sabato 25 ottobre 2008

Quesito: affitto e dichiarazione dei redditi.

sono un dipendente pubblico e ho finora sempre compilato il 730. Quest'anno ho affittato un appartamento di mia proprieta' con un contratto, regolarmente registrato, di 12 mesi (libero mercato) a partire dal 1/1/2008. Se ho ben capito, l'ammontare assoggettabile all'IRPEF e' il canone annuo detratto del 15%. Vorrei cortesemente sapere: 1) nel 2009 posso continuare a compilare il 730; 2) come devo calcolare l'aliquota IRPEF sul reddito da locazione e 3) quali sono le scadenze per il pagamento (acconto a novembre 2008 e saldo a giugno 2009 ?).
Ci sono addizionali da pagare ?

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Quesito: grave invalidità.

SONO UN AGENTE DI COMMERCIO E HO AVUTO UN CONTROLLO DALL' UFFICIO DELLE ENTRATE PER NON AVER ADERITO AI PARAMETRI DELL' ANNO 2001.IN QUELL'ANNO HO ASSISTITO MIA MOGLIE A 4 GRAVI INTERVENTI AVVENUTI IN STATO DI DIALISI.PERTANTO HO A DISPOSIZIONE CIRCA 3000 FOGLI DI CARTELLE CLINICHE OSPEDALIERE CHE CONFERMANO LA GRAVITA' DELLA MALATTIA E DI CONSEGUENZA ATTESTANO CHE L'ATTIVITA' LAVORATIVA E' STATA RIDOTTA A UN TOTALE DI 50 GIORNI ANNUI, AVENDO PASSATO PIU' TEMPO IN OSPEDALE CHE AL LAVORO.VI CHIEDO, SE SONO PASSATE SENTENZE DI ANNULLAMENTO PER CASI ANALOGHI.

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Quesito: prima casa e cambio residenza.

Mia figlia, ha acquistato la prima casa in Viterbo il 27/01/2005.Per lavoro attualmente dimora a Roma nella casa che ha acquistato (senza alcun beneficio) il 18/03/2008senza aver trasferito la residenza,Ora, per vari motivi ed esigenze, deve trasferire la residenza da Viterbo a Roma dove lavora.Le domande sono:- trasferendo la residenza a Roma quali sono gli effetti sulla prima casa di Viterbo?- può richiedere come prima casa quella di Roma e seconda casa quella di Viterbo? Se , si, con quale procedura?

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Quesito: contratto di lavoro part-time.

ho firmato un contratto di lavoro part time con una associazione che regola il contratto stesso con un regolamento organico del personale (normalmente depositato al ministero del lavoro nel 1992). Tra le varie norme c'è ne una che ci vieta di prestare attività lavorativa si pubblica che privata in altre società nel restante tempo a disposizione; questa norma è legale?Inoltre io sono assunta come impiegata di 4 livello ma la paga stabilita all'interno del regolamento (fermo al 1992 senza alcun rivalutazione) per 104 ore mensili é di € 550 (lorde), notevolmente inferiore a quelle in vigore; questa norma è anche legale?

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Quesito: compilazione quadro TA12 modello TR.

STO COMPILANDO LA RICHIESTA DI RIMBORSO INFRANNUALE PER LA MIA SOCIETA'. QUESTO TRIMESTRE ABBIAMO EMESSA UNA NOTA DI CREDITO PER UNA ERRATA EMISSIONE DI UNA FATTURA EMESSA NEL TRIMESTRE PRECEDENTE CON IVA ART. 74 COMMA 7; TALE NOTA RISULTA SUPERIORE ALLE FATTURE EMESSE NEL TRIMESTRE CON LO STESSO CODICE IVA.DI CONSEGUENZA NE RISULTEREBBE UN VALORE NEGATIVO DA INSERIRE NEL QUADRO TA 12. MI CHIEDEVO SE DEVO INSERIRE IN TALE QUADRO, VISTO CHE IL VALORE NEGATIVO MI GENERA UN, IL VALORE DELLE FATTURE EMESSE NEL TRIMESTRE AL LORDO DELLA NOTA DI CREDITO. NEL QUADRO TA 12 VANNO INSERITE SOLO IL VALORE DELLE FATTURE AL LORDO DELLE EVENTUALI NOTE OPPURE DOBBIAMO CONSIDERARE LE EVENTUALI NOTE DI CREDITO EMESSE?

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Quesito: fatture separate per detrazione 36% e 55%.

Sto ristrutturando casa e tra gli interventi dell'impresa edile alcuni rientrano nella detrazione 36% e altri, credo, in quella 55% (rimozione pavimenti per installazione riscaldamento a pavimento, oppure rimozione degli infissi esistenti). Come mi devo comportare, devo chiedere all'impresa fatture separate o basta una fattura con l'indicazione separata dei vari interventi? L'impresa dovrebbe emettere varie fatture in funzione dello stato avanzamento lavori.

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Quesito: detrazione 36%; comproprietà.

io e il mio fidanzato abbiamo comprato casa in comproprietà il 28/7/08non siamo sposati ed, essendo la nostra prima casa, saremo residenti ognuno a casa dei propri genitori finche' non avremo finito i lavori di manutenzione e potremo richiedere li' la residenza.abbiamo regolarmente presentato la DIA , la comunicazione di inizio lavori e spedito il modulo correttamente compilato per la richiesta della detrazione del 36%, all'agenzia delle entrate di Pescara .so che per usufruire entrambi delle detrazioni è necessario che sui bonifici ci siano i codici fiscali di entrambi i proprietari ma il mio dubbio riguarda le fatture.devono anch'esse essere cointestate? e come è possibile visto che abbiamo due indirizzi di residenza diversi?

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Quesito: lavoro in Ucraina.

Attualmente sto chiudendo la mia partita IVA in Italia, A breve mitrasferirò a Kiev dove trascorrerò più di sei mesi all'anno. In Ucraina stoaprendo la mia partita IVA (SPD) con la tariffazione unica, li ho ilregolare permesso di lavoro, ed il regolare domicilio (non residenza).Da Kiev emetterò delle consulenze con regolare fattura con la partita IVAucraina, sia per i clienti italiani sia per i clienti in Ucraina.Volevo sapere se devo pagare le tasse anche in Italia, e se si in chemisura, visto che produco tutto in Ucraina (consulenza).Volevo anche chiedere se devo iscrivermi all'AIRE, dovendo trascorrere liparecchio tempo.

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Quesito: legislazione vendita on-line.

desidereremmo sapere quali sono i requisiti, a livello legislativo, per aprire una vendita on line all’interno della comunita’ europea.

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Quesito: ritenuta d'acconto.

avrei bisogno di sapere se viene applicata la ritenuta d'acconto ai non residenti in Italia (in questo caso un brasiliano) per una conferenza che effettuarà a Milano prossimamente. Sono a conoscenza del fatto che esistono diversi accordi tra i due paesi e mi chiedevo se c'è un accordo anche per la ritenuta d'acconto. L'importo pattuito è minimo (€ 250,00 lordi).

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Quesito: contabilizzazione dividendi straordinari.

una società ha una partecipazione non qualificata ma strategica in un'altra società, quindi iscritta secondo gli ITAGAAP al costo e non al PNLA partecipata delibera un dividendo ordinario pagato immediatamente per cassa per 100k€ e uno straordinario, utilizzando la riserva sovrapprezzo azioni per 500k€ anch'esso immediatamente incassato.LA partecipante effettuerà la seguente scrittura
Banca 600 a Dividendi (C16b) 600
oppure dovrebbe diminuire il costo della partecipazione per l'importo pari al dividendo straordinario, inteso quindi come una revisione del prezzo iniziale di acquisto delle azioni della partecipata effettuando la seguente scrittura:
Banca 600 a Diversi(dividendo a Conto econmico 100Partecipazione in SP 500)Le diverse soluzioni portano ovviamente a un diverso impatto a conto economico.

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Quesito: risarcimento danni.

Ho subito un danno nel 2005 per merce deteriorata in un negozio di alimentari, dovuto ad un allagamento per il quale l'assicurazione mi ha riconusciuto il danno. Nell'anno in cui ha subito il sinistro in contabilità non è stata dichiarata nessuna perdita come componente negativo del reddito. Il risarcimento danno ricevuto quest'anno deve essere considerato in contabilità come componente del reddito e quindi tassabile, oppure no ?

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Accertamento: verifica "indiretta". Sentenza n. 24433 del 2 ottobre 2008.

Il ricorso all’accertamento con metodo induttivo non altera l’ordinaria ripartizione dell’onere della prova. Conseguentemente, se all’Amministrazione finanziaria spetta dimostrare i fatti costitutivi della pretesa tributaria e della maggiore base imponibile, il contribuente deve allegare i fatti impeditivi ed estintivi di tale pretesa. Peraltro, qualora l’inesattezza, l’incompletezza o l’infedeltà dei dati esposti nella dichiarazione risultino in modo certo o diretto dagli accertamenti compiuti a carico di terzi soggetti, tali risultanze ben possono essere utilizzate nei confronti del contribuente, anche prescindendo da ispezione e verifiche presso il medesimo.

A tali conclusioni sono pervenuti i giudici di legittimità con la sentenza 24433 del 2 ottobre 2008, confermando, peraltro, il consolidato orientamento giurisprudenziale in materia di onere della prova in campo tributario.

La controversia

La Commissione tributaria provinciale di Caserta accoglieva il ricorso presentato dalla società contribuente contro un avviso di accertamento ai fini Irpeg e Ilor, con il quale venivano recuperati a tassazione costi non deducibili relativi a fatture per operazioni inesistenti, rivelatesi tali a seguito di una verifica effettuata dalla Guardia di finanza presso le società emittenti.

L’Amministrazione finanziaria proponeva appello, ma l’atto veniva respinto dai giudici di secondo grado poiché gli stessi ritenevano che l’ufficio avrebbe dovuto produrre documentazione costituente prova certa della natura fittizia delle fatture contestate, attraverso una verifica eseguita a carico della società accertata e non mediante presunzioni desunte da verbali di ispezioni eseguite presso terzi.

Tale decisione veniva impugnata in Cassazione dall’Amministrazione finanziaria che deduceva violazione e falsa applicazione degli articoli 39, Dpr 600/1973, 2967 Cc, e 7, del Dlgs 546/1992, evidenziando come l’onere della prova circa l’esistenza dei fatti che danno luogo a oneri o costi deducibili gravi sul contribuente che ne invoca la deducibilità.

La pronuncia della Cassazione

La Suprema corte ha accolto il ricorso dell’agenzia delle Entrate riconoscendo, cosa ormai pacifica, che se compete all’Amministrazione finanziaria fornire la prova in ordine alle componenti positive del presupposto del tributo, spetta al contribuente dimostrare i fatti impeditivi ed estintivi di tale pretesa, in ossequio al principio dettato dall’articolo 2967 del Codice civile.

Il consolidato orientamento giurisprudenziale ha riconosciuto la piena applicabilità, anche nel processo tributario, della regola di giudizio posta dal citato articolo 2967, comma 1, del Codice civile. Ne discende, pertanto, che chi in giudizio vuol far valere un proprio diritto ha l’onere di provare i fatti costitutivi del diritto stesso, mentre chi contesta la rilevanza di tali fatti ha l’onere di provarne l’inefficacia ovvero di dimostrare i fatti impeditivi, modificativi o estintivi.

Con riguardo all’oggetto della prova, occorre precisare che il processo tributario è un processo di impugnazione-merito, cioè costruito formalmente come giudizio di impugnazione dell’atto, ma tendente all’accertamento sostanziale del rapporto; pertanto, la questione dell’onere della prova va risolta valutando le posizioni sostanziali delle parti in giudizio.

