martedì 29 ottobre 2013

Spesometro: comunicazione degli acquisti con Pos.

Entro il 12 novembre 2013 gli operatori finanziari che emettono carte di credito, di debito o prepagate,
devono comunicare all’Anagrafe tributaria i dati delle operazioni di acquisto effettuate dal 6 luglio al 31
dicembre 2011 tramite moneta elettronica a scopo di consumo, dove l’acquirente non agisce come
imprenditore o professionista. Con il provvedimento del direttore del 18 ottobre 2013, l’Agenzia delle
Entrate ha diffuso le specifiche tecniche per la comunicazione. Il tracciato record è stato rivisto secondo
quanto concordato con le associazioni di categoria, in attuazione del precedente provvedimento del 31
gennaio 2013.

| More

Tassa sulle barche: il modello per il rimborso.

E’ pronto il modello con cui chiedere il rimborso della tassa annuale sulle unità da diporto versata in
misura superiore a quanto dovuto. Il modello e le istruzioni operative sono stati approvati con il
provvedimento del direttore del 28 ottobre 2013. Il tributo, istituito dal “decreto salva Italia”, è stato
rimodulato negli importi dal Dl 69/2013, il cosiddetto “decreto del fare”. Possono chiedere il rimborso i
contribuenti che hanno già versato la tassa ma hanno diritto all’esenzione o alla riduzione del 50% degli
importi dovuti dopo l’entrata in vigore del decreto. Il modello può essere utilizzato anche da chi ha
eseguito versamenti in eccesso anche per altri motivi. La domanda va presentata esclusivamente in via
telematica a partire dal 18 novembre, data in cui sarà disponibile sul sito dell’Agenzia delle Entrate
anche il software di compilazione.

| More

Frode fiscale = costi indeducibili. Anche dopo il “Dl semplificazioni”.

È il patrimonio del legale rappresentante, gravemente indiziato dell’illecito penale tributario, a poter essere aggredito con un provvedimento di sequestro per equivalente, in vista della futura confisca del profitto del reato.
Questo è quanto ha deciso la Corte di cassazione, con la sentenza n. 41694 del 9 ottobre, chiamata a giudicare su impulso del ricorso presentato dal legale rappresentate di una società a responsabilità limitata, dedita all’attività di recupero e intermediazione commerciale di rifiuti, a cui era stata sequestrata per equivalente un’ingente somma di denaro dal tribunale del riesame, territorialmente competente.
In particolare, era stata disconosciuta al professionista la deduzione, ai fini delle imposte dirette, per tre annualità, di elementi passivi fittizi perché si era avvalso, a tal proposito, di documenti contabili attestanti operazioni inesistenti.

Nel ricorso per cassazione, venne addotto dal contribuente il difetto di motivazione della decisione dei giudici di merito che, secondo la difesa, non avrebbero correttamente disposto il sequestro preventivo, in quanto il reato doveva riferirsi alla Srl, persona giuridica, e non al suo rappresentante legale, colpendo, in definitiva, i beni della persona fisica invece di quelli della società. In tal caso, mancherebbe, secondo il ricorrente, un’apposita norma che disciplini che a essere colpito da sequestro per equivalente sia il fruitore dell’evasione fiscale.

Inoltre, il contribuente aveva evidenziato come la sentenza del sequestro preventivo fosse carente del cosiddetto fumus commissi delicti, ovverossia che le fatture utilizzate, per l’abbattimento fraudolento dell’imposta, non fossero mai state emesse da alcun soggetto commerciale e che i giudici di merito non avessero dato risposta circa gli effetti che avrebbe apportato, al caso concreto, la normativa di cui all’articolo 8 del Dl 16/2012, relativamente alla possibilità di dedurre i costi effettivamente sostenuti, seppure documentati con fatture soggettivamente inesistenti.

Vi è di più: nel ricorso di legittimità, fu inoltre evidenziato come in circostanza del giudizio di riesame gli inquirenti abbiano vagliato soltanto il 20% dei documenti rinvenuti nella società. Questa scelta avrebbe inciso sul numero delle operazioni di cui si poteva ritenere dimostrata la fittizietà delle scritture contabili e che l’onere della prova incombesse solo sull’accusa.

In ultimo, per quanto concerne il quantum dell’evasione fiscale, la difesa del contribuente eccepì nel ricorso il dubbio sulla metodologia di calcolo del tribunale del riesame dell’ammontare dell’imposta evasa, avendo questo basato il suo computo sul prospetto annotato dalla Guardia di finanza, non allegato al decreto di sequestro preventivo.

La Corte di cassazione, con la sentenza in esame, ha voluto preliminarmente chiarire che il ricorso di legittimità contro le ordinanze emesse in materia di sequestro preventivo viene ammesso solo per le violazione di legge. Sia per gli errores in iudicando o in procedendo sia per quei vizi della motivazione così radicali da rendere l’apparato argomentativo, posto a sostegno del provvedimento, del tutto mancante o privo dei requisiti minimi di coerenza, completezza e ragionevolezza e, quindi, inidoneo a rendere comprensibile l’itinerario logico seguito dal giudice (cfr Cassazione 25932/2008 e 5876/2004).

A sostegno della fondatezza della motivazione della sentenza del riesame, il Collegio chiarisce come non sia ipotizzabile la plena cognitio del tribunale, il quale è tenuto solamente a verificare la correttezza degli obiettivi che sono propri del processo, verificando, in tal senso, la presenza del fumus commissi delicti e del periculum libertatis, senza avere alcun potere conoscitivo sui fondamenti dell’accusa, potere conferito al giudice del procedimento principale.

Per quanto concerne la questione sul presunto vizio della determinazione della somma da sequestrare, la Corte afferma che le valutazioni che hanno portato al computo del quantum non possono essere valutate in sede di giudizio di legittimità, ma che, comunque, il tribunale ha correttamente operato nel calcolo dell’ammontare della pena preventiva.

Come accennato, nel ricorso per cassazione venne addotto dal contribuente la normativa introdotta dal Dl 16/2012, che ha inteso apportare nel nostro ordinamento giuridico ulteriori disposizioni in materia di semplificazioni tributarie, di efficientamento e potenziamento delle procedure di accertamento, il cui articolo 8 ha apportato modifiche alla legge 537/1993 (articolo 14, comma 4-bis).

A questo proposito, la Corte di cassazione chiarisce come il legislatore abbia voluto ridurre l’ambito dei componenti negativi del reddito collegati a illeciti penali e non ammessi in deduzione nella determinazione del reddito tassabile, limitandolo ai soli costi e spese dei beni o delle prestazioni di servizio direttamente utilizzati per il compimento di atti o attività qualificabili come delitto non colposo, in relazione al quale (delitto) il pubblico ministero abbia esercitato l’azione penale o, comunque, il giudice abbia emesso il decreto che dispone il giudizio ai sensi dell’articolo 424 del codice di procedura penale, ovvero sentenza di non luogo a procedere, ai sensi dell’articolo 425 dello stesso codice, fondata sulla sussistenza della causa di estinzione del reato prevista dall’articolo 157 del codice penale.

Dunque, sono indeducibili i costi sostenuti al fine di realizzare l’attività criminosa (frode fiscale), perché sono da considerarsi essi stessi strumento per la realizzazione dell’evasione dell’imposta.
In particolare, nel caso concreto, la Corte afferma che, l’introduzione del Dl 16/2012 “non ha alcuna incidenza sulle fattispecie in esame. Infatti l’invocata disposizione si è limitata a precisare una regola per le procedure di accertamento tributario ai fini delle imposte sui redditi, stabilendo che non concorrono alla formazione del reddito oggetto di rettifica i componenti positivi direttamente afferenti a spese o altri componenti negativi relativi a beni o servizi non effettivamente scambiati o prestati, entro i limiti dell’ammontare non ammesso in deduzione, norma che non ha alcun riflesso sulle disposizioni penali relative all’incriminazione di condotte fraudolente quali quelle contestate” al contribuente.

Per quanto concerne la pretestuosa censura addotta dalla difesa del contribuente, che sosteneva l’impossibilità che il sequestro potesse avvenire sui beni della persona fisica, autrice del reato, invece di quelli della società, i giudici di piazza Cavour ricordano che la giurisprudenza della Corte ha in più riprese affermato che, se è vero come è vero che la confisca per equivalente, prevista dall’articolo 19, comma 2 del Dlgs 231/2001, nei confronti delle persone giuridiche, non può essere disposta sui beni di qualsiasi natura appartenenti alla persona giuridica, ove si proceda per le violazioni finanziarie commesse dal legale rappresentante della società, sulla base dell’articolo 1, comma 143, della legge 244/2007, atteso che gli articoli 24 e seguenti dello stesso decreto non prevedono i reati fiscali tra le fattispecie in grado di giustificare l’adozione del provvedimento, salva sempre l’ipotesi in cui la struttura aziendale costituisca un apparato fittizio, utilizzato dal reo per commettere gli illeciti. È altrettanto vero che, in tal caso, il reato non risulterebbe commesso nell’interesse o a vantaggio di una persona giuridica, ma a diretto vantaggio del reo, attraverso lo schermo dell’ente (cfr Cassazione 25774/2012 e 1256/2012).
Per cui non sussiste alcun impedimento normativo al vincolo, finalizzato all’escussione, del patrimonio del legale rappresentante, gravemente indiziato di essere l’autore del reato (cfr Cassazione 7138/2011).


Fonte: Agenzia Entrate

| More

Imposta di registro colpisce l’atto e tutti quelli in esso richiamati.

In tema di imposta di registro, ove viene colpita la singola manifestazione di ricchezza e la connessa capacità contributiva, vale il principio dell’autonomia dei singoli negozi, come si desume in modo inequivoco dalla previsione del Dpr n. 131 del 1986, articolo 22, la quale stabilisce che, se in un atto sono enunciate disposizioni contenute in atti scritti o contratti verbali non registrati e posti in essere tra le stesse parti intervenute nell’atto che contiene l’enunciazione, l’imposta si applica anche alle disposizioni enunciate.



Sentenza n. 22840 dell’8 ottobre 2013 (udienza 18 luglio  2013)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Merone Antonio – Est. Sambito Maria Giovanna Concetta
Imposta di registro – Autonomia singoli giudizi – Enunciazioni disposizioni – Applicazione imposta

| More

Prima casa: le regole per le Forze armate.

Sono un militare. Nel 2012 ho acquistato un immobile prima casa, in una regione diversa dalla mia sede di lavoro. Devo trasferire la residenza entro 18 mesi dall'acquisto? Posso detrarre gli interessi passivi sul mutuo?

La regola generale per usufruire dell’agevolazione prima casa prevede che l’immobile sia situato nel territorio del comune in cui l’acquirente ha la residenza (oppure dove svolge la propria attività lavorativa) o in cui intende stabilirla entro diciotto mesi da quando ha concluso l’acquisto (articolo 1, tariffa parte I, nota II-bis, Dpr 131/1986). Tale disposizione incontra un’eccezione per il personale in servizio permanente appartenente alle Forze armate, per il quale non è prescritto alcun onere legato alla residenza. Stesso trattamento è riservato anche al personale delle Forze di polizia a ordinamento sia militare sia civile (articolo 66, comma 1, legge 342/2000). Analogamente, per quanto riguarda la detraibilità degli interessi passivi sul mutuo, il personale delle Forze armate e di polizia non è tenuto al rispetto del requisito della dimora abituale; è sufficiente che l’acquisto riguardi l'unica abitazione di proprietà (articolo 66, comma 2, legge 342/2000).


Fonte: Agenzia Entrate

| More

Multa per sospendere la riscossione, se la documentazione è falsa.

È stato istituito, con la risoluzione 72/E del 28 ottobre, il codice tributo per versare la somma dovuta a titolo di sanzione dal contribuente/debitore che ha presentato dichiarazione fraudolenta al concessionario della riscossione perchè sospenda ogni iniziativa di riscossione in riferimento a partite a ruolo da lui stesso indicate (comma 537, articolo 1, legge 228/2012).
Ferma restando la responsabilità penale, la multa che si applica in questo caso va dal 100 al 200% del debito fiscale, con un importo minimo di 258 euro.

Per versare la sanzione, poiché è consentita la riscossione delle entrate tributarie ed extratributarie - incluse quelle a titolo di sanzione  di competenza dell’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato (ora Agenzia delle Dogane e dei Monopoli - Area Monopoli) - con le modalità stabilite dall’articolo 17 del Dlgs 241/1997, nel modello F24 Accise, nella “Sezione Accise/Monopoli e altri versamenti non ammessi in compensazione”, deve essere riportato il codice tributo 5347 in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a debito versati”.

