giovedì 30 settembre 2010

Elenco Convenzioni contro le doppie imposizioni sul reddito e/o sul patrimonio firmate dall’Italia con gli Stati d'Europa.

Albania
Convenzione firmata a Tirana il 12 dicembre 1994 e ratificata con legge n. 175 del 21 maggio 1998. In vigore dal 21 dicembre 1999

Austria
Convenzione firmata a Vienna il 29 giugno 1981 e ratificata con legge n. 762 del 18 ottobre 1984 - in vigore dal 6 aprile 1985. (Con legge n. 365 del 16 ottobre 1989 è stato ratificato il Protocollo aggiuntivo alla Convenzione – in vigore dal 1° maggio 1990)

Belgio
Convenzione firmata a Roma il 29 aprile 1983 e ratificata con legge n. 148 del 3 aprile 1989. In vigore dal 29 luglio 1989

Bielorussia
Convenzione frmata a Minsk l'11 luglio 2005 e ratificata con legge n. 74 del 29 maggio 2009

Bulgaria
Convenzione firmata a Sofia il 21 settembre 1988 e ratificata con legge n. 389 del 29 novembre 1990. In vigore dal 10 giugno 1991

Cecoslovacchia
Convenzione firmata a Praga il 5 maggio 1981 e ratificata con legge n. 303 del 2 maggio 1983 - in vigore dal 26 giugno 1984. (La Convenzione stipulata con la Cecoslovacchia si applica anche alla Repubblica Ceca e alla Repubblica Slovacca)

Cipro
Convenzione firmata a Nicosia il 24 aprile 1974 e ratificata con legge n. 564 del 10 luglio 1982. Il 20 maggio 2010 è entrato in vigore il Protocollo aggiuntivo alla Convenzione tra Italia e Cipro per evitare le doppie imposizioni e per prevenire le evasioni fiscali in materia di imposte sul reddito. Il protocollo è stato firmato a Nicosia il 4 giugno 2009 e ratificato con legge n.70 del 3 maggio 2010 (G.U. n. del 24 maggio 2010)

Croazia
Convenzione firmata a Roma il 20 ottobre 1999 e ratificata con legge n. 75 del 29 maggio 2009

Danimarca
Convenzione firmata a Copenaghen il 5 maggio 1999 e ratificata con legge n. 170 dell’11 luglio 2002. In vigore dal 27 gennaio 2003

Estonia
Convenzione firmata a Tallin il 20 marzo 1997 e ratificata con legge n. 427 del 19 ottobre 1999. In vigore dal 22 febbraio 2000

Finlandia
Convenzione firmata a Helsinki il 12 giugno 1981 e ratificata con legge n. 38 del 25 gennaio 1983. In vigore dal 23 ottobre 1983

Francia
Convenzione firmata a Venezia il 5 ottobre 1989 e ratificata con legge n. 20 del 7 gennaio 1992. In vigore dal 1° maggio 1992

Germania
Convenzione firmata a Bonn il 18 ottobre 1989 e ratificata con legge n. 459 del 24 novembre 1992. La convenzione è entrata in vigore il 26 dicembre 1992

Grecia
Convenzione firmata ad Atene il 3 settembre 1987 e ratificata con legge n. 445 del 30 dicembre 1989. In vigore dal 20 settembre 1991

Irlanda
Convenzione firmata a Dublino l’11 giugno 1971 e ratificata con legge n. 583 del 9 ottobre 1974. In vigore dal 14 febbraio 1975

Islanda
Convenzione firmata a Roma il 10 settembre 2002 e ratificata con legge n. 138 del 4 agosto 2008

Jugoslavia ex
Convenzione firmata a Belgrado il 24 febbraio 1982 e ratificata con L. n. 974 del 18 dicembre 1984 - in vigore dal 3 luglio 1985. (La Convenzione stipulata con la Repubblica Socialista Federativa di Jugoslavia si applica alla Serbia, al Montenegro, alla Slovenia, alla Croazia e alla Bosnia ed Erzegovina)

Lettonia
Convenzione firmata a Riga il 21 maggio 1997 e ratificata con legge n. 73 del 18 marzo 2008

Lituania
Convenzione firmata a Vilnius il 4 aprile 1996 e ratificata con legge n. 31 del 9 febbraio 1999. In vigore dal 3 giugno 1999

Lussemburgo
Convenzione firmata in Lussemburgo il 3 giugno 1981 e ratificata con legge n. 747 del 14 agosto 1982. In vigore dal 4 febbraio 1983

Macedonia
Convenzione firmata a Roma il 20 dicembre 1996 e ratificata con legge n. 482 del 19 ottobre 1999. In vigore dall’8 giugno 2000

Malta
Convenzione firmata a La Valletta il 16 luglio 1981 e ratificata con legge n. 304 del 2 maggio 1983. In vigore dall’8 maggio 1985

Principato di Monaco
non esistono Convenzioni contro la doppia imposizione sottoscritte con l’Italia

Norvegia
Convenzione firmata a Roma il 17 giugno 1985 e ratificata con legge n. 108 del 2 marzo 1987. In vigore dal 25 maggio 1987

Paesi Bassi
Convenzione firmata a l’Aja l’8 maggio 1990 e ratificata con legge n. 305 del 26 luglio 1993. In vigore dal 3 ottobre 1993

Polonia
Convenzione firmata a Roma il 21 giugno 1985 e ratificata con legge n. 97 del 21 febbraio 1989. In vigore dal 26 settembre 1989

Portogallo
Convenzione firmata a Roma il 14 maggio 1980 e ratificata con legge n. 562 del 10 luglio 1982. In vigore dal 15 gennaio 1983

Regno Unito di Gran Bretagna
Convenzione firmata a Pallanza il 21 ottobre 1988 e ratificata con legge n. 329 del 5 novembre 1990. In vigore dal 31 dicembre 1990

Repubblica ceca
Convenzione firmata a Praga il 5 maggio 1981 e ratificata con legge n. 303 del 2 maggio 1983

Repubblica slovacca
Convenzione firmata a Praga il 5 maggio 1981 e ratificata con legge n. 303 del 2 maggio 1983

Romania
Convenzione firmata a Bucarest il 14 gennaio 1977 e ratificata con legge n. 680 del 18 ottobre 1978. In vigore dal 6 febbraio 1979

Russia (Federazione)
Convenzione firmata a Roma il 9 aprile 1996 e ratificata con legge n. 370 del 9 ottobre 1997. In vigore dal 30 novembre 1998

San Marino
Convenzione firmata a Roma il 21 marzo 2002 e non ratificata

Slovenia
Convenzione firmata a Lubiana l'11 settembre 2001 e ratificata con legge n. 76 del 29 maggio 2009

Spagna
Convenzione firmata a Roma l’8 settembre 1977 e ratificata con legge n. 663 del 29 settembre 1980. In vigore dal 24 novembre 1980

Svezia
Convenzione firmata a Roma il 6 marzo 1980 e ratificata con legge n. 439 del 4 giugno 1982. In vigore dal 5 luglio 1983

Svizzera
Convenzione firmata a Roma il 9 marzo 1976 e ratificata con legge n. 943 del 23 dicembre 1978. In vigore dal 27 marzo 1979

Turchia
Convenzione firmata ad Ankara il 27 luglio 1990 e ratificata con legge n. 195 del 7 giugno 1993

Ucraina
Convenzione firmata a Kiev il 26 febbraio 1997 e ratificata con legge n. 169 dell’11 luglio 2002. In vigore dal 25 febbraio 2003

Ungheria
Convenzione firmata a Budapest il 16 maggio 1977 e ratificata con legge n. 509 del 23 luglio 1980. In vigore dal 1° dicembre 1980

Unione Sovietica ex
Convenzione firmata a Roma il 26 febbraio 1985 e ratificata con L. n. 311 del 19 luglio 1988 - in vigore dal 30 luglio 1989. (La Convenzione stipulata con l’URSS si applica all’Armenia, all’Azerbaigian, alla Bielorussia, al Kirghstan, al Tadzhikistan, al Turkmenistan)

Stato del Vaticano
non esistono Convenzioni contro la doppia imposizione sottoscritte con l’Italia

NOTA BENE
La convenzione stipulata con la ex Unione Sovietica si applica attualmente ad Azerbaijan, Bielorussia, Moldavia, Kirghisistan, Tagikistan e Turkmenistan.
La convenzione stipulata con la ex Jugoslavia si applica attualmente ai seguenti paesi: Bosnia Herzegovina, Croazia, Slovenia, Serbia e Montenegro.
I paesi successori delle Federazioni disciolte applicano la Convenzione salvo la stipula e l'entrata in vigore di una propria convenzione.


Fonte: Agenzia Entrate

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Quesito: acquisto intracomunitario di libri.

Un titolare di partita iva italiano, contribuente minimo, ha acquistato da un sito spagnolo dei libri ed ho ricevuto la relativa fattura con applicata l'iva del 4%.

La società spagnola non correggerà la fattura emessa; comunica però che procederà comunque a inserire detta fattura nel suo modello INTRA.

Premesso questo, il contribuente italiano, è tenuto a compilare il modello INTRA acquisti?
Ovvero si rientra nel caso di un acquisto Intracomunitario?

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Quesito: recesso socio Srl.

sono socio al 49 % di una srl nonchè consigliere del c.d.a. in qualità di commerciale,responsabile alla sicurezza,produzione,acquisti e spedizione.

Il mio socio al 51% è l'amministratore nonchè il legale rappresentante e qui nasce il problema.In 5 anni di attività ha solo combianto guai prelevando cifre ingiustificate come compenso socio,ristoranti ma soprattutto ha negato l'esistenza di raccomandate bancarie e legali (da Lui firmate per ricevimento) che ci hanno tagliato le gambe a livello di circuito bancario che solo in un secondo tempo mi ha fatto vedere giustificandosi con un "mi ero dimenticato di dirtelo"!!!!.

Queste sono alcune delle tante che ha combinato tra le quali nel 2006 ha firmato un ordine di 30.000 € (cap.soc. 16.000€..!!!) senza nessuna comunicazione, con un'azienda nuova senza sede legale ma solo ufficio a milano concordando un pagamento a 90 gg la quale,al ricevimento della merce,(prodotta da un terzo),ovviamente non ha pagato le fatture e nell'APRILE 2010 ha eseguito un ripiamento di perdita di esercizio che io ho versato il 31/12/2009 come da legge e bilancio firmato.Ma veniamo al dunque,e scusate,stanco di questa situazione e delle gravi difficoltà economiche dell'azienda ho chiesto quali fossero le sue intenzioni e,con un verbale del c.d.a. e la mia volontà nel mettere l'azienda in liquidazione,dopo 30 gg non ho ancora una sua risposta;nel frattempo ci è stato notifica un pignoramento di 2 macchinari per 5.000€ e un decreto ingiuntivo da parte di EQUITALIA.

CHIEDO,posso tutelarmi con il recesso da socio e come?

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Quesito: UNICO straniero in Italia.

un potenziale nuovo cliente:
Di nazionalità tedesca
Lavora da 2 anni in italia
Contratto da lovoro dipendente
Non fa dichiarazione dei redditi.

Nel 2010 ha acqusito in più una quota di una società in Germania ( il nostro corrispettivo società di persone SAS come socio accomandante).
Adesso è obbligato a fare l'Unico, ma come si dichiarano quei redditi della societè tedesca? prima delle imposte tedesche o dopo?sò che vige un patto bilaterale tra Italia e Germania per non avere la doppia tassazione.
Come mi consigliate di rispondere?mi indicate dei riferimenti normativi?

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mercoledì 29 settembre 2010

Spese processuali compensate anche in presenza di autotutela.

Il giudice tributario può compensare le spese del giudizio anche nel caso in cui l’Amministrazione abbia annullato in sede di autotutela l’atto impugnato e lo abbia sostituito con un altro accertamento. E’ quanto di recente ha stabilito, con la sentenza n. 19947 del 21 settembre, la Corte di cassazione, ascrivendo l’ipotesi di annullamento in autotutela di un atto, sostituito da un altro, tra le fattispecie di estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, piuttosto che tra le ipotesi di rinuncia processuale.

