sabato 28 febbraio 2009

Quesito: info detrazioni figli a carico.

Sono una lavoratrice dipendente ed ho due figli di 13 e 16 anni a carico al 100% in quanto legalmente separata.Lavoro in una ditta artigiana dove ho una stipendio fisso mensile di 1300 euro netti + gli assegni familiari. Il consulente non mi vuole mettere in busta paga le detrazioni per i figli in quanto sostiene che queste inciderebbero sul lordo del mio stipendio e ciò significherebbe un danno per il mio datore di lavoro in quanto il mio stipendio sarebbe di 1300 euro +gli assegni+ le detrazioni. Io ho cercato di spiegargli che le detrazioni, come gli assegni familiari non fanno reddito e quindi non sono soldi che dovrebbe tirare fuori di tasca il mio datore di lavoro. Comunque mi fa firmare il foglio di dichiarazione di familiari a carico. Come faccio a spiegarglielo in modo che capisca? Non capisco come mai devo firmare il foglio di dichiarazione di familiari a carico se poi per avere questi soldi devo presentare la dichiarazione dei redditi con mod. 730. Il mio unico reddito è quello da lavoratore dipendente.

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Quesito: info trattamento economico dipendente P.A.

SONO UN DIPENDENTE DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE ISCRITTO NELLE LISTE DIDISPONIBILITA' AL RICHIAMO ALLE ARMI (RISERVISTA) DA 1 A 6 MESI (QUALORA CE NEFOSSE LA NECESSITA') DELLA CATEGORIA SOTTUFFICIALI E TRUPPA DELL'ESERCITOITALIANO.DEREREI SAPERE SE IN CASO DI RICHIAMO ALLE ARMI PER UN CERTO PERIODO, OLTREALLA CONSERVAZIONE DEL POSTO DI LAVORO, QUALE TRATTAMENTO ECONOMICO MI SPETTA.ESATTAMENTE SE PER TUTTO IL PERIODO SPETTA LA DOPPIA MENSILITA' ,O ALTRA MISURADI PAGAMENTO.

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Quesito: bonus assunzioni.

il mio dubbio e' in merito al requisito del mantenimento dei posti di lavoro creati per almeno due (o tre anni). E' da riferirsi esclusivamente ai nuovi assunti o piu' in generale all'incremento rilevante realizzato (rigo A6 del modello di richiesta)? Ad es. le dimissioni di un lavoratore assunto prima del 2008 (che non crea posto di lavoro), comportano semplice riduzione del credito (visto che si riduce nella verifica mensile l'incremento rilevante) oppure causano la revoca (e quindi restituzione) del credito per mancato mantenimento?

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Quesito: IVA all'estero.

sono un ingegnere di 36 anni che non ha mai aperto p.IVA e ha sempre lavorato come dipendente pubblico prima, privato poi.Adesso una società estera mi ha proposto un incarico professionale come consulente informatico presso un noto centro di ricerca della commissione europea sito in Italia.Avendo deciso di accettare ho capito che mi conviene aprie partita IVA e fatturare, ma mi chiedo come mi debbo comportare con l'IVA, l'inarcassa e l'irpef, in altre parole dovrò fatturare considerando il sostituto d'imposta, l'iva al 20% e il 2% di inacassa?

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Quesito: preavviso e anzianità di servizio.

dal 01/01/2003 al 31/12/2008 sono stata assunta a tempoindeterminato presso una società (S.p.A.) con CCNL del CommercioTerziario e Servizi. Dal 01/01/2009 mi è stato chiesto di dare ledimissioni per poi essere riassunta a pari condizioni presso un'altrasocietà di proprietà della figlia (srl) di uno dei due soci dellaprecedente società. Il trasferimento è avvenuto lasciandomi quindiintatti il compenso e gli scatti di anzianità.Le chiedo, ai fini delpreavviso che dovrei dare in caso di licenziamento, devo ritenere lamia anzianità superiore ai 5 anni (e quindi per il CCNL sono 90 giornidi preavviso) oppure devo considerarla a partire dal 01/01/2009? Vistoche ho pochi mesi di lavoro in questa nuova società, se si volesserorivalere e mi richiedessero di pagare il mancato preavviso, da dove melo detraggono (non ho accumuli nè di ferie nè di TFR)?

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Quesito: Dichiarazione redditto per affitto su proprietà indivisa.

Sono proprietario di 2/12 di alcuni appartamenti di cui mio padre percepiscel'affitto per intero.Al momento, nella dichiarazione dei redditi, sto dichiarando di percepire i2/12 degli affitti per cui pago irpef anche se non ho incassato niente.Cosa posso fare per fare in modo che l'irpef ricada solo su mio padre?

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Quesito: informazioni operative su contribuente minimo.

mio marito ha fatto richiesta di partita IVA e ha registrato la sua attività come Ditta individuale scegliendo il regime fiscale per “Azienda a requisiti ridotti”.Dopo il suo licenziamento si è “inventato” un mestiere, quello del pubblicitario. Io, sua moglie lo dovrei aiutare a gestire la parte contabile.Tutto mi è nuovo e sinceramente spendere ora 40 € al mese per un ragioniere non mi è affatto possibile.Ho scaricato da Internet, dal sito dell’Agenzia delle Entrate il testo dove sono spiegati i nostri adempimenti fiscali. Ma nell’ignoranza in cui mi trovo mi muovo molto incerta.Sto raccogliendo le fatture di acquisto ed anche quelle dei nostri clienti, ma vorrei sapere se devo registrarle da qualche parte…Creo un file in Excel e questo potrebbe bastarmi?Mio marito lavora in un locale che abbiamo acquistato lo scorso anno e paghiamo un mutuo mensile. Questi pagamenti vanno registrati?Potrebbe darmi qualche consiglio pratico riguardo la gestione di questo regime fiscale?Le sarei veramente grata se potesse darmi consigli minimi per una prima impostazione. Consideri che abbiamo un fatturato di circa 500 € al mese e stiamo partendo ora.

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Quesito: 81/2008 per S.a.s.

Siamo una piccola SAS (1 accomandatario e 2 accomandanti), solo l’accomandatario ovviamente fornisce prestazioni, come ci dobbiamo muove nei confronti della 81/2008?

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Quesito: avvio impresa edile da libero professionista.

avrei un dubbio da sottoporle: sono un architetto libero professionista, titolare di partita iva iscritto regolarmente a inarcassa. Avrei Intenzione di aprire un’impresa edile ma non so se questo è possibile svolgendo appunto anche la libera professione. Mi potrebbe dare qualche delucidazione.

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Quesito: fitto immobile ONLUS.

Dovendo affittare un immobile C2-C6 strumentale x la mia Onlus il cui locatore e' una S.R.L. è vero che il contratto è esente IVA e per quale articolo??

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Quesito: orari di lavoro.

sono un dipendente di una AziendaMultiservizidi proprietà del Comune.
Il mio contratto è di autoferrotranviere e sono unOperatore d'Ufficio.
Da un anno l'Azienda ed i sindacati hanno deciso diinserirmi conaltri 19 colleghi in un contratto di solidarietà,dimezzandomi lostipendio e le ore di lavoro.
La mia domanda è la seguente:Posso decidere e pretendere dall'azienda di compiere gliorari di lavoroin base alle mie esigenze?
Premetto che sia nel contratto che nell'accordo sindacalenon ci sonoriferimenti in merito agli orari di lavoro.Inoltre, in sede assembleare, sia il sindaco, sia ilpresidente dell'aziendae sia i sindacati hanno detto che i lavoratori per campareavrebberopotuto compiere altri mestieri, contemporaneamente alcontratto di solidarietà.

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Quesito: apertura ditta elettricista.

sono un eletricista con un contratto metalmeccanico di 5 livello già da 4 anni (senza diploma). Volevo aprire una p.i.. Le domande che volevo farle sono: con questa situazione, posso giovare delle lettere che sono in azienda? Posso firmare le dichiarazioni di conformità? altrimenti cosa dovrei fare?

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Le imposte e i non residenti (AIRE).

Ai fini delle imposte sui redditi sono considerati "non residenti" coloro che non sono iscritti nelle anagrafi della popolazione residente per la maggior parte del periodo d'imposta, cioé per almeno 183 giorni (184 per gli anni bisestili) e, ai sensi del codice civile, non hanno nel territorio dello Stato italiano nè il domicilio (sede principale di affari e interessi) nè la residenza (dimora abituale). Se manca anche una sola di queste condizioni i contribuenti interessati sono considerati residenti.

I non residenti che hanno prodotto redditi o possiedono beni in Italia sono tenuti a versare le imposte allo Stato italiano, salvo eccezioni previste da eventuali Convenzioni per evitare le doppie imposizioni stipulate tra lo Stato italiano e quello di residenza.

Tutti i cittadini italiani, ovunque siano nati, che risiedono fuori dal territorio nazionale per più di un anno devono richiedere al proprio Comune la cancellazione dall'Anagrafe della popolazione residente (se residenti precedentemente in Italia) e conseguentemente il trasferimento nell'Anagrafe dei residenti all'estero (A.I.R.E.) del Comune italiano di origine o di ultima residenza prima dell'espatrio, entro tre mesi dall'arrivo nel paese estero (Legge n. 470/88).

Sono previste alcune eccezioni:

-trasferimento temporaneo, di durata non superiore all'anno;

-dipendenti dello Stato inviati all'estero per motivi di servizio.

Tuttavia, si considerano "residenti", salvo prova contraria, i cittadini italiani cancellati dalle anagrafi della popolazione residente ed emigrati in Stati o territori aventi un regime fiscale privilegiato, individuati con decreto del Ministro delle Finanze 4 maggio 1999.

I cittadini che hanno trasferito la propria residenza in uno dei Paesi indicati in tale elenco, nel caso in cui siano effettivamente residenti dove hanno indicato, devono essere pronti a fornire la prova del reale trasferimento all'estero. Sono tenuti a dimostrare che in Italia non hanno nè la dimora abituale nè il complesso dei rapporti riguardanti sia gli affari che gli interessi (allargati, oltre che agli aspetti economici, anche a quelli familiari, sociali e morali). Sarà quindi possibile utilizzare qualsiasi mezzo di prova di natura documentale o dimostrativa, ad esempio la sussistenza della dimora abituale nel Paese fiscalmente privilegiato, sia personale che dell'eventuale nucleo familiare, l'iscrizione ed effettiva frequenza dei figli presso istituti scolastici o di formazione del Paese estero, lo svolgimento di un rapporto lavorativo a carattere continuativo, stipulato nello stesso paese estero, ovvero l'esercizio di una qualsiasi attività economica con carattere di stabilità.