Ulteriori istruzioni
Nel campo “ente” va indicata la lettera “M”, nel campo “provincia” la sigla della provincia dove ha sede l’ufficio dell’Agenzia che ha emesso il provvedimento di ordinanza/ingiunzione, nel campo “codice identificativo” il codice concessione (nel caso non sia presente, 999999).
Inoltre, in “rateazione” si indica il numero della rata nel formato “NNRR”, dove “NN” rappresenta il numero della rata in pagamento e “RR” il numero complessivo delle rate (in caso di pagamento in un’unica soluzione, va scritto “0101”).
Infine, vanno riportati il mese e l’anno in cui è emesso il provvedimento di ordinanza-ingiunzione, rispettivamente, nel campo “mese” e nel campo “anno di riferimento”.

Codici soppressi
Con la risoluzione 71/E del 28 ottobre, invece, sono stati soppressi i codici tributo 6703, 6713, 6714, 6717, 6718 che consentivano la fruizione di agevolazioni e incentivi fiscali, da parte di determinate categorie di imprese, attraverso crediti d’imposta da utilizzare in compensazione.
Tenuto conto dei periodi ammessi ai benefici e delle modifiche normative intervenute, il ministero dello Sviluppo economico – dipartimento per lo Sviluppo e la coesione economica ha richiesto la soppressione dei suddetti codici tributo.

In particolare, si tratta di:
incentivi fiscali per il commercio (6703)
agevolazioni per investimenti innovativi 6713)
agevolazione per spese di ricerca (6714)
agevolazione per l’acquisto di strumenti di pesatura (6717)
agevolazione per la promozione dell’imprenditoria femminile (6718).
L’efficacia operativa della soppressione dei codici tributo decorre dal quinto giorno lavorativo successivo alla data di pubblicazione della risoluzione.


Fonte: Agenzia Entrate

| More

Donazione di azienda, ok alla tassazione separata della plusvalenza da cessione.

In una risposta ad un interpello data lo scorso 23 ottobre, l'Agenzia delle Entrate ha precisato che è soggetta a tassazione separata la plusvalenza rateizzata derivante dalla cessione di un'azienda ricevuta per donazione, se il periodo di possesso del donatario, sommato con quello del donante, è superiore a cinque anni. La plusvalenza è imputabile direttamente all'imprenditore (essendo la possibilità di optare per la tassazione separata riservata agli imprenditori individuali), con la conseguenza di essere fiscalmente irrilevante per i collaboratori familiari.


Fonte: Il Sole 24 Ore

| More

Tassa sulle imbarcazioni, pronto il modello per il rimborso.

L'Agenzia delle Entrate, con provvedimento direttoriale del 28 ottobre, ha approvato il modello con il quale è possibile chiedere il rimborso della tassa annuale sulle unità da diporto versata in misura superiore a quanto dovuto, ad esempio a seguito della rimodulazione degli importi avvenuta ad opera del D.L. n. 69/2013 (“Decreto del Fare”), che ha previsto l’esenzione per le unità da diporto di lunghezza compresa tra 10,01 e 14 metri e la riduzione al 50% degli importi per quelle di lunghezza compresa tra 14,01 e 20 metri. Il modello potrà essere utilizzato per chiedere il rimborso anche per motivi diversi (ad esempio, duplicazione di versamenti o mancata applicazione di riduzioni o esenzioni). La domanda di rimborso può essere presentata in via telematica a partire dal 18 novembre.

| More

Immobili, l'UE punta su una disciplina IVA unitaria per le prestazioni connesse.

Il regolamento del Consiglio europeo n. 1042/2013 del 7 ottobre scorso, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale UE del 26 ottobre 2013, prevede regole armonizzate per la tassazione IVA delle prestazioni di servizio relative ai beni immobili. Il regolamento, infatti, pone come obiettivo l'applicazione di criteri uniformi per la disciplina del settore immobiliare, settore rispetto al quale sono emerse notevoli differenze fra gli Stati membri. Priorità del regolamento è applicare in modo univoco la territorialità dei servizi relativi agli immobili, intendendo per essi non solo gli edifici, ma anche qualsiasi elemento che formi parte integrante di essi (porte, finestre, tetti, scale, ecc.).


Fonte: Il Sole 24 Ore

| More

Dichiarazione fraudolenta per ottenere lo stop alla riscossione, codice tributo per la sanzione.

Con la Risoluzione n. 72/E del 28 ottobre, l'Agenzia delle Entrate ha istituito il codice tributo per il versamento della sanzione dovuta dal contribuente/debitore che ha presentato una dichiarazione fraudolenta al concessionario della riscossione per ottenere da questi la sospensione di ogni iniziativa di riscossione in riferimento a partite a ruolo da lui stesso indicate (sospensione prevista in tal caso dall'art. 1, comma 537, della Legge n. 228/2012). Ferma restando la responsabilità penale, la sanzione che si applica va dal 100% al 200% del debito fiscale, con un importo minimo di 258 euro. Il versamento deve avvenire mediante modello F24 Accise, indicando il codice tributo 5347.

| More

Sostituito responsabile solidale dell’omissione del sostituto.

La Corte ricorda che il fatto che il DPR n. 600 del 1973, art.64, comma 1, definisca il sostituto d'imposta come colui che "in forza di disposizioni di legge è obbligato al pagamento di imposte in luogo di altri … ed anche a titolo di acconto" non toglie che, in ogni caso, anche il sostituito debba ritenersi già originariamente obbligato solidale al pagamento dell'imposta: soggetto perciò egli stesso all'accertamento ed a tutti i conseguenti oneri. Fermo restando, ovviamente, il diritto di regresso verso il sostituto che, dopo avere eseguito la ritenuta, non l'abbia versata all'erario, esponendolo così all'azione del fisco (Cass. 14033/2006; 24962/2010).

Sentenza n. 23121 dell’11 ottobre 2013 (udienza 23 maggio 2013)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Cappabianca Aurelio – Est. Cigna Mario
Sostituto d’imposta – Definizione – Obbligazione solidale – Sostituito – Destinatario accertamenti e oneri fiscali – Azione regresso

| More

Agevolazione per disabili. La rivendita dell'auto.

Nel 2011 mia moglie, invalida, ha acquistato un'autovettura adattata. Mia moglie è deceduta nel 2012; pochi mesi dopo ho permutato l'auto, ricevuta in eredità, con una più piccola. A quali conseguenze fiscali vado incontro?

In caso di cessione a titolo oneroso o gratuito, entro i due anni successivi all’acquisto, di un veicolo per il quale si è usufruito dei benefici fiscali per i disabili, è prevista la decadenza dagli stessi (articolo 1, comma 37, della legge 296/2006): deve essere versata la differenza tra l’imposta dovuta in assenza di agevolazioni e quella risultante dall’applicazione delle agevolazioni stesse, con pagamento di sanzioni e interessi. La norma non trova applicazione nell'ipotesi di trasferimento della proprietà in seguito al decesso del disabile, nemmeno qualora l’erede decida di rivendere quel veicolo prima che siano trascorsi due anni dall’acquisto. In questo caso, infatti, non è ravvisabile l'intento elusivo che la disposizione intende contrastare (risoluzione 136/E del 2009). Gli eredi, pertanto, non sono tenuti a pagare la differenza fra l’Iva agevolata e quella ordinaria.


Fonte: Agenzia Entrate

| More

Nei reati tributari il sequestro può colpire anche il “profitto”.

Con la sentenza n. 41696 del 9 ottobre, la Cassazione, confermando un orientamento ormai consolidato della giurisprudenza di legittimità, ha stabilito che, in relazione ai reati tributari, il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente può essere disposto non solo per il prezzo, ma anche per il profitto del reato; ciò perché l’articolo 1, comma 143, della legge finanziaria n. 244/2007, che ha esteso l’istituto della confisca ai reati di natura tributaria, effettua un integrale rinvio all’articolo 322-ter del codice penale.

La vicenda processuale
Con ordinanza del novembre 2012, il tribunale di Macerata rigettava l’istanza di riesame proposta dalla titolare di una ditta individuale contro un decreto di sequestro preventivo per equivalente, emesso dal Gip fino a concorrenza dell’ammontare delle imposte evase; tale misura si giustificava (fumus) sulla base delle indagini svolte dalla Guardia di finanza su alcune ditte operanti tra le province di Macerata e Fermo nel settore dei pellami e accessori per calzature, che avevano portato all’imputazione dei reati di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti e di emissione di fatture per operazioni inesistenti (articoli 2 e 8 del Dlgs n. 74/2000). A tal fine, i giudici ritenevano irrilevante il fatto che a fronte delle fatture erano stati emessi titoli per il pagamento, considerata l’assoluta inidoneità della struttura organizzativa e produttiva dei soggetti coinvolti nell’operazione di compravendita.
Contro l’ordinanza l’imprenditrice proponeva ricorso per cassazione denunciando, per quanto di interesse in questa sede, la violazione dell’articolo 322-ter del codice penale, in relazione all’articolo 321 del codice di procedura penale (che prevede il sequestro preventivo finalizzato alla confisca), rilevando che le somme sequestrate non costituiscono né il prezzo né il prodotto né il profitto del reato.

La pronuncia della Cassazione
La Suprema corte, con la sentenza in commento, ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando il ricorrente anche al pagamento della sanzione pecuniaria di cui all’articolo 616 cpp e alle spese processuali.
I giudici di legittimità hanno ritenuto di non doversi discostare dal consolidato orientamento che ha ritenuto applicabile ai reati tributari l’istituto del sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente non soltanto in relazione al prezzo ma anche al profitto del reato.
Infatti, “l'integrale rinvio alle "disposizioni di cui all'art. 322 ter c.p.", contenuto nella L. n. 244 del 2007, art. 1, comma 143, consente di affermare che, con riferimento ai reati tributari, trova applicazione non solo il primo ma anche il secondo comma della norma codicistica” (cfr, ex multis, Cassazione, sentenze 35807/2010 e 45735/2012).

Quanto all’individuazione dell’oggetto suscettibile di sequestro nelle fattispecie criminose tributarie, la giurisprudenza ha individuato il profitto del reato come qualsiasi vantaggio patrimoniale derivante dall’imposta evasa, concretizzandosi sostanzialmente “in un risparmio economico da cui consegue, comunque, la effettiva sottrazione degli importi evasi alla loro destinazione fiscale, dei quali direttamente beneficia l'autore” (la Cassazione, con le sentenze 1199/2012 e 1843/2012, ha ribadito che il profitto può consistere non solo in un positivo incremento del patrimonio personale bensì in qualunque vantaggio patrimoniale direttamente derivante dal reato, anche se consistente in un risparmio di spesa).
Legittimo è stato, quindi, ritenuto l’operato dei giudici di merito, anche in relazione al fumus, in quanto, tra l’altro, la ditta individuale aveva effettuato nel 2009 e nel 2010 acquisti di pellame e calzature, nonostante esercitasse l’attività di pulizie; inoltre, era risultato che il vettore apparentemente utilizzato per alcuni di tali acquisti non aveva mai preso in carico le merci.

Ulteriori osservazioni
Non avrebbe avuto senso, per i reati tributari, limitare la confisca per equivalente al prezzo del reato anziché anche al profitto.
I concetti di profitto e prezzo del reato sono stati chiariti dalla giurisprudenza di legittimità, che ne ha delineato i contorni e le reciproche differenze. In particolare, “il profitto deve essere identificato col vantaggio economico ricavato in via immediata e diretta dal reato e si contrappone al "prodotto" e al "prezzo" del reato. Il prodotto è il risultato empirico dell'illecito, cioè le cose create, trasformate, adulterate o acquisite mediante il reato; il prezzo va individuato nel compenso dato o promesso ad una determinata persona, come corrispettivo dell'esecuzione dell'illecito” (Cassazione a sezioni unite 1811/1993).

Nei reati tributari, la maggior parte dei quali finalizzati all’evasione e quindi all’illecito risparmio d’imposta, è il profitto che rileva, come distrazione degli importi evasi dalla destinazione fiscale. Limitare l’operatività del sequestro per equivalente al prezzo del reato avrebbe voluto dire svuotare di efficacia e di operatività tale strumento.
A ogni buon conto, il legislatore, con la legge n. 190/2012, forse per mettere fine a tutte le dispute al riguardo, è intervenuto sull’articolo 322-ter, comma 1, cp, estendendo anche alle ipotesi in esso previste la confisca per equivalente in relazione al profitto (e non più soltanto al prezzo) del reato. In tal modo, sembra aver voluto porre rimedio a una mera dimenticanza, stabilendo una stretta corrispondenza tra la prima e la seconda parte del predetto comma 1, ovvero tra confisca diretta e confisca per equivalente (essendo entrambe indirizzabili o comunque rapportabili al prezzo o al profitto del reato).