Il fatto
La vicenda processuale relativa alla pronuncia in esame può essere così sintetizzata.
Una società ha impugnato un avviso di accertamento relativo all’Iva per l’anno di imposta 2000 denunciando, tra l’altro, assoluta mancanza di motivazione.
L’Ufficio, con memorie difensive, ha rilevato di aver constatato il vizio e di aver provveduto, nell’ambito del potere di autotutela, ad annullare l’atto, sostituendolo con altro avviso di accertamento privo del vizio denunciato.
Il presidente della Ctp di Firenze ha dichiarato l’estinzione del giudizio per cessata materia del contendere, compensando le spese in base all’articolo 46, comma 3, del Dlgs 546/1992.

Contro tale provvedimento la società ha proposto reclamo limitatamente alla compensazione delle spese processuali, ritenendo che non sussistevano i presupposti della cessazione della materia del contendere, quanto piuttosto quelli della rinuncia processuale con conseguente condanna alle spese del rinunciante.
La Ctp di Firenze ha respinto il reclamo ritenendo “pacifico che l’annullamento di un atto impugnato in autotutela, determina la cessazione della materia del contendere” e ha compensato le spese.

La società ha impugnato la sentenza di primo grado innanzi alla Commissione tributaria regionale di Firenze, che ha disatteso l’appello della contribuente affermando che “il provvedimento in autotutela …ha determinato la vera e propria cessazione della materia del contendere” che “si verifica … quando secondo l’art. 23 della legge 6 dicembre 1971 n. 1034 l’amministrazione annulla o riforma l’atto in modo conforme all’istanza del ricorrente”.

Avverso quest’ultima pronuncia la contribuente ha proposto ricorso in Cassazione, sollevando la questione relativa all’applicabilità dell’articolo 46 del Dlgs 546/1992 alla fattispecie di annullamento in autotutela di un atto sostituito da un altro e alla determinazione del conseguente regime delle spese di lite.

La pronuncia della Cassazione
I giudici di legittimità hanno rigettato il ricorso di parte, rispondendo al suddetto quesito nel senso “dell’ applicabilità della norma tutte le volte che (come nel caso) l’autotutela sia stata determinata dall’accoglimento di uno specifico preliminare motivo di ricorso del contribuente, la verifica del cui fondamento da parte del giudice del merito avrebbe dovuto (o, anche, potuto) indurre lo stesso ad annullare l’atto impositivo impugnato… perché il provvedimento di autotutela, oggettivamente, ha … realizzato proprio l’interesse del contribuente al riscontro del vizio eccepito… e fatto venir meno la necessità di una pronuncia del giudice sull’oggetto della controversia…”.

Osservazioni
La Suprema corte delimita l’istituto della cessazione della materia del contendere in materia tributaria. In particolare, poiché “nessuna norma, tanto meno del processo tributario, chiarisce in cosa consista la ‘cessazione della materia del contendere’ per cui (Cass., trib., 12 novembre 2003 n. 16987)” i giudicidi legittimità hanno mutuato “la nozione elaborata dalla giurisprudenza principalmente in riferimento ai processo civile ordinario…” e, inoltre, ne hanno chiarito il contenuto riguardo il venir meno della situazione di contrasto tra le parti, la “ragion d’essere sostanziale della lite”, le differenze con l’istituto della rinuncia al ricorso.

La sentenza richiama, quindi, l’ipotesi ricostruttiva di precedenti pronunce emesse con riferimento al rito civile (sezioni unite 1048/00 e ivi Cassazione 4672/1998, 801/1998 e 6446/1987), secondo le quali “la dichiarazione di cessazione della materia del contendere può pronunciarsi, anche d'ufficio, quando sia sopravvenuta una situazione - la valutazione della cui idoneità ad eliminare ogni contrasto sull'intero oggetto della lite è riservata al giudice del merito, l'apprezzamento del quale non è censurabile in sede di legittimità se correttamente motivato -, riconosciuta ed ammessa da entrambe le parti, che ne abbia eliminato la posizione di contrasto anche circa la rilevanza delle vicende sopraggiunte ed abbia, perciò, fatto venir meno oggettivamente la necessità di una pronuncia del giudice su quanto costituiva l'oggetto della controversia”.

Di conseguenza, il giudice può dichiarare la cessazione della materia tributaria del contendere “… allorquando i contendenti si diano reciprocamente atto dell’intervenuto mutamento - ovvero della sopravvenuta caducazione - della situazione sostanziale oggetto della controversia” (Cassazione 26351/2005, 2051/2008 e 28069/2009). Ciò si è verificato nel caso di specie: la richiesta del contribuente di annullamento dell’atto per motivi di legittimità, eccepita in via preliminare come specifico motivo nel ricorso di primo grado, risulta conforme alla successiva volontà dell’ufficio di annullare in autotutela l’atto impugnato.

Diversamente il giudice non può dichiarare “cessata la materia del contendere per avere una delle parti allegato, ed eventualmente provato, l'insorgenza di fatti astrattamente idonei a privare essa e/o il contraddittore di interesse e titolo all’esperimento della coltivata pretesa, quando, nelle rispettive conclusioni, ciascuno abbia insistito sulle domande originarie, così manifestando la determinazione di ottenere una decisione sul merito della vertenza” (Cassazione 6393/2004).

Un’ulteriore preclusione alla declaratoria di estinzione del giudizio non può essere rinvenuta nella persistenza del rapporto tributario contenuto nell’atto emesso successivamente, diverso dal precedente e nuovo rispetto allo stesso perché scevro dei vizi rimossi dall’ufficio in sede di autotutela. A parere della Corte, infatti, nonostante l’ufficio abbia emesso un atto sostitutivo del precedente, il giudice di merito ha legittimamente dichiarato cessata la materia del contendere sia “tenuto conto della struttura impugnatoria propria del processo tributario”, attesa la pregiudizialità logica e giuridica del motivo di ricorso attinente all’annullamento dell’atto per assoluta mancanza di motivazione,sia perché la stessa richiesta di annullamento attinente al merito della pretesa tributaria era stata avanzata dal contribuente solo in via subordinata.

Ne consegue che la cessazione della materia del contendere nel giudizio avente a oggetto il primo atto riguarda il rapporto tributario derivante dallo stesso, rispetto al quale è stato richiesto al giudice in via principale l’annullamento dell’atto, venendo meno l’interesse a una decisione sulla “ragion d’essere sostanziale della lite” (e cioè sul merito della controversia).

Tuttavia il contribuente, a seguito della permanenza del rapporto tributario nel nuovo atto, ha evidenziato che la fattispecie concreta non era da ascrivere alla cessazione della materia del contendere, mancando l’esame di merito da parte del giudice tributario.
A tale riguardo, la Corte ha osservato che rientra nell’accezione di “materia del contendere” non “solo il merito della controversia (la pretesa tributaria)” ma anche una qualunque autonoma ragione che determini comunque quella cessazione.

Di conseguenza, la dichiarazione di cessazione della materia del contendere “è il riflesso processuale …” che viene a prodursi“… non solo in presenza del ‘venir meno della ragion d’essere sostanziale della lite’”, ma in tutti i giudizi durante i quali sopravvenga l’inutilità della decisione del giudice, per eliminazione della situazione di conflitto fra le parti, ed emerga l’esigenza di dichiarare il termine del processo.

I giudici di legittimità, infine, hanno esaminato le differenze tra l’istituto della cessazione della materia del contendere e quello della rinuncia al ricorso, al fine di determinare il regime delle spese di lite (principio di compensazione, nel primo caso, ovvero di soccombenza, nel secondo). In particolare, la Corte ha affermato che “… l'annullamento di un atto impositivo in via di autotutela (quand'anche seguito dall'emissione di altro atto scevro dei vizi denunziati dal contribuente nell'impugnazione del primo) nel corso del giudizio tributario di primo grado non può mai essere ricondotto alla fattispecie di cui al D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 44, ("estinzione dei processo per rinuncia al ricorso") atteso che per ‘ricorso ’- la rinunzia a quale produce l'estinzione del giudizio - deve intendersi l'atto processuale così denominato, previsto (per detto grado) dall'art. 18, comma 1, del medesimo D.Lgs.…, quindi unicamente l'atto con cui (di norma) il contribuente introduce il giudizio… , con la conseguenza che la rinunzia considerata dall'art. 44 detto è solo quella (nel caso inesistente) della contribuente, non potendo, di certo, l'ente impositore rinunziare ad un giudizio che (in primo grado) non ha ‘introdotto’ ma solo subito”.

Mancherebbe, inoltre, nell’estinzione del processo per cessazione della materia del contendere, l’atto giuridico processuale (la rinuncia al ricorso) con il quale il rinunciante manifesta in modo espresso e inequivoco la sua volontà di non volere più nessuna pronuncia dal giudice sulla sua domanda e, di conseguenza, libera il giudice stesso dal potere - dovere di emettere la decisione (Cassazione 16897/2003), senza tuttavia che tale volontà possa essere considerata condizione necessaria per la dichiarazione di estinzione (“per sua natura la rinunzia prescinde del tutto dalla valutazione del fatto e/o dalla causa che possono averla determinata nonché dalla conoscenza delle conseguenze giuridiche che ad essa conseguono e richiede esclusivamente consapevolezza e volontarietà dell’atto stesso atteso che le conseguenze (estinzione del processo) sono fissate direttamente dalla legge e, pertanto, non debbono essere necessariamente volute dal rinunciante perché si producono automaticamente”), (Cassazione 16897/2003).

La qualificazione di una fattispecie come rinuncia al ricorso ovvero come causa di cessazione della materia del contendere comporta, sul piano formale, che il giudizio in corso si concluda con la dichiarazione di estinzione.
Come noto, tuttavia, le differenze tra i due istituti emergono riguardo al regime delle spese di lite.
In presenza di rinuncia al ricorso, il giudice tributario deve prenderne atto e, una volta accertata la mancanza di interesse giuridico (articolo 100 cpc) della controparte alla prosecuzione del processo, deve dichiarare l’estinzione del processo provvedendo (se non è intervenuto un diverso accordo tra le parti) alla liquidazione delle spese processuali in favore della parte non rinunciante (articolo 44, comma 2, Dlgs 546/92).
Diversamente, nel caso di estinzione per cessazione della materia del contendere, le spese restano a carico della parte che le ha anticipate.

La Corte ha ritenuto applicabile al caso di specie il principio di compensazione, sostenendo che la parte non ha “il diritto di ottenere sempre la rifusione delle spese processuali dalla controparte che abbia posto in essere l’attività…, ben potendo il giudice anche compensarle integralmente”.

Tale affermazione non è in contrasto con la declaratoria di incostituzionalità dell’articolo 46, comma 3, Dlgs 546/1992, che rende applicabile, ai fini della regolamentazione delle spese del giudizio estinto per cessazione della materia del contendere, la regola contenuta nell’articolo 15 del medesimo decreto legislativo, compresa la possibilità, per effetto del rinvio in esso contenuto, di compensazione delle stesse in presenza delle condizioni previste dall’articolo 92, comma 2, del codice di procedura civile.


Fonte: Agenzia Entrate

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Pagamento frazionato canone Rai, richieste entro il 15 novembre.

I contribuenti “a riposo” che percepiscono un reddito di pensione non superiore ai 18mila euro, a partire dal 2011, possono scegliere di versare a rate il canone di abbonamento alla televisione pubblica, mediante trattenuta mensile sulla pensione.
Questa, in sintesi, la norma agevolativa contenuta nell’articolo 38, comma 8, del Dl 78/2010, che si completa e definisce con il provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate del 29 settembre.

Nel documento sono individuati i termini e le modalità di versamento e certificazione da parte degli enti pensionistici, specificati i requisiti e chiarite alcune situazioni particolari.

Sul punto “requisiti”, l’Agenzia sottolinea che i destinatari dell’agevolazione devono essere titolari di trattamenti pensionistici, anche di natura assistenziale (come gli assegni sociali e di invalidità civile), erogati con cadenza mensile.
Il limite reddituale di 18mila euro vale anche nell’ipotesi in cui il pensionato riceva due o più pensioni da diversi enti: in questo caso, la domanda di rateazione mediante ritenuta può essere presentata indifferentemente a uno degli istituti erogatori.