In tema di accertamento delle imposte sui redditi, spetta, perciò, all’Amministrazione finanziaria dimostrare l’esistenza dei fatti costitutivi della maggior pretesa azionata, fornendo la prova di elementi e circostanze, a suo avviso, rivelatori dell’esistenza di un maggior reddito; incombe, di converso, sul contribuente, che intenda contestare la capacità dimostrativa di quei fatti oppure sostenere l’esistenza di circostanze modificative o estintive dei medesimi, l’onere di dimostrare gli elementi sui quali si fondano le sue eccezioni.

La stessa Cassazione ha più volte affermato che, in tema di accertamento delle imposte sui redditi e in merito alla deducibilità di costi non registrati, l’onere della prova circa l’esistenza e l’inerenza delle componenti negative del reddito grava sul contribuente (sentenze 10802/2002, 3109/2005, 28685/2005), e, nel caso in cui l’Amministrazione contesti al contribuente l’indebita detrazione di fatture perché relative a operazioni inesistenti, la prova della legittimità e della correttezza delle detrazioni Iva deve essere fornita dal contribuente mediante l’esibizione dei documenti contabili legittimanti.

Nel momento in cui si paga l’imposta per effetto di una cessione, si acquisisce il diritto a portare l’imposta in detrazione alle condizioni di legge. Tale diritto può essere esercitato solo se vengono acquisiti, conservati ed esibiti, a richiesta dell’ufficio, i documenti che attestano le operazioni effettuate. Quando il contribuente non è in grado di provare la fonte che legittima la detrazione, evidentemente non è in grado di provare il fatto costitutivo del suo diritto, sicché legittimamente la detrazione non è riconosciuta e l’ufficio procede a recuperare a tassazione l’imposta detratta irritualmente.

Occorre, altresì, evidenziare che la Suprema corte, con la sentenza 14570/2001, aveva precisato il principio secondo cui, affinché un costo possa essere incluso tra le componenti negative del reddito, non solo è necessario che ne sia certa l’esistenza, ma occorre anche che ne sia comprovata l’inerenza, vale a dire che si tratti di spesa che si riferisca ad attività da cui derivano ricavi o proventi che concorrono a formare il reddito d’impresa. Per provare tale ultimo requisito, non è sufficiente, poi, che la spesa sia stata riconosciuta dall’imprenditore e contabilizzata, atteso che una spesa può essere correttamente inserita nella contabilità aziendale solo se esiste una documentazione di supporto dalla quale possa ricavarsi, oltre che l’importo, la ragione della stessa. Ne deriva che non è sufficiente la registrazione dei costi nelle scritture contabili affinché l’Amministrazione li debba riconoscere, né può imporsi all’ufficio un onere di provare la non esistenza o inerenza. L’esistenza di una regolare contabilità non impedisce all’ufficio di valutare analiticamente i componenti del reddito d’impresa, pur registrati in contabilità ed esposti nella dichiarazione.

Alle medesime conclusioni perviene anche la dottrina, sostenendo che è onere del contribuente sia la prova dell’inerenza dei costi, sia la dimostrazione dei fatti che danno diritto a deduzioni di imposta.

Per concludere, va ricordato che, con la sentenza 24433/2008, i giudici di legittimità hanno, altresì, precisato che l’Amministrazione finanziaria è pienamente legittimata a procedere a rettifica anche quando l’incompletezza, l’inesattezza o l’incertezza degli elementi indicati nella dichiarazione risulti in modo certo e diretto dai verbali relativi a ispezioni eseguite presso altri soggetti; pertanto, è ben possibile che l’ufficio tragga le prove dell’inesistenza di alcune operazioni non da verifiche presso l’impresa accertata bensì presso quella che ha emesso le relative fatture.

La pretesa illiceità dei documenti non deve, quindi, essere necessariamente documentata attraverso la verifica eseguita a carico della società accertata, ma può essere provata anche attraverso verbali relativi a ispezioni presso terzi, dai quali risulti in modo certo e diretto l’incompletezza, l’inesattezza o l’incertezza degli elementi indicati nella dichiarazione della società accertata.


Fonte: Agenzia Entrate

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Reddito d'impresa, "beneficenza" deducibile: Risoluzione n. 401/E del 24 ottobre 2008.

Sono deducibili dal reddito d'impresa le erogazioni liberali effettuate da una società a favore di una Onlus e destinate, da quest'ultima, a un fondo speciale di solidarietà. L'elargizione di queste risorse, dirette a soddisfare i bisogni alimentari, energetici e sanitari di persone disagiate, è infatti riconducibile tra le attività di beneficenza proprie delle organizzazioni senza scopo di lucro. Ciò permette di dedurre le somme erogate.

Questo il parere fornito dall'agenzia delle Entrate, con risoluzione n. 401/E del 24 ottobre, a una società che intende erogare delle somme a favore di un'associazione no profit.

Secondo i tecnici del Fisco, per fruire della deducibilità dal reddito d'impresa delle "erogazioni liberali in denaro, per importo non superiore a 2.065,83 euro o al 2 per cento del reddito d'impresa dichiarato, a favore delle Onlus" (articolo 100, comma 2, lett. h), del Tuir), è necessario che il beneficiario delle somme abbia la qualifica di Onlus. Quest'ultima è sicuramente accordata alle organizzazioni che operano nel settore della beneficenza, come previsto dal decreto che definisce i requisiti necessari per il riconoscimento di associazione non profit (articolo 10, lettera a), Dlgs 460/1997).

L'Agenzia ricorda inoltre che, come chiarito dalla risoluzione 292/2002, il concetto di beneficenza, comprensivo sicuramente delle erogazioni destinate alle persone indigenti, include anche le prestazioni in denaro o in natura a favore di soggetti meritevoli di solidarietà sociale o degli enti che operano direttamente a favore di costoro.

Nel caso in esame, le erogazioni che l'organizzazione riceverà dalla società istante, saranno destinate al Fondo speciale istituito col decreto legge 112/2008 ("manovra d'estate") a favore di cittadini bisognosi e, pertanto, possono rientrare nell'attività di beneficenza, che qualifica un ente come "Onlus".

Dette somme saranno deducibili dal reddito d'impresa, come previsto dal citato articolo 100, comma 2, lettera h), del Tuir.


Fonte: Agenzia Entrate

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Autenticazione degli atti di compravendita di autoveicoli.

Non è soggetta a imposta di bollo la fotocopia del certificato camerale, non dichiarata conforme all'originale, prodotta all'Aci per la trascrizione del trasferimento di proprietà di un veicolo. Così ha precisato l’Agenzia delle Entrate.

(risoluzione n. 388/e del 20 ottobre 2008 )


Fonte: Min.Finanze

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Spese per gli addetti all’assistenza personale.

Spetta, ai fini Irpef, la detrazione d’imposta del 19 per cento a fronte delle spese sostenute per l'assistenza a persone non autonome, anche quando le prestazioni sono fornite presso istituti di cura e ricovero, purchè i corrispettivi per l’assistenza personale siano certificati distintamente nella documentazione rilasciata dall’istituto.

(risoluzione n. 397/e del 22 ottobre 2008 )


Fonte: Min.Finanze

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Cessione di immobili strumentali a ente pubblico.

E’ soggetto all’applicazione dell'Iva con aliquota ordinaria del 20 per cento l’acquisto di un complesso immobiliare strumentale da parte di un ente pubblico che opera al di fuori dell'esercizio di un'attività imprenditoriale. Lo ha precisato l’Agenzia delle Entrate.

(risoluzione n. 393/e del 20 ottobre 2008 )


Fonte: Min.Finanze

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Tassazione degli straordinari - Ulteriori chiarimenti.

Sono assoggettate a imposta sostitutiva con aliquota del 10 per cento tutte le somme complessivamente erogate per prestazioni di lavoro straordinario, prestazioni di lavoro supplementare, prestazioni rese in funzione di clausole flessibili o elastiche nell’ambito dei rapporti di lavoro a tempo parziale, per incrementi di produttività, innovazione ed efficienza organizzativa e altri elementi di competitività e redditività legati all’andamento economico dell’impresa. E’ quanto chiarito dall’Agenzia delle Entrate.

(circolare n. 59/e del 22 ottobre 2008 )


Fonte: Min.Finanze

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Trasferimento di quote di società a responsabilità limitata.

Il Dl 112/2008 prevede una modalità di trasferimento delle partecipazioni di società a responsabilità limitata alternativa a quella stabilita dal Codice civile; l'Agenzia delle Entrate ha illustrato le prime linee operative da seguire per la tassazione di tali atti.

(circolare n. 58/e del 17 ottobre 2008 )


Fonte: Min.Finanze

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Alterazione del modello F24: Sentenza n. 36687 del 24 settembre 2008.

La falsificazione materiale del modello F24, quando l'autore del falso è un privato, integra l'ipotesi delittuosa prevista dagli articoli 478 e 482 del codice penale. L'F24, infatti, non costituisce né atto pubblico né certificazione amministrativa, ma attestato sul contenuto di atti, in quanto documento a carattere "derivativo" del modulo di versamento di cui riporta gli estremi essenziali.

Questo, in sintesi, il pensiero espresso dalla V sezione penale della Corte di cassazione con la sentenza n. 36687 del 24 settembre.

La vicenda

Un soggetto - accusato di avere effettuato per conto di terzi versamenti all'agenzia delle Entrate con F24 per una somma inferiore a quella pattuita e di avere poi falsificato il modello stesso per fare risultare come pagata la somma effettivamente dovuta - veniva rinviato a giudizio per rispondere di tale fatto, qualificato dalla pubblica accusa come violazione degli articoli 477 e 482 del Codice penale(1).

Riconosciuto colpevole, veniva condannato dal tribunale di Cassino per il reato di cui agli articoli 478(2) e 482 del Codice penale, così modificata l'originaria imputazione.

La Corte di appello di Roma, dopo avere escluso che nei fatti fosse ravvisabile il delitto di "falsità in scrittura privata", confermava la responsabilità penale affermata in primo grado.

La sentenza veniva impugnata in sede di legittimità dall'interessato, il quale deduceva la circostanza che il modello F24 era stato genericamente qualificato come atto rivestente natura pubblicistica, senza che la giustizia di merito avesse chiarito se la falsificazione di tale atto comportava la violazione dell'articolo 477 o, piuttosto, dell'articolo 478 del Codice penale.

Lamentava, in sostanza, che i giudici della Corte d'appello non avevano chiarito se il modello di pagamento unificato configurasse un certificato ovvero un attestato del contenuto di atti.

Il ricorrente precisava, inoltre, che nei fatti ascrittigli doveva ravvisarsi una truffa, perpetrata in danno dei contribuenti che a lui avevano affidato il pagamento, e un falso in scrittura privata, sostenendo al riguardo che la copia dell'F24 riservata al soggetto che effettua il versamento non ha valenza pubblicistica né ha natura di attestazione liberatoria: ne desumeva la non perseguibilità di entrambi i reati per mancanza di querela.

La sentenza

La V sezione penale della Cassazione, nell'affrontare la questione, ha in primis ritenuto del tutto pacifico il fatto materiale contestato all'imputato, rilevando come questi avesse pagato per conto di alcuni contribuenti una sanzione con il modello F24, versando una somma inferiore a quella dovuta e a quella ricevuta dai contribuenti, e facendo poi apparire come versata, sulla copia del modello destinata al contribuente, la somma effettivamente dovuta.

Quindi, il collegio di piazza Cavour è passato a esaminare la questione di diritto se la fattispecie de qua integri la violazione dell'articolo 477 del Codice penale ovvero quella del successivo articolo 478.

