giovedì 31 marzo 2016

Chi aderisce al condono fiscale non evita l’accertamento tributario.

L’adesione al condono previsto dall’articolo 8 della legge 289/2002, non determina di per sé la mancanza dei presupposti per procedere all’accertamento per redditi non dichiarati ai fini Irpef ed Irap e ai fini Iva, avendo il contribuente omesso di presentare la dichiarazione Mod./Unico 2002, ai sensi dell’articolo 41 Dpr 600/1973.
Ai fini Iva, l’applicabilità del condono è impedita a monte dall’incompatibilità della norma con la disciplina eurocomunitaria.
Per quanto attiene all’accertamento per Irpef e Irap la norma non preclude, indipendentemente dai limiti di valore indicati, l’accertamento d’ufficio ai sensi del Dpr 600/1973, articolo 41, stabilendo solo limiti di valore per “ogni” accertamento tributario, e dunque anche per quello di cui all’articolo 41.
Il limite normativo, in definitiva, è quantitativo, e non qualitativo.

Sentenza n. 5412 del 18 marzo 2016 (udienza 18 gennaio 2016)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Bielli Stefano - Est. Scoditti Enrico - Pm. Del Core Sergio
Accertamento tributario - Condono L. n. 289 del 2002, art. 8 – Inapplicabilità ai fini Iva - Limite quantitativo per Irpef e Irap.

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Acquisto pertinenza: indetraibilità provvigione.

Lo scorso anno ho acquistato un box, come pertinenza della mia abitazione principale. Ho pagato una provvigione di circa mille euro. Posso detrarla?

Le spese sostenute per la provvigione pagata a un'agenzia immobiliare o a un intermediario sono detraibili, nella misura del 19%, soltanto nell’ipotesi di acquisto di un’unità immobiliare da adibire ad abitazione principale propria o di un familiare (articolo 15, comma 1, lettera b-bis, del Tuir). Non è invece possibile usufruire dello sconto di imposta in caso di acquisto di una pertinenza.



Fonte: Agenzia Entrate

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Pro-rata: conta l'attività svolta, non quella dell'atto costitutivo.

In tema di Iva, ai fini dell'inclusione di determinate operazioni attive nel calcolo della percentuale d'imposta detraibile (pro-rata) occorre avere riguardo non all'attività previamente definita dall'atto costitutivo come oggetto sociale, ma a quella effettivamente esercitata dall'impresa.
Lo ha affermato la Corte di cassazione, nella sentenza n. 4613 del 9 marzo 2016.

La vicenda processuale
La controversia trae origine dall'impugnazione, da parte della curatela di un fallimento, di tre avvisi di accertamento per le annualità 2001, 2003 e 2004 con i quali l'ufficio ha contestato alla stessa curatela di aver detratto l'Iva sugli acquisti (parcelle di professionisti e spese varie del fallimento), pur avendo emesso fatture attive senza addebito d'imposta per canoni di locazione.
In particolare, il recupero è basato sulla contestazione che la curatela del fallimento non avrebbe tenuto conto delle predette operazioni esenti (operazioni attive di locazione immobiliare) ai fini del calcolo della percentuale di detraibilità dell'Iva pagata sugli acquisti, in violazione del disposto degli articoli 19, comma 5 e 19-bis del Dpr 633/1972.
Di contro, la curatela riteneva corretto non computare dette operazioni nel calcolo del pro-rata poiché non rientranti nell'oggetto dell'attività propria dell'impresa ("commercio all'ingrosso di materiali da costruzione") e quindi escluse dal calcolo stesso ai sensi del comma 2 del citato articolo 19-bis.

La Ctp Ha accolto il ricorso della curatela, ritenendo fondata l'eccezione sollevata.
A seguito dell'appello dell'ufficio, la Ctr ha riformato integralmente la pronuncia dei giudici di prime cure, rilevando che, poiché l'attività di locazione era iniziata assai prima del fallimento, la stessa non poteva essere definita occasionale, unica circostanza che avrebbe potuto giustificare la non applicazione della disciplina Iva della detrazione.
Avverso tale pronuncia, ha proposto impugnazione in sede di legittimità la curatela del fallimento.

Decisione
Con la pronuncia in commento, la Corte di cassazione ha respinto il ricorso della contribuente, ritenendo corretta e immune da censure la sentenza di secondo grado favorevole alla tesi sostenuta dall'Amministrazione finanziaria.
Al riguardo, la Suprema corte ha innanzitutto ricordato che, in via di principio, ai fini della determinazione dell'imposta a carico dell'impresa, nel sistema Iva della rivalsa e della detrazione, "ciò che rileva è l'effettivo volume di affari del contribuente", costituito dall'ammontare complessivo delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi dallo stesso effettuate nell'esercizio dell'attività imprenditoriale.
Analogamente, non attribuiscono diritto alla detrazione le operazioni passive che abbiano comportato il pagamento dell'Iva in rivalsa, se non rientrano nell'attività propria dell'impresa (in quanto "non hanno contribuito a determinare l'entità delle cessioni di beni o delle prestazioni di servizi che costituiscono l'oggetto dell'attività imprenditoriale").

La medesima conclusione, a parere della Cassazione, va assunta per le operazioni attive esenti, che non rientrano nel calcolo del pro-rata laddove estranee all'oggetto dell'attività imprenditoriale; in tale senso, chiarisce il giudice di legittimità, deve essere letto l'articolo 19-bis, comma 2, del Dpr 633/1972, il quale impone espressamente di tenere conto, nel calcolo del pro-rata, anche delle operazioni esenti indicate ai numeri da 1) a 9) dell'articolo 10 del Dpr 633/1972, quando queste formino "oggetto dell'attività propria dell'impresa".
Nell'impianto normativo delineato, tale locuzione - a parere della Suprema corte - non può che riferirsi alle operazioni di cessione di beni e di prestazione di servizi effettuate nell'esercizio effettivo dell'impresa, ossia quella realmente svolta dal contribuente, e non già all'attività previamente definita dall'atto costitutivo come oggetto sociale.

Nel caso di specie, secondo la Cassazione, le doglianze della ricorrente sono infondate, poiché la Ctr ha correttamente attribuito rilevanza allo svolgimento dell'attività locativa nell'ambito dell'attività di impresa, in quanto non meramente occasionale, ma perdurante nel tempo e svolta dalla società sia prima che dopo il fallimento senza soluzione di continuità.

Osservazioni
La sentenza in commento si pone in linea con numerose pronunce della stessa Corte di cassazione (sentenze 5970/2014, 25475/2013, 22243/2009, 19484/2009, 6574/2008), che ha più volte riaffermato il principio secondo cui, in tema di Iva, per verificare se una determinata operazione attiva rientri o meno nell'attività propria di una società, "ai fini dell'inclusione nel calcolo della percentuale d'imposta detraibile in relazione al compimento di operazioni esenti, occorre avere riguardo non già all'attività previamente definita dall'atto costitutivo come oggetto sociale, ma a quella effettivamente svolta dall'impresa".
Tale conclusione si ricava dalla circostanza che da tutta la disciplina dell'imposta sul valore aggiunto emerge chiaramente che, ai fini della stessa, rileva il volume di affari del contribuente, costituito dall'ammontare complessivo delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi dallo stesso effettuate, e, quindi, l'attività in concreto espletata dal contribuente stesso.

La Suprema corte ha altresì fornito indicazioni sul criterio che deve essere utilizzato ai fini dell'individuazione dell'attività effettivamente svolta.
In particolare, occorre avere riguardo, oltre agli atti che tipicamente esprimono il raggiungimento del fine produttivo enunciato nell'atto costitutivo dell'ente, "anche a quelle attività ulteriori che si raccordino con detto fine secondo parametri di regolarità causale, o che siano comunque ad esso legate da un nesso di carattere funzionale non meramente occasionale".
"Il che comporta l'ovvia conseguenza che quegli atti che si pongono, invece, come meramente strumentali e occasionali rispetto al fine dell'impresa, non possono che essere esclusi dalla determinazione del pro-rata di riduzione dell'imposta detraibile" (Cassazione 5970/2014).



Fonte: Agenzia Entrate

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lunedì 21 marzo 2016

Soppressi, accorpati, ridenominati: una miriade di codici razionalizzati.

In nome della semplificazione, con la risoluzione n. 13/E del 17 marzo 2016, l’Agenzia delle Entrate ha razionalizzato una serie di codici tributo, sopprimendone alcuni attraverso l’accorpamento ad altri. Ulteriori codici poi, con la stessa risoluzione, sono stati ridenominati. Tutti riguardano versamenti, da effettuare mediante F24 o F24EP, di ritenute e altre somme a carico dei sostituti d’imposta.
In sostanza, i 24 numeri cancellati, che confluiscono nei “contenitori” contraddistinti da 11 diversi codici già esistenti, restano validi fino a tutto il 2016: questa operazione, infatti, andrà in vigore dal 1° gennaio 2017.

Per capire meglio di quali numeri e di quali versamenti si tratta:


Fino al 31/12/2016
Descrizione codici tributo
Dal 1°/1/2017
Descrizione codici tributo
1004
RITENUTE SUI REDDITI ASSIMILATI A QUELLI DI LAVORO DIPENDENTE
1001
RITENUTE SU RETRIBUZIONI PENSIONI TRASFERTE MENSILITA' AGGIUNTIVE E RELATIVO CONGUAGLIO
1013
RITENUTE SU CONGUAGLIO EFFETTUATO NEI PRIMI DUE MESI DELL'ANNO SUCCESSIVO
1033
ADDIZIONALE OPERATA DAL SOSTITUTO D'IMPOSTA SU COMPENSI EROGATI A TITOLO DI BONUS E STOCK OPTIONS - ART. 33, C.2, DEL DL 78/2010
1685
RITENUTE SU RETRIBUZIONI RIALLINEAMENTO PAGAMENTO RATEALE
1686
RITENUTE SU RETRIBUZIONI RIALLINEAMENTO UNICA SOLUZIONE
1059
ADDIZIONALE OPERATA DAL SOSTITUTO D'IMPOSTA SU COMPENSI EROGATI A TITOLO DI BONUS E STOCK OPTIONS VERSATA IN SICILIA, SARDEGNA E VALLE D'AOSTA E MATURATI FUORI DALLE PREDETTE REG.-A.33,C.2,DL 78/10
1301
RETRIBUZIONI PENSIONI TRASFERTE MENSILITA’ AGGIUNTIVE E CONGUAGLI SICILIA SARDEGNA E VALLE D’AOSTA IMPIANTI FUORI REGIONE
1693
RITENUTE SU RETRIBUZIONI CORRISPOSTE DA SOSTITUTI D'IMPOSTA CON DOMICILIO FISCALE IN SICILIA SARDEGNA O VAL D'AOSTA MA DI COMPETENZA ESCLUSIVA DELL'ERARIO RIALLINEAMENTO PAGAMENTO RATEALE
1301

