venerdì 28 febbraio 2014

Commercialisti, l'esame di Stato sarà integrato per accedere al Registro dei revisori.

Tra le misure contenute nel Decreto Milleproroghe convertito in legge vi è anche quella che regola, dopo mesi di discussioni, l'accesso al Registro dei revisori legali da parte dei dottori commercialisti. In particolare, con un Provvedimento del Ministero della Giustizia, sentito il Ministero dell'Economia, da emanare entro 20 giorni, saranno ridisegnate le materie dell'esame di Stato per l'accesso alla professione di Dottore commercialista, che saranno arricchite con: principi contabili internazionali; gestione del rischio e controllo interno; revisione contabile e capacità professionali; obblighi giuridici e norme professionali riguardanti la revisione legale dei conti ed i revisori legali; principi di revisione internazionali; deontologia e indipendenza. Ciò permetterebbe di evitare che l'equipollenza finisca sotto inchiesta da parte della Commissione europea.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Decreto milleproroghe convertito in legge, obbligo POS dal 1° luglio 2014.

E' stata approvata in via definitiva dal Senato la legge di conversione del Decreto Milleproroghe (D.L. n. 150/2013), che ora è in fase di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Il decreto convertito conferma il differimento di sei mesi, ovvero fino al 30 giugno 2014, dell'obbligo di accettare pagamenti con moneta elettronica da parte degli esercenti attività commerciali e di servizi, compresi i professionisti. L'obbligo, secondo quanto previsto inizialmente dall'art. 15, comma 4, D.L. n. 179/2012, sarebbe dovuto scattare dal 1° gennaio 2014.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Cuneo fiscale, taglio del 30% nel programma del nuovo Governo Renzi.

Il neo-premier Matteo Renzi ha confermato la sua intenzione di ridurre il cuneo fiscale, che attualmente vale 30 miliardi, di ben 10 miliardi. Ciò significherebbe ridurre il cuneo fiscale del 30%. Secondo il premier, tale taglio potrebbe essere modulabile con un intervento sia sull'Irpef per i lavoratori che sull'Irap per le imprese. Renzi ha, poi, confermato l'agenda per il varo del Jobs act, che dovrà essere pronto per il bilaterale con la cancelliera Angela Merkel il 17 marzo e che conterrà misure sulla flessibilizzazione dei contratti in ingresso e sulla riforma degli ammortizzatori sociali nella direzione di un sussidio universale per la disoccupazione.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Dal nuovo decreto salva Roma anche l'aumento dell'aliquota TASI dello 0,8 per mille.

Entro oggi, data di scadenza del Decreto Salva Roma bis, dovrebbe essere presentato il nuovo provvedimento per scongiurare la bancarotta di Roma, dopo il ritiro giovedì 26 da parte del Governo del Decreto enti locali, noto come Decreto Salva Roma bis, il quale conteneva, tra le altre cose, proprio norme destinate alla capitale. La scelta di ritirare il decreto è stata dettata dalla volontà di Lega e Movimento 5 Stelle di proseguire nell'ostruzionismo alla Camera e ciò avrebbe comportato comunque la decadenza in quanto non sarebbe stato convertito in legge in tempo. Dallo stesso decreto in approvazione oggi, potrebbe arrivare anche la possibilità per i Comuni di alzare le aliquote 2014 della Tasi dello 0,8 per mille. I comuni potranno anche decidere dove e in che misura applicare tale incremento: se tutto sull'aliquota Tasi del 2,5 per mille sulla prima casa, che salirebbe così al 3,3; oppure tutto sull'aliquota per seconde abitazioni e altri immobili, che arriverebbe all'11,4 per mille inclusa l'Imu; oppure pro quota sulle due imposte precedenti.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Delega fiscale, via libero definitivo.

La Camera ha approvato in via definitiva e a larga maggioranza la Delega fiscale, dopo un tortuoso iter parlamentare durato tre governi e due legislature. Il ddl è orientato a rendere il sistema fiscale italiano "più equo, trasparente e orientato alla crescita", senza però nuovi oneri per lo Stato. La delega contiene 16 articoli che prevedono: la riforma del Catasto, la lotta all'evasione e all'erosione fiscale, la disciplina dell'abuso del diritto e dell'elusione fiscale, norme sul tutoraggio,la semplificazione fiscale e la revisione del sistema sanzionatorio. Ora spetta al Governo attuare le deleghe attraverso l'emanazione dei decreti legislativi.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Inesistenza operazioni: bastano presunzioni semplici per provarla.

Nella sentenza n. 24929/2013, i Giudici di legittimità tornano a occuparsi della nota questione delle operazioni contestate come inesistenti e, in particolare, di quelle soggettivamente inesistenti riconducibili nell’ambito delle “frodi carosello”, caratterizzate da acquisti effettuati dal contribuente che esercita il diritto alla detrazione Iva da soggetto diverso da quello interposto (o “fantasma”) che ha emesso la fattura, incassando l’Iva e omettendo poi di versarla all’Erario.

Nella propria decisione, la Corte suprema fornisce un ampio e articolato quadro della giurisprudenza di legittimità e comunitaria sull’argomento e, in particolare, di quella relativa alla ripartizione dell’onere probatorio tra Amministrazione finanziaria e contribuente.
Dopo aver premesso che il diritto alla detrazione di cui all’articolo 19 del Dpr 633/1972 non può prescindere dalla regolarità delle scritture contabili e che a questi effetti la fattura è documento idoneo a rappresentare un costo dell’impresa (cfr Cassazione 12 maggio 2011, n. 10414), la Corte di legittimità ha chiarito che, nell’ipotesi in cui venga contestata l’inesistenza oggettiva o soggettiva dell’operazione, non spetta al contribuente provare che l’operazione è effettiva, ma spetta all’Amministrazione, che adduce la falsità del documento, provare che l’operazione commerciale, oggetto della fattura, in realtà non è mai stata posta in essere (cfr Cassazione 7 agosto 2008, n. 21303, e 23 settembre 2005, n. 18710).

A questi effetti il Collegio ricorda come - per consolidata giurisprudenza di legittimità - tale onere possa essere assolto anche attraverso elementi presuntivi, che dovranno, peraltro, essere dotati di gravità, precisione e concordanza (in tal senso, cfr Cassazione 19 ottobre 2007, n. 21953).
In tal caso, dovrà essere fornita dal contribuente la prova contraria (in questo senso, cfr Cassazione 23 febbraio 2010, n. 4306).

Con particolare riguardo poi alle ipotesi riconducibili alle “frodi carosello” realizzate mediante l’interposizione di soggetti diversi da quelli rappresentati in fattura (“fantasma” ovvero “cartiere”), il Collegio giudicante ha ribadito che, una volta che l’Amministrazione finanziaria abbia fornito la prova dell’interposizione fittizia della società “cartiera o fantasma” nell’operazione commerciale effettivamente posta in essere dal cessionario/committente con un diverso soggetto (cedente/prestatore) che non figura nella fatturazione, sarà onere del contribuente (cessionario/committente) che ha portato in detrazione l’Iva fornire la prova contraria che l’apparente cedente/prestatore non è un mero soggetto (fittiziamente) interposto e che l’operazione è stata “realmente” conclusa con esso (in tal senso, ex multis, cfr Cassazione 29 luglio 2009, n. 17377).

Sul punto, la Corte suprema ha, peraltro, anche precisato che la prova contraria dell’esistenza dell’operazione non è condicio sine qua non per il cessionario per poter legittimamente portare in detrazione l’Iva relativa a operazioni contestate come inesistenti.
Il Collegio ha, infatti, ribadito che la mancata prova contraria non determina l’automatica perdita per il cessionario del diritto alla detrazione, ben potendo questi, comunque, dimostrare la propria buona fede, intesa come ignoranza incolpevole degli accordi fraudolenti volti alla evasione dell’Iva intercorsi tra il soggetto cedente/commissionario che ha emesso la fattura e i soggetti intervenuti nelle operazioni precedenti o successive.

Il Collegio ha, a questi effetti, ricordato che la Corte di giustizia si è a più riprese pronunciata nel senso che la buona fede del cessionario legittima la detrazione dell’Iva da questi assolta su operazioni in relazioni alle quali altri abbiano commesso illeciti (cfr Corte di giustizia Ue 26 settembre 2012, causa n. C-324/11; 21 giugno 2012, cause riunite nn. C-80/11 e 142/11; 11 maggio 2006, n. C-384/04; 6 luglio 2006, n. C-439/04 e C-440/04).
E a questo indirizzo interpretativo si è uniformata anche la giurisprudenza della Suprema corte (cfr Cassazione 14 dicembre 2012, n. 23074, e 13 marzo 2013, n. 6229).

Dopo aver doviziosamente ricostruito la posizione della giurisprudenza nazionale e comunitaria in tema di operazioni inesistenti e, in particolare, in tema di ripartizione dell’onere della prova tra contribuente e Amministrazione finanziaria, la Corte ha chiarito che, ai fini della valutazione degli elementi probatori forniti dalle parti, rimessa al giudice di merito, questi, per non incorrere in sede di legittimità nel vizio logico della motivazione – quale quello invocato dall’Avvocatura nel ricorso sub iudice (omessa o insufficiente motivazione ex articolo 360, n. 5 cpc, ante modifica a opera del Dl 83/2012) non può prescindere, nel giudizio di selezione e prevalenza dei mezzi di prova, dal compiuto esame degli elementi probatori, sia considerati singolarmente che nelle loro interrelazioni (verificando eventuali nessi di compatibilità od esclusione logica), potendo pervenire solo all’esito di tale esame a esprimere un motivato giudizio in ordine alla idoneità o meno degli stessi, in relazione ai requisiti di precisione, rilevanza e convergenza, a raggiungere la consistenza di prova presuntiva.


Fonte: Agenzia Entrate

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Bonus arredi: il momento dell’acquisto.

A fine 2013 ho eseguito dei lavori di manutenzione straordinaria nella mia abitazione. Che tempi ho per effettuare acquisti "agevolati" di mobili ed elettrodomestici?

Per fruire del "bonus arredi", è necessario che l'acquisto di mobili e grandi elettrodomestici sia diretto al completamento dell'arredo dell'immobile su cui sono stati effettuati gli interventi di recupero del patrimonio edilizi. In linea generale, la data di inizio lavori deve essere anteriore a quella in cui sono sostenute le spese per l'acquisto dei beni, ma non è necessario che le spese di ristrutturazione siano sostenute prima di quelle per l'arredo (circolare n. 29/2013). Per essere ammesse alla detrazione, le spese per l'acquisto di mobili e grandi elettrodomestici devono essere sostenute entro il 31 dicembre 2014 (articolo 1, comma 139, legge 147/2013).


Fonte: Agenzia Entrate

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Irap come le Spa o come le Sp?

Dal 2008, le società di persone, quelle a esse equiparate e le imprese individuali in regime di contabilità ordinaria possono scegliere di determinare il valore della produzione netta Irap secondo le regole previste per le società di capitali e gli enti commerciali (articolo 5-bis, comma 2, Dlgs 446/1997). Se intendono esercitare l’opzione, devono comunicarlo all’Agenzia delle Entrate entro 60 giorni dall’inizio del periodo d’imposta coinvolto. Quest’anno la deadline è posizionata su lunedì 3 marzo.