Per risolvere il problema, chiarisce la Suprema corte, occorre stabilire se il modello F24 rilasciato al contribuente debba considerarsi un attestato ovvero un certificato, tenendo conto che l'unico reale elemento distintivo dell'attestato rispetto al certificato "è nel riferimento - sommario o sintetico - del primo al contenuto di altri atti e quindi ai fatti giuridici relativi, con funzione innegabilmente probatoria, assolta ugualmente dal certificato ma in relazione a fatti o situazioni risultanti - comunque - al pubblico ufficiale, anche attraverso una sua eventuale attività di indagine".

Secondo i giudici, dunque, l'F24 ha la natura degli attestati i quali (a differenza dei certificati) sono documenti a carattere "derivativo", in quanto "sinteticamente riproduttivi di altri atti o registri originali, ai quali il loro autore fa organico riferimento per approntare il contenuto".

In effetti, il modulo F24 è composto da parti sostanzialmente identiche che riportano gli estremi del tributo o della sanzione e l'importo pagato, e che vengono presentate all'esattore che segna sulle parti del documento, di cui uno diretto all'ente impositore e l'altro rilasciato al contribuente, l'importo pagato.

Il modulo consegnato all'interessato, del tutto conforme a quello di competenza dell'ente impositore, svolge la funzione di quietanza di pagamento con funzione liberatoria del debitore e "quindi, non costituisce né atto pubblico né certificazione amministrativa, ma attestato sul contenuto di atti, in quanto attestazione derivata dell'atto di versamento…, di cui riporta gli estremi essenziali".

Pertanto, la materiale falsificazione del modello F24 integra l'ipotesi delittuosa prevista dagli articoli 478 e 482 del Codice penale quando l'autore del falso, come nel caso esaminato, sia un privato.

NOTE:

1) L'articolo 477 Cp "Falsità materiale commessa da pubblico ufficiale in certificati o autorizzazioni amministrative" prevede che "il pubblico ufficiale che, nell'esercizio delle sue funzioni, contraffà o altera certificati o autorizzazioni amministrative… è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni". Il successivo articolo 482 "Falsità materiale commessa dal privato" stabilisce che, se alcuno dei fatti previsti dagli articoli 476, 477 e 478 è commesso da un privato, ovvero da un pubblico ufficiale fuori dell'esercizio delle sue funzioni, "si applicano rispettivamente le pene stabilite nei detti articoli, ridotte di un terzo".

2) L'articolo 478 Cp sanziona, con pena diversa a seconda della fattispecie, il reato di "Falsità materiale commessa da pubblico ufficiale in copie autentiche di atti pubblici o privati e in attestati del contenuto di atti".



Fonte: Agenzia Entrate

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Plusvalenze "diverse" anche per le società di capitali: Risoluzione n. 398/E del 22 ottobre 2008.

La regola, dettata nell'ambito dei redditi diversi, in base alla quale per calcolare la plusvalenza generata dalla cessione di partecipazioni in società di persone, il costo della stessa va aumentato dei redditi imputati al socio e diminuito delle perdite e degli utili distribuiti (fino a concorrenza dei redditi già imputati), è applicabile anche nel caso la partecipazione sia detenuta da società di capitali.

Questa, in buona sostanza, è la risposta dell'agenzia delle Entrate, fornita con la risoluzione n. 398/E del 22 ottobre, all'interpello proposto da una Srl che nel novembre 2007 aveva ceduto la quota di partecipazione detenuta in una Sas, pari al 30% del capitale sociale della stessa.

La Sas aveva in precedenza la forma giuridica di società di capitali e si era in seguito trasformata in società in accomandita semplice con effetto dal 1° maggio 2006.

Come conseguenza della trasformazione, l'istante Srl - che era già socia della Sas prima della trasformazione in società di persone - aveva incluso nel proprio reddito imponibile ai fini Ires, per il periodo di imposta 2006, la "quota di reddito attribuitole per trasparenza dalla partecipata e relativa al periodo successivo alla trasformazione".

Come anticipato, l'interpellante, dovendo determinare, ai sensi degli articoli 86 e 87 del Tuir, la plusvalenza da includere nel proprio reddito imponibile ai fini Ires, per il periodo di imposta 2007 ha chiesto chiarimenti all'agenzia delle Entrate circa la possibilità di applicare "alla fattispecie in esame il disposto dell'articolo 68, comma 6 del Tuir, in base al quale, con riferimento alla determinazione dei redditi diversi di natura finanziaria, per le partecipazioni nelle società indicate dall'art. 5, il costo è aumentato o diminuito dei redditi e delle perdite imputate al socio e dal costo si scomputano, fino a concorrenza dei redditi già imputati, gli utili distribuiti al socio".

L'Agenzia, sottolineando le finalità della norma presa in esame, cioè quella di evitare che "i redditi già tassati e le perdite già dedotte possano essere tassati (o nel caso di perdite dedotte) nuovamente in sede di cessione della partecipazione", e ricordando che il criterio trova applicazione anche nel caso di "cessione di partecipazioni in società di capitali che abbiano optato per il regime di trasparenza fiscale", ha ritenuto che il principio sancito dall'articolo 68, comma 6, del Tuir può valere anche per le "partecipazioni detenute da società di capitali in soggetti "naturalmente trasparenti" quali le società di persone". Il costo fiscale della partecipazione ceduta dalla Srl potrà, perciò, essere aumentato dei redditi attribuiti a essa "per trasparenza dalla società partecipata e altresì diminuito degli utili distribuiti da quest'ultima purché prodotti in periodi di tassazione per trasparenza".


Fonte: Agenzia Entrate

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Detassazione straordinari: Circolare n. 59/E del 22 ottobre 2008.

Imposta sostitutiva del 10% sempre per lavoro notturno e festivo, per permessi o ferie non fruite nel periodo di maturazione e per le indennità collegate ai turni. Questi alcuni degli ulteriori chiarimenti forniti da agenzia delle Entrate e ministero del Lavoro sul campo di applicazione del regime fiscale agevolato, fino a un tetto massimo di 3mila euro, previsto per gli straordinari e per i premi di produttività percepiti dai dipendenti privati, anche in part-time, che nel 2007 che hanno conseguito redditi di lavoro dipendente non superiori a 30mila euro.

La circolare n. 59/E del 22 ottobre, che integra la n. 49/2008, amplia la platea dei beneficiari sempre però nel rispetto dei principi ispiratori della norma (articolo 2, Dl 93/2008), concepita per dare maggiore impulso alla produttività delle imprese.

Lavoro festivo e notturno

I compensi per le prestazioni straordinarie effettuate in giorni festivi o, in generale, nei giorni di riposo sono soggetti alla tassazione agevolata, a condizione che contribuiscano a incentivare l'efficienza organizzativa e la competitività dell'azienda.

Si tratta in particolare di:

somme erogate al personale che presta la propria opera nelle festività in relazione alle ore effettivamente lavorate, anche per la quota di retribuzione prevista dall'orario contrattuale (per esempio part-time di 30 ore settimanali che include anche la domenica)

indennità o maggiorazione corrisposta ai dipendenti tenuti a svolgere lavoro ordinario la domenica e perciò usufruiscono del riposo settimanale in un giorno diverso

compensi per lavoro notturno ordinario per le ore di servizio effettivamente prestate

corrispettivi pagati per la giornata del sabato quando questo non è previsto come "lavorativo", in caso di orario articolato su cinque giorni.

Straordinario forfetizzato e superminimi

A prescindere dal lavoro effettivamente prestato, l'imposta sostitutiva del 10% si applica allo straordinario forfetizzato spettante al personale non soggetto alla disciplina dell'orario di lavoro e a quei compensi pagati in misura fissa ai cosiddetti "superminimi" - generalmente direttivi - che prolungano l'attività anche oltre il tempo pattuito.

Per i "superminimi" l'agevolazione è circoscritta a quella parte di prestazioni strettamente legate alla crescita dell'impresa.

Part-time

Per le prestazioni supplementari svolte dai dipendenti in part-time orizzontale, così come per quelle rese, in funzione di eventuali clausole elastiche previste dai contratti collettivi, dai lavoratori in part-time verticale o misto, l'agevolazione si applica solo ai contratti stipulati prima del 29 maggio 2008 (articolo 2, comma 1, lettera b, Dl 93/2008). Nell'ipotesi di lavoro supplementare e clausole elastiche a essere sottoposte al beneficio sono le somme erogate oltre l'orario stabilito nel contratto. Nel caso di clausole flessibili, invece, sono "detassate" le ore che si situano al di fuori della collocazione oraria concordata. "Per esempio, se l'orario di lavoro è dalle 9.00 alle 13.00 e la variazione dell'orario è dalle 8.00 alle 12.00, a essere sottoposta alla agevolazione è la retribuzione oraria moltiplicata per il numero delle ore "ricollocate" (nel nostro esempio la fascia dalle 8.00 alle 9.00)".

Il regime fiscale di favore si applica a straordinari e premi di risultato anche se il contratto è stato stipulato successivamente al 29 maggio.

Premi di produttività

Oltre a quanto già chiarito con la circolare n. 49/2008, l'Agenzia specifica altre tipologie di compensi "agevolabili". Tra le altre, le somme corrisposte per permessi Rol (riduzione orario di lavoro) residui, le ferie e i permessi non fruiti nei limiti stabiliti dalla legge o dalla contrattazione collettiva, le indennità o maggiorazioni di turno, anche perché il fatto di organizzare l'orario di lavoro in turni costituisce una forma di efficienza organizzativa così come le indennità speciali, purché connesse al raggiungimento del medesimo obiettivo.

Residenti all'estero

La verifica del limite di 30mila euro va effettuata anche per i soggetti che nel 2007 erano residenti e svolgevano la propria attività di lavoro dipendente all'estero.

Altri chiarimenti

Tra i punti affrontati dalla circolare n. 59/E di ieri, inoltre, l'esclusione dallo sconto fiscale degli incentivi all'esodo, perché somme in contrasto con i principi ispiratori del trattamento di favore.

Sì al beneficio, invece, per i lavoratori marittimi a condizione che l'individuazione del lavoro straordinario faccia riferimento alla normativa ed alla contrattazione collettiva di settore.

Disco rosso per gli straordinari e i premi di produzione erogati ai lavoratori che prestano la propria attività all'estero e il cui reddito è determinato su base convenzionale.

Imposta sostitutiva del 10% anche per straordinari e premi ereditati.


Fonte: Agenzia Entrate

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Regime fiscale agevolato anche per i salari edili locali.

La circolare numero 59/2008 dell'Agenzia delle Entrate chiarisce che l'elemento economico territoriale, previsto dalla contrattazione collettiva per gli operai edili, può essere detassato nella misura del 10 per cento; ciò è consentito in quanto l'elemento economico territoriale rappresenta un elemento retributivo corrisposto al fine di migliorare i fattori di competitività e redditività connessi all'andamento economico dell'impresa.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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Imposta sostitutiva anche per i permessi e ferie non fruiti.

Il 22 Ottobre 2008, il Ministero del Lavoro e l'Agenzia delle Entrate hanno sottoscritto la circolare numero 59/E, con riguardo alla detassazione degli straordinari. La circolare chiarisce che il lavoro prestato nel periodo notturno è sempre detassato, anche se fa parte dell'attività ordinaria. Le somme per permessi o ferie non fruiti entro il periodo di maturazione (se connessi a finalità e risultati di efficienza organizzativa), possono beneficiare dell'agevolazione, mediante il versamento dell'imposta sostitutiva del 10 per cento. Il documento si pone l'obiettivo di ampliare quanto più possibile l'ambito di applicazione dell'imposta sostitutiva del 10 per cento sui compensi connessi agli straordinari e ai premi di risultato, facendo leva sul concetto di "efficienza produttiva".