RETRIBUZIONI PENSIONI TRASFERTE MENSILITA’ AGGIUNTIVE E CONGUAGLI SICILIA SARDEGNA E VALLE D’AOSTA IMPIANTI FUORI REGIONE
1694
RITENUTE SU RETRIBUZIONI CORRISPOSTE DA SOSTITUTI D'IMPOSTA CON DOMICILIO FISCALE IN SICILIA SARDEGNA O VAL D'AOSTA MA DI COMPETENZA ESCLUSIVA DELL'ERARIO RIALLINEAMENTO UNICA SOLUZIONE
1054
ADDIZIONALE OPERATA DAL SOSTITUTO D'IMPOSTA SU COMPENSI EROGATI A TITOLO DI BONUS E STOCK OPTIONS MATURATI IN SICILIA E VERSATA FUORI REGIONE - ART. 33, C.2, DEL D.L. 78/2010
1601
RETRIBUZIONI PENSIONI TRASFERTE MENSILITA’ AGGIUNTIVE E RELATIVO CONGUAGLIO IMPIANTI IN SICILIA
1613
RITENUTE SU CONGUAGLIO EFFETTUATO NEI PRIMI DUE MESI DELL'ANNO SUCCESSIVO IMPIANTI IN SICILIA
1687
RITENUTE SU RETRIBUZIONI DI COMPETENZA DELLA REGIONE SICILIA RIALLINEAMENTO PAGAMENTO RATEALE
1688
RITENUTE SU RETRIBUZIONI DI COMPET. D. REGIONE SICILIA RIALL.U.SOLUZ.
1055
ADDIZIONALE OPERATA DAL SOSTITUTO D’IMPOSTA SU COMPENSI EROGATI A TITOLO DI BONUS E STOCK OPTIONS MATURATI IN SARDEGNA E VERSATA FUORI REGIONE – ART. 33, C.2, DEL D.L. 78/2010
1901

RETRIBUZIONI PENSIONI TRASFERTE MENSILITA’ AGGIUNTIVE E CONGUAGLIO IMPIANTI IN SARDEGNA
1689
RITENUTE SU RETRIBUZIONI DI COMPETENZA DELLA REGIONE SARDEGNA RIALLINEAMENTO PAGAMENTO RATEALE
1690
RITENUTE SU RETRIBUZIONI DI COMPETENZA DELLA REGIONE SARDEGNA RIALLINEAMENTO UNICA SOLUZIONE
1913
RITENUTE SU CONGUAGLIO EFFETTUATO NEI PRIMI 2 MESI DELL'ANNO SUC IMPIANTI SARDEGNA
1056
ADDIZIONALE OPERATA DAL SOSTITUTO D'IMPOSTA SU COMPENSI EROGATI A TITOLO DI BONUS E STOCK OPTIONS MATURATI IN VALLE D'AOSTA E VERSATA FUORI REGIONE - ART. 33, C.2, DEL D.L. 78/2010
1920
RETRIBUZIONI PENSIONI TRASFERTE MENSILITA’ AGGIUNTIVE E RELATIVO CONGUAGLIO IMPIANTI IN VALLE D’AOSTA
1691
RITENUTE SU RETRIBUZIONI DI COMPETENZA DELLA REGIONE VALLE D'AOSTA RIALLINEAMENTO PAGAMENTO RATEALE
1692
RITENUTE SU RETRIBUZIONI DI COMPETENZA DELLA REGIONE VALLE D'AOSTA RIALLINEAMENTO UNICA SOLUZIONE
1920
RETRIBUZIONI PENSIONI TRASFERTE MENSILITA’ AGGIUNTIVE E RELATIVO CONGUAGLIO IMPIANTI IN VALLE D’AOSTA
1916
RITENUTE SU CONGUAGLIO EFFETTUATO NEI PRIMI 2 MESI DELL'ANNO SUC IMPIANTI IN VALLE D'AOSTA
1038
RITENUTE SU PROVVIGIONI PER RAPPORTI DI COMMISSIONE DI AGENZIA DI MEDIAZIONE E DI RAPPRESENTANZA
1040
RITENUTE SU REDDITI DI LAVORO AUTONOMO COMPENSI PER L’ESERCIZIO DI ARTI E PROFESSIONI
3815
ADDIZIONALE REGIONALE ALL'IRPEF SOSTITUTO D'IMPOSTA TRATTENUTA DI IMPORTO MINIMO
3802
ADDIZIONALE REGIONALE ALL’IMPOSTA SUL REDDITO DELLE PERSONE FISICHE SOSTITUTI D’IMPOSTA
111E
RITENUTE SU CONGUAGLIO EFFETTUATO NEI PRIMI DUE MESI DELL'ANNO SUCCESSIVO
100E
RITENUTE SUI REDDITI DA LAVORO DIPENDENTE E ASSIMILATI
122E
RITENUTE SU CONGUAGLIO EFFETTUATO NEI PRIMI DUE MESI DELL'ANNO SUCCESSIVO IMPIANTI IN VALLE D'AOSTA
192E
RITENUTE OPERATE SU TRATTAMENTI PENSIONISTICI E REDDITI DA LAVORO DIPENDENTE ED ASSIMILATI, MATURATE IN VALLE D’AOSTA E VERSATE FUORI DALLA REGIONE STESSA
Quando verrà il momento di utilizzare i codici 1001, 1601, 1901 e 1920 (che hanno accolto le funzioni dei numeri 1013, 1613, 1913 e 1916) per versare le ritenute sul conguaglio effettuato nei primi due mesi dell’anno successivo, la risoluzione “suggerisce” di indicare nel modello F24, nel campo “rateazione/regione/prov/mese rif.”, mese “12” e anno di competenza del conguaglio.
Stesso discorso per i codici tributo 100E e 192E (nei quali sono confluiti il 111E e il 122E) che, però, vanno riportati nell’F24EP.
Infine, passiamo agli otto codici che hanno cambiato nome.  Eccoli:
1012 “ritenute su indennità per cessazione di rapporto di lavoro e prestazioni in forma di capitale soggette a tassazione separata”
1312 “ritenute su indennità per cessazione di rapporto di lavoro e prestazioni in forma di capitale soggette a tassazione separata - Sicilia Sardegna e Valle d'Aosta impianti fuori regione”
1612 “ritenute su indennità per cessazione di rapporto di lavoro e prestazioni in forma di capitale soggette a tassazione separata - impianti in Sicilia”
1912 “ritenute su indennità per cessazione di rapporto di lavoro e prestazioni in forma di capitale soggette a tassazione separata - impianti in Sardegna”
1914 “ritenute su indennità per cessazione di rapporto di lavoro e prestazioni in forma di capitale soggette a tassazione separata - impianti in Valle d'Aosta”
110E “ritenute su indennità per cessazione di rapporto di lavoro e prestazioni in forma di capitale soggette a tassazione separata”
117E “ritenute su indennità per cessazione di rapporto di lavoro e prestazioni in forma di capitale soggette a tassazione separata - Valle d'Aosta impianti fuori regione”
121E “ritenute su indennità per cessazione di rapporto di lavoro e prestazioni in forma di capitale soggette a tassazione separata - impianti in Valle d'Aosta”.


Fonte: Agenzia Entrate

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Porta blindata e bonus mobili.

Ho acquistato un portoncino blindato, con regolare fattura e bonifico con causale per la detrazione fiscale. Posso usufruire anche del bonus mobili?

La fruizione della detrazione per le spese sostenute per l’adozione di misure finalizzate a prevenire il rischio del compimento di atti illeciti da parte di terzi, tra cui l’installazione di una porta blindata, non consente di per sé di fruire dell’ulteriore detrazione per l’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici. Nell’ipotesi, tuttavia, in cui le misure di prevenzione, in base alle loro caratteristiche, siano inquadrabili tra gli interventi edilizi agevolabili (manutenzione ordinaria, manutenzione straordinaria, restauro o risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia), sarà possibile avvalersi anche del bonus arredi, fermo restando che gli interventi di manutenzione ordinaria rilevano solo se effettuati sulle parti comuni di un edificio residenziale. La verifica va effettuata caso per caso, con riferimento alla fattispecie concreta (paragrafo 7.1 della circolare 10/E del 2014).



Fonte: Agenzia Entrate

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L’F24 accoglie le somme dovute per la dichiarazione di successione.

Dal prossimo 1° aprile entrano ufficialmente a far parte della famiglia dei versamenti tramite F24 anche le imposte, le tasse, i tributi speciali, gli interessi, le sanzioni e gli atri importi accessori, collegati alla presentazione della dichiarazione di successione. Con successiva risoluzione saranno istituiti specifici codici tributo.

A stabilirlo il provvedimento 17 marzo 2016 dell’Agenzia delle Entrate, previsto dal decreto Mef dell’8 novembre 2011, che ha esteso il sistema di versamento unificato ad altri tributi, compresi, appunto, quelli connessi alla dichiarazione di successione, con lo scopo di semplificare al massimo gli adempimenti richiesti ai contribuenti, spesso già “in confidenza” con questo modello perché utilizzato per diversi tipi di pagamento.

Lo stesso provvedimento prevede un periodo transitorio di adeguamento al nuovo sistema: fino al 31 dicembre 2016, infatti, sarà possibile usare ancora il modello F23, chance che decadrà definitivamente dal 1° gennaio 2017.
Nessuna possibilità di scelta, invece, per gli atti emessi dall’Agenzia: i relativi versamenti dovranno essere effettuati esclusivamente con il tipo di modello di pagamento allegato o indicato negli atti stessi.



Fonte: Agenzia Entrate

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Prestazioni economiche di malattia, di maternità e di tubercolosi.

Premessa

La legge 28 dicembre 2015, n. 208, all’articolo 1, comma 287, stabilisce che “conriferimento alle prestazioni previdenziali e assistenziali e ai parametri ad esse connessi, la percentuale di adeguamento corrispondente alla variazione che si determina rapportando il valore medio dell'indice ISTAT dei prezzi al consumo per famiglie di operai ed impiegati, relativo all'anno precedente il mese di decorrenza dell'adeguamento, all'analogo valore medio relativo all'anno precedente non può risultare inferiore a zero.”

Ciò stabilito, sebbene la variazione tra l’anno 2015 e l’anno 2014, accertata dall’Istat, sia pari a – 0,1%, la misura per l’anno 2016 del limite minimo di retribuzione giornaliera e degli altri valori per il calcolo delle contribuzioni dovute per la generalità dei lavoratori dipendenti risulta pari a quella del 2015.

