mercoledì 19 ottobre 2016

Assegnazione agevolata ai soci anche se la società è in liquidazione

Con la Risoluzione n. 93/E di ieri, l'Agenzia delle Entrate è tornata sul tema dell'assegnazione agevolata, affrontando l'ipotesi di successiva cessione a terzi del bene assegnato al socio. Com'è noto, la Legge di Stabilità 2016 ha introdotto un regime fiscale agevolato per consentire l’estromissione dalle imprese degli immobili diversi da quelli strumentali per destinazione, con assegnazione dei beni ai soci dietro pagamento di un'imposta sostitutiva delle imposte sui redditi e dell’Irap, pari all’8 per cento, ovvero al 10,5 per cento per le società non operative o in perdita sistematica.

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Interessi su mutuo e detrazione canone.

Sono titolare di un contratto di locazione di un immobile nello stesso comune in cui ho acquistato la mia prima casa. Oltre alla detrazione Irpef sugli interessi del mutuo, posso detrarre anche la quota per canone di affitto?

La detrazione degli interessi passivi pagati relativamente a un mutuo stipulato per l’acquisto della casa è ammessa a condizione che l’unità immobiliare, entro un anno, sia adibita ad abitazione principale e che l’acquisto sia avvenuto nell’anno antecedente o successivo alla data di stipula del mutuo (articolo 15, comma 1, lettera b, del Tuir). Il diritto al beneficio si perde, a partire dal periodo d'imposta successivo all'evento, se l’immobile non è più utilizzato come abitazione principale. Anche la detrazione a favore dei titolari di contratti di locazione di unità immobiliari spetta a condizione che le stesse siano adibite ad abitazione principale (articolo 16 del Tuir). Conseguentemente, le due agevolazioni sono alternative.
 
 
Fonte: Agenzia Entrate

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lunedì 17 ottobre 2016

Voucher da comunicare 60 minuti prima: ecco come fare.

Pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 235 del 7 ottobre 2016, il decreto legislativo n. 185 del 24 settembre 2016, con il quale sono stati introdotti correttivi al Jobs act. Le modifiche introdotte entrano in vigore a partire dall’8 ottobre 2016.

La novità di più immediato interesse riguarda il lavoro accessorio al fine di garantire la piena tracciabilità dei voucher ed evitarne l’uso fraudolento.

Dall'8 ottobre gli imprenditori che utilizzano i voucher dovranno inviare, almeno 60 minuti prima dell’inizio di ciascuna prestazione, un SMS  o un messaggio di posta elettronica all’Ispettorato nazionale del lavoro contenente:
•         I dati anagrafici e il codice fiscale del lavoratore
•         Il luogo, il giorno e l’ora di inizio e di fine della prestazione

La comunicazione non può più riguardare un periodo ampio (fino a 30 giorni), ma deve essere adempiuta ogni volta che viene utilizzato il voucher, con la possibilità di doverla ripetere anche più volte nell’arco della giornata, se vengono svolte ore di lavoro frazionate.  

Fino a quando il Ministero non darà indicazioni al riguardo la strada più cauta  si ritiene possa essere quella di utilizzare le forme previste per il lavoro intermittente: inviare un SMS al numero 3399942256 oppure la mail  a intermittenti@pec.lavoro.gov.it.

Per chi non rispetta questo obbligo verrà applicata una sanzione amministrativa da euro 400 a euro 2.400 per ciascun lavoratore per cui è stata omessa la comunicazione.

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Valido il ruolo non sottoscritto: il “difetto” rileva solo in casa.

Secondo il costante insegnamento di questa Corte, il difetto di sottoscrizione del ruolo da parte del capo dell’ufficio non incide in alcun modo sulla validità dell’iscrizione a ruolo del tributo, poiché si tratta di atto interno e privo di autonomo rilievo esterno, trasfuso nella cartella da notificare al contribuente (cfr. Cass. 26053/15, 6199/15, 6610/13); del resto, anche la mancata sottoscrizione della cartella di pagamento da parte del funzionario competente non comporta l’invalidità dell’atto “quando non è in dubbio la riferibilità di questo all’Autorità da cui promana, giacché l’autografia della sottoscrizione è elemento essenziale dell’atto amministrativo nei soli casi in cui sia prevista dalla legge” (cfr. ex multis, Cass. 4555/15 e 25773/14)

Ordinanza n. 19761 del 3 ottobre 2016 (udienza 26 maggio 2016)
Cassazione civile, sezione VI – 5 – Pres. Cirillo Ettore – Est. Vella Paola
Difetto di sottoscrizione del ruolo da parte del capo dell’ufficio – Legittimità del ruolo in quanto atto interno e privo di autonomo rilievo esterno – Anche la mancata sottoscrizione della cartella di pagamento da parte del funzionario competente non inficia la validità dell’atto


Fonte: Agenzia Entrate

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Bonus ristrutturazione: convivenza e comodato.

