giovedì 27 dicembre 2012

Quesito: dichiarazione dei redditi lavoratore straniero.


Io sono un cittatino egiziano con regolare residenza in italia per lavoro dal 95 ... Per vari motivi ero obbligato di ritornare in egitto nel 2009 ed 2010.
Ho lavorato casualmente in egitto per due anni
sono ritornato in italia in 2012 ... come posso dichiarare i reditti di questi due anni lavorati in egitto ?

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Quesito: affitto.

vorrei sapere come incide fiscalmente sulla pensione affittare,per motivi di salute,la casa di proprietà e andare ad  abitare in affitto.

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Quesito: collaboratori.

sono un'agenzia immobiliare e vorrei un suggerimento su come inquadrare 2 miei collaboratori. La  situazione economica e questo periodo non mi consentono di stipulare contratti che prevedono buste paga e inps. I miei collaboratori hanno il compito di segnalare i clienti che intendono vendere o acquistare, inoltre sono stabili in agenzia ed hanno accesso al pc dell'ufficio e servono anche clienti. Nella realtà siamo una  società apparente dove i profitti sono ripartiti in parti uguali, mentre a livello fiscale e burocratico l'agenzia è una ditta individuale. Attualmente il mio commercialista ci ha fatto stipulare un contrattto di collaborazione occasionale dove è previsto il pagamento a provvigione e la possibilità di svolgere attività di segreteria.  Vorrei sapere se dal punto di vista di controlli sono in regola e se no che tipo di contratto dovremmo stipulare.

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Cedolare secca, “remissione in bonis” ammessa se comportamento coerente.

L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato ieri 20 dicembre 2012 la circolare n. 47/E, in merito alla “cedolare secca” e alla “remissione in bonis”. In particolare, la Circolare precisa che si può applicare l’istituto della “remissione in bonis” in caso di tardiva presentazione del modello 69, purché tale condotta non si configuri come un mero ripensamento del contribuente. Pertanto, chi ha effettuato il versamento dell’imposta di registro, anche se in un'unica soluzione, prima di esercitare l’opzione per il regime della cedolare secca, non è ammesso a questa particolare forma di “ravvedimento” in quanto ha già manifestato una volontà precisa. Analogamente, non può beneficiare dell’istituto della remissione in bonis per l’anno in corso il contribuente che, pagando annualmente l’imposta di registro, l’abbia già versata regolarmente, senza effettuare la scelta nei termini previsti.

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Quello che dice il terzo conta come “illuminazione” per il giudice.


Le dichiarazioni rese da un terzo durante l'accertamento tributario costituiscono indizi pienamente utilizzabili in giudizio, fatta salva la concreta verifica di attendibilità da parte dell’organo giudicante. Inoltre, nessuna norma richiede che le dichiarazioni extraprocessuali rese da terzi siano assunte e/o verbalizzate in forme dialettiche con il contribuente; invero, solo per le operazioni di verifica contabile, accesso, ispezione, il DPR n. 600 del 1973, articolo 33, comma 6 (in tema di imposte sui redditi), prevede esse siano compiute "alla presenza di un responsabile della sede o dell'ufficio", mentre il DPR n. 633 del 1972, articolo 52, comma 6 (in tema di IVA), stabilisce che il relativo verbale sia sottoscritto dal contribuente.

Sentenza n. 21813 del 5 dicembre 2012 (udienza 29 ottobre 2012)
Cassazione civile, sezione V - Pres. Virgilio Biagio - Est. Cirillo Ettore
Accertamento – Dichiarazioni verbali rese da terzi – Assunzione alla presenza del contribuente – Obbligo non richiesto dalla legge

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Corte Ue, l’Iva su un diritto reale si paga ab origine a una condizione.


Con rogito del 3 aprile 2008, quattro persone fisiche, proprietarie di un fondo, costituivano un diritto di superficie a favore di una società bulgara, in forza del quale a quest’ultima era stato conferito il diritto di edificare sul fondo e di diventare proprietaria esclusiva di taluni degli aedificandi beni immobili. A titolo di corrispettivo del descritto diritto di superficie, la società si impegnava, entro un determinato termine, a costruire l’edificio e a consegnare ai proprietari del fondo alcuni beni immobili, senza che essi fossero tenuti a pagare alcunché.
In sede di successiva verifica fiscale, l’Amministrazione finanziaria nazionale rilevava, in proposito, che il fatto generatore dell’Iva sull’operazione si fosse verificato fin dalla data della costituzione del diritto di superficie. In particolare il Fisco rilevava che il valore normale del diritto di superficie costituito equivaleva al valore dei servizi di costruzione dell’edificio da parte della società costruttrice.

Le questioni pregiudiziali
La società si è espressa in modo contrario all’avviso di rettifica di imposta e successivamente, dopo alterne vicende, la vertenza finiva per arrivare attenzione della Corte suprema nazionale. La Corte suprema amministrativa bulgara decideva di sospendere il giudizio e di sottoporre alla Corte di giustizia dell’Unione uropea una serie di questioni pregiudiziali tra cui il momento di esigibilità dell’IVA nel caso rappresentato e la relativa base imponibile.

La posizione degli eurogiudici
La Corte di Giustizia, anzitutto, ricorda che, secondo la direttiva 2006/112/CE, affinché l’Iva possa diventare esigibile senza che la cessione o la prestazione siano ancora state effettuate, occorre che tutti gli elementi qualificanti del fatto generatore siano già conosciuti e specificamente individuati.
Di conseguenza, non è escluso che, in applicazione dell’articolo 65 della direttiva Iva, l’imposta dovuta su servizi di costruzione divenga esigibile a partire dal momento in cui il diritto di superficie, che costituisce la totalità del corrispettivo di tali servizi, sia costituito a favore della società fornitrice di detti servizi, in quanto, in quel momento, tutti gli elementi qualificanti della futura prestazione di servizi sono già conosciuti e individuati.
In merito alla base imponibile dell’operazione descritta, poi, la Corte di giustizia argomenta che gli Stati membri possono adottare misure affinché, per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi a beneficiari in rapporto ai quali esistano determinati tipi di “vincoli” (legami familiari o di proprietà o simili), la base imponibile sia costituita dal valore normale dell’operazione in determinati casi, enumerati nella disposizione.
Data la tassatività dei casi di “vincoli” citati, secondo gli eurogiudici, una normativa nazionale non può prevedere, che la base imponibile sia pari al valore normale dell’operazione, in casi diversi da quelli enumerati.

Le conclusioni
Secondo i togati comunitari, quindi, l’Iva sulla permuta tra un diritto di superficie e una porzione di immobile da costruire, stipulata tra un privato e un’impresa edile, a corrispettivo di servizi di costruzione di beni immobili che ne sono parte integrante e che l’impresa edile si impegna a consegnare “chiavi in mano” alle persone che lo hanno costituito, è esigibile fin dalla sua costituzione ma a una condizione. Gli elementi della prestazione di servizi devono essere stati individuati e conosciuti all’atto dell’accordo tra le parti. Questi, in conclusione, gli interessanti principi fiscali statuiti dalla Corte di giustizia, in un caso affatto atipico nel moderno panorama delle pattuizioni contrattuali.


Fonte: sentenza 19 dicembre 2012, causa C-549/2011

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Riparazione della recinzione del fabbricato.


La riparazione di una recinzione al fabbricato di mia proprietà è da considerare intervento di manutenzione ordinaria o straordinaria?

La riparazione di una recinzione del fabbricato costituisce intervento di manutenzione ordinaria. Gli interventi di manutenzione ordinaria sono quelli che riguardano le opere di riparazione, rinnovamento e sostituzione delle finiture degli edifici e quelle necessarie ad integrare o mantenere in efficienza gli impianti tecnologici esistenti (articolo 31, lettera a), legge n. 457/1978). Dalla definizione di legge riportata si deduce che gli interventi di manutenzione ordinaria riguardano le operazioni di rinnovo o di sostituzione degli elementi esistenti di finitura degli edifici, nonché tutti gli interventi necessari per mantenere in efficienza gli impianti tecnologici, con materiali e finiture analoghi a quelli esistenti. Caratteristica della manutenzione ordinaria è il mantenimento degli elementi di finitura e degli impianti tecnologici, attraverso opere sostanzialmente di riparazione dell’esistente.
Come chiarito dall’amministrazione finanziaria (circolare n. 57/1998), sono da considerare interventi di manutenzione ordinaria anche:
la sostituzione integrale o parziale di pavimenti e le relative opere di finitura e conservazione
la riparazione di impianti per servizi accessori (impianto idraulico, impianto per lo smaltimento delle acque bianche e nere)
rivestimenti e tinteggiature di prospetti esterni senza modifiche dei preesistenti oggetti, ornamenti, materiali e colori
rifacimento intonaci interni e tinteggiatura
rifacimento pavimentazioni esterne e manti di copertura senza modifiche ai materiali
sostituzione tegole e altre parti accessorie deteriorate per smaltimento delle acque, rinnovo delle impermeabilizzazioni
riparazioni balconi e terrazze e relative pavimentazioni
sostituzione di elementi di impianti tecnologici
sostituzione infissi esterni e serramenti o persiane con serrande, senza modifica della tipologia di infisso.


Fonte: Agenzia Entrate

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Via libera alla legge di stabilità.


Crescono le detrazioni per i figli a carico, confermata la detassazione dei contratti di produttività, aumentano le deduzioni Irap, aliquota Iva ordinaria al 22% dal mese di luglio, applicazione dell’Ivie e dell’Ivafe differita al 2012. Sono alcune delle novità contenute nella legge di stabilità, approvata in via definitiva dal Parlamento.

Irpef – Detrazioni per i figli a carico
Aumentano le detrazioni Irpef per i figli a carico che passano da 800 a 950 euro per i figli di età pari o superiore a tre anni, da 900 a 1.220 euro per quelli con meno di tre anni. Inoltre, il maggiore importo spettante per i figli portatori di handicap sale da 220 a 400 euro.

Irpef – Detassazione contratti di produttività
Prorogata a tutto il 2014 la detassazione dei contratti di produttività nel settore privato. L’agevolazione trova applicazione nel limite massimo di 950 milioni di euro per il 2013 e di 800 milioni per il 2014. Le misure per l’incremento della produttività del lavoro, introdotte sperimentalmente dal Dl 93/2008, attualmente consistono nell’applicazione, su una quota di retribuzione (nel 2012 il limite era fissato a 2.500 euro lordi), di un’imposta sostitutiva dell’Irpef e delle relative addizionali nella misura del 10 per cento. Per l’anno 2012 ne hanno potuto beneficiare i titolari di reddito di lavoro dipendente non superiore, nel 2011, a 30mila euro. Le remunerazioni “agevolate” sono quelle derivanti da incrementi di produttività, innovazione e altri elementi di competitività legati all’andamento economico dell’impresa. Il termine per l’emanazione delle disposizioni attuative è il 15 gennaio 2013, per il prossimo anno, e il 15 gennaio 2014, per quello successivo.

Irpef – Detrazioni per non residenti
E’ prorogata al 2013 la detrazione per carichi di famiglia in favore dei contribuenti non residenti. Il beneficio spetta a condizione che le persone cui si riferisce abbiano un reddito complessivo non superiore, al lordo degli oneri deducibili, a 2.840,51 euro (compresi i redditi prodotti all’estero), e che, nel paese di residenza, non si fruisca di alcun beneficio fiscale connesso ai carichi familiari.

Irpef – Franchigia per i “frontalieri”
Si applicherà anche nel 2013 la franchigia di 6.700 euro agli emolumenti percepiti dai lavoratori dipendenti che, ogni giorno, si recano all’estero in zone di frontiera o in Paesi limitrofi (Francia, San Marino, Principato di Monaco, Austria, eccetera) per svolgere la propria attività lavorativa.

Irpef/Ires – Rivalutazione dei terreni
Per i periodi di imposta 2013, 2014 e 2015, il reddito dominicale e quello agrario, ai soli fini delle imposte sui redditi, andranno rivalutati di un ulteriore 15% ovvero del 5%, in caso di terreni agricoli posseduti e condotti da coltivatori diretti o imprenditori agricoli professionali. L’incremento va applicato all’importo risultante dalla rivalutazione dell’80% per i redditi dominicali e del 70% per quelli agrari, già ordinariamente applicata. La novità va applicata già in sede di acconto 2013.