IL DOMICILIO FISCALE IN ITALIA DEI NON RESIDENTI

Il domicilio fiscale é un dato necessario che permette di individuare con certezza l'ufficio dell'amministrazione finanziaria competente a controllare i dati della dichiarazione dei redditi. In base alle norme fiscali italiane i contribuenti non residenti, ai fini delle imposte sul reddito, hanno il domicilio fiscale nel Comune italiano nel quale hanno prodotto il reddito (o, se l'attività viene svolta in più Comuni, nel Comune in cui hanno prodotto il reddito più elevato). I cittadini italiani che risiedono all'estero in forza di un rapporto di servizio con la pubblica amministrazione, nonchè quelli considerati residenti all'estero, avendo trasferito la residenza in Paesi aventi un regime fiscale privilegiato indicati nel D.M. 4 maggio 1999 , hanno invece il domicilio fiscale nel Comune di ultima residenza in Italia.

LE PRINCIPALI IMPOSTE ITALIANE PER I NON RESIDENTI

Le principali imposte che possono riguardare i non residenti sono:

-       l'imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef);

-       l'addizionale regionale all'Irpef;

-       l'addizionale comunale all'Irpef;

-       le imposte sui trasferimenti di proprietà degli immobili (Iva o imposta di registro, imposta ipotecaria e catastale);

-       l'imposta comunale sugli immobili (Ici);

-       l'imposta regionale sulle attività produttive (IRAP).

I non residenti titolari di redditi imponibili in Italia sono soggetti ai seguenti obblighi fiscali:

-       presentazione della dichiarazione annuale dei redditi ai fini Irpef - ad eccezione dei casi di esonero - e versamento delle relative imposte (saldo per l'anno precedente e acconti per l'anno in corso);

-       se possiedono beni immobili, oltre all'Irpef devono pagare l'Ici e, se l'immobile non é concesso in locazione, la tassa sui rifiuti (entrate comunali). La dichiarazione Ici, al contrario di quanto avviene per quella relativa all'Irpef, non si presenta ogni anno, ma solo in caso di variazioni che si sono verificate nel corso dell'anno (ad esempio acquisto di immobili);

-       in caso di successione, per i beni immobili siti nel territorio italiano e per i diritti immobiliari c'é l'obbligo di presentazione della relativa dichiarazione. Se ricorrono i requisiti di legge sono dovute le imposte di successione e le imposte ipotecaria e catastale nella misura del 2% e dell'1% applicate alla base imponibile determinata secondo le disposizioni relative all'imposta sulle successioni.

IRPEF: I REDDITI TASSABILI DEI NON RESIDENTI

Ai fini dell'applicazione dell'Irpef nei confronti dei non residenti, si considerano prodotti in Italia e sono quindi soggetti ad imposizione da parte dello Stato italiano - salvo quanto previsto dalle Convenzioni internazionali contro le doppie imposizioni - i redditi che hanno avuto origine nel territorio italiano e derivano da:

-       attività di lavoro dipendente;

-       attività di lavoro autonomo, d'impresa, eccetera;

-       pensioni e assegni assimilati;

-       fabbricati e terreni ubicati in Italia;

-       redditi di capitale e redditi diversi di natura finanziaria (plusvalenze).

LE ADDIZIONALI REGIONALE E COMUNALE ALL'IRPEF

Anche le persone non residenti nel territorio dello Stato sono obbligate al pagamento delle addizionali regionale e comunale all'Irpef se, nell'anno di riferimento, risulta dovuta l'Irpef dopo aver scomputato tutte le detrazioni spettanti e i crediti d'imposta per i redditi prodotti all'estero che hanno subito la ritenuta di imposta a titolo definitivo.

Per individuare la regione a favore della quale effettuare il versamento dell'addizionale, si deve fare riferimento al domicilio fiscale del contribuente alla data del 31 dicembre 2007. Per individuare il comune a favore del quale effettuare il versamento dell'addizionale comunale dovuta a saldo per il 2007, si deve fare riferimento al domicilio fiscale del contribuente alla data del 1° gennaio 2007 mentre per quella dovuta in acconto per il 2008 si deve fare riferimento al domicilio fiscale del contribuente alla data del 1° gennaio 2008.

Per i titolari di redditi di lavoro dipendente e assimilati, il saldo delle addizionali regionale e comunale all'Irpef viene determinato dai sostituti d'imposta all'atto delle operazioni di conguaglio relative a tali redditi. L'importo dell'addizionale regionale viene trattenuto in un numero massimo di 11 rate mensili, entro il mese di novembre, oppure alla cessazione del rapporto se quest'ultimo é antecedente alla fine del periodo d'imposta. L'acconto dell'addizionale comunale é invece trattenuto a partire dal mese di marzo e suddiviso in un numero massimo di 9 rate.

Per i possessori di redditi diversi da quelli di lavoro dipendente e assimilati (tra cui rientrano di solito i non residenti) la determinazione e il pagamento delle addizionali avvengono in sede di dichiarazione dei redditi.


Fonte: Agenzia Entrate

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Cumulo pensione-reddito: nuova disciplina dal 2009.

La legge 6 agosto 2008, n.133 ha introdotto grandi novità in materia di cumulo. Abolizione del cumulo tra pensione e reddito da lavoro sia per le pensioni di anzianità calcolate con il sistema di calcolo retributivo (per coloro che avevano almeno 18 anni di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995) sia per le pensioni cosiddette di vecchiaia calcolate con il sistema di calcolo contributivo (per coloro che hanno un’anzianità contributiva che parte dal 1° gennaio 1996).

Sistema retributivo

Le pensioni di anzianità a carico dell’assicurazione generale obbligatoria e delle forme sostitutive ed esclusive della stessa, liquidate con il sistema di calcolo retributivo, sono totalmente cumulabili con i redditi da lavoro dipendente ed autonomo a partire dalla rata di pensione che decorre dal 1° gennaio 2009.

Sistema contributivo

Sono totalmente cumulabili le pensioni calcolate con il sistema contributivo per i lavoratori che hanno un’anzianità contributiva di almeno 35 anni e con l’età anagrafica prevista per la pensione di anzianità liquidata con il sistema retributivo (dal 1° gennaio, 58 anni per i lavoratori dipendenti e 59 per gli autonomi) a carico dell’assicurazione generale obbligatoria e delle forme sostitutive ed esclusive della stessa o a carico della gestione separata.

Dal 1° gennaio 2009 sono totalmente cumulabili con i redditi da lavoro dipendente e autonomo le pensioni liquidate con il sistema di calcolo contributivo a coloro che sono in possesso di un’anzianità contributiva pari o superiore a 40 anni e a coloro che hanno un’età anagrafica pari o superiore a 65 anni se uomo pari o superiore a 60 anni se donna.

Esclusioni

La nuova disciplina in materia di cumulo non si applica:

• per i titolari di pensione ai superstiti

• per i titolari di assegno di invalidità

• per i lavoratori che trasformano il rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale;

• per i lavoratori socialmente utili per i trattamenti liquidati provvisoriamente;

• per i titolari di assegni straordinari per il sostegno del reddito.

Pensioni di anzianità e vecchiaia

A partire dal 1° luglio 2009 entra in vigore il cosiddetto sistema delle quote in base al quale si consegue il diritto alla pensione al raggiungimento di una quota data dalla somma tra età anagrafica e contribuzione.

Si allegano le tabelle relative alle pensioni di anzianità per lavoratori dipendenti e autonomi.


Fonte: INPS

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Dichiarazione di immobile acquisito per usucapione.

Un bene immobile pervenuto al defunto a titolo di usucapione è da considerare ricompreso nell'asse ereditario, anche in assenza di una sentenza accertativa del diritto acquisito. Pertanto, gli eredi o i legatari devono indicare nella dichiarazione di successione i dati identificativi del bene, precisando che l'acquisto è avvenuto per usucapione.

(risoluzione n. 52/e del 24 febbraio 2009 )

Fonte: Min.Finanze

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Indennità corrisposta per servizi fuori sede lavoro dipendente.

L'indennità "una tantum per servizi fuori sede" corrisposta dal comando provinciale dei Vigili del fuoco ai propri dipendenti, a copertura di spese sostenute per trasferte effettuate fuori dal territorio comunale possono essere ricomprese tra le indennità di trasferta, in quanto remunerano l’attività prestata in una località distante in modo significativo dalla sede di servizio. E' quanto precisato dall’Agenzia delle Entrate.

(risoluzione n. 53/e del 24 febbraio 2009 )

Fonte: Min.Finanze

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Detraibilità delle spese per strutture sportive.

Sono stati precisati dall’Agenzia delle Entrate i criteri di detraibilità, ai fini Irpef, delle spese sostenute a titolo di iscrizione annuale e abbonamento a strutture sportive a favore dei ragazzi di età compresa tra i 5 e i 18 anni.

(risoluzione n. 50/e del 24 febbraio 2009 )

Fonte: Min.Finanze

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Gestione delle istanze di interpello.

L’Agenzia delle Entrate ha chiarito le recenti disposizioni che incidono sulla procedura di gestione delle istanze di interpello ed, in particolare, sulle istanze di interpello c.d. antielusivo di cui all’articolo 21 della legge 30 dicembre 1991, n. 413 nonché sulle diverse tipologie di istanze di interpello presentate dalle imprese di più rilevante dimensione.

(circolare n. 5/e del 24 febbraio 2009 )


Fonte: Min.Finanze

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Tutte le scadenze del "milleproroghe".

Il “milleproroghe” ha apportato delle sostanziali modifiche alle norme del Dpr 322/98 sulle modalità per la presentazione delle dichiarazioni relative alle imposte sui redditi, all’Irap e all’Iva.

