venerdì 18 novembre 2016

Quesito: scaricare pagamenti.

Volevo sapere se io non detentore di partita iva posso scaricare dei pagamenti certificati da fattura? Per esempio: Se pago un hotel e mi viene fatturato il soggiorno, posso scaricarlo? E se effettuo delle donazione a favore di un'associazione onlus documentate da ricevute ( es. pagamenti in loro favore) posso scaricarle?


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venerdì 21 ottobre 2016

Voucher lavoro accessorio: comunicazioni PEC alle DTL?

Come noto il decreto fa riferimento ad un imminente decreto attuativo ministeriale che doveva fornire le indicazioni pratiche per la procedura, documento che ad oggi non è stato emanato. I datori di lavoro sono in grande difficoltà perché la norma  e le gravi  sanzioni correlate, è in vigore ma mancano  le indicazioni pratiche e le stesse sedi INPS , subissate di richieste di chiarimenti, non sanno rispondere.

Evidentemente le singole amministrazioni territoriali del lavoro stanno cercando di  ovviare alla inadempienza degli uffici centrali del Ministero.
Potrebbe essere quindi utile per i datori di lavoro e i loro consulenti controllare le pagine internet elencate all'indirizzo http://www.lavoro.gov.it/ministro-e-ministero/Il-ministero/Uffici-periferici-e-territoriali/Pagine/Uffici-periferici-e-territoriali.aspx, per verificare eventuali comunicazioni da parte delle direzioni territoriali della propria Regione o Provincia  oppure contattarle direttamente, per avere prima possibile le indicazioni necessarie ad adempiere all'obbligo relativo ai voucher lavoro ed evitare le pesanti sanzioni.

Inultile dire che sarebbe quanto mai "gradita" una sollecita presa in carico ufficiale del problema da parte del Ministero  che sembra addirittura ignaro di quello che fanno i suoi uffici periferici, dandone notizia nelle pagine interne del sito senza la necessaria evidenza.

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L’assenza di numero Iva non vincola l’esenzione fiscale.

La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione dell’articolo 22, paragrafo 8 della sesta direttiva 77/388/CEE del Consiglio, del 147 maggio 1977, sull’imposta sul valore aggiunto nella versione risultante dall’articolo 28 nonies, nonché dall’articolo 22, paragrafo 8, e dell’articolo 28 quater, parte A, lettera a), primo comma e lettera d) della sesta direttiva. La domanda presentata fa riferimento ad una controversia tra un imprenditore tedesco, parte ricorrente, e l’Amministrazione fiscale tedesca in merito al mancato riconoscimento del diritto all’esenzione dall’Iva su un operazione di trasferimento di un veicolo destinato all’impresa dalla Germania alla Spagna.

Il procedimento precontenzioso
Nel 2006 un imprenditore individuale tedesco acquistava un veicolo da utilizzare nell’ambito della sua attività imprenditoriale. Con lettera di vettura, nel mese di ottobre dello stesso anno il veicolo veniva inviato in Spagna e veniva venduto ad una impresa con sede nel territorio ispanico. Nella dichiarazione Iva per l’anno 2006 lo stesso imprenditore dichiarava come esente la cessione intracomunitaria. Successivamente, l’amministrazione fiscale tedesca effettuando una verifica in loco eccepiva come nella cessione in parola non sarebbero state rispettate le condizioni per una cessione intracomunitaria e che la stessa dovesse essere sottoposta a imposta. Dalla suddetta verifica ne scaturiva un avviso di accertamento fiscale rettificativo dell’Iva dovuta per il 2007. Il giudice del tribunale tributario di Monaco di Baviera, constatando che il veicolo ceduto si trovava, al momento della cessione, nel territorio spagnolo provvedeva ad annullare l’avviso rettificativo d’imposta. Di seguito, però, all’annullamento l’Amministrazione fiscale rettificava il calcolo dell’Iva ritendo il trasferimento del veicolo un operazione da assoggettare a Iva per effetto della mancata comunicazione, ad opera del cedente, del numero di identificazione Iva attribuito dall’Amministrazione fiscale spagnola. Contro tale ultima decisione, l’imprenditore cedente, proponeva ricorso dinanzi al giudice del rinvio il quale asseriva come nel caso di specie non vi fossero gli estremi per la qualifica di cessione intracomunitaria per via della mancanza di un sufficiente nesso temporale e sostanziale fra l’invio del veicolo in Spagna e la sua vendita in tale Stato membro. Inoltre, il trasferimento comunitario effettuato nel corso del 2006 fosse soggetto ad Iva in applicazione dell’articolo 3, paragrafo 1 a), della normativa nazionale tedesca. Tuttavia, lo stesso giudice del rinvio si poneva il dubbio se il trasferimento debba o meno beneficiare dell’esenzione ai fini dell’imposta sul valore aggiunto e questo alla luce di recente giurisprudenza della Corte di giustizia europea dalla quale è stato statuito come l’esenzione dall’Iva, di una cessione intracomunitaria, può essere subordinata  alla comunicazione, ad opera del fornitore, del numero di comunicazione Iva. In considerazione, anche, che, in assenza di indizi seri di frode, il giudice del rinvio ritenendo che l’esenzione dall’Iva non possa essere negata qualora ricorrano i requisiti sostanziali di tale esenzione tra i quali non rientra la trasmissione del numero identificativo Iva. Alla luce di tale considerazione il giudice del rinvio sospendeva il procedimento e proponeva la questione pregiudiziale ai giudici europei.

La questione pregiudiziale
Il giudice del rinvio nella questione pregiudiziale chiede nella sostanza se alla luce dell’articolo 22, paragrafo 8, e dell’articolo 28 quater, parte A, lettera a), primo comma e lettera d) della sesta direttiva vadano interpretati nel senso che ostano al diniego dell’esenzione dall’Iva nel caso di trasferimento intracomunitario del bene a motivo della mancata comunicazione del numero identificativo Iva nello Stato di destinazione nella circostanza in cui non sussista alcun indizio serio di frode fiscale e che tutti gli altri requisiti, per il riconoscimento dell’esenzione, siano rispettati.

Sulla questione pregiudiziale
Come sottolineano i giudici europei, rientra nelle operazioni intracomunitarie il bene trasferito a destinazione di un altro Stato membro per esigenze dell’impresa che effettua tale cessione, ad eccezione delle fattispecie specificatamente indicate nella norma di riferimento. Come rilevato dall’avvocato generale nelle sue conclusioni, affinché il trasferimento di cui alla causa principale sia esente occorre riscontrare la sussistenza delle condizioni sostanziali per il trasferimento comunitario. Pertanto, il fatto di trasferire un bene per esigenze dell’impresa  implica che il trasferimento sia effettuato per tale impresa (soggetto passivo) che agisce in quanto tale operando nell’ambito della sua attività imponibile. Inoltre, ai fini dell’esenzione Iva, occorre, come si legge nelle conclusioni dell’avvocato generale, che il siffatto trasferimento abbia i requisiti per qualificarsi quale trasferimento intracomunitario. Ma sebbene da costante giurisprudenza della Corte l’obbligo di comunicazione del numero identificativo Iva dell’acquirente del bene costituisca un requisito formale rispetto al diritto di esenzione dall’imposta, la stessa Corte ha affermato che non si può vincolare il riconoscimento del beneficio di esenzione alla mera comunicazione del suddetto numero identificativo.
                                     
La pronuncia
I giudici della quarta sezione della Corte di giustizia europea si sono pronunciati rispondendo alla questione pregiudiziale, di cui alla causa principale, nel senso che la normativa di riferimento in parola non consente che l’Amministrazione fiscale dello Stato membro di origine neghi l’esenzione dall’Iva di un trasferimento intracomunitario per il motivo che il soggetto passivo non abbia comunicato il numero di identificazione Iva dello Stato membro di destinazione, in mancanza di un indizio serio di sussistenza di frode fiscale, nel caso di trasferimento del bene ad altro Stato membro e nel rispetto degli altri requisiti per l’esenzione.


Data della sentenza
20 ottobre 2016
Numero della causa
C-24/2015
Nome delle parti

  • Josef Plöckl
contro
  • Finanzamt Schrobenhausen

Fonte: Agenzia Entrate

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Immobile all'estero: lavori indetraibili.

Sono detraibili le spese di ristrutturazione su un immobile detenuto all'estero da una persona fisica residente in Italia?

È possibile usufruire della detrazione di imposta - attualmente, al 50% - per i lavori di ristrutturazione edilizia effettuati sulle unità immobiliari residenziali e sugli edifici residenziali. L’immobile oggetto degli interventi agevolabili deve essere situato nel territorio dello Stato italiano; i lavori, invece, possono essere eseguiti anche da imprese non residenti nel territorio nazionale (circolare ministeriale 57/1998). Sono pertanto escluse dall’agevolazione tutte le abitazioni che non si trovano in Italia, anche se di proprietà di una persona fisica qui residente.
 
 
Fonte: Agenzia Entrate

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Soglia di punibilità: nel computo anche i biglietti omaggio ulteriori.

Per integrare la nuova fattispecie di reato prevista dall’articolo 4, Dlgs 74/2000 a seguito delle modifiche introdotte dal Dlgs 158/2015 e confermare la legittimità del relativo provvedimento di sequestro preventivo disposto per il reato contestato, la determinazione dell’imponibile sul quale calcolare l’Iva deve tenere conto del controvalore nominale dei biglietti di favore emessi in eccesso rispetto alla quota esente del 5% prevista dalla normativa di settore.
Lo ha chiarito la Cassazione con la sentenza n. 42744 del 10 ottobre 2016.

I fatti
Il tribunale ha rigettato la richiesta di dissequestro parziale presentata dal direttore generale di una Spa che gestisce un autodromo, organizzandovi le manifestazioni sportive che lì si svolgono.
Il sequestro preventivo sui beni dell’uomo era stato adottato a seguito della contestazione provvisoria elevata nei suoi confronti e avente a oggetto la violazione dell’articolo 4, Dlgs 74/2000, in quanto, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, al fine di evadere l’Iva, aveva indotto il legale rappresentante della società a indicare, nelle dichiarazioni di imposta relative agli anni 2010 e 2011, elementi attivi inferiori a quelli reali. In particolare, l’uomo aveva omesso di indicare, quali poste attive, il controvalore dei biglietti offerti in omaggio in misura superiore alla quota esente (e cioè al 5% della capienza dei singoli settori destinati al pubblico per la partecipazione agli eventi sportivi svoltisi nell’autodromo), sottraendo tali importi a Iva.

Il tribunale confermava il provvedimento di rigetto, mentre il direttore genarle proponeva ricorso per cassazione, deducendo:

  • sotto il profilo della carenza del fumus commissi delicti, che la propria condotta non riguardava l’indicazione, in sede di dichiarazione dei redditi, di elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo ex articolo 4, Dlgs 74/2000, ma solo elementi virtuali, poiché egli stesso si era limitato a non indicare un valore figurativo corrispondente all’ammontare dell’ipotetico prezzo, non percepito, dei biglietti offerti in omaggio oltre il limite di franchigia del 5% dei posti disponibili
  • sotto il profilo della violazione di legge, l’erroneità del criterio del controvalore dei biglietti, adottato per determinare le entrate figurative omesse, piuttosto di quello costituito dal valore delle spese sostenute dalla Spa per l’erogazione del servizio in favore degli spettatori non paganti (articolo 3, comma 3 e articolo 13, comma 2, lettera c), Dpr 633/1972). 
La Cassazione ha annullato l’ordinanza impugnata e ha rinviato la causa al tribunale di Monza, sottolineando l’incidenza sulla fattispecie esaminata della modifica apportata all’articolo 4 del Dlgs 74/2000 con il Dlgs 158/2015 e precisando che il giudice del rinvio, per ritenere integrata la fattispecie di reato, dovrà porre “… a base del proprio calcolo il controvalore nominale ‘normale’ dei biglietti di accesso agli impianti dell’Autodromo… offerti in omaggio per le manifestazioni sportive ivi organizzate, detratta la quota esente del 5% di essi, secondo la previsione di cui alla normativa di settore…”.

La sentenza
I giudici di legittimità hanno dato atto che, negli anni 2010 e 2011, erano stati sottratti a Iva considerevoli importi, rispettivamente pari a 2.224.292,40 e a 2.046.372,95 euro. In relazione a tali somme, la Cassazione ha considerato che, per effetto delle modificazioni apportate all’articolo 4 del Dlgs 74/2000 dalla novella del 2015, la condotta di colui che nella dichiarazione dei redditi indichi ricavi inferiori a quelli reali è punibile solo a condizione che:
  • l’ammontare dell’imposta evasa sia superiore, per ogni anno e per ognuna delle singole imposte, a 150mila euro
  • il totale degli elementi attivi sottratti all’imposizione sia superiore, in relazione a ciascun anno di imposta, al 10% del totale degli elementi attivi reali o sia comunque superiore a 3 milioni di euro. 
Il precedente testo legislativo, invece, fissava la soglia di punibilità della condotta in 2 milioni di euro, realizzata la quale si poteva prescindere della incidenza percentuale dell’importo sottratto al calcolo della tassazione rispetto agli elementi positivi realizzati nel corso dell’anno d’imposta.
Nella fattispecie esaminata, il tribunale di Monza, di fronte al quale la questione era pervenuta in epoca anteriore all’entrata in vigore della novella del 2015, pur rilevando che l’ammontare del valore sottratto al calcolo dell’imposta evasa negli anni 2010-2011 era superiore alla precedente soglia di punibilità, nulla ha osservato in ordine alla incidenza percentuale di tale omessa dichiarazione rispetto all’intero valore imponibile.
A riguardo, la Cassazione ha rilevato la necessità di una tale indicazione proprio perché, nella fattispecie al suo vaglio, l’importo sottratto a tassazione era inferiore alla nuova soglia di punibilità.

