mercoledì 26 giugno 2013

Quesito: sito web condiviso.

sono un perito assicurativo con partita iva autonoma e, informalmente, collaboro con un altro perito. Vorremmo creare un sito web comune, dove indicheremo i dati di entrambi, ma senza costituire alcuna forma societaria. In pratica ciascuno coprirà un zona geografica, manterrà la propria partita iva e  produrrà la propria fatturazione al cliente.
Vorremmo chiedere se dal punto di vista fiscale è una cosa fattibile e corretta.

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Quesito: informazioni contratto.

Una volta contestata dall’erario l’antieconomicità di un’operazione posta in essere dal contribuente che sia imprenditore commerciale, diviene onere del contribuente stesso dimostrare la liceità fiscale della suddetta operazione, e il giudice tributario non può, al riguardo, limitarsi a constatarne la regolarità cartacea (Cass. n.11599 del 2007). Infatti, qualora la contabilità stessa possa considerarsi complessivamente inattendibile in quanto contrastante con i criteri della ragionevolezza, riguardo all’antieconomicità del comportamento del contribuente, è consentito al fisco dubitare della veridicità delle operazioni dichiarate e desumere minori costi utilizzando presunzioni semplici e obiettivi parametri di riferimento, con conseguente spostamento dell’onere della prova a carico del contribuente (Cass. n.7871 del 2012). Dunque, una volta specificati gli indici di non attendibilità dei dati relativi ad alcune poste e denunciata la loro astratta idoneità a rappresentare una diversa capacità contributiva, null’altro il fisco è tenuto a provare, se non quanto emerge dal procedimento logico fondato sulle risultanze esposte, mentre grava sul contribuente l’onere di dimostrare la regolarità delle operazioni effettuate, soprattutto in relazione alla contestata antieconomicità delle stesse, senza che si possa invocare l’apparente regolarità contrattuale e contabile (Cass. n.951 del 2009).

Sentenza n. 14941 del 14 giugno 2013 (udienza 21 dicembre 2012)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Greco Antonio – Est. Cirillo Ettore
Accertamento – Operazioni fittizie – Elementi probatori – Validità

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Una contabilità inattendibile è salva solo con prova contraria.

Una volta contestata dall’erario l’antieconomicità di un’operazione posta in essere dal contribuente che sia imprenditore commerciale, diviene onere del contribuente stesso dimostrare la liceità fiscale della suddetta operazione, e il giudice tributario non può, al riguardo, limitarsi a constatarne la regolarità cartacea (Cass. n.11599 del 2007). Infatti, qualora la contabilità stessa possa considerarsi complessivamente inattendibile in quanto contrastante con i criteri della ragionevolezza, riguardo all’antieconomicità del comportamento del contribuente, è consentito al fisco dubitare della veridicità delle operazioni dichiarate e desumere minori costi utilizzando presunzioni semplici e obiettivi parametri di riferimento, con conseguente spostamento dell’onere della prova a carico del contribuente (Cass. n.7871 del 2012). Dunque, una volta specificati gli indici di non attendibilità dei dati relativi ad alcune poste e denunciata la loro astratta idoneità a rappresentare una diversa capacità contributiva, null’altro il fisco è tenuto a provare, se non quanto emerge dal procedimento logico fondato sulle risultanze esposte, mentre grava sul contribuente l’onere di dimostrare la regolarità delle operazioni effettuate, soprattutto in relazione alla contestata antieconomicità delle stesse, senza che si possa invocare l’apparente regolarità contrattuale e contabile (Cass. n.951 del 2009).

Sentenza n. 14941 del 14 giugno 2013 (udienza 21 dicembre 2012)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Greco Antonio – Est. Cirillo Ettore
Accertamento – Operazioni fittizie – Elementi probatori – Validità

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Cambiamenti per il codice fiscale. Il "nuovo modello AA4" è servito.

È disponibile sul sito dell'Agenzia delle Entrate il provvedimento direttoriale del 24 giugno 2013, con il quale è stata approvata la nuova versione del modello - AA4/8 - con le relative istruzioni per la compilazione.

Lo stampato, dal look rinnovato, dovrà essere utilizzato dalle persone fisiche per richiedere l'attribuzione del codice fiscale nel caso in cui non sia già avvenuta tramite i canali istituzionali (Comuni per i neonati, Sportelli unici per l'immigrazione e Questure per gli stranieri), nonché per comunicare la variazione di dati, per richiedere il tesserino di codice fiscale o un duplicato della tessera sanitaria.

Cosa c'è di nuovo
Oltre alla rinnovata veste grafica, che è stata uniformata agli standard della modulistica adottata dall'Agenzia delle Entrate, la novità principale consiste nel dover specificare se la richiesta viene presentata per se stessi (richiesta diretta) o per un soggetto terzo. Rientra nella seconda casistica, ad esempio, la richiesta presentata dal genitore per il figlio minore, dall'erede per il deceduto, dal contribuente per un familiare a carico per usufruire delle detrazioni fiscali. Così come quella presentata da un soggetto diverso da persona fisica obbligata a indicare il codice fiscale di terzi che non ne siano già in possesso (ad esempio, la banca per un proprio correntista residente all'estero, un ente previdenziale per un proprio assistito, eccetera); in questo caso, sul modello va indicato anche il codice fiscale del soggetto diverso da persona fisica.
Per la richiesta di attribuzione del codice fiscale, va indicato anche un codice identificativo della tipologia di richiedente, che si ricava dalla tabella riportata nelle istruzioni.
Altre novità riguardano lo spazio specifico per l'eventuale delega, nel quale è obbligatorio riportare il codice fiscale del delegato, l'indicazione del codice fiscale del sottoscrittore in caso di richiesta per un soggetto terzo e l'obbligo, per i non residenti, di indicare la residenza estera.

Come presentare il modello
Il modello va presentato a un qualunque ufficio dell'Agenzia delle Entrate, insieme a un documento d'identità. I residenti all'estero possono rivolgersi anche a un Consolato italiano.
In caso di delega, il delegato presenta il proprio documento d'identità e la copia di quello del richiedente.
L'ufficio acquisisce in copia tutti i documenti presentati.


Fonte: Agenzia Entrate

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Detrazione mutuo e nuda proprietà.

Ho acquistato la nuda proprietà di un immobile. L'usufrutto è stato invece acquistato dai miei genitori. Il mutuo è stato contratto solo da me, per l’intero valore dell’immobile. Posso detrarre tutto o solo la quota parte relativa al valore della nuda proprietà?

Gli interessi passivi relativi a un mutuo contratto per l'acquisto dell'abitazione principale possono essere detratti nei limiti del costo dell'immobile. A tal fine, occorre confrontare l'ammontare della somma presa a mutuo per l'acquisto dell'abitazione principale con il prezzo pattuito dalle parti quale risulta dall'atto di compravendita, maggiorato degli altri oneri accessori connessi con l'operazione di acquisto (circolare n. 15/E del 2005). In caso di mutuo intestato interamente a un soggetto per l’acquisto della nuda proprietà di un immobile concesso in usufrutto a un familiare, la detrazione degli interessi passivi può essere esercitata in relazione a tutti gli interessi pagati e rapportati all’intero valore dell’immobile, sempre che, naturalmente, risultino soddisfatte le altre condizioni richieste dalla disposizione agevolativa (circolare 20/E del 2011).


Fonte: Agenzia Entrate

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Credito da dichiarazione omessa scomputabile dall’avviso bonario.

L’Amministrazione finanziaria torna con la circolare n. 21/E del 25 giugno ad affrontare il tema relativo all’utilizzo delle eccedenze di imposta maturate in annualità per le quali non sono state presentate le dichiarazioni dell’Iva, dei redditi o dell’Irap, già oggetto della circolare n. 34/2012.

Il precedente documento di prassi concedeva al contribuente la facoltà di chiedere il riconoscimento del credito non evidenziato in dichiarazione o attraverso domanda di rimborso (articolo 21, Dlgs n. 546/1992), previo pagamento della relativa dichiarazione di irregolarità (avendone indebitamente fruito), oppure nella eventuale fase di mediazione (o di conciliazione giudiziale), scomputandolo dalle somme originariamente richieste dall’ufficio, fermo restando il pagamento della sanzione, ridotta al 40%, e degli interessi applicati a seguito dell’omesso versamento delle imposte.

L’origine del nuovo intervento dell’Amministrazione è da rinvenire nella valutazione dell’elevato numero di istanze presentate in fase di mediazione o in sede di ricorso, con un trend in continuo aumento, e con un esito frequentemente positivo sulla base della documentazione contabile prodotta dal contribuente.
In omaggio ai principi di efficienza, economicità e speditezza dell’azione amministrativa, l’Agenzia delle entrate ha pertanto ritenuto opportuno anticipare il momento del riconoscimento del credito già durante la lavorazione dell’avviso bonario.

Conseguentemente, il contribuente avrà facoltà di richiedere l’attestazione dell’esistenza contabile dell’eccedenza di imposta nel momento successivo alla liquidazione delle dichiarazioni, dopo il ricevimento della comunicazione di irregolarità, producendo idonea documentazione a un qualsiasi ufficio dell'Agenzia delle Entrate, entro il termine di trenta giorni, e senza dover passare necessariamente per la richiesta di rimborso. Ferma restando la possibilità, per il Fisco, di effettuare successivi, eventuali, riscontri sostanziali.

L’ufficio potrà pertanto sottrarre direttamente l’importo del credito medesimo dalle somme complessivamente dovute in base alla originaria comunicazione di irregolarità emettendo, conseguentemente, una comunicazione definitiva contenente la rideterminazione delle somme che residuano da versare a seguito dello scomputo operato.
Restano in ogni caso dovuti, stante la legittimità della comunicazione di irregolarità a fronte del comportamento omissivo del contribuente, gli interessi e la sanzione sulla parte di credito effettivamente utilizzata. Il contribuente, se provvede a pagare le somme dovute entro trenta giorni dal ricevimento della comunicazione definitiva, potrà beneficiare della riduzione delle sanzione a un terzo, ossia al 10 per cento.


Fonte: Agenzia Entrate

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martedì 25 giugno 2013

Quesito: attività realizzate in liquidazione.

volevo chiedere come si calcolano le attività realizzate dal liquidatore in una liquidazione. Le disponibilità liquide che già sono in cassa all'atto dell'inizio della liquidazione ed i pagamenti di fatture per attività già fatte ante-liquidazione sono da considerarsi attività realizzate per il liquidatore ?

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Gli intermediari da oggi comunicano al fisco i dati sui conti correnti.

Da lunedì 24 giugno 2013, le banche le poste e gli altri intermediari potranno inviare all'amministrazione finanziaria i dati relativi ai rapporti finanziari dei loro clienti. Il sistema di trasmissione (c.d. Sid) è telematico e mira a selezionare in modo migliore i soggetti a rischio evasione, che saranno così perseguiti in modo più efficace. Ad essere inviati saranno i dati relativi ai saldi iniziali e finali e le movimentazioni distinte tra dare e avere, per ogni tipologia di rapporto. Oltre ai conti corrente saranno monitorati anche i conti deposito titoli, le gestioni patrimoniali, i rapporti fiduciari, le carte di debito/credito, le operazioni extra conto, le cassette di sicurezza, i certificati di deposito, i buoni fruttiferi e i contratti derivati. L'Agenzia delle Entrate ha assicurato che tutti i dati che entreranno nel server del fisco saranno cifrati, in modo da evitare accessi non autorizzati alle informazioni.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Studi di settore, pronto il software sulle anomalie.

L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato il software “Comunicazioni Anomalie 2013”, destinato ai soggetti che hanno ricevuto nel 2013 una comunicazione relativa ad anomalie riscontrate sulla base dei dati rilevanti ai fini dell'applicazione degli studi di settore dichiarati per le annualità 2009, 2010 e 2011. Il software consente di predisporre, per il successivo invio telematico, una comunicazione finalizzata a segnalare imprecisioni ed errori riscontrati nei dati riportati nella comunicazione di anomalia. In alternativa, il contribuente può indicare le motivazioni che hanno determinato l’anomalia riscontrata e quanto altro si ritiene rilevante rappresentare all'Amministrazione finanziaria. Per la comunicazione, che può essere inviata a partire dal prossimo 26 giugno, è necessario possedere il PIN personale (utile per accedere ai servizi dell’Agenzia Entrate) oppure aver ottenuto l’autorizzazione per accedere al servizio Entratel.

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Riscossione: dilazione fino a 10 anni per le somme iscritte a ruolo.

