martedì 30 marzo 2010

Quesito: detrazione IRPEF 36%.

Mia moglie - fiscalmente a mio carico - è comproprietaria con la mamma e i fratelli di un immobile costituito da due appartamenti, uno abitato dalla mamma e uno utilizzato dalla mia famiglia per ferie e weekends.
Ora su questo immobile verranno effettuati dei lavori edilizi soggetti alla deduzione Irpef del 36%, che verranno pagati in piccola parte da mia suocera e in larga
parte da me.
Premesso che invierei la prevista "comunicazione di inizio lavori " alla Agenzia delle Entrate, a mio nome quale detentore, gradirei sapere per le fatture e il
relativo pagamento quale è la soluzione percorribile fra le seguenti onde consentire a mia suocera che ha 80 anni di ottenere la restituzione del suo 36% in tre anni
(per la mia quota ne servono invece dieci).

ipotesi A : far intestare le fatture in parte a nome mio e in parte a nome di mia suocera, provvedendo quindi ognuno ai rispettivi pagamenti, indicando sul bonifico disposto da mia suiocera anche il mio codice fiscale, quale presentatore della suddetta comunicazione.

ipotesi B far intestare tutte le fatture a mio nome, facendone pagare una parte a mia suocera con bonifico strutturato come sopra

ipotesi C far fare fatture cointestate a me a a mia suocera pagandole ognuno pro-quota con bonifico come sopra

| More

Quesito: divisione ereditaria.

volevo porvi un quesito in merito ad una divisione ereditaria.
A seguito di un accordo consensuale tra i coeredi, l'immobile che
dovrei percepire è possibile intestarlo a mia figlia maggiorenne?

| More

Quesito: partita IVA dipendente statale.

sono un dipendente civile del Ministero della Difesa con contratto a tempo indeterminato. Assieme ad un amico ho in progetto di avviare un'attività informatica (insegnamento e assistenza a privati e ditte). Vorrei aprire una partita IVA per questo secondo lavoro (senza togliere ore dal primo, che verrebbe svolto regolarmente). Tuttavia il mio contratto non prevede l'apertura di una partita IVA, o meglio, non prevede lo svolgimento di un secondo lavoro. Però, ho da poco parlato con un collega che mi ha riferito che lui ha una partita IVA in regola e svolge la sua attività secondaria senza problemi. Gli ho chiesto in base a quale legge ha potuto aprirla e non si ricordava, l'unica cosa che si è ricordato è che tempo addietro c'è stata una sentenza della Cassazione (non so di preciso) che ha chiarito che il dipendente statale non poteva prendere parte a società di capitali. Per il resto non ci sono problemi. Non ho potuto approfondire la quastione in quanto il collega è di un'altra regione, ci siamo conosciuti ad un corso.
Vorrei gentilmente sapere se effettivamente c'è una qualche possibilità di avere una partita IVA per l'attività che vorrei svolgere, sia individuale che in società.

| More

Quesito: bonus straordinario.

sono una ragaza madre ho fatto la domanda per il buonus straordinario e no ho ricevuto alcuna risposta

| More

Quesito: riscatto anni universitari.

ho 51 anni, sono una docente in ruolo, ho appena finito di riscattare cinque anni di servizio, quattro di università e un anno di insegnamento in una scuola parificata. Posso recuperare le spese di riscatto dei cinque anni? A chi, eventualmente, chiedere la somma totale del versato? In quale rigo del modello 730 andrebbe inserito l'importo?

| More

Quesito: nfo su commercializzazione integratori alimentari, come evitare il corso se.....

mia moglie vorrebbe avviare un'attività con ditta individuale per la commercializzazione di integratori alimentari.
E' obbligatorio fare il corso: " Acquisizione requisito professionale per il commercio nel
settore alimentare (D.Lgs. 114/98) e somministrazione al pubblico di alimenti e bevande (L. 287/91)?
Premetto che lei è laureata in chimica industriale e l'attività sarebbe solo quella di commercializzazione on line e verso parafarmacie; quindi ingrosso e dettaglio. Non si occuperebbe della produzione affidata ad un terzista, come non si occuperebbe delle consegne.
Come alternativa, sempre se fattibile, c'è che io sono dipendente a tempo indeterminato, ma sono sempre iscritto al REC perchè verso ancora i contributi volontari.
Ora vorrei sapere se io posso essere titolare di una ditta individuale anche essendo dipendente di altra azienda o se c'è qualche possibilità di evitare il corso.

| More

Quesito: acquisto senza IVA.

Ho acquistato on line, per la mia ditta individuale, un personal computer da una grossa multinazionale fornendo la partita Iva.
Non mi è stato fatta pagare l'IVA. Quali obblighi devo assolvere per essere in regola?

| More

Fatture a cavallo fuori “Intra”.

L’applicazione delle nuove regole sulla territorialità Iva presenta ancora diversi dubbi, tra i quali rileva la non uniformità tra le norme comunitarie riguardanti il momento di effettuazione dell’operazione e l’esigibilità dell’imposta per le prestazioni di servizi “generiche” poste in essere da operatori non residenti nei confronti di operatori stabiliti in Italia. Non è ancora chiaro, infatti, se un servizio generico soggetto ad Iva in Italia secondo le vecchie e le nuove disposizioni sulla territorialità, concluso e fatturato a fine 2009 dal prestatore comunitario, debba essere o meno indicato negli elenchi riepilogativi Intra servizi da parte del committente italiano, anche se il pagamento dello stesso e l’emissione dell’autofattura o l’integrazione della fattura comunitaria è stata effettuata nel 2010.

| More

Sanzioni per l’omessa comunicazione di operazioni effettuate con paesi black list.

L’articolo 1 del Decreto Legge 40/2010 introduce l’obbligo di comunicare tutte le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate con operatori economici aventi sede, domicilio o residenza in Paesi black list; l’omessa o irregolare presentazione di tale nuova comunicazione viene sanzionata con una penalità da 516 a 4.130 Euro. In tale ipotesi, inoltre, ogni irregolarità farà scattare una nuova penalità e non potrà essere applicato il principio del cumulo giuridico delle sanzioni, che prevede l’irrogazione di una sola sanzione in caso di violazioni plurime.


Fonte: Il Sole 24 Ore

| More

Niente DIA per la manutenzione straordinaria.

Con l'approvazione del Decreto Incentivi per gli interventi di manutenzione straordinaria non vi sarà più bisogno della denuncia di inizio attività. Ma sarà necessario prima dell'inizio degli interventi informare il Comune, anche telematicamente, allegando le eventuali autorizzazioni obbligatorie.Come avviene la liberalizzazione

La liberalizzazione dei lavori in casa avviene modificando l'articolo 6 del testo unico sull'edilizia (Dpr 380/2001) e aggiungendo le manutenzioni straordinarie all’elenco degli interventi edilizi realizzabili senza denuncia inizio attività.

Viene così ampliata la gamma di tipologie di intervento che non hanno bisogno della denuncia di inizio attività né di altri titoli autorizzatori per essere realizzati.

E’ necessario rammentare quali siano gli interventi di manutenzione straordinaria, secondo la definizione che l’art. 3 del DPR 380/2001 ne dà: "sono le opere e le modifiche necessarie per rinnovare e sostituire parti anche strutturali degli edifici, nonché per realizzare ed integrare i servizi igienico-sanitari e tecnologici, sempre che non alterino i volumi e le superfici delle singole unità immobiliari e non comportino modifiche delle destinazioni di uso”.

Gli interventi liberalizzati

Il decreto legge liberalizza anche altre attività più specifiche, eliminando l'obbligo della presentazione della Dia:
le opere temporanee per attività di ricerca nel sottosuolo che abbiano carattere geognostico, ad esclusione di attività di ricerca di idrocarburi, e che siano eseguite in aree esterne al centro edificato;
- i movimenti di terra strettamente pertinenti all’esercizio dell’attività agricola e le pratiche agro-silvo-pastorali, compresi gli interventi su impianti idraulici agrari;
- le opere dirette a soddisfare obiettive esigenze contingenti e temporanee e ad essere immediatamente rimosse al cessare della necessità e, comunque, entro un termine non superiore a novanta giorni;
- le serre mobili stagionali, sprovviste di strutture in muratura, funzionali allo svolgimento dell’attività agricola;
- le opere di pavimentazione e di finitura di spazi esterni, anche per aree di sosta, che siano contenute entro l’indice di permeabilità, ove stabilito dallo strumento urbanistico comunale;
- i pannelli solari, fotovoltaici e termici, senza serbatoio di accumulo esterno, a servizio degli edifici, da realizzare al di fuori delle zone di tipo A di cui al decreto del Ministro per i lavori pubblici 2 aprile 1968, n. 1444;
- le aree ludiche senza fini di lucro e gli elementi di arredo delle aree pertinenziali degli edifici. Rimangono ancora soggette a DIA:
• le opere e le modifiche necessarie per innovare e sostituire parti strutturali degli edifici;
• la sostituzione parziale e totale di strutture portanti orizzontali o verticali, senza modifica delle quote dello stato di fatto;
• il consolidamento e risanamento delle strutture verticali interne ed esterne compreso il taglio delle strutture alla base per isolamento dall'umidità. I tre paletti In pratica si potranno fare liberamente (senza chieder alcuna autorizzazione) i lavori interni a un appartamento con tre soli paletti : - non spostare i muri portanti; - non aumentare la superficie o la volumetria dell’appartamento o modificare la destinazione d’uso; - non frazionare un’unità immobiliare in più unità.

Comunicazione al Comune

Prima dell’inizio degli interventi (ad esclusione delle serre mobili e dei movimenti di terra), sarà necessario informare il Comune, anche telematicamente, allegando le eventuali autorizzazioni obbligatorie e, solo per gli interventi di manutenzione straordinaria, l’indicazione dell’impresa che eseguirà i lavori.



Fonte: IPSOA

| More

Soggetti non residenti, notifiche valide anche con raccomandata AR.

Le notifiche degli atti tributari ai contribuenti non residenti in Italia si considerano validamente effettuate con la spedizione della raccomandata con avviso di ricevimento all'indirizzo di residenza estera rilevato dai registri dell'AIRE o a quello della sede legale estera risultante dal Registro delle imprese. La disciplina relativa alla notifiche degli atti tributari è recata negli articoli 58 e 60 del D.P.R. n. 600/1973, ed è imperniata sulle notificazioni degli atti tributari nel territorio dello Stato ove è prodotto il reddito. In virtù di tale principio, e fino all’integrazione dello stesso operata ad opera del D.L. n. 223/2006, la situazione del contribuente residente all’estero ed iscritto all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (AIRE) era parificata a quella del contribuente che non ha abitazione, ufficio o azienda nel domicilio fiscale.

Ai fini della validità della notifica si imponeva, inoltre, che la stessa avvenisse solamente mediante il deposito della copia dell’atto nella casa comunale o l’affissione dell’avviso di deposito nell’albo dello stesso Comune.

In altri termini, non era possibile fare ricorso alle procedure di notifica di cui all’articolo 142 del Codice di procedure civile.

Tuttavia, tale procedura ha cominciato a mostrare i suoi limiti, soprattutto in concomitanza con l’incentivarsi dell’attività di accertamento nei confronti dei cittadini italiani residenti all’estero.

Pertanto, l’esigenza di assicurare l’effettiva conoscenza degli atti tributari ai loro destinati si è tradotta nell’inserimento della lettera e-bis) nel comma 1 dell’art. 60, D.P.R. n. 600/1973, che attribuisce al contribuente la facoltà di comunicare al competente ufficio locale l’indirizzo estero dove ricevere la notifica degli atti tributari che lo riguardano. Nel caso in cui il contribuente intenda avvalersi di tale facoltà, la notificazione degli atti tributari viene effettuata con la spedizione a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento all’indirizzo indicato.

Tale intervento normativo ha mantenuto, però, ferma l’inapplicabilità al rito tributario del disposto dell’art. 142 c.p.c..

