sabato 28 marzo 2009

Quesito: tassazione terreno edificatorio agevolazioni art 33 comma 3 legge 388/2000.

Il 6.10.2004 ho acquistato un terreno edificabile in comparto c2 per il quale il comune ha deliberato la convenzione di piano particolareggiato e ho usufruito delle agevolazioni fiscali sull'imposta di registro ( 1%) ipotecaria e catastale (misura fissa). Ho letto il post del 16.02.2009 ma la mia domanda è: sono sicuro di non poter edificare un rustico ecc. come previsto (dall'articolo 2645-bis, comma 6, del codice civile, occorre, invece, che esista (almeno) un edificio significativo dal punto di vista urbanistico, cioè che "sia stato eseguito un rustico comprensivo delle mura perimetrali delle singole unità e sia stata completata la copertura".). Cosa devo fare? devo denunciare all'agenzia delle entrate il tutto e quindi pagare quanto scontatomi e con questo rimarrò libero di costruire in tempi migliori? Mi applicheranno una sanzione? Il comune potrà in seguito obbligarmi comunque a costruire? E' Meglio stare fermo ed attendere accertamento?

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Quesito: iva su affitto.

Ho un contratto di affitto abitativo 4+4 libero. Nel contratto il locatore scrive che essendo la ditta locataria costruttrice dell'immobile il canone di affitto è soggetto ad I.V.A.. Fino al 2007 ho pagato il 4% di I.V.A. oltre al canone convenuto (1040 euro rispetto ai 1000 netti) poi non ho più pagato (credo grazie al Decreto Bersani). Mi chiedo se è stato giusto che questo 4% di I.V.A. lo pagassi io che sono il conduttore.

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Quesito: agevolazione coltivatore diretto.

mi hanno detto che un coltivatore diretto che ha acquistato terrono con
l'agevolazione piccoloa proprietà contadina, può vendere entro i cinque anni
dell'agevolazione ad un imprenditore agricolo? e senza sanzioni?

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Quesito: materiali per iva 10%.

i materiali che rientrono per la dichiarazione iva 10% per la prima casa.

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Quesito: contratto istruttori nuoto.

rappresento un gruppo di persone che lavora come
prestatori d'opera per un'azienda municipalizata in qualità di
istruttori nuoto e fitness.
Valutando l'ipotesi di costituirci in
cooperativa, vorremmo sapere a quale contratto dovremmo fare
riferimento sia per noi soci della cooperativa che per eventuali
dipendenti.

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Quesito: obbligo dichiarazione 730.

son lavoratore dipendente da aprile 2006 prima a T.D. e da metà 2007 a T.I..

L’unico reddito percepito è quello da lavoro dipendente.

E’ obbligatorio per me fare il 730?

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Quesito: intraprendere un attività di e-commerce.

vorrei realizzare un sito di e-commerce e vendere prodotti (olio, vino) e qualche altro servizio.
Siccome le materie prime da vendere sono prodotte da mio padre, ed io non ho la minima idea se questo mio esperimento funzioni o meno,
vorrei sapere se esiste la possibilità di iniziare questa attività senza pagare alcuna tassa per i primi anni, ed eventualmente poi decidere se continuare o meno (io ho 29 anni).

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Quesito: rimborso fitto ambulatori.

Devo effettuare per alcuni medici, il rimborso del 50% di affitto per
l'utilizzo di ambulatori inerente ad una convenzione e accordo con l'AUSL.
Questi medici hanno pagato gli affitti anticipando anche la quota a nostro
carico.
La mia domanda è questa: la fattura che i medici emetto a nostro carico come
descrizione: rimborso del 50% per il perido dal .... al.... oltre ad
applicare l'iva, deve essere calcolata anche la ritenuta d'acconto, in
quanto è da considerare attività assimilabile a reddito professionale?

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Quesito: ICI 2° casa - nuda proprietà.

Ho la nuda proprietà della casa dove risiede mia madre e se mi hanno
informato bene, essendo lei usufruttuaria e abitazione principale non paga
l'ICI.
Io ho acquistato una abitazione, in un secondo tempo e in un'altro comune, e
per me è abitazione principale. Nella compravendita non ho potuto usufruire dei
benefici fiscali perchè già concessi nell'atto della casa di mia madre. Ora il
dubbio è: la casa che ho acquistato mi risulta seconda casa? ovvero devo
pagarci l'ICI? posso scaricare qualcosa sugli interessi del mutuo che ho preso?

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Quesito: plusvalenza seconda casa.

Vorrei porLe un quesito che non riesco a risolvere.Ho venduto una casa prima
dei 5 anni, a me intestata il 20% come seconda casa e a mio marito intestata l’
80% come prima. Per mio marito non c’e’ problema so’ che puo’ recuperare l’
iva perche’ poi abbiamo acquistato subito un’altra casa.Per quanto riguarda
me, mi hanno detto che adesso con il 730 devo pagare la plusvalenza, ma so’
anche che se dimostro di aver abitato li’ ( infatti come e’ stato, in piu’
avevo il gas intestato a me), o che un mio famigliare ha abitato( mio marito e
mio figlio) posso non pagarla. E’ vero? Se si, che numero di Legge e’?

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Quesito: MARCA DA BOLLO - Obbligatoria su una ricevuta fra privati?

nella trasmissione di denaro fra privati cittadini c'è obbligo di legge al rilascio di una ricevuta?

l'eventuale ricevuta informale (senza numerazione progressiva, data l'occasionalità, ma con data, nominativo e importo, su carta libera) comporta, per legge, apposizione di una marca da bollo?

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Quesito: informazione CODICI ATECO2007.

LE CHIEDO GENTILMENTE DI AIUTARMI, NON RIESCO A TROVARE IL
CODICE ATECO2007 RELATIVO ALL'ATTIVITA' CHE SVOLGO:
RIPARAZIONE,
MANUTENZIONE E INSTALLAZIONE DI MOTORI MARINI SU IMBARCAZIONI
COMMERCIALI E DA DIPORTO (esite il cod. 33.15.00 ma è tassativo escluso
motori) cosa posso indicare in caso di assunzione di personale e di
comunicazione obbligatoria?

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Quesito: comodato d'uso gratuito.

gradirei conoscere l'iter da seguire per una concessione in comodato d'uso gratu
ito, da parte di mio padre, a mio favore, di un'auto che uso per recarmi sul pos
to di lavoro (ho appena aperto la partita IVA in regime dei minimi).
Chiedo, inoltre, se, per giustificare i rifornimenti, è indispensabile la carta
carburante.

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Quesito: Trattamento fiscale - Canone per l'affidamento dei servizi gas e igiene urbana.

FISCO - Canone per l'affidamento dei servizi gas e igiene urbana

CANONE PER L'AFFIDAMENTO DEI SERVIZI GAS E IGIENE URBANA

Premesso: che questo Ente ha trasferito i servizi Gas ed Igiene Urbana alla società a partecipazione totalmente pubblica e riceve annualmente dalla stessa un canone per l'affidamento di detti servizi.

Che il canone percepito è stato considerato ai fini fiscali fuori dal campo di applicazione dell'Iva non rinvenendo in detto rapporto ilrequisito soggettivo nell'attivita' posta in essere dal Comune e non esercitando piu' nessuna attivita' riferita ai servizi in argomento (sonostate cancellate le posizioni Iva relative a detti servizi).

Analizzata la risoluzione dell'Agenzia delle Entrate n.348/E del 7 agosto 2008 che nella sostanza afferma:

1) che nel caso analizzato il Comune non agisce in veste di Pubblica Autorita' in quanto l'ente locale non ha operato nel proprio ambito autoritativo;

2) la verifica della sussistenza del profilo soggettivo,ai fini dell'applicazione dell'IVA, va fatta osservando se «il comune ... realizzi un'organizzazione di mezzi e risorse funzionali al raggiungimento di un risultato economico».

Considerato che nel nostro caso, i servizi sono stati "esternalizzati" attraverso la procedura "in house providing" e quindi, a parere di chi scrive attraverso un provvedimento di natura autoritativa che modifica unilatermente la situazione giuridica del destinatario. Che quindi contrariamente alla situazione analizzata nella richiamata risoluzione n.348/08, nella quale l'individuazione del soggetto aggiudicatario avveniva tramite gara pubblica - procedura ristretta, nel nostro caso fra le parti risulta insussistente un rapporto di natura bilaterale, configurante sostanzialmente una modalità di gestione tipica degli operatori economici privati, regolato da norme e modelli negoziali di tipo civilistico. Si è dell'opinione che, nel nostro caso, le modalità di affidamento dei servizi sia avvenuta in un contesto in cui il Comune abbia agito in veste di pubblica autorità.

A supporto di quanto sopra si richiama quanto riportato nelle premesse del contratto di servizio per l'affidamento dei servizi in oggetto: «l'Amministrazione comunale riconosce come proprie esclusivamente le funzioni di titolare dei servizi, da esercitare in termini di indirizzo e controllo, mentre ritiene estranee al proprio ruolo le attività e funzioni di gestione d'impresa e di organizzazione operativa dei servizi attraverso

la combinazione dei fattori produttivi. Le funzioni e le attività gestionali ed organizzative sono di stretta pertinenza della società quale soggetto giuridico dotato di personalità giuridica, autonomia gestionale, capacità di svolgere incombenze soggette al naturale rischio d'impresa...."

Con il presente quesito si chiede se alla luce di quanto precisato il Comune agisce correttamente non assoggettando ad IVA il canone percepito per l'affidamento dei servizi in oggetto.

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Quesito: rimborso iva su acquisto prima casa.

ho donato la mia prima casa nel dicembre 2008 e acquistato una nuova prima casa in febbraio 2009, poiche' non ho ancora chiesto la residenza perche' ancora in fase di trasoco, volevo sapere se il credito iva derivante dall'acquisto della prima casa devo portarlo in detrazione col 730 di quest'anno o del prossimo.

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Quesito: detrazioni fiscali universitaria.

Ho una figlia residente in Emilia Romagna,senza reddito,che convive con un
ragazzo che non percepisce le detrazioni fiscali.Essendo universitaria e
pagando io le rette,che sono residente in Campania,anche se lei ha un nucleo
familiare diverso,posso richiedere le detrazioni fiscali?In mancanza,chi
potrebbe beneficiarne?Chi può detrarre anche le tasse universitarie?Io lavoro
presso la pubblica amministrazione e nell'anno 2008 non ho beneficiato di
detrazioni fiscali per lei,in caso positivo,posso conguagliarlo sul 730?

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Quesito: spese di commercialista per un contratto d'affitto.

Gentilmente chiedo il vostro il parere sulle spese del commercialista per un contratto d'affitto a canone concordato.
Sto per andare ad abitare in un appartamento il cui canone annuo è di 6000,00 €.
La proprietaria insiste di fare un "contratto per bene" tramite la sua commercialista.
Si tratta di un contratto a canone concordato quindi con un'imposta di registro di 1,4 % del canone annuo. Dunque 84,00 € diviso in due fanno 42,00€.
Nonostante questo sconto la cifra richiestami dalla commercialista mi sembra piuttosto alta. Mi ha chiesto infatti, per la mia parte, 480,00€, tutto incluso (marche da bollo, imposta di registrazione e poi? tutto il resto sono le spese della commercialista?).

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Quesito: Certificazione delle plusvalenze valuta estera.

