sabato 29 dicembre 2007

Quesito: pensione invalido civile.

buon giorno, sono raffaele,scrivo dalla provincia di napoli e sono invalido civile. ho intenzione di trovarmi un lavoro, in quale misura la mia pensione(compreso ovviamente l'accompagnamento) mi verrebbe decurtata ? se e in quali casi?

| More

Quesito: requisito per bonus incapienti.

Ho iniziato a lavorare il 15 novembre 2007. Non ho mai fatto un Cud, mentre mio marito fa il 730 da diversi anni e io quando non lavoravo ero a suo carico.Vorrei sapere se rientro tra i soggetti che hanno diritto al bonus fiscale incapienti.

| More

venerdì 28 dicembre 2007

Modello nuovo per i non residenti.

Dal prossimo primo gennaio, i soggetti non residenti esercenti attività di impresa, arte o professione che intendono effettuare in Italia operazioni rilevanti ai fini Iva assolvendo gli obblighi ed esercitando i diritti che derivano dall'applicazione del tributo direttamente, dovranno utilizzare il nuovo modello ANR/2, disponibile in formato elettronico su www.agenziaentrate.gov.it e www.finanze.gov.it.

Il provvedimento di approvazione firmato dal direttore dell'agenzia delle Entrate è approdato nella Gazzetta Ufficiale di ieri, Supplemento ordinario n. 284.

Lo stesso modello - che è stato aggiornato in base alla nuova classificazione delle attività economiche Ateco 2007 in vigore anch'essa dal 1° gennaio 2008 - deve essere utilizzato, oltre che per l'identificazione diretta (articolo 35-ter del Dpr 633/1972), anche per comunicare le variazioni dei dati intervenute successivamente o la cessazione dell'attività.

Dal momento che l'identificazione diretta da parte dell'operatore non residente è un metodo alternativo alla nomina di un rappresentante fiscale, coloro che hanno inizialmente scelto quest'ultimo istituto e in seguito vogliono far ricorso all'identificazione diretta possono provvedervi, con la presentazione del modello ANR/2, solo dopo aver chiuso la partita Iva precedentemente richiesta dal rappresentante fiscale.

La gestione dei soggetti non residenti che si identificano direttamente è affidata al Centro operativo di Pescara. Pertanto, le relative dichiarazioni, con conseguente attribuzione di partita Iva, vanno presentate - prima di porre in essere operazioni rilevanti in Italia ai fini Iva - esclusivamente a questo ufficio (via Rio Sparto 21, 65100 Pescara), direttamente o tramite raccomandata.

Per le dichiarazioni di variazioni dati o cessazione attività, oltre alle modalità appena viste, è possibile anche utilizzare il canale telematico, in maniera diretta o tramite intermediari abilitati.

| More

Nel leasing, rimborso Iva al concedente: Risoluzione n. 392/E del 28 dicembre 2007.

Il diritto al rimborso dell'Iva relativa a beni ammortizzabili acquisiti mediante un contratto di leasing spetta all'impresa concedente, non a quella utilizzatrice. Pertanto, non compete alla società che subentra come utilizzatore in un contratto di locazione finanziaria avente a oggetto un bene immobile strumentale, in quanto la stessa non è concedente né, come utilizzatore, ha esercitato il diritto di riscatto, acquistando la proprietà del bene.

Questo, in estrema sintesi, il contenuto della risoluzione n. 392/E del 28 dicembre 2007.

Il documento di prassi prende le mosse da un'istanza di interpello formulata da una società che - acquisito dietro pagamento di un corrispettivo un contratto di leasing relativo a un immobile di categoria catastale D7, divenendone utilizzatore - ritiene di aver diritto al rimborso infrannuale dell'Iva, dal momento che ha "acquistato" un bene ammortizzabile per un ammontare superiore ai due terzi dell'ammontare complessivo degli acquisti di beni imponibili (ipotesi prevista dall'articolo 38, secondo comma, del Dpr 633/1972).

Di diverso avviso i tecnici dell'Agenzia che, preliminarmente, sottolineano lo spirito della norma: consentire ai contribuenti che investono in beni ammortizzabili di recuperare più velocemente l'Iva pagata per evitare loro un aggravio dell'esposizione finanziaria.

Per quanto riguarda poi i contratti di leasing (in relazione ai quali, tra l'altro, la circolare 2/1990 ha già riconosciuto l'ammissibilità del rimborso dell'imposta afferente i beni acquisiti), la ratio della disposizione è tutelare il concedente, dandogli la possibilità di recuperare l'Iva assolta per l'acquisto (o la costruzione) di un bene oggetto di operazioni imponibili che daranno risultati economici non immediati. E questo anche nel caso in cui l'utilizzatore - secondo il principio di contabilità internazionale Ias n. 17 - abbia trattato il bene come se fosse acquisito in proprietà.

Decisivo, pertanto, per poter riconoscere il diritto al rimborso è l'inquadramento del soggetto come concedente. Nel caso esaminato, però, ciò è da escludere. La società, infatti, ha acquisito il contratto di leasing subentrando nella posizione dell'utilizzatore e, in tale posizione, non ha esercitato il diritto di riscatto che comporterebbe l'acquisizione della proprietà del bene (nell'atto di cessione, si legge che la proprietà del bene resta in capo ad altro soggetto, nei confronti del quale la società si impegna a pagare i canoni previsti).

La conseguenza è che non sussistono i presupposti perché la società "utilizzatrice" possa aver diritto al rimborso infrannuale dell'Iva pagata per l'acquisto del contratto di leasing.

| More

Contratti di scrittura, solo la connotazione artistica riduce l'Iva.

Alle prestazioni di servizi per l'allestimento di uno spettacolo, preordinate alla realizzazione della struttura o alla fornitura di materiali, non è applicabile l'aliquota Iva del 10%, prevista invece per le prestazioni oggetto dei contratti di scrittura che assumono connotazione artistica. L'aliquota agevolata non è applicabile neanche ai contratti stipulati tra produttore e organizzatore.

E' quanto chiarisce la risoluzione n. 393/E del 28 dicembre 2007.

Il quesito a cui ha risposto l'agenzia delle Entrate riguardava l'ambito applicativo della disposizione recata dal n. 119) della tabella A, parte III, allegata al Dpr 633/1972, con particolare riferimento alle prestazioni di servizi per la realizzazione di eventi spettacolistici (forniture di palcoscenico, scenografie e impianti tecnici per la diffusione di suono, luci e immagini, progettazione e installazione dei predetti impianti) e ai contratti stipulati fra produttori e organizzatori.

Il documento di prassi parte dall'esame della normativa in materia, richiamando in particolare:

la direttiva Ce 112/2006, che tra le prestazioni di servizi assoggettabili ad aliquote Iva ridotte dagli Stati membri individua quelle fornite da o i diritti da versare a scrittori, compositori e artisti interpreti

la tabella A, parte III, allegata al Dpr 633/1972, che, nel recepire la disciplina comunitaria, prevede, al n. 119), l'aliquota del 10% per i contratti di scrittura connessi con gli spettacoli teatrali

il comma 300 della legge 296/2006, in base al quale si considerano contratti di scrittura connessi con gli spettacoli teatrali ai sensi dell'anzidetta disposizione quei contratti di scrittura connessi con gli spettacoli individuati al n. 123) della stessa tabella A.

La circolare 37/2007 aveva già chiarito la natura di norma di interpretazione autentica della disposizione recata dal comma 300 della Finanziaria 2007, precisando che i contratti di scrittura assoggettati all'aliquota del 10% sono tutti quelli connessi a "spettacoli teatrali di qualsiasi tipo, compresi opere liriche, balletto, prosa, operetta, commedia musicale, rivista; concerti vocali e strumentali; attività circensi e dello spettacolo viaggiante, spettacoli di burattini e marionette ovunque tenuti".

La risoluzione 393/2007 precisa ora che l'aliquota ridotta è applicabile solo alle prestazioni oggetto dei "contratti di scrittura" aventi connotazione artistica, ossia quelle "rese da soggetti che forniscono un apporto interpretativo o innovativo, di tipo personale e professionale", allo spettacolo.

Restano pertanto soggette a Iva con aliquota ordinaria le prestazioni di servizi rese da altri soggetti coinvolti nell'allestimento dello spettacolo, preordinate alla realizzazione della struttura o alla fornitura di materiali, trattandosi di generiche prestazioni di servizi.

Per quanto riguarda poi i contratti stipulati tra produttore e organizzatore, l'Agenzia rileva che, in forza di essi, il produttore svolge un insieme complesso di prestazioni (scrittura dell'artista, fornitura di materiali e servizi necessari all'allestimento), effettuando separatamente i vari acquisti e coordinandoli per rivendere all'organizzatore un pacchetto unitario, rappresentato dall'evento. A essi, non si estende l'aliquota ridotta del 10% applicabile invece ai contratti di scrittura stipulati con l'artista.

Fonte: Agenzia Entrate - Manuela Dolei

| More

Codici tributo con mese di riferimento: Risoluzione n. 395/E del 28 dicembre 2007.

Individuati i codici tributo per i quali, a partire dal 10 gennaio 2008, occorrerà riportare, nell'F24, l'informazione relativa al mese di riferimento. Il documento di prassi fa riferimento al provvedimento direttoriale del 23 ottobre 2007, che ha approvato i nuovi modelli di versamento "F24" ed "F24 accise" e nel quale era già stata prevista l'indicazione del dato per alcuni codici, da individuare con successiva risoluzione. A partire dalla stessa data, inoltre, saranno abrogati i codici tributo 1802, 1804 e 1915.

| More

Regime semplificato per i contribuenti minimi.

L’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti sul regime fiscale semplificato e agevolato (c.d. regime dei contribuenti minimi) previsto dalla Finanziaria 2008, in corso di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, per i soggetti la cui attività d’impresa, artistica o professionale sia riconducibile alla nozione di “attività minima". Il regime è applicabile a decorrere dal 1° gennaio 2008.

(circolare n. 73/e del 21 dicembre 2007 )

| More

giovedì 27 dicembre 2007

Rimborso ritenute d'acconto: Sentenza n. 23886 del 19 novembre 2007.

La richiesta di rimborso in materia di versamenti diretti, ex articolo 38 del Dpr 602/1973, avente a oggetto ritenute versate dal sostituto non dovute, compete esclusivamente al sostituito.

Lo ha chiarito la Cassazione con la sentenza n. 23886/2007.

La Suprema corte, cassando senza rinvio la sentenza della Ctr impugnata con ricorso proposto dall’agenzia delle Entrate, ha disposto nel merito che la domanda di rimborso proposta, invece, dal sostituto è priva di effetti e, pertanto, non può essere idonea ad attivare la procedura. Conseguentemente, sul piano processuale la legittimazione ad agire innanzi alle Commissioni tributarie spetta al sostituito in via esclusiva.