Con la sentenza n. 366 del 7 novembre 2007, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità di tale divieto, in quanto contrario all’esigenza di garantire al destinatario dell’atto da notificare l’effettiva possibilità di una tempestiva conoscenza dell’accertamento notificato, e quindi, dell’esercizio del suo diritto di difesa. Infatti, l’adozione delle modalità di notificazione previste in via generale dall’art. 142 c.p.c. garantirebbe al contribuente l’effettiva conoscenza dell’atto a lui destinato, imponendo di conseguenza all’Amministrazione finanziaria l’onere di notificare gli atti in questione presso la residenza estera risultante dall’AIRE.

Al fine di ovviare a tale situazione il legislatore, con il c.d. decreto incentivi (D.L. n. 40 del 2010, nella Gazzetta Ufficiale n. 71 del 26 marzo 2010), ha provveduto ad disporre una modifica alla disciplina in commento.

In particolare, l’art. 2 del predetto decreto, modificando l’art. 60, D.P.R. n. 600/1973, ha previsto che, salvo quanto previsto dai commi precedenti dell’articolo citato e in alternativa a quanto stabilito all’art. 142 c.p.c., la notificazione ai contribuenti non residenti si considera validamente effettuata mediante la spedizione di lettera raccomandata con avviso di ricevimento all’indirizzo di residenza estera rilevato dai registri dell’AIRE o a quello della sede legale estera risultante dal Registro delle imprese di cui all’art. 2188 c.c..

In assenza dei predetti indirizzi, la spedizione della lettera raccomandata con avviso di ricevimento viene effettuata all’indirizzo estero che è indicato dal contribuente nelle domande di attribuzione del numero di codice fiscale o variazione dati nei modelli di cui al terzo comma, primo periodo, di tale articolo.

La notificazione ai contribuenti non residenti si considera validamente effettuata ai sensi del comma 4 - ossia alla data di spedizione - qualora i medesimi soggetti non abbiano comunicato all’Agenzia delle Entrate l’indirizzo della loro residenza o sede estera o del domicilio eletto per la notificazione degli atti, e le successive variazioni, con le modalità previste con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate.

Le comunicazioni e le successive variazioni hanno effetto dal trentesimo giorno successivo a quello della ricezione. Tali nuove disposizioni, precisa ancora l’art. 2 del decreto incentivi, operano simmetricamente ai fini della riscossione.

(D.L. 25/03/2010, n. 40, G.U. 26/03/2010, n. 71)


Fonte: IPSOA

| More

giovedì 25 marzo 2010

Quesito: vettura acquistata da socio studio professionale.

La vettura acquistata da un socio di uno studio professionale associato,
risulta intestata (su libretto e certificato di proprietà) solamente al socio
stesso, senza che compaia alcun riferimento agli altri soci. La fattura e il
finanziamento sono comunque intestati allo studio associato. E’ ugualmente
consentito effettuare detrazioni IVA (40%) e ammortamento? Il quesito si
riferisce specificamente alla questione dell’obbligatorietà dell’indicazione di
tutti i soci su libretto e certificato di proprietà, non al fatto che essa sia
preferibile o consigliata.

| More

Quesito: ACQUISTO BENI PRIMA CASA CON IVA 4%.

siamo una giovane coppia che sta acquistando una villetta di nuova costruzione in corso d'opera. La villetta fa parte di un residence composto da cinque villete la cui concessione edilizia è intestata all'impresa costruttrice.
Abbiamo già stipulato il compromesso con la ditta e firmeremo l'atto al completamento dei lavori che comprendono anche i beni finiti (sanitari, porte, infissi) inclusi nel capitolato d'appalto.
Ovviamente l'IVA che andremo a pagare al momento dell'atto sarà del 4%, in quanto trattasi della nostra prima casa.
Il dubbio che adesso ci sorge è il seguente: dovremmo acquistare l'impianto di riscaldamento (non incluso nel capitolato) composto da caldaia, piastre e termocamino, i quali devono essere installati prima del completamento dei lavori e conseguentemente dalla firma dell'atto.
Potremmo richiedere per questi beni l'agevolazione dell'IVA al 4% pur non avendo ancora firmato l'atto e non avendo la concessione edilizia intestata a nostro nome (l'unico documento in nostro possesso è il compromesso)?
Può eventualmente il rivenditore intestare la fattura alla ditta applicando l'IVA al 4%?
Se si quale è la legge che ci permetterebbe di farlo e quale documentazione dovremmo presentare al rivenditore?

| More

Quesito: 730 congiunto casalinga.

Sono un pensionato INPS, il mio dubbio riguarda mia moglie.
Faccio il 730 congiunto con mia moglie di professione casalinga a mio carico (rendita zero) e proprietaria al 100% di:
- Abitazione principale di rendita € 681,72

- Abitazione secondaria, in cui risiede mia figlia coniugata, di rendita € 340,72

- Cantinola di rendita € 114,24

Chiedo cortesemente se mia moglie deve versare tasse nella dichiarazione del 730 sulle abitazioni e in che misura.

| More

Quesito: quadrangolazione.

Si presenta un caso di acquisti intracomunitari di vorrei un vostro parere.

ITA1 acquista merce da GER.
Contestualmente vende la medesima merce a AUT con consegna in ITA2.
Per cui ITA1 dice a GER di consegnare la merce direttamente a ITA2.
Sostanzialmente la merce viaggia direttamente da GER a ITA2 senza transitare da ITA1 e senza alcuna lavorazione.

E’ corretto secondo voi agire in questo modo:
a) ITA1 registra la fattura di acquisto da GER integrandola

b) ITA1 emette fattura di vendita ad AUT con Iva in quanto trattasi di operazione italiana.

| More

RC auto, il ritardo nell'offerta puo' ben valere un'auto nuova.

"Punitive damages" fuori dalle aule giudiziarie. In un incidente stradale il danno veniva determinato dallo stesso danneggiato in euro 799,13 e successivamente risarcito con il pagamento di euro 880,00; la Compagnia ricorrente assumeva che l'irrogata sanzione ISVAP (euro 30.987,00) fosse gravemente sproporzionata a fronte della particolare tenuita' del pregiudizio risarcibile.La Compagnia ricorrente contestata la legittimità dell’ordinanza ingiunzione con la quale — a fronte dell’affermata violazione dei termini per la formulazione del diniego di offerta al danneggiato, di cui all’art.. 3, comma 1, del decreto legge 857/1976 — ha irrogato la sanzione amministrativa pecuniaria nel massimo edittale, per un importo commisurato ad € 30.987,00.

Per la Compagnia tale atto, in particolare, sarebbe stato illegittimo per eccesso di potete e violazione di legge in relazione all'art. 3 dellalegge 25 gennaio 1977 n. 9, come modificato dall’art. 5 della legge 5 marzo 2001 n. 57 ed al principio di proporzionalità, nonchè per inadeguatezza della motivazione.

Nel rilevare come la fattispecie originativa del provvedimento impugnato consisteva in un incidente stradale, a fronte del quale il danno veniva determinato dallo stesso danneggiato in € 799,13 e successivamente risarcito con il pagamento di € 880,00, assumeva parte riconente che l’irrogata sanzione fosse gravemente sproporzionata a fronte della particolare tenuità del pregiudizio risarcibile. Soggiungendo che quanto alla commisurazione dell'entità di quest’ultima — il provvedimento oggetto di censura non recava alcun fondamento motivazionale.

Concludeva parte riconente insistendo per l’accoglimento del gravame, con conseguente annullamento degli atti oggetto di censura, disatteso dai giudici amministrativi che hanno così confermato la sanzione irrogata.

I relativi presupposti, infatti, risultano correttamente – quanto esaustivamente – individuati nel provvedimento sanzionatorio gravato, atteso che in esso viene dato puntualmente conto:

>>> della durata dell’omissione sanzionata, protrattasi “oltre 300 giorni dalla scadenza del termine utile”;

->>> della valutazione degli elementi di cui all’art. 326, comma 5, ultima parte, del D.Lgs. 209/2005 (il quale, relativamente alla “proposta motivata di determinazione della sanzione amministrativa pecuniaria”, specifica che occorre tenere conto della “eventuale attenuazione o eliminazione delle conseguenze dannose ed all'adozione di misure idonee a prevenire la ripetizione della violazione”, ulteriormente stabilendo che trovano applicazione, nella materia, gli artt. 8, 8-bis e 11 della legge 24 novembre 1981 n. 689).

Se le coordinate che assistono il legittimo esercizio del potere sanzionatorio – quanto alla concreta commisurazione della misura irrogabile – contemplano l’obbligata considerazione da prestare alla concreta gravità del fatto concreto, globalmente desunta dai suoi elementi oggettivi e soggettivi (come appunto prescritto dall’art. 11 della legge 689/1981), deve allora escludersi che sia necessaria l’ostensione di un apparato motivazionale con il quale vengano – ulteriormente e specificatamente – dettagliati i relativi criteri.

Nel caso in esame, il provvedimento impugnato, nel considerare l’estensione temporale dell’omissione sanzionata (con riferimento al termine per esplicitare l’eventuale diniego in riscontro alla richiesta risarcitoria), ha ulteriormente dato atto dell’applicabilità della sanzione prevista dall’art. 3, comma 10, lett. b), punto 1, del decreto legge 857/1976; pervenendo, conseguentemente, alla individuazione del relativo importo, pari al menzionato massimo edittale (€ 30.987,00) in ragione della riscontrata gravità della violazione, avuto riguardo al considerevole arco temporale (430 giorni; ben superiore ai 300 giorni individuati alla norma) intercorso dalla presentazione della domanda di risarcimento.

(TAR ROMA, Sentenza 10/03/2010, n. 3662)


Fonte: IPSOA

| More

Agevolazioni imprenditori agricoli individuali.

Le agevolazioni concesse, ai sensi dell'articolo 9 del Dlgs 504/1992, agli imprenditori agricoli individuali, non si applicano anche alle società di capitali che svolgono attività agricola, non rientrando queste ultime nella definizione di imprenditore agricolo a titolo principale.

Con la sentenza 5931 dell'11 marzo - che ribalta l'esito del precedente grado di giudizio, il quale riconosceva la natura di imprenditore agricolo a titolo principale a una società di capitali - la Suprema corte ha accolto il ricorso presentato da un Comune piemontese contro un'azienda agricola (Srl), chiudendo dunque definitivamente a favore dell'Ente locale il contenzioso.

La vicenda
Appellandosi al diritto comunitario, l'azienda aveva chiesto il riconoscimento delle agevolazioni previste per l'imprenditore agricolo a titolo principale. La Ctp respingeva il ricorso, e la Ctr riformando affermava che: ai fini Ici, la società esercente attività agricola, aveva diritto a essere considerata per l'anno 1996, quale imprenditore agricolo a titolo principale, dal momento che la qualificazione doveva ritenersi estesa, anche a seguito di intervento della Corte di giustizia, alle persone giuridiche esercenti attività agro-silvo-pastorale, nel testo all'epoca vigente. Inoltre, i giudici di appello aggiungevano che il terreno della società situato in area montana o di collina doveva considerarsi esente dall'imposta comunale sugli immobili (ai sensi dell'articolo 2, comma 1, lettera b), Dlgs 504/1992).

La sentenza della Cassazione
Sostanzialmente la Suprema corte, riallacciandosi a quanto già affermato in precedenza in tema di Ici (Cassazione 14145/2009), ha confermato che le agevolazioni previste dall'articolo 9 Dlgs 504/1992 per gli imprenditori agricoli che esplicano la loro attività a titolo principale si applicano unicamente agli imprenditori agricoli individuali e non anche alle società di capitali che svolgono attività agricola, non rientrando queste ultime nella definizione di imprenditore agricolo a titolo principale quale risulta delineata dall'articolo 12 della legge 153/1975, attuativa delle direttive Ce nn. 72/159, 72/160 e 72/161 del Consiglio, del 7/4/1972.

Inoltre, i giudici di legittimità hanno precisato come la limitazione agli imprenditori agricoli individuali è stata successivamente ribadita e, anzi, ulteriormente ristretta dall'articolo 58, comma 2, Dlgs 446/1997, mediante la previsione della necessaria iscrizione delle persone fisiche negli appositi elenchi comunali.
Per cui, la definizione applicabile alla fattispecie è risultata quella contenuta nell'articolo12 della legge 153/1975 (versione antecedente alle modifiche introdotte col Dlgs 228/2001), secondo la quale si considerava "a titolo principale l'imprenditore agricolo che dedichi all'attività agricola due terzi del proprio tempo di lavoro complessivo e che ricavi dall'attività medesima almeno due terzi del proprio reddito globale risultante dalla propria posizione fiscale", ossia la persona fisica. Riguardo alla quale, l'articolo 12 precisava le caratteristiche, richiedendo, oltre al requisito del reddito, titolo di studio specifico o attività pregressa nel settore.