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Ai fini IVA il leasing è come la proprietà.

I conferimenti di immobili prevalentemente locati in fondi immobiliari chiusi sono esclusi dal campo di applicazione IVA indipendentemente dal titolo giuridico in base al quale sono stati acquisiti.

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Cessione di fabbricati: Risoluzione n. 395/E del 22 ottobre 2008.

La linea di confine che distingue i fabbricati dalle aree fabbricabili è sottile. Basta che gli immobili rientrino in un piano di recupero perché perdano la loro natura originaria di fabbricati per assumere quella di aree fabbricabili. La metamorfosi può avere risvolti interessanti per il Fisco, che classifica tra i redditi diversi le plusvalenze derivanti dall'eventuale cessione di beni utilizzabili a scopo edificatorio. Questi, comunque, possono essere oggetto di rivalutazione, entro il 31 ottobre prossimo, versando un'imposta sostitutiva del 4 per cento.

A fare il punto sul trattamento fiscale delle plusvalenze generate dalla compravendita di immobili è l'agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 395/E del 22 ottobre.

Il documento risponde all'istanza di interpello presentata da un contribuente che possiede da oltre cinque anni, insieme al coniuge, due edifici: uno a uso industriale, accatastato come D/7, e uno adibito a civile abitazione, accatastato come A/3. Entrambi gli stabili, pur essendo ancora integri e agibili, sono stati inseriti dal Comune in un piano di recupero che include anche altri immobili e prevede la realizzazione di una serie di opere di trasformazione urbanistica con l'incremento delle cubature esistenti. A realizzare gli interventi edilizi sarà il costruttore che nel frattempo avrà acquistato i beni. Questa compravendita, a giudizio dell'interpellante, non comporta l'emersione di una plusvalenza in capo ai venditori. Al momento della vendita gli immobili ceduti conserverebbero, infatti, la natura di fabbricati integri nella struttura e utilizzabili in base alle loro specifiche caratteristiche.

Una convinzione, questa, che non coincide con quella espressa dai tecnici delle Entrate, secondo i quali invece l'inserimento degli immobili in un piano di recupero fa sì che oggetto della cessione non possano essere più considerati i fabbricati, ormai privi di un effettivo valore economico, ma l'area in cui essi si trovano, riqualificata in base alle nuove potenzialità edificatorie definite dal progetto.

A riprova di ciò, l'Agenzia sottolinea che lo schema di convenzione relativo al piano di recupero della zona stabilisce le cubature delle varie tipologie di locali realizzabili, che possono essere residenziali, produttivi e destinati a uffici e commercio. Dallo stesso documento è inoltre possibile desumere che le trasformazioni urbanistiche che interesseranno l'area saranno così radicali da richiedere preventivamente la demolizione degli edifici esistenti.

Tutte queste considerazioni spingono l'amministrazione fiscale a ritenere, al contrario di quanto affermato dal contribuente, che la cessione in esame riguardi terreni suscettibili di utilizzazione edificatoria. Vale dunque in questo caso il dettato dell'articolo 67, comma 1, lettera b, del Testo unico delle imposte sui redditi, che prevede da un lato l'imponibilità delle plusvalenze derivanti dalla cessione, a titolo oneroso, di fabbricati posseduti o costruiti da meno di cinque anni, dall'altro la tassazione delle plusvalenze conseguite grazie alla cessione a titolo oneroso di terreni suscettibili di utilizzazione edificatoria secondo gli strumenti urbanistici vigenti al momento della cessione. In quest'ultimo caso, il presupposto perché l'operazione sia considerata imponibile è la semplice destinazione edificatoria attribuita ai terreni in sede di pianificazione urbanistica, indipendentemente dall'esistenza o meno di un'attività di carattere speculativo.

Una conclusione che collima con la definizione normativa di area fabbricabile, intesa come superficie "utilizzabile a scopo edificatorio in base allo strumento urbanistico generale adottato dal Comune, indipendentemente dall'approvazione della Regione e dall'adozione di strumenti attuativi del medesimo".

Resta infine da sottolineare che, trattandosi di area edificabile, è possibile procedere alla sua rivalutazione applicando l'imposta sostitutiva del 4 per cento sul valore periziato, a patto che la redazione e il giuramento della perizia e il versamento della prima o unica rata del tributo avvengano entro il 31 ottobre prossimo.


Fonte: Agenzia Entrate

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Niente sconto fiscale per i parafarmaci: Risoluzione n. 396/E del 22 ottobre 2008.

Per fruire della detrazione fiscale spettante per l'acquisto di medicinali, lo scontrino emesso dalla farmacia deve recare l'indicazione "farmaco" o "medicinale". Se il documento fiscale riporta la dicitura "parafarmaci", non si ha diritto alla riduzione d'imposta.

E' quanto precisato dalla risoluzione n. 396/E del 22 ottobre, con la quale l'agenzia delle Entrate ha anche ricordato l'iter attraverso cui ai prodotti fitoterapici viene riconosciuto lo status di medicinale a tutti gli effetti, da vendere esclusivamente nelle farmacie.

Il caso affrontato dalla risoluzione è uno di quelli comuni a molti contribuenti che presentano al Caf il modello 730. Nello specifico, il Centro di assistenza fiscale non aveva riconosciuto la detrazione per alcuni scontrini riportanti, alla voce descrizione dell'oggetto acquistato, la parola "parafarmaci". Dal 1° gennaio del 2007, per avvalersi della detrazione prevista per l'acquisto di medicinali, è necessario che la spesa sia certificata da un documento - scontrino o fattura - che descriva la natura, la quantità e la qualità del bene acquistato e il codice fiscale di chi compra.

Il contribuente specificava che i "parafarmaci" in questione consistevano in integratori alimentari, prodotti fitoterapici, colliri e pomate.

Per quanto riguarda gli integratori alimentari, già con la risoluzione 256/E del 20 giugno scorso era stato evidenziato che, anche se somministrati per migliorare le condizioni fisiche, gli stessi non possono essere considerati medicinali perché appartenenti all'area alimentare; non è quindi possibile riportare la spesa né come detrazione (articolo 15, comma 1, lettera c), del Tuir) né come deduzione (articolo 10, comma 1, lettera b) del Tuir).

I prodotti fitoterapici, invece, sono ufficialmente approvati dalla Agenzia italiana del farmaco (Aifa) che ne autorizza l'immissione in commercio riconoscendogli la dignità di farmaco (come stabilito dal decreto legislativo 219/2006, in attuazione di due direttive della Comunità europea). È evidente che nel caso di questi ultimi è possibile fruire del vantaggio fiscale.

Gli altri prodotti a base di erbe, che non hanno l'autorizzazione all'immissione in commercio da parte dell'Aifa, non possono, invece, essere definiti "medicinali". Questi, come tutti gli altri articoli acquistati e definiti sullo scontrino genericamente come "parafarmaci", non possono essere oggetto di alcuna agevolazione.


Fonte: Agenzia Entrate

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Detrazioni per i non autosufficienti in case di cura: Risoluzione n. 397/E del 22 ottobre 2008.

Sì dell'agenzia delle Entrate alla detrazione del 19% sui costi sostenuti per l'assistenza a persone non autonome anche quando le prestazioni non vengono fornite presso il proprio domicilio. I corrispettivi in questione devono però essere certificati distintamente rispetto a quelli riferibili ad altri eventuali servizi ricevuti presso la struttura ospitante.

Questo, in sintesi, il contenuto della risoluzione n. 397/E del 22 ottobre, che risponde all'interpello di un contribuente, con madre degente in una casa di cura presso la quale riceve anche un sostegno adeguato in quanto persona non autosufficiente. L'istante ritiene che sia estendibile al suo caso il trattamento tributario previsto dall'articolo 15, comma 1, lett. i-septies), del Tuir.

La norma citata, si riferisce alla detrazione d'imposta sui corrispettivi pagati al personale utilizzato per attività di sostegno a chi non è in grado, a causa delle proprie condizioni fisiche, di compiere i gesti quotidiani che la vita richiede o che ha bisogno di sorveglianza continua. Il beneficio spetta indifferentemente in situazioni riferibili sia alle proprie condizioni che a quelle dei familiari a carico o non a carico.

Nell'argomentare la sua risposta, l'Agenzia precisa che l'attuale disciplina è stata introdotta con la Finanziaria 2007 e che, nei periodi d'imposta 2005 e 2006, per la stessa tipologia di spesa, era stata prevista una deduzione dall'imponibile (articolo 12, comma 4-bis, del Tuir).

La risoluzione non menziona a caso la passata normativa. Infatti, con le circolari nn. 2 e 10 del 2005, l'Amministrazione definiva, con la prima, le patologie che davano diritto all'agevolazione fiscale e, con la seconda, l'ambito applicativo della allora deduzione. L'Agenzia ritiene che le indicazioni contenute nei due documenti di prassi siano applicabili anche alla nuova disciplina e che il caso proposto rientri nelle linee guide da esse definite.

In sostanza, l'istante ha diritto alla detrazione del 19% sulle spese sostenute per l'assistenza alla mamma degente perché quest'ultima si trova nelle condizioni citate dalla circolare 2/2005 e cioè tra i soggetti incapaci di "assumere alimenti, di espletare le funzioni fisiologiche e provvedere all'igiene personale, di deambulare, di indossare gli indumenti". La circolare 10 conferma il diritto in quanto sostiene che lo sconto può essere applicato anche se l'assistenza viene prestata in un istituto, "purché i corrispettivi ... siano certificati distintamente rispetto a quelli riferibili alle altre prestazioni fornite dall'istituto ospitante".

Nel documento è infine evidenziato che il beneficio può essere calcolata su una spesa massima di 2.100 euro e che il reddito del contribuente che ne fa richiesta non deve superare i 40mila euro. Per avere diritto alla detrazione, inoltre, occorre essere in possesso di una idonea documentazione fiscale relativa ai corrispettivi versati e, in caso di spese per assistenza a familiari, devono risultare codici fiscali e dati anagrafici di chi effettua i pagamenti, di chi assiste e di chi riceve la prestazione.

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Niente Ici per l'assegnatario della casa coniugale.

La Corte di Cassazione, con la sentenza numero 24486 del 2008, ha stabilito che non può essere considerato soggetto passivo dell'imposta comunale sugli immobili il coniuge separato assegnatario della casa, e quindi, il medesimo individuo non è obbligato al pagamento dell'Ici in sostituzione del marito proprietario dei locali. La sezione tributaria della Corte ha dichiarato che l'assegnazione della casa coniugale integra "un atipico diritto personale di godimento e non un diritto reale" tanto che "in capo al coniuge non è ravvisabile la titolarità di un diritto di proprietà o di uno dei diritti di godimento specificamente previsti dalla norma".


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Assonime si pronuncia sulle spese alberghiere e di ristorazione.

Nell'ambito delle spese alberghiere e di ristorazione, Assonime ha emesso la circolare numero 55 del 2008; secondo quanto riportato nel documento, a seguito delle modificazioni introdotte dalla manovra d'estate, ora risulta possibile operare la detraibilità dell'imposta afferente tutte le possibili forme di prestazione del servizio di mensa. Assonime precisa che il diritto alla detrazione potrà essere esercitato a condizione che la fattura sia intestata all'impresa e non ad un suo dipendente. L'Associazione ribadisce alcune dubbi con riguardo alle limitazioni della deduzione dei costi nel caso di trasferte di dipendenti o collaboratori eseguite all'interno del territorio comunale; difficoltà interpretative sono state riscontrate circa la rilevanza fiscale dei buoni pasto.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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giovedì 23 ottobre 2008

Se le erogazioni liberali ai dipendenti sono assimilabili ai fringe benefit

Con l’articolo 2 comma 6 del decreto legge 93 del 2008, è stato soppresso il comma 2 lettera b dell’art. 51 del TUIR che prevedeva la non imponibilità (l’esclusione quindi dalla base imponibile) fra gli altri di tutte le erogazioni liberali riconosciute dal datore di lavoro “alla generalità o a categorie di dipendenti” in occasione di festività o ricorrenze.


