lunedì 26 dicembre 2011

Aumento del tasso di interesse legale dal 01.01.2012

Dal 1° gennaio 2012 il tasso degli interessi legali aumenta dall'1,5% al 2,5%, a causa della crescita dell'inflazione e della conseguente crescita dei tassi di interesse correnti sul mercato finanziario (Decreto del Ministro dell'Economia e delle Finanze 12 dicembre 2011, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale 15 dicembre 2011, n. 291). La modifica in esame si riflette in ambiti diversi, quali, in particolare: rapporti creditori / debitori,usufrutto e rendite vitalizie,ravvedimento operoso. In specifico occorre considerare che: salvo specifiche deroghe contrattuali o di legge, il nuovo saggio legale è applicabile, con decorrenza dall'1.1.2012, ai crediti a prescindere dalla data in cui gli stessi sono sorti;la modifica del tasso d’interesse legale opera anche in materia di locazione di immobili urbani,relativamente al calcolo degli interessi maturati a favore del conduttore sul deposito cauzionale;il tasso legale si riflette altresì sulla determinazione degli interessi dovuti dal contribuente, ai sensi dell'art. 13, D.Lgs. n. 472/97, al fine di regolarizzare, mediante il ravvedimento operoso, le omissioni / irregolarità commesse in sede di versamento dei tributi (IVA, IRPEF, ritenute, ecc.)

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venerdì 23 dicembre 2011

Contributi Inps più cari dal 2012 per artigiani, commercianti e coltivatori diretti.

La Manovra Monti (D.L. n. 201/2011, art. 24) prevede l’aumento progressivo delle aliquote contributive Inps per gli artigiani, i commercianti ed i coltivatori diretti fino a raggiungere nel 2018 l’aliquota del 24%. Il percorso di incremento inizierà dal 1° gennaio 2012, con un aumento pari a 1,3%; l’aliquota salirà così dall’attuale 20% al 21,3%, e dal 21% al 22,3% per l’ulteriore fascia di reddito.
Successivamente, l’incremento sarà pari allo 0,45% in tutti gli anni successivi fino a raggiungere l’aliquota del 24% prevista per il 2018. Dal 2018, di conseguenza, spariranno sia l’aliquota ridotta per i collaboratori con meno di 21 anni sia il punto percentuale in più previsto per i redditi superiori ad una certa fascia
Dal 1° gennaio 2012 aumenteranno dell’1% anche le aliquote contributive per gli iscritti all’Inps Gestione Separata (es.: lavoratori parasubordinati) per effetto non della Manovra Monti, ma di quanto previsto dalla Manovra di Ferragosto (D.L. n. 138/2011).


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Spesometro rinviato al 31 gennaio 2012.

Con il Provvedimento n. 2011/186218 del 21 dicembre 2011, il Direttore dell’Agenzia delle Entrate proroga dal 31 dicembre 2011 al 31 gennaio 2012 la data entro cui effettuare la comunicazione delle operazioni rilevanti ai fini IVA, per l’anno 2010, soggette all’obbligo di fatturazione, per un importo non inferiore a 25.000 euro. Lo spostamento del termine è stato reso necessario al fine di consentire l’adozione dei necessari adeguamenti di carattere tecnologico, nonché permettere ai soggetti interessati di superare alcune difficoltà operative legate al nuovo adempimento.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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I comportamenti antieconomici giustificano le rettifiche d’ufficio.

La tenuta formalmente corretta della contabilità non costituisce una causa ostativa all’accertamento analitico-induttivo di cui all’art. 39, primo comma, lett. d), del DPR n. 600 del 1973, in presenza di comportamenti palesemente antieconomici posti in essere. Al riguardo, l’utilizzo di percentuali di ricarico anormalmente basse sulle merci vendute, così come un’ampia divaricazione tra costi e ricavi, sono indice di condotta commerciale anomala, di per sé sufficiente a giustificare da parte dell’erario una rettifica della dichiarazione, ai sensi del DPR n. 600 del 1973, art. 39, cui corrisponde, in materia di IVA, il DPR n. 633 del 1972, art. 51, a meno che il contribuente non dimostri l’effettiva sussistenza delle perdite dichiarate, con il conseguente spostamento dell’onere della prova in capo a quest’ultimo.

Sentenza n. 26167 del 6 dicembre 2011 (udienza 6 luglio 2011)
Cassazione Civile, sezione V – Pres. ADAMO Mario – Est. TERRUSI Francesco
Accertamento analitico-induttivo – Tenuta formalmente corretta della contabilità – Comportamenti antieconomici – Dimostrazione contraria - Onere della prova a carico del contribuente

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Fatturazione della procedura di noleggio di autoveicoli.

La procedura di noleggio di autoveicoli può essere certificata mediante ricevuta fiscale?

La procedura di noleggio degli autoveicoli deve essere certificata fiscalmente mediante fattura, non tramite ricevuta fiscale. L’azienda di noleggio deve emettere fattura ai sensi dell’articolo 21 del Dpr 633/1972, indicando gli estremi identificativi del contratto di noleggio a cui fa riferimento. La fattura deve essere consegnata direttamente al cliente nel caso in cui l’autovettura sia riportata direttamente a un punto noleggio dell’azienda che sia in grado di emettere il documento (art. 23, comma 42, decreto legge n. 98/2011).


Fonte: Agenzia Entrate

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Atti cooperazione internazionale: “sempre” off limits alla visione.

L’esclusione del diritto di accesso agli atti amministrativi – previsto dagli articoli 24 della legge 241/1990 “Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi”, 8 del Dpr 352/1992 “Regolamento per la disciplina delle modalità di esercizio e dei casi di esclusione del diritto di accesso ai documenti amministrativi in attuazione del comma 2 dell’art. 24 della legge 7 agosto 1990, n. 241”, e 2 del Dm 603/1996 “Regolamento per la disciplina delle categorie di documenti sottratti al diritto di accesso in attuazione dell’art. 24, comma 4, della legge 7 agosto 1990, n. 241” – riguarda anche i documenti acquisiti da Autorità di altro Stato, trattandosi di atti la cui inaccessibilità è fondata su ragioni di tutela della sicurezza, della difesa nazionale e delle relazioni internazionali.
In questi termini si è espresso il Consiglio di Stato nella pronuncia 6472 del 9 dicembre, con la quale, in riforma della sentenza del Tar Lazio, ha accolto l’appello dell’Amministrazione finanziaria nella questione divenuta nota, nell’ambito della cronaca finanziaria, come la “lista Falciani”.

I fatti di causa
Nell’ambito di un giudizio relativo al diritto di accesso agli atti amministrativi, l’Amministrazione finanziaria propone appello avverso una sentenza del Tar Lazio che, in accoglimento del ricorso proposto da un contribuente, aveva annullato il provvedimento di diniego di accesso opposto dall’Amministrazione stessa e ordinato, a quest’ultima, l’esibizione della documentazione richiesta dal ricorrente.

La richiesta di accesso in esame concerne un accertamento fiscale, anno di imposta 2005, fondato su un dossier acquisito dalla Guardia di finanza presso l’Amministrazione fiscale francese, contenente dati e notizie riguardanti alcuni contribuenti italiani (tra cui l’istante) inseriti in una lista di detentori di disponibilità finanziarie presso una banca svizzera.
La domanda, a suo tempo presentata dal contribuente accertato e rigettata dall’Amministrazione finanziaria, riguardava tutti i documenti e tutte le informazioni allo stesso relative, acquisite presso l’Amministrazione francese, posti a fondamento dell’attività di verifica fiscale effettuata nei suoi confronti, nonché la nota di trasmissione dell’Autorità fiscale francese e tutti i documenti e atti di informativa allegati, antecedenti e susseguenti a tale documentazione.

La decisione del Tar
La sentenza appellata aveva accolto la richiesta formulata dal contribuente, nella considerazione che l’articolo 2, comma 1, lettera b), del Dm 603/1996, nell’individuare, tra i documenti esclusi dal diritto di accesso, quelli “attinenti ad accordi di cooperazione, anche di carattere investigativo nei settori istituzionali sviluppati con l’apporto e la collaborazione di organismi di polizia, fiscali e doganali esteri”, sottrae all’accesso gli accordi strategici mediante cui, in fase investigativa, vengono pianificate e coordinate le attività di indagine per prevenire e contrastare comportamenti illeciti, al fine di evitare che, dalla conoscenza delle strategie investigative, terzi possano trarne vantaggio. Tale esclusione, quindi, non è diretta a limitare il diritto di difesa, sottraendo il materiale probatorio acquisito al controllo del soggetto sottoposto ad accertamento fiscale.

L’appello dell’Amministrazione finanziaria
Nel ricorso proposto, l’Amministrazione finanziaria precisa che l’unico documento non esibito consiste in una missiva trasmessa dall’Amministrazione francese, contenente un floppy disc (dal quale era stata estrapolata la posizione del contribuente, allegata al pvc), nel quale erano contenuti i dati fiscali relativi a contribuenti italiani detentori di disponibilità finanziarie presso una banca svizzera.
Ciò premesso, l’Amministrazione ritiene che il documento richiesto in visione e copia (la lettera di trasmissione francese) non costituisce atto di natura tributaria, ma attiene esclusivamente ai rapporti internazionali tra Amministrazioni, che potrebbero essere pregiudicati se venisse resa pubblica, in violazione degli articoli 2, 3, 4 e 5 del Dm 603/1996.

La sentenza del Consiglio di Stato
Per i giudici di palazzo Spada il ricorso deve essere accolto.
L’articolo 24, comma 1, della legge 241/1990, prevede, tra l’altro, l’esclusione dal diritto di accesso per “i documenti coperti da segreto di Stato ai sensi della legge 24 ottobre 1977, n. 801, e successive modificazioni, e nei casi di segreto o di divieto di divulgazione espressamente previsti dalla legge, dal regolamento governativo di cui al comma 6 e dalle pubbliche amministrazioni ai sensi del comma 2 del presente articolo”.
Il successivo comma 2 dispone che “le singole pubbliche amministrazioni individuano le categorie di documenti da esse formati o comunque rientranti nella loro disponibilità sottratti all’accesso ai sensi del comma 1”.
Infine, l’articolo 10 del Dpr 184/2006 statuisce che “i casi di esclusione dell’accesso sono stabiliti con il regolamento di cui al comma 6 dell’articolo 24 della legge, nonché con gli atti adottati dalle singole amministrazioni ai sensi del comma 2 del medesimo articolo 24”.
Il regolamento di cui al citato articolo è contenuto nel Dm 603/1996, il cui articolo 2, per quel che qui interessa, testualmente dispone che “…in relazione alla esigenza di salvaguardare la sicurezza, la difesa nazionale nonché l’esercizio della sovranità nazionale, la continuità e la correttezza delle relazioni internazionali, sono sottratte all’accesso le seguenti categorie di documenti, compresi quelli ad essi direttamente connessi:
a)….
b) documenti attinenti ad accordi di cooperazione, anche di carattere investigativo nei settori istituzionali sviluppati con l’apporto e la collaborazione di organismi di polizia, fiscali e doganali esteri…”.

Ne consegue che “…il regolamento ministeriale non individua singoli tipi di documenti, bensì loro ‘categorie’, di modo che l’ascrivibilità del singolo documento in queste ultime, ne esclude l’accessibilità, e ciò perché l’accesso, ove consentito, comprometterebbe,… ‘la sicurezza, la difesa nazionale nonché l'esercizio della sovranità nazionale, la continuità e la correttezza delle relazioni internazionali’”.
In altri termini, per il Consiglio di Stato, l’esigenza di salvaguardare l’ordine e la sicurezza pubblica, nonché di prevenire e reprimere la criminalità (articolo 4 del Dm 603/1996), è causa di sottrazione del documento al diritto di accesso quando l’esibizione dello stesso potrebbe oggettivamente mettere in pericolo gli interessi pubblici suindicati “…in ragione della sua natura, del suo contenuto, delle sue modalità di acquisizione e/o di formazione, ovvero della sua ulteriore utilizzazione da parte dell’amministrazione”.

Applicando tali principi al caso in esame, si deve concludere che gli atti cui il ricorrente intende accedere, in quanto acquisiti per il tramite della cooperazione del Governo francese, rientrano pienamente nelle “categorie generali” indicate dalle disposizioni sopra ricordate (individuate dall’Amministrazione come ostative all’accesso).
Oltretutto, “…la sottrazione di tali documenti all’accesso appare del tutto ragionevole, posto che, in quanto provenienti da altri soggetti di diritto internazionale, l’amministrazione nazionale ricevente non è di per sé in grado di valutare l’influenza che avrebbe la ostensione dei suddetti documenti sull’attività del soggetto di altro Stato che li ha forniti”.

Da ultimo, il Consiglio di Stato precisa che non è applicabile, al caso, il principio contenuto in precedenti pronunce amministrative, secondo cui l’inaccessibilità agli atti in questione è temporalmente limitata alla fase di pendenza del procedimento tributario, non rilevandosi esigenze di segretezza nella fase che segue la conclusione del procedimento di adozione del provvedimento definitivo di accertamento dell’imposta dovuta, sulla base degli elementi reddituali che conducono alla quantificazione del tributo (Consiglio di Stato, sentenze 925/2011 e 53/2010).