L’opzione Irap in scadenza richiede un’attenta valutazione. Prima di scegliere la “taglia”, conviene “misurare” l’imposta effettuando una serie di calcoli. Cioè, si deve quantificare la base imponibile partendo da due diverse prospettive: quella dei soggetti Ires, che determinano il valore aggiunto della produzione (Vap) guardando alla differenza tra valore e costi delle lettere A) e B) – escluse le voci di cui ai numeri 9), 10), lettere c e d, 12) e 13) – del conto economico (articolo 5, Dlgs 446/1997), e quella delle imprese individuali e delle società di persone, per le quali il Vap si calcola sottraendo dai ricavi elencati nell’articolo 85 del Tuir (lettere a, b, f e g) e dalle variazioni delle rimanenze finali (articoli 92 e 93 del Tuir) i costi sostenuti per l’acquisto delle materie prime, sussidiarie e di consumo, delle merci, dei servizi, dell’ammortamento e dei canoni di locazione - anche finanziaria - dei beni strumentali materiali e immateriali (primo comma, articolo 5-bis, Dlgs 446/1997).

Dunque, se il risultato della prima operazione è più vantaggioso del secondo, conviene procedere con la scelta, trasmettendo l’apposito modello di comunicazione in via telematica, direttamente o tramite intermediario abilitato. Nel modello, vanno riportati i dati del contribuente, quelli del rappresentante firmatario della comunicazione e, in caso di trasmissione mediante intermediario, l’impegno di quest’ultimo a presentare in via telematica il modulo. Per la compilazione, sul sito internet dell’Agenzia è disponibile il software “Comirap”.

Debutti e metamorfosi
Per le società di persone neo-costituite e per gli imprenditori individuali che iniziano l’attività in corso d’anno, l’Agenzia delle Entrate, con la circolare 60/2008, ha precisato che la preferenza deve essere comunicata entro 60 giorni, rispettivamente, dall’inizio del primo periodo d’imposta e dalla data di inizio dell’attività.
Nel caso in cui un soggetto Ires che si trasforma in società di persone voglia mantenere il regime di determinazione della base imponibile, deve esercitare l’opzione contando i 60 giorni di efficacia giuridica della trasformazione. Il passaggio opposto, vale a dire da società di persone a società di capitali, non determina l’obbligo della comunicazione perché queste ultime calcolano la base imponibile Irap esclusivamente secondo le regole a loro assegnate.

Paletti
L’opzione è irrevocabile per un triennio, al termine del quale si intende tacitamente rinnovata per altri tre anni. Stesse modalità e termini sono previsti per la revoca.
Il vincolo temporale è comunque superabile pagando una penalità e rispettando un nuovo termine. Infatti, il Dl 16/2012, con l’articolo 2, ha oltrepassato lo sbarramento dei termini predefiniti, stabilendo che l’adesione a regimi opzionali, subordinati all’invio di comunicazioni, può avvenire anche oltre le scadenze previste (remissione in bonis), a condizione che la violazione non sia stata ancora constatata o non siano iniziati accessi, ispezioni, verifiche o altra attività amministrativa di accertamento delle quali l’autore dell’inadempimento abbia avuto formale conoscenza e, in questo specifico caso, il contribuente:
abbia i requisiti sostanziali elencati nelle norme di riferimento alla data di scadenza ordinaria del termine
effettui la comunicazione entro il termine di presentazione della prima dichiarazione Irap utile (30 settembre 2014)
versi la sanzione minima di 258 euro, senza possibilità di compensare con eventuali crediti fiscali e/o contributivi.


Fonte: Agenzia Entrate

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Se motivato da questioni d’urgenza, ok all’accertamento in accelerata.

Con la sentenza a sezioni unite della Cassazione 18184/2013, è stata definitivamente chiarita la portata applicativa dell’articolo 12, comma 7, della legge 212/2000 (Statuto del contribuente), secondo il quale “Nel rispetto del principio di cooperazione tra amministrazione e contribuente, dopo il rilascio della copia del processo verbale di chiusura delle operazioni da parte degli organi di controllo, il contribuente può comunicare entro sessanta giorni osservazioni e richieste che sono valutate dagli uffici impositori. L’avviso di accertamento non può essere emanato prima della scadenza del predetto termine, salvo casi di particolare e motivata urgenza”.

Secondo la Cassazione:
si tratta di una norma posta a garanzia del contraddittorio tra Amministrazione e contribuente, per consentire un più efficace esercizio della potestà impositiva
l’avviso di accertamento emesso senza attendere il decorso del predetto termine è illegittimo
l’emissione anticipata può essere giustificata solo qualora ricorrano specifiche ragioni di urgenza che, se non indicate nell’atto, devono essere provate in giudizio.
Le sezioni unite non hanno però dato risposta ad altre questioni su cui ancora si discute: “quali sono le ragioni d’urgenza che possono giustificare l’emissione anticipata dell’avviso di accertamento?”, e ancora, “la norma si applica a tutti i tipi di accertamento?”.
Cerchiamo di fare il punto.

Le ragioni d’urgenza
La Cassazione, con la sentenza 20769/2013, ha ritenuto che l’imminente scadenza del termine per la notifica dell’accertamento giustifica l’emissione anticipata dell’atto, affermando che la “ratio di evitare la decadenza dal potere impositivo in parola – in quanto si iscrive nell'esigenza di carattere pubblicistico, connessa all’efficiente esercizio della potestà amministrativa nel fondamentale settore delle entrate tributarie (art. 97 Cost.), positivamente e congruamente vagliata, nella specie, dalla CTR – ben può giustificare la notifica dell'avviso di accertamento prima del decorso del predetto termine di cui alla L. n. 212 del 2000, art. 12, comma 1 (Cass. 11944/12)”.

Di recente i giudici di legittimità sono tornati a occuparsi della questione. Con le sentenze 1869/2014 e 2595/2014, pur non escludendo che l’imminente scadenza del termine per la notifica dell’accertamento possa giustificare l’emissione anticipata dell’atto, hanno evidenziato che devono essere indicate, con riferimento alla fattispecie concreta, “le ragioni per le quali l'Ufficio non si è tempestivamente attivato, onde rispettare il termine dilatorio in esame e così consentire il doveroso dispiegarsi del contraddittorio procedimentale”.
In altri termini, secondo la Cassazione, ancorché l’imminente scadenza dei termini per notificare l’accertamento può costituire motivo d’urgenza che giustifica l’emissione anticipata dell’atto, l’ufficio è tenuto comunque a evidenziare che la consegna del verbale di constatazione nell’imminenza dei termini di decadenza non è imputabile a una errata o tardiva pianificazione delle attività.
Tale dimostrazione può essere resa nella motivazione dell’atto oppure in giudizio.

Un’altra ragione d’urgenza che può giustificare l’emissione anticipata dell’atto è stata individuata nelle reiterate condotte penali tributarie del contribuente.
Con la sentenza 2587/2014, la Cassazione ha infatti evidenziato che “il pericolo derivante da reiterate condotte penali tributarie è, in astratto, una indubitabile e valida ragione d'urgenza atta a giustificare l'anticipazione della notifica dell'atto impositivo in deroga al termine imposto dalla L. n. 212 del 2000, art. 12, comma 7”, se riferita al contribuente e al rapporto tributario in questione. Nel caso di specie, dal verbale di verifica era emersa la supposta partecipazione della società contribuente a una organizzata frode ai danni dell’Erario.

Accessi, ispezioni e verifiche presso il luogo di svolgimento dell’attività
In più occasioni, la Cassazione ha chiarito che le garanzie individuate dall’articolo 12, comma 7, della legge 212/2000, consistenti nell’istaurazione di un contraddittorio anticipato con il contribuente e nel rispetto del termine dilatorio per l’emissione dell’avviso di accertamento, operano esclusivamente nelle ipotesi di accertamento emesso a seguito di accessi, ispezioni e verifiche fiscali eseguiti nei locali destinati all’esercizio di attività commerciali, industriali, agricole, artistiche o professionali.
In particolare, nella sentenza 8399/2013, la Corte suprema ha precisato che le predette garanzie “non vengono in questione, invece”
“nel caso di attività di verifica e di controllo effettuata dagli Uffici, senza accesso nei luoghi di residenza o nella sede o nei locali della impresa, in base soltanto all'esame della dichiarazione fiscale”
“ovvero nel caso di attività di accertamento iniziata a seguito di segnalazioni, rapporti, comunicazioni ricevute da altri organismi od autorità nell'ambito dei rapporti di cooperazione (D.P.R. n. 633 del 1972, artt. 63 e 66)”
“ovvero direttamente dalla Polizia giudiziaria che ha operato nell'ambito di indagini penali (su autorizzazione della AG: D.P.R. n. 633 del 1972, art. art. 63, comma 1, ultima parte)”
“o ancora nel caso di accertamento effettuato dagli Uffici finanziari in base a documenti ed elementi acquisiti a seguito di richieste, questionari od inviti disposti ai sensi del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 51, comma 2”.
In senso conforme si è espressa la Corte di cassazione con le sentenze 16354/2012 e 14026/2012.

Di recente, il Collegio di legittimità è nuovamente intervenuto sulla questione con la sentenza 2594/2014 che, contrariamente a quanto sostenuto in alcuni articoli di stampa, non ha inteso modificare il richiamato orientamento consolidato della Corte suprema.
Con motivazione inconferente rispetto alla questione formulata nel ricorso (riguardante gli accertamenti “a tavolino”), infatti, detta pronuncia ha inteso adeguarsi a un precedente orientamento della giurisprudenza di legittimità, che estende l’applicabilità dell’articolo 12, comma 7, dello Statuto del contribuente, a una diversa fattispecie (riguardante gli accessi brevi finalizzati alla raccolta di documenti).


Fonte: Agenzia Entrate

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giovedì 27 febbraio 2014

Cassazione: fatture digitali con valore limitato.

Nella sentenza 3107/2014 la Corte di Cassazione si afferma che ai fini della detraibilità dell’IVA la registrazione delle fatture nel pc non è sufficiente . Il caso verteva su irregolare tenuta delle scritture contabili, per omessa fatturazione di somme e per indebita detrazione Iva sugli acquisti per i quali l’Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento. Gli ermellini hanno ribaltato la sentenza dei precedenti giudizi di merito affermando che ai fini della detrazione dell’imposta non è sufficiente provvedere , come nel caso in specie alla regolare registrazione delle fatture nel personal computer , ma vanno anche stampate su cartaceo secondo quanto previsto dal Dm dell’11 agosto 1975, entro 60 giorni dalla data di emissione per permettere i successivi controlli dell’amministrazione finanziaria , pena la perdita del diritto alla detrazione. Viene comunque ricordato che l’accertamento non determina il venir meno del diritto a ottenere il rimborso dell’imposta effettivamente versata , presentando l’ istanza all’Amministrazione finanziaria ai sensi degli articoli 30 e 38-bis del Dpr 633/1972.

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Commercialisti –revisori forse oggi la conversione in legge.

E’ stato approvato dalla commissione Affari costituzionali del Senato il decreto mille proroghe, senza modifiche rispetto alla versione della Camera. I tempi per la conversione in legge scadono venerdì quindi dovrebbe essere scontata l’approvazione oggi in aula . Il provvedimento contiene la definitiva approvazione dell’accesso al registro dei revisori legali da parte dei dottori commercialisti e sul SISTRI, il sistema di gestione telematica della tracciabilità dei rifiuti speciali, il rinvio sia dell’uso contestuale dei registri cartacei e digitali che delle sanzioni in caso di irregolarita che vengono posposte al 1 gennaio 2015.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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San Marino fuori dalla Black list dal 24 febbraio 2014.