L’agevolazione era limitata a € 258,23, nel senso che, per importi fino al limite appena citato, le suddette liberalità erano escluse dalla base imponibile, gli importi eccedenti invece (e solo gli importi eccedenti) venivano tassati come reddito da lavoro dipendente.


Dunque con l’abrogazione di cui sopra è venuta meno la possibilità di esentare da tassazione i “regali” che il datore di lavoro fa in occasione di festività o ricorrenze alla totalità dei dipendenti o a categorie di essi. Con la circolare 59/E l’Agenzia delle Entrate ed il Ministero del Lavoro hanno chiarito che le liberalità in commento (concesse ad esempio in occasione del Natale), possono usufruire, ai fini della esenzione da tassazione, del comma 3 dello stesso art. 51, laddove si afferma che sono esclusi da tassazione (“non concorre a formare il reddito”) il valore dei beni ceduti e dei servizi prestati, se di valore inferiore allo stesso limite di cui sopra, cioè € 258.23.


La stessa circolare precisa che tale agevolazione sussiste laddove le liberalità siano erogate in natura (“sotto forma di beni o servizi o di buoni rappresentativi degli stessi”).


Con una accortezza però. Se infatti con la disposizione abrogata (il comma 2 lettera b dell’art. 51), era escluso dalla tassazione l’importo di 258,23 euro ed era tassata solo l’eccedenza rispetto allo stesso (se il valore delle liberalità riconosciuta a ciascun dipendente fosse stata ad esempio di 300, concorreva a formare la base imponibile solo l’importo di € 41,77 per dipendente) ora, secondo quanto stabilisce lo stesso comma 3 dell’art. 51, se la liberalità eccede l’importo di € 258.23, l’intero suo valore concorrerà a formare la base imponibile e sarà dunque tassato (rimanendo all’esempio precedente, l’intero importo di 300 euro sarebbe considerato reddito di lavoro dipendente ed andrebbe dunque a formare la base imponibile).

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mercoledì 22 ottobre 2008

Quesito: dichiarazione congiunta.

Pur essendo in separazione dei beni,dal 1986, e la mia ex moglie fosse una commercialista, anziché fare la dichiarazione separata , anche perché io ero dipendente; leiOstinatamente per alcuni anni ha sempre fatto la dichiarazione congiunta perche era , a suo dire giusto fare la dichiarazione congiunta anziché separate.Tutto prosegui per alcuni anni,finche un bel giorno, subi un accertamento nel suo studio e da quel momento sono iniziate le mie e sue disavventure.A parte il fatto che io ritengo ingiustificato l’ammontare accertato; ma non capisco il perché vengo a trovarmi responsabile di un qualcosa che non mi appartiene.Primo ,perché io ero dipendente e quindi non avevo altri redditi oltre il mio 101, e secondo avevamo la separazione dei beni.Quindi ritengo di non dover far parte dei medesi trattamenti che vengono attribuiti alla mia ex consorte.Se mai ritengo che si debba ritenere errata la dichiarazione congiunta, o quantomeno io dovrei rispondere solo e esclusivamente alla dichiarazione e non a tutto quanto accertato in seguito.Con questo mio pur breve resoconto dei fatti, spero si possa ricevere una spiegazione e magari trovare il modo risolvere la mia disavventura nei confronti del fisco,anche perché ritengo di aver semprePagato tutto il dovuto in 35 anni da dipendente

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Quesito: partita IVA praticante.

Sono laureata in economi e commercio e non ho ancora iniziato il praticantato.Sono stata selezionata da uno studio associato Dott. Commercialisti e Avvocati, ma per iniziare l'attività mi hanno richiesto la partita iva per praticante, dalle mie ricerche penso sia il codice attività 74.87.8 che fa riferimento allo studio di settore SG99U.La mia domanda verte sul regime fiscale al quale sarei sotto posta. In breve di 1000,00 € + iva + ritenuta acconto IRPEF, quale sarebbe concretamente il netto su cui potrei contare??

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Quesito: cessioni all'esportazione.

Vorrei sapere se la vendita a clienti all'estero di licenze software (con spedizione materiale del CD o fornitura tramite trasmissione via Internet) costituisca "Cessione all'esportazione" e quindi impedimento all'applicazione del regime di "contribuente minimo"

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Quesito: normativa cessioni San Marino.

Abbiamo effettuato delle vendite, come Società ad un cliente di san> Marino.> Per queste vendite abbiamo ricevuto regolarmente di ritorno le fatture> punzonate dall'Ufficio Tributario di San Marino regolarmente entro i 4> mesi dalla cessione.> Abbiamo in corso una verifica da parte della GdF che ci contesta> l'operazione di non imponibilità a norma dell'Art 71 in quanto non abbiamo> registrato a margine di ogni fattura la dicitura "ricevuto punzonato> il...."> ritenendola una violazione essenziale e non formale, come da noi> sostenuto.> Potreste dirmi se esiste qualche risoluzione in tal senso?

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Quesito: Registrazione fatture acquisto carburante in paesi Cee.

la ditta di trasporti per cui lavoro, effettuando numerosi trasporti in territorio cee, fa spesso rifornimento di carburante in paesi cee, pagando tramite carta magnetica, di cui poi arriva fattura Lomo, o DKV o Eni per ogni paese estero in cui è stato fatto rifornimento, fatture in cui trovo applicata l'imposta Iva del rispettivo Paese (es Francia mi fattura sempre con Iva al 19.60%; Austria con Iva 20%....).Come vanno registrate queste fatture con "Iva estera"?

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Quesito: casa cointestata.

ho un problema. 2 anni fa ho ereditato insieme a mio fratello lacasa di famiglia causa morte dei genitori. La casa è attualmente intestataal 50 % a testa. Tra pochi mesi andrò a vivere in una nuova casa che hoacquistato con la mia compagna. Vorrei sapere se la nuova casa che hoacquistato è considerata prima casa o no visto che io sono intestato al 50 %sulla casa ereditata. Inoltre vorrei sapere, se mio fratello rimane a viverenella casa di famiglia, c'è una legge che stabilisce che lui mi debba pagareuna parte d'affitto per quella casa visto che non abbiamo intenzione divenderla ma ci vivrebbe solo lui ?

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Quesito: legge 104 e TFR.

Vorrei sapere se le giornate di permessi lavorativi ex articolo 33 della Legge 104/92 (commi 1, 2 e 3), cioè quelli che spettano ai genitori, ai parenti e agli affini delle persone con handicap grave, non sono utili all'imponibile TFR di un dipendente iscritto alla cassa previdenziale INPDAP.

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Quesito: acquisto ufficio per studio medico.

Sono un medico,ho prenotato un ufficio in costruzione...essendo le mie ricevute fiscali esenti da iva,come faccio a recuperare l'iva versata all'atto dell'acquisto...c'è la possibilità di non versarla?

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Quesito: lavoro temporaneo.

lavoro per una società di lavoro temporaneocon un contratto a termine,la domanda che voglio porle è :vista ladeduzione da lavoro dipendente di 1800 euri annui......l'azienda hal'obbligo di suddividerla in modo equo nei 12 mesi o può decidere diISCRIVERLI quando vuole.Le porgo questa domanda, perchè ,fino a lugliodi quest'anno ho sempre riscontratto nella mia busta paga alla vocededuziuone lav.dipend.le 156 euri circa,mentre da giugno in poi talevoce si è azzerata.Le chiedo :possono farlo?avrò un rientro(SALDO)conla tredicesima? OPPURE A FINE CONTRATTO?

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Quesito: rimborsi psese prestazioni gratuite.

I rimborsi spese quali trasferta, vitto ed alloggio, sia per le prestazioni professionali, che per le prestazioni occasionali sono imponibili fiscali; ma nel caso in cui vengano sostenuti per una prestazione gratuita ?Mi spiego se il professionista (o l'occasionale) viene per un convegno umanitario e non percepisce compenso , ma ci chiede di rimborsargli le spese sostenute tipo biglietto treno, albergo, pasti. Noi dobbiamo chiedergli una notula ed applicare la ritenuta d'acconto? Quali sono le normative di riferimento?

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Quesito: fatture esenti IVA.

Salve volevo chiedere un'informazione circa la fatturazione per un associazione legalmente riconosciuta che prosegue finalitàstorico culturali;in particolare quest'associazione ha organizzato un evento e una ditta individuale gli ha montato il palco.Questa ditta vuole fargli la fattura senza iva e ha chiesto all'associazione l'art. che può utilizzare affinchè possa emettere fatture esente iva?A me sembra una procedura un può insolita ma questa ditta dice che lavora spesso con le associazioni e loro gli forniscono quest'articolo e quindi le emette fattura senza iva?

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Quesito: decorrenza per interessi passivi mutuo.

stò acquistando casa (prima casa) conintestata con la miaragazza,la casa la acquistiamo allo stato di grezzo avanzato ed abbiamo richiesto unmutuo ad erogazione diretta (no SAL)la deducubilità degli interessi passivi sulla busta paga parte ad agibilitàottenuta o parte con il decorere del mutuo.

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Quesito: dichiarazione imposta sul reddito delle persone fisiche.

sono un docente di filosofia presso un liceo artistico privato di Milano.Oggi mi è stato consegnato il modulo di “dichiarazione imposta sul reddito delle persone fisiche” che trovate in allegato.Premetto che nonostante abbia lavorato dal 2001 al 2005 per svariate ditte (contratto a tempo determinato e indeterminato), dal 2005 al settembre 2009 sono rimasto disoccupato in quanto mi sono dedicato all’ottenimento della laurea. Sono attualmente assunto con un contratto di lavoro a progetto, con inizio il 1 settembre 2008 e fine il 30 giugno 2009.L’ammontare totale previsionale delle mie retribuzioni è di circa 3000 euro netti (circa 250 euro al mese).Ho però alcuni dubbi su come compilare il modulo in alcuni suoi campi e la segreteria didattica non mi è saputa essere d’aiuto. La voce “Prima iscrizione alla previdenza obbligatoria successiva all’1/1/2007” si riferisce a questo stesso modulo o alla “GESTIONE SEPARATA INPS”? Nel primo caso che data dovrei indicare? Alla voce “LAVORO DIPENDENTE E ASSIMILATI” è corretto indicare la “Detrazione minima ragguagliata al periodo di lavoro nell’anno”? Alla voce “REDDITO COMPLESSIVO DICHIARATO” è corretto indicare un valore approssimativo della mia retribuzione tra l’1 settembre e il 31 dicembre 2008? Nell’ultima casella da spuntare prima della firma ci si riferisce a “redditi di lavoro indipendente e/o assimilati percepiti in precedenti rapporti di lavoro”, ma nello stesso anno 2008, giusto? Approfitto di questa mail per chiedervi anche se e come dovrei pagare, con questa modalità di contratto progetto, le tasse all’INPS. Nei miei precedenti contratti di lavoro le aziende per cui lavoravo provvedevano direttamente al pagamento e a consegnarmi CUD annuale, ma credo che ora non sarà la stessa cosa.Sapete indicarmi anche dove reperire informazioni di questo tipo, così che non torni a disturbavi ancora?

