giovedì 31 maggio 2007

Quesito: Termini di decadenza e prescrizione dei benefici acquisto prima casa.

Ho acquistato una prima casa nel gennaio 2000. Successivamente, per sopraggiunte situazioni familiari, sono stato costretto a venderla. La vendita è stata effettuate per ragioni di mercato dopo aver provveduto ad un frazionamento effettuato secondo tutte le norme di legge e registrato in catasto nel dicembre 1999. La vendita dei due appartamentini è avvenuta nel maggio 2003. Dopo aver cercato di riacquistare qualcos' altro nello stesso comune, dove avevo logicamente la residenza, per motivi economici, vi ho dovuto rinunciare e nel gennaio 2003 ho spostato la residenza in un altro comune dove possedevo una seconda casa. In questo caso il termine triennale utile per la prescrizione delle sanzioni legate al non rispetto delle condizioni per avere i benefici per l'acquisto della prima casa da quale data decorrono? Dalla data della denuncia al catasto del frazionamento o dalla data del cambio di residenza oppure dal trascorrere di un anno dalla vendita dei due appartamentini? Ho avuto pareri diversi e non riesco a valutare come comportarmi con gli Uffici dell'Agenzia delle Entrate. Nel volume Tutto Fisco 2007 Etas Corriere Economia a tal proposito a pagina 180 punto c si dice che la prescrizione decorre"dalla data di cambio di residenza nel caso in cui si venda l'immobile entro 5 anni dall'acquisto, senza ricomprarne un altro nei 12 mesi successivi".

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Concordato fallimentare.

L'Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 118/E, ha affrontato la problematica relativa al valore fiscale di attività e passività trasferite a una società che riveste il ruolo di assuntore, a seguito di un concordato fallimentare omologato dal tribunale con sentenza passata in giudicato.
Con il predetto provvedimento di omologazione, infatti, all'assuntore sono trasferite tutte le attività e passività della società fallita.
In relazione alla problematica citata è stato chiesto da parte della società che ha formulato l'interpello, quale fosse:

il costo fiscale di acquisizione dei crediti vantati dalle banche nei confronti della società fallita
il costo fiscale delle attività e passività trasferite all'assuntore per effetto del concordato fallimentare.
Posto, come già detto, che l'assuntore si accolla le passività e diviene proprietario di tutte le attività della società fallita, l'Agenzia delle entrate ha chiarito che il valore fiscale delle attività, vale a dire il costo al quale vengono prese in carico dall'assuntore, coincide con il valore delle passività accollate. Infatti, tali passività non sono altro che il costo sostenuto dall'assuntore per poter acquisire le attività della società fallita.
Il valore fiscale di dette passività deve essere pari "all'importo nominale delle stesse risultante dal piano di riparto previsto nella sentenza de qua".

I debiti accollati, ha proseguito l'Agenzia, "non possono essere ridotti per effetto degli atti di cessione di crediti intervenuti tra le banche e l'assuntore" Ciò perché la riduzione che è stata ottenuta dall'assuntore rispetto al valore nominale dei crediti che vantavano le banche, non ha attinenza con il rapporto debitorio che era sorto in origine tra la società fallita e le banche.
Pertanto, poiché il valore, fiscalmente riconosciuto, dei crediti nei confronti della società fallita è pari al costo sostenuto per la loro acquisizione, emergerà una sopravvenienza attiva tassabile ai sensi dell'articolo 88 del Tuir. Tale sopravvenienza è data dalla differenza tra il valore dei debiti verso le banche accollati e il valore dei crediti acquistati dalle medesime.
Infatti, ha affermato l'Amministrazione fiscale, la norma suddetta "va interpretata nel senso di attribuire rilevanza fiscale ai componenti positivi di reddito che emergono per effetto dell'estinzione di un debito ad un importo inferiore a quello di accensione".

Il maggior valore fiscale delle passività accollate, conclude la risoluzione, "misurerà in capo all'assuntore il costo fiscalmente riconosciuto delle attività acquisite dalla società fallita. Tale costo dovrà essere ripartito dall'assuntore tra le predette attività proporzionalmente al valore fiscale che le stesse avevano in capo alla società fallita".

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Tassa sulle concessioni governative.

L'articolo 3, comma 7-bis, del decreto legge 15 febbraio 2007, n. 10, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 aprile 2007, n. 46(1), recante disposizioni volte a dare attuazione agli obblighi comunitari e internazionali, sembra aver risolto definitivamente l'annosa questione della tassa sulle concessioni governative per l'iscrizione nel registro delle imprese.

La "vertenza" era sorta nel 1993, allorché la Corte di giustizia Ce aveva dichiarato l'incompatibilità con la normativa comunitaria della tassa sulle concessioni governative per l'iscrizione nel Registro delle imprese - "tassa sulle società" - prevista dall'articolo 3 del decreto legge 19 dicembre 1984, n. 853, che doveva essere pagata annualmente in misura fissa da tutte le società, indipendentemente dall'effettiva iscrizione di uno o più atti societari.

In ottemperanza alla pronuncia del giudice comunitario, il legislatore statale aveva previsto che, a partire dal 1993, la tassa sulle società fosse dovuta solo per l'iscrizione nel Registro delle imprese dell'atto costitutivo della società e degli altri atti sociali, abolendo la previsione del pagamento della tassa fissa annuale. Successivamente, per sanare la situazione relativa agli anni durante i quali era stata in vigore la norma censurata, è intervenuto l'articolo 11 della legge 448/1998, che non ha previsto la completa abolizione del tributo per il periodo 1985-1992, ma solo la riduzione degli importi dovuti.
In particolare la norma disponeva:

che gli importi della tassa in questione fossero notevolmente ridotti, prevedendo il rimborso della differenza tra quanto effettivamente pagato dalle società negli anni in questione e i nuovi importi fissati dallo stesso articolo 11
che gli interessi sulle somme da rimborsare fossero calcolati nella misura del tasso legale vigente alla data di entrata in vigore della legge medesima, pari al 2,5 per cento annuo
che i rimborsi spettassero solo a coloro che avevano presentato regolare istanza di rimborso entro il termine triennale previsto dall'articolo 13 del Dpr 26 ottobre 1972, n. 641, che reca la disciplina generale in materia di tasse sulle concessioni governative.
La Corte di giustizia Ce, con sentenza 10 settembre 2002, ha ritenuto incompatibili con la direttiva comunitaria n. 69/335/Cee anche i nuovi importi della tassa sulle società, fissati dall'articolo 11 citato, in quanto non correlati al costo del servizio reso dallo Stato alle imprese. L'Organismo, inoltre, ha:

stabilito che gli interessi da rimborsare dovessero essere calcolati nella misura - più elevata del tasso legale - prevista dalla legge n. 29/1961, in quanto disposizione applicabile a tutti i rimborsi in materia di tassa sulle concessioni governative
confermato che la presentazione dell'istanza di rimborso entro il termine triennale dal versamento fosse condizione imprescindibile per ottenere il rimborso.
A seguito di tale pronuncia, l'Agenzia delle entrate aveva emanato la circolare n. 20 del 1° giugno 2004, con la quale gli uffici erano stati invitati a provvedere "all'esecuzione dei rimborsi, senza coltivare ulteriormente le controversie in cui sia in discussione il diritto delle società al rimborso della tassa di concessione governativa e/o la misura degli interessi relativi". Dovevano, invece essere proseguite le controversie relative a istanze di rimborso presentate oltre il termine di decadenza triennale, ritenuto legittimamente applicabile al caso di specie anche da parte della Corte di giustizia.

Anche la giurisprudenza nazionale, sia di merito che di legittimità, ha sempre sostenuto che l'articolo 11 citato non potesse trovare applicazione, in quanto la tassa forfetaria retroattiva che aveva istituito non poteva annoverarsi tra quei "diritti di carattere remunerativo" che la normativa comunitaria ritiene applicabili dagli Stati membri, non essendo in alcun modo connessa al costo del servizio reso (da ultimo, Cassazione, sentenza n. 6210 del 20 marzo 2006).

Da ultima, è intervenuta la sentenza 11 maggio 2006, con la quale la Corte di giustizia Ce ha ribadito i principi già espressi nella precedente pronuncia del 10 settembre 2002: la tassa sulle società è stata nuovamente considerata in contrasto con l'articolo 10 della direttiva che vieta agli Stati membri la possibilità di applicare alcuna imposizione, sotto qualsiasi forma, alle formalità preliminari a cui sia sottoposta una società per poter esercitare la propria attività. Né, d'altronde, il tributo in questione poteva essere considerato un diritto remunerativo, ai sensi dell'articolo 12 della direttiva medesima, che consente, in deroga al precedente articolo 10, l'applicazione di un'imposizione solo in quanto la stessa costituisca il corrispettivo di un costo sostenuto dallo Stato per svolgere un determinato servizio a favore del contribuente stesso.

A questo punto dell'intricata vicenda, il legislatore italiano ha inteso adeguarsi con un intervento normativo, anche al fine di evitare un'eventuale procedura d'infrazione da parte degli organi comunitari. E' così intervenuto il citato comma 7-bis dell'articolo 3 del Dl 10/2007, che ha previsto l'abrogazione del comma 1 dell'articolo 11 della legge 448/1998, che fissava i nuovi importi della tassa sulle società.

Pertanto, è ormai espressamente sancito che per gli anni 1985-1992 nessuna tassa era dovuta, né per l'iscrizione delle società nel Registro delle imprese, né per gli anni successivi alla costituzione stessa, indipendentemente dall'avvenuta iscrizione di altri atti societari.
Il comma 7-bis, poi, ha modificato il comma 2 dell'articolo 11 più volte citato, riconoscendo alle società il diritto a conseguire il rimborso dell'intero tributo versato negli anni 1985-1992, non essendo più possibile, come già rilevato dall'Amministrazione finanziaria con la citata circolare n. 20/E del 2004, la parziale restituzione della tassa nei limiti normativamente previsti.
In ultimo, la novella in esame ha previsto che gli interessi sulle somme da rimborsare devono essere calcolati non più al saggio legale vigente al 1° gennaio 1999, data di entrata in vigore dell'articolo 11 della legge 448/1998, ma nella misura prevista dall'articolo 1 della legge 29/1961, disposizione che prevede espressamente l'entità degli interessi che devono essere applicati alle tasse e alle imposte indirette sugli affari dovute all'Erario e, per espresso richiamo del successivo articolo 5, ai rimborsi di tali tributi al contribuente.
Attualmente la misura degli interessi è fissata all'1,375 per cento, da computarsi per ogni semestre compiuto.

Nessuna modifica, invece, è intervenuta in ordine all'ultima parte del comma 2 dell'articolo 11 della legge 448/1998, laddove il rimborso della tassa sulle società è subordinato alla presentazione di apposita istanza, entro il termine triennale previsto dall'articolo 13 del Dpr 641/1972.
Anche la Corte di Giustizia, infatti, ha affermato che "il diritto comunitario non vieta a uno Stato membro di opporre alle azioni di ripetizione di tributi riscossi in violazione del diritto comunitario un termine nazionale di decadenza triennale che deroga al regime ordinario dell'azione di ripetizione dell'indebito tra privati, assoggettata a un termine più favorevole, purché detto termine di decadenza si applichi allo stesso modo alle azioni di ripetizione di tali tributi basate sul diritto comunitario e a quelle basate sul diritto nazionale".
Resta fermo, quindi, il principio per cui entro tre anni dalla data di ciascun versamento la società doveva produrre istanza di rimborso, pena l'esclusione dal diritto al rimborso stesso.

NOTE:
1) La legge n. 46 del 2007 ha introdotto, all'articolo 3 del Dl n. 10 del 2007, il comma 7-bis che così recita: "Al fine di adeguare la normativa nazionale alle prescrizioni della giurisprudenza comunitaria di cui alla sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee C-197/03 dell'11 maggio 2006, all'articolo 11 della legge 23 dicembre 1998, n. 448, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) il comma 1 è abrogato;
b) al comma 2, le parole: "indicati al comma 1" sono sostituite dalle seguenti: "1985, 1986, 1987, 1988, 1989, 1990, 1991 e 1992" e le parole: "della differenza fra le somme versate e quelle dovute a norma del citato comma 1" sono sostituite dalle seguenti: "delle somme versate";
c) al comma 3, le parole: "nella misura del tasso legale vigente alla data di entrata in vigore della presente legge" sono sostituite dalle seguenti: "nella misura stabilita dall'articolo 1 della legge 26 gennaio 1961, n. 29, e successive modificazioni"; nella rubrica, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: "Adeguamento alla sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee C-197/03 dell'11 maggio 2006".


Fonte: Cristiana Usai – Agenzia Entrate.

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Risoluzione n. 119/E del 28 maggio 2007.

Se un soggetto non residente svolge la propria attività commerciale attraverso un server di suo utilizzo esclusivo, installato per un tempo indefinito in Italia, siamo di fronte a una stabile organizzazione, i cui proventi sono assoggettati a tassazione nel territorio dello Stato. E' la conclusione cui è giunta l'Agenzia delle entrate con la risoluzione n. 119/E del 28 maggio 2007, documento che permette di evidenziare "gli elementi e i presupposti teorici delle stabili organizzazioni che si avvalgono di apparecchiature informatiche".

