lunedì 30 giugno 2008

Impugnazione cumulativa: Sentenza n. 16375 del 17 giugno 2008.

Qualora il contribuente impugni una cartella di pagamento (atto consequenziale) denunciandone la nullità per la mancata notifica dell’avviso di accertamento (atto presupposto) il giudice di merito, prima di dichiarare la nullità dell’atto consequenziale, dovrà verificare se la pretesa impositiva sia fondata nel caso il contribuente abbia contestato, sin dal ricorso introduttivo, oltre alla legittimità della cartella esattoriale, anche il merito dell’avviso di accertamento.

E’ quanto affermato dalla Corte di cassazione con la sentenza n. 16375, depositata il 17 giugno 2008.

La controversia trae origine dall’impugnazione di una cartella esattoriale, con la quale era stato intimato il pagamento di una somma, ai fini Iva, in attuazione di un pregresso avviso di rettifica.

La società contribuente deduceva l’illegittimità della cartella per difetto di notifica dell’avviso di accertamento di cui, comunque, contestava il metodo adottato dall’ufficio ai fini della ricostruzione del reddito (nella specie, si trattava di merce venduta senza emettere fatture).

L’adita Commissione tributaria provinciale respingeva il ricorso, affermando la validità della notifica dell’atto di accertamento (atto presupposto) e legittima l’iscrizione a ruolo.

La decisone di primo grado veniva riformata dai giudici di appello, i quali dichiaravano nullo sia l’avviso di accertamento, per difetto di validità della notifica, che la conseguente cartella esattoriale.

In particolare, per la Ctr, l’atto impugnato era stato erroneamente notificato al legale rappresentante della società; posto che ai sensi dell’articolo 145 Cpc (nel testo applicabile ratione temporis), “la notifica doveva essere effettuata dapprima nella sede della società a persona incaricata a ricevere l’avviso di accertamento”.

Avverso tale decisione l’Amministrazione finanziaria proponeva ricorso per cassazione, deducendo che i giudici di appello non avevano considerato che nelle ipotesi di invalida notifica dell’atto di accertamento (atto presupposto), in sede d’impugnazione della cartella esattoriale (atto consequenziale), il giudice adito deve “valutare le contestazioni sul merito della pretesa impositiva”, qualora il contribuente abbia contestato anche il merito della pretesa erariale.

Tanto premesso, la Suprema corte, con la sentenza in commento, ha accolto il ricorso dell’agenzia delle Entrate, affermando che l’impugnazione cumulativa dell’atto presupposto e dell’atto conseguente da parte del contribuente imponeva al giudice adito di pronunciarsi sulla fondatezza della pretesa impositiva prima di dichiarare nullo l’avviso di rettifica, per difetto di valida notifica, e il conseguente avviso di mora.

Il contribuente, difatti, sin dal ricorso introduttivo aveva svolto contestazioni non circoscritte alla legittimità della cartella esattoriale, ma coinvolgenti il merito della pretesa impositiva.

Come affermato dalla recente decisione delle sezioni unite 5791/2008, l’omissione della notifica di un avviso di accertamento costituisce, in linea di principio, un vizio procedurale che comporta la nullità dell’atto consequenziale notificato. Giacché la suddetta nullità può essere fatta valere mediante la scelta consentita dall’articolo 19, comma 3, Dlgs 546/1992, che dà facoltà al contribuente di impugnare solo l’atto consequenziale notificatogli, avvalendosi del vizio derivante dall’omessa notifica dell’atto presupposto, ovvero di impugnare cumulativamente anche l’atto presupposto non notificato, rilevandone i vizi al fine di contestare radicalmente la pretesa tributaria, “spetterà al Giudice adito, interpretando la domanda del contribuente, verificare la scelta compita dal contribuente”.

Di conseguenza, il giudice di merito solo nel primo caso dovrà verificare esclusivamente la sussistenza o meno del difetto di notifica, al fine di pronunciarsi sulla nullità dell’atto consequenziale (cartella esattoriale); nel secondo, sarà tenuto, altresì, a pronunciarsi sulla fondatezza della pretesa impositiva (avviso di accertamento).

Alla luce di tale considerazioni, la Cassazione ha chiarito che la pronuncia del giudice di merito non poteva esaurire i propri effetti nella dichiarazione di annullamento della cartella esattoriale, ma doveva estendersi anche all’avviso di accertamento, investendo radicalmente e per intero la pretesa dell’Amministrazione finanziaria, posto che, nel caso di specie, il contribuente, sin dal ricorso introduttivo, aveva contestato la legittimità della cartella esattoriale unitamente al merito della pretesa tributaria.

Deve, quindi, dedursi che, in deroga al comma 3 dell’articolo 19 del Dlgs 546/1992 (che afferma il principio della autonoma impugnabilità “per vizi propri” degli atti tassativamente indicati nel comma 1 del medesimo articolo), è consentito estendere l’impugnazione di un atto anche ad altri atti precedenti che, pur impugnabili, non siano stati contestati per difetto di notifica. Conseguentemente, il giudizio riguarderà, in questo caso, sia i vizi del primo atto non notificato, sia quelli del secondo atto notificato.


Fonte: Agenzia Entrate

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Le trasformazioni societarie in Unico 2008.

La trasformazione societaria determina l'insorgere di diverse difficoltà nella redazione della dichiarazione dei redditi, Unico 2008. Tali complicazioni sono dovute al fatto che la trasformazione, dal punto di vista civilistico, comporta solamente un mutamento formale dello stesso soggetto, con la conseguenza che esiste un unico esercizio; al contrario, dal punto di vista fiscale, esistono due distinti periodi d'imposta.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Straordinari: dal 1° Luglio parte l'agevolazione.

A partire da domani, 1° Luglio 2008, diverrà operativa la tassazione agevolata su straordinari, lavoro supplementare e premi di produttività, consistente nell'applicazione di un'imposta sostitutiva Irpef e delle addizionali regionali e comunali pari al 10 per cento sulle somme complessivamente corrisposte, le quali dovranno rispettare un limite di 3.000 euro lordi.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Quesito: prima casa cittadino emigrato.

sono un cittadino italiano emigrato da 40 anni in Svizzera, ho venduto una casa in Italia il 13.07.2007, e ora sto per conprare un appartamento sempre in italia in u'altra regione, posso avere il diritto prima casa non avendo li la residenza?, se si per recuperare l'imposta di registro, dopo quando tempo devo riconprare?

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Quesito: regime fiscale cooperativa servizi.

Gestisco una Cooperativa Sociale nata da poco (Onlus di diritto) che svolge servizi di assistenza domiciliare e tra breve dovrebbe svolgere anche servizi socio ricreativi per minori e ragazzi. Avrei bisogno disapere nella fattura da emettere nei confronti dei comuni appaltatori l'iva dovrà essere del 20% o del 4 %?

A che legge devo rifarmi peressere sempre informata sul regime fiscale dei servizi che svolgeremo?Per essere più chiara integro la mia domanda con altri dati: per svolgere le attività la coop è iscritta alla Camera di Commercio nella categoria "Assistenza sociale non resideziali", basta o devo fare altreiscrizioni presso la CCIAA?

I lavori da svolgere saranno:- laboratorio di Murales- Trasporto di minore da famiglia affidataria a famiglia natale

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sabato 28 giugno 2008

Estensione e valore catastale possono determinare una diversa classificazione dell'abitazione principale.

Soltanto l'indagine tecnica dell'ufficio competente può stabilire se il valore catastale e le dimensioni delle pertinenze possono comportare la classificazione di "immobile di lusso" all'abitazione principale e se a queste siano applicabili le agevolazioni fiscali previste per la "prima casa".

Questa la risposta dell'agenzia delle Entrate, espressa con la risoluzione n. 265/E del 26 giugno, a un interpello con il quale vengono richiesti chiarimenti in merito al pagamento, a seguito di dichiarazione di successione, delle imposte ipotecarie e catastali relative a due pertinenze attribuite a una "prima casa". Più precisamente si vuol sapere se, nel caso in questione, è applicabile l'agevolazione prevista dall'articolo 69 della legge 342/2000 e cioè un'imposta fissa di 168 euro per ciascun tributo.

Il dubbio, informa l'istante, nasce dal fatto che l'eredità comprende un'abitazione non di lusso (categoria catastale A/4) e due beni a essa connessi, un garage-autorimessa (categoria C/6) e una soffitta-ripostiglio (categoria C/2), facenti parte dello stesso fabbricato, ma con la particolarità di avere metratura e valore catastale superiori al bene principale. Queste caratteristiche, ci si chiede nell'interpello, possono ostacolare l'estendibilità del beneficio alle due unità immobiliari secondarie?

Premesso che il trasferimento dell'abitazione rientra inequivocabilmente, a giudizio dell'interpellante, tra i parametri richiesti dall'articolo 69, egli ritiene che lo stesso regime possa reputarsi valido anche per gli altri due immobili e porta, a sostegno della sua tesi, la circolare 38/2005 e la definizione di "pertinenza" dettata dall'articolo 817 del Codice civile.

In base ai documenti proposti, il rapporto pertinenziale esiste in presenza di due precisi presupposti: uno di natura oggettiva, secondo il quale la "destinazione deve essere durevole e funzionale a servizio o ad ornamento tra un bene e un altro di maggior importanza ai fini del miglior uso di quest'ultimo"; e uno di natura soggettiva che richiede la "volontà del proprietario della cosa principale ... di porre la pertinenza in rapporto di strumentalità con la cosa principale".