Irpef/Ires – Agricoltura e tassazione ordinaria
Viene meno dal 2015, per le società agricole, la possibilità di optare per il regime fiscale agevolato che consente la tassazione sul reddito fondiario. Inoltre, non possono essere più considerati imprenditori agricoli le società di persone e a responsabilità limitata, costituite da imprenditori agricoli, che esercitano esclusivamente attività dirette alla manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione di prodotti agricoli ceduti dai soci. I contribuenti interessati dovranno tener conto di tali disposizioni già in sede di determinazione dell’acconto per il 2015.

Irpef/Ires – Detrazione per chi aiuta a diminuire il debito pubblico
Istituita una nuova detrazione Irpef/Ires del 19% a favore dei contribuenti che effettuano erogazioni liberali al Fondo per l’ammortamento dei titoli di Stato. Per aver diritto allo “sconto”, occorre che le somme siano donate attraverso versamento bancario o postale oppure con le altre modalità che saranno stabilite dal Mef con un successivo decreto.

Irpef/Ires – Deducibilità costi auto aziendali
Scende dal 27,5 al 20% la quota deducibile dal reddito d’impresa e di lavoro autonomo delle spese e degli altri componenti negativi relativi ad autovetture, autocaravan, ciclomotori e motocicli utilizzati non esclusivamente come beni strumentali nell’esercizio d’impresa, arti e professioni.

Ires – Differimento termini maggiori valori conseguenti al riallineamento
Posticipati di cinque anni (quindi a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in coso al 31 dicembre 2017) gli effetti del riallineamento fiscale dei valori fiscali ai maggiori valori delle partecipazioni di controllo, iscritti in bilancio, a seguito di operazioni “straordinarie”, a titolo di avviamento, marchi d’impresa e altre attività immateriali (articolo 23, comma 14, Dl n. 98/2011). Inoltre, viene esclusa la possibilità di versare l’imposta sostitutiva per l’affrancamento in tre rate: il pagamento andrà effettuato in unica soluzione entro la scadenza per il saldo delle imposte sui redditi dovute per il periodo d’imposta 2012.

Iva – Aliquote
Ridimensionato l’aumento dell’Iva: sale, infatti, di un solo punto e non di due, a partire dall’1 luglio 2013 e senza ulteriori innalzamenti dal 2014 – come invece stabiliva il Dl 95/2012 – l’aliquota ordinaria dell’imposta sul valore aggiunto. Archiviato del tutto, inoltre, l’aumento dal 10 all’11% di quella ridotta. In definitiva, dal prossimo mese di luglio, l’aliquota ordinaria passerà dal 21 al 22%, mentre rimangono ferme, al 10%, la ridotta e, al 4 %, la super ridotta.

Iva – Cooperative assistenziali
Slittano dalla parte seconda alla parte terza della Tabella A del Dpr 633/1972 i servizi sanitari, educativi, assistenziali e simili, prestati dalle cooperative assistenziali e loro consorzi, in appalto o convenzione (articolo 10, numeri dal 18 al 21 e 27-ter, del Dpr 633/1972). Un transito dispendioso, perché comporta un aumento dell’Iva dal 4 al 10 per cento. Nessuno scossone, comunque, per le Onlus attive in tali settori, poiché, se conveniente, potranno continuare a usufruire del regime agevolato loro riservato e, quindi, dell’esenzione. La nuova aliquota entrerà in vigore per i contratti stipulati dopo il 31 dicembre 2013.

Iva – Gestione di portafogli titoli
Introdotta, a partire dalle operazioni effettuate dall’1 gennaio 2013, l’applicazione dell’Iva con aliquota ordinaria (21%) sull’attività di gestione individuale di portafogli titoli, in analogia con quanto già previsto per i servizi di custodia e amministrazione dei titoli. Per permettere la detrazione dell’Iva sui costi riguardanti i servizi di gestione individuale di portafogli, coloro che svolgono sia quell’attività oppure prestazioni di mandato, mediazione o intermediazione relative a tale servizio, sia attività esenti da Iva, possono optare per l’applicazione separata dell’Iva.

Irap – Deduzioni
Dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2013, corretto al rialzo l’importo deducibile dall’Irap, per favorire i contratti di lavoro a tempo indeterminato e l’assunzione di donne e giovani. In particolare, lo sconto sull’imponibile passa da 4.600 euro a 7.500 euro per ogni dipendente non “a scadenza” impiegato nel periodo d’imposta di riferimento e da 10.600 euro a 13.500 euro se l’assunzione riguarda il gentil sesso o i giovani al di sotto dei 35 anni. Diventa più significativo anche il vantaggio – già di maggiore entità – previsto, secondo gli stessi criteri, per i contratti stipulati nelle zone economicamente più deboli, cioè nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. In queste aree, la deduzione arriva, in via generale, per ogni dipendente impiegato assunto, a 15.000 euro contro i precedenti 9.200, mentre l’agevolazione per donne e giovani sale da 15.200 a 21.000 euro. Non possono beneficiare delle deduzioni le pubbliche amministrazione, le banche, le assicurazioni, gli enti finanziari, le aziende che operano, in concessione e a tariffa, nei comparti energia, acqua, trasporti, infrastrutture, poste, telecomunicazioni, raccolta e depurazione delle acque di scarico e della raccolta e smaltimento rifiuti.
Irap in discesa, inoltre, per i contribuenti “minori”, cioè con base imponibile non superiore a 180.999,91 euro, diversi dalle amministrazioni pubbliche. Per loro, gli importi deducibili passano:
da 7.350 a 8.000 euro, se la base imponibile non supera 180.759,91 euro
da 5.550 a 6.000 euro, se la base imponibile supera 180.759,91 ma non 180.839,91 euro
da 3.700 a 4.000 euro, se la base imponibile supera 180.839,91 ma non180.919,91 euro
da 1.850 a 2.000 euro, se la base imponibile supera 180.919,91 ma non180.999,91 euro.
Più sostanzioso anche l’ulteriore sconto concesso alle società in nome collettivo e in accomandita semplice ed equiparate, alle persone fisiche esercenti attività commerciali e alle persone fisiche, alle società semplici ed equiparate esercenti arti e professioni. Per queste categorie di contribuenti, la deduzione aggiuntiva sarà, in base agli imponibili sopra elencati, rispettivamente, di: 2.500 euro (rispetto agli attuali 2.150), 1.875 euro (ora 1.625), 1.250 euro (ora 1.050), 625 euro (ora 525).

Irap – Esenzione dal 2014
Istituito un Fondo destinato a escludere dal pagamento dell’Irap, a partire dal 2014, le persone fisiche che svolgono attività commerciali, arti e professioni, senza avvalersi di lavoratori dipendenti o assimilati e impiegando, anche mediante locazione, beni strumentali di valore non superiore al limite che sarà determinato da un decreto del ministero dell’Economia e Finanze.

Ivie e Ivafe – Istituzione differita al 2012
Partenza rinviata di un anno per Ivie e Ivafe. Le due imposte gravanti, rispettivamente, sugli immobili situati all’estero e sulle attività finanziarie detenute fuori dello Stato, introdotte dall’articolo 19 del Dl 201/2011 (decreto “salva Italia”), si applicano a decorrere dal 2012, non più dal 2011. Le somme versate per l’anno 2011 sono considerate acconto per il 2012.
Per i due tributi, che interessano esclusivamente le persone fisiche, cambiano anche le modalità di versamento, che non andrà più effettuato in un’unica soluzione in coincidenza con il saldo delle imposte sui redditi riferito all’anno di riferimento, ma seguirà il meccanismo dell’acconto e saldo.
Per l’Ivie, poi, l’applicazione dell’aliquota ridotta allo 0,4% per le abitazioni principali, inizialmente prevista per i soli dipendenti dello Stato, di un ente locale o di un’organizzazione internazionale cui aderisce l’Italia, viene estesa alla generalità dei contribuenti. Inoltre, non concorrono alla formazione del reddito complessivo, oltre agli immobili situati all’estero adibiti ad abitazione principale e alle relative pertinenze, anche quelli, sempre situati all’estero, non locati, qualsiasi sia la loro destinazione.
Per quanto riguarda l’Ivafe, l’imposizione in misura fissa per i conti correnti e i libretti di risparmio (34,20 euro) non viene più limitata a quelli detenuti in Paesi dell’Unione europea o aderenti allo Spazio economico europeo che garantiscono un adeguato scambio di informazioni.

Riscossione – Cartelle pazze, mini-debiti, fermo amministrativo
In presenza di una cartella che si ritiene illegittima (ruolo reso esecutivo oltre i termini ammessi, c’è un provvedimento di sgravio o di sospensione, l’importo è già stato pagato, eccetera), è possibile, entro 90 giorni dalla notifica, presentare al concessionario della riscossione una motivata richiesta di annullamento. In assenza di comunicazioni nei successivi 220 giorni, le somme saranno cancellate di ufficio
Decorsi sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge di stabilità, i debiti iscritti in ruoli resi esecutivi fino al 31 dicembre 1999, di importo non superiore a 2.000 euro (compresi interessi e sanzione), saranno automaticamente cancellati
Per debiti fiscali fino a 1.000 euro, il concessionario, nell’ambito della riscossione coattiva, dovrà inviare un avviso al debitore tramite mediante posta ordinaria. Decorsi 120 giorni, potrà avviare le azioni cautelari ed esecutive.
Tobin tax – Si parte a marzo
Via libera alla tassazione dei trasferimenti di proprietà delle azioni e degli altri strumenti finanziari partecipativi emessi da società residenti in Italia. L’aliquota da applicare al valore della transazione (ovvero sul saldo delle operazioni relative a uno stesso strumento regolate nella stessa giornata da uno stesso soggetto) è stata fissata allo 0,2% (solo per il 2013, allo 0,22%); aliquota dimezzata, se l’operazione avviene in mercati regolamentati (solo per il 2013, invece, 0,12%). Per le operazioni su strumenti derivati, l’imposta si applicherà in misura fissa, con importi diversi in base alla tipologia di strumento e al valore del contratto (con la riduzione di un quinto per le transazioni in mercati regolamentati). Per azioni e altri strumenti finanziari partecipativi, l’applicazione della Tobin tax scatterà dall’1 marzo, per i “derivati” dall’1 luglio.

Bollo – Certificati penali
I certificati penali andranno assoggettati all’imposta di bollo. La disposizione interviene sull’articolo 18 del Testo unico in materia di spese di giustizia (Dpr 115/2002), che prevede la non applicabilità del tributo nel processo penale e nei processi in cui è dovuto il contributo unificato: adesso, con esclusione dei certificati penali.


Fonte: Agenzia Entrate

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Il modello 231 tiene anche in appello.


Confermata l'efficacia esimente del modello organizzativo di una societa` di costruzioni, anche se non sono stati risolti alcuni dubbi relativi all'effettivo rispetto dei requisiti del modello chiesti dalla norma. Una sentenza da valutare correttamente in un'ottica operativa.
Premessa
La seconda sezione penale della Corte d’Appello di Milano ha recentemente confermato la sentenza emessa al termine di un giudizio abbreviato dal GIP del Tribunale di Milano il 17 novembre 2009 sull’efficacia esimente del modello organizzativo e gestionale ex D.Lgs. 231/2001 (di seguito «modello organizzativo » o «modello») della piu` grande societa` di costruzioni italiana (di seguito «la Societa` »), quotata alla Borsa di Milano.
All’origine della vicenda giudiziaria vi sono alcuni fatti verificatisi tra il dicembre 2002 ed il novembre 2003. La Procura di Milano aveva accusato di aggiotaggio, ai sensi dell’art. 2637 c.c., il Presidente del Consiglio di Amministrazione e l’Amministratore Delegato della Societa` per avere diffuso notizie false concretamente idonee a provocare una sensibile alterazione del valore delle azioni e delle obbligazioni emesse da imprese del gruppo facente capo alla Societa`.
Due erano i capi di imputazione: un primo relativo ad alcune comunicazioni al mercato finanziario (di seguito «mercato») non corrispondenti al vero, ed un secondo riguardante l’indicazione, nella relazione trimestrale della Societa` comunicata al mercato, di un indice di bilancio diverso da quello specificato e presentato all’attenzione dei due suddetti esponenti del vertice societario dalla direzione amministrativa aziendale.


Fonte: IPSOA

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Cessione del quinto e pignoramento: limite alle trattenute e precedenza dei creditori.