A)  RETRIBUZIONI DI RIFERIMENTO.

Ai fini della liquidazione delle indennità di malattia, maternità/paternità e tubercolosi, la cui misura deve essere calcolata con riferimento a periodi di paga compresi nell’anno 2016, si comunicano gli importi giornalieri sulla cui base vanno determinate, per le seguenti categorie di lavoratori interessati, le prestazioni economiche di cui trattasi.
Si ricorda che, relativamente all’indennità di tubercolosi, i criteri indicati valgono  soltanto per i primi  180  giorni di assistenza per i soggetti che hanno diritto all’indennità di malattia; per le restanti categorie aventi diritto all’indennità di tubercolosi, ma non a quella di malattia, si rammenta che le prestazioni vanno erogate commisurandole alla misura fissa. Con riferimento agli importi da corrispondere per l’anno 2016 a titolo di indennità antitubercolari, si rinvia alla circolare n. 3 del 13.01.2016.

1)  LAVORATORI SOCI DI SOCIETÀ E DI ENTI COOPERATIVI, ANCHE DI  FATTO, DI CUI AL D.P.R. 30 APRILE 1970, N. 602, ART. 4 (malattia, maternità/paternità e tubercolosi).

Per i lavoratori soci di società e di enti cooperativi anche di fatto (D.P.R. n. 602/1970), i trattamenti economici previdenziali in oggetto, spettanti per eventi da indennizzare sulla scorta di periodi di paga cadenti nell’anno 2016 [1], sono da liquidare sulla base di una retribuzione comunque non inferiore al minimale giornaliero di legge, che è pari, per il 2016, ad euro 47,68 (circolare n. 11 del 27.01.2016 - par. 1).

2)  LAVORATORI AGRICOLI A TEMPO DETERMINATO (malattia,   maternità/paternità e tubercolosi).

Come precisato con messaggio n. 29676 del 7.12.2007, la retribuzione di base per la liquidazione delle prestazioni non può essere inferiore al minimale di legge che, per il 2016, è pari a euro 42,41 (circolare n. 11 del 27.01.2016 - allegato 1, tabella A, operaio agricoltura).

3)  COMPARTECIPANTI FAMILIARI E PICCOLI COLONI (malattia, maternità/paternità e tubercolosi).

Con decreto direttoriale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali dell’8 maggio 2015 sono state determinate, per ciascuna provincia, le retribuzioni medie giornaliere valide per l’anno 2015 ai fini previdenziali (v. tabella allegata). Con la circolare n. 132 del 2.07.2015, sono state fornite le relative istruzioni operative.
Con riferimento ai riflessi sull’erogazione delle prestazioni economiche di malattia e di tubercolosi (tenuto conto di quanto precedentemente specificato), si ricorda che dette retribuzioni sono utilizzabili soltanto nei confronti dei lavoratori in questione (compartecipanti familiari e piccoli coloni), limitatamente ai quali, nell’ambito del settore agricolo, continuano a trovare applicazione i salari medi convenzionali, determinati anno per anno per ciascuna provincia con i decreti previsti dall’art. 28 del D.P.R. n. 488/1968 (circolare n. 56 del 02.03.2000, paragrafo 2, e messaggio n. 955 del 19.12.2001).
Eventuali prestazioni riferite ad eventi indennizzabili sulla base di periodi di paga cadenti nell’anno 2015 [2], e liquidate temporaneamente ai lavoratori predetti sulla scorta dei salari convenzionali stabiliti per il 2014, dovranno essere pertanto riliquidate sulla base dei nuovi importi.
I salari applicabili per l’anno 2016 saranno comunicati non appena disponibili: nel frattempo saranno, come di consueto, utilizzati, in via temporanea e salvo conguaglio, i salari relativi all’anno 2015.
Per quanto riguarda le prestazioni economiche di maternità/paternità, si ribadisce  che le stesse, a decorrere dal 2011, sono liquidate sulla base del reddito medio convenzionale giornaliero valido per la determinazione della misura delle pensioni (circolare n. 37 del 11.03.2010, paragrafo 3).
Il reddito applicabile per l’anno 2016 ai fini dell’erogazione delle prestazioni di maternità/paternità sarà comunicato non appena disponibile: nel frattempo è utilizzato, in via temporanea e salvo conguaglio, il reddito valido per l’anno 2015 pari a euro 55,05 (circolare n. 108 del 27.05.2015).

4) LAVORATORI ITALIANI OPERANTI ALL’ESTERO IN PAESI EXTRACOMUNITARI (malattia, maternità/paternità e tubercolosi).

Con decreto ministeriale 25 gennaio 2016, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, (G.U. n. 24 del 30.01.2016) ha determinato  le retribuzioni convenzionali da prendere a base per il calcolo dei contributi dovuti per l’anno 2016 a favore dei lavoratori in argomento per le assicurazioni obbligatorie non contemplate da accordi in materia di sicurezza sociale.
Le predette retribuzioni, utilizzabili anche per la liquidazione delle prestazioni economiche di malattia, maternità/paternità e tubercolosi (tenuto conto di quanto precedentemente specificato), per le quali sono da prendere a riferimento le retribuzioni relative all’anno 2016, sono riportate nella circolare n. 23 del 9.02.2016 - allegati 1 e 2.
 
5)      LAVORATORI ITALIANI E STRANIERI ADDETTI AI SERVIZI DOMESTICI   E FAMILIARI (maternità/paternità).

Ai fini del calcolo dell’indennità per congedo di maternità/paternità, il cui inizio si collochi nell’anno 2016, devono essere utilizzate le seguenti retribuzioni convenzionali orarie (circolare n. 16 del 29.01.2016):

· euro 6,97 per le retribuzioni orarie effettive fino a euro 7,88;

· euro 7,88 per le retribuzioni orarie effettive superiori a euro 7,88 e fino a euro  9,59;

· euro 9,59 per le retribuzioni orarie effettive superiori a euro 9,59;

· euro 5,07 per i rapporti di lavoro con orario superiore a 24 ore settimanali.

6)  LAVORATRICI AUTONOME: ARTIGIANE, COMMERCIANTI, COLTIVATRICI DIRETTE, COLONE, MEZZADRE, IMPRENDITRICI AGRICOLE  PROFESSIONALI, PESCATRICI AUTONOME DELLA PICCOLA PESCA MARITTIMA E DELLE ACQUE INTERNE (maternità).

L’indennità di maternità, per i due mesi precedenti alla data del parto e per i tre mesi successivi alla stessa data, nonché  l’indennità per congedo parentale e quella per l’interruzione della gravidanza devono essere calcolate utilizzando gli importi di seguito indicati.

Coltivatrici dirette, colone, mezzadre, imprenditrici agricole professionali: euro 42,41 corrispondenti al limite minimo di retribuzione giornaliera fissata per l’anno 2015 per la qualifica di operaio dell’agricoltura (tabella A - circolare n. 11 del 27.01.2016), con riferimento alle nascite/ingressi in famiglia avvenuti nel 2016, anche quando il periodo indennizzabile abbia avuto inizio nel 2015 (articolo 68, comma 1, del D.Lgs. n. 151/2001).

Artigiane: euro 47,68, corrispondenti al limite minimo di retribuzione giornaliera fissata per l’anno 2016 per la qualifica di impiegato dell’artigianato (tabella A - circolare n. 11 del 27.1.2016), con riferimento agli eventi per i quali il periodo indennizzabile abbia inizio nel 2016.

Commercianti: euro 47,68, corrispondenti al limite minimo di retribuzione giornaliera fissata per l’anno 2016 per la qualifica di impiegato del commercio (tabella A - circolare n. 11 del 27.1.2016), con riferimento agli eventi per i quali il periodo indennizzabile abbia inizio nel 2016.

Pescatrici: euro 26,49 corrispondente alla misura giornaliera del salario convenzionale  fissata per l’anno 2016 per i pescatori della piccola pesca marittima e delle acque interne associate in cooperativa  di cui alla legge 13 marzo 1958, n. 250 (punto 3 della circolare n. 11 del 27.1.2016), con riferimento agli eventi per i quali il periodo indennizzabile abbia inizio nel 2016.

 
B)  IMPORTI DI RIFERIMENTO PER ALTRE PRESTAZIONI.

Vengono di seguito riportati gli importi da prendere a riferimento nell’anno 2016 per le prestazioni di malattia, degenza ospedaliera e maternità/paternità da erogare ai lavoratori iscritti alla Gestione separata, l’ammontare degli assegni di maternità concessi dai comuni e quelli dello Stato concessi dall’Inps. Vengono, altresì, indicati i limiti di reddito per l’indennizzabilità del congedo parentale nei casi  previsti dall’art. 34, comma 3, del D. Lgs. n. 151/2001 e gli importi massimi per l’anno 2016 ai fini dell’indennità economica e dell’accredito figurativo per i periodi di congedo riconosciuti in favore dei familiari di disabili in situazione di gravità.


1)  LAVORATORI ISCRITTI ALLA GESTIONE SEPARATA DEI LAVORATORI AUTONOMI DI CUI ALLA LEGGE N. 335/1995 (maternità/paternità, malattia e degenza ospedaliera).

Generalità

Per l’anno 2016, per i lavoratori iscritti alla Gestione separata di cui all’art. 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335 che non siano pensionati o che non risultino già assicurati ad altra forma previdenziale obbligatoria, le aliquote  contributive pensionistiche  maggiorate dell’ulteriore aliquota contributiva  per il finanziamento dell’onere derivante dall’estensione agli stessi della tutela relativa alla maternità, al congedo parentale, agli assegni per il nucleo familiare, alla degenza ospedaliera e alla malattia risultano pari a (circolare n. 13 del 29.01.2016):

-         27,72%  per i lavoratori liberi professionisti;
-         31,72% per tutte le altre categorie di lavoratori assicurati.

Il contributo mensile utile ai fini dell’accertamento del requisito richiesto si ottiene, quindi, per l’anno 2016, applicando l’aliquota suindicata sul minimale di reddito (articolo 1, comma 3, della legge n. 233/1990) pari, per il suddetto anno, a euro 15.548,00 (circolare n. 13  del 29.01.2016).

Conseguentemente, il contributo mensile utile è pari a:

-          359,16 euro per i lavoratori libero professionisti;
-          410,99 euro per le altre categorie di lavoratori.

Per gli eventi insorti nel 2016, il limite di reddito previsto ai fini dell’erogazione dell’indennità per degenza ospedaliera e dell’indennità di malattia[3] corrisponde a euro 70.266,80 (l’importo corrisponde al 70% del massimale 2015,  pari a euro 100.324,00 – circolare n. 27 del 5.02.2015).