Quando, se l'attività esercitata è di commercio elettronico, la stessa è identificabile come stabile organizzazione? Nel Testo unico delle imposte sui redditi non si trova indicazione, per così dire, "in positivo". Il legislatore, lasciando fermi i criteri base di "agente" e, proprio del caso esaminato, di "sede fissa d'affari", ha, al contrario, stabilito che non configura stabile organizzazione "la disponibilità a qualsiasi titolo di elaboratori elettronici e relativi impianti ausiliari che consentano la raccolta e la trasmissione di dati ed informazioni finalizzati alla vendita di beni e servizi". In sostanza, resta esclusa l'ipotesi in cui "l'attività della sede fissa nel suo insieme abbia carattere preparatorio e ausiliario". Come dire che non si ha stabile organizzazione allorché l'elaboratore sia deputato a fornire informazioni, a raccogliere dati, a eseguire, insomma, ogni tipo di operazione propedeutica allo scambio vero e proprio.

Stabilito ciò, l'Agenzia delle entrate ha precisato che un server "essendo dotato di una consistenza fisica, può configurare…una sede fissa d'affari" (l'articolo 162 del Tuir definisce la stabile organizzazione come "una sede fissa d'affari per mezzo della quale l'impresa non residente esercita in tutto o in parte la sua attività nel territorio dello Stato"). Ciò a condizione che, facendo riferimento al Commentario Ocse, il server permanga in un luogo specifico (in Italia) per un tempo sufficiente a considerarlo, per l'appunto, "base fissa", e che sia nella piena disponibilità del soggetto non residente, a prescindere dal titolo giuridico da cui questa deriva (proprietà, locazione, eccetera).

Un server dalle caratteristiche così delineate può, perciò, considerarsi una stabile organizzazione se, superando la "condizione negativa" all'inizio illustrata, consente di commercializzare i beni-merce dell'azienda non residente. Tipica è l'attività di e-commerce diretto, in cui i beni o i servizi sono "scaricabili" direttamente dall'elaboratore (fotografie, giochi, brani musicali, software, eccetera) e tutte le fasi del contratto, compresi acquisizione e pagamento, si realizzino per via telematica.

Fonte: Alfonso Lucarelli – Agenzia Entrate

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Unificazione delle competenze giurisdizionali in materia catastale.

Per quanto concerne la delega per la riforma del sistema estimativo del catasto dei fabbricati, il provvedimento attualmente all'esame del Parlamento (AC 1762) prevede la "ridefinizione della composizione e delle funzioni delle commissioni censuarie provinciali e centrale, nelle loro specifiche competenze con particolare riguardo alla deflazione del contenzioso". Sarebbe pertanto intempestivo un intervento normativo che, nell'imminenza di tale riforma, individui un unico organo competente a giudicare in materia catastale.
(Interrogazione Camera dei Deputati 30/05/2007, n. 5-01058)

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Professionisti non soggetti all'IRAP e presentazione telematica di UNICO 2007-PF.

In materia di IRAP, con riferimento alla definizione del concetto di "autonoma organizzazione", la Corte di Cassazione non ha fornito indicazioni puntuali ed univoche; pertanto, allo stato non è possibile affrontare sistematicamente il tema dell'IRAP dovuta dai professionisti, sulla base delle sole sentenze finora depositate. L'Agenzia delle Entrate definirà la posizione amministrativa al termine dell'esame completo della giurisprudenza della Cassazione e, comunque, entro un breve termine che non sia di ostacolo alla determinazione e al versamento delle imposte dovute.(Interrogazione Camera dei Deputati 30/05/2007, n. 5-01059)

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IRPEF: Indennità di trasferta a favore degli ufficiali giudiziari: ha natura retributiva ed è imponibile.

È consolidato principio della Corte di Cassazione quello per cui - in tema di redditi di lavoro dipendente - l'indennità di trasferta prevista a favore degli ufficiali giudiziari dall'art. 133, D.P.R. n. 1229/1959, per gli atti compiuti fuori dall'edificio ove l'ufficio ha sede, ha intrinseca natura retributiva (e non di mero rimborso spese). Ne consegue la sua assoggettabilità ad IRPEF, ai sensi e nei limiti di cui all'art. 48, comma 4, D.P.R. n. 917/1986 (nel testo applicabile ratione temporis).
(Cassazione civile Sentenza, Sez. trib., 11/05/2007, n. 10805)

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UNICO e Parametri professioni 2007: in arrivo il comunicato di rettifica.

È in corso di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale un comunicato di rettifica relativo ai modelli di dichiarazione UNICO 2007-PF, UNICO 2007-SC, UNICO 2007-ENC, UNICO 2007-SP e al modello per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell'applicazione dei Parametri professioni - 2007.
(Comunicato Agenzia delle Entrate 31/05/2007)

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Base imponibile Irap delle holding industriali.

Tra i soggetti passivi dell'imposta regionale sulle attività produttive rientrano anche le cosiddette holding industriali.A tali soggetti è riservata però una disciplina speciale.In particolare, essi devono compilare sia la sezione della dichiarazione Irap relativa alle imprese industriali e commerciali, che quella relativa alle imprese bancarie e finanziarie (limitatamente ad alcuni righi).L'individuazione delle holding industriali è fatta dal comma 1-bis dell'articolo 6 del Dlgs 446/1997, dove viene previsto che rientrano tra le holding industriali le società "la cui attività consiste, in via esclusiva o prevalente, nella assunzione di partecipazioni in società esercenti attività diversa da quella creditizia o finanziaria, iscritte ai sensi dell'art. 113 del D.Lgs. 1° settembre 1993, n. 385, nella apposita sezione dell'elenco generale dei soggetti operanti nel settore finanziario".Le holding industriali tenute a redigere il bilancio ai sensi del Dlgs 127/1991 sono dunque(1):
i soggetti che svolgono l'attività di assunzione e gestione di partecipazioni in imprese non bancarie o finanziarie che non rientrano nel campo di applicazione del Dlgs 87/1992, fatta eccezione per quelli che, assumendo partecipazioni al fine del loro successivo smobilizzo, svolgono attività di tipo merchant banking (e sono pertanto tenuti a redigere il bilancio finanziario)
le holding al vertice di un gruppo industriale (a condizione però che l'attività di finanziamento sia rivolta in maniera preponderante alle imprese industriali del gruppo).
La prassi di riferimentoLa fattispecie è stata già affrontata dall'Amministrazione finanziaria che, con la risoluzione n. 38/E del 26 febbraio 2003, ha precisato che "Il D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, istitutivo dell'Irap, ha stabilito distinte modalità di determinazione della base imponibile per soggetti che svolgono attività diverse da quella mercantile…In particolare, l'articolo 6, comma 1-bis dispone la regola per le holding industriali, iscritte ai sensi dell'art. 113 del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, nell'apposita sezione dell'elenco generale dei soggetti operanti nel settore finanziario. La base imponibile, in questi casi, si determina applicando i criteri generali dell'art. 5 e aggiungendo al risultato ottenuto la differenza tra la somma dei proventi finanziari, esclusi quelli da partecipazione, dei profitti derivanti dal realizzo e delle rivalutazioni di attività finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni e la somma degli oneri finanziari, delle perdite derivanti dal realizzo e delle svalutazioni di attività finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni".Si evidenzia inoltre che le istruzioni alla compilazione del modello Irap 2000 "società di capitali, enti commerciali ed equiparati", dopo aver sottolineato che "in caso di attività svolta non in via esclusiva, l'obbligo di iscrizione nel suddetto elenco ricorre al verificarsi dei requisiti oggettivi stabiliti dal decreto del Ministro del tesoro 6 luglio 1994", stabiliscono che "nel periodo d'imposta in cui sussiste l'obbligo di iscrizione, l'applicazione del citato comma 1-bis dell'art. 6 del D.Lgs. n. 446 è tuttavia subordinata alla verifica, relativamente al medesimo periodo d'imposta, dei requisiti oggettivi di cui al citato decreto ministeriale".Pertanto, l'applicazione del regime impositivo di cui all'articolo 6, comma 1-bis, del Dlgs 446/1997, è comunque subordinata alla verifica dei parametri economici e patrimoniali indicati nel decreto del ministero del Tesoro 6 luglio 1994.Criteri di determinazione della base imponibilePer quanto riguarda specificatamente la base imponibile Irap, il comma 1-bis dell'articolo 6, Dlgs 446/1997, prevede, dunque, che la base imponibile si determina applicando i criteri di cui all'articolo 5 e aggiungendo la differenza tra:
la somma:
dei proventi finanziari, esclusi quelli da partecipazione
dei profitti derivanti dal realizzo di attività finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni
delle rivalutazioni di attività finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni
e la somma:
degli oneri finanziari
delle perdite derivanti dal realizzo di attività finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni
delle svalutazioni di attività finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni.
In pratica, i soggetti in questione devono prima determinare la base imponibile come le imprese industriali e commerciali e poi sommare a tale base imponibile i componenti positivi e negativi di natura finanziaria, previsti dalla norma e classificati alle voci C e D del comma 1 dell'articolo 2425 cc(2).I proventi e gli oneri di natura finanziaria rilevanti sono i seguenti:
proventi
proventi finanziari esclusi quelli da partecipazioni.Si tratta dei proventi finanziari indicati nella voce C. 16 del conto economico e cioè:
gli interessi e altri proventi dei titoli a reddito fisso
i crediti verso società controllate e collegate
gli interessi bancari(3)
profitti derivanti dal realizzo di attività finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni. Si tratta di plusvalenze normalmente indicate nelle voci C. 15 e C. 16, a seconda che si riferiscano a partecipazioni o ad altre attività finanziarie
rivalutazioni di attività finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni. Si tratta delle rivalutazioni delle partecipazioni e degli altri titoli indicati nelle voci D. 18 a) (limitatamente alle partecipazioni non immobilizzate) e D. 18 c).
oneri
oneri finanziari. Sono inclusi nella voce C. 17 del conto economico
perdite derivanti dal realizzo di attività finanziarie non immobilizzate. Anch'esse sono incluse nella voce C. 17 del conto economico
svalutazioni di attività finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni. Sono indicate nella voce D. l9 c) del conto economico
rivalutazioni di attività finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni. Si tratta delle rivalutazioni delle partecipazioni e degli altri titoli indicati nelle voci D. 18 a) (limitatamente alle partecipazioni non immobilizzate) e D. 18 c).
I componenti positivi e negativi di natura finanziaria (fra cui, quindi, anche gli interessi attivi e passivi) devono essere sommati (o meglio deve essere sommata la relativa somma algebrica) alla base imponibile tipica delle imprese industriali e commerciali.Nel caso, pertanto, di holding industriali, non tenere conto di tali componenti sarà illegittimo, dando luogo ai conseguenti recuperi ai fini Irap.
NOTE:1) Vedi nota della Banca d'Italia 15 novembre 1993, n. 00298265.
2) Come confermato anche dalla circolare 21 settembre 1999, n. 189/E, risposta n. 2.6.
3) Le istruzioni precisano che sono imponibili anche i proventi dei fondi comuni d'investimento, al netto del credito d'imposta, spettante per i fondi comuni italiani.

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Rendite catastali.