Domanda
Nel caso di un dipendente cui - dal 01/01/2011, viene effettuata mensilmente trattenuta per cessione 1/5 dello stipendio a seguito di stipula di un finanziamento; - il Tribunale, con ordinanza, stabilisce una trattenuta per pignoramento di un ulteriore quinto con decorrenza 05/2012; - Equitalia emette atto di pignoramento, notificato il 23/11/2012, per tributi-compensi-spese-diritti. Quale è il limite massimo della trattenuta a carico del dipendente e con quale precedenza soddisfare i vari creditori?

Risposta
La legge prevede la possibilità di coesistenza in busta paga della cessione del credito e di pignoramento, ma in ogni caso la riduzione dello stipendio netto non può essere magggiore di 2/5 (due quinti).

Si tenga conto, però, che con il Decreto fiscale 2012 sono stati intrdotti nuovi limiti alla pignorabilità inferiori a quelli fissati dal codice civile, per debiti erariali minori o uguali a 5.000 EUR. In particolare, per i debiti esattoriali:

- fino a 2.000 euro, la quota massima pignorabile è pari a 1/10 (un decimo) dello stipendio o pensione netta;

- compresi tra 2.000 e 5.000 euro, la quota massima pignorabile è pari a 1/7 (un settimo);

- superiori a 5.000 euro, la quota massima pignorabile resta quella prevista dalla legge e cioè 1/5 (un quinto).

Per tutti i debiti di altra natura (verso banche, finanziarie, terzi, etc.) la quota massima pignorabile resta pari a 1/5.

In linea di massima, la precedenza deve essere data al pignoramento.


Fonte: IPSOA

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mercoledì 19 dicembre 2012

Quesito: art 50bis c.4 lettera C.


ho una ditta artigiana che lavora principalmente con l'estero. il mio problema è che uno dei miei principali clienti esteri comunitari mi fa emettere fattura con l'articolo 50 bis comma 4 lettera C in quanto io consegno la merce nel deposito del loro rappresentante fiscale leggero che si trova ancora in territorio nazionale. inoltre utilizzando questo articolo il fatturato generato da questo cliente non mi genera plafond e mi mette in difficoltà nella richiesta di rimborso annuale e trimestrale in quanto, essendo il mio cliente principale, molte volte non raggiungo la quota del 25%...detto ciò credito iva sempre in crescita e liquidità da schifo. fortunatamente quest'anno rientro nei requisiti per il rimborso annuale. ed anche qui altra trafila per avere i miei soldi (fidejiussione a garanzia e mesi e mesi di attesa)

un'altra cosa...la merce viene da me consegnata già suddivisa per i vari paesi europei dove questo mio cliente a negozi di proprietà e da quello che so, ma non ho documenti che lo dimostrano, a parte la merce destinata alla germania, tutto il resto della merce lascia il deposito del rappresentante fiscale in un paio di giorni.
avete qualche soluzione anche solo per fare in modo che venga considerato nel plafond?

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Mancata concessione della Cigs: la gestione delle anticipazioni.


Nel caso di rigetto della domanda di integrazione salariale - per mancanza dei presupposti previsti dalla legge o per aver inoltrato la domanda in ritardo - quali operazioni deve effettuare l'azienda che ha provveduto ad anticipare il trattamento Cigs in busta paga? L'autore propone una serie di esempi con descrizione dettagliata dei calcoli.
Nozione di Cigs
La cassa integrazione guadagni straordinaria (Cigs) e` un ammortizzatore sociale attraverso il quale il lavoratore subordinato, per un determinato periodo di tempo, viene sospeso dal lavoro o lavora ad orario ridotto e percepisce, da parte del datore di lavoro, che la eroga per conto dell’Inps, o dall’Inps direttamente, una particolare indennita` denominata integrazione salariale.
A differenza dell’intervento ordinario (Cigo), che presuppone la ripresa dell’attivita` lavorativa (presupposto da analizzare all’atto della richiesta di intervento) ed e` utilizzato per difficolta` di carattere transitorio, l’intervento straordinario (soprattutto per crisi aziendale) indica una situazione aziendale di incertezza che perdura nel tempo e che potrebbe sfociare anche in una procedura di mobilita` , ai sensi dell’art. 4 della legge n. 223/1991.
Cause integrabili e durata
Costituiscono cause integrabili:
1) la crisi aziendale, fra cui rientra anche l’evento imprevisto;
2) la cessazione, totale o parziale, dell’attivita` ;
3) i processi di ristrutturazione, riorganizzazione o conversione industriale;
4) le procedure concorsuali, compreso l’accordo di ristrutturazione del debito, di cui all’art.182-bis della Legge Fallimentare (lett. min., prot. n. 14/4314 del 2009).


Fonte: IPSOA

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Protocollo d'intesa, quali i riferimenti normativi vigenti?


Domanda
Il Comune intende stipulare con un'Università un Protocollo d'Intesa per lo studio del sistema ipogeo del centro storico. Trattasi di un Protocollo che in questa prima fase non prevede interventi economici da parte dell'Ente, ma si rimanda a eventuali successivi separati accordi tra le parti sulla base di progetti definiti. Si chiede di conoscere se può procedere sulla base dei riferimenti normativi vigenti.

Risposta
Il "Protocollo d'Intesa" è una base di partenza per i successivi affidamenti.
La caratteristica è che con il Protocollo è possibile convenire un termine tra le parti per l'affidamento del servizio, trascorso il quale l'Ente procederà all'esperimento di idonea procedura di gara, garantendo al contraente privato il diritto di prelazione.
E' anche possibile prevedere, al posto dell'esperimento della procedura di gara come sopra descritta, all'affidamento diretto del servizio alla predetta società in conformità alle disposizioni vigenti, fermo restando il perseguimento degli obiettivi e standard qualitativi tra le parti.


Fonte: IPSOA

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Duplicazione della registrazione telematica del contratto di locazione.


La registrazione telematica di un contratto di locazione effettuata per errore in due momenti successivi produce l’annullamento automatico del duplicato?

La registrazione telematica duplicata del medesimo contratto di locazione non produce l’automatico annullamento della prima. Il sistema non consente la possibilità di emettere documenti integrativi/correttivi del contratto precedentemente registrato. Il contribuente, dimostrando che il contratto registrato per errore la seconda volta è identico a quello precedentemente registrato, ha, tuttavia, diritto al rimborso dell’imposta versata per la parte che eccede i 67 euro, cioè l’imposta minima che è dovuta comunque, in quanto al contratto duplicato è stato attribuito un numero di registrazione che non si può, in nessun caso, rimuovere o revocare.


Fonte: Agenzia Entrate

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Procedimenti penali contestuali, non si applica il “ne bis in idem”.


La presenza, presso due distinti uffici giudiziari, di procedimenti per “emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti” non determina l’applicazione del principio del ne bis in idem previsto dall’articolo 649 del codice di procedura penale, anche se i diversi documenti contabili sono stati emessi nello stesso periodo d’imposta.
Ad affermarlo, la Corte di cassazione, con la sentenza n. 47237 del 6 dicembre.

La fattispecie esaminata dai giudici di legittimità della terza sezione penale riguarda un’ipotesi di contestuale pendenza di procedimenti penali aventi ad oggetto il medesimo reato innanzi a giudici appartenenti a differenti sedi giudiziarie.
L’ipotesi delittuosa imputata al contribuente è quella di “emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti”.

Ai sensi dell’articolo 8 del Dlgs 74/2000, “È punito con la reclusione da un anno e sei mesi a sei anni chiunque, al fine di consentire a terzi l’evasione delle imposte sui redditi o sul valore aggiunto,emette o rilascia fatture o altri documenti per operazioni inesistenti. Ai fini dell’applicazione della disposizione prevista dal comma 1, l’emissione o il rilascio di più fatture o documenti per operazioni inesistenti nel corso del medesimo periodo di imposta si considera come un solo reato”.
La prevalente giurisprudenza si era espressa sulla precedente disciplina del reato di cui all’articolo 4, n. 5, della legge n. 516/1982. In particolare, si affermava che la consumazione del reato avvenisse “appena la fattura falsa è emessa o utilizzata e se le fatture sono più d’una, i reati sono molteplici, anche se unificabili nel vincolo della continuazione” (sul punto, la Cassazione 10207/1997, in motivazione precisava che la tesi contraria, secondo cui il reato è unico per tutte le fatture emesse nello stesso periodo d’imposta, sarebbe sostenibile soltanto se la frode fiscale fosse un reato di evento a dolo generico, integrato solo con il conseguimento del risultato tributario - evasione o indebito rimborso).

Nel caso in commento, i giudici del merito accertavano la sussistenza della responsabilità penale in capo all’imputato sulla base delle seguenti circostanze fattuali:
l’impresa dell’imputato era da tempo inattiva e non aveva dipendenti e attrezzature necessarie per effettuare i lavori indicati nelle fatture medesime
dall’esame dei conti correnti della società che aveva ricevuto la fattura non risultava effettuato alcun pagamento di detti lavori a favore dell’emittente
non risultava da alcun elemento che le fatture in questione potessero essere state emesse da altri all’insaputa e senza il consenso dell’imputato.
I giudici di legittimità dichiarano l’inapplicabilità del ne bis in idem, rinviando alle regole disciplinanti “i conflitti positivi di competenza” per la risoluzione di situazioni di duplicazione del processo innanzi a giudici di diverse sedi giudiziarie.
In particolare, la Cassazione afferma che “non può essere promossa l’azione penale per un fatto e contro una persona per la quale già sia pendente (anche se in fase o grado diversi) nella stessa sede giudiziaria e su iniziativa del medesimo ufficio del P.M., di talché nel procedimento eventualmente duplicato dev’essere disposta l’archiviazione oppure, se l’azione sia stata esercitata, dev’essere rilevata con sentenza la relativa causa d’improcedibilità. La non procedibilità consegue alla preclusione determinata dalla consumazione del potere già esercitato dai P.M., ma riguarda sole le situazioni di litispendenza relative a procedimenti pendenti avanti a giudici egualmente competenti e non produttive di una stasi del rapporto processuale, come tali non regolate dalle disposizioni sui conflitti positivi di competenza, che restano invece applicabili alle ipotesi di duplicazione del processo innanzi a giudici di diverse sedi giudiziarie, uno dei quali è incompetente (cfr. Cass. Sez. un., 28 giugno 2005, n. 34655; Cass., 21 maggio 2008, n. 25640; Cass., 10 aprile 2008, n. 17789)”.

In conclusione, giova ricordare che la giurisprudenza ha da tempo affermato (Cassazione 181325/1989, 179854/1988, 172390/1986), nel caso di procedimenti pendenti in fasi diverse contro lo stesso imputato per lo stesso fatto-reato, che la competenza spetta al giudice del procedimento che si trova nella fase più avanzata e che l’unificazione deve essere realizzata con l’applicazione del criterio della progressione attraverso l’assorbimento di un procedimento nell’altro. Peraltro, la sfera di operatività della disciplina dei conflitti di competenza è stata estesa a tal punto da includervi anche la concorrenza di procedimenti non riconducibili nella categoria della litispendenza, ma in quella della continenza, qualificata dalla circostanza che le “cose giudicate” sono identiche soltanto parzialmente, in quanto l’una è più ampia e comprende interamente l’altra, dovendo, in tale situazione, i procedimenti concentrarsi dinanzi al giudice investito della cognizione più estesa (Cassazione 208240/1997 e 182551/1989).


Fonte: Agenzia Entrate

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Tares rinviata ad aprile.


Prima ancora della sua entrata in vigore, prevista per gennaio 2013, la Tares, la nuova tassa sui rifiuti, subisce già modifiche. In Commissione Bilancio del Senato, infatti, dove ieri è stato dato l’ok al testo del Disegno di Legge di Stabilità 2013, è stato approvato un emendamento che rinvia la Tares ad aprile e consente ai Comuni di variare le scadenze ed il numero delle rate di versamento del tributo rispetto alle quattro annuali previste. Viene, inoltre, prevista fin da subito, e non più da gennaio 2014, la possibilità versare la Tares in unica soluzione a giugno.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Autoveicoli di trasporto, quale l'aliquota di ammortamento?


Domanda
In seguito all'acquisto di alcuni mezzi dotati di ruote necessari per la movimentazione e lo spostamento di merce all'interno del magazzino si chiede la corretta aliquota di ammortamento civile/fiscale. Infatti nel dm 31.12.1988 nella sezione "Altre attività non precedentemente specificate", sotto la voce 2-Altre attività, i "mezzi di trasporto di trasporto interno" paiono ammortizzabili sia al 7,5 % (Impianti e mezzi di sollevamento carico e scarico, pesatura ecc.) che alternativamente al 20% (autoveicoli, da trasporto- autoveicoli in genere, carrelli elevatori, mezzi di trasporto interno...ecc).