Ho un c/c che mi permette di avere anche sottoconti in valuta estera
(dollari, sterline o franchi svizzeri). La banca mi ha inviato una
comunicazione che spiega che la tassazione sulle plusvalenze incorre a
condizione che, nell'anno solare, la giacenza complessiva di tutti i
depositi e conti correnti in valuta intrattenuti sia superiore a 51.645,69
euro per almeno 7 giorni lavorativi continui (DPR 22/12/1986 n.917
art.67,comma 1 lett. c-ter e comma1-ter). Io so questo è il mio caso, cioè
ho avuto in deposito un importo superiore a quello specificato dalla legge
e per più di 7 giorni.
Il problema però per me è che la banca mi ha inviato una certificazione
completamente oscura, che non indica se c'è stata effettivamente una
plusvalenza e il suo eventuale importo. Infatti tale comunicazione inizia
così: "Si certificano di seguito gli estremi delle operazioni in strumenti
finanziari che potrebbero aver generato redditi diversi di natura
finanziaria di cui all'art. 67 comma 1 ter del D.P.R. 22/12/1986 n.917, in
applicazione delle disposizioni recate nell'art. 10 D.Lgs 21/11/1997 n.
461. ...."
La banca quindi dice "che potrebbero aver generato redditi diversi", non
attesta cioè se c'è stata o no una plusvalenza, poi riporta un elenco di
alcuni movimenti che però risulta completamente oscuro, da esso non si
evince se c'è stata una plusvalenza e il suo importo.
Ora io chiedo:
1) Per il mio c/c ho scelto il regime del risparmio amministrato, perché
non vi rientrano anche le eventuali plusvalenze del deposito in valuta estera?
Insomma, perché devo indicare le eventuali pluasvalenze in dichiarazione
dei redditi? Perché non è la banca ad effettuare una ritenuta sulle
plusvalenze come avviene per esempio per gli interessi percepiti da un
normale deposito in Euro sul c/c?
2) Se proprio devo indicare le eventuali plusvalenze nella dichiarazione
dei redditi, non ho diritto di ricevere dalla banca una certificazione che
mi indichi chiaramente: 1) se il deposito in valuta ha generato
plusvalenze; 2) l'importo di tali eventuali plusvalenze ?

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Quesito: chiarimenti due CUD.

volevo saper se una persona in un anno avendo fatto due lavori riceve di conseguenza due cud bisogna dichiarare di aver ricevuto la liquidazione dal lavoro che non si svolge più? e quali sono le conseguenze?

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Quesito: Prestazione Occasionale e ENPALS.

Lavoro nel campo dell'animazione , nel senso di disegno animato.
Cortesemente, avrei bisogno di sapere come fare a calcolare una notula di pagamento in Ritenuta di Acconto (ho chiuso PIVA due anni fa), ma con ENPALS (un anno fa per un lavoro su un film d'animazione sono stato iscritto a questo ente previdenziale),mi servirebbe un esempio di notula per capire come devo fare a calcolare gli importi.

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Quesito: pagamento IVA.

vorremmo sapere cortesemente se il pagamento dell' IVA nelle nostre fatture emesse ai nostri clienti dobbiamo pagarla solo quando dopo aver riscosso tale fattura.La nostra azienda fornisce servizio di noleggio e vendita per tutto l'ambiente musicale strumentazione e servizi di mano d'opera tutti regolarmente fatturati.Aspettando di solito un numerevole tempo prima di aver incassato i soldi vorremmo almeno NON ANTICIPARE I SOLDI DELL'IVA.

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Quesito: Informazioni sulla detrazione del 36% per ristrutturazione.

Ho presentato in data 13 marzo 2009 la comunicazione di inizio lavori di ristrutturazione edilizia alla sede di Pescara, per fruire della detrazione d'imposta ai fini Irpef a seguito di lavori di ristrutturazione su un appartamento privato sito nel comune di Peschiera Borromeo (MI).

Ho comunque ho necessita' di chiarimenti per selezionare gli interventi sui quali mi sara' legalmente possibile richiedere la detrazione.

Sulla base delle informazioni in mio possesso e data la natura dei lavori completamente interni all'appartamento e senza nessun spostamento muri o altro cambiamento della volumetria, non ho ritenuto di effettuare altre comunicazioni se non quella generica informativa al Comune ove e' sito l'immobile.

I lavori di ristrutturazione che andro' a fare nell'appartamente sono,
- il cambiamento dei sanitari e delle tubazioni/impianti del bagno,
- la sostituzione della vasca con una doccia e relativo impianto,
- conseguente sostituzione piastrelle pavimento e rivestimento,
- le tubazioni della cucina e le valvole di arresto dell'impanto,
- rifacimento impianto gas per cucina in rame pressato a norma,
- conseguente rifacimento pavimento e rivestimento della cucina,
- sostituzione valvole dei radiatori
- la messa a norma dell'impianto elettrico,
- pavimento della sala
- tinteggiatura muri

Avrei bisogno anche di sapere se posso legalmente applicare l'IVA agevolata al 10%, come specificato all'art. 31, L457/78 per interventi di recupero edilizio (sempre se gli interventi che ho elencato possono godere di questa possibilita') .

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Quesito: contratto locazione 4+4.

volevo sapere le spese per la registrazione di un contratto di locazione 4+4 ad uso abitativo vanno accreditate tutte al locatore?
a quanto ammonta la spesa di registrazione e del modello unico F3?

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Quesito: ritenuta d'acconto nuovo regime dei minimi.

nuovo regime del 20% agevolato operazione effettuata ai sensi dell'art.1 comma 100 legge finanziaria 2008 adottato dal 01/01/2009 perchè nel 2008 sta sotto i 30.000,00 euro la cliente è artigiana parrucchiera secondo me non applica la ritenuta d'acconto pero' la ditta a cui fattura la chiede ma se sono artigiana e faccio la parrucchiera perchè la devo applicare, avevo letto che non doveva applicarla da qualche parte ma non trovo piu' l'articolo era di dicembre.

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Quesito:730/2009. Detrazione retribuzione badante.

volevo sapere se mio padre (pensionato) nella sua
dichiarazione dei redditi (730) può detrarre nel rigo E15 lo stipendio
dato alla badante nel 2008. Se si, come documentazione sono
sufficienti, come ricevute, le copie delle buste paga e come
certificazione medica l'attestazione dell'invalidità al 100%? Ed
inoltre può dedurre nel rigo E24 i contributi versati per la badante
avendo come documentazione da presentare le ricevute dei bollettini
postali del versamento?

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venerdì 27 marzo 2009

Attività nei settori socio-sanitario e di tutela ambientale.

Può essere iscritta nell’anagrafe delle Onlus, nel settore dell’assistenza sociale e socio-sanitaria, l’associazione che gestisce un consultorio familiare. La qualifica di Onlus, invece, non spetta all’associazione il cui statuto preveda anche attività non riconducibili in settori normativamente previsti per le Onlus. E’ il parere dell’Agenzia delle Entrate.

(risoluzione n. 70/e del 20 marzo 2009 )

Fonte: Min.Finanze

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Operazioni a premio in favore di dipendenti - Ritenuta d'acconto.

Il soggetto obbligato a operare la ritenuta d’acconto sui premi erogati ai dipendenti è il datore di lavoro, quando assume il ruolo di promotore dell’operazione a premi. E’ quanto chiarito dall’Agenzia delle Entrate.

(risoluzione n. 76/e del 24 marzo 2009 )

Fonte: Min.Finanze

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Cessione di quota di fabbricato - Detrazione per spese di ristrutturazione

Nel caso di rate residue per lavori di recupero del patrimonio edilizio, è trasferibile il diritto alla detrazione Irpef del 36 per cento a colui che acquista una quota dell'immobile a condizione che possieda già la restante parte di proprietà. Lo ha precisato l’Agenzia delle Entrate.

(risoluzione n. 77/e del 24 marzo 2009 )

Fonte: Min.Finanze

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Irap: invariata la disciplina riguardante i costi del personale.

L'Amministrazione Finanziaria, nel corso della diretta Map di ieri, ha fornito delucidazioni anche con riguardo alla gestione dei costi del personale. Secondo quanto affermato dall'Agenzia delle Entrate, post Finanziaria 2008 non è variata la disciplina Irap delle somme corrisposte a terzi per l'acquisizione di beni e servizi destinati alla generalità o a categorie di dipendenti e collaboratori, incluse quelle erogate ai medesimi soggetti a titolo di rimborso analitico delle spese sopportate per il compimento delle loro mansioni lavorative. Dal punto di vista Irap, tali spese vengono considerate rilevanti o meno in funzione della regola generale, secondo la quale possono essere dedotte, a condizione che costituiscano spese tassate in capo alla controparte.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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L'Iva per cassa richiede il costante monitoraggio del volume d'affari.

Il regime dell'Iva per cassa, introdotto dal Decreto Anticrisi, può essere utilizzato dagli operatori che nell'anno solare precedente hanno realizzato un volume d'affari di importo non superiore a 200mila euro. L'operatore che supera tale limite nel corso dell'esercizio, non decade dal beneficio con effetto retroattivo. Ciò nonostante, il soggetto che beneficia del regime in oggetto dovrà costantemente monitorare il volume di affari, allo scopo di evitare errori che potrebbero portare all'irrogazione di sanzioni.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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Il regime dei depositi fiscali Iva.

I depositi Iva sono stati oggetto di un intervento del legislatore che, con il decreto "anticrisi" (Dl 185/2008), ha fornito un'interpretazione autentica della norma che accorda la "sospensione" dell'imposta per i servizi relativi ai beni custoditi. Lo spunto per un riepilogo della disciplina contenuta nel Dl 331/1993.

 

I depositi Iva

La direttiva 2006/112/Ce prevede, agli articoli 155 e seguenti, la facoltà per tutti gli Stati membri di non assoggettare a imposta i beni non destinati al consumo finale; il Dl 331/1993, in ambito italiano, nel recepire le disposizioni, ha previsto, a tal fine, il "deposito Iva" all'articolo 50-bis.

Tale istituto permette agli operatori, nazionali, comunitari ed extracomunitari, di effettuare operazioni in sospensione d'imposta sui beni nazionali o comunitari, senza obblighi immediati di pagamento dell'imposta, la quale dovrà essere liquidata e versata soltanto in seguito, nel momento in cui gli stessi beni lavorati ovvero solamente custoditi, saranno estratti dal deposito.

La disciplina prevede che i beni possano essere introdotti nel deposito fiscale (il quale deve essere un luogo fisico non virtuale) per essere custoditi, sempreché non siano destinati a un utilizzo o a un consumo finale e che, al momento dello svincolo dal regime, l'imposta da corrispondere sia pari a quella che sarebbe stata dovuta se le operazioni fossero state effettuate nel territorio dello Stato italiano.

 

Il regime agevolativo è previsto sia per i beni comunitari che per quelli nazionali individuati nella tabella A-bis del Dl 331/1993 e ha caratteristiche simili a quelle del deposito doganale che è, invece, previsto per le merci extracomunitarie (ma che può essere adibito anche a deposito Iva, se rientrante in determinate tipologie pubbliche o private).

 

Tra i soggetti abilitati alla gestione dei depositi Iva dal Dl 331/1993 sono ricompresi ex lege quelli che gestiscono i depositi doganali (i quali devono semplicemente effettuare una comunicazione all'agenzia delle Dogane o delle Entrate competente) e, in particolare:

imprese esercenti magazzini generali aventi autorizzazione doganale

imprese esercenti depositi franchi od operanti nei punti franchi

depositi fiscali per i prodotti soggetti ad accisa

depositi doganali, ivi compresi quelli per la custodia e la lavorazione delle lane, di cui al Dm 28 novembre 1934.