Il richiedente sostiene che il suo caso soddisfatta tali premesse e aggiunge che le dimensioni del bene, secondo la normativa, non pongono alcun limite all'applicazione del beneficio fiscale. Precisa, infine, che le unità catastali in esame (C/2, C/6) sono tra quelle valutate dalla circolare 38, come possibili "pertinenze" di un'abitazione principale acquistata con l'agevolazione.

Le argomentazioni sviluppate dall'Agenzia per formulare la sua risposta sono ampie e articolate. Esse riesaminano in primo luogo l'articolo che disciplina il regime agevolativo e stabilisce i termini secondo i quali possano essere applicate, in misura fissa, l'imposta ipotecaria e catastale, per i trasferimenti di immobili anche a seguito di donazioni e successioni. Il documento di prassi si trova in sintonia con la tesi avanzata dall'interpellante riguardo all'estendibilità della norma alle pertinenze classificate nelle categorie catastali C/2, C/6 e C/7 e conferma valida, ai fini fiscali, la definizione di "pertinenza" data dall'articolo 817.

Ma il punto è un altro, occorre stabilire se garage e soffitta facciano modificare lo status di "prima casa" all'immobile principale, facendogli perdere di fatto i requisiti che lo vedono beneficiare dell'articolo 69.

Prima di pronunciarsi in maniera definitiva, i tecnici analizzano nuovamente nel dettaglio gli elementi soggettivi e oggettivi che determinano il vincolo pertinenziale e, per maggior chiarezza e completezza, rimandano ai numerosi documenti di prassi emessi dall'Agenzia e alle pronunce della Cassazione sull'argomento. Tutti insistono sulla concreta connessione tra i beni. La sussistenza di questa relazione può avvenire però, come afferma la Cassazione con la sentenza 15739/2007, solamente con "un giudizio di fatto".

È per questo che l'Amministrazione finanziaria, esaminate le informazioni in suo possesso, conclude l'analisi affermando che il quesito non può essere risolto attraverso un interpello ordinario. Solamente l'ufficio competente, infatti, è in grado di stabilire se il richiedente abbia o meno diritto all'agevolazione, potendo esso solo constatare concretamente se, a prescindere dalle dimensioni e dal valore catastale, esista effettivamente quel nesso economico-giuridico di strumentalità e di complementarità funzionale richiesti e se le caratteristiche del garage-autorimessa e della soffitta-ripostiglio possano trasformare una "prima casa" in un'abitazione di lusso.


Fonte: Agenzia Entrate

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36% per ascensore installato a proprie spese da un condomino.

Per le spese relative all'istallazione di un ascensore nel cavedio condominiale, non approvata dall'assemblea condominiale ma preventivamente autorizzata da parte del Comune, il condomino - unico finanziatore dell'intervento (riconducibile alla categoria della manutenzione straordinaria e finalizzato all'eliminazione di barriere architettoniche) - può usufruire della detrazione del 36%, limitatamente però alla parte di spesa riferibile alla quota a lui imputabile sulla base della tabella condominiale di ripartizione millesimale.
Sintesi della notizia pubblicata in Ipsodaily - Quotidiano di informazione su fisco, lavoro e impresa
(Risoluzione Agenzia delle Entrate 25/06/2008, n. 264/E)

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Elenchi Iva: Decreto legge n. 112 del 25 giugno 2008.

Gli elenchi clienti e fornitori, rispolverati nel 2006 dal decreto “Visco-Bersani”, tornano in soffitta. Addio anche alla tracciabilità dei compensi per i professionisti, che non saranno più obbligati a tenere un conto corrente “dedicato”, anche se non in via esclusiva, all’attività dello studio, e potranno incassare le loro parcelle anche in contanti e non più solo tramite bonifico o strumenti elettronici. Limiti meno stringenti all’uso del contante e degli assegni senza la clausola “non trasferibile”: il paletto viene innalzato da 5.000 a 12.500 euro.

Sono alcune delle novità contenute nella “manovra d’estate” entrata ieri in Gazzetta Ufficiale. Nel decreto vengono inoltre fissati nuovi termini per la pubblicazione degli studi di settore, che, a partire dal 2009, dovrà avvenire entro il 30 settembre del periodo d’imposta nel quale entrano in vigore.

Clienti e fornitori, ritorno al passato

Sarà solo un ricordo, dunque, l’obbligo di predisporre e inviare all’agenzia delle Entrate gli elenchi dei clienti e dei fornitori. L’adempimento, soppresso nel 1994 (Dl 357/94) e reintrodotto nel 2006 dal “Visco-Bersani” (Dl 223/2006), viene infatti cancellato dall’articolo 33 del decreto legge di manovra. La norma imponeva a imprenditori e professionisti che effettuano cessioni di beni o prestazioni di servizi in Italia di predisporre l’elenco dei soggetti nei cui confronti, nel corso dell’anno, avevano emesso fatture e quello dei titolari di partita Iva da cui avevano effettuato acquisti rilevanti ai fini dell’applicazione dell’imposta sul valore aggiunto. Gli elenchi, che dovevano riportare codice fiscale e partita Iva di ciascun soggetto, importo delle operazioni effettuate e della relativa imposta, ed eventuali note di variazione, andavano trasmessi, esclusivamente in via telematica, direttamente o tramite soggetti abilitati, entro il 29 aprile dell’anno successivo a quello di riferimento, pena l’applicazione di una sanzione da 258 a 2.065 euro; uguale sanzione era prevista nei casi di invio con dati incompleti o non veritieri.

Il pagamento al professionista perde il conto

Stop alle norme che imponevano agli esercenti arti e professioni, anche in forma associata, di tenere uno o più conti correnti bancari o postali dedicati, anche se non in via esclusiva, ai compensi e alle spese relativi all’esercizio dell’attività. Via libera, invece, ai contanti: cade infatti, per gli stessi soggetti, l’obbligo introdotto dal Dl “Visco-Bersani” di incassare i pagamenti esclusivamente tramite strumenti finanziari “tracciabili”, come assegni non trasferibili, bonifici, sistemi elettronici e altre modalità di pagamento bancario o postale. Le disposizioni ora abrogate, contenute nell’articolo 35 (commi 12 e 12-bis) del Dl 223/2006, fissavano un tetto a 100 euro per i pagamenti in contanti a partire dal 1° luglio 2009, a 500 per il periodo 1° luglio 2008-30 giugno 2009 e a 1.000 euro per quelli effettuati fino al 30 di questo mese.

Meno limiti alla circolazione di contanti e assegni liberi

Più che raddoppiato, da 5.000 a 12.500, il tetto massimo di denaro contante e titoli al portatore liberamente trasferibili.

Identica sorte per il limite di assegni bancari e postali in forma libera: fissato a 5.000 euro dal Dlgs 231/2007, sale ora a 12.500. Ciò vuol dire che solo i titoli di credito di importo pari o superiore a tale cifra dovranno recare clausola di non trasferibilità e indicazione del nome o della ragione sociale del beneficiario.

Per gli assegni in forma libera, inoltre, cade l’obbligo di indicare il codice fiscale del girante, mentre resta l’imposta di bollo di 1,50 euro.

A quota 12.500 euro, contro gli attuali 5.000, anche il saldo massimo consentito al 30 giugno 2009 per i libretti di deposito bancari o postali al portatore.

Gli studi di settore trovano l’anticipo

Pubblicazione anticipata, infine, per gli studi di settore. L’articolo del decreto che manda in pensione gli elenchi clienti e fornitori contiene infatti anche una modifica al regolamento che detta tempi e modalità di applicazione degli studi (Dpr 195/99). In particolare, è stabilito che per quest’anno essi dovranno essere pubblicati in Gazzetta entro il 31 dicembre, mentre a regime dall’anno prossimo dovranno trovare l’ufficialità entro il 30 settembre del periodo d’imposta nel quale entrano in vigore. Finora, gli studi potevano essere pubblicati in extremis anche fino al 31 marzo dell’anno successivo.


Fonte: Agenzia Entrate

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Irap e lavoratori autonomi: istruzioni per l'assoggettabilita' dell'imposta.

In mancanza di autonoma organizzazione i lavoratori autonomi non sono tenuti a pagare l'Irap. L'Agenzia delle Entrate con la circolare n. 45 recepisce cosi' l'orientamento della Corte di Cassazione e indica i requisiti necessari per configurare un'autonoma organizzazione.Due sono quelli principali: l'impiego, in modo non occasionale, di lavoratori dipendenti o collaboratori e l'utilizzo di beni strumentali che, per quantita' o valore, eccedono le necessita' minime per l'esercizio dell'attivita'. Nella circolare si precisa inoltre che per valutare la sussistenza o meno di autonoma organizzazione e' possibile far riferimento ai parametri previsti per il regime dei minimi. Tuttavia laddove un soggetto titolare di reddito d'impresa possegga i requisiti per l'accesso a tale regime, sara' comunque tenuto al pagamento dell'Irap. La produzione di reddito d'impresa costituisce infatti di per se' elemento atto a configurare l'esistenza di autonoma organizzazione.Per individuare gli elementi che connotano l'autonoma organizzazione gli uffici sono dunque invitati a: esaminare le dichiarazioni, con specifico riguardo al quadro concernente i redditi di lavoro autonomo; porre particolare attenzione ai modelli per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell'applicazione degli studi di settore; valutare i beni strumentali utilizzati dal contribuente; controllare i contratti registrati; raccogliere ulteriori elementi interrogando l'anagrafe tributaria.