Il decreto del fare (D.l. 69/2013) ha introdotto all'art. 19 del D.pr. 602/1972 il nuovo comma 1-quinquies che permette di usufruire di un maggior termine per il pagamento delle somme iscritte a ruolo per il contribuente che si trova in una comprovata e grave situazione di difficoltà legata alla congiuntura economica. Il debito potrà essere dilazionato fino a 120 rate mensili (quindi fino a 10 anni). L'accesso alla proroga è tuttavia condizionato al possesso di alcuni requisiti: accertata impossibilità di assolvere il pagamento secondo un piano di rateazione ordinario, valutazione della solvibilità in relazione al piano di rateazione concesso. Le modalità di attuazione della norma dovranno essere definite con un decreto dell'Economia da emanare entro 30 giorni.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Abitazione principale impignorabile. Tanta riscossione nel “decreto fare”.

E’ già in vigore il decreto legge n. 69 del 21 giugno (“Disposizioni urgenti per il rilancio dell’economia”), pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dello stesso giorno.
In evidenza, tra le novità di carattere fiscale contenute nel provvedimento, un nutrito pacchetto di misure sulla riscossione mediante ruolo (articolo 52), finalizzate ad aiutare i contribuenti in difficoltà economica o con momentanea carenza di liquidità.

No al pignoramento dell’abitazione principale
Viene modificata la disposizione dettata dall’articolo 76 del Dpr n. 602/1973, in base alla quale l’agente della riscossione può procedere all’espropriazione immobiliare, se l’importo complessivo del credito per cui procede supera complessivamente 20mila euro.
Adesso, l’unico immobile del debitore, se è adibito a sua abitazione principale, non è più pignorabile, a meno che non sia “di lusso” o, comunque, classificato nelle categorie catastali A/8 e A/9. Negli altri casi, l’espropriazione immobiliare è possibile quando l’importo complessivo del credito supera 120mila euro. L’espropriazione può essere avviata se, dopo aver iscritto ipoteca, sono trascorsi sei mesi (prima ne bastavano quattro) senza che il debito sia stato estinto.

Dilazione del debito fino a 120 rate
In caso di comprovata e grave situazione di difficoltà del contribuente non dovuta a sue responsabilità e legata alla crisi economica, il debitore può chiedere di rateizzare il pagamento delle somme in 120 rate mensili (fino a oggi, erano 72). A tal fine, deve essere accertata l’impossibilità per il contribuente di assolvere il pagamento secondo un piano di rateazione ordinario e valutata la sua solvibilità in relazione al piano di rateazione richiesto.

Più difficile decadere dalla rateazione
Per venire incontro a chi ha difficoltà a rispettare l’impegno assunto con il piano di rateazione, è previsto che si decade dal beneficio della dilazione in caso di mancato pagamento di otto rate, anche non consecutive (prima bastavano due rate consecutive).

Una norma di tutela per stipendi e pensioni
Per evitare il pignoramento “indiscriminato” (senza cioè tener conto dei limiti graduali fissati dal Dl n. 16/2012) di stipendi e pensioni accreditati su conto corrente, quindi confusi con le altre disponibilità, il terzo pignorato non potrà “intaccare” l’ultimo emolumento confluito a tale titolo.
Passa poi da 15 a 60 giorni il termine entro il quale il terzo pignorato deve pagare il credito direttamente all’agente della riscossione.

Protezione per i beni aziendali
Estesi alle società di capitali i limiti alla pignorabilità già riconosciuti dal codice di procedura civile alle ditte individuali: il pignoramento potrà riguardare al massimo un quinto dei beni aziendali, che saranno affidati in custodia al debitore stesso. La vendita all’asta non potrà avvenire prima che siano trascorsi almeno 300 giorni.

Equitalia, proroga e aggio
Equitalia proseguirà il servizio di riscossione per conto degli enti locali fino a tutto il 2013 con riferimento, oltre che ai tributi (come previsto dal Dl 35/2013), anche ai crediti non tributari.
Entro il 30 settembre prossimo (non più entro il 31 dicembre) sarà adottato il decreto ministeriale sulla remunerazione del servizio di riscossione, che dovrà prevedere il superamento del sistema dell’aggio.

La “Robin tax” si mette in luce (articolo 5)
L’addizionale IRES, già prevista dal 2008 per le imprese energetiche con volume di ricavi superiore a 10 milioni di euro e reddito imponibile sopra il milione di euro (articolo 81, comma 16, decreto legge n. 112/2008), sarà applicata alle aziende con ricavi superiori a 3 milioni di euro e reddito imponibile oltre i 300mila euro. I maggiori introiti sono destinati alla riduzione dei prezzi dell’energia elettrica.

Crediti per il cinema in scena anche nel 2014 (articolo 11)
Sono confermati anche per il prossimo anno, con un limite massimo di spesa fissato a 45 milioni di euro, le agevolazioni fiscali per il cinema (produzione, distribuzione, esercizio di sale) introdotte, sotto forma di credito d’imposta, dalla Finanziaria 2008 (articolo 1, commi da 325 a 328 e da 330 a 337, legge n. 244/2007). E’ prevista l’emanazione di un provvedimento attuativo dell’Agenzia delle entrate.

Nautica: due misure per riprendere la rotta (articolo 23)
Nel “decreto fare”, due disposizioni per il rilancio dell’industria e del turismo nautico.
La prima riscrive la tassa di possesso sulle imbarcazioni, di fatto eliminandola per le unità fino a 14 metri di lunghezza, dimezzandola per quelle tra i 14,01 e i 20 metri, lasciandola invariata per le imbarcazioni superiori.
La seconda norma, invece, interviene sul “noleggio occasionale” esercitato dal proprietario dell’imbarcazione: per accedere alla tassazione di favore (regime forfetario con aliquota al 20%), non si guarda più ai proventi conseguiti (il limite era fissato a 30mila euro), ma al numero di giorni in cui si svolge l’attività (massimo 60 in un anno).

Appalti: responsabilità solidale dimezzata (articolo 50)
Scompare la responsabilità fiscale solidale tra appaltatore e subappaltatore (articolo 35, comma 28, decreto legge n. 223/2006) per il versamento dell’Iva dovuta dal subappaltatore in relazione alle prestazioni effettuate nell’ambito del rapporto di subappalto. Confermata invece quella relativa alle ritenute fiscali sui redditi di lavoro dipendente.

770 mensile: cronaca di una morte annunciata (articolo 51)
Dopo un’attesa vana, durata dieci anni (la norma che istituiva l’adempimento è l’articolo 44-bis del decreto legge n. 269/2003), viene cancellata, senza aver mai trovato attuazione, la disposizione che prevedeva il cosiddetto “770 mensile”, ossia la comunicazione telematica da parte dei sostituti d’imposta, entro l’ultimo giorno del mese successivo a quello di riferimento, dei dati retributivi e delle informazioni necessarie per il calcolo delle ritenute fiscali, dei relativi conguagli e dei contributi.

“Tobin tax” rimandata a metà ottobre (articolo 56)
Tre mesi in più per il primo versamento dell’imposta sulle transazioni finanziarie: l’appuntamento slitta dal 16 luglio al 16 ottobre. Confermata l’applicazione del tributo per i trasferimenti azionari effettuati dall’1 marzo scorso, invece, per le operazioni relative a derivati, il via, già fissato all’1 luglio, è spostato all’1 settembre.


Fonte: Agenzia Entrate

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Convenzione Italia-Lussemburgo.

Sono residente in Italia. Ho svolto attività di lavoro dipendente in Lussemburgo per un periodo superiore ai 183 giorni nel periodo di imposta. Come sono tassati i relativi redditi?

La convenzione tra l’Italia e il Lussemburgo per evitare le doppia imposizione in materie di imposte sul reddito precisa che gli stipendi che un residente in uno Stato riceve come corrispettivo di un’attività lavorativa svolta nell’altro Stato contraente sono imponibili in questo altro Stato (articolo 15). Le uniche eccezioni a tale regola sono legate alle seguenti tre circostanze: a) il contribuente abbia soggiornato in tale altro Stato per un periodo inferiore a 183 giorni nel corso dell’anno fiscale; b) il datore di lavoro non sia residente in tale altro Stato; c) l’onere relativa alla remunerazione non è sostenuto da una stabile organizzazione che il datore di lavoro ha in tale altro Stato.


Fonte: Agenzia Entrate

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Responsabilità penale confermata per il cliente della "cartiera".

La Corte di cassazione ha chiarito, con la sentenza 25792 del 12 giugno, che il decreto legge 16/2012 sulle semplificazione fiscali può far ottenere al contribuente la detrazione d'imposta nonostante la consapevolezza delle fatture soggettivamente false ma, in nessun caso, può incidere sulla responsabilità penale.

I dati del processo
La vicenda concerne la condanna del rappresentante legale di una società per il reato di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti previsto dall'articolo 2 del Dlgs 74/2000, relativamente a una "frode carosello" tra la stessa società che aveva acquistato beni e servizi da altre due imprese venditrici che "rappresentavano intermediari puramente cartolari, con una minima attività in proprio e legami quasi esclusivi con la società amministrata dall'odierno ricorrente".

La condanna del Gup viene parzialmente confermata in appello, nei cui confronti l'imputato ricorre per cassazione, lamentando:
violazione dell'articolo 2 del Dlgs n. 74/2000, per avere i giudici di merito "mal governato" l'onere della prova e compiuto una errata valutazione delle caratteristiche delle società emittenti le fatture per operazioni fittizie
errata interpretazione della normativa comunitaria e violazione dell'obbligo di motivazione con riguardo alla consapevolezza del ricorrente delle frodi commesse dai propri fornitori, posto che può ipotizzarsi che le due società emittenti operassero mediante importazioni illecite, ma non in qualità di "cartiere".
La decisione
Nel decidere la vertenza, con la sentenza 25792/2013, la Suprema corte rigetta il ricorso, stabilendo innanzitutto il principio secondo cui la frode tributaria può trovare fondamento nella consapevole condotta dell'amministratore di una società che acquista beni e servizi da un'altra impresa a sua volta praticamente priva di attività alternative.

A tal fine, il giudice di legittimità afferma che la Corte territoriale, sulla scorta delle emergenze processuali, ha motivatamente concluso che le due società venditrici implicate nella frode carosello rappresentavano intermediari puramente cartolari, con minima attività in proprio e legami quasi esclusivi con la società amministrata dal ricorrente, con la conseguenza che, nella fattispecie, non sussistono - secondo la sezione penale - fondate ragioni avverse per annullare, a causa di eventuali incoerenze e contraddittorietà o vizi logici, la decisione impugnata e le trame argomentative dei giudici di merito.

Per tali ragioni, la Cassazione considera infondati i motivi di ricorso nella parte in cui censurano la fittizietà delle fatturazioni e la consapevolezza di tale elemento in capo al ricorrente (cfr Cassazione, sentenza 9870/2011). Anche perché, aggiunge la motivazione della sentenza, non appare contestabile il giudizio valutativo in base al quale il giudice del riesame ha ritenuto rilevanti sul piano ricostruttivo una serie di circostanze che appaiono correlate tra loro e che conducono a conclusioni univoche, come ad esempio il fatto che una della due società venditrici aveva avuto breve vita operativa, con un picco di attività in un anno e un crollo subito dopo, e che aveva operato con metodi discutibili visto il suo fallimento. Un altro elemento ritenuto rilevante è che la società rappresentata dall'imputato abbia avuto come cliente quasi esclusivo un'azienda scelta dal ricorrente come fornitrice per quantità di merci e importi di non poco conto nonostante fosse "priva di storia commerciale e di strutture che ne garantissero la solidità e l'inserimento fisiologico nel mercato lecito".

Un insieme di circostanze dubitative emerse a carico dei fornitori, queste, che porta il giudice di legittimità a confermare le determinazioni della Corte d'appello, nella considerazione che l'amministratore della società acquirente non poteva non conoscere, e che inevitabilmente conducono a ritenere che lo strettissimo legame fra le due ditte dimostra l'esistenza di un accordo simulatorio e la partecipazione consapevole dell'imputato al meccanismo illegale posto in essere per sottrarsi al pagamento dell'imposta sul valore aggiunto (si ricorda infatti che, al fine di perpetrare la frode carosello, è necessario che almeno una delle transazioni violi le norme che regolano la disciplina Iva).
Peraltro, senza dimenticare che, per principio consolidato, il Fisco può provare la frode carosello anche con presunzioni semplici (Cassazione, sentenze 14960/2013, 12961/2013 e 13825/2012).