Gli altri soggetti che richiedono di essere abilitati alla gestione dei depositi fiscali Iva devono, invece, rispettare quanto richiesto dal quarto periodo del comma 2, articolo 50-bis, Dl 331/1993, in particolare:

devono rivestire la forma giuridica di società per azioni, in accomandita per azioni, società a responsabilità limitata, società cooperative o enti con capitale sociale o fondo di dotazione non inferiore a 516.456,90 euro

devono essere autorizzati dalla direzione regionale dell'agenzia delle Entrate competente per territorio, nel rispetto delle disposizioni tecniche (Dm 20 ottobre 1997, n. 419).

 

Tutti coloro che gestiscono i depositi Iva hanno l'obbligo di:

istituire un apposito registro, anteriormente alla prima operazione di deposito, per evidenziare le movimentazioni dei beni. Tale registro, numerato progressivamente, deve permettere di ricostruire, in caso di controlli da parte dell'Amministrazione finanziaria, tutte le movimentazioni dei beni che possono essere introdotti e/o estratti dal deposito, evidenziando tutti gli elementi necessari all'individuazione

conservare i documenti comprovanti l'introduzione e l'estrazione delle merci, nonché quelli relativi alle operazioni effettuate sulle stesse (per i beni non comunitari in libera pratica introdotti nel deposito Iva il "documento doganale di importazione", mentre per i beni estratti dal deposito Iva e destinati fuori dal territorio della Ue la "dichiarazione doganale di esportazione") secondo i termini stabiliti dalle norme di legge (articolo 22 del Dpr 600/1973 e articolo 2220 c.c.).

E' prevista, in proposito, una responsabilità solidale del gestore, per l'Iva dovuta all'atto dell'estrazione dei beni in caso di mancato rispetto degli obblighi di tenuta registro e di introduzione estrazione dei beni.

 

Prassi interpretativa

La risoluzione 440/E/2008, in merito a un'operazione di introduzione di beni in un deposito da parte di un operatore comunitario con successiva lavorazione degli stessi, ha specificato le modalità di acquisto di accessori e pezzi di ricambio da parte dell'operatore comunitario (utilizzati per la lavorazione dei beni presenti nel deposito):

in caso di acquisto presso i fornitori comunitari effettuato attraverso il rappresentante fiscale italiano come acquisto intracomunitario con introduzione nel deposito Iva, lo stesso rappresentante deve integrare la fattura emessa dal fornitore comunitario senza applicazione dell'Iva, ai sensi dell'articolo 50-bis, comma 4, lettera a), Dl 331/1993, e compilare l'elenco riepilogativo degli acquisti intracomunitari

in caso di acquisto effettuato presso fornitori italiani (sempre da parte del soggetto comunitario) ci potrà essere fatturazione senza applicazione dell'imposta, ai sensi dell'articolo 50-bis, comma 4, lettera c), Dl 331/1993, a condizione che, all'atto della cessione, i pezzi di ricambio siano introdotti nel deposito Iva a cura dello stesso cedente.

L'eventuale trasferimento di detti beni in altri depositi Iva non è, in ogni caso, soggetto a imposta, almeno finché (come delineato dalla normativa) non si realizza il presupposto del consumo del bene nel territorio dello Stato. La ratio comune alle suddette ipotesi non è tanto quella di evitare il pagamento del tributo, quanto quella di sospendere la tassazione fintantoché non si verifica il presupposto fondamentale dell'imposta, che è quello del consumo del bene nel territorio dello Stato.

 

La risoluzione, inoltre, ha sottolineato l'opportunità che i beni custoditi nell'ambito di uno stesso deposito siano visibilmente distinguibili in ragione dello specifico regime fiscale cui sono sottoposti (ad esempio, con l'apposizione di specifici contrassegni).

 

Il decreto anticrisi

L'articolo 16, comma 5-bis, del Dl 185/2008, ha fornito un'interpretazione autentica del comma 4, lettera h), dell'articolo 50-bis, necessaria per inquadrare le prestazioni di servizi compiute su beni consegnati al depositario, materialmente effettuate al di fuori del deposito ma necessarie per l'introduzione nello stesso.

 

La norma, di per sé, precisa che i beni da custodire all'interno del deposito possono essere oggetto di operazioni di perfezionamento e manipolazioni usuali senza scontare l'Iva. L'interpretazione fornita dal decreto anticrisi legittima quali corretti i comportamenti che, fino a oggi, consistevano nel trainare i container negli spazi limitrofi al deposito, per poi procedere alle diverse operazioni sulle merci, senza un'effettiva introduzione nei locali adibiti a deposito.

 

Il depositario esercita in tal modo il suo diritto sui beni, fruendo del regime sospensivo dell'Iva per il tempo necessario all'effettuazione delle prestazioni; tempo che, ai sensi della citata lettera h), non deve essere superiore a sessanta giorni.

 

La risoluzione n. 149/E/2000 ha chiarito che si intendono "limitrofi" quei locali che, pur non costituendo parte integrante del deposito, sono a questi funzionalmente e logisticamente collegati in un rapporto di contiguità e comunque rientranti nel plesso aziendale del depositario, qualunque sia il titolo di detenzione. Sono esclusi in ogni caso i locali gestiti da soggetto diverso dal depositario. L'agenzia delle Dogane, con nota del 28 dicembre 2006, n. 7521, ha, inoltre,osservato che "non è prescritto un tempo minimo di giacenza e che tali merci siano necessariamente scaricate dai mezzi di trasporto".

 

L'introduzione dei beni in deposito implica, da un lato, l'applicazione del regime di sospensione dell'imposta, per cui le operazioni sono considerate non assoggettate a Iva e non danno luogo alla riscossione dell'imposta; dall'altro, gli acquisti di beni relativi a tali operazioni non danno luogo, per l'operatore soggetto passivo, a detrazione dell'imposta pagata.

 

Laddove si introducano nel deposito beni immessi in libera pratica (ossia importati da Paesi terzi e immessi nel mercato comune dopo aver assolto agli obblighi doganali), è possibile realizzare importazioni senza il versamento immediato dell'Iva, con il solo versamento dei dazi e dei diritti doganali. Nel caso, invece, di acquisto intracomunitario, con introduzione da parte del cessionario in un deposito Iva, occorrerà integrare la fattura di acquisto, indicando la base imponibile e il titolo di non imponibilità, dettato dall'articolo 50-bis, comma 4, lettera a). Resteranno salvi gli altri adempimenti, quali la registrazione contestuale della fattura nel registro acquisti e nel registro fatture emesse, e la compilazione del modello Intrastat acquisti (il depositario, invece, dovrà acquisire copia della fattura intracomunitaria di acquisto integrata dall'operatore nazionale e registrarla nel registro del deposito).

 

Applicazione dell'imposta

Nel momento dell'estrazione dei beni dal deposito, il soggetto passivo di imposta, nazionale o estero (rappresentante fiscale), deve procedere a emettere autofattura al fine di assoggettare all'imposta il bene non più ricompreso nel regime sospensivo. La base imponibile è costituita dal corrispettivo o valore dell'ultima transazione, considerando l'importo delle eventuali operazioni effettuate sul bene durante il periodo di giacenza nel deposito, fino all'estrazione.

 

I gestori dei depositi Iva, inoltre, possono assumere la veste di rappresentanti fiscali in tali operazioni per quei soggetti esteri che non hanno un rappresentante o che non si sono identificati direttamente nel territorio dello Stato, richiedendo l'attribuzione di un numero di partita Iva unico per tutti i soggetti passivi non residenti da essi rappresentati.

Nel caso in cui i beni estratti siano stati precedentemente acquistati senza pagamento dell'imposta da parte dello stesso soggetto che procede all'estrazione e siano destinati al consumo nel territorio dello Stato, questi può integrare la relativa fattura d'acquisto, indicando l'imposta dovuta; fattura che andrà annotata nel registro Iva vendite e, entro il mese successivo, nel registro Iva acquisti.

 

Nel caso in cui i beni sono destinati ad altri Stati membri, ovvero a uscire dal territorio comunitario, il cedente dovrà emettere, rispettivamente, una fattura non imponibile, ai sensi dell'articolo 41, Dl 331/1993, per la cessione intra-comunitaria, ovvero una fattura non imponibile, ai sensi dell'articolo 8, comma 1, Dpr 633/1972 per la cessione all'esportazione, e procedere all'adempimento degli obblighi doganali ai fini dell'esportazione.

 

 

Fonte: Agenzia Entrate

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Accertamento induttivo anche in presenza di contabilità regolare.

L’ufficio può procedere ad accertamento induttivo pur in presenza di una contabilità regolare e tenuta in maniera formalmente corretta, sempreché l’avviso di accertamento risulti fondato su presunzioni gravi, precise e concordanti desunte da fatti certi o di comune esperienza nonché da concreti e significativi elementi offerti dalle singole fattispecie.

 

Questo in estrema sintesi il principio di diritto, peraltro ribadito in precedenti pronunce, enunciato dalla Cassazione con la sentenza n. 4594 depositata lo scorso 26 febbraio.

 

Il fatto

La Suprema corte ha cassato la sentenza della Ctr Campania che confermava nel merito la pronuncia della Ctp di Napoli: il collegio accoglieva il ricorso presentato da un contribuente contro l’avviso di rettifica emesso dall’ufficio.

L’atto impositivo aveva ad oggetto la rettifica della dichiarazione Iva, presentata per il periodo d’imposta 1993, per utilizzo di fatture soggettivamente inesistenti, emesse da un fornitore del commerciante accertato, sottoposto a verifica dalla Guardia di finanza e riconosciuto quale “società-cartiera”.

 

La Ctr, confermando, come detto, la decisione di primo grado, riteneva che la notifica di un pvc a un soggetto terzo non costituisse, di per sé, circostanza sufficiente a supportare il concorso all’attività evasiva e la conseguente pretesa impositiva nei confronti del ricorrente, in quanto questi opponeva la tenuta di una contabilità formalmente regolare nonché gli avvenuti pagamenti a favore della società “cartiera”.

In altre parole, pur confermando la legittimità per relationem dell’avviso di rettifica, a parere dell’organo giudicante le presunzioni poste alla base dall’ufficio erano prive dei requisiti di gravità, precisione e concordanza.

 

Le questioni di merito

La pronuncia della Suprema corte si basa sul principio, oramai consolidato, secondo cui una contabilità apparentemente corretta e la regolare tenuta dei documenti e dei libri prescritti dalla legge non costituiscono tout court elementi tali da ostacolare un accertamento emesso con il metodo induttivo.

Normativamente è prevista la potestà in capo all’ente impositore di procedere alla rettifica della dichiarazione, a prescindere dalla contabilità formalmente regolare e corretta, sulla base di presunzioni, purché assistite dai requisiti previsti dall’articolo 2729 del codice civile “e desunte da fatti certi e da dati di comune esperienza, oltre che da concreti e significativi elementi offerti dalle singole fattispecie”.

 

Nel caso sottoposto al vaglio della Cassazione, non era messa in discussione la legittimità del metodo induttivo bensì la carenza di indizi ed elementi tali da supportare le presunzioni avanzate dall’ufficio.

Diversamente da quanto deciso dai due organi di merito, la Suprema corte ha ritenuto non solo valido il metodo adottato, ma anche sufficientemente supportato da presunzioni semplici.

 

I giudici hanno in primo luogo rilevato il dato, incontestato, dell’esistenza di numerosi rapporti economici tra il soggetto accertato e il terzo verificato dalla Guardia di finanza, risultato totalmente privo di qualsiasi struttura commerciale idonea e necessaria all’esercizio dell’attività dichiarata.

Pertanto, il fatto ignoto, costituito dall’effettività dei rapporti intercorsi con il soggetto terzo, ben poteva essere desunto dal fatto noto, ossia dalla constatazione che il fornitore fosse di fatto un soggetto inesistente, interposto fittiziamente (una “società cartiera”).