Sui “termini”, il provvedimento fissa la deadline per il contribuente al 15 novembre. Entro questa data gli interessati dovranno inoltrare la richiesta al proprio ente pensionistico, secondo le modalità stabilite dallo stesso.
Dopo due mesi, entro il 15 gennaio, l’ente fa sapere al pensionato se la sua domanda è stata accolta o respinta. Poi, l’interlocutore cambia, l’istituto di previdenza è tenuto, infatti, a comunicare on line all’Agenzia delle Entrate:
•entro il 20 gennaio, i dati anagrafici di coloro che hanno ottenuto il pagamento rateale
•ogni due mesi, le informazioni relative ai pensionati prima ammessi al beneficio e in seguito esclusi. In questi casi, l’ente, oltre a quantificare l’importo trattenuto e quello residuo, deve motivare la determinazione. Le prime eventuali “cessazioni” andranno quindi trasmesse entro febbraio
•entro dicembre, i dati dei contribuenti che hanno regolarmente saldato il conto del canone Rai.

Naturalmente, le somme trattenute, in un massimo di undici rate e senza applicazione di interessi, vengono “girate” dall’ente all’erario: il termine è il 16 del mese successivo.

L’ultimo step, sempre a carico dell’istituto previdenziale, è costituito dalla certificazione al pensionato dell’avvenuto pagamento dell’intero canone.

Alcune situazioni particolari
Poiché l’agevolazione è rivolta ai titolari di abbonamento alla televisione, con reddito di pensione fino a 18mila euro riferito al periodo d’imposta antecedente a quello della richiesta, cosa succede ai neopensionati che non hanno percepito alcuna pensione nell’anno precedente?
Nessun problema, anche questi potranno presentare la domanda, a condizione che la rata mensile della pensione, rapportata all’anno, non superi il limite fissato.
Se, per un qualsiasi motivo, la pensione non viene più erogata, l’ente comunica al contribuente o ai suoi eredi lo stato dell’arte, cioè il totale delle somme trattenute a titolo di pagamento del canone Rai e l’importo residuo da assolvere. L’Agenzia delle Entrate, le modalità di versamento.


Fonte: Agenzia Entrate

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Tariffe dottori commercialisti: rivalutazione monetaria e rimborsi spese.

Con l’utilizzo dell’indice Foi (indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati) sono state aggiornate le tariffe dei dottori commercialisti, attraverso una rivalutazione dei parametri monetari, differenziata a seconda che si tratti di onorari fissi o percentuali. Oltre alla quantificazione dei corrispettivi, la nuova tariffa prevede alcune tipologie di compensi prima non disciplinati, come il rimborso spese e l’indennità per l’assenza dallo studio professionale.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Agevolazioni per le imprese del Mezzogiorno.

Le imprese del Mezzogiorno potranno ottenere i finanziamenti per gli investimenti produttivi realizzati utilizzando le più innovative tecnologie finalizzate al risparmio di energia. Gli aiuti saranno inoltre rivolti a promuovere l’uso delle fonti rinnovabili e la produzione di componenti e sistemi funzionali al miglioramento delle prestazioni energetiche nell’edilizia.Attraverso il Decreto del 6 agosto 2010 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 212 del 10 settembre 2010), il Ministro dello sviluppo economico potrà promuovere le procedure per la concessione e l’erogazione delle agevolazioni in favore dei programmi di investimento riguardanti la produzione di beni strumentali funzionali allo sviluppo delle fonti di energia rinnovabili e al risparmio energetico nell'edilizia.

Proseguendo nell’azione di sostegno alla competitività delle imprese meridionali di qualsiasi dimensione, il Dicastero ha messo a disposizione euro 300.000.000 a valere sul POI «Energie rinnovabili e risparmio energetico» 2007-2013 - destinate a programmi riferiti a unità produttive ubicate nei territori dell'obiettivo Convergenza (Campania, Calabria, Puglia, Sicilia) - in base alla seguente ripartizione:

a) euro 210.000.000 per «Interventi a sostegno dello sviluppo dell'imprenditoria collegata alla ricerca e all'applicazione di tecnologie innovative nel settore delle fonti rinnovabili»;

b) euro 90.000.000 per «Interventi a sostegno dell'imprenditorialità collegata al risparmio energetico con particolare riferimento alla creazione di imprese ed alle reti».

Gli interventi dovranno essere realizzati entro 36 mesi dal provvedimento di concessione delle agevolazioni e comunque non oltre il 30 giugno 2015.

I beneficiari dovranno operare in regime di contabilità ordinaria ed essere in regola con le disposizioni vigenti in materia di normativa edilizia ed urbanistica, del lavoro, della prevenzione degli infortuni e della salvaguardia dell’ambiente. Per avere diritto alle agevolazioni, inoltre, le imprese dovranno essere in regola con gli obblighi contributivi e non trovarsi nelle condizioni tali da risultare “impresa in difficoltà”. Sono ammissibili alle agevolazioni i programmi di investimento, di cui alle attività della sezione C- ATECO 2007, riguardanti:

a) la produzione, utilizzando le più innovative tecnologie disponibili, di apparecchiature o macchinari o loro componenti principali strettamente finalizzati alla produzione di energia da FER (es. aerogeneratori, gassificatori di biomassa, idrolizzatori, celle e componenti principali per il fotovoltaico, sistemi per solar cooling, sistemi per il solare termodinamico, pompe di calore e generatori di calore alimentati da pellet e cippato, ecc.);

b) la produzione di componenti e sistemi, quali rivestimenti, pavimentazioni, infissi, isolanti, materiali per l'ecoedilizia, soluzioni integrate di building automation, soluzioni integrate di domotica, sistemi per la gestione e il controllo dei consumi, motori a basso consumo, funzionali al miglioramento delle prestazioni energetiche degli edifici, utilizzando le più innovative tecnologie disponibili, in termini di capacità dei componenti e di sistemi idonei ad incidere sulle prestazioni energetiche degli edifici e sulla vita dei componenti stessi.

I programmi – che per essere agevolabili non dovranno essere inferiori ad un livello di spesa pari a euro 1.500.000, né superiore ad euro 25.000.000 - potranno riguardare le seguenti tipologie di investimentio:

a) realizzazione di nuove unità produttive;

b) ampliamento di unità produttive esistenti;

c) diversificazione della produzione di un'unita' produttiva in nuovi prodotti/servizi aggiuntivi;

d) cambiamento fondamentale del processo di produzione complessivo di un'unità produttiva esistente.

Sono esclusi dagli aiuti gli investimenti effettuati da imprese appartenenti ai settori della siderurgia, della cantieristica navale, dell'industria carboniera e delle fibre sintetiche e della trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli.

Per essere considerate finanziabili le spese dovranno riguardare l'acquisto, anche in leasing, di immobilizzazioni (suolo aziendale, opere murarie e assimilate), nonché di macchinari, di impianti ed attrezzature varie nuovi di fabbrica. Sono inoltre finanziabili i programmi informatici commisurati alle esigenze produttive e gestionali dell'impresa, i brevetti, le licenze, il know-how, le conoscenze tecniche non brevettate (concernenti nuove tecnologie di prodotti) e le consulenze connesse al programma d'investimento. Il mix delle agevolazioni comprende sia finanziamenti agevolati che contributi in conto impianti (o contributi alla spesa con riferimento alle consulenze e ai canoni di leasing).

L’aiuto per l'acquisizione dei servizi di consulenza sarà pari al 50% delle relative spese, per tutte le PMI e le aree territoriali ammissibili (intensità espresse in ESL-equivalente sovvenzione lordo).

Il finanziamento agevolato dovrà essere assistito, limitatamente alla linea capitale, da idonee garanzie ipotecarie e/o bancarie potrà essere concesso per una durata massima di 8 anni oltre un periodo di utilizzo e preammortamento (il tasso agevolato di finanziamento è pari al 20% del tasso di riferimento, vigente alla data di concessione delle agevolazioni). Ad integrazione del finanziamento agevolato potrà essere riconosciuto un contributo nella misura necessaria al raggiungimento dell'intensità massima prevista dalla normativa comunitaria.

Le imprese beneficiarie delle agevolazioni dovranno apportare un contributo finanziario, attraverso risorse proprie (o finanziamento esterno), in una forma priva di qualsiasi tipo di sostegno pubblico, pari almeno al 25% del totale delle spese ammissibili riguardanti le immobilizzazioni.

Tali soggetti, inoltre saranno tenuti all'obbligo del mantenimento dei beni agevolati per almeno 5 anni (3 anni nel caso di PMI).

Le domande dovranno essere presentate, esclusivamente per via elettronica a partire dal 9 dicembre 2010, in base alle disposizione previste dalla procedura a “sportello” (ovvero valutazione e concessione in base all’ordine cronologico di presentazione).

Le istanze, cui dovrà essere allegata la documentazione espressamente richiesta (business plan, DURC, certificato di iscrizione al Registro Imprese, ecc.), saranno esaminate dall’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo delle imprese spa (“soggetto gestore”).

A seguito del parere favorevole di quest’ultimo, il Ministero procederà poi ad emanare il provvedimento di concessione delle agevolazioni.


Fonte: IPSOA

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Quesito: contributi INPS se assoggettato a ENPALS.

vorrei sapere se un lavoratore dello spettacolo assoggettato ad enpals che è anche socio di snc ( pompe funebri ) è obbligato anche alla contribuzione INPS..o visto che già paga l'enpals è esonerato dall'obbligo INPS?

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martedì 28 settembre 2010

Istanza di rimborso Iva all’estero entro il 30 settembre 2010.

Gli operatori italiani che hanno effettuato acquisti in altri paesi dell’Ue possono presentare l’istanza di rimborso dell’Iva pagata all’estero nel corso del 2009, entro il 30 settembre 2010. Nello stesso termine, gli operatori stabiliti in altri paesi Ue possono chiedere il rimborso dell’Iva assolta in Italia, presentando la richiesta telematica attraverso la propria autorità fiscale. La Commissione europea ha proposto di prorogare il termine al 30 marzo 2011, ma la direttiva non è stata ancora ufficializzata.

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Lavoro notturno e straordinario.

La correlazione tra straordinario e parametri di produttività deve essere documentata dall’impresa. Altrettanto dicasi per le prestazioni di lavoro notturno. Il datore di lavoro dovrà indicare nel CUD/2011 le somme erogate negli anni 2008 e 2009 per il conseguimento di elementi di produttività; il dipendente potrà recuperare il proprio credito mediante la dichiarazione dei redditi da presentare nel 2011.La connessione fra le prestazioni di lavoro straordinario o supplementare o reso a seguito di clausole “elastiche”, e gli incrementi di produttività deve trovare riscontro nella documentazione aziendale. Altrettanto dicasi per le prestazioni di lavoro notturno, il cui nesso con la maggiore efficienza, produttività, competitività deve risultare da una documentazione proveniente dall’impresa. Detta documentazione può anche consistere in una dichiarazione, con la quale l’impresa stessa attesti che la prestazione lavorativa ha determinato un risultato utile per il conseguimento di elementi di competitività e redditività legati all’andamento economico della impresa.

E’ questa la precisazione di maggior rilievo fornita dalla circolare n. 47/E diramata congiuntamente dal Ministero del Lavoro e dall’Agenzia delle Entrate il 27 settembre 2010 a seguito della precedente risoluzione dell’Agenzia, n. 83/E/2010.

L’allargamento dell’applicazione dell’imposta del 10 per cento, in sostituzione delle ordinarie aliquote Irpef e relative addizionali, ad un maggior numero di voci retributive ha un evidente effetto retroattivo che comporta la rideterminazione ed il ricalcolo delle somme che possono fruire del beneficio fiscale.

La nuova interpretazione del disposto del D.L. 93/2008, come successivamente modificato ed integrato, consente infatti di applicare l’imposta sostitutiva all’intero compenso per lavoro notturno invece che alla sola maggiorazione, come era stato fin qui inteso. Ciò comporta il ricalcolo anche per l’anno 2008, oltre che per il 2009 e 2010 così come il reinserimento, fra le voci agevolabili, del lavoro straordinario e supplementare quando connesso ad elementi di produttività e competitività.

