mercoledì 30 aprile 2008

Consulenze straniere, Iva italiana: Risoluzione n. 178/E del 29 aprile 2008.

Le prestazioni di servizi rese nel nostro Paese da una società non residente rilevano ai fini Iva in Italia soltanto se si configurano come attività "analoghe" a quelle di consulenza e assistenza tecnica e legale, in cui prevale la componente intellettuale e valutativa sull'organizzazione tecnica tipica dell'attività imprenditoriale. Lo precisa l'Agenzia con la risoluzione n. 178/E del 29 aprile, ricordando che in sede d'interpello non è possibile determinare se il principio dell'analogia è ravvisabile nel caso in esame.

Nella risoluzione i tecnici delle Entrate non possono infatti esprimere giudizi di fatto ma devono limitarsi a chiarire la portata delle norme tributarie. Nel caso in esame sono coinvolte una società produttrice di prodotti farmaceutici e un'impresa tedesca che deve fornirle servizi di consulenza. La committente, istante, chiede se i servizi in questione, consistenti in consigli, pareri, giudizi, precisazioni e chiarimenti, si configurano come servizi di consulenza tecnico-legale o piuttosto come prestazioni di tipo generico. Soltanto nel primo caso, infatti, i servizi forniti rilevano ai fini Iva in Italia, paese della committente, e non in Germania, territorio del prestatore.

La società italiana interpellante vorrebbe optare per la natura "generica" dei servizi, ritenendo che questi, pur avendo un contenuto intellettuale, richiedono una complessa organizzazione di mezzi tecnici, tale da concretizzarsi come attività d'impresa. Ne deriva che le operazioni esulerebbero dalla disciplina Iva italiana, come previsto dall'articolo 7, terzo comma del decreto Iva.

L'Agenzia non entra nel merito della questione, non potendo esprimere giudizi di fatto in sede d'interpello. Preferisce così richiamare quanto affermato dalla Corte di Giustizia delle Comunità europee in materia.

Quest'ultima ha stabilito che il discrimen tra servizi generici e assistenza tecnica e legale non è dato dalla professione del soggetto che fornisce le prestazioni ma piuttosto dalla natura e dalla finalità da esse perseguita. Si delinea così un criterio di "analogia" che allarga le maglie normative e estende la disciplina riservata all'assistenza tecnica e legale anche alle attività ad essa riconducibili, benché compiute da soggetti diversi da avvocati, consulenti, periti contabili e ingegneri. Ciò che conta ai fini fiscali è avere finalità e contenuti analoghi a quelli delle attività tipiche, non ravvisabili nelle operazioni in cui prevale l'organizzazione tecnica sul profilo intellettuale della prestazione.

Le Entrate avevano già precisato il peso della componente intellettuale nella risoluzione 153/2002, in cui si chiariva che questa caratteristica è uno degli elementi strutturanti l'attività di consulenza, insieme al peso che assume la valutazione personale di chi la effettua.


Fonte: Agenzia Entrate - Giulia Marconi

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Bonus ristrutturazioni: Risoluzione n. 181/E del 29 aprile 2008.

Per i lavori di ristrutturazione edilizia eseguiti sia su un’abitazione che sulla relativa pertinenza, anche se accatastate separatamente, spetta un unico limite massimo di spesa di 48mila euro su cui calcolare la detrazione Irpef del 36 per cento. Ciò è valido anche per le spese effettuate dal 1° gennaio 2007, perché la norma, introdotta dal Dl n. 223/2006, è stata prorogata fino al 2007 dalla Finanziaria dello scorso anno e per il triennio 2008-2010 dall’ultima Finanziaria. E’ quanto precisato dalla risoluzione n. 181/E del 29 aprile 2008.

In questo modo l’agenzia delle Entrate esprime un parere negativo sull’istanza di un contribuente che, avendo effettuato lavori di ristrutturazione su due unità abitative e sulle due relative pertinenze, accatastate distintamente, chiedeva di poter usufruire del limite di spesa di 48mila euro per ciascuna delle unità oggetto di lavori, iniziati nel dicembre 2006, e proseguiti nel corso del 2007 e del 2008.

Il Dl n. 223/2006 ha stabilito che, per le spese di ristrutturazione effettuate tra il 1° ottobre e il 31 dicembre 2006, il limite massimo di 48mila euro su cui calcolare la detrazione d’imposta si riferisce non più alla singola persona fisica che finanzia i lavori ma alla singola unità immobiliare.

Successivamente, con la risoluzione n. 124 del 4 giugno 2007, l’Amministrazione finanziaria ha chiarito che il limite va riferito all’abitazione e alle sue pertinenze unitariamente considerate.

Nel caso specifico, quindi, il contribuente, per calcolare l’importo massimo su cui applicare la detrazione, deve considerare il limite di 48mila euro solo per le due unità abitative: 48.000 + 48.000 euro.

Riguardo al proseguimento dei lavori negli anni successivi al 2006, l’Agenzia ricorda che la detrazione Irpef del 36%, sempre relativa a una spesa massima di 48mila euro per ciascuna unità immobiliare, è stata prorogata per il 2007 dalla Finanziaria dello scorso anno e per il triennio 2008-2010 dall’ultima Finanziaria. Di conseguenza, anche per le spese sostenute dal 1° gennaio 2007, sottolinea la risoluzione, valgono le stesse regole: il limite di 48mila euro è comprensivo sia dei lavori eseguiti sull’abitazione che sulle eventuali pertinenze.


Fonte: Agenzia Entrate - Alessandra Gambadoro

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Prestazioni esenti IVA solo quando riproducono in modo completo operazioni di pagamento.

La fornitura, gestione e manutenzione dell'infrastruttura informatica tesa a realizzare un nuovo sistema di corporate banking interbancario, da mettere a disposizione delle banche aderenti all'ACBI, non possono considerarsi come prestazioni relative ad operazioni finanziarie: l'attività prodotta a mezzo dalla piattaforma telematica si presenta come necessaria e propedeutica all'esecuzione delle disposizioni, ma non riproduce interamente operazioni di pagamento. I relativi corrispettivi non possono pertanto fruire dell'esenzione IVA e scontano l'imposta nella misura ordinaria.

(Risoluzione Agenzia delle Entrate 28/04/2008, n. 175/E)

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Recesso del coniuge in impresa familiare.

In caso di recesso dall'impresa familiare, la somma liquidata al coniuge riguarda la sfera personale dei soggetti del rapporto e non è riconducibile a nessuna delle categorie reddituali previste dal D.P.R. n. 917/1986: pertanto, l'importo attribuito non deve essere assoggettato ad IRPEF in capo al soggetto percipiente. Inoltre, non ricorrendo il requisito dell'inerenza, la stessa somma non rileva come componente negativo e non è deducibile dal reddito d'impresa.

(Risoluzione Agenzia delle Entrate 28/04/2008, n. 176/E)

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Le nuove disposizioni antiriciclaggio.

Scatta il divieto di girare assegni di importo uguale o superiore ad euro 5 mila. I vecchi libretti di assegni potranno essere utilizzati fino ad esaurimento. Le nuove disposizioni antiriciclaggio, riguardanti assegni, contanti e titoli al portatore, previsti dal Decreto Legislativo numero 231 del 2007, saranno operative a partire da domani, 30 Aprile 2008.

L'Abi si propone di aiutare i cittadini mediante un vademecum "Assegni: cambia tutto", disponibile gratuitamente presso gli sportelli bancari e sul sito web www.abi.it.

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Reverse charge: si applica anche quando l'attività principale non rientra nel settore edile.

Ai fini dell'applicazione del reverse charge, nel caso di un contratto di subappalto avente ad oggetto la realizzazione di opere civili connesse al contratto di appalto principale stipulato per la costruzione di una centrale elettrica a turbogas, poiché tali attività sono classificate con codice 45.21.2 della sezione F "Costruzioni" della tabella ATECOFIN 2004 (corrispondente al codice 42.99.09 della tabella ATECO 2007), l'attività svolta dalla società - la cui attività principale è peraltro identificata nella sezione D - rientra comunque nel settore edile.


(Risoluzione Agenzia delle Entrate 24/04/2008, n. 174/E)

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Autoveicoli comunitari in regime del margine: adempimenti per l'immatricolazione.

Gli acquisti dei beni assoggettati al regime IVA del margine nello Stato membro di provenienza non sono considerati acquisti intracomunitari: pertanto, agli autoveicoli di provenienza comunitaria assoggettati a tale regime speciale IVA non si applicano le disposizioni del D.L. n. 262/2006, che condizionano l'immatricolazione o la voltura di autoveicoli, motoveicoli e loro rimorchi, nuovi ed usati, oggetto di acquisto intracomunitario, alla contestuale presentazione di copia modello F24 IVA immatricolazione auto UE, dal quale risulti - in relazione a ciascun veicolo - il numero di telaio e l'ammontare dell'IVA assolta dal cedente in occasione della prima cessione nel territorio dello Stato.

(Risoluzione Agenzia delle Entrate 24/04/2008, n. 172/E)

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Abolizione progressiva dell'Irap.

All'Esecutivo si presenta ora la possibilità di rivedere l'Irap, fondamentalmente per tre motivi: il futuro Governo ha inserito nel suo programma l'intenzione di abolire, in modo progressivo, l'imposta; difficoltà nella determinazione del valore della produzione; in ambito di contenzioso, si discute ora sulla deducibilità o meno dell'Irap ai fini delle imposte dirette e sull'esenzione dall'imposta per i piccoli studi professionali.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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sabato 26 aprile 2008

Quesito: domicilio fiscale straniero su 730.

non mi è chiara l'indicazione del domicilio fiscale al 1/1/2007 nel 730/2008 nel caso di straniero (Russo) in Italia successivamente alla data 1/1/2007... come prima dichiarazione redditi (titolare di lavoro dipendente a tempo indeterminato dal 2007) e residenza in data 20/09/2007 ho indicato nel forntespizio utile per la determinazione delle addizionali comunali il paese di origine (Russia) ma la dichiarazione non parte per incogruenza dei dati. Cosa devo indicare in questo caso nella casella domicilio fiscale alla data 1/1/2007 non essendo effettivamente domicialito in quella data in Italia? grazie

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venerdì 25 aprile 2008

Detassazione della retribuzione di risultato: il decreto attuativo.

Il Ministero del Lavoro e della previdenza sociale - di concerto con il Ministero dell'Economia e delle finanze - ha emanato il decreto interministeriale che dispone la riduzione, per l'anno 2008, dell'imposizione fiscale sulla retribuzione di risultato, ovvero di rendimento, prevista dalla contrattazione collettiva: nello specifico, viene riconosciuta una detrazione dell'imposta lorda nella misura del 23% sulla parte dell'importo riconosciuto come premio di risultato che non superi 350 euro.

