venerdì 27 aprile 2012

Quesito: subentro licenza ambulante.


Ho acquistato lo scorso anno
un autonegozio con licenza da ambulante alimentare. Nel contempo avevo
fatto richiesta al Comune dove risiedo di licenza  itinerante che mi è
stata concessa. Ritrovandomi ora con 2 licenze vorrei vendere quella
acquistata con il furgone: premetto che io non ho fatto nessuna
voltura, pensando ignorantemente che bastava l'atto notarile da me
stipulato quando ho comprato la licenza ed il furgone. Ma adesso che
vorrei vendere questa licenza non so se posso vendere questa licenza
non avendo fatto nessuna voltura. Voi che ne pensate?
Vi sarei Grato, se riusciste a darmi una risposta esaustiva, visto che
,sia il Comune dove risiedo  e nemmeno il Comune dove ho comprato
detta licenza ne sa niente.

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Quesito: trattamento fiscale di affitto di terreno agricolo da parte di soc. di capitale.


Una SRL di gestione immobiliare affitta un terreno ( bene patrimoniale)  agricolo ad azienda s.s. agricola per € 20.000,00.-
L'affitto è tassato ires o fa parte dei ricavi che vengono recuperati e non tassati e sostituiti dalla rendita domenicale?
Ante 2005 si tassava solo la rendita domenicale se il terreno era ceduto in affitto ad azienda agricola; oggi ho molti dubbi in merito e non trovo disposizioni chiare in proposito.
Mi potreste aiutare?

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Bonifici bancari effettuati dal condomino delegato.


In un condominio, munito di codice fiscale e di amministratore, per fruire della detrazione del 36% per le spese di ristrutturazione dell’edificio i bonifici possono essere effettuati da un condomino delegato al posto dell'amministratore oppure debbono essere effettuati da ciascun condomino con il proprio codice fiscale e quello del condominio?

Il bonifico deve essere effettuato dall'amministratore o dal condomino delegato a effettuare il pagamento in luogo dell'amministratore. Al fine di una corretta imputazione delle spese che danno diritto alla detrazione da parte dei singoli condomini è opportuno che anche i pagamenti vengano gestiti unitariamente dal condominio.
Diversamente non sarebbe, infatti, possibile trovare una corrispondenza tra l'importo pagato singolarmente dal condomino e la spesa complessiva riferibile ai lavori eseguiti in base al contratto stipulato dal condominio (cfr circolare n. 55/E del 20/06/2002).


Fonte: Agenzia Entrate

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Lo sgravio del ruolo non preclude l’impugnazione della sentenza.


Il provvedimento di “sgravio” delle somme iscritte a ruolo effettuato dall’Agenzia delle Entrate in conseguenza della sentenza che annulla gli atti di riscossione, non equivale ad acquiescenza alla pronuncia e quindi non preclude la proposizione di un’eventuale impugnazione. Questo il principio di diritto desumibile dall’ordinanza della Corte di cassazione n. 5729, dello scorso 11 aprile.

La vicenda
Il contenzioso è originato dall’impugnazione di diverse cartelle di pagamento recanti il recupero di Iva, Irpef e Irap per gli anni di imposta 1999-2002.
La Commissione tributaria provinciale accoglieva il ricorso disponendo l’annullamento degli atti di riscossione. In conseguenza della decisione sfavorevole emessa dai giudici di prime cure, l’Ufficio provvedeva a effettuare lo “sgravio” dell’iscrizione a ruolo proponendo, altresì, impugnazione contro la sentenza della Ctp.
La Commissione tributaria regionale ribaltava l’esito della controversia accogliendo l’appello dell’Ufficio. Contro quest’ultima pronuncia, la parte privata presentava ricorso per Cassazione.

Il giudizio e la pronuncia della Cassazione
Fra i motivi di impugnazione il ricorrente lamentava la nullità della sentenza poiché la Ctr avrebbe omesso di pronunciarsi in ordine all’eccezione di inammissibilità dell'appello formulata dallo stesso nel corso del giudizio di merito.
In particolare, a giudizio del ricorrente l’appello dell’Ufficio sarebbe stato improponibile, in virtù dell’intervenuta acquiescenza alla sentenza di primo grado manifestatasi mediante lo “sgravio” dell’iscrizione a ruolo effettuato precedentemente alla proposizione del gravame.
La Suprema corte, diversamente opinando, ha ritenuto infondato il motivo addotto e, di conseguenza, pienamente legittimo l’appello proposto dall’Agenzia.

Aderendo al prevalente orientamento di legittimità, il Supremo collegio ha ritenuto che pur potendo l’acquiescenza manifestarsi in maniera tacita, può configurarsi nel solo caso in cui, dagli atti compiuti, sia possibile desumere in maniera precisa e univoca il proposito di non impugnare la pronuncia. Deve trattarsi in pratica di atti “assolutamente incompatibili” con la volontà di avvalersi dell'impugnazione.

Al contrario, è da ritenersi che l’aver provveduto spontaneamente ad eseguire la pronuncia di primo grado favorevole al contribuente, anche in assenza di apposita comunicazione al predetto circa la reale volontà di impugnare, non comporta acquiescenza alla sentenza e di conseguenza non preclude l'impugnazione.
A supporto del suo ragionamento la Cassazione ha evidenziato altresì che l’esecuzione della pronuncia, oltre a poter essere originata da un comportamento spontaneo, può derivare anche dalla vera e propria necessità “…di evitare le eventuali ulteriori spese di precetto e dei successivi atti di esecuzione".

Ulteriori considerazioni su acquiescenza e “sgravio”
L’acquiescenza alle sentenze emesse dalle commissioni tributarie è regolata in via generale dall’articolo 329 cpc, in virtù del richiamo operato dall’articolo 49 del Dlgs 546/992.
Essa può derivare dall’accettazione espressa della decisione sfavorevole ovvero da comportamenti incompatibili con la volontà di impugnare.
Sia essa espressa o tacita, una volta verificatasi, preclude la possibilità di proporre l’impugnazione.
La configurabilità della cosiddetta “acquiescenza tacita” molto spesso lascia spazio a dubbi interpretativi molto spesso chiariti dalle sentenze emesse dai giudici di legittimità.
Nel processo tributario un caso controverso è rappresentato proprio dalla fattispecie esaminata dalla Cassazione.

Nella prassi, infatti, non è infrequente che gli Uffici, spinti dalla necessità di uniformarsi ai precetti contenuti nelle pronunce delle commissioni tributarie sfavorevoli alle sorti erariali, dispongano lo “sgravio” del ruolo ossia, provvedano a rettificare contabilmente il carico a ruolo eliminando le somme ritenute indebite dal provvedimento giurisdizionale.
Con la pronuncia esaminata quindi la Cassazione chiarisce che non si può penalizzare oltremodo l’operato dell’Ufficio ritenendo improponibile la sua impugnazione in virtù della maturata acquiescenza allorquando esso, attraverso la spontanea esecuzione della decisione di merito a sé sfavorevole, si sia comportato in maniera più che diligente garantendo, altresì, il pieno rispetto del principio costituzionale di buona amministrazione.

Si evidenzia, infine, che i principi espressi nell’ordinanza in commento, oltre ad essere presenti in altre pronunce richiamate dalla stessa Cassazione (sentenze 24547/2009 e 2826/2008), trovano riscontro anche nella recente sentenza della Suprema corte 766/2011 (commentata in FiscoOggi del 9 febbraio 2011).


Fonte: Agenzia Entrate

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Credito Iva del 1° trimestre 2012. Richiesta di rimborso in scadenza.


Ancora pochi giorni per richiedere a rimborso o in compensazione il credito Iva del primo trimestre 2012. Entro lunedì 30 aprile i soggetti che hanno realizzato un'eccedenza di imposta detraibile di importo superiore a 2.582,28 euro e che sono in possesso di determinati requisiti, possono presentare il modello “IVA TR”. Secondo l’articolo 38-bis del Dpr 633/1972, la richiesta va effettuata entro l'ultimo giorno del mese successivo al trimestre di riferimento, esclusivamente in via telematica direttamente o tramite intermediari abilitati.

Il termine è perentorio per cui non si tiene conto delle istanze presentate oltre tale termine.
Tuttavia, al fine di rimediare a errori o omissioni commessi in una richiesta già inoltrata vi è la possibilità, sempre entro la scadenza del termine di presentazione, di inviare una nuova istanza completa in tutte le sue parti.

Il modello si compone del frontespizio, di un modulo comprendente i quadri TA - TB - TC - TD e di un prospetto riepilogativo, il quadro TE, riservato all'ente o società controllante per la richiesta di rimborso o per l'utilizzo in compensazione del credito Iva trimestrale del gruppo.

Frontespizio
Nel frontespizio vanno indicati i dati anagrafici del richiedente il rimborso e/o compensazione infrannuale, l'ufficio competente alla lavorazione dell'istanza (informazione reperibile sul sito www.agenziaentrate.gov.it nel menù "contatti") ed eventuali situazioni particolari, di seguito sinteticamente analizzate.

Regimi particolari
La casella deve essere barrata dai contribuenti che, per opzione o per obbligo di legge, hanno adottato criteri particolari per la determinazione dell'imposta dovuta o detraibile. In quest'ultimo caso, l'imposta ammessa in detrazione (esposta nel rigo TB17) va determinata secondo i criteri specifici previsti dal regime di appartenenza.

Contabilità separate
La casella va barrata dai contribuenti che, per opzione o per obbligo di legge, esercitano più attività gestite con contabilità separata ai sensi dell'articolo 36 del Dpr 633/1972.

Richiesta presentata da ente o società controllante per il gruppo
Gli enti e le società controllanti che si avvalgono dell'istituto dell'Iva di gruppo per il corrente anno e che intendono chiedere a rimborso ovvero adoperare in compensazione il credito Iva del gruppo sorto in capo a società in possesso dei requisiti previsti, oltre a barrare l'apposita casella del frontespizio, devono compilare il prospetto riepilogativo TE ad esse riservato.

Correttiva nei termini
La casella va barrata nell'ipotesi in cui, prima della scadenza del termine di presentazione, si intenda rettificare o integrare, una istanza già presentata. In tal caso occorre compilare un nuovo modello, completo in tutte le sue parti.

Contribuenti ammessi all'erogazione prioritaria del rimborso
Campo riservato a contribuenti che rientrano in determinate categorie, sulla base di apposita individuazione effettuata con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, per i quali il rimborso può essere erogato in via prioritaria, entro tre mesi dalla richiesta (articolo 38-bis, comma 9, del Dpr 633/1972). Si tratta delle seguenti categorie di contribuenti:
soggetti che hanno effettuato nel trimestre prevalentemente prestazioni di subappalto in edilizia (codice "1" nel frontespizio della richiesta) e hanno emesso fatture senza addebito di imposta (articolo 17, comma 6, lettera a), Dpr 633/1972)
soggetti che svolgono le attività individuate dal codice ATECOFIN 2004 37.10.1 e cioè i soggetti che svolgono attività di recupero e preparazione per il riciclaggio di cascami e rottami metallici (codice "2" nel frontespizio della richiesta)
soggetti che svolgono le attività individuate dal codice ATECOFIN 2004 27.43.0 e cioè producono piombo, zinco, stagno e semilavorati (codice "3" nel frontespizio della richiesta)
soggetti che svolgono le attività individuate dal codice ATECOFIN 2004 27.42.0 e cioè producono alluminio e semilavorati (codice "4" nel frontespizio della richiesta).
Per accedere alla procedura di rimborso prioritaria i soggetti devono:
indicare il presupposto "aliquota media"
esercitare l'attività da almeno tre anni
avere un'eccedenza detraibile chiesta a rimborso di importo pari o superiore a 3mila euro
possedere un'eccedenza detraibile chiesta a rimborso di importo pari o superiore al 10% dell'importo complessivo dell'imposta assolta sugli acquisti nel trimestre cui si riferisce il rimborso.
Quadro TA
In tale quadro vanno riepilogate le operazioni attive per le quali si è verificata l'esigibilità dell'imposta nel trimestre, operando la distinzione tra operazioni imponibili, cessioni e prestazioni di servizi per le quali è prevista l'applicazione del meccanismo del reverse charge, operazioni non imponibili (vedi istruzioni al rigo TA16) e cessioni di beni ammortizzabili imponibili.

Quadro TB
Nel quadro vanno indicate le operazioni passive per le quali si è verificata l'esigibilità ed è stato esercitato il diritto alla detrazione nel trimestre cui si riferisce il modello.