Fonte: Agenzia Entrate

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Spese di ristrutturazione dello studio professionale.

Le spese per la ristrutturazione di immobili adibiti a studi professionali possono essere dedotte nel loro intero ammontare per il periodo di imposta nel quale sono state sostenute, quando si tratti di piccola manutenzione ovvero dipendano non da vetustà o caso fortuito, bensì da deterioramento prodotto dall'utilizzazione del bene. Diversamente, i costi relativi ad opere qualificabili come lavori di ristrutturazione dell'immobile sono deducibili esclusivamente in quota annuale di ammortamento.
Sintesi della notizia pubblicata in Ipsodaily - Quotidiano di informazione su fisco, lavoro e impresa
(Cassazione civile Sentenza, Sez. Trib., 17/06/2008, n. 16350)

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Violazioni di natura fiscale: decide il giudice tributario.

Le Sezioni unite della Corte di Cassazione, con sentenza numero 14827 del 5 Giugno 2008, hanno chiarito che, sulle controversie relative a sanzioni irrogate da uffici finanziari, a seguito di furti di energia elettrica, la competenza spetta al giudice tributario. La Cassazione arrivata a tale conclusione, in quanto trattasi di violazione di un tributo, quale l'imposta erariale sull'energia elettrica.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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Fondi immobiliari: la ritenuta passa al 20 per cento.

Dal 25 Giugno 2008, dovrebbe essere pubblicato sulla "Gazzetta Ufficiale" un provvedimento riguardante i fondi immobiliari. Il documento, all'articolo 82, comma 17, opera una distinzione tra i fondi immobiliari "familiari" e "altri" fondi immobiliari; su entrambi i tipi di fondi, nel caso in cui vengano attributi i proventi, la misura del prelievo fiscale viene portata al 20 per cento. Si segnala la reintroduzione dell'imposta patrimoniale per i fondi immobiliari familiari, pari all'1 per cento.

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Chiarimenti ATECO 2007: Risoluzione n. 262/E del 24 giugno 2008.

L'Agenzia, con risoluzione n. 262/E del 24 giugno, ha risposto ad alcuni quesiti sulla corretta indicazione dei codici delle attività economiche, formulati dalle associazioni di categoria a seguito dell'adozione della nuova tabella Ateco 2007.

Errata indicazione del codice attività prevalente

L'indicazione, nella comunicazione annuale dei dati Iva, di uno dei codici differenziati al posto di quello dell'attività prevalente non è sanzionabile se, in seguito, il contribuente riporta correttamente, nella dichiarazione annuale Unico 2008, in quella Iva 2008 o nella dichiarazione di variazione dati, il codice dell'attività prevalente. Questa la precisazione dell'Agenzia sul quesito volto a chiarire se è punibile il soggetto che inserisce un codice attività errato nella comunicazione annuale dei dati Iva e, successivamente, corregge l'errore indicando quello giusto nella dichiarazione Unico 2008.

Cessazione automatica del vecchio codice

Una volta inserito il nuovo codice dell'attività prevalente nel modello AA7/9 o AA9/9, quello precedente cessa automaticamente; non è pertanto è necessaria un'apposita dichiarazione da parte del contribuente.

Riclassificazione di un'attività

Per quanto riguarda le modalità di inserimento degli ulteriori codici differenziati previsti dalla nuova tabella Ateco 2007, l'Agenzia precisa che, nel caso in cui dalla riclassificazione di un'attività già svolta al 31/12/2007 derivino più codici, è necessario inserirli nel quadro G del modello AA7/9 o AA9/9, barrando la casella "A" anche in assenza di un effettivo inizio di attività. Con la tabella di raccordo si potranno poi collegare le altre attività alla nuova Ateco 2007.

Consultazione del cassetto fiscale

In merito al quesito volto a chiarire se, nel caso di invio telematico del modello AA7/9 o AA9/9, è necessario cessare e sostituire i codici precedenti relativi alle altre attività esercitate con quelli della tabella Ateco 2007, l'Agenzia sostiene che bisogna consultare il cassetto fiscale e verificare se i dati siano o meno registrati in Anagrafe tributaria. Nel primo caso occorre indicare nel quadro G il codice di ciascuna attività e barrare in corrispondenza la casella C. Se invece i dati non risultano registrati (in quanto gestiti in modalità manuale), il contribuente - anche se non obbligato - potrà indicarli, con la data pregressa di inizio validità, soltanto allo scopo della loro acquisizione in Anagrafe e barrerà la casella C. Riporterà poi i nuovi codici Ateco 2007, barrando la casella A.


Fonte: Agenzia Entrate

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Finte ristrutturazioni: Commissione tributaria regionale Toscana.

La prova della fittizietà dei lavori di ristrutturazione edilizia e, di conseguenza, dei relativi costi portati in deduzione, può essere fornita con presunzioni che abbiano il carattere delle gravità della precisione e della concordanza.

Questo, in estrema sintesi, è quanto affermato dai giudici della Ctr di Firenze con la sentenza 42/30/07, depositata il 31 gennaio 2008. La controversia derivava da una verifica della Guardia di finanza, in cui era stato contestato che un contribuente, svolgente un'attività nel settore turistico-alberghiero:

sotto il profilo attivo, tramite l'elaborazione di questionari ai clienti, aveva omesso di fatturare parte dei ricavi conseguiti

sotto il profilo passivo, aveva portato in deduzione costi derivanti da lavori di ristrutturazione, risultati mai eseguiti sull'immobile condotto in locazione per lo svolgimento della predetta attività.

L'avviso di accertamento veniva impugnato dal ricorrente, lamentando che, relativamente alle poste attive del recupero, l'omessa fatturazione contestata era irrisoria rispetto al volume d'affari dell'anno. Relativamente ai costi indeducibili, poi, veniva denunciata l'assenza di prova, "non fornita" dall'Amministrazione, della falsità dei documenti giustificativi; a tal proposito, si ricordava come fosse inammissibile nel processo tributario la dichiarazione del proprietario dell'immobile circa l'inesistenza dei lavori de quibus.

L'Agenzia, nel costituirsi in giudizio, aveva eccepito che era più che legittimo il recupero effettuato in base alle risposte ai questionari e che i costi di ristrutturazione andavano disconosciuti in base a tutta una serie di fatti:

dall'Anagrafe tributaria risultava che le ditte esecutrici dei lavori erano evasori totali

il contratto di locazione prevedeva l'acquisizione del consenso scritto del locatore per eventuali modifiche o innovazioni sul bene

la proprietaria dell'immobile aveva dichiarato che all'atto della restituzione del bene stesso non aveva rilevato alcuna ristrutturazione.

Il ricorso in primo grado veniva accolto limitatamente alla questione dei costi indeducibili, in quanto non era stata fornita la prova dell'inesistenza dei lavori.

Le Entrate impugnavano in appello il capo di propria soccombenza, evidenziando come i primi giudici avessero errato nel ritenere che gli elementi offerti non erano idonei a fondare il recupero dei costi; il contribuente, invece, non si costituiva in giudizio, prestando, quindi, acquiescenza alla parte di sentenza sfavorevole.

Il collegio fiorentino, con la sentenza in commento, ha preliminarmente ammesso al giudizio la dichiarazione del proprietario rilevando che "in quanto raccolta nella fase procedimentale e resa da un soggetto estraneo al rapporto contribuente-erario, è utilizzabile ai fini della decisione anche se assume il valore probatorio proprio degli elementi e necessita del supporto di altri riscontri".

Inoltre, in ossequio all'orientamento consolidato della giurisprudenza di legittimità (citando le sentenze della Cassazione 416/2001 e 3646/2004), rilevando che le presunzioni possono assurgere a mezzi di prova quando hanno i requisiti della gravità (alta probabilità del fatto desunto), precisione (determinatezza dei fatti noti) e concordanza (convergenza di tutti i fatti noti verso la dimostrazione del fatto desunto), la Commissione ha evidenziato che tali condizioni erano presenti nel caso dedotto in giudizio.

In dettaglio, in base alla regola di giudizio adottata, con motivazione ineccepibile, è stato affermato che "il concorso degli elementi presuntivi sopra riferiti (dichiarazione del proprietario, interrogazione anagrafe tributaria, etc.), tutti ben determinati nella loro realtà storica, uniti alle circostanze che le fatture prodotte sono estremamente generiche senza il minimo riferimento alla natura e qualità dei lavori che, stante l'importo, avrebbero dovuto comportare delle modifiche nei locali immediatamente individuabili, e che i pagamenti sono stati indicati come avvenuti in contanti nonostante si tratti di cifre abbastanza consistenti senza corrispondenti movimenti bancari, portano a ritenere certa la circostanza che nessun lavoro edile è stato seguito nei locali durante la conduzione …(del contribuente), il quale neppure nel ricorso introduttivo ha specificato in cosa consistessero tali lavori e la loro necessità".

Commento

La sentenza in esame è interessante sotto l'aspetto della prova che deve essere fornita da parte dell'Amministrazione per dimostrare che un'operazione inserita in contabilità sia in realtà inesistente. I giudici hanno fatto, in primo luogo, buon governo dei principi emersi in sede di giurisprudenza di legittimità. Infatti, la Suprema corte ha evidenziato, sempre in tema di operazioni inesistenti, che "i fatti costitutivi della pretesa tributaria possono essere inseriti dall'amministrazione Finanziaria in base a presunzioni semplici, che possono, pure, nella fase contenziosa, costituire prova della relativa fondatezza, e che, a fronte di una tale prova presuntiva offerta dall'Ufficio, incombe sul contribuente l'onere di dedurre e provare i fatti impeditivi, modificativi o estintivi della predetta pretesa" (Cassazione, sentenza 8959/2003).