Il tribunale, quindi, per confermare il sequestro preventivo in relazione alla ipotizzata violazione dell’articolo 4 del Dlgs 74/2000, avrebbe dovuto fornire elementi (anche solo indiziari, vista la fase cautelare del giudizio) tali da far ritenere che l’ammontare delle somme sottratte a tassazione, pur essendo inferiore a 3 milioni di euro, sia comunque superiore al 10% degli elementi attivi imponibili. Ma così non è stato. Il tribunale, infatti, non ha fornito alcun dato per consentire la verifica dell’integrazione di tale elemento del reato, quale fattore fondamentale ai fini della verifica della sussistenza del fumus commissi delicti.

In particolare, la Cassazione ha precisato che il giudice del rinvio, nel colmare tale lacuna, dovrà porre a base del proprio calcolo il controvalore nominale “normale” dei biglietti di accesso agli impianti dell’autodromo offerti in omaggio relativamente alle manifestazioni sportive ivi organizzate, detratta solo la quota esente del 5% degli stessi, come previsto dalla disciplina di settore.
Quest’ultima, essendo riferita a dati obiettivi (cioè il valore normale dei biglietti concessi in omaggio per ciascuno dei settori riservato al pubblico ordinariamente pagante), costituisce una forma di accertamento non di tipo discrezionale valutativo, ma di tipo reale. L’articolo 3, comma 5, Dpr 633/1972, infatti, prevede che non sono considerate prestazioni di servizi, suscettibili di costituire presupposto Iva, le prestazioni relative agli spettacoli e alle manifestazioni sportive rese ai possessori di titoli gratuiti limitatamente al contingente numerico di favore, stabilito nella misura del 5% della capienza massima di ogni settore dell’impianto sportivo nel quale si tiene la manifestazione.

Di conseguenza, oltre siffatta quota, la manifestazione sportiva tenuta nel territorio dello Stato va considerata quale prestazione di servizi, suscettibile di costituire, ex articolo 1, Dpr 633/1972, presupposto Iva.

A tale riguardo, la Corte ha chiarito che non ha alcun rilievo considerare che, per la natura gratuita dei titoli di accesso emessi, il loro importo non ha costituito un reddito né tantomeno un’entrata per il soggetto debitore di imposta. Ciò in quanto il legislatore, da una parte, ha inteso prevenire la facile elusione che potrebbe verificarsi quando, attraverso il rilascio di ingenti quantità di biglietti di favore, si potrebbe abbattere sensibilmente il valore imponibile; dall’altra, ha voluto così sottoporre a tassazione non l’entrata finanziaria conseguita (fenomeno, peraltro, caratteristico delle ipotesi di imposizione fiscale diretta), ma l’astratto valore della prestazione eseguita, a prescindere dal fatto che tale valore si sia o meno tramutato in una effettiva entrata finanziaria (non contraddicendo, peraltro, la natura di imposta indiretta dell’Iva).


Fonte: Agenzia Entrate

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31 ottobre: Rimborsi Iva infrannuali.

I contribuenti Iva, che da luglio a settembre 2016 hanno maturato un’eccedenza di imposta detraibile superiore a 2.582,28 euro e intendono chiedere, in tutto o in parte, il rimborso della somma o utilizzare la stessa in compensazione, devono presentare telematicamente, entro il prossimo 31 ottobre, l’ultima versione del modello TR, disponibile sul sito dell’Agenzia con le relative istruzioni.
L’attuale prototipo, infatti, si è uniformato, tra l’altro, ad alcune modifiche introdotte dalla Stabilità (articolo 1, comma 908, legge 208/2015), come l’innalzamento delle percentuali di compensazione per le cessioni di latte, bovini e suini (le nuove percentuali sono state aggiunte nella lista ad hoc presente nei righi da TA1 a TA13 di Iva Tr, dove si indicano “le operazioni imponibili, suddivise per aliquota o percentuale di compensazione applicata, per le quali nel trimestre cui si riferisce il modello, si è verificata l’esigibilità dell’imposta - comprese quelle ad esigibilità differita annotate in periodi precedenti)”.
La trasmissione del modello può essere effettuata dal diretto interessato o da un intermediario abilitato.

La possibilità di chiedere rimborsi Iva infrannuali non riguarda la totalità dei contribuenti soggetti all’imposta, ma quelli che si trovano nelle condizioni previste dall’articolo 30, terzo comma, lettere a), b), ed e), del Dpr 633/1972, e anche quelli di cui alle lettere c) e d), con qualche limitazione.
In sintesi, usufruiscono dell’opportunità gli operatori che:

  • effettuano esclusivamente o prevalentemente operazioni attive con aliquote inferiori a quelle dell’imposta relativa agli acquisti e alle importazioni
  • effettuano operazioni non imponibili (articoli 8, 8-bis e 9 del Dpr 633/1972) per un ammontare superiore al 25% del totale complessivo di tutte le operazioni compiute nel periodo
  • hanno acquistato e/o importato, nel trimestre, beni ammortizzabili per un ammontare superiore ai 2/3 del totale degli acquisti e delle importazioni imponibili
  • realizzano nel trimestre, nei confronti di soggetti Iva non stabiliti in Italia, operazioni attive per un importo superiore al 50% di tutte le operazioni effettuate, limitatamente a prestazioni:
    • di lavorazione relative a beni mobili materiali
    • di trasporto di beni e relative prestazioni di intermediazione
    • di servizi accessori ai trasporti di beni e relative prestazioni di intermediazione
    • di servizi relative a operazioni creditizie, finanziarie, assicurative rese a soggetti extra comunitari o riguardanti beni destinati a essere esportati fuori dalla Comunità europea
  • non sono residenti, non hanno una stabile organizzazione in Italia e non sono identificati direttamente o tramite un rappresentante residente nel territorio dello Stato.
Altro percorso stesso traguardo
In alternativa alla procedura di rimborso, il contribuente può recuperare l’eccedenza Iva maturata nel terzo trimestre 2016 utilizzandola in compensazione orizzontale con il modello F24, nel rispetto del limite annuale di 700mila euro, e indicando il codice tributo “6038”, che identifica il terzo e ultimo trimestre. Ultimo perché l’eventuale credito del quarto dovrà essere indicato nella dichiarazione annuale, da presentare a partire dal 1° febbraio e fino al 30 settembre 2017.

Chi sceglie la compensazione deve tener conto del fatto che, in base a quanto disposto dall’articolo 8, comma 18, Dl 16/2012, il superamento della soglia di 5mila euro (riferita al totale dei crediti trimestrali maturati nell’anno) comporta l’obbligo di utilizzare tali crediti soltanto a partire dal sedicesimo giorno del mese successivo a quello di presentazione della domanda, servendosi esclusivamente dei canali telematici dell’Agenzia delle Entrate (Entratel o Fisconline), e non anche di quelli home-banking o remote banking messi a disposizione da istituti finanziari e Poste italiane.
Sempre in tema di compensazione, attenzione: il contribuente che ha debiti di importo superiore a 1.500 euro relativi a ruoli definitivi, scaduti e non pagati, non può accedervi, a meno che prima non estingua il debito.

Rimborsi senza “certificato”
Con il rinnovato articolo 38-bis, completamente riscritto dal Dlgs 175/2014, le garanzie per i rimborsi Iva trimestrali possono essere bypassate, sopravvivendo solo in casi residuali. Infatti, la norma indicata ha innalzato a 15mila euro l’ammontare dei rimborsi effettuabili senza “pegno”; in più, oltre questa soglia, ha stabilito la possibilità di evitare la garanzia con un semplice visto di conformità (o una sottoscrizione dell’organo di controllo e una dichiarazione che attesti la sussistenza dei requisiti patrimoniali). In sostanza, a oggi, vanno garantiti esclusivamente i rimborsi over 15mila euro chiesti da contribuenti “poco affidabili” (la scarsa affidabilità è spiegata nella sezione 2 delle istruzioni alla compilazione del modello Iva Tr).

Una scorciatoia “riservata”
Tra gli operatori legittimati a chiedere la restituzione del credito Iva trimestrale ce ne sono alcuni che possono ottenerla in via prioritaria, entro tre mesi dalla richiesta. Sono i contribuenti che:
  • hanno effettuato nel trimestre prevalentemente prestazioni di subappalto in edilizia e hanno emesso fatture senza addebito di imposta (codice 1)
  • svolgono le attività individuate dal codice Atecofin 2004 37.10.1, cioè di recupero e preparazione per il riciclaggio di cascami e rottami metallici (codice 2)
  • esercitano le attività individuate dal codice Atecofin 2004 27.43.0, cioè producono piombo, zinco, stagno e semilavorati (codice 3)
  • svolgono le attività individuate dal codice Atecofin 2004 27.42.0, cioè producono alluminio e semilavorati (codice 4).
  • fabbricano aeromobili, veicoli spaziali e i connessi dispositivi, che si riconoscono nel codice Ateco 2007 30.30.9 (codice 5)
  • svolgono l’attività individuata dal codice Ateco 2007 59.14.00, vale a dire che esercitano l’attività di proiezione cinematografica (codice 7)
  • effettuano prestazioni di servizi di pulizia, demolizione, installazione impianti e completamento, relative a edifici (codice 8).

Il codice 6 riguarda, invece, i fornitori della Pubblica amministrazione coinvolti nel meccanismo della “scissione dei pagamenti”, ammessi ai rimborsi Iva prioritari anche se non in possesso dei presupposti “generici”, indispensabili per gli altri contribuenti Iva autorizzati, cioè:
  • esercizio dell’attività da almeno tre anni
  • eccedenza detraibile Iva chiesta a rimborso pari o superiore a 10mila euro, per i rimborsi annuali, e a 3mila euro per quelli trimestrali
  • ammontare del credito almeno pari al 10% dell’importo complessivo dell’imposta assolta sugli acquisti e sulle importazioni effettuati nell’anno o nel trimestre a cui si riferisce il rimborso.
Il perché va ricercato nel fatto che lo spostamento dell’obbligo del versamento dell’Iva dal fornitore alla Pubblica amministrazione verosimilmente determina, per il primo, una perdurante posizione creditoria.
I codici vanno indicati nel frontespizio del modello TR.


Fonte: Agenzia Entrate

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mercoledì 19 ottobre 2016

Bonus amianto.

Al via il credito d'imposta per le imprese che effettuano interventi di bonifica dall'amianto su beni e strutture produttive ubicate nel territorio dello Stato, dal 1° gennaio 2016 al 31 dicembre 2016, con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale n. 243 del 17 ottobre 2016 del Decreto interministeriale del 15.06.2016.

Sono ammissibili al credito d'imposta gli interventi di rimozione e smaltimento, anche previo trattamento in impianti autorizzati, dell'amianto presente in coperture e manufatti di beni e strutture produttive ubicati nel territorio nazionale effettuati nel rispetto della normativa ambientale e di sicurezza nei luoghi di lavoro. Sono ammesse, inoltre, le spese di consulenze professionali e perizie tecniche nei limiti del 10% delle spese complessive sostenute e comunque non oltre l'ammontare di 10.000,00 euro per ciascun progetto di bonifica unitariamente considerato.

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Assegnazione agevolata ai soci anche se la società è in liquidazione

Con la Risoluzione n. 93/E di ieri, l'Agenzia delle Entrate è tornata sul tema dell'assegnazione agevolata, affrontando l'ipotesi di successiva cessione a terzi del bene assegnato al socio. Com'è noto, la Legge di Stabilità 2016 ha introdotto un regime fiscale agevolato per consentire l’estromissione dalle imprese degli immobili diversi da quelli strumentali per destinazione, con assegnazione dei beni ai soci dietro pagamento di un'imposta sostitutiva delle imposte sui redditi e dell’Irap, pari all’8 per cento, ovvero al 10,5 per cento per le società non operative o in perdita sistematica.

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Interessi su mutuo e detrazione canone.

Sono titolare di un contratto di locazione di un immobile nello stesso comune in cui ho acquistato la mia prima casa. Oltre alla detrazione Irpef sugli interessi del mutuo, posso detrarre anche la quota per canone di affitto?

La detrazione degli interessi passivi pagati relativamente a un mutuo stipulato per l’acquisto della casa è ammessa a condizione che l’unità immobiliare, entro un anno, sia adibita ad abitazione principale e che l’acquisto sia avvenuto nell’anno antecedente o successivo alla data di stipula del mutuo (articolo 15, comma 1, lettera b, del Tuir). Il diritto al beneficio si perde, a partire dal periodo d'imposta successivo all'evento, se l’immobile non è più utilizzato come abitazione principale. Anche la detrazione a favore dei titolari di contratti di locazione di unità immobiliari spetta a condizione che le stesse siano adibite ad abitazione principale (articolo 16 del Tuir). Conseguentemente, le due agevolazioni sono alternative.
 
 
Fonte: Agenzia Entrate

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lunedì 17 ottobre 2016

Voucher da comunicare 60 minuti prima: ecco come fare.

Pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 235 del 7 ottobre 2016, il decreto legislativo n. 185 del 24 settembre 2016, con il quale sono stati introdotti correttivi al Jobs act. Le modifiche introdotte entrano in vigore a partire dall’8 ottobre 2016.

La novità di più immediato interesse riguarda il lavoro accessorio al fine di garantire la piena tracciabilità dei voucher ed evitarne l’uso fraudolento.

Dall'8 ottobre gli imprenditori che utilizzano i voucher dovranno inviare, almeno 60 minuti prima dell’inizio di ciascuna prestazione, un SMS  o un messaggio di posta elettronica all’Ispettorato nazionale del lavoro contenente:
•         I dati anagrafici e il codice fiscale del lavoratore
•         Il luogo, il giorno e l’ora di inizio e di fine della prestazione

La comunicazione non può più riguardare un periodo ampio (fino a 30 giorni), ma deve essere adempiuta ogni volta che viene utilizzato il voucher, con la possibilità di doverla ripetere anche più volte nell’arco della giornata, se vengono svolte ore di lavoro frazionate.  

Fino a quando il Ministero non darà indicazioni al riguardo la strada più cauta  si ritiene possa essere quella di utilizzare le forme previste per il lavoro intermittente: inviare un SMS al numero 3399942256 oppure la mail  a intermittenti@pec.lavoro.gov.it.

Per chi non rispetta questo obbligo verrà applicata una sanzione amministrativa da euro 400 a euro 2.400 per ciascun lavoratore per cui è stata omessa la comunicazione.

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Valido il ruolo non sottoscritto: il “difetto” rileva solo in casa.

Secondo il costante insegnamento di questa Corte, il difetto di sottoscrizione del ruolo da parte del capo dell’ufficio non incide in alcun modo sulla validità dell’iscrizione a ruolo del tributo, poiché si tratta di atto interno e privo di autonomo rilievo esterno, trasfuso nella cartella da notificare al contribuente (cfr. Cass. 26053/15, 6199/15, 6610/13); del resto, anche la mancata sottoscrizione della cartella di pagamento da parte del funzionario competente non comporta l’invalidità dell’atto “quando non è in dubbio la riferibilità di questo all’Autorità da cui promana, giacché l’autografia della sottoscrizione è elemento essenziale dell’atto amministrativo nei soli casi in cui sia prevista dalla legge” (cfr. ex multis, Cass. 4555/15 e 25773/14)

Ordinanza n. 19761 del 3 ottobre 2016 (udienza 26 maggio 2016)
Cassazione civile, sezione VI – 5 – Pres. Cirillo Ettore – Est. Vella Paola
Difetto di sottoscrizione del ruolo da parte del capo dell’ufficio – Legittimità del ruolo in quanto atto interno e privo di autonomo rilievo esterno – Anche la mancata sottoscrizione della cartella di pagamento da parte del funzionario competente non inficia la validità dell’atto


Fonte: Agenzia Entrate

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Bonus ristrutturazione: convivenza e comodato.

Vivo con i miei genitori. Per usufruire del bonus ristrutturazione su un altro appartamento che mi daranno in comodato d’uso, è necessario registrare il contratto o è sufficiente la convivenza?

Il familiare convivente del possessore o detentore dell'immobile sul quale vengono effettuati i lavori può beneficiare della detrazione per lavori di ristrutturazione (circolare 121/1998, paragrafo 2.1); a tal fine, l'intervento deve riguardare una delle abitazioni nelle quali si esplica il rapporto di convivenza, che deve sussistere già dal momento in cui iniziano i lavori (circolare 50/2002, paragrafo 5.1). Se invece si usufruisce del bonus in qualità di comodatario, l’atto che attribuisce il titolo (contratto di comodato) va registrato e occorre una dichiarazione del proprietario di consenso all’esecuzione dei lavori; gli estremi di registrazione del contratto andranno poi riportati nella dichiarazione dei redditi.
 
 
Fonte: Agenzia Entrate

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Esonero dalla dichiarazione di successione.

Mia madre è deceduta lo scorso luglio. È vero che, in assenza di beni immobili, con un patrimonio inferiore a 100mila euro, non sono tenuto a presentare la dichiarazione di successione?

Non c'è obbligo di dichiarazione, se l'eredità è devoluta al coniuge e ai parenti in linea retta del defunto e l'attivo ereditario ha un valore non superiore a 100mila euro e non comprende beni immobili o diritti reali immobiliari; tali condizioni possono venire a mancare per effetto di sopravvenienze ereditarie (Dlgs 175/2014). Per completezza di analisi, si precisa che la dichiarazione di successione va presentata ordinariamente entro 12 mesi dalla data di apertura della successione (articolo 31, DLgs 346/1990); qualora si dovessero verificare sopravvenienze ereditarie che portano al superamento della soglia di esonero, il conteggio del termine di presentazione della dichiarazione decorre da quel momento.
 
 
Fonte: Agenzia Entrate

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Legittimo l’accertamento sintetico senza prova sull’uso dell’eredità.

Con ordinanza n. 19257 del 28 settembre 2016, la Corte di cassazione ha reso definitivo il giudizio della Commissione tributaria regionale relativo a un accertamento sintetico (redditometro) emesso ai sensi dell’articolo 38, comma 4, Dpr 600/1973, a carico di una contribuente che aveva ricevuto in eredità una grossa somma di denaro.
Il giudice del riesame ha confermato la ripresa fiscale perché la contribuente non ha fornito la prova di aver mantenuto la disponibilità di quanto ricevuto in eredità oppure di averla impiegata per fare fronte alle normali spese di gestione familiare. Di contro, come rivelato “dalle registrazioni bancarie”, il denaro ereditato era invece stato utilizzato “per altri scopi”, quali donazioni ai figli e accrediti su conti correnti altrui.
Nel ricorso per cassazione, la contribuente denuncia violazione della norma implicata, laddove la sentenza impugnata ha ritenuto necessaria la prova dell’effettivo e puntuale utilizzo delle somme ricevute in eredità.

Premessa
Occorre ricordare in premessa che, ai sensi dell’articolo 38, Dpr 600/1973, tanto nella formulazione vigente quanto in quella antecedente alle modifiche recate dall’articolo 22 del Dl 78/2010, l’ufficio può determinare sinteticamente il reddito del contribuente sulla base degli incrementi patrimoniali (ovvero “sulla base delle spese di qualsiasi genere”, come recita l’attuale formulazione del comma 4).
Il previgente comma 6 dello stesso articolo 38 consentiva, poi, al contribuente di dimostrare che il maggior reddito determinato o determinabile sinteticamente è costituito in tutto o in parte da redditi esenti o da redditi soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta. Il comma aggiungeva, altresì, che “l’entità di tali redditi e la durata del loro possesso devono risultare da idonea documentazione”.
La seconda parte del nuovo articolo 38, comma 4, invece, fa salva la prova del contribuente che il finanziamento relativo alle spese è avvenuto con redditi diversi da quelli posseduti nello stesso periodo d’imposta, o con redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta o, comunque, legalmente esclusi dalla formazione della base imponibile.

L’Agenzia delle Entrate, in relazione tanto al vecchio strumento sintetico quanto a quello nuovo, ha stabilito che il contribuente, ai fini della prova contraria, deve fornire la dimostrazione dell’utilizzo del reddito “ulteriore” rispetto a quello dichiarato proprio e specificamente per il sostenimento delle spese contestate (circolare 24/2013). In sostanza, per l’Amministrazione finanziaria, il contribuente può assolvere al suo onere probatorio soltanto dimostrando che, ad esempio, il denaro necessario per l’acquisto di un immobile deriva esattamente da quello incassato per la precedente vendita di un immobile di proprietà.

La decisione
La suprema Corte respinge il ricorso, atteso che la contribuente che vuole difendersi dal redditometro e giustificare al Fisco determinati acquisti deve fornire la prova non solo della disponibilità, ma anche della durata del possesso di redditi esenti (per esempio, eredità). Non basta infatti dimostrare di aver tenuto un certo tenore di vita grazie al patrimonio ereditato, se poi dalle movimentazioni bancarie risulta che tale patrimonio è stato donato ai figli.
La norma prevede qualcosa in più della prova della mera disponibilità di ulteriori redditi, richiedendo espressamente una prova documentale su circostanze sintomatiche del fatto che ciò sia accaduto (cfr Cassazione nn. 25104/2014 e 14855/2015).

Tra l’altro, va aggiunto che la stessa norma prevede che la prova documentale non è “particolarmente onerosa”, potendo essere fornita, ad esempio, con l’esibizione dei conti correnti bancari del contribuente, utili a dimostrare la durata del possesso dei redditi (Cassazione, 8995/2014).
In tal senso va inteso lo specifico riferimento alla prova – risultante da idonea documentazione – dell’entità di tali ulteriori redditi e della durata del loro possesso, prova che ha la finalità di ancorare a fatti oggettivi (di tipo quantitativo e temporale) la disponibilità di detti redditi, per consentire la riferibilità della maggiore capacità contributiva accertata con metodo sintetico in capo al contribuente proprio a tali ulteriori redditi (cfr Cassazione nn. 1332/2016 e 17504/2016).

In sintesi, la mancata prova della durata stabile e non temporanea del possesso di redditi esenti conferma la presunzione del Fisco in ordine alla maggiore capacità contributiva non dichiarata.
Nel caso in esame, la Commissione regionale ha fatto buon governo dei principi su richiamati, non ritenendo assolto l’onere probatorio gravante sul contribuente, muovendosi “lungo tale solco interpretativo laddove, peraltro, con accertamento in fatto rimasto incontrastato, il giudice di appello ha affermato che, per contro, come risultato, il denaro ricevuto in eredità era stato utilizzato per altri scopi, quali donazioni ai figli e accrediti su altri conti correnti, come emerso dalle registrazioni delle movimentazioni bancarie”.


Fonte: Agenzia Entrate

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venerdì 7 ottobre 2016

Quesito: procacciatore affari.

Io sono un procacciatore d' affari con partita iva registrata al agenzia delle entrate e non in camera di commercio, ho il codice per vendita articoli per la casa, se volessi lavorare per un negozio con ritenuta d' acconto come funziona? dovrei fare io la fattura al negozio per farmi pagare? e soprattutto che tasse ci sono da versare oltre l' iva e chi le versa? io lavorerei 33 ore la settimana, quale e' lo stipendio che potrei chiedere?
lordo e netto? un negozio come commesso. grazie mille scusatemi le troppe domande.


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Assolvimento dell’imposta di bollo con modalità virtuale per gli atti e provvedimenti dei procedimenti arbitrali trasmessi con modalità telematiche.

Quesito
La Camera di Commercio di XXX intende procedere alla
dematerializzazione e digitalizzazione della documentazione cartacea presentata
e trattata dai propri uffici, incentivando le procedure telematiche per tutti i
procedimenti trattati, in applicazione delle norme del codice
dell’Amministrazione digitale, di cui al D.lgs. 7 marzo 2005, n. 82.
Al riguardo, l’ente istante rappresenta che tra i procedimenti trattati, sono
comprese le procedure arbitrali, competenza che è stata attribuita alla Camera di
commercio dall’articolo 2, comma 2, lettera g), della legge 29 dicembre 1993, n.
580.
L’interpellante aggiunge, inoltre, con riferimento alle procedure arbitrali,
che gli atti e i provvedimenti in argomento sono soggetti all’imposta di bollo ai
sensi dell’articolo 20 della tariffa allegata al DPR 26 ottobre 1972, n. 642.
In proposito, l’istante evidenzia di procedere già alla riscossione con
Direzione Centrale Normativa
modalità virtuale, in virtù di apposite autorizzazioni, dell’imposta di bollo dovuta
su altre tipologie di atti trattate dai propri uffici.
L’ente interpellante chiede, quindi, di conoscere se le proprie
autorizzazioni all’assolvimento dell’imposta di bollo con modalità virtuale di cui
all’articolo 15 del citata DPR n. 642 del 1972, possano essere utilizzate anche per
l’imposta di bollo dovuta per gli atti e provvedimenti dei procedimenti arbitrali
che riceve dai soggetti interessati per via telematica.
Soluzione interpretativa prospettata dal contribuente
La camera di commercio interpellante ritiene che sia legittimata ad
utilizzare la propria autorizzazione al pagamento dell’imposta di bollo in modo
virtuale di cui all’articolo 15 del DPR n. 642 del 1972 anche per gli atti e
provvedimenti dei procedimenti arbitrali che vengono trasmessi dai soggetti
interessati con modalità telematiche, in applicazione delle norme del codice
dell’Amministrazione digitale di cui al D.lgs. 7 marzo 2005, n. 82.
Parere dell’Agenzia delle Entrate
La legge 29 dicembre 1993, n. 580 ( recante il Riordino delle camere di
commercio, artigianato e agricoltura), all’articolo 2, comma 2, stabilisce che “Le
camere di commercio, singolarmente o in forma associata, svolgono in
particolare le funzioni e i compiti relativi a:
(…)
g) costituzione di commissioni arbitrali e conciliative per la risoluzione
delle controversie tra imprese e tra imprese e consumatori e utenti;…”.
Relativamente al trattamento tributario, ai fini dell’imposta di bollo, degli
atti e procedimenti arbitrali oggetto del quesito, si osserva che ai sensi
dell’articolo 20, comma 1, della tariffa allegata al DPR 26 ottobre 1972, n. 642, è
dovuta l’imposta di bollo, fin dall’origine, nella misura di euro 16,00, per ogni
foglio, per gli “Atti e provvedimenti dei procedimenti giurisdizionali civili e
amministrativi; atti e provvedimenti dei procedimenti arbitrali …”.
In considerazione della riportata previsione normativa, si conferma,
dunque, il parere espresso dal contribuente, secondo cui gli atti e provvedimenti
dei procedimenti arbitrali scontano l’imposta di bollo, fina dall’origine, nella
misura di euro 16,00 per ogni foglio.
Per quanto attiene all’assolvimento dell’imposta di bollo, si rammenta che
l’articolo 3 del citato DPR n. 642 del 1972, come modificato dall’articolo 1 della
legge 27 dicembre 2006 n. 296, stabilisce che “L’imposta di bollo si corrisponde
secondo le indicazioni della Tariffa allegata:
a) mediante pagamento dell’imposta ad intermediario convenzionato con
l’Agenzia delle Entrate, il quale rilascia, con modalità telematiche,
apposito contrassegno;
b) in modo virtuale, mediante pagamento dell’imposta all’ufficio
dell’Agenzia dell’entrate o ad altri uffici autorizzati o mediante
versamento in conto corrente postale.
La disciplina del pagamento dell’imposta in modo virtuale è recata
dall’articolo 15 del DPR n. 642 del 1972, secondo cui “Per determinate
categorie di atti e documenti, (…) l’intendente di finanza può, su richiesta degli
interessati, consentire che il pagamento dell’imposta anziché in modo ordinario
o straordinario avvenga in modo virtuale (…). Ai fini dell’autorizzazione (…)
l’interessato deve presentare apposita domanda corredata da una dichiarazione
(…) contenente l’indicazione del numero presuntivo degli atti e documenti che
potranno essere emessi e ricevuti durante l’anno”.
Fatta tale premessa, considerato che l’imposta di bollo sugli atti e
provvedimenti è dovuta fin dall’origine, si ritiene che l’obbligazione tributaria
debba essere assolta dal soggetto che forma i predetti documenti e, quindi, li
consegna o spedisce.