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Quesito: dipendente società estera.

avrei bisogno di capire in che nazione e in che contesto giuridico fiscale, deve essere inquadrato un lavoratore dipendente di una società estera. Mi spiego meglio. C’è una società francese residente a Parigi che ha deciso di aprire un ufficio di rappresentanza in Italia inizio dicembre. La società ha deciso di assumere me ed un’altra persona per questa unità. Il contratto di lavoro, mi è stato spiegato, dovrebbe consistere in un contratto francese di missione all’estero per due anni rinnovabile, ma la nostra residenza fiscale resterebbe in Italia, infatti dovremmo successivamente iscriversi all’ufficio fiscale dei non residenti, lì a Parigi. Ve lo scrivo come lo hanno spiegato ma vorrei saperne di più anche per capire cosa comporta ed eventualmente, in caso di contrasti, quale legge prevale se la francese per contratto o italiana per fiscalità oppure ci sono leggi europee.

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Quesito: rimborso IRPEF integrativa.

Il mio commercialista ha presentato per me 2 richieste rimborso irpef , la 2° in ritardo rispetto ai termini previsti , presentandola come integrativa in data 18/09/2008.Ora, il mio datore dice che trattandosi di una richiesta integrativa la stessa verra’ pagata col cedolino di dicembre, percio’ 2 domande:possibile che io debba aspettare 3 mesi per avere un rimborso di € 240,00?a dicembre lo stesso verra’ tassato inverosimilmente a causa della presenza sul cedolino della 13° mensilita’, per cui il vantaggio che ne ricavero’ sara’ pressoche’ inesistente, posso contestare questa comunicazione?

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Quesito: IVA 10% associazioni sportive.

Volevo sapere se le Associazioni Sportive senza fondo di lucro, possono avere le bollette Enel , gas , telefono con l'iva al 10%.

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Quesito: rapporto lavoro subordinato.

Quale e' la normativa di riferimento per l'impossibilità del rapporto di lavoro tra padre titolare di impresa individuale per l'assunzione del figlio ??e' contestabile tale rapporto dagli ispettori dell'inpsla stessa si equivale per il coniuge

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Quesito: info busta paga.

Mi sono trovata la busta paga con un netto ma che non coincide conquanto mi hanno accreditato in banca perché hanno tolto 72 Euro di spesedi viaggio del treno che la stessa società aveva sostenuto e che nonavevo assolutamente presentato nel rimborso spese, é normale ? Non mitorna che quanto indicato come netto in busta paga sia diverso da quantoaccreditato.

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Quesito: Contratto di procacciatore d'affari.

ho torvato un 'azienda estera extracomunitaria che tratta materiale fotografico e altro , per poter vendere questo materiale in Italia posso fare solamente da procacciatori d'affari? questa azienda spedisce e fattura al mio cliente finale , ho sentito che ci vuole un contratto firmato dall'azienda estera per fare il procacciatore , la mia domanda è senza contratto firmato posso ugualmente svolgere in regola il procacciatori d'affari?

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martedì 21 ottobre 2008

Il reddito da fabbricato degli immobili: Decreto legge n. 158 del 20 ottobre 2008.

Con il decreto legge n. 158 del 20 ottobre, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale di ieri, viene concesso maggiore respiro a quegli inquilini che, appartenenti a particolari categorie sociali e residenti in determinati aree metropolitane, si trovavano nelle condizioni di dover fronteggiare uno sfratto e di dover necessariamente trovare una nuova soluzione abitativa. Il provvedimento, infatti, sospende fino al 30 giugno l'esecutività delle procedure con le quali veniva richiesto, entro il 15 ottobre, il rilascio degli immobili locati. Se da una parte viene aiutata una specifica tipologia di affittuari, dall'altra, con il medesimo decreto, viene stabilito che il reddito dei fabbricati in questione non concorre a formare il reddito imponibile, ai fini delle imposte dirette, dei rispettivi proprietari, così come previsto dall'articolo 2 della legge 9/2007.

Per usufruire della norma agevolativa sono due i requisiti necessari:

essere tra i soggetti particolarmente disagiati individuati dall'articolo 1 della legge 9/2007

l'unità immobiliare deve essere situata in una delle aree metropolitane ritenute particolarmente problematiche da un punto di vista abitativo ed elencate nell'articolo 1, comma 2, del decreto legge 86/2005.

Per quel che concerne la prima condizione, la misura legislativa interviene soprattutto a favore di quei nuclei familiari in gravi difficoltà economiche o sociali. Viene stabilita, infatti, la cifra di 27mila euro di reddito lordo complessivo familiare quale tetto massimo consentito per beneficiare della sospensione, oppure la presenza di persone gravemente malate o con handicap superiore al 66% o, ancora, di anziani ultrasessantacinquenni. Stesso trattamento anche per i titolari di contratto d'affitto con figli fiscalmente a carico. Nel decreto viene precisato, inoltre, che l'inquilino non deve possedere un'altra abitazione "adeguata" nello stesso luogo di residenza.

Le aree interessate dalla proroga sono quelle relative ai capoluoghi di regione e ai comuni loro limitrofi più densamente abitati e che, per questo, presentano maggiori situazioni di emergenza: Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Bari, Napoli, Palermo, Messina, Catania, Cagliari e Trieste.

I proprietari degli immobili, nonostante il provvedimento di sospensione, possono sempre richiedere l'esecutività della procedura di rilascio se, per mutate condizioni, sia sopraggiunta per loro la necessità di utilizzare l'abitazione o nel caso in cui il locatario non sia in regola con il pagamento del canone, automaticamente maggiorato come previsto dall'articolo 6, comma 6, della legge 431/1998.

Inoltre, per coloro che vedono rimandata la data in cui potranno rientrare concretamente in possesso dei loro immobili, in aggiunta ai benefici fiscali sanciti dal decreto a proposito di imposte dirette, le singole amministrazioni comunali possono provvedere a operare esenzioni o riduzioni Ici.


Fonte: Agenzia Entrate

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Cessione di immobili strumentali: Risoluzione n. 393/E del 20 ottobre 2008.

L'acquisto di un complesso immobiliare strumentale da parte di un ente pubblico che opera al di fuori dell'esercizio di un'attività imprenditoriale è un'operazione soggetta all'Iva ordinaria del 20 per cento. Per la contestuale cessione di un'unità abitativa non costituente pertinenza dell'immobile strumentale per natura, opera invece il regime di esenzione dall'imposta, con conseguente assoggettamento al Registro proporzionale.

Sono le precisazioni fornite dall'agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 393/E del 20 ottobre.

Il documento contiene la risposta all'interpello presentato da una società che chiede di conoscere il regime Iva applicabile alla cessione di un complesso immobiliare di interesse architettonico e storico a una Regione, che, per l'acquisto, ha esercitato il diritto di prelazione riconosciutole dall'articolo 60 del Dlgs 42/2004 ("Codice dei beni culturali e del paesaggio"). In particolare, l'istante vuole sapere quale sia il trattamento fiscale sia per l'immobile principale di categoria D/1 sia per l'unità accatastata come A/3, che costituisce parte del complesso immobiliare.

L'Agenzia, concordando fondamentalmente con la soluzione prospettata dalla società, ritiene irrilevante ai fini della determinazione del regime Iva applicabile il fatto che l'acquisto da parte della Regione sia conseguenza dell'esercizio di prelazione dal parte dell'Ente. La circostanza non influenza in nessun modo il trattamento fiscale dei beni oggetto della compravendita.

Chiarito questo punto, l'Agenzia opera una distinzione tra l'immobile strumentale classificato come opificio (categoria D/1) e l'unità immobiliare a destinazione abitativa (categoria A/3).

In generale, la cessione di fabbricati strumentali per natura, come l'opificio, è considerata esente dall'imposta sul valore aggiunto. Vi sono però alcuni casi in cui l'operazione è da ritenere imponibile ai fini Iva. Tra questi, la cessione dell'immobile nei confronti di un soggetto che non agisce nell'esercizio d'impresa. Ed è proprio l'ipotesi rappresentata nell'istanza di interpello: l'ente Regione acquista il bene fuori dall'esercizio di un'attività imprenditoriale. Il corrispettivo va quindi assoggettato ad aliquota Iva ordinaria del 20 per cento.

Per quanto riguarda invece l'unità classificata come A/3, se la stessa non rappresenta pertinenza dell'immobile strumentale, rientra nel regime di esenzione previsto per i fabbricati non strumentali. Pertanto, in applicazione del principio dell'alternatività, la cessione è assoggettata all'imposta di registro proporzionale.


Fonte: Agenzia Entrate

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La territorialità degli studi di settore comincia con il settore delle costruzioni.

In materia di studi di settore, l'articolazione regionale e comunale prevista dalla Manovra d'estate ci concentrerà innanzitutto nel campo delle costruzioni; le modalità di attuazione della norma saranno oggetto di un prossimo provvedimento dell'Agenzia delle Entrate. L'attenzione verrà focalizzata su due aspetti principali: i modelli organizzativi e i prezzi. L'operazione della territorializzazione degli studi di settore vedrà la partecipazione degli osservatori regionali, le associazioni professionali e di categoria ed i Comuni.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Conseguenze dell'estromissione dell'immobile dal patrimonio dell'imprenditore.

L'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione numero 390/E del 20 Ottobre 2008, ha stabilito che, a seguito dell'estromissione dal patrimonio dell'imprenditore dei fabbricati strumentali concessi in affitto con applicazione dell'Iva, dovrà essere eseguito, con effetto dal 1° Gennaio 2008, l'accredito dell'imposta sul valore aggiunto e l'assoggettamento alla tassa di registro del 2 per cento. Inoltre, entro venti giorni dalla data in cui è stata versata la prima rata dell'imposta sostitutiva, dovrà essere comunicata la modifica all'ufficio dove era stato registrato il contratto. Dato che la seconda rata doveva essere versata entro il 30 Settembre 2008, la comunicazione all'ufficio andava eseguita entro ieri, 20 Ottobre 2008, data in cui è stata pubblicata la risoluzione.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Rimborso Irap: l'assenza di autonoma organizzazione non è deducibile per la prima volta in appello: Sentenza n. 23305 del 9 settembre 2008.

Nel caso il contribuente abbia impugnato il silenzio-rifiuto sull’istanza di rimborso Irap deducendo l’illegittimità costituzionale dell’imposta, costituisce domanda nuova, improponibile nel giudizio d’appello, la deduzione secondo cui il tributo non era dovuto per avere il professionista operato in difetto di autonoma organizzazione.

A tali conclusioni è pervenuta la Cassazione, con la sentenza n. 23305 del 9 settembre 2008.

La controversia

Un medico impugnava innanzi alla Ctp il silenzio rifiuto opposto dall’Amministrazione finanziaria all’istanza di rimborso Irap versata, sostenendo l’illegittimità costituzionale del tributo, contrastante con gli articoli 3, 35, 53, e 76 della Costituzione.

I giudici di primo grado respingevano il ricorso, richiamandosi alla sentenza della Consulta n. 156/2001 (che aveva respinto la tesi dell’illegittimità costituzionale dell’imposta).

Il successivo appello del contribuente si fondava sul rilievo, dedotto per la prima volta, che la sua professione di medico di base convenzionato era esercitata senza dipendenti e con beni strumentali di modico valore. La Ctr accoglieva il gravame.

L’agenzia delle Entrate proponeva ricorso in Cassazione deducendo la violazione dell’articolo 57 del Dlgs 546/1992, dal momento che i giudici di secondo grado, accogliendo l’appello, avevano dato ingresso a una domanda nuova del contribuente, improponibile in appello dal momento che nel ricorso di primo grado non era stata sollevata alcuna deduzione relativa all’assenza di autonoma organizzazione.