Ancora, in un altro caso simile, dove si discuteva di come andasse ripartito l'onere probatorio, la Suprema corte ha specificato che "l'onere di provare la veridicità delle fatture, per il contribuente, scatta soltanto quando gli organi di controllo fiscale adducono elementi che fanno almeno sospettare della non veridicità delle fatture" (sentenza 17799/2007).

Significativa è per la fattispecie in esame, infine, la sentenza della Cassazione 18710/2005, la quale ha accolto il ricorso delle Entrate, ritenendo errata una pronuncia di secondo grado per i cui giudici estensori spettava all'Agenzia la prova sull'inidoneità di un immobile all'effettuazione di determinati lavori edili, ritenuti per tale ragione inesistenti.


Fonte: Paolo Napolitano Agenzia Entrate

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Promotori finanziari: Risoluzione n. 258/E del 23 giugno 2008.

Le somme incentivanti destinate da una banca a confluire in un piano d’accantonamento condizionato a favore dei promotori finanziari, con cui la stessa ha un rapporto d’agenzia, hanno natura di sopravvenienze attive.

Questo in estrema sintesi il chiarimento fornito dall’agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 258/E del 23 giugno.

Il caso

Un promotore finanziario chiedeva se fossero assoggettabili a tassazione separata in base all’articolo 17, comma 1, lettera i), del Tuir, alcune somme corrispostegli dalla banca con cui aveva un rapporto di agenzia a tempo indeterminato. In particolare, l’istante faceva presente che nel 2002 la banca aveva istituito un piano decennale di accantonamento a favore di alcuni promotori finanziari.

Circa tre anni dopo, però, l’istituto di credito aveva proposto a questi ultimi di sottoscrivere un nuovo contratto di agenzia, che non prevedeva più il predetto piano. Proprio per il venir meno del piano nel quale, negli anni precedenti, erano confluiti gli accantonamenti, la proposta del nuovo contratto di agenzia era accompagnata da quella di una transazione che aveva a oggetto l’attribuzione di una somma a titolo di liquidazione di tali premi.

Il promotore finanziario aveva deciso di accettare quella somma, ma non di firmare il nuovo contratto di agenzia, al che la banca gli negava la somma, a suo parere indissolubilmente legata alla firma del contratto.

L’autorità giudiziaria adita, a questo punto, dal promotore finanziario esprimeva un giudizio favorevole a quest’ultimo.

Oggetto del quesito formulato all’agenzia delle Entrate era proprio il trattamento fiscale della somme liquidate al promotore in esecuzione della sentenza.

La risposta dell’Agenzia

I tecnici dell’Amministrazione finanziaria hanno ritenuto che tali somme dovessero essere tassate come sopravvenienze attive e che non potesse essere condivisa la soluzione prospettata dal promotore, in base alla quale le stesse andavano assoggettate a tassazione separata, quali “indennità spettanti a titolo di risarcimento, anche in forma assicurativa, dei danni consistenti nella perdita di redditi relativi a più anni”.

Infatti, a parere dell’Agenzia, il solo fatto che il riconoscimento delle somme sia avvenuto in seguito a sentenza del tribunale non implica che le stesse assumono natura risarcitoria. Al contrario, dalla motivazione della sentenza si deduce che la natura dei premi accantonati, di “incentivi, integrativi del sistema di provvigioni standard”, rimane tale.

Il tribunale ha, cioè, riconosciuto al promotore le somme incentivanti in quanto ha ritenuto che il diritto alle stesse sarebbe venuto meno solo se lo scioglimento del rapporto di agenzia fosse stato imputabile al promotore e non alla banca.

Per quanto riguarda la concorrenza al reddito, tali somme vanno imputate, in base al principio di cui all’articolo 109, comma 1, del Tuir, nell’esercizio in cui il diritto alla percezione delle stesse diventa certo nell’esistenza e determinabile nell’ammontare. Pertanto, se la liquidazione fosse avvenuta alla scadenza naturale del contratto, l’imputazione al reddito sarebbe avvenuta nell’esercizio di scadenza; nella fattispecie prospettata, invece, l’esercizio interessato è quello in cui è intervenuta la sentenza del tribunale.

Chiarimenti sulla natura del reddito prodotto dai promotori finanziari

L’articolo 55 del Tuir stabilisce che “Sono redditi d’impresa quelli che derivano dall’esercizio di imprese commerciali. Per esercizio di imprese commerciali si intende l’esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva, delle attività indicate nell’art. 2195 del codice civile…”.

Che l’attività esercitata dai promotori finanziari rientri nell’articolo 2195, n. 5, del Codice civile, produttiva, quindi, di reddito d’impresa, era stato chiarito con la risoluzione 267/1995, documento con cui l’Amministrazione finanziaria aveva risposto ad alcuni interrogativi dell’Associazione nazionale agenti servizi finanziari (Anasf), posti a seguito dell’entrata in vigore della legge 1/1991 (istitutiva dell’albo dei promotori).

In particolare, poiché l’attività svolta da questi ultimi era rimasta sostanzialmente invariata, nonostante la perdita dello “status giuridico di agenti di commercio”, rispetto a quella svolta dai consulenti finanziari, veniva chiesto se, ai fini della determinazione del reddito, fossero applicabili le medesime disposizioni ovvero quelle degli agenti di commercio.


Fonte: Agenzia Entrate

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Fatture analogiche ed elettroniche: Risoluzione n. 260/E del 23 giugno 2008.

Pur in assenza di contabilità separata, è possibile emettere e conservare le fatture destinate allo stesso cliente sia in formato elettronico che in formato analogico, a condizione che per una medesima linea di attività e nei confronti del medesimo cliente sia adottata un'unica modalità di emissione e conservazione delle fatture.

E' in sintesi il contenuto della risoluzione n. 260/E del 23 giugno.

Esame del caso

Una società appartenente a un gruppo multinazionale operante nel settore petrolifero ha manifestato l'intenzione di emettere fatture elettroniche nei confronti dei clienti di una linea di attività, contraddistinta da un marchio specifico, e gestita tramite contratti di netting. Si tratta di contratti di distribuzione di combustibili per autotrazione, in base ai quali la cessione del carburante avviene direttamente dalla società produttrice all'acquirente finale; tale cessione è documentata tramite l'emissione della fattura (e non tramite la scheda carburante). La società, a sua volta, acquista il combustibile dal gestore dell'impianto di distribuzione, presso cui avviene materialmente il rifornimento.

Per le fatture relative a tale linea di attività è intenzione dell'istante emettere fatture elettroniche nei confronti dei clienti che prestino il proprio assenso.

Tuttavia, i clienti della linea business gestita tramite i contratti di netting possono avere rapporti contrattuali con l'istante anche per altre attività, non gestite con contabilità separata e per le quali la società non intende emettere fatture elettroniche; ciò non consente di utilizzare un'unica tipologia di fatture (elettroniche o analogiche) per certificare le operazioni attive realizzate nei confronti dello stesso cliente.

L'emissione delle fatture elettroniche viene affidata in outsourcing secondo una complessa struttura organizzativa che prevede il coinvolgimento di quattro soggetti.

La gestione amministrativa dei contratti di netting è curata in maniera accentrata per tutte le società del gruppo da un'unica società, con sede in Olanda; questa, a sua volta, affida l'attività di emissione delle fatture analogiche a una società belga estranea al gruppo. Per le sole fatture elettroniche, la società belga si limita all'aggregazione dei dati, mentre l'emissione delle fatture è effettuata da una società francese, che provvede ad apporre ai singoli documenti il riferimento temporale e la firma elettronica qualificata e a informare il destinatario che la fattura è a sua disposizione su un sito web dedicato. La società francese cura, inoltre, anche gli adempimenti necessari per la conservazione e l'archiviazione delle fatture elettroniche.

La risposta dell'Agenzia

L'agenzia delle Entrate, nell'esaminare l'articolazione della procedura di emissione delle fatture elettroniche, ha rilevato, in primo luogo, la maggiore parcellizzazione della procedure in esame rispetto a quella descritta nella circolare 45/2005.

La fase dell'aggregazione dei dati e quella dell'emissione delle fatture elettroniche sono, infatti, tenute distinte e affidate a soggetti diversi. Tale distinzione di per sé non ostacola il corretto svolgimento del procedimento di fatturazione, a condizione che risulti rispettata la tempistica di emissione delle fatture.

E', inoltre, indispensabile che l'istante autorizzi espressamente il soggetto terzo (società francese) all'emissione della fattura per suo conto e che le parti si accordino circa le procedure da seguire.

Come già precisato in precedenza (risoluzione 161/2006), chi affida a terzi l'incarico di emissione delle fatture elettroniche continua a rispondere nei confronti dell'Amministrazione finanziaria per la corretta certificazione delle operazioni rilevanti ai fini Iva, nonché per la tenuta e conservazione della contabilità.

La possibilità di convivenza tra fatture analogiche e fatture elettroniche era già stata ammessa con la circolare 36/2006 "a condizione che…per ogni singolo cliente o fornitore sia utilizzata un'unica modalità di conservazione per l'intero periodo d'imposta, in modo che le fatture emesse o ricevute risultino annotate tutte nel medesimo registro sezionale".