Vivo con i miei genitori. Per usufruire del bonus ristrutturazione su un altro appartamento che mi daranno in comodato d’uso, è necessario registrare il contratto o è sufficiente la convivenza?

Il familiare convivente del possessore o detentore dell'immobile sul quale vengono effettuati i lavori può beneficiare della detrazione per lavori di ristrutturazione (circolare 121/1998, paragrafo 2.1); a tal fine, l'intervento deve riguardare una delle abitazioni nelle quali si esplica il rapporto di convivenza, che deve sussistere già dal momento in cui iniziano i lavori (circolare 50/2002, paragrafo 5.1). Se invece si usufruisce del bonus in qualità di comodatario, l’atto che attribuisce il titolo (contratto di comodato) va registrato e occorre una dichiarazione del proprietario di consenso all’esecuzione dei lavori; gli estremi di registrazione del contratto andranno poi riportati nella dichiarazione dei redditi.
 
 
Fonte: Agenzia Entrate

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Esonero dalla dichiarazione di successione.

Mia madre è deceduta lo scorso luglio. È vero che, in assenza di beni immobili, con un patrimonio inferiore a 100mila euro, non sono tenuto a presentare la dichiarazione di successione?

Non c'è obbligo di dichiarazione, se l'eredità è devoluta al coniuge e ai parenti in linea retta del defunto e l'attivo ereditario ha un valore non superiore a 100mila euro e non comprende beni immobili o diritti reali immobiliari; tali condizioni possono venire a mancare per effetto di sopravvenienze ereditarie (Dlgs 175/2014). Per completezza di analisi, si precisa che la dichiarazione di successione va presentata ordinariamente entro 12 mesi dalla data di apertura della successione (articolo 31, DLgs 346/1990); qualora si dovessero verificare sopravvenienze ereditarie che portano al superamento della soglia di esonero, il conteggio del termine di presentazione della dichiarazione decorre da quel momento.
 
 
Fonte: Agenzia Entrate

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Legittimo l’accertamento sintetico senza prova sull’uso dell’eredità.

Con ordinanza n. 19257 del 28 settembre 2016, la Corte di cassazione ha reso definitivo il giudizio della Commissione tributaria regionale relativo a un accertamento sintetico (redditometro) emesso ai sensi dell’articolo 38, comma 4, Dpr 600/1973, a carico di una contribuente che aveva ricevuto in eredità una grossa somma di denaro.
Il giudice del riesame ha confermato la ripresa fiscale perché la contribuente non ha fornito la prova di aver mantenuto la disponibilità di quanto ricevuto in eredità oppure di averla impiegata per fare fronte alle normali spese di gestione familiare. Di contro, come rivelato “dalle registrazioni bancarie”, il denaro ereditato era invece stato utilizzato “per altri scopi”, quali donazioni ai figli e accrediti su conti correnti altrui.
Nel ricorso per cassazione, la contribuente denuncia violazione della norma implicata, laddove la sentenza impugnata ha ritenuto necessaria la prova dell’effettivo e puntuale utilizzo delle somme ricevute in eredità.

Premessa
Occorre ricordare in premessa che, ai sensi dell’articolo 38, Dpr 600/1973, tanto nella formulazione vigente quanto in quella antecedente alle modifiche recate dall’articolo 22 del Dl 78/2010, l’ufficio può determinare sinteticamente il reddito del contribuente sulla base degli incrementi patrimoniali (ovvero “sulla base delle spese di qualsiasi genere”, come recita l’attuale formulazione del comma 4).
Il previgente comma 6 dello stesso articolo 38 consentiva, poi, al contribuente di dimostrare che il maggior reddito determinato o determinabile sinteticamente è costituito in tutto o in parte da redditi esenti o da redditi soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta. Il comma aggiungeva, altresì, che “l’entità di tali redditi e la durata del loro possesso devono risultare da idonea documentazione”.
La seconda parte del nuovo articolo 38, comma 4, invece, fa salva la prova del contribuente che il finanziamento relativo alle spese è avvenuto con redditi diversi da quelli posseduti nello stesso periodo d’imposta, o con redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta o, comunque, legalmente esclusi dalla formazione della base imponibile.