La variazione delle rendite catastali, determinata da una sentenza definitiva emessa dal giudice tributario, ha efficacia retroattiva, dovendosi necessariamente fare riferimento alla data di decorrenza del classamento originario, poi rivelatosi errato, rettificato dall’intervento giurisprudenziale.Tale importante precisazione è oggetto della risoluzione n. 1/T del 27 marzo 2007, resa dall’Agenzia del territorio per rispondere a numerose richieste di chiarimenti in ordine all’efficacia temporale delle variazioni di rendita catastale derivanti da sentenze tributarie.In precedenza, con la circolare n. 11/T del 2005, il Territorio aveva riconosciuto analogo carattere retroattivo ai provvedimenti di riesame volti ad annullare gli effetti di incongruenze e/o errori di inserimento dati, oppure scaturenti da erronee applicazioni dei principi dell’estimo catastale.L’ultimo intervento di prassi, che si aggiunge al precedente completandolo e arricchendolo, interessa una delicata questione, con evidenti conseguenze non solo ai fini dell’applicazione dell’imposta comunale sugli immobili (Ici), ma anche in relazione al reddito dei fabbricati, anch’esso calcolato mediante l’applicazione delle tariffe d’estimo, ex articolo 37 del nuovo Tuir.Efficacia temporale delle rettifiche catastali ex articolo 74, legge 342/2000L’Agenzia del territorio aveva già affrontato il tema della decorrenza delle variazioni di classamento, operate d’ufficio come pure a seguito di apposite istanze avanzate dai contribuenti. A tal proposito, la circolare n. 11/T del 26 ottobre 2005 aveva preliminarmente svolto una breve ma efficace analisi dei principi generali dettati in materia di autotutela degli atti dell’Amministrazione finanziaria, affrontando, fra l’altro, il delicato tema dell’esercizio dell’attività di riesame nel settore catastale, nel quale si avverte con maggiore pregnanza la necessità di "una preliminare valutazione e comparazione tra l’interesse pubblico all’annullamento e gli altri interessi secondari pubblici e privati eventualmente coinvolti, con particolare riferimento all’eventuale consolidamento di situazioni o posizioni giuridiche sorte sulla base dell’atto (provvedimento) oggetto di riesame che possono rendere totalmente o parzialmente inattuabile il provvedimento emesso in sede di autotutela".La circolare osservava che, nel settore catastale, l’attività di autotutela sugli accertamenti notificati può assumere le seguenti connotazioni:
riesame d’ufficio o su segnalazione del contribuente, finalizzato a eliminare incongruenze derivanti da semplici errori di inserimento dati oppure da erronee applicazioni dei principi dell’estimo catastale
riesame effettuato a seguito di apposita istanza del contribuente, con cui lo stesso sottopone all’Amministrazione fatti, circostanze o elementi nuovi, non presenti – e, quindi, non valutabili – al momento dell’originario accertamento.
In conformità al parere reso dall’Avvocatura generale dello Stato (nota n. 67615 del 14 maggio 2005), l’Agenzia del territorio ha ritenuto di attribuire efficacia retroattiva solo alle fattispecie descritte sub 1), laddove l’annullamento in autotutela dell’accertamento non può che avere effetto ex tunc, vale a dire dalla data di decorrenza del classamento rivelatosi errato e, per tale motivo, successivamente rettificato.L’organo legale aveva, invece, escluso dall’ambito concettuale dell’autotutela "tutte le fattispecie riconducibili all’intervento di nuovi elementi afferenti la partita catastale (rectius: classamento) che possono giustificare una revisione in relazione al mutamento degli stessi elementi rilevanti".In relazione a dette fattispecie – sinteticamente indicate al precedente sub 2) – il provvedimento di riesame non può avere efficacia retroattiva, perché si fonda e discende da elementi sopravvenuti, non disponibili al momento dell’originaria classificazione.In altre parole, il riesame operato su istanza della parte e sulla base dei nuovi elementi offerti alla valutazione dell’ufficio determina "una sorta di effetto sostitutivo del nuovo classamento (quello cioè risultante dall’attività di riesame), rispetto al classamento originario (oggetto di riesame)".Efficacia retroattiva delle variazioni dei classamenti a seguito di sentenzaLa risoluzione n. 1/T prende le mosse dalla sentenza della Cassazione n. 6206 del 22 marzo 2005, con la quale l’organo di legittimità ha precisato che "l’efficacia della rendita catastale modificata con sentenza tributaria passata in giudicato non può non coinvolgere anche il periodo ricompreso tra la data di proposizione del ricorso e la data della sentenza". Diversamente, potrebbe essere invocato un palese contrasto con i principi costituzionali dettati in tema di capacità contributiva (articolo 53, comma 1, della Costituzione) e di riserva di legge (articolo 23 della Costituzione), ai quali necessariamente deve uniformarsi la disciplina del prelievo fiscale.Come rammenta la risoluzione in commento, tale qualificato orientamento giurisprudenziale ha recentemente trovato ulteriore conferma nella sentenza della stessa Cassazione, n. 13069 del 1° giugno 2006, anch’essa relativa all’Ici, con la quale i giudici di piazza Cavour si sono richiamati al principio generale secondo cui "gli effetti di ogni provvedimento giurisdizionale retroagiscono al momento della domanda se…a tale momento, esistevano già le condizioni richieste per l’emanazione del provvedimento" (Cassazione, 26 ottobre 1983, n. 6322).Dopo aver acquisito, anche in questo caso, il parere dell’Avvocatura generale dello Stato (n. 15373 del 15 febbraio 2007), in considerazione della delicatezza della problematica e dell’incidenza della stessa sul piano dei rapporti fra Fisco e contribuente, l’Agenzia del territorio ha osservato che la variazione di rendita conseguente alla decisione del giudice tributario non può qualificarsi come atto modificativo della rendita, quanto piuttosto come atto "tendente a ripristinare la correttezza e/o la legittimità di un provvedimento (l’atto attributivo o modificativo della rendita oggetto di impugnazione) errato sin dall’origine, cioè fin dalla sua emanazione". Pertanto, la sentenza tributaria passata in giudicato che determina una variazione nel classamento dell’immobile può essere equiparata, quanto ai suoi effetti, alla variazione del classamento attuata dall’ufficio in conseguenza del provvedimento di autotutela e al quale, con la circolare n. 11/2005, l’Agenzia del territorio ha riconosciuto efficacia retroattiva.In altre parole, l’intervento di prassi ha inteso parificare – agli effetti dell’efficacia temporale delle variazioni dei classamenti – l’intervento in autotutela dell’ufficio, esaminato con la citata circolare n. 11/T del 2005, con l’intervenuto giudicato, considerato a tali fini come un ripristino della legalità violata da parte dell’autorità giurisdizionale e, pertanto, con ovvia efficacia ex tunc."D’altra parte", conclude la risoluzione in commento, "sembrerebbe contraddittorio riconoscere efficacia retroattiva alla decisione amministrativa di annullamento per illegittimità dell’atto (attribuzione di rendita) e non attribuire analoghi effetti retroattivi alla pronuncia giudiziale con cui è stata accertata l’illegittimità di un classamento, in quanto non riflettente la reale situazione dell’immobile censito dall’amministrazione".

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Concordato fallimentare.

Con riguardo alla problematica relativa al valore fiscale di attività e passività trasferite a una società con ruolo di assuntore a seguito di concordato fallimentare omologato dal tribunale, l'Agenzia delle Entrate chiarisce che il valore fiscale delle attività coincide con il valore delle passività accollate.
(Risoluzione Agenzia delle Entrate 28/05/2007, n. 118/E)

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TOSAP: Criterio di determinazione dell'imposta.

Per la determinazione della tassa per l'occupazione di spazi ed aree pubbliche dovuta per le occupazioni di soprassuolo e di sottosuolo (TOSAP) relative a reti di erogazione di servizi pubblici, è valido il criterio che prevede che l'arrotondamento al chilometro lineare sia effettuato una sola volta per ciascuna delle categorie di strade, comunali o provinciali, previste dall'art. 47, comma 2, D.Lgs. n. 507/1993.
(Cassazione civile Sentenza, Sez. trib., 14/05/2007, n. 10955)

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Espropriazione: tassazione proporzionale delle sentenze che rideterminano l'indennità.

In materia di imposta di registro, il giudizio di opposizione alla stima in materia di indennità di espropriazione non costituisce un mero controllo giurisdizionale di atti assunti dall'Amministrazione nel procedimento espropriativo, né una loro integrazione, ma ha un'autonoma portata dispositiva; la sentenza che ridermina l'indennità è pertanto soggetta, a differenza del decreto di esproprio, ad imposta proporzionale di registro ex art. 8, lettera c), della Tariffa, Parte Prima, allegata al D.P.R. n. 131/1986 trattandosi di decisione contenente l'accertamento di diritti.
(Cassazione civile Sentenza, Sez. trib., 07/05/2007, n. 10346)

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Cessione d'azienda.

In caso di cessione di azienda, il presupposto per il realizzo di una plusvalenza, comprendente anche il valore di avviamento, è il trasferimento dell'azienda stessa dietro corrispettivo che deve essere conseguito o imputato, potendo la percezione dello stesso essere invece assoggettata a modalità diverse scandite nel tempo, anche attraverso la clausola di costituzione di una rendita vitalizia a favore del cedente.
(Cassazione civile Sentenza, Sez. trib., 11/05/2007, n. 10801)

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Commercio elettronico.

È tassabile in Italia l'attività della società non residente - nel caso di specie, francese - consistente nel mettere a disposizione della clientela italiana l'accesso a videogiochi, servendosi a tal fine di apparecchiature (un server) di sua proprietà e di suo utilizzo esclusivo, installate per un tempo indefinito in Italia e attraverso le quali detto soggetto svolge la propria attività commerciale; in questo caso, infatti, i servizi garantiti ai clienti italiani devono essere considerati prestati da una stabile organizzazione.
(Risoluzione Agenzia delle Entrate 28/05/2007, n. 119/E)

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Riduzione del cuneo fiscale: eliminato l'obbligo della preventiva autorizzazione UE.

Non è più necessaria la preventiva autorizzazione delle competenti autorità europee per la fruizione delle deduzioni IRAP previste dall'art. 11, comma 1, lettera a), numeri 2) e 4), D.Lgs. n. 446/1997 (come modificato dall'art. 1, comma 266, legge Finanziaria 2007).
(D.L. 28/05/2007, n. 67, G.U. 28/05/2007, n. 122)

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ICI con F24.

Pagare l'Ici con il modello F24 è completamente gratuito, non prevede costi a carico del contribuente, tanto meno a carico dei Comuni. Infatti, benché sia previsto che le banche devono versare alla tesoreria dello Stato le somme incassate al netto dei compensi a loro spettanti, in sede di ripartizione degli importi riscossi, quelli riversati alle Amministrazioni locali sono al lordo delle commissioni trattenute dagli intermediari. Ciò è reso possibile attraverso l'utilizzo di appositi fondi messi a disposizione dall'Agenzia delle entrate.

Pertanto, ai Comuni verranno accreditate somme esattamente coincidenti con quanto indicato dai contribuenti, in fase di compilazione del modello di pagamento, alla colonna "importi a debito versati".

Inoltre, le eventuali somme riversate agli agenti della riscossione (ex concessionari) avvengono sulla base di indicazioni precise fornite direttamente dai Comuni e sono solitamente relative a servizi prestati su richiesta degli stessi (anticipazione fondi, armonizzazione di archivi informatici), derivanti da specifici rapporti contrattuali, ai quali l'Agenzia delle entrate è del tutto estranea.

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Raggiri nel nome dell'Agenzia delle Entrate.

Truffe via mail con proposte di rimborsi fiscali inesistenti, falsi dipendenti dell’Agenzia delle entrate che propongono abbonamenti a riviste fiscali, marche da bollo contraffatte. Sono numerose e di varia natura le segnalazioni giunte all’Agenzia delle entrate di tentativi di raggiro che prendono di mira ignari contribuenti che magari attendono davvero un rimborso o credono di fare un affare comprando tagliandi sostitutivi delle marche da bollo contraffatti. Vediamo nel dettaglio le truffe più frequenti e i suggerimenti dell’Agenzia per evitare di cadere nell’inganno.

La Rete è diventata un importantissimo strumento di conoscenza per tutti coloro che vi ricorrono ma, allo stesso tempo, sta rappresentando una ghiotta opportunità di guadagno anche per i criminali.

In particolare, i truffatori sembrano aver trovato nella Rete un modo di poter accrescere il loro volume d’affari attraverso un uso illecito della posta elettronica e del web in genere.

L’Agenzia delle entrate, con una serie di note informative della propria direzione centrale Audit e Sicurezza, ha risposto alle numerose segnalazioni di tentativi di raggiri a danno dei contribuenti perpetrati da persone che usano illecitamente logo e crediti dell’Agenzia.

Il primo e più semplice sistema truffaldino messo in atto è quello della e-mail. All’ignaro contribuente un fantomatico agente del “servizio rimborsi” invia una mail attraverso la quale lo informa che da recenti controlli … risulta un credito a Suo favore … di una cifra che difficilmente supera i 500 euro. Per ritirare comodamente il credito sempre nella stessa e-mail si richiede al contribuente di seguire la procedura elettronica indicata sul sito web dell’Agenzia: prima, però, è richiesto di cliccare il link sottostante dove è possibile trovare il cedolino necessario per il rimborso.

In realtà, il link sottostante conduce a un sito che può portare a due destini diversi. Il primo è quello di giungere sino allo scarico di un file eseguibile (.exe) potenzialmente dannoso per il proprio computer. Il secondo destino è quello di rendere il proprio pc accessibile al phishing, una truffa informatica che permette di carpire dati personali sensibili: in pratica si regalano tutti i personali accessi a sconosciuti malintenzionati.

In proposito, nel comunicato stampa del 26 maggio, l’Agenzia delle entrate ha sottolineato con forza che i rimborsi fiscali vengono comunicati ai contribuenti solo per lettera a mezzo posta, così come le richieste di coordinate bancarie per poter erogare il credito.

L’Agenzia delle entrate non ricorre né alle comunicazioni telefoniche e tantomeno a invii di posta elettronica per richiedere dati sensibili oppure coordinate bancarie del contribuente. Qualora vengano richieste, le coordinate bancarie devono essere fornite recandosi presso uno degli uffici locali delle entrate o presso un ufficio postale o via Internet, per mezzo del sito istituzionale www.agenziaentrate.gov.it attraverso una procedura che offre al contribuente margini di sicurezza estremamente affidabili.

Sono anche pervenute diverse segnalazioni di tentativi di raggiri perpetrati da persone che si spacciano per dipendenti dell’Agenzia delle entrate anche grazie all’impiego, a scopo identificativo, di false carte con il logo dell’Agenzia.

In particolare, la maggior parte di questi comportamenti truffaldini consistono nella proposta, da parte di sedicenti funzionari dell’Agenzia, della sottoscrizione di un abbonamento a false pubblicazioni fiscali. Oppure nel recapito, a ignari contribuenti, di pacchi e corrispondenza che utilizzano il logo dell’Agenzia che nel loro interno, però, contengono proposte di natura commerciale.