Più recentemente, con la risoluzione 267/2007, era stato precisato che un contribuente che svolge più attività rilevanti ai fini Iva, gestite con contabilità separate, può emettere nei confronti dello stesso cliente sia fatture elettroniche, riferite a un settore omogeneo di attività, registrate in un apposito registro sezionale (o in un sotto-sezionale dell'unico registro) tenuto per la specifica attività e conservate in formato elettronico, sia fatture analogiche, riferite a un diverso settore omogeneo di attività, registrate in un apposito registro sezionale (o in un sotto-sezionale dell'unico registro) tenuto per una diversa attività specifica e conservate in formato analogico.

A ulteriore chiarimento, la risoluzione 260/2008 ha affermato, come anticipato, che, pur in assenza di contabilità separata, è possibile emettere e conservare le fatture destinate allo stesso cliente sia in formato elettronico che in formato analogico, a condizione che per una medesima linea di attività e nei confronti del medesimo cliente sia adottata un'unica modalità di emissione e conservazione delle fatture.

Infine, è stato precisato che l'adozione di una modalità unica, per periodo d'imposta, di emissione e conservazione delle fatture nei confronti di uno stesso cliente per la medesima linea di attività deve essere rispettata soltanto quando ciò sia materialmente possibile e, dunque, non quando, ad esempio, il consenso all'invio delle fatture elettroniche (ovvero la sua revoca) intervenga in corso d'anno, poiché in tal caso i registri sezionali risultano già istituiti.


Fonte: Agenzia Entrate

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Quesito: chiusura partita iva e fallimento.

vorrei sapere se è vero che chiudendo la partita ivapresso la camera di commercio, una società a responsabilità limitatanon rischia procedure fallimentari.Un mio amico è socio di una srl chesl momento non sta navigando in buone acque, gli è stato suggerito dichiudere momentaneamente la partita iva e la posizione alla camera dicommercio della sua città Messina e, che in un secondo momento,sperando in una ripresa del lavoro nel suo settore , potrà riaprire.

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Quesito: detrazione interessi passivi su mutuo.

Caro commarcialista ho acceso come si dice un mutuo da pochi mesi vorrei sapere come posso detrarre gli interessi passivi e soprattutto quanto recuperei su circa 4000 eurodi interessi passivi.Sono un piccolo imprenditore agricolo con un volume di affari di circa 15000 euro annui e mia moglie è bracciante con suo reddito.

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Quesito: modalità pagamento massaggiatore.

Un libera professionista –massaggiatore ..viene pagato a ora o percentuale sul prezzo del trattamento?

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giovedì 26 giugno 2008

Quesito: eredità in caso di testamento olografo.

in seguito alla morte di mio nonno e' stato pubblicato un testamento olografo che divide tra tre eredi i seguenti beni ereditari:2 appartamenti 1 terreno edificabileUn erede si e' opposto alla successione testamentaria richiedendo la ripartizione in maniera legittima dei beni, e il rimborso dei 26 anni di affitto per una casa ceduta a noi in comodato d'uso gratuito dalla testatrice nell 83. Esiste tuttavia un contratto di comodato d'uso gratuito, ma non e' registrato......... Puo' esser chiesta la nullita' del comodato d'uso?Cosa potrebbe realmente pretendere questo erede?

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Quesito: cessazione attività agricola.

Sono un coltivatore diretto e dall'ottobre 2007 sono titolare di pensione inps di anzianità. In questi mesi ho ridotto il carico del bestiame sia bovini che suini. Vorrei cancellarmi dall'INPS e non pagare più i contributi, tenuto conto che le spese superano di gran lunga le entrate, il prodotto è principalmente ad uso personale. Ho chiesto informazioni e tutti, mi dicono che devo addirittura cedere la mia azienda, non posso più essere proprietario delle mie cose, frutto del lavoro di una vita. Gradirei un consiglio , all'interno delle regole, per come comportarmi. Non vorrei perdere le mie cose.

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Quesito: note variazione con dichiarazione di intento.

Se in data 31/05/08 ho emesso una fattura nei confronti di un cliente, per il quale ho ricevuto la dichiarazione d'intento valevole dal 01/06/08, e in data 16/06 mi rende della merce non conforme consegnata con la fattura di maggio. Facendo la nota di accredito in giugno, quando è in corso la dichiarazione, devo emettere l'accredito assoggettandolo ad IVA oppure mettendo la non imponibilità? Di solito le note di variazione devono seguire la fattura originaria, pertanto in questo caso dovrei applicare l'imposta del 20%, indipendentemente da quando emetto l'accredito. E' corretto?

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Quesito: compilazione UNICO.

Chido cortesemente un aiuto per quanto riguarda la compilazione Unico persone fisiche. Il ns. cliente fino al 02/10/2007 è risultato RESIDENTE in Italia, è dunque passato più della metà dell' anno 2007; il problema che pongo è il seguente: dato che il ns. cliente ora non è più residente in Italia ma in Spagna, come dovrò compilare l' Unico? la sua nuova residenza deve comparire? Se non deve comparire dove manderanno tutte le comunicazioni? Al vecchio indirizzo in Italia? e le imposte come le pagherà, come residente o no....?

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Quesito: ritenute su contratto di prestazione opera intellettuale.

Salve, collaboro come docente esterna in una scuola pubblica nei percorsi di alternanza scuola lavoro e altri progetti Pon. Nei miei contratti ho indicato il compenso orario lordo che mi verrà corrisposto ad es. euro 40 per 8 ore di lezione (euro 320).So delle detrazioni del 20%,ma, come mai nella cedola di pagamento mi viene indicato un importo di 294,96 e non 320?Vorrei sapere che altri tipi di detrazioni fanno, tipo una tassa regionale!!

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Quesito: vendita parti immobile non condonate.

sarei interessata ad acquistare un immobile che ha un terrazzo che è stato chiuso ma non è stato condonato nel 2005. Le pongo le seguenti domande:- può il proprietario dell'immobile risolvere la situazione prima della vendita, con qualche sanatoria straordinaria?-nel caso di vendita senza condono, il nuovo proprietario rischia una sanzione solo economica o anche penale?

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Quesito: fac-simile contenzioso.

POTREI AVERE PER CORTESIA UN FAC SIMILE DEL GIUDIZIO DI OTTEMPERANZA?

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Quesito: pignoramento beni precetto ingiuntivo.

la mia compagna ha ricevuto un precetto ingiuntivo , siccome ha la residenza presso la mia abitazione , qualora ci fosse un eventuale pignoramento dei suoi beni , possono avvalersi anche dei miei ?Ho saputo che esiste un accomodato di uso gratuito , posso fare una registrazione in tal senso propio per tutelare , quello che c'e' presso la mia abitazione.

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Quesito: nuove regole ICI.

Le espongo il mio caso: mio padre, pensionato ex coltivatore diretto ha casa (fifamiliare) nel proprio appezzamento di terreno. In questa casa ci sono due appartamenti, il primo appartamento (dove abita lui) è come abitazione principale (con la detrazione) e il secondo (dove abitiamo noi: il figlio, la nuora e due nipoti) è inserito come 2^ abitazione con il pagamento ici totale per la seconda casa. Ho sentito che per il figlio, abitante nello stesso edificio, l'abitazione può essere "concessa/data ad uso gratuito". Se così fosse, sarebbe anche per noi la prima casa, con le agevolazioni ai fini dell'ici della prima casa.Ad ogni buon fine, faccio presente che sono figlio unico, che questa situazione è in essere dal 1978; e si pagano indipendentemente le utenze: 2 canoni Enel, 2 Rifiuti solidi urbani, 2 canoni per l'acqua etc.etc.

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martedì 24 giugno 2008

Quesito: termine comodato intracomunitario.

Sulla base di quanto ho potuto appurare, se invio in un altro paese UE un bene in comodato (quindi a titolo gratuito), non effettuo alcuna cessione intracomunitaria, dovendomi limitare a compilare un registro di carico/scarico intracomunitario (art.50 L.427/93).
La mia domanda è la seguente: esiste un tempo limite per il rientro in Italia del bene concesso in comodato ad una controparte intracomunitaria? Si deve applicare la Risoluzione n.252/E del 19-6-2008 che prevede un tempo massimo di 2 anni per la restituzione dei beni, oppure si tratta di casi differenti fra loro e, quindi, non esiste un limite temporale?

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Quesito: calcolo ICI.

Con riferimento agli immobili oggetto di condono edilizio legge 326/2003 ed legge 350 art. 2 comma 41, si chiede di sapere:

1)Come deve essere calcolata L’ ICI dovuta a saldo dei famosi 2 € /mq per gli anni 2003/2004/2005, sulla base della rendita catastale attribuita a seguito di procedura di regolarizzazione, per gli immobili destinati a civile abitazione per i quali i lavori sono stati conclusi a dicembre 2005 e quindi non usabili per il proprietario da dicembre 2005 in quanto in fase di ultimazione:

a- L’ immobile, paga l’ICI per gli anni 2003/2004/2005 come se fosse seconda casa, anche se per il proprietario quell’immobile rappresenta la sua prima ed unica abitazione, nella quale ovviamente non può essere residente perché in fase di ultimazione.

b- L’immobile paga l’ICI sull’area fabbricabile in quanto in costruzione negli anni 2003/2004/2005.

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Quesito: detrazione onorario notaio per cancellazione ipoteca.