E’ stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 45 del 24 febbraio 2014 il Decreto ministeriale del 12 febbraio scorso con cui la Repubblica di San Marino esce dalla lista dei Paesi a fiscalità privilegiata, la cosiddetta Black list. Resta quindi l’obbligo di comunicare le operazioni effettuate dall’inizio dell’anno fino alla data di entrata in vigore del decreto, il 24 febbraio appunto . Per i contribuenti con obbligo mensile tali operazioni rientreranno nel modello polivalente in scadenza il 28 febbraio, per i trimestrali l’adempimento andrà assolto con il modello da spedire entro il 30 aprile. A differenza del caso di Malta, Cipro e Corea del Sud, per i quali l’esclusione dalla Black list del 2010 è stata applicata retroattivamente . Andrà posta particolare attenzione in quanto con lo stesso modello polivalente si assolve non solo l’obbligo previsto dal DM 4 maggio 1999 ma anche quello relativo dall’accordo bilaterale tra Italia e San Marino del 24 .12.1993 per cui le cessioni di beni e prestazioni di servizi con soggetti passivi sanmarinesi vanno segnalate a partire dal 25 febbraio nel quadro SE del modello.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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UE ridimensiona le stime di crescita per l’Italia.

La Commissione europea ha comunicato ieri le proprie stime sulla situazione economica dell’unione Si conferma che la ripresa esonomica si sta rafforzando in quasi tutti i paesi ma non IN Italia per la uale si stima un valore dello 0,6% , quindi in calo rispetto allo 0.7 , della valutazione dello scorso novembre 2013. Sembra invece che Bruxelles sia d’accordo con l’ex Ministro Saccomanni nell’aspettarsi un leggero calo del deficit al 2,6 % del PIL, in calo dal 2,7% stimato alla fine dell'anno scorso Anche sul versante del debito pubblico, fortunamente la Commissione ha rivisto le proprie stime al ribasso dal 133,7 per il 2014 e al 132,4 per il 2015. D’altro canto la disoccupazione resterà a livelli non accettabili". Dice il commissario Eolli Reh con un tasso fermo al 12,6% nel 2014 e al 12,4% della popolazione attiva nel 2015.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Tassazione immutata per la birra.

Sarebbe dovuto scattare dal 1° marzo, come disposto dal Dl 91/2013 ("Valore cultura"). L'aumento dell'aliquota di accisa sulla birra, da 2,70 a 2,77 euro per ettolitro e per grado-Plato, è stato invece bloccato, per il 2014, da un emendamento approvato in fase di conversione del decreto legge 145/2013 ("Destinazione Italia") e reso operativo da una determinazione dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli del 25 febbraio 2014.

Il decreto "Valore cultura", dunque, tra le coperture alle disposizioni dettate nel provvedimento per la tutela, la valorizzazione e il rilancio dei beni e delle attività culturali e del turismo, aveva stabilito, tra l'altro, l'aumento delle accise su birra, prodotti alcolici intermedi e alcole etilico, in parte dal prossimo marzo e in parte dal 2015.
Con determinazione del 23 dicembre scorso, le Dogane avevano adeguato la tassazione a decorrere dalle varie scadenze.

Ora, alla luce della modifica normativa che ha deciso lo stop all'aumento dell'accisa sulla birra per il 2014, l'Agenzia, con determinazione del 25 febbraio, ha corretto la precedente, eliminando dall'elenco degli incrementi per il 2014 il punto riferito alla birra.

Infine, con altra nota dello stesso giorno, le Dogane ricordano che la soppressione dell'aumento dell'accisa riguarda esclusivamente la birra, non anche gli altri prodotti, per i quali, pertanto, restano efficaci i previsti ritocchi. Per tutti, poi, restano validi gli aumenti stabiliti a decorrere dal 1° gennaio 2015.

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Se la dichiarazione è congiunta lo è anche la responsabilità.

Ai sensi dell’articolo 17 della legge n. 114 del 1977, ove i coniugi abbiano presentato dichiarazione congiunta dei redditi, gli accertamenti in rettifica sono effettuati a nome di entrambi in quanto i coniugi medesimi “sono responsabili in solido per il pagamento dell’imposta, soprattasse, pene pecuniarie ed interessi iscritti a ruolo a nome del marito”. La Corte ribadisce che la responsabilità solidale dei coniugi che abbiano presentato dichiarazione congiunta dei redditi “per il pagamento dell’imposta, soprattasse, pene pecuniarie e interessi iscritti a ruolo a nome del marito”, prevista dall’articolo 17 della legge n. 114 del 1977, vale anche per gli accertamenti dipendenti da comportamenti non riconducibili alla sfera volitiva e cognitiva di entrambi, in quanto conseguenti ad atti di accertamento in rettifica condotti esclusivamente nei confronti di uno solo di essi (v. Cassazione n. 9209 del 2011).

Sentenza n. 3129 del 12 febbraio 2014 (udienza 27 novembre 2013)
Cassazione civile, sezione V - Pres. Cappabianca Aurelio - Est. Di Iasi Camilla
Legge n. 114 del 1977, articolo 17 – Dichiarazione congiunta coniugi – Accertamenti in rettifica – Responsabilità solidale coniugi

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Adesione al Pvc.

La mia ditta individuale è stata oggetto di una verifica dalla Guardia di finanza per l'anno 2010. Che vantaggi ho se aderisco al processo verbale di constatazione?

L’adesione al processo verbale di constatazione (Pvc), consente di definire il rapporto tributario in base al contenuto del verbale (articolo 5-bis del Dlgs 218/1997). Sono definibili i Pvc che consentono l’emissione di un accertamento parziale o che contengono la constatazione di violazioni sostanziali, riguardanti imposte sui redditi, Irap ed Iva. Gli accertamenti parziali sono emessi dagli uffici dell’Agenzia delle Entrate, per accertare redditi non dichiarati o maggiori redditi imponibili, sulla base dei dati in possesso dell’Anagrafe tributaria o di segnalazioni effettuate dagli organi preposti (articoli 41-bis del Dpr 600/1973, e 54, quarto comma, del Dpr 633/1972). In caso di adesione ai contenuti del verbale, da prestare entro trenta giorni dalla consegna dello stesso, il contribuente potrà usufruire della riduzione delle sanzioni a un sesto del minimo. Le somme risultanti dall’atto di definizione dell’accertamento dovranno essere versate entro venti giorni dalla notifica dell’atto di definizione. È possibile il versamento rateale.


Fonte: Agenzia Entrate

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L’abitabilità che si fa attendere non salva lo sconto “prima casa”.

Il ritardo nel rilascio del certificato di abitabilità di un immobile non evita la decadenza dell’agevolazione “prima casa” per mancato trasferimento della residenza da parte dell’acquirente. Infatti, il contribuente che, a seguito di acquisto di “prima casa”, non trasferisce la residenza nel comune ove è ubicato l’immobile entro il termine di diciotto mesi dalla stipula del contratto di acquisto, decade dalle agevolazioni fiscali previste in tema di imposta di registro (nota II-bis, articolo 1 della tariffa parte 1, allegata A, al Dpr 131/1986 – Tur).
Questo è il principio riaffermato dalla Corte di cassazione con l’ordinanza del 5 febbraio 2014, n. 2527.

Fatti di causa
Il contribuente impugnava un avviso di liquidazione e irrogazione sanzioni emesso dall’Agenzia delle Entrate, con il quale gli veniva disconosciuto il diritto a usufruire dell’agevolazione dell’imposta di registro per l’acquisto di “prima casa”, in quanto non risultava, trascorsi diciotto mesi dalla stipula dell’atto, che l’acquirente avesse trasferito la residenza anagrafica nel comune ove è ubicato l’immobile.

I giudici di merito, sia di primo sia di secondo grado, avevano accolto le doglianze del contribuente e annullato l’atto, perché non si era tenuto conto della circostanza che l’immobile era stato acquistato quando era ancora in costruzione e che, solo dopo due anni, era stato rilasciato il certificato di abitabilità.

L’Amministrazione finanziaria impugnava tale decisione sostenendo che la sentenza emessa dai giudici della Ctr fosse viziata per violazione della nota II-bis, articolo 1 della tariffa, parte I, allegata al Tur.

La decisione della Cassazione
La Corte suprema accoglie il ricorso, ribadendo che il mancato trasferimento della residenza, entro diciotto mesi dalla stipula del contratto di compravendita, nel comune ove è situato l’immobile comporta la decadenza dalle agevolazioni previste per la prima abitazione.
I giudici di legittimità, infatti, sostengono che, contrariamente alle conclusioni cui è giunta la Ctr, la circostanza che l’immobile fosse in costruzione all’atto della registrazione della compravendita e che, solo dopo un biennio dall’acquisto, sia stato rilasciato il certificato di abitabilità, non assuma alcun rilievo ai fini del riconoscimento delle agevolazioni di cui al Dpr 131/1986. Quest’ultimo, infatti, prevede come condizione per fruire dei benefici fiscali che il trasferimento della residenza nel comune ove è situata la casa avvenga in un termine fissato dal legislatore, differenziandosi dalla precedente previsione ex articolo 1 della legge 168/1982, che invece richiedeva esclusivamente che l’immobile acquistato fosse adibito “a propria abitazione”.

La Cassazione, richiamando i principi già affermati dalle sezioni unite con sentenza 1196/2000, ribadisce come in questi casi il termine triennale di decadenza di cui all’articolo 76, secondo comma, del Tur, decorre non dalla registrazione dell’atto, bensì dal momento in cui l’enunciato proposito di trasferimento della residenza, inizialmente attuabile, sia successivamente rimasto ineseguito o ineseguibile, di conseguenza dal diciottesimo mese successivo alla registrazione dell’atto.

Osservazioni conclusive
Dalla lettura della sentenza in esame, si evince come la realizzazione dell’impegno di trasferire la residenza rappresenti un elemento costitutivo per il conseguimento del beneficio previsto in tema di imposta di registro, il quale viene solo provvisoriamente concesso dalla legge al momento della registrazione dell’atto, ma resta condizionato all’effettivo suo realizzarsi.
Si tratta, dunque, di un vero e proprio obbligo giuridico condizionante il riconoscimento dell’agevolazione, che si realizza solo con l’effettiva iscrizione nel registro dei residenti e non con una situazione di fatto data dal trasferimento concreto (Cassazione, sentenza 1797/2012).

L’unica deroga ammessa a tale principio è costituita dal sopravvenire di una causa di forza maggiore, cioè di una situazione che fosse imprevista e imprevedibile al momento della stipula dell’atto come riconosciuto dalla risoluzione 140/2008.
Tale documento di prassi ha trovato conferma anche nella giurisprudenza della Corte di cassazione che, con la sentenza 17442/2013, ha affermato che “la non imputabilità del mancato trasferimento della residenza, per effetto della sopravvenienza di un impedimento oggettivo, imprevedibile ed inevitabile, esclude, di per sé, la decadenza dall'agevolazione, senza che possano esser, a tal fine, richiesti ulteriori comportamenti (in tesi il reperimento di altro immobile) a carico del contribuente”.

Nella sentenza in esame, i giudici di legittimità escludono, invece, che possa configurarsi la presenza dell’esimente descritta nei casi in cui il mancato trasferimento della residenza sia dovuto al ritardo del rilascio del certificato di abitabilità di un immobile in costruzione, smentendo diverse pronunce dei giudici di merito (si veda ad esempio la sentenza della Ctr Veneto, sezione XIX, n. 25/19/2014, nella quale è stato affermato che “nei diciotto mesi previsti per il trasferimento della residenza non deve essere computato il periodo di tempo occorso per il rilascio del certificato di abitabilità”). Risulta arduo, in definitiva, riconoscere l’agevolazione fiscale in caso di ritardato trasferimento della residenza per le lungaggini burocratiche (mancato rilascio nei termini del certificato di abitabilità), lungaggini che – statisticamente – sono tutto fuorché imprevedibili.