Quadro TC
E' il quadro nel quale viene determinato il credito. Oltre a confluirvi l'Iva dovuta relativa alle operazioni attive imponibili (TA15), viene indicata l'imposta relativa a particolari tipologie di operazioni per le quali l'imposta è dovuta dal cessionario o committente, oltre che da soggetti operanti in particolari settori di attività (TC2).
Tra le altre operazioni, nel rigo TC2 va indicata l'imposta relativa alle estrazioni di beni dai depositi Iva ai fini della loro utilizzazione o commercializzazione nel territorio dello Stato,  nonché quella relativa agli acquisti di beni e servizi da soggetti residenti all'estero per i quali, ai sensi dell'articolo 17, comma 2, del Dpr 633/1972, il cessionario o committente nazionale ha emesso autofattura, gli acquisti intracomunitari di beni, gli acquisti (nazionali e intracomunitari) e le importazioni di oro diverso dall'oro da investimento, gli acquisti di telefonini e personal computer.
Una volta determinata l'Iva a debito (TC3) e l'Iva a credito (TC6) del periodo si perviene per differenza alla individuazione dell'imposta a credito (TC7), la quale, per poter essere chiesta a rimborso o adoperata in compensazione, deve risultare superiore a 2.582,28 euro.

Quadro TD
Nel quadro TD va indicato il presupposto per accedere alla richiesta di rimborso e/o compensazione,   l'importo dell'eccedenza a credito chiesta a rimborso e/o in compensazione, la eventuale sussistenza  dei requisiti previsti dall'articolo 38-bis, comma 7, lett. c) (contribuenti virtuosi) per essere esonerati dalla presentazione della garanzia, la partita Iva del soggetto in capo al quale, in presenza di liquidazione dell'Iva di gruppo, è sorto il diritto per la richiesta di rimborso e/o compensazione.
Per legittimare la richiesta di rimborso o l'utilizzo in compensazione del credito Iva trimestrale deve sussistere almeno uno dei seguenti presupposti:
aliquota media - articolo 30, III comma lettera a) - riservata a coloro che effettuano esclusivamente o prevalentemente operazioni attive soggette ad aliquote più basse rispetto a quelle gravanti sugli acquisti e sulle importazioni. Il diritto al rimborso o all'utilizzo in compensazione spetta se l'aliquota mediamente applicata su acquisti e importazioni supera quella mediamente applicata sulle operazioni attive maggiorata del 10 per cento
operazioni non imponibili - articolo 30, III comma lettera b) - riservato ai contribuenti che nel trimestre hanno effettuato operazioni non imponibili di cui agli artt. 8, 8bis e 9, nonché le altre operazioni indicate nelle istruzioni del rigo TA16, per un ammontare superiore al 25% dell'ammontare complessivo delle operazioni effettuate nello stesso periodo
acquisto di beni ammortizzabili - articolo 30, III comma lettera c) - riservato ai soggetti che nel trimestre hanno effettuato acquisti e importazioni di beni ammortizzabili per un ammontare superiore ai 2/3 del totale acquisti e importazioni imponibili
soggetti non residenti - articolo 30, III comma lettera e) - riservato agli operatori non residenti che si sono identificati direttamente in Italia ovvero che vi hanno nominato un rappresentante fiscale
operazioni non soggette - articolo 30, III comma lettera d). Tale ipotesi trova applicazione esclusivamente per determinate operazioni effettuate a partire dal 17 marzo 2012, in base a quanto stabilito dall'articolo 8, comma 5, della legge 217/2011, Legge comunitaria 2010. In particolare, tale presupposto è riservato agli operatori che hanno effettuato nei confronti di soggetti passivi non stabiliti nel territorio dello stato, per un importo superiore al 50% dell'ammontare di tutte le operazioni effettuate, prestazioni di lavorazione relative a beni mobili materiali, prestazioni di trasporto di beni e relative prestazioni di intermediazione, prestazioni di servizi accessorie ai trasporti di beni e relative prestazioni di intermediazione ovvero prestazioni di servizi di cui all'articolo 19, comma III lettera a)-bis.
Quadro TE
Il prospetto è dedicato alle società partecipanti alla liquidazione Iva di gruppo. Dopo aver esposto per ciascuno dei soggetti partecipanti al perimetro di consolidamento la partita Iva, il presupposto sussistente e le eccedenze trimestrali a credito e debito, viene determinata nel rigo TE42 l'eccedenza a credito del gruppo, ripartita nella sezione 3 tra importo di cui si chiede il rimborso e/o la compensazione.

L'utilizzo del credito Iva infrannuale in compensazione e le nuove disposizioni
Si ricorda che l'utilizzo in compensazione del credito Iva infrannuale è consentito solo dopo la presentazione dell'istanza da cui lo stesso emerge. Inoltre, secondo quanto disposto dall'articolo 8, comma 18, Dl 16/2012, il superamento del limite di 5mila euro annui (riferito ai crediti trimestrali maturati in corso d'anno) comporta l'obbligo di utilizzare in compensazione tali crediti a partire dal giorno 16 del mese successivo a quello di presentazione dell'istanza. Per approfondimenti e chiarimenti è consultabile il provvedimento del direttore dell'Agenzia delle Entrate del 21 dicembre 2009 e le circolari 57/E del 23 dicembre 2009 e 1/E del 15 gennaio 2010.

Garanzie
In base all'articolo 38-bis, comma 2, Dpr 633/1972, analogamente a quanto disposto per i rimborsi Iva annuali va prodotta garanzia anche per l'erogazione del rimborso infrannuale.
Ne consegue che anche per i rimborsi trimestrali sono previsti esoneri e franchigie in presenza di determinate condizioni:
rimborsi inferiori a 5.164,57 euro
esonero fino alla concorrenza di 258.228,45 euro per i rimborsi richiesti dal curatore fallimentare o al commissario liquidatore
presenza dei requisiti per essere considerati "soggetti virtuosi" nell'ipotesi in cui sussista    uno dei presupposti di cui all'articolo 30, III comma lettere a), b) e d), come indicato nelle istruzioni di cui al rigo TD8.

Non è prevista produzione di alcuna garanzia in caso di richiesta di utilizzo in compensazione dell'eccedenza a credito del periodo.


Fonte: Agenzia Entrate

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Società in stato di liquidazione..


Il termine per la dichiarazione integrativa di una società in liquidazione è quello prescritto per la presentazione della dichiarazione relativa al periodo d'imposta successivo. La circostanza che, per quell’anno, la società è tenuta a due adempimenti dichiarativi, uno prima e uno dopo la liquidazione, non cambia i tempi. È quanto chiarito dall’Agenzia con la risoluzione n. 41/E del 26 aprile.

L’articolo 2, comma 8-bis del Dpr 322/1998, prevede che il contribuente possa integrare a proprio favore, senza l’applicazione di sanzioni, le dichiarazioni dei redditi, dell’Irap, dei sostituti d’imposta per correggere errori e omissioni che abbiano determinato nella dichiarazione originaria un maggior reddito o, comunque, un maggior debito o un minor credito d’imposta. Il contribuente effettua tale integrazione presentando un’ulteriore dichiarazione (integrativa) entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa al periodo di imposta successivo.

La risoluzione in esame chiarisce che tale termine si applica anche se la società è in liquidazione. In questo caso, infatti, non rileva il fatto che per quell’anno la stessa società è tenuta a presentare due dichiarazioni. Di conseguenza, come termine di riferimento va considerato quello di “presentazione della dichiarazione relativa al periodo di imposta successivo” (articolo 2, comma 8-bis Dpr 322/1998), unitariamente considerato. In caso contrario, i tempi potrebbero coincidere con quelli del periodo d’imposta precedente, precludendo, così, la possibilità di rettifica.


Fonte: Agenzia Entrate

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Il bonus prima casa va oltre la fine: deceduto il titolare lo chiede l’erede.


Le agevolazioni “prima casa” per i trasferimenti di immobili “non di lusso”, derivanti da successioni e donazioni, possono essere richieste, per conto dell’erede deceduto prima di aver presentato la dichiarazione di successione, anche dal successivo chiamato all’eredità, a condizione che in capo a tale soggetto sussistessero, alla data di apertura della successione, i requisiti previsti per fruire del regime di favore.

Questo, in sintesi, il chiarimento fornito dall’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 40/E, del 26 aprile, in risposta al quesito di un contribuente che, dovendo presentare le dichiarazioni di successione dei propri genitori, entrambi deceduti a breve distanza di tempo l’uno dall’altro e proprietari, per il 50% ciascuno, di un immobile adibito ad abitazione principale, chiedeva l’applicazione delle suddette agevolazioni, in nome e per conto della madre deceduta, in possesso dei requisiti previsti dalla legge.

Il ragionamento alla base del responso trova un percorso agevole nelle norme.
Per cominciare, l’articolo 69, comma 3, della legge 342/2000 (che estende le agevolazioni prima casa anche ai trasferimenti derivanti da successioni e donazioni) prevede l’applicazione in misura fissa delle imposte ipotecaria e catastale, per i trasferimenti della proprietà di case di abitazione “non di lusso” e per la costituzione e il “trasloco” di diritti immobiliari relativi alle stesse, derivanti da successioni e donazioni, quando, in capo al beneficiario, ovvero in caso di pluralità di beneficiari, in capo ad almeno uno di essi, sussistano i requisiti e le condizioni previste, in materia di acquisto della prima abitazione, dall’articolo 1, comma 1, quinto periodo, della Tariffa, parte prima, allegata al Testo unico dell’imposta di registro.

La sussistenza, al momento del trasferimento dell’immobile, dei suddetti requisiti deve essere attestata dall’interessato con una dichiarazione resa nell’atto di donazione oppure mediante dichiarazione sostitutiva, ai sensi degli articoli 46 e 47 del Dpr 445/2000, da allegare alla dichiarazione di successione.

Con riferimento al caso in esame, l’Agenzia ha chiarito che il beneficio può essere riconosciuto anche in relazione al trasferimento di casa di abitazione a favore di un erede deceduto prima della presentazione della dichiarazione di successione, a condizione che in capo a tale soggetto sussistessero, alla data di apertura della successione, i requisiti e le condizioni previsti per fruire del regime di favore.

In particolare, in relazione alla prima successione, tale dichiarazione deve essere resa, per conto dell’erede deceduta, dall’interpellante, che risulta il “soggetto interessato” in quanto erede della madre defunta.
Questi, infatti, per quanto riguarda la successione del padre, si pone, rispetto alla madre, quale successivo chiamato all’eredità, ai sensi dell’articolo 479 del codice civile.
In quanto tale, acquista la legittimazione a produrre la dichiarazione di successione per conto del proprio dante causa (la madre) – deceduto senza aver potuto accettare l’eredità e presentare la dichiarazione di successione – e, pertanto, può attestare l’esistenza delle condizioni richieste dalla legge per far valere il diritto alle agevolazioni, attraverso una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà, resa nell’interesse proprio, concernente stati, qualità personali e fatti relativi ad altri soggetti di cui abbia diretta conoscenza.


Fonte: Agenzia Entrate

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Si allungano i tempi per presentare 730 e imposta sulle assicurazioni.


Più tempo a disposizione del contribuente per presentare il modello 730 relativo ai redditi percepiti nel 2011. Anche per le imprese di assicurazione si dilatano i tempi per la presentazione della denuncia annuale dell'ammontare complessivo dei premi e accessori incassati nell'esercizio annuale precedente. La proroga dei termini è stabilita da un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri firmato oggi.

La presentazione del 730
Chi lo “affida” al proprio datore di lavoro o ente pensionistico che funge da sostituto d’imposta lo può consegnare entro il prossimo 16 maggio avendo a disposizione, quindi, 16 giorni in più rispetto alla naturale scadenza prevista per il prossimo lunedì 30 aprile.
Anche chi si avvale del Caf o di un professionista abilitato usufruisce di un prolungamento dei termini poiché il Dpcm ha previsto che il tempo per la presentazione, naturalmente stabilito al 31 maggio, si “dilata” fino al prossimo 20 giugno.

Conseguenze naturali dello proroga dei termini di presentazione del modello 730/2012 sono gli “slittamenti” delle scadenze per i sostituti d’imposta e per i Caf che devono assolvere agli adempimenti successivi alla presentazione da parte del contribuente.
Entro il 15 giugno i sostituti d’imposta devono consegnare all’interessato copia della dichiarazione elaborata e il relativo prospetto di liquidazione (modello 730-3), mentre i Caf o i professionisti abilitati devono provvedervi entro il 2 luglio.
Il risultato finale delle dichiarazioni e la trasmissione telematica all’Agenzia delle Entrate delle dichiarazioni presentate, va inviato dai Caf o dai professionisti abilitati entro il 12 luglio.