Indennità di malattia a favore dei lavoratori iscritti alla Gestione separata (art. 1, comma 788, legge 296/2006 – art. 24, comma 26, del decreto legge 201/2011 convertito nella legge 214/2011)

La misura della prestazione è pari al 50 % dell’importo corrisposto a titolo di indennità per degenza ospedaliera a favore dei lavoratori iscritti alla Gestione separata.  Pertanto, l’indennità di malattia viene calcolata - applicando la percentuale del 4%, del 6% o dell’8% a seconda delle mensilità di contribuzione accreditate nei 12 mesi precedenti l’evento - assumendo a riferimento l’importo che si ottiene dividendo per 365 il massimale contributivo di cui all’art. 2, comma 18, della legge  n. 335/1995 valido per l’anno di inizio della malattia.

Conseguentemente, per le malattie iniziate nell’anno 2016, anno nel quale il massimale contributivo suddetto è stato confermato rispetto a quello indicato per l’anno precedente (sulla base di quanto evidenziato in premessa) e risulta pari a euro 100.324,00 (circolare n. 13 del 29.01.2016), l’indennità viene calcolata su euro 274,86 (euro 100.324,00 diviso 365) e corrisponde, per ogni giornata indennizzabile, a:

· euro 10,99 (4%), se nei 12 mesi precedenti l’evento risultano accreditate da  3  a 4 mensilità di contribuzione;

· euro 16,49 (6%), se nei 12 mesi precedenti l’evento risultano accreditate da  5  a 8 mensilità di contribuzione;

· euro 21,99 (8%), se nei 12 mesi precedenti l’evento risultano accreditate da  9  a 12 mensilità di contribuzione.


Degenza ospedaliera

Come è noto, secondo i criteri vigenti (circolare n. 147 del 23.07.2001), l’indennità in questione va calcolata – con percentuali diverse (8%, 12% e 16%) a seconda della contribuzione attribuita nei dodici mesi precedenti il ricovero - sull’importo che si ottiene dividendo per 365 il massimale contributivo di cui all’articolo 2, comma 18, della citata legge n. 335/1995, valido per l’anno nel quale ha avuto inizio l’evento.

Conseguentemente, per le degenze iniziate nell’anno 2016, l’indennità, calcolata su euro 274,86,  corrisponde, per ogni giornata indennizzabile, a:

· euro 21,99 (8%), in caso di accrediti contributivi da3 a 4 mesi;

· euro 32,98 (12%), in caso di accrediti contributivi da5 a 8 mesi;

· euro 43,98 (16%), in caso di accrediti contributivi da9 a 12 mesi.


2)  ASSEGNI DI MATERNITA’ CONCESSI DAI COMUNI.

Come reso noto con  circolare n. 46 del 02.03.2016, la variazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati, da applicarsi per l’anno 2016, è pari a -0,1%. Pertanto, considerato che il Comunicato del Dipartimento per le politiche della Famiglia pubblicato nella G.U. n. 35 del 12.2.2016 ha precisato che, in conformità con quanto espresso in premessa, restano fermi per l’anno 2016 la misura e i requisiti economici dell’assegno al nucleo familiare numeroso e dell’assegno di maternità, si rappresenta che per le nascite avvenute nel 2016 nonché per gli affidamenti preadottivi e le adozioni il cui ingresso in famiglia sia avvenuto nel 2016, la misura dell’assegno di maternità del Comune ed il valore dell’indicatore della situazione economica equivalente (I.S.E.E.) sono i medesimi indicati nella circolare n.64 del 30.03.2015 e di seguito riportati:

· assegno di maternità (in misura piena) pari a euro 338,89 mensili per complessivi euro 1.694,45;
· indicatore della situazione economica equivalente (I.S.E.E.) con riferimento ai nuclei familiari con tre componenti pari a euro 16.954,95.


3)  ASSEGNI DI MATERNITA’ DELLO STATO CONCESSI DALL’INPS.

L’importo dell’assegno di maternità dello Stato (articolo 75 del D. Lgs. n. 151 del 26 marzo 2001), valido per le nascite avvenute nel 2016 nonché per gli affidamenti preadottivi e le adozioni dei minori il cui ingresso in famiglia sia avvenuto nel 2016, è pari, nella misura intera, ad euro 2.086,24 (circolare n. 11 del 27.01.2016, par. 9), tenuto conto di quanto specificato in premessa in merito alla variazione dell’indice ISTAT per il 2016 risultata pari a -0.1% (circolare n. 46 del 02.03.2016).  [4]


4)  LIMITI DI REDDITO PER L’INDENNIZZABILITA’ DEL CONGEDO PARENTALE NEI CASI  PREVISTI DALL’ART. 34, COMMA 3, DEL D. LGS. N. 151/2001.

In base al decreto ministeriale 19.11.2015 del Ministero dell’Economia e delle Finanze (pubblicato nella G.U. n. 280 del 01.12.2015) - che stabilisce nella misura dello 0,0% la percentuale di variazione per il calcolo della perequazione automatica delle pensioni da attribuire in via previsionale per l’anno 2016 - il valore provvisorio dell’importo annuo del trattamento minimo pensionistico per il 2016 è pari a euro 6.524,57 (v. tabella B, allegato 4, della circolare 210 del  31.12.2015).

Tale importo, com’è noto, è da prendere a riferimento ai fini dell’indennità per congedo parentale nei casi previsti dal comma 3, dell’articolo 34, del D. Lgs. n. 151/2001[5]. Pertanto, il genitore lavoratore dipendente che,  nel 2016, chiede periodi di congedo parentale ulteriori rispetto a quelli di cui ai commi 1 e 2 dell’articolo 32 del citato decreto, ha diritto all’indennità del 30% se il proprio reddito individuale è inferiore a due volte e mezzo l’importo annuo del trattamento minimo di pensione: per il 2016 il valore provvisorio di tale importo risulta pari a euro 16.311,43 (euro 6.524,57 per 2,5). Si fa riserva di comunicare il valore definitivo del suddetto importo annuo per il 2016, qualora lo stesso dovesse risultare diverso da quello provvisorio sopra indicato.


5)      ART. 42, COMMA 5, D. LGS. N. 151/2001 - INDENNITÀ ECONOMICA E ACCREDITO FIGURATIVO PER I PERIODI DI CONGEDO RICONOSCIUTI IN FAVORE DEI FAMILIARI DI DISABILI IN SITUAZIONE DI GRAVITA’. IMPORTI MASSIMI PER L’ANNO 2016.

Come noto (circolare  n. 14 del 15.01.2007), l’importo di 70 milioni di lire (pari a euro 36.151,98) per il 2001, da rivalutarsi annualmente, a partire dal 2002, sulla base delle variazioni dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati,  deve rappresentare il tetto massimo complessivo annuo dell’onere relativo al beneficio di cui all’articolo 42, comma 5, del D.lgs. n. 151/2001 e deve essere ripartito fra indennità economica e accredito figurativo.

L’ammontare delle due voci di spesa sopra indicate deve essere determinato prendendo a riferimento l’importo complessivo annuo stabilito dalla norma e l’aliquota pensionistica IVS vigente per lo stesso anno nell’ordinamento pensionistico interessato.

La differenza fra l’importo complessivo annuo e il valore ottenuto dalla predetta operazione costituisce il costo massimo della copertura figurativa annua. Considerato il limite complessivo di spesa e il costo della copertura figurativa, l’importo della retribuzione figurativa da accreditare  rapportato al periodo di congedo non può comunque eccedere l’importo massimo dell’indennità economica.

Ciò premesso, si ribadisce che la variazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo da  utilizzare per  l’adeguamento 2016  ha assunto  valore negativo (-0,1%).

Al riguardo, tenuto conto di quanto disposto al citato comma 287, dell’articolo 1, della  legge n. 208/2015 (vedi premessa), restano fermi, per l’anno 2016,i valori, già indicati nella circolare n. 78 del 16.04.2015, relativi al tetto massimo complessivo dell’indennità per congedo straordinario e del relativo accredito figurativo e al valore massimo dell’indennità economica annuale (tabella 1). Si confermano, altresì, gli importi massimi di retribuzione figurativa annuale e settimanale (tabella 2) accreditabili a copertura dei periodi di congedo fruiti. Si rideterminano, invece, essendo il 2016 un anno bisestile, i valori massimi dell’indennità economica giornaliera (tabella 1) e della relativa contribuzione figurativa (tabella 2).

TABELLA 1
Valori massimi dell’indennità economica
(importi calcolati secondo l’aliquota del 33%)
A
B
C
D
Anno
Importo complessivo annuo
Importo massimo annuo indennità
Importo massimo giornaliero indennità
2016
47.445,82
35.674,00
97,47

TABELLA 2
Valori massimi di retribuzione figurativa accreditabile
(importi calcolati secondo l’aliquota del 33%)
A
B
C
D
Anno
retribuzione figurativa massima annua
retribuzione figurativa massima settimanale
retribuzione figurativa massima giornaliera
2016
35.674,00
686,03
97,47



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giovedì 17 marzo 2016

Le novità di Unico Sc 2016: i cambiamenti del quadro RS.

Alcune novità del quadro RS sono legate alle disposizioni contenute nel “decreto interpelli e contenzioso” (Dlgs 156/2015). In particolare, è l’articolo 7 a intervenire con modifiche in tema di interpello per le società di comodo e per il regime di aiuto alla crescita economica (Ace), “riversando” alcune informazioni nella dichiarazione dei redditi, evidenziandone ancor di più il ruolo, “nel rispetto delle prerogative intrinsecamente partecipative, di restituire all’interpello la funzione di strumento di dialogo privilegiato e qualificato del contribuente con l’amministrazione”.

Il Dlgs 156 modifica alcune disposizioni contenute nell’articolo 30 della legge 724/1994.
Nel quadro RS, nell’apposito prospetto, le società di capitali verificano la sussistenza o meno delle condizioni di operatività e, nel caso, determinano il reddito minimo, come anche i soggetti ritenuti in “perdita sistematica” (articolo 2, commi 36-decies e 36-undecies, del Dl 138/2011).
La disciplina prevede la possibilità di richiedere all’Agenzia delle Entrate la disapplicazione delle predette disposizioni tramite interpello. Tale interpello delle società di comodo presenta caratteristiche che lo rendono assimilabile – si legge nella relazione illustrativa – agli interpelli probatori di cui alla lettera b) del nuovo articolo 11, comma 1, dello Statuto.