Il meccanismo fiscale della sostituzione (articoli 23 e seguenti, Dpr 600/1973) prevede che un soggetto (sostituto), diverso da colui che ha prodotto il presupposto d’imposta (sostituito), è obbligato per legge a trattenere le somme corrispondenti alle imposte dovute dal primo (ritenuta alla fonte) e a versarle all’Erario. La ritenuta può essere a titolo d’imposta, ovvero a titolo d’acconto, a seconda che il prelievo alla fonte effettuato dal sostituto esaurisca o meno i successivi adempimenti a carico del sostituito, principalmente l’obbligo di indicare nella dichiarazione le somme percepite.

Sebbene vi siano dei precedenti della stessa Cassazione che hanno espresso il predetto principio (cfr sentenza n. 14922/2000), in tempi recenti i giudici di legittimità hanno affermato anche il principio secondo il quale la legittimazione a richiedere il rimborso spetterebbe alternativamente al sostituto, ovvero al sostituito (cfr sentenza 14911/2007). In effetti, stando alla lettera dell’articolo 38, il comma secondo prevede che l’istanza per il rimborso può essere presentata "anche dal percipiente delle somme assoggettate a ritenuta". Tuttavia, la stessa sentenza n. 14911/2007 precisa che anche se vi è legittimazione alternativa tra i predetti soggetti, tuttavia non per questo ricorre un’ipotesi di litisconsorzio necessario (articolo 14, Dlgs n. 546/1992). Pertanto, anche se vi è inerzia successiva da parte di colui che ha presentato la richiesta di rimborso, l’altro soggetto non potrebbe far valere in giudizio il relativo diritto, né a proprio nome né altrui.

Si osserva che il litisconsorzio in ambito tributario, in effetti, ha un’applicazione piuttosto limitata poiché riguarda essenzialmente le ipotesi di cause interdipendenti tra loro, per le quali è necessaria una soluzione unitaria; ciò al fine di evitare un contrasto tra giudicati sullo stesso fatto.

Osservazioni conclusive

In base all’interpretazione letterale dell’articolo 38, Dpr 602/1973, sembrerebbe che la norma collochi sul medesimo piano sostituto e sostituito ai fini della richiesta di rimborso. Tuttavia, quanto osservato dalla sentenza 23886/2007 appare comunque corretto, nella parte in cui assegna una specifica legittimazione attiva (sia sostanziale che processuale) non a un soggetto qualunque ma a colui che ha prodotto il presupposto d’imposta, il quale può, pertanto, valutare se e con quali modalità chiedere la restituzione delle somme trattenute e versate.

Fonte: Agenzia Entrate - Salvatore Sardella

| More

Inizio attività, nuovo modello dal 1° gennaio.

A partire dal prossimo 1° gennaio, i contribuenti non persone fisiche, che devono comunicare all'Amministrazione finanziaria l'inizio o la cessazione dell'attività o la variazione di dati rilevanti ai fini Iva, dovranno utilizzare il modello AA7/9, disponibile in formato elettronico sui siti internet www.agenziaentrate.gov.it e www.finanze.gov.it.

È approdato nella Gazzetta Ufficiale di lunedì 24 - Supplemento ordinario n. 283 - il provvedimento direttoriale 11 dicembre 2007 che approva il nuovo modello, le relative istruzioni e le specifiche tecniche per la trasmissione telematica.

Il nuovo modello - da utilizzare per la presentazione, da parte di società, enti, associazioni eccetera, delle dichiarazioni previste dall'articolo 35 del Dpr 633/1972 nonché per la domanda di attribuzione del codice fiscale - recepisce le novità connesse all'entrata in vigore, con decorrenza appunto 1° gennaio 2008, della nuova classificazione delle attività economiche Ateco 2007, pubblicata dall'Istituto nazionale di statistica e che sostituisce l'attuale Atecofin 2004.

Il modello AA7/9, che va presentato entro 30 giorni dalla data di inizio (o di cessazione) dell'attività ovvero dalla data di variazione di alcuno dei dati comunicati in precedenza, deve essere utilizzato anche dai soggetti non residenti che si avvalgono di una stabile organizzazione in Italia e dai rappresentanti fiscali nominati dagli stessi.

Le dichiarazioni d'inizio, variazione dati e cessazione attività possono essere presentate con una delle seguenti modalità:

in duplice esemplare a un qualsiasi ufficio dell'agenzia delle Entrate

in unico esemplare mediante raccomandata, allegando copia fotostatica di un documento di identificazione del dichiarante, da inviare a un qualsiasi ufficio delle Entrate (le dichiarazioni si considerano presentate nel giorno in cui risultano spedite)

in via telematica direttamente o tramite un intermediario abilitato (le dichiarazioni si considerano presentate nel giorno in cui è conclusa la ricezione dei dati da parte dell'Agenzia)

presso l'ufficio del Registro delle imprese da parte dei soggetti tenuti a iscriversi ovvero tenuti alla denuncia al Rea, utilizzando l'apposita modulistica.

Fonte: Agenzia Entrate

| More

Pronto il modello unico: l'impresa si avvia in un sol giorno.

Avviare l'attività con un unico adempimento sarà presto una realtà. È stato infatti pubblicato nella Gazzetta Ufficiale di venerdì 21 dicembre l'atteso decreto interministeriale - datato 2 novembre 2007 - di approvazione del modello di comunicazione unica, da presentare al Registro delle imprese, che consentirà di assolvere tutti gli adempimenti amministrativi anche ai fini previdenziali, assistenziali e fiscali, compresa l'attribuzione del codice fiscale e della partita Iva.

La norma di semplificazione è contenuta nel decreto legge 7/2007 che, all'articolo 9, prevede appunto la presentazione, per via telematica o su supporto informatico, della comunicazione unica per tutti gli adempimenti connessi alla nascita dell'impresa. Contestualmente, il Registro delle imprese rilascerà la ricevuta che costituisce titolo per l'immediato avvio dell'attività imprenditoriale - ove sussistano i presupposti di legge - e darà notizia dell'avvenuta presentazione del modello alle Amministrazioni competenti. Queste comunicheranno immediatamente all'interessato e all'ufficio del Registro delle imprese il codice fiscale e la partita Iva, ed entro i successivi sette giorni gli ulteriori dati definitivi relativi alle posizioni registrate.

La nuova disciplina sarà applicabile dal sessantesimo giorno successivo alla pubblicazione del decreto in Gazzetta, quindi dal 19 febbraio 2008. Per i primi sei mesi, comunque, gli interessati potranno continuare a utilizzare la vecchia normativa, presentando le comunicazioni alle singole Amministrazioni competenti (agenzia delle Entrate, Registro delle imprese, Inps, Inail).

Il decreto del 2 novembre individua, poi, le varie specifiche tecniche del formato elettronico:

per domande al Registro delle imprese e al Rea, sono quelle previste nel decreto ministeriale sulla modulistica Registro imprese e Rea di cui al Dpr 581/1995 e pubblicato su www.sviluppoeconomico.gov.it

per le informazioni previste per le dichiarazioni di inizio attività, variazione dati o cessazione attività ai fini Iva, sono quelle approvate con provvedimento delle Entrate, pubblicato su www.agenziaentrate.gov.it

per la denuncia dell'iscrizione di un'impresa con dipendenti all'Inps, sono individuate dall'Istituto con apposito provvedimento e pubblicate su www.inps.it

per la denuncia dell'iscrizione di un'impresa all'Inail, sono individuate dall'Istituto con apposito provvedimento e pubblicate su www.inail.it.

Va infine ricordato che la legge finanziaria 2008, approvata definitivamente nella stessa giornata di venerdì 21, riduce sensibilmente la misura dell'imposta di bollo dovuta dalle imprese individuali che trasmettono telematicamente la comunicazione unica al Registro delle imprese: l'importo scende da 42 a 17,50 euro. Restano invece immutati - 59 e 65 euro - i costi, rispettivamente, per le società di persone e quelle di capitali.

| More

Benefit auto, le nuove tabelle Aci.

Pronte le nuove tabelle Aci da usare, nell'anno d'imposta 2008, per calcolare il valore convenzionale del reddito in natura derivante dall'utilizzo promiscuo di auto aziendali da parte di dipendenti e titolari di redditi assimilati. Per ogni modello è riportato il costo chilometrico calcolato su una percorrenza di 15mila chilometri annui e l'importo complessivo da includere in busta paga come benefit (30% del valore complessivo). Ad annunciarlo, un comunicato dell'agenzia delle Entrate pubblicato sulla G.U. di venerdì 21, Supplemento ordinario n. 280.

| More

Detrazione interessi indenne dal cambio mutuo: Risoluzione n. 390/E del 21 dicembre 2007.

La detrazione degli interessi passivi e relativi oneri accessori pagati in dipendenza di mutui garantiti da ipoteca, contratti per la costruzione dell'unità immobiliare da adibire ad abitazione principale (articolo 15, comma 1-ter, Tuir), si applica anche in caso di estinzione e successiva stipula di un nuovo contratto di mutuo.

Questi, in estrema sintesi, i contenuti della risoluzione n. 390/E del 21 dicembre, con la quale l'agenzia delle Entrate risponde a un'istanza d'interpello in cui è stato chiesto se è possibile continuare a fruire del beneficio fiscale nell'ipotesi descritta.

I tecnici dell'Agenzia, hanno preliminarmente precisato che, per quanto riguarda i mutui per l'acquisto dell'abitazione principale, l'agevolazione è riconosciuta anche nel caso in cui l'originario contratto è estinto e ne viene stipulato uno nuovo di importo non superiore alla residua quota di capitale da rimborsare, maggiorata delle spese e degli oneri correlati (articolo 15, comma 1, lettera b), Tuir). La ratio della norma va individuata nel carattere unitario dell'operazione di estinzione e accensione del nuovo mutuo e nella sostanziale continuità del rapporto di mutuo originariamente stipulato, con conseguente conservazione dei benefici fiscali già riconosciuti in relazione al primo contratto.

La risoluzione ricorda poi la circolare 95/2000, con la quale è stato chiarito che, nel caso in cui venga estinto un mutuo contratto per l'acquisto dell'abitazione principale e ne venga stipulato uno nuovo di importo non superiore alla quota residua di capitale, maggiorata delle spese e oneri correlati, la detrazione spetta anche se il soggetto mutuante è diverso da quello originario. Inoltre, il mantenimento dei benefici fiscali nel caso di surroga nel rapporto di mutuo per volontà dello stesso debitore è stato espressamente previsto dal decreto legge 7/2007, recante la disciplina sulla "portabilità del mutuo".