Imposta sulle assicurazioni: denuncia annuale
Le imprese di assicurazione hanno tempo fino al 2 luglio per presentare esclusivamente in via telematica, direttamente o tramite intermediari abilitati, la denuncia dell'ammontare complessivo dei premi e accessori incassati nell’anno 2011, su cui è dovuta l'imposta, distinti per categorie di assicurazioni. Anche in questo caso il Dpcm ha previsto una proroga dei termini naturalmente previsti entro il 31 maggio.


Fonte: Agenzia Entrate

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giovedì 26 aprile 2012

Quesito: dubbi su compilazione modello 730 2012.


avrei un quesito sulla corretta compilazione del mod.730/2012 da porvi in quanto non ho trovato ancora risposta certa.

eccolo:
Coniuge e Familiari a Carico.
In caso di separazione legale nel corso del 2011 (omologa del 30 settembre e registrazione Agenzia delle Entrate il 14 ottobre ) con affido congiunto e assegno di mantenimento per i soli figli (2) che convivono con la madre, deve o non deve essere compilato il rigo 1 relativo al codice fiscale dell'ex marito? la casella C coniuge deve essere o no barrata?
fermo restando che nei dati anagrafici verrà barrata la situazione attuale e cioè stato civile: separato/a
e che i figli risulteranno fiscalmente a carico per il rispettivo 50%

Questo è quanto riportavate nel Vostro sito ma datato 2007:

"..............Il codice fiscale del coniuge va indicato nel rigo 1 anche se questi non è a carico; non deve, invece, essere indicato in detto rigo nei casi di annullamento, divorzio e separazione legale ed effettiva..........."

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Quesito: esonero ricevuta e/o scontrino fiscale.


ho un struttura adibita a parco giochi di cui si effettuano feste di
compleanno per i bambini. nelle feste offriamo rinfresco del tipo
catering, sono obligato a rilasciare ricevuta o scontrino fiscale?

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Quesito: deduzione spese adozione internazionale - Modello 730.


le scrivo in merito alla deduzione dal reddito delle spese sostenute dai
genitori adottivi per l'espletamento della procedura di adozione
internazionale. Io sto compilando il 730 (dichiarazione congiunta con mia
moglie). Il mio dubbio è se al rigo E26, con codice 5, devo scrivere il 50% di
quanto documentato dall'ente certificato solo per la mia parte (dichiarante) o
se devo compilare anche lo stesso rigo per la parte "coniuge" (per un totale
del 100% di quanto documentato dall'ente). OPPURE il 25% come dichiarante e 25%
come "coniuge"?

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Quesito: associazione in partecipazione con apporto esclusivamente da prestazione di lavoro.


Desidererei sapere se mia nipote, avendo avuto nel 2011 quale proprio reddito unicamente € 3.000 derivanti da associazione in partecipazione da sola prestazione di lavoro, è tenuta a presentare dichiarazione dei redditi 2012.

Quale è il limite di reddito annuo che esenta dall'obbligo di dichiarazione per chi ha solo quella fattispecie di reddito?

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Il diritto del lavoro nella riforma Monti-Fornero ma soprattutto art. 18.


Già da mesi, ma in particolare nel marzo 2012, tutti hanno parlato della riforma del lavoro "Monti-Fornero".
La riforma riguarderebbe quasi l'intero diritto del lavoro ed i sindacati sarebbero d'accordo, tranne che per le modifiche all'art. 18 dello Statuto dei lavoratori, per cui il dissenso iniziale della Cgil s'è poi esteso alle altre Confederazioni, con il rischio di bloccare tutto. Per andare avanti si dice che l'à¿Â«art. 18à¿Â» non deve diventare un simbolo, ma è ambivalente: non-simbolo per opporsi alla riforma, ma non-simbolo neppure per imporre a tutti i costi la riforma. Il centro della riforma è però nell'à¿Â«art. 18à¿Â».
A quanto sembra, o almeno così dicono i giornali, non ci sarebbe ancora un testo definitivo della riforma del lavoro “Monti-Fornero” (dai nomi del Presidente del Consiglio e del Ministro del lavoro), ma il 23 marzo 2012 è andato su tutti i siti un articolato ed una lunga relazione, di cui si deve dire qualcosa di necessariamente provvisorio, come ormai tutto è provvisorio. Il 4 aprile 2012 i giornali hanno riferito di importanti modifiche.

La riforma si occupa dei contratti, dell’«art. 18», degli ammortizzatori sociali. Quest’ultima è la materia più importante, ma è previsto un rinvio lungo al 2017 che stempera qualunque polemica.

Sui contratti si fa e non si fa. Certo, il diritto non crea posti di lavoro, ma potrebbe aiutare e soprattutto dare un po’ di stabilità ai precari. «Si fa» liberalizzando il primo contratto a termine, senza più bisogno di causale, ma «non si fa» o meglio si peggiora perché in questo modo si rischia veramente il “precariato a vita” per i lavoratori che passano da un datore di lavoro all’altro.

Per vari contratti, oggetto sempre più spesso di abusi (lavoro intermittente, voucher, part time verticale), si prevede l’obbligo di comunicazione preventiva per evitare che si faccia finta d’aver cominciato solo al momento dell’ispezione.

Sul lavoro a progetto, mentre in un primo momento s’era proposta l’eliminazione dello stesso «progetto o programma», ora si dice che il «progetto» dovrebbe essere limitato alle professionalità più alte e non potrebbe coincidere con l’oggetto sociale: l’ultima formula è strana, oltre che irreale, perché tutto rientra nell’oggetto sociale. Si dovrebbero aumentare i contributi previdenziali fino a raggiungere nel 2018 le aliquote dei dipendenti; se ci si riuscirà, la distinzione fra subordinazione ed autonomia sarà superata, ma solo se ci si riuscirà, in un futuro non prossimo. L’associazione in partecipazione è sostanzialmente vietata (tranne che per i parenti di 1° grado ed il coniuge), arrivando finalmente a prendere atto che c’erano solo abusi.


Fonte: IPSOA

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Acquisto di beni strumentali per accedere al regime dei contribuenti minimi.


La spesa per l’acquisto di beni strumentali necessari per accedere al regime dei contribuenti minimi come va qualificata ai fini del calcolo dell’Iva?

Ai fini dell’applicazione del regime dei minimi i contribuenti nel triennio solare precedente non devono aver effettuato acquisti di beni strumentali, anche mediante contratti di appalto e di locazione (anche finanziaria), per un ammontare complessivo superiore a 15mila euro (articolo 1, comma 96, lettera b) della legge finanziaria 2008).
Nella fase di accesso al regime e durante la sua applicazione, il rispetto del limite degli acquisti di beni strumentali deve essere verificato con riferimento al costo sostenuto al netto dell’imposta sul valore aggiunto, anche se non è stato esercitato il diritto di detrazione (cfr. circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 7/2008, quesito 2.8, lett. b).


Fonte: Agenzia Entrate

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La lite sul contributo unificato si risolve dal giudice tributario.


La competenza a dirimere le questioni in materia di contributo unificato appartiene al giudice tributario. È quanto chiarito dalle sezioni unite della Corte di cassazione con sentenza del 17 aprile, la 5994.

Il caso è il seguente: al contribuente veniva notificata una cartella di pagamento, con la quale l’Agente della riscossione chiedeva il rimborso del contributo unificato e degli oneri accessori relativi ad un pregresso giudizio incardinato dinanzi al giudice di pace.
Avverso tale cartella il contribuente proponeva opposizione (ex articolo 617 del codice di procedura civile) al giudice ordinario, eccependo l’inesistenza del credito e la sussistenza di vizi di forma della cartella di pagamento, tra i quali la violazione dell’obbligo di indicazione degli estremi della sentenza del giudice di pace.

Il tribunale, riconoscendo implicitamente la propria giurisdizione, accoglieva l’opposizione del contribuente e, per l’effetto, dichiarava la nullità della cartella di pagamento.

L’Agente della riscossione, a questo punto, proponeva ricorso per cassazione.
Con la sentenza in esame, le sezioni unite, nell’accogliere il ricorso di Equitalia, hanno chiarito che “… l’opposizione ex art. 617 c.p.c., con la quale si fanno valere asseriti vizi della cartella di pagamento emessa in esito ad iscrizione a ruolo del contributo unificato previsto dall'art. 9 d.p.r. 115/2002, rientra nella competenza giurisdizionale del giudice tributario, atteso che il contributo unificato in oggetto ha natura di entrata tributaria (cfr. Corte cost. 73/2005 e Cass., ss.uu., 3007/08 e 3008/08) e che il controllo della legittimità delle cartelle esattoriali, configurando queste atti di riscossione e non di esecuzione forzata, spetta, quando le cartelle riguardino tributi, al giudice tributario in base alla previsione degli artt. 2, comma 1, e 19 lett. a), d.lgs. 546/1992 (cfr. Cass. SS.UU. 9840/11)”.

La Corte di cassazione ha così cassato la sentenza impugnata, rimettendo le parti dinanzi alla Commissione tributaria provinciale competente per territorio.
Nell’esercizio del proprio potere nomofilattico, con la sentenza in esame, la Corte di cassazione ha fatto chiarezza in ordine all’individuazione dell’autorità giurisdizionale chiamata a conoscere le controversie in materia di contributo unificato.
Più precisamente, i giudici di legittimità hanno riconosciuto natura tributaria al contributo unificato e, in conformità a quanto disposto dall’articolo 2, comma 1, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, secondo il quale “Appartengono alla giurisdizione tributaria tutte le controversie aventi ad oggetto tributi di ogni genere e specie…”, hanno chiarito che la cartella di pagamento notificata per il recupero del contributo unificato deve essere impugnata dinanzi al giudice tributario.

In tal senso, come evidenziato nella sentenza in commento, le sezioni unite della Corte di cassazione si erano già espresse con sentenza del 5 maggio 2011, n. 9840, ove veniva chiarito che “il contributo unificato previsto dal D.P.R. n. 115 del 2002, art. 9, ha natura di entrata tributaria. Le ragioni di tale qualificazione si trovano esposte nella sentenza della Corte costituzionale 11 febbraio 2005 n. 73, pronunziata in sede di risoluzione di conflitto di attribuzione tra la Regione Siciliana e lo Stato (e della natura tributaria di tale entrata vi è cenno nelle sentenze 8 febbraio 2008 nn. 3007 e 3008 di queste sezioni unite)”.


Fonte: Agenzia Entrate

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Perché sia infedele dichiarazione basta il falso, non serve la frode.


Per l’integrazione della fattispecie delittuosa della dichiarazione infedele – prevista dall’articolo 4 del Dlgs 74/2000 – è richiesta la mera presentazione di una dichiarazione non veritiera, ossia contenente elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo oppure elementi passivi fittizi in misura superiore a una certa soglia, senza necessità di ulteriori elementi fraudolenti.
Questa l’opportuna precisazione contenuta nella sentenza della Cassazione 13926 del 12 aprile, nella quale la Corte suprema pone l’attenzione sui diversi presupposti che sottendono alla tipologia criminosa in esame, residuale e meno grave, rispetto a quelle di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti (articolo 2) e della dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici (articolo 3).

In altri termini, il delitto previsto dall’articolo 4 del Dlgs 74 del 2000 – il cui incipit è “fuori dei casi previsti dagli articoli 2 e 3…” – richiede, per potersi configurare, il positivo accertamento che la fattispecie non rivesta gli estremi dei più gravi reati di dichiarazione fraudolenta previsti dalle due norme che lo precedono, e quindi il carattere fraudolento della condotta criminosa.
Ne consegue che, la dichiarazione è infedele qualora in essa il contribuente indichi ricavi per un ammontare inferiore a quello effettivo o costi fittizi purché, per pervenire a detta indicazione, non si sia avvalso degli artifici tipizzati nei precedenti articoli 2 – in relazione alle fatture o agli altri documenti per operazioni inesistenti – e 3, mezzi fraudolenti idonei a ostacolare l’accertamento e falsa rappresentazione nelle scritture contabili obbligatorie.