Fonte: Agenzia Entrate

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Scostamenti da studi di settore.

Per imprese e professionisti si avvicina la scadenza del termine per evidenziare all'Amministrazione finanziaria elementi giustificativi delle situazioni di "non allineamento" con gli studi di settore per il periodo d'imposta 2012.

Cosa e perché
Nel dettaglio, l'appuntamento riguarda i contribuenti che vogliono segnalare le cause che hanno comportato situazioni di non congruità, non normalità o non coerenza.
È un'altra opportunità, aggiuntiva rispetto a quella già offerta in sede di compilazione della dichiarazione dei redditi attraverso il campo "Note aggiuntive" di Gerico, per meglio argomentare e dettagliare le proprie motivazioni.
I contribuenti, in tal modo, hanno l'occasione di spiegare in anticipo le situazioni particolari che potrebbero risultare determinanti ai fini della selezione delle posizioni da sottoporre a controllo, evitando, nel caso le giustificazioni fossero valutate positivamente, ulteriori approfondimenti da parte dell'ufficio.

Con la stessa comunicazione è possibile anche motivare cosa ha determinato, per lo stesso 2012, l'indicazione in dichiarazione di cause di inapplicabilità o di esclusione.

Come e quando
La comunicazione va compilata e inviata telematicamente utilizzando l'apposito software, scaricabile dal sito dell'Agenzia delle Entrate. L'interessato può provvedervi direttamente o avvalendosi di un intermediario abilitato.
La trasmissione, possibile già dallo scorso 5 dicembre e fino al 28 febbraio prossimo, deve avvenire attraverso i canali Entratel o Fisconline.
Quest'ultimo è riservato agli utenti privati e a chi presenta il modello 770 per non più di 20 sostituiti. Per utilizzarlo, è necessario essere in possesso del codice personale (pincode), che si può richiedere dal sito dell'Agenzia, in via telefonica o presso un qualsiasi ufficio delle Entrate. Il contribuente, all'atto della richiesta, riceve subito le prime quattro cifre del pin; nei successivi quindici giorni, gli arrivano, al domicilio conosciuto dall'Agenzia, le rimanenti cifre e la password per il primo accesso.


Fonte: Agenzia Entrate

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mercoledì 26 febbraio 2014

Imu e Tasi: come calcolare il valore dei fabbricati gruppo D non censiti.

Pubblicato in GU (serie generale n. 45 del 24 febbraio) il consueto aggiornamento annuale dei coefficienti per la determinazione del valore degli immobili classificabili nel gruppo catastale D, non iscritti in catasto, interamente posseduti da imprese e distintamente contabilizzati, ai fini dell’imposta municipale propria (Imu) e, a partire da quest’anno, del tributo per i servizi indivisibili, la Tasi (decreto Mef del 19 febbraio 2014).

La tabella che segue attribuisce un moltiplicatore, per ogni anno solare, da applicare al valore dei fabbricati in questione, costituito dall’ammontare, al lordo delle quote di ammortamento, che risulta dalle scritture contabili.

per l’anno 2014 = 1,01per l’anno 2013 = 1,02per l’anno 2012 = 1,04
per l’anno 2011 = 1,08per l’anno 2010 = 1,10per l’anno 2009 = 1,11
per l’anno 2008 = 1,15per l’anno 2007 = 1,19per l’anno 2006 = 1,22
per l’anno 2005 = 1,26per l’anno 2004 = 1,33per l’anno 2003 = 1,38
per l’anno 2002 = 1,43per l’anno 2001 = 1,46per l’anno 2000 = 1,51
per l’anno 1999 = 1,53per l’anno 1998 = 1,55per l’anno 1997 = 1,59
per l’anno 1996 = 1,64per l’anno 1995 = 1,69per l’anno 1994 = 1,74
per l’anno 1993 = 1,78per l’anno 1992 = 1,80per l’anno 1991 = 1,83
per l’anno 1990 = 1,92per l’anno 1989 = 2,01per l’anno 1988 = 2,09
per l’anno 1987 = 2,27per l’anno 1986 = 2,44per l’anno 1985 = 2,62
per l’anno 1984 = 2,79per l’anno 1983 = 2,96per gli anni ante 1983 = 3,14
Il metodo di calcolo per determinare l’imponibile ai fini Imu e Tasi sarà utilizzato fino all’anno solare in cui gli stessi immobili saranno iscritti in catasto, con relativa attribuzione di rendita.


Fonte: Agenzia Entrate

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Tassazione Irpef immobili non locati.

L'immobile situato nello stesso comune in cui si trova l'abitazione principale, ceduto in comodato gratuito a persona senza vincoli di parentela con il proprietario, sconta l’Irpef al 50%?

L’Imu sostituisce l’imposta sul reddito delle persone fisiche e le relative addizionali regionale e comunale dovute con riferimento ai redditi dei fabbricati non locati, compresi quelli concessi in comodato d’uso gratuito. Con effetto dall'anno 2013 il reddito degli immobili a uso abitativo non locati, situati nello stesso comune in cui si trova l'abitazione principale, è assoggettato a Irpef nella misura del 50 % (articolo 1, comma 718, della legge 147/2013). La norma fa riferimento solo agli immobili a uso abitativo non locati. Pertanto, il reddito di tali immobili situati nello stesso comune nel quale si trova l’immobile adibito ad abitazione principale, assoggettati all’Imu, concorre alla formazione della base imponibile dell’Irpef e delle relative addizionali nella misura del 50%.


Fonte: Agenzia Entrate

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Valido l'accertamento sintetico basato sul calcolo degli onorari.

È legittimo l'accertamento sintetico del reddito complessivo dell'avvocato, specializzato in infortunistica stradale, basato sul calcolo degli onorari acquisiti direttamente dall'Amministrazione finanziaria presso le compagnie di assicurazione. È onere del contribuente dimostrare che il dato su cui si fonda la pretesa fiscale non corrisponde alla realtà.
Così ha stabilito la Corte di cassazione con l'ordinanza n. 3445 del 14 febbraio.

Il fatto
La controversia riguarda il ricorso proposto da un contribuente, esercente l'attività di avvocato, avverso un avviso di accertamento per il recupero a tassazione del maggior imponibile ai fini Irpef, Irap e Iva per l'anno 2003.
L'atto impositivo conteneva le risultanze fiscali di un accesso compiuto dai funzionari dell'Agenzia delle Entrate presso lo studio dell'avvocato, specializzato nel settore dell'infortunistica stradale, nel corso del quale era stata riscontrata la non corretta tenuta della contabilità.
Il ricorso del contribuente, respinto in sede di prime cure, veniva invece accolto dai giudici di secondo grado.

Nella sentenza de qua, l'adita Commissione tributaria regionale aveva ritenuto che la pretesa fiscale non fosse adeguatamente supportata da prove, avendo l'Agenzia delle Entrate omesso di consegnare al contribuente accertato i tabulati acquisiti dai verificatori presso le compagnie assicurative, contenenti, oltre alle somme liquidate al singolo assicurato, anche gli onorari dell'avvocato difensore, posti alla base della determinazione sintetica del reddito.
Inoltre, a parere dei giudici, l'Amministrazione finanziaria aveva leso il diritto di difesa del contribuente, non avendolo coinvolto in contraddittorio nel procedimento per l'accertamento del reddito imponibile.

La sentenza
Avverso la sentenza di secondo grado proponeva ricorso per cassazione l'Agenzia delle Entrate, affidato a due motivi, con il primo dei quali l'ufficio ha lamentato la decisione dei giudici d'appello nel punto in cui essi non hanno considerato che alla base dell'avviso di accertamento vi fosse la constatazione dell'irregolarità della contabilità riscontrata in sede di verifica fiscale.
A tale conclusione i verificatori erano giunti sulla scorta dell'analisi dei tabulati acquisiti direttamente presso le varie compagnie di assicurazione, da cui è stato possibile evincere le somme liquidate agli assicurati, comprese quelle a titolo di onorario per l'avvocato difensore.
Dal confronto di tali informazioni con l'ammontare dei compensi dichiarati dal professionista, i funzionari hanno accertato l'esistenza di onorari non correttamente contabilizzati e, quindi, di un maggior reddito imponibile non dichiarato, circostanza non valutata dai giudici di merito.
Peraltro, per motivi di privacy, i tabulati acquisiti non potevano essere consegnati all'avvocato: tutt'al più, avrebbe dovuto essere lui stesso a richiederli alle compagnie di assicurazione.

La Suprema corte ha ritenuto fondato il motivo di impugnazione e ha accolto con rinvio il ricorso dell'Amministrazione finanziaria.

Nell'affrontare la tematica della legittimità dell'accertamento sintetico del reddito, i giudici di legittimità hanno ricordato, in primo luogo, che la determinazione sintetica del reddito imponibile complessivo, contemplato per le persone fisiche dall'articolo 38 del Dpr 600/1973, consiste nell'applicazione delle presunzioni semplici prescritte dall'articolo 2727 del codice civile, intese come le conseguenze che la legge o il giudice ricava da un fatto noto per giungere alla determinazione di un fatto ignorato.

In virtù di tale principio, l'ufficio finanziario è legittimato a risalire da un fatto noto, nel caso di specie l'acquisizione di onorari da parte dei clienti risarciti dalle varie compagnie assicurative, a un fatto ignorato, ossia la sussistenza di un certo reddito e, quindi, di una determinata capacità contributiva.
La suddetta presunzione semplice, inoltre, genera l'inversione dell'onere della prova, investendo il contribuente del gravame di dimostrare "che il dato di fatto sul quale essa si fonda non corrisponde alla realtà".

Con specifico riferimento al caso concreto, è il contribuente a dover dimostrare che gli emolumenti riscontrati dai controlli incrociati con le compagnie d'assicurazione non sarebbero mai stati percepiti o incassati in misura inferiore rispetto a quanto emerso dalle verifiche degli ispettori erariali.

Come già chiarito dalla giurisprudenza di legittimità, il thema decidendum resta pertanto circoscritto "alla questione della sufficienza della prova, che il contribuente deve offrire, sul fatto che l'elemento posto dal fisco a base della presunzione di reddito non è invece dimostrativo di capacità contributiva" (Cassazione, sentenza 5991/2006).


Fonte: Agenzia Entrate

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Contratti di affitto fondi rustici: entro il 28 la denuncia cumulativa.

Scade a fine febbraio il termine a disposizione dei titolari di contratti di locazione di fondi rustici per registrare la denuncia annuale cumulativa di quelli, non formati per atto pubblico o scrittura privata autenticata, posti in essere nel 2013.
La presentazione può avvenire presso un ufficio dell’Agenzia delle Entrate o in via telematica.

La regola generale
La regola generale prevede che tutti i contratti di locazione e affitto di beni immobili (compresi quelli relativi a fondi rustici e quelli stipulati dai soggetti passivi Iva) siano obbligatoriamente registrati dall’affittuario (conduttore) o dal proprietario (locatore), qualunque sia l’ammontare del canone pattuito. L’unico caso in cui non c’è l’obbligo di registrazione è quello dei contratti che non superano i 30 giorni complessivi nell’anno.
La procedura ordinaria di registrazione prevede che l’adempimento venga effettuato entro 30 giorni dalla data di stipula o, se anteriore, da quella di decorrenza della locazione.

L’eccezione dei fondi rustici
La particolarità della registrazione degli affitti dei fondi rustici sta nella possibilità di accorpare più contratti in un’unica denuncia annuale, ma a condizione che non siano formati né per atto pubblico né per scrittura privata autenticata.
Questa procedura semplificata consente di pagare in un’unica soluzione, mediante il modello F23, l’imposta di registro, pari allo 0,50% dell’importo complessivo dei corrispettivi indicati nella denuncia cumulativa. Il codice tributo da indicare è “108T”, la causale è “RP”.