 

Infatti, a parere dei giudici, la consequenzialità del rapporto tra fatto noto e fatto ignoto può essere dimostrato anche alla stregua di canoni di ragionevole probabilità, e non avere esclusivamente carattere di necessità; da ciò deriva che l’accertamento dell’esistenza del rapporto può “presentare qualche margine di opinabilità, atteso che il procedimento di deduzione non è quello rigido che è imposto in caso di presunzione legale”.

 

Incombeva, perciò, sul contribuente accertato l’onere di provare adeguatamente l’effettività dei rapporti intrattenuti con il soggetto terzo, non essendo sufficiente la regolarità formale delle scritture e l’esibizione dei documenti contabili, né tantomeno la dimostrazione dell’avvenuto pagamento delle fatture contestate, ben potendo il pagamento essere successivamente e immediatamente retrocesso.

 

 

Fonte: Agenzia Entrate

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L'Iva per cassa attende la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Per la piena operatività del meccanismo dell'Iva per cassa, bisogna attendere la pubblicazione del decreto attuativo dell'articolo 7 del Decreto Anticrisi in Gazzetta Ufficiale. E' stato inoltre chiarito non è necessario attendere l'autorizzazione Ue. Il decreto illustra gli obblighi in capo al cedente e al prestatore, nonché al cessionario e al committente.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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Tassazione auto.

La sentenza pronunziata dalla Corte di Giustizia lo scorso 19 marzo concerne l’accertamento della conformità tra il diritto comunitario, in particolare l’articolo 17, paragrafo 1 e 2 della sesta direttiva e l’articolo 90 del Trattato Ce, e la normativa vigente in Finlandia sulla tassazione degli autoveicoli usati. La Commissione Europea ha richiesto ai giudici comunitari di condannare la Repubblica finlandese per avere mantenuto in vigore una disposizione normativa che prevede per gli acquisti di auto usate effettuati negli altri Stati membri un trattamento fiscale più oneroso rispetto ai medesimi veicoli acquistati sul mercato nazionale. In conformità a una consolidata giurisprudenza comunitaria, l’articolo 90 del Trattato europeo ha una precisa funzione di tutela e salvaguardia del libero svolgersi della concorrenza in area Ue. La norma mira a garantire che nessuno Stato membro adotti criteri discriminatori o vessatori per la tassazione di beni con caratteristiche similari ovvero con caratteristiche tipologiche omogenee o equivalenti. Le violazioni si verificano quando i metodi di tassazione adottati nei riguardi di un bene differiscono non solo nell’an ma anche nel quantum a seconda se quel bene si trovi già sul territorio dello Stato o, invece, sia stato introdotto con la procedura di acquisto comunitario.

 

L'oggetto della controversia

La controversia ruota attorno alla diversa incidenza con cui l’imposta finlandese sulle autovetture usate colpisce gli acquirenti a seconda che il soggetto sia un privato consumatore o, invece, un operatore economico e che l’auto acquistata provenga da un paese comunitario o sia, invece, già immatricolata in Finlandia. Nel caso in cui l’autovettura sia acquistata da un soggetto nell’ambito della propria attività commerciale, l’articolo 102 della normativa finlandese in materia di imposta sul valore aggiunto dispone che l’imposta sulle autovetture riscossa all’atto della loro immatricolazione venga dedotta dall’Iva dovuta. Non così nel caso in cui l’autovettura usata sia acquistata da un privato in altro Stato membro e successivamente introdotta in Finlandia. In questo caso, difatti, l’acquirente è tenuto a pagare l’Iva nello Stato membro in cui ha acquistato l’auto e la tassa corrisposta in Finlandia all’atto della immatricolazione del veicolo usato rimane integralmente a suo carico.

 

La posizione della Commissione europea

A parere della Commissione, tale disposizione, oltre a violare il principio di una sana e leale concorrenza in area Ue, si pone in contrasto con l’articolo 17 della sesta direttiva che consente la detrazione della sola imposta sul valore aggiunto e non di altre tasse, come quella percepita dalla Repubblica finlandese per la immatricolazione.

 

 

La posizione degli eurogiudici

Sulla questione la Corte osserva che dagli atti di causa emerge chiaramente una sproporzione in ordine alla tassazione di beni aventi caratteristiche similari. Difatti, l’ammontare dell’imposta sugli autoveicoli dovuta dal privato è ben più elevata di quella corrisposta dal soggetto operatore economico in quanto, in quest’ultimo caso, detta imposta non viene inclusa nel valore dell’autoveicolo.

 

 

Fonte: Agenzia Entrate

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Quietanze rilasciate dal creditore, esenti dal bollo se c'è l'Iva.

Le quietanze emesse per pagamenti di corrispettivi soggetti all'imposta sul valore aggiunto sono libere dal bollo sulla base del principio di alternatività tra le due imposte. Sul documento in cui l'Iva non è evidenziata, però, per poter fruire dell'esenzione dal Bollo, è necessario specificare che lo stesso è stato rilasciato in relazione al pagamento di un corrispettivo per un'operazione soggetta all'imposta sul valore aggiunto.

 

E' la risposta fornita dall'agenzia delle Entrate con la risoluzione 73/E del 23 marzo al quesito posto da un ministero che chiede se le indicazioni fornite precedentemente in materia dall'Amministrazione finanziaria (risoluzione 292337/1983 e circolare 1/1984) siano ancora valide.

 

I chiarimenti delle Entrate contenuti nella risoluzione 73/2009 si basano sulla disamina del Dpr 642/1972 ("Disciplina dell'imposta di bollo").

In base all'articolo 13 della tariffa allegata al decreto, l'imposta di bollo si applica su tutte le fatture, le ricevute, le quietanze e documenti simili rilasciati dal creditore "a liberazione totale o parziale di una obbligazione pecuniaria". Sono esenti dal bollo (secondo l'articolo 6 della tabella annessa allo stesso Dpr) i documenti relativi al pagamento di corrispettivi di operazioni soggette all'Iva.

 

L'Agenzia ribadisce, quindi, il principio dell'alternatività tra le due imposte, sottolineando che, se sulla quietanza non risulta evidenziata l'Iva, la norma riconosce l'esenzione dall'imposta di bollo se sulla stessa viene espressamente indicato che si tratta di documento connesso al pagamento di un corrispettivo per un'operazione che sconta l'imposta sul valore aggiunto.

 

Fonte: Agenzia Entrate

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Bollo su concessione edilizia.

Gli elaborati grafici e le relazioni tecniche allegati alla domanda di concessione edilizia e successivamente restituiti insieme al provvedimento abilitativo, scontano il bollo in caso d'uso (0,52 euro per ogni foglio o esemplare). Non rientrano, infatti, fra gli atti soggetti al bollo fin dall'origine (14,62 euro ogni 100 righe ovvero 4 facciate), previsti dall'articolo 4 della tariffa, parte prima, allegata al Dpr 642/1972.

E' in sintesi il contenuto della risoluzione n. 74/E del 23 marzo, in risposta a un Comune che chiedeva la corretta applicazione dell'imposta di bollo sui singoli elaborati che compongono il progetto allegato alla domanda di concessione edilizia.

 

Secondo il parere dell'Agenzia, i documenti in argomento rientrano, per la loro natura tecnica, fra quelli previsti dall'articolo 28 della tariffa, parte seconda, allegata al Dpr 642/1972, cioè "tipi, disegni, modelli, piani, dimostrazioni, calcoli ed altri lavori degli ingegneri, architetti, periti, geometri e misuratori; liquidazioni, dimostrazioni, calcoli ed altri lavori contabili dei liquidatori, ragionieri e professionisti in genere", per i quali si applica l'imposta di bollo in caso d'uso, pari a 0,52 euro per ogni foglio o esemplare.

 

Sulla questione, l'Amministrazione finanziaria aveva già chiarito che i documenti indicati nel citato articolo 28 sono soggetti all'imposta di bollo in caso d'uso, anche se allegati o integrati ad atti che scontano il bollo sin dall'origine (risoluzione 78/1995). Inoltre, con un secondo documento di prassi (risoluzione 97/2002), aveva precisato che il progetto conserva sempre la sua natura di elaborato tecnico, redatto da ingegneri, architetti o professionisti in possesso di determinati requisiti, anche se la normativa in materia di lavori pubblici ha stabilito che sia gli elaborati progettuali che i piani di sicurezza sono parte integrante del contratto (articolo 110 del Dpr 554/1999).

 

Alla luce del quadro fornito da normativa e prassi, i tecnici del fisco concludono che, nel caso in esame, i fogli costituenti il progetto tecnico allegato alla domanda di concessione edilizia, non possono rientrare fra gli atti per i quali è prevista l'applicazione dell'imposta di bollo fin dall'origine (articolo 4 della tariffa allegata al Dpr 642/1972). Scontano, pertanto, l'imposta di bollo in caso d'uso.

 

 

Fonte: Agenzia Entrate

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Ritenuta per operazioni a premio organizzate da più soggetti.

Nelle operazioni a premio predisposte per i propri dipendenti dal datore di lavoro insieme a un soggetto esterno è il primo a dover operare la ritenuta sulle somme percepite dal proprio personale anche se erogate materialmente dall'altro promotore. E' questo, in sintesi, il chiarimento dato dalla risoluzione n. 76/E del 24 marzo.

 

L'agenzia delle Entrate risponde a una società che ha progettato, insieme a un'impresa concessionaria di vendita di macchine movimento, l'erogazione di premi rivolti ai dipendenti di quest'ultima, conseguibili in caso di raggiungimento di determinati standard di fatturazione.

La società istante ritiene che debba essere il datore di lavoro a operare le ritenute sui premi e formula il proprio parere basandosi sulla circolare 326/1997 seconda la quale, nel caso di operazioni a premio promosse da più soggetti, è il datore di lavoro, come sostituto d'imposta, a dover effettuare il prelievo alla fonte quando esiste un collegamento (ad esempio un accordo o una convenzione) con l'altra società esterna organizzatrice, anche se è quest'ultima a elargire materialmente i "bonus".

 

L'Amministrazione finanziaria concorda con l'interpretazione del contribuente. Intanto, chiarisce che i premi, strettamente connessi allo svolgimento dell'attività lavorativa, rientrano tra i redditi da lavoro dipendente (come definito dall'articolo 51 del Tuir) e, quindi, sono soggetti a ritenuta d'acconto.

Richiamandosi poi alla circolare 326/1997, ribadisce che è "il collegamento" esistente, in questo caso costituito dalla co-organizzazione dell'iniziativa, tra datore di lavoro e la società esterna, a legittimare il primo a operare le ritenute anche se è il secondo a elargire i premi.

 

Proprio il collegamento rappresenta la condizione che differenzia il caso in esame da un altro riguardante un'operazione a premio per il personale di un'azienda, a cui l'Agenzia ha dato risposta con la risoluzione 101/2005. In quel caso, la manifestazione era organizzata esclusivamente dalla società esterna (senza alcuna partecipazione del datore di lavoro), che viene quindi individuata come soggetto obbligato a effettuare le ritenute sui premi.

 

Nella situazione ora prospettata, invece, il collegamento tra datore di lavoro e società esterna esiste ed è particolarmente importante perché, come stabilito dal Dpr 430/2001 ("Soggetti promotori delle manifestazioni a premio"), la co-promozione della manifestazione rende entrambi solidalmente responsabili delle obbligazioni assunte nei confronti dei partecipanti, in questo caso, dell'erogazione dei premi ai dipendenti.