La non applicazione del regime di determinazione forfettaria delle società non operative è legata alla sussistenza delle situazioni oggettive che, ai sensi del comma 4-bis del citato articolo 30, hanno reso impossibile il conseguimento dei ricavi, degli incrementi di rimanenze e dei proventi, nonché del reddito determinati presuntivamente ai sensi del medesimo articolo, ovvero non hanno consentito di effettuare le operazioni rilevanti ai fini dell’imposta sul valore aggiunto di cui al comma 4. Per queste ragioni, nella disciplina delle società di comodo, viene inserito un rinvio espresso all’interpello presentato ai sensi dell’articolo 11, comma 1, lettera b), dello Statuto.

La presentazione dell’interpello non è più un obbligo per il contribuente (ovviamente per quel soggetto che non ritiene di dover applicare la disciplina), ma è in ogni caso facoltativa; tuttavia, il contribuente che, ai sensi del nuovo comma 4-ter dell’articolo 30, ritiene sussistenti le condizioni di cui al comma 4-bis ma non ha presentato l’istanza di interpello prevista dal medesimo comma ovvero, avendola presentata, non ha ricevuto risposta positiva, deve darne separata indicazione nella dichiarazione dei redditi, nel prospetto per la “verifica della operatività e della determinazione del reddito minimo”.

Tali modifiche hanno comportato una ristrutturazione delle indicazioni nel prospetto. Quindi, il contribuente compila le colonne “Imposta sul reddito – società non operativa” e “Imposta sul reddito – società in perdita sistematica” utilizzando, in entrambi i casi, determinati codici per comunicare la disapplicazione per le due discipline ai fini Ires, come pure compila, anche congiuntamente alla compilazione delle precedenti caselle, quelle relative all’“Irap” e all’“Iva” utilizzando i medesimi codici.


Il regime di aiuto alla crescita economica (Ace) comporta la possibilità di dedurre dal reddito complessivo netto un importo pari al rendimento nozionale del nuovo capitale proprio valutato, per il periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2015, mediante l’applicazione dell’aliquota del 4,5% alla variazione in aumento del suddetto capitale rispetto a quello esistente alla chiusura dell’esercizio in corso al 31 dicembre 2010.
I soggetti che vogliono fruire di tale agevolazione devono compilare l’apposito prospetto della dichiarazione dei redditi.

Il “decreto interpelli e contenzioso” interviene a integrare il comma 8 dell’articolo 1 del Dl 201/2011.
Il contribuente ha facoltà di interpellare l’amministrazione finanziaria per dimostrare che le operazioni effettuate non comportano duplicazioni del beneficio. Anche in questo caso, il contribuente che intende fruire del beneficio Ace ma non ha presentato l’istanza di interpello prevista ovvero, avendola presentata, non ha ricevuto risposta positiva, deve separatamente indicare nella dichiarazione dei redditi gli elementi conoscitivi da individuarsi con provvedimento dell’Agenzia delle Entrate.
Le operazioni richiamate sono quelle che comportano le limitazioni all’operatività del regime previste dalle disposizioni antielusive contenute nel decreto 14 marzo 2012. Considerando l’interpello come probatorio, l’assenza di duplicazioni del beneficio può essere fornita sia in sede di interpello, sia successivamente.

Quindi, il contribuente deve esporre nel rigo RS115 gli elementi conoscitivi specificamente individuati nelle singole colonne del prospetto del quadro RS, in particolare, indicando: l’ammontare totale dei conferimenti in denaro (articolo 10, comma 2, decreto 14 marzo 2012), dei corrispettivi per l’acquisizione o l’incremento di partecipazioni (articolo 10, comma 3, lettera a), dei corrispettivi per l’acquisizione di aziende o di rami d’aziende (articolo 10, comma 3, lettera b), dei conferimenti in denaro (articolo 10, comma 3, lettere c e d) e degli incrementi dei crediti di finanziamento (articolo 10, comma 3, lettera e), con specifica dei rispettivi importi che hanno comportato una sterilizzazione dell’incremento di capitale proprio.

Altra modifica al quadro RS riguarda il prospetto degli “Investimenti in Start-up innovative”, dove è stata prevista la casella “PMI innovativa” (righi da RS160 a RS162).
Il Dl 3/2015 ha previsto l’applicazione delle disposizioni relative alle agevolazioni per la deduzione dell’investimento in start-up contenute nel Dl 179/2012 alle Pmi innovative che operano sul mercato da meno di sette anni dalla loro prima vendita commerciale, nel rispetto delle condizioni e dei limiti previsti dall’articolo 21 del regolamento (Ue) n. 651/2014 della Commissione del 17 giugno 2014. Quindi, la nuova casella (colonna 4) va barrata se l’investimento è stato effettuato in piccole e medie imprese.
 
Infine anche il prospetto relativo alle “Spese di riqualificazione energetica” ha avuto un aggiornamento. L’articolo 1, commi da 344 a 349, della legge 296/2006 (Finanziaria 2007) aveva disposto, in materia di spese di riqualificazione energetica del patrimonio edilizio esistente, determinate detrazioni d’imposta. L’articolo 1, comma 74, della Stabilità 2016 (legge 208/2015) ha modificato il Dl 63/2013, estendendo la possibilità di usufruire della disposizione alle spese documentate per l’acquisto e la posa in opera delle schermature solari e per l’acquisto e la posa in opera di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di generatori di calore alimentati da biomasse combustibili, sostenute dal 1° gennaio 2015 al 31 dicembre 2016.
Inoltre, sempre in virtù della Stabilità 2016 (articolo 1, comma 88), in vigore dal 1° gennaio 2016, è previsto che le detrazioni fiscali di cui all’articolo 14 del Dl 63/2013 si applicano anche alle spese sostenute per l’acquisto, l’installazione e la messa in opera di dispositivi multimediali per il controllo da remoto degli impianti di riscaldamento o produzione di acqua calda o di climatizzazione delle unità abitative, volti ad aumentare la consapevolezza dei consumi energetici da parte degli utenti e a garantire un funzionamento efficiente degli impianti.


Fonte: Agenzia Entrate

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La casa di lusso non lascia fuori i vani occupati da porte e finestre.

La Corte esamina una questione di diritto riguardante la decadenza dall’agevolazione dell’applicazione dell’aliquota IVA ridotta al 4% per gli acquisti delle case di abitazione non di lusso secondo i criteri di cui al DM LL.PP. 2 agosto 1969 [Tabella A, parte seconda, n. 21), allegata al DPR n. 633 del 1072].
Il citato DM, all’art. 6, reca la disciplina delle caratteristiche delle abitazioni di lusso facendo riferimento alle “singole unità immobiliari aventi superficie utile complessiva superiore a mq. 240 (esclusi i balconi, le terrazze, le  cantine, le  soffitte, le scale e posto macchine)”. Dunque, in materia di IVA e di imposta di registro, il legislatore ha effettuato la scelta – espressione di insindacabile discrezionalità politica – di adottare ai fini fiscali, quale unico criterio di determinazione della “superficie utile”, quello stabilito dal menzionato art. 6 del DM LL.PP. n. 1072 del 1969. Ciò comporta che è escluso, in assenza di elementi di incertezza sulla portata semantica della disposizione, il ricorso ad integrazioni “ab externo” del contenuto prescrittivo della norma, mediante trasposizione o rinvio a differenti criteri di calcolo definiti da altre fonti normative a fini diversi dalla imposizione tributaria.
Sulla base di tali criteri, la sentenza della CTR che, ai fini del calcolo della superficie utile, ricomprenda nelle aree da escludere anche i vani porta e finestra, non espressamente considerati dalla norma agevolativa, in considerazione della “non abitabilità” di tali vani, è censurabile per violazione dell'art. 1, nota 2 bis, Tabella, Parte Prima, allegata al DPR n. 131 del 1986, nonchè del DM n. 1072 del 1969, art. 6, e per violazione dell'art. 14 preleggi in combinato disposto con le predette norme, essendo inconferente il riferimento al DM LL.PP. 10 maggio 1977, recante la disciplina del costo di costruzione dei nuovi edifici, che stabilisce che la “superficie di pavimento degli alloggi” debba essere computata senza includere i vani di porte e finestre (in materia fiscale le norme agevolative hanno natura eccezionale e sono, quindi, di stretta interpretazione, ai sensi dell’art. 14 preleggi, non essendo consentito all’interprete il ricorso al criterio analogico per estenderne l’applicazione oltre i casi e le condizioni dalle stesse espressamente considerati).

Sentenza n. 4333 del 4 marzo 2016 (udienza 22 giugno 2015)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Bielli Stefano – Est. Olivieri Stefano – Pm. Velardi Maurizio
Agevolazione acquisto case non di lusso – Applicazione criteri D.M. Lavori pubblici 2 agosto 1969 – Calcolo della “superficie utile”


Fonte: Agenzia Entrate

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La fiscalità del trust: adempimenti per il monitoraggio.

L'articolo 4 del Dl 167/1990 stabilisce che "le persone fisiche, gli enti non commerciali e le società semplici ed equiparate residenti in Italia, che, nel periodo d'imposta, detengono investimenti all'estero ovvero attività estere di natura finanziaria, suscettibili di produrre redditi imponibili in Italia, devono indicarli nella dichiarazione annuale dei redditi".
Si tratta dell'obbligo di monitoraggio fiscale, assolto mediante la compilazione del quadro RW della dichiarazione dei redditi.

Dalla lettura della citata disposizione, si evince che, in linea di principio, anche i trust residenti in Italia aventi natura di enti non commerciali sono soggetti agli obblighi di monitoraggio fiscale e, pertanto, al pari di tutti gli altri contribuenti residenti rientranti nell'ambito soggettivo della normativa in esame, sono tenuti alla compilazione del quadro RW nell'ipotesi di detenzione di attività estere, finanziarie e patrimoniali, a titolo di proprietà o di altro diritto reale, indipendentemente dalle modalità della loro acquisizione (e, quindi, anche se derivanti da eredità o donazioni). Tuttavia, la particolare struttura del trust impone di considerare la questione da una prospettiva più articolata, sulla quale ci si soffermerà a breve.

Agli obblighi di monitoraggio fiscale sono altresì tenuti i soggetti sopra indicati (persone fisiche, enti non commerciali e società semplici ed equiparate residenti in Italia) che, "pur non essendo possessori diretti degli investimenti esteri e delle attività estere di natura finanziaria, siano titolari effettivi dell'investimento secondo quanto previsto dall'articolo 1, comma 2, lettera u), e dall'allegato tecnico del Dlgs 231/2007" (recante norme di materia di antiriciclaggio).
L'estensione degli obblighi in materia di monitoraggio fiscale anche ai "titolari effettivi" dell'investimento all'estero o delle attività estere di natura finanziaria si è avuta per effetto della riformulazione del testo dell'articolo 4 operata con l'articolo 9 della legge 97/2013 ("Disposizioni per l'adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea - Legge europea 2013").
In tal modo, il legislatore nazionale ha inteso ampliare l'ambito soggettivo della normativa in commento per meglio garantire l'adempimento dell'obbligo di presentazione del quadro RW (che, quindi, non riguarda più soltanto i possessori diretti o formali e coloro che hanno la disponibilità o la possibilità di movimentazione dell'investimento ovvero delle attività finanziarie estere, ma anche chi, sotto un profilo sostanziale, ne sia l'effettivo titolare), con ciò adeguandosi peraltro anche alle indicazioni provenienti dalla Unione europea.