Presentazione
La denuncia annuale cumulativa deve essere presentata in doppio originale, insieme all’attestazione dell’assolvimento dell’imposta di registro, presso un qualsiasi ufficio territoriale delle Entrate o in via telematica, utilizzando la procedura informatica disponibile sul sito della stessa Agenzia.
Deve contenere le generalità, il domicilio e il codice fiscale degli interessati, il luogo e la data di stipulazione, l’oggetto, il corrispettivo e la durata di ogni singolo contratto.


Fonte: Agenzia Entrate

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martedì 25 febbraio 2014

In Gazzetta Ufficiale la legge di conversione del Decreto Destinazione Italia.

Il D.L. n. 145/2013, ovvero il decreto "Destinazione Italia", approvato in via definitiva dal Parlamento, è stato convertito nella Legge n. 9 del 21 febbraio 2014 pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 43 del 21 febbraio 2014. Il decreto convertito contiene norme riguardanti il contenimento delle tariffe elettriche e del gas, la riduzione dei premi RC auto, l'internazionalizzazione e lo sviluppo digitale delle imprese, la realizzazione di opere pubbliche e l'Expo 2015 di Milano. La legge è entrata in vigore sabato 22 febbraio.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Consolidato nazionale, i chiarimenti sul disconoscimento dell'opzione.

L'Agenzia delle Entrate ha pubblicato il 21 febbraio la Circolare n. 3/E/2014, con la quale fornisce chiarimenti sugli effetti dell’inefficacia o dell’interruzione del regime di tassazione di gruppo per l’insieme delle società coinvolte nel consolidato. In particolare, viene precisato che, se ad un gruppo d’imprese viene disconosciuta, a seguito di accertamento, l’opzione per il regime di consolidato nazionale, il gruppo può chiedere, in sede di accertamento con adesione, il riconoscimento dei versamenti d’imposta precedentemente effettuati dalla società capogruppo e, pertanto, la rideterminazione delle imposte da recuperare a tassazione a causa del venir meno della fiscal unit.

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Studi di settore, 68 quelli soggetti a revisione per il 2014.

Con provvedimento del direttore del 21 febbraio 2014, l'Agenzia delle Entrate ha elencato i 68 studi di settore che, dopo il parere favorevole della Commissione degli esperti arrivato il 28 novembre scorso, saranno sottoposti a revisione per essere poi applicabili a decorrere dal periodo d’imposta 2014, dopo l’approvazione con decreto del ministero dell’Economia e delle Finanze. L'elenco è stato pubblicato per permettere a contribuenti e organizzazioni di categoria di conoscere per tempo quali sono gli studi oggetto di restyling. Le attività economiche selezionate riguardano il settore delle manifatture (18), dei servizi (16), delle attività professionali (6) e del commercio (28).

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Immobili, il punto sulle novità fiscali in vigore dal 2014.

Con la Circolare n. 2/E pubblicata il 21 febbraio 2014, l'Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti sulle novità fiscali relative al settore immobiliare, a seguito della riforma dell’imposizione indiretta relativa agli atti, a titolo oneroso, traslativi o costitutivi di diritti reali immobiliari. Le novità sono state introdotte dal D.Lgs. n. 23/2011, come modificato dal D.L. n. 104/2013 e dalla Legge di stabilità 2014 (Legge n. 147/2013) e si applicano dal 1° gennaio di quest’anno per gli atti pubblici formati o autenticati a partire dalla stessa data.

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Mediazione tributaria per le liti fiscali fino a 20mila euro.

Novità in arrivo per la mediazione tributaria. Per gli atti notificati dal prossimo 2 marzo,
infatti, il ricorso effettuato direttamente in Commissione Tributaria Provinciale, senza
passare prima dalla procedura di mediazione, sarà improcedibile e non più
inammissibile. Sarà applicata anche la sospensione feriale, analogamente alle
disposizioni sui termini processuali.
Nuove regole anche per la riscossione e il pagamento delle somme dovute, che saranno
sospesi per il periodo di svolgimento del procedimento di mediazione. Sono queste le
principali novità previste dalla Legge 147/2013 e contenute della circolare n. 1/E delle
Entrate sulla mediazione tributaria, l’istituto che consente di chiudere le liti fiscali di
importo fino a 20mila euro con la riduzione al 40% delle sanzioni.

Ricorso improcedibile senza la mediazione - In base alla Legge 147/2013, diventa
improcedibile e non più inammissibile il ricorso presentato dal contribuente in CTP
senza prima aver aspettato l'esito della mediazione. Si dovrà, quindi, attendere il
compimento dei 90 giorni dal ricevimento dell’istanza da parte dell’Agenzia prima che
il contribuente possa costituirsi in giudizio entro i successivi 30 giorni.

Sospensione feriale per la mediazione - Alle domande di mediazione relative ad atti
notificati a partire dal 2 marzo, precisa il documento di prassi, si applicheranno le
normali disposizioni sui termini processuali. Ciò significa che il termine di 90 giorni
previsto per la conclusione del procedimento di mediazione dovrà essere calcolato al
“lordo” del periodo di sospensione feriale, dal primo agosto al 15 settembre.

Anche la riscossione è sospesa - L’Agenzia delle Entrate sospenderà la riscossione
delle somme dovute per tutta la durata del procedimento di mediazione. La sospensione
non sarà, invece, applicata nei casi di improcedibilità della domanda. Trascorsi i 90
giorni previsti dalla procedura di mediazione, dovranno essere versati gli interessi
previsti, a meno che non venga accolta l’istanza o sia stato concluso l’accordo di
mediazione.

Le causali per contributi previdenziali e assistenziali - Nell’accordo di mediazione
tributaria entrano anche i contributi previdenziali e assistenziali, senza sanzioni e
interessi.



Fonte: Agenzia Entrate

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Iva: “a tempo” le fatture su pc. Senza cartaceo, salta la detrazione.

La Cassazione, con la sentenza n. 3107 del 12 febbraio 2014, ha chiarito che, ai fini della detraibilità dell’Iva, non è sufficiente la registrazione delle fatture, seppur correttamente numerate, all’interno del computer aziendale, ma devono essere stampabili in qualsiasi momento in caso di controlli da parte dell’Amministrazione finanziaria.

Il fatto
A seguito della verifica fiscale condotta dalla Guardia di finanza nei confronti di una società marchigiana, è emersa l’irregolare tenuta delle scritture contabili, per omessa fatturazione di somme relative all’attività svolta dall’azienda e per indebita detrazione Iva sugli acquisti, da cui, successivamente, l’Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento, chiedendo anche il pagamento di sanzioni e interessi.

Contro la pretesa del Fisco, la contribuente ha presentato ricorso alla magistratura tributaria che, sia in primo sia in secondo grado, ha accolto la tesi difensiva, annullando l’avviso di accertamento.
In particolare, la Ctr ha chiarito che “la ripresa fiscale relativa all’omessa fatturazione era ingiustificata” e, riguardo alla detraibilità delle imposte indirette, ha riconosciuto la mera omissione di trascrizione delle fatture di vendita nei registri contabili.
Per i giudici di secondo grado, la Guardia di finanza, in sede di verifica, aveva rinvenuto le fatture in perfetto stato cronologico “salvate” all’interno di un pc e ciò avrebbe “consentito all’Ufficio di avere elementi probatori per dimostrare la veridicità del volume d’affari … o comunque l’esistenza di attività evasiva”.
Pertanto, anche in appello veniva ribadito quanto affermato in primo grado, condannando la società alle sole sanzioni per violazione meramente formale.

Avverso la sentenza della Ctr, l’Agenzia delle Entrate è ricorsa per cassazione evidenziando, tra i motivi del gravame, che i giudici di merito erano caduti in errore nel sostenere il mero carattere formale dell’omessa registrazione delle fatture e che tale violazione comporta la perdita del diritto alla detrazione dell’imposta a credito.
L’ufficio, poi, ha precisato come la contribuente aveva provveduto alla sola registrazione delle fatture nel personal computer e non anche alla stampa dei documenti contabili su cartaceo che, secondo quanto previsto dal Dm dell’11 agosto 1975, deve avvenire entro 60 giorni dalla data di emissione. Pertanto, il caso di specie, secondo la ricorrente, non ricadrebbe nella fattispecie normativa prevista dal Dl 357/94, che prevede “la regolarità dell’inserimento dei dati nel pc in difetto di trascrizione su supporti cartacei purché questi possano essere stampati con immediatezza a richiesta degli organi accertatori” (vedi articolo “Contabilità a prova di cartaceo: meccanografico a tempo limitato”, FiscoOggi, 27 giugno 2013), perché la verifica riguardava esercizi precedenti.

Secondo le memorie degli avvocati della società, prevedere la non detraibilità dell’imposta a credito avrebbe violato il principio di legalità, in quanto sanzione non prevista dall’ordinamento, dopo l’abrogazione dell’articolo 43 del Dpr 633/72. Inoltre, per la difesa, la registrazione (senza stampa) nel pc delle fatture in perfetto ordine cronologico rappresenterebbe violazione formale degli adempimenti fiscali, con conseguente mantenimento del credito di imposta con diritto alla detrazione.
In ultimo, gli avvocati evidenziano che, essendo l’esercizio oggetto di verifica fiscale concluso, non si sarebbe prospettato neppure il pericolo di modifica delle scritture contabili, anche se non stampate, perché registrate correttamente in formato digitale, tanto più che la verifica riguardava l’anno di imposta 1994, anno in cui era stato abrogato l’obbligo di vidimazione dei registri.

La sentenza
La Corte, con la sentenza 3107/2013, ha voluto immediatamente evidenziare la “centralità” di cui gode la registrazione delle fatture nel nostro sistema tributario, sulla quale si fonda la detrazione dell’imposta a credito, così da garantire il principio fiscale della neutralità dell’Iva.
La richiesta dell’ordinamento della registrazione contabile, secondo il Collegio e la giurisprudenza più recente, è dunque ben lungi dal ledere i canoni della legalità, come erroneamente sostenuto dalla difesa nelle memorie aggiuntive, essendo espressamente prevista dalla normativa comunitaria, ai sensi della sesta direttiva Cee.
In particolare, l’articolo 18, numero 1, lettera d) della direttiva, stabilisce che, per esercitare il diritto alla detrazione, il soggetto passivo deve assolvere le formalità previste dal relativo Stato membro, mentre l’articolo 22, numero 2, lettera a), impone che la tenuta delle scritture deve essere sufficientemente particolareggiata al fine di consentire gli opportuni controlli da parte dell’Amministrazione fiscale del Paese.

Il sistema giuridico tributario detta specifici adempimenti, al fine della fruizione della detrazione dell’imposta, stabilendo tempi e modalità della registrazione delle fatture Iva: l’articolo 23 del Dpr 633/72 dispone che “il contribuente deve annotare entro quindici giorni le fatture emesse, nell'ordine della loro numerazione e con riferimento alla data della loro emissione, in apposito registro”, mentre l’articolo 25, comma 1 del medesimo decreto gli impone la numerazione “in ordine progressivo le fatture e le bollette doganali relative ai beni e ai servizi acquistati o importati nell'esercizio dell'impresa, arte o professione, … e deve annotarle in apposito registro anteriormente alla liquidazione periodica, ovvero alla dichiarazione annuale, nella quale è esercitato il diritto alla detrazione della relativa imposta”.