Alla luce di queste considerazioni e considerata la stretta affinità tra le fattispecie di mutuo per l'acquisto dell'abitazione principale e di mutuo per la costruzione della stessa, per evitare di trattare in modo differente situazioni sostanzialmente identiche, l'Agenzia ritiene possibile conservare i benefici già riconosciuti in relazione al primo contratto. Pertanto, l'agevolazione prevista dall'articolo 15, comma 1-ter, del Tuir, si applica anche nell'ipotesi in cui l'estinzione e la successiva stipula sono riferibili a un mutuo stipulato per la costruzione dell'abitazione principale.

La risoluzione, infine, precisa che la detrazione non può essere riconosciuta sull'intero importo del secondo mutuo quando esso risulti superiore, anche se di poco, alla residua quota di capitale da rimborsare del primo mutuo, maggiorata delle spese e degli oneri correlati. È necessario, quindi, determinare la percentuale dell'importo del secondo mutuo rispetto all'importo della residua quota di capitale da rimborsare del primo. A tale scopo può essere utilizzata la seguente formula:

X = 100 x residua quota di capitale da rimborsare del primo mutuo, maggiorata delle spese e degli oneri correlati / importo del secondo mutuo.

Fonte: Agenzia Entrate - Laura Monfeli

| More

Polizze a lungo termine: Risoluzione n. 391/E del 21 dicembre 2007.

I contributi versati dall'impresa a un Fondo per la stipula di contratti assicurativi finalizzati a garantire ai lavoratori affiliati prestazioni di assistenza necessarie in caso di non autosufficienza concorrono alla formazione del reddito di lavoro dipendente. Gli stessi contributi sono detraibili da ciascun lavoratore nella misura del 19% su un tetto massimo di spesa pari a 1.291,14 euro.

Queste le conclusioni cui giunge la risoluzione n. 391/E del 21 dicembre, con la quale l'agenzia delle Entrate è chiamata a individuare il trattamento fiscale dei contributi, a carico del datore di lavoro, versati a un Fondo unico nazionale istituito per garantire a tutti i dipendenti "assistenza a lungo termine", ossia una copertura assicurativa contro il rischio di non autosufficienza nel compimento degli atti della vita quotidiana a causa di malattie o infortuni.

L'analisi dello statuto del Fondo consente ai tecnici dell'Amministrazione, in via preliminare, di riscontrare nelle polizze in esame le caratteristiche richieste dal decreto ministeriale del 22 dicembre 2000 perché un contratto di assicurazione rientri tra quelli per i quali è consentita la detrazione Irpef del 19% dei relativi premi (articolo 15, comma 1, lettera f), del Tuir). In particolare, se la polizza è stipulata nell'ambito delle assicurazioni sulla vita, la prestazione deve consistere nell'erogazione di una rendita vitalizia o temporanea, convertibile in capitale a determinate condizioni; per i contratti stipulati invece nell'ambito del ramo malattia, la copertura assicurativa deve garantire il risarcimento dei costi di assistenza o una prestazione in natura.

Non c'è dubbio – sostiene il documento di prassi – che i contratti in questione sono stipulati per offrire un beneficio ai lavoratori, per i quali, dunque, l'importo dei relativi contributi versati dall'impresa rappresenta un fringe benefit che concorre alla formazione del reddito (articolo 51, comma 1, Tuir), sempre che gli stessi, sommati al valore di eventuali altri beni e servizi in natura concessi, superino il tetto di 258,23 euro nel periodo d'imposta (articolo 51, comma 3, Tuir).

Per quanto riguarda invece la detraibilità degli stessi da parte dei singoli lavoratori, l'Agenzia esprime parere favorevole, non ravvisando differenze tra il contratto stipulato dal singolo lavoratore (o collettivamente dal datore di lavoro) e quello sottoscritto dal Fondo appositamente istituito, che rappresenta, quindi, semplicemente uno strumento organizzativo per la stipula delle polizze. Ciascun dipendente avrà pertanto diritto alla detrazione Irpef del 19% dei contributi versati dal datore di lavoro al Fondo e concorrenti alla formazione del reddito. Andrà calcolata sul limite massimo - previsto dal Tuir - di 1.291,14 euro, tenendo conto anche dei premi relativi ad altre eventuali assicurazioni detraibili.

| More

sabato 22 dicembre 2007

Sentenza n. 22266 del 24 ottobre 2007.

"E' devoluta alla giurisdizione del giudice tributario la controversia promossa dal sostituito d'imposta nei confronti del sostituto, ai fini delle imposte dirette, per pretendere il pagamento (anche) di quella parte del suo credito che il convenuto abbia trattenuto e versato a titolo di ritenuta d'imposta".

Così hanno deciso le sezioni unite della Cassazione, con la sentenza n. 22266 del 24 ottobre scorso.

Per la Suprema corte, tale regola non soffre deroga né quando la controversia stessa sia insorta soltanto fra sostituito e sostituto (perché l'originaria incompletezza del contraddittorio non può implicare uno spostamento della giurisdizione, mentre è compito del giudice di essa munito provvedere all'integrazione del contraddittorio stesso), né quando siano scaduti i termini di decadenza previsti dalla legge per chiedere la restituzione delle somme versate all'Amministrazione finanziaria (atteso che tale scadenza incide sulla fondatezza e sull'ammissibilità dell'azione da proporre innanzi al giudice tributario, ma è priva di effetti sulla giurisdizione dello stesso, non essendo prevista dall'ordinamento alcuna giurisdizione residuale dell'Autorità giudiziaria ordinaria a seguito dell'improponibilità, inammissibilità o infondatezza della domanda devoluta alla giurisdizione esclusiva delle commissioni tributarie).

In effetti, la Cassazione ha più volte ribadito che la controversia tra sostituto d'imposta e sostituito, avente a oggetto la pretesa del primo di rivalersi delle somme versate a titolo di ritenuta d'acconto non detratta dagli importi erogati al secondo - non diversamente da quella promossa dal sostituito nei confronti del sostituto, per pretendere il pagamento (anche) di quella parte del suo credito che il convenuto abbia trattenuto e versato a titolo di ritenuta d'imposta - rientra nella giurisdizione delle commissioni tributarie, e non del giudice ordinario, posto che, in entrambi i casi, l'indagine sulla legittimità della ritenuta non integra una mera questione pregiudiziale, suscettibile di essere delibata incidentalmente, ma comporta una causa tributaria avente carattere pregiudiziale, la quale deve essere definita, con effetti di giudicato sostanziale, dal giudice cui la relativa cognizione spetta per ragioni di materia, in litisconsorzio necessario anche dell'Amministrazione finanziaria.

Sempre per il giudice di legittimità, l'applicazione di tale principio non trova ostacolo nel carattere "impugnatorio" della giurisdizione delle Commissioni tributarie (carattere che presuppone la presenza di un provvedimento dell'Amministrazione finanziaria contro cui proporre quel reclamo che costituisce veicolo di accesso, ineludibile, a detta giurisdizione), giacché, come il sostituito, nel caso di prelevamento della ritenuta, potrà promuovere, presentata la dichiarazione annuale, la procedura di rimborso, cosi il sostituto, in caso di versamenti di somme non detratte a titolo di ritenuta, potrà a sua volta formulare richiesta di restituzione al Fisco - in particolare rappresentando le ragioni prospettate dal presunto debitore di imposta per sottrarsi alla rivalsa - impugnandone quindi il rigetto, con ricorso rivolto anche nei confronti del sostituito, effettivo debitore verso il Fisco e, perciò, da considerarsi litisconsorte necessario (in tal senso, tra le tante, Cassazione, sezioni unite, n. 23019/2005 e n. 418/2007).

Il suddetto indirizzo giurisprudenziale si basa su una duplice ragione. La prima di carattere strettamente giuridica, diretta a rimarcare il "carattere meramente fiscale" del titolo della ritenuta e ad attribuire, come si è visto, alla relativa controversia natura "di vera e propria causa pregiudiziale, da risolvere e decidere con effetto di giudicato sostanziale nei confronti dei legittimi contraddittori, e perciò nei confronti dell'Amministrazione finanziaria, dal giudice competente intuitu materiae a conoscerne". La seconda ispirata a ragioni di opportunità, tese a evitare per il sostituto il rischio "di pagare due volte la stessa somma in base a due pronunce contrastanti provenienti da due giudici diversi; come accadrebbe se, riconosciuta dal giudice ordinario, adito dal percipiente del reddito, l'illegittimità della ritenuta, con l'obbligo della controparte di corrisponderne all'attore l'equivalente ammontare, il giudice speciale, adito dall'autore della ritenuta, dichiarasse questa pienamente legittima, rifiutandone al ricorrente il rimborso" (così, Cassazione, sezioni unite, n. 1200/1988).

Per la Suprema corte, dunque, la tutela giurisdizionale dei contribuenti è affidata in esclusiva alla giurisdizione delle commissioni tributarie, concepita comprensiva di ogni questione afferente l'esistenza e la consistenza dell'obbligazione tributaria, e non suscettibile di venir meno in presenza di situazioni di carenza di un provvedimento impugnabile.

Le Sezioni unite hanno anche precisato, come si è innanzi ricordato, che in tal caso, dette situazioni, quando attualmente riscontrate, incidono unicamente sull'accoglibilità della domanda (ossia sul merito), valutabile esclusivamente dal giudice avente competenza giurisdizionale sulla stessa, e non già sulla giurisdizione di detto giudice (in tali termini, Cassazione, sezioni unite, n. 6693/2003).

Orbene, perché possa configurarsi un conflitto negativo di giurisdizione, è richiesto che vi siano due pronunzie da parte di due distinti giudici appartenenti a giurisdizioni differenti, che - sia pure implicitamente - abbiano negato la propria giurisdizione. Al contrario, nel caso in cui il giudice tributario non abbia declinato la propria giurisdizione, dichiarando inammissibile il ricorso per mancanza dell'atto impositivo di un tributo, non ha negato la propria giurisdizione ma si è limitato ad accertare la presenza di un ostacolo all'esame nel merito della domanda.

La giurisprudenza della Corte è pacifica, quindi, nell'affermare che le controversie fra sostituto e sostituito d'imposta, in cui si discuta della legittimità delle ritenute operate dal sostituto ai fini delle imposte dirette, devono essere portate davanti alla giurisdizione tributaria, attraverso l'impugnazione di un atto (anche di silenzio-rifiuto) dell'Amministrazione (cfr, Cassazione, sezioni unite, n. 418/2007 e n. 22515/2006), mentre la competenza del giudice ordinario può configurarsi solo ove la ritenuta sia pacificamente dovuta all'Erario e però il sostituto l'abbia trattenuta appropriandosene (Cassazione, n. 14033/2006).