(D.M. Ministero del Lavoro e della previdenza sociale 18/04/2008, in corso di pubblicazione G.U.)

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Agevolazioni prima casa.

Decade dall'agevolazione della registrazione ad aliquota ridotta il contribuente che - alla data della compravendita - non ha la residenza nel Comune ove è ubicato l'immobile acquistato: non rileva la dimostrata residenza nell'immobile già alla data del rogito, se il trasferimento degli acquirenti nell'immobile stesso è stato registrato all'anagrafe del Comune solo successivamente.

(Cassazione civile Sentenza, Sez. Trib., 16/04/2008, n. 9949)

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Modello ICI 2007 (Decreto Mef del 23 aprile 2008).

Approvato il modello di dichiarazione Ici per l'anno 2007. Da quest'anno, va presentato solo quando le modifiche che determinano un diverso importo dell'imposta dovuta sono relative a riduzioni d'imposta e nei casi in cui tali variazioni non sono immediatamente acquisibili da parte dei comuni attraverso la consultazione della banca dati catastale.

La soppressione dell'obbligo dichiarativo discende dall'effettiva operatività del sistema di circolazione e fruizione dei dati catastali, accertata con provvedimento 18/12/2007 del Territorio. Grazie all'interscambio informativo, infatti, gli enti locali possono direttamente accedere ai dati relativi agli immobili in essi situati, contenuti negli archivi informatici del Catasto.

In pratica, la dichiarazione Ici non deve essere presentata quando gli elementi rilevanti ai fini dell'imposta dipendono da atti per i quali sono applicabili le procedure telematiche attraverso il modello unico informatico (Mui). Si tratta del modello tramite il quale i notai effettuano la registrazione, la trascrizione, l'iscrizione e l'annotazione nei registri immobiliari, nonché la voltura catastale di atti relativi a diritti sugli immobili.

In particolare, l'utilizzo del Mui è obbligatorio dal 15 giugno 2004 per gli atti di compravendita di immobili e per gli adempimenti relativi agli atti di cessione e costituzione, a titolo oneroso, dei diritti reali di proprietà, usufrutto, uso, abitazione, enfiteusi, superficie; dal 1° giugno 2007, invece, per tutti gli altri atti formati o autenticati da quella data. Inoltre, la dichiarazione non va presentata per gli atti notarili datati a partire dal 1° giugno 2007 relativi a immobili situati nei comuni ove vige il sistema del libro fondiario (regio decreto 499/1929).

Viceversa, la dichiarazione deve essere presentata:

per gli immobili che godono di una riduzione dell'imposta (come nel caso dei fabbricati dichiarati inagibili o inabitabili e di fatto non utilizzati, o dei terreni agricoli posseduti e condotti da coltivatori diretti o da imprenditori agricoli). Le riduzioni vanno dichiarate sia quando si acquista che quando si perde il relativo diritto;

per gli immobili che sono stati oggetto di atti per i quali non è stato utilizzato il Mui;

per gli immobili ubicati nei comuni dove le funzioni amministrative statali in materia di catasto sono delegate alle province autonome di Trento e di Bolzano;

quando il Comune non può acquisire dalla banca dati catastale le informazioni necessarie ai fini del pagamento dell'imposta (ad esempio, l'immobile è stato oggetto di locazione finanziaria o di un atto di concessione amministrativa su aree demaniali; l'atto ha riguardato un'area fabbricabile, a meno che il valore in comune commercio dell'area alienata non sia mutato rispetto a quello dichiarato in precedenza; il terreno agricolo è divenuto area fabbricabile o viceversa; l'area è divenuta edificabile in seguito alla demolizione del fabbricato; l'immobile ha perso o acquisito il diritto all'esenzione o all'esclusione dall'Ici o la caratteristica della ruralità, è stato oggetto di procedura Docfa, è di interesse storico o artistico, è stato oggetto di vendita all'asta giudiziaria, nell'ambito di procedure di fallimento o di liquidazione coatta amministrativa, eccetera).

La dichiarazione deve essere consegnata direttamente al Comune dove è ubicato l'immobile o spedita in busta chiusa, mediante raccomandata senza ricevuta di ritorno, all'ufficio Tributi del Comune, riportando sulla busta la dicitura "Dichiarazione Ici 2007".

Se il contribuente è proprietario di immobili situati in più Comuni, deve compilare una dichiarazione per ciascun Comune. Se, invece, l'immobile è ubicato nel territorio di più Comuni, viene considerato appartenente al Comune dove si trova la maggior parte della sua superficie.

La dichiarazione va presentata entro il termine previsto per quella dei redditi relativa all'anno 2007. Il Comune può, comunque, in base alle proprie esigenze organizzative, stabilire sia altre modalità di trasmissione della dichiarazione, sia un diverso termine di presentazione.



Fonte: Agenzia Entrate - Alessandra Gambadoro

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Immatricolazione "senza F24" per le auto in margine: Risoluzione n. 172/E del 24 aprile 2008.

Gli acquisti di autoveicoli assoggettati al regime Iva del margine non sono considerati "acquisti intracomunitari" e, pertanto, non sono assoggettati alle disposizioni che condizionano l'immatricolazione al versamento dell'imposta mediante il modello "F24 Iva immatricolazione auto UE".

E' questo il chiarimento fornito dall'agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 172/E del 24 aprile.

I commi 9, 10 e 11 dell'articolo 1 del decreto legge 262/2006, hanno introdotto alcune disposizioni di contrasto alle frodi nel settore del commercio dei mezzi di trasporto, acquistati da Paesi comunitari e rivenduti in Italia.

In particolare, il comma 9 prevede che "Ai fini dell'immatricolazione o della successiva voltura di autoveicoli, motoveicoli e loro rimorchi, anche nuovi, oggetto di acquisto intracomunitario a titolo oneroso, la relativa richiesta è corredata di copia del modello F24".

La disposizione si applica ai veicoli nuovi e usati per i quali si siano verificate le condizioni di acquisto intracomunitario, previste dall'articolo 38 del Dl 331/1993. In particolare, sotto il profilo temporale, le citate norme si applicano ai veicoli la cui comunicazione telematica di acquisto intracomunitario agli uffici del dipartimento dei Trasporti terrestri - prevista dall'articolo 1, comma 378, della legge 311/2004, e disciplinata dal decreto del ministero dei Trasporti del 30/10/2007 - è effettuata a decorrere dal 3 dicembre 2007.

In attuazione di ciò, sono stati emanati i provvedimenti del direttore dell'agenzia delle Entrate del 25 ottobre 2007, con i quali è stato, tra l'altro, approvato il nuovo modello "F24 Iva immatricolazione auto UE", al fine di consentire all'acquirente nazionale di autoveicoli, motoveicoli e loro rimorchi, di versare l'Iva relativa alla prima cessione interna e indicare al contempo, per ciascun veicolo, l'indicazione del tipo di veicolo e il numero di telaio.

Ai fini dell'immatricolazione dell'autoveicolo oggetto di acquisto intracomunitario, pertanto, occorre che il cedente (commerciante d'auto) versi autonomamente - senza potersi avvalere della compensazione - l'imposta relativa alla cessione dell'autoveicolo.

Tale particolare procedura, come ha precisato l'agenzia delle Entrate con la risoluzione 172/2008, non si applica agli autoveicoli di provenienza comunitaria assoggettati al regime Iva del margine, previsto dall'articolo 36 e seguenti del Dl 41/1995.

Si tratta del regime Iva applicabile agli acquisti di autoveicoli usati provenienti da altri Stati dell'Unione europea. Per questi veicoli, infatti, l'acquisto da parte del rivenditore avviene sulla base di un prezzo già comprensivo di Iva, che non è possibile detrarre in quanto non autonomamente evidenziata. Proprio in ragione di tale motivo, l'acquisto di autoveicoli usati di provenienza da altro Stato membro non è assoggettato a Iva nello stato di destinazione e, non costituendo "acquisto intracomunitario", non è soggetto alle disposizioni per l'immatricolazione di autoveicoli, motoveicoli e loro rimorchi, introdotte con il Dl 262/2006.

Del resto, ha evidenziato l'Amministrazione, l'articolo 37, comma 2, del Dl 41/1995 dispone espressamente che gli acquisti dei beni assoggettati al regime Iva del margine nello stato membro di provenienza "…non sono considerati acquisti intracomunitari".

Ai fini dell'immatricolazione dei veicoli assoggettati al regime del margine, occorre, tuttavia, che l'operatore nazionale si uniformi alle istruzioni fornite dall'agenzia delle Entrate con la circolare 14/2008, documento in base al quale l'operatore nazionale che effettua l'acquisto dei predetti beni da operatori residenti nei paesi membri dell'Unione europea dovrà, prima di richiedere l'immatricolazione, esibire o trasmettere agli uffici locali dell'agenzia delle Entrate una documentazione dalla quale si possa evincere l'esistenza dei requisiti per la legittima applicazione del regime Iva del margine.



Fonte: Agenzia Entrate - Antonino Iacono

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Inversione contabile anche se quella edile non è l'attività principale.

Le attività svolte nell'ambito di un contratto di subappalto che ha per oggetto la realizzazione di opere civili quali vasche, basamenti, sottopassi, serbatoi e portineria, connesse a un contratto di appalto principale, stipulato per la costruzione di una centrale elettrica a turbogas, sono classificate con codice 45.21.1 della sezione F (costruzioni) della tabella Atecofin 2004 (corrispondente al codice 42.99.09 della tabella Ateco 2007) e, quindi, sono soggette al regime dell'inversione contabile. Non rileva che la stessa società abbia un'ulteriore identificazione Atecofin.

È quanto chiarito nella risposta fornita dall'agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 174/E del 24 aprile, a un'istanza di interpello presentata da una impresa (Alfa), che svolge due attività classificate con due differenti codici Atecofin 2004.

In particolare, la società Alfa è identificata, per la principale attività svolta, con il codice attività 29.11.2 della tabella Atecofin 2004 (fabbricazione ed installazione di turbine idrauliche e termiche ed altre macchine che producono energia meccanica, compresi parti e accessori, manutenzione e riparazione) inclusa nella sezione D e, dal gennaio 2007, per l'attività secondaria, con il codice Atecofin 45.21.1 (lavori generali di costruzione), compreso nella sezione F.