HO PAGATO L'ONORARIO AL NOTAIO IN DATA 3/8/2007 PER LA CANCELLAZIONE DELL'IPOTECA PER LA MIA ABITAZIONE PRINCIPALE.POSSO DETRARRE DAL MIO MODELLO UNICO L'IMPORTO DELL'IMPONIBILE DELL'ONORARIO + LA RELATIVA IMPOSTA IPOTECARIA PAGATA???

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Quesito: affiliazione società finanziaria.

Mio padre ha una ditta edile a Milano da più di un anno,ha esperienzanel settore da 30anni e ora sto cercando di farlo avviare nel miglioredei modi.Il punto è questo fino ad ora prendeva i lavori dal suo exdatore di lavoro,e aveva una piccola squadra di muratori,ovviamente icompensi passavano prima dal suo ex datore,quindi mio padre riceve isoldi poco per volta,dovendo pagare tasse e operai non ce la fa più.Iovorrei aiutarlo ad avere una ditta a regola d'arte,lui è iscritto comeartigiano ditta individuale,avrei bisogno di reperire anche in retetutte le info burocratiche e non.. Del tipo se fa un lavoro a unprivato e questo gli chiede un finanziamento,è vero che la dittapotrebbe affiliarsi a una finanziaria, quindi lui riceverebbe ilcompenso subito dalla finanziaria?

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domenica 22 giugno 2008

Quesito: acquisto casa all'estero.

Dovendo acquistare una casa a toronto, per mia figlia residente in italia (attualmente a toronto) in attesa di ottenere la residenza permanete, quali sono gli aspetti normativi e fiscali che si va incontro?

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Quesito: rivendita bene da privato.

salve volevo sapere se un privato compra un prodotto da una ditta, e poi lo puo vendere ad un negozio (esepio un pc) con fattura usando il proprio codice fiscale, se si l'iva come la si paga, la ringrazio

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Quesito: ricevute per sponsor.

salve siamo una associazione no profit in provincia dilecce incui allego lo statuto della ass. stessa quest annosi presentato l occasione di fare un evento nel mio paesino.arrivo al dunque1 noi possiamo mettere ricevuta? se si ma che tipo diricevuta?.2 la ricevuta stessa premetto che abbiamo il numero dicodice fiscale formato dai 11 numeri che ci hanno lasciatodalla agenzia delle entrate e scritti nel albo dellasssociazione del comune che faremmo per l incasso dellosponsor anche inferiore e superiore a 50 euro puo essserescaricata dai esercizi e o attività commerciali che midaranno lo sponsor?3 se si come dovrei compilarla?se per vuoi non è da grande fastidio allegarmi un fac simile di ricevuta per capiremeglio coime impostare la ricevuta stessa

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sabato 21 giugno 2008

L'IVA sulle ristrutturazioni edilizie.

Per effetto della proroga disposta dalla legge Finanziaria per il 2008, sugli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria per il recupero del patrimonio edilizio a prevalente destinazione abitativa, effettuati fino al 31 dicembre 2010, si applica l’aliquota Iva

agevolata del 10 per cento.

L’aliquota agevolata è applicabile sia alle prestazioni di lavoro che alla fornitura di materiali e di beni, purché, questi ultimi, non costituiscano una parte significativa del valore complessivo della prestazione. I beni significativi sono stati espressamente individuati dal decreto 29 dicembre 1999.

Si tratta di:

-       ascensori e montacarichi;

-       infissi esterni e interni;

-       caldaie;

-       video citofoni;

-       apparecchiature di condizionamento e riciclo dell’aria;

-       sanitari e rubinetteria da bagni;

-       impianti di sicurezza.

Su tali beni l’aliquota agevolata del 10% si applica solo fino alla concorrenza della differenza tra il valore complessivo della prestazione e quello dei beni significativi.

Non si può applicare l’Iva agevolata al 10 per cento:

-       ai materiali o ai beni forniti da un soggetto diverso da quello che esegue i lavori;

-       ai materiali o ai beni acquistati direttamente dal committente;

-       alle prestazioni professionali, anche se effettuate nell’ambito degli interventi finalizzati al recupero edilizio;

-          alle prestazioni di servizi resi in esecuzione di subappalti alla ditta esecutrice dei lavori. In tal caso la ditta subappaltatrice deve fatturare con Iva al 20 per cento alla ditta principale che, successivamente, fatturerà la prestazione al committente con l’Iva al 10 per cento, se ricorrono i presupposti per farlo.

Per l’applicazione dell’agevolazione dell’Iva al 10 per cento non è necessario alcun adempimento particolare come, invece, previsto per la fruizione della detrazione Irpef del 36 per cento. Ad esempio, non si deve inviare alcuna comunicazione al Centro Operativo di Pescara, né è richiesto il pagamento mediante bonifico.


Fonte: Agenzia Entrate

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Agevolazioni fiscali sulle ristrutturazioni edilizie.

La legge finanziaria 2008 ha prorogato fino al 31 dicembre 2010 il termine per fruire della detrazione del 36 per cento delle spese sostenute per i lavori di recupero del patrimonio edilizio.

La stessa legge finanziaria 2008 ha introdotto nuovamente anche la detrazione d’imposta sull’acquisto di immobili ristrutturati da imprese di costruzione o ristrutturazione o da cooperative (agevolazione che non era stata prorogata per l’anno 2007).

L’agevolazione è applicabile alle abitazioni facenti parte di edifici interamente ristrutturati dal 1° gennaio 2008 al 31 dicembre 2010 e acquistati entro il 30 giugno 2011.

È stata prorogata, inoltre, l’applicazione dell’aliquota Iva agevolata del 10 per cento, per le prestazioni di servizi e le forniture di beni relative agli interventi di recupero edilizio di manutenzione ordinaria e straordinaria, di restauro e risanamento conservativo e di ristrut-turazione, realizzati sugli immobili a prevalente destinazione abitativa privata.

Non ha scadenze, invece, la possibilità di fruire:

-       della detrazione Irpef del 19 per cento sugli interessi passivi pagati per mutui stipulati per la costruzione (e la ristrutturazione) dell’abitazione principale;

-       dell’applicazione dell’aliquota Iva al 4 per cento sui beni finiti acquistati per la costruzione di abitazioni non di lusso (a prescindere che siano prima casa o meno) ed edifici assimilati.

Nella presente guida sono esposte in dettaglio le istruzioni per poter utilizzare al meglio le principali agevolazioni fiscali previste per gli interventi di recupero edilizio.

        1. LA DETRAZIONE IRPEF PER LE SPESE DI RISTRUTTURAZIONE

I contribuenti hanno la possibilità di detrarre dall’imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef) le spese sostenute fino al 31 dicembre 2010 per la ristrutturazione di case di abitazione e delle parti comuni di edifici residenziali situati nel territorio dello Stato.

Il beneficio sul quale calcolare la detrazione spetta fino al limite massimo di spesa di 48.000 euro da suddividere in dieci anni.

Dal 1° ottobre 2006, l’importo massimo di spesa (48.000 euro), per cui è possibile fruire dell’agevolazione Irpef, va riferito alla singola unità immobiliare e non più ad ogni persona fisica che abbia sostenuto le spese. Di conseguenza, tale ammontare va suddiviso fra tutti i soggetti aventi diritto alla detrazione (ad esempio marito e moglie cointestatari di un’abitazione possono calcolare la detrazione spettante sull’ammontare complessivo di spesa di 48.000 euro).

Nel caso in cui gli interventi consistano nella prosecuzione di lavori iniziati negli anni precedenti, sulla singola unità immobiliare, ai fini della determinazione del limite massimo delle spese detraibili occorre tenere conto delle spese sostenute negli anni pregressi. Per esempio, per le spese sostenute nel corso del 2007 per lavori iniziati in anni precedenti, si avrà diritto all’agevolazione solo se la spesa per la quale si è già fruito della relativa detrazione non ha superato il limite complessivo di 48.000 euro.

I contribuenti di età non inferiore a 75 e 80 anni possono ripartire la detrazione rispettiva-mente in cinque o tre rate annuali di pari importo. Possono optare per questa diversa ripartizione della detrazione anche per le spese sostenute in anni precedenti.

ESEMPI

1.      il contribuente che alla data del 31 dicembre 2008 abbia compiuto 80 anni di età ed abbia effettuato nello stesso anno lavori di ristrutturazione, invece che in dieci anni, potrà ripartire la detrazione spettante in tre quote di pari importo da far valere nei periodi d’imposta 2008, 2009 e 2010, o anche in cinque quote di pari importo da far valere nei periodi d’imposta 2008, 2009, 2010, 2011 e 2012.

2.      il contribuente che alla data del 31 dicembre 2008 abbia compiuto 75 anni di età ed abbia effettuato lavori di ristrutturazione nello stesso anno, invece che in dieci anni, potrà ripartire la detrazione spettante in cinque quote di pari importo da far valere nei periodi d’imposta 2008, 2009, 2010, 2011 e 2012.

La citata ripartizione della detrazione in tre o cinque anni si applica solo ai contribuenti che siano proprietari o titolari di altro diritto reale sull’unità abitativa oggetto di intervento. Non possono beneficiare di tale disposizione per esempio l’inquilino o il comodatario.

Trattandosi di una detrazione dall’Irpef sono ammessi a fruire della detrazione sulle spese di ristrutturazione tutti coloro che sono assoggettati all’imposta sul reddito delle persone fisiche, residenti o meno nel territorio dello Stato.