In proposito, si ricorda a tutti i cittadini che le riviste e le pubblicazioni edite dall’Amministrazione fiscale - anche la più tecnica - sono disponibili gratuitamente presso tutti gli uffici delle Entrate presenti sul territorio nonché nelle manifestazioni pubbliche cui partecipa l’Agenzia e sui siti Internet www.agenziaentrate.gov.it e www.fiscooggi.it.

Va anche sottolineato che nessun dipendente dell’Agenzia delle entrate – mai e per nessuna ragione – è autorizzato a chiedere denaro ai contribuenti presso il loro domicilio, per telefono o in qualunque altro luogo.

Sempre nel comunicato stampa del 26 maggio 2007 si fa presente che i contribuenti devono verificare i mittenti delle lettere, o dei pacchi, che vengono loro recapitati. Infatti, nelle truffe vengono usati riferimenti a uffici non più esistenti, come l’Ufficio Iva di …, oppure mai esistiti quale, per esempio, l’Ufficio Verifiche o l’Ufficio Evasioni.

Un’altra truffa che viene segnalata all’attenzione dell’Agenzia delle entrate è quella che riguarda la contraffazione dei tagliandi sostitutivi delle marche da bollo. Per il loro acquisto i contribuenti devono rivolgersi esclusivamente ai circa 26.500 rivenditori - autorizzati e convenzionati con l’Agenzia delle entrate - sparsi in tutto il territorio nazionale.

Si tratta in massima parte di tabaccai (rivenditori di generi di monopolio e valori bollati) e in misura minore di rivenditori diversi dai tabaccai che svolgono l’attività, per esempio, presso i tribunali.

Per evitare le truffe in questo caso, occorre controllare che l’emissione del contrassegno sia contestuale alla richiesta ed eventualmente verificarne l’autenticità collegandosi al sito web ufficiale dell’Agenzia, nella sezione dedicata al Controllo valori bollati, dove è possibile controllare i numeri di serie del tagliando.

In caso di discordanza, e dunque di contraffazione, va fatta una segnalazione immediata al servizio 117 della Guardia di finanza oppure ad altra Autorità giudiziaria.

Fonte: Paolo Tenaglia Agenzia Entrate

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Elenchi clienti e fornitori.

Via libera del Garante per la protezione dei dati personali al provvedimento delle Entrate - di prossima pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale - con il quale sono individuati i dati informativi da comunicare all'Agenzia in relazione agli elenchi clienti e fornitori dei soggetti passivi Iva, nonché le modalità tecniche e i termini per l'invio.

A regime, il termine per la trasmissione è fissato al 29 aprile dell'anno successivo a quello di riferimento; per il solo 2006, è posticipato al 15 ottobre per la generalità dei contribuenti e al 15 novembre per chi ha realizzato un volume d'affari che consente di optare per la liquidazione trimestrale.

Il provvedimento individua le informazioni da trasmettere all'Agenzia con riferimento agli elenchi clienti e fornitori dei soggetti passivi Iva, nonché le modalità tecniche e i termini per l'invio.

L'obbligo riguarda tutti i soggetti passivi Iva che, in pratica, dovranno comunicare i dati fondamentali delle fatture d'acquisto e di vendita.

In particolare, a regime, dovranno essere comunicati i seguenti elementi:

codice fiscale e partita Iva del soggetto cui si riferisce la comunicazione degli elenchi

anno cui si riferisce la comunicazione

codice fiscale ed eventuale partita Iva dei soggetti nei cui confronti sono state emesse fatture

codice fiscale e partita Iva dei soggetti da cui sono stati effettuati acquisti rilevanti ai fini Iva

per ciascun soggetto cliente o fornitore, l'importo complessivo delle operazioni imponibili, non imponibili ed esenti, al netto delle relative note di variazione, e l'importo dell'imposta afferente

l'importo complessivo delle eventuali note di variazione e dell'eventuale imposta afferente, relative ad annualità precedenti.

Entrando più nel dettaglio, va sottolineata l'esclusione dalla trasmissione dei dati riferiti alle operazioni intracomunitarie, le importazioni e le esportazioni, in quanto informazioni già di fatto in possesso dell'Amministrazione finanziaria, mentre occorrerà specificare i dati riferiti alle esportazioni "indirette", ossia le operazioni effettuate nei confronti di esportatori abituali.

Dall'esame del tracciato telematico predisposto per la trasmissione dei dati emerge, inoltre, la presenza di un apposito campo per l'indicazione delle operazioni imponibili documentate attraverso fatture emesse senza separata indicazione dell'imposta: la scelta è stata operata per permettere la trasmissione di particolari operazioni, come quelle relative al commercio di beni usati ovvero quelle effettuate dalle agenzie di viaggio e turismo, per le quali valgono specifiche disposizioni normative.

Un altro aspetto importante del provvedimento riguarda la modalità di individuazione degli elementi informativi da trasmettere nell'anno di riferimento: il soggetto obbligato dovrà far riferimento all'anno risultante dalla data della fattura o della nota di variazione, indipendentemente, quindi, dal momento della contabilizzazione dell'operazione.

Quanto alle modalità di trasmissione delle informazioni, i contribuenti - che potranno rivolgersi anche agli intermediari abilitati - utilizzeranno il servizio telematico Entratel o Internet (Fisconline) e i software di controllo forniti dall'Agenzia delle entrate, rispettando le specifiche tecniche allegate al provvedimento.

Il termine per la trasmissione delle informazioni è previsto - a regime - per il 29 aprile dell'anno successivo a quello di riferimento. Tuttavia, in considerazione del fatto che l'entrata in vigore del provvedimento avviene nel corso dell'anno 2007, limitatamente al solo anno 2006, il termine di trasmissione è posticipato al 15 ottobre 2007 per la generalità dei contribuenti e al 15 novembre 2007 per i soggetti che nel 2006 hanno realizzato un volume d'affari che consente di optare per la liquidazione Iva trimestrale.

Inoltre, anche aderendo alle richieste avanzate dai rappresentanti delle Associazioni di categoria al Tavolo tecnico con l'Agenzia delle entrate, al fine di contenere l'impatto del nuovo adempimento ed evitare eventuali aggravi per il contribuente, sono state disposte alcune specifiche previsioni, limitatamente agli anni di riferimento 2006 e 2007:

l'elenco dei soggetti nei cui confronti sono state emesse fatture comprende i soli titolari di partita Iva

sarà possibile indicare anche solo la partita Iva del soggetto cliente o fornitore

è esclusa l'obbligatorietà della comunicazione delle informazioni relative a fatture di importo inferiore a 154,94 euro registrate cumulativamente, fatture per le quali non è prevista la registrazione ai fini Iva, fatture emesse annotate nel registro dei corrispettivi

è esclusa l'obbligatorietà dell'indicazione delle note di variazione riferite ad anni precedenti.

Sempre con esclusivo riferimento agli anni 2006 e 2007, è da notare che nel tracciato telematico è stato previsto un apposito campo relativo alle fatture di acquisto in cui sono separatamente indicati l'imponibile e la relativa imposta, ma che sono state registrate, in deroga all'articolo 25 del Dpr n. 633/1972, senza distinguere tra l'ammontare imponibile e l'ammontare dell'imposta.

L'omessa presentazione degli elenchi, nonché l'invio degli stessi con dati falsi o incompleti, comporta l'applicazione della sanzione amministrativa in misura fissa (da un minimo di 258 a un massimo di 2.065 euro) prevista dall'articolo 11 del Dlgs n. 471/1997. Come precisato nella circolare n. 28/E del 4 agosto 2006, è comunque possibile regolarizzare eventuali violazioni ricorrendo all'istituto del ravvedimento operoso.

L'avvio del flusso informativo consentirà all'Amministrazione finanziaria di migliorare l'efficacia e la tempestività delle operazioni di selezione e di controllo, soprattutto nei confronti di soggetti che effettuano operazioni fraudolente in campo Iva.

Per quanto, quindi, il nuovo obbligo di trasmissione rappresenti un ulteriore adempimento per una parte dei contribuenti, lo stesso è mirato a prevenire fenomeni di frode che alterano gli equilibri di mercato a discapito dei soggetti che operano in maniera corretta.

Fonte: Gianluigi Galati

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Recuperi IVA per ristrutturazioni.

La risoluzione n. 91/E dell’Agenzia delle entrate tratta le cessioni di immobili in corso di ristrutturazione e risponde ad un interpello chiesto da un contribuente. Questo riguardava il dubbio se la cessione di immobili in corso di ristrutturazione è o non è una operazione imponibile Iva. La risoluzione spiega che si tratta di operazioni imponibili in quanto sono beni non ancora usciti dal circuito produttivo.

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Perdite dei soci e società di comodo.

La nuova interpretazione della circolare n. 25/E del 2007 dell’Agenzia delle Entrate in tema di perdite di esercizio e scomputo delle stesse dal reddito delle società non operative va applicata nel modello di dichiarazione 2007. La disciplina delle società non operative stabilisce che le perdite degli esercizi precedenti possono essere computate in diminuzione soltanto della parte del reddito eccedente quello imponibile minimo. Per le società di persone il limite riguarda, per il socio, tutte le perdite di esercizi predenti indistintamente risultanti dal modello di dichiarazione incluse quelle eventualmente derivanti dallo svolgimento di attività imprenditoriale e autonoma del socio.

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No alla maggiorazione del 3% per le dichiarazioni.

Se si applica uno studio di settore oggetto di revisione il contribuente non riesce a conoscere a priori l’ideale target richiesto dallo strumento ricostruttivo dei ricavi e dei compensi. Ciò accade grazie alla possibilità di validare lo strumento entro la data del 31 marzo dell’anno successivo a quello di prima applicazione, così è concessa al contribuente la possibilità di integrare in dichiarazione ricavi e compensi risultanti dalle scritture contabili corrispondenti solo le maggiori imposte connesse senza dover corrispondere la maggiorazione del 3%.

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Studi di settore: Annotazione separata: in G.U. i modelli.

È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il provvedimento con cui l'Agenzia delle Entrate approva - unitamente alle relative istruzioni - i modelli M e N per la comunicazione dei dati riguardanti i contribuenti tenuti agli obblighi di annotazione separata dei componenti rilevanti ai fini dell'applicazione degli studi di settore, da utilizzare per il periodo d'imposta 2006.(Provvedimento Agenzia delle Entrate 10/05/2007, G.U. 24/05/2007, n. 119, S.O. n. 122)

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Stock option.

I dipendenti beneficiari di piani di stock option deliberati prima delle modifiche apportate dal D.L. n. 262/2006 (c.d. Collegato alla Finanziaria), che prevedono un termine per l'esercizio dell'opzione inferiore a 3 anni o che non prevedono alcun termine, possono fruire del regime fiscale agevolato, a condizione che le opzioni prima del 3 ottobre vengano esercitate decorsi almeno 3 anni dalla relativa data di assegnazione.
(Circolare Agenzia delle Entrate 24/05/2007, n. 33/E)

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Locazione: regolarizzazione con ravvedimento operoso.

L'Agenzia delle Entrate precisa le modalità per procedere al ravvedimento operoso, previsto dall'art. 13, D.Lgs n. 472/1997, in ipotesi di mancata registrazione del contratto di locazione commerciale di un immobile, a carico della società proprietaria, con le modalità e nei termini stabiliti dal provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle Entrate 14 settembre 2006, e di mancato esercizio dell'opzione prevista per le locazioni di immobili strumentali.
(Risoluzione Agenzia delle Entrate 24/05/2007, n. 114/E)

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Riscossione.

La cartella di pagamento priva dell'indicazione dei criteri giustificativi della pretesa tributaria con la stessa esercitata non soddisfa i requisiti minimi per un corretto esercizio, da parte del contribuente, del suo irriducibile diritto di difesa.
(Cassazione civile Sentenza, Sez. trib., 16/05/2007, n. 11251)

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Tassazione ordinaria dei dividenti extra UE in luogo di quella ridotta: ipotesi di liceità.

È legittima, in quanto costituisce una deroga prevista dall'art. 57 del trattato CE, la normativa nazionale austriaca vigente alla data del 31 dicembre 1993 (rimasta in vigore anche dopo l'adesione all'UE in data 1° gennaio 1995), ai sensi della quale i dividendi su azioni di società austriache vengono tassati in base ad un'aliquota pari alla metà dell'aliquota media applicabile al reddito complessivo, mentre i dividendi di una società per azioni con sede in un Paese terzo, nella specie la Svizzera, nella quale il debitore detiene una partecipazione pari ai 2/3 del capitale, vengono sempre tassati con aliquota ordinaria.
(Corte Giust. CE Sentenza, Sez. IV, 24/05/2007, n. C-157/05)

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Cumulo della pensione con i redditi da lavoro autonomo.