Slitta dal 31 luglio al 30 settembre il termine ultimo per l’invio telematico delle dichiarazioni delle persone fisiche, delle società di persone e dei soggetti a essi assimilati, e dei dati Irap.

I contribuenti Ires, inoltre, possono presentare per via telematica la dichiarazione entro l’ultimo giorno del nono mese successivo (e non più entro il settimo mese) a quello di chiusura del periodo d’imposta.

 

Novità anche sul fronte Irap. Viene eliminato, infatti, l’obbligo per i soggetti con periodo d’imposta che coincide con l’anno solare, di presentare nella dichiarazione Unico i dati relativi all’imposta regionale sulle attività produttive. La dichiarazione Irap, dal periodo d’imposta 2008, va, quindi, presentata autonomamente, tramite specifico modello.

E’ il 31 luglio, e non più il 31 marzo, l’ultimo giorno utile per la trasmissione telematica all’agenzia delle Entrate da parte dei sostituti d’imposta dei dati fiscali e contributivi.

Per la dichiarazione annuale Iva, i contribuenti avranno tempo fino al 30 settembre e non più fino al 31 luglio.

 

Nuova scadenza per la trasmissione telematica delle dichiarazioni da parte di Caf, professionisti abilitati e sostituti di imposta: il termine ultimo passa dal 25 giugno al 15 luglio.

Differito, infine, dal settimo al nono mese successivo alla chiusura del periodo d’imposta, l’obbligo di presentare la dichiarazione in caso di liquidazione di società, di fallimento, di liquidazione coatta amministrativa, di trasformazione e fusione.

 

Acconti Ires e Irap

Prorogata al prossimo 31 marzo la data entro cui deve essere emanato il decreto del presidente del Consiglio dei ministri sulle modalità e i termini del versamento dell’importo degli acconti Ires e Irap non corrisposto per effetto della riduzione di 3 punti percentuali per l’anno 2008, stabilita dal decreto “anticrisi”.

 

Agevolazioni per lo sport dilettantistico

Il regime fiscale agevolato previsto per i redditi diversi indicato dall’articolo 67, comma 1, lettera m) del Tuir viene esteso anche alla formazione, alla didattica, alla preparazione e all’assistenza all’attività sportiva dilettantistica. Altre agevolazioni sono state introdotte per le federazioni sportive nazionali, le discipline associate e gli enti di promozione sportiva riconosciuti dal Coni.

 

Irap e tasse automobilistiche

Le norme regionali in materia di tasse automobilistiche e Irap continueranno ad avere validità fino al 2010, anche se emanate in maniera non conforme alle disposizioni statali. Questo in attesa del progressivo passaggio al federalismo fiscale e per scongiurare l’eventuale ipotesi di un periodo di vuoto legislativo.

 

Trasmissione unificata retribuzioni e ritenute

Scatterà da gennaio 2010 l’obbligo per i sostituti d’imposta di comunicare telematicamente ogni mese i dati di carattere fiscale, contributivo e previdenziale. L’entrata in vigore dell’adempimento, introdotto dalla Finanziaria 2008, era inizialmente prevista per gennaio 2009.

 

Preu e imposta sugli intrattenimenti 2006

Rinvio anche per l’attività di riscossione, relativa all’anno 2006, del prelievo erariale unico e dell’imposta sugli intrattenimenti relativa agli apparecchi da divertimento e intrattenimento.

Per quanto concerne il Preu, la liquidazione va effettuata entro il 30 giugno 2009 (e non più entro il 31 dicembre 2008) e l’iscrizione a ruolo entro il 30 giugno 2010 (prima fissata al 31 dicembre 2009).

Per quanto riguarda l’imposta sugli intrattenimenti, la liquidazione slitta dal 31 dicembre 2008 al 30 giugno 2009, l’iscrizione a ruolo dal 31 dicembre 2009 al 30 giugno 2010 e la notifica delle cartelle dal 31 dicembre 2010 al 30 giugno 2011.

 

Fabbricati rurali

Esclusi dall’Ici i fabbricati rurali anche se accatastati e senza attribuzione di rendita.


Fonte: Agenzia Entrate

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mercoledì 25 febbraio 2009

Iva di gruppo.

Affinché una società possa assolvere il ruolo di controllante nell'ambito della procedura di liquidazione Iva di gruppo, è necessario che la società che a sua volta la controlla rinunci ad avvalersi della medesima procedura, mediante comunicazione da allegare al modello "Iva 26", presentato, ogni anno, dalla controllante entro il 26 febbraio. Partendo da tale premessa, con la risoluzione n. 51/E del 25 febbraio, l'Agenzia ha fornito, sul tema, tutta una serie di precisazioni.

I chiarimenti forniti dall'agenzia delle Entrate traggono origine da un'istanza di interpello di una società capogruppo/controllante ai fini della procedura Iva gruppo, di seguito denominata società X, controllata, a sua volta, da un'altra società, di seguito Y.

Entrambi i soggetti coinvolti sono assoggettati all'obbligo civilistico di redazione del bilancio consolidato ai sensi degli articoli 25 e 26 del Dlgs 127/1991. In altri termini, la società X che si è avvalsa della procedura di liquidazione Iva di gruppo di cui al Dm 13 dicembre 1979 in veste di controllante è, al contempo, controllata da altra società Y, estranea al perimetro di liquidazione Iva.

A tal riguardo, si rammenta che l'articolo 73, ultimo comma, del Dpr 633/1972, e il Dm 13 dicembre 1979 disciplinano l'istituto della liquidazione Iva di gruppo, attraverso cui le società legate da rapporti di controllo possono compensare debiti e crediti Iva sorti in capo alle società facenti parte del "perimetro di liquidazione".

La procedura prevede la possibilità, per le società controllanti, di dichiarare l'imposta in termini complessivi, consentendo alla società controllante di compensare i saldi a debito e a credito delle liquidazioni periodiche, nonché il saldo finale, delle società controllate. A tal fine, le singole società trasferiscono alla controllante i loro crediti o debiti, e questa effettua un'operazione algebrica sugli stessi.

Come ricordato con la risoluzione 51/E, si tratta, quindi, di un sistema volto ad agevolare - almeno da un punto di vista finanziario - i gruppi societari che riescono, in tal modo, a compensare le situazioni creditorie in capo ad alcune società con quelle debitorie di altre, ottenendo, nella sostanza, una sorta di "rimborso accelerato dei crediti Iva".

Con riferimento al caso concreto posto al vaglio dell'Amministrazione finanziaria, la società istante X ha evidenziato che, in sede di liquidazione annuale dell'imposta di gruppo per l'anno 2006, era emersa un'eccedenza di credito Iva che, nel corso dell'anno 2007, era stata in buona parte compensata con debiti della controllante X e, in misura minore, con debiti di una delle società italiane partecipanti all'Iva di gruppo (A, B, e C).

In sede di presentazione della dichiarazione per l'anno 2007, il credito utilizzato in compensazione era stato garantito ai sensi dell'articolo 6 del Dm 13 dicembre 1979. E' proprio su tale ultimo aspetto, relativo alla necessità di garantire gli importi in argomento, che sono emersi dubbi interpretativi. In particolare, la società istante - controllante X - ha chiesto di conoscere la corretta interpretazione e applicazione del primo comma, terzo periodo, dell'articolo 38-bis del Dpr 633/1972, secondo cui, nell'ambito delle liquidazione Iva di gruppo, la società controllante è legittimata a garantire direttamente i propri crediti Iva e quelli delle società controllate utilizzati in compensazione se riveste anche il ruolo di società capogruppo tenuta alla redazione del bilancio consolidato ai sensi dell'articolo 25 del Dlgs 127/1991, che certifica un patrimonio superiore a 258.228.449,54 euro, ovvero se si trova al vertice della catena partecipativa di un gruppo obbligato al consolidato.

La principale difficoltà consiste, quindi, nell'identificare il soggetto preposto a fornire le garanzie previste dalla citata disposizione nel caso in cui esistano due società, legate da rapporti di controllo diretto l'una su l'altra, aventi un patrimonio netto superiore a 258.228.449,54 euro e, come tali, tenute alla presentazione del bilancio consolidato ai sensi dell'articolo 25 del Dlgs 127/1991.

In particolare, si chiede se è la capogruppo/controllante X ai fini Iva a dover prestare "garanzia diretta" con le modalità di cui al citato articolo 38-bis, ossia "mediante assunzione dell'obbligo di restituzione del credito compensato" o se, viceversa, l'unica "capogruppo" che può prestare la "garanzia diretta" sia quella estranea al perimetro di liquidazione (società Y) ma al vertice di tutto il gruppo di società, di cui fa parte anche la controllante/capogruppo ai fini Iva X.

I rapporti di controllo come sopra descritti, secondo la società istante X, consentono a entrambe le società capogruppo di garantire le operazioni di compensazione in argomento (compensazione fra i crediti Iva delle controllate (A, B e C) con i debiti Iva della controllante X o di altre società appartenenti al perimetro di liquidazione), poiché, entrambe le società possiedono i requisiti fissati dagli articoli 25 e 26 del Dlgs 127/1991 per essere definite "società capogruppo".

Partendo da tale assunto, la società istante X ritiene che il bilancio consolidato dalla stessa redatto è idoneo a fornire una rappresentazione della situazione patrimoniale economica e finanziaria del gruppo e, di conseguenza, anche alla verifica del rispetto del limite di euro 258.228.449,54, di cui dall'articolo 38-bis, indipendentemente dai sovrastanti rapporti di controllo con la capogruppo ai fini civilistici. Parimenti, il patrimonio netto di X assolve pienamente la funzione di garanzia, così come normativamente richiesto.

La garanzia per i crediti Iva delle controllate, trasferiti e compensati nell'ambito della procedura, può, inoltre, essere prestata mediante "assunzione diretta" della obbligazione d'integrale restituzione dei crediti medesimi, da manifestare all'Amministrazione finanziaria, tramite presentazione del modello di impegno allegato alla circolare 164/1998. Sulla base delle indicazioni fornite da tale ultimo orientamento di prassi, la società istante controllante/capogruppo ai fini Iva X dovrebbe, inoltre, essere esonerata dal prestare qualunque forma di garanzia per i crediti dalla medesima prodotti, trasferiti e compensati nell'Iva di gruppo, nonché, per quelli provenienti dal periodo di imposta precedente e compensati negli anni successivi.

