la circolare numero 27/E, in tema di destinazione del 5 per mille dell'Irpef 2008; tale documento chiarisce alcuni aspetti inerenti i requisiti richiesti per poter beneficiare del 5 per mille per le associazioni riconosciute che operano nei settori delle Onlus. Inoltre, viene trattato il tema del novero di destinatari del beneficio, tra cui vengono ricomprese le fondazioni nazionali di carattere culturale e le associazioni sportive dilettantistiche riconosciute dal Coni.

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Prepagate: il nuovo regime Iva.

L'Agenzia delle Entrate ha pubblicato, in data 25 Marzo 2008, la circolare numero 25/E; tale documento contiene chiarimenti in ordine al nuovo regime Iva della telefonia (soprattutto in campo di carte prepagate) introdotto dalla Finanziaria 2008.

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Anche per gli autonomi i contributi alle casse "doc" diventano deducibili.

La Finanziaria 2008 ha modificato l'articolo 10 del Tuir, con l'introduzione della nuova lettera e-ter); con tale modifica i contribuenti possono dedurre dal proprio reddito, con un limite pari ad Euro 3.615,20 i contributi corrisposti ai fondi integrativi del Servizio sanitario nazionale che presentino un ambito di intervento rientrante in quello indicato dal decreto del ministero della sanità in corso di pubblicazione sulla "Gazzetta Ufficiale".

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L'Abi prepara le banche alle novità in tema di assegni e titoli al portatore.

A partire dal 30 Aprile 2008 saranno operative le nuove disposizioni introdotte dal decreto legislativo 231/07 in tema di assegni e mezzi di pagamento al portatore. L'Abi ha emesso due lettere del 21 Marzo 2008, indirizzate alle banche, con le quali viene fornito un vademecum sulle novità e informazioni relative all'adempimento fiscale del bollo sui titoli "liberi".

Fonte: Il Sole 24 Ore

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Meno Iva su corsi mascherati e in costume: Circolare n. 24/E del 25 marzo 2008.

Iva più leggera per assistere ai corsi mascherati e in costume. Dal 1° gennaio 2008, ai corrispettivi dovuti dagli spettatori non si applica più l'aliquota ordinaria del 20%, ma quella ridotta del 10 per cento. Stessa tassazione per gli spettacoli di maschere, ovunque tenuti.

E' quanto precisato dalla circolare n. 24/E del 25 marzo, con la quale l'agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti in merito alle modifiche apportate, dalla Finanziaria 2008 (articolo 1, comma 79, della legge 244/2007), alle tabelle A e C allegate al decreto Iva (Dpr n. 633/1972).

L'intervento normativo ha previsto lo spostamento dal n. 3) al n. 4) della tabella C allegata al Dpr 633/1972 delle prestazioni relative ai "corsi mascherati e in costume". Le stesse prestazioni sono state inserite nel n. 123) della tabella A, parte III, allegata al Dpr 633/1972.

Al n. 4) della tabella C e al n. 123) della tabella A, parte III, 633 sono stati inoltre inseriti, accanto agli spettacoli di burattini e marionette, gli spettacoli di "maschere", ovunque tenuti, non richiamati da alcuna delle precedenti formulazioni della tabella A, parte III, e della tabella C allegata al medesimo decreto.

La nuova formulazione del n. 3) della citata tabella C è quindi la seguente: "esecuzioni musicali di qualsiasi genere esclusi i concerti vocali e strumentali, anche se effettuate in discoteche e sale da ballo qualora l'esecuzione di musica dal vivo sia di durata pari o superiore al 50 per cento dell'orario complessivo di apertura al pubblico dell'esercizio, escluse quelle effettuate a mezzo elettrogrammofoni a gettone o a moneta o di apparecchiature similari a gettoni o moneta; lezioni di ballo collettive; rievocazioni storiche, giostre e manifestazioni similari".

Il nuovo n. 4) della tabella C elenca, fra le manifestazioni spettacolistiche, le seguenti attività: "spettacoli teatrali di qualsiasi tipo, compresi balletto, opere liriche, prosa operetta, commedia musicale, rivista; concerti vocali e strumentali, attività circensi e dello spettacolo viaggiante, spettacoli di burattini, marionette e maschere, compresi corsi mascherati e in costume, ovunque tenuti".

Il contenuto del n. 123) della tabella A, parte III, è identico a quello del n. 4) della tabella C, allegata al DPR n. 633.

Le modifiche apportate dall'articolo 1, comma 79, della Finanziaria 2008 comportano, in sostanza, che ai corrispettivi pagati dagli spettatori per assistere ai corsi mascherati e in costume, ovunque tenuti, non si applica più l'aliquota Iva del 20%, ma quella del 10% ai sensi del n. 123) della tabella A, parte III.

Si applica l'aliquota del 10% anche ai corrispettivi pagati per assistere agli spettacoli di maschere, ovunque tenuti.

In conclusione, quindi, il documento di prassi precisa che, a decorrere dal 1° gennaio 2008, ai corrispettivi pagati dagli spettatori per assistere ai corsi mascherati e in costume nonché agli spettacoli di maschere, ovunque tenuti, si applica l'aliquota Iva del 10 per cento.


Fonte: Agenzia Entrate - Massimo Calistri

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Telefonia regime monofase: Circolare n. 25/E del 25 marzo 2008.

Per le schede telefoniche prepagate arriva la tracciabilità delle vendite per individuare a ogni passaggio il soggetto che ha assolto l'imposta sul valore aggiunto. Come previsto dalla Finanziaria 2008, il cedente di mezzi tecnici ha l'obbligo di rilasciare al cessionario un documento con denominazione e partita Iva del soggetto che ha assolto l'imposta.

L'onere è esteso non solo alla prima cessione ma a tutte le fasi di vendita, pena sanzioni da cui la circolare n. 25/E del 25 marzo esclude le cessioni effettuate prima del 31 marzo 2008, fornendo istruzioni agli uffici sulla prima applicazione delle nuove disposizioni.

L'Agenzia fa così fronte alle difficoltà riscontrate dagli operatori del settore dei servizi di telefonia in sede di applicazione delle disposizioni dell'ultima Finanziaria, che ai commi 158 e 159 detta nuove modalità applicative dell'imposta sul valore aggiunto e relative sanzioni, allo scopo di arginare la piaga dell'evasione fiscale riscontrata nel commercio delle schede telefoniche prepagate, in ragione di una scorretta applicazione del metodo monofase di assoggettamento a Iva.

Novità sul versante delle modalità applicative del regime monofase e relativi obblighi

La norma prevede al comma 158 l'estensione dell'ambito d'applicazione del regime monofase alle prestazioni dei gestori telefonici posti a disposizione del pubblico e alle cessioni di qualsiasi mezzo tecnico che consenta di fruire dei servizi di telefonia. Nella nozione di mezzo tecnico rientra anche la "fornitura di codici di accesso". Ne consegue che il sistema monofase si applica anche quando i soggetti titolari della concessione si limitano ad attivare Pin associandoli a una determinata quantità di minuti di traffico telefonico, per poi cederli ad altri operatori che li commercializzano al pubblico in proprio.

Inoltre, in linea con la volontà di delineare la "tracciabilità" di tutti i passaggi, il sistema monofase si applica anche nella fase in cui non è ancora determinato il prezzo di vendita al pubblico, calcolando l'Iva sulla base del prezzo medio di vendita praticato in rapporto al quantum di traffico telefonico messo a disposizione dallo stesso mezzo tecnico.

L'applicazione della norma, dunque, non è più limitata solo agli operatori residenti, titolari della concessione o della autorizzazione a esercitare i servizi, ma anche a coloro che commercializzano il traffico telefonico, purché questi ultimi provvedano alla vendita e alla distribuzione dei mezzi tecnici nel territorio tramite una stabile organizzazione, un rappresentante fiscale o l'identificazione diretta.

Sul fronte degli adempimenti previsti dalla norma, si inscrive nella volontà di rintracciare ogni passaggio di vendita dei mezzi l'obbligo in capo al cedente di rilasciare al cessionario un documento che indichi denominazione e partita Iva del soggetto che ha assolto l'imposta. L'estensione di tale onere non solo alla prima cessione ma a tutti i passaggi dei mezzi tecnici effettuati nei confronti di un qualunque soggetto Iva è spia di quella volontà di trasparenza delle diverse fasi di vendita. A tal punto che la norma prevede che i nominativi del soggetto Iva in regime di monofase siano indicati non solo sul mezzo tecnico, ma anche sul supporto fisico che lo veicola e sulla confezione che contiene il supporto stesso.

Nuove norme sanzionatorie e relative istruzioni agli uffici

Il cedente che non adempie agli obblighi è punibile con una sanzione pari al 20% del corrispettivo della cessione. L'ammontare della sanzione sale al 40% per chi riporta nominativi falsi nel documento.

Rischia anche il cessionario che, in caso di ricezione di un documento incompleto, non provvede entro il quindicesimo giorno dall'acquisto dei mezzi a presentare all'ufficio delle Entrate competente in base al suo domicilio fiscale un documento contenente i dati relativi all'operazione irregolare. La sanzione prevista è del 20% del corrispettivo dell'acquisto non documentato regolarmente.

La posta in gioco si alza ancora di più in caso di reiterata contestazione: dopo l'accertamento, nell'arco di un anno, di tre distinte violazioni dell'obbligo di regolarizzare l'operazione di acquisto dei mezzi, i soggetti esercenti i posti e gli apparati pubblici di telecomunicazione, nonché i rivenditori dei mezzi tecnici agli utenti finali, rischiano la sospensione della licenza o dell'autorizzazione all'esercizio dell'attività.

Con la circolare 25/2008, l'Agenzia detta le istruzioni operative in fase di prima applicazione delle nuove disposizioni, stabilendo che gli uffici non devono applicare le sanzioni nei confronti dei cedenti che non hanno rilasciato al cessionario alcun documento con le coordinate previste ex lege o non abbiano riportato le stesse anche sul supporto fisico in occasione di cessioni avvenute prima del 31 marzo 2008. Perchè valga questa esclusione, però, è necessario che gli operatori redigano entro il 31 maggio prossimo un inventario dettagliato dei mezzi posseduti alla data del 31 marzo 2008. L'inventario dovrà tratteggiare la quantità dei mezzi di cui si dispone ma anche le coordinate identificative dell'operatore che ha prodotto o da cui sono stati acquistati i mezzi stessi e i dati identificativi, se noti, del soggetto che ha assolto l'Iva.