In ordine alle novità introdotte in materia di monitoraggio fiscale dalla legge 97/2013, l'Agenzia delle Entrate ha avuto modo di fornire dettagliate precisazioni nella Circolare 38/E del 23 dicembre 2013 (che ha fatto seguito al provvedimento del 18 dicembre 2013, emanato per dare attuazione alle richiamate disposizioni normative).
Con particolare riferimento al trust, l'Agenzia delle Entrate ha chiarito che "l'obbligo di compilazione del quadro RW sussiste non soltanto nel caso di possesso diretto delle attività da parte del contribuente, ma anche nel caso in cui le predette attività siano possedute dal contribuente per il tramite di interposta persona. E' il caso, ad esempio, di soggetti che abbiano l'effettiva disponibilità di attività finanziarie e patrimoniali "formalmente" intestate ad un trust (sia esso residente o non residente)". Pertanto, "ogni qualvolta il trust sia un semplice schermo formale e la disponibilità dei beni che ne costituiscono il patrimonio sia da attribuire ad altri soggetti, disponenti o beneficiari del trust, lo stesso deve essere considerato come un soggetto meramente interposto ed il patrimonio (nonché i redditi da questo prodotti) deve essere ricondotto ai soggetti che ne hanno l'effettiva disponibilità. Al fine di individuare i casi in cui il trust deve essere considerato interposto si può fare riferimento alle fattispecie esemplificative indicate nella circolare 43/E del 10 ottobre 2009, paragrafo 1 e nella circolare n. 61/E del 27 dicembre 2010".

Alla luce di quanto appena ricordato, quindi, attualmente l'individuazione dei soggetti tenuti all'adempimento degli obblighi di monitoraggio fiscale risponde a criteri di natura sostanziale e di effettività. In particolare, la definizione di "titolare effettivo" rilevante ai fini della seconda parte del comma 1, dell'articolo 4, Dl 167/1990, è stata mutuata dal legislatore dalla definizione contenuta nella normativa antiriciclaggio, di cui all'articolo 1, comma 2, lettera u), Dlgs 231/2007, e all'articolo 2 dell'allegato tecnico al medesimo decreto.
Pertanto, come si evince dalla lettura della circolare 38/2013, in caso di entità giuridiche, quali le fondazioni e di istituti giuridici, quali i trust, che amministrano e distribuiscono fondi, per "titolare effettivo" ai fini degli obblighi di monitoraggio fiscale devono intendersi:
la persona fisica o le persone fisiche beneficiarie del 25% o più del patrimonio di un'entità giuridica, se i futuri beneficiari sono già stati determinati
la categoria di persone nel cui interesse principale è istituita o agisce l'entità giuridica, se le persone che beneficiano dell'entità giuridica non sono ancora state determinate
la persona fisica o le persone fisiche che esercitano un controllo sul 25% o più del patrimonio di un'entità giuridica.
In altri termini, l'obbligo dichiarativo riguarda anche i casi in cui le attività estere, pur essendo intestate a entità giuridiche diverse dalle società (ad esempio, fondazioni o trust), siano riconducibili a persone fisiche in qualità di "titolari effettivi" delle attività stesse.
La circolare 38/E precisa che "ai fini della determinazione della percentuale rilevante per essere considerato "titolare effettivo" di società e di altre entità giuridiche (quali i trust, ndr), si devono computare anche le partecipazioni imputate ai familiari indicati nell'articolo 5, comma 5, Tuir (…). Il contribuente è tenuto a verificare se durante l'intero periodo d'imposta lo status di titolare effettivo si è realizzato anche per un solo giorno".

Alla luce dell'assetto normativo sopra sinteticamente descritto, il sorgere dell'obbligo dichiarativo ai fini del monitoraggio fiscale deve quindi essere determinato in concreto, prendendo in considerazione le diverse ipotesi riscontrabili nella pratica.
Con particolare riferimento al caso in cui un contribuente detenga investimenti o attività estere per il tramite di un trust, si possono verificare distinte fattispecie a seconda del veicolo attraverso il quale si realizza o meno il requisito della titolarità effettiva.
Innanzitutto, come anticipato poco sopra, si ribadisce che i trust, aventi la natura di enti non commerciali, residenti in Italia, non fittiziamente interposti, sono in linea di principio tenuti agli adempimenti di monitoraggio fiscale per gli investimenti all'estero e le attività estere di natura finanziaria da essi detenuti.

Tuttavia, è necessario precisare che, in caso di trust trasparenti residenti, ossia quando il reddito o il patrimonio (o parte di esso) del trust sono direttamente riferibili a beneficiari individuati (ossia a soggetti titolari del diritto di pretendere dal trustee l'assegnazione degli stessi), gli obblighi di monitoraggio delle attività estere ricadono:
sul trust (sempreché sia un ente non commerciale), se i beneficiari individuati non rivestono la qualifica di "titolari effettivi" ai sensi della predetta normativa antiriciclaggio (ad esempio, perché destinatari di una quota inferiore al 25% del patrimonio). In tal caso, il trust deve indicare nel quadro RW della propria dichiarazione dei redditi il valore delle attività estere e della percentuale del patrimonio non attribuibile ai "titolari effettivi", se presenti
sui beneficiari, qualora gli stessi possano essere qualificati come "titolari effettivi" delle attività estere detenute dal trust (ad esempio, perché la percentuale di attribuzione del patrimonio o di controllo è pari o superiore al 25%). I beneficiari individuati titolari effettivi sono tenuti a indicare nel quadro RW della propria dichiarazione dei redditi il valore delle attività estere nonché la percentuale di patrimonio a essi riconducibile. Ad esempio, si pensi al caso di un beneficiario individuato di un trust trasparente che sia destinatario di una quota pari al 25% del patrimonio detenuto all'estero dal trust. In tale ipotesi, il contribuente, in qualità di titolare effettivo degli investimenti all'estero e delle attività estere di natura finanziaria del trust, deve indicare nel quadro RW il valore complessivo delle attività estere (obbligazioni, immobili e conti correnti) nonché la percentuale di patrimonio a esso riconducibile (25%). Il trust, se ente non commerciale residente, deve indicare nel proprio RW il valore dei predetti investimenti e attività e la percentuale del patrimonio non attribuibile al "titolare effettivo" (75%).

Con riferimento alla diversa ipotesi di trust esteri (cioè, non residenti), in capo ai beneficiari individuati residenti sono previsti alcuni adempimenti ai fini del monitoraggio fiscale. In particolare:
se sono titolari effettivi, devono indicare nel quadro RW le attività detenute all'estero dal trust
se non sono titolari effettivi, devono indicare nel quadro RW il valore della quota di patrimonio del trust a essi riferibile.
Si ricordi che, in ogni caso, il trustee non può essere qualificato "titolare effettivo", poiché egli amministra e gestisce i beni in trust "secondo il regolamento del trust o le norme di legge e non nel proprio interesse".

Nella ipotesi di trust con beneficiari non individuati (trust opaco), la circolare 38/2013 evidenzia che "non è pertinente al monitoraggio il criterio utilizzato ai fini della disciplina dell'antiriciclaggio per individuare il titolare effettivo (…).In tal caso, infatti, l'articolo 2, comma 1, lettera b), n. 2), dell'allegato tecnico al decreto legislativo n. 231 del 2007, specifica che per "titolare effettivo" si intende la categoria di persone nel cui interesse principale è istituita o agisce l'entità giuridica. Considerato, infatti, che la dizione "categoria di persone" non consente di individuare puntualmente un soggetto tenuto all'obbligo di monitoraggio, il quadro RW deve essere compilato dal trust stesso, ricorrendone i presupposti", e cioè nel caso in cui si tratti di trust (opaco) non commerciale residente.

Inoltre, la circolare 38/E precisa che il "titolare effettivo" del trust, individuato secondo i parametri sopra descritti, deve indicare nel quadro RW le attività estere che il trust detiene direttamente e per il tramite di altri soggetti esteri situati in Paesi non collaborativi e fintantoché permanga la condizione di titolarità effettiva degli investimenti.

Per consentire ai "titolari effettivi" del trust di adempiere ai prescritti obblighi dichiarativi, il trustee è tenuto non solo a individuare i titolari effettivi degli investimenti e delle attività detenuti all'estero dal trust, ma altresì a comunicare agli stessi i dati utili per la compilazione del quadro RW, e cioè:
la quota di partecipazione al patrimonio
gli investimenti e le attività estere detenute anche indirettamente dal trust
la loro valorizzazione
i dati identificativi dei soggetti esteri.


Fonte: Agenzia Entrate

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Iscritti Aire e benefici prima casa.

Sono un cittadino italiano, residente all'estero, iscritto all'Aire. Non ho immobili in Italia, ma vorrei acquistarne uno con i benefici prima casa. Devo trasferire la residenza nel comune ove è situato l'immobile entro 18 mesi?

Le agevolazioni prima casa sono fruibili anche dai cittadini italiani residenti all’estero, iscritti nell’apposita anagrafe, che hanno intenzione di acquistare un'abitazione in Italia. In questo caso, non è necessario spostare la residenza entro 18 mesi nel comune in cui è situato l’immobile (circolare 19/E del 2001). La condizione di emigrato all'estero non deve necessariamente essere documentata con un certificato di iscrizione all’Aire, ma può essere autocertificata dall'interessato con una dichiarazione resa nell'atto di acquisto (circolare 38/E del 2005). Restano in ogni caso fermi gli altri requisiti di legge (assenza di altri diritti reali su immobili ubicati nello stesso comune, novità nel godimento dell'agevolazione).



Fonte: Agenzia Entrate

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giovedì 10 marzo 2016

730/2016: ritocchi e aggiornamenti per istruzioni e specifiche tecniche.