Sottolinea la circolare n. 47/E che le prestazioni lavorative rese oltre l’ordinario orario di lavoro sono state agevolabili senza ulteriori condizioni soltanto per l’anno 2008, in base alla originaria formulazione dell’articolo 2 del DL n. 93 del 2008.Negli anni 2009 e 2010 le disposizioni che prevedevano la detassazione degli straordinari non sono state prorogate e, pertanto, l’imposta sostitutiva non può applicarsi alle ipotesi di straordinario che non sia possibile ricondurre tra i premi di produttività. Secondo le istruzioni fornite dall’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 83/E/2010 i lavoratori, per recuperare le maggiori imposte versate a seguito dell’applicazione dell’aliquota ordinaria in luogo di quella sostitutiva, avrebbero dovuto presentare la richiesta di rimborso direttamente all’Agenzia delle Entrate, ex art.38 del Dpr.600/73, oppure presentare la dichiarazione dei redditi, integrativa a credito per l’anno 2008, nei termini per l’anno 2009. In ogni caso, la richiesta doveva essere supportata dall’attestazione del datore di lavoro, con le somme da assoggettare a tassazione sostitutiva. Il rilascio di detta certificazione comporta una preventiva, non sempre agevole valutazione e ricalcolo delle somme agevolabili.

A seguito delle richieste da più parti pervenute, l’Agenzia delle Entrate ha pertanto modificato le precedenti istruzioni e, con la circolare n. 48/E del 27 settembre 2010 ha consentito di richiedere, unitariamente per entrambi i periodi d’imposta interessati, il rimborso delle maggiori imposte pagate mediante i modelli di dichiarazione e di certificazione da utilizzare nel 2011 che saranno opportunamente integrati. Per l’anno 2010 sarà lo stesso datore di lavoro a rideterminare, in sede di conguaglio, la corretta imposta dovuta.

(Circolare Agenzia delle Entrate 27/09/2010, n. 47/E)


Fonte: IPSOA

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Lavoro straordinario: produttività e tassazione al 10%.

La Risoluzione n. 83/E/2010 dell’Agenzia delle Entrate e recentemente la nota congiunta del ministero del Lavoro e della stessa Agenzia (prot. 2010/134950) hanno chiarito le nuove regole sulla tassazione del lavoro straordinario. In particolare, l’imposta sostitutiva del 10% si applica su ogni tipo di retribuzione premiale, comprese le somme erogate per il lavoro straordinario, notturno e a turni, ma solo se tali modalità di organizzazione del lavoro sono funzionali a incrementi produttivi, di competitività e di redditività.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Pensione integrativa Inps: come si calcola il rimborso per le maggiore ritenute.

Con la risoluzione n. 93/E del 24 settembre 2010, l’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti sulle modalità di determinazione del rimborso per le maggiori ritenute, calcolate per errore sull’intera pensione integrativa Inps, e non sull’87,5%. In particolare, viene chiarito che gli uffici finanziari non devono limitarsi a calcolare l’esatta somma da restituire, ma sono tenuti a riliquidare il reddito complessivo di ciascun anno in cui le ritenute sono state effettuate in misura superiore a quella prevista e, quindi, determinare il rimborso effettivamente spettante. I 48 mesi per richiedere il rimborso decorrono, inoltre, dalla data di pagamento a saldo delle imposte relative all’anno in cui sono state subite le maggiori ritenute.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Gli accertamenti bancari estesi ai terzi secondo la Cassazione

Con l’ordinanza n. 20197 del 24 settembre 2010, la Corte di Cassazione ha affermato il principio secondo cui le movimentazioni su conti bancari intestati ai soci e ai dipendenti di una Spa per i quali ci si rifiuta di fornire giustificazioni, possono essere attribuite alla società oggetto di verifica fiscale. Nella fattispecie, la Corte, accogliendo il ricorso dell’Agenzia, ha chiarito che in caso di società di capitali gli accertamenti bancari possono essere estesi anche a quelli formalmente intestati a soci, amministratori o dipendenti, quando risulti provata, anche per presunzioni, la natura fittizia delle intestazioni

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Quesito: prima casa intestata a entrambi ma mutuo (solo per il 50% della casa) intestato a uno.

Io e il mio compagno vogliamo comprare una casa insieme nella seguente maniera: io pagherei per il 50% avendone la disponibilità economica e mi intesterei la casa per la mia quota, lui vorrebbe pagare l'altra metà accendendo un mutuo e intestandosi la sua quota come prima casa. E' possibile farlo? Se io pago il 50% con i miei soldi e lui l'altro 50% con un mutuo, come si fa a chiedere un mutuo per comprare metà casa soltanto? Come si suddivide l'ipoteca? come si intesta il mutuo?

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lunedì 27 settembre 2010

Quesito: accertamento dichiarazione 2007.

sono un lavoratore dipenentente ho ricevuto una richiesta di accertamento sul 730 2008 redditi 2007, ho tutto ma non trovo piu' le fatture di 20 anni fa relative al mutuo ipotecario da me contratto nel 1990 per costruzione prima casa, ho solo il computo metrico e le varie autorizzazioni, sono fregato ?

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Quesito: tutela del contribuente.

Mi mamma ha un'attività da 43 anni..
un mese fa ho deciso di intraprendere il suo stesso lavoro insieme a lei.
Dovendo inoltre lei assentarsi per un periodo è stato richiesto al
commercialista di sistemare la mia situazione in modo da poter lavorare anche
in sua assenza senza problemi.
Detto fatto mi è stato fatto un foglio di delega...
caso ha voluto un controllo dell'ispettorato del lavoro...
dove senza neanche sentir spiegazioni mi ha fatto verbale.
Sono stata del commercialista per chiedere delucidazioni sul tipo di procedura
da lui svolta ma non mi è stata data che una risposta: L'ignoranza non è
ammessa, tua madre non ha chiesto (testuali parole) di aprire una posizione
inail inps...quindi noi non ne rispondiamo.
Io sono davvero molto delusa, arrabbiata indignata...30 anni sotto quel
commercialista e ora questa persona che si qualifica "professionista" se ne
lava le mani e ci lascia nel caos...
Ho provato a chiedere per quale motivo non si assumono responsabilità..perchè
non attivano l'assicurazione di cui tutti mi parlano che ogni studio ha nel
caso di errori...ma niente..il muro.
Io ora chiedo a lei se è possibile un comportamento del genere o se è
possibile fare qualcosa...

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Quesito: cambio tipologia contratto, inquadramento da co co co proggetto a indeterminata.

Attulamnete ho ricevuto una proposta del datore di lavoro, dopo anni di tentativi vani, di possibile passaggio di contratto da co co co proggetto (attuale) a tempo indeterminato.
Il mio attuale contratto ha un compenso annuale di euro 32000 lordo. Circa 1900 netti mese, ovviamente con tutte le negatività della tipologia a proggetto (malattia/ferie non pagate, straordinari non retribuiti, possibilità di terminare in qualsiasi momento)
Il contratto a tempo indeterminato propostomi è:
inquadramento 6 liv, Metalmeccanico industria, 26000 euro annui.

Sto ragionando, sentendo e valutando consigli di colleghi e amici. Ho contattato diversi CAAF per avere un consulto, ma mi hanno dato appuntamenti impossibili, vista anche la scadenza immediata del primo contratto fissata al 30/09/2010.

Le mie domande sono:
1 Possibile perdere tanti soldi di stipendio mensile? Se non sbaglio il nuovo stipendio dovrebbe orientarsi sui 1400 euro lordi mensili.
2 Come controllare se il rapporto di remunerazione è stato calcolato in modo proporzionato e regolare nel passaggio di contratto?
3 Ma il cambio è da considerarsi realmente valido per la prospettiva futura?
4 Mi domando... con grande rammarico... dopo anni di richieste di passare ad un contratto a tempo indeterminato, possibile rimanere così delusi e disillusi?
5 Ora capisco perché ci sono sempre meno contratti a tempo indeterminato... Perché difronte ad una proposta come quella sottopostami dalla mia società, chiunque
resterebbe in dubbio profondo. E in conclusione tornerebbe a firmare il solito contratto co co co; sicuramente meno "sicuro" (e non ne capisco più i motivi reali) ma più remunerativo.
La sicurezza del contratto a tempo indeterminato può fornirci più stabilità a lungo raggio, ma purtroppo siamo sempre più legati alla "sopravvivenza quotidiana"!!!!

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Quesito: info vendita occasionale e partita iva.

Vorrei vendere, come altri hanno scritto, nei negozi della mia città degli oggetti per bambini realizzati da altre ditte e personalizzate con il mio disegno.
Visto che non ho idea di come andranno le vendite potreste consigliarmi una soluzione che ufficializzi la mia attività senza che prosciughi i mie ricavi in tasse?

Se ho capito bene le possibilità sono:

- soluzione 1 : Partita iva + INPS
attualmente sn disoccupata a quanto ammonterebbe il costo di iscrizione all'inps? Se non sbaglio sono 4 rate.

- soluzione 2 : vendita occasionale

cosa si intende x occasionale? posso vendere a diversi negozi o no?
quanti pezzi articoli potrei vendere senza sforare l'occasionale?

inoltre, in questo modo non potendo scaricare i costi di realizzazione del prodotto pagherei le tasse sul costo realizzazione + ricavi, +tosto che possedendo la partita iva solo sui ricavi?

esistono altre soluzioni? è possibile che lo stato non preveda nessuna forma di agevolazione per la nascita di nuove imprese?
Come funziona il regime de minimis?

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Quesito: figli a carico di chi?

sono in fase di separazione legale (consensuale) da mio marito e ho due figli minori. il quesito è questo: premesso che mio marito è lavoratore dipendente (insegnante) ed esercita anche la professione di avvocato, ha stabilito che darà 300 euro di mantenimento a me e 250 ad ogni figlio. in totale vivremo con 800 euro al mese ed insiste perchè le spese straordinarie siano comunque affrontate da me al 50%; inoltre i figli resterebbero ad esclusivo carico suo, visto che io non lavoro e percepisce perciò gli assegni familiari per loro. quindi, di fatto, essendo oggettivamente impossibile vivere con questa cifra io e i miei figli saremo mantenuti da mio padre di 81 anni, pensionato statale. desidero capire se io posso mettermi a carico di mio padre visto che abiterò con lui e se posso mettere a carico di mio padre anche i miei figli affinchè possano in futuro percepire la reversibilità della pensione del nonno che, oggettivamente, di fatto li mantiene

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domenica 26 settembre 2010

Valido l'accertamento induttivo anche in caso di incendio della contabilità

È quanto stabilito dalla Corte di cassazione che, con la sentenza n. 20025 del 22 settembre 2010 ha respinto il ricorso di un contribuente.
In particolare la sezione tributaria ha spiegato che «nell'ipotesi in cui la documentazione contabile fu distrutta da un incendio, del quale il contribuente non fu ritenuto responsabile, sussiste il presupposto dell'accertamento induttivo, in forza della mera non conservazione delle stesse». In altri termini secondo la Cassazione non si tratta di una causa di forza maggiore quanto piuttosto di uno dei casi ordinari quali, l'assenza, l'indisponibilità, la mancata esibizione della contabilità che legittimano l'accertamento induttivo. In proposito gli Ermellini hanno motivato che «in materia di Iva, il potere di procedere all'accertamento induttivo non assume carattere sanzionatorio». In sostanza, il ricorso a tale forma di accertamento è consentito in tutte le ipotesi previste dalla legge, tutte fondate «sulla assenza, indisponibilità, mancata esibizione, inattendibilità della contabilità, che autorizza l'Ufficio ad una forma di accertamento che prescinde, in tutto od in parte, dalle scritture contabili». Mentre il contribuente si era difeso sostenendo che tra le ipotesi previste dalle norme non rientra quella di una indisponibilità od inesistenza delle scritture per causa non imputabile al soggetto tenuto alla conservazione ed esibizione delle stesse, in quanto in tutti i casi previsti la indisponibilità delle scritture deriva da una omissione «cosciente e volontaria» da parte dell'onerato, che non sussisterebbe in caso acclarato di «forza maggiore». Ma secondo la Cassazione la tesi non trova fondamento nella legge

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sabato 25 settembre 2010

Cumulo della pensione con i redditi da lavoro autonomo.

I titolari di pensione con decorrenza compresa entro l’anno 2009, soggetti al divieto di cumulo parziale della pensione con i redditi da lavoro autonomo, devono dichiarare – entro giovedì 30 settembre 2010 – i redditi da lavoro autonomo conseguiti nell’anno 2009. Nel messaggio n. 23710 del 21 settembre, oltre a maggiori chiarimenti in ordine all’individuazione dei pensionati tenuti ad effettuare la dichiarazione, è anche possibile scaricare il modulo per la dichiarazione.