Infatti, nel caso in esame, “ciò che osta all’accesso è l’appartenenza del documento alla categoria degli atti acquisiti da Autorità di altro Stato, con le conseguenti limitazioni derivanti dalla cooperazione internazionale: il diritto di difesa (comunque in altre sedi garantito), non è, quindi, posto in correlazione con le sole esigenze dell’attività amministrativa di individuazione e repressione degli illeciti tributari, bensì con i valori, altrettanto garantiti, di cooperazione internazionale e di prevenzione e repressione delle frodi e della criminalità”.


Fonte: Agenzia Entrate

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Contributo di accesso alla mobilità. La "causale" per le imprese in crisi.

Con la causale contributo "ACIM", di nuova istituzione, le imprese con più di quindici dipendenti ammesse al trattamento straordinario di integrazione salariale, che non possono garantire il reimpiego a tutti i lavoratori, potranno versare all'Inps, tramite F24, l'anticipo sulle somme da corrispondere per accedere alla procedura di mobilità (articolo 5, comma 4, legge 223/1991). È quanto previsto dalla risoluzione 129/E del 22 dicembre.


Si ricorda che, in base all'articolo 4 della legge 223/1991, le imprese che avviano la procedura di mobilità, sono tenute a inviare alle rappresentanze sindacali e alle associazioni di categoria, una comunicazione contenente i motivi che hanno determinato la situazione di eccedenza, le ragioni per cui non possono adottare misure alternative, il numero e il profilo professionale dei dipendenti, i tempi del programma di mobilità e le eventuali misure per fronteggiare le conseguenze, sul piano sociale, dell'attuazione del programma medesimo.

Alla comunicazione devono, inoltre, allegare copia della ricevuta del versamento all'Inps di una somma pari al trattamento massimo mensile di integrazione salariale moltiplicato per il numero dei lavoratori ritenuti eccedenti, a titolo di anticipazione sull'importo totale: "Per ciascun lavoratore posto in mobilità l'impresa è tenuta a versare alla gestione degli interventi assistenziali e di sostegno alle gestioni previdenziali, di cui all'art. 37, L. 9 marzo 1989, n. 88, in trenta rate mensili, una somma pari a sei volte il trattamento mensile iniziale di mobilità spettante al lavoratore. Tale somma è ridotta alla metà quando la dichiarazione di eccedenza del personale di cui all'art. 4, comma 9, abbia formato oggetto di accordo sindacale" (articolo 5, comma 4, legge 223/1991).

La causale "ACIM", denominata "Datori di lavoro - anticipazione contributo di ingresso mobilità", consente dunque il versamento dell'anticipo delle somme previste dall'articolo 5, comma 4, legge 223/1991.
La causale va esposta nella sezione "Inps" del modello F24, nel campo "causale contributo". Nella stessa sezione si deve indicare il codice della sede Inps competente, la matricola del contribuente, oltre al mese e anno di riferimento.


Fonte: Agenzia Entrate

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Dichiarazioni 2012, capofila l’Irap. On line il primo modello in bozza.

E’ in rete la bozza del modello Irap 2012. Si tratta ancora di una versione in prova di quello che dovranno utilizzare i contribuenti per la dichiarazione relativa all’anno di imposta 2011.
Già da adesso, comunque, è possibile rilevare le principali modifiche rispetto al modello dello scorso anno.

Una nuova casella
Una novità già dal frontespizio. Il contribuente che vuole trasformare la richiesta di rimborso dell’eccedenza d’imposta in compensazione può farlo, gli basterà barrare la casella “Dichiarazione integrativa” (art.2, comma 8-ter, Dpr 322/98). Naturalmente, condizione necessaria, è che la somma non sia stata già restituita.

Ampliata la tabella delle aliquote
Si arricchisce la tabella delle aliquote. Oltre all’aggiornamento delle percentuali modificate da leggi regionali, pubblicate anche quelle statali e quelle maggiorate per effetto della manovra di luglio (articolo 23, comma 5, Dl 98/2011), che interessano le imprese concessionarie diverse da quelle di costruzione e gestione di autostrade e trafori, le banche e gli altri enti e società finanziari, le imprese di assicurazione.
Disponibile, inoltre, anche quest’anno, la percentuale di imposta applicata regione per regione e il relativo codice da inserire nel quadro IR per la ripartizione regionale della base imponibile e dell’imposta.

Modifiche ad hoc per gli Ias adopter
È stata prevista una nuova ipotesi di variazione in aumento e in diminuzione per i soggetti che applicano i principi contabili internazionali. Si tratta dei componenti rilevanti ai fini Irap, imputati direttamente al patrimonio netto o al prospetto delle altre componenti di conto economico complessivo (Oci), mai imputati a conto economico e che rilevano fiscalmente secondo le disposizioni che regolano l’imposta regionale sulle attività produttive, indipendentemente dall’imputazione al patrimonio netto ovvero ad Oci.

Spazio all’affrancamento dei maggiori valori delle partecipazioni
New entry nel quadro IS. Una nuova sezione accoglierà gli importi assoggettati a imposta sostitutiva - a seguito dell’esercizio dell’opzione ex commi 10-bis e 10-ter dell’articolo 15 del Dl 185/2008 - rispetto ai valori delle voci avviamento, marchi d’impresa e altre attività immateriali suscettibili di affrancamento.

Al debutto le “deduzioni regionali”
Nella sezione relativa alla ripartizione della base imponibile è stata inserita una nuova colonna “deduzioni regionali”: i contribuenti che producono il valore della produzione in Piemonte e Umbria potranno ridurre la base imponibile Irap riferita a queste due regioni, che hanno introdotto una deduzione per chi incrementa il numero dei lavoratori assunti a tempo indeterminato.


Fonte: Agenzia Entrate

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Il decreto “salva Italia” è legge.

Il decreto legge n. 201 del 6 dicembre 2011 (vedi Il decreto “salva Italia” è in GU. La terapia fiscale in pillole, pubblicato su FiscoOggi il 7 dicembre) ha ultimato il suo percorso parlamentare ottenendo l’approvazione finale dall’Assemblea dei senatori. Numerose le modifiche apportate alle norme fiscali durante l’iter di conversione in legge.

Integrazione di norme su agevolazioni legate al costo del lavoro (art. 2)
Al comma 1, quello che rende deducibile dal reddito ai fini Ires e Irpef, l’intero ammontare dell’Irap relativa alle spese per il personale dipendente e assimilato, vengono aggiunte due disposizioni tese a coordinare il nuovo regime con il precedente. Con il Dl 185/2008, era stata concessa la possibilità di sottrarre il 10% dell’imposta regionale sulle attività produttive “riferibile alla quota imponibile degli interessi passivi e oneri assimilati, al netto degli interessi attivi e proventi assimilati, nonché alla quota imponibile delle spese per il personale dipendente e assimilato”. Attraverso l’introduzione del comma 1-bis all’articolo 2 del decreto “salva Italia”, sparisce il riferimento alla deducibilità “delle spese per il personale dipendente e assimilato” mentre, con l’1-ter, viene riproposta la versione “epurata” dell’articolo 6 del Dl 185/2008, con il solo richiamo alla “quota imponibile degli interessi passivi e oneri assimilati”.
Le maggiori deduzioni Irap in favore di chi impiega a tempo indeterminato donne e/o giovani under 35 (ovunque in Italia e ancor più consistenti nelle aree depresse del Paese), previste dal comma 2, escono invece “indenni” dall’esame del Parlamento.

Bonus ristrutturazioni (art. 4)
Piccoli ritocchi sono stati apportati anche alle disposizioni, inserite nel nuovo articolo 16-bis del Tuir , che mandano a regime lo sconto del 36% sulle spese sostenute per le ristrutturazioni edilizie,. Tra questi, si segnalano l’estensione della detrazione Irpef anche agli interventi effettuati su tutte le parti comuni degli edifici residenziali e, in riferimento alla ricostruzione o al ripristino di immobili danneggiati a seguito di eventi calamitosi, la specificazione che il bonus vale pure quando lo stato di emergenza è stato dichiarato prima dell’entrata in vigore della “manovra Monti”.
Per quanto riguarda, poi, l’altra popolare detrazione, quella del 55% sulle spese di riqualificazione energetica degli immobili (prorogata per il 2012 e inglobata nel 36% dal 2013), nel testo emendato vengono accolte anche quelle relative alla sostituzione degli scaldacqua tradizionali con quelli a pompa di calore dedicati alla produzione di acqua calda sanitaria.

All’Inps una banca dati per i controlli Isee (art. 5)
Più dettagliate le indicazioni sui criteri di revisione per la determinazione dell’Isee (Indicatore della situazione economica equivalente). I nuovi parametri saranno disciplinati da un Dpcm (da emanarsi entro il 31 maggio 2012), con l’obiettivo di migliorare l’attendibilità dell’indicatore della capacità patrimoniale e reddituale della famiglia sia in Italia sia all’estero. In pratica, viene specificato che i criteri di valutazione dovranno: considerare le quote di patrimonio e di reddito dei diversi componenti della famiglia nonché dei pesi dei carichi familiari, in particolare dei figli successivi al secondo e delle persone disabili a carico; migliorare la capacità selettiva, valorizzando in misura maggiore la componente patrimoniale sita in Italia e all’estero, al netto del debito residuo per l’acquisto della stessa e tenuto conto delle imposte relative; permettere una differenziazione dell’indicatore per le diverse tipologie di prestazioni.
Rafforzato, poi, il sistema di controllo. A un decreto interministeriale il compito di indicare ulteriori misure di contrasto agli abusi. Creata, a tale scopo, presso l’Inps, una banca dati delle prestazioni sociali agevolate condizionate all’Isee, dove confluiranno le informazioni inviate dagli enti erogatori relative ai beneficiari dei trattamenti di favore. Infine, una precisazione: i risparmi derivanti dalla norma dovranno essere riassegnati al ministero del Lavoro per l’attuazione di politiche sociali e assistenziali.

Proroga della rateazione per debiti tributari (art. 10, commi da 13-bis a 13-terdecies)
Allungati i termini della rateizzazione delle somme iscritte a ruolo, in caso di comprovato peggioramento della situazione di difficoltà del contribuente. La dilazione può essere prorogata una volta sola, fino a 72 mesi, purché non sia intervenuta decadenza. La disposizione è applicabile anche alle rateazioni concesse fino al 6 dicembre scorso rispetto alle quali si è verificato il mancato pagamento della prima rata o, successivamente, di due rate.
Niente più obbligo di prestazione della garanzia per accedere alla rateazione delle somme dovute a seguito dei controlli automatizzati e formali delle dichiarazioni quando l’importo complessivo delle rate successive alla prima è superiore a 50mila euro. Vale anche per le rateazioni in corso al 6 dicembre 2011.
Infine, viene previsto che il contribuente, in caso di vendita di beni pignorati o ipotecati per debiti tributari, può provvedervi in prima persona; in tal caso, l’agente della riscossione interviene nell’atto di cessione e incassa direttamente il corrispettivo, rimborsando l’eccedenza rispetto al debito nei successivi dieci giorni.

Emersione della base imponibile (art. 11)
In base alle modifiche apportate, le sanzioni penali nei confronti di chi fornisce dati e notizie non rispondenti al vero in sede di accertamento tributario, si applicano solo se si configurano reati tributari in materia di imposte sui redditi e Iva.
Per quanto riguarda l’obbligo in capo agli operatori finanziari di comunicare periodicamente all’Anagrafe tributaria tutte le movimentazioni, viene previsto che il relativo provvedimento di attuazione delle Entrate venga emanato sentito anche il Garante per la protezione dei dati personali e fissi adeguate misure di sicurezza per la trasmissione e la conservazione dei dati. Le informazioni, inoltre, dovranno essere utilizzate, tra l’altro, per elaborare, tramite procedure centralizzate, liste selettive di contribuenti a maggior rischio di evasione.
Novità anche per i termini dell’attività di accertamento per il recupero delle somme non riscosse relative ai condoni 2003, che slittano di un anno, al 31 dicembre 2013.

Contrasto all’uso del contante (art. 12)
Slitta dal 31 dicembre 2011 al 31 marzo 2012 il termine entro il quale i libretti di deposito bancari o postali al portatore con importo pari o superiore a 1.000 euro devono essere estinti o portati sotto quel limite. Inoltre, in riferimento alla nuova soglia per l’utilizzo del contante, non sarà applicata alcuna sanzione per le infrazioni commesse dal 6 dicembre 2011 al 31 gennaio 2012. Inasprita, invece, quella per le violazioni riguardanti i libretti con saldo inferiore a 3.000 euro al 31 marzo 2012: è pari al saldo del libretto stesso.
Altra modifica riguarda l’innalzamento a 1.000 euro della soglia per i pagamenti per cassa delle Pa (originariamente la soglia era a 500 euro). Gli stipendi, le pensioni e i compensi di importo superiore a 1.000 euro devono essere erogati con strumenti di pagamento elettronici o tramite le carte elettroniche istituzionali.
Numerosi i ritocchi per la riduzione dei costi delle transazioni. In primo luogo, la convenzione fra Mef e Abi per concordare le caratteristiche di un “conto corrente di base” o di un “conto di pagamento di base” vede, ora, la partecipazione anche della Banca d’Italia, di Poste spa e delle associazioni dei prestatori di servizi di pagamento. Tale convenzione dovrà essere stipulata entro tre mesi dall’entrata in vigore della legge di conversione del decreto. La convenzione deve fissare le commissioni per i prelievi agli sportelli da banche diverse da quella del proprietario della carta. Fra i servizi offerti, una carta di debito gratuita e un conto corrente senza spese per le fasce di clientela socialmente svantaggiate. La commissione a carico degli esercenti per i pagamenti effettuati con mezzi elettronici non può superare l’1,5%.