La stessa stipula un contratto di subappalto con la società Beta, classificata con codice 45.25.0 (altri lavori speciali di costruzione), anch'esso compreso nella sezione F della tabella Atecofin 2004, corrispondente alla classificazione 43.99.09 (altre attività di lavori specializzati di costruzione nca) Ateco 2007.

Il fatto che Alfa svolga la propria attività principale con codice appartenente alla sezione D non è motivo sufficiente a ritenere la stessa esclusa dal regime del reverse charge, in quanto le attività effettivamente realizzate nell'ambito del contratto di subappalto sono ricomprese nell'ulteriore codice attività 45.21.1.

Il dubbio è sorto a causa di una risposta fornita dall'agenzia delle Entrate a una istanza di interpello relativa a una società che svolge attività identificata con il codice 29.12.0 della tabella Atecofin 2004, corrispondente a "fabbricazione di pompe, compressori e sistemi idraulici" e che ha stipulato un contratto di appalto per la fornitura e posa in opere di alcuni aerogeneratori.

La medesima società ha subappaltato la realizzazione di alcuni dei suddetti lavori. In quest'ultimo caso, come spiegato dall'Agenzia, si è ritenuto non applicabile il regime del reverse charge poiché non si verificava la sussistenza, sia in capo al soggetto appaltante che all'appaltatore, della condizione di operatività nel quadro della citata sezione F.

Nella fattispecie rappresentata dall'istante, invece, il requisito di appartenenza al settore edile si verifica in capo a entrambe le società (Alfa e Beta) e, pertanto, le prestazioni rese alla società Beta, devono essere fatturate applicando l'inversione contabile.



Fonte: Agenzia Entrate - Deborah Suma

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Trattamento fiscale di contributi ad attività artistiche.

I contributi corrisposti dall’Istituto Mutualistico Artisti Interpreti ed Esecutori (I.M.A.I.E.) ad artisti, interpreti ed esecutori per finalità di promozione, formazione e sostegno ad altre analoghe attività non costituiscono reddito e sono, pertanto, esclusi dall'ambito applicativo dell'Irpef. Lo ha precisato l’Agenzia delle Entrate.

(risoluzione n. 166/e del 21 aprile 2008 )

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Conferimento di ramo d'azienda.

Nel caso di conferimento d’azienda il beneficio della non imponibilità Iva per l’acquisto e l’importazione di beni e servizi ( c.d. “plafond Iva”) è trasferibile dalla società conferente alle conferitarie anche se alle subentranti non sono attribuiti i debiti relativi al personale dipendente. E’ quanto precisato dall’Agenzia delle Entrate.

(risoluzione n. 165/e del 21 aprile 2008 )

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Esportatori abituali – Diritto alla detrazione.

Il diritto alla detrazione dell'Iva addebitata a una societa' in sede di accertamento notificato nel corso del 2007, relativo a operazioni di importazione effettuate nell'anno 2006, può essere esercitato non oltre la dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui il diritto alla detrazione e' sorto e alle condizioni esistenti al momento della nascita del diritto medesimo. E’ quanto precisato dall’Agenzia delle Entrate.

(risoluzione n. 161/e del 18 aprile 2008 )

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Elenco clienti e fornitori: per il 2007 escluse le associazioni sportive dilettantistiche.

In data 23 Aprile 2008, l'Agenzia delle Entrate ha pubblicato la risoluzione numero 171/E, con la quale stabilisce che le associazioni sportive dilettantistiche, che hanno optato per l'applicazione del regime forfetario (disciplinato dalla Legge numero 398 del 1991), non sono obbligate a trasmettere i dati relativi alle fatture emesse e ricevute nel 2007. L'esclusione è valida sono fino a quest'anno, relativamente al periodo d'imposta 2007; di conseguenza, dal 2009, con riferimento al periodo d'imposta 2008, le associazioni sportive dilettantistiche saranno tenute alla trasmissione degli elenchi Iva clienti e fornitori.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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mercoledì 23 aprile 2008

Residenza fiscale: Sentenza n. 9856 del 14 aprile 2008.

I cittadini italiani con residenza all'estero, che mantengono in Italia il centro dei rapporti affettivi e personali, hanno l'obbligo di versare i tributi nelle casse dell'Erario.

Il principio è stato ribadito dalla Corte di cassazione con la sentenza n. 9856 del 14 aprile 2008.

La fattispecie riguarda un cittadino residente nel Principato di Monaco che aveva mantenuto il domicilio in Italia, dove risiedeva con la famiglia e dove aveva interessi, oltre che affettivi, anche economici e sociali, quali l'amministrazione di società e la frequentazione di un golf club.

Non è la prima volta che i giudici di legittimità si soffermano sulla questione.

Già con la sentenza 13803/2001, la Suprema corte aveva attribuito rilevanza preminente, ai fini dell'individuazione della residenza effettiva, al luogo ritenuto il centro dei legami affettivi. La fattispecie riguardava un soggetto iscritto all'Aire, sin dal lontano 1977, e residente, almeno formalmente, a Londra con l'intero nucleo familiare.

Nonostante ciò, i giudici, per i quali le relazioni personali ed economiche del soggetto con l'Italia erano da ritenersi più strette rispetto quelle con il Regno Unito, attribuirono rilevanza "preponderante" ad alcune vicende personali, quali la nascita della figlia e la separazione dalla moglie. Questo, senza comunque trascurare i rapporti economici: l'ammontare dei compensi percepiti dal soggetto esigevano, infatti, una presenza continuativa in Italia.

Il principio di attrazione a tassazione dei redditi prodotti nel Paese dove il soggetto ha il centro dei propri legami affettivi, in realtà, è un principio "vincolante", enunciato dalla Corte di giustizia delle Comunità europee.

L'organismo, infatti, con la sentenza n. C-262/99 del 12 luglio 2001, ha stabilito che "nel caso in cui una persona abbia legami sia personali sia professionali in due Stati membri, il luogo della sua "normale residenza", stabilito nell'ambito di una valutazione globale in funzione di tutti gli elementi di fatto rilevanti, è quello in cui viene individuato il centro permanente degli interessi di tale persona e che, nell'ipotesi in cui tale valutazione globale non permetta siffatta valutazione, occorre dichiarare la preminenza dei legami personali".

Ribadendo che rimane competenza del giudice nazionale la valutazione globale di tutti gli elementi, sia personali che patrimoniali, la Corte ha elencato alcuni degli elementi rilevanti per l'esistenza dei legami personali, come la presenza fisica della persona e dei suoi familiari, la disponibilità di un'abitazione, il luogo in cui i figli frequentano effettivamente la scuola, il luogo dell'esercizio delle attività professionali, quello dei legami amministrativi con le autorità pubbliche e gli organismi sociali.

Tutto ciò, ovviamente, "nei limiti in cui i detti elementi traducano la volontà di tale persona di conferire una determinata stabilità al luogo di collegamento, a motivo di una continuità che risulti da un'abitudine di vita e dallo svolgimento di rapporti sociali e professionali normali".

Quindi, la valutazione compiuta dai giudici di legittimità appare rispettosa oltre che dei principi di diritto interno, nella fattispecie l'articolo 2 del Tuir, anche dei principi di diritto comunitario.

La sentenza della Corte di giustizia europea, infatti, pur essendo stata resa nell'ambito dell'interpretazione degli articoli 3 e 4 della direttiva comunitaria n. 83/182/Cee in materia di franchigia sull'importazione temporanea di autoveicoli, e, più precisamente, sull'espressione "normale residenza in uno stato membro", è indubbio che abbia valenza anche al di fuori di tale ambito, e, nel caso particolare, nella sfera del diritto tributario.

Secondo una consolidata giurisprudenza comunitaria, infatti, pur essendo l'esercizio della potestà diretta riservata ai singoli Stati membri, questi ultimi hanno l'obbligo di uniformarsi ai principi del diritto comunitario.

Tutto quanto esposto, ovviamente, ha importanti riflessi non solo in materia di tassazione dei redditi prodotti: recependo legittimamente quanto sancito a livello comunitario, infatti, la Suprema corte "chiude le porte" al trasferimento di capitali all'estero veicolata dallo spostamento della residenza.



Fonte: Agenzia Entrate - Clarissa Ungaro

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Elenco clienti e fornitori. Esonero per le associazioni sportive.

Le associazioni sportive dilettantistiche che, esercitando l'opzione prevista dall'articolo 1 della legge n. 398/1991, sono esentate dalla registrazione delle fatture ai fini Iva, possono non presentare l'elenco clienti e fornitori. Tali organismi, infatti, rientrano tra quei soggetti per cui il provvedimento del direttore dell'agenzia delle Entrate del 25 maggio 2007 ha stabilito l'esonero, per gli anni d'imposta 2006 e 2007, dalla comunicazione dei dati relativi a fatture emesse e ricevute "per le quali non è prevista la registrazione ai fini Iva".

E' quanto precisato dalla risoluzione n. 171/E del 23 aprile.

Il documento, in particolare, si riferisce alle associazioni sportive dilettantistiche, a quelle senza fini di lucro e pro-loco, alle società sportive dilettantistiche costituite in forma di società di capitali senza fini di lucro, alle associazioni bandistiche e cori amatoriali, filodrammatiche, di musica e danza popolare legalmente riconosciute senza fini di lucro.

Tali soggetti, se optano per l'applicazione dell'imposta sul valore aggiunto secondo le disposizioni dell'articolo 2 della legge 398 /1991, sono esonerati da vari obblighi, tra cui la registrazione delle fatture.

La risoluzione, richiamandosi all'interpretazione fornita dalla circolare 53/2007, evidenzia che l'obbligo di compilazione e trasmissione degli elenchi clienti e fornitori è connesso all'emissione o alla ricezione delle fatture ma non a quello della loro registrazione, che è un adempimento successivo e diverso.

Ciò nonostante, il provvedimento del 25/5/2007 ha stabilito che, relativamente agli anni d'imposta 2006 e 2007, non c'è l'obbligo di comunicare i dati delle operazioni relative a fatture attive e passive per le quali non è prevista la registrazione.

Di conseguenza, le associazioni sportive e "affini", sopra elencate, che non registrano le fatture, possono non trasmettere, entro il prossimo 29 aprile, gli elenchi dei dati relativi alle fatture del 2007.


Fonte: Agenzia Entrate - Alessandra Gambadoro

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Nuovo look per le cartelle di pagamento.

Indicazione del responsabile del procedimento di iscrizione a ruolo, di quello di emissione e notifica della cartella e possibilità di chiedere direttamente al concessionario della riscossione la rateizzazione delle somme da versare sono le novità più significative del nuovo modello. In particolare, la seconda disposizione riguarda le entrate iscritte a ruolo dalle amministrazioni e agenzie statali, dalle autorità amministrative indipendenti e dagli enti pubblici previdenziali, fatta eccezione per le pene pecuniarie.