Il giudizio di merito
Un contribuente impugna in Cassazione la sentenza della Corte di appello di Palermo, con la quale quest’ultima lo aveva condannato per il reato di dichiarazione infedele in quanto, in qualità di libero professionista, aveva emesso varie fatture di notevole importo per prestazioni professionali rese a una società – del quale lo stesso era legale rappresentante – senza indicare tali importi nella dichiarazione Iva dell’anno di riferimento, omettendo, quindi di versare l’Iva dovuta per oltre un milione di euro.
Nel ricorso, il contribuente lamenta l’erroneità della sentenza dei giudici siciliani laddove hanno ritenuto sussistente il reato di dichiarazione infedele pur in assenza dell’elemento soggettivo, in quanto, sebbene egli abbia emesso le fatture, non ha incassato i relativi compensi dalla società e, com’è noto, ai fini della sussistenza dell’obbligo di versamento dell’Iva, la prestazione di servizi si intende effettuata al momento del pagamento del corrispettivo.

La decisione della Cassazione
Per i giudici di piazza Cavour il ricorso è infondato.
Riguardo alle motivazioni, la Cassazione ricorda che, in materia di Iva, l’articolo 6 del Dpr 633/1972 dispone che le prestazioni di servizi sono soggette all’imposta soltanto se rese verso corrispettivo e si considerano effettuate all’atto del relativo pagamento.
Tuttavia, sebbene prima del pagamento non vi sia, per il professionista, alcun obbligo di fatturazione (ma solo una facoltà) né di pagamento dell’imposta, una volta emessa la fattura, invece, sorge tale obbligo con riferimento sia al versamento sia alla presentazione della relativa dichiarazione ai fini Iva.

In merito all’integrazione del delitto di dichiarazione infedele, la Corte suprema afferma che “…è sufficiente che la dichiarazione presentata ai fini IVA contenga ‘elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo od elementi passivi fittizi’ e che ricorrano le altre condizioni previste in relazione all’ammontare dell’imposta evasa e degli elementi attivi sottratti alla imposizione, fatto che assicura che la condotta infedele accertata sia qualitativamente tale da arrecare all’amministrazione finanziaria un nocumento sostanziale e non solo formale, seppure non è richiesto necessariamente per il perfezionamento del reato l’evento danno”.

In sostanza, per la Cassazione, la dichiarazione infedele, a differenza delle altre ipotesi di reato previste dal Dlgs 74/2000, è “…un delitto di danno per la cui configurazione,…non è necessaria una dichiarazione fraudolenta”.
Infatti, in virtù della clausola di riserva iniziale contenuta nel richiamato articolo 4, la dichiarazione infedele è esclusa – a favore delle fattispecie di cui ai reati di dichiarazione fraudolenta mediante utilizzo di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti oppure mediante altri artifici – quando la condotta è caratterizzata da elementi fraudolenti.
L’elemento psicologico del reato in argomento, continua ancora la Cassazione, è il dolo specifico, ossia la volontà di evadere le imposte; dolo che, nel caso concreto, si è manifestato – circostanza correttamente rilevata dai giudici di appello – nel fatto che le fatture emesse dal professionista non erano state da questo registrate come ricavi (e quindi non era stata versata l’Iva relativa), mentre erano state registrate dalla società come costi, con conseguente detrazione, da parte di quest’ultima dell’Iva assolta.

Pertanto, conclude la Corte, per l’integrazione del reato di dichiarazione infedele, non è necessario il conseguimento di un profitto, “…essendo sufficiente l’infedeltà dichiarativa, ossia la violazione dell’obbligo di una prospettazione veritiera della situazione reddituale e delle basi imponibili…”.

Osservazioni
Con la sentenza in commento la Cassazione delinea gli elementi, soggettivi e oggettivi, che contraddistinguono la fattispecie della dichiarazione infedele che rappresenta, oltre a una ipotesi residuale, anche una figura di confine tra le altre due tipologie delittuose connesse alla dichiarazione (articoli 2 e 3 del Dlgs 74/2000).
Trattasi, infatti, di una fattispecie che ha qualcosa in più della semplice violazione amministrativa (il superamento delle soglie di punibilità) e qualcosa in meno del delitto di dichiarazione fraudolenta (la condotta fraudolenta).
Tale reato che, a dispetto della formulazione utilizzata (chiunque), è un reato proprio, in quanto configurabile solo in capo a coloro che sono soggetti all’obbligo di presentare la dichiarazione ai fini delle imposte sui redditi e/o sul valore aggiunto, ancorchè non obbligati alla tenuta delle scritture contabili, è posto a tutela diretta dell’interesse patrimoniale dell’Erario, in quanto vengono punite condotte che cagionano, laddove superiori alle soglie di punibilità, un danno sostanziale, e non solo formale, all’Amministrazione.

Da un punto di vista oggettivo, il reato di dichiarazione infedele è caratterizzato da un’ampia portata applicativa, essendo richiesta la mera presentazione di una dichiarazione non veritiera, non qualificata da ulteriori elementi fraudolenti né, tantomeno, è necessario che venga realizzato un comportamento idoneo a rendere difficile – per l’Amministrazione finanziaria – la ricostruzione della posizione fiscale del contribuente. Infatti, solo con la presentazione della dichiarazione annuale, relativa alle imposte sui redditi o sul valore aggiunto, si realizza il presupposto obiettivo dell’evasione d’imposta e la concreta offesa degli interessi connessi al prelievo fiscale.
Invece, dal lato soggettivo, la fattispecie criminosa richiede la coscienza e volontà del soggetto di compiere atti finalizzati all’evasione di imposta, connotate dal cosiddetto dolo di evasione fiscale, secondo lo schema tipico del dolo specifico (Cassazione, sezioni unite, 27/2000).


Fonte: Agenzia Entrate

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La tassa sulle barche passa per l’F24 elementi identificativi.


La tassa annuale sulle imbarcazioni si verserà entro il 31 maggio di ogni anno, con il modello “F24 versamenti con elementi identificativi”. A stabilirlo, un provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate, firmato oggi, 24 aprile. Il pacchetto “modalità e termini di versamento” del tributo, introdotto dal decreto “Salva Italia” e poi modificato dal Dl semplificazioni fiscali, è stato inoltre completato dalla risoluzione n. 39/E che ha istituito i codici tributo, necessari all’adempimento.

L’imposta
Oggetto del tributo - nella versione revisionata (come anticipato, dal Dl 16/2012) della norma che ha lo ha introdotto – sono le unità da diporto dai 10,01 metri di lunghezza in su. Lunghezza dello scafo, in base alla quale è parametrato l’importo.
Tenuti al pagamento sono i proprietari dell’imbarcazione, gli usufruttuari, gli acquirenti con patto di riservato dominio o gli utilizzatori a titolo di locazione (anche finanziaria), residenti in Italia, nonchè le stabili organizzazioni dei soggetti non residenti, che posseggano, o ai quali sia attribuibile il possesso di unità da diporto.
La rivisitazione della disposizione ha, quindi, tagliato il collegamento dello stesso allo stazionamento delle unità di diporto nelle acque italiane, esentando, perciò, dallo stesso i proprietari/turisti stranieri.

Termini e modalità di versamento
Il versamento della tassa – che si riferisce al periodo 1° maggio – 30 aprile successivo - va effettuato entro il 31 maggio di ciascun anno. Nei casi in cui il presupposto per l’applicazione del tributo si verificasse successivamente al 1° maggio, il pagamento è eseguito entro la fine del mese successivo a quello in cui nasce il debito d’imposta. Quando invece la tassa è dovuta per una durata del contratto - ad esempio di locazione - inferiore al periodo che va dal 1° maggio al 30 aprile dell’anno dopo, occorre determinarla rapportandola a giorni ed è necessario effettuare il pagamento entro il giorno prima della data d’inizio del periodo di durata del contratto.

Riguardo al come versare, detto dell’utilizzo dell’F24 con elementi identificativi (codici tributo 3370 per l’imposta, 8936 per l’eventuale sanzione e 1931 per gli interessi), il provvedimento si interessa anche di quanto siano nell’impossibilità di passare per la delega di pagamento. Per questi, il pagamento dovrà avvenire mediante bonifico in “EURO” a favore del Bilancio dello Stato al Capo 8 - Capitolo 1222, indicando:
codice BIC : BITAITRRENT
causale del bonifico: generalità del soggetto tenuto al versamento della tassa annuale, identificativo (sigla di iscrizione) dell’unità da diporto, codice tributo e periodo di riferimento
IBAN – IT15Y0100003245348008122200, pubblicato sul sito internet della Ragioneria Generale dello Stato - Ministero dell’Economia e delle finanze.


Fonte: Agenzia Entrate

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Decreto semplificazioni: Durc d’ufficio per l’edilizia.


Il Decreto Semplificazioni (D.L. n. 5/2012), convertito nella Legge n. 35/2012 in vigore dal 7 aprile scorso ha apportato alcune novità in materia di lavoro. L’art. 14, comma 6-bis, ha, infatti, ribadito il principio della non autocertificabilità del documento unico di regolarità contributiva (DURC). Nei lavori pubblici e privati dell’edilizia le amministrazioni pubbliche devono acquisire d’ufficio il documento.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Antiriciclaggio: i controlli della Guardia di Finanza sui professionisti.

La Guardia di Finanza, con la circolare n. 83607 del 19 marzo 2012, ha fornito precisazioni ai propri uffici in merito ai controlli antiriciclaggio sui professionisti giuridico - contabili. In particolare, nell’allegato alla circolare, intitolato “Scheda normativa e modulo operativo n. 6”, emerge che il primo step dei controlli prevede un idoneo campionamento delle operazioni e delle prestazioni professionali da verificare, per cui si procederà alla richiesta dell’elenco anagrafico dei clienti con la data di conferimento dell’incarico, per poi passare al vaglio soprattutto le operazioni con i clienti il cui nominativo è maggiormente ricorrente o si tratta di soggetti non residenti o non operanti nella zona di competenza del professionista, i quali richiedono operazioni di importo significativo.

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730/2012: entro il 30 aprile la consegna al sostituto d’imposta.


Il contribuente che ha scelto di avvalersi dell’assistenza fiscale da parte del proprio sostituto d’imposta (datore di lavoro o ente previdenziale) deve presentare a quest’ultimo il modello 730/2012, già compilato e sottoscritto, entro lunedì 30 aprile 2012. L’assistenza fiscale diretta non comporta alcun onere a carico degli assistiti e può essere prestata solo da quei sostituti d’imposta che hanno comunicato ai propri sostituiti, entro il 16 gennaio scorso, l’intenzione di prestarla.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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martedì 24 aprile 2012

Quesito: spesometro.


ho bisogno di aiuto!!
un contribuente che ha cessato la propria attività e chiuso la partita iva nel corso del 2011 è tenuto all'invio dello spesometro avendo fatturato operazioni di importo superiore ai 3000,00 euro?

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Quesito: compilazione mod 730 - redditi da fabbricati.


Vorrei un chiarimento circa la compilazione del quadro redditi da fabbricati,  dopo aver ascoltato diverse interpretazioni vorrei quella di un esperto per non sbagliare.
Alla morte di un genitore, 3 appartamenti e 1 locale sono stati ereditati.
In uno abita la moglie superstite, in un altro la figlia, in un altro il figlio. Il locale (ad uso commerciale) è ora adibita a magazzino e resta di uso comune.
Il quesito è cosa indicare nel riquadro. Secondo il mio modesto parere:
-          l’appartamento abitato dalla moglie superstite dev’essere da lei dichiarata, come abitazione principale e nulla dev’essere indicato dai figli eredi

-          ognuno degli appartamenti adibiti ad abitazione principale di ciascuno dei figli dev’essere da questi dichiarati come abitazione principale e nulla dev’essere dichiarato dagli altri

-          il locale d’uso comune dev’essere dichiarato per quote e soggetto ad ICI


ho ascoltato invece il parere di altri che sostengono che la moglie superstite dichiara la propria abitazione - prima casa - e indica sul 730  le quote di proprietà degli altri 2 appartamenti, abitazioni principali dei figli, per la sua quota;  ognuno dei 2 figli deve dichiarare la quota di proprietà dell’abitazione della madre, del fratello e della propria. Su quest’ultima però utilizzo prima casa ed esente da ICI.

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Preparazione di protesi dentarie.


La preparazione delle protesi dentarie da parte degli odontotecnici per il loro adattamento alle esigenze dei pazienti è esente da Iva?