Infine, il Collegio giudicante, sollecitato dal ricorrente, ha sottolineato che, con la recente sentenza 3258/2013, la sezione tributaria della Corte suprema, in materia di deducibilità di costi da reato e con riferimento alla nuova disciplina introdotta dall'articolo 8 del Dl 16/2012, ha chiarito che, in ipotesi di frodi "carosello", la norma richiamata opera una distinzione fra le regole che presidiano l'applicazione del regime Iva e quelle che riguardano invece le imposte dirette: solo per queste ultime la fittizietà soggettiva delle fatture non costituisce più un ostacolo insormontabile al riconoscimento dei costi relativi, restando comunque aperto il problema della concreta deducibilità delle spese in relazione ai principi di effettività, inerenza, competenza, certezza, determinatezza o determinabilità richiesti dal Tuir (articolo 109).
Resta pertanto escluso, in conclusione, che la novella del 2012 abbia eliminato i presupposti di antigiuridicità delle condotte fraudolente in questione.


Fonte: Agenzia Entrate

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Il Sid è pronto per i conti correnti. E i flussi viaggiano “in automatico”.

L’occhio “solitario” del Fisco sui conti correnti è pronto a fare la sua parte nel rispetto della privacy: acquisirà le informazioni che perverranno dagli operatori finanziari senza alcun intervento di personale umano e non avrà rapporti con altri sistemi di interscambio dati. Sid, dopo un lungo e attento collaudo, esordisce sul sito delle Entrate da oggi.

Ricordiamo che, con provvedimento del 25 marzo scorso, erano già stati definiti i tempi e le modalità per l’invio della “comunicazione integrativa” all’Archivio dei rapporti finanziari, adempimento introdotto dal “decreto salva Italia” (articolo 11, commi 2 e 3, del Dl n. 201/2011).
In sostanza, gli operatori finanziari dovranno trasmettere ogni anno, mediante la nuova infrastruttura informatica, oltre ai dati identificativi del rapporto, i relativi saldi (quello iniziale all’1 gennaio e quello finale al 31 dicembre) e i dati degli importi totali delle movimentazioni, distinte tra dare e avere.
L’invio dovrà avvenire, a regime, entro il 20 aprile dell’anno successivo a quello cui si riferiscono le informazioni; mentre, i dati relativi al 2011 andranno trasmessi entro il prossimo 31 ottobre, quelli relativi al 2012 entro il 31 marzo 2014.

Per accedere al neo sistema informatico è necessario essere registrati ai servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate (Entratel o Fisconline) e accreditare un proprio “nodo” di interscambio o selezionare uno dei “nodi” preventivamente accreditati che offrono tale servizio di trasmissione.

Gli operatori che si avvalgono del Sid, inoltre, troveranno, nelle aree del sito istituzionale dell’Agenzia dedicate ai servizi che richiedono l’utilizzo del sistema, i livelli di controllo da adottare nella predisposizione e trasmissione dei flussi dati automatizzati.

Il nuovo canale consente l'invio telematico dei dati sensibili in tutta sicurezza. La verifica formale di aderenza alle specifiche tecniche dei file da predisporre, l’adozione dei meccanismi di compressione degli stessi file e il sistema di crittografia dei dati da trasmettere, garantiranno uno standard elevato di tutela della privacy.


Fonte: Agenzia Entrate

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Equitalia notifica cartelle via Pec. Parte il servizio sperimentale.

I primi a testare il nuovo mezzo di notificazione saranno le persone giuridiche, cioè le società di persone e quelle di capitali. Tempestività e certezza sia per quanto riguarda l’invio, sia per quanto riguarda il ricevimento. L’inoltro via web certifica, come una raccomandata con avviso di ricevimento, il giorno preciso della ricezione e, in più, persino l’ora esatta.
È questa la novità annunciata nel comunicato stampa diffuso oggi da Equitalia.

Il decreto legge 185/2008 ha disposto che tutte le imprese, già costituite in forma societaria, entro il 30 giugno 2012, comunicassero al registro delle imprese l’indirizzo di posta elettronica certificata, da acquisire tramite l’elenco pubblico dei gestori di Pec.

Posta elettronica certificata
La Pec è l’innovativo sistema di posta elettronica con il quale è fornita al mittente documentazione elettronica, con valenza legale, attestante l’invio e la consegna di documenti informatici.
“Certificare” l’invio e la ricezione, ovvero i due momenti fondamentali nella trasmissione di atti, significa dare al mittente, tramite il suo gestore di posta, una ricevuta che costituisce prova legale dell’avvenuta spedizione del messaggio e degli eventuali allegati. Allo stesso modo, quando il messaggio perviene al destinatario, il gestore invia al mittente la ricevuta di avvenuta (o mancata) consegna, con precisa indicazione temporale.

Nel caso di smarrimento delle ricevute, inoltre, la traccia informatica delle operazioni svolte, conservata per legge per un periodo di 30 mesi, ne consente la riproduzione, con il medesimo valore giuridico delle ricevute stesse.

Spending review
La notifica elettronica, riducendo l’utilizzo della carta e della stampa, comporta benefici per l’ambiente e consente di realizzare risparmi sui costi.
La spedizione di una cartella esattoriale tramite Pec, avendo valore legale, è opponibile in giudizio. E, inoltre, il contribuente avrà la possibilità di verificare, in tempo reale, i documenti inviati da Equitalia e avere la certezza del giorno e dell’ora esatta della notifica.
Gli indirizzi email di Pec utilizzati sono quelli presenti negli elenchi previsti dalla norma. “Pertanto – suggerisce Equitalia nel comunicato – si consiglia di controllare la propria casella di posta elettronica certificata per rimanere sempre aggiornati.”.


Fonte: Agenzia Entrate

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lunedì 24 giugno 2013

Quesito: domanda assegno.

in merito alla domanda di assegno per il nucleo familiare, chiedevo se nel caso le minusvalenze fossero superiori alle plusvalenze non devo dichiarare nulla.

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Modifiche ai modelli F24 per agevolare la riscossione da parte dei Comuni.

Con il provvedimento del 19 giugno, il direttore dell’Agenzia delle Entrate, accogliendo le richieste dei Comuni, ha apportato modifiche ai modelli F24, F24 accise e F24 semplificato, insieme alle relative avvertenze per la compilazione, e a quello di quietanza dei versamenti effettuati on line attraverso F24. Le modifiche vengono incontro all’esigenza degli enti locali di semplificare i propri adempimenti di riscossione, correlando i versamenti dei tributi alle posizioni debitorie dei contribuenti. Le modifiche saranno operative dal prossimo 1° luglio. I nuovi modelli si troveranno presso gli sportelli delle banche, di Poste italiane Spa, degli agenti della riscossione e, in formato elettronico, sul sito dell’Agenzia delle Entrate. In ogni caso, i vecchi moduli potranno ancora essere utilizzati fino al 30 aprile 2014, a condizione che per il versamento non sia indispensabile compilare i nuovi campi.

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DURC, validità estesa a 180 giorni.

La durata del DURC è estesa dagli attuali tre mesi a ben 180 giorni. A stabilirlo è l'art. 31 del c.d. "Decreto del fare" varato dal Governo lo scorso 15 giugno. Viene, inoltre, stabilito che il medesimo DURC in corso di validità possa essere utilizzato anche per più di una delle fasi in cui si sviluppa la procedura amministrativa: in particolare, Il DURC acquisito nella prima fase, cioè per la verifica della dichiarazione sostitutiva, può essere utilizzato anche nelle altre due fasi, cioè per l'aggiudicazione e per la stipula di un contratto.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Modello AA5/6 editabile.

L'Agenzia delle Entrate ha reso editabile il modello AA5/6, che consente ai soggetti diversi dalle persone fisiche di ottenere, tra l’altro, il codice fiscale. È, quindi, possibile compilarlo al computer. I soggetti che compilano il modello AA5/6 sono generalmente enti, associazioni, fondazioni, condomini, parrocchie, eccetera, non obbligati alla dichiarazione di inizio attività perché non esercitano un’attività rilevante ai fini dell’Iva, ma sono comunque tenuti a “dotarsi” di codice fiscale. Si precisa che il modello editabile non consente di effettuare verifiche o controlli dei dati inseriti e non consente il salvataggio del file sul pc, né la sua trasmissione direttamente online.

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Ammissibilità della emissione da parte del vettore marittimo di un documento di trasporto multimodale.

Ci sarebbero forse degli elementi ostativi per la emissione da parte di un vettore "MARITTIMO" di un documento di trasporto multimodale? Lo status di vettore "MARITTIMO" sarebbe conciliabile con lo status di "OPERATORE DI TRASPORTO MULTIMODALE" tipico, invece, di altre categorie di operatori che gestiscono la intera filiera logistica del trasporto? In caso affermativo (i.e. ammissibilità), quali i limiti risarcitori in capo al vettore "MARITTIMO"/OPERATORE DI TRASPORTO MULTIMODALE in caso di danni e/o perimento delle merci per tratte non "marittime"?

Il vettore marittimo propriamente detto è l'esecutore materiale della prestazione di trasporto indifferentemente dal fatto che essa possa essere effettuata con propri mezzi o con mezzi di altri ed è quindi il soggetto contrattuale che ha l'obbligo di emissione della polizza di carico nella triplice funzione di attestazione di presa in consegna delle merci, titolo di credito rappresentativo delle stesse e documento che in, immedesimandosi nel contratto di trasporto, ne fa le veci stante le peculiarità della polizza che nel trasporto di cose determinate "funge" anche da contratto in quanto sarebbe impensabile che fosse altrimenti. (Diverso, invece, il contesto giuridico del trasporto marittimo di carico, con navi noleggiate, in cui la polizza segue il contratto e di questo ne è corollario).

Il vettore marittimo, allora, fa solo la sua parte, per così dire, che è quella limitata alla trazione nel tratto di mare che va dal porto di caricazione a quello di scaricazione. Ove però egli accettasse l'incarico di ampliare la sua obbligazione operativa includendovi i tratti che precedono l'imbarco e seguono lo sbarco ovvero il tratto di itinerario che collega il punto interno di presa in consegna della merce (Place of receipt) e quello che dal porto di scaricazione raggiunge la località finale di destinazione ( posta oltre il porto di scaricazione) trasformerebbe la sua obbligazione di trasporto per nave in un trasporto, necessariamente, combinato. Dal che, operando egli quale regista, pianificatore e gestore di una completa filiera logistica (di trasferimento), non potendo eseguire materialmente la trazione nei tratti di superficie diversi da quello marittimo, non può nemmeno emettere una polizza come vettore di fatto perché di quei tratti, per così dire cadetti, non può avere ampia giurisdizione, quando effettuati con modalità di trasporto rispondenti a regimi giuridici diversi dalla Convenzione di Bruxelles (Regole dell'Aia/Visby) riservata al trasporto marittimo.

Il vettore effettivo, allora, rinuncerà all'emissione di una polizza che andrebbe annotata con clausole di esonero nei confronti di altri (vettori, con la superata T B polizza diretta, lasciando l'incarico a un vettore sui generis che nella prassi si identifica con il vettore contrattuale, ossia con un operatore del trasporto multimodale (MTO = Multimodal Transport Operator, oppure, alla moda americana un NVOCC ossia Non Vessel Operator Common Carrier). Soggetto, questo, che per vocazione e professione si accolla, con oneri e obbligazioni, la responsabilità vettoriale dell'intero itinerario; che decorre dal "dies a quo" al "dies ad quem", appunto. Per danni "a cagione di trasporto" in tratte diverse da quella marittima, si applica il sistema a network che consiste nell'applicare le regole dettate dalla Convenzione di trasporto di riferimento applicabile al tratto in cui fisicamente danni e/o perdite si sono prodotti. Con i relativi primi limiti risarcitori, ovviamente.


Fonte: IPSOA

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La prima casa non è più abitazione? Scatta il recupero delle agevolazioni.

Con la sentenza n. 14173 del 5 giugno, la Cassazione ha stabilito che il mancato utilizzo abitativo dell’immobile acquistato con i benefici “prima casa”, previsti dall’articolo 1, nota II-bis), della Tariffa allegata al Dpr 131/1986 (registro al 3% e ipocatastali in misura fissa), comporta la decadenza dall’agevolazione, con conseguente obbligo di versare la differenza tra le imposte in misura ordinaria e quelle pagate in misura ridotta, più una sanzione del 30%.
Nel caso specifico, per il disconoscimento dell’agevolazione, è risultata decisiva la variazione urbanistica, che adibiva l’immobile a uso studio.