Con il provvedimento del 22 aprile, pubblicato oggi sul sito delle Entrate, si è colta anche l'occasione per spiegare con maggiore chiarezza le modalità di presentazione degli eventuali ricorsi e delle richieste di sospensione e per eliminare le informazioni non più aderenti all'attuale organizzazione degli uffici dell'Agenzia.

D'ora in poi, il destinatario del "ruolo" individuerà nel foglio "dettaglio addebiti", oltre all'esposizione descrittiva dei pagamenti addebitati, il responsabile del procedimento di iscrizione a ruolo. L'indicazione di tale "figura" è obbligatoria per tutte le cartelle di pagamento consegnate dal 1° giugno 2008. La disposizione non si applica, invece, ai ruoli recapitati prima di questa data (articolo 36, comma 4-ter, decreto legge 248/2007).

Anche la possibilità di chiedere la rateizzazione del pagamento direttamente all'agente della riscossione e non all'ufficio creditore è stata decretata dal "milleproroghe" che, inoltre, ha esteso il periodo di dilazione da 60 a 72 rate, modificando anche il limite dell'importo - da 50 milioni di lire a 50mila euro - per poter beneficiare del pagamento "diluito", oltre il quale è indispensabile presentare una garanzia fideiussoria.

In considerazione del mutato impianto normativo, con il provvedimento, l'Agenzia ha provveduto a eliminare dalle "avvertenze" la parte riguardante la "richiesta di pagamento a rate". Pertanto, nel nuovo modello di cartella di pagamento, è stata inserita un'apposita sezione "comunicazioni dell'agente della riscossione" dove il concessionario potrà informare il contribuente sia sull'identità del responsabile del procedimento di emissione e notifica, sia sulle modalità di pagamento rateale.

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Elenco clienti e fornitori: scadenza posticipata al 30 Giugno per le Onlus.

Il ministro dell'Economia ha emesso un decreto, in data 3 Aprile 2008, riguardante l'invio degli elenchi clienti e fornitori; il decreto è in attesa di pubblicazione sulla "Gazzetta Ufficiale". Secondo tale documento, le associazioni di promozione sociale, le organizzazioni di volontariato e le Onlus iscritte all'anagrafe stabilita dall'articolo 11 del Decreto Legislativo numero 460 del 1997, possono presentare gli elenchi clienti e fornitori fino al 30 Giugno 2008.

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martedì 22 aprile 2008

Benefici contributivi per le aziende: dichiarazione annuale.

Per poter usufruire dei benefici normativi e contributivi previsti dalla legge in materia di lavoro e di legislazione sociale, i datori di lavoro devono essere in possesso del documento unico di regolarità contributiva (DURC). È inoltre necessario, da parte dei datori di lavoro, il rispetto degli accordi e contratti collettivi stipulati con le organizzazioni sindacali più rappresentative. Il tutto in un’ottica di contenimento delle forme di evasione ed elusione contributiva che favorisca un sistema premiante per le aziende più attente nell’applicazione della normativa in materia. A tale scopo, i datori di lavoro dovranno inoltrare annualmente (attraverso la nuova modulistica predisposta dall’Istituto) una dichiarazione circa il rispetto della parte economica e normativa degli accordi e contratti stipulati. Circolare 51 del 18 aprile 2008


Fonte: INPS

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Rapporti di lavoro domestico: nuove iscrizioni.

Dall’11 gennaio 2008, i datori di lavoro domestico devono comunicare l’assunzione del lavoratore esclusivamente al Centro per l’Impiego del proprio comune, utilizzando l’apposita procedura telematica o inviando il modulo scaricabile dal sito internet del Ministero del Lavoro. Analoga comunicazione deve essere fatta in caso di proroga, trasformazione o cessazione del rapporto di lavoro. Il Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale sta trasferendo all’Inps le informazioni relative ai rapporti di lavoro pervenute ai Centri per l’Impiego da gennaio ad oggi. È possibile che in questa fase di avvio delle nuove procedure possa verificarsi qualche ritardo nelle operazioni. L’Inps sta procedendo sollecitamente ad acquisire le iscrizioni dei nuovi rapporti di lavoro comunicate dal Ministero del Lavoro e ad inviare i bollettini di conto corrente postale per il pagamento dei contributi. Nessuna preoccupazione, quindi, per le denunce di lavoro domestico effettuate nei primi mesi del 2008: si ricorda, infatti, che in caso di prima iscrizione, il datore di lavoro è tenuto al pagamento dei trimestri già scaduti entro 30 giorni dalla data di invio dei bollettini e che entro tale termine non verrà applicata alcuna sanzione per ritardato versamento.


Fonte: INPS

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Stabilizzazione rapporti di collaborazione.

È stato prorogato dal 30 aprile al 30 settembre 2008 il termine per la stipula degli accordi sindacali aziendali per l’avvio della procedura di trasformazione dei rapporti di collaborazione coordinata e continuativa in rapporti di lavoro subordinato. Per la procedura di stabilizzazione non sono previsti termini prescrizionali, per cui possono essere stabilizzati anche lavoratori con contratti di collaborazione coordinata e continuativa stipulati a partire dal 1° aprile 1996. Per maggiori informazioni, è possibile consultare la circolare 49 del 10 aprile 2008.


Fonte: INPS

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Quesito: dichiarazione 2008.

io e mio marito nel 2007 abbiamo avuto cambi di casa come segue:-dal 13 gennaio al 31 agosto siamo stati in affitto con regolare contratto detraibile dal 730 (era la nostra abitazione principale). -il 25 luglio abbiamo però acquistato una casa come prima casa dove abbiamo preso la residenza l'8 settembre (ad agsto in pratica abbiamo fatto lavoretti e traslocato). Ai fini della dichiarazione pensavo di mettere la detrazione per l'affitto per i giorni dal 13 gennaio al 31 agosto, e la casa acquistata dal 25 luglio all'8 settembre con codice '9' e dall' 8 settembre al 31 dicembre con codice '1'.E' esatto??? o per il periodo in cui ero ancora in affitto (25/7 - 31/8) visto che consideravo l'appartamento abitazione principale, la casa acquistata la devo considerare come tenuta a disposizione?? Posso mettere i giorni per la detrazione dell'affitto sino al 25 luglio anche se poi il contratto è terminato il 31 agosto??

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Incentivo all'esodo.

Il diritto all'applicazione dell'aliquota IRPEF ridotta alla metà, prevista dall'art. 19, comma 4-bis, D.P.R. n. 917/1986 (poi abrogato ad opera del D.L. n. 223/2006) al fine di incentivare l'esodo anticipato dei lavoratori prossimi al pensionamento, è riconosciuto non solo in presenza di esodo che concerna la generalità dei dipendenti o intere e specifiche categorie di essi, ma anche in caso di uscita, in tempi diversi, di uno o più lavoratori.

(Cassazione civile Sentenza, Sez. Trib., 09/04/2008, n. 9202)

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Fatturazione elettronica.

Le misure indicate nella Finanziaria 2008, in termini di fatturazione elettronica, sono state rese operative da un decreto firmato dal ministro dell'Economia; la principale novità in materia consiste nell'obbligo, posto a carico di tutti gli operatori che instaurano rapporti con l'amministrazione statale e gli enti pubblici, di emettere fattura elettronica. La gestione dell'intero sistema di interscambio è affidato all'Agenzia delle Entrate.

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Detrazione dell'imposta versata a seguito di avviso di accertamento.

La società che - pur non avendone i requisiti - si è avvalsa della qualifica di esportatore abituale e ha effettuato importazioni di beni senza il pagamento dell'IVA, può portare in detrazione l'imposta versata a seguito dell'avviso di accertamento emesso dall'Agenzia delle Dogane a fronte di tale violazione.

(Risoluzione Agenzia delle Entrate 18/04/2008, n. 161/E)

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Plafond Iva: Risoluzione n. 165/E del 21 aprile 2008.

Plafond Iva trasferibile dalla società conferente alle due conferitarie anche se a queste non vengono attribuiti i debiti relativi al personale dipendente. Le posizioni non trasmesse, infatti, non incidono minimamente sull'attività di esportazione che ha generato il plafond e che le imprese subentranti intendono proseguire con continuità. A sostegno della trasferibilità del plafond, inoltre, è il fatto che le operazioni attinenti ciascuna divisione aziendale trasferita, rilevanti ai fini Iva, sono esattamente individuabili grazie all'utilizzo di un apposito codice.

Questo, in sintesi, il contenuto della risoluzione n. 165/E del 21 aprile, con cui l'Agenzia risponde positivamente all'interpello di una società interessata a conferire due rami d'azienda in favore di due imprese beneficiarie e a trasferire in capo a esse anche il plafond Iva.

Nel dettaglio, l'istante cerca chiarimenti sulla possibilità di trasferire alle conferitarie il beneficio della non imponibilità Iva per l'acquisto e l'importazione di beni e servizi. A tal proposito, la società conferente specifica di godere dello status di esportatore abituale e precisa che le beneficiarie subentreranno in tutti i rapporti giuridici attivi e passivi inerenti i complessi aziendali trasferiti, ad eccezione dei debiti relativi al personale. Restano esclusi dal passaggio i debiti per gli stipendi verso i dipendenti concernenti il mese di dicembre, quelli per la tredicesima e quelli per le ritenute, i contributi all'erario e agli istituti previdenziali. E' proprio la sussistenza di queste posizioni non trasferite a sollevare i dubbi oggetto d'interpello.

L'ipotesi sostenuta dalla società conferente è che l'esclusione delle attività in esame sia irrilevante e, quindi, non ostativa al trasferimento del plafond Iva in favore delle conferitarie. La soluzione prospettata è suffragata, secondo l'istante, dalla stessa giurisprudenza, che ha ribadito la non attinenza delle posizioni non trasferite con l'attività di esportazione che ha generato il plafond e, di conseguenza, la loro irrilevanza ai fini del trasferimento del beneficio fiscale.

L'Agenzia si allinea alla soluzione prospettata dall'istante, richiamando la stessa giurisprudenza tributaria, che (Ctr Piemonte, sentenza n. 8/2007) ha sottolineato che nelle "trasformazioni sostanziali soggettive" il trasferimento del plafond Iva non è subordinato alla trasmissione di tutti i debiti/crediti dell'azienda, ma solo delle attività e passività necessarie ad assicurare, in continuità, la prosecuzione dell'attività di impresa rivolta ai clienti non residenti.