Infine, è altrettanto pacifico che le controversie relative ai rapporti Amministrazione-sostituto-sostituito danno luogo a un'ipotesi di litisconsorzio necessario fra i richiamati soggetti (anzi, fino alla sentenza della Cassazione, a sezioni unite, n. 1057/2007, questo era praticamente l'unico caso di litisconsorzio riconosciuto nel diritto tributario). Il litisconsorzio si configura però solo quando il sostituto voglia rivolgere la sua pretesa (anche) al sostituito, essendo in questo caso l'Amministrazione litisconsorte necessario; mentre se il sostituito preferisca rivolgersi soltanto all'Amministrazione, non è tenuto a coinvolgere nella controversia il sostituto (così Cassazione, n. 8337/2006, per la quale "l'impugnazione da parte del lavoratore dell'avviso di accertamento relativo all'imposta sul reddito, emesso nei suoi confronti in dipendenza del mancato versamento della ritenuta d'acconto da parte del datore di lavoro, non comporta la necessità di disporre l'integrazione del contraddittorio nei confronti di quest'ultimo, in quanto, indipendentemente dalla possibilità di ravvisare, nel rapporto tra sostituto d'imposta e sostituito, obblighi tributari diversi ed autonomi ovvero un'obbligazione solidale passiva nei confronti del Fisco, non è configurabile tra i due soggetti un litisconsorzio necessario").

Fonte: Agenzia Entrate - Domenico Riccio

| More

Dal Senato il via libera definitivo alla Finanziaria 2008.

Con 163 voti a favore e 157 contro, il Senato ha approvato anche il terzo maxi-emendamento alla Finanziaria 2008 (Ddl 1817-B), su cui il Governo aveva posto la questione di fiducia. L'Assemblea ha quindi approvato definitivamente (162 voti a favore e 153 contro) il disegno di legge e anche il Ddl di bilancio (Ddl 1818-B).
(Comunicato stampa Senato della Repubblica 21/12/2007)

| More

Separazione dei beni - Cessione di immobili.

E’ soggetto all’Imposta di registro e alle imposte ipotecarie e catastali l’atto con cui i coniugi, a seguito di sentenza di separazione, trasferiscono a favore dei propri figli i diritti di nuda proprietà vantati su alcuni immobili. Lo ha precisato l’Agenzia delle Entrate.

(risoluzione n. 372/e del 14 dicembre 2007 )

| More

Incentivi alle operazioni di aggregazione aziendale.

E’ esclusa dal beneficio del riconoscimento fiscale gratuito del disavanzo da concambio, previsto per le operazioni di aggregazione aziendale, un’operazione di fusione per incorporazione, in cui si configuri, di fatto, una direzione unitaria delle società coinvolte nell’operazione.

(risoluzione n. 374/e del 14 dicembre 2007 )

| More

Tassazione separata degli arretrati da lavoro dipendente.

L’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti sulla liquidazione delle imposte dovute sugli arretrati per prestazioni di lavoro dipendente erogati nel 2004.

(circolare n. 71/e del 20 dicembre 2007 )

| More

Misure di sostegno per i contribuenti a basso reddito.

L’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti sulle recenti misure fiscali, introdotte dall’art. 44 del decreto-legge n. 159/07, a favore dei contribuenti a basso reddito.

dm 8 novembre 2007 (gu n. 278 del 29 novembre 2007) - circolare n. 68/e del 14 dicembre 2007

| More

Banche e confidi, obblighi contrattuali reciproci più chiari.

La Circolare di Mediocredito Centrale n. 508 del 5 dicembre 2007, relativa al fondo di Garanzia, ha specificato clausole e contenuti contrattuali rilevanti ai fini dell’efficacia della controgaranzia sussidiaria ovvero a prima richiesta.

| More

Quando la notifica nulla va in buca lo stesso.

L'applicazione della sanatoria per raggiungimento dello scopo, nel caso di impugnazione dell'atto la cui notificazione sia affetta da nullità, comporta che, se il contribuente mostra di avere avuto piena conoscenza del contenuto dell'atto e ha potuto adeguatamente esercitare il proprio diritto di difesa, non potrà poi, in via di principio, dedurre i vizi relativi alla notificazione a sostegno di una domanda di annullamento. A diverse conclusioni deve pervenirsi se la sanatoria, costituita dalla proposizione del ricorso alle commissioni, sia intervenuta quando il termine per l'esercizio del potere di accertamento è scaduto.

Il principio è stato “riaffermato” dalla Cassazione, con la sentenza n. 21409 dell’11 ottobre 2007.

La sanatoria delle nullità degli atti per raggiungimento dello scopo costituisce espressione di un principio di ordine generale, applicabile sia con riferimento agli atti processuali, per i quali è stato codificato, sia, in mancanza di impedimenti di carattere normativo o logico sistematico, per quelli di natura sostanziale che, come gli atti di imposizione fiscale, per avere efficacia e consentire all'interessato l’impugnazione in sede giudiziaria, devono essere notificati (Cassazione, sentenza n. 7498 del 12 aprile 2005).

La sanatoria processuale della nullità degli atti, in caso di raggiungimento dello scopo cui l'atto è destinato, si concretizza nella regola per cui qualsiasi nullità (ma non inesistenza) della notificazione è sanata quando si ha la prova dell'avvenuta comunicazione (anche se irrituale) e della conoscenza dell'atto da parte del soggetto cui è diretto; ciò, in particolare, accade quando il soggetto impugna l'atto o presenta all’ufficio accertamento con adesione.

Il principio del raggiungimento dello scopo si collega a quello delle nullità delle notifiche, essendo la sanatoria un limite all'invalidità.

La sanatoria non può comunque operare quando si versa (non innanzi a notifiche illegittime-nulle ma) in presenza di notifiche radicalmente inesistenti.

L'inesistenza della notifica si verifica solo quando la notifica esce dallo schema legale degli atti di notificazione, ossia quando difettano totalmente gli elementi caratterizzanti, che consentono la qualificazione di atto sostanzialmente conforme al modello legale delle notificazioni.

La proposizione del ricorso avverso l'avviso di accertamento sana con effetto processuale ex tunc la nullità della notifica dell'avviso stesso, ma non determina il venir meno della decadenza - eventualmente verificatasi medio tempore - dell’Amministrazione dal potere sostanziale di accertamento.

L'applicazione, per l'avviso di accertamento, delle norme sulle notificazioni, contenute nel Codice di procedura civile, comporta anche l'applicazione dell'articolo 156 e del principio della sanatoria delle nullità degli atti per raggiungimento dello scopo, purché il conseguimento dello scopo avvenga prima della scadenza del termine di decadenza per l'esercizio del potere di accertamento (Cassazione, sezioni unite, sentenza n. 19854/2004; Cassazione, sentenza n. 24962/2005).

Giova, pertanto, evidenziare i seguenti capisaldi in tema di notificazione:

la sanatoria della notificazione (Corte di cassazione, sezioni unite, sentenza n. 19854/2004) non opera in relazione all’intervenuta decadenza dall’esercizio del potere di accertamento

non è suscettibile di sanatoria l’atto “inesistente”

dalla notificazione decorre il termine perentorio di 60 giorni per l’impugnazione dell’atto, proponibile dall’interessato per evitarne la definitività

la presentazione del ricorso da parte del contribuente sana, ex articolo 156 cpc, la nullità della notifica dell'atto, ma non l'omessa notifica di atti presupposti a quello irregolarmente notificato

la sanatoria della nullità di un atto, per effetto del raggiungimento dello scopo cui era destinato, retroagisce al momento del compimento della notifica (sebbene viziata)

la rimessione in termini, di cui all'articolo 184 cpc, concerne esclusivamente la fase istruttoria di primo grado e non è applicabile all’impugnazione degli atti di accertamento, in quanto l’omessa impugnazione determina per espressa previsione di legge la decadenza del contribuente dal diritto ad impugnare (Cassazione, sentenza n. 11062/ 2006)

la notifica nulla che manca dei requisiti formali per il raggiungimento dello scopo è insanabile.

In tema di notificazione dell’atto impositivo, i confini tra nullità e inesistenza e tra esse e l’irregolarità sono in continua evoluzione, fermo restando che nel codice di rito civile (e dunque nell'articolo 156) si parla solo di nullità, non anche di fenomeni invalidanti di minore o maggiore portata.

E’ incontrovertibile che le mere irregolarità nelle formalità, che devono essere compiute per la spedizione dell’atto, non possono essere equiparate, ontologicamente, alla inesistenza della notifica.

Il fenomeno dell’inesistenza della notificazione, pur essendo estraneo alla disciplina positiva poiché nessuna norma disciplina la fattispecie, è immanente nell’ordinamento processuale secondo la consolidata giurisprudenza; tuttavia, l’inesistenza della notificazione deve essere configurata in modo rigoroso e in limiti angusti, essendo, inoltre, inopportuna e poco proficua la dilatazione del concetto pretorio d’inesistenza.

Il ricorrere alla sanzione della inesistenza si rileva il più delle volte contrario alla funzione perseguita da tutto il sistema di nullità.

Di inesistenza vera e propria si dovrebbe parlare solo in casi rari (si pensi alla notificazione eseguita in un luogo che non ha riferimento con il vero destinatario) e obiettivamente non suscettibili di rimedio, per assenza delle necessarie certezze giuridiche e garanzie procedimentali, ossia per violazione accertata del principio del contraddittorio, non essendo stato raggiunto lo scopo della notifica stessa. La notifica è inesistente se manca totalmente degli estremi e dei requisiti essenziali per la sua qualificazione, ossia se non è idonea a produrre gli effetti propri degli atti riconducibili a tale figura e se non può essere presa in considerazione sotto il profilo giuridico.

Le situazioni di difformità radicale dal modello legale costituiscono violazioni macroscopiche del principio del contraddittorio e, soprattutto, del principio della collaborazione e della buona fede.

Il principio di collaborazione e buona fede, tra Fisco e contribuente, comporta una ricostruzione “eccezionale” dell’inesistenza giuridica della notificazione.

Fonte: Agenzia Entrate - Angelo Buscema

| More

Imballaggi in acciaio: Risoluzione n. 385/E del 20 dicembre 2007.