Le prestazioni di servizio rese dagli odontotecnici sono esenti da Iva ai sensi dell’articolo 10, n. 18, del Dpr n. 633/1972 e successive modificazioni.
L’Amministrazione finanziaria, nella circolare n. 14 del 7 aprile 1981, ha chiarito, infatti, che la specifica attività degli odontotecnici, relativa alla preparazione di protesi  dentarie, in quanto prestazione di servizi resa nell’esercizio di un’arte ausiliaria della professione sanitaria, ai  sensi dell'articolo 99 del Tu n. 1265/1934 e successive modificazioni, è esente dall’imposta a  norma dell'articolo 10, n. 18, del citato Dpr n. 633/1972.
Tale interpretazione è stata successivamente confermata anche nella risoluzione del 16/07/1981 n. 330153 dell’Amministrazione finanziaria.


Fonte: Agenzia Entrate

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Sottofatturazione vendita a rate, legittimo l’accertamento fiscale.


In tema di sottofatturazione nella vendita a rate, l’evidente differenza tra i finanziamenti dei clienti e i prezzi di vendita dichiarati in bilancio dalla società costituiscono una presunzione semplice sufficientemente grave, precisa e concordante, da far scattare l’accertamento. È quanto stabilito dalla Corte di cassazione con l’ordinanza n. 5725 dell’11 aprile.

Il fatto
La Commissione tributaria provinciale accoglieva il ricorso prodotto da una srl contro un avviso di accertamento per Iva e Irap, il cui esito viene confermato anche dalla Commissione regionale. Da qui il conseguente ricorso per Cassazione con il quale l’ente impositore, nel denunciare violazione dell’obbligo di motivazione, contesta che la sentenza impugnata avrebbe omesso di considerare gli elementi di fatto che evidenziavano palesemente la “sistematica sottofatturazione” da parte della società, quali la mancanza di registrazione nella contabilità, delle battiture di scontrini fiscali equivalenti agli importi delle differenze non fatturate rispetto ai contratti di finanziamento, l'assenza di tali importi nel registro delle fatture emesse e in quello dei corrispettivi, l'esistenza di fatture attive relative alle differenze indicate.

La decisione
L’obiezione dell’ente ricorrente ha trovato pieno riscontro nel giudice di legittimità, il quale ha argomentato con succinta ma esaustiva ratio decidendi che nel ragionamento del giudice di merito risultante dalla sentenza opposta, “è riscontrabile una obiettiva deficienza del criterio logico che lo ha condotto alla formazione del proprio convincimento, relativamente ai fatti sopraenunciati”, nonostante la puntuale e dettagliata denuncia negli scritti difensivi della ricorrente.

In sostanza, accogliendo il ricorso dell’Amministrazione finanziaria, la Cassazione ha censurato il percorso decisionale del quale si erano resi protagonisti i giudici di entrambi i gradi di merito, per avere posto scarsa attenzione agli elementi di fatto versati in atti dagli organi di controllo, tutti convergenti, inequivocabilmente, verso una dissimulazione di componenti positivi di reddito.
Così, ritenendo “non sospetta” la sottofatturazione sistematica nella vendita a rate, in mancanza del documento fiscale rispetto all’importo finanziato per l’acquisto dei beni commerciati, ecc., il giudice di secondo grado non ha fatto altro che avallare quei comportamenti dei commercianti che, al fine di evadere le imposte, omettono di registrare tutto l’incasso in contabilità.

Sul tema, con sentenza n. 21455/2011, la Corte di cassazione ha stabilito che è prova di sottofatturazione ai fini Iva una evidente differenza tra i finanziamenti dei clienti e i prezzi di vendita dichiarati in bilancio dal venditore. In particolare, la divergenza costituisce una presunzione semplice sufficientemente grave, precisa e concordante, sulla base della quale l'Agenzia delle Entrate può emettere un avviso di accertamento. Ma tale divergenza tra i corrispettivi fatturati e gli importi richiesti a titolo di finanziamento costituisce un fatto che il giudice di merito deve esaminare per valutarne la sussistenza storica e la concludenza indiziaria, anche solo eventualmente per negarla, nell’ambito del percorso argomentativo che lo ha condotto a ritenere che le presunzioni semplici su cui si basava l’impugnato accertamento non fossero sufficientemente gravi, precise e concordanti ai fini della dimostrazione della sistematica sottofatturazione contestata dal Fisco.

In merito alle violazioni contestate al contribuente in ordine agli adempimenti di carattere fiscale, occorre poi ricordare che con ordinanza n. 12395/2010 la Corte di legittimità ha stabilito che "In tema di accertamento induttivo dei redditi d'impresa, consentito dal D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 39, comma 1, lett. d) sulla base del controllo delle scritture e delle registrazioni contabili, l'atto di rettifica, qualora l'ufficio abbia sufficientemente motivato, sia specificando gli indici di inattendibilità dei dati relativi ad alcune poste di bilancio, sia dimostrando la loro astratta idoneità a rappresentare una capacità contributiva non dichiarata, è assistito da presunzione di legittimità circa l'operato degli accertatori, nel senso che null'altro l'ufficio è tenuto a provare, se non quanto emerge dal procedimento deduttivo fondato sulle risultanze esposte, mentre grava sul contribuente l'onere di dimostrare la regolarità delle operazioni effettuate, anche in relazione alla contestata antieconomicità delle stesse, senza che sia sufficiente invocare l'apparente regolarità delle annotazioni contabili".

Infine, è recentissima l’affermazione in sede penale (Cassazione 13926/2012) che commette il reato di infedele dichiarazione Iva il professionista che emette fatture ma, non essendo state pagate, non le annota in contabilità e non ne indica in dichiarazione i relativi importi. In questo caso, ai fini dell’integrazione della fattispecie delittuosa, non occorre che venga conseguito un profitto, essendo sufficiente l’infedeltà dichiarativa.


Fonte: Agenzia Entrate

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Corte Ue, il diritto camerale grava anche sulle società inattive.


La domanda di pronuncia pregiudiziale, proposta alla Corte nell'ambito di un procedimento di accertamento del passivo fallimentare di una società italiana, verte sulla richiesta di ammissione al passivo del credito della Camera di commercio relativo al mancato versamento del diritto camerale dovuto annualmente dalle imprese iscritte nel registro delle imprese.

Il procedimento principale
Con sentenza del 29 aprile 2009 veniva dichiarato il fallimento della società convenuta e la conseguente richiesta dalla ricorrente camera di commercio di iscrizione alla massa passiva fallimentare del credito vantato per il diritto camerale annuale. Il giudice fallimentare, adito in merito alla richiesta di ammissione al passivo del diritto annuale, ha sollevato dubbi sulla compatibilità tra la normativa italiana che disciplina il diritto annuale e la normativa comunitaria con particolare riferimento alla direttiva 2008/7/CE. Occorre, premettere come la stessa Camera di commercio in un primo momento disconosceva la competenza della corte europea a pronunciarsi sulla questione in oggetto. Competenza riconosciuta legittima dalla Corte che ha sottolineato come il rinvio sia stato effettuato dal giudice fallimentare chiamato a dirimere la controversia con la pronuncia giurisprudenziale.  

La questione pregiudiziale
Seppure il procedimento principale sia articolato in una pluralità di questioni pregiudiziali, i togati europei hanno convenuto di esaminarle congiuntamente. La questione sottoposta dal giiudice del rinvio alla attenzione dei giudici riguarda l'interpretazione degli articoli 5 e 6, paragrafi 1, rispettivamente lettera c) ed e) della direttiva 2008/7, in relazione alla normativa nazionale italiana che assoggetta le imprese a una imposizione indiretta sui capitali a cui si riconduce il pagamento annuale del diritto camerale da parte di chi è iscritto nel registro delle Camere di commercio.

Sulla questione pregiudiziale
In prima analisi, i giudici europei sottolineano di aver già in passato precisato che l'articolo 6, della direttiva 2008/7, in analogia con altra norma comunitaria, costituisce una deroga al divieto di imposte indirette con le stesse caratteristiche dell'imposta sui conferimenti. L'articolo 5, vieta poi le imposte indirette anche sotto forma di diritti di registrazione per l'esercizio di attività di impresa. La ratio di tale norma sta nel fatto che l'imposizione, legata alla forma giuridica societaria, si pone in contrasto con finalità e obiettivi della direttiva 2008/7. Sempre da costante giurisprudenza della Corte, si evince che il diritto annuale, di cui al procedimento principale, ha come fatto generatore d'imposta l'iscrizione al registro delle imprese. Il tributo in questione, pertanto, costituisce un prelievo che va a colpire le società a fini di lucro in relazione al volume di affari. Come osservato dalle autorità italiane, e come ribadito dalla Commissione europea, il tributo non è in funzione della forma giuridica adottata dalle società commerciali. Quanto indicato, continuano ad argomentare i giudici nella loro disamina, non viene meno neanche alla luce del fatto che l'iscrizione al registro delle imprese ha natura costitutiva e non meramente dichiarativa. Si deve considerare non rilevante quanto, invece, fatto valere dalla parte ricorrente ovvero che il pagamento del diritto annuale sia stato richiesto alla società convenuta anche per un periodo di tempo durante il quale la società non esercitava l'attività commerciale. L'obbligo del diritto annuale, alla stregua della normativa nazionale di riferimento, esula dell'effettivo svolgimento dell'attività in quanto commisurato alla mera detenzione di impresa da parte delle società di capitali. Al termine dei ragionamenti, i togati europei concludono affermando che il diritto camerale, di cui al procedimento principale, è comunque dovuto anche se la società non è operativa e non svolge l'attività imprenditoriale.

La pronuncia definitiva della Corte
Nelle conclusioni, a cui sono giunti i giudici si fa rilevare che l'articolo 5, paragrafo 1, lettera c), della direttiva 2008/7/CE non è di ostacolo all'esazione del  diritto annuale camerale, quale imposta indiretta sui capitali, a carico delle società commerciali ai fini della loro iscrizione nel registro delle imprese. Tale posizione, affermano i giudici, è valida anche in considerazione del fatto che tale iscrizione ha natura costitutiva e soprattutto nel caso in cui le società non svolgano l'attività per cui sono state costituite.


Fonte: Agenzia Entrate

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Imposta di scopo gonfiata dall’IMU.


Un emendamento al Decreto fiscale (D.L. n. 16/2012) prevede l’applicazione dei moltiplicatori previsti per l’IMU anche per il calcolo della c.d. “imposta di scopo” (ISCOP). Di conseguenza, se un Comune decide di applicare l’imposta di scopo, dovrà tenere conto non solo delle nuove disposizioni previste dall’art. 6 del D. Lgs. n. 23/2011, ma anche dei nuovi criteri di determinazione della base imponibile prevista per l’IMU.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Decreto fiscale: novità per gli atti di accertamento delle Dogane.


Il Disegno di legge di conversione del Decreto fiscale (D.L. n. 16/2012), nel suo esame del Parlamento, si è arricchito di novità riguardanti alcuni termini di pagamento connessi ad atti doganali. In particolare, dalla data di consegna del processo verbale di constatazione, il contribuente ha 30 giorni di tempo per presentare all’ufficio memorie, osservazioni e documenti. L’avviso di rettifica dell’accertamento reca l’avvertenza che i maggiori diritti dovuti devono essere pagati entro 10 giorni dalla notifica dell’atto. Decorsi i 10 giorni, l’atto di accertamento emesso dall’Agenzia delle Dogane diventa esecutivo e la riscossione è affidata all’agente della riscossione, anche ai fini dell’esecuzione forzata.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Conferimenti di partecipazioni: realizzo controllato solo per plusvalenze.

L’articolo 177, comma 2, del TUIR, stabilisce che le azioni o quote ricevute a seguito di conferimenti in società, mediante i quali la società conferitaria acquisisce il controllo di un’altra società (cd. “scambiata”) ovvero incrementa la percentuale di controllo, “sono valutate, ai fini della determinazione del reddito del conferente, in base alla corrispondente quota delle voci di patrimonio netto formato dalla società conferitaria per effetto del conferimento” (cd. “regime a realizzo controllato”). Con la risoluzione n. 38/E del 20 aprile 2012, l’Agenzia delle Entrate chiarisce che la deroga al principio generale del “valore normale” contenuta in tale norma del Tuir opera solo per le plusvalenze, e non anche per le minusvalenze. Queste ultime, infatti, seguono sempre il principio generale del realizzo al “valore normale”.

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Inps: istanza di rateizzazione dei debiti online.