Il riferimento, poi, fatto alla giurisprudenza (comunitaria, contenuto nella sentenza della Ctr e richiamato dalla società, secondo la quale l'articolo 2, n. 5, del Regolamento Ce n. 797/85, relativo al miglioramento delle strutture agrarie, nella misura in cui conferisce agli Stati membri il compito di definire la nozione di imprenditore agricolo a titolo principale, non consente di escludere da detta nozione le società di capitali per il solo motivo della forma giuridica - Corte di giustizia 18 dicembre 1986 in C-312/85) non si attaglia alla fattispecie. La stessa Corte di giustizia, intervenuta con due successivi arresti in materia tributaria sulla nozione di "imprenditore agricolo a titolo principale", ha affermato che non è possibile ricavare dalle disposizioni del trattato o dalle norme di diritto comunitario derivato una definizione comunitaria generale e uniforme di "azienda agricola", valida per tutte le disposizioni di legge e di regolamento concernenti la produzione agricola (Corte di giustizia 15/10/1992 in C-162/91 par. 19), poiché il Regolamento 797/85 riguarda un regime di aiuti agli investimenti nel settore agricolo rigorosamente determinati, mentre altre modalità di aiuti (nella specie agevolazioni tributarie in tema di imposta di registro) riguardano esclusivamente il legislatore nazionale.
Concetto, quest'ultimo, riferibile evidentemente ad altri tributi (e nella specie all'Ici) e ribadito con la sentenza della stessa Corte 11/01/2001 n. 403 in C-403/98, nella quale si afferma che le disposizioni dei Regolamenti comunitari (e, nella specie, quelle dei Regolamenti 797/85 e 2328/91 in materia di aiuti agli investimenti nell'agricoltura) non producono tutte effetti immediati nell'ordinamento nazionale, ma richiedono norme attuative, in assenza delle quali "gli art. 2, n. 5, u.c. del reg. 797/85 e 5 n. 5 u.c. del reg. 2328/91 (che richiedono la parificazione delle persone giuridiche a quelle fisiche nel settore agricolo) non possono essere invocati davanti ad un giudice nazionale da società di capitali al fine di ottenere il riconoscimento dello status di imprenditore agricolo a titolo principale allorché il legislatore di uno Stato membro non ha adottato le misure necessarie per la loro esecuzione nel suo ordinamento giuridico interno", misure che possono in effetti riscontrarsi nel Dlgs 228/2001, di portata non retroattiva e che richiede comunque, per la società di capitali che svolga attività agricola, requisiti che la contribuente non ha un alcun modo provato - a fronte delle contestazioni di controparte - di possedere.
Si tratta, in sostanza, dell'applicazione del principio della "efficacia verticale" degli obblighi comunitari, che hanno efficacia diretta nell'ordinamento dello Stato membro sempre che siano dettati da norme incondizionate e sufficientemente precise (Cassazione 19771/2009, 23937/2006), mentre la sola previsione di norme attuative - non tempestivamente adottate dallo Stato membro - impedisce al privato di chiederne al giudice nazionale la loro immediata applicazione.

Infine, il supremo Collegio ha chiarito che:
•l'edificabilità di un'area va ritenuta per il solo inserimento, come tale, negli strumenti urbanistici, non potendo le eventuali cause di esclusione o di riduzione delle possibilità edificatorie trasformare il terreno edificabile in agricolo, ancorché il proprietario preferisca mantenerne tale ultima destinazione (Cassazione 13817/2003)
•la posizione del terreno sito in territorio montano non rileva ai fini dell'esenzione, in quanto l'Ici prevista dal Dlgs 504/1992, articolo 7, comma 1, lettera h), riguarda "i terreni agricoli ricadenti in aree montane o di collina", e non i terreni edificabili che evidentemente esistono anche nei territori di montagna o di collina.


Fonte: Agenzia Entrate

| More

Le sanzioni Enpa si pagano con F23.

Le sanzioni comminate dall’Ente nazionale protezione animali, sulla base di convenzioni stipulate con gli enti locali, per le infrazioni delle norme a tutela e difesa degli animali e del patrimonio zootecnico, devono essere versate con il modello F23.


A tale scopo, la risoluzione n. 22/E del 24 marzo istituisce due codici identificativi dell’Ente, da riportare nel campo 6 “codice ufficio o ente” della sezione “Dati del versamento” del modello di pagamento:
o “9C8” (“ENPA - Comuni”), per l’attività effettuata a livello comunale
o “9C9” (“ENPA - Province”), per l’attività effettuata a livello provinciale,
mentre nel campo 7 “codice territoriale” va indicato, rispettivamente, il codice catastale del Comune e il codice della Provincia per cui l’ente opera (reperibili sul sito internet dell’Agenzia).

Altri dati da inserire nel modello F23 sono:
o la causale “PA” nel campo 9
o gli estremi dell’atto con il quale si richiede il pagamento nel campo 10
o il codice tributo “741T” (“Multe inflitte dalle autorità giudiziarie ed amministrative – oblazioni”) nel campo 11.


Fonte: Agenzia Entrate

| More

Testo Unico della Revisione contabile.

Con il decreto legislativo n. 39 che entrerà in vigore il 7 Aprile 2010 l’ordinamento italiano si allinea alla direttiva europea 2006/43 nella disciplina della revisione contabile.
Novità principali introdotte nel nostro ordinamento sono: non più due registri (Consiglio nazionale dottori commercialisti e Consob) bensì uno gestito dal Ministero dell’Economia; tirocinio obbligatorio triennale con esame di stato per i nuovi “revisori”; responsabilità patrimoniale dei revisori in proporzione al danno cagionato.


Fonte: Il Sole 24 Ore

| More

martedì 23 marzo 2010

Quesito: tassabilità del guadagno da cessione del preliminare di compravendita immobiliare.

4 mesi fa circa ho stipulato un compromesso di acquisto di un immobile tra persone fisiche per 400.000 euro, ma non l'ho registrato in quanto non c'è ancora stato passaggio di denaro.
Ora sto cercando a breve di cedere il compromesso ad un terzo soggetto (probabilmente Srl) alla cifra di 520.000.
Questa cessione dovrebbe generare per me un guadagno che, per almeno 100.000 euro, verrà corrisposto tramite assegno dalla terza persona a me.
So che se fosse cessione dell'immobile, quindi con doppio rogito, pagherei varie tasse all'acquisto: 10% della R.C. rivalutata + notaio + 20% sulla plusvalenza (circa 45-50.000!).
Però in questo caso si tratta di cessione del preliminare...

- Quesito: Dovrò includere il guadagno nella dichiarazione dei redditi? Se si, con quale tassazione/aliquota, considerando che nel 2010 risulto disoccupato?

Ho letto fonti variamente attendibili: alcune lo danno per assimilabile ai redditi diversi, lettera L, altre no in quanto non espressamente indicato, come p.es. il reddito da sublocazione.

- Quesito 2: Quale potrebbe essere la soluzione meno "dolorosa"? E se non lo dichiarassi, quanto tempo ha l'AdE per accertarlo? Che tipo di evasione sarebbe? Quali tasse dovrei pagare tra imposte, evasione, mora etc?

| More

Quesito: recupero tasse pagate in USA.

ho bisogno di una consulenza urgente riguardo la richiesta di rimborso delle ritenute fiscali pagate negli Stati Uniti nell'anno 2009 come libero professionista straniero residente in Italia.
Il rimborso deve essere richiesto entro il 15 Aprile 2010 tramite il modulo 1040NR-Z che allego in formato pdf, preciso che sono in possesso del modulo 1042-S che attesta quanto da pagato alla fonte.

| More

Quesito: abitazione defunto eredi.

sono una degli eredi, come mi devo comportare con gli altri eredi, in quanto entrano ed escono a loro piacimento dall'abitazione del defunto?

| More

Quesito: perdita requisiti di ruralità.

Per la sussistenza dei requisiti di ruralità è necessario avere – oltre tutti requisiti relativi a
reddito, proprietà, ecc. … - anche la residenza nell’immobile oggetto della verifica della
sussistenza dei requisiti di ruralità?

| More

Quesito: detrazioni per fotovoltaico.

avrei intenzine di mettere il fotovoltaico
vorrei sapere oltre agli incentivi, cosa si può detrarre dal 730
perchè ho sentito che si puo detrarre il materiale ,il montaggio, del 55% dal
redditto , però alcuni dicono si altri dicono no quale la verità, di questa
nuova teclonologia ?

| More

Quesito: fatture ai consolati italiani all'estero.

pongo alla vostra attenzione un quesito di natura contabile-fiscale (al quale nè il mio consulente fiscale, nè l'Agenzia delle Entrate hanno saputo rispondere) relativo alle forniture di prodotti tecnologici (sistemi biometrici di rilevazione delle presenze) da parte di imprese italiane ai consolati italiani all'estero, nei paesi extraue.
Ho bisogno di sapere qual'è la procedura contabile e fiscale corretta, per l'emissione delle fatture da parte delle imprese italiane ai Consolati Italiani all'estero, non essendo questi ultimi provvisti nè di partita iva, nè di codice fiscale.
Dal punto di vista doganale vanno emessi i seguenti documenti:
fattura proforma in inglese con descrizione dei prodotti, codice doganale della merce e valore della fornitura senza iva;
dichiarazione per la dogana per la fornitura di prodotti e tecnologie a duplice uso.
La domanda che mi pongo è questa:
dal punto di vista contabile-fiscale, qual'è la procedura corretta per l'emissione della fattura commerciale, in mancanza di partita iva e codice fiscale? Forse in questi casi c'è qualche nota da inserire sulla fattura? O forse ai fini fiscali è sufficiente contabilizzare la fattura proforma (anche se questa è sprovvista di partita iva e codice fiscale)?

| More

Quesito: contratto Co.Co.Co.

Ho un reddito lordo di € 15000 all'anno , mio figlio ha 31 anni ed è iscritto all'università risulta nel mio nucleo familiare formato da n. 4 persone ,
per il 2009 ha sottoscritto un contratto di lavoro CO.CO.CO. quale istruttore di nuoto in una piscina e ha guadagnato un compenso di 6000 euro.
La società gli ha rilasciato una dichiarazione chiamata nota di compenso ( cito testualmente quanto scritto) secondo l'art.67 lett. m DPR 917/86 e dell'art. 25 c.1 L.133/99 per l'importo suddetto e non è stata operata nessuna ritenuta.

Quindi Le chiedo ............................. quando a fine Maggio farò la mia dichiarazione dei redditi sono costretto a dichiarare quel redditto.

Nel contratto che ha sottoscritto mio figlio Le cito testualmente la regola n. 5 del contratto alla voce trattenute:

Il compenso concordato verrà assoggettato, fiscalmente, alla disciplina dell'art.69 comma 2 del T.U.I.R. così come integrato dal decreto legge 344/2003.
Considerando che la norma esime dall'imposizione i primi 7500 euro di redditto, sarà tenuto, all'atto del percepimento del singolo compenso, a rilasciare la dichiarazione relativa al superamento o meno di tale franchigia.

| More

Quesito: incidenti comodato terreni.

vorrei chiarimi cosa avviene nella sfortunata ipotesi che dando in comodato d'uso un terreno a parenti agricoltori e quindi già assicurati all'Inail, accadano incidenti. Sono coperti, estendendo automaticamente loro l'assicurazione già posseduta ai terreni in comodato o ....non so.... Come è necessario agire? Ed il comodato può essere solo orale e bastare o necessariamnete scritto in privato o da registrare. . E chi continua a pagare le tasse per il terreno, poche ma in termini di legge farebbero prova!. Non interessa tanto i termini del contratto, andando a fiducia; il problema è il rischio incidenti. MI può chiarire.

| More

Quesito: crediti pignorati.