Per ciò che riguarda le cessioni effettuate a partire dal primo aprile 2008, in mancanza delle indicazioni richieste dalla norma, occorrerà fornire un documento contenente la dizione: "prodotto privo dei dati di cui all'art. 1, commi 158 e 159 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, di cui all'inventario al 31 marzo 2008, e successivi aggiornamenti, redatto da...". Questa dicitura, in linea con la ratio della tracciabilità dei passaggi, dovrà essere riportata da ciascun cedente, non solo da quello "a monte" della catena produttiva- distributiva.

A partire dal 1° settembre 2008 potranno circolare solo i mezzi tecnici integrati con la documentazione prevista dalla nuova norma ovvero quelli inventariati entro il 31 agosto e accompagnati dal previsto documento. Prima di quella data gli operatori provvederanno ad aggiornare mensilmente l'inventario precedentemente redatto.


Fonte: Agenzia Entrate

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Applicazione degli ecoincentivi: chiarimenti dal Ministero.

Dal Ministero dell'Economia e delle finanze arrivano alcuni chiarimenti in ordine all'applicazione delle norme riguardanti gli ecoincentivi previsti dall'art. 29, D.L. n. 248/2007 (c.d. D.L. Milleproroghe). Le precisazioni del Ministero riguardano, in primo luogo, l'incentivo collegato alla rottamazione dei veicoli ad uso promiscuo, previsto sia per l'ipotesi di acquisto di autovetture, sia nel caso in cui si proceda all'acquisizione di altre tipologie di veicoli.

(Risoluzione Ministero Economia e finanze 21/03/2008, n. 8/DPF)

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Approvato il nuovo modello IVA TR.

L'Agenzia delle Entrate ha approvato la nuova versione del modello IVA TR per la richiesta di rimborso o per l'utilizzo in compensazione del credito IVA trimestrale. A partire dalle istanze relative al secondo trimestre 2008, il modello IVA TR sarà soggetto all'obbligo di presentazione esclusivamente in via telematica, come stabilito dal D.M. 3 marzo 2008.

(Provvedimento Agenzia delle Entrate 20/03/2008, n. prot. 2008/44584)

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La detrazione del 55 per cento per il risparmio energetico.

Nel bilancio 2007 predisposto dalle società di capitali, dovranno essere indicate le agevolazioni sugli interventi per il risparmio energetico, mediante annotazione delle due quote di detrazione Ires che saranno oggetto di recupero nel 2008 e nel 2009. Nella registrazione delle imposte correnti nel conto economico alla fine del 2007, dovranno essere già al netto della quota detraibile nell'anno.

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La tutela giuridica dei nomi a dominio.

Cosa è un nome a dominio

Il nome a dominio, nella sua funzione tecnica, consiste in un codice mnemonico che agevola l'accesso ad una o più risorse di rete caratterizzate da un indirizzo numerico, così come specificato dall' Internet Protocol Suite (IPS).

Un nome a dominio è costituito da un serie di stringhe separate ciascuna da un punto, nell'ambito delle quali la parte rilevante è quella dopo l'ultimo punto finale (ad esempio ipi.it, la parte "it" è quella più importante) ed è detta dominio di primo livello (o TLD, Top Level Domain).

Esso deve rispettare alcuni parametri riferiti ad una lunghezza minima e massima consentita ed ai caratteri ammessi:

la lunghezza minima per i nomi a dominio direttamente sotto il ccTLD "it" (Country Code Top Level Domain) è di 3 caratteri (es.: ipi.it);

la lunghezza massima per ciascuna componente di un nome a dominio è di 63 caratteri (es.: industria2015.ipi.it);

il totale dei caratteri per un nome a dominio, cioè la somma dei caratteri di tutti i nomi delimitati dai punti compreso "it", non può superare i 255 caratteri;

Si possono utilizzare tutte le cifre (0-9), le lettere (a-z) (ASCII) non accentate ed il trattino (-);

un nome a dominio non può iniziare o terminare con il simbolo del trattino (-);

i primi quattro caratteri non possono essere la sequenza "xn--".

La registrazione di un nome a dominio

È possibile utilizzare un nome a dominio solo previa registrazione (obbligo di registrazione) all'interno della gerarchia nazionale dei nomi a dominio. Esso viene assegnato direttamente al richiedente secondo un ordine cronologico di richiesta ed in linea di principio non è prenotabile. La registrazione di un nome a dominio sotto il ccTLD "it" (Country Code Top Level Domain) non implica diritti in altri rami della gerarchia dei nomi o direttamente sotto il ccTLD "it".

La registrazione dei nomi a dominio è normata dal Regolamento di Assegnazione e Gestione Domini .it.

È possibile registrare solamente domini di secondo livello (es.: dominio.it), terzo (es.: mio.dominio.it) e cosí via. Quando un dominio di secondo livello viene registrato dal suo assegnatario, questo è autorizzato ad usare tutti i nomi di dominio relativi ai livelli successivi.

Cosa è il Regolamento di Assegnazione e Gestione Domini.it

Il suddetto Regolamento contiene le norme per l'assegnazione dei nomi a dominio del ccTDL "it" (Italia), per quel che riguarda sia gli standard Internet Protocol Suite (IPS) sia gli standard Open System Interconnection (OSI).

Il Regolamento stabilisce le procedure tecniche di registrazione, le procedure di riassegnazione di un nome a dominio, definisce compiti e funzioni del Registro del ccTDL "it" e i nomi a dominio riservati.

Cosa è un TLD

Un TLD, Top Level Domain, è un'etichetta che identifica in maniera univoca i nomi a dominio di primo livello dell'albero dei nomi a dominio, cioè il livello sotto la root (radice). Per questo i TLD sono anche denominati "First Level Domains" (Domini di primo livello). Ogni ulteriore elemento, successivo alla radice, presente nel nome a dominio e delimitato da un punto finale, determina differenti livelli. Ad esempio, se la radice è seguita da 2 parti, delimitate ciascuna da un punto, si avrà un dominio di secondo livello, se seguita da 3 parti sempre delimitate ciascuna da un punto si avrà un dominio di terzo livello e così via.

I TLD si suddividono in due gruppi principali:

ccTLD (country code TLD): etichetta che identifica in maniera univoca il suffisso assegnato ad una Nazione in base alle specifiche ISO, RFC e ICANN nell'albero dei nomi a dominio Internet (es Italia = "it");

gTLD (general TLD): etichetta che identifica in maniera univoca il suffisso di un albero di nomi a dominio Internet di tipo generico .

Chi può richiedere la registrazione di un nome a dominio

Qualunque persona fisica o giuridica. Nello specifico dei nomi a dominio sotto il ccTLD "it", la registrazione può essere effettuata solo da persone fisiche e giuridiche che hanno cittadinanza, residenza o sede in uno dei Paesi membri dell'Unione Europea.

Non esistono limitazioni sul numero dei nomi a dominio registrabili.

La durata

I nomi a dominio registrati nel ccTLD "it" hanno durata annuale, che:

decorre dalla data di registrazione del nome a dominio;

o dalla data dell'ultima modifica (cambio Maintainer o cambio Registrante del nome a dominio. Es.: Un nome a dominio registrato in data 30 giugno 2002 per una persona giuridica o fisica e successivamente trasferito in data 1 febbraio 2003 ad un'altra persona giuridica o fisica scadrà in data 1 febbraio 2004).

Il servizio di mantenimento del nome a dominio si rinnoverà tacitamente di anno in anno, fatta salva disdetta, che dovrà pervenire al Registro entro e non oltre i 15 giorni successivi alla scadenza annuale.

I costi per la registrazione e per il mantenimento di un nome a dominio

Suddetti costi variano annualmente.

Ad esempio, per l'anno 2007 l'ammontare per il mantenimento di ciascun nome a dominio è di € 4,91 + IVA (quattro /91 euro + IVA), nel caso di contratto per Maintainer.

Dove effettuare la Registrazione di un nome a dominio

La registrazione dei nomi a domino deve essere effettuata presso il Registro del ccTLD ".it" , che ha sede nell'Istituto di Informatica e Telematica del CNR, CNR - AREA DELLA RICERCA, Via Giuseppe Moruzzi, 1 I-56124 PISA.

Esistono inoltre alcuni siti Internet, collocati non necessariamente in Italia, che permettono di iniziare la registrazione di nomi a dominio "it"; per la registrazione finale si appoggiano tutti comunque al CNR.


Fonte: IPI

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Dubbi sulle sostitutive introdotte dalla Finanziaria 2008.

In tema di bilanci 2007, le società eseguiranno delle valutazioni, in termini di convenienza, circa l'esecuzione o meno dei riallineamenti e degli affrancamenti introdotti dalla Finanziaria 2008. Si attendono delucidazioni in merito all'importo minimo del riallineamento introdotto dal comma 47, dell'articolo 1, della Legge Finanziaria 2008. Le società dovranno anche prendere in considerazione l'eliminazione della fiscalità differita. Incertezze sulla determinazione dell'imponibile dell'1 per cento dell'imposta sostitutiva: importo netto o lordo della riserva?

Fonte: Il Sole 24 Ore

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venerdì 21 marzo 2008

Quesito: estinzione anticipata mutuo ipotecario Srl.

Una Srl ha contratto un mutuo ipotecario per l’acquisto di un immobile strumentale per l’esercizio della propria attività.
Oggi chiede l’estinzione anticipata di tale contratto di mutuo. Vorrei sapere:
1. L’estinzione anticipata deve essere perfezionata con atto notarile?
2. Nel caso di estinzione anticipata la società può usufruire della cancellazione agevolata dell’ipoteca società come previsto dal decreto Bersani?

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Regime di esenzione IVA per le prestazioni educative e didattiche.

L’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti sull’applicazione del regime di esenzione dall’Iva delle prestazioni educative e didattiche, con particolare riferimento agli istituti che non svolgono corsi di studio completi secondo gli ordinamenti scolastici e non hanno i requisiti per assumere la denominazione di scuola secondo la normativa di settore, ma erogano prestazioni didattiche e formative comunque comprese nelle materie di insegnamento scolastico di competenza del Ministero della Pubblica Istruzione.

(circolare n. 22/e del 18 marzo 2008 )

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Canone di abbonamento TV.

E’ competenza del Ministero delle Comunicazioni chiarire se computer, videoregistratori, videocamere, videocellulari, riproduttori Dvd, decoder siano assimilabili agli apparecchi atti o adattabili a ricevere trasmissioni televisive e comportino, se posseduti, l’obbligo di pagamento del canone radiotelevisivo. Lo ha precisato l’Agenzia delle Entrate.

(risoluzione n. 102/e del 19 marzo 2008 )

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Trattamento fiscale Onlus per acquisto terreno edificabile.