Entro lunedì 2 luglio 2007 i titolari di pensione con decorrenza entro il 2006, soggetti al divieto di cumulo parziale della pensione con i redditi da lavoro autonomo, sono tenuti a comunicare all’Inps i redditi da lavoro autonomo conseguiti nel corso del 2006. I redditi devono essere dichiarati al netto dei contributi previdenziali e assistenziali e al lordo delle ritenute erariali. Il reddito d’impresa deve essere dichiarato al netto anche delle eventuali perdite deducibili imputabili all’anno di riferimento del reddito. La dichiarazione può essere resa utilizzando il modello 503 AUT, ma sono considerate valide anche dichiarazioni che non utilizzano tale modulo. Le trattenute delle quote di pensione non cumulabili con i redditi da lavoro autonomo vengono effettuate provvisoriamente dall’Inps sulla base della dichiarazione dei redditi che i pensionati prevedono di conseguire nel corso dell’anno. Per quanto riguarda il 2007, tali trattenute saranno poi conguagliate in relazione ai redditi effettivamente percepiti, sulla base della dichiarazione dei redditi 2007 resa a consuntivo nell’anno 2008.

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Fondo solidarietà assicurazioni: sospensione del contributo.

Il Comitato amministratore del Fondo di solidarietà per il personale già dipendente da imprese di assicurazioni poste in liquidazione coatta amministrativa, considerando le disponibilità finanziarie del Fondo e le spese previste, ha disposto una sospensione del contributo di finanziamento dello 0,50% per il periodo 1° giugno – 30 settembre 2007. Rimane, invece, dovuto il contributo relativo al mese di maggio, in scadenza al 16 giugno.

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Flessibilità del congedo di maternità.

Come noto, la flessibilità del congedo di maternità consente alla lavoratrice in gravidanza di astenersi dal lavoro a partire dal mese precedente la data presunta del parto (cioè dal nono mese di gravidanza) fino al quarto mese successivo al parto, a condizione che il ginecologo del servizio sanitario nazionale o convenzionato con esso oppure il medico dell’azienda preposto alla tutela della salute sul luogo di lavoro, attestino che la permanenza al lavoro nel corso dell’ottavo mese di gravidanza non causi un pregiudizio alla salute della madre e del bambino. A tal fine, la lavoratrice deve presentare un’apposita domanda sia al datore di lavoro sia all’Inps, corredata da certificazione sanitaria – acquisita durante il settimo mese di gravidanza – attestante i presupposti di permanenza al lavoro. Con il messaggio 13279 del 25 maggio 2007, l’Istituto fornisce alcune precisazioni a riguardo.

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Fondo Clero: Proroga versamento.

Il termine per il versamento delle differenze contributive dovute al Fondo di previdenza del clero secolare e dei ministri di culto delle confessioni religiose diverse dalla cattolica per gli anni 2005, 2006 e 2007 (vedi circolare 79 del 18 aprile 2007), è prorogato al 31 gennaio 2008, anche in considerazione del fatto che in tali differenze sono comprese anche quelle relative al periodo 1° luglio – 31 dicembre 2007.

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Soppressa l’autorizzazione UE per il cuneo fiscale.

Il Governo ha dato corso all’applicazione del cosiddetto cuneo fiscale previsto dall’ultima legge Finanziaria. Infatti per poter beneficiare della deduzione dall’imponibile Irap dei costi per i contributi previdenziali e di quella speciale di 5.000 euro per ciascun lavoratore a tempo indeterminato impiegato, non è più richiesta l’autorizzazione da parte dell’Unione europea.La norma diventa operativa nei tempi previsti dalla Finanziaria stessa.

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Detrazione d'imposta del 55% per gli interventi di risparmio energetico.

PREMESSA

1. SOGGETTI ammessi alla detrazione

2. Edifici interessati

3. INTERVENTI AGEVOLATI

3.1. Interventi di riqualificazione globale su edifici esistenti

(articolo 1, comma 344)

3.2. Interventi su strutture opache e su infissi (articolo 1, comma 345)

3.3. Installazione di pannelli solari (di cui all'art. 1, comma 346)

3.4. Sostituzione di impianti di climatizzazione invernale (articolo 1,

comma 346)

4. Adempimenti da osservare per fruire della detrazione

5. Spese che danno diritto all'agevolazione

6. caratteristiche della detrazione

7. Trasferimento degli immobili sui quali sono stati eseguiti gli

interventi

8. Cumulabilita' con altre agevolazioni

9 ALIQUOTA IVA APPLICABILE

PREMESSA

La legge 27 dicembre 2006, n. 296(legge finanziaria per il 2007),

articolo unico, commi da 344 a 349, nel quadro delle misure di politica

energetico-ambientale, ha introdotto specifiche agevolazioni fiscali per la

realizzazione di determinati interventi volti al contenimento dei consumi

energetici, realizzati su edifici esistenti. L'agevolazione consiste nel

riconoscimento di una detrazione d'imposta nella misura del 55 per cento

delle spese sostenute entro il 2007, da ripartire in tre rate annuali di

pari importo, entro un limite massimo di detrazione fruibile, stabilito in

relazione a ciascuno degli interventi previsti.

L'agevolazione e' delineata mantenendo le modalita' previste in

relazione alla detrazione concessa per gli interventi di ristrutturazione

edilizia, alla cui normativa la legge finanziaria fa espressamente rinvio

(il comma 348 richiama l'articolo 1 della legge n. 449 del 1997 e il

relativo decreto di attuazione n. 41 del 18 febbraio 1998, e successive

modificazioni). Da questa, tuttavia si discosta per l'entita' dell'importo

detraibile e per alcuni aspetti procedurali, specificamente previsti in

ragione della rilevanza assunta nell'attuale contesto, nazionale e

sopranazionale, dalla questione energetico-ambientale.

Il quadro normativo di riferimento e' completato dal decreto 19

febbraio 2007 del Ministro dell'economia e delle Finanze, di concerto con il

Ministro dello Sviluppo economico, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 26

febbraio 2007 (in seguito: decreto), emanato ai sensi del comma 349 della

legge finanziaria per dare attuazione alle disposizioni recate dai commi

344, 345, 346 e 347, il quale disciplina i contenuti tecnici degli

interventi agevolabili e le modalita' per fruire della detrazione.

Tale decreto richiama le normative tecniche e fiscali rilevanti ai

fini dell'agevolazione. In particolare, per quanto attiene alla

determinazione del risparmio energetico conseguito, alla certificazione

energetica e al significato della terminologia, fa riferimento, come

prescritto dalla legge finanziaria (comma 349), al decreto legislativo 19

agosto 2005 n. 192 integrato con il decreto legislativo 29 dicembre 2006, n.

311- concernente "attuazione della direttiva 2002/91/CE sul rendimento

energetico in edilizia"- e, per quanto attiene alla individuazione degli

adempimenti necessari per fruire del beneficio, al decreto n. 41 del 18

febbraio 1998, concernente norme di attuazione della legge 449 del 1997 in

materia di detrazione per le spese di ristrutturazione edilizia. Tuttavia,

come si chiarira' nei successivi paragrafi, alcuni degli adempimenti

previsti da quest'ultimo provvedimento (quali l'invio della comunicazione

preventiva dell'inizio lavori al centro Operativo di Pescara) non sono stati

richiamati in quanto non ritenuti necessari per la attuazione della

specifica finalita' cui l'agevolazione e' diretta.

Per facilitare la lettura della circolare vengono riportati in

allegato i testi dei commi da 344 a 349, articolo unico, della finanziaria

2007 nonche' del D.M. 19 febbraio 2007.

1. SOGGETTI ammessi alla detrazione

La detrazione del 55%, finalizzata ad incentivare l'adeguamento del

patrimonio edilizio a specifici standard di risparmio energetico, e' rivolta

a tutti soggetti residenti e non residenti a prescindere dalla tipologia di

reddito di cui essi siano titolari.

In particolare l'articolo 2 del decreto ministeriale 19 febbraio 2007

individua quali soggetti ammessi a fruire della detrazione:

a) le persone fisiche, gli enti e i soggetti di cui all'articolo 5 del

Testo unico delle imposte sui redditi, approvato con il decreto del

Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, non titolari di

reddito d'impresa, che sostengono le spese per la esecuzione degli

interventi agevolati sugli edifici esistenti, su parti di edifici

esistenti o su unita' immobiliari esistenti di qualsiasi categoria

catastale, anche rurali, posseduti o detenuti;

b) i soggetti titolari di reddito d'impresa che sostengono le spese per

la esecuzione degli interventi agevolati sugli edifici esistenti, su

parti di edifici esistenti o su unita' immobiliari esistenti di

qualsiasi categoria catastale, anche rurali, posseduti o detenuti.

Per effetto di tale disposizione, quindi, rientrano nel campo soggettivo

di applicazione della normativa le persone fisiche, compresi gli esercenti

arti e professioni, gli enti pubblici e privati che non svolgono attivita'

commerciale, le societa' semplici, le associazioni tra professionisti (comma

1, lett. a) e i soggetti che conseguono reddito d'impresa (persone fisiche,

societa' di persone, societa' di capitali) (comma 1, lett. b).

I soggetti indicati possono fruire della detrazione a condizione che

sostengano le spese e che queste siano rimaste a loro carico. Inoltre devono

possedere o detenere l'immobile in base ad un titolo idoneo che puo'

consistere nella proprieta' o nella nuda proprieta', in un diritto reale o

in un contratto di locazione, anche finanziaria, o di comodato.

L'articolo 2 del decreto in relazione ai lavori eseguiti mediante

contratti di locazione finanziaria, specifica che la detrazione compete

all'utilizzatore del bene o dell'opera e non alla societa' di leasing,

precisando altresi' che la detrazione e' commisurata al costo sostenuto

dalla societa' concedente. Non assumono pertanto rilievo ai fini della

detrazione i canoni di leasing addebitati all'utilizzatore.

Sulla base di un consolidato orientamento di prassi formatosi in merito

alle detrazione per le spese di ristrutturazione edilizia (circolare n. 121

del 1998 e successive) sono ammessi a fruire della detrazione anche i

familiari, individuati ai sensi dell'articolo 5, comma 5 del Tuir (testo

unico delle imposte sul reddito approvato con DPR n. 917 del 1986)

conviventi con il possessore o detentore dell'immobile oggetto

dell'intervento, che sostengano le spese per la realizzazione dei lavori. E'

stata, infatti, ravvisata nella convivenza una condizione che giustifica la

partecipazione del coniuge, dei parenti entro il terzo grado e degli affini

entro il secondo grado alle spese che avrebbe dovuto sostenere il titolare

dell'immobile. Tale principio deve ritenersi valido anche in relazione alla

detrazione per i lavori di risparmio energetico, con la precisazione,

tuttavia, che esso trova applicazione limitatamente ai lavori eseguiti su

immobili appartenenti all'ambito "privatistico", a quelli cioe' nei quali

puo' esplicarsi la convivenza, ma non in relazione ai lavori eseguiti su

immobili strumentali all'attivita' d'impresa, arte o professione.

2. Edifici interessati

L'agevolazione in esame, a differenza di quanto previsto per la detrazione

relativa agli interventi di ristrutturazione edilizia, che e' espressamente

riservata ai soli edifici residenziali, interessa i fabbricati appartenenti

a qualsiasi categoria catastale (anche rurale) compresi, quindi, quelli

strumentali.

Una limitazione a tale ampia accezione e' data dalla circostanza che gli

edifici oggetto degli interventi devono essere esistenti. Le disposizioni

della legge finanziaria, infatti, in relazione ad alcune fattispecie

agevolabili, prevedono espressamente che gli interventi devono essere

realizzati su edifici esistenti (o parti degli stessi); anche l'art. 2,

comma 1, del decreto, nell'elencare i soggetti ammessi a fruire della

detrazione, precisa che essi devono aver eseguito gli interventi su edifici

"esistenti". Con tale precisazione di carattere generale, riferita a tutte

le fattispecie agevolabili, il decreto sottolinea come finalita' della norma

sia quella di potenziare le preesistenti incentivazioni fiscali riconosciute

per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio (elevando la quota

detraibile e riducendo il numero di anni in cui essa deve essere ripartita)

per favorirne la riqualificazione energetica, escludendo, pertanto,

dall'agevolazione gli interventi effettuati durante la fase di costruzione

dell'immobile.

L'esclusione degli edifici di nuova costruzione, peraltro, risulta

coerente con la normativa di settore adottata a livello comunitario in base

alla quale tutti i nuovi edifici sono assoggettati a prescrizioni minime

della prestazione energetica in funzione delle locali condizioni climatiche

e della tipologia

In tale contesto normativo si ritiene che la prova della esistenza

dell'edificio sia fornita dall'iscrizione dello stesso in catasto, oppure

dalla richiesta di accatastamento, nonche' dal pagamento dell'ICI, ove

dovuta.

In relazione ad alcune tipologie di interventi, inoltre, sulla base di

quanto si deduce dalle disposizioni concernenti la certificazione energetica

degli stessi, si rende necessario che gli edifici presentino specifiche

caratteristiche quali, ad esempio:

1. essere gia' dotati di impianto di riscaldamento, presente anche

negli ambienti oggetto dell'intervento, per quanto concerne tutti gli

interventi agevolabili, ad eccezione della installazione dei pannelli

solari;

2. nelle ristrutturazioni per le quali e' previsto il frazionamento

dell'unita' immobiliare, con conseguente aumento del numero delle

stesse, il beneficio e' compatibile unicamente con la realizzazione di

un impianto termico centralizzato a servizio delle suddette unita', in

relazione a quanto previsto dall'articolo 9, comma 3, del decreto;

3. nel caso di ristrutturazioni con demolizione e ricostruzione si

puo' accedere all'incentivo solo nel caso di fedele ricostruzione,

ravvisando nelle altre fattispecie il concetto di nuova costruzione.