Imu scontata se ci sono figli (art. 13)
Nella disciplina della nuova imposta municipale sugli immobili è stata inserita per gli anni 2012 e 2013, relativamente all’abitazione principale, una maggiorazione della detrazione d’imposta, collegata ai figli minori di 26 anni che dimorano abitualmente e hanno la residenza anagrafica in quell’appartamento. L’ulteriore sconto ammonta a 50 euro per figlio, fino a un massimo di 400 euro, da sommare alla detrazione “base” di 200 euro.
Due modifiche, poi, per i moltiplicatori catastali da utilizzare, per la determinazione della base imponibile, in riferimento agli immobili appartenenti al gruppo D. Fissato inizialmente a 60, passa a 80 per gli immobili di categoria D/5 (istituto di credito, cambio e assicurazione), e, con decorrenza dal 1° gennaio 2013, a 65 per tutti gli altri.
Novità anche per i terreni agricoli. Il moltiplicatore sale da 120 a 130 per la generalità dei fondi, scende a 110 per i coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli professionali iscritti nella previdenza agricola.
Da segnalare, infine, le modifiche in materia di fabbricati rurali. Le domande di variazione per ottenere il riconoscimento della ruralità degli immobili, che andavano presentate entro il 30 settembre 2011, saranno considerate valide anche se presentate successivamente, fino alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto “salva Italia”.
Per i fabbricati rurali iscritti al catasto terreni, invece, scatta l’obbligo di dichiarazione al catasto edilizio urbano entro il 30 novembre 2012. Fino alla presentazione della domanda, l’Imu dovrà essere pagata basandosi sulle rendite di immobili simili già iscritti al catasto. Quando l’attribuzione della rendita sarà definita, i Comuni provvederanno all’eventuale conguaglio.

Tassazione di beni di lusso (art. 16)
Pioggia di modifiche per la disposizione che aumenta le imposte su auto potenti, barche oltre i 10 metri, elicotteri e aerei privati. Nell’ordine, viene inserito il comma 5-bis che esclude dal pagamento della tassa di stazionamento le unità da diporto con targa prova “nella disponibilità a qualsiasi titolo del cantiere costruttore, manutentore o del distributore, ovvero per quelle usate e ritirate dai medesimi cantieri o distributori con mandato di vendita e in attesa del perfezionamento dell'atto”. Ma le “aggiunte” più rilevanti sono costituite dai tre nuovi commi: 14-bis, 15-bis e 15-ter. Il primo prevede l’applicazione dell’imposta erariale annua anche sugli aeromobili privati “stranieri”, vale a dire non immatricolati nel registro aeronautico nazionale, qualora sostino sul territorio italiano per più di 48 ore. Il secondo disciplina le sanzioni conseguenti al mancato o insufficiente pagamento della tassa, rimandando all’applicazione delle penalità stabilite dai Dlgs 471 e 472 del 1997. Il terzo modula l’imposta in funzione dell’anzianità del mezzo, in pratica il pagamento viene “tagliato” progressivamente in base alla data di costruzione. Pertanto, riguardo alle auto, l’addizionale è ridotta al 60% dopo 5 anni, al 30% dopo 10 e al 15% dopo 15. Passati vent’anni dalla data di costruzione nulla è dovuto. Riduzione progressiva prevista anche per le barche, ma in percentuali diverse: all’85, 70 e 55%, rispettivamente dopo 5, 10 e 15 anni.

Bollo, cambiano i valori (art. 19, commi da 1 a 5)
Rivisitata anche la norma che introduce il pagamento del bollo, su base proporzionale, pari all’1 per mille per il 2012 e all’1,5 dal 2013, sui prodotti finanziari, compresi i buoni postali fruttiferi (tranne se di valore di rimborso complessivo non superiore a 5mila euro), anche non soggetti all’obbligo di deposito.
Il nuovo testo del Dl sostituisce i commi 2-bis e 2-ter dell’articolo 13 della Tariffa, parte prima, allegata al Dpr 642/1972, estendendo anche ai rendiconti dei libretti di risparmio postali l’applicazione del tributo fisso annuale di 34,20 euro già previsto per gli estratti dei conti correnti, prevedendo per le persone fisiche l’esenzione qualora il valore medio annuo di giacenza non sia superiore a 5mila euro e innalzando a 100 euro l’imposta dovuta dai clienti diversi dalle persone fisiche. Le comunicazioni si intendono inviate almeno una volta l’anno, anche quando non previsto dal contratto; in caso di periodicità diversa, il bollo è rapportato al periodo rendicontato.

Imposta “speciale” per le attività finanziarie scudate (art. 19, commi da 6 a 12)
Per le attività finanziarie emerse con lo scudo fiscale, l’imposta di bollo speciale diventa permanente nella misura del 4 per mille, aliquota che, per gli anni 2012 e 2013, sale rispettivamente al 10 e al 13,5 per mille. L’importo da pagare è al netto di quanto già versato per effetto del comma 2-ter dell’articolo 13 della Tariffa, parte prima, allegata al Dpr 642/1972. A differenza del testo originario, è specificato che soggette all’imposizione sono soltanto le attività finanziarie e non anche quelle patrimoniali. Modificata anche la disciplina di riferimento in caso di violazioni e contenzioso: messa da parte quella relativa all’Irpef, entrano in scena le disposizioni che regolano le imposte di bollo.

In cassa anche per casa e attività finanziarie fuori confine (art. 19, commi da 13 a 24)
Del tutto nuovi i commi dal 13 al 17, che inaugurano, dall’anno 2011, un’imposta dello 0,76% sugli immobili situati all’estero appartenenti a persone fisiche residenti in Italia. La base imponibile è rappresentata dal valore dell’immobile risultante dall’atto di acquisto o dal contratto ovvero, in mancanza, dal valore di mercato. Per evitare la doppia imposizione è possibile dedurre un credito d’imposta pari all’eventuale patrimoniale versata nello Stato in cui è situato il bene.
Sempre dal 2011, entra in scena l’imposta sul valore delle attività finanziari detenute oltrefrontiera (commi da 18 a 21). L’aliquota da applicare negli anni 2011 e 2012 è pari all’1 per mille del valore di mercato dell’attività, dal 2013 la percentuale sale all’1,5 per mille. Anche in questo caso è riconosciuto il credito d’imposta per l’eventuale patrimoniale versata nel Paese estero.
In entrambi le ipotesi, infine, si ricorre alla normativa Irpef per quanto riguarda i versamenti, la liquidazione, l’accertamento, la riscossione, le sanzioni, i rimborsi e il contenzioso.

Riallineamento partecipazioni (art. 20, comma 1-bis)
L’ultimo comma aggiunto alla precedente versione estende la disposizione relativa ai termini di pagamento a rate dell’imposta sostitutiva del 16% (“la prima, entro il termine di scadenza dei versamenti del saldo delle imposte sui redditi dovute per il periodo d’imposta 2012; la seconda e la terza entro il termine di scadenza dei versamenti, rispettivamente, della prima e della seconda o unica rata di acconto delle imposte sui redditi dovute per il periodo di imposta 2014”), dovuta per l’affrancamento fiscale dei maggiori valori risultanti da operazioni straordinarie – limitatamente all’avviamento, ai marchi d’impresa e alle altre attività immateriali – iscritti nelle partecipazioni, anche alle operazioni effettuate nel periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2010 e in quelli precedenti. In tali casi, a decorrere dal 1° dicembre 2011, su ciascuna rata sono dovuti interessi nella misura pari al saggio legale.

Aumenta il contributo di solidarietà per le pensioni più elevate (art. 24, comma 31-bis)
Sale al 15% sulla parte eccedente i 200mila euro lordi annui il contributo di perequazione sui trattamenti pensionistici corrisposti da enti gestori di forme di previdenza obbligatorie. La norma originaria (articolo 18, comma 22-bis, Dl 98/2011) prevedeva che il contributo venisse applicato, dal 1° agosto 2011 e fino al 31dicembre 2014, nella misura del 5% per gli importi compresi tra i 90mila e i 150mila euro e del 10% per gli importi superiori a 150mila euro. A seguito della modifica contenuta nel Dl 201/2011, il contributo di solidarietà è rideterminato come segue:
5% per gli importi da 90mila a 150mila euro
10% per gli importi da 150mila a 200mila euro
15% per gli importi superiori a 200mila euro.


Fonte: Agenzia Entrate

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Un addio e due “benvenuto”. Dai minimi, largo ai giovani.

Niente ritenuta d’acconto e niente “spesometro” per i contribuenti che possono accedere al nuovo regime fiscale dedicato a giovani e lavoratori in mobilità. Appuntamento con l’Iva una sola volta l’anno, per i “vecchi minimi”.
Le indicazioni sono contenute in due provvedimenti del direttore dell’Agenzia delle Entrate, applicativi delle disposizioni introdotte dall’articolo 27 del Dl 98/2011, che ha sancito, a partire dal prossimo anno, l’addio al regime dei minimi.

Giovani e disoccupati
Il primo provvedimento fa il punto sul “regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità”, destinato a quanti – fermi restando i vincoli, fissati dalla normativa istitutiva dei “minimi”, su limite di ricavi (30mila euro), assenza di dipendenti e collaboratori, niente esportazioni eccetera – inizino una “nuova” attività d’impresa o di lavoro autonomo dal primo gennaio 2012, o che l’abbiano cominciata dopo il 31 dicembre 2007.
Al riguardo, subito due chiarimenti:
per esercizio di attività e per inizio di una nuova attività produttiva, si fa riferimento allo svolgimento effettivo e all’inizio effettivo della stessa; non alla sola apertura della partita Iva
riguardo al requisito della novità, il vincolo per cui l’attività da esercitare non deve costituire, in nessun modo, mera prosecuzione di un’altra precedentemente svolta, anche sotto forma di lavoro dipendente, non opera quando il contribuente prova di aver perso il lavoro o di essere in mobilità per cause indipendenti dalla propria volontà.

Il nuovo regime agevolato è aperto anche a quanti abbiano optato per il regime ordinario (fermo restando il vincolo triennale conseguente all’opzione) o per il “forfettino”. In questi casi, i benefici dureranno per la durata residua al completamento del quinquennio ovvero fino all’anno in cui cade il trentacinquesimo compleanno. In merito a quest’ultimo aspetto, il provvedimento precisa anche che il regime – lungo, naturalmente, il periodo d’imposta in cui l’attività è iniziata e i quattro successivi – può durare in ogni caso fino al compimento del trentacinquesimo anno di età e, quindi, potenzialmente anche oltre gli ordinari cinque anni.

Importante: chi per obbligo o per scelta esce dal regime (anche nel quinquennio o prima dei 35 anni), non può più rientrarvi.

L’aliquota dell’imposta sostitutiva, di Irpef e addizionali (applicata sui ricavi/compensi – spese, tutto conteggiato per cassa), è fissata al 5% e, come anticipato, il provvedimento ha previsto la non assoggettabilità dei proventi a ritenuta d’acconto da parte del sostituto d’imposta. A tal fine, i percettori devono rilasciare una dichiarazione dalla quale risulti che il reddito in questione è soggetto a imposta sostitutiva.

Per finire, gli adempimenti Iva. Oltre a quelli previsti dall’articolo 7 del Dm 2 gennaio 2008 (tra cui, la numerazione e la conservazione delle fatture, nonché la certificazione dei corrispettivi), il nuove regime di vantaggio non esonera i contribuenti, che vogliano effettuare acquisti intracomunitari, dalla richiesta di inserimento dell’archivio Vies. Al contrario, è previsto l’esonero dalle comunicazioni sia delle operazioni rilevanti Iva (spesometro) sia dei dati delle operazioni con soggetti “black list”.

Vecchi minimi
L’articolo 27 del Dl 98/2001 ha anche previsto un’uscita soft dal regime dei minimi, per quanti, pur in possesso degli ordinari requisiti legati al volume d’affari, all’assenza di collaboratori e di esportazioni, alla non adozione di regimi speciali Iva eccetera – commi da 96 a 99 dell’articolo 1, legge 244/2007 – mancano di quelli necessari per l’accesso ai benefici introdotti a vantaggio di giovani e lavoratori in mobilità. Per questi contribuenti - destinatari del secondo provvedimento - restano comunque rilevanti semplificazioni, consistenti nell’esonero:
da registrazione e tenuta delle scritture contabili rilevanti ai fini Irpef, Irap e Iva, nonché dalla tenuta del registro dei beni ammortizzabili (sempre che, a seguito di richiesta dell’Amministrazione finanziaria, siano in grado di fornire i dati in esso confluibili, ordinati in forma sistematica)
da liquidazioni e versamenti periodici (e acconto annuale) dell’Iva
dalla presentazione della dichiarazione Irap (imposta da cui sono esenti).

Per il resto, anche l’accesso a tale regime contabile agevolato – come a quello previsto per giovani e lavoratori in mobilità – non è precluso nel caso si sia optato per il regime ordinario (con la permanenza minima triennale) o per il “forfettino”.