Fonte: Agenzia Entrate

| More

Bonifici ristrutturazioni edilizie: +50% nei primi nove mesi del 2013.

Effetti positivi per i bonifici sulle ristrutturazioni edilizie: i primi nove mesi dell’anno evidenziano una crescita di oltre il 50% rispetto ai dati dello stesso periodo del 2012.
Il ministro Saccomanni, in audizione presso le commissioni Bilancio, ha così sottolineato i buoni risultati della maggiorazione dello sconto fiscale.

Il passaggio del bonus per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio dal 36%, su un importo massimo di 48mila euro per unità immobiliare, al 50%, entro il limite doppio di 96mila euro, è stato inizialmente decretato dal Dl n. 83/2012 per le spese sostenute dal 26 giugno 2012 al 30 giugno 2013. Successivamente, la detrazione “potenziata” è stata prorogata fino al 31 dicembre di quest’anno dal Dl 63/2013.

Il disegno di legge di stabilità 2014, attualmente all’esame del Parlamento, prevede che il beneficio nella misura maggiorata prosegua anche per tutto il prossimo anno.
Allo stesso modo, il Ddl concede altri dodici mesi pure allo sconto del 65% (anziché 55%) per gli interventi di riqualificazione energetica e al “bonus arredi”, legato all’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici destinati a immobili oggetto di ristrutturazione agevolata al 50%.


Fonte: Agenzia Entrate

| More

lunedì 28 ottobre 2013

Quesito: spesometro anno 2012.

 su spesometro in forma aggragata come si indicano le schede carburanti cartacee ed il reverse charge in edilizia
registrata su registro fatture emesse e registro acquisti ?

| More

Quesito: detraibilità 19% su fattura auto.

se non c'è copertura irpef sulla pensione di invalidità si può dedurre il 19% su una fattura di una macchina comprata usufruendo della legge 104?  comprandola ho già beneficiato dell'iva al 4%.

| More

Quesito: contabilità all'estero.

 mi viene chiesto se  lo studio presso cui faccio la pratica può subappaltare ad una società sita in Romania l’inserimento dei dati contabili all’interno del gestionale dello studio, per fare questo è necessario che i documenti (cartacei) vengano spediti in Romania per il tempo necessario alla loro elaborazione, dopodiché nel giro di una settimana tornerebbero indietro, inoltre appena i documenti raggiungono la romania questi verrebbero subito scansionati e messi a disposizione in formato elettronico, tuttavia durante il trasporto dallo studio all'azienda in Romania non sarebbero disponibili presso il formale depositario in caso di controllo.

| More

Concilia? Sì, ma a rate. Allora non finisce qui!

In tema di perfezionamento della conciliazione giudiziale rateale la Corte richiama il principio più volte enunciato in base al quale la conciliazione giudiziale rateale, prevista dal Dlgs n. 546 del 1992, articolo 48, comma 3, si perfeziona solo con il versamento, entro il termine di venti giorni dalla data di redazione del processo verbale, dell’importo della prima rata concordata e con la prestazione della garanzia prevista sull’importo delle rate successive; in mancanza, non si verifica l’estinzione del processo tributario per cassazione della materia del contendere (cfr Cassazione 9219/2011).


Sentenza n. 23119 dell’11 ottobre 2013 (udienza 23 maggio 2013)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Cappabianca Aurelio – Est. Cigna Mario
Conciliazione giudiziale rateale – Perfezionamento – Versamento rate successive alla prima – Prestazione garanzia – Omissione – Mancata cessazione materia del contendere

| More

Per l’agevolazione “prima casa”, la residenza è sempre indispensabile.

La Corte di cassazione, con la sentenza n. 22944 del 9 ottobre, ha chiarito che è insufficiente, per conservare i benefici fiscali sulla prima casa, la dichiarazione di volontà, rilasciata al momento dell’acquisto, di destinare l’immobile ad abitazione entro i termini previsti dalla legge. A ciò deve seguire il trasferimento nell’appartamento.

La vicenda
Il caso concerne un contribuente che aveva donato la propria casa di abitazione per la quale aveva fruito delle agevolazioni “prima casa” senza che fosse stato acquistato entro un anno un altro immobile adibito ad abitazione principale, nonostante la manifestazione in sede di rogito della volontà di trasferirsi nel nuovo appartamento.
Qui, l’acquirente aveva soltanto provveduto all’allaccio di alcune utenze domestiche, per cui l’ente impositore ha notificato avviso di liquidazione per l’intervenuta decadenza dei benefici fiscali, recuperando le ordinarie imposte di registro, ipotecaria e catastale, oltre le relative sanzioni.

L’impugnazione dell’atto impositivo non ha sortito alcun effetto presso il giudice tributario, né in primo né in secondo grado, ritenendo necessario - la Commissione tributaria regionale - l’utilizzo effettivo come abitazione principale dell’immobile acquistato, in concreto non dimostrato.

L’interessato ha quindi proposto ricorso per cassazione, motivandolo con la circostanza con cui dimostrava che aveva acquistato – nei termini – un altro immobile, anche se abitato effettivamente solo dal mese di aprile dell’anno successivo.
Inoltre, il ricorrente sosteneva, in violazione dell’articolo 1, nota II-bis), comma 4, della tariffa, parte prima, allegata al Dpr 131/1986, che la disposizione normativa, secondo cui il beneficio in esame non si perderebbe nell’ipotesi in cui venisse riacquistato entro l’anno un “immobile da adibire” ad abitazione, va interpretata in senso letterale e non intendendo che tale immobile debba effettivamente poi essere “adibito” a tale utilizzo.
Infatti, l’utilizzo effettivo sarebbe, ad avviso del ricorrente, “implicito e presupposto in presenza di casa avente le caratteristiche abitative”.

La sentenza impugnata avrebbe altresì implicitamente richiesto un trasferimento definitivo (o comunque prolungato nel tempo) nella nuova casa di abitazione, quando, invece, non è prevista alcuna durata minima, né ha considerato idonea e sufficiente la prova dell’utenza idrica per dimostrare un utilizzo – comunque avvenuto – della nuova casa di abitazione.

La decisione
La Corte suprema rigetta il ricorso del contribuente, ritenendolo del tutto infondato.
In particolare, per la sezione tributaria, il permanere dell’agevolazione “prima casa” è “accordato se il contribuente entro il successivo anno proceda all’acquisto di altro immobile da adibire ad abitazione principale”, evidenziando come la dichiarazione con la quale si manifesta la volontà di procedere al riacquisto non è riferibile né a una “qualità astratta del bene”, né – tantomeno – a una “mera dichiarazione di intenti”, costituendo, al contrario “l’assunzione di un vero e proprio obbligo verso il fisco”, consistente nella decisione di adibire l’immobile acquistato ad abitazione principale.
È perciò corretto ritenere che non possa sussistere, all’atto del riacquisto successivo alla vendita, una mera intenzione di abitare l’unità immobiliare, ma che, al contrario, a esso debba corrispondere un utilizzo reale dell’alloggio, consistente nell’effettiva abitazione dello stesso.

Nell’ambito dell’imposta di registro, ricorda la Cassazione, il conseguimento dei benefici fiscali per l’acquisto della “prima casa” è subordinato alla realizzazione dell’intendimento – dichiarato nell’atto di compravendita – di destinare l’immobile a propria abitazione entro il termine triennale di decadenza stabilito dall’articolo 76, comma 2, del Dpr 131/1986.
La decorrenza del predetto termine per l’esercizio del potere di accertamento da parte dell’Amministrazione finanziaria è stabilita nel momento in cui la manifestazione di volontà sia definitivamente decaduta per scadenza dei termini (cfr Cassazione 13491/2008).
Infatti, con la scadenza del termine triennale per l’utilizzo a scopi abitativi dell’immobile acquistato, inizia logicamente a decorrere il termine triennale entro cui l’Amministrazione finanziaria deve procedere alla revoca del beneficio (cfr Cassazione 1196/2000).

Per la Corte suprema, il principio vale sia nel caso di vendita infraquinquennale seguita dall’acquisto di altra abitazione entro l’anno sia nel diverso caso di mancato trasferimento della residenza nel comune entro i diciotto mesi dalla registrazione dell’atto, tenuto conto che l’agevolazione per l’acquisto della prima casa è, comunque, volta a incentivare l’acquisto di un’unità immobiliare – da destinare ad abitazione del compratore – nel comune di residenza o (se diverso) in quello ove lo stesso svolge la propria attività.

Peraltro, la realizzazione dell’impegno di trasferire la residenza costituisce un vero e proprio obbligo del contribuente verso il Fisco, nella cui valutazione può solo, eventualmente, tenersi conto della sopravvenienza di un caso di forza maggiore (cfr Cassazione 17249/2013).


Fonte: Agenzia Entrate

| More

Detrazione per mobili: le nuove costruzioni.

La detrazione dei mobili è prevista solo per la ristrutturazione edilizia o può essere usufruita anche da un privato che costruisce una nuova unità immobiliare in campagna?

L’Agenzia delle Entrate, con la recente circolare n. 29/2013, ha elencato le ipotesi in cui è prevista la detrazione per l’acquisito di mobili. Nello specifico, la stessa è collegata a lavori di manutenzione ordinaria (solo se effettuati sulle parti comuni di edificio residenziale), di manutenzione straordinaria, di restauro e di risanamento conservativo, e di ristrutturazione edilizia. Si può godere del "bonus arredi" anche in relazione a immobili per i quali si sono resi necessari interventi di ricostruzione o ripristino in seguito ad eventi calamitosi, sempre che sia stato dichiarato lo stato di emergenza, e in relazione a interventi di restauro e di risanamento conservativo, e di ristrutturazione edilizia, riguardanti interi fabbricati, eseguiti da imprese di costruzione o ristrutturazione immobiliare e da cooperative edilizie, che entro sei mesi dal termine dei lavori vendono o assegnano l'immobile. Non si può fruire della detrazione, invece, in relazione a immobili di nuova costruzione.


Fonte: Agenzia Entrate

| More

Spesometro: on line il software per compilare il modello polivalente.

Sul sito dell’Agenzia delle Entrate sono disponibili, da oggi, il software che consente la compilazione dell’esordiente “comunicazione polivalente” – il modello per inviare i dati delle operazioni rilevanti ai fini Iva, approvato con provvedimento lo scorso 10 ottobre (vedi articolo “Spesometro: pubblicato il modello di comunicazione polivalente”) – e il modulo di controllo per verificare la conformità dei file da trasmettere.

Vale la pena ricordare che la scadenza dello spesometro si avvicina. Infatti, per le comunicazioni relative al 2012, il termine è fissato al prossimo 12 novembre per i contribuenti “mensili” Iva e al 21 novembre per tutti gli altri obbligati a inviare i dati.

| More

giovedì 24 ottobre 2013

Aliquota applicabile alla cessione d'azienda.

Sono titolare di un panificio. Ho intenzione di vendere l’attività. Vorrei sapere quale aliquota sarà applicata per la cessione della azienda.

Il contratto con cui viene ceduta l’azienda sconta l’imposta di registro con aliquota al 3% nell'ipotesi in cui nel compendio aziendale non figurino immobili. Viceversa, nell'ipotesi che del complesso aziendale ceduto facciano parte sia beni mobili sia beni immobili, si applicheranno le diverse aliquote previste per gli atti traslativi della proprietà di beni immobili in genere e atti traslativi o costitutivi di diritti reali di godimento (articolo 1 della Tariffa, parte I, allegata al Dpr 131/1986), mentre per gli altri beni si applicherà, come detto, l'aliquota del 3% (articoli 2 e 9 della Tariffa, parte I, allegata al Dpr 131/1986). Questo, sempre che nell'atto di cessione siano indicati in maniera distinta il corrispettivo dei beni mobili e quello dei beni immobili. In caso contrario, l'imposta di registro verrà calcolata come se si trattasse di un trasferimento di soli beni immobili, con l'aliquota più elevata (articolo 23 del Dpr 131/1986).


Fonte: Agenzia Entrate

| More

Senza impugnazione la sanzione tributaria è confermata.

In tema di inapplicabilità delle sanzioni ai sensi del D.Lgs. n. 472/1997, art. 6, deve escludersi che il giudice tributario possa rilevare d'ufficio l'esistenza di una esimente in mancanza di una domanda del contribuente, il quale ha anche l'onere di dimostrare la ricorrenza, nella fattispecie concreta, dei relativi presupposti (cfr. Cass. nn. 22890 del 2006, 4031 del 2012).

Sentenza n. 22524 del 2 ottobre 2013 (udienza 27 giugno 2013)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Cappabianca Aurelio - Est. Virgilio Biagio
Contenzioso tributario – Sanzioni – Inapplicabilità – Rilevabilità d'ufficio – Esclusione – Art. 18 D.Lgs. n. 546/1992 – Art. 6 D.Lgs. n. 472/1997

| More

Elusione e abuso del diritto. Onere della prova per tutti.