Restano quindi esclusi gli interventi relativi ai lavori di

ampliamento.

3. INTERVENTI AGEVOLATI

Gli interventi agevolati sono individuati dai commi 344, 345, 346 e 347

dell'art. 1 della legge finanziaria e definiti dal decreto ministeriale 19

febbraio 2007, il quale riporta in allegato le tabelle di riferimento per la

valutazione tecnica dell'intervento.

Le norme introdotte dal predetto decreto legislativo in attuazione delle

disposizioni comunitarie, essendo finalizzate a stabilire i criteri, le

condizioni e le modalita' per migliorare le prestazioni energetiche degli

edifici, costituiscono il parametro interpretativo attraverso il quale

individuare il contenuto tecnico delle norme in esame. La medesima legge

finanziaria (comma 349), per maggior chiarezza, esplicita tale criterio

interpretativo di ordine sistematico disponendo che "Ai fini di quanto

disposto dai commi da 344 a 350 si applicano le definizioni di cui al

decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192".

3.1. Interventi di riqualificazione globale su edifici esistenti

(articolo 1, comma 344)

344. spese documentate, sostenute entro il 31 dicembre 2007 relative

ad interventi di riqualificazione energetica di edifici esistenti, che

conseguono un valore limite di fabbisogno di energia primaria annuo per la

climatizzazione invernale inferiore di almeno il 20 per cento rispetto ai

valori riportati nell'allegato C, numero 1), tabella 1, annesso al decreto

legislativo 19 agosto 2005, n. 192

Per tali interventi il valore massimo della detrazione fiscale e' di 100.000

euro.

Ai sensi dell'art. 1, comma 2, del decreto, per interventi di

riqualificazione energetica di edifici esistenti di cui al citato articolo

1, comma 344, si intendono gli interventi che evidenziano un indice di

prestazione energetica per la climatizzazione invernale inferiore di almeno

il 20 per cento rispetto ai valori riportati nell'allegato C del decreto

ministeriale 19 febbraio 2007 (che riproduce le tabelle di cui all'allegato

C del decreto legislativo 192 del 2005, come modificato dal decreto

legislativo 311 del 2006).

Per questa tipologia di intervento non viene specificato quali opere o

quali impianti occorre realizzare per raggiungere le prestazioni energetiche

indicate. L'intervento, infatti, e' definito in funzione del risultato che

lo stesso deve conseguire in termini di riduzione del fabbisogno annuo di

energia primaria per la climatizzazione invernale.

Sulla base della definizioni contenute nell'allegato A del decreto

legislativo n. 192 del 2005, il fabbisogno annuo di energia primaria per la

climatizzazione invernale rappresenta "la quantita' di energia primaria

globalmente richiesta, nel corso di un anno, per mantenere negli ambienti

riscaldati la temperatura di progetto, in regime di attivazione continuo".

Il risparmio e' misurato in base agli indici riportati nella tabella

dell'allegato C del decreto, elaborati in funzione della categoria in cui

l'edificio e' classificato (residenziale o altri edifici), della zona

climatica in cui e' situato e del rapporto di forma che lo stesso presenta.

La legge finanziaria e 2007 ed il decreto ministeriale 19 gennaio 2007

indicano che l'intervento deve essere effettuato su edifici esistenti senza

menzionare, a differenza di quanto specificato in relazione ad altre

tipologie di lavori agevolabili previste dalle disposizioni successive, le

"parti o unita' di edifici esistenti". La diversa formulazione adottata

porta a ritenere che l'indice di risparmio che deve essere conseguito per

fruire della detrazione debba esse calcolato in riferimento al fabbisogno

energetico dell'intero edificio e non a quello delle singole porzioni

immobiliari che lo compongono.

Data l'assenza di specifiche indicazioni normative, si deve ritenere che

la categoria degli "interventi di riqualificazione energetica" comprenda

qualsiasi intervento, o insieme sistematico di interventi, che incida sulla

prestazione energetica dell'edificio, realizzando la maggior efficienza

energetica richiesta dalla norma.

Vi rientrano a titolo esemplificativo, la sostituzione o l'installazione

di impianti di climatizzazione invernale anche con generatori di calore non

a condensazione, con pompe di calore, con scambiatori per teleriscaldamento,

con caldaie a biomasse, gli impianti di cogenerazione, rigenerazione, gli

impianti geotermici e gli interventi di coibentazione non aventi le

caratteristiche indicate nei commi successivi.

L'indice di prestazione energetica richiesto puo', pero', essere

conseguito anche mediante la realizzazione degli interventi che la legge

finanziaria ai successivi commi individua in maniera puntuale e considera

autonomamente agevolabili, entro un limite massimo di detrazione

specificamente determinato.

Si pone, pertanto, per la detrazione prevista dal comma 344, che si

connette ad una generica categoria di opere, la questione della eventuale

concorrenza con la detrazione collegata agli altri interventi agevolati.

Potrebbe accadere, ad esempio che il risparmio energetico invernale previsto

dal comma 344, per il quale e' previsto un limite massimo di detrazione di

100.00 euro, sia realizzato mediante un intervento consistente nella

sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale, per il quale il

successivo comma 347 stabilisce un limite di detrazione d'imposta di 30.000

euro (senza richiedere la misurazione del rendimento energetico conseguito),

e/o mediante la sostituizione di infissi, intervento individuato al comma

345 con un limite massimo di detrazione di 60.000 euro.

Nell'esempio prospettato, se mediante la sostituzione dell'impianto di

climatizzazione o degli infissi si consegue un indice di prestazione

energetica per la climatizzazione invernale inferiore di almeno il 20 per

cento rispetto ai valori riportati nelle tabelle di cui all'allegato C del

decreto, realizzando quindi "la qualificazione energetica dell'edificio" di

cui al comma 344, i lavori potranno essere ricondotti alla previsione

contenuta in tale disposizione, usufruendo della detrazione nel limite

massimo di spesa di 100.000 euro.

Resta fermo che, qualora si intenda usufruire della detrazione per gli

interventi di riqualificazione energetica previsti dal comma 344, non sara'

possibile far valere autonomamente anche le detrazioni per specifici lavori

che incidano comunque sul livello di climatizzazione invernale, i quali

devono ritenersi compresi, ai fini della individuazione del limite massimo

di detrazione spettante, nell'intervento piu' generale.

Potranno invece essere oggetto di autonoma valutazione, ai fini del

calcolo della detrazione, gli altri interventi di risparmio energetico

agevolabili che non incidono sul livello di climatizzazione invernale, quali

l'installazione dei pannelli solari di cui al successivo comma 346, per i

quali la detrazione potra' essere fatta valere anche in aggiunta a quella di

cui si usufruisce per la qualificazione energetica dell'edificio di cui al

comma 344.

3.2. Interventi su strutture opache e su infissi (articolo 1, comma 345)

345. spese documentate, sostenute entro il 31 dicembre 2007, relative

ad interventi su edifici esistenti, parti di edifici esistenti o unita'

immobiliari, riguardanti strutture opache verticali, strutture opache

orizzontali (coperture e pavimenti), finestre comprensive di infissi... a

condizione che siano rispettati i requisiti di trasmittanza termica U,

espressa in W/m2K, della Tabella 3 allegata alla presente legge (finanziaria)

Per tali interventi il valore massimo della detrazione fiscale e' di 60.000

euro.

L'art. 1, punto 3, del decreto ministeriale 19 febbraio 2007descrive

gli interventi previsti dal comma 345 come interventi sull'involucro degli

edifici e precisa che per tali devono intendersi gli interventi su edifici

esistenti, parti di edifici esistenti o unita' immobiliari esistenti,

riguardanti strutture opache verticali, finestre comprensive di infissi,

delimitanti il volume riscaldato, verso l'esterno o verso vani non

riscaldati, che rispettano i requisiti di trasmittanza U, espressa in W/m2K,

evidenziati nella tabella di cui all'allegato D del decreto, la quale in

relazione alle singole zone climatiche indica, in distinte colonne, la

trasmittanza delle strutture verticali e quella delle finestre (riproducendo

le colonne 1, 2 e 5 della Tabella 3 allegata alla legge finanziaria per il

2007).

Il decreto ministeriale non menziona gli interventi realizzati sulle

strutture opache orizzontali (coperture e pavimenti) nonostante essi siano

richiamati dalla legge finanziaria. L'omissione e' dovuta alla

impossibilita' tecnica di rispettare i valori indicati dalla Tabella 3

allegata alla legge finanziaria atteso che in tale Tabella, per un errore

redazionale, i valori di trasmittanza dei suddetti elementi costruttivi sono

stati riportati invertendo quelli riferiti ai pavimenti e quelli riferibili

alla copertura (colonne 3 e 4.)

In assenza delle disposizioni di attuazione, considerato che non

risultano definiti i parametri di risparmio energetico cui dovrebbe essere

finalizzato l'intervento, si ritiene che al momento i lavori eseguiti su

pavimenti e coperture non consentano di usufruire della detrazione prevista

dal comma 345. La detrazione potra' tuttavia essere operata ai sensi del

precedente comma 344, relativo alla qualificazione energetica globale

dell'edificio, qualora l'intervento sulle strutture orizzontali, anche

unitamente ad altri lavori, consegua gli indici di risparmio energetico ivi

indicati.

Cio' premesso, si fa presente che gli interventi agevolabili ai sensi

del comma 345 consistono, in sostanza, in interventi di riqualificazione

energetica, attuati su edifici o parti di edifici o unita' immobiliari

esistenti, relativi a strutture opache verticali quali pareti (generalmente

esterne), finestre comprensive di infissi che presentino i requisiti di

trasmittanza (dispersione di calore) richiesti dalla tabella riportata

nell'allegato D del decreto ministeriale 19 febbraio 2007.

Gli infissi devono ritenersi comprensivi anche delle strutture

accessorie che hanno effetto sulla dispersione di calore quali, ad esempio

scuri o persiane, o che risultino strutturalmente accorpate al manufatto

quali, ad esempio, cassonetti incorporati nel telaio dell'infisso.

Poiche' il beneficio e' teso ad agevolare gli interventi da cui

consegua un risparmio energetico, non e' sufficiente la semplice

sostituzione degli infissi o il rifacimento delle pareti, qualora questi

siano originariamente gia' conformi agli indici di trasmittanza termica

indicati nella richiamata tabella D, ma e' necessario che a seguito dei

lavori tali indici si riducano ulteriormente. L'art. 7 del decreto prevede,

in proposito, che per gli interventi sull'involucro degli edifici esistenti,

il tecnico che redige l'asseverazione (di cui si trattera' al successivo

paragrafo 4.) deve specificare il valore di trasmittanza originaria del

componente su cui si interviene ed asseverare che successivamente

all'intervento la trasmittanza dei medesimi componenti sia inferiore o

uguale ai valori riportati nella tabella D allegata.

3.3. Installazione di pannelli solari (di cui all'art. 1, comma 346)

346. spese documentate, sostenute entro il 31 dicembre 2007, relative

all'installazione di pannelli solari per la produzione di acqua calda per

usi domestici o industriali e per la copertura del fabbisogno di acqua calda

in piscine, strutture sportive, case di ricovero e cura, istituti scolastici

e universita'.

Per tali interventi il valore massimo della detrazione fiscale e' di 60.000

euro.

Ai sensi dell'art. 1, comma 4, del decreto ministeriale l'agevolazione

prevista dal comma 346 della legge finanziaria e' rivolta all' installazione

di pannelli solari per la produzione di acqua calda per usi domestici,

industriali, nonche' per il fabbisogno di piscine, strutture sportive, case

di ricovero e di cura, scuole e universita'.

Le caratteristiche tecniche dei pannelli solari sono individuate dal

successivo articolo 8 del decreto, concernente l'asseverazione

dell'intervento, il quale, oltre a richiedere un termine minimo di garanzia

(fissato in cinque anni per pannelli e i bollitori e in due anni per

accessori e i componenti tecnici) prescrive che i pannelli siano conformi

alle norme UNI 12975 e alle norme UNI per i pannelli realizzati in

autocostruzione.

La norma prevede che la produzione di acqua calda possa essere rivolta

al soddisfacimento di bisogni non solo domestici ma anche industriali

nonche' di piscine, strutture sportive, case di ricovero e cura, istituti

scolastici o universitari. Tenendo conto della finalita' della norma, si

deve ritenere che la elencazione non assuma valore esaustivo ma indichi che

i fabbisogni soddisfatti con l'impianto di produzione di acqua calda possono

attenere non soltanto alla sfera domestica o alle esigenze produttive ma

piu' in generale all'ambito commerciale, ricreativo o socio assistenziale.

Tale interpretazione, che attribuisce alla elencazione indicata valore

esemplificativo, risulta suffragata dall'articolo 2, comma 1, lettera a) del

decreto che fa riferimento ad edifici appartenenti a qualsiasi categoria

catastale, e porta a ritenere che possano accedere alla detrazione tutte le

strutture afferenti attivita' e servizi in cui e' richiesta la produzione di

acqua calda.