Fonte: INPS

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Indennità di disoccupazione per i precari della scuola.

I lavoratori precari della scuola in possesso dei requisiti previsti, potranno accedere all’indennità di disoccupazione sottoscrivendo la dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro o ad un percorso di riqualificazione professionale. La domanda deve essere presentata direttamente alla struttura Inps di residenza e una copia della stessa deve essere consegnata alla scuola dove è stato prestato servizio nell’anno scolastico 2009/2010.


Maggiori informazioni nel messaggio n. 23605 del 21 settembre 2010.


Fonte: INPS

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Notifica alla colf. Il postino è esonerato da ulteriori ricerche.

Non è nulla la consegna della cartella di pagamento, e in genere degli atti tributari, effettuata mediante consegna alla collaboratrice domestica. Non solo. Con sentenza n. 19733 del 17 settembre, la Cassazione ha ritenuto che, in caso di notifica effettuata mediante il servizio postale, non è necessaria la menzione della qualifica del consegnatario nell'avviso di ricevimento, qualora sia provato dal notificante il rapporto tra destinatario e consegnatario dell'atto.

Il caso
Il Comune di Cagliari ha notificato alla contribuente, prima della cartella di pagamento, un avviso di liquidazione Ici presso la sua abitazione, consegnandolo alla signora "x", senza tuttavia indicarne la qualifica nella relata; non si trattava del primo atto ritirato dalla signora che, in occasione di una precedente notifica, aveva dichiarato di essere la sua domestica.

La sentenza
La Cassazione, "quanto al profilo riguardante l'omessa menzione, nell'avviso di ricevimento, della qualità del consegnatario,…" ha richiamato il principio enunciato nella sentenza 4400/2008, secondo il quale "in tema di contenzioso tributario, è nulla la notifica dell'atto d'appello a mezzo del servizio postale ove nella relazione di notificazione sia indicato solo il nome del consegnatario ma non il suo rapporto con il destinatario, a meno che l'appellante non deduca e dimostri la sussistenza, tra consegnatario e destinatario, di uno dei rapporti richiesti dalla legge per la validità della notificazione (in senso conforme anche Cass. n. 1453 del 09/02/2000)".

A norma degli articoli 156 e 160 del cpc, infatti, il giudice può dichiarare la nullità della notificazione solo se non sono osservate le disposizioni circa la persona alla quale deve essere consegnata la copia e "non anche se la relazione di notificazione non contiene le indicazioni necessarie per dimostrare che tali disposizioni sono state osservate".

Nonostante tali indicazioni siano prescritte dall'articolo 149 cpc e dall'articolo 7, comma 3, della legge 890/1982 per le notifiche postali, la loro inosservanza ovvero la loro omissione - come ha stabilito nel caso in esame la Corte - non può far dichiarare la nullità della notificazione.

Al riguardo, i giudici di legittimità hanno ritenuto che "in mancanza di tali indicazioni l'osservanza delle disposizioni circa la persona alla quale la copia può essere consegnata può… essere dimostrata con ogni mezzo e solo in mancanza di tale prova la notifica potrà essere ritenuta nulla, ma ciò soltanto se il destinatario contesti specificamente che la persona alla quale la copia è stata consegnata non era con lui in alcuno dei rapporti richiesti dalla legge per la validità della notificazione. In caso contrario la sussistenza di tate rapporto deve ritenersi ammessa per non contestazione specifica e quindi non ha bisogno di essere provata".

Osservazioni
La Corte di cassazione interviene ancora sul contenuto della relata di notifica, precisando, questa volta, che non è necessaria l'indicazione della qualifica del consegnatario. Ma a due condizioni: che il soggetto notificante sia comunque in grado di provare, con qualsiasi mezzo, che il rapporto sussistente tra destinatario e consegnatario rientra tra quelli richiesti dalla legge per la validità della notificazione (articolo 139 cpc e articolo 7, comma 2, legge 890/82 per le notifiche postali) e, inoltre, che il destinatario non contesti il rapporto tra lui stesso e il consegnatario.

In proposito, il rapporto tra la contribuente e la sua colf rientra di certo tra le ipotesi previste dall'articolo 139, comma 2, cpc, ben potendo la collaboratrice domestica essere considerata un'addetta alla casa. La norma stabilisce infatti che, quando il destinatario non è rinvenuto, la notifica può essere eseguita mediante consegna della copia dell'atto a una persona diversa, di famiglia o addetta alla casa (o all'ufficio o all'azienda), purché non minore di quattordici anni o non palesemente incapace.

L'esistenza di tale rapporto va provata, come nel caso in esame, anche mediante la produzione di un ulteriore atto ritirato dalla medesima colf, con indicazione, stavolta, della qualifica di "domestica" della contribuente.

Ciò non basta, tuttavia, a far salva la notifica dell'atto. E' necessario, infatti, che il destinatario non contesti l'esistenza del rapporto con il consegnatario.

La Corte ha più volte affermato che, a prescindere dall'indicazione letterale utilizzata dal notificatore per indicare la qualifica del consegnatario (la qualificazione di "coadiuvante" costituisce un sinonimo di "addetto alla casa" ex articolo 139, Cassazione 16164/2003), incombe sul destinatario dell'atto, che contesti la validità della notificazione, l'onere di fornire la prova contraria (Cassazione 14366/2010) e, in particolare, di allegare e provare l'inesistenza di alcun rapporto con il consegnatario, ovvero l'occasionalità della presenza nel suo domicilio dello stesso consegnatario (Cassazione 25158/2007), in modo da escludere che in tempi e modi adeguati l'atto possa essere a sua volta recapitato dal consegnatario al destinatario effettivo.

Nel caso di specie, pertanto, la contribuente avrebbe dovuto prima dedurre, e soprattutto dimostrare nel giudizio di merito, che la persona qualificatasi come "domestica" non rivestiva in realtà quella qualifica, o che non aveva il compito di ricevere la posta per poi consegnarla.
Ma così non è stato e, forse, neppure la contestazione sul tipo di rapporto di lavoro tra contribuente e domestica avrebbe potuto intaccare la validità della notifica eseguita ai sensi dell'articolo 139.

Al riguardo la Suprema corte, in una fattispecie in cui il ricorrente aveva sostenuto l'invalidità della notificazione sul presupposto che la consegnataria era una collaboratrice domestica posta alle esclusive dipendenze della moglie e non sue, ha affermato che "la validità della notificazione non può essere contestata sulla base del solo difetto di tale rapporto, essendo invece sufficiente che esista una relazione tra consegnatario e destinatario idonea a far presumere che il primo porti a conoscenza del secondo l'atto ricevuto, come si desume dalla generica qualifica di addetto, richiesta dal legislatore" (sezioni unite 793/1999 e ivi Cassazione 9875/1998 per la notifica a un "addetto" all'azienda).

Del resto, proprio la ricezione di più atti per conto del destinatario avrebbe condotto anche il giudice di merito a ritenere la domestica legittimata al ritiro sulla base di un rapporto personale o, comunque, di interessi con la contribuente. Tale relazione avrebbe consentito, infatti, di escludere l'eccezionalità e l'occasionalità della presenza della collaboratrice domestica nella casa della contribuente e, inoltre, avrebbe garantito, secondo un giudizio di normalità, che una volta ricevuto l'atto, questo sarebbe stato consegnato al destinatario.


Fonte: Agenzia Entrate

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Pensione con Irpef in eccesso: come si calcola il rimborso.

Il contribuente che ha inconsapevolmente scontato un'Irpef più "pesante" a causa di un prelievo impreciso, cioè effettuato sull'intero importo percepito come pensione integrativa, anziché sull'87,5%, può chiedere il rimborso dell'indebito, anche se fuori tempo massimo per presentare una dichiarazione correttiva a suo favore.
Dal canto suo, l'ufficio finanziario, che riceve l'istanza di rimborso, non si limita a calcolare l'esatta somma da restituire sulla base delle errate ritenute operate a monte dal sostituto d'imposta, bensì si muove in un contesto più generale, andando a riliquidare il reddito complessivo di ciascun anno in cui le ritenute sono state effettuate in misura superiore a quella prevista dalle norme.
Questo precisa la risoluzione n. 93/E del 24 settembre, questa la procedura alla quale dovranno uniformarsi gli uffici dell'Agenzia.

Una puntualizzazione che arriva, sotto forma di consulenza giuridica, in soccorso di una direzione regionale che ha chiesto chiarimenti in relazione alle modalità di calcolo delle somme da restituire. La questione, in particolare, si riferisce alle prestazioni pensionistiche periodiche rese dai fondi integrativi di previdenza, nel caso specifico dall'Inps, maturate fino al 31 dicembre 2000, che "costituiscono reddito per l'87,5 per cento dell'ammontare lordo corrisposto" (articolo 52, comma 1, lettera d), del Tuir). Pertanto, il reddito originariamente dichiarato deve essere opportunamente ridotto della quota di pensione "detassata", quel 12,5%, e l'imposta, naturalmente, rideterminata.

Stabilito il perdurare del diritto a riavere quanto versato in più e il metodo di calcolo della somma in questione, il percorso argomentativo della risoluzione si sposta sui termini, temporali e formali, entro i quali esercitare tale diritto. Nel documento si legge, infatti, che, nel caso in cui il contribuente non abbia effettuato la correzione a suo favore entro il termine (articolo 2, comma 8-bis, Dpr 322/1998) per presentare la dichiarazione dei redditi relativa all'anno d'imposta successivo, può inoltrate un'istanza di rimborso, attenendosi alla tempistica prevista dall'articolo 38 del Dpr 602/1973, vale a dire 48 mesi dalla data del versamento o da quella in cui è stata operata la ritenuta, nell'ipotesi si tratti di importi soggetti appunto a ritenuta.

La via del rimborso è percorribile anche quando non esiste alcuna dichiarazione perché il pensionato rientra in uno dei casi di esonero dall'adempimento elencati nell'articolo 1, comma 4, del Dpr 600/1973. Pertanto, il diritto al recupero dell'indebito è sganciato dall'avvenuta presentazione della dichiarazione. In tale ipotesi, il termine di 48 mesi decorre a partire da quello previsto per il saldo delle imposte relative all'anno nel corso del quale è stata operata la maggiore ritenuta.
Né i "vizi" letterali dell'istanza possono pregiudicare il buon fine della vicenda. Questo poiché il Fisco non perde di vista la buona fede del contribuente, in queste ipotesi spesso ignaro e, anzi, è tenuto a informarlo "di ogni fatto o circostanza a sua conoscenza dai quali possa derivare il mancato riconoscimento di un credito …" (articolo 6, comma 2, legge 212/2000).


Fonte: Agenzia Entrate

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La firma della dichiarazione dei redditi: a chi spetta e le sanzioni in caso di omissione.

La firma della dichiarazione dei redditi spetta al contribuente o a chi ne ha la rappresentanza legale o negoziale. La mancata sottoscrizione comporta la nullità della dichiarazione, salvo che il soggetto obbligato non provveda ad apporre la firma entro 30 giorni dal ricevimento dell’invito da parte dell’ufficio dell’Agenzia delle Entrate territorialmente competente. Per i soggetti Ires, sottoposti a controllo contabile, la firma spetta anche a tutti coloro che sottoscrivono la relazione di revisione. In caso di mancata sottoscrizione da parte di questi ultimi la dichiarazione resta valida, ma verranno applicate le sanzioni previste dall’art. 9, comma 5, del D. Lgs. n. 471/1997.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Cartelle di pagamento più semplici: le nuove avvertenze per i ruoli emessi dalle Dogane.

Il Direttore delle Entrate Attilio Befera ha approvato, il 20 settembre scorso, le nuove avvertenze per le cartelle di pagamento relative ai ruoli emessi dall’Agenzia delle Dogane. Semplicità nel linguaggio e chiarezza nei contenuti: sono queste le caratteristiche delle nuove avvertenze, in linea con la tendenza di semplificazione del linguaggio fiscale, già adottata in precedenza dall’Agenzia delle Entrate con l’approvazione dei nuovi modelli delle cartelle di pagamento.