La fattispecie sub judice ha ad oggetto la contestazione, a carico di un notaio, della presunta indebita deduzione di costi correlati a prestazioni rese da una società (di cui era socio il medesimo notaio e alcuni suoi familiari) in funzione di un contratto di outsourcing, in adempimento del quale il notaio aveva pagato alla società un corrispettivo maggiore di quello precedentemente versato ai propri dipendenti e collaboratori per lo svolgimento della medesima attività.
In sostanza, l’Amministrazione finanziaria, rilevando l’antieconomicità della condotta tenuta dal contribuente, nonché la sua stretta relazione con la società fornitrice, aveva eccepito il carattere elusivo delle operazioni in questione.

In tale stato di cose, la Corte di cassazione ha ricordato come integri gli estremi del comportamento abusivo l’operazione economica che, tenuto conto sia della volontà delle parti implicate che del contesto fattuale e giuridico, ponga quale elemento predominante e assorbente della transazione lo scopo di ottenere vantaggi fiscali, con la conseguenza che il divieto di comportamenti abusivi non vale più ove quelle operazioni possano spiegarsi altrimenti che con il mero conseguimento di risparmi d’imposta (in senso analogo: Cassazione 22 settembre 2010, n. 20030; 21 gennaio 2009, n. 1465; 17 ottobre 2008, n. 25374; 21 aprile 2008, n. 10257; 4 aprile 2008, n. 8772; 13 febbraio 2006, n. 3583).
Ne consegue che il carattere abusivo di un’operazione va escluso quando sia individuabile una compresenza, non marginale, di ragioni extrafiscali, che non si identificano necessariamente in una redditività immediata dell’operazione medesima, ma possono rispondere a esigenze di natura organizzativa e consistere in un miglioramento strutturale e funzionale dell’azienda (così: Cassazione 28 giugno 2012, n. 10807, e 21 gennaio 2011, n. 1372).

Sotto il profilo probatorio, inoltre, la Suprema corte ha evidenziato come la prova sia del disegno elusivo che delle modalità di manipolazione e di alterazione degli schemi negoziali classici, considerati come irragionevoli in una normale logica di mercato e perseguiti solo per pervenire a quel risultato fiscale, incombe sull’Amministrazione finanziaria, mentre grava sul contribuente l’onere di allegare la esistenza di ragioni economiche, alternative o concorrenti, di reale spessore che giustifichino operazioni in quel modo strutturate (in senso analogo, la giurisprudenza di legittimità già richiamata).

La sentenza in epigrafe, inoltre, in adeguamento a copiosa giurisprudenza comunitaria, ha ribadito come, sotto il profilo Iva, in via generale, non sia consentito all’Amministrazione finanziaria di rideterminare il valore delle prestazioni acquistate dall’imprenditore, “escludendo il diritto a detrazione per le ipotesi in cui il valore dei beni e servizi sia ritenuto antieconomico e, dunque, diverso da quello da considerare normale o comunque sia tale da produrre un risultato antieconomico” (così: Corte di giustizia Ue, 26 aprile 2012, cause riunite nn. C-621/10 e C-129/11; 9 giugno 2011, causa n. C-285/10; Corte di giustizia Cee, 20 gennaio 2005, n. C-412/03).

Siffatta verifica può trovare luogo unicamente quando la riscontrata antieconomicità rileva quale indizio di “non verità della fattura, nel senso di non verità dell’operazione, oppure di non verità del prezzo o, ancora, di non esistenza dell’inerenza e cioè della destinazione del bene o del servizio acquistati ad essere utilizzati per operazioni assoggettate ad Iva”; in ogni caso, la cennata rilevanza indiziaria dell’antieconomicità della condotta dovrà essere dimostrata a cura dell’Amministrazione finanziaria.

Infine, con specifico riferimento alla fattispecie sub iudice, la Suprema corte, dopo aver rilevato che la sentenza della Commissione tributaria regionale impugnata presentava importanti carenze argomentative, avendo tralasciato di analizzare le questioni sin qui richiamate, ha rinviato gli atti al giudice di merito.


Fonte: Agenzia Entrate

| More

Rivalutazione immobili imprese: pagamenti imperfetti senza sanzione.

Alle società e agli enti fuori dai principi contabili internazionali, che hanno rivalutato i propri beni immobili versando l’imposta sostitutiva ma hanno sbagliato le modalità di pagamento per errata interpretazione della norma istitutiva, non saranno applicate sanzioni.
Lo afferma la risoluzione n. 70/E del 23 ottobre, riconoscendo appunto la difficoltà interpretativa della disposizione.
Le problematicità ruotano, in particolare, intorno al calcolo degli interessi dovuti in caso di scelta per il versamento rateizzato delle somme e al numero di rate.

Per capire meglio l’argomento, riassumiamo brevemente la norma in questione, vale a dire l’articolo 15, commi da 16 a 23, del Dl 185/2008 (“decreto anticrisi”), che ha concesso alle società, di persone e di capitali (nello specifico, a tutti i soggetti indicati nell’articolo 73, comma 1, lettere a) e b), del Tuir, nonché alle società in nome collettivo, in accomandita semplice ed equiparate), che non adottano i principi contabili internazionali, la possibilità di rivalutare i beni immobili risultanti dal bilancio in corso al 31 dicembre 2007, a esclusione delle aree fabbricabili e degli immobili alla cui produzione o al cui scambio è diretta l’attività di impresa, pagando un’imposta sostitutiva dell’Irpef, dell’Ires, dell’Irap e di eventuali addizionali.

Chi si è avvalso di questa chance ha anche potuto optare per il versamento dilazionato in un massimo di tre rate e, a tal proposito, la norma indicava, come scadenza della prima, il termine di pagamento del saldo delle imposte sui redditi dovute per il periodo di imposta con riferimento al quale la rivalutazione è eseguita, per le altre due (su cui calcolare gli interessi legali in misura pari al 3% annuo), il termine previsto per il saldo delle imposte sui redditi relative ai periodi d’imposta successivi.

Ebbene, il documento di prassi fa notare che parlare di interessi legali al 3% annuo può effettivamente generare confusione, considerato che la misura del saggio degli interessi legali, per sua natura, è variabile e “mal si concilia con l’indicazione di uno specifico tasso di interesse. Pertanto, ove il legislatore avesse voluto far riferimento al saggio degli interessi legali, non ne avrebbe indicato l’esatta misura”. Il dilemma nasce, quindi, dall’uso pleonastico del termine “legali”.
Ribadito, dunque, che gli interessi andavano applicati nella misura del 3% annuo, tuttavia, nel rispetto del principio di tutela dell’affidamento e della buona fede del contribuente (articolo 10 della legge 212/2000 - Statuto dei diritti del contribuente), i contribuenti, che hanno frainteso la lettera della disposizione e applicato alle rate successive alla prima interessi minori, saranno esenti da sanzioni.

Allo stesso modo – e anche qui con lo “zampino” dello Statuto dei diritti del contribuente – non saranno punite le imprese che non hanno inteso la tassatività del numero delle tre rate, pensando di potersi comunque avvalere anche dell’ulteriore modalità di versamento dilazionato prevista dall’articolo 20 del Dlgs 241/1997 (“le somme dovute a titolo di saldo e di acconto delle imposte possono essere versate in rate mensili di uguale importo, con la maggiorazione degli interessi nella misura del 4 per cento annuo”). Ciò, nonostante in questo caso il Dl anticrisi 2008 parli chiaro.


Fonte: Agenzia Entrate

| More

mercoledì 23 ottobre 2013

Quesito: spesometro e tax free.

volevo sapere se, per il prossimo spesometro in scadenza a novembre, si devono indicare anche i dati forniti dai clienti stranieri al momento della richiesta del tax free shopping cheque, anche se essi sono riepilogati poi nei corrispettivi, visto che sono documentanti da una fattura.

| More

Compensazione crediti imposte dirette con visto di conformità.

Il Disegno di legge di Stabilità 2014 estende l'obbligo del visto di conformità sulla dichiarazione per la compensazione IVA di crediti superiori a 15.000 euro anche alla compensazione di tutti i tributi. L'attestazione è obbligatoria solo se, con riferimento al periodo d'imposta da cui emerge il credito, c'è stato utilizzo di crediti in compensazione per importi superiori a 15.000 euro. Rispetto all'analogo obbligo per i crediti IVA, per i crediti relativi alle imposte dirette il Governo prevede una linea più soft, in quanto per tali imposte non è previsto l'obbligo bloccante dell'invio telematico e, inoltre, non è posto divieto di compensare in corso d'anno prima di aver presentato la dichiarazione.


Fonte: Il Sole 24 Ore

| More

Armi, licenza triennale alla vendita firmata dal questore.

Con il D.Lgs. n. 121 del 29.09.2013, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 247 del 21 ottobre, è stato stabilito che gli intermediari che si occupano della vendita di armi dovranno ottenere una licenza triennale rilasciata dal questore e dovranno comunicare all'autorità mensilmente (anche per via telematica) un resoconto dettagliato delle operazioni effettuate nel corso del mese. Inoltre, tutti i detentori di armi dovranno produrre un certificato medico per il rilascio del nulla osta all'acquisto di armi da fuoco. Il decreto entrerà in vigore dal 5 novembre prossimo.


Fonte: Il Sole 24 Ore

| More

Perdite su crediti, novità in arrivo dalla Legge di Stabilità 2014.

Dopo il D.L. n. 83/2012, il disegno di legge di Stabilità 2014 interviene nuovamente sulla disciplina delle perdite su crediti con decorrenza dal periodo d'imposta in corso al 31.12.2013. In particolare, il Ddl estende anche ai soggetti che applicano i principi contabili nazionali, la disposizione, finora operante solo per i soggetti Ias, secondo la quale gli elementi certi e precisi sussistono in caso di cancellazione dei crediti dal bilancio operata in applicazione dei principi contabili. La cancellazione in bilancio dei crediti rende deducibile la perdita. Se sarà approvata definitivamente, la novità, parificando i soggetti non IAS con gli IAS adopter, consentirà di ridurre il contenzioso che si origina per effetto dell'attuale normativa.


Fonte: Il Sole 24 Ore

| More

Dichiarazione 730, rimborso dall'Agenzia delle Entrate.

A partire dal modello 730/2014 (periodo d'imposta 2013), se dalla dichiarazione deriva un credito Irpef superiore a 4.000 euro, questo non sarà rimborsato dal sostituto d'imposta a partire dalla retribuzione del mese di luglio (agosto per i pensionati), ma sarà rimborsato direttamente dall'Agenzia delle Entrate, previo controlli preventivi documentali, in teoria dal 1° gennaio dell'anno successivo (ma senza che sia stata imposta all'Agenzia alcuna scadenza). E' una delle novità contenute nel Disegno di Legge di Stabilità 2014 che oggi approda al Senato per iniziare il suo iter parlamentare.


Fonte: Il Sole 24 Ore

| More

Fusione e imposta di registro. A ogni periodo la sua regola.

Come questa Corte ha già avuto modo di rammentare, la direttiva del Consiglio 17 luglio 1969, n. 69/335/CEE – come modificata dalle direttive n. 73/80/CEE e n. 85/303/CEE – ed in particolare i suoi artt. 4 e 7, non osta all’applicazione dell’imposta proporzionale di registro, nel caso di fusione per incorporazione di due società operata con atto rogato prima dell’1 gennaio 1986, considerato che una disposizione fiscale, anche comunitaria, esonerativa, in difetto di contraria volontà del legislatore, non può spiegare effetto per il passato (Cass. n. 27625 del 2008).


Sentenza n. 22843 dell’8 ottobre 2013 (udienza 18 luglio 2013)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Merone Antonio – Est. Bruschetta Ernestino
Fusione per incorporazione – Applicazione ratione temporis – Dpr n. 634 del 1972 – Norme comunitarie – Retroattività – Non sussiste

| More

Rimborso dell'imposta sulla rivalutazione terreni.

A giugno ho effettuato la rideterminazione del valore di un terreno edificabile, già rivalutato anni fa. Posso chiedere il rimborso dell'imposta sostitutiva versata in precedenza e non scalata a giugno?