Al fine di individuare in maniera definita i soggetti che procedono alla
formazione dei documenti in argomento, la scrivente ha ritenuto opportuno
formulare apposita istanza di documentazione integrativa all’ente istante.
In esito a tale richiesta, la camera di commercio di XXX, ha chiarito che
l’attività svolta dalla camera di commercio nell’ambito delle procedure arbitrali,
si risolve in un’attività di mera ricezione documentale e di svolgimento di
servizio di segreteria.
A titolo esemplificativo, la camera di commercio riceve la domanda di
arbitrato e provvede al suo invio alla controparte invitata, cura i successivi
scambi di memorie prodotte dalle parti secondo le indicazioni dell’organo
arbitrale, offre assistenza per la gestione delle udienze, si occupa dell’invio alle
parti del lodo finale emesso dall’organo arbitrale.
La camera di commercio, dunque, non procede alla formazione dei
documenti in argomento in quanto gli stessi sono formati dai soggetti che
partecipano alla procedura arbitrale mentre la camera di commercio svolge in
relazione a detta procedura un’attività assimilabile a quella di segreteria.
Da quanto sopra esposto, si ritiene che l’assolvimento dell’imposta di
bollo dovuta sugli atti e documenti del procedimento arbitrale, oggetto del
presente interpello, gravi sulle parti (imprese e/o privati) che procedono alla
formazione di detti documenti e li presentano in via telematica alla camera di
commercio; pertanto, per i documenti in argomento l’imposta di bollo non potrà
essere assolta dalla camera di commercio utilizzando l’autorizzazione al
pagamento in modo virtuale della quale risulta già in possesso.
L’imposta di bollo dovrà, invece, essere assolta dai contribuenti mediante
contrassegno, procedendo al versamento ad un intermediario convenzionato
ovvero con la modalità virtuale, ai sensi del predetto articolo 3 del DPR n. 642
del 1972.
Il contribuente che intende assolvere l’imposta di bollo mediante
contrassegno, potrà comprovare l’assolvimento dell’imposta indicando nel
documento inviato il codice numerico composto da 14 cifre rilevabili dal
contrassegno telematico rilasciato dall’intermediario.
In tal caso, sarà cura dell’utente conservare il contrassegno utilizzato entro
il termine di decadenza triennale previsto per l’accertamento da parte
dell’Amministrazione finanziaria ( articolo 37 del DPR n 642 del 1972).


Fonte: Agenzia Entrate

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INPS: calano i collaboratori, soprattutto giovani.

L’INPS, con comunicato 6 ottobre 2016, rende noto che è disponibile nel portale dell’Istituto l’aggiornamento dell’Osservatorio statistico sui lavoratori parasubordinati con i dati provvisori dell’anno 2015. L’Osservatorio si compone di due sezioni: contribuenti professionisti, contribuenti collaboratori.
I dati rilevati nel 2015 confermano la tendenza alla diminuzione del numero degli iscritti alla Gestione separata registrata negli ultimi anni. Coloro che hanno versato almeno un contributo nel corso dell’anno sono stati infatti 1.428.283, il 6,2% in meno del 2104 (quando erano 1.523.490). Il calo si registra in particolare fra i collaboratori, in diminuzione del 7,9%. I professionisti, invece, sono in lieve aumento (0,1%) confermando la tendenza degli ultimi anni. Questo risultato è ottenuto in particolare per merito delle donne, aumentate del 2,1% (gli uomini sono diminuiti dell’1,2%).
Anche la media annua del numero dei contribuenti fa registrare un calo del 7,2% (834.218 nel 2105, contro 898.696 nel 2014). La diminuzione rilevata riguarda soprattutto i collaboratori più giovani, al di sotto dei 29 anni (-16,9%), mentre fra i professionisti è proprio questa fascia di età che fa registrare il maggior aumento (+0,5%).
Il calo dei collaboratori si manifesta in tutte le aree geografiche, maggiore al centro (-9,6%), minore al sud (-6,6%), mentre l’aumento dei professionisti si registra solo al nord (+1,1%). Centro e mezzogiorno segnano infatti una diminuzione (rispettivamente -0,7% e -1,7%).

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giovedì 15 settembre 2016

Quesito: sito web e SEO

Ho appena aperto è finito di lavorare ad un mio sito web e finita la parte SEO dovrei iniziare a guadagnare da esso..
Il mio è un sito per adulti con video presi da affiliazione e banner.
Come posso regolarizzarlo?

E dato che presto metterò anche un app in commercio e guadagni anche da essa come posso fare?

Mi hanno consigliato di aprire un conto a Malta per evitare di pagare tasse, fisco,partita iva,  controlli e quant'altro è possibile? Mi converrebbe?

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Quesito: amministratore di condominio.

Quesito importante, data la grande confusione che ho trovato in merito.
Amministratore di condominio, per un solo condominio, compenso annuo 700€.
Il soggetto non svolge altra attività di lavoro autonomo e non ha altri redditi. Qualcuno mi conferma che trova applicazione la sentenza della cassazione n. 5056 del 21 aprile?
Cioè che se l'amministrazione è svolta senza mezzi organizzati e per un solo condominio, non si è tenuti all'apertura IVA e alle scritture contabili.


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lunedì 12 settembre 2016

Bonus mobili: documentazione della spesa.

Lo scorso anno ho effettuato dei lavori di ristrutturazione nel mio appartamento. Contestualmente ho comprato degli elettrodomestici, pagando con bancomat. È sufficiente lo scontrino fiscale ai fini della detrazione?


Si ha diritto al "bonus mobili" anche in caso di pagamento effettuato tramite moneta elettronica (carta di credito o bancomat). In tale ipotesi, se il rivenditore non emette fattura, è necessario che nello scontrino siano indicati il codice fiscale dell'acquirente e la natura, qualità e quantità dei beni acquistati. In caso di mancata indicazione del codice fiscale dell’acquirente, lo scontrino può comunque consentire la fruizione del beneficio, se riporta natura, quantità e qualità dei beni acquistati ed è riconducibile al contribuente titolare della carta in base alla corrispondenza con i dati del pagamento (esercente, importo, data e ora). Per i pagamenti effettuati con carte di debito o di credito, va conservata anche la ricevuta di avvenuta transazione.
 
 
Fonte: Agenzia Entrate

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Fatture per operazioni inesistenti.

Qualora la fattura indichi un ammontare dell'operazione e/o dell'Iva superiore rispetto a quello reale, sorge sempre il debito d'imposta per l'intero ammontare indicato e, dunque, anche in caso di emissione effettuata per operazioni oggettivamente inesistenti, l'emittente dovrà sempre corrispondere l'intero importo.
Lo ha affermato la Cassazione con la sentenza n. 35623 del 29 agosto 2016.

La vicenda
Il Tribunale di Genova ha dichiarato un imprenditore edile responsabile del reato di emissione di fatture per operazioni inesistenti (articolo 8, Dlgs 74/2000). In particolare, veniva contestato al contribuente di aver avuto tale condotta dal 2004 al 2006, per consentire a una società cooperativa a responsabilità limitata, utilizzatrice, di evadere le imposte sui redditi e l'Iva, agendo in concorso con altri limitatamente ad alcune delle fatture, per un complessivo importo superiore a 154.937 euro.
Secondo l'accusa, l'imputato aveva aperto la partita Iva senza però dare mai seguito all'esercizio di alcuna impresa, con il fraudolento intento di ottenere facili guadagni emettendo fatture inesistenti, ancorché spinto da stringenti necessità economiche. Il giudice di primo grado lo ha condannato, riconoscendogli tuttavia le attenuanti generiche per avere commesso il fatto in stato di necessità economica.
La Corte d'appello, invece, in parziale riforma della sentenza del Tribunale, ha escluso le attenuanti generiche concesse in primo grado, ha aumentato la pena della reclusione a lui inflitta e ha disposto la pubblicazione della sentenza sul sito del ministero della Giustizia e non sul quotidiano.

L'uomo ha proposto ricorso per cassazione, lamentando (anche) che la Corte territoriale:

  • aveva utilizzato le dichiarazioni da lui rese nel procedimento a carico di un coimputato (nei cui confronti si era proceduto separatamente con giudizio abbreviato e la cui sentenza di condanna era stata acquisita agli atti), in quanto coincidenti con quelle rese dallo stesso coimputato e relative all'esecuzione di lavori mai effettuati per scelta unilaterale del committente
  • aveva violato l'articolo 192 cpp, con riferimento all'attendibilità dei testimoni dell'accusa
  • non aveva accertato l'elemento soggettivo del reato.
La Cassazione ha rigettato il ricorso affermando che l'articolo 8 del Dlgs 74/2000 "… è norma che incrimina la falsità ideologica e non quella materiale della fattura e punisce, con espressione inequivoca, chi 'emette o rilascia' fatture o altri documenti per operazioni inesistenti; la condotta vietata va, dunque, riferita al documento 'fattura' come qualificato dal D.P.R. n. 633 del 1972, art. 21, o agli 'altri documenti' cui si riferisce la norma in esame…".

La sentenza
I giudici di legittimità hanno esaminato la sentenza impugnata con riferimento sia al compendio probatorio valutato dai giudici di merito sia alla sussistenza dell'elemento soggettivo del reato contestato.

Con riferimento alle prove acquisite, hanno precisato che le dichiarazioni dell'imputato, oltre che le deposizioni della Guardia di finanza, non costituivano le prove principali a suo carico. Dalla lettura della sentenza impugnata, infatti, emergeva che l'affermazione di responsabilità dell'imputato si basava anche sulla "documentazione acquisita", che evidenziava seri dubbi sull'effettività delle prestazioni fatturate dalle imprese individuali (visti la genericità delle descrizioni, il numero notevolmente ravvicinato di emissioni e il mancato pagamento delle fatture stesse), soprattutto perché uno dei coimputati, dipendente come lui della cooperativa, aveva ammesso di non aver istituito alcuna impresa edile e che l'apertura della partita Iva era stata operata solo per ottenere facili guadagni mediante l'emissione di fatture per operazioni inesistenti, su suggerimento del contribuente al quale aveva consegnato il timbro con i dati della propria impresa.

Dopo aver riportato tali elementi, la Cassazione ha affermato che, nella fattispecie esaminata, non poteva dedursi violazione dell'articolo 192 cpp, poiché, tra le doglianze proponibili quali mezzi di ricorso (articolo 606 cpp), non rientravano quelle relative alla valutazione delle prove, specie se implicanti la soluzione di contrasti testimoniali, la scelta tra divergenti versioni e interpretazioni, l'indagine sull'attendibilità dei testimoni e sulle risultanze peritali, salvo il controllo estrinseco della congruità e logicità della motivazione (Cassazione 87/1990).
Il giudice di legittimità, infatti, doveva limitarsi a verificare che il giudice di merito aveva rispettato i criteri dettati dall'articolo 192 cpp in materia di valutazione delle prove. Tale controllo, eseguito mediante esame della gravità, precisione e concordanza degli indizi e facendo ricorso ai parametri della completezza, della correttezza e della logicità del discorso motivazionale, veniva superato agevolmente dalla sentenza impugnata (Cassazione 20474/2003).