La vicenda processuale
Il giudizio trae origine dall’impugnazione di un avviso di liquidazione e irrogazione sanzioni, con il quale veniva revocata l’agevolazione “prima casa” in virtù della variazione catastale da abitazione a ufficio.

Dopo un primo grado favorevole al contribuente, la Ctr Lombardia, accogliendo l’appello dell’ufficio, sanciva la legittimità dell’atto impugnato.
In particolare, dopo aver dichiarato l’ammissibilità dell’appello dell’Agenzia delle Entrate per essere stati i motivi dello stesso sufficientemente specificati, nel merito la Ctr evidenziava che la ratio dell’agevolazione era quella di “favorire la destinazione a propria abitazione dell’immobile acquistato”: da tale interpretazione teleologica non può che derivare la perdita del beneficio, in caso di mancata utilizzazione da parte dell’acquirente.
L’intervenuta variazione urbanistica dimostrava, infatti, inequivocabilmente, “l'intenzione del contribuente di adibire l'immobile acquistato in forma agevolata ad un uso diverso da quello che la legge intendeva tutelare”, come confermato anche dal fatto che “il contribuente mai aveva abitato l'immobile acquistato, risultando domiciliato con i figli altrove”.

Contro la sentenza della Ctr, il contribuente proponeva ricorso per cassazione. Con esso denunciava, innanzitutto, ai sensi dell’articolo 360, comma 1, n. 3, cpc, la violazione dell’articolo 53 del Dlgs 546/1992, per la mancanza, nell’atto d’appello dell’Agenzia delle Entrate, dei motivi di contestazione specifici della sentenza impugnata. A fronte di tali contestazioni, il giudice di appello aveva dichiarato in modo apodittico la legittimità dell’appello che in realtà, secondo il contribuente, conteneva argomentazioni generiche, inconferenti, e non in grado di “incrinare il fondamento logico e giuridico del decisum di primo grado”.
Con un altro motivo deduceva, ai sensi dell’articolo 360, comma 1, n. 4), la nullità della sentenza impugnata, per essersi illegittimamente pronunciata su domande, contenute nell’atto d’appello dell’Agenzia delle Entrate, che il contribuente considerava “nuove”.
Nel merito, la parte denunciava la violazione di legge in quanto il mancato utilizzo dell'appartamento agevolato come abitazione primaria, reso evidente dalla variazione catastale in studio professionale, non è contemplata come causa di decadenza, nel permanere della sussistenza dei tre requisiti richiamati dalla legge per il beneficio: residenza nel comune in cui è ubicato l’immobile; non titolarità nello stesso comune, nemmeno in comunione, di diritti di proprietà, usufrutto, uso e abitazione di altra casa di abitazione; non titolarità, neppure per quote e su tutto il territorio nazionale, di diritti reali su altre case di abitazione acquistate con le agevolazioni prima casa.

La pronuncia della Cassazione e ulteriori osservazioni
La Suprema corte rigetta il ricorso del contribuente, condannandolo anche alla refusione delle spese processuali.
Il primo motivo viene dichiarato inammissibile per l’astrattezza e la genericità del quesito, in violazione dell’allora vigente articolo 366-bis cpc.
Secondo la Corte, anche il secondo motivo, sulla novità della causa pretendi, è inammissibile per genericità del quesito di diritto. In base a quanto dedotto dal contribuente, in virtù del carattere impugnatorio del processo tributario e dei principi della domanda (articolo 99 cpc) e della corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato (articolo 112 cpc) l'ufficio non può sostituire nella fase contenziosa, addirittura nel giudizio d'appello, il parametro prescelto con l'atto impositivo notificato. La sentenza, a tal proposito, specifica che “cambiamento di causa petendi può aversi soltanto in quanto il fatto posto a base della pretesa sia radicalmente diverso da quello costitutivo originario, perchè solo questa ipotesi implica ulteriori accertamenti fattuali, non invece quando dall'identico fatto il giudice ricavi differenti argomentazioni in fatto e diritto a sostegno della decisione” (Cassazione 15795/2008).

In merito alla violazione delle disposizioni agevolative de quibus la Corte, richiamando un orientamento costante della giurisprudenza di legittimità (Cassazione 13491/2008, 20376/2006 e 18300/2004), ritiene che, per fruire delle stesse, “l'immobile acquistato sia effettivamente adibito ad abitazione principale”. Tanto si ricaverebbe sia dal terzo requisito di cui sopra (non essere titolare di diritti reali su altra casa di abitazione acquistata con gli stessi benefici), sia dall’ipotesi di decadenza dal beneficio (prevista dall’articolo 1, comma 4, della nota II-bis della tariffa allegata al Dpr 131/1986) conseguente all'alienazione infraquinquennale, a meno che si acquisiti una nuova abitazione principale.

In tema di agevolazioni prima casa, l’obbligo, da parte dell’acquirente, di adibire l’immobile acquistato a propria abitazione sembra connaturato alla ratio della disposizione agevolativa. Emblematica, a questo proposito, la pronuncia n. 18300/2004, con cui la Cassazione ha chiaramente statuito che “è ormai consolidato presso questa Corte il principio per cui in tema di agevolazioni tributarie, i benefici fiscali per l'acquisto della "prima casa", previsti dall'art. 1, sesto comma, della legge 22 aprile 1982, n. 168, e dall'art. 2, primo comma, del D.L. 7 febbraio 1985, n. 12 convertito, con modificazioni, nella legge 5 aprile 1985, n. 118, spettano anche all'acquirente di immobile in corso di costruzione, da destinare ad abitazione "non di lusso", anche se tali benefici possono essere conservati soltanto qualora la finalità dichiarata dal contribuente nell'atto di acquisto, di destinare l'immobile a propria abitazione, venga da questo realizzata entro il termine di decadenza del potere di accertamento dell'Ufficio in ordine alla sussistenza dei requisiti per fruire di tali benefici”.
Ancor più esplicita, sul punto, la sentenza n. 20376/2006, secondo cui “i benefici fiscali per l'acquisto della "prima casa"… in favore dell'acquirente di immobile destinato ad abitazione "non di lusso", possono essere conservati a condizione che il contribuente realizzi l'intento, dichiarato nell'atto di acquisto, di destinare l'immobile a propria abitazione: i benefici fiscali, infatti (Cass., trib. 17 ottobre 2005 n. 20066; id., trib., 10 settembre 2004 n. 18300; id., trib., 28 marzo 2003 n. 2714; id., trib., 12 marzo 2003 n. 3604, tra le recenti), sono naturaliter subordinati al raggiungimento dello scopo per cui vengono concessi”.

Nel caso di specie, in base agli accertamenti di fatto compiuti dalla Ctr, sembra che il contribuente non abbia mai abitato l’immobile acquistato con le suindicate agevolazioni: inoltre, la variazione urbanistica dimostrava la volontà di elusione della finalità agevolativa di tali disposizioni, ovvero incoraggiare lo sviluppo dell’edilizia abitativa.


Fonte: Agenzia Entrate

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Perfezionamento del ravvedimento operoso.

Nell'ipotesi in cui le sanzioni e gli interessi siano versati in un momento successivo rispetto all’imposta, si perfeziona il ravvedimento operoso? E a partire da quale momento?

Ai sensi dell’articolo 13, comma 2, del Dlgs 472/1997, il pagamento in ravvedimento della sanzione ridotta deve essere seguito contestualmente alla regolarizzazione del pagamento del tributo o della differenza, quando dovuti, nonché al pagamento degli interessi moratori calcolati al tasso legale con maturazione giorno per giorno. In base alla normativa attuale, la sanzione è ridotta a 1/10 del minimo se il ravvedimento si perfeziona nei 30 giorni, a 1/8 se invece la regolarizzazione avviene entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa all’anno nel corso del quale è stata commessa la violazione o, se non è prevista dichiarazione periodica, entro un anno dall’omissione o dall’errore. Il ravvedimento si perfeziona solo quando sono state eseguite tutte le incombenze richieste dalla legge. Pertanto, se l'imposta è versata entro trenta giorni dalla scadenza ma i relativi interessi o la sanzione vengono corrisposti in un termine più lungo, va corrisposta la sanzione ridotta a un 1/8. Ulteriore conseguenza è che, fino a quando il contribuente non esegue tutti gli adempimenti richiesti, se intervengono controlli fiscali, il ravvedimento è precluso (circolare n. 180/E del 1998).


Fonte: Agenzia Entrate

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Il ritardo in campo Iva si paga e la scadenza merita attenzione.

Nel corso dell’anno d’imposta 2009, una società bulgara riportava nel registro Iva acquisti e nella dichiarazione dei redditi, relativa al mese di dicembre 2009, una fattura emessa da un fornitore in data 30 dicembre 2009, con un’Iva pari a circa 83.000 euro. Poiché tale fattura non doveva in realtà essere emessa, con verbale datato 15 ottobre 2010 provvedeva ad annullarla.
La società, però, provvedeva tardivamente a regolarizzare la detrazione, operata in base alla suddetta fattura, con il pagamento integrale dell’Iva inizialmente detratta in base al detto documento fiscale, poi annullato, nonché dei relativi interessi.
Riscontrata l’omessa registrazione tempestiva dell’annullamento della fattura, l’Amministrazione finanziaria bulgara emetteva un avviso di accertamento, impugnato dalla società dinanzi al competente Tribunale distrettuale.

Le pronunce delle Corti nazionali
Il Tribunale distrettuale annullava l’avviso di accertamento, ritenuto illegittimo, pur riscontrando un comportamento fiscale della società, passibile di sanzione.
Il Fisco ricorreva per cassazione e, dinanzi, a tale secondo giudice, la società eccepiva che la sanzione irrogata violava il diritto dell’Unione e, in particolare, i principi di neutralità e proporzionalità dettati in tema di Iva.
La Corte di ultima istanza, allora, sospendeva il procedimento e proponeva alla Corte di giustizia dell’Unione europea una serie di questioni pregiudiziali, di seguito riassunte.

Le questioni pregiudiziali
1) Se il principio di neutralità fiscale autorizzi uno Stato membro ad irrogare una sanzione per omessa registrazione tempestiva dell’annullamento di una fattura, benché tale annullamento sia stato successivamente registrato nella contabilità ed il soggetto interessato abbia pagato le relative imposte ed interessi; 2)  se gli articoli 242 e 273 della direttiva Iva autorizzano gli stati membri ad irrogare nei confronti di tale soggetto passivo un’ammenda pari all’importo dell’Iva non assolta in tempo utile; 3) se rilevi il fatto che non sia stato arrecato pregiudizio alcuno all’erario; 4) se l’irrogazione dell’ammenda descritta violi il principio di proporzionalità.

La decisione dei giudici comunitari
La Corte di giustizia premette che, in assenza di un sistema comune di sanzioni, applicabile nel campo della riscossione dell’Iva, ogni Stato membro può adottare le misure che ritiene più idonee al fine di garantire il gettito di tale tributo ed evitare le relative frodi, fermo restando il rispetto del fondamentale principio di neutralità fiscale; principio – questo – che trova concreta applicazione anche attraverso il sistema di rettifica delle detrazioni d’imposta.
Il diritto bulgaro, che incita i soggetti passivi a regolarizzare nel più breve tempo possibile l’importo dell’imposta dovuta a seguito dell’annullamento dell’operazione a base della detrazione, mira proprio a garantire l’esatta e celere riscossione del tributo.
A tal fine, la previsione di un’ammenda non può apparire lesiva del divieto della doppia imposizione, considerato che essa – nonostante corrisponda all’importo dell’Iva non assolta nel termine stabilito – non pare avere natura impositiva, ma esclusivamente sanzionatoria.
L’equa quantificazione di tale ammenda è appannaggio esclusivo del giudice nazionale: in argomento, la Corte rileva soltanto che la normativa bulgara prevede un sistema sanzionatorio progressivo, in cui la sanzione è proporzionale al ritardo tenuto per la rettifica. Infine, la Corte ritiene compito del giudice nazionale valutare l’esistenza di frodi Iva.

Le conclusioni della Corte
Il principio di neutralità fiscale non osta a che l’Amministrazione fiscale di uno Stato membro infligga a un soggetto passivo di imposta, che non ha adempiuto, nel termine previsto dalla legislazione nazionale, il suo obbligo di contabilizzare e dichiarare elementi rilevanti ai fini del calcolo dell’Iva da lui dovuta, un’ammenda pari all’importo di tale imposta non assolta entro il termine suddetto quando, successivamente, il soggetto passivo ha regolarizzato l’inadempimento ed ha assolto l’integralità dell’imposta dovuta insieme agli interessi.
Spetta al giudice nazionale valutare, tenuto conto degli articoli 242 e 273 della direttiva Iva, se, date le circostanze della controversia nel procedimento principale, segnatamente il termine entro cui l’irregolarità è stata rettificata, la gravità dell’irregolarità e l’eventuale esistenza di una frode o di una elusione della legislazione applicabile imputabili al soggetto passivo, l’importo della sanzione inflitta ecceda quanto necessario al fine di assicurare l’esatta riscossione dell’imposta ed evitare la frode.