A conclusioni analoghe giunge l'agenzia delle Entrate che, nel fornire i propri chiarimenti sui temi sopra brevemente riportati, in tema di compensazione, fornisce anche un'interpretazione di più ampio respiro con riferimento ai rimborsi Iva.

Compensazione

Nello specifico, la risoluzione ha, come anticipato, chiarito che affinché la società X possa assumere il ruolo di controllante/capogruppo, nell'ambito della procedura di liquidazione Iva di gruppo, è necessario che la società che la controlla (Y, capogruppo ai fini civilistici) rinunci ad avvalersi della medesima procedura di liquidazione unificata del tributo comunitario. La rinuncia avviene tramite comunicazione da allegare al modello IVA26 presentato, ogni anno, dalla controllante entro il 26 febbraio.

Ciò premesso, gli esperti del Fisco, entrando nel vivo del problema sottoposto alla loro attenzione, hanno precisato che se X e Y hanno entrambe i requisiti per la redazione del bilancio consolidato, ancorché esista un rapporto di controllo diretto dell'una sull'altra, le stesse possiedono anche i requisiti per garantire direttamente i crediti delle società controllate, portati in compensazione nell'ambito del perimetro di liquidazione, ai sensi dell'articolo 38-bis, primo comma, terzo periodo del Dpr 633/1972. Ne consegue che X e Y possono comunicare all'Amministrazione finanziaria l'assunzione diretta dell'obbligo di restituzione del credito compensato, per conto delle controllate.

Sulla base di tale argomentazione, l'Agenzia ha riconosciuto alla capogruppo/controllante ai fini Iva X la possibilità di assumere l'impegno a restituire per conto delle controllate i crediti compensati nella procedura Iva di gruppo, mediante l'apposita comunicazione. Parimenti, a conferma dei precedenti orientamenti amministrativi contenuti nella circolare 168/1998, è stato chiarito che non è necessario prestare alcuna garanzia con riferimento ai crediti trasferiti dalla capogruppo/controllante ai fini Iva X e compensati nella liquidazione Iva di gruppo. Non è, inoltre, necessaria alcuna garanzia con riferimento alle eccedenze del gruppo maturate in un anno e compensate direttamente negli anni successivi.

Rimborsi

Partendo dalle considerazioni sopra brevemente riportate in tema di garanzie per le compensazioni effettuate nell'ambito della procedura Iva di gruppo, la risoluzione ha puntualizzato, inoltre, che la società capogruppo X è l'unico soggetto legittimato a chiedere il rimborso annuale o infrannuale delle eccedenze dei crediti Iva trasferiti dalle società del gruppo, anche se la verifica dei presupposti di cui all'articolo 30 del Dpr 633/1972 deve essere operata in capo a ciascuna società cui corrisponde il credito. In questo caso, la garanzia, mediante assunzione diretta, può essere resa dalla capogruppo/controllante ai fini Iva (società X).

Ne consegue che i chiarimenti forniti in con riferimento alle compensazioni trovano applicazione anche con riguardo alle richieste di rimborso.

Del resto, se le società controllate non facessero parte del perimetro di liquidazione, i crediti Iva potrebbero essere chiesti a rimborso autonomamente dalle stesse. Anche in tale ultimo caso, il rimborso potrebbe essere garantito dalla capogruppo consolidante proprio mediante la richiamata assunzione diretta dell'obbligo di restituzione del credito per conto della controllata.


Fonte: Agenzia Entrate

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Successione: l'immobile usucapito entra sempre in dichiarazione.

Gli eredi o i legatari sono tenuti a inserire nella dichiarazione di successione l'immobile usucapito dal de cuius, anche nell'ipotesi in cui l'acquisto non sia stato accertato con sentenza.

Questo è, in sintesi, quanto affermato dall'agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 52/E del 25 febbraio.

Nel documento di prassi, ripercorrendo le disposizioni codicistiche dell'istituto dell'usucapione, è evidenziato che l'acquisto del diritto per usucapione avviene per legge, nel momento in cui matura il termine previsto dalle norme del codice civile (articoli 1158 e seguenti).

L'Agenzia richiama, in proposito, l'orientamento ormai consolidato della giurisprudenza, in base al quale l'accertamento giudiziale dell'intervenuta usucapione dà luogo a una sentenza avente natura dichiarativa e non costitutiva (Cassazione, sentenze 12609/2008 e 2485/2007).

La natura dichiarativa della sentenza che accerta l'avvenuto acquisto per usucapione della proprietà di beni immobili e altri diritti reali di godimento sui beni medesimi si evince, tra l'altro, dalla circostanza che, in base all'articolo 2651 del codice civile, la trascrizione della stessa ha natura di pubblicità-notizia, in quanto assolve allo scopo di garantire la completezza dei pubblici registri.

In effetti, la previsione contenuta nell'articolo 2651 non è coordinabile né con le regole dettate dall'articolo 2644 del codice civile - inerenti alla risoluzione dei conflitti tra più aventi causa dal medesimo dante causa - né con quanto stabilito dall'articolo 2650 del codice civile relativamente alla necessaria continuità delle trascrizioni.

A supporto di questa interpretazione, come sostenuto anche in dottrina, soccorre la collocazione sistematica del richiamato articolo 2651 tra quelli relativi alla trascrizione: infatti, la disposizione in parola segue e non precede sia l'articolo 2644 che il 2650.

In linea con la disciplina privatistica dell'usucapione, così come delineata secondo i principali orientamenti manifestati da dottrina e giurisprudenza, l'Agenzia perviene alla conclusione che un bene immobile acquisito per usucapione dal de cuius è da considerare ricompreso nell'asse ereditario, pur in mancanza di una sentenza accertativa di tale diritto.

Pertanto, nel caso in esame, trova applicazione l'articolo 9, comma 1, del Testo unico in materia di successioni, approvato con Dlgs 346/1990, ai sensi del quale "L'attivo ereditario è costituito da tutti i beni e diritti che formano oggetto della successione, ad esclusione di quelli non soggetti all'imposta a norma degli articoli 2, 3, 12 e 13".

Viene conseguentemente precisato che gli eredi o i legatari sono tenuti a inserire nella dichiarazione di successione i dati identificativi del bene, avendo cura di specificare che l'acquisto è avvenuto per usucapione; gli uffici preposti a ricevere la dichiarazione di successione devono, inoltre, procedere a liquidare l'imposta limitandosi all'esame della stessa, senza che sia necessario effettuare ulteriori accertamenti circa la titolarità dei beni indicati come facenti parte dell'asse ereditario.

Gli stessi uffici devono, infine, redigere e far trascrivere il certificato di successione previsto dall'articolo 5, comma 1, del Testo unico delle imposte ipotecaria e catastale (Dlgs 347/1990), inserendovi, in conformità alle risultanze della dichiarazione di successione, anche gli immobili che gli eredi hanno dichiarato essere stati usucapiti dal de cuius.

Al riguardo, è di particolare rilevanza la precisazione che la trascrizione del certificato di successione ha valenza soltanto ai fini fiscali e non costituisce trascrizione degli acquisti a causa di morte e dei diritti immobiliari compresi nella successione.

Ciò in quanto, come più volte affermato dalla giurisprudenza, la denuncia di successione è un atto avente rilevanza esclusivamente fiscale e, quindi, la trascrizione del relativo certificato non è riconducibile tra le ipotesi di trascrizione che sono tassativamente elencate nell'articolo 2643 del codice civile.

Fonte: Agenzia Entrate

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Gestione separata: aliquote contributive 2009.

Le aliquote contributive dovute alla Gestione separata per l’anno 2009 sono così fissate:
-25,72% (25,00 per aliquota IVS più lo 0,72 di aliquota aggiuntiva per maternità, assegni per il nucleo familiare, degenza ospedaliera e, per alcune categorie, malattia) per tutti coloro che non sono assicurati presso altre forme di previdenza obbligatoria;
-17,00% per i titolari di pensione e per gli iscritti ad altra forma di previdenza obbligatoria.

La ripartizione dell’onere contributivo tra collaboratore e committente rimane fissata nelle rispettive misure di un terzo (1/3) e due terzi (2/3), così come quella tra associante ed associato in partecipazione è rimasta fissata nelle misure del 55% per il primo e 45% per il secondo).

Nella circolare n° 13 del 28 gennaio sono inoltre riportate tutte le informazioni necessarie per il corretto versamento dei contributi dovuti.

Fonte: INPS

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Contributi lavoratori domestici: i nuovi importi per il 2009.

Sono stati calcolati i nuovi contributi per i lavoratori domestici in vigore dal primo gennaio 2009. Gli importi da pagare per ogni ora di lavoro, per rapporti di lavoro fino a 24 ore settimanali, sono:
-per retribuzioni orarie fino a 7,17 €: 1,33 € (di cui 0,32 € a carico del lavoratore);
-per retribuzioni orarie oltre 7,17 € e fino a 8,75 €: 1,50 € (0,36 € a carico del lavoratore);
-per retribuzioni orarie oltre 8,75 €: 1,83 € (0,44 € a carico del lavoratore).

In caso di rapporti di lavoro di almeno 25 ore settimanali (tutte effettuate presso lo stesso datore di lavoro) l’importo orario del contributo dovuto è di 0,97 € (di cui 0,23 € a carico del lavoratore). Quando il lavoratore è coniuge del datore di lavoro oppure è parente o affine entro il terzo grado e convive con il datore di lavoro, il contributo è dovuto senza la quota degli assegni familiari, per cui gli importi da pagare per ogni ora di lavoro sono i seguenti:

-per retribuzioni orarie fino a 7,17 €: 1,33 € (di cui 0,32 € a carico del lavoratore);
-per retribuzioni orarie oltre 7,17 € e fino a 8,75 €: 1,50 € (0,36 € a carico del lavoratore);
-per retribuzioni orarie oltre 8,75 €: 1,83 € (0,44 € a carico del lavoratore). In caso di rapporti di lavoro di almeno 25 ore settimanali (tutte effettuate presso lo stesso datore di lavoro) l’importo orario del contributo dovuto è di 0,96 € (di cui 0,23 € a carico del lavoratore).