Con riferimento al mancato accertamento dell'elemento soggettivo del reato, poi, la Cassazione ha affermato che, per incriminare il soggetto emittente le fatture per operazioni oggettivamente inesistenti, l'accusa non doveva dimostrare anche la consapevolezza del meccanismo fraudolento finalizzato a permettere l'altrui evasione. Ciò sia perché la consapevolezza di lui è sempre riferita all'aspetto cartolare (è sempre punita la falsità ideologica e non quella materiale della fattura) sia perché l'esposizione dell'Iva nella fattura del proprio fornitore, da sola, basta per consentire al cliente di detrarre la relativa imposta e di vantare così un credito nei confronti dell'Erario per l'ammontare indicato.
Nella fattispecie al suo vaglio, la Cassazione ha evidenziato che la Corte territoriale aveva ricavato la dimostrazione che l'imputato era consapevole del meccanismo fraudolento, finalizzato all'evasione delle imposte e realizzato attraverso l'emissione delle fatture, proprio dal "facile guadagno" che ne derivava, grazie all'indebito vantaggio fiscale procurato alla cooperativa che, in tal modo, realizzava la "provvista" per remunerare l'imputato, dichiaratamente spinto a delinquere dalle impellenti necessità economiche in cui si era venuto a trovare nel 2006.

I giudici di piazza Cavour hanno quindi concluso che se, ex articolo 21, comma 7, Dpr 633/1972, viene emessa fattura per operazioni inesistenti, ovvero se nella fattura i corrispettivi dell'operazione o delle imposte relative sono indicate in misura superiore a quella reale, l'imposta è dovuta per l'intero ammontare evidenziato corrispondente alle indicazioni della fattura, anche in seguito all'emissione di documenti per operazioni in tutto o in parte oggettivamente inesistenti, nonché in caso di soprafatturazione (Cassazione, n. 50628/2014).


Fonte: Agenzia Entrate

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sabato 16 luglio 2016

Quesito: ritenuta d' acconto su eredità giacente.

Buongiorno, devo emettere fattura su un' eredità giacente con ritenuta d' acconto visto che sono un professionista?


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martedì 24 maggio 2016

Quesito: jobs act.

non è più possibile far parte del jobs act vero? Ci sono/saranno novità a riguardo?
Grazie infinite


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mercoledì 6 aprile 2016

Enti bilaterali: sono pronte due nuove causali contributo.

Con le convenzioni dell’8 e del 9 marzo 2016 sottoscritte, rispettivamente, con l’Ente bilaterale nazionale dei Call center (Ebincall) e l’Ente nazionale bilaterale Lavoro impresa e terziario (Enblit), è stato affidato all’Inps il servizio di riscossione, tramite il modello F24, dei contributi destinati al finanziamento delle due organizzazioni.

Per consentire ciò, con le risoluzioni 18/E e 19/E, l’Agenzia delle Entrate, in base agli accordi stipulati con l’Inps e più volte rinnovati, ha generato due nuove causali contributo:
-  “CALL”, per l’Ente bilaterale nazionale dei Call center
-  “ENBT”, per l’Ente nazionale bilaterale Lavoro impresa e terziario.

Vanno riportate nella sezione “Inps” del modello F24, nel campo “causale contributo”, in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a debito versati”.
Inoltre, nella delega di pagamento devono essere evidenziati:
nel campo “codice sede”, il codice della sede Inps competente
nel campo “matricola INPS/codice INPS/filiale azienda”, la matricola Inps dell’azienda
nel campo “periodo di riferimento”, nella colonna “da mm/aaaa”, il mese e l’anno di riscossione del contributo (la colonna “a mm/aaaa” non va compilata).


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Piccola proprietà contadina: benefici solo al coltivatore diretto.

In materia di agevolazioni fiscali (imposta di registro fissa all’1%), per un atto di compravendita di un terreno, correlata al possesso dei requisiti soggettivi di coltivatore diretto, di cui al Dpr n. 601 del 1973, una società agricola non sempre ha diritto di usufruire dei benefici fiscali quale coltivatore diretto, anche se la maggior parte dei soci è costituita da coltivatori diretti. In particolare, un consorzio  ortofrutticolo che non coltivi direttamente la terra e non abbia acquistato il terreno allo scopo di accorpamento o arrotondamento della proprietà contadina, svolgendo invece attività di raccolta, lavorazione, conservazione e commercializzazione dei prodotti dei soci, non può essere considerato coltivatore diretto. Infatti, secondo il Dpr n. 601 del 1973, l’attività della cooperativa da agevolare è quella primaria di coltivazione del fondo, avendo per finalità esclusiva l’accorpamento e l’arrotondamento della piccola proprietà contadina.

Sentenza n. 5972 del 25 marzo 2016 (udienza 11 febbraio 2016)
Cassazione civile, sezione V - Pres. Chindemi Domenico - Est. Iacobellis Marcello - rel. Consigliere
Piccola proprietà contadina – Agevolazioni imposta di registro su compravendita terreni – Coltivatore diretto


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Forfetario post Stabilità 2016: le novità.

Con la circolare 10/E del 4 aprile 2016, l’Agenzia delle Entrate fornisce indicazioni sulle modalità di applicazione del regime forfetario, introdotto dalla legge di stabilità 2015 (commi da 54 a 89 dell’articolo 1 della legge 190/2014), chiarendo alcuni dubbi interpretativi emersi nel corso del primo anno di vigenza.
Il documento di prassi si presenta come un articolato vademecum, in cui vengono in primo luogo riproposte le caratteristiche peculiari del regime (vedi articolo del 2 gennaio 2015), anche alla luce delle modifiche apportate alla disciplina dai commi 111-113 della legge 208/2015 (vedi articolo del 13 gennaio 2016)

Il regime forfetario è previsto per le persone fisiche che esercitano un’attività di impresa, arte o professione in forma individuale. A differenza dei regimi agevolati previgenti, per fruire dello stesso non è prevista alcuna scadenza legata a un numero di anni di attività o al raggiungimento di una particolare età anagrafica.
Possono accedere al regime i soggetti già in attività (circolare 6/E del 2015) e/o i soggetti che iniziano un’attività di impresa, arte o professione, purché rispettino alcuni requisiti e condizioni, tra cui l’avere conseguito ricavi ovvero percepito compensi, ragguagliati ad anno, non superiori a determinati limiti, differenziati a seconda del codice Ateco che contraddistingue l’attività esercitata, incrementati, a decorrere dal 1° gennaio 2016, dal comma 112 della Stabilità 2016.
Il documento di prassi, articolato in sei capitoli, ripercorre tutti i punti focali della disciplina, per poi soffermarsi sulle ultime novità legislative.

Requisiti e condizioni: le novità dopo la Stabilità 2016
Fino allo scorso anno, tra i requisiti di accesso al regime (comma 54), era previsto che i redditi conseguiti nell’attività d’impresa, dell’arte o della professione dovessero essere prevalenti rispetto a quelli eventualmente percepiti come redditi di lavoro dipendente o assimilati. Tale requisito non è più previsto in seguito all’abrogazione della lettera d del comma 54, che lo prevedeva.
Per quanto concerne, invece, le cause di esclusione dal regime (comma 57), a partire dal 2016 non possono utilizzare il regime forfetario coloro che nell’anno precedente hanno percepito redditi di lavoro dipendente o assimilati di importo superiore a 30.000 euro.
Tale limite, introdotto con decorrenza 1° gennaio 2016, non opera se il rapporto di lavoro dipendente è cessato nel corso dell’anno precedente, sempre che nel medesimo anno non sia stato percepito un reddito di pensione (questo, infatti, in quanto assimilato al reddito di lavoro dipendente, assume rilievo, anche autonomo, ai fini del raggiungimento della citata soglia). Opera, invece, nella diversa ipotesi in cui, nello stesso anno, il contribuente abbia cessato il rapporto di lavoro dipendente per intraprenderne uno nuovo, ancora in essere al 31 dicembre.
Sempre in tema di cause di esclusione, la circolare precisa inoltre che tra i regimi speciali ai fini Iva e i regimi forfetari di determinazione del reddito che comportano la fuoriuscita dal regime rientra anche il patenta box, ossia il regime opzionale di tassazione agevolata per i redditi derivanti dall’utilizzo di opere dell’ingegno, di brevetti industriali, di marchi, di disegni e modelli, nonché di processi, formule e informazioni relativi a esperienze acquisite nel campo industriale, commerciale o scientifico giuridicamente tutelabili (articolo 1, commi da 37 a 45, della legge 190/2014).

La disapplicazione del regime
I contribuenti in possesso dei requisiti per l’applicazione del regime forfetario possono disapplicarlo o fuoriuscirne, optando per il regime ordinario. Tale scelta avviene tramite comportamento concludente, ma deve, in ogni caso, essere comunicata compilando il quadro VO della dichiarazione annuale Iva da presentare successivamente alla scelta operata e vincola il contribuente alla sua concreta applicazione almeno per un triennio, trascorso il quale si rinnova tacitamente anno per anno.
Tuttavia, considerate le rilevanti modifiche alla disciplina introdotte dalla Stabilità 2016, chi nel 2015 ha optato per il regime ordinario può, dal 1° gennaio 2016, revocare la scelta e accedere al regime forfetario. A tale scopo, andranno effettuate le opportune rettifiche dei documenti emessi nel corso del 2016 con addebito dell’imposta, entro sessanta giorni dalla pubblicazione della circolare sul sito istituzionale dell’Agenzia o entro la prima liquidazione Iva successiva, se la stessa scade dopo il predetto termine.
In presenza dei necessari presupposti, i medesimi contribuenti potranno beneficiare dell’imposta sostitutiva del 5% (comma 65), come previsto per le nuove attività economiche, per il periodo che residua al compimento del quinquennio dall’inizio dell’attività (articolo 1, comma 113, legge di stabilità 2016). Stessa chance per quanti, nel 2014, in presenza dei requisiti per accedere al regime di vantaggio, hanno optato per il regime ordinario.
Analogamente, potranno avvalersi del regime forfetario anche i contribuenti che avevano optato, nel corso del 2015, per l’applicazione del regime di vantaggio: la scelta potrà essere revocata senza attendere il decorso dei termini di permanenza nel regime (cinque anni).
La circolare analizza inoltre l’ipotesi in cui vi sia il passaggio in giudicato di un avviso di accertamento che dimostri l’assenza dei requisiti previsti dalla legge per usufruire del regime forfetario (commi 54 e 57). In tal caso l’uscita dal regime forfetario avverrà dal periodo successivo a quello accertato.

Un prospetto ad hoc nel modello Unico
I contribuenti che applicano il regime forfetario sono esclusi dall’applicazione degli studi di settore (comma 73). Sono comunque tenuti a specifici obblighi informativi relativamente all’attività svolta.
Al riguardo, il quadro RS del modello di dichiarazione Unico 2016–PF” prevede un nuovo prospetto denominato “Regime forfetario per gli esercenti attività d’impresa, arti e professioni - Obblighi informativi”, che deve essere compilato dai soli contribuenti che hanno applicato il regime forfetario nel 2015.
In esso, i soggetti forfetari devono dichiarare, cumulativamente, le informazioni relative al tipo di attività svolta. Nel caso vengano esercitate sia attività di impresa che di lavoro autonomo, dovranno essere compilate entrambe le sezioni del prospetto. Tali dati devono essere indicati con riguardo alla documentazione ricevuta o emessa. Ad esempio, le informazioni relative ai costi, richieste agli esercenti attività di impresa, dovranno essere dichiarate solo se si è ricevuta la relativa documentazione fiscale nel periodo di imposta e nella misura in essa indicata.
I beni strumentali utilizzati promiscuamente per l’esercizio dell’impresa, dell’arte o professione e per l’uso personale o familiare del contribuente, dovranno essere dichiarati nella misura del 50 per cento.

Ulteriori vantaggi per chi inizia una nuova attività
Il reddito imponibile è soggetto all’imposta del 15%, sostitutiva delle imposte sui redditi, delle addizionali regionale e comunale e dell’Irap. I contribuenti in regime forfetario potranno usufruire, in compensazione, anche del credito di imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno (articolo 1, commi 98 e 99, della legge 208/2015).
Per l’anno di imposta 2015, i contribuenti che hanno iniziato una nuova attività e applicano il regime forfetario beneficiano della riduzione di 1/3 dell’imponibile determinato forfetariamente, al lordo dei contributi previdenziali versati e dedotti e delle perdite pregresse da portare in diminuzione del reddito.
A seguito delle modifiche apportate dalla legge di stabilità 2016, a decorrere da quest’anno, il reddito determinato con i criteri richiamati, è assoggettato a un’imposta sostitutiva del 5% per i primi cinque anni di attività. Potranno beneficiare della più favorevole tassazione anche i contribuenti che nel 2015 hanno iniziato una nuova attività, per il quadriennio che residua al compimento del quinquennio.



Fonte: Agenzia Entrate

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giovedì 31 marzo 2016

Chi aderisce al condono fiscale non evita l’accertamento tributario.

L’adesione al condono previsto dall’articolo 8 della legge 289/2002, non determina di per sé la mancanza dei presupposti per procedere all’accertamento per redditi non dichiarati ai fini Irpef ed Irap e ai fini Iva, avendo il contribuente omesso di presentare la dichiarazione Mod./Unico 2002, ai sensi dell’articolo 41 Dpr 600/1973.
Ai fini Iva, l’applicabilità del condono è impedita a monte dall’incompatibilità della norma con la disciplina eurocomunitaria.
Per quanto attiene all’accertamento per Irpef e Irap la norma non preclude, indipendentemente dai limiti di valore indicati, l’accertamento d’ufficio ai sensi del Dpr 600/1973, articolo 41, stabilendo solo limiti di valore per “ogni” accertamento tributario, e dunque anche per quello di cui all’articolo 41.
Il limite normativo, in definitiva, è quantitativo, e non qualitativo.