Fonte: sentenza Corte di giustizia Ue, causa C-259/2012 del 20 giugno 2013

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Rc auto e spese lavoro autonomo.

Svolgo attività di lavoro autonomo. La franchigia di 40 euro, prevista ai fini della deducibilità dal reddito complessivo del contributo al Ssn relativo al premio RC auto, la posso far rientrare, tra i costi relativi al veicolo a uso promiscuo?

La legge di stabilità per il 2013 ha ridotto dal 40% al 20% la percentuale di deducibilità, ai fini delle imposte sui redditi, delle spese e degli altri componenti negativi relativi ai veicoli utilizzati nell’esercizio di imprese, arti e professioni, non esclusivamente come beni strumentali. Tra i costi deducibili rientrano i carburanti e i lubrificanti, la tassa di proprietà, i pedaggi autostradali, le spese di manutenzione, l’iva indetraibile corrisposta al momento dell’acquisto dell’autovettura e l’assicurazione RC auto. Il contributo al servizio sanitario nazionale è una maggiorazione, applicata in base percentuale (10,50%) sulle polizze per responsabilità civile, che serve a compensare i costi sostenuti per assistere le persone vittime di incidenti stradali. Rientra tra i contributi previdenziali e assistenziali obbligatori per legge ed è conseguentemente compreso tra gli oneri deducibili ai fini della determinazione del reddito complessivo (articolo 10, comma 1, lettera e), del Tuir). La "riforma Fornero" (legge 92/2012) ha stabilito un franchigia per tale contributo, che è diventato, dal periodo di imposta 2012, deducibile soltanto per la parte eccedente 40 euro. Pertanto, al di sotto di tale importo, non è possibile usufruire di alcun beneficio fiscale.


Fonte: Agenzia Entrate

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Riduzione delle peso fiscale sulle bollette dell'elettricità.

Con il Decreto del fare, il Governo ha voluto, tra le atre cose, ridurre il peso fiscale sulle bollette dell'elettricità, modificando le modalità di determinazione delle tariffe concesse agli impianti in regime Cip6, in modo progressivo, portandole in linea con i prezzi di mercato che si sono significativamente ridotti nell’ultimo periodo. Il decreto blocca la maggiorazione degli incentivi all’elettricità prodotta da biocombustibili liquidi, maggiorazione che avrebbe comportato un aumento delle tariffe di 300 milioni all’anno e avrebbe premiato impianti con scarsi benefici ambientali che saranno, invece, oggetto di iniziative di riqualificazione.


Fonte: Governo

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Agevolazioni prima casa, decadenza se l'immobile non è adibito ad abitazione.

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 14173 del 5 giugno 2013, ha stabilito che il mancato utilizzo abitativo dell’immobile acquistato con le agevolazioni “prima casa”, previsti dall’articolo 1, nota II-bis), della Tariffa allegata al Dpr 131/1986 (imposta di registro al 3% e imposte ipocatastali in misura fissa), o la sua successiva variazione urbanistica (es: da uso abitativo a studio professionale) comporta la decadenza dall’agevolazione. Di conseguenza, scatta l'obbligo di versare la differenza tra le imposte in misura ordinaria e quelle pagate in misura ridotta, più una sanzione del 30%.


Fonte: Agenzia Entrate

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Fotovoltaico, detrazione IVA se attività economica esercitata con stabilità.

Con la Sentenza della Corte UE del 20 giugno 2013, causa C-219/2012, i giudici europei si sono espressi in merito alla detrazione dell’Iva assolta a monte relativa ad un impianto fotovoltaico situato sul tetto di un edificio ad uso abitativo. In particolare, perché sia possibile detrarre l'IVA pagata a monte, il contribuente, nello sfruttamento del suo impianto fotovoltaico, deve aver esercitato un’attività economica. Per i giudici europei, l’attività di sfruttamento di un impianto fotovoltaico deve essere considerata rientrante nella nozione di attività economica, ai sensi dell’articolo 4, par. 2, della sesta Direttiva 77/388/CE, se essa è esercitata al fine di ricavarne introiti aventi un certo carattere di stabilità.


Fonte: Agenzia Entrate

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giovedì 20 giugno 2013

Quesito: ISEE errato.

mi rivolgo a Voi perchè nel 2007 ho richiesto la borsa di studio presso la mia università, ora mi arriva una lettera di una società esterna che dice che l'isee che ho presentato era errato e quindi non avevo diritto alla borsa di studio. devo pagare 2000 euro più 2000 euro di mlta. vorrei sapere se c'è un tempo entro cui possono fare questi accertamenti (se sono i 5 anni) e se nel caso debba pagare, visto che era stato fatto da un nostro vicino di casa ma comunque emesso dal caff, se la responsabilità è del nostro conoscente o del caff.

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Ddl semplificazioni atteso oggi in Cdm.

Dopo l'approvazione del c.d. "Decreto del fare", che deve ancora essere pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, oggi pomeriggio il Consiglio dei Ministri si riunirà per varare il Ddl sulle semplificazioni alle imprese. Sono previste quattro deleghe al Governo. Le misure previste prevedono, al momento, un alleggerimento delle norme sulla privacy applicate per l'attività aziendale, semplificazioni del permesso di costruire tramite la Scia, l'istituzione di un tutor d'impresa, attivato con gli Sportelli Unici delle Camere di Commercio, che gestisca l'avvio e la conclusione dei procedimenti amministrativi.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Contratto di rete, ulteriori chiarimenti dalle Entrate.

Con la circolare n. 20/E del 18 giugno, l’Agenzia delle Entrate, integrando i chiarimenti contenuti nella precedente circolare n. 15/E/2011, ha fornito ulteriori chiarimenti sulla disciplina agevolativa per le imprese che stipulano un contratto di rete e accantonano gli utili di esercizio ad apposita riserva, destinandoli al fondo patrimoniale per la realizzazione degli investimenti previsti dal programma comune di rete (articolo 42, comma 2-quater, del D.L. n. 78/2010). Il regime agevolato, applicabile a partire dagli utili accantonati in riferimento al periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2010, è ora all’ultimo anno di fruizione.

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Abolita la responsabilità solidale negli appalti.

Il "Decreto del fare" varato dal Consiglio dei Ministri il 15 giugno scorso ha di fatto previsto la cancellazione delle norme di cui all'art. 35, commi da 28 a 28-ter, D.L. n. 223/2006, che prevedono la responsabilità solidale negli appalti tra committente e appaltatore e tra quest'ultimo ed il subappaltatore per il versamento delle ritenute sui redditi di lavoro dipendente e dell'Iva dovuta. In base alla norma per ora ancora in vigore, infatti, per evitare di far scattare questa forma di responsabilità, l'appaltatore/committente è obbligato ad acquisire una documentazione da cui emerga che il subappaltatore/appaltatore abbia effettuato regolarmente i versamenti fiscali alla data del pagamento del corrispettivo.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Rivalutazione terreni e partecipazioni entro il 1° luglio.

Entro il prossimo 1° luglio (il termine ordinario del 30 giugno cade, infatti, di domenica) è possibile effettuare la rivalutazione di terreni agricoli ed edificabili e delle partecipazioni in società non quotate posseduti al 1° gennaio 2013. La rivalutazione si perfeziona attraverso la rideterminazione del valore del bene mediante perizia di stima e con il versamento della prima o unica rata dell'imposta sostitutiva sul nuovo valore rideterminato (2% per le partecipazioni non qualificate, 4% per le partecipazioni qualificate e terreni). la seconda e la terza rata vanno versate entro il 30.06 degli anni successivi (2014 e 2015) con la maggiorazione del 3% annuo a titolo di interesse.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Ritenute fiscali sul lavoro autonomo occasionale.

Nell’ipotesi di lavori saltuari svolti da un soggetto privo di partita Iva, quale normativa va applicata ai fini delle ritenute Irpef?

Le attività di lavoro autonomo occasionali, ossia svolte senza organizzazione di mezzi e senza vincolo di subordinazione, rientrano nella categoria dei redditi diversi (articolo 67, comma 1, lettera c, del Tuir). Sui compensi corrisposti per lo svolgimento di tali attività, il sostituto di imposta deve operare una ritenuta d’acconto del 20% (articolo 25, comma 1, Dpr 600/1973). Ai fini previdenziali, in seguito alla legge 276/2003, occorre differenziare tra prestazioni occasionali, di durata non superiore a 30 giorni, effettuate per lo stesso committente, per un compenso non superiore a 5000 euro, e lavoro autonomo occasionale in senso stretto, in cui non c’è coordinamento con il committente né continuità delle prestazione; in tale ipotesi, si prescinde da limiti di compenso e durata. La distinzione ha un riflesso pratico in ambito fiscale in quanto, solo qualora il reddito annuo derivante da tali attività superi i 5.000 euro (articolo 44, comma 2, legge 326/2003), gli esercenti attività di lavoro autonomo occasionale sono tenuti a iscriversi alla Gestione separata Inps (circolare Inps 103/2004). In relazione a quest'ultima ipotesi, la parte di contributo previdenziale a carico del lavoratore (pari a 1/3) è deducibile dal reddito in sede di dichiarazione dei redditi, ma non riduce l'imponibile fiscale in sede di redazione della ricevuta. Conseguentemente, la ritenuta d'acconto del 20% va effettuata sul compenso al lordo della ritenuta previdenziale.


Fonte: Agenzia Entrate

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La prima casa diventa di “lusso” se il magazzino è una pinacoteca.

Un ampio magazzino pertinenziale, di circa 500 metri quadrati, trasformato in pinacoteca può mettere seriamente in discussione le agevolazioni fiscali “prima casa”, riconosciute per l’acquisto dell’abitazione principale.
Questo l’interessante principio di diritto affermato dalla Cassazione nella sentenza n. 14162 del 5 giugno, che ha cassato con rinvio l’impugnata sentenza dei giudici tributari di appello.

La vicenda di merito
Con ricorso in Cassazione, l’Agenzia delle Entrate impugna una sentenza della Commissione tributaria regionale della Lombardia che, in riforma della sentenza di primo grado, aveva annullato l’avviso di liquidazione con il quale il competente ufficio finanziario aveva revocato a un contribuente il beneficio “prima casa”, in quanto l’abitazione, pur non superando i 240 metri quadrati, doveva comunque ritenersi di lusso, in relazione a un magazzino trasformato in galleria d’arte che non poteva esser considerato “pertinenza”.

Secondo i giudici del gravame, invece, il diritto al beneficio fiscale in parola andava riconosciuto in quanto il magazzino costituiva comunque una pertinenza dell’abitazione non di lusso, perché rispondente ai requisiti prescritti dall’articolo 817 del codice civile (secondo cui “Sono pertinenze le cose destinate in modo durevole a servizio o ad ornamento di un’altra cosa. La destinazione può essere effettuata dal proprietario della cosa principale o da chi ha un diritto reale sulla medesima”).
Nel ricorso di legittimità, l’Amministrazione finanziaria lamenta l’omessa o insufficiente motivazione circa un fatto controverso e decisivo della lite, ossia quello della destinazione a “pertinenza” del magazzino di circa 500 metri quadrati trasformato in galleria d’arte.

La decisione della Corte suprema
Per i giudici di piazza Cavour il ricorso è fondato.
Infatti, in appello non è stato “…sufficientemente spiegato l’affermazione di esistenza del fatto costitutivo del rapporto di pertinenza dedotto in lite, questo rappresentato dalla indispensabile esistenza di una oggettiva subordinazione funzionale della galleria d'arte rispetto all’abitazione (Cass. sez. 2^ n. 9911 del 2006; Cass. sez. 2^ n. 4599 del 2006)”.

In sostanza, secondo la Corte, per l’esistenza del vincolo pertinenziale tra due beni è necessario provare la presenza di un elemento oggettivo, consistente nella destinazione di un bene al servizio o all’ornamento dell’altro, e un elemento soggettivo, costituito dalla rispondenza di tale destinazione all’effettiva volontà dell’avente diritto di creare il predetto vincolo di strumentalità e complementarietà funzionale (Cassazione, sentenze n. 13487/1999 e n. 1327/1996).