Fonte: Agenzia Entrate

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giovedì 22 dicembre 2011

Premio per particolari meriti sociali.

L’ottenimento di un premio in denaro per meriti sociali è deducibile dal reddito? Cosa avviene nel caso in cui percettore è soggetto non residente?

I premi attribuiti in riconoscimento di particolari meriti sociali rientrano nell’ambito applicativo dei redditi “diversi” previsti nell’articolo 67 del Tuir. La norma richiamata contempla una varietà di figure reddituali, non collegate tra loro, la cui unica caratteristica comune è l’apporto di un incremento di ricchezza che non trova disciplina nelle altre norme.
Questi premi costituiscono reddito per l’intero ammontare percepito nel periodo di imposta, senza alcuna deduzione.
Nel caso di riconoscimento di particolari meriti sociali corrisposto a soggetti non residenti, l’articolo 21 del modello Ocse stabilisce la tassazione esclusiva nel Paese di residenza.


Fonte: Agenzia Entrate

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Dichiarazioni extraprocessuali: in tribunale con valore condizionato.

Secondo un principio giurisprudenziale consolidato, l’utilizzo delle dichiarazioni di terzi nel processo tributario ha mero valore indiziario; al riguardo, in forza di quanto affermato dalla Corte Costituzionale con sentenza n. 18 del 2000 - anche il contribuente può produrre documenti contenenti dichiarazioni rese da terzi in sede extraprocessuale, le risultanze emergenti da tali documenti non hanno valore probatorio pieno (a ciò ostando il divieto di prova testimoniale e di giuramento fissato dal D.Lgs. n. 546 del 1992, articolo 7, comma 4, che in tal guisa verrebbe eluso mediante un mezzo di prova, non solo equipollente a quello vietato, ma anche costituito al di fuori del processo), ma possono essere utilizzate solo quando trovino ulteriore riscontro nelle risultanze del processo (Cassazione 16032/05, 149/10, 3724/10, 6755/10).

Ordinanza n. 26067 del 5 dicembre 2011 (udienza 8 novembre 2011)
Cassazione civile, sezione VI – Pres. MERONE Antonio
Accertamento sintetico – Possesso di quote societarie – Simulazione del contratto di acquisto – Dichiarazione resa da terzi in giudizio – Mero valore indiziario

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Inefficace il “condono clemenziale” se i versamenti non sono tempestivi.

Con la sentenza n. 26908 del 14 dicembre, la Corte di cassazione ha sancito che l’irregolare versamento delle somme dovute a fronte della sanatoria prevista dall’articolo 9-bis della legge 289/2002 (definizione degli omessi o ritardati versamenti) determina il mancato perfezionamento della definizione e la conseguente inefficacia del condono.
In tal caso, le disposizioni previste dall’articolo 2, comma 5-bis e 5-ter, Dl 138/2011 (convertito nella legge 148/2011, cosiddetta “manovra di ferragosto”), non determinano il rinnovo dei benefici, ormai irrimediabilmente persi a causa della non corretta corresponsione delle rate, in quanto hanno come unico scopo quello di sollecitare il recupero delle entrate da condono definitive, ma non ancora riscosse.

Il fatto
La controversia trae origine dal ricorso di un contribuente contro la cartella di pagamento per omessi versamenti di Irpef, Iva e Irap relativi all’anno d’imposta 2002: l’atto impugnato aveva a oggetto il diniego degli effetti del condono rateale ex articolo 9-bis, legge 289/2002, conseguente al pagamento irregolare delle rate connesse alla sanatoria.
La Commissione tributaria di primo grado accoglieva il ricorso sulla motivazione che, avendo il contribuente provveduto al pagamento dell’ultima rata, l’Amministrazione finanziaria non era legittimata a dichiarare l’inefficacia della definizione con la conseguente irrogazione delle sanzioni originariamente previste, ma avrebbe dovuto limitarsi solo a iscrivere a ruolo le rate insolute, comprensive degli accessori previsti dalla legge.
La Ctr Lombardia confermava la decisione dei giudici di prime cure.

L’Agenzia delle Entrate, proponendo ricorso in Cassazione, denunciava la violazione dell’articolo 9-bis della legge 289/2002, avendo i giudici di appello esteso alla sanatoria degli omessi e ritardati versamenti la diversa disciplina dettata dal condono ordinario, secondo cui la definizione si ritiene perfezionata con il pagamento della prima rata e la contestuale presentazione dell’istanza.
La Corte di cassazione, coerentemente con altre decisioni su casi analoghi, accoglieva il ricorso cassando senza rinvio la sentenza impugnata.

Nel contempo, i giudici di legittimità respingevano l’eccezione avanzata dal contribuente con apposite memorie spiegando che, nel caso di specie, non rilevava lo jus superveniens costituito dall’articolo 2, comma 5-bis e 5-ter, Dl 138/2011.
A parere dei giudici, infatti, la “manovra di ferragosto”, non avendo come scopo la modifica di situazioni oramai cristallizzate, non poteva far rivivere i benefici persi connessi al condono ex articolo 9-bis, essendo finalizzata solo al recupero di entrate da condono definitive ma non riscosse.

La decisione
Nella sentenza in commento, il Supremo collegio di legittimità torna a occuparsi della disciplina dei condoni di cui alla legge 289/2002, soffermandosi su due aspetti in particolare: da un lato la conferma del diniego del beneficio del condono rateale ex articolo 9-bis, legge 289/2002, per la mancata o irregolare corresponsione delle rate; dall’altro, la netta distinzione, in termini di efficacia dell’istituto definitorio, tra “condoni premiali” e “condoni clemenziali”.
In merito al primo punto, la Cassazione conferma che la definizione delle imposte e delle ritenute dichiarate e non versate (o versate in ritardo) si perfeziona solo ed esclusivamente con il pagamento dell’intero debito erariale entro i termini previsti dall’istituto; inoltre, l’inadempienza del contribuente si traduce nella perdita definitiva del beneficio con conseguente iscrizione a ruolo degli importi non versati unitamente all’originario carico sanzionatorio (cfr Cassazione 20966/2010).

Si ricorda che il citato articolo 9-bis contemplava la disapplicazione delle sanzioni previste dall’articolo 13 del Dlgs 471/1997 a condizione che venissero correttamente versate le imposte e le ritenute omesse (o versate in ritardo) alle tre rate previste dal legislatore (il pagamento rateale, comprensivo degli interessi legali, era ammesso in caso in cui gli importi da versare per anno d’imposta fossero stati superiori a 3mila euro per le persone fisiche e a 6mila euro per gli altri soggetti).

Il quesito di diritto su cui i giudici si sono espressi è il seguente: se il condono previsto dall’articolo 9-bis, in caso di rateizzazione, possa ritenersi perfezionato anche effettuando alcuni pagamenti in ritardo, come esplicitamente previsto per altre forme di definizione disciplinate dalla legge 289/2002, oppure, vista la mancanza di clausole esplicitamente riferibili agli effetti del pagamento tardivo, tale forma di condono è perfezionabile solo mediante il pagamento dell’intera imposta dovuta entro le scadenze stabilite dalla norma.
Dando continuità ai principi già enunciati dalla medesima sezione tributaria, la Cassazione ha deliberato che, con riferimento al “condono previsto all’art. 9–bis L. 289/2002, in assenza di clausole esplicitamente riferibili a tale istituto, non può sussistere un principio generale destinato a valere in caso di silenzio del legislatore diretto a riconoscere effetti al pagamento tardivo; tale forma di condono, infatti, è perfezionabile solo mediante il pagamento dell’intera imposta dovuta entro le scadenze stabilite dalla norma”.

Il principio di diritto enunciato dalla Cassazione trova fondamento nella strutturale distinzione tra “condono premiale” e “condono clemenziale”.
A parere del collegio, i condoni con effetto “premiale” fanno sorgere in capo al contribuente il diritto potestativo di chiedere un accertamento straordinario del proprio rapporto giuridico tributario, da effettuarsi secondo regole peculiari e diverse da quelle ordinarie (Cassazione 18353/2007).
Tali forme di sanatoria si perfezionano con il pagamento della prima rata e la presentazione dell’apposita istanza: appartengono a tale fattispecie le definizioni previste dagli articoli 7, 8, 9, 15 e 16 della legge 289/2002.
Pertanto, in caso di rateizzazione, i condoni sarebbero inefficaci solo in caso di omesso versamento della prima rata, con la conseguente perdita della possibilità di avvalersi della definizione agevolata, mentre il mancato pagamento delle rate successive alla prima comporterebbe unicamente l’iscrizione a ruolo (a titolo definitivo) della rata insoluta, comprensiva di sanzioni e interessi legali.

Diversamente, per quel che attiene la sanatoria regolata dall’articolo 9-bis, che la giurisprudenza associa a un condono di tipo “clemenziale”, si parte dal presupposto che, in via di principio, essa non comporta alcuna incertezza in ordine al quantum dovuto ai fini della definizione: infatti, la somma da versare corrisponde esattamente a quanto già indicato nella dichiarazione integrativa presentata.

La sanatoria, pertanto, ha natura eccezionale rispetto alle forme di definizione precedentemente considerate e la “clemenza” accordata dal legislatore è subordinata solo all’integrale e tempestivo pagamento del debito erariale: disattendere un tale affidamento comporta ipso iure l’inefficacia della definizione agevolata, non potendo estendersi, a causa della differente natura, la disciplina dettata per i condoni di tipo “premiale”, che restano efficaci anche in caso di mancato versamento delle rate successive alla prima.

Con la sentenza in commento, i giudici di legittimità hanno apportato un contributo ulteriore rispetto ai principi di diritto fin qui espressi, in perfetta linea con il proprio orientamento prevalente.
Rispondendo a un’eccezione avanzata dal contribuente, i giudici hanno deliberato che, nel caso di specie, non è invocabile lo jus superveniens costituito dall’articolo 2, comma 5-bis e 5-ter, Dl 138/2011, posto che tali disposizioni prevedono:

la ricognizione delle somme dichiarate e non versate da parte di chi si è avvalso di condoni e sanatorie di cui alla legge 289/2002
l’avvio di azioni di recupero del dovuto (con gli interessi) entro la fine del 2011, anche mediante l’invio di un’intimazione a pagare quanto concordato
in caso di perdurante inadempienza, l’ulteriore sanzione del 50% delle somme spettanti e il controllo fiscale degli anni successivi a quelli condonati.

In buona sostanza, le disposizioni dettate dal legislatore con il Dl 138/2011 non fanno rivivere benefici perduti, ma sollecitano il recupero delle diverse entrate da condono definitive (perché iscritte a ruolo) ma non riscosse, cioè promuovono il pagamento di quanto concordato “per effetto dell’accertamento condonistico straordinario, effettuato con regole peculiari rispetto a quello ordinario”.

Di contro, nella fattispecie del “condono clemenziale” a cui appartiene la definizione per gli omessi e i ritardati versamenti, “è ultroneo promuovere nuove iniziative recuperatorie per l’ovvia considerazione che di norma, sulla scorta dell’originario carico fiscale, il contribuente ha già ricevuto la cartella per il saldo della differenza dovuta (ivi compresi sanzioni ed accessori di legge) in ciò riscontrandosi la ricognizione della decadenza definitivamente consumatasi”.
È appena il caso di ricordare che la stessa Agenzia delle Entrate, in tema di efficacia della sanatoria di cui all’articolo 9-bis della legge 289/2002, si era già espressa in senso conforme all’orientamento prevalente della Corte di cassazione: infatti, nella circolare 36/2005, si legge che “se la definizione non è stata perfezionata la sanzione resta commisurata alle imposte non versate o versate in ritardo come risultanti dal controllo delle dichiarazioni originariamente presentate”.


Fonte: Agenzia Entrate

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Studi di settore, anomalie 2010 giustificabili entro fine febbraio.

E' on line sul sito delle Entrate il programma che permette a contribuenti e intermediari di comunicare all'Agenzia informazioni o elementi in grado di giustificare le situazioni di non congruità, non normalità o non coerenza risultanti dall'applicazione degli studi di settore per il periodo d'imposta 2010, oltre l'indicazione in dichiarazione di cause di inapplicabilità o di esclusione.

La trasmissione delle segnalazioni potrà essere effettuata fino al 29 febbraio 2012, entro un termine quindi più ampio di quello ordinariamente previsto per la trasmissione delle dichiarazioni dei redditi.

"Segnalazioni studi di settore Unico 2011": il software
Il software "Segnalazioni studi di settore Unico 2011" consente di predisporre e inviare telematicamente una segnalazione contenente i dati utili a giustificare lo scostamento rispetto alle risultanze degli studi di settore. L'applicazione è disponibile gratuitamente sul sito www.agenziaentrate.gov.it, nella sezione "Home - Cosa devi fare - Dichiarare - Studi di settore e parametri - Studi di settore - Compilazione".
Per il corretto e completo utilizzo delle funzionalità offerte dal programma, è stata realizzata una dettagliata guida operativa, pubblicata nella stessa sezione del sito.