Sentenza n. 5412 del 18 marzo 2016 (udienza 18 gennaio 2016)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Bielli Stefano - Est. Scoditti Enrico - Pm. Del Core Sergio
Accertamento tributario - Condono L. n. 289 del 2002, art. 8 – Inapplicabilità ai fini Iva - Limite quantitativo per Irpef e Irap.

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Acquisto pertinenza: indetraibilità provvigione.

Lo scorso anno ho acquistato un box, come pertinenza della mia abitazione principale. Ho pagato una provvigione di circa mille euro. Posso detrarla?

Le spese sostenute per la provvigione pagata a un'agenzia immobiliare o a un intermediario sono detraibili, nella misura del 19%, soltanto nell’ipotesi di acquisto di un’unità immobiliare da adibire ad abitazione principale propria o di un familiare (articolo 15, comma 1, lettera b-bis, del Tuir). Non è invece possibile usufruire dello sconto di imposta in caso di acquisto di una pertinenza.



Fonte: Agenzia Entrate

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Pro-rata: conta l'attività svolta, non quella dell'atto costitutivo.

In tema di Iva, ai fini dell'inclusione di determinate operazioni attive nel calcolo della percentuale d'imposta detraibile (pro-rata) occorre avere riguardo non all'attività previamente definita dall'atto costitutivo come oggetto sociale, ma a quella effettivamente esercitata dall'impresa.
Lo ha affermato la Corte di cassazione, nella sentenza n. 4613 del 9 marzo 2016.

La vicenda processuale
La controversia trae origine dall'impugnazione, da parte della curatela di un fallimento, di tre avvisi di accertamento per le annualità 2001, 2003 e 2004 con i quali l'ufficio ha contestato alla stessa curatela di aver detratto l'Iva sugli acquisti (parcelle di professionisti e spese varie del fallimento), pur avendo emesso fatture attive senza addebito d'imposta per canoni di locazione.
In particolare, il recupero è basato sulla contestazione che la curatela del fallimento non avrebbe tenuto conto delle predette operazioni esenti (operazioni attive di locazione immobiliare) ai fini del calcolo della percentuale di detraibilità dell'Iva pagata sugli acquisti, in violazione del disposto degli articoli 19, comma 5 e 19-bis del Dpr 633/1972.
Di contro, la curatela riteneva corretto non computare dette operazioni nel calcolo del pro-rata poiché non rientranti nell'oggetto dell'attività propria dell'impresa ("commercio all'ingrosso di materiali da costruzione") e quindi escluse dal calcolo stesso ai sensi del comma 2 del citato articolo 19-bis.

La Ctp Ha accolto il ricorso della curatela, ritenendo fondata l'eccezione sollevata.
A seguito dell'appello dell'ufficio, la Ctr ha riformato integralmente la pronuncia dei giudici di prime cure, rilevando che, poiché l'attività di locazione era iniziata assai prima del fallimento, la stessa non poteva essere definita occasionale, unica circostanza che avrebbe potuto giustificare la non applicazione della disciplina Iva della detrazione.
Avverso tale pronuncia, ha proposto impugnazione in sede di legittimità la curatela del fallimento.

Decisione
Con la pronuncia in commento, la Corte di cassazione ha respinto il ricorso della contribuente, ritenendo corretta e immune da censure la sentenza di secondo grado favorevole alla tesi sostenuta dall'Amministrazione finanziaria.
Al riguardo, la Suprema corte ha innanzitutto ricordato che, in via di principio, ai fini della determinazione dell'imposta a carico dell'impresa, nel sistema Iva della rivalsa e della detrazione, "ciò che rileva è l'effettivo volume di affari del contribuente", costituito dall'ammontare complessivo delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi dallo stesso effettuate nell'esercizio dell'attività imprenditoriale.
Analogamente, non attribuiscono diritto alla detrazione le operazioni passive che abbiano comportato il pagamento dell'Iva in rivalsa, se non rientrano nell'attività propria dell'impresa (in quanto "non hanno contribuito a determinare l'entità delle cessioni di beni o delle prestazioni di servizi che costituiscono l'oggetto dell'attività imprenditoriale").

La medesima conclusione, a parere della Cassazione, va assunta per le operazioni attive esenti, che non rientrano nel calcolo del pro-rata laddove estranee all'oggetto dell'attività imprenditoriale; in tale senso, chiarisce il giudice di legittimità, deve essere letto l'articolo 19-bis, comma 2, del Dpr 633/1972, il quale impone espressamente di tenere conto, nel calcolo del pro-rata, anche delle operazioni esenti indicate ai numeri da 1) a 9) dell'articolo 10 del Dpr 633/1972, quando queste formino "oggetto dell'attività propria dell'impresa".
Nell'impianto normativo delineato, tale locuzione - a parere della Suprema corte - non può che riferirsi alle operazioni di cessione di beni e di prestazione di servizi effettuate nell'esercizio effettivo dell'impresa, ossia quella realmente svolta dal contribuente, e non già all'attività previamente definita dall'atto costitutivo come oggetto sociale.

Nel caso di specie, secondo la Cassazione, le doglianze della ricorrente sono infondate, poiché la Ctr ha correttamente attribuito rilevanza allo svolgimento dell'attività locativa nell'ambito dell'attività di impresa, in quanto non meramente occasionale, ma perdurante nel tempo e svolta dalla società sia prima che dopo il fallimento senza soluzione di continuità.

Osservazioni
La sentenza in commento si pone in linea con numerose pronunce della stessa Corte di cassazione (sentenze 5970/2014, 25475/2013, 22243/2009, 19484/2009, 6574/2008), che ha più volte riaffermato il principio secondo cui, in tema di Iva, per verificare se una determinata operazione attiva rientri o meno nell'attività propria di una società, "ai fini dell'inclusione nel calcolo della percentuale d'imposta detraibile in relazione al compimento di operazioni esenti, occorre avere riguardo non già all'attività previamente definita dall'atto costitutivo come oggetto sociale, ma a quella effettivamente svolta dall'impresa".
Tale conclusione si ricava dalla circostanza che da tutta la disciplina dell'imposta sul valore aggiunto emerge chiaramente che, ai fini della stessa, rileva il volume di affari del contribuente, costituito dall'ammontare complessivo delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi dallo stesso effettuate, e, quindi, l'attività in concreto espletata dal contribuente stesso.

La Suprema corte ha altresì fornito indicazioni sul criterio che deve essere utilizzato ai fini dell'individuazione dell'attività effettivamente svolta.
In particolare, occorre avere riguardo, oltre agli atti che tipicamente esprimono il raggiungimento del fine produttivo enunciato nell'atto costitutivo dell'ente, "anche a quelle attività ulteriori che si raccordino con detto fine secondo parametri di regolarità causale, o che siano comunque ad esso legate da un nesso di carattere funzionale non meramente occasionale".
"Il che comporta l'ovvia conseguenza che quegli atti che si pongono, invece, come meramente strumentali e occasionali rispetto al fine dell'impresa, non possono che essere esclusi dalla determinazione del pro-rata di riduzione dell'imposta detraibile" (Cassazione 5970/2014).



Fonte: Agenzia Entrate

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lunedì 21 marzo 2016

Soppressi, accorpati, ridenominati: una miriade di codici razionalizzati.

In nome della semplificazione, con la risoluzione n. 13/E del 17 marzo 2016, l’Agenzia delle Entrate ha razionalizzato una serie di codici tributo, sopprimendone alcuni attraverso l’accorpamento ad altri. Ulteriori codici poi, con la stessa risoluzione, sono stati ridenominati. Tutti riguardano versamenti, da effettuare mediante F24 o F24EP, di ritenute e altre somme a carico dei sostituti d’imposta.
In sostanza, i 24 numeri cancellati, che confluiscono nei “contenitori” contraddistinti da 11 diversi codici già esistenti, restano validi fino a tutto il 2016: questa operazione, infatti, andrà in vigore dal 1° gennaio 2017.

Per capire meglio di quali numeri e di quali versamenti si tratta:


Fino al 31/12/2016
Descrizione codici tributo
Dal 1°/1/2017
Descrizione codici tributo
1004
RITENUTE SUI REDDITI ASSIMILATI A QUELLI DI LAVORO DIPENDENTE
1001
RITENUTE SU RETRIBUZIONI PENSIONI TRASFERTE MENSILITA' AGGIUNTIVE E RELATIVO CONGUAGLIO
1013
RITENUTE SU CONGUAGLIO EFFETTUATO NEI PRIMI DUE MESI DELL'ANNO SUCCESSIVO
1033
ADDIZIONALE OPERATA DAL SOSTITUTO D'IMPOSTA SU COMPENSI EROGATI A TITOLO DI BONUS E STOCK OPTIONS - ART. 33, C.2, DEL DL 78/2010
1685
RITENUTE SU RETRIBUZIONI RIALLINEAMENTO PAGAMENTO RATEALE
1686
RITENUTE SU RETRIBUZIONI RIALLINEAMENTO UNICA SOLUZIONE
1059
ADDIZIONALE OPERATA DAL SOSTITUTO D'IMPOSTA SU COMPENSI EROGATI A TITOLO DI BONUS E STOCK OPTIONS VERSATA IN SICILIA, SARDEGNA E VALLE D'AOSTA E MATURATI FUORI DALLE PREDETTE REG.-A.33,C.2,DL 78/10
1301
RETRIBUZIONI PENSIONI TRASFERTE MENSILITA’ AGGIUNTIVE E CONGUAGLI SICILIA SARDEGNA E VALLE D’AOSTA IMPIANTI FUORI REGIONE
1693
RITENUTE SU RETRIBUZIONI CORRISPOSTE DA SOSTITUTI D'IMPOSTA CON DOMICILIO FISCALE IN SICILIA SARDEGNA O VAL D'AOSTA MA DI COMPETENZA ESCLUSIVA DELL'ERARIO RIALLINEAMENTO PAGAMENTO RATEALE
1301

RETRIBUZIONI PENSIONI TRASFERTE MENSILITA’ AGGIUNTIVE E CONGUAGLI SICILIA SARDEGNA E VALLE D’AOSTA IMPIANTI FUORI REGIONE
1694
RITENUTE SU RETRIBUZIONI CORRISPOSTE DA SOSTITUTI D'IMPOSTA CON DOMICILIO FISCALE IN SICILIA SARDEGNA O VAL D'AOSTA MA DI COMPETENZA ESCLUSIVA DELL'ERARIO RIALLINEAMENTO UNICA SOLUZIONE
1054
ADDIZIONALE OPERATA DAL SOSTITUTO D'IMPOSTA SU COMPENSI EROGATI A TITOLO DI BONUS E STOCK OPTIONS MATURATI IN SICILIA E VERSATA FUORI REGIONE - ART. 33, C.2, DEL D.L. 78/2010
1601
RETRIBUZIONI PENSIONI TRASFERTE MENSILITA’ AGGIUNTIVE E RELATIVO CONGUAGLIO IMPIANTI IN SICILIA
1613
RITENUTE SU CONGUAGLIO EFFETTUATO NEI PRIMI DUE MESI DELL'ANNO SUCCESSIVO IMPIANTI IN SICILIA
1687
RITENUTE SU RETRIBUZIONI DI COMPETENZA DELLA REGIONE SICILIA RIALLINEAMENTO PAGAMENTO RATEALE
1688
RITENUTE SU RETRIBUZIONI DI COMPET. D. REGIONE SICILIA RIALL.U.SOLUZ.
1055
ADDIZIONALE OPERATA DAL SOSTITUTO D’IMPOSTA SU COMPENSI EROGATI A TITOLO DI BONUS E STOCK OPTIONS MATURATI IN SARDEGNA E VERSATA FUORI REGIONE – ART. 33, C.2, DEL D.L. 78/2010
1901