Da notare che da quest’anno, in seguito all’aumento biennale dello 0,50% della quota a carico del lavoratore per i rapporti di lavoro tra parenti o affini, i contributi con e senza quota assegni familiari praticamente coincidono. La prossima scadenza per il pagamento, relativamente ai contributi per il primo trimestre 2009, è il 10 aprile 2009. In caso di cessazione del rapporto di lavoro, però, i contributi devono essere versati entro i dieci giorni successivi alla cessazione. Si ricorda, infine, che, nella sezione servizi online per il cittadino, è possibile effettuare il pagamento dei contributi con il servizio “Pagamento online contributi lavoratori domestici”.

La procedura consente anche la stampa della ricevuta di versamento tramite il codice BancoPosta. Sempre online, inoltre, è possibile chiedere l’invio di nuovi bollettini e utilizzare un’apposita procedura semplificata per il calcolo dei contributi dovuti.

Fonte: INPS

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Pubblicazione modulo per la richiesta del bonus straordinario.

È stato pubblicato, nella sezione “Moduli”, sotto la voce “Moduli vari”, il modello per la richiesta del bonus straordinario per famiglie, lavoratori, pensionati e non autosufficienza, previsto dall’art. 1 del decreto legge 29 novembre 2008, n. 185. Nella stessa sezione sono disponibili anche le istruzioni per la compilazione della domanda e le informazioni relative ai requisiti richiesti per il diritto e alla misura dell’importo spettante, da calcolare in base al numero dei componenti del nucleo familiare e al reddito complessivo.

Fonte: INPS

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Conguaglio di fine anno dei contributi previdenziali e assistenziali.

Con la circolare n. 4 del 14 gennaio 2009, l’Inps fornisce chiarimenti e precisazioni sulle operazioni di conguaglio di fine anno, relative ai contributi previdenziali e assistenziali, che i datori di lavoro operanti con il DM10 potranno effettuare, oltre che la denuncia di competenza del mese di dicembre 2008 (con scadenza 16/1/2009), anche con quella di competenza del mese di gennaio (scadenza 16/2/2009). Peraltro, dal momento che le operazioni di conguaglio riguardano anche il TFR al Fondo di tesoreria e le misure compensative, le stesse potranno avvenire anche con la denuncia di febbraio 2009 (con scadenza 16 marzo 2009), senza aggravio di oneri accessori.
Fonte: INPS

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Sgravi per la contrattazione di II livello: graduatorie aziende ammesse e escluse.

A tutte le aziende e gli intermediari che hanno inoltrato domanda per beneficiare degli sgravi previsti per la contrattazione di II livello (ex Legge n. 247/07 e Decreto interministeriale 7 maggio 2008), si segnala che a seguito della valutazione delle domande pervenute sono disponibili le graduatorie relative a: - soggetti con contratto aziendale ammessi a beneficiare degli sgravi - soggetti con contratto aziendale non ammessi - soggetti con contratto territoriale ammessi a beneficiare degli sgravi.

Le tre graduatorie sono accessibili dal percorso Informazioni> Le aziende, i consulenti ed i professionisti>Sgravi per la contrattazione di II livello.


Fonte: INPS

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Rinnovo pensioni 2009.

L’Istituto ha completato le operazioni di rinnovo dei mandati di pagamento delle pensioni per l’anno 2009. In via previsionale, l’aumento di perequazione automatica da attribuire alle pensioni per l’anno in corso è stato fissato nella misura del 3,3% dal decreto emanato dal Ministro dell’economia e delle finanze di concerto con il Ministro del lavoro e della previdenza sociale il 20 novembre 2008 e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 290 del 12 dicembre 2008. Come di consueto, ad ogni pensionato è stato inviato un plico contenente il certificato di pensione (ObisM) con le informazioni relative a tutte le pensioni erogate dall’Inps di cui è titolare (indirizzo, detrazioni d’imposta, importi mensili spettanti per ogni pensione ecc.). Nella circolare n° 1 del 2 gennaio 2009, dedicata alle operazioni di rinnovo, sono riportati, tra l’altro, importi e limiti di reddito per le principali prestazioni erogate dall’Istituto in relazione al reddito: trattamento minimo, assegno sociale, pensione sociale, invalidità civile ecc.
Fonte: INPS

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martedì 24 febbraio 2009

Interpello: trattamento speciale per i soggetti di grandi dimensioni.

Sotto la lente di ingrandimento dell’agenzia delle Entrate sono terminate, con la circolare n. 5/2009, anche le istanze di interpello presentate dai cosiddetti “grandi contribuenti”, categoria introdotta ex novo dal comma 10 dell’articolo 27 del decreto “anticrisi” (Dl 185/2008), ai sensi del quale “si considerano imprese di più rilevante dimensione quelle che conseguono un volume d'affari o ricavi non inferiori a trecento milioni di euro. Tale importo è gradualmente diminuito fino a cento milioni di euro entro il 31 dicembre 2011. Le modalità della riduzione sono stabilite con provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle entrate…”.

 

Questi contribuenti sono, in un certo senso, dei “sorvegliati speciali” del Fisco, come emerge dal comma 9 dell’articolo 27, che impone all’agenzia delle Entrate di attivare controlli sostanziali delle dichiarazioni dei redditi e Iva, entro l’anno successivo a quello della presentazione.

 

Tali controlli – ed è qui la prima novità – riguarderanno anche il rispetto della soluzione interpretativa oggetto della risposta alle seguenti istanze di interpello:

ordinario, di cui all’articolo 11 dello Statuto dei diritti del contribuente, alla cui procedura sono riconducibili anche gli interpelli prodotti per la continuazione del consolidato nazionale, per l’esercizio dell’opzione per il consolidato mondiale, per la disapplicazione dell’esenzione delle plusvalenze su partecipazioni acquisite per il recupero dei crediti bancari, per la disapplicazione della disciplina sulle controlled foreign companies, per la parziale esenzione degli utili da partecipazione, per la parziale esenzione delle plusvalenze e dei dividendi

antielusivo, di cui all’articolo 21 della legge 413/1991

disapplicativo, di cui all’articolo 37-bis, comma 8, del Dpr 600/1973.

La seconda rilevante novità è la previsione secondo cui, a decorrere dal 29 novembre 2008, le istanze di interpello dei soggetti di grandi dimensioni devono essere presentate “secondo le modalità di cui al D.M. 13 giugno 1997, n. 195”, decreto riguardante l’attuazione della procedura di gestione dell’interpello antielusivo. Tale scelta normativa – precisa la circolare – ha l’obiettivo di uniformare le modalità di presentazione delle differenti tipologie di istanze di interpello formulate dai grandi contribuenti; infatti, queste istanze devono essere rivolte all’agenzia delle Entrate – direzione centrale Normativa e Contenzioso, ma indirizzate alla direzione regionale competente in relazione al domicilio fiscale del richiedente. In tal modo, si attribuisce alla direzione centrale Normativa e Contenzioso la trattazione nel merito di tutte le predette istanze di interpello, previo parere delle direzioni regionali competenti per territorio.

 

Tale novità riguarda anche le istanze di disapplicazione delle norme antielusive di cui all’articolo 37-bis del Dpr 600/1973, con la conseguenza che le determinazioni finali dell’Agenzia sono comunicate al contribuente dalla direzione centrale Normativa e Contenzioso.

Nel caso in cui le istanze di interpello dei soggetti di grandi dimensioni siano presentate direttamente alla direzione centrale, quest’ultima provvederà a inviarle alla direzione regionale competente perché provveda all’istruttoria. I termini per la risposta decorreranno però dalla data di ricezione dell’istanza da parte della direzione regionale competente.

Occorre, tuttavia, sottolineare che nulla cambia per quanto riguarda gli effetti giuridici delle risposte rese dall’agenzia delle Entrate, le procedure per la trattazione delle istanze, i termini e le modalità di comunicazione delle stesse.

 

Con riferimento alla procedura uniforme da seguire, a decorrere dal 29 novembre 2008 (data di entrata in vigore del Dl anticrisi), le predette istanze di interpello devono essere rivolte alla direzione centrale Normativa e Contenzioso, per il tramite della direzione regionale competente in relazione al domicilio fiscale del grande contribuente. La direzione regionale, compiuta l’istruttoria di propria competenza, trasmetterà l’istanza, unitamente al proprio parere in merito ed entro 15 giorni dalla sua ricezione, alla direzione centrale Normativa e Contenzioso per la successiva risposta al contribuente.

 

Da questo momento in poi, ogni procedura di interpello seguirà le sue vecchie regole (tranne quelle riguardanti l’organo deputato a prendere la decisione, che è esclusivamente la direzione centrale Normativa e Contenzioso), le principali delle quali sono le seguenti:

per quanto riguarda gli interpelli ordinari ex articolo 11 dello Statuto dei diritti del contribuente, la presentazione avviene mediante consegna a mano, tramite spedizione con plico raccomandato con avviso di ricevimento o anche via e-mail (occorre però che il contribuente ne regolarizzi la sottoscrizione), alla direzione regionale competente in ragione del domicilio fiscale; da tale data decorre il termine di 120 giorni entro il quale la direzione centrale Normativa e Contenzioso risponderà al contribuente secondo le previste modalità (notifica, raccomandata con avviso di ricevimento, via telematica). Decorsi i 120 giorni, in assenza di risposta, si formerà il silenzio-assenso sulla soluzione prospettata nell’istanza ritenuta ammissibile e, quindi, saranno nulli gli atti amministrativi emanati in difformità della risposta resa ovvero dell’interpretazione sulla quale si è formato il silenzio-assenso

con riferimento agli interpelli antielusivi, ex articolo 21 della legge 413/1991, a seguito della modifiche apportate proprio all’articolo 21 dal Dl 185/2008, la direzione centrale Normativa e Contenzioso è tenuta a rispondere entro 120 giorni dalla presentazione dell’istanza; in mancanza, trascorsi ulteriori 60 giorni dalla formale diffida, si formerà silenzio-assenso sulla soluzione prospettata nell’istanza

per quanto concerne le istanze di disapplicazione, ex articolo 37-bis, comma 8, Dpr 600/1973, le istanze rivolte alla direzione centrale Normativa e Contenzioso devono essere presentate alla direzione regionale competente per territorio mediante plico raccomandato con avviso di ricevimento; la direzione centrale Normativa e Contenzioso formulerà le proprie determinazioni comunicandole al contribuente sempre mediante plico raccomandato con avviso di ricevimento entro 90 giorni dalla presentazione dell’istanza, senza che si verifichi il silenzio-assenso in caso di mancata risposta dell’Agenzia.