La cessione di un terreno edificabile da parte di una fondazione ONLUS sconta l'IVA se il terreno oggetto di vendita viene utilizzato nell'esercizio dell'attività di impresa agricola svolta in via accessoria dalla fondazione. In caso di cessione da parte di un'impresa familiare, l'IVA risulta applicabile solo con riferimento alla quota di terreno appartenente al soggetto con qualifica di imprenditore; per le quote di proprietà del terreno appartenenti agli altri familiari che non rivestono la qualifica di imprenditore, la cessione è assoggettata ad imposta proporzionale di registro.

(Risoluzione Agenzia delle Entrate 20/03/2008, n. 106/E)

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Deducibilità IRAP dei costi sostenuti per il personale addetto alla ricerca e sviluppo.

Ai fini IRAP, la deduzione dei costi per il personale addetto alla ricerca e sviluppo spetta - oltre che per il personale impiegato specificamente nell'attività di ricerca - anche per il personale addetto all'assistenza sanitaria (e ausiliaria) prestata in settori medici in relazione ai quali viene svolta attività di ricerca (con l'esclusione, quindi, del personale eventualmente impiegato nell'assistenza ospedaliera generica o riferibile a settori medici per i quali non viene svolta attività di ricerca, ancorché specialistici).

(Risoluzione Agenzia delle Entrate 20/03/2008, n. 107/E)

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Premi fedeltà deducibili per gli agenti.

Sono deducibili i premi fedeltà corrisposti da una società ai propri agenti: si tratta di costi dotati di inerenza (in quanto non rispondono a finalità personali dell'imprenditore o comunque non si configurano come appostazioni estranee all'esercizio di impresa), certezza e determinabilità.

(Cassazione civile Sentenza, Sez. Trib., 19/03/2008, n. 7340)

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Antiriciclaggio: nuovi limiti per i libretti al portatore.

Le disposizioni antiriciclaggio, contenute nel Decreto Legislativo numero 231 del 2007, stabiliscono che il limite massimo del saldo dei libretti al portatore deve essere pari ad Euro 5.000,00. Il Ministero dell'Economia ha precisato, con una circolare sottoscritta nella giornata del 20 Marzo 2008, che tutti i titoli emessi prima del 30 Aprile 2008, possono essere regolarizzati fino al 30 Giugno 2009.

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Nuovo modello per la richiesta di accreditamento su c/c bancario o postale.

L'Agenzia delle Entrate ha messo a disposizione il nuovo modello per la richiesta di accreditamento su conto corrente bancario o postale di rimborsi fiscali e di altre forme di erogazione riservato a soggetti diversi dalle persone fisiche.

(Comunicato Agenzia delle Entrate 19/03/2008)

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Esente la comunicazione sostitutiva del nulla osta al lavoro.

La comunicazione sostitutiva del nulla osta al lavoro prevista dall'art. 27, comma 1-bis, D.Lgs. n. 286/1998 (che sostituisce il precedente iter relativo all'ingresso dei lavoratori stranieri, consistente nella richiesta per il rilascio del nulla osta da parte del datore di lavoro), è esente dall'imposta di bollo.

(Risoluzione Agenzia delle Entrate 18/03/2008, n. 100/E)

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Franchigia riaddebitata al cliente su noleggio auto: non è assoggettata ad IVA.

La società che svolge attività di locazione operativa di autovetture e gestione di relative flotte aziendali, riaddebitando al cliente - in caso di eventi dannosi - la franchigia (di importo variabile fino a 500 euro), non deve assoggettare ad IVA tale importo: trattandosi non di un corrispettivo, bensì del "ribaltamento" - a carico del cliente - della franchigia "sopportata" dalla società nel rapporto contrattuale con la compagnia assicurativa, la somma non deve essere assoggettata all'imposta.

(Commissione tributaria provinciale Reggio Emilia, Sentenza, Sez. I, 05/03/2008, n. 24)

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Studio di settore TG91U per i promotori e i mediatori finanziari.

A partire dal 2007, i promotori e i mediatori finanziari saranno destinatari di un proprio studio di settore (TG91U). Nel corso della giornata di ieri, 19 Marzo 2008, ha avuto termine la pubblicazione delle bozze dei modelli sul sito web dell'Agenzia delle Entrate.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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I controlli sulla circolazione degli assegni.

Il ministero dell'Economia ha predisposto una circolare, presentata nella giornata del 19 Marzo 2008 al convegno promosso da Afin sull'antiriciclaggio, dalla quale emerge che banche e Poste avranno l'obbligo di effettuare un controllo poco più che formale sulla regolarità delle girate per gli assegni; tale adempimento consisterà nella verifica dell'apposizione della firma per la girata, della sequenza alfanumerica del codice fiscale e della compatibilità tra firma e codice.

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Fondi per la formazione in agricoltura.

Tra le novità introdotte dalla legge 247/2007 di attuazione del protocollo del 23 luglio 2007, alcune riguardano l’estensione agli operai del settore agricolo delle norme riguardanti i Fondi paritetici interprofessionali per il finanziamento delle iniziative di formazione continua. Per conoscere le modalità di adesione ai Fondi da parte delle imprese del settore agricolo interessate, è possibile consultare la circolare n. 34 del 19 marzo.


Fonte: INPS

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Assegno per il nucleo familiare per figli naturali.

Cambia il criterio per il riconoscimento del diritto all’assegno per il nucleo familiare in caso di figli naturali riconosciuti da entrambi i genitori. Fino ad oggi, tale diritto era riconosciuto soltanto al genitore convivente con i figli e titolare di una posizione previdenziale come lavoratore dipendente. A seguito di approfondimenti con il Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, invece, è stato riconosciuto che il diritto all’assegno per il nucleo familiare deriva soltanto dall’esistenza di un rapporto di lavoro dipendente da parte di uno dei genitori, non necessariamente quello convivente. Di conseguenza, il genitore naturale lavoratore dipendente o titolare di posizione tutelata, anche se non convivente con i figli, può presentare la richiesta di assegno per il nucleo familiare e la prestazione sarà erogata direttamente al genitore convivente. Circolare n. 36 del 19 marzo 2008

Fonte: INPS

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Previdenza sportivi.

Con la soppressione della Cassa di previdenza per l’assicurazione degli sportivi (Sportass), tutti i rapporti pendenti, attivi e passivi, relativi al ramo previdenziale di tale Ente sono stati trasferiti all’Inps, mentre sono stati trasferiti all’Inail quelli relativi al ramo assicurativo. Per maggiori informazioni sulle modalità di versamento dei contributi e sulle prestazioni erogate è possibile consultare la circolare n° 37 del 20 marzo 2008.

Fonte: INPS

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mercoledì 19 marzo 2008

Quesito: protesto e apertura partita IVA.

sono un artigiano e lavoro nella provincia di Modena. Il 25/11/2002 la banca mi ha protestato un assegno (da me emesso a favore di un mio ex datore di lavoro come garanzia per un prestito fatto,solo che una volta che mi sono licenziato lo ha mandato all’incasso)Premetto di essere in possesso di una denuncia da me fatta all’epoca ma nonostante mi sono visto rifiutare ogni rapporto con le banche.
La mia domanda è la seguente: Posso aprire una P.Iva ,iniziare da zero ed avere un normale rapporto con una banca ora che sono passati i 5 anni dal protesto?.
Adesso sono costretto a lavorare con i soldi che prendo dalle fatture ed aspettare la scadenza delle stesse,non posso avere scoperture o emettere assegni anche perché non ho un conto e non oso avvicinarmi ad una banca per evitare una ennesima umiliazione. Esiste qualche rimedio a tutto ciò o devo restare a vita in queste condizioni?

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Quesito: contribuenti minimi anche per due lavori.

ho letto il vostro interessante articolo sul blog il commercialista in rete sui contribuenti minimi e vorrei sapere quanto segue:
se il contribuente svolge già un lavoro dipendente part time, il requisito richiesto per poter essere considerato un contribuente minimo, 30.000 euro max di compensi o ricavi nel corso dell'anno, è relativo alla sola attività professionale oppure alla somma di tale attività e del lavoro dipendente part time?
In altre parole, se il contribuente percepisce un reddito lordo di 12000 euro l'anno come dipendente part time, può avere compensi lordi per altri 18000 euro dall'attività professionale o altri 30.000 per rimanere dentro la categoria dei contribuenti minimi?

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Ritardati e omessi versamenti: Circolare n. 23/E del 19 marzo 2008.

L'agenzia delle Entrate, con la circolare n. 23/E del 19 marzo, è tornata su un particolare aspetto della definizione dei versamenti tardivi o omessi di cui all'articolo 9-bis della legge 289/2002. L'annoso problema che si affronta è quello emerso in fase di controllo delle adesioni alla sanatoria relativa ai ritardati e omessi versamenti di cui all'articolo 9-bis della legge 289/2002 (Finanziaria 2003), che ha visto disconoscere la definizione nel caso in cui il contribuente non abbia integralmente versato le somme dovute, questione legata in modo particolare alla possibilità di rateazione delle stesse.

L'articolo 9-bis della legge 289/2002 offriva la possibilità a tutti i contribuenti di poter evitare il pagamento delle sanzioni previste per gli omessi e i tardivi versamenti delle imposte e delle ritenute non versate o versate in ritardo attraverso il pagamento delle seguenti somme:

- in caso di versamenti omessi, dell'importo non versato e degli interessi

- in caso di versamenti effettuati tardivamente, dei soli interessi.

In entrambe le ipotesi, l'agevolazione consisteva nella non applicazione della sanzione del 30%, prevista dall'articolo 13 del Dlgs 471/1997 sia per le omissioni di versamento, sia per le tardività.

Il beneficio era fruibile sia per il contribuente che avesse già ricevuto la cartella di pagamento emessa dall'amministrazione in esito ai controlli formali eseguiti, ovviamente a condizione che il pagamento della stessa non fosse ancora scaduto, sia nel caso in cui il contribuente non avesse ancora ricevuto la cartella di pagamento.

Al di là delle differenze procedurali che hanno contraddistinto le due diverse possibilità, una delle peculiarità consisteva nell'opportunità di versare ratealmente gli importi dovuti per la definizione, possibilità riservata solo ai contribuenti che sanavano omessi o tardivi versamenti per i quali non avessero ancora ricevuto la relativa cartella di pagamento.

Nell'altra fattispecie, quindi con la cartella di pagamento già notificata, l'articolo 9-bis stabiliva che gli importi dovuti dovevano essere pagati integralmente alla scadenza della cartella stessa.

La suddetta rateazione era possibile nel caso in cui l'importo da versare fosse superiore a 3mila euro (per le persone fisiche) o a 6mila euro (per gli altri soggetti), importi questi che comunque dovevano essere versati, costituendo di fatto la prima rata, mentre l'eccedenza poteva essere versata in tre rate di pari importo con la maggiorazione degli interessi legali.