RETRIBUZIONI PENSIONI TRASFERTE MENSILITA’ AGGIUNTIVE E CONGUAGLIO IMPIANTI IN SARDEGNA
1689
RITENUTE SU RETRIBUZIONI DI COMPETENZA DELLA REGIONE SARDEGNA RIALLINEAMENTO PAGAMENTO RATEALE
1690
RITENUTE SU RETRIBUZIONI DI COMPETENZA DELLA REGIONE SARDEGNA RIALLINEAMENTO UNICA SOLUZIONE
1913
RITENUTE SU CONGUAGLIO EFFETTUATO NEI PRIMI 2 MESI DELL'ANNO SUC IMPIANTI SARDEGNA
1056
ADDIZIONALE OPERATA DAL SOSTITUTO D'IMPOSTA SU COMPENSI EROGATI A TITOLO DI BONUS E STOCK OPTIONS MATURATI IN VALLE D'AOSTA E VERSATA FUORI REGIONE - ART. 33, C.2, DEL D.L. 78/2010
1920
RETRIBUZIONI PENSIONI TRASFERTE MENSILITA’ AGGIUNTIVE E RELATIVO CONGUAGLIO IMPIANTI IN VALLE D’AOSTA
1691
RITENUTE SU RETRIBUZIONI DI COMPETENZA DELLA REGIONE VALLE D'AOSTA RIALLINEAMENTO PAGAMENTO RATEALE
1692
RITENUTE SU RETRIBUZIONI DI COMPETENZA DELLA REGIONE VALLE D'AOSTA RIALLINEAMENTO UNICA SOLUZIONE
1920
RETRIBUZIONI PENSIONI TRASFERTE MENSILITA’ AGGIUNTIVE E RELATIVO CONGUAGLIO IMPIANTI IN VALLE D’AOSTA
1916
RITENUTE SU CONGUAGLIO EFFETTUATO NEI PRIMI 2 MESI DELL'ANNO SUC IMPIANTI IN VALLE D'AOSTA
1038
RITENUTE SU PROVVIGIONI PER RAPPORTI DI COMMISSIONE DI AGENZIA DI MEDIAZIONE E DI RAPPRESENTANZA
1040
RITENUTE SU REDDITI DI LAVORO AUTONOMO COMPENSI PER L’ESERCIZIO DI ARTI E PROFESSIONI
3815
ADDIZIONALE REGIONALE ALL'IRPEF SOSTITUTO D'IMPOSTA TRATTENUTA DI IMPORTO MINIMO
3802
ADDIZIONALE REGIONALE ALL’IMPOSTA SUL REDDITO DELLE PERSONE FISICHE SOSTITUTI D’IMPOSTA
111E
RITENUTE SU CONGUAGLIO EFFETTUATO NEI PRIMI DUE MESI DELL'ANNO SUCCESSIVO
100E
RITENUTE SUI REDDITI DA LAVORO DIPENDENTE E ASSIMILATI
122E
RITENUTE SU CONGUAGLIO EFFETTUATO NEI PRIMI DUE MESI DELL'ANNO SUCCESSIVO IMPIANTI IN VALLE D'AOSTA
192E
RITENUTE OPERATE SU TRATTAMENTI PENSIONISTICI E REDDITI DA LAVORO DIPENDENTE ED ASSIMILATI, MATURATE IN VALLE D’AOSTA E VERSATE FUORI DALLA REGIONE STESSA
Quando verrà il momento di utilizzare i codici 1001, 1601, 1901 e 1920 (che hanno accolto le funzioni dei numeri 1013, 1613, 1913 e 1916) per versare le ritenute sul conguaglio effettuato nei primi due mesi dell’anno successivo, la risoluzione “suggerisce” di indicare nel modello F24, nel campo “rateazione/regione/prov/mese rif.”, mese “12” e anno di competenza del conguaglio.
Stesso discorso per i codici tributo 100E e 192E (nei quali sono confluiti il 111E e il 122E) che, però, vanno riportati nell’F24EP.
Infine, passiamo agli otto codici che hanno cambiato nome.  Eccoli:
1012 “ritenute su indennità per cessazione di rapporto di lavoro e prestazioni in forma di capitale soggette a tassazione separata”
1312 “ritenute su indennità per cessazione di rapporto di lavoro e prestazioni in forma di capitale soggette a tassazione separata - Sicilia Sardegna e Valle d'Aosta impianti fuori regione”
1612 “ritenute su indennità per cessazione di rapporto di lavoro e prestazioni in forma di capitale soggette a tassazione separata - impianti in Sicilia”
1912 “ritenute su indennità per cessazione di rapporto di lavoro e prestazioni in forma di capitale soggette a tassazione separata - impianti in Sardegna”
1914 “ritenute su indennità per cessazione di rapporto di lavoro e prestazioni in forma di capitale soggette a tassazione separata - impianti in Valle d'Aosta”
110E “ritenute su indennità per cessazione di rapporto di lavoro e prestazioni in forma di capitale soggette a tassazione separata”
117E “ritenute su indennità per cessazione di rapporto di lavoro e prestazioni in forma di capitale soggette a tassazione separata - Valle d'Aosta impianti fuori regione”
121E “ritenute su indennità per cessazione di rapporto di lavoro e prestazioni in forma di capitale soggette a tassazione separata - impianti in Valle d'Aosta”.


Fonte: Agenzia Entrate

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Porta blindata e bonus mobili.

Ho acquistato un portoncino blindato, con regolare fattura e bonifico con causale per la detrazione fiscale. Posso usufruire anche del bonus mobili?

La fruizione della detrazione per le spese sostenute per l’adozione di misure finalizzate a prevenire il rischio del compimento di atti illeciti da parte di terzi, tra cui l’installazione di una porta blindata, non consente di per sé di fruire dell’ulteriore detrazione per l’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici. Nell’ipotesi, tuttavia, in cui le misure di prevenzione, in base alle loro caratteristiche, siano inquadrabili tra gli interventi edilizi agevolabili (manutenzione ordinaria, manutenzione straordinaria, restauro o risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia), sarà possibile avvalersi anche del bonus arredi, fermo restando che gli interventi di manutenzione ordinaria rilevano solo se effettuati sulle parti comuni di un edificio residenziale. La verifica va effettuata caso per caso, con riferimento alla fattispecie concreta (paragrafo 7.1 della circolare 10/E del 2014).



Fonte: Agenzia Entrate

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L’F24 accoglie le somme dovute per la dichiarazione di successione.

Dal prossimo 1° aprile entrano ufficialmente a far parte della famiglia dei versamenti tramite F24 anche le imposte, le tasse, i tributi speciali, gli interessi, le sanzioni e gli atri importi accessori, collegati alla presentazione della dichiarazione di successione. Con successiva risoluzione saranno istituiti specifici codici tributo.

A stabilirlo il provvedimento 17 marzo 2016 dell’Agenzia delle Entrate, previsto dal decreto Mef dell’8 novembre 2011, che ha esteso il sistema di versamento unificato ad altri tributi, compresi, appunto, quelli connessi alla dichiarazione di successione, con lo scopo di semplificare al massimo gli adempimenti richiesti ai contribuenti, spesso già “in confidenza” con questo modello perché utilizzato per diversi tipi di pagamento.

Lo stesso provvedimento prevede un periodo transitorio di adeguamento al nuovo sistema: fino al 31 dicembre 2016, infatti, sarà possibile usare ancora il modello F23, chance che decadrà definitivamente dal 1° gennaio 2017.
Nessuna possibilità di scelta, invece, per gli atti emessi dall’Agenzia: i relativi versamenti dovranno essere effettuati esclusivamente con il tipo di modello di pagamento allegato o indicato negli atti stessi.



Fonte: Agenzia Entrate

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Prestazioni economiche di malattia, di maternità e di tubercolosi.

Premessa

La legge 28 dicembre 2015, n. 208, all’articolo 1, comma 287, stabilisce che “conriferimento alle prestazioni previdenziali e assistenziali e ai parametri ad esse connessi, la percentuale di adeguamento corrispondente alla variazione che si determina rapportando il valore medio dell'indice ISTAT dei prezzi al consumo per famiglie di operai ed impiegati, relativo all'anno precedente il mese di decorrenza dell'adeguamento, all'analogo valore medio relativo all'anno precedente non può risultare inferiore a zero.”

Ciò stabilito, sebbene la variazione tra l’anno 2015 e l’anno 2014, accertata dall’Istat, sia pari a – 0,1%, la misura per l’anno 2016 del limite minimo di retribuzione giornaliera e degli altri valori per il calcolo delle contribuzioni dovute per la generalità dei lavoratori dipendenti risulta pari a quella del 2015.

A)  RETRIBUZIONI DI RIFERIMENTO.

Ai fini della liquidazione delle indennità di malattia, maternità/paternità e tubercolosi, la cui misura deve essere calcolata con riferimento a periodi di paga compresi nell’anno 2016, si comunicano gli importi giornalieri sulla cui base vanno determinate, per le seguenti categorie di lavoratori interessati, le prestazioni economiche di cui trattasi.
Si ricorda che, relativamente all’indennità di tubercolosi, i criteri indicati valgono  soltanto per i primi  180  giorni di assistenza per i soggetti che hanno diritto all’indennità di malattia; per le restanti categorie aventi diritto all’indennità di tubercolosi, ma non a quella di malattia, si rammenta che le prestazioni vanno erogate commisurandole alla misura fissa. Con riferimento agli importi da corrispondere per l’anno 2016 a titolo di indennità antitubercolari, si rinvia alla circolare n. 3 del 13.01.2016.

1)  LAVORATORI SOCI DI SOCIETÀ E DI ENTI COOPERATIVI, ANCHE DI  FATTO, DI CUI AL D.P.R. 30 APRILE 1970, N. 602, ART. 4 (malattia, maternità/paternità e tubercolosi).

Per i lavoratori soci di società e di enti cooperativi anche di fatto (D.P.R. n. 602/1970), i trattamenti economici previdenziali in oggetto, spettanti per eventi da indennizzare sulla scorta di periodi di paga cadenti nell’anno 2016 [1], sono da liquidare sulla base di una retribuzione comunque non inferiore al minimale giornaliero di legge, che è pari, per il 2016, ad euro 47,68 (circolare n. 11 del 27.01.2016 - par. 1).

2)  LAVORATORI AGRICOLI A TEMPO DETERMINATO (malattia,   maternità/paternità e tubercolosi).

Come precisato con messaggio n. 29676 del 7.12.2007, la retribuzione di base per la liquidazione delle prestazioni non può essere inferiore al minimale di legge che, per il 2016, è pari a euro 42,41 (circolare n. 11 del 27.01.2016 - allegato 1, tabella A, operaio agricoltura).

3)  COMPARTECIPANTI FAMILIARI E PICCOLI COLONI (malattia, maternità/paternità e tubercolosi).

Con decreto direttoriale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali dell’8 maggio 2015 sono state determinate, per ciascuna provincia, le retribuzioni medie giornaliere valide per l’anno 2015 ai fini previdenziali (v. tabella allegata). Con la circolare n. 132 del 2.07.2015, sono state fornite le relative istruzioni operative.
Con riferimento ai riflessi sull’erogazione delle prestazioni economiche di malattia e di tubercolosi (tenuto conto di quanto precedentemente specificato), si ricorda che dette retribuzioni sono utilizzabili soltanto nei confronti dei lavoratori in questione (compartecipanti familiari e piccoli coloni), limitatamente ai quali, nell’ambito del settore agricolo, continuano a trovare applicazione i salari medi convenzionali, determinati anno per anno per ciascuna provincia con i decreti previsti dall’art. 28 del D.P.R. n. 488/1968 (circolare n. 56 del 02.03.2000, paragrafo 2, e messaggio n. 955 del 19.12.2001).
Eventuali prestazioni riferite ad eventi indennizzabili sulla base di periodi di paga cadenti nell’anno 2015 [2], e liquidate temporaneamente ai lavoratori predetti sulla scorta dei salari convenzionali stabiliti per il 2014, dovranno essere pertanto riliquidate sulla base dei nuovi importi.
I salari applicabili per l’anno 2016 saranno comunicati non appena disponibili: nel frattempo saranno, come di consueto, utilizzati, in via temporanea e salvo conguaglio, i salari relativi all’anno 2015.
Per quanto riguarda le prestazioni economiche di maternità/paternità, si ribadisce  che le stesse, a decorrere dal 2011, sono liquidate sulla base del reddito medio convenzionale giornaliero valido per la determinazione della misura delle pensioni (circolare n. 37 del 11.03.2010, paragrafo 3).
Il reddito applicabile per l’anno 2016 ai fini dell’erogazione delle prestazioni di maternità/paternità sarà comunicato non appena disponibile: nel frattempo è utilizzato, in via temporanea e salvo conguaglio, il reddito valido per l’anno 2015 pari a euro 55,05 (circolare n. 108 del 27.05.2015).

4) LAVORATORI ITALIANI OPERANTI ALL’ESTERO IN PAESI EXTRACOMUNITARI (malattia, maternità/paternità e tubercolosi).

Con decreto ministeriale 25 gennaio 2016, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, (G.U. n. 24 del 30.01.2016) ha determinato  le retribuzioni convenzionali da prendere a base per il calcolo dei contributi dovuti per l’anno 2016 a favore dei lavoratori in argomento per le assicurazioni obbligatorie non contemplate da accordi in materia di sicurezza sociale.
Le predette retribuzioni, utilizzabili anche per la liquidazione delle prestazioni economiche di malattia, maternità/paternità e tubercolosi (tenuto conto di quanto precedentemente specificato), per le quali sono da prendere a riferimento le retribuzioni relative all’anno 2016, sono riportate nella circolare n. 23 del 9.02.2016 - allegati 1 e 2.
 
5)      LAVORATORI ITALIANI E STRANIERI ADDETTI AI SERVIZI DOMESTICI   E FAMILIARI (maternità/paternità).

Ai fini del calcolo dell’indennità per congedo di maternità/paternità, il cui inizio si collochi nell’anno 2016, devono essere utilizzate le seguenti retribuzioni convenzionali orarie (circolare n. 16 del 29.01.2016):

· euro 6,97 per le retribuzioni orarie effettive fino a euro 7,88;

· euro 7,88 per le retribuzioni orarie effettive superiori a euro 7,88 e fino a euro  9,59;

· euro 9,59 per le retribuzioni orarie effettive superiori a euro 9,59;

· euro 5,07 per i rapporti di lavoro con orario superiore a 24 ore settimanali.

6)  LAVORATRICI AUTONOME: ARTIGIANE, COMMERCIANTI, COLTIVATRICI DIRETTE, COLONE, MEZZADRE, IMPRENDITRICI AGRICOLE  PROFESSIONALI, PESCATRICI AUTONOME DELLA PICCOLA PESCA MARITTIMA E DELLE ACQUE INTERNE (maternità).