Vorrei, per cortesia un'indicazione della prassi amministrativa in caso di pagamento da parte del terzo creditore per crediti pignorati, e precisamente:
il creditore (dipendente) perecepisce il suo netto indicato nelle buste?
- L'imponibile fiscale per il calcolo dell'imposta del 20%, è sempre comunque l'imponibile fiscale della busta paga?
- la restante parte di Irpef netta risultante dalla busta paga chi la deve versare?

| More

Accertamento dei redditi dei pensionati residenti all’estero per il 2009.

Nell’ambito delle operazioni periodiche di verifica delle situazioni reddituali dei pensionati incidenti sulle prestazioni pensionistiche, è stata avviata l’ operazione di accertamento dei redditi dei pensionati residenti all’estero relativi all’anno 2009.
Con il messaggio n. 7977 del 19 marzo 2010 vengono dettate tutte le istruzioni necessarie per la compilazione dei modelli reddituali (MOD. RED/EST 2010), con l’indicazione dei termini per la presentazione delle dichiarazioni, viene disciplinata l’attività degli Enti di Patronato e dei Consolati, e vengono fornite indicazioni sulle procedure per l’acquisizione e l’elaborazione delle dichiarazioni reddituali.


Fonte:INPS

| More

"Comunica" al via dal 1° aprile.

Avviare un'impresa in un solo giorno. Dal 1° aprile, dopo un periodo di sperimentazione iniziato lo scorso 1° ottobre, la Comunicazione Unica va a regime. Riguarderà oltre 6 milioni di aziende italiane già esistenti e quelle che saranno avviate successivamente.

La nuova proceduta, introdotta dalla legge 40/2007, permette di creare una nuova impresa in un solo giorno e di assolvere tutti gli adempimenti amministrativi di carattere fiscale, contributivo, previdenziale al massimo in 7 giorni, tramite un solo modello informatico unificato, che andrà inviato telematicamente, o su sopporto informatico, alla Camera di Commercio territorialmente competente.

Analogo iter per le imprese già esistenti che, quindi, potranno inviare i dati a un solo soggetto, la Camera di Commercio, che dovrà smistare le informazioni di competenza alle Amministrazione pubbliche coinvolte nel progetto: Agenzia delle Entrate, Inps, Inail e dal 1° aprile, l'Albo ministeriale delle società cooperative.

Sarà InfoCamere, la società di informatica delle Camere di Commercio, a gestire la procedura che potrà essere avviata utilizzando il software "Comunica", scaricabile gratuitamente dal sito www.registroimprese.it e raggiungibile dall'home page dei siti di UnionCamere, Agenzia delle Entrate, Inail e Inps.

Tramite "Comunica", l'utente potrà inoltrare pratiche alle Pa coinvolte nel progetto: alle Camere di Commercio saranno inviati tutti gli adempimenti relativi al registro imprese (escluso il deposito dei bilanci), all'Agenzia delle Entrate le richieste relative al codice fiscale e/o alla partita Iva, a Inail e Inps, infine, le iscrizioni, modifiche e cessazioni dell'attività d'impresa.

Firma digitale e posta elettronica certificata i pilastri della procedura. Gli operatori, infatti, dovranno apporre una firma elettronica al modello di comunicazione o potranno conferire una procura a intermediari abilitati (utilizzando l'apposito modello disponibile sul sito www.registroimprese.it) per autorizzarli a sottoscrivere la comunicazione e a inviarla via web.
Le aziende, inoltre, dovranno avere una casella di posta elettronica certificata, che dovrà essere indicata nel modello di comunicazione unica. Se un'impresa individuale non possiede ancora la Pec, può richiederla tramite lo stesso software "Comunica" e la Camera di Commercio provvederà, in modo immediato e gratuito, a rilasciare apposito indirizzo di posta.

Le nuove società, invece, dovranno inserire il proprio indirizzo Pec nel modello di iscrizione al Registro delle imprese.
La Camera di Commercio competente invierà immediatamente, all'indirizzo di posta elettronica certificata, la ricevuta della pratica, che rappresenta per la neoazienda lo strumento di certificazione con cui può avviare immediatamente la propria attività. Entro 7 giorni, Agenzia delle Entrate, Inps e Inail risolveranno le pratiche di loro competenza, restituendo i dati al Registro delle imprese, che fungerà, quindi, da centro di smistamento della procedura.
In campo, per offrire assistenza agli utenti, i call center di Registro Imprese (199.50.20.10), Inps-Inail (803.164), Agenzia delle Entrate (848.800.444).

Velocizzazione dei tempi e successo della "Comunicazione Unica": i dati parlano chiaro
Riduzione dei tempi per aprire un'impresa. Questo il beneficio principale apportato dall'introduzione della nuova procedura, come evidenziato dai dati contenuti nella Relazione Annuale 2008 di Bankitalia. La riduzione si attesta su una media nazionale del 38%. Nelle isole i tempi sono diminuiti del 44%, passando da una media di 27 a 15 giorni necessari per avviare un'attività. Nel Nord-Ovest, invece, la riduzione è di circa il 30%: per aprire una nuova azienda occorrono 9 giorni e non più 13.


Dai dati forniti da Infocamere sulle Pratiche ComUnica inviate e completate al Registro delle Imprese in tutte le province italiane dal mese di febbraio 2008 a metà marzo 2010 emerge un progressivo incremento dell'utilizzo della procedura che tocca i picchi di oltre 15mila pratiche mensili inviate a gennaio e febbraio di quest'anno; nelle prime due settimane di marzo, infine, già superata quota 11.400.


Fonte: Agenzia Entrate

| More

Cartella di pagamento semplificata.

Più facile da leggere e da capire, con meno pagine, spiegazioni ed avvertenze confezionate «su misura» e una grafica più chiara. Il nuovo modello semplificato di cartella è stato approvato dall’Agenzia delle Entrate con provvedimento del 20 marzo e sarà obbligatoriamente adottato per i ruoli consegnati agli agenti della riscossione dopo il 30 settembre 2010. Queste le principali novità della cartella semplificata.

Quadro di sintesi del debito del contribuente

Il frontespizio offre in apertura un quadro sintetico del debito del contribuente, riassumendo in un prospetto ad hoc le somme da versare, con un elenco degli enti creditori e delle modalità di pagamento, e indicando espressamente il termine di 60 giorni dalla notifica della cartella entro cui si deve saldare il debito.

Per agevolare il contribuente, la cartella indica se gli viene consegnata in qualità di coobbligato e non come debitore principale.

Istruzioni più complete

Il secondo foglio della cartella indica in alto a destra il nome e l’indirizzo dell’Ente che ha emesso il ruolo; nuova grafica anche per la sezione «Dettaglio degli importi dovuti», che descrive nello specifico ogni singola iscrizione a ruolo elencata nell’area dedicata agli addebiti.

Le istruzioni sono più complete e dettagliano in maniera organica e puntuale come e dove pagare, fornendo anche informazioni sulla possibilità di accedere alla rateazione del pagamento (nuova sezione «Dilazioni di pagamento»).

Fogli avvertenze su misura

La nuova cartella dedica più spazio anche alle avvertenze, differenziate di volta in volta in base alla natura delle somme iscritte a ruolo.

Informazioni utili

In una nuova sezione - «Informazioni utili» - vengono riportate tutte le spiegazioni su spese di notifica, compensi di riscossione, interessi, somme aggiuntive, per evitare al contribuente eventuali incertezze.

(Provvedimento Agenzia delle Entrate 20/03/2010, n. prot. n. 2010/46308)


Fonte: IPSOA

| More

Guida in stato di ubriachezza. Auto sequestrata, anche se non di proprietà.

Legittimo il sequestro di un veicolo il cui conducente, sorpreso alla guida in stato di ebbrezza, ne abbia la disponibilita' in forza di un contratto di Ieasing: anche in tal caso, infatti, non puo' revocarsi in dubbio la sussistenza del "periculum in mora" derivante dalla disponibilita' del veicolo da parte del soggetto sorpreso a guidare in condizioni ritenute pericolose per la sicurezza della circolazione.Tenuto conto della natura e degli effetti di un contratto di Ieasing, non v’è dubbio che un bene detenuto in forza di tale contratto ‘appartiene” al soggetto al quale è attribuita la materiale disponibilità del bene stesso: ed invero, “appartenenza" non significa astrattamente proprietà di una “res", ma sostanzialmente diritto di goderne e disporne sulla base di titolo che esclude i terzi (caratteristica propria del leasing).

Muovendo da tale presupposto, appare evidente dunque la legittimità del sequestro di un veicolo il cui conducente, sorpreso alla guida di quel veicolo in stato di ebbrezza ai sensi dell’art. 186, comma secondo, lett. c), del codice della strada, ne abbia la disponibilità in forza di un contratto di Ieasing: anche in tal caso, infatti, non può revocarsi in dubbio la sussistenza del “periculum in mora" derivante dalla disponibilità del veicolo da parte del soggetto sorpreso a guidare in condizioni ritenute pericolose per la sicurezza della circolazione.

La stessa società di Ieasing, per riavere la materiale disponibilità di un veicolo concesso a terzi in virtù di contratto di leasing, dovrebbe dimostrare che il contratto é cessato e che, conseguentemente, é sorto il suo diritto alla restituzione.

Correttamente il Tribunale del riesame ha poi ritenuto, con argomentazioni assolutamente condivisibili, del tutto irrilevante la sospensione della patente di guida ai fini del “periculum in mora”.

Ai rilievi che precedono, pur di carattere decisivo ed assorbente, deve inoltre aggiungersi, “ad abundantiam”, che all’udienza il difensore dell’indagato, nell’illustrare la tesi difensiva, insistendo per l’accoglimento del ricorso, ha precisato che il contratto di Ieasing è stato risolto e l’auto in sequestro è rientrata nella piena disponibilità, formale e sostanziale, della società: orbene, è, dunque, anche cessato qualsiasi interesse dell’indagato alla restituzione dell’auto stessa.

Sarà onere della predetta società — in quanto soggetto “estraneo al reato” - far valere eventualmente le sue ragioni nella sede opportuna.

(Cassazione penale Sentenza 18/03/2010, n. 10688)


Fonte: IPSOA

| More

Via libera al decreto incentivi.

Approvato il decreto-legge con le attese misure di sostegno all'attivita' produttiva e ai consumi. Gli incentivi previsti ammontano a 300 milioni di euro, finanziati per 200 milioni con entrate fiscali, per 50 milioni con il Fondo finanza d'impresa e per ulteriori 50 milioni con credito d'imposta. Sono previsti contributi al consumo per il 2010, variabili a seconda dei prodotti, che saranno erogati fino ad esaurimento delle somme stanziate per ciascun settore (principalmente mobilità sostenibile, motocicli elettrici, abitazioni, elettrodomestici, cucine, macchine agricole, gru, motori per la nautica).

Gli incentivi saranno operativi dal prossimo 6 aprile: un call center gestito da Poste Italiane fornirà a cittadini ed imprese le informazioni pratiche necessarie.

La procedura

Il consumatore potrà rivolgersi al rivenditore chiedendo di poter utilizzare l’incentivo; il rivenditore ne verificherà la capienza (per via telematica o telefonica) in un tempo fissato e comunicherà al consumatore la disponibilità dell’incentivo, che si tradurrà in uno sconto sul prezzo di acquisto. Il rivenditore recupererà poi l’incentivo presso gli sportelli delle Poste, una procedura che il Governo provvederà a tutelare e a garantire in maniera adeguata.

Per l’acquisto di immobili è prevista la certificazione di efficienza energetica da parte dell’ENEA.

Misure fiscali

Oltre alle misure di detassazione degli investimenti in ricerca e sviluppo effettuati da aziende del settore tessile e moda, finalizzati alla realizzazione di campionari, il decreto prevede misure di contrasto alle frodi fiscali internazionali e nazionali effettuate con i c.d. caroselli e cartiere: a tale fine, i soggetti passivi IVA devono comunicare all’Agenzia delle Entrate tutte le operazioni di cessione di beni e servizi verso operatori economici residenti in Paesi black list.

Le Camere di commercio comunicheranno ogni dato in loro possesso relativo a trasferimento all’estero della sede da parte di aziende.