Sconta l’aliquota Iva ordinaria la prestazione di ritiro dei rifiuti, costituiti da imballaggi in acciaio, presso le aziende produttrici, effettuata da una società, per conto di un consorzio. Il ritiro è attuato mediante il contestuale acquisto della proprietà dei beni in questione, operazione, quest’ultima, riconducibile tra quelle rientranti nel regime di inversione contabile, a condizione che gli imballaggi non siano utilizzabili rispetto alla loro originaria destinazione, se non mediante una successiva fase di lavorazione e di trasformazione.

E’, sinteticamente, quanto ha chiarito l’agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 385/E del 20 dicembre.

Il caso

Come detto, la società istante svolge, per conto di un consorzio, l’attività di ritiro dei rifiuti costituiti da imballaggi in acciaio presso le aziende produttrici, acquistandone, contestualmente, la proprietà.

In altre parole, dalle operazioni in questione emergono due rapporti:

un primo rapporto intercorrente tra la società e il consorzio, avente a oggetto l’attività di ritiro dei rifiuti costituiti da imballaggi in acciaio presso le aziende produttrici degli stessi

un secondo rapporto intercorrente tra la società e l’azienda produttrice dei rifiuti costituiti da imballaggi in acciaio, avente a oggetto l’acquisto degli stessi dietro pagamento di un corrispettivo.

Nel caso di specie, risolvendosi la condotta della società istante nella effettuazione delle operazioni indicate, la stessa chiedeva conferma al Fisco in merito al corretto comportamento da adottare ai fini della applicazione dell’Iva. In ogni caso, a giudizio dell’istante, l’attività di ritiro dei rifiuti costituiti da imballaggi in acciaio è qualificabile tra le prestazioni di servizio da assoggettare all’aliquota del 20%, mentre l’acquisto degli stessi, identificandosi quale acquisto di rottami, segue il regime speciale del reverse charge.

La soluzione dell’Agenzia

Al fine di individuare il regime fiscale applicabile all’attività di ritiro dei rifiuti, l’Amministrazione finanziaria ha menzionato il n. 127-sexiesdecies della Tabella A, parte III, allegata al Dpr 633/1972 - i cui richiami al Dlgs 22/1997, il cosiddetto “decreto Ronchi”, devono intendersi riferiti alle nuove corrispondenti disposizioni del Dlgs 152/2006 - per effetto del quale alle "prestazioni di gestione, stoccaggio e deposito temporaneo, previste dall’articolo 6, comma 1, lettere d), l) e m) del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, di rifiuti urbani di cui all’articolo 7, comma 2, del decreto legislativo n. 22 del 1997 e di rifiuti speciali di cui all’articolo 7, comma 3, lettera g), del medesimo decreto" si rende applicabile l’aliquota Iva agevolata del 10 per cento.

Ai fini dell’applicazione dell’agevolazione in questione, ciò che assume rilevo, hanno osservato i tecnici delle Entrate, è la circostanza che la prestazione di servizio resa da parte della società consista nello svolgimento dell’attività di gestione, stoccaggio e deposito temporaneo, così come definita nel comma 1, lettere d), l) ed m) dell’articolo 183, del Dlgs 152/2006, di rifiuti urbani e di rifiuti speciali, le cui definizioni risultano, rispettivamente, al comma 2 e al comma 3), lettera g), dell’articolo 184 dello stesso decreto.

Nel caso di specie, atteso che il rifiuto costituito da imballaggi in acciaio non sembrerebbe rientrare né nella definizione di rifiuto urbano, così come recata dal comma 2 dell’articolo 184, né tantomeno in quella di rifiuto speciale, prevista dal comma 3), lettera g) dell’articolo 184, l’agenzia delle Entrate ha negato a priori la riconducibilità della prestazione resa tra quelle che godono della previsione agevolativa contenuta nel n. 127-sexiesdecies della Tabella A, parte III del Dpr 633/1972.

Alle prestazioni di ritiro di rifiuti costituiti da imballaggi in acciaio, pertanto, si applica l’aliquota Iva ordinaria del 20 per cento.

Per quanto concerne il trattamento applicabile all’acquisto dei rifiuti in oggetto, che la società interpellante intende effettuare direttamente presso l’azienda produttrice del rifiuto, l’operazione è stata ricondotta tra quelle rientranti nel regime di inversione contabile, previsto dall’articolo 74, settimo comma, del Dpr 633/1972.

In particolare, l’Amministrazione finanziaria ha precisato che tale soluzione si applica a condizione che i rifiuti di imballaggio in acciaio non siano utilizzabili rispetto alla loro originaria destinazione, se non mediante una successiva fase di lavorazione e di trasformazione; circostanza che, come risulta da un precedente documento di prassi (risoluzione 29/2007), consente di qualificare i beni in questione tra i rottami, al cui acquisto, pertanto, deve considerarsi applicabile il menzionato regime speciale del reverse charge.

Fonte: Agenzia delle Entrate - Carola Cerbini

| More

No Ires, un circolo chiuso a nuove "Comunità".

Le “Comunità”, enti pubblici locali a struttura associativa istituiti tra i Comuni compresi in ciascun territorio omogeneo nell’ambito della Provincia autonoma di Trento, ai sensi della legge provinciale 3/2006, non sono riconducibili tra i soggetti esclusi dall’Ires in forza dell’articolo 74, comma 1, del Tuir.

E’ la conclusione cui è giunta l’agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 386/E del 20 dicembre.

L’Amministrazione finanziaria ha preso le mosse dall’analisi della citata norma, la quale prevede l’esclusione dalla soggettività passiva ai fini dell’Ires per taluni enti espressamente elencati.

In particolare, non sono soggetti all’imposta gli organi e le amministrazioni dello Stato (compresi quelli a ordinamento autonomo) anche se dotati di personalità giuridica, i Comuni, i consorzi tra enti locali, le associazioni e gli enti gestori di demanio collettivo, le Comunità montane, le Province e le Regioni.

La risoluzione, richiamando precedenti documenti di prassi, ha precisato che l’elencazione recata dall’articolo 74, comma 1, del Tuir, ha carattere tassativo e, come tale, preclude ogni interpretazione di tipo estensivo, con la conseguenza che non rientrano nell’ambito applicativo del beneficio gli enti diversi da quelli espressamente individuati dalla disposizione.

Di conseguenza, possono godere dell’esclusione soltanto i soggetti esattamente identificabili con gli enti espressamente elencati dalla norma.

Ciò posto, l’agenzia delle Entrate ha verificato la riconducibilità degli enti oggetto del quesito (le Comunità istituite nella Provincia autonoma di Trento) tra i soggetti di cui al più volte citato articolo 74, comma 1, del Tuir, analizzando le loro caratteristiche alla luce delle disposizioni recate dalla legge istitutiva degli stessi.

Ai sensi della legge provinciale 3/2006, le Comunità costituiscono enti pubblici dei quali fanno parte i Comuni appartenenti al medesimo “territorio” (individuato secondo criteri di omogeneità culturale, storica, sociale, economica eccetera, e di contiguità territoriale), per l’esercizio di funzioni, compiti, e servizi e per l’espletamento, in forma associata obbligatoria, delle funzioni amministrative trasferite ai Comuni dalla stessa legge provinciale.

In particolare, nella stessa legge provinciale è elencato un ampio novero di materie nell’ambito delle quali sono trasferite ai Comuni le funzioni amministrative, con l’obbligo di esercizio associato mediante la comunità.

Fra tali materie rientrano l’assistenza e l’edilizia scolastica, relativa alle strutture del primo ciclo di istruzione, l’edilizia abitativa pubblica e sovvenzionata, l’urbanistica, le infrastrutture d’interesse locale a carattere sovracomunale, i servizi pubblici di interesse locale (tra cui i servizi acquedotto, fognatura e depurazione, ciclo dei rifiuti, trasporto locale, distribuzione dell’energia), nonché le funzioni di programmazione socio-economica dello sviluppo demandate alle comunità montane dalla legge 1102/1971 (Nuove norme per lo sviluppo della montagna).

Dall’analisi della normativa provinciale richiamata, la risoluzione ha messo in evidenza che le Comunità in argomento si presentano come soggetti di nuova istituzione – la cui creazione si colloca nell’ambito di una più vasta ottica di riorganizzazione delle istituzioni provinciali e locali, diretta a realizzare, in generale, la salvaguardia e la valorizzazione degli interessi delle popolazioni insediate nel territorio della Provincia autonoma di Trento – che, anche in presenza di funzioni e compiti inquadrabili tra quelli caratteristici di altri enti preesistenti, non si identificano perfettamente con questi ultimi.

Da qui, la non riconducibilità delle Comunità in questione tra gli enti elencati dall’articolo 74, comma 1, del Tuir.

L’Agenzia ha richiamato, in proposito, un parere della terza sezione del Consiglio di Stato (n. 224/89) reso in relazione a un quesito formulato dall’Amministrazione finanziaria, in merito alla portata dell’originaria disposizione recata dall’articolo 88 (ora 74), comma 1, del Tuir. L’organo consultivo, consapevole della rapida mutazione che caratterizza l’ordinamento statale nonché del processo di trasformazione degli enti pubblici, evidenziava l’esigenza di un intervento del legislatore che, al fine di garantire certezza e trasparenza nell’applicazione del beneficio in argomento, provvedesse a integrare o innovare le figure soggettive esistenti, indicando con precisione i soggetti non tassabili.

Fonte: Agenzia Entrate - Francesco Dionisi

| More

La Finanziaria 2008 introduce la white list.

Prossimamente verrà emanato un decreto del Mef (Ministero Economia e Finanze), con il quale verranno individuati i Paesi che, per mezzo di adeguate convenzioni, intrattengono con lo Stato Italiano uno scambio di informazioni. Non esisteranno più le black lists, ma verranno istituite delle white lists; di qui, la necessità di apportare modifiche al Tuir.

| More

Liberalità deducibile se il progetto è culturale: Risoluzione n. 387/E del 20 dicembre 2007.

Un contributo elargito, anche se in via ordinaria, da un'impresa a una fondazione, può essere considerato erogazione liberale, deducibile dal reddito, se non scaturisce da un impegno giuridico, non è destinato a incrementare, in via generale, il patrimonio della fondazione ed è destinato effettivamente al finanziamento di progetti culturali da parte del soggetto beneficiario.

Questo in sintesi, il chiarimento fornito con la risoluzione n. 387/E del 20 dicembre dall'agenzia delle Entrate che, rispondendo a una istanza di interpello, si è pronunciata sul tema delle agevolazioni fiscali riconosciute alle imprese che effettuano erogazioni liberali per la realizzazione di programmi nei settori dei beni culturali e dello spettacolo.