In merito al mancato versamento delle rate successive alla prima si registrano due interventi dell'agenzia delle Entrate: il primo, espresso con la circolare 22/2003, nella quale è stato messo in evidenza che la sanatoria prevista dall'articolo 9-bis avrebbe operato solo per "effetto dell'integrale pagamento degli importi dovuti e, in caso di rateazione, dopo che si è provveduto all'integrale pagamento delle rate", il secondo, con la circolare 36/2005, con il quale non è stato ritenuto applicabile alle rate omesse l'istituto del ravvedimento operoso.

Per meglio comprendere la posizione dell'Agenzia, occorre focalizzare l'attenzione sulla natura della definizione degli omessi o tardivi versamenti di cui trattiamo.

Sintetizzando quanto finora detto, non veniva sanzionato chi, pur avendo evitato di versare imposte o ritenute, ovvero essendo incorso in ritardo nel versamento delle stesse, si attivava in adesione alla definizione agevolata.

Ora, se a fronte del versamento di quanto in precedenza non versato e/o degli interessi legali si offriva la non assoggettabilità alla sanzione, appare incoerente prevedere che non sia soggetto a sanzione anche colui che chiede la definizione e non paga quanto pacificamente dovuto per la stessa.

Questa posizione non è stata sempre condivisa dai giudici di merito, facendo registrare di fatto un andamento non univoco delle decisioni assunte, almeno fino a quando la questione è stata sottoposta al vaglio della Corte di cassazione.

I giudici di piazza Cavour, con la sentenza 18353/2007, hanno accolto la tesi dell'Agenzia affrontando, ai fini della decisione, la differenza tra le definizioni di cui agli articoli 8 e 9-bis della legge 289/2002, rilevando che le stesse "danno vita a due specie diverse di condono tributario".

Nella sentenza, si legge che la definizione di cui all'articolo 8 "introduce un condono tributario premiale, riconoscendo al contribuente il diritto potestativo di chiedere che il suo rapporto giuridico tributario sia sottoposto ad un accertamento straordinario, da effettuarsi cioè secondo regole diverse da quelle ordinarie, la seconda concede un condono tributario clemenziale, che, basandosi sul presupposto di un illecito tributario, elimina o riduce le sanzioni e, a determinate condizioni, concede modalità di favore per il loro pagamento, ma senza prevedere, come logica vuole, alcuna forma di accertamento tributario straordinario".

Muovendo da tali differenze, la Suprema corte non ritiene applicabile alla definizione di cui all'articolo 9-bis in commento la disposizione contenuta nel comma 3 dell'articolo 8 della stessa legge 289/2002, la quale stabilisce che il mancato versamento degli importi dovuti non determina l'inefficacia della definizione, atteso che l'ufficio può iscrivere a ruolo gli importi non pagati applicando la sanzione prevista per gli omessi versamenti.

Proprio questa sentenza offre all'Agenzia lo spunto per tornare sulla questione con la circolare 23/2008, con la quale, oltre a ribadire la propria posizione, oggi confermata dalla evidenziata sentenza della Cassazione, invita i propri uffici a continuare il contenzioso sorto nel merito della inefficacia delle definizioni in assenza dei versamenti delle rate successive alla prima.

Fonte: Agenzia Entrate - Armando Sappino

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Servizi resi alla casa madre straniera: il rimborso spetta alla filiale.

Nel caso in cui un'impresa estera costituisca in Italia una stabile organizzazione, alla domanda di rimborso dell'IVA indebitamente versata in relazione ai servizi da questa resi alla casa madre, è legittimata solo la filiale italiana, e non la casa madre.

(Cassazione civile Sentenza, Sez. Trib., 10/03/2008, n. 6310)

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Validità degli assegni anche dopo il 30 Aprile.

Il ministero dell'Economia ha predisposto una circolare, che sarà pubblicata a breve, con la quale stabilisce che per gli assegni già in circolazione, l'utilizzo è concesso anche con riferimento a data successiva al 30 Aprile. L'unico adempimento da effettuare è quello di inserire nel modulo la dicitura "non trasferibile", anche in modo manuale da parte del traente.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Il conseguimento del profitto qualifica la natura commerciale dell'attività: Sentenza n. 2809 del 7 febbraio 2008.

Lo scopo di lucro, che costituisce requisito essenziale della nozione di impresa, è individuabile non solo quando l’attività d’impresa sia rivolta al diretto incremento patrimoniale, bensì in qualsiasi utilità economica, consista questa in un risparmio di spesa o in un altro vantaggio patrimoniale. Conseguentemente, l’attività d’impresa non è esclusa per il fatto che il profitto (o “lucro”) conseguito dal contribuente venga capitalizzato in beni anziché in denaro.

E’ quanto affermato dalla Corte di cassazione con la sentenza n. 2809 del 7 febbraio 2008.

La controversia traeva origine dall’impugnazione di un avviso di accertamento con cui l’agenzia delle Entrate rettificava i redditi prodotti da un contribuente esercente l’attività di commercio di articoli di gioielleria, il quale, oltre a omettere la presentazione della dichiarazione d’inizio di attività, non aveva neppure tenuto i registri contabili, non aveva emesso fatture relative a operazioni imponibili, né aveva presentato la dichiarazione dei redditi annuale.

In particolare, i rilievi erano scaturiti da un processo verbale di constatazione redatto dalla Guardia di finanza, con cui i verificatori rilevarono che il suddetto contribuente aveva svolto un’attività fiscalmente rilevante consistente, oltre che nell’acquisto di lotti di oro e di altri oggetti preziosi usati dalle case d’asta, anche nella selezione di tali oggetti, nella successiva rivendita dei rottami (ovvero di beni inidonei a essere venduti come merce finita, ma destinati a essere rivenduti sotto forma di rottami di gioielli d’oro) e degli oggetti di modico valore a ditte autorizzate e, infine, nella costituzione di una “scorta di beni rifugio” formata dagli oggetti preziosi di maggior valore, detenuti come investimento personale.

Avverso detto avviso di accertamento il ricorrente presenta ricorso, sostenendo di avere agito in buona fede e di avere posto in essere operazioni di acquisto e di rivendita solo occasionalmente, senza perseguire alcun fine di lucro e non avvalendosi di alcuna organizzazione. Inoltre, la costituzione di “beni rifugio” rappresentava un investimento personale, senza alcun intento speculativo; pertanto, l’attività svolta non aveva natura imprenditoriale.

I giudici di prime cure accoglievano la tesi difensiva del contribuente, mentre la Commissione tributaria regionale confermava la rettifica dell’ufficio.

Il contribuente presenta ricorso per cassazione.

Tanto premesso, la Corte di cassazione ha rigettato il ricorso, affermando che l’attività in questione rientrava nell’esercizio d’impresa commerciale a causa del carattere continuativo e non occasionale della pluralità degli atti economici posti in essere, a nulla rilevando che l’attività intrapresa non era stata rivolta (nella massima parte) al diretto incremento pecuniario, ovvero a scopo di lucro.

A giudizio della Corte, la professione abituale ricorre ove un soggetto ponga in essere con regolarità, sistematicità e ripetitività una pluralità di atti economici coordinati e finalizzati al raggiungimento di uno scopo, con esclusione, quindi, solo delle ipotesi di atti economici posti in essere in via meramente occasionale.

Peraltro, è del tutto irrilevante che l’esercizio dell’impresa si esaurisca in un singolo affare, poiché anche il compimento di un unico affare può costituire impresa quando implichi l’esecuzione di una serie coordinata di atti economici.

In particolare, per i giudici di legittimità, l’attività di vendita di preziosi (avvenuta prevalentemente mediante la sottoscrizione di “mandati a vendere” con case d’asta private) si traduceva in una vera e propria impresa commerciale, in quanto il contribuente aveva posto in essere numerose e crescenti operazioni di vendita di preziosi, giungendo a realizzare un considerevole volume di affari e aveva dimostrato, altresì, una competenza specifica circa la distinzione tra preziosi di maggior e minor valore o tra preziosi e rottami, che implicava un certo grado di professionalità.

Nondimeno, la mancanza di altre fonti di reddito e il rilevante “giro d’affari” accertato dalla Guardia di finanza per ciascun periodo d’imposta, facevano ritenere che gli acquisti di oggetti preziosi usati configurassero un’attività di commercializzazione di gioielli e non certo semplici operazioni senza fine di lucro.

Con la sentenza in epigrafe, è stato altresì precisato che, per poter attribuire la qualifica di imprenditore commerciale, occorre aver riguardo all’obiettiva idoneità dell’attività a produrre un profitto, ma non è necessario che detto profitto si valuti in denaro, essendo sufficiente il conseguimento di qualsiasi altra utilità economica.

In buona sostanza, deve ritenersi che non va esclusa la natura imprenditoriale di un’attività quando il profitto conseguito venga capitalizzato, in tutto o in parte o nella massima parte, in beni anziché in denaro, ovvero quando il contribuente non converta in denaro le entrate, bensì le trattenga presso di sé, per così dire in natura (“beni rifugio”).

Conseguentemente, i giudici di legittimità hanno ritenuto che, anche se la costituzione dei “beni rifugio” non prevedeva un utile, "tale fine non escludeva la natura imprenditoriale dell’attività svolta".

D’altra parte, prosegue la Corte, "l’economicità dell’attività prestata dall’imprenditore, secondo il disposto dell’articolo 2082 cc, è da intendersi come il tendenziale perseguimento del “pareggio” fra costi e ricavi, non inerendo alla qualifica di imprenditore l’esercizio di attività allo scopo di produrre ricavi eccedenti i costi".

Infatti, "se un operatore economico acquista una certa quantità di beni ad un certo prezzo e poi recupera quanto speso attraverso la rivendita di una parte di beni acquistati, i beni che così rimangono nelle sue mani costituiscono un’entrata attribuibile al contribuente stesso (…) anche se il contribuente non monetizza simile entrata ma la trattiene presso di sé, per così dire, in natura".

Alla luce delle argomentazioni sopra esposte, la Suprema corte, posto che il contribuente non aveva prodotto alcun documento in senso contrario e constatata la regolarità sistematicità e ripetitività della pluralità degli atti economici posti in essere, ha ritenuto legittimo il recupero effettuato dall’ufficio.


Fonte: Agenzia Entrate - Francesca La Face

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L'imposta di bollo su cambiali ed ai pagherò.

La circolare Assonime numero 18 del 18 Marzo 2008 ritiene che la nuova imposta di bollo di 1,50 euro non dovrà essere applicata sulle cambiali e sui pagherò. Tale presa di posizione deriva dal fatto che il riferimento della normativa antiriciclaggio ai vaglia cambiari riguarda solamente quelli speciali emessi da Banca d'Italia, Banco di Napoli e Banco di Sicilia, e quindi non ai vaglia cambiari ordinari (cambiale e pagherò).