Da ultimo, con la circolare n. 5/2009, l’Agenzia ha ritenuto opportuno intervenire per chiarire come devono essere gestite alcune tipologie di istanze presentate, invece, da soggetti diversi dalle imprese di più rilevante dimensione.

E’ il caso degli interpelli ordinari presentati dalle Amministrazioni centrali dello Stato e dagli enti pubblici a rilevanza nazionale, nonché dai contribuenti diversi dalle imprese di più rilevante dimensione, la cui disciplina non ha subito modifiche. Pertanto, questi ultimi saranno presentati presso gli uffici individuati all’articolo 2 del Dm 209/2001.

 

Le istanze di disapplicazione di cui all’articolo 37-bis, comma 8, del Dpr 600/1973, presentate dai contribuenti diversi dalle imprese di più rilevante dimensione, devono essere rivolte al direttore regionale competente per territorio e spedite a mezzo del servizio postale, in plico raccomandato con avviso di ricevimento, alla direzione provinciale competente in ragione del domicilio fiscale del contribuente.


Fonte: Agenzia Entrate

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Camere di commercio: niente Iva per l'incasso del diritto annuale.

L'aggio corrisposto dalle Camere di commercio ai soggetti incaricati della riscossione del cosiddetto "diritto annuale", in quanto relativo alla riscossione di un'entrata tributaria, rientra nel regime di esenzione dall'Iva ai sensi dell'articolo 10, n. 5), del Dpr 633/1972.

Questo, in sintesi, il principio espresso dall'agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 47/E del 24 febbraio, in risposta a un quesito avente ad oggetto la riconducibilità o meno nell'ambito dell'esenzione Iva del compenso (aggio) corrisposto dalle Camere di commercio ai terzi incaricati della riscossione del diritto annuale, alle stesse dovute, ai sensi della legge 580/1993, dalle imprese iscritte o annotate nel registro delle imprese.

Con il documento di prassi, l'Amministrazione finanziaria ha, in primo luogo, chiarito l'ambito applicativo del regime di esenzione dall'Iva previsto dall'articolo 10, n. 5), del Dpr 633/1972, per i corrispettivi relativi alle operazioni di riscossione di tributi, affermando che l'esenzione dall'imposta è subordinata alla circostanza che oggetto delle prestazione di riscossione siano entrate aventi carattere tributario, dovendo invece essere considerati imponibili i corrispettivi versati per l'attività di riscossione di somme non aventi tale natura.

L'agenzia delle Entrate ha incentrato, quindi, la propria attenzione sulla verifica della natura tributaria o meno del "diritto annuale" riscosso dalle Camere di commercio a mezzo di terzi incaricati.

L'Amministrazione, richiamando la giurisprudenza della Corte di cassazione (sezioni unite, sentenze 13549/2005 e 10469/2008) e confermando quanto in precedenza chiarito, sulla base dello stesso orientamento giurisprudenziale, con la risoluzione 13/2007, ha precisato come il diritto annuale in oggetto abbia natura di entrata tributaria. Da qui la conclusione per l'esenzione dall'Iva dell'aggio corrisposto dalle Camere di commercio ai soggetti incaricati della sua riscossione.


Fonte: Agenzia Entrate

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Prestazioni di servizio extra Ue: società residente, Iva italiana.

L'attività di ricerca, scansione e traduzione di articoli, effettuata in via telematica da collaboratori extra Ue per conto di una società con sede legale in Italia, che realizza rassegne stampa, è una prestazione di servizi territorialmente rilevante nel Paese della committente e rientra, pertanto, nella disciplina Iva italiana.

E' la risposta fornita dall'Agenzia, con la risoluzione n. 48/E del 24 febbraio, a una società che chiedeva il corretto trattamento fiscale ai fini Iva da applicare al lavoro di specifici collaboratori, residenti in Paesi extracomunitari, che provvedono a inviarle via web vari articoli destinati alle rassegne stampa che la stessa realizza direttamente o per conto terzi.

Secondo il parere dell'Agenzia, infatti, nel caso in esame sono presenti tutti i requisiti che fanno ritenere applicabile, alle prestazioni in questione, la disciplina Iva italiana.

In particolare, sussiste il presupposto soggettivo di cui all'articolo 9 della direttiva 112/2006, che considera soggetto passivo "chiunque esercita, in modo indipendente e in qualsiasi luogo, un'attività economica, indipendentemente dallo scopo o dai risultati di detta attività"; concetto contenuto anche negli articoli 4 e 5 del Dpr 633/1972, dove si precisa che ai fini Iva l'esercizio d'impresa, arte o professione è collegato con lo svolgimento delle stesse attività "per professione abituale, ancorché non esclusiva".

L'attività inerente gli articoli, tradotti nelle lingue richieste e inviati telematicamente al committente non rientra, inoltre, nei servizi di commercio elettronico, soggetti a una specifica disciplina fiscale, i quali si caratterizzano per un intervento umano minimo. In questa ipotesi, invece, il lavoro richiesto non può prescindere da specifiche capacità professionali e, di conseguenza, può essere configurato come prestazione di consulenza e assistenza tecnica.

Le operazioni in esame, infine, sono territorialmente rilevanti in Italia perché effettuate nei confronti della società committente che è residente in Italia e utilizza il servizio ricevuto nell'ambito della Comunità economica europea (articolo 7, quarto comma, lettera d), Dpr 633/1972).

In presenza dei requisiti soggettivi, oggettivi e territoriali, può trovare applicazione la disciplina Iva italiana, che produce in capo alla cooperativa l'obbligo di assolvere agli adempimenti relativi all'autofatturazione. Alla società, inoltre, sono riconosciuti, ai fini Ires, i costi sostenuti per i collaboratori extra Ue.


Fonte: Agenzia Entrate

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Ulteriori obblighi informativi a carico dei collegi sindacali.

I collegi sindacali vengono chiamati quest'anno ad una vigilanza attenta e puntuale, data la presenza dei primi dati di crisi dell'ultimo periodo del 2008; inoltre, da quest'anno, i collegi sindacali si vedono attribuite nuove responsabilità e maggiori obblighi informativi.

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Informazioni più rigorose sui derivati.

La Corte di Cassazione, con la sentenza numero 3773 della Prima sezione civile, depositata in data 17 Febbraio 2009, ha fornito delucidazioni in tema di obblighi di trasparenza in capo agli intermediari finanziari, in particolar modo per quanto attiene ai derivati; infatti, la Corte ha stabilito che il dovere di informare il risparmiatore quando le perdite diventano eccessive, non può essere rispettato con la mera comunicazione periodica dell'esito delle operazioni.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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Accertamento analitico-induttivo.

Con la sentenza n. 2876 del 6 febbraio 2009, la Corte di cassazione è intervenuta in tema di accertamento analitico-induttivo e di presunzioni, stabilendo che, per ritoccare il reddito dichiarato dal contribuente, l'Amministrazione finanziaria non deve ravvisare anche la precisione e concordanza degli elementi in quanto è sufficiente la loro gravità. Ciò in quanto rappresentano presunzioni legali le gravi incongruenze tra i ricavi dichiarati e quelli desumibili induttivamente.

Il fatto

Sulla scorta di un processo verbale di constatazione, veniva accertato un maggior reddito di impresa non contabilizzato, che il contribuente impugnava ritualmente, ottenendo accoglimento delle proprie ragioni. La Commissione tributaria regionale confermava la prima decisione sulla base dell'"inattendibilità" del procedimento seguito in sede istruttoria, prima, e in sede amministrativa, poi.

La sentenza di appello viene gravata dall'Amministrazione finanziaria con ricorso per cassazione in base a due motivi, dei quali si privilegia soltanto il secondo, di interesse in questa sede, con il quale si censura il giudicato sfavorevole per violazione di legge (articolo 39 del Dpr 600/1973 e articolo 2697 c.c.) e per motivazione incongrua e insufficiente.

In particolare, con la seconda censura dedotta, l'ufficio allega:

che la commissione del riesame, anziché valorizzare il metodo accertativo adoperato dall'ufficio per giungere al risultato univoco di contestare ulteriore materia imponibile rispetto a quella dichiarata, ha ritenuto inattendibili tout court i risultati posti a fondamento dell'atto impositivo perché il criterio utilizzato dall'ufficio non era stato corredato da altri elementi di conforto parallelo (numero di dipendenti, mano d'opera in nero, riscontri bancari) per giustificare i cospicui ricavi accertati. L'agenzia delle Entrate ha sostenuto invece che a tal fine non occorre l'utilizzazione di una "molteplicità di indici rilevatori" di maggior reddito ma basta il ricorso anche a un solo criterio induttivo "purché supportato da dati convergenti e concordanti"

che l'Amministrazione non é vincolata alle risultanze degli studi di settore "che hanno valenza solo indicativa e possono essere superati dalla raccolta di diversi elementi specifici e concreti di raffronto". Con tale precisazione, l'ufficio intende che gli elementi presi in considerazione nel caso di specie (caratteristiche e condizioni di svolgimento dell'attività) erano di tale rilevanza probatoria da vincere anche la valenza indicativa degli studi di settore.

La sentenza 2876/2009

La Suprema corte, con articolata motivazione, ha accolto l'opposizione dell'ufficio, ritenendo ai fini della soluzione della controversia che la critica appuntata dall'ufficio nei confronti dell'articolo 39 del Dpr 600/1972, per come applicato dal giudice del riesame, coglie nel segno. L'articolo 62-sexies del Dl 331/1993, nel suo combinato disposto con l'articolo 39, comma 1, lettera d), del Dpr 600/1973, dispone che gli accertamenti analitico-induttivi previsti da quest'ultima disposizione possono essere fondati anche sull'esistenza di gravi incongruenze tra i ricavi, i compensi e i corrispettivi dichiarati e quelli fondatamente desumibili dalle caratteristiche e dalle condizioni di esercizio della specifica attività svolta, ovvero dagli "studi di settore" elaborati ai sensi dell'articolo 62-bis del Dl 331/1993.