In particolare, una banca di credito cooperativo, promotrice, insieme a un'altra banca, di una fondazione con finalità culturali e sportive, ha chiesto chiarimenti sulla possibilità di considerare il contributo ordinario che la stessa provvederà a versare alla fondazione per il 2007 e negli anni successivi, come erogazione liberale per progetti culturali, deducibile dal reddito ai sensi dell'articolo 100, comma 2, lettera m), del Tuir.

L'istante chiede, inoltre, considerato che lo scopo della fondazione è lo sviluppo e la promozione delle iniziative non soltanto di carattere culturale ma anche sportivo, se anche le somme destinate a fini "sportivi" possano essere dedotte dal reddito.

In relazione al primo quesito, l'agenzia delle Entrate ha osservato preliminarmente che il versamento di somme di denaro, qualificato come "contributo" ed elargito in via ordinaria, può essere considerato un'erogazione liberale, sempre che l'elargizione di tali importi non scaturisca da un impegno giuridico e non sia destinato a incrementare, in via generale, il patrimonio della fondazione.

Il contributo-erogazione potrà essere dedotto, ha precisato la risoluzione, qualora sia destinato effettivamente al finanziamento di attività nei settori dei beni culturali e dello spettacolo, a patto che venga elargito secondo i criteri e le modalità stabiliti dalle norme di riferimento.

In particolare, il decreto del ministero per i Beni e le Attività culturali del 3 ottobre 2002 ha stabilito che i soggetti beneficiari delle erogazioni devono rispettare le seguenti condizioni:

non devono perseguire fini di lucro e il proprio atto costitutivo (o statuto) deve prevedere lo svolgimento di compiti istituzionali nei settori dei beni culturali e dello spettacolo

devono effettivamente svolgere attività di realizzazione di programmi culturali nei settori citati.

Le modalità di erogazione invece, devono essere quelle indicate nella circolare congiunta 107/2001 dell'agenzia delle Entrate e del ministero per i Beni e le Attività culturali, ossia mediante conti correnti bancari, postali, vaglia, assegni non trasferibili intestati al soggetto destinatario. Nel documento di versamento e nella ricevuta rilasciata da parte del beneficiario, deve, inoltre, essere esplicitamente indicata la causale, con il preciso riferimento all'articolo 100, comma 2, lettera m), del Tuir o all'articolo 38 della legge 342/2000 che l'ha introdotto.

Nel caso in esame, l'agenzia delle Entrate ha rilevato, dalla lettura dello statuto della fondazione, che figura tra i compiti istituzionali della stessa lo svolgimento di attività nei settori dei beni culturali e dello spettacolo. Nonostante la fondazione abbia anche finalità sportive, può essere beneficiaria di erogazioni liberali per progetti culturali in quanto la norma di riferimento (il citato decreto ministeriale) non esclude che il soggetto beneficiario possa avere altri compiti istituzionali. Tale requisito, unitamente all'effettivo svolgimento di attività di realizzazione di programmi culturali (la cui verifica è attribuita al ministero per i Beni e le Attività culturali), consente di ricondurre la fondazione tra i soggetti che possono beneficiare delle erogazioni liberali previste dall'articolo 100, comma 2, lettera m), del Tuir, in particolare tra le persone giuridiche private che esercitano attività dirette a formare e diffondere espressioni della cultura e dell'arte.

Pertanto, il contributo erogato dalla banca interpellante alla fondazione potrà essere dedotto soltanto per la parte destinata alla realizzazione di programmi culturali, sempre che sia elargito secondo le modalità sopra indicate e che sia rispettato l'obbligo di comunicare al ministero per i Beni e le Attività culturali e, per via telematica, al sistema informativo dell'agenzia delle Entrate (secondo le modalità tecniche fornite con provvedimento del direttore del 15 marzo 2002), entro il termine del 31 gennaio dell'anno successivo a quello di riferimento, l'ammontare delle erogazioni effettuate nel periodo d'imposta, specificando le proprie generalità, comprensive dei dati fiscali, e i soggetti beneficiari.

Per quanto riguarda la possibilità per la banca di dedurre la parte di contributo destinato a sostenere le "finalità sportive" della fondazione, l'agenzia delle Entrate ha osservato che la deducibilità delle erogazioni liberali è subordinata, in sostanza, alla ricorrenza di due condizioni:

il beneficiario dell'erogazione deve essere una persona giuridica

il beneficiario dell'erogazione deve perseguire "esclusivamente" una o più attività tra quelle di educazione, istruzione, ricreazione, assistenza sociale e sanitaria o culto nonché finalità di ricerca scientifica.

In relazione al caso in esame, la fondazione non rientra tra le persone giuridiche che perseguono "esclusivamente" le finalità tassativamente indicate dalla norma.

Secondo i tecnici dell'Agenzia, quindi, il contributo destinato a sostenere le finalità "sportive" della fondazione non potrà essere dedotto dalla banca come erogazione liberale.

Fonte: Agenzia Entrate - Simonetta Consoli

| More

Trasmissione telematica dei corrispettivi a partire dal 1° Gennaio 2009.

I registratori di cassa abilitati alla trasmissione telematica dei corrispettivi diverranno operativi a partire dal 1° Gennaio 2009, secondo quanto stabilito dall'articolo 1, comma 272, della Finanziaria 2008, attualmente in discussione al Senato. Tale articolo va a modificare il comma 37-bis dell'articolo 37 del Dl 223/06. La periodicità dell'invio dei corrispettivi dipenderà dalla tipologia di attività svolta dal soggetto. In questo momento solo i contribuenti in franchigia devono trasmettere i corrispettivi; dall'anno prossimo tale regime verrà abolito in quanto verrà sostituito dai nuovi contribuenti minori.

| More

Scadenza unificata al 15 Novembre 2007 per l'elenco clienti e fornitori.

L'articolo 1, comma 271, della Finanziaria 2008, reca disposizioni inerenti l'elenco clienti e fornitori e unifica la scadenza per l'invio di tale documento al 15 Novembre 2006; quindi, ai soggetti che dovevano inviare l'elenco entro il 15 Ottobre e hanno adempiuto a tale obbligo in data successiva, ma non oltre il 15 Novembre 2006, non verranno irrogate alcune sanzioni. L'articolo è stato approvato dalla Camera, e attualmente è in discussione al Senato.

| More

Lavoratori autonomi agricoli: nuovo modello F24.

L’Agenzia delle Entrate ha approvato un nuovo modello di versamento F24 che, rispetto al precedente, riporta modifiche nel frontespizio e nelle avvertenze. In particolare, nella sezione contribuente è stato inserito il campo relativo al codice fiscale di eredi, genitori/tutori o curatori fallimentari, mentre in alcune altre sezioni è stata prevista l’indicazione del mese di riferimento. L’utilizzo del nuovo modello sarà obbligatorio dal 1° gennaio 2008. I coltivatori diretti, coloni, imprenditori agricoli professionali, piccoli coloni e compartecipanti familiari che effettueranno il versamento relativo alla quarta rata 2007 (con scadenza il 16 gennaio 2008) successivamente al 31 dicembre 2007, dovranno utilizzare il nuovo modello anche se sono già in possesso del precedente. La stampa del nuovo F24 potrà essere chiesta alle Sedi Inps competenti o alle associazioni di categoria.


Fonte: INPS

| More

Contributi volontari: si paga entro il 31 dicembre.

Lunedì 31 dicembre è l’ultimo giorno utile per versare i contributi volontari relativi al terzo trimestre 2007 (periodo luglio-settembre). I pagamenti devono essere effettuati secondo gli importi prestampati sui bollettini inviati dall’Istituto direttamente a casa degli interessati. Si ricorda che i versamenti di importo inferiore a quello indicato comportano la riduzione proporzionale dei periodi accreditati e, conseguentemente, dell’importo della pensione. Inoltre, un solo giorno di ritardo rende nullo il versamento, senza la possibilità di recuperare il trimestre: in questo caso l’Inps provvederà a rimborsare quanto versato senza l’aggiunta di interessi.


Fonte: INPS

| More

La Carta dei servizi Inps.

La Carta dei servizi Inps rappresenta la sintesi di un cammino che l’Istituto ha intrapreso, ormai da molto tempo, sulla strada della semplificazione e della trasparenza nei rapporti con i cittadini e le aziende, nell’intento di migliorare sempre più la qualità dei servizi offerti. La Carta, in quest’ottica, costituisce un impegno ancora più stringente al rispetto dei principi che, nel corso del tempo, hanno caratterizzato la politica Inps nei confronti della società e, soprattutto, un contratto morale con tutti coloro che usufruiscono dei servizi dell’Istituto. La Carta dei servizi è stata elaborata in diverse versioni, adatte alle diverse esigenze di pubblico: oltre alla versione Master, è stato predisposto un Opuscolo, che espone in modo più schematico e agile i contenuti qualificanti della Carta; infine, sono disponibili due versioni Volantino, per i cittadini e per le aziende, con le informazioni essenziali. La Carta, nei diversi formati, è già disponibile sul sito internet sotto la voce Inps comunica della sezione Informazioni e sarà distribuita in versione cartacea a tutti gli uffici dell'Istituto entro il prossimo mese di gennaio.


Fonte: INPS

| More

giovedì 20 dicembre 2007

Quesito: vendite su Ebay.

vorrei sapere quali sono le procedure e/o adempimenti cui dovrei fare per vendere su un portale online (EBAY), con un piccolo volume di affari di max 5/6000 euro annuale e fatto non tutti i mesi dell'anno. Si tratterebbe per me di un hobby e nn di attivita commerciale in quanto tale, ho sentito che nn ci sarebbe bisogno di partita iva, quindi configurarmi come venditore professionale, ma potrei restare come venditore privato, risulta cio?O cosa occorrerebbe fare per essere in regola?Grazie molte

| More

Quesito: collaborazione fra artigiani.

Egregio commercialista, mi chiamo Alfonso e sono un artigiano edile,

vorrei capire come ci si comporta nel caso in cui si chiede la collaborazione di altri artigiani:

a) solo prestazione di mano d’opera (fattura senza I.V.A.?);

b) fornitura e posa in opera – materiali da costruzione e mano d’opera – (fattura con o senza I.V.A. ?).

| More

mercoledì 19 dicembre 2007

Libera circolazione dei capitali.

Qualora un vantaggio fiscale (si tratta dell'esenzione dall'imposta sul reddito disposta per i dividendi distribuiti in forma di azioni di una società controllata) venga subordinato da uno Stato membro a condizioni la cui osservanza può essere verificata soltanto ottenendo informazioni da parte di un Paese terzo, è in linea di principio legittimo che tale Stato membro rifiuti la concessione del vantaggio fiscale se - in particolare per l'assenza di un obbligo convenzionale di fornire informazioni assunto da tale Paese terzo - risulta impossibile ottenere le informazioni.
(Corte Giust. CE Sentenza, Sez. Grande Sezione, 18/12/2007, n. C-101/05)

| More

Il condono tombale preclude il recupero a tassazione dell'ammortamento di avviamento.