La sentenza

La Suprema corte ha accolto il ricorso dell’Amministrazione, dichiarando inammissibile e cassando senza rinvio la decisione impugnata, perché l’appello risultava fondato unicamente su un titolo giuridico (causa petendi) del tutto diverso rispetto a quella posto a base del ricorso di primo grado e, pertanto, in palese contrasto con l’articolo 57 del Dlgs 546/1992.

La sentenza, in linea con il costante e consolidato orientamento dei giudici di legittimità, offre lo spunto per alcune brevi considerazioni sulla possibilità di ampliare nel giudizio d’appello il thema decidendum, attraverso la proposizione di nuove domande differenti rispetto a quelle prospettate in Ctp.

Tale possibilità appare del tutto preclusa in quanto il legislatore tributario, allineandosi a quanto già previsto in ambito civile dagli articoli 345 (con riguardo al processo d’appello nel regime ordinario) e 437 (regime dell’appello nel rito del lavoro) del Codice di procedura civile, ha introdotto il divieto dello ius novorum, inserendolo in modo specifico all’articolo 57, comma 1, del decreto sul contenzioso tributario (nella previgente disciplina - Dpr 636/1972 - non era contemplata una analoga norma).

La disposizione stabilisce, al primo comma, che nel giudizio di appello non possono proporsi domande nuove e, se proposte, debbono essere dichiarate inammissibili. Il secondo comma della stessa norma prevede che non possono proporsi nuove eccezioni che non siano rilevabili anche d’ufficio; l’unica eccezione è relativa alla richiesta di interessi maturati in seguito alla sentenza impugnata.

La ratio sottesa al divieto di nuove domande nel giudizio di secondo grado risponde all’esigenza di tutelare il principio del doppio grado di giurisdizione nel giudizio tributario e costituisce, insieme al divieto di nuove eccezioni, il principio su cui si basa la concezione del giudizio di appello come revisio prioris istantiae (ossia revisione del giudizio di primo grado); principio che sarebbe del tutto vanificato nell’ipotesi in cui fossero sottoposti al giudice d’appello fatti e questioni non vagliati dalla Commissione tributaria provinciale.

La stessa natura del processo tributario (caratterizzato da un meccanismo d’instaurazione di tipo impugnatorio), presentando un oggetto rigidamente delimitato dalle contestazioni mosse dal contribuente con i motivi specificatamente dedotti nel ricorso introduttivo in primo grado, onde delimitare sin dalla nascita del rapporto processuale le domande e le eccezioni delle parti (cfr Cassazione, sentenza n. 9754/2003), preclude la possibilità di modificare i termini della controversia, attraverso la prospettazione di nuove circostanze fattuali innanzi al giudice di secondo grado non dedotte nel ricorso introduttivo in Ctp.

I giudici di legittimità hanno in diverse occasioni precisato che, al fine di poter verificare se si è in presenza di una domanda nuova, occorre aver riguardo ad alcuni degli elementi identificativi dell’azione, ovvero al petitum (ossia il provvedimento chiesto all’organo giurisdizionale) e alla causa petendi (ossia le singole questioni di fatto e di diritto dalla cui soluzione dipende l’esito del giudizio).

Riguardo al petitum, dottrina e giurisprudenza concordano nel ritenere che, mentre la prospettazione di una pretesa differente rispetto a quella avanzata nel ricorso introduttivo determina l’inammissibilità dell’appello, tale conseguenza non si determina con riferimento alla riduzione, entro più ristretti limiti, della pretesa originaria (cfr Cassazione, sentenze 11265/2003 e 8169/2007).

Relativamente alla causa petendi, invece, si ritiene che si ha domanda nuova allorché i motivi d’appello che denunciano vizi dell’atto impugnato siano diversi da quelli esposti nel giudizio di primo grado, comportando sia il cambiamento dei fatti costitutivi del diritto fatto valere, sia l’oggetto sostanziale, ovvero il petitum sostanziale, dell’azione e i termini della questione; di contro, non si ha domanda nuova quando il mutamento della causa petendi si basi sull’applicazione di norme diverse rispetto a quelle invocate nel giudizio di primo grado, purchè rimanga immutato il fatto costitutivo della pretesa (cfr Cassazione, sentenza n. 3540/1984).

Il divieto dello ius novorum, che subisce poche deroghe (in base a quanto previsto dal più volte citato articolo 57 del Dlgs 546/1992, è consentito domandare in appello gli interessi maturati dopo la sentenza impugnata) non deve ritenersi applicabile alle questioni pregiudiziali, le quali, essendo rilevabili d’ufficio, possono essere portate per la prima volta all’esame della Commissione tributaria regionale.


Fonte: Agenzia Entrate

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Copia certificato camerale: Risoluzione n. 388/E del 20 ottobre 2008.

In sede di trascrizione del trasferimento di proprietà del veicolo, la fotocopia del certificato camerale non dichiarata conforme all'originale e prodotta all'Aci per attestare il potere di rappresentanza legale non è soggetta ad imposta di bollo.

E' il contenuto della risoluzione n. 388/E del 20 ottobre.

Il quadro normativo

Con l'entrata in vigore dell'articolo 2 del cosiddetto decreto "Visco-Bersani, è stata estesa la potestà di autenticazione della sottoscrizione degli atti e delle dichiarazioni aventi a oggetto l'alienazione di beni mobili registrati. Tale ampliamento ha fatto in modo che, in forza del rinvio all'articolo 2 del regolamento di cui al Dpr 358/2000, anche l'Aci sia legittimato ad autenticare le sottoscrizioni degli atti di compravendita dei veicoli.

Nell'esercizio di questo potere, ai dipendenti dell'Automobile club spetta l'attestazione dell'avvenuta sottoscrizione, in loro presenza, da parte di coloro che ne siano giuridicamente capaci, previa identificazione degli stessi, ai sensi dell'articolo 2703 del Codice civile.

Il caso può assumere aspetti peculiari qualora una persona giuridica debba trascrivere il trasferimento di proprietà di un veicolo presso il Pra, in quanto si impongono all'Aci una serie di valutazioni; non ultima, l'accertamento dei poteri di rappresentanza in capo al soggetto che agisce in nome e per conto della persona giuridica.

Tale riscontro avviene anche per mezzo dell'esame del certificato camerale, della procura ovvero dell'atto statutario dal quale risultino i soggetti che hanno i poteri di rappresentanza legale della persona giuridica.

Il combinato disposto degli articoli 1, Dpr 642/1972, e 4 della tariffa, parte I, allegata allo stesso decreto, stabilisce che alle copie conformi dei suddetti documenti vada applicata l'imposta di bollo.

Ma nel caso in cui sia prodotto all'Aci il certificato camerale in semplice fotocopia, lo stesso, per l'agenzia delle Entrate, non rientra nella definizione di cui all'articolo 5 del decreto sull'imposta di bollo, in base al quale "Agli effetti del presente decreto e delle annesse tariffa e tabella: ...b) per copia si intende la riproduzione, parziale o totale, di atti, documenti e registri dichiarata conforme all'originale da colui che l'ha rilasciata".


Fonte: Agenzia Entrate

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Beni in leasing, niente Iva per gli apporti in un fondo chiuso: Risoluzione n. 389/E del 20 ottobre 2008.

Proprietà e leasing pari sono, almeno ai fini Iva. I conferimenti di immobili prevalentemente locati in fondi immobiliari chiusi sono esclusi dal campo di applicazione dell'imposta sul valore aggiunto indipendentemente dal titolo giuridico in base al quale sono stati acquisiti. Dal punto di vista del trattamento tributario non sono infatti ammesse differenze tra chi possiede gli immobili oggetto di apporto in qualità di proprietario e chi li detiene attraverso un contratto di locazione finanziaria di natura traslativa come quello di leasing. In entrambi i casi, infatti, gli apporti non sono considerati cessioni di beni, alla stessa stregua dei conferimenti in società di aziende o rami d'azienda.

A chiarirlo è la risoluzione n. 389/E del 20 ottobre, con cui l'agenzia delle Entrate pone l'accento sulla assimilazione, almeno in materia di Iva, delle forme finanziarie scelte per l'acquisizione dei beni da apportare successivamente a un fondo immobiliare chiuso. Un orientamento che trova conferma in una recente nota del dipartimento del Tesoro del ministero dell'Economia, secondo cui "la sostanziale assimilabilità del diritto derivante dal contratto di leasing al diritto di proprietà consente di ammettere una sostanziale omologazione di tali forme giuridiche". Le agevolazioni fiscali, stando al parere del Mef, dovrebbero essere insensibili alla natura giuridica dei beni apportati, che possono essere indifferentemente sia cespiti posseduti in proprietà che condotti in leasing.

Un'interpretazione pro-contribuente che si rifà espressamente alla ratio del decreto legislativo n. 351 del 2001, che esclude dall'Iva gli apporti ai fondi immobiliari chiusi di immobili prevalentemente locati al momento dell'apporto. Si tratta infatti di operazioni riconducibili a quelle escluse da Iva per esplicita volontà del legislatore, tra cui rientrano le cessioni di aziende o rami di azienda elencate nell'articolo 2, terzo comma, lettera b, del Dpr 633/1972. Alla base della norma l'intento di facilitare i trasferimenti di impresa, favorendo la continuità nella gestione delle attività economiche. Lo stesso obiettivo si ritrova anche nel d.l. 351/2001, che accorda al cessionario, utilizzatore in leasing, la possibilità di evitare l'esposizione finanziaria per esborsi anticipati d'imposta all'atto di acquisto dell'unità produttiva, dato che l'imposta in seguito poteva essere detratta.

È in base a queste considerazioni che l'Agenzia accoglie la soluzione prospettata attraverso un'istanza di interpello da un contribuente interessato a capire quale sia il corretto trattamento Iva da applicare al conferimento in un fondo di gestione immobiliare di una serie di contratti di leasing relativi a immobili concessi in locazione. Si tratta, stando alle precisazioni della società interpellante, di contratti di cosiddetto "leasing traslativo", ossia di locazioni i cui canoni periodici servono a scontare in anticipo una quota del prezzo di riscatto. Questo, grazie ai pagamenti dilazionati nel tempo, tenderà a essere inferiore al valore di mercato del bene detenuto sino a quel momento in locazione finanziaria.

A questo si aggiunge la constatazione, rilevata dall'interpellante, che l'apporto dei contratti di leasing sarebbe riscontrabile nel bilancio della società di gestione del risparmio, in cui confluiscono le attività e le passività dei fondi immobiliari. Esattamente come accadrebbe se ad essere apportati fossero non beni in leasing, ma beni in proprietà.

Un'ulteriore conferma della sostanziale analogia tra contratto di leasing e contratto di compravendita che le Entrate considerano valida anche sul piano fiscale e della disciplina Iva.


Fonte: Agenzia Entrate

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Estromissione di immobili locati: Risoluzione n. 390/E del 20 ottobre 2008.

L'imprenditore individuale che, usufruendo della possibilità introdotta dalla Finanziaria 2008, esclude dal patrimonio di impresa un immobile strumentale per natura, locato nei primi mesi del 2008 con applicazione dell'Iva, deve procedere alla rettifica dei documenti emessi con addebito dell'imposta emettendo una nota di variazione. L'esclusione, inoltre, comporta l'applicazione dell'imposta di registro con aliquota del 2% anziché dell'1%. Se, poi, l'immobile estromesso rientra tra quelli abitativi con cessione esente da imposta sul valore aggiunto (art. 10, comma 8-bis Dpr 633/72), la maggiorazione Iva dell'imposta sostitutiva, da determinare sulla base dell'aliquota applicabile al valore normale del bene, non risulta dovuta. Questi, in estrema sintesi i chiarimenti contenuti nella risoluzione n. 390/E di oggi, con cui l'Agenzia fornisce indicazioni in merito alla corretta applicazione della norma contenuta nella Finanziaria 2008 che consente agli imprenditori individuali di escludere gli immobili strumentali dal patrimonio d'impresa.