Dunque, la sentenza in esame ricalca fedelmente il quadro normativo citato, ribadendo l’onere a carico della contribuente di adempiere alle prescrizioni previste per la regolare tenuta e conservazione delle scritture contabili, in modo da poter operare la detrazione dell’imposta a credito e, al tempo stesso, fornire all’organo controllante la documentazione necessaria per verificarne la legittimazione.

I diversi richiami giurisprudenziali, sia interni che comunitari, evidenziati nelle memorie dalla difesa, non hanno trovato accoglimento dai giudici di legittimità, perché riguardanti obblighi di documentazione diversi dalla registrazione delle fatture, aventi natura sostanziale.
Anche la modifica apportata dalla Finanziaria 2008 sui termini per la stampa dei registri contabili, previsti dall’articolo 7, comma 4-ter, del Dl 357/1994, addotta a difesa della contribuente, non trova applicazione al caso di specie, perché, come più volte evidenziato nella giurisprudenza della Corte di cassazione, la normativa “non prevede l'istituzione di un registro informatico alternativo a quello cartaceo, ma si limita a consentire un differimento temporale nella registrazione cartacea, restando irrilevante l'assenza di pregiudizio all'Erario e l'intrinseca veridicità dei dati, con la conseguenza che l'omessa trascrizione dei dati relativi alle fatture di acquisto di beni e servizi, annotati solo su supporti informatici determina la perdita del diritto alla detrazione, previsto dal D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 19 - Cass. n. 20442/2011 e Cass. n. 22245/11”.

La Cassazione afferma e ribadisce che la scelta della registrazione “meccanografica” prevede sempre e comunque la trascrizione delle fatture su cartaceo, mentre la parificazione degli effetti dalla registrazione meccanografica non trascritta a quelli della registrazione cartacea è espressamente limitata nel tempo (ai dati riferiti all’esercizio di competenza in corso) e condizionata alla stampa immediata dei dati inseriti nell’archivio, non essendo pertanto neppure necessaria alcuna espressa previsione normativa per escludere il diritto alla detrazione in relazione a dati emergenti da registri la cui tenuta, sulla base di quanto sopra esposto, non può essere considerata regolare.
L’articolo 19, comma 1, del Dpr 633/1972, riconosce il diritto alla detrazione Iva relativa ai beni e servizi acquistati o importati nel momento in cui l’imposta diviene esigibile, sempreché vengano rispettate le modalità previste dallo Stato per l’esercizio di detto diritto (stampando le fatture e non anche registrandole solamente sul supporto informatico).
Pertanto, il Collegio ha respinto in toto le tesi difensive della contribuente, dichiarando indetraibile l’Iva esposta in dichiarazione per errata registrazione delle fatture.

Conclusioni
Attualmente, la quasi totalità delle imprese utilizzano sistemi contabili informatizzati perché l’automazione permette di svolgere immediatamente e più semplicemente computi contabili che un tempo richiedevano molto tempo e molte risorse.
La Cassazione, con la sentenza 3107/2104, ribadisce il principio secondo il quale, se si sceglie il sistema “meccanografico”, informatizzato, per la tenuta dei conti, il contribuente deve essere in grado di poter stampare su carta tutti i dati immagazzinati nell’archivio contabile, per consentire all’Amministrazione finanziaria di poter effettuare tutti i controlli fiscali.

E’ altresì importante rilevare, come chiarito dal Collegio, che la perdita del diritto alla detrazione non determina il venir meno del diritto a ottenere la restituzione dell’imposta effettivamente versata per acquisti di beni e servizi inerenti l’esercizio della propria attività. Detta somma (imposta non dovuta) può essere recuperata dal contribuente per mezzo di istanza di rimborso, da presentare all’Amministrazione finanziaria ai sensi degli articoli 30 e 38-bis del Dpr 633/1972.


Fonte: Agenzia Entrate

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Cessione d’azienda: plusvalenza con prezzo a valore di mercato.

La Corte ricorda il principio più volte affermato in base al quale, “in tema di accertamento del reddito d’impresa, il valore di mercato determinato in via definitiva in sede di applicazione dell’imposta di registro può essere legittimamente utilizzato dall’Amministrazione finanziaria come dato presuntivo ai fini dell’accertamento di una plusvalenza patrimoniale realizzata a seguito di cessione dell’azienda, restando a carico del contribuente l’onere di superare la presunzione di corrispondenza tra il valore di mercato ed il prezzo incassato, mediante la prova, desumibile dalle scritture contabili o da altri elementi, di avere in concreto venduto ad un prezzo inferiore. La diversità dei due tributi, escludendo la necessaria coincidenza dei predetti valori, comporta peraltro che la riduzione eventualmente conseguente alla definizione in via agevolata del valore di mercato inizialmente assunto come parametro per l’accertamento non spiega alcuna incidenza ai fini della determinazione della plusvalenza, consistendo quest’ultima nella differenza tra il valore di acquisto e quello di cessione del bene” (Cass. 4057/2007; Cass. 5070/2011).

Sentenza n. 2599 del 5 febbraio 2014 (udienza 19 dicembre 2013)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Virgilio Biagio – Est. Iofrida Giulia
Accertamento reddito di impresa – Cessione di azienda – Accertamento plusvalenza – Possibilità utilizzo in via presuntiva del valore di mercato accertato in via definitiva ai fini dell’imposta di registro – Onere del contribuente superare la presunzione

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Ace e società in nome collettivo.

Una società in nome collettivo in contabilità ordinaria può fruire del beneficio Ace, assumendo quale importo su cui calcolare lo stesso il patrimonio netto risultante al 31 dicembre?

L’Aiuto alla crescita economica (Ace) mira ad agevolare il finanziamento delle piccole e medie imprese. L’incentivo consente infatti alle stesse di dedurre dal reddito imponibile la parte che deriva dal rendimento nozionale di nuovo capitale proprio. Oltre alle società di capitali, agli enti commerciali, alle stabili organizzazioni italiane di soggetti non residenti e alle persone fisiche esercenti attività di impresa, possono beneficiare dell’incentivo anche le società in nome collettivo e quelle in accomandita semplice, purché in contabilità ordinaria (articolo 1, comma 7, Dl 201/2011). Il rendimento del capitale si determina applicando un’aliquota percentuale all’incremento del capitale rispetto a quello esistente alla chiusura del periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2010. In altri termini, dal reddito di impresa, ovvero dal reddito complessivo dichiarato, si deduce una frazione degli incrementi netti di patrimonio che si sono registrati durante il periodo di imposta. La misura dell’agevolazione incontra come limite il valore del patrimonio netto dell’esercizio per il quale la stessa è determinata, così come risultante dal relativo bilancio, assunto al netto della riserva per acquisto di azioni proprie (articolo 11 del Dm 14/3/2012).


Fonte: Agenzia Entrate

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Conguagli e consegna certificazioni.

Prende il via - con la spedizione, anche telematica, da parte dei sostituti d'imposta dei modelli Cud, Cupe e della certificazione dei compensi erogati nell'anno d'imposta 2013 - la stagione dichiarativa del 2014 che proseguirà, poi, con la eventuale compilazione del modello 730 o di Unico.
Entro venerdì 28 febbraio i datori di lavoro sia pubblici che privati, gli enti pensionistici e, in generale, i sostituti d'imposta devono rilasciare agli interessati i diversi modelli attestanti i redditi erogati e le relative ritenute operate.
Cerchio rosso sul 28 febbraio anche per provvedere al conguaglio fiscale relativo al 2013.

Il modello più diffuso: il Cud
Il Cud è la certificazione unica dei redditi di lavoro dipendente (comprese le pensioni) e assimilati (quali, ad esempio, le collaborazioni coordinate e continuative, i compensi percepiti dai soci di cooperative di produzione e lavoro, le remunerazioni dei sacerdoti), che il datore di lavoro (o l'ente pensionistico) rilascia ai propri dipendenti (o pensionati), per attestare le somme erogate e le relative ritenute effettuate e versate all'Erario.
Si tratta di un modello di carattere fiscale/previdenziale che contiene sia i dati reddituali corrisposti (a tassazione ordinaria e separata), le ritenute operate e le detrazioni effettuate sia i dati previdenziali e assistenziali riguardanti la contribuzione versata all'Inps.
I sostituti d'imposta lo consegnano in duplice copia (eventualmente in via telematica, se l'interessato è in grado di riceverlo e di stamparlo), insieme alla scheda per la destinazione dell'8 e del 5 per mille dell'Irpef. Nel caso in cui il Cud sia destinato agli eredi o il dipendente ha cessato il rapporto di lavoro, il modello deve essere obbligatoriamente recapitato in formato cartaceo.

New look per il Cud 2014 che, in copertina, riporta l'indice degli argomenti per facilitare i sostituti d'imposta nell'individuarli all'interno delle istruzioni e nell'inserimento dei dati nei diversi campi.
Tra le novità di quest'anno, segnaliamo la sospensione dei versamenti tributari per coloro che vivono nei comuni della Sardegna colpiti dall'alluvione, l'innalzamento al 24% dell'aliquota di detraibilità delle erogazioni liberali a favore di partiti e movimenti politici e di quelle a favore delle Onlus. Nella scheda dell'8 per mille dell'Irpef, introdotte due nuove confessioni religiose, l'Unione buddhista italiana e l'Unione induista italiana, quali possibili destinatarie della scelta.

Tutti gli utili nel Cupe
Anche la certificazione degli utili e dei proventi equiparati (Cupe) corrisposti ai soci, residenti nel territorio dello Stato, di società di capitali, residenti e non residenti, deve essere consegnata entro il 28 febbraio, per consentire ai percettori delle somme di indicare nella propria dichiarazione dei redditi i proventi realizzati e le ritenute subite.
Sono tenuti a rilasciare il Cupe, società ed enti emittenti, casse incaricate del pagamento di utili o altri proventi equiparati, società fiduciarie, imprese di investimento e agenti di cambio, qualsiasi altro sostituto d'imposta che interviene nella riscossione di utili o proventi equiparati derivanti da titoli e azioni. La certificazione non va rilasciata, invece, in relazione agli utili e agli altri proventi assoggettati a ritenuta a titolo d'imposta o a imposta sostitutiva.

La certificazione per i lavoratori autonomi
Venerdì 28 febbraio segna la deadline anche per la consegna della certificazione delle somme corrisposte nell'anno 2013 e assoggettate a ritenuta d'acconto per prestazioni di lavoro autonomo, abituale o occasionale, e delle provvigioni erogate ad agenti, rappresentanti e venditori porta a porta.
La certificazione, in carta libera, deve contenere i dati anagrafici e identificativi sia di chi eroga i compensi sia di chi li riceve, la causale del pagamento, l'ammontare lordo delle somme corrisposte, l'importo delle ritenute operate e gli eventuali contributi previdenziali trattenuti, oltre al periodo di erogazione del compenso.