L’Agenzia delle Entrate, in relazione tanto al vecchio strumento sintetico quanto a quello nuovo, ha stabilito che il contribuente, ai fini della prova contraria, deve fornire la dimostrazione dell’utilizzo del reddito “ulteriore” rispetto a quello dichiarato proprio e specificamente per il sostenimento delle spese contestate (circolare 24/2013). In sostanza, per l’Amministrazione finanziaria, il contribuente può assolvere al suo onere probatorio soltanto dimostrando che, ad esempio, il denaro necessario per l’acquisto di un immobile deriva esattamente da quello incassato per la precedente vendita di un immobile di proprietà.

La decisione
La suprema Corte respinge il ricorso, atteso che la contribuente che vuole difendersi dal redditometro e giustificare al Fisco determinati acquisti deve fornire la prova non solo della disponibilità, ma anche della durata del possesso di redditi esenti (per esempio, eredità). Non basta infatti dimostrare di aver tenuto un certo tenore di vita grazie al patrimonio ereditato, se poi dalle movimentazioni bancarie risulta che tale patrimonio è stato donato ai figli.
La norma prevede qualcosa in più della prova della mera disponibilità di ulteriori redditi, richiedendo espressamente una prova documentale su circostanze sintomatiche del fatto che ciò sia accaduto (cfr Cassazione nn. 25104/2014 e 14855/2015).

Tra l’altro, va aggiunto che la stessa norma prevede che la prova documentale non è “particolarmente onerosa”, potendo essere fornita, ad esempio, con l’esibizione dei conti correnti bancari del contribuente, utili a dimostrare la durata del possesso dei redditi (Cassazione, 8995/2014).
In tal senso va inteso lo specifico riferimento alla prova – risultante da idonea documentazione – dell’entità di tali ulteriori redditi e della durata del loro possesso, prova che ha la finalità di ancorare a fatti oggettivi (di tipo quantitativo e temporale) la disponibilità di detti redditi, per consentire la riferibilità della maggiore capacità contributiva accertata con metodo sintetico in capo al contribuente proprio a tali ulteriori redditi (cfr Cassazione nn. 1332/2016 e 17504/2016).

In sintesi, la mancata prova della durata stabile e non temporanea del possesso di redditi esenti conferma la presunzione del Fisco in ordine alla maggiore capacità contributiva non dichiarata.
Nel caso in esame, la Commissione regionale ha fatto buon governo dei principi su richiamati, non ritenendo assolto l’onere probatorio gravante sul contribuente, muovendosi “lungo tale solco interpretativo laddove, peraltro, con accertamento in fatto rimasto incontrastato, il giudice di appello ha affermato che, per contro, come risultato, il denaro ricevuto in eredità era stato utilizzato per altri scopi, quali donazioni ai figli e accrediti su altri conti correnti, come emerso dalle registrazioni delle movimentazioni bancarie”.


Fonte: Agenzia Entrate

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venerdì 7 ottobre 2016

Quesito: procacciatore affari.

Io sono un procacciatore d' affari con partita iva registrata al agenzia delle entrate e non in camera di commercio, ho il codice per vendita articoli per la casa, se volessi lavorare per un negozio con ritenuta d' acconto come funziona? dovrei fare io la fattura al negozio per farmi pagare? e soprattutto che tasse ci sono da versare oltre l' iva e chi le versa? io lavorerei 33 ore la settimana, quale e' lo stipendio che potrei chiedere?
lordo e netto? un negozio come commesso. grazie mille scusatemi le troppe domande.


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Assolvimento dell’imposta di bollo con modalità virtuale per gli atti e provvedimenti dei procedimenti arbitrali trasmessi con modalità telematiche.