File Internet o Entratel, la procedura passo dopo passo
L'utente può predisporre e inviare telematicamente le segnalazioni tramite File Internet o Entratel. Di seguito le istruzioni per eseguire correttamente la procedura:
predisporre le segnalazioni utilizzando il software "Segnalazioni Studi di Settore Unico 2011"
trasferire i dati acquisiti utilizzando la funzione "Segnalazioni Studi di Settore Unico 2011". Il trasferimento predispone il file da inviare nella cartella "trasferiti" presente all'interno della cartella di installazione del software
utilizzare le applicazioni File Internet o Entratel per crittografare il file salvato nella cartella "trasferiti", scegliendo dalla lista contenente le tipologie di documenti disponibili la voce "Segnalazioni Studi di Settore Unico 2011"
inviare telematicamente il file utilizzando le stesse applicazioni File Internet o Entratel.

A seguito dell'invio telematico della segnalazione, al contribuente viene spedita una ricevuta che riporta l'esito della trasmissione.


Fonte: Agenzia Entrate

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Il Decreto Milleproroghe potrebbe essere varato venerdì 23 dicembre 2011.

Il Governo sta provando ad accelerare il più possibile i tempi del varo del Decreto Milleproroghe, che dovrebbe essere approvato dal Consiglio dei Ministri già venerdì 23 dicembre 2011. Tra le questioni più principali le liberalizzazioni e la riforma previdenziale dei lavoratori che hanno cominciato a lavorare a 15-16 anni di età. Possibile un ulteriore alleggerimento delle penalizzazioni per tutti gli under 62 anni che optano per l’uscita anticipata con il solo canale contributivo (42 anni e 1 mese per gli uomini e 41 anni e 1 mese per le donne).


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Regime dei minimi: incertezze sul nuovo regime e sulla sorte degli “ex-minimi”.

Il 1° gennaio 2012 entrerà in vigore il nuovo regime dei minimi, secondo le modifiche apportate dall’art. 27 del D.L. n. 198/2011, convertito nella L. 111/2011. Le imprese e i professionisti che dal 2012 non potranno più utilizzare il regime dei minimi, passando automaticamente a quello residuale, dovranno aumentare i prezzi delle merci vendute e delle prestazioni effettuate, nei confronti dei privati, se non vorranno vedersi ridurre il ricavo effettivo. Infatti, a differenza del regime dei minimi, quello residuale comporta l’applicazione degli studi di settore, ma soprattutto obbliga ad applicare l’Iva nei modi ordinari.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Studi di settore: online il software per giustificare gli scostamenti fino al 29 febbraio 2012.

Con un Comunicato stampa del 20 dicembre 2011, l’Agenzia delle Entrate ha annunciato che è stato reso disponibile il software “Segnalazioni studi di settore Unico 2011”, mediante il quale i contribuenti e gli intermediari abilitati possono comunicare all’Amministrazione Finanziaria le informazioni e gli elementi in grado di giustificare le situazioni di non congruità, non normalità e non coerenza derivanti dall’applicazione degli studi di settore per il periodo d’imposta 2010. Inoltre, mediante tale programma informatica è possibile indicare le condizioni di sussistenza delle cause di inapplicabilità o di esclusione dagli studi di settore segnalate in Unico 2011. La trasmissione delle segnalazioni può essere effettuata a partire dal 20 dicembre 2011 e fino al 29 febbraio 2012.

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Servizi sanitari forniti dalle farmacie ai cittadini esenti dall’Iva.

Con la Risoluzione n. 128/E del 20 dicembre 2011, l’Agenzia delle Entrate chiarisce che sono esenti dall'Iva le prestazioni sanitarie rese dalle farmacie, consistenti nella messa a disposizione di operatori socio-sanitari, infermieri e fisioterapisti per svolgere specifiche prestazioni professionali nei confronti di clienti-pazienti. L'applicazione dell'esenzione, infatti, va valutata in relazione alla natura delle prestazioni fornite, a prescindere dalla forma giuridica di chi le rende.

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Apprendistato: quali sanzioni in caso di mancata offerta formativa del datore di lavoro?

Domanda
Si chiede quali sanzioni sono previste nel caso di mancata erogazione della formazione nel contratto di apprendistato professionalizzante.

Risposta
Il Ministero del Lavoro, con la circolare n. 27/2008 del 10 novembre ha chiarito che il datore di lavoro non perde le agevolazioni contributive per l'apprendista se la Regione non offre una sufficiente offerta formativa. Al contrario, nel caso in cui lo stesso datore di lavoro abbia scelto di erogare la formazione a livello aziendale, avvalendosi del "canale parallelo" di cui al comma 5 ter dell'articolo 49 del decreto legislativo n. 276/2003, in caso di mancata erogazione della formazione, sarà tenuto a versare la differenza tra la contribuzione agevolata e quella relativa all'inquadramento finale del contratto di apprendistato, con una maggiorazione del 100 per cento. Tale maggiorazione così stabilita esclude l'applicazione di qualsiasi altra sanzione prevista in caso di omessa contribuzione. L'articolo 7 del nuovo Testo Unico sull'Apprendistato (Decreto Legislativo 15 settembre 2011, n. 167 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 236 del 10 ottobre 2011), prevede, inoltre che, qualora sul contratto di apprendistato in corso di esecuzione emerga un inadempimento nella erogazione della formazione prevista nel piano formativo individuale, il personale ispettivo del Ministero del lavoro adotterà un provvedimento di disposizione, ai sensi dell'art. 14 del D.Lgs. n. 124/2004 "assegnando un congruo termine al datore di lavoro per adempiere". La totale assenza della formazione può portare, infine, alla conversione del contratto.


Fonte: IPSOA

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Richiesta di annullamento dell’atto illegittimo.

Può essere chiesto all’ufficio delle Entrate l’annullamento di un atto che si ritiene essere illegittimo anche successivamente a un ricorso dichiarato irricevibile con sentenza passata in giudicato?

L’atto illegittimo può essere annullato dall’ufficio su domanda del contribuente, che riporti l’esposizione dei fatti, l’atto di cui si eccepisce l’illegittimità in tutto o in parte e la documentazione idonea a dimostrare le tesi sostenute. L’annullamento dell’atto illegittimo può essere richiesto anche se il contribuente ha presentato ricorso e questo è stato respinto per motivi formali (inammissibilità, improcedibilità, irricevibilità) con sentenza passata in giudicato.


Fonte: Agenzia Entrate

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Iva: il futuro dell’imposta europea in un documento dell’Unione.

La Commissione europea traccia il futuro dell’Iva. È stata presentata nei giorni scorsi, infatti, una Comunicazione in cui l’esecutivo comunitario, in base ai risultati della consultazione pubblica lanciata alla fine del 2010, detta gli orientamenti generali sull’imposta. Tra questi, il rafforzamento della lotta alle frodi e la creazione di uno sportello unico per gli obblighi Iva, rivolto alle imprese che svolgono operazioni transfrontaliere

Il libro verde dell’Iva
Il 1° dicembre 2010 la Commissione ha pubblicato “Il libro verde sul futuro dell’Iva” contenente 33 quesiti su cui è stata avviata una consultazione pubblica destinata a singoli contribuenti, imprese, Amministrazioni pubbliche e altri organismi. I circa 1700 contributi giunti ai tecnici Ue hanno cercato di dare una risposta a diverse questioni aperte sul fronte Iva: dai meccanismi di deduzione dell’imposta alle aliquote da applicare, dalla tassazione delle operazioni cross-border ai costi amministrativi gravanti sulle imprese.
I più interessati all’argomento, le associazioni di categoria e gli enti non profit operanti a livello nazionale, che hanno inviato il 35% dei contributi arrivati in Commissione, seguiti dalle imprese, con il 31,9%, delle risposte. A quota 9%, invece, i suggerimenti formulati dai singoli cittadini, il 5,4% dalle istituzioni e il 2% dalle università. La Germania è lo Stato da cui sono stati spedite più risposte, seguito da Gran Bretagna, Francia, Belgio e Italia.

Triplice obiettivo per un impegno comune
Sono tre i fronti su cui l’Unione europea è chiamata a lavorare: le imprese, le entrate fiscali e la lotta alle frodi. Numerosi contributi giunti per la consultazione evidenziano come molto spesso per le aziende europee sia più facile avere rapporti commerciali con operatori extraUe piuttosto che tra loro, a causa delle differenti regole sull’Iva vigenti nei Paesi membri. Sull’argomento, alcuni studi dei tecnici Ue hanno dimostrato che una riduzione del 10% delle discrepanze tra i regimi Iva nazionali potrebbe condurre a un incremento del commercio intraUe del 3,7%. Le aziende europee che svolgono attività transfrontaliere, inoltre, allo stato attuale sopportano un carico amministrativo molto forte che, secondo la Comunicazione, potrebbe essere alleggerito attraverso la creazione di un “one-stop-shop" per le operazioni transfrontaliere, ovvero uno sportello unico che permetta alle imprese di assolvere i propri obblighi IVA rapportandosi a una singola Amministrazione fiscale.
Sul fronte delle entrate tributarie, dal documento Ue emergono alcune indicazioni operative per gli Stati membri, chiamati a esaminare la possibilità di ampliare la base imponibile ai fini Iva. Alcuni studi, infatti, hanno dimostrato come la limitazione dell’uso di aliquote ridotte e di esenzioni possa far aumentare il gettito proveniente dall’Iva, che attualmente rappresenta circa il 20% delle entrate tributarie nazionali. Quanto alla lotta alle frodi, l’obiettivo è rafforzare gli strumenti esistenti, primo fra tutti Eurofisc, monitorare costantemente quelli messi in campo a livello nazionale e incentivare la creazione di forme di controllo multilaterale.


Fonte: Agenzia Entrate

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Immobili esteri fra modulo RW e nuova imposta patrimoniale.

L’obbligo di compilazione del modulo RW con l’indicazione degli investimenti all’estero ovvero delle attività estere di natura finanziaria, introdotto dall’articolo 4 del Dl 167/1990, solo negli ultimi anni ha iniziato a registrare un maggiore interesse grazie anche all’ultimo “scudo fiscale” (Dl 78/2009) e a un progressivo inasprimento delle sanzioni.

Il decreto “salva Italia” n. 201/2011 - prossimo alla definitiva conversione in legge - si appresta a incidere nuovamente sull’importanza del monitoraggio fiscale. Infatti, come gli immobili siti nel territorio nazionale saranno soggetti a Imu (la nuova imposta municipale che sostituirà l’Ici), anche per gli immobili d’oltralpe di proprietà di contribuenti fiscalmente residenti in Italia è prevista l’introduzione di un’imposta patrimoniale.

Questa tipologia di investimento estero è tra quelle che ha registrato più interventi normativi negli ultimi tre anni.
Prima dell’entrata in vigore del Dl 78/2009, gli investimenti all’estero di natura non finanziaria, tra cui gli immobili, dovevano essere indicati nel modulo RW soltanto nel periodo d’imposta in cui avevano prodotto redditi imponibili in Italia. Nel caso degli immobili situati all’estero, gli stessi dovevano essere indicati nel modulo RW relativo al periodo d’imposta in cui erano stati dati in locazione ovvero avevano formato oggetto di cessione imponibile in Italia, o, se assoggettati a imposte sui redditi nello Stato estero (come accade, ad esempio, in Spagna), anche se tenuti a disposizione.
Al contrario, non doveva essere indicato nel modulo RW l’immobile tenuto a disposizione in un Paese che non ne prevedesse la tassazione ai fini delle imposte sui redditi (come, ad esempio, in Francia). Infatti, in tal caso, l’immobile era considerato non produttivo di redditi imponibili neanche in Italia, ai sensi dell’articolo 70, comma 2, del Tuir. Pertanto, in linea generale, fino al periodo d’imposta 2008, gli investimenti all’estero dovevano essere indicati nel modulo RW soltanto nel caso in cui avessero prodotto, nel periodo d’imposta di riferimento, redditi imponibili in Italia.

Considerata la duplice finalità del modulo RW, ovvero quella di fornire un quadro delle attività detenute all’estero, ma soprattutto quella di supportare l’efficacia dell’azione di controllo da parte dell’Amministrazione finanziaria, l’Agenzia delle Entrate, al fine di rendere più incisivi i presidi posti in ambito internazionale a tutela del corretto assolvimento degli obblighi tributari, con la circolare 45/2010, e già un anno prima con la circolare 43/2009, ha ritenuto che la previsione normativa contenuta nell’articolo 4 del Dl 167/1990, nella parte in cui definisce gli investimenti all’estero da indicare nel modulo RW come quelli “[…] attraverso cui possono essere conseguiti redditi di fonte estera imponibili in Italia […]”, dovesse essere intesa come riferita non solo a fattispecie di effettiva produzione di redditi imponibili in Italia, ma anche a ipotesi in cui la produzione dei predetti redditi sia soltanto astratta o potenziale.

In sostanza, sulla base di tali indicazioni, sono soggetti all’obbligo di monitoraggio le consistenze e i flussi relativi a tutti gli investimenti all’estero, al fine di verificare che il contribuente possa conseguire, anche in futuro, redditi di fonte estera fiscalmente rilevanti in Italia, ricompresi in una delle categorie reddituali del Tuir. La capacità del bene di produrre un reddito ricorre, infatti, non soltanto nel caso in cui il bene produca effettivamente un reddito, ma anche nel caso in cui sussista una capacità produttiva di reddito meramente potenziale e quindi eventuale e lontana nel tempo, derivante dall’alienazione, dall’utilizzo nonché dallo sfruttamento del bene, anche senza organizzazione d’impresa.
Pertanto, a partire dalla dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta 2009 (Unico 2010), i contribuenti sono in ogni caso tenuti a indicare nel modulo RW non soltanto le attività di natura finanziaria, ma anche gli investimenti di altra natura quali, ad esempio, gli immobili tenuti a disposizione, le imbarcazioni, gli oggetti preziosi e le opere d’arte, indipendentemente dalla effettiva produzione di redditi imponibili nel periodo d’imposta.