Fonte: Agenzia Entrate

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venerdì 21 febbraio 2014

Quesito: rendita catastale.

sono propritaria al100% della casa in cui abitiamo 5 persone sposata con regime di separazione dei beni ,sono bracciante ageicola mio marito artigiano .quando presento la domanda anf il mio reddito dipendente supera il70%  senza contare la rendita catastale..ma la rendita catastale in quale reddito la inserisco ?Parlo anno 2011

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Quesito: calcolo straordinario in busta paga.

chiedo il vostro aiuto per una mia amica
Praticamente lei non ha ricevuto le buste paga da marzo 2013 in poi....ora lei mi ha chiesto se è possibile calcolare approssimativamente il valore degli straordinari che ha fatto proprio in quei mesi per cui non ha ricevuto la busta paga, precisamente da marzo 2013 a febbraio 2014
VI do tutti dati che dovrebbero servire (preciso che sono un praticante e purtroppo non sono ancora in grado di effettuare tale calcolo, e sinceramente non sono nemmeno sicuro che si possa fare questo calcolo non disponendo delle busta paga di quei mesi)
CONTRATTO A TEMPO DETERMINATO - COMMERCIO E TERZIARIO - OPERAIO GENERICO - LIVELLO 4 - COMMESSA
ORE LAVORO DA CONTRATTO 5H OGNI GIORNO DA LUNEDI A SABATO
RETRIBUZIONE 1506.39 (IMPORTO MENSILE)
Lei in pratica per tutti quei mesi (da marzo a febbraio ha lavorato sempre un ora in più tutti i giorni e inoltre ha lavorato per 6 ore anche la domenica)......Riassumendo ha lavorato in pratica 6h al giorno da la lunedi a domnica
Se servono altri dati dispongo comunque della busta paga di febbraio 2013
Preciso che ovviamente non chiedo che qualcuno mi faccia il calcolo, ma vorrei sapere magari il procedimento da seguire per un mese (sempre se fattibile a mano) in modo poi da calcolarmelo personalmente per ogni singolo mese

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La mancata nomina del difensore non modifica i tempi del ricorso.

Il termine “lungo” per l’impugnazione della sentenza tributaria, in assenza di notificazione a istanza di parte, decorre dalla pubblicazione della pronuncia anche quando quest’ultima sia viziata sotto il profilo della nullità.
Questo, in breve, il principio di diritto enunciato dalla sentenza n. 839 del 17 gennaio 2014, in cui la Cassazione ha, in particolare, chiarito che il vizio di nullità derivante dalla mancata emissione dell’ordine di munirsi del difensore tecnico si converte in motivo di gravame da far valere entro il termine decadenziale (un tempo annuale, oggi semestrale) fissato dalla legge.

La vicenda di merito
Una Srl impugnava l’avviso di accertamento con il quale l’ufficio del registro di Roma aveva rettificato il valore finale di un terreno di proprietà della società stessa, da questa denunciato in minor somma nell’anno 1991 ai fini dell’Invim straordinaria.
Con sentenza del 18 maggio 2005, la Commissione tributaria provinciale di Roma dichiarava inammissibile il ricorso, rilevando che non era stata data la prova della sua notificazione all’ufficio.
La società proponeva appello tardivo il 19 dicembre 2006, sostenendo di essere legittimata al gravame perché, pur essendo decorso il termine “lungo” d’impugnazione – fissato dall’articolo 327 del cpc in, all’epoca, un anno a partire dal deposito della sentenza –, il giudice di primo grado non le aveva ordinato di munirsi di un difensore tecnico e ciò si era tradotto in una nullità radicale e insanabile della sentenza che, a dire dell’appellante, avrebbe impedito il decorso del termine d’impugnazione.

La Commissione tributaria regionale del Lazio, con sentenza del 19 settembre 2007, rigettava l’appello affermando che, nonostante l’omissione dell’ordine in questione avesse leso il diritto di difesa della contribuente, l’impugnazione della sentenza di prime cure avrebbe comunque dovuto essere proposta entro il termine decadenziale stabilito dalla legge.

Il ricorso per cassazione e la pronuncia della Corte
A questo punto, la società proponeva ricorso per cassazione, affidato a un unico motivo nel quale asseriva che, in base all’articolo 12 del Dlgs n. 546/1992, il potere di compiere e ricevere gli atti del processo tributario nell’interesse della parte sostanziale deve considerarsi riferito esclusivamente al difensore con il patrocinio del quale la parte deve stare in giudizio, analogamente a quanto previsto nel processo civile ordinario.

La ricorrente chiedeva pertanto alla Corte di dichiarare la nullità assoluta della sentenza della Ctp, per aver omesso il giudice l’ordine di munirsi di difensore tecnico e, conseguentemente, di riconoscere la possibilità di esperire contro la pronuncia stessa l’azione di nullità attraverso la proposizione dell’appello anche oltre la scadenza dei termini fissati dall’articolo 327 cpc.

Con la sentenza in rassegna, la Cassazione ha respinto la doglianza, osservando che, a differenza di quanto avviene nel processo civile, il difetto di assistenza tecnica nel processo tributario non si traduce in un difetto di rappresentanza processuale, tanto che l’incarico al difensore, in base all’articolo 12, comma 3, Dlgs 546/1992, può essere conferito anche in udienza, successivamente alla proposizione del ricorso.
La mancanza di assistenza tecnica nelle controversie di valore superiore a 2.582,28 euro (5 milioni di vecchie lire) in cui la stessa è obbligatoria, spiega la sentenza, impone al giudice (ai sensi del successivo comma 5) di ordinare alla parte privata di munirsi di un avvocato; mentre, laddove l’ordine venga omesso, si verifica una nullità che si riflette sulla sentenza.

Tuttavia, si legge nell’odierno arresto, la nullità in questione “non è assoluta…, ma relativa (e, come tale, ndr)… insuscettibile di essere azionata dalla controparte ovvero rilevata d’ufficio nel giudizio di secondo grado”.
In ogni caso, prosegue la Cassazione, “anche la nullità assoluta (vale a dire la nullità rilevabile d’ufficio) è soggetta al principio generale di assorbimento nei mezzi di gravame”.

La regola che viene sancita è insomma quella secondo cui, in mancanza e indipendentemente dalla notificazione della pronuncia, le impugnazioni ordinarie non possono proporsi dopo che siano decorsi sei mesi (un tempo, un anno) dalla pubblicazione della sentenza.
Unica eccezione a detta regola, chiariscono i giudici di piazza Cavour, è l’ipotesi contenuta nel secondo comma dell’articolo 327 cpc, riproposta in modo pressoché identico nell’articolo 38, comma 3, Dlgs 546/1992, il quale stabilisce che il termine “lungo” per l’impugnazione non decorre dalla pubblicazione “se la parte non costituita dimostri di non avere avuto conoscenza del processo per nullità della notificazione del ricorso e della comunicazione dell’avviso di fissazione d’udienza”.

Dall’applicazione di tali regole, la Corte ha fatto scaturire, nella specie, il rigetto del ricorso, rilevando che non può dirsi non costituita la parte che, sebbene in una causa di valore superiore a 2.582,28 euro, ha proposto personalmente il ricorso tributario.
In tal caso, quindi, la circostanza che il giudice abbia omesso di ordinare alla parte di munirsi del difensore tecnico, seppure vizia la sentenza, non è in grado di impedire il passaggio in giudicato della pronuncia una volta che sia decorso il termine “lungo” per l’impugnazione, perché, chiosa la sentenza 839/2014, “per le parti costituite la presunzione legale di conoscenza della sentenza comunque si produce dalla sua pubblicazione”.

Osservazioni
L’articolo 51 del Dlgs 546/1992 prevede che il termine per impugnare la sentenza della commissione tributaria “è di sessanta giorni, decorrente dalla sua notificazione ad istanza di parte, salvo quanto disposto dall’art. 38, comma 3”.
Quest’ultima disposizione, come detto, prevede che, laddove sia mancata la consegna della sentenza, “si applica l’art. 327, comma 1, del codice di procedura civile”, con esclusione dei casi in cui la parte non costituita dimostri di non avere avuto conoscenza del processo per nullità della notificazione del ricorso e della comunicazione dell’avviso di fissazione d’udienza.
In assenza di notificazione, quindi, anche la sentenza tributaria deve essere impugnata entro il termine “lungo” che l’articolo 327 cpc fissa attualmente in sei mesi (in passato, un anno) dalla pubblicazione della pronuncia.

Per quanto riguarda le eccezioni a detta regola – e dunque i casi in cui è ammessa l’impugnazione anche dopo la scadenza del termine “lungo” – va registrato un approccio decisamente rigoroso da parte della Cassazione che, infatti, ammette l’impugnazione tardiva solo quando ricorrano entrambe le condizioni di cui al comma 3 del citato articolo 38 del decreto sul contenzioso tributario.

In una recente pronuncia (sentenza 23323/2013, vedi articolo Il diritto di difesa non prevale sull’inviolabilità del giudicato del 12 novembre 2013), la Corte suprema ha escluso che possa invocare la rimessione in termini per l’impugnazione tardiva la parte che, pur non avendo avuto notizia della data di trattazione, era comunque a conoscenza dell’esistenza del processo per averlo essa stessa introdotto attraverso la proposizione del ricorso.
Nel caso esaminato, invece, i giudici di legittimità respingono la richiesta di impugnazione tardiva rilevando che la parte, ancorché priva di assistenza tecnica, era comunque “parte costituita” e, avendo in tale veste ricevuto l’avviso di udienza, non poteva certo affermarsi che non fosse a conoscenza del processo.

La decisione 839/2014, così come la 23323/2013, pervengono alle rispettive conclusioni applicando la regola secondo cui gli eventuali vizi di nullità della sentenza, lungi dall’impedire la decorrenza del termine d’impugnazione, devono farsi valere entro tale termine attraverso la proposizione del gravame al giudice superiore.
In definitiva, nel rispetto del necessario bilanciamento del diritto alla difesa con il principio di certezza delle situazioni giuridiche, anche nel processo tributario grava sulle parti costituite un onere di informazione e di vigilanza sulle vicende del giudizio, da assolvere in modo puntuale per evitare irreparabili decadenze processuali.


Fonte: Agenzia Entrate

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"Nuovi minimi" e beni in comodato.

Un soggetto aderente al regime per l’imprenditoria giovanile può utilizzare in comodato l'auto del genitore e dedurne i costi? Come si calcola il limite di spesa da non superare?

Il regime fiscale di vantaggio per l'imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità ("nuovi minimi") cessa di trovare applicazione qualora il contribuente effettui acquisiti di beni strumentali, nell’anno in corso e nel biennio precedente, che superino l’ammontare complessivo di 15.000 euro (articolo 27 del Dl 98/2011). I beni utilizzati dal contribuente in comodato d'uso gratuito non rilevano ai fini della determinazione del valore complessivo dei beni strumentali, non potendosi considerare beni strumentali per la cui acquisizione sia dovuto un corrispettivo ai sensi dell’articolo 6 del Dpr 633/1972 (quesito g, paragrafo 2.8, circolare 7/2008).
Ai fini della deducibilità, occorre precisare che le spese afferenti l’attività professionale sono quelle sostenute per lo svolgimento di attività o per l'acquisizione di beni da cui derivano compensi che concorrono alla formazione del reddito professionale. È necessario, pertanto, che sussista una connessione funzionale dei costi e oneri sostenuti rispetto alla produzione dei compensi che concorrono a formare il reddito di lavoro autonomo (risoluzione n. 79 /2002). Il contratto di comodato permette, dalla decorrenza dello stesso, la deducibilità delle spese di impiego, ovviamente con i criteri di cui agli articoli 54 e 164 del Tuir. Chi usufruisce del regime di vantaggio per l'imprenditoria giovanile può dedurre il 50% delle spese sostenute in relazione agli stessi, se utilizzati nell'esercizio dell'attività (quesito a, paragrafo 5.1 della circolare 7/E del 2008).


Fonte: Agenzia Entrate

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Credito d'imposta per la ricerca nel Destinazione Italia.