Quesito
La Camera di Commercio di XXX intende procedere alla
dematerializzazione e digitalizzazione della documentazione cartacea presentata
e trattata dai propri uffici, incentivando le procedure telematiche per tutti i
procedimenti trattati, in applicazione delle norme del codice
dell’Amministrazione digitale, di cui al D.lgs. 7 marzo 2005, n. 82.
Al riguardo, l’ente istante rappresenta che tra i procedimenti trattati, sono
comprese le procedure arbitrali, competenza che è stata attribuita alla Camera di
commercio dall’articolo 2, comma 2, lettera g), della legge 29 dicembre 1993, n.
580.
L’interpellante aggiunge, inoltre, con riferimento alle procedure arbitrali,
che gli atti e i provvedimenti in argomento sono soggetti all’imposta di bollo ai
sensi dell’articolo 20 della tariffa allegata al DPR 26 ottobre 1972, n. 642.
In proposito, l’istante evidenzia di procedere già alla riscossione con
Direzione Centrale Normativa
modalità virtuale, in virtù di apposite autorizzazioni, dell’imposta di bollo dovuta
su altre tipologie di atti trattate dai propri uffici.
L’ente interpellante chiede, quindi, di conoscere se le proprie
autorizzazioni all’assolvimento dell’imposta di bollo con modalità virtuale di cui
all’articolo 15 del citata DPR n. 642 del 1972, possano essere utilizzate anche per
l’imposta di bollo dovuta per gli atti e provvedimenti dei procedimenti arbitrali
che riceve dai soggetti interessati per via telematica.
Soluzione interpretativa prospettata dal contribuente
La camera di commercio interpellante ritiene che sia legittimata ad
utilizzare la propria autorizzazione al pagamento dell’imposta di bollo in modo
virtuale di cui all’articolo 15 del DPR n. 642 del 1972 anche per gli atti e
provvedimenti dei procedimenti arbitrali che vengono trasmessi dai soggetti
interessati con modalità telematiche, in applicazione delle norme del codice
dell’Amministrazione digitale di cui al D.lgs. 7 marzo 2005, n. 82.
Parere dell’Agenzia delle Entrate
La legge 29 dicembre 1993, n. 580 ( recante il Riordino delle camere di
commercio, artigianato e agricoltura), all’articolo 2, comma 2, stabilisce che “Le
camere di commercio, singolarmente o in forma associata, svolgono in
particolare le funzioni e i compiti relativi a:
(…)
g) costituzione di commissioni arbitrali e conciliative per la risoluzione
delle controversie tra imprese e tra imprese e consumatori e utenti;…”.
Relativamente al trattamento tributario, ai fini dell’imposta di bollo, degli
atti e procedimenti arbitrali oggetto del quesito, si osserva che ai sensi
dell’articolo 20, comma 1, della tariffa allegata al DPR 26 ottobre 1972, n. 642, è
dovuta l’imposta di bollo, fin dall’origine, nella misura di euro 16,00, per ogni
foglio, per gli “Atti e provvedimenti dei procedimenti giurisdizionali civili e
amministrativi; atti e provvedimenti dei procedimenti arbitrali …”.
In considerazione della riportata previsione normativa, si conferma,
dunque, il parere espresso dal contribuente, secondo cui gli atti e provvedimenti
dei procedimenti arbitrali scontano l’imposta di bollo, fina dall’origine, nella
misura di euro 16,00 per ogni foglio.
Per quanto attiene all’assolvimento dell’imposta di bollo, si rammenta che
l’articolo 3 del citato DPR n. 642 del 1972, come modificato dall’articolo 1 della
legge 27 dicembre 2006 n. 296, stabilisce che “L’imposta di bollo si corrisponde
secondo le indicazioni della Tariffa allegata:
a) mediante pagamento dell’imposta ad intermediario convenzionato con
l’Agenzia delle Entrate, il quale rilascia, con modalità telematiche,
apposito contrassegno;
b) in modo virtuale, mediante pagamento dell’imposta all’ufficio
dell’Agenzia dell’entrate o ad altri uffici autorizzati o mediante
versamento in conto corrente postale.
La disciplina del pagamento dell’imposta in modo virtuale è recata
dall’articolo 15 del DPR n. 642 del 1972, secondo cui “Per determinate
categorie di atti e documenti, (…) l’intendente di finanza può, su richiesta degli
interessati, consentire che il pagamento dell’imposta anziché in modo ordinario
o straordinario avvenga in modo virtuale (…). Ai fini dell’autorizzazione (…)
l’interessato deve presentare apposita domanda corredata da una dichiarazione
(…) contenente l’indicazione del numero presuntivo degli atti e documenti che
potranno essere emessi e ricevuti durante l’anno”.
Fatta tale premessa, considerato che l’imposta di bollo sugli atti e
provvedimenti è dovuta fin dall’origine, si ritiene che l’obbligazione tributaria
debba essere assolta dal soggetto che forma i predetti documenti e, quindi, li
consegna o spedisce.