Il prossimo intervento normativo in materia è il “decreto salva Italia”, che incide, fra l’altro, proprio sugli investimenti immobiliari d’oltralpe, in quanto è prevista l’introduzione di nuova imposta dello 0,76% sul valore degli immobili detenuti all’estero a titolo di proprietà (ovvero di altro diritto reale) da contribuenti residenti in Italia, in proporzione alla quota di possesso e ai mesi dell’anno nei quali lo stesso si è protratto.
Il testo approvato dalla Camera, all’articolo 19, comma 15, prevede che il valore da considerare come base imponibile è rappresentato “dal costo risultante dall’atto di acquisto o dai contratti e, in mancanza, secondo il valore di mercato rilevabile nel luogo in cui è situato l’immobile”. Sarà pertanto sufficiente rispolverare il vecchio rogito notarile per individuare l’importo su cui applicare l’aliquota dello 0,76 per cento.

Per evitare il fenomeno della doppia imposizione, nel caso di immobili già assoggettati a imposta patrimoniale nello Stato estero (come, ad esempio, in Francia), il successivo comma 16 offre la possibilità di dedurre “fino a concorrenza del suo ammontare, un credito d'imposta pari all'ammontare dell'eventuale imposta patrimoniale versata nello Stato in cui è situato l'immobile”.

La ricaduta reddituale sui beni oggetto di monitoraggio fiscale è prevista già a partire dal periodo di imposta 2011. Prima dell’entrata in vigore degli interventi previsti dal Dl 201/2011, invece, l’investimento immobiliare, nonostante fosse sempre da indicare nel quadro RW dell’Unico, era rilevante in termini reddituali soltanto qualora risultasse effettivamente una fonte di reddito. Solo in tale ultima ipotesi era da indicare nel quadro RL dell’Unico, con il relativo trattamento fiscale.


Fonte: Agenzia Entrate

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Operazioni rilevanti Iva 2010, il Fisco aspetta fino al 31 gennaio.

Slitta al 31 gennaio 2012 la scadenza per l’invio telematico della comunicazione relativa alle operazioni rilevanti ai fini Iva, di importo non inferiore a 25mila euro, riferite al periodo d’imposta 2010.
Il nuovo termine subentra al vecchio (fissato al 31 dicembre 2011), con un provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate.

Si tratta della comunicazione obbligatoria prevista, in applicazione della disciplina sullo “spesometro” (articolo 21, Dl 78/2010), per gli acquisti e le cessioni di beni, le prestazioni di servizi effettuate e ricevute che, a regime, dovrà essere trasmessa, entro il 30 aprile di ciascun anno successivo alla scadenza del periodo d’imposta di riferimento, per tutte le movimentazioni di valore pari o superiore a 3.000 euro al netto dell’Iva ovvero a 3.600 euro, Iva compresa, nel caso di operazioni senza obbligo di emissione della fattura.

Tempi e valori differenti, esclusivamente, quindi, per il primo periodo di applicazione e cioè per le informazioni riguardanti il 2010.
L’ulteriore “eccezione”, il rinvio al 31 gennaio 2012 del termine di presentazione, pur non condizionando l’attività di controllo da parte dell’Agenzia, concede più tempo ai titolari di partita Iva per adeguare i loro sistemi informatici al nuovo tipo di adempimento.

In materia di spesometro, sul sito dell’Agenzia delle Entrate sono disponibili i relativi documenti di normativa e di prassi amministrativa, e le risposte fornite dall’Amministrazione finanziaria ai quesiti posti dalle associazioni di categoria.


Fonte: Agenzia Entrate

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mercoledì 21 dicembre 2011

Tesserino elettronico europeo per il riconoscimento delle qualifiche professionali.

La Commissione Europea ha presentato ieri 19 dicembre 2011 una nuova direttiva che modifica la precedente direttiva 2005/36 sul riconoscimento delle qualifiche professionali, recepita in Italia con il D.lgs. 206/07. In particolare, secondo la proposta di direttiva sarà istituito un “tesserino” elettronico europeo che certificherà le qualifiche professionali per poter continuare e esercitare in qualunque paese della UE. Il sistema di riconoscimento dovrebbe valere anche per chi non ha ancora un titolo abilitante, ma svolge un tirocinio retribuito.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Collegio sindacale nelle Srl se i ricavi o il patrimonio netto superiori a un milione di euro.

Il Consiglio nazionale del Notariato, nello “Studio d’impresa” n. 250-2011/I approvato il 16 dicembre 2011, conferma quanto già stabilito dal Consiglio notarile di Milano, nella massima n. 123 del 6 dicembre 2011, sull’interpretazione del nuovo art. 2477 del c.c., come emendato dalla L. n. 183/2011. In particolare, si ritiene che qualora i ricavi o il patrimonio netto superino il milione di euro è obbligatorio nella Srl l’organo collegiale,così come nelle Spa. Inoltre, nella Srl che è obbligata alla nomina dell’organo sindacale e che non ha previsioni statutarie sulla composizione collegiale dell’organo di controllo, si deve nominare il sindaco unico.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Dalla Manovra Monti novità in tema di indagini finanziarie.

A partire dal 1° gennaio 2012 gli operatori finanziari dovranno comunicare all'Anagrafe tributaria tutte le movimentazioni relative ai rapporti finanziari e ogni altra informazione strettamente necessaria ai controlli fiscali, nonché l'importo delle stesse. Lo prevede il D. L. n. 201 del 6 dicembre 2011 (c.d. Decreto Monti “Salva Italia “). Le modalità attuative della comunicazione, compresa la periodicità, sono demandate ad un successivo Provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle Entrate, previa consultazione con le associazioni di categoria degli operatori finanziari nonché con il Garante per la protezione dei dati personali.

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Adempimenti enti non commerciali: rendiconto annuale in ogni caso.

Con la Risoluzione n. 126/E del 16 dicembre 2011, l’Agenzia delle Entrate chiarisce che gli enti non commerciali devono redigere il rendiconto annuale economico e finanziario a prescindere dalla loro organizzazione e dal tipo di attività che esercitano (quindi, anche in assenza di attività commerciale). Non c’è obbligo di tenuta delle scritture contabili, invece, per l’ente non commerciale che non svolga l’attività d’impresa.

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Servizi turistico-culturali, può il Comune affidare servizi senza gara d'appalto.

Domanda
Puo' il Comune affidare direttamente alla locale Pro Loco la gestione diretta dei servizi turistico-culturali dal 2012 al 2016 senza alcuna gara di appalto? Premesso che: a) il Piano Finanziario presumibile dell'intero pacchetto dei servizi supera annualmente la somma di Euro 100.000,00 (I.V.A. compresa); b) l'intervento del Comune a favore della Pro Loco, a fronte dei servizi forniti è quantificato annualmente in Euro ... ... ... (I.V.A. compresa), da corrispondersi dietro presentazione di regolare fattura da parte della stessa Associazione; c) le entrate derivanti dalle visite, vendite di gadgets e di prodotti tipici, ecc., rimangono interamente alla concessionaria.



RispostaAndrea FacconGiova preliminarmente ricordare che le Associazioni Pro Loco sono Enti associativi di natura privatistica e senza finalità di lucro che svolgono attività di promozione e di valorizzazione del territorio e di utilità sociale.
Il Comune può stipulare con questi Enti Convenzioni che prevedono forme di affidamento diretto di servizi turistico-ricreativi e culturali, regolando, se del caso, la concessione in uso a titolo gratuito di spazi pubblici e il rimborso di spese e/o l'erogazione di contributi strumentali e coordinati all'erogazione ai terzi di servizi (art. 7, L. 11-08-1991, n. 266; la stipula della Convenzione può trovare un titolo di legittimazione ulteriore anche nella partecipazione dell'Ente Locale all'Ente Pro Loco: arg. dall'art. 113-bis, comma 3, D.Lgs. 18-08-2000, n. 267).
La soluzione dell'affidamento diretto mediante Convenzione all'Associazione Pro Loco presuppone, peraltro, che l'attività oggetto della Convenzione non sia qualificabile come vero e proprio appalto di servizi ovvero come concessione di servizi pubblici, in cui si prevede, rispettivamente, l'erogazione di un vero e proprio corrispettivo da parte del Comune-appaltante ovvero forme di remunerazione degli investimenti mediante acquisizione dei proventi della gestione.
L'affidamento di un appalto o di una concessione a terzi, che postula la natura imprenditoriale dell'attività demandata all'appaltatore o al concessionario, deve sempre essere oggetto di affidamento mediante modalità concorrenziali - più o meno strutturate - che consentano di sollecitare adeguatamente la presentazione di offerte da parte degli operatori economici presenti sul mercato (art. 2, D.Lgs. 12-04-2006, n. 163 e s.m.i.).
Laddove, pertanto, il Comune intenda affidare un vero e proprio servizio all'esterno - nelle forme dell'appalto o della concessione - la soluzione della procedura di gara si palesa come ineludibile.
I servizi culturali e turistici rientrano nell'Allegato II B al D.Lgs. 12-04-2006, n. 163 e s.m.i. (v. T.A.R. Sicilia - Palermo Sez. III, 6 maggio 2010, n. 6406) e il loro affidamento è regolato dagli artt. 20 e 27, del D.Lgs. 12-04-2006, n. 163 cit., laddove l'affidamento a terzi configuri un appalto di servizi, ovvero dall'art. 30, D.Lgs. 12-04-2006, n. 163, laddove l'affidamento a terzi configuri una concessione di servizio pubblico, norme che impongono di scegliere il contraente mediante l'esperimento di una gara, sia pure nelle forme della procedura negoziata.
Nel caso di specie, la necessità o meno della gara per l'affidamento a terzi dipende, dunque, dalla qualificazione dell'oggetto dell'affidamento - le prestazioni rese al Comune e/o agli utenti dei servizi - e, soprattutto, dell'"intervento del Comune a favore della Pro Loco".


Fonte: IPSOA

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Dichiarazioni extraprocessuali: in tribunale con valore condizionato.

Secondo un principio giurisprudenziale consolidato, l’utilizzo delle dichiarazioni di terzi nel processo tributario ha mero valore indiziario; al riguardo, in forza di quanto affermato dalla Corte Costituzionale con sentenza n. 18 del 2000 - anche il contribuente può produrre documenti contenenti dichiarazioni rese da terzi in sede extraprocessuale, le risultanze emergenti da tali documenti non hanno valore probatorio pieno (a ciò ostando il divieto di prova testimoniale e di giuramento fissato dal D.Lgs. n. 546 del 1992, articolo 7, comma 4, che in tal guisa verrebbe eluso mediante un mezzo di prova, non solo equipollente a quello vietato, ma anche costituito al di fuori del processo), ma possono essere utilizzate solo quando trovino ulteriore riscontro nelle risultanze del processo (Cassazione 16032/05, 149/10, 3724/10, 6755/10).

Ordinanza n. 26067 del 5 dicembre 2011 (udienza 8 novembre 2011)
Cassazione civile, sezione VI – Pres. MERONE Antonio
Accertamento sintetico – Possesso di quote societarie – Simulazione del contratto di acquisto – Dichiarazione resa da terzi in giudizio – Mero valore indiziario

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Premio per particolari meriti sociali.

L’ottenimento di un premio in denaro per meriti sociali è deducibile dal reddito? Cosa avviene nel caso in cui percettore è soggetto non residente?

I premi attribuiti in riconoscimento di particolari meriti sociali rientrano nell’ambito applicativo dei redditi “diversi” previsti nell’articolo 67 del Tuir. La norma richiamata contempla una varietà di figure reddituali, non collegate tra loro, la cui unica caratteristica comune è l’apporto di un incremento di ricchezza che non trova disciplina nelle altre norme.
Questi premi costituiscono reddito per l’intero ammontare percepito nel periodo di imposta, senza alcuna deduzione.
Nel caso di riconoscimento di particolari meriti sociali corrisposto a soggetti non residenti, l’articolo 21 del modello Ocse stabilisce la tassazione esclusiva nel Paese di residenza.


Fonte: Agenzia Entrate

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Non scontano Iva i servizi sanitari forniti dalle farmacie ai cittadini.

La risoluzione 128/E del 20 dicembre affronta la questione della riconducibilità delle nuove prestazioni rese dalle farmacie, consistenti nella messa a disposizione di operatori socio-sanitari, infermieri e fisioterapisti per lo svolgimento di specifiche prestazioni professionali, nell'ambito applicativo dell'esenzione dall'Iva di cui all'articolo 10, n. 18), del Dpr 633/1972.