Risultano così soddisfatte le condizioni per la fruizione del plafond maturato dalla conferente.

In primis, infatti, le conferitarie proseguono continuativamente l'attività delle divisioni aziendali oggetto di conferimento, prima svolta dall'istante, soddisfacendo così uno dei requisiti per godere del beneficio fiscale.

In seconda battuta, le Entrate chiariscono che le posizioni non trasferite non incidono affatto sull'attività di esportazione oggetto di conferimento e, quindi, si considerano irrilevanti ai fini dal trasferimento del plafond Iva.

A corroborare il parere dell'Agenzia è l'utilizzo di un codice Seco (settore contabile) specifico per ciascuna divisione aziendale, che garantisce la totale trasparenza dei passaggi di attività. Con esso è possibile attribuire a ogni ramo d'azienda le diverse operazioni e verificarne il trasferimento. A ciò si somma quanto impresso nero su bianco nei verbali relativi al conferimento dei due rami d'azienda alle beneficiarie, che viene richiamato dall'Agenzia come ulteriore elemento a sostegno del parere positivo fornito.

Ultime battute della risoluzione per ribadire che la soluzione in linea con quella prospettata dalla società istante non impedisce all'Amministrazione finanziaria di verificare, in qualunque momento, se dietro l'operazione in esame si nascondano intenzioni elusive.



Fonte: Agenzia Entrate - Giulia Marconi

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Detrazione del 55 per cento senza certificato energetico dell'immobile.

In data 18 Aprile 2008, il Ministro uscente dello Sviluppo economico ha firmato un decreto riguardante il risparmio energetico; tale documento introduce semplificazioni riguardanti i dati da trasmettere all'Enea al fine di ottenere la detrazione del 55 per cento. I contribuenti che, a partire da quest'anno, cambieranno finestre e infissi oppure installeranno pannelli solari, non avranno più bisogno dell'assistenza del tecnico professionista, in quanto non saranno più obbligati a fornire il certificato energetico dell'immobile.

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Dubbi sulla compilazione degli elenchi clienti e fornitori.

In ordine alla compilazione degli elenchi clienti e fornitori sussistono ancora dei dubbi, di cui si auspicano dei chiarimenti. Difatti, non è agevole comprendere quali organismi, che presentano come oggetto principale un'attività essenzialmente senza fine di lucro, debbano presentare gli elenchi clienti e fornitori; secondo quanto stabilito dall'Agenzia delle Entrate, per "essenzialmente" si deve intendere "esclusivamente".


Fonte: Il Sole 24 Ore

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sabato 19 aprile 2008

Accertamento IVA: Risoluzione n. 161/E del 18 aprile 2008.

La società che si avvale della qualifica di esportatore abituale senza averne i presupposti, per poter importare i beni senza pagare l'Iva, ma salda nei tempi richiesti il debito notificato dal Fisco, può portare in detrazione l'imposta accertata.

Lieto fine per l'impresa istante nell'interpello oggetto della risoluzione n. 161/E del 18 aprile, con cui l'agenzia delle Entrate chiarisce che l'avviso di accertamento non preclude l'esercizio del diritto alla detrazione dell'Iva versata a seguito di un atto impositivo da parte dell'Amministrazione finanziaria.

Nel dettaglio, la risoluzione prende in esame il caso di una società che, avvalendosi impropriamente della qualifica di esportatore abituale, nell'anno di imposta 2006 ha importato dei beni senza pagare l'Iva, come previsto per chi gode di questa posizione dall'articolo 8 del decreto Iva. Una volta accertata la violazione e richiesto dal Fisco il pagamento dell'imposta non versata, oltre a interessi e sanzioni, l'impresa interpellante ha provveduto a versare l'imposta addebitata.

In virtù del debito saldato, ritiene di poter detrarre l'Iva versata nel 2007 a seguito della notifica di accertamento relativo all'anno di imposta 2006, come previsto dall'articolo 19, comma 1, del Dpr 633/1972.

L'Agenzia concorda con la soluzione prospettata dall'istante, precisando che la ratio che sottende il parere e l'esercizio della detrazione risiede nell'esigibilità dell'imposta. L'Iva diventa infatti esigibile e, quindi, detraibile, come chiariscono le Entrate, "al momento di effettuazione della originaria operazione di importazione, che coincide con l'accettazione della dichiarazione da parte dell'ufficio doganale".

Per ciò che concerne la figura dell'esportatore abituale, è consentito ex lege, soltanto in presenza di determinate condizioni, di poter acquistare e importare beni senza pagare l'Iva. Qualora si utilizzi impropriamente il plafond o, comunque, venga meno uno dei requisiti, l'ufficio delle dogane deve procedere a rettificare le bollette doganali e a comunicarlo all'interessato, con avviso ad hoc.

Richiamate queste premesse per un corretto inquadramento giuridico del problema, l'Agenzia formula il suo parere in linea con quello della direzione regionale delle Entrate coinvolta nel caso in esame. Precisa, infatti, che il diritto alla detrazione dell'Iva addebitata alla società in sede di accertamento notificato nel 2007, avente a oggetto le operazioni di importazione realizzate nell'anno precedente, può essere esercitato, al massimo con la dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui è sorto il diritto a detrazione. E alle condizioni allora vigenti.

Fonte: Agenzia Entrate - Giulia Marconi

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Ultime novità bonus energia.

La detrazione Irpef del 55% per le spese di riqualificazione energetica del patrimonio edilizio esistente è prorogata per il triennio 2008-2010. Questa è una delle novità della Finanziaria 2008 rese operative dal provvedimento del Mef, il quale ha integrato i criteri e i parametri di applicazione del "bonus energia" stabiliti del decreto del 19 febbraio 2007. Tra le modifiche, l'estensione a ulteriori tipologie di impianti e la possibilità di ripartire la detrazione in un numero di quote annuali, tra tre e dieci, di pari importo.

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Elenchi per il 5 per mille.

Disponibili sul sito internet dell'Agenzia gli elenchi aggiornati dei soggetti ai quali sarà possibile destinare il 5 per mille della propria Irpef con la prossima dichiarazione dei redditi. Rispetto alla versione pubblicata il 7 aprile, risultano variati quello relativo agli enti del volontariato e quello fornito dal Coni per le associazioni sportive dilettantistiche. Nessuna modifica, invece, per gli elenchi della ricerca scientifica e sanitaria. Dopo l'aggiornamento di oggi, sono 77.015 i possibili destinatari delle somme.

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Nota di variazione per abbuoni o sconti.

In materia di abbuoni o sconti sul prezzo di vendita lo strumento della nota di variazione è applicabile anche alle ipotesi in cui tra l'alienante e l'acquirente finale non intercorra un rapporto giuridico di compravendita diretta. Lo ha precisato l’Agenzia delle Entrate.

(risoluzione n. 147/e del 10 aprile 2008 )

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Detrazione per interventi di riqualificazione energetica su edifici.

E' in corso di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del Ministro dell'Economia e delle Finanze di concerto con il Ministro dello Sviluppo economico, con il quale è stato integrato il decreto 19 febbraio 2007 che attuava le disposizioni della Finanziaria 2007 sulla detrazione, ai fini Irpef, del 55 per cento delle spese di riqualificazione energetica del patrimonio edilizio esistente.

decreto 7 aprile 2008 - testo coordinato

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Bonus ricerca più ampio.

Il decreto del ministero dello Sviluppo economico, riguardante il credito d'imposta per il sostenimento di costi inerenti attività di ricerca e sviluppo precompetitivo, destinato alle imprese che operano in Italia, è pronto per essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Il documento determina gli obblighi di comunicazione a carico delle imprese; inoltre, vi si possono rinvenire le definizioni di attività di ricerca e sviluppo agevolabili e le modalità secondo le quali viene verificata e accertata l'effettività delle spese sopportate e la loro coerenza con le disposizioni comunitarie.

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Ammortamento: entrata in funzione di beni strumentali di immediata sostituibilità.

Al fine della deduzione delle quote di ammortamento relative a beni materiali strumentali lasciati in deposito, il momento in cui "entra in funzione" un bene di immediata e necessaria sostituibilità rispetto a un bene in uso necessariamente continuativo, coincide con l'entrata in funzione del bene che si usa e che - in quanto soggetto a imprevedibile deperibilità o rottura - é da considerare funzionalmente inseparabile dal bene disponibile per l'immediato ricambio.

(Cassazione civile Sentenza, Sez. Trib., 04/04/2008, n. 8773)

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Cessione di know how e prestazioni di consulenza tecnica.

Quando il trasferimento del know how svolge una funzione solo marginale rispetto alle attività addestrative e di assistenza necessarie a portare a regime la produzione e, anzi, risulta inidoneo e insufficiente allo scopo contrattuale (rappresentato non tanto dalla trasmissione teorica di un patrimonio di conoscenze, quanto dalla concreta realizzazione di un particolare ciclo produttivo, anche attraverso il controllo sistematico del suo approntamento e della relativa esecuzione), si è in presenza di prestazioni professionali di carattere tecnico, da inquadrarsi tra quelle derivanti dall'esercizio abituale, ancorché non esclusivo, delle arti e professioni, come tali imponibili ai fini IVA ai sensi dell'art. 5, D.P.R. n. 633/1972.

(Commissione tributaria provinciale Pisa, Sentenza, Sez. VI, 13/02/2008, n. 157)

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Cessione di quote ereditate: Risoluzione n. 158/E del 17 aprile 2008.

Le plusvalenze imponibili derivanti dalla cessione da parte dell'erede di partecipazioni societarie parzialmente rideterminate dalla madre prima del decesso, si calcolano assumendo come costo di partecipazione rilevante quello rivalutato dal genitore, a condizione che le quote siano state ereditate nel periodo di soppressione dell'imposta di successione. Se il pagamento è diluito in più anni, la plusvalenza sulla prima tranche si determina tenendo conto delle somme percepite in quel periodo d'imposta e del fatto che la partecipazione ceduta era stata rideterminata solo in parte.

Questo, in estrema sintesi, il contenuto della risoluzione n. 158/E del 17 aprile, con cui l'agenzia delle Entrate risponde all'interpello di una figlia che ha ceduto la sua quota di partecipazione societaria ereditata e che chiede chiarimenti sulla corretta determinazione della plusvalenza imponibile derivante dalla vendita delle partecipazioni.