Con la Circolare n. 48 del 27 marzo 2012, l’Inps ha precisato che è stata attivata la nuova procedura che consente al contribuente di inviare la richiesta della rateizzazione dei debiti Inps (quelli in fase amministrativa) attraverso i servizi online del sito www.inps.it, anziché recarsi presso gli sportelli. L’apposita funzionalità è stata predisposta all’interno del “cassetto previdenziale aziende” ed è denominata “istanze online”. La nuova procedura consente anche di monitorare la pratica durante tutto il suo iter, fino al provvedimento di accoglimento o di rigetto.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Iscrizione nelle liste di mobilità: è sospesa dall'assunzione a tempo determinato?


Domanda
Un lavoratore iscritto nelle liste di mobilità da sedici mesi viene assunto da una azienda "Alfa" diversa da quella che lo ha posto in mobilità per otto mesi, usufruendo delle agevolazioni contributive ed al termine del contratto cessa il rapporto. Può la stessa azienda "Alfa" assumere nuovamente il lavoratore che nel contempo ha maturato ventiquattro mesi di disoccupazione oppure una volta assunto non spetta alcun beneficio?

Risposta
In merito al quesito richiesto si conferma che l'iscrizione nelle liste di mobilità viene ad essere "temporaneamente" sospesa insieme al relativo trattamento economico, qualora il lavoratore venga assunto a tempo determinato in base all'articolo 8, comma 2, legge 223/1991; attraverso tale assunzione il datore di lavoro può fruire dei previsti sconti contributivi per un massimo di 12 mesi; cessato il contratto a termine il lavoratore riprende l'iscrizione nelle liste di mobilità per la durata residua.

Nel caso richiesto dal lettore, l'Inps affrontando più volte la questione (circolare 109/2005) ha confermato che la stessa azienda non può procedere a successive assunzioni "agevolate" dello stesso lavoratore in mobilità, se risulta già esaurito l'arco temporale dei 12 mesi previsto dall'articolo 8 della legge n. 223/1991; interpretando quanto indicato dall'Ente ciò, significa che non è possibile riassumere con un altro contratto a termine agevolato (il riferimento è infatti all'articolo 8 della legge 223/1991), fermo restando che l'impresa può assumerlo a termine (nel rispetto dei limiti temporali previsti), senza però fruire di "sconti contributivi"; può procedere ad assumerlo infine a tempo indeterminato.

Al fine di capire se risulta ammissibile ottenere ulteriori sconti contributivi previsti dalla legge a fronte di tali situazioni si ricorda che l'articolo 25, comma 9, legge 223/1991, dispone che per ciascun lavoratore iscritto nelle liste di mobilità assunto a tempo indeterminato, la quota di contribuzione a carico del datore di lavoro è, per i primi diciotto mesi, quella prevista per gli apprendisti e in più spetta un beneficio pari al 50% dell'indennità di mobilità che sarebbe spettata al lavoratore; inoltre, oltre alle citate agevolazioni lo stesso articolo 8, comma 2, legge 223/1991 concede ulteriori dodici mesi di beneficio, a condizione che il contratto a termine sia "trasformato" in contratto a tempo indeterminato «nel corso del suo svolgimento» (cosi non è successo nel nostro caso).

L'orientamento prevalente di prassi (vedi anche messaggio Inps 199/2000) ha confermato che per lo stesso lavoratore, le agevolazioni contributive (di cui all'articolo 8, comma 2 e all'articolo 25, comma 9) vanno intese in " alternatività" o meglio il datore di lavoro che ha fruito del beneficio di cui all'articolo 8, comma 2, a seguito dell'assunzione a tempo determinato di un dipendente, nell'ipotesi di una sua riassunzione a tempo indeterminato successiva alla conclusione del rapporto di lavoro a termine, non può beneficiare anche dell'agevolazione prevista all'articolo 25, comma 9.


Fonte: IPSOA

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lunedì 23 aprile 2012

Quesito: sostegno famiglia.


vorrei un informazione,per una famiglia ,con un reddio annuo di 20.000 euro,e con una figlia di 5 anni,residenti nella regione Lazio.(entrambi i genitori lavoratori dipendenti)
Esistono dei sostegni o dei bonus da parte di enti pubblici,e se si,in che modo ottenerli?

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Quesito: redditi fabbricati utilizzo immobile.


sono proprietario oltre al 50% dell’abitazione principale di una abitazione con posto auto in una località turistica.
Quale codice devo mettere nella colonna 2 del quadro B Sezione I Redditi dei fabbricati ?

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I contribuenti soggetti al Redditest.


Domanda
Il Modello del Redditometro è stato promesso per giugno 2012. Dal momento che i CAF non stanno richiedendo questi dati in vista del 730, vuol dire che solo chi compila il Modello UnicoPF è tenuto al Redditest, mentre non sono soggetti i contribuenti che compilano il 730?

Risposta
Mediante il nuovo redditometro, previsto dall'art. 38 D.P.R. n. 600/1973, così come modificato dal D.L. n. 78 del 2010, il reddito complessivo può essere determinato sinteticamente basandosi sul contenuto induttivo di elementi indicativi di capacità contributiva desunto dall'analisi di campioni significativi di contribuenti, differenziati anche in funzione del nucleo familiare e dell'area territoriale di appartenenza

Nell'ambito del nuovo redditometro vengono allo stato prese in considerazione oltre 100 voci, rappresentative di tutti gli aspetti della vita quotidiana, indicative di capacità di spesa, che contribuiscono congiuntamente alla stima del reddito

La legge si riferisce ad uno strumento di supporto per l'accertamento, ma come è stato affermato dall'Agenzia delle entrate, in occasione della presentazione del nuovo strumento, è "chiaro che il nuovo redditometro deve innanzitutto assumere una specifica valenza ai fini della compliance".

In altre prole, si tratta di uno "strumento di "orientamento" per tutti i contribuenti persone fisiche", a prescindere dal tipo di dichiarazione che presentano (mod. 730 o Unico).

Si ricorda, inoltre, che il software denominato "Redditest" consente di inserire i dati necessari per la stima del reddito familiare con riguardo ad esempi concreti che restano comunque anonimi. I dati inseriti, quindi, non possono in alcun modo essere utilizzati ai fini dell'attività di controllo dell'Agenzia delle Entrate.

Siccome si tratta, ad oggi, di uno strumento ancora "sperimentale" non è dato sapere, con quali modalità operative, lo stesso verrà applicato a chi compila il mod. 730, fermo restando, comunque, che anche tali contribuenti soggiacciono all'accertamento mediante il redditometro.


Fonte: IPSOA

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Telefonia: all’Anagrafe tributaria anche i dati delle utenze domestiche.


Con un provvedimento dell’Agenzia delle Entrate del 18 aprile 2012, sono state aggiornate le specifiche tecniche per le comunicazioni all’Anagrafe tributaria dei dati sui contratti di telefonia fissa, mobile e satellitare (art. 6, comma 1, lettera g-ter, Dpr n. 605/1973). In particolare, vengono introdotti l’obbligo della comunicazione negativa e la possibilità di inviare una comunicazione sostitutiva una volta che sia decorso il termine utile per l’annullamento. Si allineano, inoltre, i dati relativi alle utenze: per quelle telefoniche, infatti, i dati finora richiesti erano riferiti solo all’area ‘business’, ora, invece, vengono comprese anche le utenze domestiche. Per quanto riguarda la telefonia mobile, diviene oggetto di comunicazione anche il credito telefonico acquistato nel corso dell’anno. Le comunicazioni relative all’anno 2011 vanno inviate entro il 30 settembre 2012. A partire dal 2012, invece, le comunicazioni dell’anno precedente vanno presentate entro il 30 aprile. L’invio è effettuato tramite il servizio telematico Entratel.


Fonte: Agenzia Entrate

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Rendite finanziarie latenti: ecco i codici tributo per l’affrancamento al 12,50%.

Dal 1° gennaio 2012 la tassazione delle plusvalenze e rendite finanziarie è del 20%. E’ comunque prevista la possibilità, per i contribuenti, di chiudere i conti al 31.12.2011, tassando gli eventuali “guadagni latenti”, cioè non ancora realizzati, su azioni, obbligazioni, fondi comuni e simili con la vecchia aliquota del 12,50%, ottenendo così il riconoscimento fiscale dei valori rivalutati a fine 2011. Per affrancare i maggiori valori degli strumenti finanziari posseduti al di fuori dell’esercizio di impresa commerciale al 31.12.2011, l’Agenzia delle Entrate ha istituito appositi codici tributo con la Risoluzione n. 36/E del 19 aprile 2012.

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Corsi di nuoto "terapeutici".


L’ortopedico mi ha consigliato la frequenza di un corso di nuoto. Posso detrarre tale spesa?

La spesa per la frequenza del corso di nuoto, sebbene consigliato dallo specialista, non è detraibile.
La detrazione può essere riconosciuta se il corso viene effettuato presso centri autorizzati sotto la responsabilità tecnica di uno specialista e per prestazioni (eseguite e fatturate) da personale specializzato (ad esempio, una particolare ginnastica in acqua effettuata con il fisioterapista).


Fonte: Agenzia Entrate

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Contenzioso tributario: le istruzioni sulla corretta gestione delle controversie.


Con Circolare del 12 aprile 2012 n. 12, preventivamente condivisa da Equitalia spa, l'Agenzia delle Entrate fornisce istruzioni agli Uffici in merito alla gestione delle controversie riguardanti atti della riscossione relativi ad entrate amministrate dall’Agenzia delle entrate.

Il debitore che intende impugnare dinanzi al giudice tributario un atto della riscossione deve ricorrere contro l’Ufficio dell’Agenzia se contesta vizi dell’attività della stessa, vale a dire motivi di ricorso concernenti la legittimità della pretesa; deve invece ricorrere contro l’Agente della riscossione se contesta vizi dell’attività dello stesso, vale a dire motivi di ricorso che riguardano l’attività svolta successivamente alla consegna del ruolo.

L’Agente della riscossione, quindi, è legittimato passivo nei giudizi in cui si controverte in merito a vizi relativi alla formazione della cartella, come ad esempio errori di individuazione del contribuente, vizi di notifica, mancanza della sottoscrizione o del responsabile del procedimento di emissione o di notificazione della cartella di pagamento (Cfr. circolare del 6 marzo 2008, n. 16/E, punto 6).

Qualora oggetto dell’impugnazione siano atti dell’Agente della riscossione diversi dalla cartella (iscrizione di ipoteca, fermo di beni mobili registrati, ecc.), legittimato passivo è sempre l’Agente della riscossione, tranne i casi in cui nei motivi di ricorso venga contestata la mancata notifica degli atti “presupposti” o la legittimità della pretesa tributaria.

Gli Uffici, per le questioni di competenza dell’Agenzia delle entrate, sono tenuti a valutare preliminarmente la fondatezza dei motivi di ricorso, evitando di resistere in giudizio o di coltivare la controversia quando la stessa non sia sostenibile (In materia di autotutela e cessazione della materia del contendere, si richiama il punto 2 della circolare del 26 maggio 2011, n. 22/E).

In particolare, nel caso in cui l’Ufficio, per le questioni di propria competenza, ossia riguardanti la propria attività, ritenga di non costituirsi in un giudizio in cui è parte anche l’Agente della riscossione e di dover procedere allo sgravio del ruolo, deve darne notizia all’Agente stesso almeno 20 giorni prima della scadenza del termine per la costituzione, per le sue conseguenti valutazioni.

Analogamente, l’eventuale acquiescenza a sentenza sfavorevole all’Ufficio per le questioni di propria competenza, deve essere comunicata all’Agente della riscossione almeno 2 mesi prima della scadenza del termine lungo o 20 giorni prima della scadenza del termine breve in caso di notifica della sentenza.
Si rende necessario peraltro definire a livello territoriale opportune intese, affinché gli Uffici e gli Agenti della riscossione non abbiano ad assumere in giudizio, specie per le questioni formali e processuali, comportamenti non uniformi o contraddittori.

Restano confermate le indicazioni fornite con i precedenti documenti di prassi che non siano in contrasto con la presente circolare.
Per quanto riguarda la mediazione tributaria si rinvia alla circolare del 19 marzo 2012, n. 9/E.


Fonte: Agenzia Entrate

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Operazioni rilevanti ai fini Iva pari o sopra i 3.600 euro: Comunicazione rinviata al 15 ottobre.