L'ambito di applicazione del comma 346, risulta, peraltro, delimitato

dalla disposizione dell'articolo 2, comma 1, lett. a) il quale, individuando

i soggetti ammessi alla detrazione, precisa che le spese devono essere

sostenute su edifici esistenti.

Tale precisazione impone l'adozione di un criterio interpretativo

unitario e sistematico delle norme agevolative in base al quale tutti gli

interventi previsti, compresa anche l'installazione dei pannelli solari,

devono consistere in interventi di recupero del patrimonio edilizio e quindi

devono essere realizzati su edifici esistenti.

3.4. Sostituzione di impianti di climatizzazione invernale (articolo 1,

comma 346)

347. spese documentate, sostenute entro il 31 dicembre 2007, per

interventi di sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con

impianti dotati di caldaie a condensazione e contestuale messa a punto del

sistema di distribuzione,

Per tali interventi il valore massimo della detrazione fiscale e' di 30.000

euro.

L'art.1, comma 4, del decreto minsteriale, in relazione a tali

interventi, precisa che essi consistono nella sostituzione integrale o

parziale degli impianti di climatizzazione esistenti con altri dotati di

caldaie del tipo a condensazione e relativa messa a punto.

Elementi caratterizzanti dell'intervento risultano, pertanto, la

sostituzione di impianti preesistenti e la installazione di caldaie a

condensazione. Ne consegue che non risultano agevolabili ne' la

installazione di sistemi di climatizzazione invernale in edifici che ne

erano sprovvisti ne' la sostituzione di impianti di climatizzazione

invernale con generatori di calore ad alto rendimento ma diversi dalle

caldaie a condensazione. Tuttavia tali interventi possono essere compresi

tra quelli di riqualificazione energetica dell'edificio di cui al comma 344,

qualora rispettino l'indice di prestazione energetica ivi previsto, ed

usufruire della relativa detrazione, come gia' indicato al precedente

paragrafo 3.1.

Ai sensi del successivo articolo 9, comma 3, del decreto ministeriale,

e' compresa nell'intervento previsto dal comma 347, purche' risponda alle

caratteristiche tecniche previste dal medesimo comma, anche la

trasformazione degli impianti individuali autonomi in impianti di

climatizzazione invernale centralizzati, con contabilizzazione del calore,

nonche' la trasformazione dell'impianto centralizzato per rendere

applicabile la contabilizzazione del calore, mentre e' esclusa la

trasformazione dell'impianto di climatizzazione invernale da centralizzato

ad individuale o autonomo

Per la individuazione delle caratteristiche tecniche e di rendimento

che devono possedere le caldaie a condensazione ed il sistema di

distribuzione occorre fare rinvio alle specifiche tecniche e alle

prescrizioni indicate dall'articolo 9 del decreto, concernente la

asseverazione degli interventi di climatizzazione invernale al quale si

rinvia.

4. Adempimenti da osservare per fruire della detrazione

La procedura per fruire della detrazione del 55% e' contenuta all'art.

4 del DM 19/02/2007 e ricalca quanto previsto dal D.M. n. 41 del 18 febbraio

1998 in relazione alla detrazione per gli interventi di ristrutturazione

edilizia.

Tuttavia, come riportato nella relazione di accompagnamento al

decreto, al fine di massimizzare la fruizione della detrazione in

considerazione delle finalita' delle disposizioni normative sopra descritte,

sono ridotti gli adempimenti fiscali di ordine formale e documentale

ponendo, invece, l'accento sull'attestato di qualificazione/certificazione

energetica.

L'aspetto di maggior rilievo e' rappresentato dalla eliminazione

dell'obbligo di inviare al centro operativo di Pescara la comunicazione

preventiva di inizio dei lavori. L'effettuazione dei lavori, pertanto, non

deve essere preceduta da alcuna formalita' da porre in essere nei confronti

dell'amministrazione finanziaria ne' dall'invio della comunicazione di

inizio lavori alla ASL. Quest'ultimo adempimento, naturalmente, si rendera'

necessario in funzione dell'osservanza delle norme in materia di tutela

della salute e di sicurezza sul luogo di lavoro e nei cantieri.

Ai fini della detrazione del 55%, si rende, invece, necessario il

rispetto della condizione, prevista a pena di decadenza per le agevolazioni

connesse alle ristrutturazioni edilizie dal comma 388 della legge 296 del

2006 (finanziaria per il 2007), che subordina l'agevolazione alla

indicazione in fattura del costo della manodopera utilizzata per la

realizzazione dell'intervento. Si deve ritenere, infatti, che tale

condizione, nonostante il decreto di attuazione non vi faccia espresso

riferimento, operi anche in relazione agli interventi di risparmio

energetico, essendo oggetto di una disposizione di rango primario.

Ai sensi dell'art. 4 del decreto i contribuenti devono:

. acquisire l'asseverazione di un tecnico abilitato che attesti la

corrispondenza degli interventi effettuati ai requisiti tecnici

richiesti dal medesimo decreto. In caso di esecuzione di piu'

interventi sul medesimo edificio l'asseverazione puo' avere carattere

unitario e fornire in modo complessivo i dati e le informazioni

richieste;

. trasmettere telematicamente (attraverso il sito www.acs.enea.it,

ottenendo ricevuta informatica) o per raccomandata all'ENEA,

Dipartimento ambiente, cambiamenti globali e sviluppo sostenibile, Via

Anguillarese 301, 00123 Santa Maria di Galeria, Roma, entro 60 giorni

dalla fine dei lavori, e comunque non oltre il 29 febbraio 2008 (per i

soggetti con periodo d'imposta non coincidente con l'anno solare, non

oltre 60 giorni dalla chiusura del periodo d'imposta in corso al

31/12/2007) copia dell'attestato di "certificazione energetica"

dell'edificio. Tale certificazione contiene i dati relativi

all'efficienza energetica dell'edificio ed e' prodotta successivamente

alla esecuzione degli interventi, in base alle procedure indicate dai

comuni (se le medesime procedure sono state stabilite con proprio

regolamento antecedente alla data dell'8 ottobre 2005) o dalle

regioni. Qualora gli enti locali non abbiano indicato tali procedure,

in luogo dell'attestato di "certificazione energetica" deve essere

trasmessa copia dell'attestato di "qualificazione energetica",

prodotto secondo le indicazioni riportate nello schema di cui

all'allegato A del decreto stesso. Gli indici di prestazione

energetica, oggetto della documentazione indicata, possono essere

calcolati, nelle ipotesi previste dall'articolo 5, commi 3 e 4, con la

metodologia semplificata riportata dall'allegato B del decreto.

Le documentazioni indicate ai precedenti punti ed espressamente

previste dalla legge finanziaria (comma 349, lett. a) e b)) hanno

finalita' diverse in quanto l'asseverazione consente di dimostrare che

l'intervento realizzato e' conforme ai requisiti tecnici previsti dal

decreto mentre l'attestato di certificazione (o qualificazione)

energetica, previsto dall'art. 6, comma 1-ter, del decreto legislativo

192 del 2005, come modificato dal decreto legislativo 311 del 2006 e'

finalizzato ad acquisire i dati relativi all'efficienza energetica

propria dell'edificio;

. trasmettere all'ENEA, con le medesime modalita' indicate al punto

precedente la scheda informativa relativa agli interventi realizzati,

redatta secondo lo schema riportato nell'allegato E, contenente i dati

identificativi del soggetto che ha sostenuto le spese, dell'edificio

su cui i lavori sono stati eseguiti, la tipologia di intervento

eseguito ed il risparmio di energia che ne e' conseguito, nonche' il

relativo costo, specificando quello delle spese professionali, e

l'importo utilizzato per il calcolo della detrazione;

. i soggetti che non sono titolari di reddito d'impresa devono

effettuare i pagamenti con bonifico bancario o postale dal quale

risulti la causale del versamento, il codice fiscale del beneficiario

della detrazione e il codice fiscale o la partita IVA del beneficiario

del bonifico;

L'obbligo di effettuare il pagamento mediante bonifico e'

espressamente escluso per i soggetti esercenti attivita' d'impresa in

quanto il momento dell'effettivo pagamento della spesa non assume

alcuna rilevanza per la determinazione dei tale tipologia di reddito.

Ai fini del reddito d'impresa, infatti, vale il disposto secondo cui

il momento di imputazione dei costi si verifica, per i servizi, alla

data in cui sono ultimate le prestazioni, e, per i beni mobili, alla

data di consegna o spedizione, salvo che sia diversa e successiva la

data in cui si verifica l'effetto traslativo;

. conservare ed esibire all'amministrazione finanziaria, ove ne faccia

richiesta, la asseverazione, la ricevuta della documentazione inviata

all'ENEA, nonche' le fatture e le ricevute del bonifico bancario

relativi alle spese per le quali si fa valere la detrazione. Tale

elencazione non limita gli ordinari poteri di controllo

dell'amministrazione finanziaria, la quale potra' dunque richiedere

l'esibizione di ulteriori documenti o atti per verificare la corretta

applicazione della detrazione d'imposta.

La documentazione richiesta ai precedenti punti (asseverazione e

attestato di certificazione/qualificazione energetica) deve essere

rilasciata da tecnici abilitati, intendendosi tali, ai sensi dell'art. 1,

comma 6, del decreto, i soggetti abilitati alla progettazione di edifici ed

impianti nell'ambito delle competenze ad essi attribuite dalla legislazione

vigente, iscritti ai rispettivi ordini e collegi professionali. Il decreto

menziona gli ingegneri, gli architetti, i geometri e i periti industriali;

tuttavia tenuto conto che in base alla legislazione vigente risultano

abilitati alla progettazione di edifici anche i dottori agronomi, i dottori

forestali e i periti agrari, si deve ritenere che anche i professionisti

appartenenti a tale categoria, se regolarmente iscritti al proprio ordine o

collegio professionale, siano abilitati, nell'ambito delle proprie

competenze, a redigere la documentazione richiesta.

Per agevolare l'applicabilita' della procedura, tuttavia gli articoli 7, 8 e

9 del decreto consentono che le caratteristiche energetiche di determinati

beni utilizzati per la realizzazione dell'intervento, possano essere

attestate, in alternativa, dai produttori stessi.

La mancata acquisizione ovvero la mancata presentazione, su richiesta

dell'amministrazione finanziaria, comporta la decadenza dal beneficio.

5. Spese che danno diritto all'agevolazione

Le spese per le quali e' possibile fruire della detrazione sono

indicate dall'articolo 3 del decreto.

Tale elencazione deve ritenersi non esaustiva bensi' finalizzata a

chiarire la portata applicativa delle norme in esame in relazione a

determinati costi, quali ad esempio i lavori edili connessi con l'intervento

di risparmio energetico per i quali la riconducibilita' nell'ambito

applicativo dell'agevolazione potrebbe apparire incerta. Inoltre, attraverso

l'elencazione delle spese detraibili risulta ulteriormente definito il

contenuto stesso di alcuni interventi descritti dall'articolo 2.

In particolare, sono indicate tra le spese detraibili quelle relative

alle prestazioni professionali, comprendendovi sia quelle necessarie per la

realizzazione degli interventi agevolati sia quelle sostenute per acquisire

la certificazione energetica richiesta per fruire del beneficio. Inoltre,

tra le spese ammesse alla detrazione del 55% possono ritenersi comprese

anche quelle sostenute per le opere edilizie, funzionali alla realizzazione

dell'intervento di risparmio energetico.

In relazione agli interventi finalizzati alla riduzione della

trasmittanza termica delle strutture opache e delle finestre nonche' a

quelli relativi agli impianti di climatizzazione invernale e di produzione

di acqua calda (indicati di commi 345, 346 e 347) sono indicate le seguenti

spese detraibili:

a) interventi che comportino una riduzione della trasmittanza termica U

degli elementi opachi costituenti l'involucro edilizio, comprensivi delle

opere provvisionali ed accessorie, attraverso:

. fornitura e messa in opera di materiale coibente per il

miglioramento delle caratteristiche termiche delle strutture esistenti;

. fornitura e messa in opera di materiali ordinari, anche necessari

alla realizzazione di ulteriori strutture murarie a ridosso di quelle

preesistenti, per il miglioramento delle caratteristiche termiche

delle strutture esistenti;

. demolizione e ricostruzione dell'elemento costruttivo;

b) interventi che comportino una riduzione della trasmittanza termica U

delle finestre comprensive degli infissi attraverso:

. miglioramento delle caratteristiche termiche delle strutture

esistenti con la fornitura e posa in opera di una nuova finestra

comprensiva di infisso;

. miglioramento delle caratteristiche termiche dei componenti vetrati

esistenti, con integrazioni e sostituzioni.

c) interventi impiantistici concernenti la climatizzazione invernale e/o la

produzione di acqua calda attraverso:

. fornitura e posa in opera di tutte le apparecchiature termiche,

meccaniche, elettriche ed elettroniche, nonche' delle opere idrauliche

e murarie necessarie per la realizzazione a regola d'arte di impianti

solari termici organicamente collegati alle utenze, anche in

integrazione con impianti di riscaldamento;

. smontaggio e dismissione dell'impianto di climatizzazione invernale

esistente, parziale o totale, fornitura e posa in opera di tutte le

apparecchiature termiche, meccaniche, elettriche ed elettroniche,

delle opere idrauliche e murarie necessarie per la sostituzione, a

regola d'arte, di impianti di climatizzazione invernale con impianti

dotati di caldaie a condensazione. Negli interventi ammissibili sono

compresi, oltre a quelli relativi al generatore di calore, anche gli

eventuali interventi sulla rete di distribuzione, sui sistemi di

trattamento dell'acqua, sui dispositivi controllo e regolazione

nonche' sui sistemi di emissione.