 

Sulla base di questa considerazione, la risoluzione fornisce una serie di indicazioni operative su come gestire l'intera operazione. La società esterna erogatrice dei premi deve comunicare tempestivamente l'avvenuta distribuzione della somme o, se di tratta di un bene, l'importo del valore, al datore di lavoro. Questi potrà così regolarmente tassare il premio nel primo periodo di paga utile, operando una ritenuta a carico di tutti i compensi percepiti dal lavoratore dipendente nello stesso intervallo di tempo.

Nel caso di un bene materiale, se la ritenuta sul corrispondente valore supera l'ammontare dei compensi in denaro erogati dal datore di lavoro, il dipendente è obbligato a versare al sostituto d'imposta la somma corrispondente all'importo della ritenuta.

 

Fonte: Agenzia Entrate

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F24 enti pubblici.

L'F24 EP sarà adottato dalle Prefetture - Utg (Prefetture - Uffici territoriali del governo, articolo 11 del decreto legge 300/1999) e dalle amministrazioni pubbliche elencate nella tabella allegata al provvedimento (A.I.F.A. - Agenzia italiana del farmaco, Autorità di bacino del fiume Arno, Istituto agronomico per l'oltremare, Autorità di bacino del fiume Tevere).

Inoltre, su richiesta della Ragioneria generale dello Stato, l'utilizzo potrà essere esteso ad altre amministrazioni pubbliche titolari di contabilità speciali (articolo 1, comma 1, lettera a), decreto ministeriale 22 ottobre 2008).

Inizialmente, il provvedimento del direttore dell'Agenzia dell'8 novembre 2007 aveva riservato l'uso dell'F24 EP, a partire dal 1° gennaio 2008, agli enti pubblici individuati nelle tabelle A e B della legge 720/1984, quali province, comuni, comunità montane, regioni a statuto ordinario e speciale, Inps, Inail, ecc. e alle amministrazioni centrali dello Stato, titolari di conti presso la tesoreria centrale, che per il pagamento di stipendi e assegni fissi non si avvalgono delle procedure informatiche. I tributi che potevano essere versati erano l'Irap, le ritenute alla fonte Irpef e le relative addizionali comunale e regionale.

 

Esecuzione dei versamenti

I versamenti sono eseguiti mediante la trasmissione telematica del modello "F24 enti pubblici" alle Entrate, attraverso il servizio Entratel disponibile sul sito dell'Agenzia.

La trasmissione deve avvenire entro le ore 20.00 del secondo giorno lavorativo antecedente alla data di esecuzione dell'operazione di versamento indicata dagli enti pubblici fruitori del servizio. Per le trasmissioni effettuate oltre il termine, il pagamento viene eseguito il primo giorno lavorativo utile. L'addebito derivante dal saldo dell'F24 EP può essere richiesto solo sulle contabilità speciali aperte presso le tesorerie della Banca d'Italia, che devono essere obbligatoriamente intestate al soggetto corrispondente al codice fiscale indicato nel modello. La contabilità speciale di addebito è identificata dal codice Iban. Sul sito dell'Agenzia nella sezione "Ricevute" sono disponibili le ricevute per la trasmissione telematica, per gli enti che hanno usufruito del servizio.

 

Trattamento e sicurezza dei dati

L'Agenzia garantisce che i dati raccolti non saranno divulgati, comunicati, ceduti a terzi o utilizzati per scopi diversi da quelli indicati nel provvedimento. La sicurezza nella trasmissione è protetta dal meccanismo che prevede l'uso di un codice identificativo abbinato a una password. Anche la consultazione dei dati sarà consentita solo ai soggetti abilitati e garantita dalla tracciatura degli accessi effettuati.

 

Annullamento dei versamenti

Eventuali richieste di annullamento delle operazioni di versamento vanno trasmesse all'Agenzia tramite i servizi Entratel o Fisconline entro le 22.00 del secondo giorno lavorativo antecedente alla data di esecuzione effettiva dell'operazione da annullare. Le richieste pervenute oltre il termine sono nulle.

 

Estensione del modello ad altri tributi

L'utilizzo dell'F24 EP è esteso a tutti i tributi erariali amministrati dall'agenzia delle Entrate, dovuti dalle amministrazioni pubbliche individuate dai decreti ministeriali 5 ottobre 2007 e 22 ottobre 2008. Per i versamenti e la compilazione dei modelli di pagamento saranno istituiti, con apposite risoluzioni, i codici tributo.

 

Specifiche tecniche

Il provvedimento odierno approva, inoltre, le specifiche tecniche del modello "F24 enti pubblici", contenute nell'allegato 1 del provvedimento stesso.

 

 

Fonte: Agenzia Entrate

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Doppio "trasloco": metà immobile e quel che resta del 36 per cento.

In caso di vendita di un intero immobile interessato da lavori di ristrutturazione agevolati, "trasloca" anche il diritto, acquisito dal primo proprietario, alla detrazione della quota residua del 36 per cento. Ciò vale anche quando la cessione di una sola parte comporta, per l'acquirente, la piena proprietà del bene.

L'agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 77/E del 24 marzo, ha ribadito che l'ammissione al trasferimento del diritto a usufruire delle rate di detrazione non utilizzate dal venditore dipende dal totale passaggio di proprietà dell'immobile al compratore.

 

È la legge 449/1997 (articolo 1, comma 7) a stabilire che "In caso di vendita dell'unità immobiliare sulla quale sono stati realizzati gli interventi di cui al comma 1, le detrazioni previste dai precedenti commi non utilizzate in tutto o in parte dal venditore spettano per i rimanenti periodi di imposta di cui al comma 2 all'acquirente persona fisica dell'unità immobiliare". Questa la norma generale, ma nella realtà la condizione descritta può realizzarsi attraverso differenti modalità.

Così, la cessione di una porzione di edificio "ristrutturato" da parte del titolare esclusivo della proprietà non determina l'automatico trasferimento delle rate residue del 36 per cento. Lo stesso avviene però nel caso in cui la porzione in questione sia autonomamente accatastata: chi compra potrà usufruire delle detrazioni in proporzione alla misura dell'unità immobiliare acquistata (circolare 95/2000). In sostanza, il passaggio è consentito soltanto se la vendita riguarda un intero immobile.

 

Al contrario, non c'è alcuna possibilità di "migrazione" nell'ipotesi in cui si realizzi una divisione della proprietà.

 

Nel caso all'esame dei tecnici del Fisco, grazie alla cessione pro-quota (il 50% di una abitazione alla persona che già ne possiede il restante 50%), l'acquirente diventa unico titolare della proprietà dell'immobile. Si verifica, pertanto, la condizione dettata dalla legge e le detrazioni residue del 36% possono essere trasferite al compratore.

 

 

Fonte: Agenzia Entrate

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Assoggettabilità ad Irap dei compensi del sindaco.

L'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione numero 78/E del 25 Marzo 2009, ha stabilito che i compensi dell'attività di sindaco, inclusi nella disciplina del reddito di lavoro autonomo in relazione all'attività di dottore commercialista, devono essere assoggettati ad Irap.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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Nuova chance per il bonus assunzioni.

In rete il modello approvato con provvedimento del direttore dell'Agenzia per rinnovare la richiesta che apre nuovamente le porte al credito di imposta previsto per gli imprenditori che effettuano nuove assunzioni nelle aree svantaggiate (articolo 2, commi da 539 a 547, della legge n. 244/2007). Potranno utilizzarlo soltanto coloro che erano stati esclusi per esaurimento dei fondi.

 

Il modulo (mod. R/IAL), da oggi disponibile sul sito delle Entrate, dovrà essere trasmesso telematicamente dalle 10 del 1° aprile fino alle 24 del 20 aprile 2009, attraverso il prodotto di gestione denominato "RINNOVOIAL" disponibile sul sito internet dell'agenzia delle Entrate dal 26 marzo. Stesse modalità anche nel 2010.

È composto da un frontespizio - contenente il numero telematico dell’istanza che si vuole rinnovare e i dati identificativi del datore di lavoro – e dal quadro A con le notizie relative all’incremento dei lavoratori assunti, all’ammontare del credito di imposta spettante e alla verifica annuale del livello occupazionale.

Nel caso in cui il modello fosse scaricato da altri siti internet, bisogna controllare che sia conforme a quello approvato dal provvedimento firmato oggi, che rechi l’indirizzo dal quale è stato scaricato e contenga gli  estremi del provvedimento.

 

La nuova richiesta potrà essere inoltrata direttamente dal soggetto interessato o dagli intermediari autorizzati. Quest’ultimi hanno comunque l’obbligo di rilasciare al contribuente un esemplare cartaceo dell’istanza e di consegnargli la ricevuta di ricezione spedita dall’Amministrazione finanziaria, che prova l’avvenuta presentazione della domanda. Sarà lui, infatti, a dover conservare la documentazione.

 

Si precisa che la richiesta di agevolazione potrà essere inviata soltanto da chi aveva già inoltrato istanza di bonus attraverso il modello IAL, approvato con il provvedimento direttoriale del 15 maggio 2008, ma che era stato escluso dal beneficio, per intero o in maniera parziale, perché terminati i fondi stanziati per gli anni 2008, 2009 e 2010.

 

Fonte: Agenzia Entrate

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In arrivo l'autocertificazione per i mutuatari non inclusi negli elenchi.

Entro fine settimana, le banche riceveranno dall'Associazione bancaria italiana una circolare riguardante il modello di autocertificazione mediante il quale i mutuatari avranno la possibilità di attestare il possesso dei requisiti per poter accedere all'agevolazione del "tetto al 4 per cento", disposta dal Decreto Anticrisi. Il modello è destinato a quei mutuatari non compresi negli elenchi inviati l'11 Marzo scorso dall'Agenzia delle Entrate alle singole banche.

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Unico società di capitali 2009: il modello si riallinea agli Ias.

I riallineamenti delle "divergenze" derivanti dall'applicazione dei principi contabili internazionali, con le relative imposizioni "sostitutive", rientrano sicuramente tra le novità di maggior rilievo in Unico Società di capitali 2009. Fonte della new entry nel modello di dichiarazione, le norme contenute nel Dl 185/2008.

 

Il decreto legge "anticrisi" ha previsto all'articolo 15, commi da 1 a 8-bis, la possibilità di riallineare alcune divergenze esistenti all'inizio del secondo periodo d'imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2007, con effetto a partire da tale inizio, che possano risultare:

 

 

dall'adozione dei principi contabili internazionali (Ias/Ifrs) e che non si sarebbero manifestate se le modifiche apportate agli articoli 83 e seguenti del Tuir, dall'articolo 1, comma 58, della Finanziaria 2008, avessero trovato applicazione sin dal bilancio del primo esercizio di adozione dei principi stessi

dalla valutazione dei beni fungibili e dalla eliminazione di ammortamenti, di rettifiche di valore e di fondi di accantonamento, per effetto dell'applicazione dell'articolo 13, commi 2, 5 e 6, del Dlgs 38/2005.

 

Per quanto riguarda la prima ipotesi, è stata prevista la sezione XI del quadro RQ; destinatari sono i soggetti che, redigendo il bilancio in base agli Ias/Ifrs, abbiano deciso di esercitare l'opzione per il riallineamento, ai fini dell'Ires e dell'Irap, delle divergenze:

esistenti all'inizio del secondo periodo d'imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2007, con effetto a partire da tale inizio

che non si sarebbero manifestate se le modifiche apportate agli articoli 83 e seguenti del Tuir dalla legge finanziaria per il 2008 avessero trovato applicazione sin dal bilancio del primo esercizio di adozione dei principi contabili internazionali.