Più in particolare possono beneficiare dell’agevolazione non solo i proprietari degli immobili ma anche tutti coloro che sono titolari di diritti reali sugli immobili oggetto degli interventi e che ne sostengono le relative spese; in sostanza i soggetti di seguito indicati:

-       il proprietario o il nudo proprietario;

-       il titolare di un diritto reale di godimento (usufrutto, uso, abitazione o superficie);

-       chi occupa l’immobile a titolo di locazione o comodato;

-       i soci di cooperative divise e indivise;

-       i soci delle società semplici;

-       gli imprenditori individuali, limitatamente agli immobili che non rientrano fra quelli strumentali o merce.

Ha diritto alla detrazione anche il familiare convivente del possessore o detentore dell’immobile oggetto dell’intervento, purché sostenga le spese, le fatture e i bonifici siano a lui intestati e purché la condizione di convivente o comodatario sussista al momento dell’invio della comunicazione di inizio lavori.

Sono definiti familiari, ai sensi dell’art. 5 del Testo Unico delle imposte sui redditi, il coniuge, i parenti entro il terzo grado, gli affini entro il secondo grado.

In questo caso (e ferme restando le altre condizioni) la detrazione spetta anche se le abilitazioni comunali sono intestate al proprietario dell’immobile e non al familiare che usu-fruisce della detrazione.

Se è stato stipulato un contratto preliminare di vendita (compromesso), l’acquirente dell’immobile ha diritto alla detrazione qualora sia stato immesso nel possesso ed esegua gli interventi a proprio carico.

In questo caso è però necessario che:

-       il compromesso sia stato registrato presso l’Ufficio competente;

-       l’acquirente indichi gli estremi della registrazione nell’apposito spazio del modulo di inizio lavori.

Ha diritto alla detrazione anche chi esegue in proprio i lavori sull’immobile, per le sole spe-se di acquisto dei materiali utilizzati.


I lavori per i quali spettano le agevolazioni fiscali sono quelli elencati nell’articolo 3 del Testo Unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, approvato con D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 (precedentemente individuati dall’art. 31, lettere a), b), c) e d) della legge 5 agosto 1978, n. 457).

In particolare, la detrazione Irpef riguarda le spese sostenute per eseguire gli interventi di manutenzione straordinaria, le opere di restauro e risanamento conservativo e i lavori di ristrutturazione edilizia per i singoli appartamenti e per gli immobili condominiali. Gli interventi di manutenzione ordinaria sono ammessi all’agevolazione Irpef solo se riguardano determinate parti comuni di edifici residenziali.

Tra le spese per le quali compete la detrazione, oltre a quelle per l’esecuzione dei lavori, sono comprese:

-       le spese per la progettazione e le altre prestazioni professionali connesse;

-       le spese per prestazioni professionali comunque richieste dal tipo di intervento;

-       le spese per la messa in regola degli edifici ai sensi della legge 46/90 (impianti elettrici) e delle norme UNICIG per gli impianti a metano (legge 1083/71);

-       le spese per l’acquisto dei materiali;

-       il compenso corrisposto per la relazione di conformità dei lavori alle leggi vigenti;

-       le spese per l’effettuazione di perizie e sopralluoghi;

-       l’imposta sul valore aggiunto, l’imposta di bollo e i diritti pagati per le concessioni, le autorizzazioni e le denunzie di inizio lavori;

-       gli oneri di urbanizzazione;

-       gli altri eventuali costi strettamente collegati alla realizzazione degli interventi nonché agli adempimenti stabiliti dal regolamento di attuazione degli interventi agevolati (decre-to n. 41 del 18 febbraio 1998).

Non possono invece ritenersi comprese tra quelle oggetto della detrazione le spese di tra-sloco e custodia dei mobili per il periodo necessario all’effettuazione degli interventi di recupero edilizio.

La manutenzione ordinaria

Gli interventi di manutenzione ordinaria sono ammessi all’agevolazione, come già chiarito, solo quando riguardano le parti comuni.

Come precisato nella risoluzione 84/E del 7 maggio 2007, le parti comuni interessate sono quelle indicate dall’articolo 1117, n. 1 del Codice civile (il suolo su cui sorge l’edificio, le fondazioni, i muri maestri, i tetti e i lastrici solari, le scale, i portoni d’ingresso, i vestiboli, gli anditi, i portici, i cortili, tutte le parti dell’edificio necessarie all’uso comune).

Gli stessi interventi, eseguiti sulle proprietà private o sulle loro pertinenze (garage, cantine, soffitte), non danno diritto ad alcuna agevolazione.

Sono esempi di interventi di manutenzione ordinaria: le opere di riparazione, rinnovamento e sostituzione delle finiture degli edifici, quelle necessarie a integrare o mantenere in efficienza gli impianti tecnologici esistenti, la sostituzione di pavimenti, infissi e serramenti, la tinteggiatura di pareti, soffitti, infissi interni ed esterni, il rifacimento di intonaci interni, l’impermeabilizzazione di tetti e terrazze, la verniciatura delle porte dei garage.

Se questi interventi fanno parte di un intervento più vasto come la demolizione di tramezzature, la realizzazione di nuove mura divisorie e lo spostamento dei servizi, l’insieme delle opere è comunque ammesso al beneficio delle detrazioni fiscali.

Poiché gli interventi di manutenzione ordinaria danno diritto alla detrazione d’imposta soltanto se effettuati sulle parti comuni degli edifici condominiali, la detrazione spetterà ad ogni condomino in base alla quota millesimale.

Restauro e risanamento conservativo

Sono compresi in questa tipologia gli interventi rivolti a conservare l’immobile e ad assicurarne la funzionalità per mezzo di un insieme di opere che, rispettandone gli elementi tipologici, formali e strutturali, ne consentono destinazioni d’uso con esso compatibili.

Ristrutturazione edilizia

Tra gli interventi di ristrutturazione edilizia sono compresi quelli rivolti a trasformare un fabbricato mediante un insieme di opere che possono portare ad un fabbricato del tutto o in parte diverso dal precedente.

Altre categorie di interventi ammessi alla detrazione

Sono pure ammessi al beneficio della detrazione gli interventi finalizzati:

-       alla realizzazione di autorimesse o posti auto; possono avvalersi della detrazione anche gli acquirenti di box o posti auto pertinenziali già realizzati. In tal caso, però, la detrazione spetta limitatamente alle spese sostenute per la realizzazione, sempre che le stesse risultino comprovate da apposita attestazione rilasciata dal venditore;

-       all’eliminazione delle barriere architettoniche, sia sulle parti comuni degli immobili che nei singoli appartamenti;

-       al conseguimento di risparmi energetici;

-       alla cablatura degli edifici;

-       al contenimento dell’inquinamento acustico;

-       all’adozione di misure di sicurezza statica e antisismica degli edifici;

-       all’esecuzione di opere interne.

Questi interventi sono comunque ammessi al beneficio della detrazione, indipendentemente dalla corrispondenza alle categorie di cui all’articolo 3 del Testo Unico prima citato.

Sono inoltre detraibili i seguenti interventi:

-       eliminazione delle barriere architettoniche, aventi ad oggetto ascensori e montacarichi (ad esempio la realizzazione di un elevatore esterno all’abitazione). È utile precisare che gli interventi, che non presentano le caratteristiche tecniche previste dalla legge di settore, non possono essere qualificati come interventi di abbattimento delle barriere architettoniche e, pertanto, non sono agevolabili come tali. Resta fermo, tuttavia, il diritto alla detrazione, secondo le regole vigenti, qualora gli stessi interventi possano configurarsi quali interventi di manutenzione ordinaria o straordinaria;

-       realizzazione di ogni strumento che, attraverso la comunicazione, la robotica e ogni altro mezzo di tecnologia più avanzata, sia adatto a favorire la mobilità interna ed esterna all’abitazione per le persone portatrici di handicap gravi, ai sensi dell’art. 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104.

La detrazione compete unicamente per le spese sostenute per realizzare interventi sugli immobili, mentre non compete per le spese sostenute in relazione al semplice acquisto di strumenti, anche se diretti a favorire la comunicazione e la mobilità interna ed esterna. Pertanto, a titolo di esempio, non rientrano nell’agevolazione di cui trattasi i telefoni a viva voce, gli schermi a tocco, i computer, le tastiere espanse.

Tali beni, peraltro, sono inquadrabili nella categoria dei sussidi tecnici e informatici per i quali a certe condizioni è prevista la detrazione Irpef del 19 per cento in sede di dichiarazione dei redditi.

-       adozione di misure finalizzate a prevenire il rischio del compimento di atti illeciti da parte di terzi. Con il termine “atti illeciti” il legislatore ha inteso fare riferimento agli atti penal-mente illeciti (ad esempio furto, aggressione, sequestro di persona e ogni altro reato la cui realizzazione comporti la lesione di diritti giuridicamente protetti). La detrazione in questi casi è applicabile unicamente alle spese sostenute per realizzare interventi sugli immobili; ad esempio non rientra nell’agevolazione il contratto stipulato con un istituto di vigilanza. Rientrano, invece, tutte le misure finalizzate a prevenire il rischio del compimento di tali atti illeciti, qui elencate a titolo esemplificativo:

- rafforzamento, sostituzione o installazione di cancellate o recinzioni murarie degli edifici; apposizione di grate sulle finestre o loro sostituzione;

- porte blindate o rinforzate;

- apposizione o sostituzione di serrature, lucchetti, catenacci, spioncini;

- installazione di rilevatori di apertura e di effrazione sui serramenti;

- apposizione di saracinesche;

- tapparelle metalliche con bloccaggi;

- vetri antisfondamento;

- casseforti a muro;

- fotocamere o cineprese collegate con centri di vigilanza privati;

- apparecchi rilevatori di prevenzione antifurto e relative centraline;

- esecuzione di opere volte ad evitare gli infortuni domestici.