Prorogato al 15 ottobre 2012 il termine ultimo per l'invio della comunicazione dei dati delle operazioni rilevanti ai fini Iva, di importo non inferiore a 3.600 euro, relative al periodo 6 luglio - 31 dicembre 2011, in cui l’acquirente è un consumatore finale che ha pagato con carta di credito, di debito o prepagata, questo quanto previsto dal Provvedimento dell'Agenzia delle Entrate del 13 aprile 2012.

Il presente provvedimento modifica il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 29 dicembre 2011.
A seguito delle modifiche apportate al tracciato record per la comunicazione in argomento viene opportunamente previsto un più ampio termine, originariamente fissato al 30 aprile 2012, per la prima comunicazione dei dati, per consentire ai soggetti obbligati di predisporre i necessari adeguamenti tecnici alle nuove informazioni veicolate con la nuova versione del tracciato.


Fonte: Agenzia Entrate

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Iscrizione nelle liste di mobilità: è sospesa dall'assunzione a tempo determinato?


Domanda
Un lavoratore iscritto nelle liste di mobilità da sedici mesi viene assunto da una azienda "Alfa" diversa da quella che lo ha posto in mobilità per otto mesi, usufruendo delle agevolazioni contributive ed al termine del contratto cessa il rapporto. Può la stessa azienda "Alfa" assumere nuovamente il lavoratore che nel contempo ha maturato ventiquattro mesi di disoccupazione oppure una volta assunto non spetta alcun beneficio?

Risposta
In merito al quesito richiesto si conferma che l'iscrizione nelle liste di mobilità viene ad essere "temporaneamente" sospesa insieme al relativo trattamento economico, qualora il lavoratore venga assunto a tempo determinato in base all'articolo 8, comma 2, legge 223/1991; attraverso tale assunzione il datore di lavoro può fruire dei previsti sconti contributivi per un massimo di 12 mesi; cessato il contratto a termine il lavoratore riprende l'iscrizione nelle liste di mobilità per la durata residua.

Nel caso richiesto dal lettore, l'Inps affrontando più volte la questione (circolare 109/2005) ha confermato che la stessa azienda non può procedere a successive assunzioni "agevolate" dello stesso lavoratore in mobilità, se risulta già esaurito l'arco temporale dei 12 mesi previsto dall'articolo 8 della legge n. 223/1991; interpretando quanto indicato dall'Ente ciò, significa che non è possibile riassumere con un altro contratto a termine agevolato (il riferimento è infatti all'articolo 8 della legge 223/1991), fermo restando che l'impresa può assumerlo a termine (nel rispetto dei limiti temporali previsti), senza però fruire di "sconti contributivi"; può procedere ad assumerlo infine a tempo indeterminato.

Al fine di capire se risulta ammissibile ottenere ulteriori sconti contributivi previsti dalla legge a fronte di tali situazioni si ricorda che l'articolo 25, comma 9, legge 223/1991, dispone che per ciascun lavoratore iscritto nelle liste di mobilità assunto a tempo indeterminato, la quota di contribuzione a carico del datore di lavoro è, per i primi diciotto mesi, quella prevista per gli apprendisti e in più spetta un beneficio pari al 50% dell'indennità di mobilità che sarebbe spettata al lavoratore; inoltre, oltre alle citate agevolazioni lo stesso articolo 8, comma 2, legge 223/1991 concede ulteriori dodici mesi di beneficio, a condizione che il contratto a termine sia "trasformato" in contratto a tempo indeterminato «nel corso del suo svolgimento» (cosi non è successo nel nostro caso).

L'orientamento prevalente di prassi (vedi anche messaggio Inps 199/2000) ha confermato che per lo stesso lavoratore, le agevolazioni contributive (di cui all'articolo 8, comma 2 e all'articolo 25, comma 9) vanno intese in " alternatività" o meglio il datore di lavoro che ha fruito del beneficio di cui all'articolo 8, comma 2, a seguito dell'assunzione a tempo determinato di un dipendente, nell'ipotesi di una sua riassunzione a tempo indeterminato successiva alla conclusione del rapporto di lavoro a termine, non può beneficiare anche dell'agevolazione prevista all'articolo 25, comma 9.


Fonte: IPSOA

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venerdì 20 aprile 2012

Quesito: detrazioni contratti di locazione con cambio residenza.


sono campano e da 8 anni lavoro in Piemonte e alloggiavo presso amici avendo la residenza sempre in Campania. Nel 2011 mi son deciso di prendere un alloggio in affitto e portare la residenza in Piemonte.
Posso usufruire sul 730/2012 della detrazione che spetta per chi cambia residenza per lavoro? Il mio timore è di non poterlo fare visto che comunque lavoro in Piemonte già da 8 anni anche se in pratica non ho mai trasferito la residenza.

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Quesito: IMU, diritto reale di abitazione.

HO ACQUISTATO UN APPARTAMENTO IN CUI VIVE E RISIEDE (ED INTENDO LASCIARCELO) MIO FIGLIO. NON POSSEGGO ALTRO ED IO VIVO IN UN APPARTAMENTO DI PRORPIETA’ DI MIA MOGLIE. AI FINI DEL CALCOLO IMU COME POSSO EVITARE DI DOVERLO CONSIDERARE SECONDA CASA? POSSO CREARE UN “DIRITTO REALE DI ABITAZIONE” A FAVORE DI MIO FIGLIO CON SCRITTURA PRIVATA? ESISTE UN FAC-SIMILE DI SCRITTURA PRIVATA? 

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Errata comunicazione dei dati catastali nel contratto di affitto.


Quali sanzioni vengono applicate in caso di errata indicazione dei dati catastali nel contratto di affitto?

Dal 1° luglio 2010 la richiesta di registrazione di contratti, scritti o verbali, di locazione o affitto di beni immobili, deve contenere anche l’indicazione dei dati catastali degli immobili. Lo stesso obbligo è previsto nelle ipotesi di cessioni, risoluzioni e proroghe anche tacite (articolo 19, comma 15, legge n. 78/2010).
La mancata o errata indicazione dei dati catastali è punita con la sanzione amministrativa dal 120 al 240% dell’imposta dovuta.


Fonte: Agenzia Entrate

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Mediazione tributaria: invio istanza.

A decorrere dal 1° aprile 2012, il contribuente che intenda instaurare una causa in commissione tributaria per l’annullamento di un atto emesso dall’Agenzia delle entrate, ha l’obbligo - se il valore della lite non supera 20mila euro - di esperire preventivamente la procedura del reclamo/mediazione prevista dall’17-bis del Dlgs n. 546/1992, pena l’inammissibilità dell’impugnazione.

La fase amministrativa del reclamo/mediazione è avviata dal contribuente attraverso la presentazione di un’apposita istanza alla competente struttura dell’Agenzia delle Entrate, in cui il contribuente può anche formulare una motivata proposta di mediazione, completa della rideterminazione dell’ammontare della pretesa.

Per agevolare la redazione dell’istanza, l’Agenzia delle Entrate ha fornito - in allegato alla circolare n. 9/E del 19 marzo, emanata a commento del nuovo istituto - un facsimile che il contribuente ha facoltà di utilizzare.

La presentazione dell’istanza ai sensi dell’articolo 17-bis del Dlgs 546/1992 produce essenzialmente due effetti: da un lato, l’apertura della fase amministrativa, nel cui ambito andrà valutata la possibilità di annullare, anche parzialmente, la pretesa erariale o di giungere a una rideterminazione concordata della stessa; dall’altro, la “chiamata in giudizio dell’Agenzia”, ai fini dell’instaurazione della controversia.

In particolare, dalla presentazione dell’istanza inizia a decorrere il termine di 90 giorni, che rappresenta l’arco di tempo massimo entro cui l’Agenzia e il contribuente possono valutare la sussistenza dei presupposti per una risoluzione stragiudiziale della lite. Quando il predetto termine è spirato infruttuosamente oppure è intervenuto in data antecedente un diniego espresso sull’istanza di reclamo, il contribuente può eventualmente procedere alla costituzione in giudizio, mediante il deposito dell’istanza presso la Commissione tributaria provinciale, instaurando l’effettivo rapporto processuale.

L’istanza di reclamo/mediazione è così destinata a svolgere le identiche funzioni del ricorso giurisdizionale, con la conseguenza che, ai fini della relativa disciplina, trovano applicazione le norme sulla proposizione del ricorso dettate dal Dlgs 546/1992, in specie l’articolo 18 (la cui diretta applicabilità è richiamata espressamente dal precedente articolo 17-bis).

In base alla disciplina contenuta nell’articolo, l’istanza deve quindi contenere una serie di indicazioni, come il nominativo del contribuente e del suo legale rappresentante, la relativa residenza o sede legale o il domicilio eletto, l’atto impugnato e l’oggetto della stessa istanza.

Nell’istanza il contribuente dovrà inoltre indicare i motivi, di fatto e di diritto, che intende azionare in giudizio al fine di vedere riconosciuta l’illegittimità e/o l’infondatezza dell’atto impugnato o la spettanza del rimborso d’imposta.

E’ importante sottolineare come i motivi dell’istanza devono integralmente coincidere con i motivi di impugnazione proposti nel ricorso. La ragione - già sopra evidenziata - risiede, per l’appunto, nella identità di funzioni dell’istanza e del ricorso.

Di conseguenza, qualora innanzi alla Ctp venga dedotto un motivo di ricorso non contenuto nell’istanza, per il quale è quindi mancato il preventivo esperimento della fase amministrativa, il predetto motivo è inammissibile, in applicazione del comma 2 dell’articolo 17-bis (cfr circolare n. 9/2012, punto 2.4).

In tal caso, nessun rimedio può essere offerto dall’istituto della integrazione dei motivi previsto dall’articolo 24, comma 2, Dlgs 546/1992, il quale opera nella sola ipotesi - in specie oggettivamente non ravvisabile - in cui siano stati depositati, ad opera delle altre parti processuali o su ordine del giudice, documenti non conosciuti.

In conclusione, come chiarito dalla stessa circolare n. 9/2012, “tenuto conto che l’istanza ex art. 17-bis in sostanza anticipa i contenuti del ricorso, dovendo peraltro recare gli stessi elementi di quest’ultimo, si ritiene necessario riportare nella stessa istanza il contenuto integrale del (potenziale) ricorso”.

Ed è proprio in ragione della sostanziale coincidenza tra il contenuto dell’istanza e quello dell’eventuale ricorso, che l’ufficio valuterà la configurabilità di motivi di inammissibilità del ricorso giurisdizionale ai sensi dell’articolo 18.

La rilevazione dei profili di inammissibilità dell’istanza forma oggetto dell’esame che l’ufficio conduce, in via preliminare, sul contenuto dell’istanza.

In proposito, la circolare n. 9/2012 precisa che i casi di inammissibilità previsti nell’articolo 18 “ove riferiti all’istanza di mediazione in esame, assumono una rilevanza diversa, da valutare in relazione alla natura amministrativa del procedimento cui essa dà impulso e si inserisce, improntato a minor rigore formale”.

Tra i vizi che precludono la trattazione dell’istanza va annoverato in primo luogo la tardività della presentazione dell’istanza stessa. Infatti, poiché tra gli effetti dell’istanza vi è anche quello – già menzionato – della “chiamata in causa dell’Amministrazione”, è indubbio che la proposizione dell’istanza dopo la scadenza del termine per l’impugnazione dell’atto impositivo rende inoppugnabile l’atto stesso. E’ pertanto necessario che l’istanza sia notificata all’ufficio entro il termine perentorio di 60 giorni dalla notifica dell’atto impositivo, termine che, come è noto, può rimanere sospeso per 90 giorni nel caso in cui il contribuente abbia presentato istanza di accertamento con adesione.

La trattazione dell’istanza deve ritenersi preclusa anche qualora si riscontri la mancanza di quei requisiti, da individuarsi caso per caso, che rendono assolutamente incerta l’attribuzione dell’istanza al contribuente ovvero l’individuazione dell’oggetto. Un classico esempio può essere offerto dall’istanza priva della sottoscrizione del contribuente .



In presenza di vizi che precludono la trattazione dell’istanza, quest’ultima sarà dichiarata inammissibile dall’ufficio e tale sanzione riguarderà anche il ricorso eventualmente proposto, senza che possa considerarsi assolto l’onere di attivare la fase di reclamo/mediazione.

Chiarisce peraltro la circolare n. 9/2012 che, in presenza di vizi di inammissibilità, l’istanza, seppure inidonea a essere trattata ai sensi dell’articolo 17-bis, “può comunque essere trattata come una richiesta di autotutela”.