Osservazioni
La sentenza in commento si inserisce nel copioso filone giurisprudenziale relativo alle diverse ipotesi di decadenza dai benefici fiscali connessi all’acquisto della prima casa.
Le difficoltà applicative e i dubbi interpretativi concernenti la struttura normativa di riferimento, infatti, hanno alimentato, nel corso degli anni, un notevole contenzioso in materia di tassazione agevolata degli acquisti della prima casa di abitazione.
Dal punto di vista normativo, l’attuale nota II bis) dell’articolo 1 della Tariffa, parte I, allegata al Dpr n. 131/1986 (Tur), prevede l’applicazione agevolata dell’imposta di registro con aliquota del 3% (ovvero dell’Iva al 4%), nonché le imposte ipocatastali in misura fissa pari a 168 euro ciascuna, agli atti traslativi a titolo oneroso della proprietà di case di abitazione “non di lusso” e agli atti traslativi o costitutivi della nuda proprietà, dell’usufrutto, dell’uso e dell’abitazione relativi alle stesse, a condizione che:
l’immobile sia ubicato nel territorio del comune in cui l’acquirente ha o stabilisca entro diciotto mesi dall’acquisto la propria residenza o, se diverso, in quello in cui l’acquirente svolge la propria attività
nell’atto di acquisto l’acquirente dichiari di non essere titolare esclusivo o in comunione con il coniuge dei diritti di proprietà, usufrutto, uso e abitazione di altra casa di abitazione nel territorio del comune in cui è situato l’immobile da acquistare
nell’atto di acquisto l’acquirente dichiari di non essere titolare, neppure per quote, anche in regime di comunione legale su tutto il territorio nazionale dei diritti di proprietà, usufrutto, uso, abitazione e nuda proprietà su altra casa di abitazione acquistata dallo stesso soggetto o dal coniuge con le agevolazioni in parola.

Detti requisiti soggettivi e oggettivi devono ricorrere congiuntamente per l’applicazione delle aliquote agevolate previste ai fini dell’imposta di registro, ipotecaria e catastale.

La nota II-bis, comma 3, dell’articolo 1, della Tariffa, parte I, allegata al Tur dispone che “Le agevolazioni di cui al comma 1, sussistendo le condizioni di cui alle lett. a), b) e c) del medesimo comma 1, spettano per l’acquisto, anche se con atto separato, delle pertinenze dell’immobile di cui alla lett. a). Sono ricomprese tra le pertinenze, limitatamente ad una per ciascuna categoria, le unità immobiliari classificate o classificabili nelle categorie catastali C/2, C/6 e C/7, che siano destinate a servizio della casa di abitazione oggetto dell’acquisto agevolato”.
In sostanza, in base alla predetta disposizione, l’agevolazione spetta, anche nel caso di acquisto separato dall’abitazione, per non più di una delle seguenti pertinenze: cantina o soffitta; rimessa o box auto; tettoia o posto auto.

Il vero problema evidenziato dalla Cassazione – che ha condiviso l’interpretazione dell’Agenzia – è proprio quello di capire se il magazzino trasformato in galleria d’arte possa essere considerato “pertinenza” dell’immobile, nell’accezione elaborata dalla stessa Corte suprema, secondo cui “la destinazione a pertinenza di una cosa considerata accessoria rispetto ad altra considerata principale può derivare o dalla destinazione oggettiva e funzionale dell’una al servizio dell’altra o dalla destinazione operata dal proprietario di quest’ultima…” (Cassazione, sentenza n. 16941/2011). Nel caso di specie, sembrerebbe di no.


Fonte: Agenzia Entrate

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Attribuzione codice fiscale a enti: la richiesta si può preparare al pc.

Il modello AA5/6, che consente ai soggetti diversi dalle persone fisiche di ottenere, tra l’altro, il codice fiscale, da oggi diventa editabile. È possibile, quindi, compilarlo al computer collegandosi al sito delle Entrate. Editabili anche le traduzioni in inglese, tedesco e sloveno del modulo.

Gli interessati, in sostanza, sono: enti, associazioni, fondazioni, condomini, parrocchie, eccetera, non obbligati alla dichiarazione di inizio attività perché non esercitano un’attività rilevante ai fini dell’Iva, ma sono comunque tenuti a “dotarsi” di codice fiscale.

L’editabile è uno strumento alternativo al modulo cartaceo, pertanto,  il programma non effettua verifiche o controlli delle informazioni inserite. Inoltre, non è consentito il salvataggio del file sul computer né la sua trasmissione direttamente online.


Fonte: Agenzia Entrate

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Modelli F24: sull’Sos dei Comuni l’Agenzia lancia uno spazio in più.

Nomi dei nuovi campi: “identificativo operazione” e, sulla quietanza, “identificativo operazione tributi locali”; localizzazioni: “sezione Imu e altri tributi locali” o, se il modello è il semplificato, “motivo del pagamento”. Con il provvedimento del 19 giugno, il direttore dell’Agenzia delle Entrate, accogliendo le richieste dei Comuni, ha convalidato le modifiche ai modelli F24, F24 accise e F24 semplificato – insieme alle relative avvertenze per la compilazione – e a quello di quietanza dei versamenti effettuati on line attraverso F24.

Per capire meglio, dal prossimo 1 luglio, nei moduli F24 ed F24 accise, sulla stessa riga dell’intestazione “sezione Imu e altri tributi locali”, apparirà uno spazio denominato “identificativo operazione” (nell’F24 semplificato la sezione Imu non c’è e, per tale motivo, il nuovo campo è in corrispondenza del “motivo del pagamento”).
Qui, i contribuenti, se il Comune lo richiede, riporteranno il codice che qualifica l’operazione a cui si riferisce il pagamento, codice fornito dallo stesso Comune.
Tutto questo per venire incontro all’esigenza degli enti locali di semplificare i propri adempimenti di riscossione, correlando i versamenti dei tributi alle posizioni debitorie dei contribuenti.

Una modifica tira l’altra
Cambiano i modelli e, di conseguenza, le relative avvertenze per la compilazione; poi, se il versamento con F24 è eseguito telematicamente, cambia pure la quietanza restituita al contribuente. Qui la modifica (“identificativo operazione tributi locali”) si rintraccia nella sezione “dettaglio dei tributi” e, in particolare, affianca i campi “codice ufficio” e “codice atto”.
Naturalmente, in relazione ai modelli il cui invio può avvenire anche on line (F24 ed F24 accise), mutano le specifiche tecniche di trasmissione.

A quando
Come anticipato, le modifiche saranno operative dal prossimo 1 luglio.
I nuovi modelli si troveranno presso gli sportelli delle banche, di Poste italiane Spa, degli agenti della riscossione e, in formato elettronico, sul sito dell’Agenzia delle Entrate.

In ogni caso, i vecchi moduli potranno ancora essere utilizzati fino al 30 aprile 2014, a condizione che per il versamento non sia indispensabile compilare gli spazi esordienti.


Fonte: Agenzia Entrate

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mercoledì 19 giugno 2013

Decreto del fare, taglio alla tassa sul lusso sulle imbarcazioni.

Il "Decreto del fare" varato lo scorso sabato dal Governo ha dato un taglio alla tassa sul lusso sulle imbarcazioni, eliminandola per le imbarcazioni di lunghezza fino a 14 metri. L'imposta è poi stata dimezzata per le unità da diporto da 14 a 20 metri. Per le barche da 14,01 a 17 metri, la somma da versare passa da 1.740 a 870 euro. Per le imbarcazioni da 17,01 a 20 metri l'imposta scende da 2.600 a 1.300 euro. L'intento del Governo è quello di incentivare il settore della nautica.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Condominio, la riforma.

Dal 18 giugno entrano in vigore le nuove norme previste dalla Riforma del Condominio (Legge n. 220/2012), dopo un periodo di vacatio legis di sei mesi. In base alle nuove regole, per poter ricoprire l'incarico di amministratore occorre rispettare una serie di requisiti: onorabilità, diritti civili, diploma di scuola secondaria di secondo grado, corso di formazione aggiornamento periodico. Scatta, poi, l'obbligo di istituire un conto corrente condominiale (bancario o postale), su cui devono transitare i contributi dei condòmini e ed i pagamenti fatti per conto del condominio; in caso di mancata apertura del conto, si ha "grave irregolarità" che giustifica la revoca dell'incarico. L'accettazione dell'incarico dovrà essere effettuata in forma scritta e la nomina può essere subordinata alla presentazione di una polizza di assicurazione per la responsabilità civile.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Prima casa, aliquota con sconto solo se è abitazione principale.

L’agevolazione c.d. “prima casa” disciplinata nella Parte I, art. 1, Nota II bis della tabella allegata al D.P.R. n. 131 del 1986 prevede che sull’immobile acquistato vi sia un vincolo di destinazione, ad abitazione principale, con annesso divieto di rivendita infraquinquennale dell’immobile medesimo. L’agevolazione in esame presuppone in ogni caso che l’immobile acquistato sia effettivamente adibito ad abitazione principale (Cass. n. 13491 del 2008; Cass. n. 20376 del 2006). Questa interpretazione è direttamente ricavabile dalla necessità di spostare la residenza nell’immobile ex Nota II bis 1, lett. a), della tabella citata, oltreché dalla decadenza dal beneficio conseguente all’alienazione infraquinquennale nel caso che non si acquisiti un nuovo immobile da adibire a nuova abitazione principale.

Sentenza n. 14173 del 5 giugno 2013 (udienza 18 aprile 2013)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Merone Antonio – Est. Bruschetta Ernestino Luigi
Agevolazioni fiscali – Acquisto della prima casa – Aliquote agevolate sulle imposte indirette – Destinazione effettiva dell’immobile ad abitazione principale - Necessarietà

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Attività principale e occasionale: per la Corte Ue, l'Iva non fa sconti.

Al centro della controversia l’avviso di accertamento inviato alla parte ricorrente per operazioni connesse ad attività lavorative eseguite in esecuzione di un mandato. In particolare, la questione controversa riguarda l’aspetto dell’assoggettabilità a imposta sul valore aggiunto, in base a quanto indicato nella direttiva 2006/112/Ce del Consiglio, per una prestazione lavorativa di tipo occasionale.

La causa principale
La parte ricorrente è una persona fisica che, nel territorio della Bulgaria, esercita la professione di ufficiale giudiziario in qualità di lavoratore autonomo con conseguente regime fiscale con partita Iva. Nel novembre 2008, a seguito della stipula di un formale contratto di mandato, in qualità di mandatario presentava ben numero tre offerte nell’ambito di altrettante procedure di asta immobiliare. In caso di esito positivo di partecipazione all’asta egli si impegnava a trasferire al mandante, che al contempo avrebbe fornito le risorse finanziarie necessarie all’operazione, il diritto di proprietà sui suddetti immobili. Per tale contrattazione per il nostro mandatario sarebbe spettato un compenso corrisposto nello stesso giorno di firma del contratto. La questione controversa prende le mosse proprio dal fatto che per il compenso pattuito non veniva previsto alcun assoggettamento ai fini dell’imposta sul valore aggiunto. Ecco che allora, le autorità fiscali facevano recapitare un avviso di accertamento proprio per assoggettare ad imposta il compenso per le prestazioni di cui al contratto di mandato. Accertamento fiscale che prevedeva proprio una rettifica in virtù dell’Iva da versare in quanto il soggetto mandatario è un soggetto registrato ai fini Iva e pertanto passivo ai fini di detta imposta. Nonostante le rimostranze presentate, la parte ricorrente vedeva confermarsi l’avviso di accertamento e, pertanto, presentava ricorso. Come motivazione principale, veniva sostenuto come la prestazione di servizi di cui al contratto di mandato, non aveva alcun nesso con la sua attività di ufficiale giudiziario, la sola attività per la quale egli risultava soggetto passivo ai fini dell’imposta sul valore aggiunto. Il rinvio ai giudici europei, nasce proprio per chiarire se una prestazione occasionale che non sia attinente all’attività principale, nel caso di specie quella di ufficiale giudiziario, sia plausibilmente assoggettabile ad Iva solo in specie di tale assoggettamento per l’attività principale.

La questione pregiudiziale
La questione controversa riguarda l’assoggettamento all’imposta sul valore aggiunto, ai sensi dell’articolo 9, paragrafo 1 della direttiva Iva, di un operazione consistente nello svolgimento di una prestazione di lavoro occasionale eseguita da una persona fisica che in virtù dell’attività di ufficiale giudiziario, attività svolta come principale professione, è già registrato ai fini Iva.