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giovedì 23 settembre 2010

Detrazione del 55% per il risparmio energetico.

La scheda informativa che deve essere inviata all’Enea al fine di usufruire della detrazione del 55% per il risparmio energetico può essere corretta. Con la circolare n. 21/E del 23 aprile 2010, l’Agenzia delle Entrate ha, infatti, chiarito che al contribuente è consentito correggere il contenuto della scheda informativa anche oltre i 90 giorni dalla fine dei lavori, purché entro il termine di presentazione della dichiarazione dei redditi nella quale la spesa può essere portata in detrazione. Successivamente, con la risoluzione n. 44/E del 22 maggio 2010 le Entrate hanno chiarito che per il contribuente che ha, invece, presentato il modello 730/2010, consegnando al Caf una dichiarazione sostitutiva dell’atto notorio riportante i dati corretti, il termine per inviare la scheda correttiva è fissato all’11 ottobre 2010.

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Nessuna comunicazione black list per i soggetti senza obblighi contabili che effettuano operazioni esenti iva.

I soggetti passivi nazionali che si avvalgono della dispensa degli adempimenti contabili, ai sensi della’articolo 36 bis del d.p.r. n. 633/1972, e pongono in essere operazioni esenti, sono esonerati dall’invio della comunicazione black list in relazione a tali operazioni, tranne alcune eccezioni, quali le cessioni di oro da investimento, le prestazioni sanitarie, le prestazioni di ricovero e di cura. Invece, i cessionari o committenti, nei cui confronti sono state effettuate operazioni esenti da parte di soggetti non residenti, devono emettere autofattura, indicando gli estremi nominativi in base ai quali l’operazione risulta esente, e hanno l’obbligo di invio della comunicazione telematica.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Dichiarazione Ici, la presentazione entro 30 settembre.

I contribuenti proprietari di immobili che, entro il 30 settembre 2010, sono tenuti a presentare la dichiarazione Unico 2010, entro lo stesso termine devono presentare anche la dichiarazione Ici se nel 2009 sono intervenute modifiche all’immobile, tali da comportare una rideterminazione dell’Ici. Si tratta, tuttavia, di casi limitati, in quanto l’adempimento riguarda le variazioni per le quali non è stato possibile utilizzare il Modello unico informatico (Mui), che viene utilizzato dai notai per effettuare, con procedure informatiche, la registrazione, la trascrizione, l’iscrizione e l’annotazione nei registri immobiliari, nonché la voltura catastale di atti relativi a diritti sugli immobili.

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Quesito: intestazione seconda casa.

con la presente chiedo cortesemente informazioni su come posso intestarmi una seconda casa avendo la prima cointestata con mia moglie e con un mutuo a ns carico.

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martedì 21 settembre 2010

Abolizione canone Rai per over 75.

La Finanziaria 2008 (articolo 1, comma 132, della legge 244/2007) ha introdotto l’esenzione dal canone Rai per i contribuenti con almeno 75 anni di età. La circolare n. 46/E del 20 settembre fornisce chiarimenti sui requisiti necessari per poterne usufruire, le regole per richiedere l’agevolazione e l’eventuale rimborso del canone versato per gli anni 2008-2010, e su come gli uffici delle Entrate offriranno assistenza ai contribuenti.

Requisiti per il beneficio
L’esonero spetta, per il televisore che si trova nella casa di residenza, ai contribuenti che hanno compiuto 75 anni entro il termine di scadenza del pagamento del canone Rai (31 gennaio e 31 luglio) o alla data in cui viene attivato l’abbonamento.

Il richiedente non deve convivere con soggetti diversi dal coniuge che siano titolari di un reddito proprio. La ratio di questa disposizione nasce dalla finalità della norma che è quella di tutelare i contribuenti che si trovano in una situazione di effettiva necessità economica.

Con la stessa volontà è stato stabilito che nel limite di reddito massimo per ottenere l’esonero (6.713,98 euro, ossia 516,46 euro per tredici mensilità) - rappresentato dalla somma del reddito del richiedente e di quello del coniuge convivente e riferito all’anno precedente a quello in cui si intende usufruire dell’esenzione - rientrano:
•il reddito risultante dalla dichiarazione dei redditi presentata per l’anno precedente o dal modello Cud (per chi è esonerato dalla dichiarazione)
•i redditi soggetti a imposta sostituiva o ritenuta a titolo di imposta (interessi maturati su depositi bancari e postali, Bot, Cct e altri titoli di Stato, proventi da quote di investimenti)
•le remunerazioni corrisposte da organismi internazionali, rappresentanze diplomatiche e consolari e missioni, dalla Santa Sede, dagli enti gestiti direttamente da essa e da quelli centrali della Chiesa cattolica
•i redditi di fonte estera non tassati in Italia.
Dal calcolo sono invece esclusi:

•i redditi esenti da Irpef (come le pensioni di guerra, quelle per gli invalidi civili e le rendite Inail)
•il reddito dell’abitazione principale e relative pertinenze
•i trattamenti di fine rapporto e le relative anticipazioni
•altri redditi soggetti a tassazione separata.

Dichiarazione sostitutiva e modalità di spedizione
Per fruire dell’esenzione, occorre compilare la dichiarazione sostitutiva (da cui risulti il possesso dei requisiti necessari) utilizzando il modello allegato sub 1 alla circolare, disponibile anche sul sito internet dell’Agenzia.

Il modulo va consegnato agli uffici locali o territoriali (dove istituiti) o spedito (tramite plico raccomandato senza busta e con la fotocopia del documento di identità), al seguente indirizzo: Agenzia delle Entrate – Ufficio Torino 1 S.A.T. – Sportello abbonamenti Tv – 10121 – Torino.

I contribuenti che fruiscono del beneficio per la prima volta devono presentare la dichiarazione entro il 30 aprile; se la richiesta si riferisce al secondo semestre, la scadenza è fissata al 31 luglio. La comunicazione non va rinnovata per le annualità successive.

Per l’esenzione relativa al secondo semestre 2010, la dichiarazione sostitutiva va prodotta entro il prossimo 30 novembre. Stesso termine per gli utenti che, in possesso dei requisiti di esenzione per gli anni 2008, 2009 e 2010, hanno omesso il versamento senza presentare alcuna domanda agli uffici dell’Agenzia. Nessun adempimento, infine, per i contribuenti che, prima dell’emanazione della circolare, hanno già fatto domanda per l’esonero.

Chi, infine, attiva per la prima volta un abbonamento Rai nel corso dell’anno ed è in possesso dei requisiti per fruire dell’esenzione, deve presentare la dichiarazione sostitutiva entro 60 giorni dal momento in cui è sorto l’obbligo di pagare il canone.

Rimborso
Chi ha pagato il canone per gli anni 2008, 2009 e 2010 anche in presenza delle condizioni di ammissione al beneficio, può richiedere la restituzione dell’importo utilizzando il modello allegato sub 2 alla circolare, da presentare con le stesse modalità viste in precedenza. Alla domanda va unita la dichiarazione sostituiva (allegato sub 1) per attestare l’effettivo possesso dei requisiti per l’esonero.
Il rimborso, in contanti, avverrà presso gli uffici postali.
I contribuenti che hanno presentato istanza di rimborso agli uffici dell’Agenzia prima dell’emanazione della circolare non sono tenuti a un secondo invio. L’Agenzia, a sua volta, può richiedere all’interessato ulteriore documentazione per verificare l’esistenza del diritto al rimborso.

Sanzioni
È il caso di ricordare che la norma agevolativa prevede, nei confronti di chi usufruisce indebitamente dell’esenzione, una sanzione amministrativa compresa tra i 500 e i 2.000 euro per ciascun anno evaso, oltre al pagamento del canone dovuto e degli interessi maturati.
In più, per le dichiarazioni mendaci si applicano le sanzioni penali previste dall’articolo 76 del Dpr 445/2000.

Assistenza
Gli uffici locali (o territoriali, dove istituiti) dell’Agenzia delle Entrate aiuteranno gli interessati - che devono esibire un documento di riconoscimento - nella compilazione della dichiarazione sostitutiva e della domanda di rimborso, e provvederanno a inviare le istanze acquisite al competente ufficio di Torino. Per assistenza nella predisposizione e nell’invio dei documenti è possibile anche consultare telefonicamente i centri di assistenza multicanale.


Fonte: Agenzia Entrate

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Niente IRAP sui compensi del commercialista.

Il libero professionista ha diritto al rimborso dell’IRAP versata sui compensi percepiti per gli incarichi in consigli di amministrazione e collegi sindacali.Con la sentenza n. 19607 del 16 settembre scorso, la sezione tributaria della Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del professionista, che si era visto negare il diritto al rimborso dell’imposta versata sui compensi percepiti per l’attività professionale svolta (a latere dell’attività principale di commercialista all’interno di uno studio associato, assoggettata a tassazione separata) per incarichi di membro di collegi sindacali o in consigli di amministrazione, senza l’ausilio di personale dipendente né di collaboratori, e senza avvalersi della benché minima organizzazione.

La Suprema Corte ha richiamato, in proposito, il principio per cui, in tema di IRAP, è esclusa «[…] l'assoggettabilità ad imposizione di quella parte di reddito che un lavoratore autonomo, esercente abitualmente l'attività professionale intellettuale di dottore commercialista, abbia prodotto, senza utilizzare la propria autonoma organizzazione, in qualità di presidente del consiglio di amministrazione di una banca» e, più in generale, dei «redditi derivanti dagli uffici di amministratore, sindaco o revisore di società, associazione o altri enti con o senza personalità giuridica».

Né, peraltro, conclude la S.C., possono essere ritenuti «sintomatici di organizzazione adeguata» i soli – pur apprezzabili - compensi libero-professionali desunti dal quadro RE delle dichiarazioni dei redditi del professionista.

(Sentenza Cassazione civile 16/09/2010, n. 19607)

Fonte: IPSOA

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lunedì 20 settembre 2010

Quesito: mancata presentazione 730.

Mio padre ex lavoratore dipendente, non ha presentato modello 730 nell'anno 2004, ora l'agenzia delle entrate gli ha inviato tutta una serie di documenti chiedendogli Euro 6000.00 da pagare.

Cosa posso fare per risolvere il problema?

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Quesito: premio dalla Caritas.

ho un piccolo dubbio sull'imposta che deve essere versata
dalla Caritas che intende premiare una tesi di laurea che
riguardi il Terzo Mondo. Quel premio deve essere soggetto a imposta ai
sensi dell'art. 50 del TUIR, ma a quale aliquota?

Ovviamente a seconda dell'interlocutore con il quale ho parlato
l'aliquota è mutata: qualcuno ha detto persino il 25%!

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sabato 18 settembre 2010

Detassati i beni non rientranti nella divisione 28 della tabella Ateco, se indispensabili all’asset agevolato.

La detassazione degli investimenti in macchinari (“Tremonti-ter”) si estende, qualora oggetto del medesimo investimento complessivo, ai componenti accessori indispensabili al funzionamento dei beni agevolabili, anche se non rientranti nella divisione 28 della Tabella Ateco.

Con la risoluzione n. 91/E del 17 settembre, l’Agenzia delle Entrate fornisce, così, ulteriori chiarimenti sull’ambito oggettivo dell’agevolazione disciplinata dall’articolo 5 del decreto legge 1° luglio 2009, n. 78, che consente di escludere dall’imposizione sul reddito d’impresa un importo pari al 50% del valore degli investimenti in nuovi macchinari e in nuove apparecchiature, compresi nella divisione 28 della tabella Ateco 2007, fatti a decorrere dal 1° luglio 2009 – data di entrata in vigore del citato decreto – e fino al 30 giugno 2010.

La risoluzione prende spunto da un’istanza di interpello presentato da un contribuente che chiedeva se fossero ricompresi nella divisione 28 della tabella Ateco 2007, e quindi agevolabili, gli investimenti in apparecchi misuratori fiscali e impianti di condizionamento e riscaldamento. Era chiesto, altresì (base del principale chiarimento), se l’agevolazione tornasse applicabile anche all’investimento in quei componenti (non compresi nella divisione 28 della tabella Ateco 2007) indispensabili al funzionamento degli apparecchi misuratori fiscali e degli impianti di condizionamento e riscaldamento.