Non possono essere recuperate ad imposizione le quote di ammortamento dell'avviamento (nel caso di specie, portate in deduzione nel 1992) poiché esse si riferiscono a beni immateriali patrimonializzati (nel 1990) per i quali nessun accertamento avrebbe potuto essere eseguito, per effetto della domanda di condono, ex art. 38, legge n. 413/1991, con effetti di definizione automatica presentata dalla contribuente.(Cassazione civile Sentenza, Sez. Trib., 10/12/2007, n. 25689)

| More

Accertamento: nullità degli avvisi per difetto di motivazione.

Gli avvisi di accertamento, nel caso di specie per gli anni 1982 e 1983, sono sufficientemente motivati allorchè la società contribuente abbia potuto ampiamente difendersene fin dal primo momento - mediante il rinvio ad atti, come il rapporto della polizia tributaria, conosciuti o conoscibili dalla medesima, e mediante indicazione del meccanismo attraverso il quale essa aveva realizzato i ricavi non contabilizzati.
(Cassazione civile Sentenza, Sez. Trib., 10/12/2007, n. 25697)

| More

Studi di settore, i codici tributo per la maggiorazione.

Ancora una serie di codici tributo per i versamenti tramite F24. Gli ultimi istituiti riguardano gli importi, a titolo di maggiorazione del 3% per l'adeguamento agli studi di settore, che scaturiscono dall'attività di controllo automatico (articolo 36-bis, Dpr 600/1973). Vanno utilizzati quando il contribuente non intende versare tutto l'importo richiesto nella comunicazione e abbinato, nell'F24 precompilato, al codice tributo 9001, ma solo una parte di esso. L'operatività dei nuovi codici decorre dal quinto giorno lavorativo successivo alla risoluzione.

| More

Fabbricati, quota ammortizzabile fuori dalla porta di servizio.

Nei casi in cui non è possibile determinare direttamente la quota del fabbricato ammortizzabile, la stessa può essere calcolata utilizzando dei criteri oggettivi che consentano di risalire al valore dell’immobile. Con la risoluzione n. 383/E del 19 dicembre, l’agenzia delle Entrate non è, però, solo tornata sulle problematiche riguardanti la disciplina fiscale dei terreni su cui insistono fabbricati. I chiarimenti hanno interessato anche le spese relative a più esercizi, la cui imputazione a conto economico, costituisce presupposto per la successiva deduzione fiscale.

Ammortamento fabbricati

Il decreto legge “Visco-Bersani” ha introdotto alcune disposizioni finalizzate a rendere fiscalmente non ammortizzabile il valore del terreno sul quale insiste un fabbricato.

Per determinare il valore dell’area bisogna effettuare il confronto tra due valori - valore dell’area esposto in bilancio e valore forfetario - e considerare il maggiore tra i due.

Il valore forfetario dell’area si determina applicando la percentuale del 30%, nel caso di fabbricati industriali, o del 20%o, nell’ipotesi di fabbricati diversi da quelli industriali, al costo complessivo dell’immobile (area + fabbricato).

Assume particolare rilievo, quindi, stabilire la corretta qualificazione dell’immobile. Al riguardo, la disposizione di riferimento, il comma 7 dell’articolo 36, Dl 223/2006, definisce industriali i fabbricati "destinati alla produzione o trasformazione di beni".

A tal proposito, la circolare 1/2007 ha precisato che:

non rientrano tra i fabbricati industriali gli immobili destinati a un’attività commerciale, come negozi o depositi

se all’interno di un immobile si svolge sia attività industriale che attività commerciale, l’intero immobile è considerato industriale se gli spazi utilizzati per l’attività di produzione, espressi in metri quadri, sono prevalenti rispetto a quelli destinati all’attività commerciale.

Con riferimento a tale ultima situazione (attività industriale e commerciale esercitata all’interno del medesimo immobile), occorre evidenziare che in alcuni casi non risulta oggettivamente possibile determinare la predetta prevalenza degli spazi. Si pensi, ad esempio, all’ipotesi in cui nella medesima area di un immobile è esercitata indistintamente sia un’attività industriale che un’attività di servizi.

In tal caso, questo è quanto ha chiarito la risoluzione 383/E, la prevalenza degli spazi potrà essere dimostrata anche indirettamente, utilizzando criteri oggettivi che consentano di determinare i metri quadri utilizzati per lo svolgimento delle diverse attività.

Costituisce un criterio oggettivo, a tal fine, la determinazione del valore dell’area in proporzione al personale impiegato per lo svolgimento delle diverse attività.

Si supponga, ad esempio, un immobile all’interno del quale vi siano delle aree utilizzate indistintamente sia per lo svolgimento di un’attività industriale che per lo svolgimento di un’attività di servizi. Se il personale impiegato per l’attività industriale è pari a 15 unità mentre quello destinato all’attività di servizi è di 10 unità e ogni addetto utilizza in media 10 metri quadri di spazio:

- l’area destinata all’attività industriale è pari a 150 metri quadri (15x10)

- l’area destinata all’attività di servizi è pari a 100 metri quadri (10x10).

In questo caso, quindi, il fabbricato è da considerarsi industriale e, conseguentemente, il valore forfetario dell’area è pari al 30% del costo complessivo dell’immobile.

Spese pluriennali

Il secondo quesito a cui ha dato risposta il documento di prassi riguardava i costi di ammodernamento e ristrutturazione, sostenuti su un immobile posseduto in locazione e successivamente acquisito in proprietà. Tali spese, inizialmente capitalizzate nella voce “altre immobilizzazioni immateriali” (così come previsto dai principi contabili), erano state, a seguito dell’acquisto in proprietà dell’immobile, imputate a conto economico.

Al riguardo, l’agenzia delle Entrate ha precisato che l’imputazione a conto economico delle spese di ammodernamento e ristrutturazione costituisce presupposto per la loro deducibilità fiscale. Il comma 3 dell’articolo 108 del Tuir, infatti, considera deducibili le spese relative a più esercizi "nel limite della quota imputabile a ciascun esercizio".

In altre parole, i criteri civilistici di ripartizione delle spese in esame costituiscono presupposto per la determinazione della quota fiscalmente deducibile.

Ovviamente, la deduzione fiscale deve avvenire verificando che, nell’esercizio di imputazione a conto economico, sia rispettato il principio generale della competenza fiscale previsto nell’articolo 109 del Tuir. In sostanza, qualora non risulti verificata la certezza del costo e l’obiettiva determinabilità del suo ammontare, la deduzione fiscale dovrà essere rinviata al periodo d’imposta in cui si verificheranno tali requisiti.

| More

Lavori socialmente utili a fatturazione piena: Risoluzione n. 384/E del 19 dicembre 2007.

Le cooperative sociali, affidatarie di progetti per la realizzazione di lavori socialmente utili su incarico del Comune, attuati attraverso l’assunzione di personale disagiato da reinserire nel modo del lavoro, adempiono, sulla base del progetto concordato con l’ente locale, a una propria obbligazione di “fare”. Dovranno, perciò, assoggettare a Iva e fatturare tutte le somme percepite dal Comune, in quanto corrispettivi per il servizio reso.

E’ in sintesi il chiarimento fornito dall’agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 384/E del 19 dicembre.

Secondo quanto previsto dalla Regione, nel Piano Triennale di Politica del lavoro e di formazione professionale e nelle relative istruzioni, l’esecuzione dei lavori di utilità sociale previsti in progetti promossi da Comuni e loro Consorzi può essere realizzata direttamente dai Comuni proponenti oppure affidata, da questi ultimi, a cooperative sociali di tipo B e C, iscritte nell’albo regionale.

In forza delle citate istruzioni al citato “Piano triennale”, la Regione ha disposto, per gli interventi promossi e gestiti in collaborazione tra Amministrazione comunale e cooperative sociali, lo stanziamento, in favore dei Comuni proponenti, di un intervento finanziario pari al 100% del costo del lavoro derivante dall’impiego dei lavoratori svantaggiati.

La risoluzione affronta, in particolare, il rapporto fra Comune e alcune cooperative sociali per l’attuazione di un progetto diretto a facilitare l’inserimento lavorativo di cittadini disagiati, avente a oggetto l’esecuzione di lavori consistenti nella "pulizia degli impluvi naturali e canali aperti" e nella "pulizia e verniciatura di ringhiere, transenne in legno e ferro e arredi urbani".

L’intervento si realizza tramite l’affidamento da parte del Comune dell’esecuzione delle attività alle cooperative sociali, che assumono lavoratori in situazione di marginalità e curano la realizzazione delle opere previste.

A fronte dell’attuazione delle opere, le cooperative sociali incaricate ricevono dall’ente locale delle somme di denaro che costituiscono, in sostanza, il corrispettivo per il servizio commissionato dal Comune.

Le cooperative sociali, pertanto, nel realizzare le dette attività e opere, adempiono, sulla base del progetto per lavori di utilità sociale concordato con l’ente locale, a una propria obbligazione di “fare” assunta nei confronti del committente e, conseguentemente, le somme da quest’ultimo erogate costituiscono, nel loro complesso, la controprestazione dovuta. Le cooperative sociali dovranno, perciò, assoggettare a Iva e fatturare tutte le somme percepite dal Comune, in quanto corrispettivi per il servizio reso.

L’agenzia delle Entrate ha anche precisato di non poter condividere le modalità di rendicontazione prospettate, nel caso di specie, dalle cooperative sociali, che, al fine di differenziarne il trattamento tributario, ritenevano di dover distinguere la parte di costo della prestazione resa al Comune relativa ai materiali e alle altre spese necessarie per fornire il servizio (che, ad avviso delle stesse, avrebbe scontato l’Iva), dalla parte di costo relativa all’utilizzo dei lavoratori svantaggiati assunti alle dipendenze delle stesse cooperative, che avrebbe dovuto invece considerarsi esclusa dal campo di applicazione del tributo, in quanto contributo o rimborso spese ai sensi dell’articolo 15, primo comma, n. 3), del Dpr 633/1972, non riconducibile nell’ambito dell’articolo 3 del medesimo decreto.

Fonte: Agenzia Entrate - Alessia Di Bella

| More

I vantaggi fiscali per chi sostiene il non profit.

E' consultabile su www.agenziaentrate.gov.it e nella biblioteca di FISCOoggi la versione on line aggiornata della guida "Erogazioni liberali: le agevolazioni fiscali", che fornisce dettagliate informazioni sugli "sconti" tributari di cui può godere chiunque, cittadino o impresa, sostenga iniziative non profit.