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Lavoratori stranieri: Risoluzione n. 100/E del 18 marzo 2008.

Niente imposta di bollo, nell'ambito dell'iter relativo all'ingresso in Italia di lavoratori stranieri, per la comunicazione prevista in sostituzione del nulla osta.

Lo ha chiarito l'agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 100/E del 18 marzo, basando le proprie conclusioni sull'assimilazione della comunicazione in questione alle "dichiarazioni sostitutive dell'atto di notorietà", per le quali è espressamente prevista l'esenzione dal tributo.

Il nulla osta al lavoro non è più necessario per i dipendenti regolarmente retribuiti da datori di lavoro, persone fisiche o giuridiche, residenti o aventi sede all'estero e da questi direttamente retribuiti, che siano temporaneamente trasferiti dall'estero presso persone fisiche o giuridiche, italiane o straniere, residenti in Italia, al fine di effettuare nel territorio italiano determinate prestazioni oggetto di contratto di appalto, stipulato tra i predetti soggetti residenti o aventi sede in Italia e quelli residenti o aventi sede all'estero.

Lo ha stabilito il Dl 10/2007, che all'articolo 27 del Dlgs 286/1998 ha aggiunto il comma 1-bis, in base al quale, nel caso dei lavoratori sopra individuati "…il nulla osta al lavoro é sostituito da una comunicazione, da parte del committente, del contratto in base al quale la prestazione di servizi ha luogo, unitamente ad una dichiarazione del datore di lavoro contenente i nominativi dei lavoratori da distaccare e attestante la regolarità della loro situazione con riferimento alle condizioni di residenza e di lavoro nello Stato membro dell'Unione europea in cui ha sede il datore di lavoro. La comunicazione é presentata allo sportello unico della Prefettura-Ufficio territoriale del Governo, ai fini del rilascio del permesso di soggiorno".

E' dunque la comunicazione prevista dal comma 1-bis a sostituire il precedente iter burocratico che consentiva l'ingresso dei lavoratori stranieri nel nostro Paese (consistente nella procedura per il rilascio del nulla osta al datore di lavoro). Tuttavia, una volta in Italia, i lavoratori sono tenuti a chiedere il permesso di soggiorno secondo le ordinarie modalità.

La semplificazione introdotta ha suscitato perplessità in merito alla disciplina dell'imposta di bollo da applicare alla comunicazione da presentare allo sportello unico della Prefettura - ufficio territoriale del Governo per ottenere il permesso di soggiorno.

Il dubbio è stato risolto assimilando la comunicazione in questione alle dichiarazioni sostitutive dell'atto di notorietà, per le quali è espressamente prevista l'esenzione dall'imposta di bollo.

La risoluzione, infatti, chiarisce che "…la comunicazione prevista dall'articolo 27, comma 1-bis, del D.Lgs. n. 286 del 1998, contiene una serie di notizie…e di dichiarazioni…ma non anche la richiesta dell'adozione di un provvedimento ovvero del rilascio di un certificato", per i quali è dovuta l'imposta di bollo nella misura di 14,62 euro per ogni foglio. L'imposta si applica solo in relazione a "istanze, petizioni, ricorsi diretti agli uffici e organi dell'Amministrazione…", tesi a ottenere l'emanazione di un provvedimento, oppure il rilascio di certificati, estratti, copie e simili.

Per l'Agenzia, non sono compresi nella sfera di applicazione dell'articolo 3 della tariffa dell'imposta di bollo, "quegli scritti che non hanno il carattere di istanze tese all'ottenimento di un provvedimento", come, ad esempio, proprio la comunicazione prevista dall'articolo 27, comma 1-bis, del Dlgs 286/1998.

Fonte: Agenzia Entrate

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Estesa all'Irap la disciplina delle società di comodo.

Nella giornata del 17 Marzo 2008, l'Agenzia delle Entrate ha pubblicato la circolare numero 21/E, con la quale stabilisce che, anche nel caso in cui una società dichiari un reddito Ires superiore al minimo di legge, le società di comodo devono comunque applicare l'Irap presunta. Inoltre, per la prima volta, nel periodo di imposta 2007, la disciplina delle società di comodo viene estesa all'Irap.

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Definiti i criteri di esercizio dell'opzione per l'imposta sostitutiva.

Con decreto del ministro dell'Economia e delle Finanze del 3 marzo 2008, è stata attuata la disciplina prevista dall'articolo 1, comma 48, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (Finanziaria 2008) che reca l'opzione per l'applicazione di un'imposta sostitutiva sulle eccedenze dedotte ai sensi dell'articolo 109, comma 4, lettera b), del Tuir, nel testo previgente le modifiche apportate dalla stessa legge finanziaria 2008.

A cosa serve

La predetta disposizione prevede che le differenze tra il valore civile e il valore fiscale dei beni e degli altri elementi indicati nel quadro EC del modello Unico originate dalle deduzioni extracontabili effettuate fino al periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2007, possono essere recuperate a tassazione, con conseguente riallineamento dei valori fiscali ai maggiori valori civili, mediante assoggettamento all'imposta sostitutiva delle imposte sui redditi e dell'imposta regionale sulle attività produttive.

Come si esercita l'opzione

L'opzione per la disciplina dell'imposta sostitutiva può essere esercitata anche in relazione a singole classi di beni e altri elementi corrispondenti ai righi di ciascuna sezione del suddetto quadro EC. Il comma 48 prevede, peraltro, che, in caso di applicazione parziale della disciplina, essa deve essere richiesta "per classi omogenee di deduzioni extracontabili". Al riguardo, l'articolo 1, comma 2, del decreto attua tale previsione, stabilendo che ciascun rigo del quadro EC della dichiarazione dei redditi costituisce una classe omogenea agli effetti dell'applicazione della disciplina. Conclusione in linea con la procedura di liquidazione nel quadro RQ (si riporta la sezione V del modello Unico SC 2008).

L'assoggettamento a imposta sostitutiva riguarda, comunque, per ciascun rigo oggetto di riallineamento, l'intero ammontare delle differenze tra i relativi valori civili e fiscali risultanti dalla dichiarazione dei redditi relativa al periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2007 o l'intero ammontare delle differenze residue risultanti dalle dichiarazioni dei redditi dei successivi periodi.

L'opzione per la disciplina dell'imposta sostitutiva si esercita effettuando il versamento della prima delle tre rate obbligatorie entro il termine per il versamento a saldo dell'imposta sul reddito, relativa al periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2007 o, in caso di opzione successiva, entro il termine per il versamento a saldo dell'imposta sul reddito relativa al periodo d'imposta di riferimento per l'individuazione delle differenze residue oggetto di riallineamento.

Gli scaglioni di imponibile e le aliquote di tassazione sostitutiva

L'imposta sostitutiva si applica con l'aliquota del 12% sulla parte delle differenze di valore complessivamente ricomprese nel limite di 5 milioni di euro; con l'aliquota del 14% sulla parte che eccede 5 milioni e fino a 10 milioni di euro e con l'aliquota del 16% sulla parte superiore a 10 milioni di euro.

Il punto 9) della relazione illustrativa del decreto mette in evidenza che l'opzione per la disciplina può essere esercitata dall'impresa anche in più periodi d'imposta, a partire da quello successivo a quello in corso al 31 dicembre 2007; si è inteso evitare che un'applicazione per tranche potesse determinare sempre l'applicazione dell'aliquota relativa agli scaglioni più bassi. In questo senso, con la disposizione contenuta nel secondo periodo del comma 4 dell'articolo 1, si è previsto che, ai fini della determinazione delle aliquote progressive applicabili, assumono rilevanza anche le differenze di valori assoggettate a imposta sostitutiva nel o nei precedenti periodi d'imposta.

Alcune particolarità

Il punto 6) della relazione considera la particolare ipotesi dei soggetti tenuti alla redazione del bilancio in base ai principi contabili internazionali (Ias/Ifrs): essi potranno continuare a operare deduzioni extracontabili in relazione ai marchi; il comma 2 dell'articolo 1 del decreto consente, solo a tali soggetti, di escludere dall'applicazione dell'imposta sostitutiva la parte delle differenze di valore incluse nel rigo EC5 del quadro riferite a detti elementi patrimoniali.

Il comma 3 dell'articolo 1 del decreto (evidenziato al punto 7 della relazione) prevede un'ulteriore deroga, generale, al criterio secondo cui l'applicazione dell'imposta sostitutiva deve riguardare l'intero ammontare delle differenze di valore relative al singolo rigo. Si stabilisce, in particolare, che, se l'applicazione della disciplina riguarda i beni materiali e immateriali indicati nella sezione I del quadro EC (si veda sotto) e gli stessi sono ceduti nel corso dello stesso periodo d'imposta di esercizio dell'opzione anteriormente al versamento della prima rata dovuta dell'imposta sostitutiva, le differenze tra valori civili e fiscali relativi ai beni ceduti sono escluse dalla base imponibile dell'imposta sostitutiva.

La legge finanziaria 2008, al comma 48 dell'articolo 1, richiama il comma 2-ter, secondo periodo, dell'articolo 176 del Tuir, il quale prevede che, al riconoscimento dei valori per i beni ammortizzabili materiali e immateriali, gli effetti prodotti dall'applicazione dell'imposta sostitutiva sono sottoposti a "condizione risolutiva": la loro cessione anteriormente all'inizio del quarto periodo d'imposta successivo a quello di esercizio dell'opzione comporta la riduzione del costo fiscale di un importo pari alla differenza di valore assoggettata a imposta sostitutiva nonché ai maggiori ammortamenti medio tempore dedotti.

Il punto 12 della relazione mette in risalto un potenziale disallineamento nel trattamento del recupero (comma 3 dell'articolo 2 del decreto) a tassazione in via ordinaria per quote costanti (sei) delle differenze di valore ai fini della base imponibile dell'Irap previsto dal comma 51, articolo 1, della legge finanziaria 2008.

Si ricorda al riguardo che tale recupero opera a decorrere dal periodo d'imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2007, che è anche il primo periodo utile per esercitare l'opzione per l'imposta sostitutiva.

Si afferma però che non può escludersi che l'impresa non si avvalga della disciplina dell'imposta sostitutiva direttamente nel primo periodo d'imposta utile oppure se ne avvalga in modo parziale, determinando così, in tutto o in parte, l'avvio della suddetta regola del recupero per sesti. Verificandosi tale situazione, si determinerebbe un doppio recupero a tassazione ai fini Irap delle differenze tra i valori civili e fiscali non compatibile con i principi generali dell'imposizione.