Risposta
Analizzando il Dm 31.12.1988, come correttamente illustrato dall'istante, risulta che tali beni ("mezzi di trasporto interno") sono presenti sia nella categoria "impianti e mezzi di sollevamento carico e scarico, pesatura ecc" con aliquota al 7,5% che nella categoria "Autoveicoli da trasporto (autoveicoli pesanti in genere, carrelli elevatori, mezzi di trasporto interno, ecc)" con aliquota al 20%.

Al fine di individuare una corretta classificazione di tali beni si segnala che:

- la Circolare n 13 del 23.02.1994 al paragrafo 14 individua come mezzo di trasporto, in quanto destinato al trasporto di persone o cose i veicoli con motore di cilindrata superiore a 48 cc o potenza > di 7,2 kw;

- la Risoluzione 187/E del 20 luglio 2009 classifica e considera i carrelli elevatori a forcale come mezzi di trasporto.

La categoria "impianti e mezzi di sollevamento", così come descritta nel DM 31.12.1988 nella sezione "Altre attività non precedentemente specificate", sotto la voce 2-Altre attività, accoglie i beni immobilizzati destinati a far parte di un impianto produttivo. A titolo esemplificativo vanno inseriti in tale categoria di cespiti i mezzi utilizzati per il sollevamento di marmo, o altro materiale che sono installati su un fabbricato o su una superficie.

Mentre la categoria "Autoveicoli da trasporto (autoveicoli pesanti in genere, carrelli elevatori, mezzi di trasporto interno, ecc)", così come descritta nel DM 31.12.1988 nella sezione "Altre attività non precedentemente specificate", sotto la voce 2-Altre attività, accoglie tutti quei mezzi di trasporto che hanno piena libertà di movimento e non sono vincolati ad una struttura.

Pertanto alla luce di quanto esposto pare corretto che tali beni siano classificati nella categoria "Autoveicoli da trasporto", scontando la relativa aliquota di ammortamento del 20%.


Fonte: IPSOA

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L'imposta sulle attività detenute all'estero si adegua ai principi comunitari.


Il disegno di legge stabilità 2013 modifica significativamente la disciplina dell'imposta patrimoniale sulle attività, immobili e prodotti finanziari, detenute all'estero, soprattutto in relazione alla decorrenza della stessa. Gli interventi del legislatore derivano essenzialmente dalla necessità di rendere conforme la normativa interna ai principi comunitari. Si tratta di modifiche che, in linea generale, determinano effetti positivi per i contribuenti.
Nel corso dell’esame in Commissione alla Camera del disegno di legge di stabilità 2013, sono stati approvati alcuni emendamenti presentati dai relatori volti a introdurre significative modifiche alla disciplina delle imposte sul valore degli immobili situati all’estero (IVIE) e sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero (IVAFE), istituite, rispettivamente, dai commi 13 e 18 dell’art. 19 del D.L. 6 dicembre 2011, n. 201.
L’intervento del legislatore è chiaramente volto a evitare censure da parte degli organi comunitari, attesa l’apertura da parte dei servizi della Commissione europea di un progetto pilota  avente ad oggetto alcuni profili discriminatori, rispetto alla normativa domestica, di tali imposte. Al fine di contestualizzare l’intervento, giova ricordare che la ratio sottesa all’introduzione dell’IVIE e dell’IVAFE era riconducibile a motivi di equità al fine di tassare il possesso di immobili e di attività finanziarie a prescindere dal luogo di detenzione. Nel senso che gli immobili posseduti in Italia sono assoggettati a IMU e sarebbe stato discriminatorio non tassare quelli detenuti all’estero, così come le attività finanziarie detenute in Italia sono assoggettate alla nuova imposta di bollo di cui all’art. 13 della Tariffa, Parte I, allegata al D.P.R. n. 642/1972 e sarebbe risultato discriminatorio non tassare anche quelle detenute all’estero. Tuttavia, la disciplina presentava alcune distonie atte, appunto, a minare tale «equità» di imposizione.
In estrema sintesi, si ricorda che l’IVIE è un’imposta sul valore degli immobili situati all’estero e detenuti da persone fisiche residenti in Italia a titolo di proprietà o altro diritto reale, dovuta nella misura dello 0,76% del valore dell’immobile, e l’IVAFE è un’imposta sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero dalle persone fisiche residenti in Italia nella misura dell’1 per mille per il 2011 e 2012 e dell’1,5 per mille a decorrere dal 2013 del valore delle attività finanziarie.
Le modifiche che si intendono introdurre riguardano i seguenti aspetti della disciplina delle imposte:
a) posticipo della decorrenza al 2012 e modifica delle modalità di versamento dell’IVIE e dell’IVAFE;
b) riconoscimento dell’effetto sostitutivo dell’IVIE rispetto all’IRPEF per gli immobili non locati;
c) estensione dell’applicazione dell’aliquota ridotta IVIE a tutti gli immobili situati all’estero adibiti ad abitazione principale;
d) applicazione dell’IVAFE in misura fissa anche sui rapporti di conto corrente intrattenuti in Paesi extra-UE.


Fonte: IPSOA

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martedì 18 dicembre 2012

Quesito: tasse per vendita proprietà di srl offshore whitelist.

Ho delle proprietà in una srl offshore whitelist e voglio venderne una . Come viene tassata la somma quando entra in Italia ;so della plusvalenza ma il capitale ?

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Autoveicoli di trasporto, quale l'aliquota di ammortamento?


Domanda
In seguito all'acquisto di alcuni mezzi dotati di ruote necessari per la movimentazione e lo spostamento di merce all'interno del magazzino si chiede la corretta aliquota di ammortamento civile/fiscale. Infatti nel dm 31.12.1988 nella sezione "Altre attività non precedentemente specificate", sotto la voce 2-Altre attività, i "mezzi di trasporto di trasporto interno" paiono ammortizzabili sia al 7,5 % (Impianti e mezzi di sollevamento carico e scarico, pesatura ecc.) che alternativamente al 20% (autoveicoli, da trasporto- autoveicoli in genere, carrelli elevatori, mezzi di trasporto interno...ecc).

Risposta
Analizzando il Dm 31.12.1988, come correttamente illustrato dall'istante, risulta che tali beni ("mezzi di trasporto interno") sono presenti sia nella categoria "impianti e mezzi di sollevamento carico e scarico, pesatura ecc" con aliquota al 7,5% che nella categoria "Autoveicoli da trasporto (autoveicoli pesanti in genere, carrelli elevatori, mezzi di trasporto interno, ecc)" con aliquota al 20%.

Al fine di individuare una corretta classificazione di tali beni si segnala che:

- la Circolare n 13 del 23.02.1994 al paragrafo 14 individua come mezzo di trasporto, in quanto destinato al trasporto di persone o cose i veicoli con motore di cilindrata superiore a 48 cc o potenza > di 7,2 kw;

- la Risoluzione 187/E del 20 luglio 2009 classifica e considera i carrelli elevatori a forcale come mezzi di trasporto.

La categoria "impianti e mezzi di sollevamento", così come descritta nel DM 31.12.1988 nella sezione "Altre attività non precedentemente specificate", sotto la voce 2-Altre attività, accoglie i beni immobilizzati destinati a far parte di un impianto produttivo. A titolo esemplificativo vanno inseriti in tale categoria di cespiti i mezzi utilizzati per il sollevamento di marmo, o altro materiale che sono installati su un fabbricato o su una superficie.

Mentre la categoria "Autoveicoli da trasporto (autoveicoli pesanti in genere, carrelli elevatori, mezzi di trasporto interno, ecc)", così come descritta nel DM 31.12.1988 nella sezione "Altre attività non precedentemente specificate", sotto la voce 2-Altre attività, accoglie tutti quei mezzi di trasporto che hanno piena libertà di movimento e non sono vincolati ad una struttura.

Pertanto alla luce di quanto esposto pare corretto che tali beni siano classificati nella categoria "Autoveicoli da trasporto", scontando la relativa aliquota di ammortamento del 20%.


Fonte: IPSOA

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L'imposta sulle attività detenute all'estero si adegua ai principi comunitari.


Il disegno di legge stabilità 2013 modifica significativamente la disciplina dell'imposta patrimoniale sulle attività, immobili e prodotti finanziari, detenute all'estero, soprattutto in relazione alla decorrenza della stessa. Gli interventi del legislatore derivano essenzialmente dalla necessità di rendere conforme la normativa interna ai principi comunitari. Si tratta di modifiche che, in linea generale, determinano effetti positivi per i contribuenti.
Nel corso dell’esame in Commissione alla Camera del disegno di legge di stabilità 2013, sono stati approvati alcuni emendamenti presentati dai relatori volti a introdurre significative modifiche alla disciplina delle imposte sul valore degli immobili situati all’estero (IVIE) e sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero (IVAFE), istituite, rispettivamente, dai commi 13 e 18 dell’art. 19 del D.L. 6 dicembre 2011, n. 201.
L’intervento del legislatore è chiaramente volto a evitare censure da parte degli organi comunitari, attesa l’apertura da parte dei servizi della Commissione europea di un progetto pilota  avente ad oggetto alcuni profili discriminatori, rispetto alla normativa domestica, di tali imposte. Al fine di contestualizzare l’intervento, giova ricordare che la ratio sottesa all’introduzione dell’IVIE e dell’IVAFE era riconducibile a motivi di equità al fine di tassare il possesso di immobili e di attività finanziarie a prescindere dal luogo di detenzione. Nel senso che gli immobili posseduti in Italia sono assoggettati a IMU e sarebbe stato discriminatorio non tassare quelli detenuti all’estero, così come le attività finanziarie detenute in Italia sono assoggettate alla nuova imposta di bollo di cui all’art. 13 della Tariffa, Parte I, allegata al D.P.R. n. 642/1972 e sarebbe risultato discriminatorio non tassare anche quelle detenute all’estero. Tuttavia, la disciplina presentava alcune distonie atte, appunto, a minare tale «equità» di imposizione.
In estrema sintesi, si ricorda che l’IVIE è un’imposta sul valore degli immobili situati all’estero e detenuti da persone fisiche residenti in Italia a titolo di proprietà o altro diritto reale, dovuta nella misura dello 0,76% del valore dell’immobile, e l’IVAFE è un’imposta sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero dalle persone fisiche residenti in Italia nella misura dell’1 per mille per il 2011 e 2012 e dell’1,5 per mille a decorrere dal 2013 del valore delle attività finanziarie.
Le modifiche che si intendono introdurre riguardano i seguenti aspetti della disciplina delle imposte:
a) posticipo della decorrenza al 2012 e modifica delle modalità di versamento dell’IVIE e dell’IVAFE;
b) riconoscimento dell’effetto sostitutivo dell’IVIE rispetto all’IRPEF per gli immobili non locati;
c) estensione dell’applicazione dell’aliquota ridotta IVIE a tutti gli immobili situati all’estero adibiti ad abitazione principale;
d) applicazione dell’IVAFE in misura fissa anche sui rapporti di conto corrente intrattenuti in Paesi extra-UE.


Fonte: IPSOA

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Irap 2013, on line il primo esemplare.


Anche la bozza del modello Irap 2013 fa il suo debutto in Rete. Disponibile da oggi sul sito dell’Agenzia delle Entrate il “prototipo” della dichiarazione, con relative istruzioni, riguardante l’imposta regionale sulle attività produttive che i contribuenti potranno utilizzare dal prossimo anno. Si aggiunge alle bozze dei modelli dichiarativi già on line che consentono a cittadini e imprese di “familiarizzare” con le novità normative introdotte nel corso del 2012.

Maggiori deduzioni per assunzioni di lavoratrici e under 35
Spazio a giovani e donne nel mondo del lavoro, questo in sintesi il contenuto dell’articolo 2, comma 2, del decreto “salva Italia”, che ha previsto un incremento, per il 2012, da 4.600 a 10.600 euro delle deduzioni Irap per le imprese che li assumono a tempo indeterminato.
Lo sconto è incrementato da 9.200 a 15.200 euro se le assunzioni avvengono in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.
L’incremento della deduzione riguarda tutti i soggetti passivi Irap, ad esclusione delle Amministrazioni pubbliche e delle imprese che operano in concessione o a tariffa nei settori dell’energia, dell’acqua, dei trasporti, delle infrastrutture, delle poste, delle comunicazioni, della raccolta e depurazione delle acque di scarico e della raccolta e smaltimento dei rifiuti.