L'Agenzia, nel formulare il parere, si sofferma su un dettaglio temporale: la data di decesso della madre dell'istante. In quel periodo, infatti, ricadente nel settembre 2006, era stata già soppressa l'imposta di successione. Questo elemento è determinante nel caso in esame perché permette alla contribuente di assumere come costo della partecipazione, rilevante ai fini del calcolo la plusvalenza, il valore dello stesso così come rideterminato dalla madre ancora in vita. Quest'ultima, infatti, nel 2003 aveva provveduto alla rivalutazione del valore di una parte della quota posseduta, previo pagamento dell'imposta sostitutiva ad hoc, così come previsto dall'articolo 5 della legge 448/2001.

Le Entrate si focalizzano sul periodo di apertura della successione, perchè avviene in un lasso temporale in cui l'imposta in questione non è in vigore, consentendo così di uscire fuori dai paletti normativi fissati dal Tuir, secondo cui si deve assumere come costo "il valore definito, o, in mancanza, quello dichiarato agli effetti dell'imposta di successione".

L'Agenzia si allinea così all'ipotesi prospettata dall'istante, per porre poi l'accento su una seconda variabile temporale da considerare nel calcolo delle plusvalenze: la dilazione dei versamenti nel tempo. Il pagamento del corrispettivo derivante dalla cessione, infatti, è pattuito in due tranche, ricadendo così in due periodi d'imposta diversi: la prima nel 2007, all'atto d'acquisto, e la seconda entro il 2016.

In questo caso la plusvalenza, intesa come la differenza tra il corrispettivo percepito e il valore d'acquisto soggetto a tassazione, si calcola ex lege in proporzione alla quota del corrispettivo ricevuto in quel determinato periodo d'imposta.

Ne deriva che il costo della partecipazione rilevante per determinare la plusvalenza che concorre al reddito nel 2007 deve essere calcolato non sul valore totale d'acquisto, ma soltanto sulla tranche ricevuta in quell'anno di imposta. Nel caso in oggetto, il corrispettivo percepito nel 2007 è di 500 mila euro, pari al 77 per cento circa di quello complessivo, che ammonta a 650 mila euro.

L'Agenzia precisa che alla variabile della "diluizione dei pagamenti" se ne somma un'altra, altrettanto decisiva nel calcolo che l'istante deve effettuare. La partecipazione ereditata e ceduta si compone, infatti, di una parte il cui costo è stato rideterminato e di una restante quota che non ha subito rivalutazione ed è rimasta tale dal momento di costituzione della società.

In ragione di questi presupposti condizionanti il calcolo, le Entrate chiariscono che la plusvalenza imponibile relativa alla prima rata di pagamento si deve determinare non soltanto con riferimento al 77 per cento del costo della partecipazione rivalutato, ma anche sommando alla cifra ottenuta la stessa percentuale, dunque il 77 per cento, del costo della partecipazione non rideterminato.

Lo stesso vale per la plusvalenza relativa alla seconda tranche, in cui si dovrà tener conto delle restanti quote di costo della partecipazione.


Fonte: Agenzia Entrate - Giulia Marconi

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Assicurazione - medico: Risoluzione n. 160/E del 17 aprile 2008.

La procedura di riscossione accentrata dei compensi dovuti per attività di lavoro autonomo mediche e paramediche, rese nell'ambito di strutture sanitarie private, trova applicazione - sussistendone i presupposti - anche nelle ipotesi in cui "in forza di una assicurazione sanitaria cui il paziente sia titolare o di adesione dello stesso ad una cassa di assistenza sanitaria, il compenso dovuto al professionista è corrisposto dalla società di assicurazioni o dalla cassa di assistenza sanitaria".

Lo ha precisato l'agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 160/E del 17 aprile.

La Finanziaria 2007 (articolo 1, commi da 38 a 42, legge 296/2006) ha stabilito che la riscossione dei compensi dovuti al professionista per attività medica e paramedica resa nell'ambito della struttura sanitaria privata deve essere effettuata in modo unitario dalle strutture medesime che, pertanto, sono obbligate per ciascuna prestazione resa, a "incassare il compenso in nome e per conto del prestatore di lavoro autonomo e a riversarlo contestualmente al medesimo".

Al riguardo, l'agenzia delle Entrate, con la circolare 13/2007, aveva già chiarito che, sotto il profilo soggettivo, l'obbligo di riscossione "…è posto in capo alle "strutture sanitarie private" che ospitano, mettono a disposizione dei professionisti ovvero concedono loro in affitto i locali della struttura aziendale per l'esercizio di attività di lavoro autonomo mediche e paramediche".

Sotto il profilo oggettivo, la riscossione accentrata si riferisce ai compensi spettanti agli esercenti attività di lavoro autonomo medica e paramedica, ossia agli esercenti arti e professioni, la cui attività - in esecuzione di un rapporto contrattuale intrattenuto direttamente con il paziente - dà luogo a reddito di lavoro autonomo ai sensi dell'articolo 53 del Tuir.

Tanto premesso in linea generale, l'Amministrazione, con il documento di prassi in commento, rispondendo ai quesiti interpretativi posti da una casa di cura privata con istanza di interpello, ha definito ulteriormente la ratio della procedura.

In particolare, è stato chiarito che, in presenza dei presupposti fissati dalla Finanziaria per il 2007, non è possibile derogare agli obblighi della riscossione accentrata posti in capo alle strutture sanitarie private. I predetti obblighi, pertanto, non vengono meno nelle ipotesi in cui i compensi spettanti ai medici siano corrisposti da una società assicurativa o da una cassa di assistenza sanitaria.

Irrilevante è, altresì, la circostanza che sui compensi corrisposti sia o meno applicata la ritenuta alla fonte a titolo di acconto dell'imposta sul reddito dovuta dal percipiente, prevista dall'articolo 25 del Dpr 600/1973. In proposito, l'Agenzia ha precisato che "Distinti ed autonomi sono i presupposti dell'obbligo, posto in capo al sostituto d'imposta, di effettuare la ritenuta nei confronti dei "percipienti" somme di denaro erogate nell'ambito di un rapporto di lavoro autonomo da quelli dell'obbligo di riscossione posto in capo alla struttura sanitaria che funge da tramite tra il prestatore di lavoro autonomo ed il soggetto che corrisponde il compenso".

Sotto il profilo procedurale, con la risoluzione 160/2008, inoltre, è stata data indicazione del fatto che, ai fini del corretto adempimento degli obblighi connessi alla riscossione accentrata, non è necessario che la struttura sanitaria sia in possesso della fattura rilasciata dal professionista (inviata alla cassa autonoma di assistenza sanitaria), essendo sufficiente che la medesima struttura annoti "nelle scritture contabili o in apposito registro" gli estremi della fattura emessa dal professionista destinatario del pagamento, le generalità del paziente e la dichiarazione di quest'ultimo che il pagamento, per i motivi dallo stesso indicati, sarà eseguito da un terzo (società di assicurazioni o cassa di assistenza sanitaria).

La risoluzione ha, infine, rammentato che, con provvedimento del direttore dell'agenzia delle Entrate del 13 dicembre 2007, sono state definite le modalità e i termini entro cui le strutture sanitarie devono comunicare all'Agenzia l'ammontare dei "compensi effettivamente riscossi dalla struttura sanitaria in nome e per conto di ciascun professionista".

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Gestire una scheda carburante.

Quello legato alla "scheda carburante", il documento che consente a chi acquista carburanti di poter esercitare il diritto alla detrazione della relativa Iva, qualora sia oggettivamente detraibile, oppure la deduzione del costo ai fini della determinazione delle imposte sul reddito e dell'Irap, rappresenta un adempimento oramai familiare per imprese e professionisti, vista l'ampia diffusione di autoveicoli utilizzati nell'esercizio delle loro attività. L'esperienza, tuttavia, insegna che non sempre lo stesso è eseguito in modo corretto, con spiacevoli conseguenze in termini di recupero di imposte da parte degli organi competenti.

Scopo dell'intervento è proprio quello di richiamare la normativa di riferimento, per poi esporre quali siano le conseguenze in caso di omessa istituzione della scheda carburante oppure di una sua non corretta compilazione e conservazione, partendo dagli orientamenti espressi dalla prassi amministrativa e dalla giurisprudenza.

Disciplina della documentazione relativa agli acquisti di carburante

Punto di partenza è l'articolo 2 della legge 31/1977, con il quale è stato previsto che con decreti ministeriali fossero stabilite norme dirette a disciplinare la documentazione relativa agli acquisti di carburante da parte di soggetti passivi Iva. Tale disposizione ha indicato i seguenti criteri direttivi a cui doveva attenersi la normativa secondaria di attuazione:

la documentazione nella forma di scheda, registro, bollettario o altro, è sostitutiva della fattura

deve contenere tutti gli elementi atti a identificare l'operazione

per le violazioni degli obblighi relativi alla compilazione, tenuta e conservazione della documentazione stessa si applicano le sanzioni previste dal Dpr 633/1972 (vigente ratione temporis) per le violazioni dei corrispondenti obblighi concernenti la fatturazione.

Con l'approvazione del decreto del ministro delle Finanze del 7/6/1977, è stata introdotta nel nostro panorama giuridico la scheda carburante e sono state fissate le modalità di compilazione, registrazione e conservazione della stessa.

Successivamente, l'articolo 3, comma 137, lettera d), della legge 662/1996, ha nuovamente delegato il Governo a emettere uno specifico regolamento, al fine di semplificare le annotazioni da apporre sulla documentazione relativa agli acquisti di carburanti.

Attuativo di tale delega è il Dpr 444/1997, che ha introdotto norme di semplificazione alle annotazioni da apporre sulla scheda carburante.

La normativa appena richiamata è conseguenza dell'abolizione dell'obbligo di emissione della fattura per i gestori di impianti stradali di distribuzione di carburanti.

La scheda carburante, infatti, è un documento sostitutivo della fattura ed equipollente della stessa, come di recente precisato nelle istruzioni del quadro AD dell'istanza di rimborso, ai sensi del Dl 258/2006.

Pertanto, coloro che nell'esercizio di impresa, arte o professione, acquistano carburanti per autotrazione (benzina normale, verde o super; miscela di carburante e lubrificante, gasolio, gas metano, gpl) presso gli impianti stradali di distribuzione, hanno l'onere di utilizzare un apposito documento, appunto la scheda carburante, conforme al modello allegato al Dpr 444/1997, per poter esercitare il diritto alla detrazione - qualora ammesso - dell'Iva relativa al carburante acquistato o per documentare tale spesa agli effetti dell'applicazione delle imposte sul reddito e dell'Irap.