Per ovviare a tale conseguenza, nel caso in cui l'opzione per l'imposta sostitutiva sia esercitata dopo il primo periodo d'imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2007, la parte delle quote costanti già recuperate a tassazione ai fini dell'Irap, in correlazione alle medesime differenze di valori assoggettate a imposta sostitutiva, costituisce componente negativo del valore della produzione deducibile, agli effetti dell'Irap relativa al periodo d'imposta di esercizio dell'opzione.


Fonte: Agenzia Entrate - Mario Leone

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Rimborsi Iva, istanze on line dal secondo trimestre.

Dal secondo trimestre di quest’anno le istanze di rimborso e compensazione dell’eccedenza Iva dovranno essere presentate esclusivamente in via telematica all’ufficio delle Entrate competente. E’ approdato, infatti, sulla Gazzetta Ufficiale di sabato il decreto del ministero dell’Economia e delle Finanze del 3 marzo, che, dando attuazione a una disposizione contenuta nell’ultima Finanziaria, ha stabilito che l’obbligo della trasmissione telematica si applica a partire dal trimestre successivo a quello della pubblicazione del provvedimento sulla G.U.


Decreto ministero Economia e finanze del 3 marzo 2008

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Deduzioni lavoro dipendente per modello IRAP.

L'agenzia delle Entrate, con risoluzione n. 99/E del 17 marzo, ha fornito chiarimenti sulla corretta indicazione, nel modello Irap, delle deduzioni per lavoro dipendente.

Secondo quanto precisato dal documento di prassi, i contributi per l'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro, relativi al titolare e agli altri componenti del nucleo familiare che prestano la propria opera nell'impresa, deducibili dal valore della produzione (circolare 141/1998), vanno indicati sia nel rigo IQ23 colonna 1, dedicato alle deduzioni, sia nel rigo IQ101 colonna 2, riferito ai contributi assicurativi, sia nel rigo IQ100 per retribuzioni, oneri e spese relative ai dipendenti per i quali si fruisce di una o più deduzioni Irap.

La compilazione di quest'ultimo rigo è necessaria per evitare l'attivazione del controllo di rispondenza, specifica tecnica della trasmissione telematica del modello Irap, che, segnalando le eccedenze delle deduzioni rispetto alle retribuzioni, evidenzia il limite di deducibilità previsto dall'articolo 11, comma 4-septies, del Dlgs 446/1997. Restrizione che invece, secondo quanto precisato dall'Agenzia, non si applica ai contributi in questione, che pertanto sono soggetti all'indicazione aggiuntiva.

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UNICO 2008: quadri EC e RM.

Periodo di decisioni in tema di affrancamento del quadro EC: in data 3 marzo 2008, è stato emanato un decreto ministeriale con il quale vengono stabilite le regole attuative della norma introdotta dalla Finanziaria 2008. Tale documento permette di effettuare l'affrancamento anche in periodi successivi, con riguardo alle deduzioni non ancora riassorbite al termine di ciascun esercizio.
Secondo quanto stabilito dalla risoluzione numero 64/E, emessa dall'Agenzia delle Entrate in data 25 Febbraio 2008, il reddito maturato dal socio che recede dalla società viene classificato come "reddito partecipativo d'impresa". Nonostante ciò, emergono alcuni problemi dichiarativi, in ordine alla esatta compilazione del quadro RM per quanto concerne la deduzione delle perdite e la tassazione separata nel caso in cui non vengano rispettati i requisiti.

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Le novità degli studi di settore.

Gli studi di settore, relativi al periodo d'imposta 2007, presentano diversi elementi di novità: nuovi indicatori di coerenza; diverse modalità di adeguamento; semplificazioni per i contribuenti "multiattività"; abrogazione degli studi di settore "sperimentali"; viene diminuito il novero di soggetti, nei confronti dei quali gli studi di settore vengono applicati come "monitorati". Inoltre, il limite dei ricavi per l'applicazione degli studi di settore rimane ad Euro 5.164.569.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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sabato 15 marzo 2008

Detraibilità possibile solo se la cessione è imponibile: Sentenza n. 1607 del 25 gennaio 2008.

Il caso concreto

Con la sentenza n. 1607 del 25 gennaio 2008, la Corte di cassazione si è pronunciata su un’interessante questione interpretativa in materia di detrazione Iva.

La questione riguarda il corretto inquadramento di un’operazione di cessione di rottami, che risultava, all’epoca dei fatti (1989), esente da Iva.

Il cessionario, pagata l'imposta addebitatagli in rivalsa dal cedente, aveva operato la detrazione in sede di liquidazione.

L'Amministrazione finanziaria contestava tale condotta, considerando che l'errore commesso dal cedente, nell'addebitare il tributo in relazione a un'operazione esente da Iva, comporta necessariamente la non detraibilità dell'imposta assolta in rivalsa dall'acquirente, indipendentemente dal fatto che il cedente abbia effettuato od omesso di effettuare il versamento dell'imposta.

Il principio di diritto affermato dalla Cassazione

Sotto il profilo sostanziale, la Corte ha affermato l’illegittimità della detrazione dell’Iva, anche se pagata al cedente, qualora l’operazione sia stata erroneamente considerata imponibile, laddove essa risulti in realtà esente.

Secondo la Cassazione, non è ammessa in ogni caso la detrazione dell'imposta pagata "a monte" per l'acquisto o l'importazione di beni, atteso che, in base all'articolo 19 del Dpr 633/1972, e in conformità all'articolo 17 della sesta direttiva Cee in materia di Iva (n. 77/388/Cee), ai fini della detrazione, non è sufficiente che dette operazioni attengano all'oggetto dell'impresa e siano fatturate, ma è indispensabile che esse siano anche imponibili ai fini dell'Iva.

La Corte si è richiamata, in particolare, oltre che alla propria precedente giurisprudenza (cfr. Cassazione, sentenze nn. 11110/2003, 8959/2003, 12756/2002, 8786/2001, 7602/1993), a quella della Corte di giustizia (cfr. sentenza 13 dicembre 1989 in causa C-342/87, G.H.), la quale ha escluso che sussista una piena simmetria tra obbligo del pagamento dell'imposta, per il semplice fatto che la stessa sia stata addebitata in fattura, e diritto alla detrazione, affermando esplicitamente che l'esercizio del diritto alla detrazione è limitato soltanto alle imposte dovute, vale a dire alle imposte corrispondenti a un'operazione soggetta all’Iva o versate in quanto erano dovute.

I giudici comunitari, infatti, hanno affermato che, per esercitare il diritto di detrazione, sono necessarie due condizioni. La prima è che il soggetto passivo deve essere in possesso di una fattura: condizione, questa, necessaria ma non sufficiente. La seconda, che l’imposta esposta in fattura si riferisca a un'operazione imponibile.

Diversamente, ove l’operazione di cui trattasi non fosse soggetta all'Iva, il soggetto passivo non avrebbe il diritto alla detrazione.

Questa interpretazione è motivata dai giudici comunitari, oltre che dal tenore letterale delle disposizioni della sesta direttiva in materia di Iva (in particolare, gli articoli 17, 18 e 20), anche dall’esigenza di evitare le frodi fiscali, che sarebbero agevolate qualora ogni imposta fatturata potesse essere detratta.

Sulla scorta di codesta interpretazione, la Corte di cassazione, quindi, ha ritenuto che l’operazione erroneamente considerata imponibile, anziché esente, non conferisca il diritto alla detrazione dell’Iva sulle fatture passive.

Peraltro, secondo la stessa Corte, l’errore, consistente nell’errata valutazione giuridico-tributaria dell’operazione posta in essere, non può neppure essere sanato facendo ricorso all’articolo 26 del Dpr 633/1972.

Tale norma, infatti, consente la rettifica della fatturazione solo in determinate ipotesi, fra le quali, però, non è contemplata quella in oggetto.

Né la Corte ha ritenuto applicabile al caso di specie l’articolo 21, comma 7, del Dpr 633/1972, che prevede la debenza dell’imposta erroneamente addebitata in misura superiore a quella realmente dovuta.

La violazione del principio di neutralità dell’Iva e il danno erariale

Per la Cassazione, se l’operazione è oggettivamente esente, l’imposta erroneamente pagata al cedente non è detraibile, anche se ciò dovesse in ipotesi violare il principio di neutralità dell’Iva.

Nei due precedenti giudizi di merito, richiamandosi proprio a tale principio, il contribuente si era difeso sostenendo che il suo comportamento non aveva arrecato alcun concreto danno agli interessi erariali. Si tratta di un argomento difensivo che ricorre spesso davanti alle Commissioni tributarie.

In realtà, però, si può obiettare che riconoscere la detraibilità in relazione a un’operazione esente, sebbene erroneamente considerata come imponibile, ha un’incidenza negativa per gli interessi erariali, nella misura in cui altera il pro rata di detraibilità ai sensi degli articoli 19, comma 5, e 19-bis del Dpr 633/1972.

Considerare come imponibile un’operazione esente comporta, infatti, una maggiore quota di detraibilità rispetto a quella che risulterebbe se l’operazione considerata fosse correttamente computata, nel calcolo del pro rata, come operazione esente.

Si deve ricordare, infatti, che le operazioni esenti sono incluse solo nel denominatore della formula del pro rata (con l’effetto di ridurre il quoziente di detraibilità); mentre le operazioni imponibili ricorrono sia al numeratore sia al denominatore, e quindi si neutralizzano ai fini del pro rata.

La legittimazione al rimborso verso l’amministrazione finanziaria

Il principio affermato dalla Cassazione non esclude affatto che l’imposta indetraibile sia un indebito arricchimento per l’erario che l’ha riscossa.

La giurisprudenza comunitaria ha rilevato come sia necessario per gli Stati membri garantire la neutralità dell'Iva, predisponendo a tal fine negli ordinamenti giuridici interni i mezzi per rettificare l’imposta indebitamente fatturata, purché chi ha emesso la fattura dimostri la propria buona fede.

Tuttavia, secondo i giudici di legittimità, resta incerta la legittimazione del cessionario a richiedere all'Amministrazione finanziaria il rimborso dell'Iva indebitamente pagata in rivalsa. Correttamente, essa lascia intendere, mediante il richiamo alla recente sentenza del 15 marzo 2007 (Reemtsma Cigarettenfabriken GmbH - Causa C-35/05), che il cessionario dovrebbe ripetere la rivalsa Iva direttamente dal cedente, il quale a sua volta dovrebbe recuperare l’imposta a suo tempo versata, mediante l’emissione di una nota di variazione (o di accredito) ai sensi dell’articolo 26, comma 2, Dpr 633/1972, che gli attribuisce il diritto alla detrazione dell’Iva restituita alla controparte.