L’Agenzia delle Entrate poi collaborerà con le Amministrazioni pubbliche per il recupero di crediti d’imposta illegittimamente fruiti.

Sono previste infine anche misure per la riduzione del contenzioso tributario e l’accelerazione nella riscossione di imposte.

Semplificazione

Il decreto contiene anche misure di semplificazione che consentono di realizzare, senza alcun titolo abilitativo, interventi edilizi di manutenzione ordinaria e straordinaria, eliminazione di barriere architettoniche, opere temporanee di ricerca nel sottosuolo, movimenti di terra pertinenti all’esercizio di attività agricola, serre mobili stagionali, opere di pavimentazione e di finitura di spazi esterni, pannelli fotovoltaici e termici, aree ludiche senza fini di lucro.

Sono previste misure che consentiranno di razionalizzare ed incentivare l’esercizio dei servizi pubblici non di linea (taxi- N.C.C.), contrastando pratiche abusive di esercizio o comunque non rispondenti ai principi dell’ordinamento giuridico.

Gli altri provvedimenti all’esame del Consiglio


-un decreto legislativo che modifica la normativa vigente (D.Lgs. n. 115/2008) in materia di usi finali dell’energia ed i servizi energetici, al fine di chiarirne taluni aspetti che potrebbero costituire un freno allo sviluppo dell’efficienza;
-uno schema di regolamento che modifica alcuni aspetti della disciplina interna di esecuzione del Regolamento comunitario 1083 del 2006, prevedendo strumenti di semplificazione delle procedure di utilizzazione dei Fondi strutturali, con particolare riferimento all’energia e all’occupazione e consentendo la rendicontazione delle spese alla Commissione europea, necessaria al fine della realizzazione dei programmi operativi 2007-2013.

Semplificazione normativa

Approvati in via preliminare due importanti schemi di provvedimenti che completano l’attività di sfoltimento degli atti normativi iniziata con il recente D.Lgs. n. 179/2009 (che ha individuato le disposizioni legislative statali anteriori al 1970 di cui è stata ritenuta indispensabile la permanenza in vigore).

Gli schemi approvati oggi individuano gli atti normativi da abrogare espressamente sulla base della delega conferita al Governo e finalizzata a garantire una maggiore certezza dell’apparato legislativo vigente:
-il primo è uno schema di decreto legislativo che abroga 71.603 atti di rango primario, in un arco temporale che va dal 21 aprile 1861 al 22 dicembre 1969;
-il secondo è uno schema di decreto presidenziale, volto ad abrogare disposizioni di rango secondario (118.845 atti pubblicati dal marzo 1861 al giugno 1986).

Recepite tre direttive comunitarie

Sono stati approvati tre decreti legislativi, sui quali sono stati acquisiti i pareri prescritti, per il recepimento delle seguenti direttive comunitarie:
-n. 2006/123 in materia di servizi nel mercato interno (attività economiche, imprenditoriali o professionali, dirette a scambio di beni o a prestazioni intellettuali). La direttiva dà un contributo decisivo al processo di liberalizzazione e semplificazione del mercato dei servizi, coerentemente con le previsioni contenute nella Strategia di Lisbona. Obiettivo prioritario è l’armonizzazione dei regimi normativi di accesso ed esercizio delle attività e l’eliminazione degli ostacoli alla prestazione nel mercato interno, che impedisce ai prestatori di espandersi oltre i confini nazionali e di sfruttare appieno il mercato unico. La direttiva prevede la razionalizzazione normativa e amministrativa della regolamentazione e, in particolare, delle procedure e delle formalità relative all’accesso e allo svolgimento dell’attività, la creazione di una rete di assistenza reciproca finalizzata a garantire il controllo dei prestatori e dei loro servizi, l’istituzione di un sistema elettronico per lo scambio di informazioni tra gli Stati;
-n. 2007/66 che rende più efficaci le procedure di ricorso in materia di aggiudicazione degli appalti pubblici, con l’obiettivo principale di garantire una tutela processuale effettiva e celere prima dell’avvenuta stipulazione del contratto, mediante la previsione di due termini sospensivi: il primo è il termine dilatorio per la stipulazione del contratto (c.d. «stand still») decorrente dall’aggiudicazione definitiva e finalizzato ad aumentare la tutela dei soggetti controinteressati e a non pregiudicare il loro legittimo interesse a vedersi aggiudicare l’appalto, ove se ne riconoscano i presupposti a seguito dell’accoglimento del ricorso; il secondo è l’effetto sospensivo automatico della possibilità di stipulazione del contratto, decorrente dalla proposizione del ricorso giurisdizionale fino alla pronuncia. Il provvedimento razionalizza le misure extragiurisdizionali di risoluzione delle controversie (accordo bonario, arbitrato) e rivede il rito speciale innanzi al TAR relativamente agli appalti pubblici;
-n. 2008/118 che sostituisce interamente i precedenti indirizzi europei in materia di regime generale, detenzione, circolazione e controllo dei prodotti soggetti ad accisa. La direttiva stabilisce una nuova disciplina in materia di prodotti sottoposti ad accisa in regime sospensivo, introducendo l’utilizzo del documento di accompagnamento elettronico nell’ambito di un sistema informatizzato.

(Comunicato stampa Consiglio dei ministri 19/03/2010, n. 87)


Fonte: IPSOA

| More

sabato 20 marzo 2010

Detrazione IVA per acquisto di veicoli - Gestione del contenzioso pendente.

L’Agenzia delle Entrate ha fornito ulteriori istruzioni ai propri uffici per la gestione delle controversie pendenti in materia di detrazione Iva veicoli, con riferimento sia ai casi in cui il contribuente ha presentato la richiesta di rimborso analitica o forfetaria, sia ai casi non interessati dalle procedure di rimborso disciplinate dal decreto legge 258/2006.

circolare n. 13/e del 15 marzo 2010


Fonte: Min.Finanze

| More

Presentazione dei modelli Intrastat – Chiarimenti.

L’Agenzia delle Entrate ha fornito ulteriori chiarimenti in merito alle modalità di presentazione degli elenchi Intrastat, a seguito delle modifiche introdotte col decreto legislativo n. 18 del 2010.

circolare n. 14/e del 18 marzo 2010



Fonte: Min.Finanze

| More

venerdì 19 marzo 2010

Sgravio contributivo contratti di secondo livello.

Come si ricorderà, dal 1° gennaio 2008, per effetto dell’abrogazione del regime contributivo delle erogazioni previste dai contratti di secondo livello, è stato introdotto – in via sperimentale per il periodo 2008-2010 e a domanda delle aziende - uno sgravio contributivo entro i limiti delle risorse stabilite dalla legge. Con la circolare n. 39 del 18 marzo vengono forniti chiarimenti e precisazioni in merito allo sgravio contributivo sulle erogazioni previste dai contratti di secondo livello per l’anno 2009 (misura dello sgravio, condizioni di accesso ecc.). Vengono indicate, inoltre, le modalità che i datori di lavoro dovranno seguire per richiedere lo sgravio, sempre con riferimento agli importi corrisposti nel 2009, in relazione a quanto stabilito dal decreto interministeriale del 17 dicembre 2009.


Fonte: INPS

| More

Chiarimenti su accertamento nuovo o integrativo.

È sempre possibile per l’Amministrazione finanziaria, in pendenza del termine fissato dall’articolo 43 del Dpr 600/1973, agire in via di autotutela e con ciò, di fronte a un atto di accertamento che appaia illegittimo, annullarlo e sostituirlo con un nuovo atto, questa volta immune dai vizi denunciati. Di contro, il potere di accertamento integrativo presuppone che, al verificarsi della conoscenza di nuovi elementi da parte dell’ufficio, si proceda a emanare un nuovo atto impositivo, che integra e modifica l’avviso di accertamento originariamente adottato senza però annullarlo.
Con la sentenza n. 2424 del 3 febbraio 2010, la Corte di cassazione ha affrontato la tematica del potere di autotutela e dei suoi effetti rispetto all’atto originariamente adottato, precisandone la differenza rispetto al potere di accertamento integrativo. Si tratta di un intervento giurisprudenziale interessante, nella misura in cui pone chiarezza anche concettuale su fattispecie diverse tra loro. Tuttavia, molti dei commenti apparsi sulla sentenza in esame non sembrano avere effettivamente colto il significato delle argomentazioni della Cassazione. Da qui l’opportunità di un approfondimento della questione.

Il fatto
La questione sottoposta all’attenzione della Corte trae origine da un avviso di accertamento emesso a seguito di indagini bancarie per la rettifica di reddito di lavoro autonomo relativo all’anno 1993. Impugnato l’accertamento, il contribuente ne aveva eccepita la nullità per omessa specificazione delle aliquote applicate in violazione dell’articolo 42 del Dpr 600/1973. Come ricordato dalla stessa Cassazione nella motivazione della sentenza in commento, l’ufficio si era limitato a indicare nell’atto le aliquote con riferimento alla misura massima e a quella minima.

Nelle more del giudizio davanti la Commissione tributaria provinciale, l’ufficio aveva emesso un ulteriore avviso di accertamento, definito “integrativo”, nel quale venivano questa volta specificatamente indicate le aliquote applicate. Va detto che il contribuente aveva impugnato anche l’accertamento “integrativo”. La Commissione tributaria provinciale, chiamata a pronunciarsi sull’avviso di accertamento originario, aveva deciso per il rigetto del ricorso.

In appello il contribuente aveva chiesto la riforma della sentenza di primo grado. Di contrario avviso era stata la Ctr, per i cui giudici l’accertamento “integrativo” aveva annullato e sostituito l’originario atto solo ed esclusivamente nella parte relativa all’indicazione delle aliquote.

Così, con ricorso in Cassazione il contribuente ha riproposto la questione della esatta qualificazione del nuovo avviso rispetto all’originario accertamento; chiedendo, cioè, di verificare se si trattava di nuovo accertamento emesso in via di autotutela, e quindi di nuovo atto autonomamente impugnabile, ovvero di una mera integrazione del precedente, come ritenuto dai giudici del merito.

Potere di accertamento integrativo e autotutela
L’autotutela ha ad oggetto un precedente atto di accertamento illegittimo che viene annullato ed, eventualmente, sostituito. L’accertamento integrativo, invece, non annulla né sostituisce il precedente atto emanato, ma in un certo qual modo si aggiunge a questo, anche integrandolo.
Questo è il principio da cui parte la Cassazione, per poi analizzare se nel caso concreto si tratti di accertamento integrativo, come riportato nell’atto, ovvero di un’autotutela.

Ebbene, una volta esaminate le eccezioni addotte dalle parti, la Suprema corte afferma che, nel caso di avviso di accertamento mancante dell’indicazione dell’aliquota applicata, pertanto nullo per violazione dei principi di cui all’articolo 42 del Dpr 600/1973, l’emanazione di un successivo nuovo atto, immune dai vizi indicati, costituisce esercizio del potere di autotutela da parte dell’Amministrazione finanziaria, e non del potere di accertamento integrativo.

Una volta correttamente inquadrato l’atto, la Corte ritiene opportuno sottolineare le conseguenze, sul piano processuale, per il giudizio avente ad oggetto la legittimità dell’atto di accertamento originario. Infatti, l’esercizio del potere di autotutela determina la caducazione dell’avviso originario. Ne consegue che è impossibile per il giudice emanare una pronuncia di nullità di un atto che, nei fatti, è già stato annullato dall’Amministrazione. Di contro, il giudice deve prendere atto del venir meno di ogni interesse alla prosecuzione del giudizio, con ciò dichiarando la cessata materia del contendere.

La Cassazione si preoccupa altresì di chiarire quali siano gli effetti giuridici ricollegabili alla dichiarazione di cessata materia del contendere:
•caducazione della sentenza impugnata, differente della rinuncia al ricorso che ne determina il passaggio in giudicato; questo principio si spiega considerando che, mentre la rinuncia al ricorso proposto avverso la sentenza assume il significato di una rinuncia al giudizio di impugnazione e, quindi, comporta il passaggio in giudicato della sentenza impugnata, di contro il venir meno dell’interesse ad agire in giudizio determina la caducazione della sentenza perché è l’interesse al processo e non all’impugnazione che è venuto meno
•assoluta inidoneità della sentenza di cessazione della materia del contendere ad acquistare efficacia di giudicato sostanziale sulla pretesa fatta valere, se non limitatamente al profilo processuale del venir meno dell’interesse alla prosecuzione del giudizio; del resto, si consideri che la sentenza non può che esplicare effetti limitatamente all’oggetto del giudizio; nel caso di specie, l’atto originario è venuto meno ed è stato sostituito (e non integrato) da un nuovo atto, rispetto al quale il precedente giudizio non può produrre effetti.