Al riguardo, l’Agenzia, sulla base del parere tecnico rilasciato dall’Istat circa l’inclusione dei predetti beni nella citata divisione 28 della tabella Ateco 2007, ha ritenuto, conseguentemente, agevolabili gli investimenti effettuati dall’interpellante in apparecchi misuratori fiscali ed impianti di condizionamento e riscaldamento.

Con la risoluzione è stato inoltre specificato che l’agevolazione “Tremonti-ter” si estende anche agli investimenti in quei componenti indispensabili al funzionamento dei beni agevolabili, intendendo per tali, i componenti assolutamente necessari al funzionamento dei beni compresi nella divisione 28 della tabella Ateco 2007 che ne costituiscono, al contempo, normale dotazione. Mentre, precisa l’Agenzia, l’agevolazione non può estendersi anche agli investimenti in quei beni (non compresi nella divisione 28) che, seppure acquistati per essere destinati al servizio (anche esclusivo) del bene agevolabile, non costituiscono componente essenziale né dotazione del medesimo.

Nella fattispecie concreta in esame, l’Agenzia ha ritenuto indispensabili (e quindi agevolabili) anche gli investimenti fatti dal contribuente interpellante in:
•scanner per la lettura dei codici a barre dei prodotti, touch screen per la digitazione dei codici a barre dei prodotti, display cliente, self scanning utilizzato autonomamente dal cliente per la lettura dei codici a barre dei prodotti acquistati, stampante, pin pad pagamento, cassetto porta denaro, in quanto componenti necessari per il funzionamento degli apparecchi misuratori fiscali
•tubi, canali, quadri, cablaggi elettrici e relativo sistema di controllo, in quanto componenti necessari per il funzionamento degli impianti di riscaldamento e condizionamento.

E’ stato, infine, ribadito che ai fini della determinazione dell’agevolazione il valore degli investimenti deve essere determinato secondo i criteri ordinari per l’individuazione del costo dei beni rilevante ai fini fiscali, previsti dall’articolo 110, comma 1, lettere a) e b) del Tuir. In proposito, è stata richiamata la circolare n. 44/E del 2009 con la quale è stato precisato che il valore degli investimenti comprende “anche gli oneri accessori di diretta imputazione che l’impresa deve sostenere affinché il bene possa essere utilizzato (ad es. spese di trasporto, installazione, ecc.)”. Nel caso concreto in esame, l’Agenzia ha ritenuto, tuttavia, non possibile includere tra gli oneri accessori di diretta imputazione all’investimento in impianti di condizionamento e riscaldamento le spese per la realizzazione, in genere, di strutture edili per il sostegno delle macchine e delle apparecchiature tecnologiche.


Fonte: Agenzia Entrate

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30 settembre in arrivo per le dichiarazioni 2009.

Ancora qualche giorno a disposizione dei contribuenti per "mettere a punto" e trasmettere in via telematica all'Agenzia delle Entrate le dichiarazioni fiscali annuali. Il termine ultimo è fissato per l'ultimo giorno del mese, giovedì 30 settembre. Si tratta, in particolare, della scadenza che riguarda l'invio dei modelli Unico, Iva e Irap 2010 relativi all'anno d'imposta 2009. L'adempimento riguarda circa 15 milioni di contribuenti che dovranno provvedere, direttamente o tramite intermediari abilitati, a presentare al Fisco i conti del 2009.

Unico 2010: la "madre" delle dichiarazioni
È la dichiarazione annuale che, per lo scorso anno d'imposta (2008), ha coinvolto quasi 11 milioni di contribuenti, con una punta di oltre 1,7 milioni di dichiarazioni presentate nella regione Lombardia.
Il modello Unico è indirizzato a una vasta platea di contribuenti e, a seconda della tipologia a cui è rivolto, si suddivide in:
•Unico PF, riservato alle persone fisiche (per coloro che hanno situazioni più semplici, dallo scorso anno, è stato istituito il modello Unico Mini)
•Unico ENC, utilizzabile dagli enti non commerciali ed equiparati
•Unico SC, destinato alle società di capitali, enti commerciali ed equiparati
•Unico SP, rivolto alle società di persone ed equiparate.
L'obbligo di utilizzare Unico scatta per i contribuenti tenuti alla presentazione sia della dichiarazione dei redditi sia della dichiarazione Iva. L'impiego di Unico Mini, precluso ai titolari di partita Iva, è sostanzialmente destinato a coloro che non hanno un sostituto d'imposta che possa effettuare le operazioni di conguaglio quali i datori di lavoro di colf, badanti, giardinieri o autisti.

La presentazione della dichiarazione va eseguita obbligatoriamente per via telematica, ad eccezione di casi particolari (dichiarazione presentata da un erede per conto del contribuente deceduto o da parte di coloro che non hanno un sostituto d'imposta perché il rapporto di lavoro è cessato), per i quali è possibile consegnare il modello cartaceo agli uffici postali. Per questi contribuenti, il termine di presentazione è già scaduto lo scorso 30 giugno.
Per i modelli Unico SC e Unico ENC il termine del 30 settembre è valido se il periodo d'imposta coincide con l'anno solare.

Se, riscontrando le "carte", ci si accorge di eventuali mancati pagamenti alle scadenze ordinarie dei mesi di giugno, luglio e agosto, si può porre rimedio utilizzando il ravvedimento operoso, che riconosce una riduzione delle sanzioni; eventuali versamenti eccedenti, invece, possono essere utilizzati in compensazione di altri tributi e/o contributi.

È sempre il 30 settembre il temine entro il quale è possibile rettificare o integrare una dichiarazione già presentata. A tal fine, va compilato un nuovo modello, barrando la casella "Correttiva nei termini", in cui è possibile esporre redditi non dichiarati in tutto o in parte o mettere in evidenza oneri non indicati in quello originario.

Al mancato invio delle dichiarazioni entro l'ultimo giorno di settembre si può porre rimedio provvedendo all'inoltro nei successivi 90 giorni (termine ultimo, quindi, 29 dicembre 2010): in questo caso, la dichiarazione verrà considerata tardiva ma non omessa.

Iva 2010: "figlia" di Unico
La maggior parte dei contribuenti presenta la dichiarazione annuale Iva nell'ambito di Unico. Per altri, invece, è prevista la via autonoma:

•soggetti Ires il cui periodo d'imposta non coincide con l'anno solare
•società controllanti e controllate che si avvalgono della liquidazione di gruppo
•curatori fallimentari e i commissari liquidatori
•rappresentanti fiscali di soggetti non residenti
•non residenti identificati direttamente ai sensi dell'articolo 35-ter del Dpr 633/72
•contribuenti non tenuti a presentare la dichiarazione ai fini dei redditi (ad esempio, i "venditori porta a porta")
Inoltre, può presentare la dichiarazione Iva in forma non unificata chi intende utilizzare in compensazione o chiedere a rimborso il credito d'imposta risultante dalla dichiarazione annuale.

Ricordiamo, infine, che, a partire da quest'anno, i contribuenti per i quali ricorrono determinati presupposti (ad esempio, chi non applica regimi speciali, chi non effettua operazioni con l'estero né acquisti in sospensione d'Iva utilizzando il plafond) può utilizzare il modello semplificato denominato "modello base", costituito di soli tre fogli.

Irap 2010: "indipendente" da Unico
Dallo scorso anno la dichiarazione per l'imposta regionale sulle attività produttive è stata sganciata da Unico. Deve essere presentata in via telematica all'Agenzia delle Entrate, che successivamente provvede a trasmetterle alle Regioni e alle Province autonome competenti, da parte di coloro (persone fisiche, società, enti e amministrazioni dello Stato) che esercitano abitualmente un'attività, autonomamente organizzata, diretta alla produzione e allo scambio di beni o alla prestazione di servizi.

Click day: ultime verifiche e poi l'invio
Completata la compilazione della dichiarazione, il contribuente provvederà all'inoltro telematico in uno dei seguenti modi:

•direttamente, attraverso i servizi telematici dell'Agenzia delle Entrate Fisconline o Entratel
•tramite intermediari abilitati (professionisti, associazioni di categoria, Caf e altri soggetti abilitati)
•consegnandola agli uffici delle Entrate, che ne cureranno l'invio telematico.
La dichiarazione si considera presentata nel giorno in cui viene trasmessa telematicamente alle Entrate e la prova della presentazione è data dalla comunicazione dell'Agenzia attestante l'avvenuto ricevimento del modello.
Così si chiude il cerchio e l'appuntamento con le dichiarazioni annuali si riproporrà per l'ultimo giorno di settembre del prossimo anno.



Fonte: Agenzia Entrate

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30 settembre in arrivo per le dichiarazioni 2009.

Ancora qualche giorno a disposizione dei contribuenti per "mettere a punto" e trasmettere in via telematica all'Agenzia delle Entrate le dichiarazioni fiscali annuali. Il termine ultimo è fissato per l'ultimo giorno del mese, giovedì 30 settembre. Si tratta, in particolare, della scadenza che riguarda l'invio dei modelli Unico, Iva e Irap 2010 relativi all'anno d'imposta 2009. L'adempimento riguarda circa 15 milioni di contribuenti che dovranno provvedere, direttamente o tramite intermediari abilitati, a presentare al Fisco i conti del 2009.

Unico 2010: la "madre" delle dichiarazioni
È la dichiarazione annuale che, per lo scorso anno d'imposta (2008), ha coinvolto quasi 11 milioni di contribuenti, con una punta di oltre 1,7 milioni di dichiarazioni presentate nella regione Lombardia.
Il modello Unico è indirizzato a una vasta platea di contribuenti e, a seconda della tipologia a cui è rivolto, si suddivide in:
•Unico PF, riservato alle persone fisiche (per coloro che hanno situazioni più semplici, dallo scorso anno, è stato istituito il modello Unico Mini)
•Unico ENC, utilizzabile dagli enti non commerciali ed equiparati
•Unico SC, destinato alle società di capitali, enti commerciali ed equiparati
•Unico SP, rivolto alle società di persone ed equiparate.
L'obbligo di utilizzare Unico scatta per i contribuenti tenuti alla presentazione sia della dichiarazione dei redditi sia della dichiarazione Iva. L'impiego di Unico Mini, precluso ai titolari di partita Iva, è sostanzialmente destinato a coloro che non hanno un sostituto d'imposta che possa effettuare le operazioni di conguaglio quali i datori di lavoro di colf, badanti, giardinieri o autisti.

La presentazione della dichiarazione va eseguita obbligatoriamente per via telematica, ad eccezione di casi particolari (dichiarazione presentata da un erede per conto del contribuente deceduto o da parte di coloro che non hanno un sostituto d'imposta perché il rapporto di lavoro è cessato), per i quali è possibile consegnare il modello cartaceo agli uffici postali. Per questi contribuenti, il termine di presentazione è già scaduto lo scorso 30 giugno.
Per i modelli Unico SC e Unico ENC il termine del 30 settembre è valido se il periodo d'imposta coincide con l'anno solare.

Se, riscontrando le "carte", ci si accorge di eventuali mancati pagamenti alle scadenze ordinarie dei mesi di giugno, luglio e agosto, si può porre rimedio utilizzando il ravvedimento operoso, che riconosce una riduzione delle sanzioni; eventuali versamenti eccedenti, invece, possono essere utilizzati in compensazione di altri tributi e/o contributi.

È sempre il 30 settembre il temine entro il quale è possibile rettificare o integrare una dichiarazione già presentata. A tal fine, va compilato un nuovo modello, barrando la casella "Correttiva nei termini", in cui è possibile esporre redditi non dichiarati in tutto o in parte o mettere in evidenza oneri non indicati in quello originario.

Al mancato invio delle dichiarazioni entro l'ultimo giorno di settembre si può porre rimedio provvedendo all'inoltro nei successivi 90 giorni (termine ultimo, quindi, 29 dicembre 2010): in questo caso, la dichiarazione verrà considerata tardiva ma non omessa.