In particolare, per quanto concerne l’imposta indebitamente versata in quanto erroneamente fatturata al cessionario, nella causa C-35/05, la Corte di Lussemburgo ha stabilito che tale imposta non può formare oggetto di rimborso.

Infatti, ad eccezione dei casi espressamente previsti dall'articolo 21, punto 1, della sesta direttiva Iva, solo il cedente deve essere considerato debitore dell'imposta nei confronti delle autorità tributarie.

Pertanto, non è in contrasto con i principi di neutralità, effettività e non discriminazione la legislazione nazionale, che riconosce soltanto al cedente la legittimazione a chiedere alle autorità tributarie il rimborso delle somme indebitamente versate a titolo di rivalsa dell’Iva, mentre al cessionario è riconosciuta solo un'azione civilistica di ripetizione dell'indebito nei confronti della sua controparte contrattuale.

Le condizioni del rimborso

Nel caso in cui il rimborso dell'imposta divenga impossibile o eccessivamente difficile, il principio di effettività impone agli Stati membri di prevedere gli strumenti necessari per consentire anche al cessionario di recuperare l'imposta indebitamente fatturata.

Riguardo alla disciplina del rimborso di imposte indebitamente riscosse, si deve richiamare quanto ha statuito la Corte di giustizia nella sentenza 2 ottobre 2003 pronunciata nella causa Beta-Leasing (C-147/01).

L’importanza di questa sentenza deriva dal fatto di essere la prima pronuncia dell’illiceità delle norme interne procedurali, che - nel disciplinare la procedura di rimborso di imposte riscosse in violazione del diritto comunitario - prevedono condizioni più restrittive di quelle previste per il rimborso di imposte indebitamente riscosse rispetto al diritto interno.

Occorre ripercorrere i fatti della causa C-147/01, per apprezzare correttamente le conclusioni cui è giunta la Corte di giustizia.

Il 1° luglio 1999 (attenzione alle date), l’avvocato generale della Corte di giustizia presentava le proprie conclusioni in un'altra causa (caso EKW), proponendo di dichiarare in contrasto col diritto comunitario l’imposta austriaca sulle bevande.

Le autorità tributarie austriache, temendo di dover rimborsare somme ingenti in conseguenza della emananda sentenza comunitaria, si affrettarono a modificare - in data 2 marzo 2000 - la legge tributaria stabilendo che l’imposta indebitamente riscossa non sarebbe stata rimborsata qualora l’onere economico fosse stato traslato su altri soggetti.

Dopo la sentenza EKW, del 9 marzo 2000 (C-437/97), che dichiarava il contrasto dell’imposta austriaca sulle bevande alcoliche con la direttiva 92/12/Cee, venivano presentate alcune domande di rimborso di tale imposta. Dal rigetto di tali domande nasce il caso Beta-Leasing (causa C-147/01).

I contribuenti sostenevano che il rifiuto di rimborsare quanto pagato violava il principio di lealtà e quello di tutela del legittimo affidamento.

Resta ovviamente del tutto irrilevante l’eventuale incompatibilità tra tale soluzione e la normativa nazionale in materia di imposizione diretta.


Fonte: Agenzia Entrate - Gaetano Maria Giovanni Reale

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Contribuenti "minimi".

Chi sono i contribuenti minimi

Il regime è rivolto ai contribuenti che svolgono attività d'impresa, arti o professioni di dimensione economica contenuta e caratterizzati da determinati requisiti.

In particolare, rientrano nella categoria dei "minimi" le imprese individuali e i professionisti in attività che nel precedente periodo d'imposta:

hanno conseguito ricavi o compensi non superiori a 30mila euro

non hanno effettuato esportazioni

non hanno avuto lavoratori dipendenti o collaboratori

non hanno erogato utili da partecipazione agli associati con apporto di solo lavoro.

Inoltre, per accedere al regime agevolato è necessario che gli acquisti di beni strumentali effettuati nel triennio precedente siano stati di importo non superiore a 15mila euro.

Possono scegliere il nuovo regime già dal 2008 anche:

i contribuenti che iniziano l'attività e presumono di possederne i requisiti, tenendo conto che, se l'attività inizia in corso d'anno, il limite dei 30mila euro di ricavi o compensi deve essere ragguagliato all'anno

coloro che nel 2007 hanno applicato il "regime della franchigia".

Non possono essere considerati "minimi" i contribuenti che operano in attività alle quali si applicano regimi speciali Iva (editoria, agricoltura, gestione di telefonia pubblica, agenzie di viaggi, eccetera). Sono inoltre esclusi:

i non residenti

coloro che, in via esclusiva o prevalente, effettuano attività di cessione di immobili (fabbricati e terreni edificabili) e di mezzi di trasporto nuovi

chi, contestualmente, partecipa a società di persone, associazioni professionali o a società a responsabilità limitata.

In cosa consiste il nuovo regime fiscale

Quello dei minimi è un regime particolarmente semplice e vantaggioso, mediante il quale i contribuenti possono contare, oltre a una riduzione delle imposte per l'attività esercitata, su un significativo abbattimento dei costi di tenuta della contabilità.

Esso prevede, infatti, l'esonero dagli obblighi di liquidazione e di versamento dell'Iva e da tutti gli altri obblighi connessi (registrazione delle fatture emesse e di quelle di acquisto, dichiarazione annuale Iva, comunicazione annuale dei dati Iva, compilazione elenchi clienti e fornitori, eccetera).

I contribuenti minimi non possono esercitare il diritto di rivalsa né possono detrarre l'Iva assolta sugli acquisti, sia nazionali che comunitari, e sulle importazioni. Pertanto, la fattura emessa o lo scontrino non devono recare l'addebito dell'imposta. L'Iva pagata sugli acquisti costituisce, comunque, un costo deducibile dal reddito.

Ai fini delle imposte sul reddito, è prevista l'esenzione da Irap (e conseguente dispensa dall'obbligo di presentare la relativa dichiarazione), l'esonero dagli obblighi di registrazione e di tenuta delle scritture contabili e l'esclusione dall'applicazione degli studi di settore.

Restano comunque a carico dei contribuenti minimi:

la certificazione dei corrispettivi

la numerazione e la conservazione delle fatture d'acquisto e delle bollette doganali

la conservazione dei documenti emessi e ricevuti;

l'integrazione delle fatture di acquisto intracomunitario o in regime di reverse charge

la presentazione degli elenchi intrastat.

Sul reddito annuo (costituito dalla differenza tra l'ammontare dei ricavi o compensi e quello delle spese sostenute nell'esercizio dell'attività) si applica solo un'imposta sostitutiva dell'Irpef e delle relative addizionali con aliquota del 20 per cento.

Il regime dei minimi ha termine, oltre che per opzione del contribuente, quando viene superato il limite dei 30mila euro di ricavi o compensi, oppure quando si verifica una delle cause che ne determinano l'esclusione.

In particolare, la cessazione dal regime avviene:

dall'anno successivo a quello in cui viene meno anche solo una delle condizioni richieste

dall'anno stesso in cui i ricavi o i compensi percepiti superano di oltre il 50% il limite di 30mila euro.

L'esclusione dal regime agevolato può avvenire anche a seguito di accertamento divenuto definitivo.

E' il caso di ricordare, infine, che con l'introduzione del nuovo regime, sono stati soppressi i regimi semplificati preesistenti (regime dei contribuenti minimi in franchigia, regime delle attività marginali, regime super semplificato).

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Costi black list: Ctp di Firenze, sentenza n. 194/06/08 del 22 gennaio 2008.

Con sentenza n. 194/06/08 del 22 gennaio 2008, la Commissione tributaria provinciale di Firenze respinge un ricorso concernente la deducibilità di spese ed altri componenti negativi derivanti da operazioni intercorse tra imprese residenti e imprese domiciliate fiscalmente in stati off-shore. I giudici ribadiscono che le condizioni dettate dall’articolo 110, comma 11, del Tuir, debbono sussistere precisando, nel contempo, quale sia il contenuto dell’onere probatorio dettato dalla disposizione.

La normativa

La normativa applicata al caso di specie era dunque quella di cui all’articolo 110, comma 10, del Tuir, il quale prevede che "non sono ammessi in deduzione le spese e gli altri componenti negativi derivanti da operazioni intercorse tra imprese residenti ed imprese domiciliate fiscalmente in Stati o territori non appartenenti all'Unione europea aventi regimi fiscali privilegiati ..." alla cui individuazione hanno provveduto alcuni noti decreti ministeriali.

Subito dopo, il comma 11 dell'articolo 110, consente del resto la disapplicabilità della norma di sfavore, a condizione però che il contribuente italiano sia in grado di provare, alternativamente, la sussistenza di una delle due circostanze esimenti rappresentate, rispettivamente:

dallo svolgimento prevalente, da parte dell'impresa estera, di un'attività commerciale effettiva

dalla rispondenza delle operazioni, le quali devono avere avuto concreta attuazione, a un effettivo i-nteresse economico dell'impresa italiana.

L'ultimo periodo del comma 7-ter e del corrispondente comma 11, infine precisa che la deduzione delle spese "è comunque subordinata alla separata indicazione nella dichiarazione dei redditi dei relativi ammontari dedotti".

Tale periodo è stato però soppresso dalla legge 296/2006, in vigore dal 1° gennaio 2007.

La stessa Finanziaria 2007 ha aggiunto il seguente periodo "Le spese e gli altri componenti negativi deducibili ai sensi del primo periodo sono separatamente indicati nella dichiarazione dei redditi".

L’indicazione in dichiarazione dei costi di cui al comma 10 dell’articolo 110 del Tuir resta quindi un obbligo, ma la mancata indicazione non comporta più il recupero automatico dei costi e l’irrogazione di una corrispondente sanzione (pari all’importo dei costi non indicati), ma solo una ben più ridotta sanzione pari al 10% dell'importo complessivo dei componenti negativi non indicati nella dichiarazione, con un minimo di 500 euro e un massimo di 50mila euro.

Il caso davanti alla Commissione tributaria e la tesi dell’Amministrazione

Tanto doverosamente premesso in ordine alla normativa di riferimento, la sentenza sopra indicata rappresenta uno dei primi riscontri giurisprudenziali in ordine a quale, tra le opposte tesi in giudizio, dei contribuenti da una parte e dell’Amministrazione dall’altra, sia o meno corretta.