Fonte: Agenzia Entrate

| More

IVA trimestrale: modello TR.

Aggiornate le istruzioni a Iva TR. La versione in rete, approvata con un provvedimento firmato oggi, 18 marzo, dal direttore delle Entrate, è disponibile sul sito internet dell'Agenzia delle Entrate. Nulla cambia, invece, per il modello e le specifiche tecniche che rimangono invariati rispetto a quelli approvati un anno fa, il 19 marzo 2009.

Nessuna correzione, quindi, ai quadri del TR, ma cambiano le modalità da seguire per la compilazione dopo gli interventi legislativi che hanno modificato in modo sostanziale la disciplina Iva: il decreto legislativo 18/2010 e l'anticrisi del luglio 2009 (Dl 78/2009).

Il primo ha adeguato la norma interna a quella comunitaria in materia di territorialità dei servizi. In via generale, si passa dal criterio di tassazione nel Paese di stabilimento del prestatore a quello di tassazione nel Paese del cliente. Confermata, viceversa, la tassazione nello Stato del prestatore in caso di servizi resi a privati.

Con il decreto legge 78/2009, invece, sono state dettate nuove disposizioni a proposito di rimborsi e di utilizzo in compensazione dei crediti Iva trimestrali superiori a 10mila euro. Dal 16 marzo, infatti, la richiesta di recupero può avvenire solo successivamente alla presentazione della dichiarazione o dell'istanza da cui risulta il diritto al credito.


Fonte: Agenzia Entrate

| More

Nuova Iva europea: niente sanzioni per gli errori in "buona fede".

Nessuna sanzione per l'Iva assolta "vecchia maniera" sulle cessioni di beni e le prestazioni di servizi "transnazionali" territorialmente rilevanti in Italia, effettuate nel periodo 1° gennaio - 19 febbraio 2010, giorno precedente all'entrata in vigore del Dlgs 18/2010.
E' solo una delle indicazioni contenute nella circolare n. 14/E del 18 marzo, che anticipa il forum aperto da domani sul sito dell'Agenzia delle Entrate, destinato ad accogliere, fino al prossimo 20 aprile, quesiti e richieste di chiarimenti relativi alle modifiche intervenute in materia di territorialità dell'imposta sul valore aggiunto e originate, principalmente, dalla tempistica con cui le direttive europee in materia (di fatto operative dal 1° gennaio di quest'anno) sono state recepite con i provvedimenti normativi interni.
I risultati del forum saranno poi trasfusi, a maggio, in una nuova circolare dell'Amministrazione finanziaria.

Inversione contabile per tutti
Il nuovo articolo 17 del Dpr 633/1972 rende obbligatorio il meccanismo del reverse charge tutte le volte in cui, per operazioni che si considerano effettuate in Italia nei confronti di soggetti passivi Iva, il cedente o prestatore sia un non residente.
La modifica normativa, seppur con valenza retroattiva al 1° gennaio, è intervenuta a opera del Dlgs 18/2010, entrato in vigore lo scorso 20 febbraio.

In relazione a ciò, l'Agenzia, come anticipato, ha chiarito che per le operazioni effettuate fra il 1° gennaio e il 19 febbraio 2010 sono fatti salvi i comportamenti dei cessionari o dei committenti italiani che, in assenza di malafede, non abbiano assolto l'imposta rendendosene debitori attraverso il meccanismo dell'inversione contabile. Per questi, quindi, non scatta la prevista sanzione (compresa fra il 100 e il 200% dell'imposta, con un minimo di 258 euro).
Ciò, in applicazione dell'articolo 10, comma 3, dello Statuto del contribuente che "blocca" le sanzioni nei casi di "obiettive condizioni di incertezza".

Elenchi intrastat
I cambiamenti hanno interessato anche la periodicità degli "intrastat" (che accolgono da quest'anno, anche le prestazioni di servizi).

Scomparsa dalla scena la periodicità annuale, gli elenchi riepilogativi sono ora presentati con riferimento:
" a periodi trimestrali, per i soggetti che hanno realizzato, nei quattro trimestri precedenti e per ciascuna categoria di operazioni, un ammontare trimestrale non superiore a 50mila euro
" a periodi mensili, negli altri casi.

I "trimestrali" che, eventualmente, dovessero superare, nel corso di un trimestre, la soglia dei 50mila euro, sono tenuti a presentare sia l'elenco riepilogativo con periodicità mensile a partire dal mese successivo a quello in cui il limite è stato oltrepassato, sia quelli, appositamente contrassegnati, per i periodi mensili già trascorsi.

Diverse sono le precisazioni, sul tema, arrivate da parte dell'Agenzia delle Entrate.
Procediamo con ordine.

Per prima cosa, l'Amministrazione ha evidenziato come gli elenchi, delle cessioni e degli acquisti di beni e servizi, possano avere cadenza differente (trimestrale per gli acquisti e mensile per le cessioni, o viceversa).
Per verificare, poi, il superamento dei 50mila euro, le singole categorie di operazioni (cessioni di beni o prestazioni di servizi, sia dal lato attivo, come cedente o prestatore, sia da quello passivo, in qualità di cessionario o di committente) non si sommano; tuttavia, il superamento della soglia per una singola categoria comporta l'applicazione della periodicità mensile anche per l'altra.

Esempio tratto dalla circolare: "Ad esempio, se nel corso di un trimestre un soggetto passivo ha realizzato cessioni intracomunitarie di beni pari a 60.000 euro e, nel medesimo periodo, ha prestato servizi per 10.000 euro, sarà tenuto a presentare mensilmente l'elenco riepilogativo delle cessioni intracomunitarie di beni e dei servizi intracomunitari resi" (non perché a essere superiore alla soglia sia la somma - 70mila - ma perché lo è una delle due categorie di operazioni; in questo caso, le cessioni di beni).

Altro chiarimento: i contribuenti tenuti esclusivamente alla presentazione degli intrastat relativi ai servizi (resi e ricevuti) partono come "trimestrali" e per loro, quindi, la prima scadenza per la presentazione degli elenchi cade in aprile (sempre che non superino - o abbiano superato - a gennaio, febbraio o marzo 2010, la soglia dei 50mila euro).
Per questi soggetti, in sostanza, non si tiene conto delle operazioni, attive e passive, effettuate nel corso del 2009. Un trattamento figlio, soprattutto, della considerazione che la nuova territorialità dei servizi ha effetto dal 1° gennaio di quest'anno; circostanza che potrebbe creare seri problemi ai contribuenti, tenuti, altrimenti, a individuare con esattezza l'ammontare dei servizi resi e ricevuti in ambito intracomunitario nel corso del 2009.

Nella circolare (in cui si legge anche che, in relazione ai servizi intracomunitari ricevuti, il numero e la data della fattura da indicare nel modello intrastat sono quelli "fatti in casa"; attribuiti, cioè, al documento nella propria contabilità, sia in caso di autofattura sia in quello di integrazione dell'invoice ricevuta dal contribuente estero) è, infine, fatta un'ulteriore importante precisazione. Considerato che il primo termine di presentazione degli elenchi, vale a dire il 25 febbraio per gli elenchi di gennaio (20 febbraio, se presentati non telematicamente all'Agenzia delle Dogane, ma in formato elettronico agli uffici doganali territorialmente competenti), è "caduto" precedentemente alla pubblicazione in G.U. (5 marzo 2010) del Dm 22 febbraio 2010 (che tali termini ha stabilito), l'eventuale ritardata presentazione non sarà sanzionata.

I contribuenti interessati avranno 60 giorni dalla pubblicazione del decreto del 22 febbraio in Gazzetta Ufficiale (e qui ritorna lo Statuto del contribuente - articolo 3, comma 2) per presentare gli elenchi riepilogativi relativi al mese di gennaio 2010; gli eventuali errori e omissioni potranno comunque essere sanati (senza sanzioni) entro il 20 luglio 2010 (circolare n. 5/E del 17 febbraio).


Fonte: Agenzia Entrate

| More

Ridotti i tempi per ricorrere contro un illegittimo licenziamento.

Con l’entrata in vigore del decreto “collegato lavoro”, vengono ridotti in modo sensibile i tempi per promuovere ricorso in giudizio contro un licenziamento ritenuto illegittimo o contro un recesso di un contratto di collaborazione coordinata e continuativa. Infatti, se a seguito dell’impugnazione del licenziamento, né il lavoratore né il datore di lavoro promuovono il tentativo di conciliazione o di arbitrato, il ricorso dovrà essere presentato in Tribunale entro 180 giorni dalla data dell’impugnazione stessa.


Fonte: Il Sole 24 Ore

| More

I verbali senza l’indicazione delle ispezioni non causano la nullità dell’accertamento.

Secondo quanto affermato dalla Corte di Cassazione con la sentenza numero 3569 del 2010, i verbali di verifica che non indicano le ispezioni e le rilevazioni effettuate non costituiscono causa di nullità del successivo accertamento, ma possono rilevare per mettere in discussione l’utilizzabilità e l’attendibilità delle risultanze acquisite a seguito delle investigazioni dei verbalizzanti.


Fonte: Il Sole 24 Ore

| More

mercoledì 17 marzo 2010

Quesito: recupero somme dal 730 dell'anno 2007.

SIA IO CHE MIA MOGLIE NON ABBIAMO MAI FATTO IL 730 ,IN QUANTO NON SIAMO PROPRIETARI DI IMMOBILI,SIAMO IN AFFITTO USO GRATUITO E NON ABBIAMO SPESE SANITARIE DA SCARICARE.
MA IL 28.2.2008 L' AZIENDA IN CUI LAVORARAVO PRIMA DI ESSERE LICENZIATO IL 23.7.2007,
MI AVEVA MANDATO IL CUD 2008 RIFERITO AL 2007.SOLO ORA ABBIAMO LETTO CHE ,
IN FONDO AL DOCUMENTO CUD 2008, MI AVEVANO SCRITTO CHE POTEVO RECUPERARE DAL 730
DETRAZIONE PER FIGLI DI EURO 427,98.
LA MIA DOMANDA E':
- RIENTRO ANCORA NEI TERMINI PER RECUPERARE TALE SOMMA?
- A CHI MI DEVO RIVOLGERE ( ESSENDO ANCORA DISOCCUPATO)ES. INPS,AGENZIA DELLE ENTRATE,CAF, ECC.
-MIA MOGLIE PUO' FARE LEI IL 730 NEL 2010 E RECUPERARE TALE SOMMA INSIEME AI REDDITI 2009
(LEI E' DIPENDENTE E ABBIAMO UN FIGLIO MINORENNE)

| More

Quesito: residenti Abruzzo e IRPEF su TFR.

volevo sapere se per i residenti nel cratere per il terremoto del 6/04/2009 in Abruzzo "risiedo nella città di Popoli (PE)" è dovuto il pagamento delle imposte irpef sul TFR

| More

Quesito: termine per registrare fattura d'acquisto.

Lavoro in una Fondazione Antiusura (onlus) e voglio sapere entro quale termine devo registrare una fattura d'acquisto, rispetto alla data di emissione della stessa.

| More

Quesito: agente di commercio in Spagna.

Sono in AGENTI di COMMERCIO dal 2004

La ditta per la quale lavoro (sono MONOMANDATARIO) ha sede in SPAGNA e vorrebbe cambiare il mio contratto di AGENZIA con una ASSUNZIONE DIRETTA in SPAGNA.

Io risiedo in ITALIA e vorrei sapere come devo comportarmi , e cioè:

- Posso essere assunto da una DITTA ESTERA e RISIEDERE in ITALIA?

- DOVE e COME devo pagare i contributi ?

- Se assunto DIRETTAMENTE i contributil li deve pagare l'azienda oppure io?