Per quanto concerne gli interventi di riqualificazione energetica

dell'edificio (comma 344), in assenza di una elencazione da parte del

decreto delle spese detraibili, che, peraltro, sarebbe stata scarsamente

significativa, considerato che la definizione dell'intervento non indica

quali opere siano necessarie per il conseguimento degli indici energetici

richiesti, le spese detraibili devono essere individuate sulla base di

criteri analoghi a quelli dettati dall'articolo 3 in relazione agli altri

interventi agevolati. In particolare devono ritenersi detraibili, oltre alle

spese professionali, ad esempio quelle relative alle forniture ed alla posa

in opera di materiali di coibentazione e di impianti di climatizzazione

nonche' la realizzazione delle opere murarie ad esse collegate.

Sotto il profilo temporale sono detraibili le spese riferibili al

periodo d'imposta 2007. In particolare, per i soggetti non titolari di

reddito d'impresa (come le persone fisiche, gli enti non commerciali, gli

esercenti arti e professioni di cui all'articolo 2, comma 1, lett. a) del

decreto) sono detraibili le spese per le quali il pagamento e' effettuato

mediante bonifico bancario dal 1 gennaio al 31 dicembre 2007 mentre per i

soggetti titolari di reddito d'impresa, per i quali i lavori ineriscono

all'esercizio dell'attivita' commerciale (art. 2, comma 1, lett. b, sono

detraibili le spese imputabili al periodo d'imposta in corso al 31 dicembre

2007.

6. caratteristiche della detrazione

L' agevolazione prevista dai commi 344, 345, 346 e 347 consiste in una

detrazione dall'imposta lorda, che puo' essere fatta valere sia sull'IRPEF

che sull'IRES, in misura pari al 55 per cento delle spese sostenute nel 2007

o, per i soggetti con periodo d'imposta non coincidente con l'anno solare,

nel periodo d'imposta in corso alla data del 31 dicembre 2007.

La detrazione spettante deve essere ripartita in tre quote annuali di

pari importo, da far valere nella dichiarazione relativa al periodo

d'imposta in corso al 31 dicembre 2007 e nei due periodi d'imposta

successivi.

L'importo massimo di detrazione fruibile e' stabilito dalla legge

finanziaria, la quale, innovando rispetto alla disciplina ordinariamente

prevista per le detrazioni d'imposta, indica il limite massimo del beneficio

anziche' il limite di spesa al quale commisurare la detrazione. Gli importi

di 100.000 euro, 60.000 euro e 30.000 euro, stabiliti in relazione ai

singoli interventi agevolabili, rappresentano infatti il limite massimo del

risparmio d'imposta ottenibile mediante la detrazione. Nel caso in cui siano

stati attuati piu' interventi agevolabili, sempreche' cumulabili ai sensi

dei chiarimenti forniti dalla presente circolare, il limite massimo di

detrazione applicabile sara' costituito dalla somma degli importi previsti

per ciascuno degli interventi realizzati. Cosi' ad esempio se siano stati

istallati i pannelli solari, per i quali e' previsto un importo massimo di

detrazione di 60.000 euro, e sia stato sostituito l'impianto di

climatizzazione invernale, per il quale la detrazione massima applicabile e'

prevista nella misura di 30.000 euro, sara' possibile usufruire della

detrazione massima di 90.000 euro.

Naturalmente, qualora si attuino interventi caratterizzati da

requisiti tecnici che consentano di ricondurli astrattamente a due diverse

fattispecie agevolabili - essendo stati realizzati, ad esempio, interventi

di coibentazione delle pareti esterne, inquadrabili nell'ambito della

riqualificazione energetica dell'edificio (comma 344) o nell'ambito degli

interventi sulle strutture opache verticali (comma 345)- il contribuente

potra' applicare una sola agevolazione e dovra' indicare nella scheda

informativa prevista dall'allegato E a quale comma della legge finanziaria

intende fare riferimento.

Il limite massimo di detrazione deve intendersi riferito all'unita'

immobiliare oggetto dell'intervento e, pertanto, andra' suddiviso tra i

soggetti detentori o possessori dell'immobile che partecipano alla spesa, in

ragione dell'onere da ciascuno effettivamente sostenuto.

Anche per gli interventi condominiali l'ammontare massimo di

detrazione, in analogia con quanto previsto in relazione alla detrazione per

le ristrutturazioni edilizie, dall'art. 1 della legge n. 449 del 1997, deve

intendersi riferito a ciascuna delle unita' immobiliari che compongono

l'edificio tranne nella ipotesi di cui al comma 344 della legge finanziaria,

in cui l'intervento di riqualificazione energetica si riferisce all'intero

edificio e non a "parti" di edificio. In tale ipotesi l'ammontare di 100.000

euro deve ritenersi che costituisca il limite complessivo della detrazione,

da ripartire tra i soggetti che hanno diritto al beneficio.

7. Trasferimento degli immobili sui quali sono stati eseguiti gli

interventi

In relazione alla variazione della titolarita' dell'immobile durante il

periodo di godimento dell'agevolazione, in assenza di precise indicazioni

rinvenibili nel decreto, occorre rinviare alla prassi e alla normativa

relativa alle detrazione per le ristrutturazione edilizie. In base all'art.

1, comma 7, della legge n. 449 del 1997 e alla circolare n. 57 del 1998, la

variazione del possesso dell'immobile comporta il trasferimento delle quote

di detrazione residue in capo al nuovo titolare. La traslazione del

beneficio opera, in particolare, nelle ipotesi in cui siano trasferiti, a

titolo oneroso o gratuito, la proprieta' del fabbricato o un diritto reale

sullo stesso mentre permane in capo al conduttore o al comodatario che

abbiano sostenuto le relative spese anche qualora cessi il contratto di

locazione o di comodato.

L'art. 2, comma 5, della legge n. 289 del 2002, ha precisato che "..

Resta fermo, in caso di trasferimento per atto tra vivi dell'unita'

immobiliare oggetto degli interventi di recupero del patrimonio edilizio di

cui all'articolo 1 della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e successive

modificazioni, che spettano all'acquirente persona fisica dell'unita'

immobiliare esclusivamente le detrazioni non utilizzate in tutto o in parte

dal venditore. In caso di decesso dell'avente diritto, la fruizione del

beneficio fiscale si trasmette, per intero, esclusivamente all'erede che

conservi la detenzione materiale e diretta del bene.

8. Cumulabilita' con altre agevolazioni

L'art. 10 del decreto dispone che la detrazione del 55% prevista dalle

norme in esame non e' cumulabile con altre agevolazioni concesse per i

medesimi interventi mentre e' compatibile con gli incentivi previsti in

materia di risparmio energetico.

La norma, nella sua formulazione letterale potrebbe apparire riferita

anche alla applicazione di aliquote IVA ridotte. Tuttavia ne' dalla legge

finanziaria ne' dalle relazioni di accompagnamento alla stesse si evince una

volonta' del legislatore tesa a disciplinare gli interventi in esame ai fini

dell'imposta sul valore aggiunto.

Deve ritenersi che l'operativita' del richiamato articolo 10 del decreto

sia limitata all'ambito della imposizione diretta, ed in particolare che

sia riferita alla possibile applicazione concorrente di altre detrazioni

d'imposta astrattamente applicabili per i medesimi interventi.

La agevolazione in esame, infatti, per i contenuti degli interventi

considerati, si sovrappone in molti casi alla detrazione prevista per le

ristrutturazioni edilizie ai sensi della legge n. 449 del 1997 (quando

oggetto dell'intervento sia un immobile residenziale e siano effettuati

interventi di recupero diversi dalla manutenzione su singole porzioni

immobiliari). Ne rappresenta, in sostanza, una specificazione in quanto e'

concessa in relazione alle ristrutturazioni edilizie che investono la

muratura dell'edificio, gli impianti di riscaldamento e la produzione di

acqua calda, migliorando la prestazione energetica dell'immobile. In

considerazione della possibile sovrapposizione degli ambiti oggettivi

previsti dalle due normative, il decreto specifica che le agevolazioni

fiscali non sono tra loro cumulabili e pertanto il contribuente potra'

avvalersi, per le medesime spese, soltanto dell'una o dell'altra

agevolazione, rispettando gli adempimenti specificamente previsti in

relazione a ciascuna di esse.

La eventuale concessione di contributi o incentivi per la

realizzazione di interventi di risparmio energetico, compatibile in linea

generale con la presente agevolazione, comporta l'applicazione degli art.

17, comma 1, lett. n bis) del TUIR, in base al quale le somme conseguite a

titolo di rimborso di oneri per i quali si e' fruito della detrazione in

periodi d'imposta precedenti sono assoggettate a tassazione separata.

9 ALIQUOTA IVA APPLICABILE

Per le operazioni di riqualificazione energetica degli edifici, che

danno diritto alla detrazione dall'imposta lorda del 55 per cento, non sono

state introdotte particolari disposizioni in merito alla aliquota IVA

applicabile. Le cessioni di beni e le prestazioni di servizi poste in essere

per la loro realizzazione, pertanto, sono assoggettate all'imposta sul

valore aggiunto in base alle aliquote previste per gli interventi di

recupero del patrimonio immobiliare, con la conseguenza che, per individuare

l'aliquota IVA in concreto applicabile, si rende necessario tener conto di

come l'intervento di riqualificazione energetica attuato sull'edificio sia

qualificabile sotto il profilo edilizio (manutenzione, ristrutturazione ecc).

In particolare, anche per l'anno 2007, le prestazioni di servizi

consistenti nella realizzazione degli interventi di manutenzione, ordinaria

e straordinaria, realizzati su immobili residenziali, sono assoggettate

all'aliquota IVA del 10 per cento, ai sensi dell'art. 7, comma 1, lett. b)

della legge 488 del 1999.

Tale disposizione e' stata, infatti, prorogata per l'anno in corso

dall'art. 1, comma 387, lett. b), della legge 296 del 2006 (legge

finanziaria per il 2007). Si precisa in proposito che il richiamato comma

della legge finanziaria, secondo quanto illustrato con chiarezza nella

relazione tecnica di accompagnamento al provvedimento, ha prorogato la norma

di cui all'art. 7 della legge 488 nella sua formulazione preesistente,senza

introdurre i limiti quantitativi e percentuali di 48.000 mila euro o del 36%

previsti per la detrazione d'imposta disciplinata dalla legge 449 del 1997

(ai quali da una prima lettura potrebbe sembrare che la legge finanziaria

faccia rinvio anche ai fini dell'applicazione dell'aliquota IVA ridotta).

L'applicazione dell'aliquota IVA ridotta, ai sensi del successivo

comma 387 della legge finanziaria, risulta invece subordinata, a partire dal

2007, alla condizione, gia' prevista per usufruire della detrazione

d'imposta, che richiede che sia indicato in fattura il costo della

manodopera utilizzata per la esecuzione dei lavori (vedi paragrafo 4).

Tale requisito di carattere formale si aggiunge alle modalita' di

fatturazione che devono essere adottate in base allo stesso articolo 7 della

legge n. 488 del 1999.

Si ricorda brevemente, rinviando per ulteriori approfondimenti alla

circolare n. 71 del 2000, che l'aliquota IVA del 10 per cento si applica

alle prestazioni di servizi. Le cessioni di beni restano assoggettate alla

aliquota IVA ridotta solo se la relativa fornitura e' posta in essere

nell'ambito del contratto di appalto. Tuttavia qualora l'appaltatore

fornisca beni di valore significativo (definiti dal decreto del Ministro

delle Finanze 29 dicembre 1999, quali ad esempio infissi e caldaie)

l'aliquota ridotta si applica ai predetti beni soltanto fino a concorrenza

del valore della prestazione considerato al netto del valore beni stessi.

Tale limite di valore deve essere individuato sottraendo dall'importo

complessivo della prestazione, rappresentato dall'intero corrispettivo

dovuto dal committente, soltanto il valore dei beni significativi.

L'aliquota IVA del 10 per cento si applica, inoltre, ai sensi del n.

127-quaterdecies) della tabella A, parte III, allegata al DPR n. 633 del

1972, alle prestazioni di servizi relative alla realizzazione degli

interventi di recupero edilizio di cui alle lettere c) e d) ed e) della

legge n. 457 del 1978 (recupero e risanamento conservativo, ristrutturazione

edilizia, ristrutturazione urbanistica) nonche', ai sensi del successivo n.

127-terdecies) alle cessioni di beni finiti forniti per la realizzazione

degli stessi.

Per queste tipologie di interventi di recupero l'aliquota IVA ridotta si

rende applicabile a prescindere dalla categoria catastale del fabbricato

oggetto di recupero.

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