La normativa che disciplina la materia è stata oggetto di numerose proroghe nel corso degli anni. L'ultima scadenza entro cui usufruire di tale agevolazione fiscale era fissata al 30 giugno 2013 (legge 228/2012). Era consentito rideterminare il valore di un terreno, versando l’imposta sostitutiva del 4%, sulla base della perizia di stima redatta da un professionista abilitato. Nel caso in cui un soggetto si fosse avvalso della rivalutazione del valore di un terreno avendo già effettuato una precedente rideterminazione sul medesimo bene, aveva la possibilità di detrarre dall’imposta sostitutiva dovuta per la nuova rivalutazione l’importo relativo al tributo già versato. Qualora, invece, non avesse usufruito di tale opportunità, resta comunque ferma la possibilità di chiedere il rimborso dell’imposta sostitutiva già pagata (articolo 38 del Dpr 602/1973) entre il termine di decadenza di 48 mesi, decorrente dalla data del versamento dell’intera imposta o della prima rata relativa all’ultima rideterminazione effettuata. L’importo del rimborso non può in ogni caso essere superiore all’importo dovuto in base all'ultima rivalutazione effettuata.


Fonte: Agenzia Entrate

| More

No al favor rei su “splafonamento” se l’imposta non è stata cancellata.

Si verifica l’abolitio criminis in relazione agli illeciti connessi all’accertamento e alla riscossione di un’imposta, con la conseguente applicazione del principio del favor rei – ai sensi dell’articolo 3, commi 2 e 3, del Dlgs 472/1997, secondo cui “…nessuno può essere assoggettato a sanzioni per un fatto che, secondo una legge posteriore, non costituisce violazione punibile…” (comma 2) “…se la legge in vigore al momento in cui è stata commessa la violazione e le leggi posteriori stabiliscono sanzioni di entità diversa, si applica la legge più favorevole, salvo che il provvedimento di irrogazione sia divenuto definitivo” (comma 3) – solo quando tale imposta venga radicalmente meno, di modo che lo Stato non può più incassarla neppure in riferimento alle annualità pregresse.
Quando, invece, la legge istitutiva di un’imposta è abrogata a far tempo da una data stabilita dal legislatore, ma l’imposta medesima continua a essere dovuta per i fatti accaduti prima, in relazione a questi, l’obbligo di versamento rimane in vigore, cosicché non sono abrogate le norme sanzionatorie relative all’obbligazione tributaria.
In questi termini si è espressa la sezione tributaria della Cassazione nella sentenza n. 22833 dell’8 ottobre 2013, che ha accolto le doglianze dell’Agenzia delle Entrate.

I fatti di causa
Con la sentenza impugnata, la Commissione tributaria regionale del Piemonte, accogliendo l’appello presentato da un contribuente – in proprio e quale legale rappresentante di una Spa – ha annullato l’avviso di contestazione e l’irrogazione delle sanzioni, riformando la decisione di primo grado.
Nello specifico, il contribuente, per l’anno 1999, aveva compensato un credito in misura superiore al limite previsto dall’articolo 25, comma 2, del Dlgs 241/1997 (pari a 500 milioni di lire per ciascun periodo di imposta), col conseguente omesso versamento dell’eccedenza. Questa omissione è stata sanzionata dall’Amministrazione finanziaria, ai sensi dell’articolo 13 del Dlgs 471/1997 (ritardati od omessi versamenti diretti).

I giudici di appello, tuttavia, hanno ritenuto che – secondo il principio di legalità di cui al citato comma 2, dell’articolo 3, del Dlgs 472/1997 – la violazione non fosse più punibile perché, prima della notifica dell’impugnato avviso di contestazione, l’articolo 34, comma 1, della legge 388/2000, aveva elevato, a decorrere dall’1 gennaio 2001, il limite massimo dei crediti compensabili fino a 516.456,90 euro (aumentabile, con decreto ministeriale, fino a 700mila euro, a partire dall’1 gennaio 2010), realizzandosi pertanto la fattispecie della abolitio criminis per effetto della sopravvenuta “disposizione integratrice” del divieto.

Avverso tale pronuncia, l’Agenzia delle Entrate propone ricorso in Cassazione, eccependo, tra le altre, la violazione e la falsa applicazione dei richiamati articoli 13 del Dlgs 471/1997, e 3 del Dlgs 472/1997.

La sentenza della Corte suprema
Per i giudici di piazza Cavour, il ricorso è fondato e merita accoglimento.
Nel merito, la Cassazione richiama i suoi precedenti giurisprudenziali, secondo cui, per realizzarsi la fattispecie della abolitio criminis (articolo 3, comma 2, Dlgs 472/1997) “…che stabilisce, salvo contraria previsione, che non possa esser irrogata sanzione per un fatto che, a seguito di una legge posteriore, non costituisce più violazione punibile, occorre che l’imposta sia stata abrogata (cfr Cassazione, sezione tributaria, 21168/2008 e 25053/2006)”.
Nel caso di specie, prosegue la Corte, non c’è dubbio che l’imposta non versata – sub specie di compensazione oltre il limite prescritto dalla legge – non è mai stata abrogata, per cui permane la violazione di omesso versamento, tutt’ora sanzionata dall’articolo 13 del Dlgs 471/1997.
Tale interpretazione, conclude la Cassazione, “…corrisponde all’esigenza, di cui alle disposizioni in tema di bilancio pubblico, di garantire le entrate stabilite, ciò che impone di mantenere le imposte che non vengono immediatamente sostituite con altri flussi”.

Osservazioni
Resta sempre di grande attualità la questione della punibilità o meno della compensazione mediante modello F24 di crediti tributari e contributivi oltre il limite massimo annuo, attualmente fissato in 516.456,90 euro per anno solare.
A tal proposito, si osserva che l’Agenzia delle Entrate più volte ha ribadito la propria posizione restrittiva al riguardo, confortata anche dalla giurisprudenza di legittimità.
Infatti, nella circolare 8/E del 2009, così come nella risoluzione 452/E del 2008, l’Amministrazione finanziaria ha ribadito che – nelle ipotesi di crediti esistenti, ma utilizzati in compensazione orizzontale in misura eccedente l’importo stabilito dall’articolo 34 della legge 388/2000 – trova applicazione la sanzione prevista dall’articolo 13 del Dlgs 471/1997.


Fonte: Agenzia Entrate

| More

Il no all’istanza di disapplicazione non dispone e non è impugnabile.

Il ricorso del contribuente contro il provvedimento di rigetto dell’istanza di disapplicazione dell’articolo 30 della legge 724/1994, in materia di società di comodo, ai sensi dell’articolo 37-bis, comma 8, del Dpr 600/1973, è inammissibile, essendo proposto avverso un atto non autonomamente impugnabile.
Questa è la fondamentale statuizione contenuta nella sentenza n. 75 del 7 ottobre scorso della Commissione tributaria regionale della Puglia, non in linea con la giurisprudenza della Corte di cassazione (cfr sentenze nn. 8663/2011 e 17010/2012).

Il caso affrontato dal Collegio giudicante pugliese appare paradigmatico perché fa emergere, nella loro nitidezza, le conseguenze che si possono verificare qualora si ritenga autonomamente impugnabile il provvedimento di diniego dell’istanza di disapplicazione, oltre ovviamente all’atto impositivo che l’ufficio dovesse emettere qualora il contribuente comunque disapplichi la vigente normativa in materia di società di comodo.

L’accaduto
Una società costituita nel 1992, titolare dal 1998 di una concessione mineraria per lo sfruttamento dell’acqua minerale, presentava alla direzione regionale Entrate della Puglia, per il tramite dell’ufficio territorialmente competente, un’istanza ai sensi del citato articolo 37-bis, comma 8, per la disapplicazione delle disposizioni dell’articolo 30 della legge 724/1994, ai fini Ires, Irap e Iva per l’anno d’imposta 2008.

Il direttore regionale rigettava l’istanza, ritenendo le circostanze addotte dalla società non oggettivamente idonee a ottenere la disapplicazione.

Avverso tale provvedimento, la società ricorreva dinanzi alla Commissione tributaria provinciale di Bari.

La direzione regionale e l’ufficio competente si costituivano sostenendo, sotto il profilo procedurale, l’inammissibilità del ricorso avverso un atto non autonomamente impugnabile, sia perché non previsto dall’articolo 19 del Dlgs 546/1992 sia perché tale provvedimento non ha valore dispositivo ma semplicemente consultivo.

La Ctp di Bari riteneva ammissibile il ricorso, ma lo rigettava nel merito.

Avverso la predetta decisione, proponeva appello la società e si costituivano in giudizio, con separati atti di controdeduzioni e appello incidentale, sia la direzione regionale sia quella provinciale competente, impugnando la sentenza per non aver accolto l’eccezione di inammissibilità del ricorso introduttivo.
Insistendo sulle deduzioni già svolte in primo grado, i predetti uffici evidenziavano come la forma di tutela legittima del contribuente sia soltanto quella dell’impugnazione dell’avviso di accertamento emesso a seguito del mancato adeguamento da parte della società alle determinazioni contenute nel provvedimento di rigetto dell’istanza di disapplicazione.

Secondo gli uffici non è ammissibile, alla luce del principio del ne bis in idem, che la stessa questione possa essere valutata sia in sede di ricorso avverso il rigetto dell’istanza di disapplicazione sia in occasione del ricorso avverso l’accertamento, con il rischio che si pervenga a giudicati diversi e contrastanti, proprio come è accaduto nel caso concreto, dal momento che la Ctp di Bari, con sentenza n. 165/19/11, ha accolto il ricorso della società avverso l’avviso di accertamento notificatole per l’anno 2008.

Quindi, per evidenti ragioni di connessione oggettiva e soggettiva, gli uffici chiedevano la riunione del procedimento con quello relativo all’appello dell’ufficio avverso la sentenza della Ctp.

Tutto ciò premesso, la Ctr della Puglia ha ritenuto inammissibile il ricorso della società contribuente, perché l’atto impugnato non è specificamente indicato nell’elenco dei provvedimenti impugnabili contenuto nell’articolo 19 del Dlgs 546/1992 e perché la risposta resa a un’istanza di interpello non ha un contenuto di carattere impositivo tale da suscitare l’interesse immediato del destinatario a insorgere giudizialmente contro di essa per evitare effetti lesivi della propria sfera giuridica, limitandosi a costituire un contributo interpretativo dell’Amministrazione cui il contribuente ha la facoltà di conformarsi o meno.

Aggiunge poi il Collegio giudicante che l’obbligatorietà dell’istanza di disapplicazione non può mutare il carattere non vincolante del rigetto né tanto meno preclude all’istante la possibilità di dimostrare, anche successivamente, la sussistenza delle condizioni che legittimano l’accesso al regime derogatorio.
Di conseguenza, l’unica forma di tutela legittima dell’interesse del contribuente è quella dell’impugnazione dell’avviso di accertamento emesso a seguito del mancato adeguamento alle determinazioni contenute nel provvedimento di rigetto dell’istanza di disapplicazione.
Se così non fosse, potrebbe accadere – come è accaduto nel caso in esame – che la stessa questione venga valutata due volte, con evidente violazione del principio del ne bis in idem e con il rischio che si giunga a conclusioni diverse e contrastanti.

Resta da vedere quale sarà l’orientamento che dovrà assumere la Corte di cassazione, qualora una vicenda simile a quella decisa dal giudice pugliese pervenga al suo esame.


Fonte: Agenzia Entrate

| More

Artigiani e Commercianti, avvisi bonari contributi IVS on line.

L’INPS, con messaggio n. 16786 del 18 ottobre 2013, ha comunicato che sono stati predisposti gli avvisi bonari relativi alla rate dei contributi IVS Artigiani e Commercianti in scadenza a maggio ed agosto 2013 non pagate o pagate solo in parte. Tali avvisi, infatti, non sono più inviati tramite posta ordinaria, ma sono consultabili dal contribuente all’interno del Cassetto previdenziale Artigiani e Commercianti. Inoltre, il sistema prevede l'invio di una mail di avviso al contribuente o al suo intermediario abilitato se hanno fornito un indirizzo di posta elettronica nel Cassetto previdenziale.


Fonte: Inps

| More

Redditometro ancora in stallo per la privacy.

E' ancora in corso il confronto sul nuovo redditometro con il Garante della privacy, che si dovrà concludere prima di dare il via in modo massiccio alla campagna. La situazione è, quindi, ancora in stallo e ha già costretto a rivedere la partenza delle verifiche proiettando quelle relative al periodo d'imposta 2009 (da fare necessariamente con il nuovo strumento) ormai quasi certamente al 2014. Dopo l'incontro tra Garante e Agenzia avvenuto lo scorso 4 ottobre, la questione si incentra sostanzialmente sul profilo dei contribuenti da sottoporre a verifica e sull'utilizzo delle medie Istat.


Fonte: Il Sole 24 Ore

| More

Detrazione 65%, i chiarimenti dell'ENEA su caminetti e stufe a legna.