Al di fuori delle fattispecie di inammissibilità sopra individuate, l’istanza può essere ammessa alla trattazione. Naturalmente, non costituisce motivo di rigetto dell’istanza l’aver omesso di formulare una motivata proposta di mediazione, rappresentando quest’ultima una facoltà del contribuente.

Può essere ammessa alla trattazione anche l’istanza che, in violazione dell’obbligo di assistenza tecnica previsto dall’articolo 18, commi 3 e 4, Dlgs 546/1992 per le controversie di valore pari o superiore a 2.582,28 euro, risulti priva della sottoscrizione del difensore.

In tale ipotesi, infatti, la costante giurisprudenza di legittimità (tra le tante, Cassazione n. 21139/2010, n. 246/2009, n. 21459/2009) riconosce al contribuente la possibilità di rimediare a tale vizio, anche dopo la costituzione in giudizio, al fine di prevenire la pronuncia giurisdizionale di inammissibilità del ricorso: il difetto di assistenza tecnica comporta infatti l’obbligo per il giudice di invitare la parte a munirsi di idonea assistenza e solo l’inottemperanza a tale obbligo determina l’inammissibilità del ricorso.



L’istanza può risultare inoltre improponibile, se presentata per controversie che non rientrano nell’ambito di applicazione dell’articolo 17-bis. Può trattarsi, a titolo esemplificativo, di controversia di valore superiore a 20mila euro o indeterminabile oppure di impugnazione di atti concernenti il recupero di aiuti di Stato.

Va evidenziato che, se l’istanza è improponibile, i termini per la costituzione in giudizio del ricorrente decorrono dalla data in cui detta istanza è stata notificata all’ufficio, secondo l’ordinaria disciplina dettata dall’articolo 22 del Dlgs 546/1992.

Il contribuente, quindi, non potrà confidare nel termine dilatorio di 90 giorni al fine della costituzione in giudizio, la cui operatività è infatti limitata alle fattispecie ricadenti nell’ambito di applicazione dell’articolo 17-bis.

L’ufficio, dopo aver effettuato le verifiche preliminari circa l’ammissibilità e la proponibilità dell’istanza, esamina i motivi ivi dedotti a sostegno dell’annullamento dell’atto o della spettanza del rimborso.

In caso di valutazione positiva, l’ufficio accoglierà l’istanza con un provvedimento di accoglimento, che sarà portato a conoscenza del contribuente. L’accoglimento dell’istanza soddisfa le ragioni del contribuente e fa venire meno l’interesse ad agire in giudizio, con la conseguenza che andrà dichiarato inammissibile l’eventuale ricorso giurisdizionale.

Nel diverso caso di valutazione negativa dei motivi del reclamo, l’ufficio respingerà l’istanza con provvedimento di diniego, che sarà portato a conoscenza del contribuente.

Il provvedimento di diniego, che va adottato entro i 90 giorni decorrenti dalla presentazione dell’istanza, deve contenere in modo completo e puntuale le ragioni, di fatto e di diritto, poste a fondamento della pretesa tributaria. Infatti, il provvedimento di diniego dell’ufficio – al pari dell’istanza di reclamo del contribuente – spiega altresì effetti processuali: esso vale come atto di controdeduzioni, nell’eventualità che il contribuente provveda alla successiva costituzione in giudizio.


Fonte: Agenzia Entrate

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Servizi di telefonia, all’Anagrafe non solo i dati dell’area “business”.

Aggiornate le specifiche tecniche per le comunicazioni all’Anagrafe tributaria dei dati sui contratti di telefonia fissa, mobile e satellitare delle utenze domestiche e ad uso pubblico (articolo 6, comma 1, lettera g-ter Dpr 605/1973). La novità arriva con un provvedimento del direttore dell’Agenzia del 18 aprile, che prevede, fra l’altro, l’obbligo della comunicazione negativa e la possibilità di sostituire un file inviato, migliorando, così, i flussi di trasmissione e il controllo sulla qualità dei dati. I nuovi tracciati dovranno contenere le informazioni relative alle utenze esistenti, ai consumi fatturati e al credito del traffico telefonico sia ad uso pubblico sia domestico. Prima, invece, erano richiesti solo i dati dell’area “business”. Le altre novità, come accennato, sono l’obbligo di comunicazione negativa in assenza di dati da trasmettere per l’anno di riferimento e la possibilità di inviare una comunicazione sostitutiva una volta che sia decorso il termine utile per l’annullamento, cioé dopo 30 giorni dalla ricezione del primo file. Le comunicazioni relative all’anno 2011 vanno inviate entro il 30 settembre 2012. A partire dal 2012, invece, le comunicazioni dell’anno precedente vanno presentate entro il 30 aprile. L’invio è effettuato tramite il servizio telematico Entratel. La segretezza dei dati trasmessi è garantita da un sistema di autorizzazione per gli accessi che possono essere eseguiti solo in caso di controlli fiscali. Nel caso in cui il file sia stato scartato (ad esempio, per mancato riconoscimento del codice di autenticazione per Entratel o del soggetto tenuto all’invio) va ripresentato entro trenta giorni. L’Agenzia delle Entrate fornirà la ricevuta contenuta in un file con data e ora di ricezione, numero identificativo, protocollo, numero delle comunicazioni riportate nel file.


Fonte: Agenzia Entrate

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Pioggia di codici, tutti ispirati al reclamo e alla mediazione.

Mediazione tributaria conclusa positivamente: con la risoluzione 37/E arrivano puntuali i codici tributo utili al perfezionamento dell’accordo. Il nuovo istituto deflativo del contenzioso, riguardante le controversie di valore non superiore a 20mila euro, entrato in vigore per gli atti dell’Agenzia delle Entrate notificati a decorrere dal 1° aprile scorso, si definisce, infatti, con il pagamento dell’importo dovuto entro 20 giorni dalla sottoscrizione. La somma può essere versata per intero o anche suddivisa fino a un massimo di otto rate trimestrali – in tale ipotesi l’intesa è validata con il pagamento della prima rata – attraverso un versamento diretto, anche tramite compensazione, comunque utilizzando l’F24. Ed è in questo modello che trovano giusta collocazione i 20 nuovi codici tributo. In breve ricordiamo che la disciplina relativa al “reclamo e alla mediazione tributaria” – i nuovi strumenti in grado di dare il via a un dialogo proficuo tra Agenzia e contribuente, allontanando il rischio di lunghe e gravose controversie da dirimere in tribunale – è rintracciabile nell’articolo 17-bis del Dlgs 546/1992, così come modificato dall’articolo 39, comma 9, del Dl 98/2011. In sostanza, la norma prevede che il ricorso in Commissione tributaria, da parte del contribuente destinatario dell’atto, sia preceduto obbligatoriamente dalla presentazione, entro 60 giorni dalla notifica dell’avviso d’accertamento o altro atto impugnabile alla direzione provinciale o regionale delle Entrate che lo ha emesso, di un’istanza di “reclamo”. La stessa deve contenere la richiesta di annullamento dell’atto sulla base degli elementi che trovano posto nel ricorso. Al suo interno il contribuente può formulare anche una proposta di mediazione. Una volta ricevuta la domanda, l’Agenzia ha 90 giorni di tempo per decidere se accoglierla o “mediare”. Se l’accordo non viene raggiunto o l’Amministrazione rifiuta l’istanza, il contribuente ha 30 giorni di tempo per depositare il ricorso in Commissione tributaria, aprendo così la via al contenzioso. Perché 20 nuovi codici tributo? La risposta è nel provvedimento direttoriale del 22 marzo scorso, con il quale sono state estese, limitatamente all’istituto del reclamo e della mediazione, le modalità di versamento con F24 anche alle imposte di bollo, di registro, sulle successioni e donazioni, ipotecaria, catastale, sostitutiva delle imposte ipotecaria e catastale su contratti di locazione finanziaria di immobili, alla tassa ipotecaria e a quella sulle concessioni governative.


Fonte: Agenzia Entrate

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giovedì 19 aprile 2012

Scudo fiscale: imposta di bollo prorogata al 16 luglio 2012.

Un emendamento al Decreto fiscale (D.L. n. 16/2012) ha differito nuovamente il termine per il versamento dell’imposta di bollo sui capitali già scudati al 16 luglio 2012, anziché al 16 maggio. Si tratta della seconda proroga, in quanto l’adempimento, inizialmente introdotto dal Decreto salva – Italia (D.L. n. 201/2011) e previsto per il 16 febbraio 2012, era stato poi prorogato dal Decreto fiscale al 16 maggio. L’imposta andrà calcolata sui prelevamenti e sulle dismissioni effettuate dal 1° gennaio 2011 al 6 dicembre 2011.

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IRAP: nessuna abolizione.

Nel testo del Disegno di legge della Delega fiscale approvato il 16 aprile dal Consiglio dei Ministri, non compare alcuna norma che preveda l’abolizione dell’IRAP, che quindi, allo stato attuale, resta in vigore, nonostante la precedente legge delega formulata dal governo Berlusconi conteneva l’indicazione della soppressione di tale imposta nel medio-lungo termine. Nella relazione che accompagna il Ddl si legge, infatti, che abolire l’IRAP sarebbe contraddittorio con la politica di rigore finanziario impostata dall’attuale Governo.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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IRI su opzione per premiare gli utili non prelevati.

Il Ddl delega sulla riforma fiscale prevede l’istituzione di un sistema di tassazione del reddito delle imprese e delle attività professionali soggette all’IRPEF che opererà in modo separato da quello del reddito personale dell’imprenditore o del professionista. In sostanza, professionisti e imprenditori che oggi fanno confluire il reddito aziendale, anche se non prelevato, nella formazione del proprio reddito personale, il quale sconta l’Irpef progressiva, potranno ora optare per una tassazione separata (IRI) che colpirà, con la stessa aliquota dell’Ires (27,5%), l’utile non prelevato e reinvestito nell’impresa o nello studio.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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IMU: si può pagare in 2 o in 3 rate.

E’ stato approvato dalla Commissione Finanze della Camera l’emendamento al Decreto fiscale che consente di versare l’IMU dovuta per il 2012 in 2 o in 3 rate, a scelta del contribuente stesso. Nel primo caso, le scadenze dei versamenti scadono il 18 giugno (50% sulla base delle aliquote standard) ed il 17 dicembre (restante 50% a saldo e conguaglio); nel secondo caso, i versamenti devono essere effettuati entro il 18 giugno (33% sulla base delle aliquote standard), 17 settembre (33% sulla base delle aliquote standard) e 17 dicembre (quota restante, a saldo e conguaglio). Dal 2013, poi, il versamento tornerà ad essere in 2 rate, a giugno e a dicembre. I versamenti dell’IMU dovuta per il 2012 potranno essere effettuati, oltre che con modello F24, anche con bollettino postale, ma solo per la rata di dicembre, in quanto il bollettino potrà entra in campo solo dal 1° dicembre prossimo. Per le case degli anziani che ora abitano in istituti di riposo, se non locate sono considerate alla stregua di abitazioni principali, se locate lo Stato rinuncia alla propria quota di IMU.

Sono stati approvati, inoltre, dei correttivi che intervengono in caso di famiglie con situazioni diverse dalla classica coabitazione: in caso di dimora in due immobili diversi, infatti, potranno essere considerate entrambe abitazioni principali e, quindi, scontare l’aliquota ridotta per essa prevista, solo se le due abitazioni non si trovano nello stesso Comune. E’ stata prevista, poi, l’esenzione dei fabbricati rurali strumentali situati nei Comuni montani o parzialmente montani, anche se il Governo potrà rivedere l’elenco dei Comuni in modo da riservare l’esenzione solo a quelli che si trovano in zone realmente disagiate. Le aliquote di riferimento per il calcolo dell’IMU potranno essere adeguate fino a dicembre in base al gettito derivante dall’acconto ed ai risultati del processo di accatastamento dei fabbricati.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Professionisti senza Albo con attestato di “qualità”.

E’ stato approvato in prima lettura alla Camera un Disegno di legge che disciplina le professioni non ordinistiche (o non protette), ovvero quelle attività non riservate per legge a soggetti iscritti in albi o elenchi. Per tutelare i consumatori e garantire la trasparenza sul mercato, le associazioni professionali potranno rilasciare agli iscritti attestazioni che certifichino l’iscrizione del professionista all’associazione, gli standard qualitativi, le garanzie fornite all’utente (attivazione di uno sportello e possesso di polizza assicurativa per la responsabilità professionale). La certificazione sarà affidata a norme tecniche UNI.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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