In particolare, la richiesta di consulenza giuridica riguarda in primo luogo la disciplina applicabile, ai fini dell'Iva e dell'imposta di registro, nel caso in cui l'opzione per l'esclusione abbia ad oggetto immobili strumentali per natura dati in affitto con applicazione dell'imposta sul valore aggiunto. In altre parole, l'istante chiede di sapere se, avendo dato in locazione l'immobile oggetto di esclusione nei primi mesi del 2008, e successivamente esercitato l'opzione (entro il 30 aprile 2008, con effetto per l'intero periodo d'imposta in corso al 1° gennaio 2008), sia necessario regolarizzare l'operazione ai fini Iva e registro.

Su questo punto l'Agenzia chiarisce che, per via dell'opzione esercitata, l'immobile si considera detenuto a titolo personale dall'imprenditore fin dall'inizio del 2008 e di conseguenza sui corrispettivi percepiti per la locazione non va più applicata l'Iva. Ne deriva che, essendo l'immobile stato affittato, nei primi mesi dell'anno, con applicazione dell'imposta sul valore aggiunto, sarà necessario rettificare i documenti emessi tramite una nota di variazione. Analogamente, l'imposta di registro - che per effetto dell'esclusione si applica con l'aliquota del 2% e non più dell'1% - dovrà essere riliquidata dall'ufficio che ha registrato il contratto. Il termine per l'integrazione dell'imposta è di venti giorni a partire dalla data di perfezionamento dell'estromissione (che coincide con il versamento, entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa al periodo d'imposta in corso al 1° gennaio 2007, della prima rata dell'imposta sostitutiva).

In seconda battuta, l'istante chiede se anche in relazione agli immobili strumentali con cessione esente da Iva (categoria catastale A) debba essere applicata la maggiorazione dell'imposta sostitutiva pari al 30% dell'imposta sul valore aggiunto applicabile al valore normale del bene. Al riguardo, chiede inoltre di sapere se sussistono i requisiti per effettuare una rettifica della detrazione Iva (sulla base dell'articolo 19-bis2 del decreto Iva). Secondo i tecnici dell'Agenzia, come peraltro già chiarito con la circolare n. 39/E dell'aprile 2008, ai fini dell'imposta sul valore aggiunto l'estromissione dell'immobile è equiparata alla cessione: di conseguenza, per gli immobili abitativi la cui cessione rientrerebbe nel regime di esenzione, anche la maggiorazione Iva dell'imposta sostitutiva non è dovuta. "Resta fermo - spiegano le Entrate - l'obbligo di procedere alla rettifica della detrazione Iva di cui all'articolo 19-bis2 del Dpr 633/72 per i beni immobili per i quali si è proceduto alla detrazione di imposta all'atto dell'acquisto e che risultano successivamente impiegati in operazioni esenti". Ciò fatte salve le ipotesi di esonero dalla rettifica dettate dall'articolo 35, comma 9 dello stesso decreto.


Fonte: Agenzia Entrate

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Accertamento induttivo possibile in caso di gravi incongruenze.

La Corte di Cassazione, con la sentenza numero 24436 del 2 Ottobre 2008, ha stabilito che il Fisco può avvalersi dell'accertamento induttivo nel momento in cui ravvisa gravi incongruenze tra i valori dichiarati dal contribuente e quelli attesi in modo ragionevole in funzione delle caratteristiche dell'attività esercitata o degli studi di settore. Il caso sottoposto alla Cassazione era costituito da un'impresa commerciale che per diversi periodi d'imposta aveva dichiarato perdite di ammontare rilevante e successivamente aveva deciso di aprire un esercizio attiguo a quello già esistente.

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Investimenti: test di convenienza tra acquisto diretto e leasing.

Le imprese, nel valutare la convenienza degli investimenti da eseguire a fine anno, dovranno tenere in debita considerazione le modifiche introdotte dalla Legge Finanziaria 2008. La contrapposizione tra acquisto diretto e leasing deve considerare i seguenti elementi: abrogazione della disposizione relativa agli ammortamenti anticipati e accelerati; la variazione relativa alla durata minima dei contratti di leasing. Si ricorda che le regole inerenti al leasing per autovetture non hanno subito modifiche a seguito dell'entrata in vigore della Finanziaria 2008.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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sabato 18 ottobre 2008

Quesito: intestazione terreno agricolo.

io avrei bisogno,se posssibile,avere informazioni riguardo al costo per potermi intestare a mio nome 7(sette) ettari di terreno agricolo,ereditato da mio padre

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Quesito: info cambio residenza.

Sono coniugato con figli e risiedo a Milano in una casa di proprietà di mia moglie.Siccome sono interssato ad acquistare un appartamento nella provincia di Brescia e non ho altre proprietà a me intestate, chiedo cortesemtente se spostando la residenza nel nuovo comune posso usufruire dei benefici fiscali per l'acquisto della prima casa (IVA agevolata e esenzione dal pagamento dell'ICI).

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Quesito: soglia per prestazioni occasionali.

sto facendo dei corsi li lingue presso una societa' come prestazione occasionale.So del limite di 5.000 euro. ( E DEI 30GG)Questa cifre si riferisce all'importo netto o all'importo comprensivo del 20%della ritenuta d'acconto?o addirittura della cifra netta tolte anche le spese ( es.benzina) ?

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Quesito: conseguenze vendita prima casa prima dei termini.

sono proprietario assieme al coniuge di una casa ,dichiarata come prima.siamo proprietari più di un'anno , saremo intenzionati a venderla, cosa ci comporta? Premetto che non c'è nessun mutuo in atto, la legge dice che non posso venderla prima del quinto anno.

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Quesito: acquisto immobile.

Unsoggetto intende acquistare un immobile da una societa' immobiliare,che ha acquistato il medesimo immobile all'asta.Il soggetto acuirenteintende costituire una Srl unipersonale a cui intestare l'immobile.Lasocietà immobiliare emetterà fattura per il prezzo convenuto.Qualeregime Iva è applicabile a suddetta cessione?L'immobile ha lecaratteristiche catastali di uso abitativo.E' conveniente in tal casopensare di costituire una Srl?

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Quesito: rimborso da 730 integrativo.

Nel 730/2008 avevo un rimborso irpef pari a 135€ in seguito è ststo fatto il 730 integrativo per ovviare ad un errore ora la somma irpef da recuperare è diventata 528€ cioe 135+393(del 730 integrativo)quando li posso recuperare in busta tali somme? e i 135€ li dovevo recuperare per forza a luglio? o li posso sommare ai 393 del 730 integrativo?

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Quesito: affitto immobile sequestrato.

Sono proprietario di un immobile acquistato con regolare atto notarile mutuo ipotecario ecc ecc. poco dopo è intervenuto un sequestro per lottizzazione abusiva quindi mi hanno eletto custode giudiziale di casa mia... sicuramente non posso modificare o vendere il mio appartamento ma mi sapete dire se almeno posso affittarlo...?

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Quesito: spesem mediche non dichiarate nel 730.

purtroppo, nel mod. 730/2007, ho omesso di portare in detrazione una fattura del dentista per un importo ingente! La fattura è datata luglio 2006.Sono confusa dalle varie notizie trovate in rete: è ancora possibile presentare un’istanza di rimborso?

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Esempi di calcolo lavoro straordinario (settore metalmeccanico).

Esempio di calcolo dello straordinario
Lavoratore di 3° livello, ha effettuato 10 ore di lavoro straordinario in un mese:
- 4 al 25%
- 2 al 30%
- 4 al 50%

Istituto contrattuale   Retribuzione del lavoratore     Retribuzione utile ai fini del calcolo delle maggiorazioni     
Paga base       1.097,794       1.097,724      
Edr     10,329  -      
Scatti  50,096  -      
Cottimo medio   19,109  Cottimo (minimo): 14,355       
Superminimo di categoria o Terzo elemento       15,494  15,494 
Totale retribuzione mensile da prendere a base per il calcolo delle maggiorazioni       1.192,822       1.127,643      

Euro 1.192,822 : 173 = Euro 6,895 (Retribuzione oraria)
Euro 1.127,643 : 173 = Euro 6,518 (Retribuzione oraria utile ai fini del calcolo della percentuale di maggiorazione)

4 ore al 25% = [6,895 + 1,629 (= 25% di 6,518)] = 8,524 x 4 = Euro 34,100
2 ore al 30% = [6,895 + 1,955 (= 30% di 6,518)] = 8,850 x 2 = Euro 17,700
4 ore al 50% = [6,895 + 3,259 (= 50% di 6,518)] = 10,154 x 4 = Euro 40,616
Totale straordinario mese = Euro 92,416

Esempio di calcolo dell'incidenza del lavoro straordinario costante e continuativo
su tredicesima, ferie e festivita':
- 1 ora di lavoro straordinario ogni giorno, pari a 5 ore settimanali.
- tutte le ore di straordinario sono poi maggiorate del 25%.
La percentuale di ore lavorate in piu' durante la settimana e': [5 ore : 40 x 100 = 12,5].
La percentuale di maggiorazione da applicare su tutte le ore e': 12,5 x 25% = 3,125
Possiamo ora calcolare l'incidenza del lavoro straordinario:
Paga oraria: Euro 6,088
Paga oraria utile ai fini del calcolo delle maggiorazioni: 5,740

Incidenza totale dello straordinario su una festivita':
ore 8 x 12,5% = 1 ora x Euro 6,088 = Euro 6,088 +
ore 8 x 0,179 (= 3,125% di Euro 5,740) = Euro 1,432 =
Totale incidenza lavoro straordinario su una festivita' = Euro 7,520

Incidenza nelle ferie di un anno:
ore 160 x 12,5% = 20 ore che x Euro 6,088 = Euro 121,760 +
ore 160 x 0,179 (= 3,125% di Euro 5,740 ) = Euro 28,640 =
Totale incidenza straordinario su ferie di un anno = Euro 150,400

Incidenza nella tredicesima:
ore 173 x 12,5% = 21,625 ore che x 6,088 = Euro 131,653 +
ore 173 x 0,179 (=3,125% di Euro 5,740) = Euro 30,970 =
Totale incidenza lavoro straordinario su 13.ma mensilita' = Euro 162,623

Esempio di incidenza del lavoro straordinario sull'anzianita' spettante fino al 31/5/82
Si sommano tutti i valori del lavoro straordinario degli ultimi 3 anni, compresa l'indennita' di contingenza (dall'1/6/79 al 31/5/82) e si divide l'importo complessivo per 36 ore (sono i mesi di 3 anni). Si trova in tal modo un valore medio mensile che va aggiunto alla paga utile ai fini del calcolo dell'indennita' di anzianita'.
Straordinario dall'1/6/79 al 31/12/79 = Euro 226,011
Straordinario dall'1/1/80 al 31/12/80 = Euro 376,204
Straordinario dall'1/1/81 al 31/12/81 = Euro 649,352
Straordinario dall'1/1/82 al 31/5/82 = Euro 375,327
Totale Euro 1.626,894
Euro 1.626,894: 36 = Euro 451,915 (media mensile che, diviso 173, e' = 2,612 - cifra oraria da aggiungere ai fini del calcolo dell'indennita' di anzianita').

Incidenza lavoro straordinario sul calcolo del Tfr a partire dall'1/6/82
Si aggiungono mensilmente i valori corrisposti alle ore di lavoro straordinario e di maggiorazione secondo le modalita' stabilite dalla legge 297/82 e il contratto di lavoro;
Il lavoro straordinario incide solo nella quota accantonata fino al 5.7.94 (vedi espressa disposizione testo contratto vigente).


Fonte: CGIL

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