- Posso comunque mantenere la mia agenzia di rappresentanza aperta (anche senza lavorare come AGENTE) in previsione futura di un nuovo contratto con altre aziende?

- Nel monento in cui vengo assunto dalla sociatà Spagnola devono indennizzarmi la chiusura del contratto di agenzia come indicato nel contratto oppure possono evitare dal momento che mi assumono?

| More

Contenzioso sui rimborsi Iva auto.

Proseguire nei giudizi anche quando, pur avendo presentato istanza di rimborso, il contribuente non abbia rinunciato alla lite. E’ l’indicazione di fondo contenuta nella circolare n. 13/E del 15 marzo, con la quale l’Agenzia delle Entrate indirizza gli uffici sulla gestione dei contenziosi pendenti, sorti intorno al diritto alla detraibilità dell’“Iva auto”.

Il quadro di riferimento
Come noto, la Corte di giustizia (sentenza del 14 settembre 2006, emessa nel procedimento C-228/05) ha dichiarato le norme interne, che limitavano il diritto alla detrazione dell’Iva assolta sull’acquisto di autovetture e motoveicoli, in contrasto con il diritto comunitario.
In adeguamento a tale pronuncia, sono state regolate (con il provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate del 22 febbraio 2007, emanato ai sensi dell’articolo 1 del Dl 258/2006) le modalità per la richiesta di rimborso (analitica o forfetaria) dell’imposta non detratta, in relazione agli acquisti effettuati dal 1° gennaio 2003 al 13 settembre 2006.

Rapporti esauriti
La pronuncia della Corte europea comporta la disapplicazione della vecchia normativa interna, anche in relazione ai rapporti sorti prima del 14 settembre 2006 (data della sentenza), purchè questi non risultassero già “esauriti”. Vale a dire, rapporti già conclusi in sede processuale (con sentenza passata in giudicato) ovvero rispetto ai quali sia già decorso il termine di prescrizione o di decadenza stabilito dalla legge per l’esercizio dei diritti a essi relativi.

Presentazione delle istanze di rimborso e gestione controversie pendenti
La presentazione dell’istanza di rimborso, analitica o forfetaria, rende necessario l’abbandono della controversia da parte del ricorrente. In assenza di formale rinuncia, gli uffici sono chiamati ad attivarsi per evitare il formarsi di un giudicato contrastante con le determinazioni assunte o da assumersi in sede di liquidazione dell’istanza di rimborso. A maggior ragione, il contenzioso va portato avanti nei casi in cui l’istanza di rimborso, ai sensi del Dl 258/2006, non è stata, o non poteva essere, prodotta.

Giudizi relativi agli acquisti effettuati prima del 1° gennaio 2003
La procedura “post-sentenza comunitaria” non era attivabile in relazione agli acquisti antecedenti al 1° gennaio 2003. In tali casi, la prima verifica a carico dell’ufficio è legata al rispetto dei termini ordinari previsti in materia di detrazione e richiesta di rimborso dell’Iva. Tenendo presente, a tal fine, che la decadenza dal diritto al rimborso per la tardiva presentazione della relativa istanza può essere eccepita per la prima volta in appello.
Altra valutazione è legata alla dimostrazione dell’inerenza della spesa. Dimostrazione a carico del contribuente, in mancanza della quale gli uffici devono formulare le opportune difese, ricordando che la mancanza di prova in ordine ai presupposti del diritto alla detrazione può essere rilevata in ogni fase del giudizio tributario e, quindi, se non introdotta nelle controdeduzioni in primo grado, anche in sede di gravame.

Avvisi di accertamento o rettifica
In presenza di controversia su un avviso di accertamento o di rettifica (per cui alcun diritto a ottenere il rimborso può sorgere per il ricorrente, che ha già detratto l’Iva), gli uffici devono verificare in concreto la misura dell’inerenza all’attività esercitata degli acquisti per i quali è stata operata la detrazione. Una valutazione, questa, per cui occorre fare riferimento a quanto previsto dal Dl 258/2006 e dal provvedimento del 22 febbraio 2007. Disposizioni che, benché dettate espressamente per le sole procedure amministrative di rimborso relative agli acquisti effettuati dal 1° gennaio 2003 al 13 settembre 2006, possono trovare applicazione anche rispetto all’atto impositivo con il quale si è proceduto al recupero della detrazione Iva originariamente operata in maniera illegittima e solo successivamente ritenuta conforme a legge.


Fonte: Agenzia Entrate

| More

Prove di "congruità" per consulenze a costi sproporzionati.

Con la sentenza 4554 del 25 febbraio, la Corte di cassazione ha stabilito, in tema di determinazione del reddito d'impresa, che l'onere della prova dell'inerenza di costi deducibili, che grava sul contribuente, ha ad oggetto anche la congruità di quei costi. Pertanto, spetta alla società contribuente, cui venga contestata la sproporzione delle somme erogate rispetto a una mera attività di consulenza, provare la loro adeguatezza.

La vicenda
A seguito processo verbale di contestazione della Guardia di finanza conclusivo di una verifica fiscale, l'ente impositore adottò il correlato avviso di accertamento con il quale venivano recuperati a tassazione costi non deducibili Irpeg e Ilor nei confronti di una società esercente attività di costruzione e installazione di impianti di depurazione acque e di impianti industriali in genere.
Nel rettificare il reddito di impresa, l'ufficio motivò, in particolare, che i compensi dedotti nell'anno per commissione erano diretti a promuovere lo sviluppo di attività della società al fine di acquisire commesse estere, in concorrenza con società straniere, mediante dazioni illecite di denaro a terzi insider per concludere i relativi contratti e garantirsi il buon andamento degli stessi, come si evinceva da una lettera di corrispondenza rinvenuta in sede di verifica e riferita. Trattandosi di manovre illecite con dazioni di tangenti corrisposte ma camuffate con fatture fittizie, i relativi costi erano perciò non deducibili. Che la questione rappresentata non reggesse era dovuto al fatto che la cospicua entità delle somme erogate fosse "sproporzionata" per un'attività di mera consulenza. In ogni caso, era il contribuente - ha sostenuto l'ufficio nel corso del giudizio di secondo grado - che doveva smontare l'addebito, dimostrando la liceità e l'economicità dell'attività svolta dalla società. Sostanzialmente, quindi, si contestava con il recuperato a tassazione la deduzione dei detti costi per mancanza di inerenza all'attività esercitata, oltre che per inadeguatezza nell'ammontare.

I giudizi di merito hanno avuto esito favorevole al contribuente. L'ultima sentenza ha ritenuto addirittura arbitraria l'estrapolazione, dalla lettera di corrispondenza rinvenuta, di elementi di sospetto riversati dall'Amministrazione finanziaria nel proprio atto impositivo al fine di disconoscere le spese sostenute in quel periodo. Per la Commissione regionale rientrava nella normale prassi commerciale avvalersi di mezzi "forti" per vincere la concorrenza nell'acquisizione delle commesse, "tanto più che la promozione d'affari per conto altrui, o la mediazione costituiscono pratiche del tutto legittime, addirittura previste dal codice civile, né condannabili per il solo fatto di essere svolte da soggetti domiciliati in cosiddetti paradisi fiscali", ma da qui a considerare dazioni illegittime somme di denaro a funzionari per favorire la partita appariva davvero grave.
Di conseguenza, sul versante dell'onere della prova - sosteneva la Commissione regionale - non era stato fornito dall'Amministrazione procedente alcun elemento atto a sorreggere la presunzione.

Nel ricorso per cassazione, l'Amministrazione finanziaria sostiene invece che, a fronte della contestata utilizzazione del consulente estero per corrispondere corrispettivi illeciti a terzi al fine dell'acquisizione delle commesse, la società non ha fornito alcuna prova, tanto nella fase amministrativa quanto in quella processuale, delle prestazioni e dei servizi effettivamente ricevuti né del collegamento diretto e funzionale con le attività produttive.
Quindi il giudice dell'appello avrebbe errato nel ribaltare l'onere della prova sull'Amministrazione finanziaria (in violazione dell'articolo 2697 cc), poiché, secondo i principi che presiedono alla determinazione del reddito di impresa (in particolare, l'articolo 75 del Tuir), i costi esposti dalle società possono essere dedotti solo ove siano funzionalmente e direttamente collegati con l'attività produttiva dell'impresa, per cui non si capisce come nella specie esborsi effettuati per fini illeciti, sia pure interferenti o connessi con l'attività dell'impresa, possano concorrono, direttamente o indirettamente, alla formazione del reddito imponibile.

La decisione della Cassazione
La Suprema corte accoglie l'articolata censura dell'Amministrazione finanziaria sulla scorta di un consolidato orientamento di legittimità, che ha affermato il principio, in tema di accertamento Irpeg, che l'onere della prova dei presupposti dei costi e oneri deducibili concorrenti alla determinazione del reddito d'impresa, ivi compresa la loro inerenza e la loro diretta imputazione alle attività produttive dei ricavi, incombe sul contribuente, ai sensi dell'articolo 2697 cc, e ciò - senza soluzione di continuità - sia nella vigenza della precedente regolamentazione (Dpr 597/1973 e Dpr 598/1973) sia in quella attuale contenuta nel Dpr 917/1986 (Cassazione 4502/2009, 11514/2001, 4345/2003, 18710/2005, 1709/2007, 11078/2008). Perciò è quest'ultimo, qualora intenda sostenere l'esistenza di costi maggiori di quelli considerati, che deve documentare che essi sono stati effettivamente sostenuti e che sono inerenti all'esercizio cui l'accertamento si riferisce (Cassazione 11240/2002).

Inoltre, è stato stabilito dal diritto vivente che rientra nei poteri accertativi dell'Amministrazione finanziaria la valutazione di congruità dei costi e dei ricavi "esposti nel bilancio e nelle dichiarazioni, e la rettifica di queste ultime, anche se non ricorrano irregolarità nella tenuta delle scritture contabili o vizi degli atti giuridici compiuti nell'esercizio dell'impresa, con negazione della deducibilità di un costo sproporzionato ai ricavi o all'oggetto dell'impresa" (Cassazione 12813/2000).

Per quanto sopra, l'onere della prova dell'inerenza dei costi, nonché della competenza, presupposti della deducibilità ex articolo 75 del Tuir (oggi, articolo 109), gravante sul contribuente anche per discendenza civilistica (articolo 2697 cc), in presenza di argomentata contestazione, ha ad oggetto anche la "congruità" dei costi stessi, intesa come "proporzionalità" tra la spesa sostenuta in relazione all'attività esercitata e il volume dei ricavi dichiarato (per l'Iva, cfr la fondamentale disposizione contenuta nell'articolo 19 del Dpr 633/1972). In altri termini, la valutazione della congruità dei costi è insita nei poteri di accertamento dell'Amministrazione finanziaria, la quale può procedere alla rettifica delle dichiarazioni osservando le regole dettate dal legislatore in materia di reddito di impresa, negando la deducibilità di parte di un costo, ove questo superi il limite al di là del quale non possa essere ritenuta la sua inerenza ai ricavi o, quanto meno, all'oggetto dell'impresa; ciò anche non ricorrendo irregolarità nella tenuta delle scritture contabili o vizi negli atti giuridici compiuti nell'esercizio d'impresa.

Rileva poi la Corte che, nella fattispecie sottoposta alla sua valutazione, non è tanto da valorizzare il fatto in sé (illecita destinazione delle risorse costituenti il costo) quanto piuttosto, anche secondo un giudizio emergente dall'id quod plerumque accidit:
•la contestata "sproporzione" delle somme erogate rispetto a una pura e semplice attività consulenziale
•la mancata prova da parte della contribuente, in presenza di tale rilievo, della loro adeguatezza, sotto il profilo dell'irragionevolezza in termini economico-quantitativi delle attività svolte.

A tal fine, l'esercizio del potere di rettifica delle dichiarazioni non rende anche necessario l'accertamento della nullità dei negozi giuridici attraverso i quali i fatti di gestione dell'impresa sono realizzati (Cassazione 12813/2000).