Credito d’imposta per le nuove infrastrutture
Nel modello Irap 2013 è previsto uno spazio ad hoc per il credito d’imposta introdotto dall’articolo 33 del Dl 179/2012 (“Sviluppo 2”) per incentivare la realizzazione di nuove infrastrutture di importo superiore a 500 milioni di euro, utilizzando contratti di partenariato pubblico e privato, per i quali i progetti definitivi siano approvati entro il 31 dicembre 2015 e per i quali non siano previsti contributi pubblici a fondo perduto. A ciascun progetto sarà riconosciuto un credito d’imposta pari alla misura necessaria al raggiungimento dell’equilibrio del piano economico finanziario e, comunque, entro il limite massimo del 50% del costo dell’investimento.

Quadro IR: nuovi campi per detrazioni regionali
Ancora una novità da segnalare nel modello Irap 2013. Nel quadro IR, utilizzabile per la ripartizione regionale della base imponibile e dell’imposta, sono stati introdotti nuovi campi in cui vanno riportate le detrazioni Irap disposte da leggi regionali.

Quadro IS: in evidenza crediti da operazioni straordinarie
Il modello di quest’anno si “adegua” alla gestione dei crediti Irap ricevuti in seguito a operazioni straordinarie, quali ad esempio i crediti maturati dalla società fusa o incorporata e trasferiti alla società risultante dall’operazione straordinaria. I crediti andranno messi in evidenza in una apposita sezione del quadro IS per poi confluire nel quadro IR relativo all’eccedenza Irap risultante dalla precedente dichiarazione.


Fonte: Agenzia Entrate

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Indennizzo per inabilità al lavoro.


L’indennità per inabilità temporanea assoluta al lavoro è soggetta a Irpef?

Ai sensi dell’articolo 6, comma 2, del Tuir, i proventi conseguiti in sostituzione di redditi, anche per effetto di cessione dei relativi crediti, e le indennità conseguite, anche in forma assicurativa, a titolo di risarcimento di danni consistenti nella perdita di redditi, esclusi quelli dipendenti da invalidità permanente o da morte, costituiscono redditi della stessa categoria di quelli sostituiti o perduti. Gli interessi moratori e gli interessi per dilazione di pagamento costituiscono redditi della stessa categoria di quelli da cui derivano i crediti su cui tali interessi sono maturati.
L’indennità di inabilità temporanea assoluta concorre alla formazione del reddito complessivo del percipiente e, pertanto, è da assoggettare all’imposta sul reddito delle persone fisiche.


Fonte: Agenzia Entrate

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Mancata deduzione dell’Irap.


Approvato, con provvedimento 17 dicembre 2012 del direttore dell’Agenzia delle Entrate, il modello, con relative istruzioni e specifiche tecniche, con cui sarà possibile richiedere il rimborso delle maggiori imposte sui redditi (Irpef o Ires) versate per effetto della mancata deduzione dell’Irap relativa alle spese per il personale dipendente e assimilato (articolo 2 del decreto legge n. 201/2011).

Legittimati a presentare la domanda sono i soggetti che determinano la base imponibile dell’imposta regionale sulle attività produttive in base agli articoli 5, 5-bis, 6, 7 e 8 del Dlgs n. 446/1997 (“decreto Irap”): le società di capitali e gli enti commerciali, le società di persone e le imprese individuali, le banche e gli altri enti e società finanziari, le imprese di assicurazione, le persone fisiche, le società semplici e quelle ad esse equiparate esercenti arti e professioni.
Possono, inoltre, presentare l’istanza di rimborso coloro che determinano la base imponibile Irap secondo la disciplina prevista per le imprese commerciali per opzione (imprenditori agricoli e pubbliche amministrazioni per l’attività commerciale eventualmente esercitata) o per regime naturale (enti privati non commerciali con riferimento esclusivamente all’attività commerciale esercitata).

Le domande di rimborso devono essere presentate all’Agenzia delle Entrate esclusivamente per via telematica, secondo i tempi dettati dall’articolo 38 del Dpr n. 602/1973 e dal provvedimento di oggi. In generale, dunque, l’istanza va prodotta entro 48 mesi dalla data del versamento, tenendo presente che, per gli acconti, il termine decorre dal momento del saldo.
Fa eccezione il caso in cui il termine quadriennale indicato dalla normativa e ancora pendente al 28 dicembre 2011 (data di entrata in vigore della legge n. 214/2011, che ha convertito il Dl n. 201) ricada nei 60 giorni dall’attivazione della procedura telematica che consente l’invio della richiesta di rimborso: in questa ipotesi, l’istanza va presentata proprio entro i 60 giorni dalla data di attivazione della procedura.
Inoltre, per evitare potenziali difficoltà tecniche di gestione a seguito dell’eventuale concentrazione degli invii nelle prime ore della data di avvio della procedura, l’Agenzia ha predisposto un piano di invio, in base al quale la trasmissione delle istanze sarà scaglionata con tempi diversi a seconda dell’area geografica in cui il soggetto ha il domicilio fiscale, come previsto dal programma allegato.


Fonte: Agenzia Entrate

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lunedì 17 dicembre 2012

Riscatto degli anni di laurea.


La deduzione dal reddito dei contributi pagati per il riscatto degli anni di laurea spetta anche se non si è iscritti ad alcuna forma di previdenza obbligatoria?

L’articolo 10, comma 1, lettera e), del Tuir, prevede la deducibilità dal reddito dei contributi versati facoltativamente alla gestione della forma pensionistica obbligatoria di appartenenza. Tra i contributi in questione rientrano quelli versati facoltativamente per il riscatto degli anni di università. L’Agenzia delle Entrate, con risoluzione n. 298/2002, ha precisato che sono deducibili anche i contributi versati ai fini della buonuscita.
La facoltà di riscatto può essere esercitata anche da chi non ha mai lavorato e non è iscritto ad alcuna forma di previdenza obbligatoria. In tale ipotesi, se il laureato è fiscalmente a carico di un altro soggetto, a quest’ultimo, in base all’articolo 1, comma 77, della legge n. 247/2007, spetta la detrazione pari al 19% dell’importo pagato.


Fonte: Agenzia Entrate

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Antieconomicità: arcano per il Fisco.


La circostanza che un’impresa commerciale dichiari per più anni di seguito rilevanti perdite, nonché un'ampia divaricazione tra costi e ricavi, costituisce una condotta commerciale anomala, sufficiente a giustificare da parte dell'erario una rettifica della dichiarazione, ai sensi del D.P.R. n. 600, articolo 39, a meno che il contribuente non dimostri concretamente l'effettiva sussistenza delle perdite dichiarate. In tali casi è consentito all'Ufficio dubitare della veridicità delle operazioni dichiarate e desumere, sulla base di presunzioni semplici, maggiori ricavi o minori costi, con conseguente spostamento dell'onere della prova a carico del contribuente (Cassazione 6337/02, 1711/07, 26130/07). Infatti, ricorre l'ipotesi di "contabilità inattendibile per comportamenti economicamente ingiustificati" ogniqualvolta si rilevino esiti antieconomici (Cassazione 26635/08), non ragionevoli (Cassazione 23635/08) e contrari ai canoni imprenditoriali (Cassazione 18875/07).

Sentenza n. 21810 del 5 dicembre 2012 (udienza 29 ottobre 2012)
Cassazione civile, sezione V - Pres. Virgilio Biagio - Est. Cirillo Ettore
Accertamento – Condotta commerciale c.d. anomala – Gravi incongruenze tra il risultato d’esercizio e l’analisi della contabilità – Onere della prova contraria a carico del contribuente

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Errori sul versamento dell’Imu.


Comune identificato – normativa alla mano - come interlocutore unico del contribuente e procedure disegnate per agevolare al massimo il cammino di quanti, sulla strada dell’Imu, sono inciampati in errori di vario tipo. E’ il succo della risoluzione n. 2/DF, con la quale il dipartimento delle Finanze è intervenuto a chiarire alcuni dubbi, relativi ai rimborsi e ai conguagli di somme versate all’ente locale o allo Stato.

Versamento allo Stato e al Comune di importi non dovuti…
Cosa accade se a giugno è stata versata allo Stato una somma che poi si rivela non dovuta? A chi chiedere il rimborso? Come anticipato, l’Imu è un tributo comunale ed è, di conseguenza, alle porte del Municipio che bisogna bussare.
Il caso riportato nella risoluzione è quello di un anziano che, avendo trasferito la residenza in una casa di riposo, aveva, per l’acconto, considerato il suo immobile “seconda” abitazione, per poi “scoprire” che il proprio Comune, successivamente, aveva assimilato lo stesso all’abitazione principale, elevando la detrazione fino ad annullare l’imposta. Risultato: a giugno era stata versata una somma, divisa fra Stato e Comune, interamente non dovuta. Soluzione: “... alla luce di quanto affermato … e cioè che l’Imu resta un tributo comunale, e nell’ottica della semplificazione degli adempimenti … si precisa che il contribuente, al fine di ottenere il rimborso, deve presentare un’unica istanza all’ente locale, il quale verifica il fondamento della richiesta”.

Una situazione, quella dell’esempio precedente, sulla cui traccia bisogna muoversi anche quando la ripartizione è da correggere. Che il conto totale sia a credito o a debito.

Pensiamo a un versamento in acconto di 380 euro, suddiviso fra Stato e Comune, a fronte di un tributo annuo totale, calcolabile a delibere consiliari adottate, di 300 euro, tutti di pertinenza dell’ente locale: il contribuente avrebbe un credito totale di 80 euro, ma al Comune ne spetterebbero ancora 110. Anche in tale ipotesi, oltre a non dover effettuare alcun versamento, l’unico destinatario dell’istanza sarà il Comune. Istanza con cui si chiederà il rimborso degli 80 euro, differenza fra i 190 versati in più allo Stato e dei 110 dovuti all’ente locale stesso.

E se invece, nella stessa situazione di prima (acconto di 380, ripartito metà allo Stato e metà al Comune, Imu dell’anno tutta di quest’ultimo) il tributo totale fosse risultato pari a 400 euro? Stessa logica: il contribuente paga 20 euro all’ente locale (non 210), informandolo che il saldo è stato versato tenendo conto della somma erroneamente attribuita a giugno allo Stato.

…e altri rimedi
La risoluzione 2/DF si sofferma anche su altre tipologie di correzioni da effettuare. Va rimarcata, in particolare, quella legata all’errata indicazione del codice tributo. Niente di nuovo, la regola aurea resta la stessa: l’Imu è un tributo comunale. Ergo, la correzione non va richiesta all’Agenzia delle Entrate.


Fonte: Agenzia Entrate

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UNICO ENC 2013, approvate bozza e istruzioni.

L’Agenzia delle Entrate, oltre a pubblicare la bozza del modello 730/2013, ha anche diffuso la bozza del modello UNICO Enti Non Commerciali 2013. Il quadro “RB” accoglie l’Imu dovuta in acconto e a saldo per l’anno 2012. Vengono, inoltre, aggiornate le istruzioni per recepire le modifiche alla disciplina sulla tassazione degli immobili di interesse storico o artistico degli enti non commerciali. Tra le novità, vi è poi la possibilità, per chi non presenta la dichiarazione in via autonoma, di chiedere il rimborso dell’Iva a credito direttamente con il quadro “RX” del modello, che accoglie la nuova sezione III denominata “Determinazione dell’Iva da versare o del credito d’imposta”.

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Co.co.pro., una circolare ministeriale individua una “black list”.


Il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali ha pubblicato, l’11 dicembre scorso, la Circolare n. 29/2012, contenente chiarimenti sui contratti di collaborazione a progetto a seguito della Riforma del Lavoro Fornero (Legge n. 92/2012). In particolare, il documento di prassi contiene l’indicazione di una sorta di “black list” dei co.co.pro., cioè una lista di funzioni che, per la loro particolarità, non potranno mai essere svolti sotto forma di collaborazione a progetto (es: segretari, commessi alla vendite, muratori e operai edili, autisti, baristi, magazzinieri). Le attività ivi indicate sono solo a titolo esemplificativo, non esaustivo. Viene ribadita, inoltre, la necessaria presenza dell’elemento progettuale, che non deve coincidere con l’oggetto sociale del committente. L’attività, inoltre, non deve essere né esecutiva, né ripetitiva.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Processo amministrativo, il secondo correttivo al codice.