Modificate, con il provvedimento del 9 marzo 2016, le istruzioni al modello 730/2016 approvate lo scorso 15 gennaio.
Gli interventi, oltre a correggere piccole sviste intercettate dopo la pubblicazione del modello sul sito dell’Agenzia, hanno dovuto tener conto delle risposte che l’Agenzia delle Entrate ha fornito, con la circolare 3/E del 2 marzo 2016, ad alcuni quesiti posti dai Caf.
In particolare, da segnalare, a pagina 59 delle istruzioni, alla colonna 1 dei righi da E61 a E63, l’aggiunta di due specifici codici (“5” e “6”) per identificare altrettante nuove tipologie di interventi, ammessi alla detrazione del 65% a partire dall’anno d’imposta 2015. Siamo, infatti, nella sezione IV, riservata alle opere finalizzate al risparmio energetico, per le quali è riconosciuta lo sconto d’imposta. Nel dettaglio, il codice “5” individua l’acquisto e posa in opera di schermature solari a protezione di superfici vetrate, mentre il “6” va riferito alle spese per l’acquisto e posa in opera di impianti di climatizzazione invernale dotati di generatori di calore alimentati da biomasse combustibili.
A cascata, le modifiche di pagina 60, che hanno comportato l’integrazione dell’elenco puntato riguardante la colonna 8 (“importo spesa”) con i tetti di spesa agevolabili relativi ai nuovi codici (rispettivamente, 92.307,69 euro e 46.153,84 euro).

Sono affidate, invece, a un distinto provvedimento, ugualmente del 9 marzo 2016, le modifiche alle specifiche tecniche di trasmissione, che hanno riguardato, anche in questo caso, il modello 730/2016. Le rettifiche, tra l’altro, hanno recepito le segnalazioni pervenute dai Caf e dalle associazioni di categoria.



Fonte: Agenzia Entrate

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Indetraibilità della palestra.

Per problemi a una spalla, lo scorso anno mi sono iscritto in palestra, per fare degli esercizi di rieducazione motoria. Posso detrarre le spese sostenute nel prossimo 730?

La spesa per l'iscrizione a una palestra non rientra tra quelle detraibili. Non può, infatti, essere qualificata spesa sanitaria, anche se accompagnata da un certificato medico che prescriva una specifica attività motoria. Tale attività, anche se svolta a scopo di prevenzione o terapeutico, va inquadrata in un generico ambito salutistico di cura del corpo e non può essere invece riconducibile a un trattamento sanitario qualificato (punto 2.3 della circolare 19/E del 2012).



Fonte: Agenzia Entrate

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Le specifiche tecniche di Unico Pf.

Definite, con provvedimento del 9 marzo 2016, allegato A, le specifiche tecniche per la trasmissione telematica dei dati contenuti in Unico Pf 2016 e di quelli riguardanti le scelte per la destinazione dell’otto, del cinque e del due per mille dell’Irpef. Destinatari, le persone fisiche che provvedono direttamente all’invio on line della loro dichiarazione e gli intermediari abilitati alla trasmissione.
Sempre nell’allegato A, le modalità tecniche per l’invio dei dati relativi alla dichiarazione Iva annuale 2006, inseriti nello stesso modello Unico.

Un successivo provvedimento darà il via libera alle specifiche che dovranno essere utilizzate per trasmettere le scelte per la destinazione dell’otto, del cinque e del due per mille dell’Irpef espresse, attraverso l’apposita scheda approvata insieme al modello Unico 2016 Pf, dai contribuenti esonerati dall’obbligo di presentazione della dichiarazione dei redditi.



Fonte: Agenzia Entrate

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venerdì 4 marzo 2016

Diritto alla detrazione Iva.

Nell’ambito di operazioni intracomunitarie di acquisto di beni o servizi, l’omessa annotazione delle fatture ricevute da fornitori residenti in altri Paesi membri dell’Unione europea nei registri degli acquisti e delle vendite non determina la perdita del diritto alla detrazione, purché siano soddisfatte le condizioni sostanziali per l’esercizio del diritto, che devono, pertanto, emergere – con certezza – dalla documentazione in possesso del contribuente ed esibita all’Amministrazione finanziaria in sede di verifica.
Lo ha affermato la Corte di cassazione nella sentenza n. 3586 del 24 febbraio 2016.

La vicenda processuale
La controversia trae origine dall’impugnazione di un avviso di accertamento, con il quale l’ufficio ha recuperato a carico della società contribuente, tra l’altro, l’imposta dovuta a titolo di Iva per l’anno 1998.
Il recupero trae origine dalla circostanza per cui la società ha effettuato acquisti intracomunitari (prestazioni di servizi e di consulenza), con emissione di fatture da parte di soggetti residenti in altri Stati membri dell’Unione europea, che tuttavia non sono state, dalla stessa, annotate nei registri Iva. Infatti, il cessionario o committente deve numerare e integrare la fattura relativa all’acquisto intracomunitario con l’indicazione del controvalore in euro del corrispettivo e degli altri elementi che concorrono a formare la base imponibile dell’operazione, espressi in valuta estera, nonché dell’ammontare dell’imposta, calcolata secondo l’aliquota dei beni, ovvero deve emettere autofattura (articolo 46, Dl 331/1993) e deve annotare distintamente le fatture, sia nel registro delle fatture emesse sia nel registro degli acquisti (articolo 47, Dl 331/1993).

La Commissione tributaria provinciale ha accolto il ricorso della società.
A seguito di appello dell’ufficio, la Commissione tributaria regionale ha confermato la pronuncia dei giudici di prime cure, affermando che la mancata annotazione delle fatture nei registri contabili integra un’infrazione meramente formale “atteso che l’imposta a debito risultava equivalente all’imposta a credito, con la conseguenza che la pretesa dell’ufficio doveva considerarsi illegittima, tanto in relazione alla maggiore Iva, quanto alla sanzione pecuniaria”.

A seguito del ricorso per cassazione, proposto dall’Agenzia delle Entrate, la vicenda approda al vaglio della Corte suprema.

Decisione
Con la pronuncia in commento, la Corte di cassazione ha rigettato l’impugnazione, ritenendo corrette le conclusioni formulate dal giudice del merito, alla luce delle più recenti pronunce emesse dalla Corte di giustizia, in relazione alla questione controversa e recepite dalla giurisprudenza di legittimità.
In particolare, secondo la Corte suprema, la tesi secondo cui la violazione degli obblighi contabili determinerebbe la “perdita del diritto” alla detrazione dell’Iva non può essere sostenuta alla luce del sistema normativo del tributo armonizzato.
La giurisprudenza comunitaria, infatti, ha evidenziato che, in difetto di una specifica disciplina in tal senso all’interno della sesta direttiva (applicabile ratione temporis), spetta agli Stati membri adottare misure idonee a consentire la rettifica e la correzione di eventuali errori formali e materiali, garantendo, da un lato, il rispetto del principio della neutralità, dall’altro, la lotta contro fenomeni di frode (cfr Corte giustizia, sentenza 19 settembre 2000 in causa C-454/98, Schmeink & Cofreth AG e Manfred Strobel; sentenza 21 marzo 2000, in cause riunite C-110/98 e C-147/98, Gabalfrisa; richiamate, inoltre, le sentenze: 8 maggio 2008, emessa nelle cause riunite C-95/07 e C-96/07, Ecotrade s.p.a., con riferimento alla disciplina della sesta direttiva e, in particolare, al sistema della inversione contabile previsto per gli acquisiti intracomunitari; 21 ottobre 2010, causa C-385/09, Nidera Handelscompagnie BV; 12 luglio 2012, causa C-284/11, EMS Bulgaria Transport OOD).

Al riguardo, per quanto concerne l’inosservanza di taluni obblighi “aggiuntivi e altre irregolarità contabili”, relativi alle formalità di esercizio del diritto a detrazione determinate dagli Stati membri, la Corte di cassazione evidenzia che la giurisprudenza comunitaria “è ferma nel principio che: - il diritto alla detrazione Iva in quanto modalità di attuazione del principio di neutralità fiscale è da porre a fondamento del sistema del tributo armonizzato e non può pertanto trovare di norma alcun limite … il presupposto costitutivo del diritto alla detrazione deve individuarsi esclusivamente nella duplice condizione: a) che la obbligazione in rivalsa, avente ad oggetto la imposta detraibile, sia stata adempiuta dal soggetto passivo ovvero sia divenuta esigibile… ; b) che il soggetto passivo abbia destinato i beni e servizi acquistati/utilizzati per i quali è tenuto in rivalsa al pagamento della imposta, «ai fini di sue operazioni soggette ad imposta»”.

Da ciò consegue che, nell’ambito di operazioni intracomunitarie per beni o servizi resi da parte di soggetti residenti in altri Paesi membri che hanno emesso regolari fatture consegnate al cessionario o committente italiano, il quale assume la posizione di soggetto tenuto al pagamento dell’imposta, “la omessa annotazione di tali fatture nei registri Iva degli acquisti e delle vendite ai fini della compensazione dell’Iva a debito con l’Iva a credito in attuazione del principio di neutralità fiscale, non determina la perdita del diritto alla detrazione”.
Tale soluzione, tuttavia, non assume carattere assoluto, ma – come precisato dalla Corte suprema – solo “laddove siano state soddisfatte le condizioni sostanziali della esigibilità della imposta dovuta dal cessionario/committente e della destinazione dei beni o servizi, da quello acquistati od utilizzati, ad operazioni assoggettate ad imposta, sempre che tali condizioni sostanziali emergano con certezza dalla documentazione in possesso del contribuente ed esibita alla Amministrazione finanziaria in sede di verifica”.

Osservazioni
La sentenza della Corte di cassazione in argomento si pone in continuità con altre precedenti pronunce, che recepiscono la posizione espressa dalla Corte di giustizia sulla questione (cfr più di recente, Cassazione 5072/2015, ma anche, sentenza 17588/2010, concernente un’ipotesi di erronea annotazione del registro degli acquisti di fatture relative a operazioni intracomunitarie indicate come ‘escluse da imposta’; sentenza 10819/2010, concernente un’ipotesi di omessa autofatturazione; sentenza 24912/2011, concernente un’ipotesi di emissione dell’autofattura in unica copia; sentenze 6925, 8038 e 8039 del 2013, concernenti un’ipotesi di omessa autofatturazione per prestazioni di servizi resi da non residente.