La Cassazione rileva ancora sul piano concreto che la correttezza dell'operato dell'Ufficio deriva dal raffronto eseguito in sede di accertamento tra il "fatto noto" - costituito dal contenuto della lettera acquisita agli atti - e la sproporzione delle somme imputate in bilancio rispetto alla remunerazione di un'attività di consulenza. Le risultanze di questo accadimento appaiono, quindi, agli occhi della Corte di legittimità, adeguatamente pertinenti rispetto all'oggetto dell'accertamento, anche considerando la continuità dei rapporti - regolati da un contratto di rappresentanza - intercorsi da tempo tra la società estera e la società contribuente, "da cui si evince la molteplicità degli incarichi conferiti e le modalità di corresponsione delle commissioni, subordinate alla clausola salvo buon fine".
Anche riguardo a quest'ultimo elemento, ne è stata suggellata la legittimità, considerato che la Suprema corte si è espressa più volte sull'"idoneità" di elementi tratti da periodi di imposta diversi da quello oggetto dell'accertamento, indicando che, ai fini dell'accertamento del reddito d'impresa ai sensi dell'articolo 39, comma 1, lettera d), Dpr 600/1973, assumono rilevanza anche le emergenze presuntive che possono essere utilizzate come fonte di prova di attività non dichiarate, di guisa che una riscontrata, potenziale redditività di un'impresa in esercizi diversi da quelli oggetto dell'accertamento può essere suscettibile di fornire elementi indizianti ai fini della rettifica dei redditi relativi a tali ultimi esercizi e del realizzato conseguimento di utili maggiori di quelli dichiarati quando risulti incontestata l'oggettiva continuità dell'attività imprenditoriale (Cassazione 10656/2001).

Analoghe pronunce in materia di Iva
Anche ai fini Iva, la questione della detraibilità dell'imposta è stata affrontata più volte dalla Corte di cassazione e, quasi sempre, il giudice di legittimità ha concluso con l'affermare l'obbligatorietà del requisito dell'inerenza, precisando come tale requisito debba essere dimostrato dalla parte contribuente.

In particolare, con la sentenza 3706/2010, la sezione tributaria si è pronunciata in materia di condizioni necessarie per effettuare legittimamente una detrazione Iva, con particolare riferimento al requisito dell'inerenza del bene acquistato rispetto all'attività esercitata, e ha affermato che l'articolo 19, comma 1, Dpr 633/1972, pur consentendo all'acquirente di portare in detrazione l'imposta addebitatagli a titolo di rivalsa dal venditore, ancorché si tratti di acquisto effettuato nell'esercizio di impresa, richiede, oltre alla qualità d'imprenditore dell'acquirente, l'inerenza del bene acquistato all'attività imprenditoriale, intesa questa come strumentalità del cespite stesso rispetto a detta specifica attività. Secondo tale impostazione, che riprende un indirizzo giurisprudenziale già esistente (Cassazione 16730 e 11765 del 2008, 3022/2007), la norma, non introducendo una deroga ai comuni criteri di onere della prova, lascerebbe la dimostrazione di detta inerenza o strumentalità a carico dell'interessato. Nei casi di specie, in sostanza, la possibilità di effettuare la detrazione richiederebbe un quid pluris rispetto al solo requisito soggettivo (qualità di imprenditore in capo all'acquirente) costituito dall'inerenza o strumentalità del bene acquisito rispetto all'attività imprenditoriale.

La Corte di cassazione si è anche più volte pronunciata sul tema, di grande attualità, dell'indebita detrazione Iva relativa a costi fittizi, chiarendo che l'inesistenza di una determinata operazione deve essere provata dall'Amministrazione finanziaria, quale parte attrice sostanziale del rapporto tributario dedotto davanti all'organo giurisdizionale, ma che conseguentemente spetta all'Erario l'onere di dimostrare la falsità della fattura (intesa quale documento attestante l'effettuazione dell'operazione). Tuttavia, laddove siano dedotti indizi idonei a confutare la veridicità dei documenti contabili, spetterà al contribuente l'onere di dimostrare l'effettiva esistenza delle operazioni imponibili (Cassazione 15395/2008), cosiddetta "prova di estraneità" (cfr Cassazione 17377/2009).

In proposito, il problema che sta impegnando in modo ricorrente la giurisprudenza concerne il tema della prova della falsità delle fatture. Su questo versante si segnala la pronuncia 4013/2010, nella quale la Suprema corte ha aggiunto al precedente dictum l'affermazione che nello specifico contesto il diritto alla detrazione non sorge immancabilmente per il solo fatto dell'avvenuta corresponsione di imposta formalmente indicata in fattura, richiedendosi, altresì, che l'imposta sia effettivamente dovuta, cioè corrispondente a operazioni effettivamente soggette a Iva (Cassazione 735/2010; cfr anche Cassazione 13916/2006 e 11084/2008).


Fonte: Agenzia Entrate

| More

Incentivo all’acquisto di auto ecologiche.

E’ cedibile il credito maturato dalle imprese produttrici o importatrici di auto che non trova capienza nelle imposte e nei contributi da versare, purché il trasferimento risulti da un atto con data certa e sia notificato all’Agenzia delle Entrate. La società che acquisisce il credito può, a sua volta, utilizzare le somme in compensazione con i propri debiti d’imposta o contributivi.

risoluzione n. 15/e del 5 marzo 2010


Fonte: Min.Finanze

| More

Contenzioso. Onlus – Iscrizione e cancellazione dall’anagrafe unica.

Le controversie sui provvedimenti di cancellazione o di rifiuto di iscrizione dall'anagrafe delle Onlus sono di competenza del giudice tributario e non di quello amministrativo. Lo ha precisato l’Agenzia delle Entrate.

risoluzione n. 16/e del 5 marzo 2010


Fonte: Min.Finanze

| More

Compravendita di un immobile ad uso abitativo e di più pertinenze.

Agli atti imponibili ad Iva che comportano la cessione di un immobile ad uso abitativo e di più pertinenze le imposte di registro, ipotecaria e catastale si applicano una sola volta e in misura fissa indipendentemente dal numero di immobili pertinenziali trasferiti e della diversa aliquota Iva agli stessi applicabile, a condizione che acquirente e venditore siano gli stessi soggetti.

circolare n. 10/e del 12 marzo 2010


Fonte: Min.Finanze

| More

Lavoratori all'estero. Regolarizzazione delle omissioni relative al monitoraggio fiscale.

L'Agenzia delle Entrate ha fornito ulteriori delucidazioni in merito alle modalità di regolarizzazione delle posizioni dei lavoratori dipendenti che, in relazione alla propria attività lavorativa svolta all'estero, hanno commesso violazioni in materia di monitoraggio fiscale.

circolare n. 11/e del 12 marzo 2010


Fonte: Min.Finanze

| More

Trasmissione dei dati Ici - Iscop.

Il Dipartimento delle Finanze ha fornito ulteriori istruzioni sulle modalità di trasmissione dei dati relativi ai versamenti effettuati a titolo d’imposta comunale sugli immobili (ICI) e dell’imposta di scopo per la realizzazione di opere pubbliche (ISCOP) per l’anno 2009, nonché di quelli relativi a sanzioni ed interessi.

trasmissione dei dati ici - iscop - nota dip. 15 marzo 2010


Fonte: Min.Finanze

| More

Elenchi riepilogativi delle operazioni intracomunitarie.

Con decreto sono stati fissati i termini e le modalità di presentazione degli elenchi riepilogativi delle operazioni intracomunitarie.

decreto 22 febbraio 2010 (gu n. 53 del 5 marzo 2010)


Fonte: Min.Finanze

| More

Rivisto il ravvedimento per le regolarizzazioni.

Con la circolare dell’Agenzia delle Entrate numero 11/E del 2010, riguardante la regolarizzazione delle violazioni commesse dai lavoratori che hanno prestato la loro attività all’estero, viene rivisto integralmente il ravvedimento operoso quando la regolarizzazione viene effettuata nei novanta giorni successivi al termine di presentazione della dichiarazione. Le Entrate, al paragrafo 3.1, hanno precisato che se dalla dichiarazione tardiva presentata nei novanta giorni derivano delle imposte dovute, risulta necessario versare la sanzione ridotta di 21 Euro (un dodicesimo di 258 Euro) più la sanzione ridotta del 3 per cento quando il versamento viene effettuato dopo i trenta giorni ed entro il termine di presentazione della dichiarazione successiva.


Fonte: Il Sole 24 Ore

| More

Sigari, sigarette e Iva da pagare.

È il regime monofasico il trattamento corretto ai fini Iva per la cessione di tabacchi lavorati. In pratica, il distributore provvede a pagare il tributo, determinato in base all’aliquota vigente, scorporando il relativo importo dal prezzo di vendita. Irrilevanti, di conseguenza, le successive cessioni. La speciale normativa, infatti, riservata alla compravendita di sigari e sigarette, generi di monopolio, prevede che il versamento dell’imposta avvenga in un’unica soluzione.
No invece alla procedura disciplinata dall’articolo 50-bis del Dl n. 331/1993 che consente la sospensione d’imposta in caso di trasferimento della merce da un deposito Iva a un altro, se l’introduzione dei beni è avvenuta in virtù di operazioni diverse da quelle indicate nel comma 4.
Sono questi i due punti essenziali della risoluzione n. 21/E del 15 marzo, che risponde a una società che produce e vende fumo.

I depositi accise, secondo quanto disposta dall’articolo 50-bis, hanno la stessa validità fiscale dei depositi Iva e, quindi, consentono di effettuare determinate cessioni di beni in sospensione di imposta, come avviene per le merci provenienti da Paese extra Ue e custodite in depositi doganali: è a questa norma che si appella, in prima battuta, la società istante.
Si tratta di un’azienda che produce sigari, la quale chiede se alla vendita in conto deposito effettuata nei confronti della ditta che curerà la distribuzione della merce sia possibile applicare la sospensione d’imposta, visto che il trasferimento del prodotto avviene da un deposito accise a un altro utilizzato, quest’ultimo, ordinariamente anche come deposito Iva.
L’Amministrazione finanziaria dice no a tale soluzione, in quanto riscontra che non tutte le operazioni di immissione dei beni nel deposito da parte dell’azienda produttrice rientrano tra quelle specificate nel comma 4.

Corretto, invece, il ricorso al regime monofasico per il pagamento dell’imposta, prospettato in seconda battuta dalla società.
Il commercio e la tassazione dei tabacchi, trattandosi di generi di monopolio, sono sottoposti a normative specifiche, due in particolare: l’articolo 74 del Dpr 633/1972, con il quale viene stabilito che è il distributore (una volta Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, che ne era anche produttore) a dover versare l’imposta, e l’articolo 4 della legge 76/1985, secondo il quale per i tabacchi lavorati “l'imposta sul valore aggiunto è dovuta in una sola volta”.
In pratica, versa l’Iva chi cura la distribuzione dei tabacchi lavorati presso i rivenditori autorizzati e l’imposta va applicata al momento dell’immissione in consumo tramite il metodo del regime monofase, scorporando dal prezzo di vendita l’importo del tributo, determinato secondo l’aliquota vigente.
Irrilevanti le eventuali operazioni successive come pure quelle avvenute prima che il manufatto arrivasse sugli scaffali del tabaccaio.

Il documento di prassi precisa che non è rilevante il fatto che la disciplina faccia riferimento a un ente pubblico mentre ora il settore è stato privatizzato, perché le modifiche non toccano gli aspetti fiscali della materia e, nel caso specifico, l’unico soggetto legittimato a distribuire il prodotto è anche quello tenuto a pagare il tributo.

L’Agenzia chiarisce, inoltre, che non usufruiscono dello speciale regime gli acquisti di materia prima e semilavorati effettuati dall’impresa produttrice, né le eventuali vendite operate nei confronti di aziende diverse da quella che cura la distribuzione finale. Per questi casi rimangono valide le modalità ordinarie dell’esecuzione della rivalsa da parte del cedente o del prestatore.

La speciale normativa relativa alla tassazione dei tabacchi lavorati, riconoscono i tecnici delle Entrate, è “obiettivamente” di difficile interpretazione ed è per questo che, salvo circostanze particolari valutate dagli uffici, non verranno irrogate sanzioni amministrative nel caso gli operatori del settore non abbiano applicato le modalità chiarite con la risoluzione odierna.


Fonte: Agenzia Entrate

| More