 

Tra i disallineamenti in questione sono esclusi quelli:

emersi in sede di Fta (first time adoption, cioè di prima applicazione dei principi contabili internazionali) che derivano dalla valutazione dei beni fungibili e dall'eliminazione di ammortamenti, di rettifiche di valore e di fondi di accantonamento per effetto dei commi 2, 5 e 6 dell'articolo 13 del Dlgs 38/2005

derivati dalle deduzioni extracontabili operate per effetto della soppressa disposizione della lettera b) dell'articolo 109, comma 4, del Tuir

che si sarebbero, comunque, determinati anche a seguito dell'applicazione delle disposizioni dello stesso Tuir, così come modificate dalla Finanziaria 2008.

 

Per tali disallineamenti, le società possono scegliere se effettuare la ripresa considerando la totalità delle differenze positive e negative oppure le singole fattispecie.

 

Il rigo tiene conto anche dell'ipotesi, prevista dall'articolo 15, comma 6, del Dl 185/2008, delle operazioni straordinarie (articoli 172, 173 e 176 del Tuir), intervenute nell'esercizio successivo a quello in corso al 31 dicembre 2007 tra soggetti che redigono il bilancio in base ai principi contabili internazionali. Infatti, la società che compila la dichiarazione può considerare i disallineamenti, chiamiamoli "derivati", del complesso dei valori dei beni ricevuti applicando le disposizioni dei commi 4 o 5 dell'articolo 15 del decreto, però in modo autonomo rispetto ai disallineamenti "originari", riferendoli a ciascuno dei soggetti interessati all'aggregazione; in tale caso, il beneficiario individua la società fusa o incorporata, conferente o scissa indicandone il codice fiscale.

 

Le colonne 3, 6 e 8 sono destinate all'indicazione delle aliquote applicabili ai fini Ires, Irap e delle eventuali maggiorazioni, le cui imposte si indicano rispettivamente nelle colonne 4, 7 e 9, con totale nella colonna 10.

L'imposta va versata in unica soluzione entro il termine per il saldo delle imposte relative all'esercizio successivo a quello in corso al 31 dicembre 2007.

 

Se il saldo (Ires e/o Irap) da indicare nelle colonne 2 e/o 5 dovesse essere negativo, l'ammontare può essere dedotto, per quote costanti, dall'imponibile del secondo esercizio successivo a quello in corso al 31 dicembre 2007 e dei 4 successivi.

 

La seconda parte della sezione XI è dedicata al riallineamento delle divergenze per singole fattispecie.

In tale ipotesi, ciascun saldo oggetto di riallineamento è assoggettato a imposta sostitutiva dell'Ires, dell'Irap e di eventuali addizionali, con aliquota del 16 per cento.

 

A differenza del precedente riallineamento, per questo cosiddetto "parziale" in caso di saldo negativo non è comunque ammessa alcuna deduzione dall'imponibile degli esercizi successivi.

 

Nella colonna 2 dei righi dedicati all'esposizione dei dati per singolo riallineamento (da RQ48 a RQ50) va indicata la denominazione delle componenti reddituali e patrimoniali delle operazioni aventi la medesima natura ai fini delle qualificazioni di bilancio e dei relativi rapporti di copertura.

Il saldo è relativo al disallineamento esistente all'inizio del secondo periodo d'imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2007.

 

Quest'ultimo rigo è dedicato alla totalizzazione dei saldi positivi, che è assoggettato a imposta sostitutiva. L'imposta sostitutiva è versata in unica soluzione entro il termine di versamento a saldo delle imposte relative all'esercizio successivo a quello in corso al 31 dicembre 2007.

 

La seconda opzione prevista dall'articolo 15, comma 3, lettera b), del decreto legge 185/2008, è contenuta nella nuova sezione V-B del quadro RQ.

 

Esercitando l'opzione per il riallineamento delle divergenze emerse in sede di prima applicazione dei principi contabili internazionali (Fta), la società può assoggettare ai fini Ires, Irap e di eventuali addizionali, le divergenze esistenti all'inizio del secondo periodo d'imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2007, con effetto a partire da tale inizio, a imposta sostitutiva.

 

Ci si riferisce in particolare alle divergenze che derivano dalla valutazione dei beni fungibili e dall'eliminazione di ammortamenti, di rettifiche di valore e di fondi di accantonamento, per effetto dei commi 2, 5 e 6 dell'articolo 13 del decreto legislativo 28 febbraio 2005, n. 38.

 

Nel citato articolo 13, ad esempio, è ancora previsto per le società che in sede di Fta abbiano cambiato la valutazione dei beni fungibili passando dai criteri indicati nell'articolo 92, commi 2 e 3, del Tuir, a quelli previsti dagli Ias/Ifrs, l'esercizio di una opzione per continuare ad adottare ai fini fiscali i precedenti criteri di valutazione. Quindi, la divergenza esistente che si decide di riallineare va indicata nella apposita colonna 5 del rigo RQ25. Così anche per i commi 2 e 6 dell'articolo 13 del decreto n. 38 del 2005.

 

Per tale riallineamento si applicano le disposizioni dettate dall'articolo 1, comma 48, della Finanziaria 2008: l'applicazione dell'imposta sostitutiva può essere anche parziale e, in tal caso, deve essere richiesta per classi omogenee. L'importo va determinato complessivamente applicando le aliquote del 12, 14 e 16% agli scaglioni indicati al citato comma 48, articolo 1, della legge 244/2007.

 

Infine, è previsto che con decreto di natura non regolamentare del ministro dell'Economia e delle Finanze siano adottate disposizioni attuative per applicare la predetta disciplina anche in caso di:

variazioni che intervengono nei principi contabili Ias/Ifrs adottati, rispetto ai valori e alle qualificazioni che avevano in precedenza assunto rilevanza fiscale

variazioni registrate in sede di prima applicazione dei principi contabili internazionali effettuata successivamente al periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2007.

 

 

Fonte: Agenzia Entrate

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Unico 2009, rigo RF118: integrazione delle istruzioni alla compilazione con l'articolo 96 Tuir.

Nella compilazione del prospetto della dichiarazione dei redditi, Unico 2009, relativo alla determinazione della deduzione degli interessi passivi (Rigo FR 118, colonna 1), i soggetti Ires non devono considerare gli interessi passivi indicati in bilancio; ciò in quanto, all'importo degli interessi passivi indicati in bilancio, devono essere sommati gli interessi relativi ai canoni di leasing, devono essere sottratti gli oneri finanzari non soggetti al test dell'articolo 96 del Tuir e quelli sempre indeducibili.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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I limiti di deducibilità degli interessi passivi in Unico 2009.

Nel modello della dichiarazione dei redditi, Unico 2009, è presente un apposito prospetto per determinare la quota indeducibile degli interessi passivi dei soggetti Ires. Il prospetto è presente nel quadro RF, righi da RF118 a RF121.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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sabato 21 marzo 2009

Contributi erogati dalla Comunità europea – Esercizio del diritto alla detrazione.

L’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti sul trattamento tributario, ai fini dell’Imposta sul valore aggiunto, delle somme erogate dalla Comunità europea a titolo di contributo e sugli adempimenti relativi all’esercizio del diritto alla detrazione dell’Iva assolta sugli acquisti effettuati in relazione al programma agevolato.

(risoluzione n. 61/e dell'11 marzo 2009 )


Fonte: Min.Finanze

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Rivalutazione di beni immobili.

L’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti sulla rivalutazione dei beni immobili delle imprese che non adottano i principi contabili internazionali nella redazione del bilancio.

(circolare n. 11/e del 19 marzo 2009 )


Fonte: Min.Finanze

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Assegnazione di alloggi ai soci di cooperative edilizie.

Sono state precisate dall'Agenzia delle Entrate le modalità di calcolo del termine quinquennale di inalienabilità di un alloggio assegnato a soci di cooperative edilizie, al fine di non perdere i benefici fiscali goduti come acquisto di “prima casa".

(risoluzione n. 67/e del 17 marzo 2009 )

Fonte: Min.Finanze

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Dichiarazione e versamento delle imposte - Esercizio non coincidente con l’anno solare.

L’Agenzia delle Entrate ha chiarito le modalità di presentazione della dichiarazione e di versamento delle imposte, in caso di esercizio non coincidente con l’anno solare.

(risoluzione n. 66/e del 17 marzo 2009 )

Fonte: Min.Finanze

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Ok allo scomputo delle ritenute anche se il sostituto non certifica.

Professionisti e imprenditori possono scomputare dall'Irpef le ritenute subite sui redditi d'impresa e di lavoro autonomo anche in assenza della certificazione rilasciata dal sostituto d'imposta a patto che esibiscano la fattura e la relativa documentazione della banca (o altro intermediario finanziario) comprovante l'importo percepito. In caso di controllo da parte dell'Amministrazione finanziaria, occorre aggiungere anche una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà.

 

L'agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 68/E del 19 marzo, chiarisce i dubbi, avanzati da numerosi contribuenti, sulla possibilità di scomputare le ritenute sui redditi da lavoro autonomo e d'impresa quando manca la certificazione rilasciata dal sostituto d'imposta. In questo caso, il contribuente può, per poter scomputare le ritenute, esibire la fattura e la relativa documentazione proveniente da banche o operatori finanziari che attesti l'importo del compenso effettivamente percepito, al netto della ritenuta.

 

In caso di controllo formale delle dichiarazioni dei redditi, a questi documenti andrà aggiunta una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, redatta ai sensi del Dpr 445/2000. Con tale certificato il contribuente dovrà affermare, sotto la propria responsabilità, che la documentazione presentata è relativa esclusivamente a una fattura contabilizzata e che non vi sono altri pagamenti da parte del sostituto d'imposta relativi ad essa.

 

In questo caso, sottolinea la risoluzione, la dichiarazione sostituiva, con la relativa documentazione, assume "un valore probatorio equipollente" alla certificazione proveniente dal sostituto d'imposta, quindi, legittima lo scomputo delle ritenute.

Secondo l'articolo 47 del Dpr 445/2000, infatti, l'atto di notorietà può riferirsi a stati, qualità personali o fatti a diretta conoscenza dell'interessato: tra questi, rientra sicuramente la conoscenza diretta che il contribuente possiede sul rapporto tra la fattura esibita e la documentazione che attesta l'importo incassato. La dichiarazione, inoltre, può indicare anche stati, qualità personali o fatti a diretta conoscenza dell'interessato ma relativi a terzi: in questo caso, il sostituito può dichiarare che il sostituto d'imposta ha operato sul proprio compenso una ritenuta.

 

 

Fonte: Agenzia Entrate

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Novità fiscali del decreto anti-crisi.

Ravvedimento operoso

Il decreto”anticrisi” ha modificato, diminuendola ulteriormente, la misura delle sanzioni applicabili in caso di ravvedimento operoso. Per la regolarizzazione spontanea delle violazioni tributarie, sono ora previste:

in caso di mancato pagamento del tributo, la sanzione ridotta a 1/12 del minimo (prima era 1/8), se il versamento avviene entro trenta giorni dalla scadenza del termine stabilito

in caso di errori e omissioni anche incidenti sulla determinazione o sul pagamento del tributo, la sanzione ridotta a 1/10 del minimo (in precedenza, era 1/5), se la regolarizzazione avviene entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa all’anno nel corso del quale è stata commessa la violazione

in caso di mancata presentazione della dichiarazione, la sanzione ridotta ad 1/12 del minimo (prima era 1/8), se il ravvedimento è perfezionato entro 90 giorni dalla scadenza.

La circolare precisa che la nuova misura delle sanzioni si applica a tutte le regolarizzazioni avvenute a decorrere dal 29 novembre 2008 (data di entrata in vigore del Dl 185), anche se riguardano violazioni commesse in data anteriore.