L’indennità di maternità, per i due mesi precedenti alla data del parto e per i tre mesi successivi alla stessa data, nonché  l’indennità per congedo parentale e quella per l’interruzione della gravidanza devono essere calcolate utilizzando gli importi di seguito indicati.

Coltivatrici dirette, colone, mezzadre, imprenditrici agricole professionali: euro 42,41 corrispondenti al limite minimo di retribuzione giornaliera fissata per l’anno 2015 per la qualifica di operaio dell’agricoltura (tabella A - circolare n. 11 del 27.01.2016), con riferimento alle nascite/ingressi in famiglia avvenuti nel 2016, anche quando il periodo indennizzabile abbia avuto inizio nel 2015 (articolo 68, comma 1, del D.Lgs. n. 151/2001).

Artigiane: euro 47,68, corrispondenti al limite minimo di retribuzione giornaliera fissata per l’anno 2016 per la qualifica di impiegato dell’artigianato (tabella A - circolare n. 11 del 27.1.2016), con riferimento agli eventi per i quali il periodo indennizzabile abbia inizio nel 2016.

Commercianti: euro 47,68, corrispondenti al limite minimo di retribuzione giornaliera fissata per l’anno 2016 per la qualifica di impiegato del commercio (tabella A - circolare n. 11 del 27.1.2016), con riferimento agli eventi per i quali il periodo indennizzabile abbia inizio nel 2016.

Pescatrici: euro 26,49 corrispondente alla misura giornaliera del salario convenzionale  fissata per l’anno 2016 per i pescatori della piccola pesca marittima e delle acque interne associate in cooperativa  di cui alla legge 13 marzo 1958, n. 250 (punto 3 della circolare n. 11 del 27.1.2016), con riferimento agli eventi per i quali il periodo indennizzabile abbia inizio nel 2016.

 
B)  IMPORTI DI RIFERIMENTO PER ALTRE PRESTAZIONI.

Vengono di seguito riportati gli importi da prendere a riferimento nell’anno 2016 per le prestazioni di malattia, degenza ospedaliera e maternità/paternità da erogare ai lavoratori iscritti alla Gestione separata, l’ammontare degli assegni di maternità concessi dai comuni e quelli dello Stato concessi dall’Inps. Vengono, altresì, indicati i limiti di reddito per l’indennizzabilità del congedo parentale nei casi  previsti dall’art. 34, comma 3, del D. Lgs. n. 151/2001 e gli importi massimi per l’anno 2016 ai fini dell’indennità economica e dell’accredito figurativo per i periodi di congedo riconosciuti in favore dei familiari di disabili in situazione di gravità.


1)  LAVORATORI ISCRITTI ALLA GESTIONE SEPARATA DEI LAVORATORI AUTONOMI DI CUI ALLA LEGGE N. 335/1995 (maternità/paternità, malattia e degenza ospedaliera).

Generalità

Per l’anno 2016, per i lavoratori iscritti alla Gestione separata di cui all’art. 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335 che non siano pensionati o che non risultino già assicurati ad altra forma previdenziale obbligatoria, le aliquote  contributive pensionistiche  maggiorate dell’ulteriore aliquota contributiva  per il finanziamento dell’onere derivante dall’estensione agli stessi della tutela relativa alla maternità, al congedo parentale, agli assegni per il nucleo familiare, alla degenza ospedaliera e alla malattia risultano pari a (circolare n. 13 del 29.01.2016):

-         27,72%  per i lavoratori liberi professionisti;
-         31,72% per tutte le altre categorie di lavoratori assicurati.

Il contributo mensile utile ai fini dell’accertamento del requisito richiesto si ottiene, quindi, per l’anno 2016, applicando l’aliquota suindicata sul minimale di reddito (articolo 1, comma 3, della legge n. 233/1990) pari, per il suddetto anno, a euro 15.548,00 (circolare n. 13  del 29.01.2016).

Conseguentemente, il contributo mensile utile è pari a:

-          359,16 euro per i lavoratori libero professionisti;
-          410,99 euro per le altre categorie di lavoratori.

Per gli eventi insorti nel 2016, il limite di reddito previsto ai fini dell’erogazione dell’indennità per degenza ospedaliera e dell’indennità di malattia[3] corrisponde a euro 70.266,80 (l’importo corrisponde al 70% del massimale 2015,  pari a euro 100.324,00 – circolare n. 27 del 5.02.2015).

Indennità di malattia a favore dei lavoratori iscritti alla Gestione separata (art. 1, comma 788, legge 296/2006 – art. 24, comma 26, del decreto legge 201/2011 convertito nella legge 214/2011)

La misura della prestazione è pari al 50 % dell’importo corrisposto a titolo di indennità per degenza ospedaliera a favore dei lavoratori iscritti alla Gestione separata.  Pertanto, l’indennità di malattia viene calcolata - applicando la percentuale del 4%, del 6% o dell’8% a seconda delle mensilità di contribuzione accreditate nei 12 mesi precedenti l’evento - assumendo a riferimento l’importo che si ottiene dividendo per 365 il massimale contributivo di cui all’art. 2, comma 18, della legge  n. 335/1995 valido per l’anno di inizio della malattia.

Conseguentemente, per le malattie iniziate nell’anno 2016, anno nel quale il massimale contributivo suddetto è stato confermato rispetto a quello indicato per l’anno precedente (sulla base di quanto evidenziato in premessa) e risulta pari a euro 100.324,00 (circolare n. 13 del 29.01.2016), l’indennità viene calcolata su euro 274,86 (euro 100.324,00 diviso 365) e corrisponde, per ogni giornata indennizzabile, a:

· euro 10,99 (4%), se nei 12 mesi precedenti l’evento risultano accreditate da  3  a 4 mensilità di contribuzione;

· euro 16,49 (6%), se nei 12 mesi precedenti l’evento risultano accreditate da  5  a 8 mensilità di contribuzione;

· euro 21,99 (8%), se nei 12 mesi precedenti l’evento risultano accreditate da  9  a 12 mensilità di contribuzione.


Degenza ospedaliera

Come è noto, secondo i criteri vigenti (circolare n. 147 del 23.07.2001), l’indennità in questione va calcolata – con percentuali diverse (8%, 12% e 16%) a seconda della contribuzione attribuita nei dodici mesi precedenti il ricovero - sull’importo che si ottiene dividendo per 365 il massimale contributivo di cui all’articolo 2, comma 18, della citata legge n. 335/1995, valido per l’anno nel quale ha avuto inizio l’evento.

Conseguentemente, per le degenze iniziate nell’anno 2016, l’indennità, calcolata su euro 274,86,  corrisponde, per ogni giornata indennizzabile, a:

· euro 21,99 (8%), in caso di accrediti contributivi da3 a 4 mesi;

· euro 32,98 (12%), in caso di accrediti contributivi da5 a 8 mesi;

· euro 43,98 (16%), in caso di accrediti contributivi da9 a 12 mesi.


2)  ASSEGNI DI MATERNITA’ CONCESSI DAI COMUNI.

Come reso noto con  circolare n. 46 del 02.03.2016, la variazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati, da applicarsi per l’anno 2016, è pari a -0,1%. Pertanto, considerato che il Comunicato del Dipartimento per le politiche della Famiglia pubblicato nella G.U. n. 35 del 12.2.2016 ha precisato che, in conformità con quanto espresso in premessa, restano fermi per l’anno 2016 la misura e i requisiti economici dell’assegno al nucleo familiare numeroso e dell’assegno di maternità, si rappresenta che per le nascite avvenute nel 2016 nonché per gli affidamenti preadottivi e le adozioni il cui ingresso in famiglia sia avvenuto nel 2016, la misura dell’assegno di maternità del Comune ed il valore dell’indicatore della situazione economica equivalente (I.S.E.E.) sono i medesimi indicati nella circolare n.64 del 30.03.2015 e di seguito riportati:

· assegno di maternità (in misura piena) pari a euro 338,89 mensili per complessivi euro 1.694,45;
· indicatore della situazione economica equivalente (I.S.E.E.) con riferimento ai nuclei familiari con tre componenti pari a euro 16.954,95.


3)  ASSEGNI DI MATERNITA’ DELLO STATO CONCESSI DALL’INPS.

L’importo dell’assegno di maternità dello Stato (articolo 75 del D. Lgs. n. 151 del 26 marzo 2001), valido per le nascite avvenute nel 2016 nonché per gli affidamenti preadottivi e le adozioni dei minori il cui ingresso in famiglia sia avvenuto nel 2016, è pari, nella misura intera, ad euro 2.086,24 (circolare n. 11 del 27.01.2016, par. 9), tenuto conto di quanto specificato in premessa in merito alla variazione dell’indice ISTAT per il 2016 risultata pari a -0.1% (circolare n. 46 del 02.03.2016).  [4]


4)  LIMITI DI REDDITO PER L’INDENNIZZABILITA’ DEL CONGEDO PARENTALE NEI CASI  PREVISTI DALL’ART. 34, COMMA 3, DEL D. LGS. N. 151/2001.

In base al decreto ministeriale 19.11.2015 del Ministero dell’Economia e delle Finanze (pubblicato nella G.U. n. 280 del 01.12.2015) - che stabilisce nella misura dello 0,0% la percentuale di variazione per il calcolo della perequazione automatica delle pensioni da attribuire in via previsionale per l’anno 2016 - il valore provvisorio dell’importo annuo del trattamento minimo pensionistico per il 2016 è pari a euro 6.524,57 (v. tabella B, allegato 4, della circolare 210 del  31.12.2015).

Tale importo, com’è noto, è da prendere a riferimento ai fini dell’indennità per congedo parentale nei casi previsti dal comma 3, dell’articolo 34, del D. Lgs. n. 151/2001[5]. Pertanto, il genitore lavoratore dipendente che,  nel 2016, chiede periodi di congedo parentale ulteriori rispetto a quelli di cui ai commi 1 e 2 dell’articolo 32 del citato decreto, ha diritto all’indennità del 30% se il proprio reddito individuale è inferiore a due volte e mezzo l’importo annuo del trattamento minimo di pensione: per il 2016 il valore provvisorio di tale importo risulta pari a euro 16.311,43 (euro 6.524,57 per 2,5). Si fa riserva di comunicare il valore definitivo del suddetto importo annuo per il 2016, qualora lo stesso dovesse risultare diverso da quello provvisorio sopra indicato.


5)      ART. 42, COMMA 5, D. LGS. N. 151/2001 - INDENNITÀ ECONOMICA E ACCREDITO FIGURATIVO PER I PERIODI DI CONGEDO RICONOSCIUTI IN FAVORE DEI FAMILIARI DI DISABILI IN SITUAZIONE DI GRAVITA’. IMPORTI MASSIMI PER L’ANNO 2016.

Come noto (circolare  n. 14 del 15.01.2007), l’importo di 70 milioni di lire (pari a euro 36.151,98) per il 2001, da rivalutarsi annualmente, a partire dal 2002, sulla base delle variazioni dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati,  deve rappresentare il tetto massimo complessivo annuo dell’onere relativo al beneficio di cui all’articolo 42, comma 5, del D.lgs. n. 151/2001 e deve essere ripartito fra indennità economica e accredito figurativo.

L’ammontare delle due voci di spesa sopra indicate deve essere determinato prendendo a riferimento l’importo complessivo annuo stabilito dalla norma e l’aliquota pensionistica IVS vigente per lo stesso anno nell’ordinamento pensionistico interessato.

La differenza fra l’importo complessivo annuo e il valore ottenuto dalla predetta operazione costituisce il costo massimo della copertura figurativa annua. Considerato il limite complessivo di spesa e il costo della copertura figurativa, l’importo della retribuzione figurativa da accreditare  rapportato al periodo di congedo non può comunque eccedere l’importo massimo dell’indennità economica.

Ciò premesso, si ribadisce che la variazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo da  utilizzare per  l’adeguamento 2016  ha assunto  valore negativo (-0,1%).

Al riguardo, tenuto conto di quanto disposto al citato comma 287, dell’articolo 1, della  legge n. 208/2015 (vedi premessa), restano fermi, per l’anno 2016,i valori, già indicati nella circolare n. 78 del 16.04.2015, relativi al tetto massimo complessivo dell’indennità per congedo straordinario e del relativo accredito figurativo e al valore massimo dell’indennità economica annuale (tabella 1). Si confermano, altresì, gli importi massimi di retribuzione figurativa annuale e settimanale (tabella 2) accreditabili a copertura dei periodi di congedo fruiti. Si rideterminano, invece, essendo il 2016 un anno bisestile, i valori massimi dell’indennità economica giornaliera (tabella 1) e della relativa contribuzione figurativa (tabella 2).

TABELLA 1
Valori massimi dell’indennità economica
(importi calcolati secondo l’aliquota del 33%)
A
B
C
D
Anno
Importo complessivo annuo
Importo massimo annuo indennità
Importo massimo giornaliero indennità
2016
47.445,82
35.674,00
97,47

TABELLA 2
Valori massimi di retribuzione figurativa accreditabile
(importi calcolati secondo l’aliquota del 33%)
A
B
C
D
Anno
retribuzione figurativa massima annua
retribuzione figurativa massima settimanale
retribuzione figurativa massima giornaliera
2016
35.674,00
686,03
97,47



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