In tal modo il legislatore ha inteso ricomprendere nell’agevolazione non solo le opere per l’adeguamento degli impianti alla normativa vigente in materia di sicurezza ma anche quelle opere volte all’installazione di dispositivi non prescritti dalla predetta normativa, ma tuttavia finalizzati ad incrementare la sicurezza domestica.

Non dà diritto alla detrazione il semplice acquisto, anche a fini sostitutivi, di apparecchiature o elettrodomestici dotati di meccanismi di sicurezza in quanto tale fattispecie non integra un intervento sugli immobili (ad esempio non spetta alcuna detrazione per l’acquisto di una cucina a spegnimento automatico che sostituisca una tradizionale cucina a gas).

L’agevolazione, invece, compete anche per la semplice riparazione di impianti insicuri realizzati su immobili, come, ad esempio la sostituzione del tubo del gas o la riparazione di una presa malfunzionante.

Tra le opere agevolabili rientrano, ad esempio:

-       l’installazione di apparecchi di rilevazione di presenza di gas inerti;

-       il montaggio di vetri anti-infortunio;

-       l’installazione del corrimano;

-       interventi di bonifica dell’amianto, limitatamente alle unità immobiliari a carattere residenziale.


COSA DEVE FARE CHI RISTRUTTURA PER FRUIRE DELLA DETRAZIONE

Comunicazione di inizio lavori

Prima dell’inizio dei lavori è necessario inviare, con raccomandata, la comunicazione di inizio lavori redatta su apposito modello che si può reperire presso gli uffici locali dell’Agenzia.

La comunicazione (per tutte le regioni italiane e le province autonome) deve essere inviata al seguente indirizzo:

Agenzia delle Entrate - Centro Operativo di Pescara - Via Rio Sparto, 21 - 65129 Pescara

A tale modello devono essere allegati:

-       la copia della concessione, dell’autorizzazione o della comunicazione di inizio lavori, se previste dalla legislazione edilizia;

-       i dati catastali (o, in mancanza, la fotocopia della domanda di accatastamento);

-       la fotocopia delle ricevute di pagamento dell’ICI a decorrere dal 1997, se dovuta. Se, però, il contribuente che chiede di fruire della detrazione è un soggetto diverso da quello tenuto al pagamento dell’Ici (ad esempio, l’inquilino), non è necessario trasmettere le copie delle ricevute. Anche per i lavori eseguiti sulle parti comuni condominiali non va allegata la ricevuta di pagamento dell’Ici;

-       la fotocopia della delibera assembleare (per i soli interventi che richiedono tale preven-tiva delibera) e della tabella millesimale di ripartizione delle spese nel caso in cui i lavori sono eseguiti sulle parti comuni di edifici residenziali. Se in seguito l’importo dei lavori eseguiti supera quello inizialmente preventivato, è necessario trasmettere la nuova e ulteriore tabella di ripartizione delle spese allo stesso ufficio che ha ricevuto la comunicazione originaria;

-       la dichiarazione del proprietario di consenso all’esecuzione dei lavori, nell’ipotesi in cui questi siano eseguiti dal detentore dell’immobile (locatario, comodatario).

In luogo di tutta la documentazione prevista, i contribuenti possono produrre un’autocertificazione, ai sensi del D.P.R. n. 445 del 28 dicembre 2000, attestante il possesso della stessa e la disponibilità ad esibirla se richiesta dagli uffici finanziari.

La dichiarazione è esente da imposta di bollo.

Anche se ricorrono alla dichiarazione sostitutiva, i contribuenti sono tenuti a barrare le caselle del modulo relative alla documentazione richiesta.

Per gli acquirenti di box o posti auto pertinenziali già realizzati, il modello di comunicazione può essere inviato anche successivamente alla data di inizio lavori purché entro i termini di presentazione della dichiarazione dei redditi relativa all’anno d’imposta nel quale s’intende fruire della detrazione.

Comunicazione alla Azienda Sanitaria Locale

Contestualmente alla comunicazione al Centro Operativo di Pescara, a cura dei soggetti interessati alla detrazione, deve essere inviata all’Azienda sanitaria locale competente per territorio una comunicazione con raccomandata A.R. con le seguenti informazioni:

-       generalità del committente dei lavori e ubicazione degli stessi;

-       natura dell’intervento da realizzare;

-       dati identificativi dell’impresa esecutrice dei lavori con esplicita assunzione di responsabilità, da parte della medesima, in ordine al rispetto degli obblighi posti dalla vigente normativa in materia di sicurezza sul lavoro e contribuzione;

-       data di inizio dell’intervento di recupero.

La comunicazione non deve essere effettuata in tutti i casi in cui i decreti legislativi relativi alle condizioni di sicurezza nei cantieri non prevedono l’obbligo della notifica preliminare alla ASL.

Pagamento mediante bonifico

Per fruire della detrazione è necessario che le spese detraibili siano pagate tramite bonifico bancario o postale da cui risultino la causale del versamento, il codice fiscale del soggetto che paga e il codice fiscale o numero di partita Iva del beneficiario del pagamento. Sono escluse da tale modalità di pagamento quelle spese che non è possibile pagare con bonifico (ad esempio, oneri di urbanizzazione, ritenute fiscali sugli onorari dei professionisti, imposte di bollo).

Se vi sono più soggetti che sostengono la spesa e intendono fruire della detrazione, il bonifico deve riportare il numero di codice fiscale di tutti coloro che sono interessati al beneficio fiscale.

Se il bonifico contiene l’indicazione del codice fiscale del solo soggetto che ha presentato il modulo di comunicazione al Centro Operativo di Pescara, gli altri aventi diritto, per ottenere la detrazione, devono indicare nell’apposito spazio della dichiarazione dei redditi il codice fiscale riportato sul bonifico.

Per gli interventi realizzati sulle parti comuni condominiali, oltre al codice fiscale del condominio è necessario indicare quello dell’amministratore o di altro condomino che provvede al pagamento.

Altri adempimenti

Al termine dei lavori di ammontare complessivo superiore a 51.645,68 euro, i contribuenti debbono trasmettere la dichiarazione di esecuzione dei lavori sottoscritta da un professionista iscritto negli albi degli ingegneri, architetti e geometri oppure da altro tecnico abilitato all’esecuzione dei lavori.

La dichiarazione deve essere trasmessa al Centro Operativo di Pescara entro il termine di presentazione della dichiarazione dei redditi relativa all’anno d’imposta in cui sono eseguiti i lavori in questione.

I contribuenti interessati debbono conservare le fatture o le ricevute fiscali relative alle spese per la realizzazione dei lavori di ristrutturazione e la ricevuta del bonifico.

Nella fattura emessa dall’impresa che esegue i lavori, dal 4 luglio 2006 (data di entrata in vigore del decreto legge n. 223 del 2006), il costo della manodopera deve essere indicato in maniera distinta.

Tale documentazione, che deve risultare intestata alle persone che fruiscono della detrazione, infatti, deve essere esibita a richiesta degli uffici finanziari.

Per gli interventi realizzati sulle parti comuni condominiali il contribuente, in luogo di tutta la documentazione prevista, può utilizzare una certificazione rilasciata dall’amministratore del condominio, in cui lo stesso attesti di avere adempiuto a tutti gli obblighi previsti e indichi la somma di cui il contribuente può tenere conto ai fini della detrazione.

La variazione della titolarità dell’immobile sul quale sono effettuati gli interventi di ristrutturazione e manutenzione prima che sia trascorso l’intero periodo per fruire della detrazione, nei casi più frequenti comporta il trasferimento della detrazione.

Compravendita, donazione e successione

Nel caso in cui viene venduto l’immobile sul quale è stato eseguito l’intervento di recupero edilizio prima che sia trascorso l’intero periodo di godimento della detrazione, il diritto alla detrazione delle quote non utilizzate viene trasferito all’acquirente dell’immobile (solo se si tratta, però, di persona fisica).

Se il contribuente che ha eseguito l’intervento (donante) effettua la donazione dell’immobile ad altro soggetto (donatario), il diritto a godere della detrazione per le quote residue spetta a quest’ultimo.

Se muore il contribuente titolare di diritti sull’immobile oggetto dell’intervento di recupero, il diritto a godere delle quote residue della detrazione si trasmette agli eredi. In questo caso, le detrazioni competono solo qualora l’erede conservi la detenzione materiale e diretta dell’immobile.

Nei casi sopra indicati, se le spese di ristrutturazione sono state sostenute da persone diverse dal possessore (inquilino, comodatario), il diritto a detrarre le rate residue non si trasferisce e continua a spettare al detentore o al familiare convivente che ha sostenuto i costi.

Trasferimento dell’inquilino o del comodatario

La cessazione dello stato di locazione o comodato non fa venire meno il diritto alla detrazione in capo all’inquilino o al comodatario che hanno eseguito gli interventi oggetto della detrazione, i quali continueranno quindi a fruirne fino alla conclusione del periodo di godimento.



Fonte: Agenzia Entrate

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