Sin dalla nota sentenza dell’8 maggio 2008, emessa nelle cause riunite C-95/07 e C-96/07 (Ecotrade vs Agenzia delle Entrate – Ufficio di Genova 3), la Corte di giustizia ha affermato che osta al diritto comunitario una prassi di rettifica e di accertamento “... che sanziona un’irregolarità contabile – consistente ... nell’erronea iscrizione delle operazioni controverse nel solo registro degli acquisti in esenzione Iva, irregolarità che ha viziato anche le dichiarazioni fiscali compilate dalla Ecotrade – con il diniego del diritto a detrazione in caso di applicazione del regime dell’inversione contabile”.
In particolare, la Corte di giustizia precisa che:
laddove si applichi il regime dell’inversione contabile, l’articolo 18, n. 1, lettera d) della sesta direttiva (vigente ratione temporis) autorizza gli Stati membri a fissare talune formalità che il soggetto passivo deve assolvere per poter esercitare il diritto alla detrazione (punto 57)
ai sensi dell’articolo 22, nn. 2 e 4, della medesima direttiva, ogni soggetto passivo deve tenere una contabilità che sia sufficientemente particolareggiata, così da consentire l’applicazione dell’Iva e i relativi controlli da parte dell’Amministrazione fiscale, e presentare una dichiarazione nella quale devono figurare tutti i dati necessari ad accertare l’importo dell’imposta esigibile e quello delle detrazioni da operare; per far sì che ogni soggetto passivo adempia tali obblighi, detto articolo 22 autorizza gli Stati membri ad adottare le misure a tal fine necessarie, e ciò anche nel caso dell’inversione contabile (punto 59)
per quanto riguarda gli obblighi derivanti dall’articolo 18, n. 1, lettera d), della sesta direttiva, “se è vero che tale disposizione consente agli Stati membri di fissare le formalità riguardanti l’esercizio del diritto a detrazione nel caso dell’inversione contabile, l’inosservanza di queste ultime da parte del soggetto passivo non può privarlo del suo diritto a detrazione. Infatti, poiché il regime dell’inversione contabile è incontestabilmente applicabile alle cause principali, il principio di neutralità fiscale esige che la detrazione dell’Iva a monte sia accordata se gli obblighi sostanziali sono soddisfatti, anche se taluni obblighi formali sono stati omessi dai soggetti passivi ” (punto 63);
di conseguenza, poiché l’Amministrazione fiscale dispone delle informazioni necessarie per dimostrare che il soggetto passivo, in quanto destinatario della prestazione di servizi di cui trattasi, è debitore dell’Iva, essa non può imporre, riguardo al diritto di quest’ultimo di detrarre l’imposta in questione, condizioni supplementari che possono avere l’effetto di vanificare l’esercizio dello stesso.A parere dei giudici comunitari, nel caso di specie, la prassi di rettifica e accertamento italiana eccede quanto necessario per conseguire l’obiettivo di garantire il corretto adempimento degli obblighi previsti dalla sesta direttiva, “posto che il diritto comunitario non vieta agli Stati membri di irrogare, se del caso, un’ammenda o una sanzione pecuniaria proporzionata alla gravità dell’infrazione, allo scopo di sanzionare l’inosservanza dei detti obblighi” (punto 67).
Le conclusioni adottate in sede comunitaria sono state fatte proprie dall’Amministrazione finanziaria con la risoluzione 56/E del 6 marzo 2009.
In seguito, i giudici comunitari – nella sentenza 11 dicembre 2014 emessa nella causa C-590/13 (Idexx Laboratories Italia Srl vs. Agenzia delle Entrate) – hanno ribadito che le medesime conclusioni possono essere affermate anche nelle ipotesi di totale inosservanza degli obblighi contabili, dovendosi distinguere tra “requisiti formali” e “requisiti sostanziali” del diritto alla detrazione.

Più specificamente, i requisiti sostanziali sono quelli che stabiliscono il fondamento stesso e l’estensione del diritto alla detrazione: “per quanto riguarda gli acquisti intracomunitari di beni imponibili i requisiti sostanziali esigono che tali acquisti siano stati effettuati da un soggetto passivo, che quest’ultimo sia parimenti debitore dell’Iva attinente a tali acquisti e che i beni di cui trattasi siano utilizzati ai fini di proprie operazioni imponibili”.
I requisiti formali del diritto a detrazione, invece, disciplinano le modalità e il controllo dell’esercizio del diritto medesimo, nonché il corretto funzionamento del sistema dell’Iva, quali gli obblighi di contabilità, di fatturazione e di dichiarazione.
La mancata osservanza delle diposizioni che dettano i requisiti formali “in circostanze come quelle oggetto del procedimento principale, non può determinare la perdita del diritto medesimo”.

La “tutela” del generale principio della neutralità dell’Iva deve in ogni caso essere contemperata con l’esigenza di tutelare un altro obiettivo fondamentale perseguito dalle norme comunitarie ovvero la tutela da fenomeni di abuso e di frode.
Per tale motivo, è necessario che il mancato adempimento dei requisiti formali (nel caso esaminato, l’omessa annotazione nei registri Iva) non si sia riflesso sulla possibilità di riscontrare i requisiti sostanziali.
In tal senso, la Corte di cassazione afferma che il diritto a detrazione deve essere riconosciuto purché “tali condizioni sostanziali emergano con certezza dalla documentazione in possesso del contribuente ed esibita alla Amministrazione finanziaria in sede di verifica”.



Fonte: Agenzia Entrate

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Tassi in calo e prezzi vantaggiosi: più acquisti assistiti da mutui.

Nel corso del 2015 gli acquisti di abitazioni con mutuo ipotecario hanno fatto segnare una crescita del 20% circa, incentivata dal forte calo dei tassi di interesse applicati ai nuovi mutui. Gli acquisti con anticipo di credito spingono la ripresa del mercato immobiliare in tutte le aree del Paese.

Questi i risultati delle analisi condotte sui mutui concessi alle famiglie per l’acquisto delle abitazioni, contenuti nell’ultima nota trimestrale dell’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia delle Entrate.

L’analisi dei dati presentati esclude sia il fenomeno delle surroghe sia ulteriori forme di finanziamento che non prevedono l’iscrizione ipotecaria, e questo spiega la differenza rispetto ai dati pubblicati da altri istituti di ricerca.


Le abitazioni acquistate con mutuo ipotecario sono circa 190mila, oltre 30mila in più del 2014; in particolare, più della metà (57%) sono state compravendute nelle regioni dell’Italia settentrionale.

Tassi d’interesse ai minimi
Il tasso d’interesse medio iniziale diminuisce di 0,65 punti percentuali, passando dal 3,40% nel 2014 al 2,75% nel 2015. Questo andamento del costo del credito favorisce la ripresa delle compravendite assistite da mutuo.
Sono state le persone fisiche ad aver approfittato di più di questo fenomeno; infatti, per questo segmento, l’incidenza degli acquisti con anticipazione di credito sul totale delle compravendite sale al 45,5%, guadagnando quasi 5 punti percentuali rispetto allo stesso rapporto calcolato nel 2014.
 
Rate mensili più leggere
Un altro dato interessante riguarda l’importo medio della rata iniziale, che scende dai circa 630 euro del 2014 ai 590 euro del 2015, diminuendo del 6,2% in un anno e confermando il trend di contrazione che continua da diversi anni. La rata media iniziale è in diminuzione in tutte le aree italiane; il maggiore decremento si regista nel centro Italia (- 7,4%), in cui il costo mensile medio del mutuo passa da circa 720 a 660 euro.
La riduzione della rata mensile iniziale è la logica conseguenza di un insieme di fattori, quali la diminuzione del tassi di interesse, la stabilità del capitale erogato e dei prezzi delle abitazioni; questi ultimi, infatti, continuano a essere vantaggiosi, seppure non siano più in calo come negli anni precedenti.
Il capitale complessivamente erogato nel 2015 ammonta a circa 23miliardi di euro, con un incremento, anche in questo caso, vicino al 20% rispetto a quanto osservato nel 2014. Il capitale medio erogato per singola abitazione è rimasto sostanzialmente invariato rispetto al 2014, pari a circa 119mila euro; è costante sia al Centro che al Nord, mentre al Sud l’importo cala da 106 a 105mila euro. La durata media dei mutui stipulati nel corso del 2015 è di 22 anni e mezzo, dunque un dato che non diminuisce, ma rimane in linea con quello dell’anno precedente.

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Detrazione per acquisto box pertinenziale.

Sono proprietario di un appartamento, acquistato con le agevolazioni prima casa. Ho intenzione di comprare un box. Potrò usufruire di qualche detrazione quando presenterò la dichiarazione dei redditi?

Gli acquirenti di box e posti auto pertinenziali a un'abitazione possono fruire della detrazione Irpef per le spese imputabili alla realizzazione/costruzione di tali pertinenze (articolo 16-bis, lettera d del Tuir). È necessario, a tal fine, che le stesse siano comprovate da apposita attestazione rilasciata dal costruttore. Il beneficio consiste nella detrazione del 50% (fino al 31/12/2016, poi del 36%) delle spese di realizzazione del box (e non sul costo effettivo di acquisto) come attestate dall'impresa costruttrice con apposita dichiarazione. Per fruire dell'agevolazione, è necessario dichiarare la pertinenzialità nel rogito. Il pagamento deve essere effettuato con bonifico bancario o postale, da cui risultino la causale del versamento, il codice fiscale del beneficiario della detrazione e il codice fiscale o numero di partita Iva del destinatario del pagamento. La detrazione è fruibile in dieci quote annuali di pari importo.



Fonte: Agenzia Entrate

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giovedì 3 marzo 2016

Locazione immobile in comproprietà.

Ho affittato l’appartamento di cui sono proprietaria al 50% con mia sorella. Ai fini della denuncia dei redditi, la ricevuta di pagamento deve essere intestata a entrambe?

I redditi fondiari, tra i quali rientrano anche quelli derivanti dalla locazione di un immobile, concorrono a formare il reddito complessivo dei soggetti che li possiedono per il periodo d'imposta in cui si è verificato il possesso (articolo 26 del Tuir). Pertanto, al momento della compilazione della dichiarazione dei redditi, ciascun comproprietario è tenuto a dichiarare, nei limiti della sua quota, quanto percepito come canone di locazione. L'intestazione delle ricevute di pagamento non ha rilievo fiscale.



Fonte: Agenzia Entrate

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Un nuovo canale telematico per i versamenti unitari con F24.

Firmato l’accordo tra l’Agenzia delle Entrate e l’Associazione italiana istituti di pagamento e di moneta elettronica, che consentirà ai contribuenti di effettuare i versamenti con modello F24 anche attraverso i canali telematici messi a disposizione dai “prestatori di servizi di pagamento” (Psp) diversi dalle banche che offrono sistemi di pagamento come l’home banking, iscritti nell’apposito albo della Banca d’Italia

L’intesa fa seguito a una fase sperimentale adottata nel 2014 attraverso il primo servizio Psp (InfoCamere), che ha fatto registrare risultati positivi.
Obiettivo dell’Agenzia è agevolare e semplificare gli adempimenti dei contribuenti in materia di versamento delle imposte, sviluppando sistemi alternativi alla modalità di conferimento cartaceo delle deleghe e ampliando, quindi, il numero delle soluzioni telematiche percorribili.

D’ora in poi, quindi, sarà possibile pagare gli F24 telematici non solo tramite le banche e Poste italiane, ma anche attraverso gli istituti di pagamento e di moneta elettronica che aderiranno al servizio.


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