La società ricorrente sosteneva infatti che il recupero era comunque illegittimo in quanto:

pur non avendo essa indicato tali spese in dichiarazione, aveva comunque presentato successivamente una dichiarazione integrativa, regolarizzando così l’errore formale

aveva in ogni caso dimostrato che gli acquisti erano realmente avvenuti e che la convenienza economica derivava ictu oculi dal ricarico, doppio rispetto alla produzione nazionale o comunitaria.

L’ufficio sosteneva invece che l'indicazione di tali costi in dichiarazione aveva valenza segnaletica di una situazione "a rischio" nei confronti dell'Amministrazione finanziaria e la sua inosservanza doveva quindi comunque essere punita con la indeducibilità del costo.

L'intento del legislatore era infatti, evidentemente, quello di favorire i controlli da parte dell'Amministrazione finanziaria e di impedire così facili frodi.

Pertanto, è evidente che l’adempimento in questione non rientra tra quelli "meramente formali" (così come invece sosteneva il ricorrente), ma piuttosto rappresenta una condizione necessaria per il rispetto della normativa in questione. Tale adempimento assume quindi natura sostanziale.

Peraltro, la società contribuente avrebbe comunque potuto provvedere a emendare la dichiarazione proprio al fine di indicare i costi per le operazioni con imprese residenti in paradisi fiscali.

L'agenzia delle Entrate, infatti, con la risoluzione 12/2006, dando sostanza al principio generale di tutela della (presunta) buona fede del contribuente, codificato dall'articolo 10 della legge 212/2000, ha ritenuto possibile la presentazione di una dichiarazione correttiva, la quale, attraverso la separata indicazione dei costi per operazioni con imprese residenti in paradisi fiscali, ponga rimedio alla precedente omissione.

La sola (necessaria e logica) condizione per usufruire di tale “sanatoria” era però che non fossero iniziati accessi, ispezioni, verifiche o altre attività amministrative di accertamento nei confronti dello stesso contribuente.

In tal caso, del resto, parlare ancora di buona fede (laddove, si ripete, lo scopo della disciplina era quello di agevolare l’attività investigativa dell’ufficio) a cui venire incontro non avrebbe alcun senso (una volta cominciata l’attività investigativa e rinvenute le operazioni non indicate in dichiarazione, che senso avrebbe infatti una sanatoria del genere: per premiare la “furbizia” di chi è stato colto in flagranza di omissione?).

Il contribuente, in tali casi, deve comunque dimostrare, in alternativa, che:

il soggetto estero svolge prevalentemente un'attività commerciale effettiva

che le operazioni poste in essere corrispondono ad un effettivo interesse economico e (e, non o, poiché l’alternativa è solo riferita alla prima previsione) che le stesse operazioni abbiano avuto concreta esecuzione.

Per quanto riguarda la effettività dell'attività commerciale da parte dell’impresa estera, una prima prova potrebbe essere dunque rappresentata dalla produzione di certificazioni e attestazioni rilasciate da organismi esteri, anche se non si può non evidenziare come una simile attestazione provi soltanto l'esistenza formale del soggetto estero.

Certamente più rilevante sarebbe allora l'esibizione di un bilancio convalidato dall'autorità nazionale, visto che da questo dovrebbero comunque emergere elementi sufficientemente idonei a provarne la reale operatività.

In relazione al secondo tipo di prova (interesse economico dell’impresa italiana e effettività dell’operazione), è invece necessario dimostrare che le stesse operazioni (oltre a essere concretamente avvenute) corrispondessero anche a un effettivo (e dimostrabile) interesse economico del contribuente.

La scelta imprenditoriale deve avere dunque una valida giustificazione di tipo economico a beneficio dell’attività imprenditoriale con riferimento, in particolare, all’entità del prezzo praticato, la qualità dei prodotti forniti e la tempistica e puntualità della consegna.

L’idoneità della prova documentale è subordinata inoltre alla circostanza che, non solo il prezzo della merce importata, ovvero dei servizi ricevuti, sia inferiore a quello praticato in altro Paese (economicamente comparabile), ma anche che tutte le altre condizioni di vendita (termini di consegna e di pagamento, qualità dei materiali, costo di trasporto eccetera) siano identiche e che gli elementi conoscitivi offerti dalla società rappresentino fedelmente la realtà aziendale.

Ebbene, nel caso affrontato dalla Commissione tributaria provinciale di Firenze, le osservazioni probatorie formulate dal contribuente, ad avviso dell’ufficio, erano assolutamente irrilevanti, sia per il limitato numero degli articoli presi in considerazione sia per le modalità con cui la parte aveva ritenuto di fornire la prova dell’interesse economico.

Infatti:

il numero degli articoli rispetto ai quali il contribuente asseriva di avere fornito una (in realtà, anch’essa non conferente) prova contraria era pari a solo tre unità, quantità del tutto irrilevante considerato il numero degli articoli commercializzati

la tipologia di articoli non consentiva di effettuare un confronto con altri identici o similari (o comunque comparabili) prodotti. Tale ultima circostanza rendeva quindi privo di valore il confronto effettuato dalla società tra la percentuale di ricarico applicata sul costo industriale dei prodotti realizzati in Italia e quella applicata sul costo di acquisto dei prodotti importati da Kong Kong

la società non aveva effettuato del resto neppure alcuna comparazione rispetto alla qualità dei materiali utilizzati, alle condizioni di consegna della merce, ai termini di pagamento, alle spese di trasporto eccetera

la società infine, nel cercare di dimostrare la competitività dei prezzi praticati dalla società residente in Hong Kong, non aveva preso a termine di raffronto i prezzi praticati in altri Paesi, i cui mercati fossero almeno comparabili con quello della società cedente.

Secondo l’ufficio, quindi, il criterio da utilizzare per dimostrare l’effettivo interesse economico doveva essere quello del valore normale di cui all’articolo 9 del Tuir, laddove per valore normale si intende "il prezzo o il corrispettivo mediamente praticato per i beni o servizi della stessa specie o similari, in condizioni di libera concorrenza e al medesimo stadio di commercializzazione, nel tempo e luogo in cui i beni o servizi sono stati acquisiti o prestati e in mancanza nel tempo e nel luogo più prossimi".

Solo quindi se vi è una evidente e apprezzabile differenza tra i due prezzi, sarà confermata la deducibilità dei costi per effettivo interesse economico all’operazione.

Solo una volta rilevato qual è effettivamente il valore normale di quell’operazione, si potrà verificare se l’operazione intercorsa con il paradiso fiscale rispondeva o meno a un effettivo interesse economico (essendo il prezzo praticato effettivamente inferiore al valore normale dei beni, comparabili, oggetto di cessione), laddove, in ogni caso, le transazioni oggetto di paragone devono avvenire in mercati (economicamente) comparabili.

Solo nel caso in cui le operazioni comparate siano poste in essere in Paesi economicamente similari, la comparazione sarà infatti ammissibile.

Fare invece, come tentava di fare il contribuente, il raffronto con operazioni (oltretutto già queste non similari, né per prodotti, né per qualità, né per spese accessorie eccetera) intercorse con Paesi europei, non rappresentava certo, ad avviso dell’ufficio, un attendibile metodo di confronto, essendo chiaro che i due metodi di determinazione dei prezzi non erano assolutamente comparabili.

La decisione della Commissione tributaria

La Commissione tributaria di Firenze ha dunque accolto in pieno le tesi dell’ufficio, affermando in particolare che "ai fini della decisione occorre considerare che il dato essenziale, derivante dall’art. 110 DPR 917/86, modificato dall’art. 1, co. 301, 302 e 303 della l. 286/2006, è che il legislatore considera con sfavore le operazioni economiche tra imprese residenti e imprese con sede in Stati con regimi privilegiati … L’esordio dell’art. 110 è significativo e inequivocabile, nel senso che le spese e gli altri componenti negativi in questione non sono ammessi in deduzione. Con l’effetto che la deduzione dei costi è ammessa in via di eccezione a due condizioni: che nella dichiarazione annuale dei redditi siano indicati separatamente le spese e gli altri componenti negativi deducibili e che si esibisca la prova che le imprese estere svolgano un’attività commerciale effettiva, ovvero che le operazioni poste in essere rispondano ad un effettivo interesse economico e che le stesse hanno avuto concreta esecuzione. Ne consegue che, ove manchi anche una sola delle condizioni cui è subordinata l’eccezione, si applica la regola del divieto di cui all’art. 110, co 10 Dpr citato. Ciò premesso la società ricorrente, che ha intrattenuto rapporti commerciali con società residenti nei cd paradisi fiscali di Hong Kong e delle Filippine, ha omesso in via sistematica di annotare separatamente i costi di queste operazioni nelle dichiarazioni dei redditi 2002, 2003 e 2004, producendo, successivamente, alla notifica del verbale avvenuta il 13.02.2006, dichiarazioni integrative delle dichiarazioni carenti a distanza di vari anni. Ora, dichiarare, come fa la società ricorrente, che si è trattato di regolarizzare un errore formale costituisce affermazione in contrasto con il senso comune, “come chiudere la stalla quando i buoi sono scappati”. Giuridicamente l’omissione ha un rilievo sostanziale e comporta l’applicazione della regola generale come ha fatto correttamente l’Ufficio".

Tanto stabilito in ordine alla prima condizione della indicazione in dichiarazione, la Commissione tributaria provinciale è però andata anche oltre, affermando principi, ad avviso di chi scrive, ancor più rilevanti e innovativi (e condivisibili) in merito al concetto di “convenienza economica”.

Affermano infatti i giudici che "Secondo il ricorrente l’interesse economico discende dall’entità dei ricavi. Ma questo è solo un aspetto, che, come richiede la norma, va adeguatamente provato laddove nel caso di specie tale prova ha riguardato solo 3 degli 800 articoli commercializzati. Ed invero, se vi è un generale divieto di intrattenere rapporti commerciali con paesi a legislazione fiscale privilegiata l’onere probatorio, per essere esaustivo, deve riguardare anche gli altri elementi contrattuali, quali la qualità del prodotto, il prezzo praticato, le condizioni e termini di consegna. Inoltre e soprattutto, se vi è un generale divieto di rapporti commerciali con paesi denominati paradisi fiscali, cui fa riscontro una implicita liceità di rapporti con paesi a regime non privilegiato, la prova richiesta dalla legge deve riguardare la comparazione con prezzi e condizioni praticati da questi Paesi, ad esempio la Cina, che, come noto, presentano particolari condizioni di convenienza economica …".

Il contribuente veniva anche condannato alle spese di lite.

Il concetto, dunque, di convenienza economica comincia a trovare la sua specificazione, respingendo la giurisprudenza di merito la (facile) tesi per cui tale convenienza andrebbe valutata nel confronto tra il mercato italiano e quello del Paese a regime fiscale privilegiato.


Fonte: Agenzia Entrate - Giovambattista Palumbo

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