Regole, queste, assolutamente pacifiche e ricordate più volte sia nei documenti di prassi amministrativa (circolari 39/1977, 205/1998, 175/1999, risoluzioni 666193/1990, 362872/1977), anche con riferimento ai contribuenti in contabilità semplificata (circolare 59/2001, punto 3.1), sia dalla giurisprudenza di legittimità (Cassazione 21769/2005) e di merito (Ctr Sicilia 71/2002).

In verità, secondo altra parte della giurisprudenza, la mancata istituzione della scheda carburante è del tutto irrilevante ai fini del riconoscimento dell'inerenza di un costo in materia di imposte sui redditi, in quanto il documento afferisce a un profilo meramente formale-contabile di rilevazione dell'operazione ai fini Iva (Ctr Toscana, 27/2004).

In proposito, comunque, è bene ricordare che spetta all'imprenditore dimostrare l'inerenza del costo all'attività esercitata (Cassazione, 11514/2001 e 10802/2002).

Istituzione della scheda carburante

Ai sensi dell'articolo 2 del Dpr 444/1997, la scheda carburante deve essere istituita per ciascun veicolo a motore utilizzato nell'esercizio dell'attività d'impresa, arte e professione, con cadenza mensile o trimestrale.

Come indicato dalla circolare 205/1998, il veicolo deve risultare intestato al soggetto passivo d'imposta (ente, società, titolare della ditta individuale o professionista) oppure deve essere posseduto a titolo di locazione finanziaria, noleggio, comodato o simili, regolarmente documentato. Inoltre, l'adempimento dell'istituzione della scheda deve ritenersi correttamente assolto solo se il documento contenga tutti gli elementi e le indicazioni previste nel modello allegato al decreto presidenziale. Infine, la scelta tra scheda mensile o trimestrale è assolutamente libera e svincolata dalla cadenza temporale di liquidazione dell'Iva.

Sempre ai sensi del citato articolo 2, la scheda carburante deve contenere, anche a mezzo di apposito timbro, i seguenti elementi:

gli estremi di individuazione del veicolo

la ditta, la denominazione o ragione sociale, ovvero il cognome e il nome, il domicilio fiscale e il numero di partita Iva del soggetto d'imposta che acquista il carburante

l'ubicazione della stabile organizzazione per i soggetti domiciliati all'estero.

Per i soggetti residenti all'estero e che hanno nominato un rappresentante fiscale in Italia, la scheda carburante deve contenere, anche a mezzo di apposito timbro, i seguenti elementi:

gli estremi di individuazione del veicolo

i dati identificativi del soggetto residente all'estero e del rappresentante residente nel territorio dello Stato.

Per estremi di individuazione del veicolo devono intendersi, sempre secondo quanto chiarito dalla circolare 205/1998, la casa costruttrice, il modello, la targa, il numero di telaio o altri estremi identificativi del veicolo apposti dall'impresa costruttrice. Per i veicoli non ancora immatricolati, oppure per quelli che per loro natura sono privi di targa perché non destinati alla circolazione stradale, l'individuazione può essere ottenuta attraverso il numero di matricola apposto dalla casa costruttrice (circolare 39/1977, risoluzione 363799/1977).

Nel caso di un lavoratore dipendente che utilizza la propria vettura per conto del datore di lavoro, la scheda deve contenere i dati identificativi del dipendente oltre che dell'impresa.

La necessità dell'indicazione del numero di targa sulla scheda carburante, ai fini della deduzione del costo nella determinazione delle imposte sul reddito, è stata sostenuta anche dalla Cassazione con la sentenza 21769/2005, secondo cui, anche se il numero di targa non è espressamente indicato dalla normativa, non c'è dubbio che esso debba ritenersi prescritto obbligatoriamente, costituendo il principale elemento di individuazione del veicolo. In mancanza, verrebbe a mancare ogni garanzia circa l'identità del veicolo effettivamente rifornito e l'effettiva riferibilità del relativo costo all'attività d'impresa.

Anche la giurisprudenza di merito ha confermato più volte che l'individuazione del veicolo e del soggetto d'imposta sono elementi essenziali del contenuto della scheda carburante, al fine di esercitare il diritto alla detrazione dell'Iva e della deduzione del costo.

Così è stato affermato che le scheda carburante deve essere completata con il numero di targa, tipo e marca di automezzo (Ctr Sicilia, 71/2002), e che per le inesattezze od omissioni rilevate sulla stessa devono essere applicate le sanzioni previste per le violazioni dell'obbligo di fatturazione (Ctr Sicilia, 1/2002).

La mancata annotazione richiesta dalla normativa sulle schede carburanti - nel caso di specie i dati obbligatori di identificazione - non consentono di provare che il carburante sia stato effettivamente utilizzato dal veicolo adibito all'esercizio dell'attività economica dal soggetto d'imposta (Ctp Vibo Valentia, 11/2002).

Ancora, si è ritenuto che il possesso di automezzi aziendali non è da solo sufficiente a provare spese per carburanti inerenti all'attività di impresa, essendo necessario a tal fine l'indicazione sulla scheda carburante anche del numero di targa (Ctr Lazio, 23/1/2003).

Infine, la mancata indicazione del numero di targa del veicolo e del numero di partita Iva del soggetto d'imposta che acquista il carburante pregiudica il diritto alla detrazione dell'Iva, perché l'omissione di questi elementi non consente di provare che il carburante è stato effettivamente utilizzato dal veicolo adibito all'esercizio dell'attività economica (Ctc, sentenza 1377/1996).

Secondo altro orientamento giurisprudenziale, invece, facendo seguito a una sentenza penale favorevole al contribuente, la mancata indicazione della targa dell'autovettura sulla scheda carburante non è determinante per escludere l'inerenza e la deducibiltà del costo (Ctr Lombardia, 68/2002).

Compilazione della scheda carburante

L'articolo 3 del Dpr 444/1997 prevede che, all'atto di ogni rifornimento, l'addetto della distribuzione di carburante deve indicare sulla scheda carburante:

la data del rifornimento

l'ammontare del corrispettivo al lordo dell'Iva

la denominazione o la ragione sociale dell'esercente l'impianto di distribuzione, ovvero il cognome e il nome se persona fisica, l'ubicazione dell'impianto stesso (queste ultime anche a mezzo di apposito timbro).

L'addetto della distribuzione deve convalidare tali annotazioni apponendo la propria firma sulla scheda.

Tutti gli elementi appena indicati devono obbligatoriamente risultare dalla scheda carburante ai fini della regolarità della stessa (risoluzione 161/2007). Non sussiste, invece, l'obbligo da parte del gestore dell'impianto di distribuzione di indicare il proprio numero di codice fiscale (risoluzione 13484/1978).

In particolare, l'apposizione della firma dell'addetto, come chiarito anche dalla circolare 205/1998, assume estrema importanza, in quanto in tal modo si convalida la regolarità dell'operazione di acquisto. Per questo motivo, l'addetto deve preventivamente accertarsi della corrispondenza della scheda con il veicolo da rifornire.

L'interpretazione dell'Amministrazione è confermata anche dalla giurisprudenza, sia di legittimità che di merito.

In particolare, si è ritenuto (Cassazione, 21941/2007) che l'apposizione della firma, avendo una funzione definita dalla stesso legislatore di "convalida" del rifornimento, costituisce elemento essenziale al fine di poter esercitare legittimamente il diritto alla detrazione dell'Iva di cui alla scheda carburante. Ciò in considerazione del fatto che le annotazioni sulla scheda sono sostitutive della fattura.

Similmente, è stato sostenuto che con la firma di convalida si attesta l'effettività di quanto annotato sulla scheda. In assenza della firma vanno applicate le sanzioni previste per le violazioni dell'obbligo di fatturazione (Ctr Sicilia, 1/2002).

Registrazione e conservazione della scheda carburante

Gli articoli 4 e 5 del Dpr 444/1997, infine, riguardano la registrazione e conservazione della scheda carburante. Sono previste le seguenti regole:

ciascuna scheda carburante deve essere registrata distintamente nel registro Iva degli acquisti entro il termine stabilito dall'articolo 25 del Dpr 633/1972, cioè entro i termini ordinari previsti per le fatture di acquisto

prima della registrazione, l'intestatario del mezzo di trasporto utilizzato nell'esercizio dell'impresa annota sulla scheda il numero dei chilometri rilevabile alla fine del mese o trimestre, dall'apposito dispositivo esistente sul veicolo

per la tenuta e conservazione delle schede si applicano le disposizioni di cui all'articolo 39 del Dpr 633/1972.

I contribuenti che si trovano nella condizione di poter esercitare la detrazione dell'Iva devono necessariamente provvedere alla registrazione nel registro degli acquisti della scheda carburante (circolare 59/2001, punto 3.1), numerata seguendo la progressione numerica del registro.

Più precisamente, dalla registrazione devono risultare il mese o il trimestre, il veicolo cui si riferisce la scheda, il numero progressivo attribuito, l'ammontare complessivo delle operazioni ovvero l'ammontare imponibile e l'ammontare della Iva relativa detraibile (circolare 205/1998, risoluzione 161/2007).

Quanto all'annotazione dei chilometri, questa è ispirata a motivi di cautela fiscale ed è diretta a facilitare l'accertamento del consumo del veicolo in rapporto ai chilometri percorsi, al fine di evitare artificiose ricostruzioni postume del contenuto della scheda (circolare 205/1998).

Nel caso di un lavoratore dipendente che utilizza la propria vettura per conto del datore di lavoro, l'annotazione dei chilometri deve riguardare solo quelli afferenti l'attività d'impresa (circolare 39/1977).

Fonte: Agenzia Entrate

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Elenco clienti e fornitori per gli enti non commerciali.

L'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione numero 153/E del 15 Aprile 2008, ha affrontato il tema dell'invio dell'elenco clienti e fornitori da parte di un ente non commerciale, che svolge, in via residuale, anche attività commerciale. In tale ambito, l'Agenzia delle Entrate ha stabilito che gli enti non commerciali devono inviare on line l'elenco clienti e fornitori, inserendo i dati riguardanti l'attività commerciale svolta, anche se in via marginale. Nel caso in cui l'ente non commerciale riceva una fattura che riguardi sia l'attività istituzionale, che l'attività commerciale, tale documento andrà inserito nell'elenco clienti e fornitori per il suo intero importo.

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Ulteriore detrazione Ici: Risoluzione n. 154/E del 15 aprile 2008.

Istituito, con la risoluzione 154/E del 15 aprile, il codice tributo 3900, che consente, tramite il modello F24, l'utilizzo in compensazione della minor Ici dovuta per l'abitazione principale, grazie all'ulteriore detrazione introdotta dall'ultima Finanziaria. Con la legge 244/2007 (articolo 1, commi 5 e 7), veniva infatti riconosciuto, per la prima casa, uno sconto aggiuntivo, pari all'1,33 per mille della base imponibile e per un importo massimo annuale di 200 euro e di 16,67 euro mensile (risoluzione 11/DF del 10 aprile), a carico del bilancio dello Stato, che rimborserà ai Comuni il minor gettito realizzato.