Il secondo correttivo al Codice del processo amministrativo ha introdotto modificazioni limitate al testo precedente, in qualche caso, però, significative. L'innovazione piu` rilevante attiene al regime della competenza, per quanto concerne l'impugnazione degli atti presupposti e per quanto concerne la modalita` con la quale la questione di competenza puo` essere sollevata. Altre modificazioni riguardano il contenuto del ricorso, la cosiddetta condanna pubblicistica, la contestazione anticipata dei provvedimenti relativi all'ammissione delle liste nel giudizio elettorale e la riassunzione a seguito dell'annullamento con rinvio pronunziato dal giudice di secondo grado. E' stata, infine, introdotta la firma digitale. Si tratta, nella sostanza, di un affinamento della disciplina previgente, che dimostra come il Codice del processo amministrativo sia stato favorevolmente recepito.
Considerazioni introduttive
Con il D.Lgs. 14 settembre 2012, n. 160 e` stato approvato il cosiddetto secondo correttivo al Codice del processo amministrativo, che contiene un numero tutto sommato ridotto di correzioni ed integrazioni al Codice gia` vigente.
Come gia` avvenuto in sede di approvazione del Codice e in sede di approvazione del primo correttivo anche in questo caso il testo definitivamente approvato dal Consiglio dei Ministri ed emanato dal Presidente della Repubblica e` piu` ‘‘leggero’’ del testo proposto dall’apposita Commissione: in particolare, la Commissione aveva proposto di modificare il regime dell’azione risarcitoria a tutela di interessi legittimi, ampliando ad un anno il termine di prescrizione ma escludendo la possibilita` di esperire l’azione autonomamente dopo il passaggio in giudicato della sentenza resa sull’azione di annullamento.
Questa innovazione non e` stata introdotta e, per il vero, e` difficile criticare l’atteggiamento dell’esecutivo poiche´, in una materia cosı` delicata, e` probabilmente opportuno non introdurre troppo spesso delle variazioni (anche se, come e` noto, sul sistema vigente pende una questione di legittimita` costituzionale promossa dal TAR Sicilia).
Come gia` e` avvenuto nel primo correttivo, le modificazioni introdotte sono, in qualche caso, meramente di drafting o di pulizia formale, in qualche altro caso sono di rilievo sostanziale. L’attenzione dovra` essere portata, evidentemente, su queste seconde.


Fonte: IPSOA

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Contratto di locazione finanziaria in conto economico.


Domanda
Per la mia società mi accingo a stipulare un leasing per l'acquisto di un auto da assegnare ad un socio. In merito alle ultime modifiche apportate alla normativa vorrei capire come varierà la tassazione di tale costo, con particolare riferimento alla durata del contratto.

Risposta
In materia si registrano più interventi normativi volti a modificare il trattamento fiscale dei costi correlati alle auto (art. 164, D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 - T.u.i.r.), da una parte, e la deducibilità dei canoni di leasing nell'ambito di determinazione del reddito d'impresa (art. 102 T.u.i.r.) e del reddito di lavoro autonomo derivante dall'esercizio di arti e professioni (art. 54 T.u.i.r.). dall'altra.

Per comprendere come evolverà il trattamento fiscale dello specifico caso di acquisto di un autoveicolo tramite contratto di locazione finanziaria sarà quindi necessario verificare il coordinamento tra la normativa che ha introdotto le modifiche al trattamento fiscale dei costi degli autoveicoli, ossia la legge 28 giugno 2012, n. 92, introdotta nell'ambito della riforma del mercato del lavoro; per le modifiche apportate invece alla deducibilità dei costi dei canoni di leasing si deve fare riferimento all'art. 4-ter, D.l. 2 marzo 2012, n. 16, convertito con modificazioni dalla L. 26 aprile 2012, n. 447.

Ai sensi dell'art. 164, D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 i costi correlati alle autovetture non utilizzate come bene strumentale nell'attività propria dell'impresa è riconosciuto nella misura del 27,5% dei costi sostenuti. La citata disposizione è quindi intervenuta sulla percentuale di deducibilità riconosciuta sui costi relativi ai veicoli di imprese e professionisti, riducendola dal 40% al 27,5%. Detta riduzione entrerà in vigore a decorrere dal periodo d'imposta successivo a quello in corso al 18 luglio 2012, data di entrata in vigore della legge; si tratta, quindi, del 2013 per i soggetti solari.

Dalla nuova formulazione dell'art. 102 del T.u.i.r., invece, si rileva che per i contratti di locazione finanziaria stipulati a decorrere dal 29 aprile 2012, l'impresa utilizzatrice che imputa a conto economico i canoni di locazione finanziaria, a prescindere dalla durata contrattuale prevista, per i beni di cui all'art. 164, comma 1, lettera b), può dedurne il costo per un periodo non inferiore al periodo di ammortamento corrispondente al coefficiente stabilito con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze pubblicato nella Gazzetta Ufficiale. In altre parole, laddove il contratto abbia una durata inferiore a quella prevista per l'ammortamento del bene, il contribuente non è più "punito" con l'indeducibilità totale dei canoni di leasing come nella precedente formulazione dell'articolo di legge in questione, ma è chiamato a rettificare il costo che partecipa alla determinazione del risultato fiscale mediante una variazione in aumento del costo riconosciuto. Si crea pertanto una sorta di "doppio binario" necessaria per la determinazione del costo fiscalmente riconosciuto, limitatamente al caso in cui il contratto di locazione finanziaria abbia una durata inferiore a quella prevista dal coefficiente gabellare proprio del bene oggetto della locazione. Si renderà quindi necessario intervenire in sede di dichiarazione attraverso corrispondenti variazioni in aumento del reddito.


Fonte: IPSOA

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venerdì 14 dicembre 2012

Quesito: amministratore unico.


un caro amico mi ha proposto di fare una società srl nel settore industria e di essere io l'amministratore unico.
Attualmente faccio l'agente ma da 2 anni non guadagno più nulla, oltretutto sono debitore con esatri e non ho potuto pagare
Secondo voi esiste la possibilità di fare l'amministratore senza creare problemi al mio futuro socio.

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È il canone pattuito nel contratto a determinare l’imposta di registro.


In materia di imposta di registro dovuta per un contratto di locazione di un immobile non urbano, la base imponibile è costituita dal corrispettivo (canone) pattuito per l’intera durata del contratto (articolo 17, Dpr 131/1986), anche se le parti abbiano disposto di modulare il pagamento di una parte del canone sulla base del verificarsi o meno dell’evento dedotto nella condizione risolutiva apposta al contratto.
Lo ha stabilito la Cassazione con la sentenza n. 21792 del 5 dicembre.

I fatti
Il 30 marzo 2000 due società hanno stipulato un contratto di locazione decennale (fino al 30 marzo 2010), concernente un terreno da adibire a discarica. All’atto è stata apposta la condizione risolutiva del “mancato rilascio dei provvedimenti autorizzatori e concessori per la realizzazione e l’esercizio della discarica nonché per l’attività di estrazione di inerti entro il 31 marzo 2003”.
Quanto al corrispettivo, le parti hanno stabilito il pagamento del canone nei seguenti termini: 77.469 euro (già 150 milioni di lire) per ciascuno dei primi due anni di locazione; 103.291 euro (già 200 milioni di lire) per il terzo anno, e 2.582.284 euro (già 5 miliari di lire) per il periodo residuo e dedotti gli importi corrisposti nei primi tre anni, sempre che non si sia verificata la condizione risolutiva.

Nonostante le società contraenti al momento della registrazione del contratto (articolo 35, del Dpr 131/1986) abbiano dichiarato un valore di 258.228 euro (già 500 milioni di lire), l’ufficio ha chiesto a entrambe un’imposta suppletiva di registro, ragguagliata al corrispettivo pattuito per l’intera durata del contratto (articolo 17 del Dpr 131/1986).
In tutti e due i gradi di merito, le contribuenti hanno visto annullare l’avviso di liquidazione. Le Commissioni tributarie, infatti, hanno reputato che il corrispettivo determinato nel contratto era variabile fra un minimo e un massimo e, di conseguenza, la fattispecie poteva essere disciplinata dall’articolo 35 del Dpr 131/1986.
Di diverso avviso l’Agenzia delle Entrate che, ritenendo invece applicabile l’articolo 17 dello stesso decreto, ha proposto ricorso per cassazione, lamentando violazione e falsa applicazione degli articoli 17 e 35 del Dpr 131/1986 e dei principi generali in materia d’imposta di registro.

La Corte ha accolto il ricorso, affermando che nella fattispecie sottoposta al suo esame “la misura del corrispettivo non necessita di ulteriore espressione di volontà delle parti contraenti e, per conseguenza, di ulteriore attività di accertamento o di liquidazione, giacché il contratto individua con chiarezza tutti gli elementi utili per la sua quantificazione”.

Osservazioni
La Cassazione è stata chiamata a stabilire se il canone di locazione possa ritenersi determinato solo per il valore dichiarato dal contribuente che chieda la registrazione del contratto ovvero sia già quantificato nella sua interezza al momento della stipula del contratto, nell’ipotesi in cui il le parti prevedano il pagamento dell’intera somma dilazionato nel decennio e, soprattutto, prevedano il versamento dell’ultima quota, dopo il terzo anno, solo se la condizione risolutiva non si è verificata.

A parere dei giudici di legittimità, il corrispettivo è stato determinato in sede di stipula del contratto. Di conseguenza, poiché l’articolo 35 del Dpr 131/1986 si riferisce all’ipotesi del contratto con corrispettivo indeterminato e “il corrispettivo si può definire non determinato soltanto allorquando esso sia suscettibile di ulteriore liquidazione o di accertamento tra le parti”, l’imposta di registro non va ragguagliata al valore dichiarato dalla parte che richiede la registrazione bensì al valore indicato nel contratto.

La Corte motiva le sue conclusioni con tre argomentazioni.
Innanzitutto, osserva che i precedenti di contratto a corrispettivo non determinato riguardano tradizionalmente gli appalti con la pubblica amministrazione, che quasi sempre prevedono un margine per la determinazione della somma in corso d’opera (Cassazione, sentenza 1001/1982).
Poi, analizza le caratteristiche proprie dell’istituto della condizione risolutiva, evidenziando che la stessa condizione non incide sul perfezionamento del contratto e, quindi, sulla definizione degli elementi di questo, ma soltanto sugli effetti del regolamento negoziale, ponendoli nel nulla, con effetto ex tunc (salve le prestazioni già eseguite, ex articolo 1360, comma 2, cc). A tale riguardo, la Corte precisa che nella fattispecie sottoposta al suo vaglio, comunque, non risulta che la condizione si sia avverata.
Infine, la Cassazione afferma che la disciplina dei profili tributari del contratto di locazione di beni immobili trova sede nell’articolo 17 del Dpr 131/86, anche se il contratto è sottoposto a condizione risolutiva.

In particolare, i giudici di legittimità fondano la propria decisione:
su un’interpretazione sistematica del citato articolo 17. Il primo comma prescrive che l’imposta dovuta per la registrazione dei contratti di locazione e di affitto di immobili è liquidata dalle parti contraenti e assolta entro venti giorni (la fattispecie è antecedente all’entrata in vigore dell’articolo 68 della legge 342/2000, che ha elevato il termine da venti a trenta giorni), mediante versamento del relativo importo presso uno dei soggetti incaricati della riscossione. Proprio dal tenore della disposizione emerge che la liquidazione dell’imposta va ragguagliata all’importo complessivo riportato nel contratto, a prescindere dalla circostanza che si sia verificato o meno, nei venti giorni successivi alla stipula del contratto stesso, l’evento dedotto in condizione. Ciò in quanto l’imposta di registro colpisce l’atto ed è dovuta anche se questo è nullo o annullabile
sulle caratteristiche dell’imposta di registro che è una “tassa d’atto” (Cassazione, sentenza 24252/2011) e non di trasferimento. E ciò non solo per ragioni storiche, ma soprattutto perché se l’ufficio dovesse compiere per ogni atto un accertamento diretto ad acclararne l’effettiva produzione di effetti, il costo del tributo ne supererebbe di gran lunga il gettito, vanificandone la ragion d’essere
sulla disciplina generale del tributo, secondo cui l’evento della risoluzione è previsto dall’articolo 28 del Dpr 131/1986 “come ulteriore scaturigine di atti tassabili, in coerenza con la natura dell’imposta” (Cassazione, n. 21792/2012).
Del resto, la pronuncia è in linea con i principi elaborati dalla Corte in materia d’imposta di registro: quale imposta d’atto, va applicata per la potenzialità ed efficacia strumentale del negozio a produrre gli effetti che, secondo la legge, comportano il pagamento del tributo, a prescindere dalle successive vicende dell’atto tassato e dall’indagine sul rilievo pratico e sulla concreta attuazione delle sue clausole (Cassazione, sentenza n. 7370/2002).