 

Abolizione obblighi di natura tributaria

Il Dl 185/2008 ha abolito alcuni obblighi che non avevano trovato pratica applicazione per la mancata adozione dei provvedimenti attuativi. Si tratta: della trasmissione telematica dei corrispettivi giornalieri all’Agenzia da parte delle imprese che operano nella grande distribuzione e da parte dei commercianti al minuto e degli esercenti attività assimilate (articolo 22 del Dpr 633/1972); della comunicazione preventiva delle compensazioni per importi superiori a 10mila euro da parte dei titolari di partita Iva; della memorizzazione su supporto elettronico delle operazioni di cessione di beni e prestazioni di servizi effettuate con i distributori automatici.

La circolare ricorda che le imprese di grande distribuzione commerciale e di servizi hanno comunque la facoltà di optare per la trasmissione telematica dei corrispettivi, secondo le modalità indicate dal provvedimento direttoriale del 12 marzo scorso.

 

Province colpite da eventi sismici

Per i contribuenti delle province di Campobasso e Foggia colpiti dagli eventi sismici del 31 ottobre 2002 è prevista la procedura per definire gli adempimenti e i versamenti tributari sospesi a partire dal 31 ottobre 2002 fino al 30 giugno 2008.

In particolare, risolvendo le incertezze generate dalle diverse definizioni di soggetti beneficiari susseguitesi nel tempo, viene stabilito che la procedura di definizione delle posizioni fiscali rimaste sospese è applicabile a “tutti i soggetti residenti o aventi domicilio nei territori maggiormente colpiti dagli eventi sismici”. Si tratta, dunque:

delle persone fisiche, anche in qualità di sostituti d’imposta, che al 31 ottobre 2002 erano residenti o avevano domicilio fiscale nei territori dei comuni colpiti dal sisma, compresi coloro che avevano richiesto al sostituto d’imposta di non operare le ritenute alla fonte a titolo di acconto

delle persone fisiche, anche in qualità di sostituti d’imposta, che al 31 ottobre 2002 avevano sede operativa (luogo adibito ad esercizio di attività imprenditoriale o professionale) nei territori dei comuni colpiti dal sisma, compresi coloro che avevano richiesto al sostituto d’imposta di non operare le ritenute alla fonte a titolo di acconto

i soggetti, diversi dalle persone fisiche, anche in qualità di sostituti d’imposta, che alla data del 31 ottobre 2002 avevano sede legale o operativa nei territori colpiti dal sisma.

 

Per la definizione dei versamenti sospesi, andrà corrisposto l’ammontare dovuto per ciascun tributo o contributo ovvero per ciascun carico iscritto a ruolo, al netto dei versamenti già eseguiti, ridotto al 40%, in 120 rate mensili di pari importo da versare entro il giorno 16 di ciascun mese a decorrere da giugno 2009.

Per il mancato versamento delle somme dovute per la definizione, si applicheranno le sanzioni e gli interessi ordinariamente previsti per il mancato o tardivo versamento delle imposte. Le somme non corrisposte saranno iscritte a ruolo, con conseguente riscossione coattiva delle eventuali rate non pagate.

Gli interessati, inoltre, dovranno inviare una comunicazione relativa alle modalità e ai dati della definizione, utilizzando uno specifico modello che sarà approvato con un successivo provvedimento del direttore dell’agenzia delle Entrate.

 

Rimborsi ultradecennali

L’articolo 9, comma 1, del dl anticrisi dispone, per gli anni 2008-2009, che le risorse relative ai rimborsi dell’Iva sulle “auto aziendali” confluiscano nel “fondo per l’estinzione dei debiti pregressi delle amministrazioni centrali”, allo scopo di provvedere all’estinzione dei crediti maturati nei confronti dei ministeri al 31/12/2007 (e accertati con decreto del ministro dell’Economia e delle Finanze) e all’erogazione dei rimborsi ultradecennali.

Il comma 2 dello stesso dispone l’abrogazione della norma in base alla quale, “decorsi più di dieci anni dalla richiesta di rimborso, le somme complessivamente spettanti, a titolo di capitale e di interessi, per crediti riferiti alle imposte sul reddito delle persone fisiche e delle persone giuridiche ovvero all’imposta sul reddito delle società” maturano interessi giornalieri a un tasso definito ogni anno con decreto ministeriale. Pertanto, le somme richieste a rimborso per le quali il termine decennale è maturato entro il 29 gennaio 2009 (data di entrata in vigore della legge di conversione del Dl anticrisi) sono integrate dagli interessi giornalieri, che il contribuente ha diritto a percepire. Se il decorso dei dieci anni dalla data dell’istanza si è invece compiuto successivamente, le somme non sono più produttive di interessi.

 

Procedure di riscossione

Potenziati i poteri degli agenti della riscossione sulle inadempienze in materia di versamenti relativi alle definizioni agevolate. Fra le novità: la possibilità di procedere all’espropriazione immobiliare se i debiti “da condono” sono superiori a 5mila euro (ordinariamente, la procedura è prevista per importi superiori a 8mila euro); l’abolizione della preventiva iscrizione ad ipoteca, prevista per i crediti che non superano il limite del 5% del valore dell’immobile, prima di procedere all’esproprio; la possibilità per l’agente della riscossione, decorsi inutilmente 60 giorni dalla notifica della cartella, di utilizzare i dati relativi ai rapporti finanziari in possesso dell’agenzia delle Entrate, compresi quelli riguardanti i conti correnti e postali che banche, Poste italiane, intermediari finanziari sono tenuti a comunicare all’Anagrafe tributaria..

 

Infine, la descritta procedura di espropriazione semplificata si applica anche ai contribuenti che hanno usufruito della definizione agevolata dei ritardati od omessi versamenti (articolo 9-bis della legge 289/2002). Per questa forma speciale di sanatoria, il perfezionamento avveniva solo con il pagamento integrale di tutte le somme dovute. Il mancato versamento anche di una sola rata fa venir meno la definizione agevolata. Di conseguenza, non è necessaria l’iscrizione a ruolo delle rate residue, ma riprende la riscossione delle somme originariamente dovute, al netto degli importi versati. Per il loro recupero, opera dunque la procedura semplificata per l’espropriazione del patrimonio immobiliare.

 

 

Fonte: Agenzia Entrate

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Le fatture faxate dal fornitore non consentono di dedurre i costi.

Con la sentenza n. 4502 del 25 febbraio 2009, la Corte di cassazione è intervenuta in tema di accertamento del reddito di impresa stabilendo che la disposizione dell'articolo 22 del Dpr 600/1973 costituisce norma derogatoria dell'ordinario regime civilistico delle prove documentali in merito all'equiparazione fra originale e copia della quale non sia contestata la conformità. L'obbligo di conservazione degli originali delle fatture non può dunque essere ovviato mediante esibizione di copie fotostatiche ovvero teletrasmesse via fac-simile (trasmissione telefax) in assenza di idonea giustificazione da parte del contribuente per l'indisponibilità dell'originale.

Peraltro, la questione affrontata, essendo connotata dal requisito della "novità", ha comportato la compensazione delle spese del giudizio di legittimità, nonostante la reiezione del ricorso del contribuente che pretendeva di documentare dei costi a mezzo della fotocopia del fax.

 

Il fatto

Nel dettaglio, la controversia riguardava un avviso di accertamento attraverso il quale l'Amministrazione finanziaria riprendeva a tassazione una serie di costi dedotti da una società, supportati non dagli originali delle fatture, bensì da copie-fax di queste ultime inviate dal proprio fornitore.

Il ricorso contro l'atto impositivo veniva accolto dalla Commissione tributaria provinciale adita, ma ribaltato in appello, ritenendo legittimo il secondo giudice il disconoscimento dei costi dedotti sulla base di fotocopie dei fax delle fatture di acquisto, in considerazione che l'articolo 22 del Dpr 600/1973 impone la conservazione degli originali degli atti ricevuti quale unica garanzia di una contabilità regolarmente tenuta, mentre le fotocopie non offrono le stesse assicurazioni di integrità dei documenti originali.

 

Il conseguente ricorso per Cassazione è sorretto da due motivi, con i quali la società soccombente denuncia la sentenza del riesame, rispettivamente:

per erronea interpretazione dell'articolo 22 del Dpr 600/1973, sottolineando, al contrario dell'erroneo convincimento della Commissione regionale, come la copia del fax abbia la stessa efficacia probatoria dell'originale

per violazione dell'articolo 75 del Dpr 917/1986 (testo vigente ratione temporis), in quanto, pur ammettendo che la documentazione in copia non fosse formalmente corretta, dal punto di vista sostanziale non doveva essere messa in discussione la deducibilità dei costi, atteso che non era mai stata posta in dubbio la loro effettività, inerenza e competenza degli acquisti effettuati in esercizio di impresa.

 

I motivi della decisione

La Suprema corte valuta infondato il ricorso e non condivide, quanto al primo rilievo, la tesi della ricorrente, argomentando che, se è vero che il documento che incorpora la fattura trasmessa a mezzo fax è sostanzialmente una copia dell'originale, è altrettanto vero che l'originale del fax offre maggiori garanzie perchè non si presta a essere manipolato (con un fotomontaggio), almeno da parte di chi lo riceve. Peraltro, la Corte ricorda che se si fosse trattato di fax trasmesso per mezzo di personal computer, il legislatore ha imposto l'obbligo di conservare il supporto elettronico fino al momento della stampa, proprio per evitare il supposto rischio di alterazioni, insito in ogni riproduzione meccanografica non confrontabile con l'originale.

 

Osserva ancora il giudice che l'articolo 22 del Dpr 600/1973, che impone appunto l'obbligo di conservare la documentazione originale, è norma "speciale" rispetto al regime ordinario della prova documentale previsto dall'articolo 2712 c.c., che equipara la copia all'originale se colui contro il quale è prodotta non ne disconosce la conformità ai fatti o alle cose medesime. Tale maggior cautela fiscale rispetto a quella civile trova la sua ratio nella tendenziale indisponibilità del rapporto tributario e del suo regime probatorio.

 

D'altra parte, la Corte stigmatizza il comportamento del contribuente per non avere agito con coerenza anche riguardo all'onere probatorio, non avendo giustificato la mancata conservazione degli originali dei documenti di cui trattasi (come, ad esempio, allegando valide ragioni in ordine alla distruzione accidentale o per causa di forza maggiore dei documenti originali, eventualmente rafforzate dalla denuncia all'Autorità giudiziaria, secondo l'id quod plerumque accidit). E anche se si volesse attribuire carattere meramente formale alla violazione de qua, tale particolare è sintomatico, secondo il collegio, di un comportamento almeno "sospetto" da parte del contribuente stesso (argomentando anche ex articolo 116, secondo comma, c.p.c.).

Conclude pertanto la Corte sul punto, affermando il principio che le fotocopie di documenti originali, che non risultino smarrite o distrutte per cause non imputabili al contribuente, non hanno affatto lo stesso valore probatorio degli originali.

 

Quanto al secondo rilievo, va da sé, specularmente, che il ragionamento della ricorrente appare errato per ridondanza in quanto non tiene conto del fatto che proprio l'irregolarità della documentazione - a monte - elide la sussistenza del requisito della certezza del costo - a valle -, nonché la conseguente verifica dell'inerenza e della competenza, presupposti della deducibilità ex articolo 75 del Tuir. Al riguardo, va richiamato il principio affermato dalla giurisprudenza di legittimità secondo cui, in tema di imposte sul reddito, con riferimento alla determinazione del reddito d'impresa, l'onere della prova circa l'esistenza e l'inerenza dei costi, ai sensi dell'articolo 2697 c.c., ricade sul contribuente (Cassazione 11078/2008, 1709/2007, 18710/2005, 11240/2002, 10802/2002, 16198/2001), per cui è quest'ultimo che, ove intenda sostenere l'esistenza di costi maggiori di quelli considerati, deve documentare che essi sono stati effettivamente affrontati e sono inerenti all'esercizio cui l'accertamento si riferisce.