Dalla lettura coordinata delle due norme, la Corte fa derivare in via esegetica l'argomentazione che, in presenza di "gravi incongruenze" tra i valori dichiarati e quelli "ragionevolmente attesi" in base alle caratteristiche dell'attività svolta oppure in base agli studi di settore, l'ufficio accertatore può fondare la rettifica dei maggiori ricavi, rispetto a quelli dichiarati che non rispettano i prefati criteri, anche su dette "gravi incongruenze", ossia anche al di fuori delle ipotesi espressamente previste dallo stesso articolo 39, comma 1, lettera d), Dpr 600/1973. E in tale fattispecie la rettifica analitica rimane ancorata ai criteri ordinari contenuti nella disposizione medesima, senza per tale ragione debordare assumendo le connotazioni di un accertamento generale da studi di settore, mediante utilizzazione dei dati "incongruenti" dichiarati dalla parte nello specifico studio relativo all'attività esercitata, elaborato secondo l'articolo 62-bis del Dl 331/1993 (su cui dispone apposito provvedimento ministeriale per le diverse attività economiche, con particolare riguardo agli acquisti di beni e servizi, ai prezzi medi praticati, ai consumi di materie prime e sussidiarie, al capitale investito, all'impiego di attività lavorativa, ai beni strumentali impiegati, alla localizzazione dell'attività e ad altri elementi significativi in relazione all'attività esercitata) (cfr, da ultimo, Cassazione 1136/2009). Ciò per effetto del comma 3 dell'articolo 62-sexies, che, diversamente dai primi due commi, ha introdotto una norma di natura palesemente "procedimentale", con efficacia "a regime", valida per tutti gli accertamenti successivi all'entrata in vigore della legge di conversione del decreto (Cassazione 25684/2006, 21165/2005, 1797/2005).

Analisi dell'articolo 39 del Dpr 600/1973

A ulteriore conferma, aggiunge la Suprema corte che l'articolo 39, comma 1, lettera d), del Dpr 600/1973 consente l'accertamento induttivo del reddito, pur in presenza di scritture contabili formalmente corrette, qualora la contabilità possa essere considerata complessivamente ed essenzialmente inattendibile, in quanto confliggente con regole fondamentali di ragionevolezza, potendo il giudizio di non affidabilità della documentazione fiscale essere determinato dall'abnormità dell'espressione finale. Ove, infatti, l'ufficio motivi sufficientemente l'accertamento eseguito ai sensi di tale disposizione con la rettifica del reddito, sia specificando gli indici d'inattendibilità dei dati relativi ai ricavi, sia dimostrando la loro astratta idoneità a rappresentare una capacità contributiva non dichiarata, il provvedimento è di per sé legittimo, non essendo necessario che sia stato preceduto dal riscontro analitico della congruenza e della verosimiglianza dei singoli cespiti dichiarati dal contribuente (Cassazione 24532/2007, 26919/2006). In tal caso, per reggere al vaglio di legittimità, l'accertamento deve essere assistito dalle presunzioni previste dall'articolo 2729 c.c. (gravi, precise e concordanti), desunte dalle regole di comune esperienza secondo l'id quod plerumque accidit, oltreché da elementi fondati offerti dalle singole fattispecie.

La Corte di cassazione ha, in sostanza, giudicato legittimo il criterio di determinazione degli ulteriori ricavi utilizzato dall'ufficio nel presupposto che, trattandosi di criterio espressamente previsto dalla legge (combinato disposto degli articoli 39, comma 1, lettera d), Dpr 600/1973 e 62-sexies, comma 3, Dl 331/1993), si sia in presenza di un elemento presuntivo di carattere "legale" (anche la rideterminazione dei ricavi in base agli studi di settore, infatti, si fonda su un elemento presuntivo di "natura legale", visto che, al pari delle caratteristiche o condizioni di svolgimento dell'attività del contribuente, è espressamente prevista dall'articolo 62-sexies, comma 3, del Dl 331/1993).

La natura "legale" di tale elemento presuntivo, secondo il Collegio, rende del tutto inutile verificare se, rispetto a esso, ricorrano o meno le caratteristiche di gravità, precisione e concordanza, le quali, invece, devono sussistere nelle presunzioni "non legali" o "semplici", come specifica l'articolo 2729 c.c. Nel contempo, la natura legale di quell'elemento presuntivo esonera l'ufficio anche dall'allegazione di ulteriori elementi di supporto alla pretesa impositiva, peraltro non richiesti dalla normativa di cui se ne è dedotta la violazione, come aveva stabilito - al contrario - la sentenza impugnata.

La Commissione regionale, peraltro, viene redarguita dalla Cassazione per non "autosufficienza" della motivazione in quanto, nel processo tributario strutturato come "impugnazione-merito" e non come "impugnazione-annullamento", non basta il mero annullamento dell'atto impositivo per motivi sostanziali, ma occorre che il giudice investito della controversia esamini nel merito la pretesa tributaria, con motivata "valutazione sostitutiva", riportandola sulla strada della ragionevolezza secundum alligata et probata partium (Cassazione 3309/2004, 7791/2001, 4280/2001).


Fonte: Agenzia Entrate

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La determinazione dell'Irap si svincola dal reddito d'impresa.

La versione del modello IRAP 2009 ha recepito le novità introdotte dalla Finanziaria 2009, quale anche la separazione dalla dichiarazione dei redditi. Nella determinazione della base imponibile Irap, le società di capitali, gli enti commerciali e le imprese Irpef che hanno esercitato l'opzione, applicheranno dei criteri che risultano sganciati da quelli relativi alle imposte sui redditi. In tal maniera, le modalità di calcolo dell'Irap, risultano private di alcuni principi fondamentali che determinano il reddito d'impresa, quale quello dell'inerenza.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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domenica 22 febbraio 2009

Quesito: Tassazione imponibile sul lavoro all'estero.

Come dipendente di un'azienda multinazionale con sede in Italia e impiegato con regolare contratto di lavoro presso di essa, essendo attualmente stipendiato come trasfertista presso la plant sita in Cina con un contratto di 90 giorni max di permanenza consecutivi e per la durata max di due anni, per la formazione del personale locale volevo sapere se : essendo il mio stipendio erogato al 100% dalla società italiana con tassazione trattenuta direttamente alla fonte, se nulla mi viene erogato a livello monetario o di bonus dalla società cinese e rimanendo residente in Italia, il fisco Cinese può richiedermi un'ulteriore tassa sul reddito da lavoratore dipendente e se si, questa può venirmi richiesta direttamente viene richiesta all'azienda di cui sono dipendente? Ruguardo a questo al momento ho ricevuto informazioni sempre diverse e mai chiare e non vorrei ritrovarmi con richieste per esborso di ulteriori tasse oltre a quelle già prelevate sulla mia busta paga dal fisco italiano.

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Quesito: AIRE bollo auto.

Sono cittadino italiano iscritto AIRE paese non comunitario. All regione Piemonte ufficio tribute mi hanno ditto che ho diritto all’esenzione del bollo auto facendo richiesta con riferimento alla legge470 27 novembre 1988. Ho fatto una ricerca su internet ma sinceramente, agenzia entrate... non ho trovato nulla che potesse confermare quanto suggeritomi. Qualcuno mi sa aiutare?

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Quesito: Reddito 2008 prodotto in Svizzera e Italia, senza residenza in Italia.

Sono cittadina italiana ma sono nata in Germania e per la maggior parte della mia vita ho vissuto e lavorato all’estero. Dal gennaio a luglio 2008 ho prodotto il mio reddito in Svizzera dove ho avuto la residenza fino al settembre 2008. A partire del settembre 2008 ho lavorato in Italia. Nel settembre 2008 ho denunciato in Svizzera il fatto che non ero più residente in Svizzera e ho mantenuto solo la mia residenza principale in Germania dove abitano ancora i miei genitori. Non ho preso residenza in Italia perche non avevo un’abitazione fissa e anche perchestavo costruendo una casa in Italia che non era ancora pronta e ho fatto uso della legge riguardo all’IVA agevolata all’ 4 % per cittadini italiani residenti all’estero.La mia ditta mi sta chiedendo le buste paghe della Svizzera per il 2008, non capisco cosa centra il mio reddito precedente con il reddito prodotto in Italia dal settembre al dicembre 2008. Dove devo pagare le tasse per il 2008? Sono partita dal presupposto che le tasse si pagano dove si è prodotto più di sei mesi di reddito all’anno ma vorrei conferma.Potete darmi delle informazioni più affidabili?

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Quesito: IVA per ristrutturazione.

vorrei sottoporvi il mio quesito per capire bene come comportarmi!I miei genitori posseggono una cascina e abbiamo deciso di ritrutturarla e adibirla a prima casa per me.In questo caso quale aliquota IVA si dovrebbe applicare per i lavori: 4% o 10%

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Quesito: plusvalenza cessione immobile strumentale.

sono titolare di una srl e vorrei cedere unimmobile strumentale acquistato da due anni.mi chiedevo quanto micosta la plusvalenza in termini di tasse?aliquota, condizioni, leggedi riferimento....

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Quesito: fatture lavori eseguiti all'estero.

Buongiorno,con la presente vorrei capire come operare nel campo di allestimenti fieristici e prestazioni di manodopera le fatture per lavori eseguiti all’estero si devono fare esenti di iva anche se il committente è una azienda italiana?Dove posso trovare un tariffario di prestazioni di manodopera?Il tutto e dettato da un lavoro eseguito nel periodo che parte da settembre 2008 e finisce a dicembre 2008 all’estero in allestimenti fieristici.Potete aiutarmi?Come posso fare a farmi pagare una fattura in tempi relativamente brevi senza dover ricorrere ad avvocati?