Posto che il conseguimento di un beneficio fiscale da una donazione non possa e non debba esaurire il piacere di donare, la conoscenza della normativa vigente comunque incentiva e favorisce la disponibilità a elargire maggiori somme a favore degli operatori del settore.

I principali vantaggi per il benefattore si traducono nella possibilità di pagare meno imposte, in quanto la donazione viene riconosciuta fiscalmente, a patto che siano rispettati determinati termini e modalità di operare.

Ecco quindi illustrate nella guida le condizioni per fruire dei benefici previsti per i contribuenti che effettuano erogazioni liberali a favore di enti di particolare rilevanza sociale: Onlus, organizzazioni non governative (Ong), università ed enti di ricerca, associazioni di promozione sociale, istituzioni religiose, istituti scolastici, enti pubblici e privati che svolgono attività culturali e artistiche, fondazioni e associazioni che operano nello spettacolo, fondazioni e associazioni aventi per oggetto statuario la tutela, la promozione e la valorizzazione dei beni di interesse artistico, storico e paesaggistico, associazioni sportive dilettantistiche, fondazioni operanti nel settore musicale.

Le agevolazioni fiscali consistono nel riconoscimento, in occasione della dichiarazione dei redditi, di una detrazione dall'imposta lorda o di una deduzione dal reddito imponibile. Oltre alle erogazioni liberali, la guida spiega anche le modalità per destinare una quota dell'Irpef (il 5 per mille), misura che la Finanziaria 2008 proroga ulteriormente, a finalità di interesse sociale. In relazione a questo argomento, si evidenzia che la legge 222/2007 di conversione del Dl 159/2007, ha ammesso al riparto della quota del 5 per mille dell'Irpef, per gli anni 2005 e 2006, anche le associazioni sportive dilettantistiche in possesso del riconoscimento ai fini sportivi rilasciato dal Coni.

Per evidenziare immediatamente le principali agevolazioni, la guida è arricchita da tabelle riepilogative, con i principali vantaggi per le persone fisiche e quelli per le imprese.

Fonte: Agenzia Entrate - Camilla Ariete

| More

Previdenza complementare: Circolare n. 70/E del 18 dicembre 2007.

Un compendio della fiscalità della previdenza complementare. E’ questo il contenuto della circolare n. 70/E del 18 dicembre, con la quale l’agenzia delle Entrate ha illustrato il “lato tributario” di un intervento normativo, il Dlgs 252/2005, che ha completamente riscritto il testo di riferimento, vale a dire il decreto legislativo 124/1993.

Nel documento sono innanzitutto indicati i soggetti destinatari della norma: lavoratori dipendenti, autonomi, liberi professionisti, coloro che svolgono lavori di cura non retribuiti derivati da responsabilità familiari e, infine, i soggetti fiscalmente a carico di altri.

In merito a uno dei punti più innovativi del provvedimento, riguardante il finanziamento delle forme di previdenza complementare, la circolare chiarisce che lo stesso può essere attuato dai lavoratori dipendenti, anche attraverso il conferimento del Tfr maturando. A tal proposito, per l’agenzia delle Entrate, nonostante la normativa introdotta dal Dlgs 252/2005 non contenga previsioni espresse al riguardo, sulla base di un’interpretazione logico-sistematica delle disposizioni introdotte è confermata, nel rispetto dei contratti collettivi e degli accordi, la possibilità di conferire al fondo pensione anche il Tfr maturato prima del 1° gennaio 2007. Dal punto di vista fiscale, il trasferimento del trattamento di fine rapporto sia maturando che maturato non assume rilevanza, poiché non costituisce anticipazione.

Il contributo, che può essere fissato dai contratti o da accordi collettivi, anche aziendali, o determinato liberamente dalle parti, è deducibile dal reddito complessivo, ai sensi dell’articolo 10 del Tuir per un importo non superiore a 5.164,57 euro. È stato, pertanto, eliminato l’ulteriore limite del 12%, commisurato al reddito complessivo, previsto nella precedente normativa.

Dal momento che i contributi versati al fondo di previdenza complementare che non sono stati dedotti non scontano l’imposizione fiscale al momento della liquidazione della prestazione, il contribuente deve comunicare al medesimo fondo l’importo delle somme non dedotte. Se fino al 2006 la comunicazione doveva essere effettuata entro il 30 settembre dell’anno successivo, la circolare chiarisce che il termine è ora individuato nel 31 dicembre dell’anno successivo a quello in cui è stato effettuato il versamento, ovvero, se il diritto alla prestazione matura antecedentemente a tale data, entro il giorno di maturazione. In tal caso, occorre indicare i contributi che non sono stati o non saranno dedotti in sede di dichiarazione dei redditi.

Per i contributi versati nell’interesse delle persone a carico, la deduzione spetta al soggetto di cui le stesse sono a carico, per l’ammontare da queste ultime eventualmente non dedotto.

La Finanziaria 2007 ha introdotto una nuova disposizione nell’articolo 10, comma 1, lettera e-bis), del Tuir, che estende la deducibilità, ai fini Irpef, anche ai contributi versati a forme pensionistiche complementari istituite presso gli Stati membri dell’Unione europea e presso gli Stati aderenti all’Accordo sullo spazio economico europeo che consentono un effettivo scambio di informazione, equiparando, fiscalmente, i contributi versati ai fondi pensione esteri sopra menzionati, a quelli italiani.

Per i lavoratori di prima occupazione successiva al 1° gennaio 2007 è previsto un limite di deducibilità superiore (7.746,86 euro), durante i venti anni successivi al quinto anno di partecipazione ai fondi di previdenza complementare.

Per quanto riguarda la disciplina dei fondi pensione, la circolare 70/E precisa che sono state eliminate le disposizioni, introdotte dall’articolo 12 del Dl 269/2003, che disciplinavano l’investimento dei fondi pensione in quote di Oicvm italiani o esteri armonizzati, specializzati in azioni di società a piccola o media capitalizzazione quotate nei mercati regolamentati dell’Unione europea, per i quali era previsto un regime fiscale agevolato (Oicvm specializzati in “Spmc”).

Per quanto riguarda il momento di accesso alla prestazione, l’agenzia delle Entrate chiarisce che il diritto si acquisisce al momento della maturazione dei requisiti di accesso stabiliti nel regime obbligatorio di appartenenza, con almeno cinque anni di partecipazione alle forme pensionistiche complementari, a meno che l’aderente non richieda di anticipare l’erogazione nel caso di cessazione dell’attività lavorativa che comporti l’inoccupazione per un periodo di tempo superiore a 48 mesi.

A tal proposito, una ulteriore novità di rilievo rispetto alla normativa previgente riguarda la contribuzione volontaria, in quanto coloro che possono vantare almeno un anno di contribuzione, ancorché abbiano raggiunto i requisiti per il pensionamento, possono rinviare l’accesso alla prestazione continuando a contribuire alla forma pensionistica complementare. In questi casi, il momento della fruizione della prestazione non è previsto dalla norma, ma sarà definito autonomamente dall’iscritto.

Il regime fiscale delle prestazioni, che in precedenza si differenziava in funzione della tipologia di prestazione erogata (capitale o rendita), è ora unico: è operata, su entrambe le tipologie di prestazione erogata, un’unica ritenuta a titolo di imposta con l’aliquota del 15% ridotta sino al 9% in relazione alla durata del periodo di partecipazione a forme pensionistiche complementari, in ragione dello 0,30% per ogni anno di partecipazione oltre il quindicesimo, con un limite massimo di riduzione di sei punti percentuali.

Per anno, puntualizza la circolare, deve intendersi un periodo di 365 giorni decorrente dalla data di iscrizione. Se l’iscrizione è anteriore al 1° gennaio 2007, gli anni precedenti a tale data sono computati fino a un massimo di 15.

Le ipotesi nelle quali l’iscritto può richiedere un’anticipazione sono arricchite rispetto alla normativa previgente. La misura e l’aliquota applicabile a tale somma si differenzia a seconda della causa per la quale si chiede l’anticipazione stessa.

Tale anticipazione può essere reintegrata in qualsiasi momento dall’aderente, con la possibilità di fruire di un credito d’imposta pari all’imposta pagata al momento della fruizione dell’anticipazione, proporzionalmente riferibile all’importo reintegrato.

Con riferimento ai riscatti, oltre a quelle specificamente elencate, il decreto legislativo 252/2005 fa riferimento a “cause diverse”. A tal proposito, la circolare chiarisce che questa circostanza lascia intendere che gli statuti e i regolamenti dei fondi pensione possono ampliare la previsione dei possibili presupposti che permettono l’esercizio del riscatto.

Le nuove disposizioni concernenti la deducibilità dei contributi, nonché il regime di tassazione delle prestazioni, si rendono applicabili a decorrere dalla data di entrata in vigore del Dlgs 252/2005 (1° gennaio 2007) e ai soggetti che risultino iscritti, sempre al 1° gennaio 2007, alle forme pensionistiche individuali, attuate tramite contratti di assicurazione di carattere previdenziale (Pip), di cui all’articolo 13 dello stesso decreto, anche se tali forme pensionistiche non hanno adempiuto alla costituzione, entro il 31 marzo 2007, del patrimonio autonomo e separato e alla predisposizione del regolamento previsto all’articolo 13, comma 3.

Con riferimento al regime transitorio, la circolare chiarisce compiutamente il caso in cui la prestazione definitiva sia erogata in forma di capitale ai “nuovi iscritti” (cioè, quelli che hanno aderito ai fondi pensione successivamente al 28 aprile 1993) o ai “vecchi iscritti” (ossia coloro che alla medesima data risultavano già iscritti a una forma pensionistica complementare istituita prima dell’entrata in vigore della legge 421/1992).

Per questi ultimi, inoltre, il documento illustra il trattamento fiscale previsto per i vecchi iscritti che, in relazione al montante accumulato a decorrere dal 2007, hanno la facoltà di optare per l’applicazione del nuovo regime previsto dall’articolo 11 del Dlgs 252/2005.

Per quanto riguarda il regime fiscale della prestazione definitiva in forma di rendita, analogamente a quella erogata in capitale, occorre dividere l’intero ammontare della prestazione maturata in tre importi, ossia quello maturato fino al 31/12/2000 (assoggettato a tassazione ordinaria nella misura dell’87,50%), dall’1/1/2001 al 31/12/2006 (assoggettato a tassazione ordinaria), e dall’1/1/2007 (assoggettato a ritenuta a titolo di imposta del 15%).

Fonte: Agenzia Entrate - Deborah Suma

| More