Fonte: Agenzia Entrate

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Rettifica della scheda informativa.


Se dopo la scadenza del termine previsto per l’invio dovessero emergere errori, la scheda informativa necessaria per fruire della detrazione del 55% per gli interventi di risparmio energetico può essere corretta?

Il contribuente può rettificare, anche dopo la scadenza del termine previsto per l’invio, eventuali errori commessi nella compilazione della scheda informativa. Si possono correggere errori materiali sui dati anagrafici del contribuente e dei beneficiari della detrazione, i dati identificativi dell’immobile oggetto di intervento, gli importi di spesa indicati in misura non corrispondente a quella effettiva. La comunicazione in rettifica della precedente deve essere inviata entro il termine di presentazione della dichiarazione dei redditi nella quale la spesa può essere portata in detrazione.
Non è necessario rettificare la scheda informativa quando è stato indicato un nominativo diverso da quello dell’intestatario del bonifico o della fattura, o non è stato segnalato che possono aver diritto alla detrazione più contribuenti. In tali ipotesi, è sufficiente che il contribuente che intende avvalersi della detrazione dimostri di essere in possesso dei documenti che attestano il sostenimento dell’onere e la misura in cui tale onere è stato effettivamente sostenuto.


Fonte: Agenzia Entrate

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Non occorre la sede ufficiale per la notifica dell’accertamento.


La notificazione di un avviso di accertamento a una società di capitali, eseguita mediante consegna nelle mani del legale rappresentante dell’ente, deve considerarsi regolarmente effettuata anche nel caso in cui detta persona sia reperita in luogo diverso dalla sede ufficiale della società (nella fattispecie, nel proprio domicilio), per il medesimo principio sancito per le persone fisiche dall’art. 138 c.p.c., secondo cui la consegna a mani proprie è valida ovunque sia stato trovato il destinatario dell’atto.

Sentenza n. 237/12/12 del 3 dicembre 2012 (udienza 21 novembre 2012)
Commissione tributaria regionale di Napoli, sezione 52 – Pres. Mailler Guido – Est. Scippa Antonio
Notificazioni – Società di capitali – Notifica a mano del legale rappresentante – Luogo diverso dalla sede della società - Validità

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On line la bozza del 730/2013.


Sotto la regia dell’Imu prende forma il modello 730/2013. Nella bozza pubblicata oggi sul sito dell’Agenzia delle Entrate con le relative istruzioni, infatti, le più importanti novità risultano legate all’introduzione e alla natura sostitutiva della nuova imposta.
Ma non finisce qui: con gli immobili sempre in primo piano, entrano in scena, tra le altre, le modifiche alle popolari detrazioni del 36 e del 55%, la cancellazione del regime agevolato per la determinazione del reddito dei fabbricati locati di interesse storico o artistico e le operazioni da effettuare per calcolare quello degli stessi fabbricati “liberi”.

Imu surrogato dell’Irpef
L’imposta municipale, che dal 2012 ha rimpiazzato l’Ici, in molti casi sostituisce anche l’Irpef e le relative addizionali dovute su terreni e fabbricati.
In particolare, sul fronte dei primi, se non affittati, l’Imu sostituisce l’Irpef e le addizionali sul reddito dominicale, mentre il reddito agrario continua a essere assoggettato alle ordinarie imposte sui redditi (per i terreni affittati, invece, sono dovute sia l’Imu sia l’Irpef).
Per quanto riguarda i fabbricati, il nuovo tributo rimpiazza l’Irpef a condizione che gli stessi non siano locati. Soltanto Imu, inoltre, anche per quelli concessi in comodato gratuito.
L’Irpef e le relative addizionali, naturalmente, sopravvivono nelle ipotesi di terreni e fabbricati affittati.
Infine, ancora Irpef (se dovuta) per gli immobili che godono dell’esenzione dall’Imu, anche se “liberi”. Tali situazioni vanno segnalate nelle apposite caselle, 9 e 12, predisposte, rispettivamente nel quadro A (terreni) e nel quadro B (fabbricati).

Casa dolce casa: quanti sconti se ti curo
In fatto di detrazioni d’imposta, la casa resta regina indiscussa, tanto che le popolari detrazioni del 36 e del 55 per cento, prima sottoposte al rinnovo legislativo annuale, hanno guadagnato la meritata stabilizzazione nel Tuir e, nel 2013, si accingono alla ricongiunzione in un’unica tipologia di sconto.
Intanto, vediamo come si posizionano nella dichiarazione 730/2013. Cominciamo col dire che parlare di 36%, quest’anno, è in parte sbagliato, poiché, per le spese relative alle ristrutturazioni edilizie sostenute dal 26 giugno scorso al 30 giugno 2013, la detrazione sale al 50%, mentre il limite di spesa per il quale si può usufruire del beneficio passa da 48 a 96mila euro. Il bonus, inoltre, è allargato agli interventi di ricostruzione o ripristino di immobili danneggiati a causa di eventi calamitosi.
Sempre da quest’anno, lo sconto si spalma in 10 quote annuali per tutti i cittadini, giovani e meno giovani. Fino all’anno scorso i contribuenti con età non inferiore a 75 e 80 anni potevano scegliere la ripartizione “abbreviata” della detrazione (5 o 3 rate).

Il 30 giugno è la linea di confine anche per quanto riguarda la detrazione Irpef/Ires del 55% relativa ai lavori finalizzati al risparmio energetico degli edifici. L’1 luglio, infatti, il bonus energia si fonderà con quello ristrutturazioni (la nuova agevolazione a tempo indeterminato, già fissata nell’articolo 16-bis del Tuir nella misura del 36% su spese non superiori a 48mila euro, si chiamerà “Detrazione delle spese per interventi di recupero del patrimonio edilizio e di riqualificazione energetica degli edifici”).
Infine ricordiamo che, con l’ultimo treno utile, sono rientrati nel 55% pure i costi sostenuti per la sostituzione di boiler tradizionali con scalda acqua a pompa di calore dedicati alla produzione di acqua calda sanitaria.

Assicurazione auto: in frenata il bonus sul Cssn
I contributi sanitari obbligatori versati al Servizio sanitario nazionale con il premio assicurativo di responsabilità civile per i veicoli potranno essere portati in deduzione soltanto per la parte eccedente i 40 euro.


Fonte: Agenzia Entrate

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giovedì 13 dicembre 2012

Quesito: detrazione IMU.

Non c’è alcuna detrazione sull’IMU per il genitore a carico convivente con me nello stesso immobile?

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Detrazione Imu “prima casa”.


Come si calcola la detrazione Imu prima casa in caso di possesso dell’immobile per periodo inferiore al mese? La detrazione può essere fruita anche dal socio assegnatario di immobile di cooperativa edilizia?

Il comma 10 dell’articolo 13 del Dl 6 dicembre 2011, n. 201 (novellato con il Dl 2 marzo 2012, n. 16, convertito con modificazioni dalla legge 26 aprile 2012, n. 44) prevede che dall’imposta dovuta per l’unità immobiliare adibita ad abitazione principale del soggetto passivo e per le relative pertinenze, si detraggono, fino a concorrenza del suo ammontare, 200 euro rapportati al periodo dell’anno durante il quale si protrae tale destinazione.
La detrazione base Imu spetta al proprietario (soggetto passivo) in proporzione ai mesi in cui ha usufruito dell’immobile come abitazione principale. Si considera intero il mese in cui il possesso dell’immobile si è verificato per almeno 15 giorni.
Se l’unità immobiliare è adibita ad abitazione principale da più soggetti passivi, la detrazione spetta a ciascuno di essi proporzionalmente alla quota per la quale la destinazione medesima si verifica.
La detrazione si applica alle anche agli immobili previsti dall’articolo 8, comma 4, del Dlgs n. 504/1992, ossia a quelli appartenenti alle cooperative edilizie a proprietà indivisa, adibite ad abitazione principale dei soci assegnatari, nonché agli alloggi regolarmente assegnati dagli Istituti autonomi per le case popolari.


Fonte: Agenzia Entrate

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Ue: semplificazione e modernizzazione per la normativa sulle società.


Semplificare le operazioni transfrontaliere delle imprese europee, incoraggiare e favorire l'impegno a lungo termine degli azionisti, aumentare la trasparenza nei rapporti fra società e azionisti. Sono questi i tre principali obiettivi che la Commissione europea si propone di raggiungere con il piano d'azione presentato oggi. Al centro del progetto sta la fusione di tutte le principali direttive sul diritto societario in uno strumento unico. Grazie a questa operazione, la Commissione conta di migliorare l'accessibilità e la comprensibilità della normativa europea riducendo il rischio di incongruenze. Il piano, come sottolinea una nota di Bruxelles, si muove lungo tre direttrici:

a) una serie di iniziative per sostenere le imprese europee e incoraggiarne la crescita e la competitività. Tra queste il trasferimento transfrontaliero di sede per le società; la semplificazione delle fusioni transfrontaliere; l'introduzione di norme Ue più chiare per la scissione transfrontaliera; dare seguito alla proposta di statuto della società privata europea per potenziare le opportunità transfrontaliere delle PMI; avviare una campagna d'informazione sullo statuto della società europea/società cooperativa europea e maggiore trasparenza sulla struttura del gruppo;

b) una serie di iniziative per incoraggiare e favorire l'impegno a lungo termine degli azionisti. In questo contesto si inscrivono alcune azioni mirate a favorire la trasparenza delle politiche retributive e delle remunerazioni dei singoli amministratori; riconoscere agli azionisti il diritto di voto sulla politica retributiva; chiarire il concetto di "azione concertata" per agevolare la cooperazione degli azionisti su questioni di governo societario;

c) una serie di iniziative per favorire la trasparenza fra società e azionisti e migliorare il governo societario nel suo complesso. In particolare sul versante della composizione del consiglio e delle politiche di gestione del rischio ma anche riguardo alle politiche di voto e di impegno per gli investitori istituzionali. Tra le azioni previste e indicate, sottolinea la Commissione, anche il miglioramento delle relazioni sul governo societario e la semplificazione dell’identificazione degli azionisti da parte degli emittenti.


Fonte: Agenzia Entrate

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Un inventario senza distinte reclama l'induttivo per la coop.


È legittimo l'accertamento induttivo effettuato nei confronti di società cooperative con contabilità inattendibile, a causa della mancata esibizione all'Amministrazione finanziaria delle distinte inventariali.
A chiarirlo, è la sezione tributaria della Corte di cassazione, con la sentenza n. 21785 del 5 dicembre.

I fatti di causa
In sede di accertamento fiscale, una società cooperativa agricola non esibiva le distinte inventariali (articolo 15, comma 2, Dpr 600/1973), che erano state a suo tempo utilizzate per la compilazione dell'inventario.
L'Agenzia delle Entrate considerava, pertanto, come "inattendibili" le scritture contabili della società e, conseguentemente, effettuava, ai sensi dell'articolo 39, comma 1, lettera d), del Dpr 600/1973, un accertamento analitico-induttivo, fondato sulla ricostruzione dei ricavi in base alle percentuali di ricarico.
Gli avvisi di accertamento Iva, Irpeg e Irap, relativi agli anni 1998 e 1999, venivano impugnati dalla società cooperativa. La Commissione tributaria provinciale e quella regionale accoglievano il ricorso di parte.

In particolare, i giudici di secondo grado motivavano nel senso che la mancata esibizione dell'inventario e del dettaglio delle rimanenze non integrava, di per sé, il presupposto per l'accertamento induttivo. Inoltre, asserivano che l'ufficio non aveva mai smentito di non aver richiesto le scritture di cui successivamente aveva lamentato la mancata esibizione. Infine, ritenevano che la percentuale di ricarico applicata dovesse ritenersi errata, in considerazione della natura mutualistica della società contribuente, la quale comporta che tutti i ricavi, detratti i costi, siano ripartiti tra gli associati.
Avverso la sentenza di secondo grado l'Agenzia delle Entrate proponeva ricorso per cassazione.

La motivazione
Con la sentenza 21785/2012, la Cassazione, nell'accogliere il gravame del Fisco, ha deciso la causa nel merito ai sensi dell'articolo 384 cpc, fornendo alcuni chiarimenti in materia di accertamento induttivo.