Con la conversione in legge del decreto "Destinazione Italia" avvenuta il 19 febbraio scorso, è operativo il credito di imposta per le spese relative ad attività di  ricerca e sviluppo con un tetto massimo di 2,5 milioni  per ogni utilizzatore  . Sono interessate le imprese, i consorzi e le reti  di imprese con fatturato fino a 500milioni di euro, con qualsiasi forma giuridica e regime contabile.La norma prevede che il 50% degli incrementi annuali di spesa (con una franchigia di 50mila euro),   per attivita di ricerca e sviluppo, tra cui quelle per lavori sperimentali o teorici, collaborazioni con enti di ricerca, collaudi, spese di personale, ammortamento dei beni utilizzati sia esente da imposte. Le domande per lo sgravio andranno inviate in via telematica Si attende un decreto attuativo ministeriale con tutte le modalità  anche per il controllo successivo dell'utilizzo effettuato dalle imprese.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Bonifici esteri: niente ritenuta e obbligo di quadro RW.

Il provvedimento 24663 del 19 Febbraio dell'Agenzia delle Entrate ha rinviato al 1 Luglio l'entrata in vigore dell'obbligo di prelievo automatico del 20% sui bonifici dall'estero, ma il contestuale comunicato stampa del MEF ne ha anche preannunciato la sua abrogazione definitiva attraverso una legge in preparazione attuativa dell'accordo internazionale OCSE sullo scambio di informazioni bancarie tra Paesi. La novità , apparsa subito molto gravosa, era stata introdotta dalla legge 97/2013 ed attuata dal provvedimento direttoriale del 18 dicembre 2013 e prevedeva una ritenuta alla fonte del 20%  applicata automaticamente dagli istituti sui conti correnti di persone fisiche e altri soggetti intestatari di attività finanziare e capitali all'estero prevedendo l'onere della prova di non applicabilità sui contribuenti. A fronte della ritenuta  si prevedeva il contestuale esonero dalla compIlazione del quadro RW per i redditi generati da attività finanziarie e capitali all'estero, che ora ritorna quindi ad essere obbligatoria .


Fonte: Il Sole 24 Ore

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giovedì 20 febbraio 2014

Quesito: vendita elettrodomestici.

dato che vendo elettrodomestici posso emettere fattura a mio marito?

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Stop alla ritenuta sui bonifici.

Il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate  prot. 24663/2013 è stato pubblicato ieri sul sito dell’agenzia con una modifica al provvedimento del 18 dicembre 2013 che annunciava l’applicazione automatica da parte degli intermediari finanziari di una ritenuta del 20% sui redditi da investimenti e attività estere di natura finanziaria. Nel provvedimento si afferma che tenendo conto delle difficoltà riscontrate dagli intermediari e dai contribuenti, l’attuazione della misura viene rinviata al 1 Luglio 2014 e che le somme eventualmente già trattenute  sui bonifici dal 1 febbraio ad oggi saranno restituite ai correntisti. Si specifica che comunque tale invio non comporta perdita di gettito fiscale in quanto la tassazione resta da applicare in sede di dichiarazione dei redditi.

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Elenchi scambi intracomunitari: pronto in rete Intr@Web 2014.

On line, sul sito internet delle Dogane, il pacchetto informatico che consente la gestione e l’invio telematico degli elenchi riepilogativi delle cessioni e degli acquisti di beni intracomunitari e delle prestazioni di servizi rese e ricevute in ambito Ue.

In particolare, Intr@Web 2014 permette la compilazione, il controllo formale e la trasmissione telematica dei modelli Intrastat, che operatori economici o loro delegati (commercialisti, doganalisti o altri intermediari) devono inviare all’Amministrazione doganale, con cadenza mensile o trimestrale, sulla base del valore delle operazioni realizzate.

Più nel dettaglio, la presentazione dei modelli è:
mensile, nel caso in cui, nel trimestre di riferimento o in uno dei quattro trimestri precedenti, l’ammontare delle operazioni è superiore a 50mila euro
trimestrale, se, nei quattro trimestri precedenti e per ciascuna categoria di operazioni, l’ammontare è inferiore a 50 mila euro.
Gli elenchi devono essere trasmessi entro il giorno 25 del mese successivo al periodo di riferimento.
Intr@Web si distingue per la sua modularità. L’applicazione prevede, infatti differenti step informatici che aprono la strada a un percorso graduale e semplice, guidato nel dettaglio.
In particolare, per le principali funzioni, sono disponibili:
il modulo di “compilazione” degli elenchi mediante l’acquisizione dei dati sia manuale che automatica da flussi esterni
il modulo “controllo”, che consente la verifica formale degli Intrastat su file prodotti anche con software diversi da quelli messi a disposizione dall’Amministrazione
il modulo “telematico”, che segue l’utente per la corretta trasmissione in rete.
L’invio avviene attraverso il collegamento telematico dell’operatore al sistema informatico doganale. Le istruzioni per l’accesso alla procedura sono consultabili nella sessione “Servizio telematico doganale – E.D.I.” del sito dell’Agenzia.

Nella pagina dedicata a Intr@Web, infine, un’avvertenza dell’Amministrazione doganale “Per scongiurare un’eventuale perdita dei dati inseriti nella precedente versione si raccomanda di effettuare, prima dell’aggiornamento del software, il backup dei dati tramite la funzione di menu utilità/manutenzione archivi/backup/totale”.


Fonte: Agenzia Entrate

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Niente agevolazioni prima casa se la cessione è nel quinquennio.

La cessione, entro i cinque anni, dell’immobile acquistato con l’agevolazione “prima casa” al coniuge, in fase di giudizio di separazione consensuale, determina la decadenza dai benefici stessi, laddove il coniuge cedente non proceda all’acquisto di un altro, entro l’anno successivo.
In questi termini si è espressa la sezione tributaria della Cassazione nella pronuncia n. 2263 del 3 febbraio 2014, che, nel cassare la sentenza di appello, ha accolto le ragioni dell’Amministrazione finanziaria.

Le ipotesi di decadenza dai benefici fiscali connessi all’acquisto della prima casa - materia sempre di stretta attualità - ha alimentato, nel corso degli anni, un notevole contenzioso, stante le difficoltà applicative e i dubbi interpretativi concernenti la struttura normativa di riferimento, che, di seguito, ricordiamo brevemente.

La normativa di riferimento
L’attuale nota II-bis) dell’articolo 1 della tariffa, parte I, allegata al Dpr 131/1986 (Tur) prevede l’applicazione agevolata dell’imposta di registro con aliquota del 2% (con un minimo di 1.000 euro), nonché le imposte ipocatastali in misura fissa pari a 50 euro ciascuna, agli atti traslativi a titolo oneroso della proprietà di case di abitazione “non di lusso” e agli atti traslativi o costitutivi della nuda proprietà, dell’usufrutto, dell’uso e dell’abitazione relativi alle stesse, a condizione che:
l’immobile sia ubicato nel territorio del comune in cui l’acquirente ha o stabilisca entro diciotto mesi dall’acquisto la propria residenza o, se diverso, in quello in cui l’acquirente svolge la propria attività
nell’atto di acquisto l’acquirente dichiari di non essere titolare esclusivo o in comunione con il coniuge dei diritti di proprietà, usufrutto, uso e abitazione di altra casa di abitazione nel territorio del comune in cui è situato l’immobile da acquistare
nell’atto di acquisto l’acquirente dichiari di non essere titolare, neppure per quote, anche in regime di comunione legale su tutto il territorio nazionale dei diritti di proprietà, usufrutto, uso, abitazione e nuda proprietà su altra casa di abitazione acquistata dallo stesso soggetto o dal coniuge con le agevolazioni in parola.
Detti requisiti soggettivi e oggettivi devono ricorrere congiuntamente per l’applicazione delle aliquote agevolate previste ai fini delle imposte di registro, ipotecaria e catastale.
La norma non prevede, invece, che l’immobile acquistato venga di fatto destinato ad abitazione da parte dell’acquirente, il quale potrebbe, ad esempio, anche locare a terzi l’immobile stesso. Nell’ipotesi in cui l’acquirente sia un cittadino italiano emigrato all’estero, l’immobile deve essere acquistato come “prima casa” nel territorio italiano. In tal caso, non è richiesta l’ubicazione in un determinato comune.

Il comma 4, dell’articolo 1, della citata nota, dispone, poi, che, nelle ipotesi di trasferimento (a titolo oneroso o gratuito) degli immobili acquistati con i benefici in parola prima del decorso del termine di cinque anni dalla data del loro acquisto, le imposte in trattazione sono dovute nella misura ordinaria, mentre l’ultimo periodo del comma prevede che “Le predette disposizioni non si applicano nel caso in cui il contribuente, entro un anno dall’alienazione dell’immobile acquistato con i benefici di cui al presente articolo, proceda all’acquisto di altro immobile da adibire a propria abitazione principale”.
Ne consegue che, nel caso di immobili acquistati con i benefici prima casa e rivenduti prima del decorso del termine di cinque anni dalla data del loro acquisto, l’Amministrazione finanziaria procede al recupero della differenza fra l’imposta calcolata in assenza di agevolazioni e quella risultante dall’applicazione dell’aliquota agevolata.

Come detto, la revoca dell’agevolazione non ha luogo, invece, nel caso in cui il contribuente, entro un anno dall’alienazione dell’immobile acquistato con i benefici prima casa, acquisti un altro immobile da adibire a propria abitazione principale.

I fatti di causa
L’Amministrazione finanziaria ricorre in Cassazione avverso la sentenza dei giudici tributari di appello che, nel confermare la decisione della Ctp, hanno annullato l’avviso di liquidazione per il recupero delle ordinarie imposte di registro, ipotecaria e catastale emesso nei confronti di un contribuente che aveva trasferito alla moglie e alla figlia l’immobile acquistato coi benefici “prima casa”, entro il quinquennio, senza provvedere ad acquistarne un altro entro l’anno successivo.
In particolare, secondo i giudici d’appello, il trasferimento della casa familiare, avvenuto a seguito di separazione consensuale, trovava il suo titolo nel relativo provvedimento di omologazione, che costituiva pur sempre un provvedimento decisionale.

Nel ricorso, l’Amministrazione deduce la violazione e falsa applicazione dell’articolo 1, nota II-bis), comma 4, del Tur e dell’articolo 711 cpc (secondo cui, la separazione consensuale acquista efficacia con l’omologazione del tribunale), laddove la Ctr non aveva considerato che la cessione della casa attuata in sede di separazione consensuale comportava, pur sempre, il trasferimento del diritto reale sul bene e che il titolo di detto trasferimento era costituito dall’accordo assunto volontariamente dai coniugi, e non già dal provvedimento di omologazione del tribunale.

La sentenza della Cassazione
Per la Corte suprema il ricorso è fondato, atteso che, secondo un pacifico orientamento giurisprudenziale, “…le convenzioni concluse dai coniugi in sede di separazione personale, contenenti attribuzioni patrimoniali da parte dell’uno nei confronti dell’altro relative a beni mobili o immobili, non sono né legate alla presenza di un corrispettivo né costituiscono propriamente donazioni, ma rispondono, di norma, al peculiare spirito di sistemazione dei rapporti in occasione dell’evento di ‘separazione consensuale’,…in funzione della complessiva sistemazione ‘solutorio-compensativa’ di tutta la serie di possibili rapporti aventi significati patrimoniali maturati nel corso della convivenza matrimoniale” (Cassazione, sentenze 5741/2004 e 5473/2006).

In sostanza, per la Cassazione, il regolamento concordato fra i coniugi, pur acquistando efficacia giuridica solo in seguito al provvedimento di omologazione - finalizzato a controllare che i patti intervenuti siano conformi ai superiori interessi della famiglia - trova la sua fonte nell’accordo delle parti. Ne consegue che, “…il trasferimento di un bene attuato mediante la fattispecie complessa cui dà vita il procedimento di cui all’art. 711 cpc costituisce, comunque, un trasferimento riconducibile alla volontà del cedente”.


Fonte: Agenzia Entrate

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