Il quesito
Prima di tutto, va premesso che, con il decreto legislativo 153/2009, il Governo ha definito i nuovi servizi erogabili dalle farmacie nell'ambito del servizio sanitario nazionale. L'ultima normativa prevede l'erogazione in farmacia di nuovi servizi ad alta valenza socio-sanitaria, come la partecipazione all'Assistenza domiciliare integrata e la presa in carico di particolari pazienti cronici, la realizzazione di iniziative per il corretto uso del farmaco, la partecipazione a programmi di educazione sanitaria e prevenzione, l'effettuazione di autoanalisi di prima istanza, le prenotazioni di visite ed esami.
Sulla base della disposizione, il ministro della Salute ha successivamente emanato tre decreti attuativi sui nuovi servizi, riguardanti le autoanalisi di prima istanza, la presenza in farmacia di altri operatori sanitari e la prenotazione per via telematica di prestazioni ambulatoriali.

In esecuzione di uno di tali provvedimenti, alcune organizzazioni territoriali aderenti alla Federazione che ha posto il quesito all'Agenzia stanno sottoscrivendo con strutture rappresentative delle professioni sanitarie, quali infermieri e fisioterapisti, contratti di mandato con rappresentanza, per consentire agli utenti delle farmacie di poter accedere alle prestazioni rese da tali professionisti sanitari.
In particolare, la Federazione ha precisato che il soggetto al quale verrebbe affidato il mandato di svolgere i nuovi servizi ad alta valenza socio-sanitaria, in nome e per conto delle farmacie aderenti, è una struttura societaria eventualmente organizzata anche in forma di società cooperativa.
Pertanto, il cittadino si rivolgerebbe alla farmacia per ottenere la prestazione dei servizi sanitari e la farmacia svolgerebbe direttamente il servizio, avvalendosi delle richiamate strutture societarie che effettuano l'attività richiesta tramite i propri professionisti sanitari.

La Federazione chiede di conoscere se sia le prestazioni effettuate dai professionisti sanitari, anche mediante una struttura societaria, nei confronti della farmacia sia quelle rese dalla farmacia nei confronti del cliente/paziente siano riconducibili nell'ambito applicativo dell'esenzione dall'Iva (articolo 10, n. 18), Dpr 633/1972).

La risposta
Nel fornire la soluzione, i tecnici dell'Agenzia ricapitolano e integrano le norme di riferimento, cominciando proprio dall'articolo 10 del Dpr sull'Iva che, al n. 18), esenta dall'imposta "le prestazioni sanitarie di diagnosi, cura e riabilitazione rese alla persona nell'esercizio delle professioni e arti sanitarie soggette a vigilanza, ai sensi dell'art. 99 del testo unico delle leggi sanitarie, approvato con R.D. 27 luglio 1934, n. 1265, e successive modificazioni, ovvero individuate con decreto del Ministero della sanità, di concerto con il Ministro delle finanze". Passano poi per il Testo unico delle leggi sanitarie che, all'articolo 99, stabilisce che "è soggetto a vigilanza l'esercizio della medicina e chirurgia, della farmacia e delle professioni sanitarie ausiliarie di levatrice, assistente sanitaria visitatrice e infermiera diplomata" e, concludono con la lettura dell'articolo 1 del decreto interministeriale 17 maggio 2002, secondo cui sono esenti dall'Iva le prestazioni di diagnosi, cura e riabilitazione rese alla persona, oltre che dagli esercenti una professione sanitaria o un'arte ausiliaria delle professioni indicate all'articolo 99 del Testo Unico delle leggi sanitarie, dagli operatori abilitati all'esercizio delle professioni elencate nel decreto ministeriale 29 marzo 2001. Quest'ultimo, all'articolo 3, indica le "professioni sanitarie riabilitative", tra le quali è inclusa la figura del "fisioterapista", e, all'articolo 5, le "professioni tecniche della prevenzione", di cui fa parte l'"assistente sanitario".

Ciò premesso, l'Agenzia delle Entrate ritiene che, come emerge sia dalle norme sia da una prassi ministeriale consolidata (risoluzioni 550555/1989, 119/2003, 39/2004 e 87/2010) e dalla giurisprudenza della Corte di giustizia Ue (sentenza C141/00 del 2002), l'applicazione dell'esenzione Iva alle prestazioni sanitarie debba essere valutata in relazione alla natura delle prestazioni fornite, riconducibili nell'ambito della diagnosi, cura e riabilitazione, e in relazione ai soggetti prestatori, i quali devono essere abilitati all'esercizio della professione, a prescindere dalla forma giuridica che riveste il soggetto che le rende.
A tal riguardo, come sottolineato nella sentenza richiamata, "il principio di neutralità fiscale osta in particolare a che operatori economici che effettuano le stesse operazioni subiscano un trattamento differenziato in materia di riscossione dell'Iva. Ne deriva che tale principio sarebbe infranto ove la possibilità di invocare l'esenzione prevista per le prestazioni mediche effettuate nell'esercizio delle professioni mediche e paramediche dipendesse dalla forma giuridica mediante la quale il soggetto passivo svolge la propria attività".

Con riferimento al caso in esame, l'Agenzia osserva preliminarmente che il Dlgs 153/2009 ha disciplinato i nuovi servizi erogabili dalle farmacie nell'ambito del Servizio sanitario nazionale. In particolare, all'articolo 1, comma 2, lettera a), punto 4), il decreto ha previsto, tra i nuovi compiti delle farmacie, "la messa a disposizione di operatori socio-sanitari, di infermieri e di fisioterapisti, per la effettuazione di specifiche prestazioni professionali richieste dal medico di famiglia o dal pediatra di libera scelta".

Dall'analisi della disciplina di riferimento si evince che le prestazioni professionali in questione, purché oggettivamente riconducibili alla diagnosi, alla cura e alla riabilitazione della persona e in quanto materialmente rese da soggetti (infermieri, fisioterapisti, operatori socio-sanitari) sottoposti a vigilanza, quindi autorizzati, presentano i requisiti per ricadere nell'ambito di applicazione dell'esenzione dall'Iva.

Considerato il carattere oggettivo delle norme richiamate, le medesime conclusioni devono ritenersi valide anche nel caso in cui la farmacia, così come prospettato, si avvalga, per la prestazione dei servizi sanitari nei confronti del cliente-paziente, di una struttura societaria, eventualmente organizzata in forma di società cooperativa, che effettua le prestazioni tramite propri professionisti sanitari.


Fonte: Agenzia Entrate

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martedì 20 dicembre 2011

Quesito: partita IVA in Belgio o in Italia?

Da febbraio lavorerò come freelance per un'associazione inglese. Per fatturare il lavoro svolto dovrò aprire una partita iva.
Sono residente in italia però effettuerò il lavoro dal belgio, dove vivrò per un anno.
In Belgio la legislazione prevede, dopo i 3 mesi, l'obbligo di dichiarare il proprio domicilio al comune.
Devo aprire una partita iva italiana o portare la mia residenza in Belgio e aprire in questo paese la partita iva?

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Affrancamento delle plusvalenze latenti: pubblicato il Decreto attuativo.

La Manovra di Ferragosto 2011 ha previsto la possibilità di affrancare i valori degli strumenti finanziari posseduti al 31 dicembre 2011, esercitando un’opzione per l’applicazione dell’imposta sostitutiva del 12,50% sulle plusvalenze e sugli altri redditi diversi di natura finanziaria maturati fino alla stessa data e non ancora utilizzati in compensazione. Con il Decreto 13 dicembre 2011 del Ministero dell’Economia e delle Finanze, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 292 del 16 dicembre 2011, sono state definite le modalità attuative per l’affrancamento delle plusvalenze latenti. Il Decreto prevede tra l’atro che la ritenuta o l’imposta sostitutiva possono essere applicate sui redditi di capitale derivanti dalla partecipazione ad organismi di investimento collettivo, con aliquota del 12,50%, sulla differenza fra il valore delle quote o azioni (al 31 dicembre 2011) e il costo medio ponderato di sottoscrizione o acquisto, come rilevati dai prospetti periodici.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Scommesse e pronostici: istituiti due codici tributo per pagare la sanzione.

Con la Risoluzione n. 125/E del 16 dicembre 2011, l’Agenzia delle Entrate istituisce i codici tributo “5271” e “5272” per versare, tramite il modello F24 Accise, la sanzione amministrativa prevista per chi gestisce in concessione i concorsi pronostici e le scommesse, e non ha presentano la segnalazione certificata di inizio attività o l’ha presentata con dati inesatti. La Legge di Stabilità per il 2011 ha, infatti, fissato che nel caso in cui vengano commesse tali violazioni dovrà essere applicata una sanzione amministrativa che va da 516 a 2.000 euro.

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Elenco clienti e fornitori e note di variazione: come operare in caso di note di credito che stornano anni pregressi?

Domanda
Art. 21 nell'elenco clienti e fornitori come comportarsi in presenza di note di credito a fatture emesse da un fornitore con cui e' stipulato un contratto in franchising. Le casistiche sono: nota credito anno 2010 che storna in parte fatture 2009 ed in parte fatture 2010; nota di credito anno 2010 che storna più fatture anno 2010; nota di credito anno 2011 che storna in parte fatture anno 2010 ed in parte fatture anno 2011.