In primo luogo, i giudici di legittimità hanno rilevato che il contribuente ha l'obbligo, previsto dalla normativa tributaria, di consegnare tutta la contabilità ai verificatori, comprese ovviamente le scritture inventariali. Considerato che, nel caso di specie, il contribuente non aveva messo a disposizione del Fisco né l'inventario né le distinte inventariali, "l'Agenzia delle Entrate era… perciò autorizzata a ritenere inattendibile la contabilità e quindi a legittimamente procedere all'accertamento induttivo ai sensi dell' art. 39, comma 1, lett. d) d.p.r. 600/73…".

In secondo luogo, i magistrati hanno precisato che l'articolo 39 del Dpr 600/1973 non stabilisce speciali limitazioni presuntive in ipotesi di accertamento induttivo eseguito nei confronti di una società cooperativa. Del resto, nemmeno il carattere mutualistico dell'impresa autorizza, di fatto, a ritenere che i ricarichi sul venduto siano minori rispetto a quelli normali di mercato.

I principi di diritto enunciati dalla Cassazione con la sentenza in commento sono dunque i seguenti:
"La mancata consegna o messa a disposizione di scritture contabili, nella specie di scritture inventariali, giustifica il ricorso al procedimento di accertamento induttivo di cui all'art. 39, comma 1, lett. d), d.p.r. 600/73"
"L'accertamento induttivo ex art. 39, comma 1, lett. d) d.p.r. 600/73 nei confronti di impresa cooperativa non soffre di speciali limitazioni legislative o 'di fatto' nella applicazione presuntiva delle percentuali di ricarico".

La giurisprudenza conforme
In ordine alla rilevanza delle scritture di inventario nell'ambito del procedimento di accertamento tributario, la Corte di cassazione si è già espressa con le sentenze che di seguito si segnalano:
Cassazione, 21 aprile 2011, n. 9201, ove si precisa che "Sia il D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 2, lett. c) (quanto agli accertamenti dei redditi notificati ai soci) che il D.P.R. n. 633 del 1972, art. 55 (quanto alla rettifica della dichiarazione IVA della società) autorizzano l'accertamento induttivo quando il contribuente non abbia consentito l'ispezione di una o più scritture contabili obbligatorie, fra le quali l'art. 2214 c.c. menziona espressamente il libro degli inventari…"
Cassazione, 25 marzo 2011, n. 6937, per cui "Il giudice di appello… ha osservato che il libro degli inventari non era stato compilato per l'intero periodo, ed ha ritenuto che tale irregolarità contabile giustificasse anche per il 1998 il ricorso all'accertamento induttivo da parte dell'Ufficio"
Cassazione, 2 marzo 2007, n. 4911, nella quale si afferma che "in caso di mancata esibizione, a richiesta dell'ufficio, di alcuna delle scritture contabili, come l'inventario, la cui tenuta sia obbligatoria a norma del D.P.R. n. 600 del 1973, artt. 13 e 14, legittimamente l'ufficio procede ad accertamento induttivo ai sensi del successivo articolo 39, comma 1, lett. d)"
Cassazione, 26 maggio 2003, n. 8273, ove si prevede l'obbligo del contribuente di tenere a disposizione le distinte che sono servite per la compilazione dell'inventario
Cassazione, 14 dicembre 2001, n. 15863, per la quale "l'inventario di inizio e fine esercizio è uno strumento essenziale per ricostruire il movimento delle merci nell'arco dell'anno, al pari… delle altre scritture contabili. Quando non sia possibile ricostruire tale movimento.. perché manchi… l'inventario di inizio e quello di fine anno.. l'ufficio può procedere ad accertamento induttivo del reddito di impresa, ai sensi del secondo comma dell'art. 39 del d.P.R. 29 settembre n. 600, ricorrendo a presunzioni prive dei requisiti di gravità precisione e concordanza dell'art. 2729 c.c. e a fatti noti all'Ufficio, come i ricarichi medi per categorie omogenee di merci vendute nell'anno, restando escluso che possa ritenersi sufficiente, al fine di ritenere osservato il dovere di tenuta di scritture ausiliarie, la registrazione di sintesi del libro degli inventari" (Cass. Civ. Sez. I, 11.2.2000, n.1511)".


Fonte: Agenzia Entrate

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Modello Eas. Remissione in bonis possibile fino a San Silvestro.


Non hanno perso l’opportunità di beneficiare delle agevolazioni fiscali previste per gli enti non commerciali di tipo associativo, i soggetti che hanno dimenticato di trasmettere all’Agenzia delle Entrate, entro i termini previsti, il modello Eas.
Potranno, infatti, recuperare entro il 31 dicembre, versando, contestualmente alla trasmissione del modulo, una sanzione pari a 258 euro. Soltanto il versamento della medesima sanzione, invece, per le organizzazioni arrivate in ritardo con l’invio: non c’è obbligo di presentare una nuova comunicazione.

La precisazione arriva con la risoluzione 110/E del 12 dicembre, con la quale l’Agenzia fornisce chiarimenti al Forum del terzo settore, rispetto all’applicazione della remissione in bonis, istituto introdotto dall’articolo 2, comma 1, del Dl 16/2012 (decreto “semplificazioni tributarie”) come ancora di salvataggio per quei contribuenti che, a causa di errori formali o di adempimenti tardivi, secondo la norma di riferimento, perderebbero sconti fiscali o l’accesso a regimi di favore.

I criteri base per l’applicazione della remissione in bonis sono:
il possesso dei requisiti indicati dalla disciplina che s’intende applicare
l’esecuzione dell’adempimento mancato entro il termine di presentazione della prima dichiarazione utile
il versamento della sanzione prevista pari a 258 euro.

In effetti, la risoluzione odierna, non fa che confermare, entrando nel dettaglio rispetto ai punti più problematici, quanto già spiegato nella circolare n. 38/E del 28 settembre.

In particolare, l’Agenzia chiarisce che, considerata l’incertezza interpretativa rispetto al termine entro il quale l’adempimento dovesse essere compiuto, a causa delle proroghe concesse, per semplificare, è stato stabilito che gli enti potranno inviare il modello Eas, usufruendo della remissione in bonis, fino al prossimo 31 dicembre, anche nel caso in cui sia stato superato il termine “della prima dichiarazione utile” previsto dalla norma a regime.


La risoluzione specifica che l’ultima ipotesi assume rilevanza anche “a regime”. Nel caso in cui, infatti, lo scadere dei 60 giorni utili per la presentazione di Eas coincida con il termine previsto per la presentazione della prima dichiarazione dei redditi o vada oltre, allora, grazie alla remissione in bonis, il tempo a disposizione slitta fino alla presentazione della successiva dichiarazione dei redditi.

Gli enti che invece hanno inviato con ritardo il modello, possono sanare la loro situazione attraverso la remissione in bonis, pagando i 258 euro previsti per la sanzione e senza trasmettere nuovamente Eas, sempreché, naturalmente, siano in possesso dei requisiti e che nulla sia cambiato rispetto alla prima comunicazione.

Infine, da ricordare, che il versamento della sanzione va effettuato attraverso il modello F24, utilizzando il codice tributo 8114, da esporre nella sezione “Erario”, in corrispondenza degli “Importi a debito versati”, con l’indicazione dell’anno a cui si riferisce il versamento.


Fonte: Agenzia Entrate

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mercoledì 12 dicembre 2012

Imu ridotta, è applicabile agli immobili posseduti da soggetti quali beni strumentali per l'attività d'mpresa.


Domanda
Un soggetto socio di una srl esercente attività commerciale è insieme al fratello, anche lui socio, proprietario di un immobile cat. C1 utilizzato gratuitamente dalla stessa srl, che ha ulteriori due soci, per la propria attività. Il comune in cui ha sede l'immobile dispone un'aliquota Imu ridotta per "immobili posseduti da soggetti quali beni strumentali per l'attività d'impresa". E' possibile attribuire tale aliquota agevolata Imu all'immobile?

Risposta
L'art. 4, comma 1, del D.L. n. 16/2012 ha limitato al solo art. 52 del D.Lgs. n. 446/1997 il richiamo, in precedenza riferito ad entrambi gli articoli 52 e 59 di detto decreto legislativo, contenuto nell'art. 14, comma 6, del D.Lgs. n. 23/2011 recante "Disposizioni in materia di federalismo Fiscale Municipale": "È confermata la potestà regolamentare in materia di entrate degli enti locali di cui agli articoli 52 e 59 del citato decreto legislativo n. 446 del 1997 anche per i nuovi tributi previsti dal presente provvedimento".

Ciò comporta - per quanto qui di interesse con specifico riguardo all'Imu ma, più in generale, per tutti i tributi previsti dal D.Lgs. n. 23/2011 - che i Comuni (e le Province) continueranno ad avere la possibilità di "(...) disciplinare con regolamento le proprie entrate, anche tributarie, salvo per quanto attiene alla individuazione e definizione delle fattispecie imponibili, dei soggetti passivi e della aliquota massima dei singoli tributi, nel rispetto delle esigenze di semplificazione degli adempimenti dei contribuenti" fermo restando che "Per quanto non regolamentato si applicano le disposizioni di legge vigenti" (art. 52, comma 1, del D.Lgs. n. 446/1997), mentre viene sottratta loro la possibilità di continuare a "modellare" la disciplina dell'Imu, come invece era possibile fare per l'Ici, nell'ambito delle specifiche ipotesi già contemplate dall'art. 59 del medesimo D.Lgs. n. 446/1997 (peraltro, già ridotte di numero e ridimensionate nella portata nel passaggio dalla disciplina Ici all'Imu, principalmente a opera del D.L. n. 201/2011, convertito dalla L. n. 214/2011) se e per quanto le stesse non possano essere comunque ricondotte all'interno della potestà regolamentare generale riconosciuta agli enti locali dall'art. 52 in questione.

La premessa si ritiene necessaria in quanto occorrerebbe conoscere nel dettaglio il regolamento comunale del soggetto che pone il quesito; da quello che si comprende, l'immobile è posseduto da persone fisiche che lo hanno dato in utilizzo (anche qui non si comprende bene a che titolo) alla società.

Ora se il regolamento comunale consente l'applicazione dell'aliquota Imu ridotta per "gli immobili posseduti da soggetti quali beni strumentali per l'attività di impresa", si ritiene che nel caso in esame la società non possegga alcun immobile e, quindi, non sia possibile applicare l'aliquota ridotta.


Fonte: IPSOA

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Comunicazione delle lettere d'intento ricevute: tutte le novità.


A decorrere dall'anno d'imposta 2005, per i soggetti che cedono beni o prestano servizi nei confronti degli esportatori abituali senza l'applicazione dell'IVA, sussiste l'obbligo della comunicazione all'Agenzia delle Entrate dei dati contenuti nelle dichiarazioni d'intento ricevute. Al fine di ridurre alcuni adempimenti tributari, a decorrere dal 2 marzo 2012, sono state modificate le condizioni che impongono ai fornitori di comunicare le dichiarazioni di intento ricevute (D.L. n. 16/2012, conv. in Legge n. 44/2012).
Nuove regole
In particolare, e` stato previsto che tali comunicazioni debbano essere inviate all’Agenzia delle Entrate entro il termine per l’effettuazione della prima liquidazione periodica IVA, mensile o trimestrale, nella quale confluiscono le operazioni realizzate senza applicazione d’imposta, anziche´ entro il giorno 16 del mese successivo, senza alcuna distinzione tra soggetti mensili e trimestrali. In sostanza, l’obbligo di comunicazione non e` piu` correlato al mero ricevimento della dichiarazione d’intento da parte dell’esportatore abituale, ma alla concreta realizzazione di forniture in sospensione d’imposta, in assenza delle quali il contribuente non e` piu` sanzionabile. Inoltre, l’Agenzia delle Entrate ha previsto l’invio della comunicazione anche anticipatamente alla emissione di fatture non imponibili (R.M. n. 82/E, 2012).

Periodicita` di presentazione
Per effetto delle modifiche apportate dal provvedimento in esame, l’invio della comunicazione va ora effettuato, nell’ipotesi di dichiarazione di intento ricevuta nel mese di maggio e prima operazione senza applicazione dell’IVA effettuata nel mese di giugno:
— entro il 16 luglio (contribuente mensile) o entro il 16 agosto (contribuente trimestrale);
— con la vecchia normativa, l’invio doveva essere effettuato entro il 16 giugno.


Fonte: IPSOA

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