Le valutazioni della Corte
Occorre premettere che non spetta alla Corte pronunciarsi sulla corretta interpretazione nonché sull’applicabilità delle disposizioni nazionali anche laddove ciò comporti il dover accertare vicende rilevanti alla soluzione della controversia principale. Detto questo, nell’entrare nel merito della questione, i giudici europei sottolineano come prima cosa il riferimento all’articolo 9, paragrafo 1, primo comma, della sesta direttiva Iva.  Dalla lettura di tale norma, pertanto, si evince come debba considerarsi soggetto passivo esclusivamente chi eserciti, in modo indipendente a prescindere dal luogo di prestazione, dallo scopo e dai risultati, un’attività economica. Ecco che allora, pur non mancando disposizioni plausibili di una diversa lettura resta fermo il fatto che un soggetto passivo, per una certa tipologia di attività svolta in via principale, debba essere considerato tale anche laddove effettui, in modo occasionale, afferente ad un ambito di attività che non presenti alcun nesso con l’attività principale. Nel caso di cui alla fattispecie principale, però, anche a seguito di una più ampia lettura delle disposizioni di cui alla sesta direttiva Iva si evince, concludono i togati europei, come la circostanza che la persona fisica sia già registrata ai fini dell’imposta e, pertanto, sia già soggetto passivo ai fini Iva comporta l’assoggettamento di qualsiasi altra attività esercitata all’imposta in questione.

La pronuncia degli eurogiudiuci
La  conclusione, a seguito delle argomentazioni apportate dai togati della prima sezione della Corte, sul quesito di cui alla fattispecie principale non può prescindere da quanto disposto dall’articolo 9, paragrafo 1, della direttiva del Consiglio n. 2006/112/CE. Pertanto, un individuo che sia già assoggettato all’imposta sul valore aggiunto, in considerazione di un’ altra attività svolta in via principale, non potrà non essere assoggettato all’Iva anche per una ulteriore attività lavorativa anche se svolta sulla base di un contratto di lavoro di tipo occasionale.


Fonte: Agenzia Entrate

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Mutuo intestato al coniuge a carico.

Mia moglie ha acquistato al 100% come prima casa l'immobile dove attualmente conviviamo. E' unica intestataria del mutuo per l'acquisto, ma è fiscalmente a carico del sottoscritto. Posso portarmi in detrazione gli interessi passivi?

Sulla questione della detraibilità degli interessi del mutuo ipotecario per l’acquisto dell'abitazione principale, l’Agenzia delle Entrate ha fornito ripetuti chiarimenti nel corso del tempo. La circolare 7/E del 2001 ha precisato che la detrazione spetta esclusivamente al contribuente che sia proprietario dell'immobile, almeno pro-quota, e intestatario del contratto di mutuo. In precedenza, la circolare 95/E del 2000 aveva puntualizzato che la detrazione non compete al coniuge che non partecipa all’acquisto dell'appartamento. Sulla questione è tornata anche la circolare n. 17/E del 2006, chiarendo che il coniuge titolare del contratto di mutuo può beneficiare della detrazione soltanto se l’acquisto avviene in comproprietà con l’altro coniuge. Nel caso proposto, mancando in capo al marito la duplice condizione di proprietario e di intestatario del contratto di mutuo, il fatto che la moglie sia fiscalmente a suo carico è irrilevante, non gli consente di detrarre gli interessi passivi.


Fonte: Agenzia Entrate

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Bonus “reti” e altri regimi speciali. L’eventuale convivenza con le Coop.

Con la circolare n. 20/E del 18 giugno, l’Agenzia delle Entrate chiarisce anche alcuni aspetti della disciplina agevolativa rivolta alle imprese che stipulano un contratto di rete e accantonano gli utili di esercizio ad apposita riserva, destinandoli al fondo patrimoniale per la realizzazione degli investimenti previsti dal programma comune di rete (articolo 42, comma 2-quater, del Dl 78/2010). Tali chiarimenti vanno a integrare quelli contenuti nella precedente circolare n. 15/2011.

Applicabile a partire dagli utili accantonati in riferimento al periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2010, l’agevolazione fiscale è giunta all’ultimo anno di fruizione: le imprese aderenti al contratto di rete, che intendevano prenotare i fondi per fruire della sospensione di imposta sugli utili accantonati per il periodo di imposta in corso al 2012, sono state chiamate a trasmettere on line l’apposito modello, entro il 23 maggio scorso. Ma, come precisato nella circolare odierna, per le reti che hanno scelto di acquisire la soggettività giuridica iscrivendosi nella sezione ordinaria del Registro delle imprese, la possibilità di fruire dell’agevolazione viene automaticamente meno.

Altri chiarimenti
L’agevolazione consiste, lo ricordiamo, in un regime di sospensione di imposta sugli utili d’esercizio, accantonati ad apposita riserva di patrimonio netto e destinati al fondo patrimoniale comune, per la realizzazione degli investimenti previsti dal programma di rete, attuato mediante una variazione in diminuzione della base imponibile del reddito di impresa. Fruibile in sede di saldo del versamento delle imposte sui redditi dovute per il periodo di imposta cui afferiscono gli utili stessi, il regime di sospensione cessa nell’esercizio in cui la riserva è utilizzata per scopi diversi dalla copertura di perdite di esercizio ovvero in cui viene meno l’adesione dell’impresa al contratto di rete.

I chiarimenti integrativi su cui si concentra la circolare riguardano, in particolare, alcuni aspetti applicativi della disciplina, quali le modalità di applicazione della sospensione d’imposta per le società cooperative, i casi in cui si rende necessario rinnovare l’asseverazione del programma comune, al fine di fruire dell’agevolazione, le ipotesi in cui l’applicazione del beneficio determini una perdita fiscale, l’individuazione del valore degli investimenti rilevanti e del periodo di esecuzione degli stessi e, infine, gli effetti della parziale realizzazione degli investimenti e dell’acquisizione della soggettività giuridica delle reti dotate di fondo.

Le società cooperative
Considerato il particolare meccanismo applicativo dell’agevolazione, basato su un regime di sospensione di imposta commisurato agli utili accantonati ad apposita riserva, la circolare fornisce chiarimenti in merito al coordinamento dell’agevolazione con i regimi speciali di tassazione applicabili agli utili delle società cooperative, per definire i criteri di determinazione del beneficio per tale categoria di società.
Le società cooperative, infatti, in virtù della specifica funzione sociale svolta, sono soggette a un particolare regime fiscale, in base al quale le somme destinate alla riserva indivisibile non concorrono a formare il reddito imponibile, tranne una determinata percentuale minima di utili, che è comunque soggetta a tassazione.

In particolare, ai sensi dell’articolo 12 della legge 904/1977, per le società cooperative e i loro consorzi a “mutualità prevalente” non concorrono a formare il reddito imponibile le somme destinate a riserva indivisibile. Tuttavia, in base a quanto disposto dal comma 460, articolo 1, della legge 311/2004, tale esenzione non si applica a una percentuale degli utili netti annuali, variabile a seconda della tipologia di attività svolta. Inoltre, lo stesso articolo prevede al successivo comma 464, per le società cooperative a “mutualità non prevalente”, che l’esenzione disposta dal citato articolo 12 si applica, esclusivamente, “alla quota del 30 per cento degli utili netti annuali”, se accantonati ad apposita riserva indivisibile prevista dallo statuto.

Ai fini del calcolo dell’agevolazione, la circolare dice che le imprese cooperative possono fruire della sospensione “sulla quota di utili disponibili, soggetta a imposizione”, sempre che siano destinati al fondo patrimoniale comune per la realizzazione del programma comune di rete, nei limiti dell’accantonamento della stessa quota di utili in un’apposita riserva, distinta dalle altre eventuali riserve presenti nel patrimonio netto.

Rinnovo dell’asseverazione
Le imprese che sottoscrivono o aderiscono a un contratto di rete possono fruire del beneficio fiscale a condizione che il programma di rete sia preventivamente asseverato dagli organismi abilitati.
Questi ultimi, mediante l’asseverazione, verificano preventivamente la sussistenza sia degli elementi propri del contratto di rete sia dei requisiti di partecipazione delle imprese che hanno sottoscritto il contratto.
Integrando quanto già precisato nella precedente circolare n. 15/2011, il nuovo documento di prassi chiarisce che l’asseverazione del programma comune di rete va rinnovata ogni qualvolta si verifichino eventi tali da comportare una modifica al precedente programma asseverato.
Tra i casi in cui è richiesto il rinnovo, rientra, ad esempio, quello in cui vengano effettuati successivi apporti al fondo patrimoniale non previsti nel programma già asseverato oppure i casi di variazione della platea delle imprese contraenti.

Fruizione dell’agevolazione
Come anticipato, l’agevolazione è fruita apportando una variazione in diminuzione della base imponibile del reddito di impresa relativo al periodo di imposta cui si riferiscono gli utili stessi. Il beneficio, pertanto, pur operando esclusivamente in presenza di un utile d’esercizio, può, per effetto della predetta variazione in diminuzione, determinare una perdita fiscale che rileverà secondo le ordinarie regole previste dal Tuir.
Inoltre, la quota di utile d’esercizio sospesa non va ad aggiungersi all’insieme delle esenzioni che costituiscono il limite di riportabilità delle perdite, di cui all’articolo 84 del Tuir. Ciò in quanto l’agevolazione in esame si sostanzia in una sospensione d’imposta, cioè in un “differimento” dell’imposta sugli utili e, quindi, non si applica il comma 1, secondo periodo, del citato articolo 84, che pone limiti all'utilizzo e al riporto delle perdite per i soggetti che fruiscono di un regime di “esenzione” degli utili.

Gli investimenti … e quando eseguirli
Con la precedente circolare è stato chiarito che sono da considerare ammissibili, in linea generale, tutti gli investimenti previsti dal programma comune di rete asseverato, rappresentati sia dai costi sostenuti per l’acquisto o l’utilizzo di beni (strumentali e non strumentali), di servizi e di personale, sia dai costi relativi a beni, servizi e personale messi a disposizione dalle imprese aderenti al contratto di rete. In tale ultima evenienza, l’entità dell’investimento è determinata dal costo figurativo relativo all’effettivo impiego dei beni, dei servizi e del personale purché siano riconducibili alla realizzazione degli investimenti previsti dal programma comune di rete.

A integrazione delle precisazioni già fornite, il nuovo documento di prassi precisa che il valore dell’investimento rileva per l’intero ammontare del costo sostenuto, così come rilevano i limiti di deducibilità imposti dal Tuir per difetto del requisito di inerenza.
Quanto all'imputazione degli investimenti al periodo di effettuazione, occorre seguire le regole generali di cui all’articolo 109, commi 1 e 2, del Tuir, a nulla rilevando il momento in cui avviene l’effettivo esborso finanziario.

In merito al meccanismo applicativo del bonus, la circolare ribadisce che le imprese beneficiarie possono usufruire dell’agevolazione, al momento del versamento del saldo delle imposte sui redditi dovute per il periodo d’imposta relativo all’esercizio cui si riferiscono gli utili, anche se gli investimenti non sono stati realizzati, purché ricorrano a tale data i presupposti previsti dalla norma: adesione al contratto di rete, accantonamento e destinazione dell’utile di esercizio, asseverazione del programma di rete.
Di conseguenza, la realizzazione degli investimenti può avvenire dopo la fruizione dell’agevolazione, purché entro l’esercizio successivo a quello in cui è stata deliberata la destinazione dell’utile.

Conseguenze della realizzazione parziale degli investimenti
Come chiarito nella circolare n. 15/2011, gli utili per i quali è accordato il beneficio della sospensione devono essere impiegati per gli investimenti previsti dal programma comune di rete, da realizzare entro l’esercizio successivo a quello in cui è assunta la delibera di accantonamento degli utili dell’esercizio.
Inoltre, la norma non impone di realizzare entro tale termine gli investimenti previsti dal programma comune di rete, nella loro totalità, “… fermo restando l’impiego entro detto termine degli utili per i quali è accordato il beneficio della sospensione da imposizione”.
Di conseguenza, nel caso di impiego parziale degli utili per i quali è stata accordata la sospensione d’imposta, si deve ritenere, in linea di massima, che l’impresa decada dall’agevolazione per l’intero importo degli utili sospesi.
Le uniche deroghe a tale principio sono costituite dalle ipotesi in cui la mancata effettuazione degli investimenti dipenda da circostanze sopravvenute, non dipendenti dalla volontà del contribuente, o sia conseguente a una riduzione del valore degli investimenti stessi dovuta a economie di costo e/o di scala.
In questi casi – da dimostrare adeguatamente – l’impresa non decade totalmente dall’agevolazione, ma ne “ridetermina” la consistenza, escludendo la quota di utili non impiegata, che concorrerà alla determinazione del reddito di impresa del periodo d’imposta successivo a quello in cui la stessa è stata accantonata.