Al fine di individuare in maniera definita i soggetti che procedono alla
formazione dei documenti in argomento, la scrivente ha ritenuto opportuno
formulare apposita istanza di documentazione integrativa all’ente istante.
In esito a tale richiesta, la camera di commercio di XXX, ha chiarito che
l’attività svolta dalla camera di commercio nell’ambito delle procedure arbitrali,
si risolve in un’attività di mera ricezione documentale e di svolgimento di
servizio di segreteria.
A titolo esemplificativo, la camera di commercio riceve la domanda di
arbitrato e provvede al suo invio alla controparte invitata, cura i successivi
scambi di memorie prodotte dalle parti secondo le indicazioni dell’organo
arbitrale, offre assistenza per la gestione delle udienze, si occupa dell’invio alle
parti del lodo finale emesso dall’organo arbitrale.
La camera di commercio, dunque, non procede alla formazione dei
documenti in argomento in quanto gli stessi sono formati dai soggetti che
partecipano alla procedura arbitrale mentre la camera di commercio svolge in
relazione a detta procedura un’attività assimilabile a quella di segreteria.
Da quanto sopra esposto, si ritiene che l’assolvimento dell’imposta di
bollo dovuta sugli atti e documenti del procedimento arbitrale, oggetto del
presente interpello, gravi sulle parti (imprese e/o privati) che procedono alla
formazione di detti documenti e li presentano in via telematica alla camera di
commercio; pertanto, per i documenti in argomento l’imposta di bollo non potrà
essere assolta dalla camera di commercio utilizzando l’autorizzazione al
pagamento in modo virtuale della quale risulta già in possesso.
L’imposta di bollo dovrà, invece, essere assolta dai contribuenti mediante
contrassegno, procedendo al versamento ad un intermediario convenzionato
ovvero con la modalità virtuale, ai sensi del predetto articolo 3 del DPR n. 642
del 1972.
Il contribuente che intende assolvere l’imposta di bollo mediante
contrassegno, potrà comprovare l’assolvimento dell’imposta indicando nel
documento inviato il codice numerico composto da 14 cifre rilevabili dal
contrassegno telematico rilasciato dall’intermediario.
In tal caso, sarà cura dell’utente conservare il contrassegno utilizzato entro
il termine di decadenza triennale previsto per l’accertamento da parte
dell’Amministrazione finanziaria ( articolo 37 del DPR n 642 del 1972).


Fonte: Agenzia Entrate

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INPS: calano i collaboratori, soprattutto giovani.

L’INPS, con comunicato 6 ottobre 2016, rende noto che è disponibile nel portale dell’Istituto l’aggiornamento dell’Osservatorio statistico sui lavoratori parasubordinati con i dati provvisori dell’anno 2015. L’Osservatorio si compone di due sezioni: contribuenti professionisti, contribuenti collaboratori.
I dati rilevati nel 2015 confermano la tendenza alla diminuzione del numero degli iscritti alla Gestione separata registrata negli ultimi anni. Coloro che hanno versato almeno un contributo nel corso dell’anno sono stati infatti 1.428.283, il 6,2% in meno del 2104 (quando erano 1.523.490). Il calo si registra in particolare fra i collaboratori, in diminuzione del 7,9%. I professionisti, invece, sono in lieve aumento (0,1%) confermando la tendenza degli ultimi anni. Questo risultato è ottenuto in particolare per merito delle donne, aumentate del 2,1% (gli uomini sono diminuiti dell’1,2%).
Anche la media annua del numero dei contribuenti fa registrare un calo del 7,2% (834.218 nel 2105, contro 898.696 nel 2014). La diminuzione rilevata riguarda soprattutto i collaboratori più giovani, al di sotto dei 29 anni (-16,9%), mentre fra i professionisti è proprio questa fascia di età che fa registrare il maggior aumento (+0,5%).
Il calo dei collaboratori si manifesta in tutte le aree geografiche, maggiore al centro (-9,6%), minore al sud (-6,6%), mentre l’aumento dei professionisti si registra solo al nord (+1,1%). Centro e mezzogiorno segnano infatti una diminuzione (rispettivamente -0,7% e -1,7%).

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