L’Enea, con la Faq n. 37 pubblicata sul proprio sito, ha fornito indicazioni sulla detrazione Irpef del 65% relativa alle spese volte al risparmio energetico dell'edificio. In particolare, ha precisato che le spese per l’installazione di caldaie a condensazione in sostituzione di un caminetto e una stufa a legna. In linea generale, non sono considerati impianti termici apparecchi quali: stufe, caminetti, apparecchi per il riscaldamento localizzato ad energia radiante; tali apparecchi, se fissi, sono tuttavia assimilati agli impianti termici quando la somma delle potenze nominali del focolare degli apparecchi al servizio della singola unità immobiliare è maggiore o uguale a 5 kW. In ogni caso, oltre a questa condizione, un edificio, per fruire delle detrazioni, deve essere esistente (risultare accatastato) e avere un impianto di riscaldamento funzionante.


Fonte: Enea

| More

Modulo RW, per le sanzioni si applica il principio del favor rei.

In attesa di una circolare in materia, l'Agenzia delle Entrate ha emanato il 10 ottobre una direttiva sulle sanzioni legate al monitoraggio fiscale dopo le novità introdotte dalla Legge n. 97/2013 sul modulo RW, che ha ridotto le sanzioni per omessa o irregolare compilazione e abrogato le sezione I e III del modulo stesso. Le Entrate, in particolare, applicano il principio del favor rei ad ampio raggio, affermando che le sanzioni ridotte si applicano anche per il passato e che non si applica alcuna sanzione per gli obblighi soppressi. La direttiva fornisce, in sostanza, le prime indicazioni sul nuovo regime sanzionatorio con riferimento agli atti notificati a partire dal 4 settembre 2013 (data di entrata in vigore della Legge Europea 2013) o che erano già stati notificati a tale data.


Fonte: Il Sole 24 Ore

| More

lunedì 21 ottobre 2013

Non vale aprire un contenzioso soltanto per beneficiare del condono.

In tema di condono fiscale, l'impugnazione tardiva a fini meramente strumentali, per creare cioè artificiosamente un contenzioso che permetta il pagamento di una minore imposta rispetto a quanto accertato, non può sortire l'effetto voluto poiché il pagamento di una somma inferiore si può consentire solo quando abbia per contropartita l'eliminazione di un contenzioso, non quando tale contenzioso non sussista più per essere l'atto impositivo divenuto definitivo, in assenza di tempestiva impugnazione ancor prima dell'intervento della normativa sul condono invocato; si deve essere, cioè, in presenza di liti "reali", che abbiano ancora un margine di incertezza, dovendo escludersi ogni interpretazione che consenta di rimettere in discussione, oltre ogni limite temporale, atti impositivi ormai da tempo divenuti definitivi, posto che, diversamente opinando, la normativa in materia di condono, lungi dal deflazionare il contenzioso, indurrebbe invece un contenzioso artificioso e strumentale (Cfr. Cass. n. 15158 del 2006).

Sentenza n. 22502 del 2 ottobre 2013 (udienza 23 maggio 2013)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Cappabianca Aurelio - Est. Virgilio Biagio
Contenzioso tributario - Mancata impugnazione avviso di accertamento - Definitività -  Falsa lite pendente -  L. n. 289/2002, art. 16

| More

Sublocazione agli studenti fuori sede.

Mio figlio, studente universitario fuori sede, ha intenzione di prendere in sublocazione una stanza. Sarà possibile usufruire della detrazione per il corrispettivo pagato?

È prevista la detrazione del 19% dall’imposta lorda per i canoni di locazione sostenuti da studenti iscritti a un corso di laurea fuori sede, per un importo non superiore a 2.633 euro (articolo 15, comma 1, lettera i-sexies, del Tuir). I contratti devono essere stipulati o rinnovati ai sensi della legge n. 431/1998. La detrazione spetta anche per i contratti di ospitalità, nonché dagli atti di assegnazione in godimento o locazione, stipulati con enti per il diritto allo studio, università, collegi universitari legalmente riconosciuti, enti senza fine di lucro e cooperative. La sublocazione non rientra tra gli schemi contrattuali indicati dalla disposizione del Tuir; di conseguenza, le relative spese non sono detraibili, in quanto le norme agevolative non sono estensibili per analogia (circolare 21/E del 2010, paragrafo 4.3).


Fonte: Agenzia Entrate

| More

L’inapplicabilità delle sanzioni va richiesta dal contribuente.

Con la sentenza 22524 del 2 ottobre, la Corte di cassazione ha affermato che “Il giudice tributario non può rilevare d'ufficio l’esistenza di una esimente in mancanza di una domanda del contribuente, il quale ha anche l'onere di dimostrare la ricorrenza, nella fattispecie concreta, dei relativi presupposti”.

Evoluzione del giudizio
La vicenda processuale trae origine dalla sentenza della Commissione tributaria regionale, che ha accolto l’appello principale dell’ufficio ritenendo legittima la cartella di pagamento emessa, ai sensi degli articoli 36-bis del Dpr 600/1973 e 54-bis del Dpr 633/1972, nei confronti della contribuente, per Iva e Irpeg, con esclusione, tuttavia, delle sanzioni previste dall’articolo 6 del Dlgs 472/1997.
Il giudice d’appello ha ritenuto che “la cartella oggetto d’impugnazione fosse adeguatamente motivata, contenendo tutti gli elementi indicati nell'art. 25 del d.p.r. n. 602 del 1973, e che non era stata provata la spedizione della dichiarazione dei redditi con conseguente impossibilità di portare in detrazione il credito relativo a quell'anno nell'anno successivo, in quanto l'art. 36 bis del d.p.r. n. 600 del 1973 collega le operazioni di conguaglio alla presentazione della dichiarazione dei redditi”.

L'Amministrazione finanziaria ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della Lombardia, denunciando la violazione dell’articolo 112 del cpc, per avere il giudice a quo disposto l’inapplicabilità delle sanzioni ai sensi dell’articolo 6 del 472/1997, pur in assenza di domanda di parte.

La contribuente ha resistito con controricorso e proposto anche ricorso incidentale articolato in quattro motivi e illustrato con memoria:
violazione dell’articolo 36-bis del Dpr 600/1973 e dell’articolo 3 della legge 241/1990
violazione e falsa applicazione dell’articolo 7 della legge 212/2000 e dell’articolo 3 della legge 241/1990
violazione dell’articolo 2697 e dell’articolo 36 bis del Dpr 600/1973
violazione degli articoli 8 del Dpr 322/1998 e 19 del Dpr 633/1972.
Pronuncia della Cassazione
Con il primo motivo del ricorso principale, l’Agenzia delle Entrate denuncia la violazione dell’articolo 112 del codice di procedura civile, per avere il giudice a quo disposto l’inapplicabilità delle sanzioni ai sensi dell’articolo 6 del Dlgs 472/1997 in assenza di domanda di parte.
A giudizio della Cassazione il motivo è fondato. “Quale che sia, infatti, la causa di non punibilità – non esplicitamente indicata in sentenza – che il giudice ha ritenuto nella specie sussistente, tra quelle previste nella norma citata, deve escludersi che il giudice tributario possa rilevare d'ufficio l’esistenza di una esimente in mancanza di una domanda del contribuente, il quale ha anche l'onere di dimostrare la ricorrenza, nella fattispecie concreta, dei relativi presupposti” (cfr Cassazione, sentenze 22890/2006, 22197/2004 e 14476/2003).

Già con la sentenza 4031/2012, la Corte di cassazione ha affermato che grava sul contribuente l’onere di dimostrare la ricorrenza di obiettive condizioni di incertezza sull’applicazione delle disposizioni tributarie che avrebbero giustificato la disapplicazione delle sanzioni: le affermazioni apodittiche da parte del contribuente circa la sussistenza di motivazioni che giustificherebbero la non applicabilità delle sanzioni, senza fornirne prova concreta, dispongono i giudici a ritenere la pretesa inconferente.

In tema di sanzioni amministrative per violazione di norme tributarie, il potere delle Ct di dichiarare l’inapplicabilità delle sanzioni in caso di obiettive condizioni di incertezza sulla portata e sull’ambito delle norme alle quali la violazione si riferisce, potere conferito dall’articolo 8 del Dlgs 546/1992 e ribadito, con più generale portata, dall’articolo 6, comma 2, del Dlgs 472/1997 e, quindi, dall’articolo 10, comma 3, del Dlgs 212/2000, non può trovare l’impulso d’ufficio, ma deve trovare il suo legittimo presupposto nell’istanza di parte, caso che non si è verificato nel giudizio in esame.
Va escluso, dunque, che il giudice tributario di merito debba e possa decidere d’ufficio la non applicabilità della pena pecuniaria.


Fonte: Agenzia Entrate

| More

Spesometro: acquisti con Pos, le specifiche per la comunicazione.

È stato pubblicato il provvedimento direttoriale con allegate le specifiche tecniche per l’attuazione delle disposizioni relative alla comunicazione delle operazioni rilevanti ai fini Iva, di importo pari o superiore a 3.600 euro, al lordo dell’Iva, il cui pagamento sia stato effettuato con moneta elettronica.

Hanno tempo fino al 12 novembre 2013 gli operatori finanziari, che emettono carte di credito, di debito o prepagate, per comunicare all’Anagrafe tributaria i dati delle operazioni di acquisto effettuate dal 6 luglio al 31 dicembre 2011, dove l’acquirente consumatore finale (che, cioè, non agisce come imprenditore o professionista) ha pagato tramite moneta elettronica.

Il tracciato record, allegato al provvedimento odierno, è stato revisionato secondo quanto concordato con le associazioni di categoria, in attuazione del precedente provvedimento del 31 gennaio 2013.


Fonte: Agenzia Entrate

| More

Trasferimento d’immobile agevolato in seguito a procedura fallimentare.

In caso di registrazione del decreto di trasferimento di un immobile proveniente da una procedura fallimentare si applica l’articolo 1, comma 5, della tariffa, introdotto dal Dl 669/1996, articolo 3, comma 14, il quale dispone che va applicata l’aliquota dell’1% se il trasferimento avente per oggetto fabbricati o porzioni di fabbricato è esente dalla imposta sul valore aggiunto, ai sensi del Dpr 633/1972, articolo 10, comma 1, n. 8-bis, ed è effettuato nei confronti di imprese che hanno per oggetto esclusivo o principale della attività esercitata la rivendita di beni immobili, a condizione che nell’atto l’acquirente dichiari che intende trasferirli entro tre anni. Tale manifestazione di volontà attiene ai presupposti dell’agevolazione, e va resa ogni qualvolta il contribuente intenda far valere il proprio diritto all’applicazione dei relativi benefici, e, dunque, anche quando si renda acquirente in sede di vendita forzata; in tal caso egli dovrà provvedere a rendere le anzidette dichiarazioni prima della registrazione del decreto di trasferimento del giudice dell’esecuzione, che costituisce l’atto al quale va riconosciuta efficacia traslativa della proprietà del bene (cfr Cassazione 3863/2009, che ha affermato tale principio in ipotesi di sentenza costitutiva emessa ai sensi dell’articolo 2932 c.c.).

Sentenza n. 21527 del 20 settembre 2013 (udienza 6 giugno 2013)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Merone Antonio – Est. Sambito Maria
Procedura fallimentare – Decreto trasferimento immobile – Presupposti agevolazione – Esenzione ex articolo 10, comma 1, n. 8-bis Dpr 633/1972 – Dichiarazione acquirente

| More

Diritti doganali differiti. I giusti interessi da applicare.

Con una nota agli uffici del 15 ottobre, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli mette in chiaro come applicare gli interessi sui diritti doganali, il cui pagamento può essere differito, su concessione dell’ufficio, fino a novanta giorni, i primi trenta dei quali senza interessi.
Gli operatori, infatti, oltre a beneficiare dello slittamento di trenta giorni a tasso zero previsto dall’articolo 79 del Dpr 43/1973 (Tuld), limitatamente ai diritti afferenti la fiscalità interna hanno la possibilità di triplicare il periodo di proroga (fino, quindi, a un massimo di novanta giorni complessivi), corrispondendo, però, per l’ultima tranche di dilazione, interessi calcolati secondo il saggio stabilito semestralmente dal Mef. I due periodi vanno, rispettivamente, dal 13 gennaio al 12 luglio e dal 13 luglio al 12 gennaio dell’anno successivo.

Nessun dubbio nel caso in cui rinvio e fine del differimento cadono nel medesimo semestre, in base al calendario del ministero dell’Economia e delle Finanze.
A motivare il chiarimento delle Dogane è, invece, l’ipotesi in cui il periodo di proroga scavalli i due semestri. Situazione in cui diventa importante definire se gli interessi vanno calcolati secondo il saggio vigente al momento del rinvio del pagamento o da quando scatta il periodo successivo ai primi trenta giorni esenti dalla maggiorazione.