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Quesito: agevolazioni costruzione abitazione.

vorrei costruire un'abitazione su un terreno attualmete di proprietà diun'impresa edile.L'acquisto del terreno mi verrebbe assoggettato ad iva 20%.Per evitare questa aliquota iva vorrei far iniziare la costruzioneall'impresa edile proprietaria del terreno e, in un secondo tempo, acquistarela casa al grezzo che farei poi ultimare.Per l'acquisto della casa al rustico quale condizioni servono affinchè possausufruire dell'iva agevolata al 4%?

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Quesito: detassazione straordinario.

sono un operaio presso un'azienda privata vorrei avere dei chiarimenti in merito all'attuazione del decreto anticrisi 2009:1 Hanno effettivamente prorogato la detassazione sullo straordinario e sul premio produzione a tutto il 2009?2 il mio reddito familiare è di 34.500 per il 2008 come lavoratore dipendente; è di E. 1.062 come lavoro occasionale. Ho diritto ad usufruire la detassazione?3 Il mio lavoro è effettuato in 5 gg. settimanali in triplo turno 6-14 14-22 22-6 Per il compenso notturno o per la maggiorazione notturna è prevista la detassazione?4 Ci sono agevolazione per chi ha un contratto a tempo determinato in somministrazione?

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Quesito: partita IVA arredatore.

sono un ragazzo di 27 anni, mi è stato proposto un lavorocome rilevatore misure per un grossa azienda di arredamento.Requisitofondamentale è l'avere la partita IVA. Vorrei sapere se con un girod'affari annuo di circa 30000€ mi conviene, stando alle recenti normefiscali, aprire tale partita IVA o le spese saranno più dei guadagni.

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Quesito: Detrazioni fiscali oneri intermediari immobiliari.

io e la mia fidanzata abbiamo recentemente acquistato un appartamento (di nuova costruzione), da adibire a prima casa, in comproprietà; il rogito notarile è stato stipulato proprio pochi giorni fa.Abbiamo usufruito dei servizi di un intermediario immobiliare che ci ha rilasciato regolare fattura; so che è possibile detrarre il 19% degli oneri di intermediazione, ma ho un paio di dubbi:
Il limite di 1000€ indica la massima detrazione o il massimo importo su cui calcolarla?La detrazione andrebbe ripartita equamente fra me e la mia fidanzata; dato che però lei non produce reddito imponibile, posso effettuare il 100% della detrazione dal mio reddito imponibile?Un altra questione su cui stiamo ragionando riguarda il recente D.L. sugli incentivi all'acquisto di elettrodomestici e mobili, che sono legati alle detrazioni di cui all'art.1 della legge 27/12/1997 n.449 (le detrazioni del 36% sulle ristrutturazioni edilizie). Avendo noi già stipulato il rogito, se decidessimo di installare fra qualche mese un pannello solare termico per la produzione di ACS (che usufruisce delle agevolazioni fiscali tramite detrazione del 55%), avremmo diritto a tali incentivi?

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Quesito: IVA contratto locazione.

Ho stipulato un contratto di locazione con una societa' per un fondo commerciale dove svolgo la mia attivita':Nel contratto si menziona solo ed sclusivamente la somma che andro' a pagare senza scrivere iva compresa o iva eslusa:Dopo 4 mesi di pagamenti mi chiedono iva, dicendo che anche se non scritto specificatamente e' dovuta! E' cosi' ? I pareri sono discordanti!

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Quesito: versamenti enasarco.

Posso congiungere i miei versamenti enasarco?

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Quesito: calcolo per riscatto laurea.

prima di esporre i miei quesiti vi riassumo schematicamente la mia situazione:- età: 35 anni- lavoratore dipendente del settore chimico, livello C2, con un lordo mensile di ca. 1900 euro- ho riscattato il periodo militare (1999-2000) per un totale di 44 settimane- ho lavorato come parasubordinato (co.co.co. e co.co.pro.) per 10 mesi nel 2001, per 12 mesi nel 2002, 2003, 2004 e per 9 mesi nel 2005- successivamente ho cominciato a lavorare come dipendente, dapprima a tempo det. e successivamente indet.- ho fatto domanda di riscatto del periodo di laurea (9 sett. nel 92, 52 sett. nel 93, 94, 95, 96 e 43 sett. nel 97) e dovrei pagare circa 37300 euro o 120 rate mensili da circa 310 euro.Ed ora ecco i miei quesiti:- devo anche riscattare in qualche modo il periodo come parasubordinato?- le rate per il riscatto della laurea in che misura possono essere detratte dal 730?- a vostro parere è conveniente nel mio caso il riscatto della laurea?

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Quesito: recupero IVA seconda casa.

volevo avere un'informazione relativamente al recupero dell'IVA perl'acquisto di una casa.
Nel dettaglio la mia situazione è la seguente:
- io emio marito abbiamo acquistato un appartamento nel 2001 come prima casa,quindi usufruendo delle agevolazioni di abitazione principale. Taleappartamento è cointestato al 50% e siamo sposati in comunione dei beni.
- Oravorremmo acquistare un altro appartamento da una cooperativa e siccome nonabbiamo il tempo necessario per vendere la nostra prima abitazione, questaseconda compravendita sarebbe una Seconda Casa quindi con IVA al 10%
Ladomanda è la seguente:Nel caso in cui noi comprassimo la seconda casa e subitodopo (nell'arco di 1 anno) riuscissimo a vendere la prima casa, potremmorecuperare l' IVA versata in più (ovvero il 10% - 4%)?

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Quesito: Separazione, vendita dell'immobile e Iva agevolata al 4%.

In seguito alla separazione da mia moglie ho ceduto a lei come da accordi il 50% dell’immobile acquistato come prima casa meno da meno di 5 anni.All’atto, maggio 2008, il notaio mi ha fatto lasciare in deposito un assegno a copertura della somma che dovrei versare allo stato se non fossi in grado di acquistare casa prima del fatidico anno.Nel mentre avevo già fatto il compromesso con un costruttore e sembrava ci fossero i tempi per compleare la nuova casa e rogitare per tempo.Ora invece il costruttore mi dice che a causa del solito inverno rigido, pioggia neve fulmini e saette mi consegnerà casa per marzo-aprile ma non riuscirà a rogitare entro maggio.Mi chiedo se esiste la possibilità di non “regalare” allo stato dei soldi (il 6% della mia quota di IVA della casa venduta).

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Quesito: aiuto impresa coniuge.

Mia moglie sta avviando una ditta individuale, con anche futuri dipendenti. Io svolgo un lavoro dipendente per altra azienda, ma vorrei avere la possibilità di poter operare saltuariamente nell’azienda di mia moglie per aiutarla in caso di necessità nei momenti in cui io non sono impegnato nel mio lavoro. Ovviamente vorrei poter aiutare mia moglie senza alcun rischio di ammende o altro ma vorrei altresì non dover versare ulteriori contributi previdenziali, assistenziali o imposte visto che già verso nella mia busta paga ed inoltre la mia prestazione nell’attività di mia moglie la offro gratuitamente, senza alcun compenso, in quanto viviamo insieme per l’appunto. Siamo in regime di separazione dei beni, se può servire come informazione.

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Quesito: agevolazioni prima casa agente polizia municipale.

ho un dubbio circa l'interpretazione della legge sulle agevolazioni per l'acquisto della prima casa. Sono un agente di polizia municipale e leggendo la legge ho il dubbio se per me vi è l'obbligo o meno di trasferire la residenza. La disciplina parla di forze di polizia ad ordinamento militare, nonche ad ordinamento civile.

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sabato 21 febbraio 2009

Test di verifica dei requisiti per il bonus famiglia.

Sei cittadino italiano? Che lavoro fai? Quanti siete in famiglia? Possiedi case o terreni? Sono alcune delle poche e semplici domande alle quali rispondere per scoprire se si ha diritto al bonus famiglia e nel caso conoscerne l’importo. Questo grazie all’applicazione informatica pubblicata sul sito delle Entrate.

 

In tutto 8 quesiti, un percorso estremamente facile e una risposta immediata. Questo in sostanza il test che viene proposto dall’agenzia delle Entrate a quei contribuenti incerti sull’appartenenza alla platea dei beneficiari.

 

Nel dettaglio il test chiede:

anno di riferimento (la norma consente la scelta tra 2007 e 2008)

cittadinanza e residenza (il bonus può essere richiesto anche da stranieri a condizione che siano residenti in Italia, requisito non necessario per i familiari a carico)

tipo di lavoro svolto (hanno diritto al beneficio solo lavoratori dipendenti, pensionati e coloro che hanno percepito redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente)

proprietà di case o terreni (i redditi fondiari sono ammessi soltanto se inferiori a 2.500 euro e se percepiti insieme agli redditi che vanno considerati ai fini del bonus)

la presenza in famiglia di soggetti che svolgono saltuariamente attività di commercio o di lavoro autonomo

il numero dei componenti il nucleo familiare

la presenza in famiglia di portatori di handicap

il reddito complessivo.

 

Una volta risposto a tutte le domande, arriva il responso e cioè se i requisiti indicati danno diritto e a quanto ammonta il bonus.

 

In vista della imminente scadenza per la presentazione delle domande di coloro che hanno scelto come anno di riferimento il 2007 (28 febbraio 2009, mentre chi ha optato per il 2008 ha tempo fino al 31 marzo), il test spiana la strada a chi ancora non ha verificato la sua posizione.


Fonte: Agenzia Entrate

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IVA. Variazione dell'imponibile o dell'imposta.

E’ consentita, ai fini Iva, la variazione in diminuzione dell’imponibile e dell’imposta senza limiti di tempo qualora i correttivi siano giustificati da un’apposita clausola revisionale inserita nel contratto di servizio, valida e applicabile per gli anni di riferimento. E’ quanto chiarito dall’Agenzia delle Entrate.

(risoluzione n. 42/e del 17 febbraio 2009 )

Fonte: Min.Finanze

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Interventi di restauro e risanamento conservativo di beni immobili sottoposti a tutela.

Si applica l’aliquota Iva ridotta del 10 per cento ai lavori di recupero realizzati da un’impresa di costruzioni nel centro storico di un comune, a condizione che gli stessi siano riconducibili alle categorie di interventi per le quali è previsto il beneficio.

(risoluzione n. 41/e del 17 febbraio 2009 )

Fonte: Min.Finanze

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