 

Osservazioni

Per completezza si osserva che le conclusioni della Corte appaiono interessanti, anche e soprattutto se lette alla luce delle indicazioni fornite sull'argomento dall'Amministrazione finanziaria.

Si richiama al riguardo la risoluzione 107/2001, nella quale l'agenzia delle Entrare si è pronunciata sulla validità di una procedura che prevedeva l'invio della fattura al ricevente, da parte della società emittente, tramite fax. Il documento, ricevuto dalla scheda fax del sistema, veniva instradato all'interno del sistema operativo, trasformato in formato elettronico, e infine memorizzato su disco e storicizzato all'interno dell'archivio insieme alla sua immagine.

Tale sistema, però, a differenza della fattispecie esaminata dalla sentenza 4502/2009 in commento, garantiva l'integrità del documento e la sua inalterabilità, non potendo più essere né modificato né manipolato. Nel contesto interpretativo della risoluzione 107/2001, l'agenzia delle Entrate ha, pertanto, sostenuto che la trasmissione delle fatture tramite posta elettronica o con procedure informatizzate doveva ritenersi legittima, sempre che i dati relativi alle operazioni rilevanti ai fini Iva vengano materializzati in documenti cartacei.

Tra tali procedure non è però contemplata quella del semplice invio a mezzo fax del documento che, quindi, non è mai stata ritenuta idonea a integrare i presupposti di integrità del documento imposti nel sistema dell'Iva dal Dpr 633/1972. Infatti, nel caso di utilizzo di fax tradizionali, cioè non connessi a strumenti informatici, la fattura, sia elettronica che cartacea, deve essere riprodotta su carta per l'invio e il soggetto destinatario la riceve mediante stampa su supporto cartaceo (circolare 45/2005).

 

 

Fonte: Agenzia Entrate

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"Prima casa": perdita dei benefici se si vende entro 5 anni dal rogito.

Il socio di una cooperativa edilizia assegnatario di un appartamento per il quale ha goduto delle agevolazioni "prima casa", decade dai benefici se rivende l'immobile prima che siano trascorsi cinque anni dalla data del rogito notarile e non dal verbale di consegna con cui è avvenuta l'assegnazione provvisoria.

E' questo quanto chiarisce l'agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 67/E del 17 marzo.

 

In un periodo difficile per l'economia, il mattone continua a essere per molti italiani un bene rifugio e, seppur con molti sacrifici, l'acquisto della "prima casa" è un obiettivo prioritario per le famiglie.

Molti, per realizzare questo sogno a un prezzo meno oneroso, decidono di entrare a far parte di cooperative edilizie, a proprietà individuale, che hanno come scopo sociale proprio quello di costruire case, rientranti nella definizione di "non di lusso", da assegnare successivamente ai soci. In questo ambito, i soci assegnatari, ricorrendo le condizioni previste, chiedono di usufruire dei benefici "prima casa", per non decadere dai quali è necessario che l'immobile non sia venduto prima di cinque anni.

 

Il quesito che pone il proprietario di un'abitazione assegnata da una cooperativa edilizia nel 1997 e poi definitivamente trasferita con rogito notarile stipulato nel 2008, è da quando si debba considerare l'inizio del quinquennio, se dalla data di assegnazione provvisoria dell'immobile (verbale di consegna) oppure dalla data dell'atto (rogito notarile) che determina il trasferimento della proprietà dalla cooperativa al socio assegnatario.

A parere dell'istante, il quinquennio di inalienabilità decorre dalla data del verbale di consegna da parte della cooperativa edilizia e non dalla data del rogito notarile.

 

Di parere opposto è l'agenzia delle Entrate.

Il socio di una cooperativa, infatti, attraverso il verbale di consegna entra in possesso dell'immobile, su cui vanta il diritto di acquisto, prima della stipula dell'atto notarile di trasferimento, ma, fino all'assegnazione definitiva, l'abitazione resta di proprietà della cooperativa. Nel verbale è sancito il solo diritto personale che l'assegnatario vanta nei confronti della società edilizia. A conforto di questa posizione si è espressa anche la Corte di cassazione: "l'assegnazione dell'alloggio al socio non può di per sé spiegare alcun effetto traslativo senza la successiva stipula del contratto di mutuo individuale, perché essa attribuisce esclusivamente un diritto di godimento …" (sentenza n. 4626/2007).

Dal momento che il Testo unico sull'imposta di registro prevede che l'agevolazione (aliquota del 3% anziché del 7%) possa essere riconosciuta in presenza di un atto che sancisce il trasferimento del diritto di proprietà di case non di lusso (ovvero di atti che trasferiscono o costituiscono un altro diritto reale: nuda proprietà, usufrutto, uso, abitazione), il periodo quinquennale di inalienabilità dell'immobile acquistato con i benefici "prima casa" decorre necessariamente dalla data in cui, attraverso il rogito notarile, è avvenuto il trasferimento della proprietà dalla cooperativa al socio.

 

 

Fonte: Agenzia Entrate

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La convenienza a rivalutare immobili.

Nella predisposizione dei bilanci 2008, gli operatori incontrano diverse difficoltà nel valutare la convenienza ad effettuare rivalutazioni di immobili. L' elemento decisivo che condurrà il contribuente ad optare per la rivalutazione o meno, sarà dato dalla presenza di riserve finanziarie. Data la presenza di aliquote ridotte, la rivalutazione, sia ai fini civilistici che fiscali, ha attratto diversi operatori, data anche la possibilità di eseguire maggiori ammortamenti deducibili a partire dal 2013 e di determinare una minore plusvalenza fiscale in caso di cessione, a decorrere dal 2014; dovranno essere valutati anche altri aspetti, quali il rilievo dei maggiori valori ai fini della disciplina sulle società non operative e la penalizzazione derivante da un'eventuale distribuzione della riserva.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Onlus anche per consultori familiari.

Un'associazione che gestisce un consultorio può essere iscritta nell'anagrafe delle Onlus nel settore dell'assistenza sociale e socio-sanitaria, qualora il consultorio realizzi gli scopi previsti dall'articolo 1 della legge 29 luglio 1975, n. 405(1) senza oneri economici a carico dell'utente. E' il principale chiarimento fornito con la risoluzione n. 70/E del 20 mazo, documento con il quale l'agenzia delle Entrate ha indicato, più in generale, i requisiti necessari per la riconducibilità di un'attività fra quelle di "utilità sociale".

 

I quesiti

La risoluzione ha risolto due dubbi interpretativi. Il primo, relativo alla possibilità per un'associazione che gestisce un consultorio familiare, in conformità alla normativa nazionale e regionale in materia di consultori familiari, di essere iscritta nell'anagrafe delle Onlus nel settore dell'assistenza sociale e socio-sanitaria, espressamente previsto dall'articolo 10, comma 1, lettera a), n. 1, del decreto legislativo 460/1997, tra i settori di attività in cui le Onlus sono tenute a operare. Il secondo, sulla possibilità per una associazione, il cui statuto prevede molteplici attività, di essere iscritta nell'anagrafe delle Onlus nel settore della tutela e valorizzazione della natura e dell'ambiente, previsto dall'articolo 10, comma 1, lettera a), n. 8), del Dlgs 460/1997.

 

In ordine al primo quesito, l'agenzia delle Entrate ha ricordato, in primo luogo, che l'attività di assistenza sociale e socio-sanitaria, ai sensi dell'articolo 10, comma 4, del Dlgs 460/1997, fa parte di quei settori per i quali le finalità di solidarietà sociale si considerano immanenti.

Sull'argomento, le circolari 168/1998 e 48/2004 hanno chiarito che il principio di immanenza del fine solidaristico nell'attività di assistenza sociale e socio-sanitaria va inteso nel senso che l'attività deve essere necessariamente rivolta nei confronti di categorie particolarmente vulnerabili, al fine di assicurarne la protezione sociale, in quanto la condizione di svantaggio dei destinatari è presupposto essenziale dell'attività stessa.

Tale caratterizzazione dell'attività si rende necessaria per concretizzare il perseguimento delle finalità solidaristiche da parte della Onlus.

 

L'Amministrazione ha, quindi, osservato che i consultori privati che svolgono assistenza alla famiglia e alla maternità, in conformità ai principi enunciata dalla legge 405/1975 (legge istitutiva dei consultori familiari), perseguono finalità solidaristiche, assicurando protezione sociale a particolari soggetti meritevoli di sostegno sociale senza oneri economici a carico degli assistiti.

 

In sostanza, nella risoluzione è stato precisato che, nel caso dei consultori privati, la solidarietà sociale è assicurata dal rispetto dei principi contenuti nella citata legge 405/1975, nonchè nelle leggi regionali di settore, che prevedono il servizio di assistenza alla famiglia e alla maternità, e dall'assenza di oneri economici a carico dei destinatari del servizio.

 

Nella risoluzione è stato, altresì, evidenziato che le Onlus possono svolgere la loro attività anche in regime di convenzione con le Amministrazioni pubbliche, in base al disposto dell'articolo 143, comma 3, lettera b), del Tuir, secondo il quale i contributi corrisposti dalle stesse Amministrazioni pubbliche per lo svolgimento convenzionato o in regime di accreditamento di attività aventi finalità sociali, "non concorrono in ogni caso alla formazione del reddito".

Perciò, l'associazione che gestisce il consultorio può agire anche in regime di convenzione con le Amministrazioni pubbliche e ricevere contributi pubblici non soggetti a imposizione.

 

Relativamente al secondo quesito, l'Agenzia ha evidenziato come dall'esame dello statuto emergessero alcune attività (quali, ad esempio, la promozione, la diffusione e la vendita di prodotti agricoli biologici con punti vendita, nonché l'impegno dell'associazione per la pace e la cooperazione tra tutti i popoli per il disarmo nucleare e convenzionale) non riconducibili nel settore della tutela e valorizzazione della natura e dell'ambiente, come pure negli altri settori previsti dall'articolo 10, comma 1, lettera a), del Dlgs 460/1997.

Considerato che l'articolo 10, comma 1, lettera c), sancisce espressamente per le Onlus il divieto di svolgere attività diverse da quelle menzionate alla lettera a) della medesima norma, la risoluzione ha escluso la possibilità per l'associazione di essere iscritta nell'anagrafe delle Onlus.

 

NOTE:

1 "Il servizio di assistenza alla famiglia e alla maternità ha come scopi:

a) l'assistenza psicologica e sociale per la preparazione alla maternità ed alla paternità responsabile e per i problemi della coppia e della famiglia, anche in ordine alla problematica minorile;

b) la somministrazione dei mezzi necessari per conseguire le finalità liberamente scelte dalla coppia e da singolo in ordine alla procreazione responsabile nel rispetto delle convinzioni etiche e dell'integrità fisica degli utenti; c) la tutela della salute della donna e del prodotto del concepimento;

d) la divulgazione delle informazioni idonee a promuovere ovvero a prevenire la gravidanza consigliando i metodi ed i farmaci adatti a ciascun caso;

d-bis) l'informazione e l'assistenza riguardo ai problemi della sterilità e della infertilità umana, nonché alle tecniche di procreazione medicalmente assistita (lettera aggiunta dall'art. 3 della legge 19 febbraio 2004, n. 40)

d-ter) l'informazione sulle procedure per l'adozione e l'affidamento familiare".

 

 

Fonte: Agenzia Entrate

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