L’Agenzia, riscontrando che gli interessi in questione sono di tipo compensativo, in quanto a un beneficio concesso all’operatore corrisponde uno svantaggio per l’Erario, indica come corretta l’applicazione di interessi in base al saggio “vigente al momento dell’effettivo godimento di detto beneficio”, ossia dell’ulteriore rinvio del pagamento.
In poche parole, quando la dilazione (esclusi i trenta giorni a tasso zero) è a cavallo di due semestri, gli interessi maturano secondo i due saggi stabiliti dal Mef, ognuno con riferimento ai giorni che ricadono nel rispettivo semestre.


Fonte: Agenzia Entrate

| More

Redditi di lavoro autonomo percepiti dagli eredi.

In seguito al decesso di mio padre, ex professionista, ho percepito alcune somme a titolo di compenso per prestazioni dal lui effettuate. In capo a chi e come devono essere tassate?

In caso di morte dell’avente diritto alla prestazione, i redditi, imputabili secondo il principio di cassa, devono essere tassati separatamente in capo agli eredi che li hanno percepiti, secondo le disposizioni degli articoli 19 e 21 del Tuir (articolo 7, comma 3, del Tuir). I redditi percepiti dagli eredi mantengono la stessa natura che avevano in capo al de cuius. Ciò in quanto l’erede, in seguito alla successione, subentra nei rapporti giuridico-patrimoniali del de cuius, lasciandoli inalterati (risoluzione ministeriale n. 873/1980).


Fonte: Agenzia Entrate

| More

giovedì 17 ottobre 2013

Varato il disegno di legge di Stabilità 2014.

Il Governo ha varato il Disegno di legge di Stabilità 2014. Si tratta di una manovra da 11,6 miliardi di euro per il 2014, con riduzioni di spesa per 3,5 miliardi. Il taglio del cuneo fiscale è da 3 miliardi di euro per il 2014. Nel disegno di legge è stato inserito il taglio delle detrazioni Irpef che oggi sono al 19%. Non è stato più inserito il previsto aumento della tassazione delle rendite finanziarie dal 20% al 22%, ma è stata aumentata la minipatrimoniale sul deposito titoli e l'imposta di bollo sui documenti on line. Infine, è stata introdotta la Trise, il nuovo tributo sui servizi che sostituirà la Tares e l'IMU sulle prime case non di lusso.


Fonte: Il Sole 24 Ore

| More

Osservatorio immobiliare, quotazioni immobiliari on line.

Sul sito dell’Agenzia delle Entrate è stata resa consultabile la banca dati aggiornata dell’Osservatorio del mercato immobiliare, riferita ai prezzi del primo semestre 2013. mediante tale banca dati è possibile conoscere la quotazione al metro quadro di un immobile nel proprio quartiere. Le quotazioni, disponibili per tutti i comuni italiani, consentono di avere un’indicazione di massima del valore di mercato degli immobili nel settore residenziale, commerciale, terziario e produttivo. Non si tratta di valori che sostituiscono la stima vera e propria dell’immobile, ma valori di massima, che tengono conto dello stato conservativo prevalente in una zona omogenea.

| More

Tobin tax, primo versamento.

Scaduto il 16 ottobre il termine per il versamento dell'imposta sulle transazioni finanziarie, la cosiddetta Tobin tax, da parte degli intermediari finanziari e notai che intervengono nelle operazioni di trasferimenti di azioni o altri strumenti finanziari partecipativi o titoli rappresentativi o operazioni ad alta frequenza, nonché di strumenti finanziari derivati e relative operazioni ad alta frequenza effettuati fino al 30 settembre 2013. Sono tenuti all'adempimento anche i contribuenti che pongono in essere tali operazioni senza l'intervento di intermediari né di notai.

| More

Cuneo fiscale, si parte dal 2014.

La riduzione del cuneo fiscale inizierà dal 2014 con oltre 2,5 miliardi di euro. Un miliardo e mezzo servirà per ridurre l'Irpef perle fasce di reddito medio - basse. Quaranta milioni saranno utilizzati per ridurre l'IRAP sulla quota lavoro. Un miliardo, infine, verrà utilizzato per ridurre i contributi sociali sulle imprese. Le misure comporteranno, nel triennio 2014-2016, una riduzione delle tasse per le imprese di 5,6 miliardi e per i lavoratori di 5 miliardi di euro. Viene confermata la defiscalizzazione fino a 15.000 euro dall'Irap per i neo assunti (per tre anni), a condizione che le assunzioni siano aggiuntive rispetto alla media dell'organico. Dal 2014, poi, verrà restituito completamente il contributo addizionale Aspi dell'1,4% in caso di trasformazione del rapporto di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato.


Fonte: Il Sole 24 Ore

| More

White list: Convenzione Italia - S. Marino.

In attesa che il decreto che individua i paesi white list venga aggiornato inserendo anche San Marino, è possibile già da agosto fare a meno di indicare nella "comunicazione black list" le operazioni con tale Stato?

La Convenzione tra Italia e San Marino per evitare le doppie imposizioni in materia d’imposte sul reddito e prevenire le frodi fiscali è stata firmata il 13 giugno 2013. L’accordo entrerà in vigore “alla data della ricezione della seconda delle due notifiche con cui le Parti (Italia e San Marino) si saranno comunicate ufficialmente l’avvenuto espletamento delle rispettive procedure interne di ratifica all’uopo previste” (articolo 30 della Convenzione). La nostra Costituzione prevede l’intervento legislativo ai fini della ratifica dei trattati internazionali, in ragione della modifica apportata nell’ordinamento tributario interno (soggetta a riserva di legge in base all’articolo 23 della Costituzione). Una volta ratificata la Convenzione, con conseguente decreto del ministro dell'Economia e delle Finanze dovrà essere quindi aggiornato l’elenco degli Stati e dei territori che consentono un adeguato scambio di informazioni (articolo 168-bis del Tuir). La legge n. 88/2013 ha avviato le procedure di ratifica ed esecuzione dell’accordo. Fino a quel momento, pertanto, sarà necessario continuare a comunicare all’Agenzia delle Entrate, da parte dei soggetti Iva, le operazioni intercorse con S. Marino.


Fonte: Agenzia Entrate

| More

Accertamento con adesione invalido senza puntuale deposito di garanzia.

L’accertamento con adesione, con versamento dilazionato dell’Irpef portata dalla cartella di pagamento, si perfeziona soltanto se, prima che scada la seconda rata, arriva all’Amministrazione finanziaria la prova dell’avvenuto saldo della prima tranche, oltre che la stipula della garanzia fideiussoria (ora non più richiesta). Pena l’annullamento dell’accordo con il Fisco.
È quanto emerge dalla sentenza n. 22510 del 2 ottobre 2013 della Corte di cassazione.

Il fatto
A seguito di un giudizio favorevole a due coniugi che avevano impugnato la cartella di pagamento loro notificata per Irpef annuale, la Commissione tributaria regionale, rigettando l’appello dell’ufficio, ha dichiarato la cessazione della materia del contendere nella considerazione che si fosse perfezionato il procedimento di accertamento con adesione di cui all’articolo 8 del Dlgs 218/1997, in quanto, sottoscritto l’atto, erano state versate entro i termini di legge le otto rate previste, senza che potesse considerarsi ostativo al perfezionamento del procedimento il fatto che la garanzia fideiussoria fosse stata ottenuta solo anteriormente alla scadenza delle rate successive alla prima, regolarmente pagata.

Il giudizio del riesame viene opposto con ricorso per cassazione, con il quale l’ente impositore denuncia violazione di legge e dell’obbligo di motivazione poiché:
trattandosi di fattispecie a formazione progressiva, sia il versamento della prima rata sia la stipula della fideiussione costituiscono elementi di validità della procedura di accertamento con adesione, con la conseguenza che i relativi adempimenti devono essere eseguiti, ai fini del perfezionamento dell’accordo, entro il termine perentorio di venti giorni dalla sottoscrizione dell’atto, a norma dell’articolo 8, comma 2, Dlgs 218/1997
il giudice a quo non ha rilevato che la quietanza di pagamento della prima rata e la documentazione della garanzia non erano state depositate in ufficio nel termine prescritto, ossia entro dieci giorni dal detto versamento, ai sensi dell’articolo 8, comma 3, del Dlgs in esame.
Motivi della decisione
La linea della Corte suprema sull’argomento travolge i giudicati di merito, con conseguente accoglimento del ricorso dell’Amministrazione finanziaria, significando che la sottoscrizione dell’accertamento con adesione non è di per sé sufficiente al perfezionamento dell’iter, dovendosi contemplare nella formazione progressiva della fattispecie anche il rilascio e la consegna della fideiussione oltre al versamento delle somme dovute (la prima rata, laddove il contribuente abbia optato per la rateazione).

Si premette, al riguardo, che l’obbligo di versamento della prima rata con contestuale prestazione di garanzia – con le modalità di cui all’articolo 38-bis del Dpr 633/1972 – sugli importi rateali successivi accordati dal Fisco, di cui all’articolo 8, comma 2, del Dlgs 218/1997, è stato modificato dall’articolo 23, comma 17, del Dl 98/2011, con effetto dal 6 luglio 2011, mediante la soppressione dell’obbligo di presentazione della garanzia, al fine di rendere più agevole il ricorso a tale istituto.
Si ricorda, infatti, che, antecedentemente a tali modifiche, l’articolo 9 del Dlgs 218/1997 (anch’esso ora adeguato) stabiliva che la definizione si perfezionava con il versamento delle somme dovute, ovvero con il versamento della prima rata e con la prestazione della fideiussione a garanzia della rimanenza rateizzata.

Ciò posto e passando a esaminare il merito della vicenda, occorre rilevare che, in base all’uniforme insegnamento della giurisprudenza di legittimità (tra le altre, cfr Cassazione 13750/2013 e 8628/2012), la lettera della legge chiarisce esplicitamente come il pagamento della prima rata e la prestazione della garanzia non costituiscano affatto una semplice modalità di esecuzione della procedura, ma ne rappresentino invece il presupposto fondamentale e imprescindibile per la sua efficacia.

Secondo il Collegio giudicante, infatti, il termine di dieci giorni non è stabilito a pena di invalidità della procedura, atteso che la norma non prevede una tale sanzione ad hoc: ciò che conta è che l’Amministrazione finanziaria riceva in tempo utile la prova dell’avvenuto adempimento degli incombenti prescritti. E ciò per esigenze di certezza giuridica nella riscossione delle somme dovute all’Erario: ecco perché risulta sufficiente che gli atti siano depositati in ufficio prima del termine di scadenza per il versamento della seconda rata.

Sicché, venendosi a completare la fattispecie del concordato soltanto con il pagamento della prima rata e la prestazione della garanzia, nell’ipotesi in cui essi difettino, così come è avvenuto nella specie, la procedura dell’accertamento con adesione non si perfeziona, lasciando permanere nella sua integrità l’originaria pretesa tributaria (cfr Cassazione 26681/2009). Con la conseguenza ulteriore che riprende efficacia il precedente atto impositivo i cui effetti erano sospesi nelle more del perfezionamento della procedura.


Fonte: Agenzia Entrate

| More

Plusvalenze e perdita sistematica. Un caso di disapplicazione automatica.

Resta fuori dall’osservazione triennale la società che opta per la rateizzazione delle plusvalenze (articolo 86, comma 4, Tuir), a condizione che gli effetti fiscali connessi alla scelta vengano sterilizzati sia nel periodo di imposta del realizzo sia in quelli successivi ai quali viene attribuita la quota parte della plusvalenza.
In altre parole, spiega la risoluzione n. 68/E del 16 ottobre, la disciplina fiscale relativa alle società in perdita sistematica (articolo 2, commi da 36-decies a 36-duodecies, del Dl 138/2011) può essere disapplicata automaticamente, cioè senza la necessità di presentare un’apposita istanza di interpello, qualora la società in perdita che realizza una plusvalenza, tramite la cessione di un bene posseduto da almeno tre anni, si comporti così:
per il periodo d’imposta in cui la plusvalenza viene realizzata, incrementa il risultato fiscale di periodo dell’importo pari alle quote rinviate agli esercizi successivi, grazie all’opzione di cui all’articolo 86, comma 4, del Tuir
per i periodi d’imposta successivi, rispetto ai quali è stato operato il rinvio della tassazione, riduce il risultato fiscale di periodo dell’importo corrispondente alla variazione in aumento effettuata in dichiarazione, in relazione alla quota di plusvalenza rinviata.
Naturalmente, il risultato del calcolo descritto deve essere tale da superare i presupposti richiesti dalla richiamata disposizione del Dl 138/2011, che ha, di fatto, attratto fra le società di comodo quelle con perdite fiscali per tre periodi d’imposta consecutivi, nonché le compagini caratterizzate, nello stesso arco di tempo, da due periodi in perdita e da un terzo con reddito imponibile inferiore a quello minimo, presunto dalla normativa sulle non operative (articolo 30 della legge 724/1994).
In sostanza, l’utilizzo della disciplina dell’articolo 86 del Tuir può consentire la disapplicazione automatica della norma “punitiva”. Per il Fisco, è sufficiente il comportamento rilevato nelle dichiarazioni dei redditi.
Questo perché la regola del Tuir è una disposizione agevolativa e, quindi, come previsto dal provvedimento dell’11 giugno 2012, rientra tra le casistiche in presenza delle quali è consentito disapplicare le disposizioni sulle società in perdita sistematica senza dover presentare istanza di interpello.