Iva 2010: "figlia" di Unico
La maggior parte dei contribuenti presenta la dichiarazione annuale Iva nell'ambito di Unico. Per altri, invece, è prevista la via autonoma:

•soggetti Ires il cui periodo d'imposta non coincide con l'anno solare
•società controllanti e controllate che si avvalgono della liquidazione di gruppo
•curatori fallimentari e i commissari liquidatori
•rappresentanti fiscali di soggetti non residenti
•non residenti identificati direttamente ai sensi dell'articolo 35-ter del Dpr 633/72
•contribuenti non tenuti a presentare la dichiarazione ai fini dei redditi (ad esempio, i "venditori porta a porta")
Inoltre, può presentare la dichiarazione Iva in forma non unificata chi intende utilizzare in compensazione o chiedere a rimborso il credito d'imposta risultante dalla dichiarazione annuale.

Ricordiamo, infine, che, a partire da quest'anno, i contribuenti per i quali ricorrono determinati presupposti (ad esempio, chi non applica regimi speciali, chi non effettua operazioni con l'estero né acquisti in sospensione d'Iva utilizzando il plafond) può utilizzare il modello semplificato denominato "modello base", costituito di soli tre fogli.

Irap 2010: "indipendente" da Unico
Dallo scorso anno la dichiarazione per l'imposta regionale sulle attività produttive è stata sganciata da Unico. Deve essere presentata in via telematica all'Agenzia delle Entrate, che successivamente provvede a trasmetterle alle Regioni e alle Province autonome competenti, da parte di coloro (persone fisiche, società, enti e amministrazioni dello Stato) che esercitano abitualmente un'attività, autonomamente organizzata, diretta alla produzione e allo scambio di beni o alla prestazione di servizi.

Click day: ultime verifiche e poi l'invio
Completata la compilazione della dichiarazione, il contribuente provvederà all'inoltro telematico in uno dei seguenti modi:

•direttamente, attraverso i servizi telematici dell'Agenzia delle Entrate Fisconline o Entratel
•tramite intermediari abilitati (professionisti, associazioni di categoria, Caf e altri soggetti abilitati)
•consegnandola agli uffici delle Entrate, che ne cureranno l'invio telematico.
La dichiarazione si considera presentata nel giorno in cui viene trasmessa telematicamente alle Entrate e la prova della presentazione è data dalla comunicazione dell'Agenzia attestante l'avvenuto ricevimento del modello.
Così si chiude il cerchio e l'appuntamento con le dichiarazioni annuali si riproporrà per l'ultimo giorno di settembre del prossimo anno.



Fonte: Agenzia Entrate

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Individuazione dei beni oggetto di attività agricole.

Con decreto sono state individuati, ai fini delle imposte sui redditi, i beni che possono essere oggetto delle attivita' agricole.

decreto del 5 agosto 2010 (gu n. 212 del 10 settembre 2010)

Fonte: Min.Finanze

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Antiriciclaggio: tracciabilità dei pagamenti e trasferimento di fondi.

Al via la consultazione promossa dalla Banca d’Italia sulle Istruzioni applicative del Regolamento CE 1781/2006 In data 3 settembre 2010 la Banca d’Italia ha avviato, sul proprio sito Internet, la consultazione sulle Istruzioni applicative del Regolamento CE 1781/2006 che pone a carico delle banche e degli altri soggetti che offrono servizi di pagamento nell’UE l’obbligo di accompagnare i trasferimenti di fondi con i dati identificativi dell’ordinante, nonché quello di registrazione e verifica di tali dati.

Per ordinante si intende la persona fisica o giuridica detentrice di un conto che autorizza un trasferimento di fondi da tale conto; in mancanza di un conto, la persona fisica o giuridica che ordina il trasferimento di fondi.

La finalità delle Istruzioni è quella di rafforzare la tracciabilità di tali operazioni finanziarie in funzione di contrasto al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo. In particolare, le istruzioni si soffermano su di un principio di trasparenza delle operazioni, prevedendo che nei messaggi di pagamento debbano essere inserite informazioni sull’ordinante, ponendo sui prestatori dei servizi di pagamento precisi obblighi di controllo e responsabilità per le omissioni informative.

Tali istruzioni saranno emanate ai sensi dell’art. 61 del d.lgs. 21 novembre 2007, n. 231 che attribuisce specifici poteri, in tal senso, alla Banca d’Italia in tema di contrasto al riciclaggio (succ. modif. dal d. lgs. 25 settembre 2009, n. 151).

Nel disciplinare dettagliatamente taluni aspetti del Regolamento, le Istruzioni tengono anche conto degli approfondimenti svolti in materia a livello internazionale da organismi specializzati in tale settore. Si fa riferimento al recepimento delle indicazioni contenute nel “Common understanding of the obligations imposed by the European Regulation 1781/2006 on the information on the payer accompanying funds transfers to payment service providers of payees” predisposto dalla Anti-Money Laundering Task Force (AMLTF) costituita in sede CEBS, CESR e CEIOPS.

In linea con la struttura del Regolamento, le Istruzioni si articolano nei seguenti capitoli:

- definizioni e ambito di applicazione: tale capitolo fornisce, tra l’altro, alcuni chiarimenti sulla ratio che ispira il provvedimento;

- obblighi del prestatore di servizi di pagamento dell’ordinante: vengono fornite indicazioni circa l’acquisizione, la verifica e la registrazione dei dati relativi all’ordinante nonché chiarimenti sulle modalità con cui trattare i pagamenti intra comunitari e quelli extra UE;

- obblighi del prestatore di servizi di pagamento del beneficiario: il capitolo fornisce indicazioni in merito alla verifica della completezza dei dati informativi relativi all’ordinante e agli adempimenti da porre in essere nel caso di ricezione di messaggi di trasferimento fondi nei quali tali dati manchino o siano incompleti;

- obblighi del prestatore di servizi di pagamento intermediario: vengono fornite alcune precisazioni sul ruolo e il coinvolgimento di tale tipologia di soggetti.

- indicazioni riguardanti i c.d. “pagamenti di copertura”: oggetto di particolare attenzione ed interesse a livello internazionale e predisposte sulla base delle linee guida emanate nel maggio 2009 dal Comitato di Basilea.

In particolare, per “pagamenti di copertura” debbono intendersi quei trasferimenti di fondi utilizzati quando non vi è un rapporto diretto tra prestatore di servizi di pagamento dell’ordinante e del beneficiario ed è quindi necessario ricorrere a una catena di rapporti di corrispondenza tra prestatori di servizi di pagamento.

Da tale modalità indiretta discendono, dunque, alcune esigenze di cautela aggiuntiva. In merito alla partecipazione alla consultazione pubblica, nel Comunicato Stampa pubblicato nello stesso giorno dalla Banca d’Italia si avverte, inoltre, che “eventuali osservazioni possono essere trasmesse entro il 22 ottobre 2010 a:

Banca d’Italia, Servizio Supervisione sui Mercati e sul Sistema dei Pagamenti, Divisione Strumenti e Servizi di Pagamento al Dettaglio, via Milano 60/g – 00184 ROMA.

Una copia in formato elettronico dovrà essere contestualmente inviata all’indirizzo di posta elettronica smp201@bancaditalia.it.

Nel caso in cui si disponga di casella PEC (Posta Elettronica Certificata) e/o di firma digitale le osservazioni potranno essere inviate esclusivamente all'indirizzo smp@pec.bancaditalia.it ; ove si utilizzi tale modalità il documento contenente le osservazioni dovrà essere inviato come allegato al messaggio.”


Fonte: IPSOA

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Un nuovo studio di settore per l’abbigliamento.

La Direzione centrale Accertamento dell’Agenzia delle Entrate ha presentato il nuovo studio di settore VM05U per il settore del commercio al dettaglio di abbigliamento, calzature, pelletteria e accessori. Il nuovo modello prevede l’elaborazione di uno studio di settore distinto per ogni regione, in linea con l’attuazione del federalismo fiscale, e l’inserimento di alcuni correttivi per rappresentare alcune particolarità del comparto analizzato, quali ad esempio: vendite fuori stagione, vendite promozionali e i factory outlet center.

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Operazioni rilevanti ai fini Iva sopra i 3000 euro:gli effetti sul redditometro.

Il sottosegretario all’Economia, Sonia Viale, ha spiegato che le nuove comunicazioni telematiche previste per le operazioni rilevanti ai fini Iva, di importo superiore ai 3.000 Euro, consentiranno di individuare in maniera più rapida ed efficace i soggetti a rischio frode ed evasione. Tale adempimento sarà circoscritto ad una ristretta platea di titolari di partita Iva (escludendo i soggetti di dimensioni minori), ma molto probabilmente sarà esteso anche ad alcune tipologie di operazioni verso i privati; questo comporterebbe un utilizzo delle predette comunicazioni anche ai fini del redditometro.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Marchio comunitario.

La valutazione globale del rischio di confusione tra marchi deve fondarsi, per quanto attiene alla somiglianza visiva, fonetica o concettuale dei marchi in esame, sull'impressione complessiva prodotta dagli stessi, in considerazione, in particolare, dei loro elementi distintivi e dominanti.La società Calvin Klein chiede l’annullamento della sentenza del Tribunale di primo grado delle Comunità europee 7 maggio 2009, causa T 185/07, con cui quest’ultimo ha confermato la decisione della seconda commissione di ricorso dell’Ufficio per l’armonizzazione nel mercato interno (UAMI) che ha riconosciuto la legittimità della domanda della società Zafra Marroquineros diretta alla registrazione del marchio denominativo CK CREACIONES KENNYA quale marchio comunitario.

La società Calvin Klein lamenta che il marchio in questione, registrato per le classi merceologiche 18 (Cuoio e sue imitazioni, articoli in queste materie non compresi in altre classi; pelli di animali; bauli e valigie; ombrelli, ombrelloni e bastoni da passeggio; fruste e articoli di selleria) e 25 (Articoli di abbigliamento, scarpe, cappelleria), dovrebbe essere dichiarato nullo in quanto simile ad alcuni marchi anteriori appartenenti a Calvin Klein (si veda in particolare il marchio di seguito indicato) e idoneo perciò a generare un rischio di confusione per il pubblico.


Secondo il Tribunale, il rischio di confusione non sussisterebbe in quanto, nell’ambito della valutazione globale richiesta per questa analisi e che dev’essere fondata sull’impressione d’insieme prodotta dai segni tenendo conto, in particolare, dei loro elementi distintivi e dominanti, le parole «creaciones kennya» occupano una posizione molto più importante rispetto al gruppo di lettere «ck» e formano un’unità sintattica e concettuale che domina sull’insieme di detto marchio.

Secondo il Tribunale, l’elemento «creaciones kennya» possiederebbe un carattere distintivo certo per gli articoli di abbigliamento e gli accessori di moda. Nondimeno, secondo il Tribunale, dal punto di vista visivo, la mera rassomiglianza visiva tra l’elemento figurativo unico o predominante «ck» dei marchi anteriori e l’elemento «ck» del marchio richiesto a giudizio del Tribunale non è tale da poter creare una somiglianza visiva tra i marchi in conflitto, tenuto conto, da un lato, dell’impressione globale prodotta dal marchio CK CREACIONES KENNYA, e, dall’altrodella peculiare rappresentazione grafica che caratterizza i marchi anteriori, segnatamente la dimensione inferiore e la centratura della lettera «c» rispetto alla lettera «k».

La mancata somiglianza tra i marchi in questione risulterebbe anche sotto il profilo fonetico e concettuale (le parole «creaciones kennya», dalle quali trae origine il gruppo di lettere «ck», determinino una differenza concettuale in rapporto ai marchi anteriori).

La Corte di giustizia, investita della questione, conferma le argomentazioni del Tribunale di primo grado e il principio generale secondo il quale la valutazione globale del rischio di confusione deve fondarsi, per quanto attiene alla somiglianza visiva, fonetica o concettuale dei marchi in esame, sull’impressione complessiva prodotta dagli stessi, in considerazione, in particolare, dei loro elementi distintivi e dominanti.

I giudici precisano altresì che:

a) la somiglianza dei marchi in conflitto deve essere valutata dal punto di vista del consumatore medio, facendo riferimento alle caratteristiche intrinseche di tali marchi e non a circostanze relative al comportamento di chi chiede la registrazione di un marchio comunitario;

b) in assenza di qualsiasi somiglianza tra il marchio anteriore e il marchio richiesto, la notorietà o la rinomanza del marchio anteriore, l’identità o la somiglianza dei prodotti o servizi considerati non sono sufficienti per constatare il rischio di confusione tra i marchi in conflitto.

(Corte Giust. CE)


Fonte: IPSOA

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