L’agevolazione e le reti-soggetto
L’accesso al beneficio, come ricordato al paragrafo 2 della circolare 20 di oggi, è condizionato alla realizzazione degli investimenti previsti dal programma comune da parte delle “imprese che sottoscrivono o aderiscono a un contratto di rete”.
In realtà, se le imprese della rete fanno nascere una rete-soggetto, si impegnano a effettuare dei conferimenti in un soggetto “distinto”, al quale è riconducibile l’effettiva realizzazione degli investimenti previsti dal programma di rete.
In tal caso, non è più possibile affermare che gli investimenti previsti dal programma comune sono realizzati “direttamente” dalle imprese della rete, in quanto gli investimenti sono imputabili, in caso di acquisizione della soggettività giuridica, al nuovo soggetto.
Pertanto, con l’acquisizione della soggettività giuridica della rete, la possibilità di fruire dell’agevolazione viene meno automaticamente.


Fonte: Agenzia Entrate

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Quando la rete diventa “soggetto” la fiscalità si adegua al mutamento.

Con l’iscrizione nella sezione ordinaria del Registro delle imprese nella cui circoscrizione è stabilita la sede della “rete”, le partecipanti danno vita a un nuovo soggetto di diritto, autonomo rispetto alle singole imprese aderenti al contratto, anche ai fini degli adempimenti tributari in materia di imposte dirette e indirette.
Sono questi i chiarimenti più attesi dagli operatori, che l’Agenzia delle Entrate ha fornito con la circolare n. 20/E del 18 giugno.
A seguito delle ultime modifiche normative, infatti, il contratto di rete (introdotto dall’articolo 3, commi 4-ter e 4-quater, del Dl n. 5/2009) può diventare soggetto di diritto mediante l’iscrizione nel registro delle imprese nella cui circoscrizione è stabilita la sede della rete, autonomo rispetto alle singole imprese aderenti al contratto, anche dal punto di vista tributario.

La novità di una rete che può diventare - opzionalmente - “rete soggetto” e che si affianca e non sostituisce un modello contrattuale “puro” di rete di imprese ha spinto, pertanto, l’Amministrazione finanziaria a fornire chiarimenti sugli aspetti fiscali delle reti, sia in caso di acquisto di autonoma soggettività giuridica sia nelle ipotesi di contratto di rete “puro”, che non acquisisce la soggettività, anche ai fini dell’imposta di registro.
In aggiunta alle precisazioni contenute nella precedente circolare n. 15/2011, nel nuovo documento di prassi vengono, infine, fornite ulteriori delucidazioni in merito all’agevolazione fiscale concessa sotto forma di sospensione d’imposta, alle imprese “retiste” che accantonano gli utili di esercizio ad apposita riserva, destinandoli al fondo patrimoniale (o al patrimonio destinato all’affare) per la realizzazione degli investimenti previsti dal programma comune di rete (articolo 42, comma 2-quater, del Dl n. 78/2010).

Rete di imprese: un nuovo soggetto tributario
Come già accennato, i “decreti crescita” (Dl n. 83/2012 e n. 179/2012) hanno introdotto la possibilità, per la rete dotata di fondo patrimoniale comune, di acquisire la soggettività giuridica, facoltativa e condizionata all’iscrizione del contratto di rete nella sezione ordinaria del registro delle imprese nella cui circoscrizione è stabilita la sede.
Con la circolare odierna, viene chiarito che la rete di imprese, per effetto della suddetta iscrizione, diviene un nuovo soggetto di diritto (“rete-soggetto”), che acquista rilevanza anche dal punto di vista tributario, configurandosi come un autonomo soggetto passivo di imposta - “distinto” dalle imprese che hanno sottoscritto il contratto, le quali mantengono la loro soggettività tributaria - ai fini Ires, Irap e Iva.

Nello specifico, le reti-soggetto scontano l’imposta sul reddito delle società ai sensi dell’articolo 73, comma 2, del Tuir, secondo cui “Tra gli enti diversi dalle società, di cui alle lettere b) e c) del comma 1, si comprendono, oltre alle persone giuridiche, le associazioni non riconosciute, i consorzi e le altre organizzazioni non appartenenti ad altri soggetti passivi, nei confronti delle quali il presupposto dell'imposta si verifica in modo unitario e autonomo”.
Inoltre sono soggetti passivi Irap in relazione all’attività esercitata (articoli 2 e 3 del Dlgs n. 446/1997).

Riguardo alla soggettività passiva ai fini Iva (articolo 4 del Dpr n. 633/1972), vengono chiarite le modalità operative per l’attribuzione del numero di partita Iva. Le “reti-soggetto”, in sede di dichiarazione di inizio attività (modello AA7/10), indicheranno la natura giuridica con il codice “59 - Rete di imprese”.
La “rete-soggetto”, inoltre, è obbligata alla tenuta delle scritture contabili di cui agli articoli 14, 15 e 16 del Dpr 600/1973.

Altro importante chiarimento riguarda la natura dei rapporti tra le imprese partecipanti e la rete. Secondo l’Agenzia, gli stessi hanno natura partecipativa e sono assimilabili ai rapporti esistenti tra soci e società.
Nelle “reti-soggetto”, la contribuzione al fondo patrimoniale da parte delle imprese aderenti deve essere trattata quale “partecipazione” che rileva, al pari dei conferimenti in società, sia contabilmente sia fiscalmente.

Le reti contratto
Le novità normative apportate alla disciplina del contratto di rete dai “decreti crescita” non hanno modificato il funzionamento delle reti di impresa che non acquisiscono soggettività giuridica.
La circolare precisa che le indicazioni fornite dall’Agenzia in precedenti documenti di prassi rimangono tuttora valide per le reti di impresa prive di soggettività giuridica, definite “reti-contratto”, e, relativamente a queste ultime, fornisce ulteriori chiarimenti.
Nello specifico, viene ribadita l’assenza di soggettività tributaria della rete non iscritta nel registro delle imprese del luogo ove ha sede la rete stessa, in quanto priva di soggettività giuridica, confermando quanto affermato nella circolare n. 4/2011 e già ribadito nella risoluzione n. 70/2011.
Con quest’ultimo documento di prassi, è stato chiarito che alla rete può essere attribuito un proprio codice fiscale, visto che l’iscrizione all’Anagrafe tributaria è consentita anche alle organizzazioni di persone e di beni prive di personalità giuridica.

Fatta questa premessa sulla validità della indicazioni fornite dalla prassi pregressa, la circolare di oggi chiarisce che, diversamente dalla rete-soggetto, che è titolare delle situazioni giuridiche soggettive derivanti dall’attuazione del programma di rete, nella rete-contratto gli atti posti in essere in esecuzione del programma di rete producono i loro effetti direttamente nelle sfere giuridico-soggettive dei partecipanti.
Conseguentemente, qualora il contratto preveda la nomina di un organo comune, incaricato dell’esecuzione del contratto o di una o più parti di esso, gli atti posti in essere da quest’ultimo - che agisce in veste di mandatario con rappresentanza dei contraenti - producono effetti giuridici direttamente nelle sfere individuali dei singoli rappresentati.

La circolare interviene a proposito con un importante chiarimento. L’imputazione fiscale dei costi e dei ricavi generati dalle operazioni poste in essere dall’organo comune richiede la fatturazione diretta da parte dei singoli partecipanti nel caso di operazioni attive, e ai singoli partecipanti in caso di operazioni passive.
Per i beni acquistati e i servizi ricevuti nell’esecuzione del programma di rete, il fornitore dovrà, pertanto, emettere tante fatture quanti sono i partecipanti rappresentati dall’organo comune, intestate a ciascuno di essi e con l’indicazione della parte di prezzo a essi imputabile.
Specularmente per le vendite e le prestazioni di servizi effettuate dall’organo comune, ciascun partecipante dovrà emettere fattura al cliente per la quota parte del prezzo a sé imputabile.

Viene altresì chiarito che gli atti posti in essere in esecuzione di singole parti o fasi del contratto di rete dalle singole imprese partecipanti o anche dall’eventuale “impresa capofila” - che agiscono in veste di mandatari senza rappresentanza - non comportano, invece, alcun effetto sulla sfera giuridica delle altre imprese partecipanti al contratto. La singola impresa o l’eventuale “capofila”, che ha agito in nome proprio e per conto degli altri partecipanti al contratto di rete, dovrà, pertanto, “ribaltare” i costi e i ricavi ai soggetti per conto dei quali ha agito emettendo o ricevendo fatture per la quota parte del prezzo riferibile alle altre imprese.
Ciascuna impresa aderente alla rete, pertanto, farà concorrere alla formazione del proprio risultato di periodo i costi che ha sostenuto e i ricavi che ha realizzato per l’attuazione del programma di rete - che saranno deducibili o imponibili secondo le regole impositive fissate dal Tuir e andranno indicati in dichiarazione - a prescindere dall’esistenza o meno di un organo comune dotato di poteri di rappresentanza.

La circolare chiarire anche che, in caso di conto corrente acceso con il codice fiscale della rete, gli interessi attivi sono riferibili pro quota a ciascuna impresa partecipante in proporzione ai conferimenti effettuati o al diverso criterio indicato nel contratto di rete e, conseguentemente, le ritenute operate dalla banca sui medesimi interessi sono di competenza delle singole imprese partecipanti in base a tali criteri di ripartizione.

Imposta di registro
Per quanto riguarda le problematiche afferenti all’imposta di registro, nell’affermare, in via preliminare, che il contratto di rete di imprese rientra tra gli atti soggetti a registrazione ai sensi dell’articolo 2, comma 1, lettera a), del Dpr n. 131/1986, l’Agenzia delle entrate chiarisce il diverso trattamento applicabile alle reti-soggetto e alle reti-contratto.

Con riferimento alle prime, viene precisato che, nelle ipotesi di svolgimento di attività commerciale o agricola in via esclusiva o principale, in relazione ai conferimenti al fondo patrimoniale comune, si rende applicabile l’articolo 4, lettera a), della Tariffa, parte prima, secondo cui sono soggetti all’imposta la costituzione e l’aumento del capitale o patrimonio “delle società di qualunque tipo ed oggetto e degli enti diversi dalle società, compresi i consorzi, le associazioni e le altre organizzazioni di persone o di beni, con o senza personalità giuridica, aventi per oggetto esclusivo o principale l'esercizio di attività commerciali o agricole”. Quindi:
in relazione a conferimenti di proprietà o diritti reali di godimento su beni immobili, l’imposta è dovuta nelle misure indicate nell’articolo 1 della Tariffa.
in relazione agli apporti di denaro o di beni mobili, è dovuta l’imposta in misura fissa (168 euro)
Diversamente, qualora la rete–soggetto non svolga attività commerciale o agricola in via principale o esclusiva, per i conferimenti al fondo comune trovano applicazione le disposizioni dettate dagli articoli della Tariffa, parte prima, allegata al Dpr n. 131/1986.
In via residuale, “per gli atti diversi da quelli altrove indicati aventi ad oggetto prestazioni a contenuto patrimoniale”, si applica l’articolo 9, in base al quale l’imposta di registro è dovuta nella misura del 3 per cento.

Per i contratti di rete privi di soggettività giuridica, si applica, in linea generale, l’imposta di registro nella misura fissa di 168 euro, prevista - dall’articolo 11 della Tariffa, parte prima - per gli atti pubblici o scritture private autenticate non aventi per oggetto atti a contenuto patrimoniale.
Con i conferimenti al fondo patrimoniale comune, infatti, le imprese partecipanti destinano parte del proprio patrimonio alla realizzazione del programma comune senza, tuttavia, che si verifichi alcun effetto traslativo.
Al riguardo, nel fare rinvio alla circolare n. 3/2008, l’Agenzia chiarisce che la costituzione di vincoli non traslativi non è soggetta all’imposta sulle successioni o donazioni, e sconta l’imposta di registro in misura fissa, ordinariamente prevista per gli atti privi di contenuto patrimoniale.
In sostanza, tale orientamento risulta applicabile anche per la fattispecie in esame: con i conferimenti al fondo patrimoniale comune, le imprese partecipanti alle reti-contratto destinano, di fatto, parte del proprio patrimonio alla realizzazione del programma comune, senza che si verifichi alcun effetto traslativo.


Fonte: Agenzia Entrate

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