Il beneficio, come specificato dal dipartimento per le Politiche fiscali con la risoluzione 1/DPF del 2008, è assoggettato a un "regime del tutto autonomo" e quindi prescinde dalla detrazione base di 103,29 euro e dalle eventuali ulteriori riduzioni decise dai Comuni. Esclusi dalla diminuzione di imposta gli immobili appartenenti alle categorie catastali A1, A8, A9 e quelli assimilabili alla prima casa dagli stessi Comuni.

Riguardo alla compilazione dell'F24, il codice 3900 deve essere riportato nella colonna "importi a credito compensati", della "Sezione Ici ed altri tributi locali". È importante precisare che la compensazione può avvenire solamente se esiste un'imposta dovuta, riportata nella colonna "importi a debito versati" (codici tributo 3901 e 3904), riferita per lo stesso immobile, allo stesso anno e allo stesso Comune. La somma in detrazione non può essere superiore all'importo indicato a debito per l'abitazione principale e le eventuali pertinenze.

Per semplificare, alla cifra indicata nella colonna "importi a debito versati" con i codici tributo 3901 o 3904 - corrispondente all'Ici dovuta, determinata dalla differenza tra l'imposta lorda e la detrazione stabilita dal Comune - si dovrà sottrarre l'ulteriore detrazione riportata nella colonna "importi a credito compensati", identificata dal nuovo codice 3900: il risultato dell'operazione costituirà l'imposta da versare.

Se, per effetto dalla compensazione in questione, il saldo risulterà uguale a zero, la sezione dell'F24 dedicata all'Ici non dovrà essere compilata.

La risoluzione precisa che il nuovo codice diventerà operativo dal prossimo 12 maggio.


Fonte: Agenzia Entrate - Anna Maria Badiali

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Elenchi Intrastat anche per le prestazioni di servizi?

La Commissione, in data 17 Marzo 2008, ha diffuso una comunicazione, con la quale viene formalizzata una proposta di direttiva, avente ad oggetto la modifica dell'articolo 262 della direttiva 2006/112/Ce; la modifica consiste nell'estendere l'obbligo di presentare il modello Intrastat anche nei casi di prestazioni di servizi, per le quali è il committente che deve assolvere l'imposta mediante il meccanismo del reverse charge.

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Le novità Iva per le prestazioni di servizi.

Il 12 Febbraio 2008 il Consiglio Ecofin ha approvato il pacchetto Iva, contenente novità in materia di imposta sul valore aggiunto. Le nuove disposizioni saranno operative a partire dal 1° Gennaio 2010. La fonte di tali novità è rappresentata dalla direttiva comunitaria 2008/8/Ce. Tra le novità vi è quella riguardante le prestazioni di servizi, rese a soggetti passivi residenti in uno Stato membro diverso da quello del prestatore: in tali casi assume rilevanza, ai fini Iva, il luogo del committente.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Quesito: previdenza complementare CUD 2008.

Nel cud 2008 ho un importo di euro 468,84 al punto 38, e nulla al punto 39 (contributi prev.comp.)
Vorrei sapere se nella compilazione del mod.730/2008 è obbligatorio in colonna 1 del rigo E28 (contributi a deducibilità ordinaria) indicare l’importo del punto 38 CUD, pur non avendo nulla indicato al punto 39.

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Familiari a carico su 730/2008.

Da quest’anno è obbligatoria la dichiarazione anche per chi è fiscalmente a carico (fino ad un reddito massimo pari a 2.840,51 al lordo degli oneri deducibili) ma possiede redditi da fabbricati di importo superiore a 500 euro.

Quindi si deve presentare la dichiarazione congiunta e se il coniuge rientra entro la soglia si può indicarlo anche tra i familiari a carico. Quanto alle detrazioni, però, il coniuge a carico dovrà obbligatoriamente indicare quelle che le spettano per le spese di ristrutturazione, e se l’importo supera le tasse dovute non potrà recuperarlo in alcun modo.

La detrazione per ristrutturazione spetta al familiare del proprietario dell’immobile solo nel caso in cui fatture e bonifici risultino a lui intestati. Per quel che riguarda invece le spese sanitarie, si può fruire della detrazione per la parte che non trova capienza nell’imposta lorda del coniuge a carico.


Fonte: Repubblica

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venerdì 18 aprile 2008

Quesito: dichiarazione reddito da fabbricato.

Mio marito per il 2007 ha avuto come reddito un assegno di ricerca esente da irpef.
Nel 2007 ha avuto anche un reddito da fabbricato suo sino al 5 giugno 2007 e poi ceduto. Per questo immobile prendeva un canone annuo di affitto di 2550 euro che ripartito nei giorni di suo possesso risulta essere un reddito di circa 1200 euro.
Deve presentare la dichiarazione??
Posso metterlo come coniuge a carico sulla mia dichiarazione??
Posso dichiarare io le suo spese detraibili (spese per intermediazione immobiliare per casa comprata intestata ad entrambi, spese SSN dell'assicurazione auto, spese per assicurazioni contro gli infortuni) ??

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Quesito: elenco banche convenzionate.

a Finanziaria 2008 riporta:

322. Le banche appositamente convenzionate con il Ministero dell'economia e delle finanze sono autorizzate alla stipula di contratti di mutuo ventennale fino a 300.000 euro con i titolari di edifici situati nei centri storici dei comuni con popolazione inferiore a 100.000 abitanti, per il restauro e per il ripristino funzionale degli immobili, o di porzioni di essi, ponendo il totale costo degli interessi a carico del bilancio dello Stato.

Dove posso trovare l’elenco di queste banche appositamente convenzionate con il Ministero dell'economia e delle finanze?

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giovedì 17 aprile 2008

Quesito: familiari a carico su 730.

Mia moglie e’ a mio carico con due figlie.


Lei ha un reddito da fabbricati (inferiore a quello necessario per presentare dichiarazione)
e quest’anno ha pero’ da dedurre spese di ristrutturazione dello stesso immobile.

Volevo dunque chiedervi:

metto tutte le sue cose (reddito fabbricati, deduzione e spese varie tipo quelle sanitarie)
solo sulla mia dichiarazione in quanto unico percettore di reddito e lei non presenta niente?

oppure: reddito fabbricati e deduzione vanno sulla sua dichiarazione congiunta
che deve presentare (mentre altre spese vanno sulla mia parte)?

E ancora vi chiederei un consiglio su come conviene mettere la deduzione
per le ristrutturazioni: che differenza c’e’ tra 3, 5 e 10 anni?

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Quesito: detrazioni per impianto di condizionamento.

NEL 2007 HO MONTATO UN IMPIANTO DI CLIMATIZZAZIONE NEL MIO APPARTAMENTO ORA HO L
A FATTURA CON I SEGUENTI DATI
FORNITURA DI CLIMA SANYO 9000 INVERTER Q/TA 2 IMPORTO 1.600 euro
POSA IN OPERA
400 euro
IMPONIBILE
2.000 euro
I.V.A. 20%
400 euro
TOTALE FATTURA
2.400 euro
COSA E DOVE DEVO INDICARE SUL MOD 730 PER OTTENERE LE DETRAZIONI

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Quesito: rogito terreno agricolo.

A breve dovrò rogitare un terreno agricolo di 2000 mq, su cui c’e’una concessione edilizia di edificabilità come ampliamento della casa già esistente non ancora ritirata.

Totale del terreno dei miei genitori 4.000 mq con un certificato urbanistico come terra agricola.

Mio padre dovrà fare una donazione di 2000 mq a mio fratello e i restanti 2000 mq al sottoscritto su cui c’èuna concessione edilizia .

La mia intenzione è:

1)fare il frazionamento dell’area con il geometra.

2) andare dal notaio con mio padre per effettuare la donazione di 2000 mq a testa.

Come posso tutelarmi per evitare che ci sia una rivalsa,quindi una richiesta di denaro in un futuro da parte di mio fratello\sua moglie\sue figlie sulla mia terra dove costruirò la casa?

Valore commerciale dei miei 2000 mq di terra con la consessione di 100 mq di edificabilità circa 100.000,00 euro.

Valore commerciale dei 2000 mq di mio fratello come terra agricola circa 10.000,00 euro.

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Quesito: detrazione ICI.

vorrei porre una domanda, si ha diritto alla detrazione sull’imposta dell’ICI per la prima casa che non è però abitazione principale? (chi ha cioè un’unica abitazione di proprietà ma non ci vive perché la concede in affitto essendo a sua volta in affitto in altra abitazione).

E gli interessi passivi sul mutuo si possono detrarre?

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Quesito: spese ricarica cellulare.

vorrei avere delle info in merito alla possibiltà prevista dalla legge finanziaria 2007 circa la detrazione delle spese di ricarica cellulare dell'80%.
Volevo nello specifico sapere quali sono i requisiti da presentare per poterne usufruire.

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martedì 15 aprile 2008

Quesito: interessi passivi prima casa.

Nel 2005 ho acquistato a Reggio Emilia una casa come abitazione principale ed ho acceso un mutuo ipotecario.

L’11.gennaio. 2007 mi sono trasferito per motivi di lavoro a Roseto degli Abruzzi in una abitazione della quale sono comproprietario con mia figlia.

DOMANDA.

POSSO DETRARRE ANCORA GLI INTERESSI PASSIVI PER LA CASA ACQUISTATA A REGGIO EMILIA ANCHE SE ORA NON è Più LA MIA ABITAZIONE PRINCIPALE?

PRECISO CHE IL CAAF-CISL DI REGGIO EMILIA MI HA DETTO SI SOLO PER i redditi del 2007 perché è BASTATA LE RESIDENZA DI 10 GIORNI.

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Quesito: deducibilità costi intermediazione immobiliare.

Gli ultimi giorni di dicembre 2006 ho acquistato un prima abitazione,
sulla quale è stata effettuata la dichiarazione DIA 2008 per i lavori di ristrutturazione.
Nel 2007 ho consegnato allo Studio del Commercialista la fattura dell'agenzia immobiliare con le spese di intermediazione (riportate nel rogito).

Quando sono tornato per la Dichiarazione Redditi 2008 mi è stato comunicato che le spese di intermediazione,
essendo antecedenti al primo gennaio 2007, non è stato possibile detrarle dalla dichiarazione del 2007.
E' corretto ?

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