Risposta
Nella circolare 30 maggio 2011, n. 24, l'Agenzia delle entrate, dopo aver individuato i soggetti obbligati alla comunicazione di cui all'art. 21 del D.L. 78/2010 nei soggetti passivi iva che effettuano operazioni rilevanti ai fini di tale imposta, ha posto in rilievo che devono essere comunicati i dati concernenti:
- le operazioni rese a soggetti nei confronti dei quali sono state emesse fatture per operazioni rilevanti ai fini iva (clienti);
- le operazioni ricevute da soggetti titolari di partita iva (fornitori);
- le operazioni rese a consumatori finali nei confronti dei quali non sono state emesse fatture.
In relazione al profilo oggettivo, devono essere segnalate le operazioni per le quali i corrispettivi dovuti sono di entità pari o superiore a 3.000,00 euro (euro 25.000,00 per l'anno 2010) al netto dell'Iva, mentre per le operazioni non soggette all'obbligo di emissione della fattura, il limite risulta elevato a 3.600 euro al lordo dell'iva applicata, tenendo presente che ai fini dell'individuazione di dette soglie non si devono considerare gli oneri anticipati in nome e per conto del cliente, in quanto escluse dalla base imponibile iva.
Per quanto attiene alle note di variazione, se le stesse sono anteriori alla comunicazione si deve considerare l'importo rettificato dell'operazione, risultante dalla variazione in diminuzione o in aumento; nell'ipotesi, invece, di variazione successiva alla comunicazione, se la soglia risulta superata dopo la comunicazione, l'operazione deve necessariamente risultare annotata nella sua interezza nell'anno di emissione della nota di variazione.
Nell'approntamento dell'elenco clienti e fornitori (spesometro), sussistono dubbi e difficoltà procedurali sia per correlare le note di variazione alle fatture, sia per individuare i rapporti per i quali è necessario procedere a cumulare le singole operazioni ai fini del superamento della soglia di riferimento.
Per lo spesometro inerente all'anno 2010, che deve essere presentato entro il 2 gennaio 2012, in quanto il termine 31 dicembre 2011, cade di sabato, si devono comunicare, come accennato, le operazioni rilevanti ai fini Iva registrate nel corso del 2010, per ammontari, al netto dell'imposta, non inferiori a 25mila euro, tenendo presente che se sono stati stipulati più contratti tra loro collegati, il riscontro dell'eventuale superamento della soglia deve essere valutato non in relazione alla singola operazione, ma tenendo conto del corrispettivo complessivo di tutti i rapporti (analogo discorso per quanto attiene alle operazioni derivanti da appalti, somministrazioni o contratti a corrispettivi periodici).
La circolare citata dell'Agenzia delle entrate richiede di riportare le operazioni dell'anno al netto delle relative note di accredito, tenendo conto anche di quelle emesse o ricevute nell'anno seguente, ma prima dell'invio dell'elenco.
Per il 2010, pertanto, si dovrebbe procedere a "rendere netta l'entità dell'operazione" (importo fattura meno ammontare nota di credito). In pratica, le operazioni oggetto di segnalazione devono essere al netto di tutte le variazioni anche se effettuate nel 2011 (anche se, si ritiene, comunque, consentito includere queste ultime nella comunicazione del 2011 da inviare il prossimo anno).
In altri termini, per rispettare le istruzioni, è necessario correlare ogni nota di accredito alla relativa singola fattura originaria, ma, analizzando il tracciato record, si ritiene coerente procedere ad evidenziare le fatture (emesse o ricevute) al lordo, rilevando, in maniera separata, le note dello stesso anno negli appositi campi della comunicazione. Tale comportamento, pur non certamente corretto, potrebbe essere ritenuto coerente in relazione all'esposizione di quelle per il precedente periodo d'imposta.
Infatti, per le note emesse nel corso dell'anno precedente, è stato espressamente consentito (vedere la norma di compilazione di cui al punto 3.4.3 delle note procedurali di redazione della comunicazione) cumulare tutte le note di variazione (indicando solo l'anno di riferimento), mentre la medesima procedura non viene, invece, presa in considerazione per l'anno in corso. Se si tratta, ad esempio, di contratti continuativi o correlati, la situazione è meno difficoltosa, in quanto è sufficiente una semplice correlazione per anno. Ad esempio, per il cliente Paolo Rossi si specifica in un solo campo il fatturato 2010 al netto di tutte le note credito riferite a tale fatturato annuo (ovviamente, con il dettaglio di riferimento), mentre per le fatture singole, se non si considera corretta la redazione separata, è necessario specificare il fatturato lordo (sempre, ovviamente, con il dettaglio di riferimento).
Da quanto accennato, si deduce che la rilevanza delle note di variazione determina situazioni oggettive divere e cioè:
- l'operazione non deve essere comunicata se, per effetto della nota di variazione in diminuzione, l'importo della stessa, inizialmente sopra soglia, scende al di sotto del limite;
- l'operazione deve essere segnalata se, per effetto della nota di variazione in aumento, viene in concreto superata la soglia minima di riferimento.
In tale ultima ipotesi, se l'emissione della nota di variazione avviene in un momento successivo al termine di presentazione della comunicazione, l'operazione, limitatamente all'importo della nota di addebito, deve necessariamente risultare annotata nella comunicazione dell'anno in cui la nota è stata concretamente emessa, in quanto per la determinazione della soglia per l'inclusione dell'operazione nella comunicazione, si deve necessariamente procedere alla sommatoria algebrica dell'entità complessiva dell'operazione risultate dall'ammontare della fattura originaria e di quello specificato nella nota di variazione (in aumento o in diminuzione), emessa successivamente a rettifica dell'operazione stessa.
Tale "regola", oltre che logica, è di facile applicazione nel momento in cui la nota di variazione risulta conseguente rettifica di una specifica operazione posta in essere precedentemente, come, a titolo meramente indicativo, nell'ipotesi di resi di beni per contestazioni, nonché in presenza di particolari sconti che vengono applicati per specifiche forniture, ecc.), mentre qualche difficoltà procedurale può sorgere e/o derivare se le note di variazione non sono direttamente collegabili a determinate o specifiche operazioni, come, sempre a titolo meramente indicativo, nell'ipotesi del riconoscimento di specifici abbuoni, premi o sconti ai clienti per aver raggiunto un determinato plafond di acquisizioni, per i quali è consuetudine che il fornitore proceda all'emissione di una nota di variazione in diminuzione, ai sensi dell'art. 26 del decreto Iva, alla fine dell'anno, dopo aver riscontrato, il raggiungimento dell'obiettivo prefissato.
Per tale ultima variazione, sussiste la problematica della cosiddetta rilevanza, o meno, ai fini della comunicazione, di cui all'art. 21 del D.L. 78/2010, poiché l'emissione della stessa non fa riferimento ad una specifica fattura precedentemente emessa, bensì ad una serie di addebiti intercorsi nel corso di un determina periodo dell'anno (o dell'intero anno) che determinano, in modo, generico la maturazione del bonus previsto a seguito del raggiungimento di un certo predeterminato plafond.
I chiarimenti forniti dall'Agenzia delle entrate per le note di variazione, presuppongono che le medesime facciano riferimento alla rettifica di determinate e specifiche operazioni poste in essere precedentemente, mentre nella ipotesi indicata si tratta di una nota di variazione cosiddetta "generica", per la quale sussiste la mancanza di un particolare e/o specifico collegamento con una determinata operazione.
Tali note di variazione, pertanto, si ritiene che non devono, o, meglio, non possono influenzare l'onere-obbligo di comunicazione delle operazioni originarie, le quali, se sopra soglia, conseguentemente, devono necessariamente risultare comprese, anche perché non costituiscono oggetto di rettifica diretta per l'avvenuta emissione nota di variazione medesima.
In concreto, si ritiene che l'annotazione deve necessariamente riguardare le singole operazioni al netto delle specifiche note di variazione.
In presenza di un quesito generico, richiamando quanto puntualizzato, si ritiene opportuno porre in rilievo che per quanto attiene:
- alla nota credito emessa nell'anno 2010 che storna in parte fatture 2009 ed in parte fatture 2010, si propende, anche se è stato posto in evidenza che potrebbe non essere corretto, per l'annotazione autonoma, proprio in relazione ai presupposti predetti (il rapporto in essere di franchising tende a confermare che non si tratta di nota di variazione per singola operazione, ma per raggiungimento di determinati targhet o obiettivi);
- alla nota di credito anno 2010 che storna più fatture dell'anno 2010 (se le fatture sono individuabili, si dovrebbe procedere, come detto, a "nettare" cioè a rendere le operazioni per l'effettiva entità di riferimento);
- alla nota di credito dell'anno 2011 che storna in parte fatture dell'anno 2010 ed in parte fatture anno 2011 (poiché la nota di variazione è stata emessa prima dell'invio della comunicazione per l'anno 2010, si dovrebbe, anche in questo caso, "nettare" le fatture di competenza, se, ovviamente individuabili, oppure segnalarla, come precedentemente evidenziato, in sede di comunicazione dell'anno 2011).


Fonte: IPSOA

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Detrazione del costo di riscatto degli anni di laurea.

Sono disoccupato e fiscalmente a carico di mio padre. La spesa sostenuta per riscattare gli anni di laurea può essere detratta da mio padre?

La facoltà di riscatto può essere esercitata anche da chi non ha mai lavorato e non è iscritto ad alcuna forma di previdenza obbligatoria. Se il laureato è fiscalmente a carico di un altro soggetto (nel caso rappresentato nel quesito, il papà), a quest’ultimo, in base all’articolo 1, comma 77, della legge n. 247/2007, spetta la detrazione del 19% dell’importo pagato.


Fonte: Agenzia Entrate

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Bianca o verde è raccomandata. Con sé porta sempre un avviso.

La compiuta giacenza della raccomandata inviata dall’ufficio tributario e non ritirata dal contribuente non è ipotesi equiparabile al mancato ricevimento della raccomandata stessa. Si tratta, infatti, di una situazione che produce effetti giuridici nella sfera del destinatario e, a differenza del mancato ricevimento dell’atto, costituisce circostanza in positivo ai fini della regolare notifica dell’atto.
Così ha concluso la Commissione tributaria regionale di Firenze, con la sentenza 69 del 17 ottobre 2011, in una fattispecie in cui si discuteva degli effetti riconducibili al mancato ritiro della raccomandata con la quale l’ufficio aveva invitato il contribuente a comparire, ai fini dell’attivazione della procedura di accertamento con adesione.

Il giudizio della Ctp di Firenze
Un contribuente ricorreva in Commissione tributaria provinciale avverso l’avviso con il quale venivano accertate a suo carico maggiori imposte, sul presupposto di un rilevante scostamento dagli studi di settore per l’anno di imposta 2004.
L’ufficio dell’Agenzia delle Entrate precisava che il contribuente, pur formalmente invitato a comparire per prospettare le proprie ragioni, non si era presentato e che l’invito in questione, inviato all’interessato a mezzo raccomandata del 5 aprile 2008, era stato restituito al mittente a seguito della “compiuta giacenza” che si era realizzata il successivo 10 maggio.
Di conseguenza, il 14 luglio 2008 era stato notificato l’atto di accertamento, impugnato con ricorso del 22 dicembre dello stesso anno, quando cioè era ormai spirato il termine utile di sessanta giorni dalla notificazione fissato, a pena di decadenza, dall’articolo 21 del decreto legislativo 546/1992.
La Commissione dichiarava inammissibile l’impugnazione, per tardività.

Il giudizio della Ctr della Toscana
A questo punto, l’interessato proponeva appello dinanzi alla Commissione tributaria regionale sostenendo di aver presentato istanza di accertamento con adesione il 14 ottobre 2008, che peraltro era stata respinta dall’ufficio, e denunciando l’illegittimità delle modalità attraverso le quali l’ufficio aveva tentato di portare a sua conoscenza l’invito a comparire.
Nello specifico, l’appellante affermava che l’avviso in questione avrebbe dovuto essere notificato secondo le ordinarie modalità di notificazione e, in particolare che, stante la sua momentanea assenza al momento del tentativo di recapito dell’atto, si sarebbe dovuto applicare il procedimento di cui all’articolo 140 del codice di procedura civile.
Dal mancato rispetto di tali modalità, asseritamente indispensabili nella fattispecie, l’istante faceva discendere la nullità dell’invito a comparire, con conseguente invalidità derivata di qualsiasi atto discendente e connesso, ivi compresa la respinta istanza di accertamento con adesione.

L’ufficio controdeduceva difendendo il proprio operato e, in particolare, eccepiva che l’invio della raccomandata, restituita per compiuta giacenza, doveva far ritenere perfezionata la procedura di invito a comparire e quindi legittima l’emanazione dell’accertamento, poi tardivamente impugnato e dunque dichiarato inammissibile.

La Commissione regionale di Firenze, con sentenza 69 del 17 ottobre, ha confermato la pronuncia di primo grado, ribadendo la già riconosciuta tardività dell’originaria impugnazione.
Il giudice d’appello – dopo aver ricordato, in generale, che il mancato ricevimento da parte del contribuente dell’invito a comparire comporta un pregiudizio al diritto di questi di avvalersi della procedura di accertamento con adesione – si pone l’interrogativo se la compiuta giacenza della raccomandata inviata dall’ufficio, a tali fini, possa configurare una ipotesi di mancato ricevimento dell’invito.

La risposta a tale domanda, secondo i giudici toscani, deve essere negativa in quanto, si legge nella pronuncia “L’ipotesi di mancato ricevimento non può…rinvenirsi nella compiuta giacenza che invece è situazione, anche di rilevanza processuale, in grado di produrre effetti giuridici nella sfera del destinatario (qui, il contribuente)”.
A sostegno di tale affermazione, la Ctr richiama la giurisprudenza della Corte costituzionale (sentenza 3/2010 – vedi Fiscooggi del 22 gennaio 2010) che ha fissato il principio secondo il quale la notifica effettuata ai sensi dell’articolo 140 cpc (nei confronti, cioè di soggetti temporaneamente assenti al momento del tentativo di consegna dell’atto) si perfeziona, per il destinatario, o col ricevimento della raccomandata informativa della giacenza, se anteriore al suo maturarsi (Cassazione, 4748/2011), ovvero, in caso contrario, col decorso del termine di dieci giorni dalla spedizione (e, quindi, con la compiuta giacenza dell’atto).
Ciò significa che “la compiuta giacenza non può aver supplenza del mancato ricevimento, ma deve, al contrario, considerarsi circostanza in positivo ai fini della regolare notifica nelle ridette ipotesi”.

Di conseguenza, rispetto al caso in esame – nel quale come detto la giacenza della raccomandata inviata dall’ufficio il 5 aprile 2008 si era compiuta il successivo 10 maggio – correttamente era stato dato seguito all’iter amministrativo che aveva portato alla successiva notificazione dell’atto di accertamento e alla reiezione dell’istanza di accertamento con adesione, dovendo considerarsi perfezionata l’attività con la quale l’ufficio aveva tentato di portare l’invito a comparire a conoscenza dell’interessato.

Osservazioni
La sentenza della Ctr ha espresso un importante principio di diritto, con riguardo a una ipotesi di notificazione di un atto del procedimento amministrativo tributario (l’invito a comparire) eseguita a mezzo del servizio postale, mediante invio di raccomandata.
Nel caso, l’atto era stato spedito a mezzo di raccomandata ordinaria, vale a dire, per meglio intendersi, la normale raccomandata “bianca” disciplinata dalla normativa postale di cui al Dpr 655/1982 e al decreto del ministro delle Comunicazioni del 9 aprile 2001; diversa, quindi, dalla raccomandata “verde”, cosiddetta “atti giudiziari”, di cui alla legge 890/1982.

Per quanto d’interesse, l’articolo 40 del Dpr 655/1982 prevede che il piego spedito a mezzo raccomandata ordinaria che non abbia potuto essere distribuito rimane in giacenza per un periodo di trenta giorni nell’ufficio postale di destinazione, ove può essere ritirato dall’interessato (al quale deve essere dato avviso della giacenza dell’atto).
A sua volta, il citato Dm del 9 aprile 2001 prevede per gli invii raccomandati che, in caso di assenza all’indirizzo indicato, “il destinatario e altre persone abilitate a ricevere l’invio possono ritirarli presso l’ufficio postale di distribuzione, entro i termini di giacenza previsti dall’art. 49” (articolo 32, secondo comma).
Detto articolo 49 fissa in trenta giorni “a decorrere dal mancato recapito” il termine di giacenza degli invii raccomandati.

Nel caso esaminato dalla sentenza, dunque, i giudici tributari hanno espresso il parere che, laddove l’atto spedito con raccomandata ordinaria sia pervenuto nella sfera di conoscibilità dell’interessato, nessun addebito può muoversi al notificante qualora l’atto stesso non venga ritirato dal destinatario.
In queste situazioni, piuttosto, una volta che siano inutilmente decorsi i termini di giacenza fissati dalla legge per il ritiro del piego presso l’ufficio postale, il procedimento notificatorio deve intendersi completato anche nei confronti del destinatario, che non potrà quindi dolersi della sua inerzia per non avere provveduto al ritiro.

La statuizione dei giudici toscani risulta coerente con quanto previsto in analoghe fattispecie – ad esempio, per le raccomandate “verdi”, dall’articolo 8 della legge 890/1982; per la raccomandata “informativa” del deposito dell’atto presso la casa comunale, dall’articolo 140 cpc – nelle quali la compiuta giacenza dell’atto non ritirato determina il perfezionamento della notificazione nei confronti dall’interessato.


Fonte: Agenzia Entrate

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