Il chiarimento della risoluzione odierna nasce dalla richiesta di una società che ha venduto un proprio bene nel 2010, concretizzando una plusvalenza, che però, in seguito all’adozione della rateizzazione in cinque anni prevista dall’articolo 86, comma 4, del Tuir, ha comportato, per lo stesso 2010, un utile di esercizio ma una perdita fiscale. Una situazione che apparentemente avrebbe potuto ingabbiare l’istante nella disciplina sulle società in perdita sistematica.


Fonte: Agenzia Entrate

| More

Costruzione di rete in fibra ottica: sconta Iva ridotta al 10 per cento.

La sentenza della Corte costituzionale n. 336/2005 ha affermato che “la scelta di inserire le infrastrutture di reti di comunicazione tra le opere di urbanizzazione primaria esprime un principio fondamentale della legislazione urbanistica… al pari dell’analoga scelta legislativa di carattere generale che ha portato… a classificare come opere di urbanizzazione primaria, tra le altre, le strade residenziali, gli spazi di sosta e di parcheggio, le fognature, nonché i cavedi multi servizi e i cavidotti per il passaggio di reti di telecomunicazioni”.
Pertanto, l’assimilazione “ad ogni effetto” riguarda anche le disposizioni in materia di imposta sul valore aggiunto, con conseguente applicabilità dell’aliquota Iva agevolata.

Questo è il contenuto della risoluzione n. 69/E del 16 ottobre 2013 che, in risposta alla consulenza giuridica richiesta da un’associazione in merito alla possibilità di applicare l’aliquota Iva agevolata alle infrastrutture destinate all’installazione di reti e impianti di comunicazione elettronica in fibra ottica, riconosce la validità della soluzione interpretativa prospettata dall’interessata, sentito anche il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, competente in materia urbanistica ed edilizia.

Il ministero interpellato ha chiarito che il Dpr 380/2001 (“Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia”) riporta gli interventi di urbanizzazione primaria e secondaria, riproducendo sostanzialmente l’elenco degli interventi di cui alla legge 847/1964 (opere di urbanizzazione primaria: strade residenziali, spazi di sosta o di parcheggio, fognature, rete idrica, rete di distribuzione dell’energia elettrica e del gas, pubblica illuminazione, spazi di verde attrezzato; opere di urbanizzazione secondaria: asili nido e scuole materne, scuole dell’obbligo nonché strutture e complessi per l’istruzione superiore dell’obbligo, mercati di quartiere, delegazioni comunali, chiese e altri edifici religiosi, impianti sportivi di quartiere, centri sociali, aree verdi di quartiere). Per questi interventi, il n. 127-quinquies, della tabella A, parte III, allegata al Dpr 633/1972, prevede l’aliquota Iva agevolata del 10 per cento.
Il legislatore, nell’ampliare la categoria delle opere di urbanizzazione, ha operato una scelta di carattere generale, e non di dettaglio, al pari di quella operata nel classificare come opere di urbanizzazione primaria le strade residenziali, gli spazi di sosta e di parcheggio, le fognature eccetera.

Pertanto quando il legislatore ha stabilito che “le infrastrutture destinate all’installazione di reti e impianti di comunicazione elettronica in fibra ottica sono assimilate ad ogni effetto alle opere di urbanizzazione primaria di cui all’articolo 16, comma 7, del testo unico di cui al Dpr 380/2001” (articolo 2, comma 5, Dl 112/2008), tale assimilazione riguarda anche le disposizioni in materia di imposta sul valore aggiunto, anche se il n. 127-quinquies del Dpr 633/1972 si riferisce testualmente alla legge 847/ 1964.
Queste considerazioni sono valide anche per i cavedi multiservizi e i cavidotti per il passaggio di reti di telecomunicazioni. Pertanto, è da ritenere superata la risoluzione n. 41/E del 2006.


Fonte: Agenzia Entrate

| More

mercoledì 16 ottobre 2013

Leasing immobiliare, i codici per imposta omessa o insufficiente.

Sono quattro i codici tributo per versare, tramite F24, la “sostitutiva” delle imposte ipotecaria e catastale sui contratti di leasing immobiliare, dovuta a seguito dell’avviso di liquidazione inviato dall’ufficio:

    - “A130” per l’imposta
    - “A131” per la sanzione
    - “A132” per gli interessi
    - “A100” per le spese di notifica.

A istituirli, la risoluzione dell’Agenzia delle Entrate n. 67/E del 14 ottobre.

Nel modello di pagamento andranno indicati, nella sezione “Contribuente”, i dati anagrafici e il codice fiscale di chi versa, nella sezione “Erario ed altro”, il codice ufficio, il codice atto e l’anno di riferimento, reperibili nell’avviso di liquidazione. Nel campo “tipo”, infine, va la lettera “F”.

| More

Detraibilità dei medicinali omeopatici.

Posso detrarmi le spese sostenute per l'acquisto di farmaci omeopatici richiesti dal mio dottore con relativa ricetta?

È possibile fruire della detrazione del 19% per le spese sostenute per prestazioni rese da un medico generico, comprese quelle per visite e cure di medicina omeopatica (articolo 15, comma 1, lettera c, del Tuir). Si qualificano omeopatici i medicinali ottenuti “a partire da sostanze denominate materiali di partenza per preparazioni omeopatiche o ceppi omeopatici, secondo un processo di produzione omeopatico descritto dalla farmacopea europea o, in assenza di tale descrizione, dalle farmacopee utilizzate ufficialmente negli Stati membri della Comunità Europea” (Dlgs 219/2006). Per tali prodotti, ai fini della detrazione, è necessario che sia indicato sulla scontrino fiscale la dicitura "omeopatico”. Non è invece più necessario conservare la prescrizione medica poiché la natura e la qualità del prodotto si evincono dalla dicitura e dalla denominazione dello stesso (risoluzione 10/E del 2010).


Fonte: Agenzia Entrate

| More

Scontrino fiscale, sanzione accessoria svincolata da quella principale.

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22491 del 2 ottobre scorso, ha affermato che il contribuente che definisce in via agevolata la sanzione principale irrogata per ripetute violazioni delle norme tributarie relative all’emissione dello scontrino fiscale, può vedersi comminare anche la sanzione accessoria della sospensione dell’esercizio dell’attività. I giudici della Suprema Corte hanno, quindi, negato la possibilità di estendere gli effetti della definizione agevolata della sanzione principale a quella accessoria della sospensione.

| More

Depositi fiscali: non è perentorio il termine per gli inventari periodici.

Nell’ambito delle disposizioni del Testo unico delle accise (Tua, emanato con decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504), che regolano i poteri e i controlli dell’Amministrazione finanziaria per assicurare la corretta gestione dei tributi ivi disciplinati, è previsto (articolo 18, comma 1) che “presso i depositi fiscali … sono eseguiti inventari periodici”. Con specifico riferimento ai depositi fiscali di alcole etilico e di prodotti intermedi, nel regolamento adottato con il decreto del ministero delle Finanze 27 marzo 2001, n. 153, è precisato (articolo 18, comma 1) che i predetti inventari periodici “sono effettuati … con cadenza annuale”.

Con la sentenza n. 10761/2013, la Cassazione si è pronunciata in merito alla natura del termine annuale previsto dalla citata disposizione del Dm n.153 del 2001, nell’ambito di una controversia volta ad acclarare la legittimità dell’avviso di pagamento relativo all’accisa sugli spiriti emesso dall’Amministrazione a seguito del rigetto dell’istanza di riconoscimento dei cali di alcole etilico presentata dalla società contribuente, che – come emerge dagli atti di causa – detiene un opificio di trasformazione dell’alcole etilico per la produzione di liquori, gestito in regime di deposito fiscale in sospensione dei diritti di accisa.
Tale istanza era stata presentata a seguito di una verifica amministrativa, iniziata nel mese di novembre 2004 e culminata nel processo verbale di constatazione del maggio 2005, nel quale l’ufficio doganale evidenziava che il calo naturale dell’alcole, riscontrato in poco più di un anno dall'inventario effettuato dalla stessa società contribuente (luglio 2003), risultava superiore ai limiti fissati dal Dm n. 55 del 2000.

Nella sentenza di appello, il giudice di merito – negando, sul punto, la fondatezza delle deduzioni dell’Amministrazione ricorrente – aveva affermato che il termine annuale per il compimento dell’inventario periodico della merce presso i depositi fiscali di alcole etilico avesse natura perentoria, concludendo che, essendo decorsi più di quattro anni dal precedente inventario, l’Amministrazione fosse decaduta dell’esercizio del potere impositivo esercitato con l’avviso di pagamento impugnato.

A diverse conclusioni è, invece, pervenuta la Cassazione con la sentenza in esame, nella quale si osserva preliminarmente che, in materia tributaria, ogni decadenza non può che essere testuale, dovendo essere espressamente sancita dalla legge, ai sensi dell’articolo 152, comma 2, cpc; sicché, in mancanza di un’esplicita previsione, il termine normativamente stabilito per il compimento di un atto ha efficacia meramente ordinatoria ed esortativa, ovverosia costituisce un invito a non indugiare e l’atto può essere compiuto dall’interessato o dalla stessa Amministrazione fino a quando ciò non gli venga precluso dalla sopravvenuta prescrizione del relativo diritto (in questi termini, vedi la sentenza a sezioni unite 12 novembre 2004, n. 21498, nonché le sentenze 31 marzo 2008, n. 8249, e 19 maggio 2010, n. 12259).

Al riguardo, i giudici di legittimità rilevano altresì che l’articolo 18 del Tua prevede diversi strumenti di verifica e di controllo, il cui esercizio è demandato alla mera discrezionalità dell’Amministrazione finanziaria, la quale “può” applicare bolli e suggelli agli apparecchi e ai meccanismi, negli impianti gestiti in regime di deposito fiscale, presso i quali “possono” essere istituiti uffici finanziari di fabbrica, che – se necessario – si avvalgono della collaborazione della Guardia di finanza, “e sono eseguiti inventari periodici”; questi ultimi, poi, come detto, “sono effettuati nei depositi fiscali di alcole etilico ... con cadenza annuale", ai sensi del citato articolo 18 del Dm n. 153 del 2001.

Sulla base di tali premesse, la Cassazione ha quindi concluso che la norma primaria di legge conferisce all’Amministrazione taluni poteri di controllo, il cui esercizio è del tutto discrezionale, sia in relazione all’an sia per quanto attiene al quando del loro compimento, non contenendo la disposizione del Tua previsione alcuna, né in ordine a obblighi di attivazione di siffatti poteri da parte dell’ufficio né in riferimento ai tempi del loro esercizio.
A sua volta, la previsione regolamentare attuativa, nel prevedere una cadenza annuale degli inventari che l’ufficio può effettuare, non contiene indicazione alcuna di perentorietà del termine in questione che, pertanto, per i motivi suindicati e contrariamente a quanto ritenuto dal giudice di appello, non può essere considerato perentorio, bensì meramente ordinatorio e acceleratorio.


Fonte: Agenzia Entrate

| More

“Atti” amministrativi o giudiziari: c’è differenza per l’imposta di bollo.

L’articolo 27-bis, tabella B, del Dpr 642/1972, esclude dall’imposta di bollo gli “atti, documenti, istanze, contratti, nonché copie, anche se dichiarate conformi, estratti certificazioni, dichiarazioni e attestazioni poste in essere o richiesti da organizzazioni non lucrative di utilità sociale (Onlus)”. Il termine “atti” di cui al citato articolo 27-bis non può essere inteso, in mancanza di un espresso riferimento normativo e in mancanza di specificazione alcuna al riguardo, quale categoria comprensiva sia degli atti amministrativi che giurisdizionali, dovendosi pervenire ad una interpretazione “riduttiva” che trova giustificazione nella stessa dizione normativa che si riferisce agli atti amministrativi (“atti, documenti, istanze, contratti”), senza alcun riferimento a quelli giudiziari.

Sentenza n. 21522 del 20 settembre  2013 (udienza 6 giugno 2013)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Merone Antonio – Est. Chindemi Domenico
Imposta di bollo – Esclusione – Articolo 27-bis, tabella B, Dpr 642/1972 – Interpretazione “riduttiva”

| More