sabato 27 settembre 2008

Quesito: imposte prima casa per forze polizia.

Nel caso si acquistasse un'appartamento da destinare come "prima casa" prima di vendere quella attualmente posseduta si dovrà pagare l'imposta di registro senza agevolazioni?O in qualche modo c'è la possibilità di recuperare, una volta venduto l'altro, la differenza? altro: Sappiamo che per non vedersi tassare le plusvalenze per la vendita della prima casa bisogna essere stati residenti nell'abitazione per più del 50% del tempo del periodo in cui si è stati proprietari.Un appartenente alle Forze di Polizia, a cui non è richiesto di trasferire la residenza nella prima casa, subirà la tassazione delle plusvalenze nel caso venda quella prima casa su cui non ha, per diritto, trasferito la residenza?

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Quesito: avvio di nuova intrapresa.

nell'intento di voler arrotondare il mio magro stipendio da impiegato aziendale in settore privato, vorrei intraprendere l'attività di sviluppo web che a tutt'oggi svolgo solo a titolo amatoriale, ma non avendo ancora le idee chiare sulle problematiche legate al fisco, domando quanto segue; come lavoratore dipendente posso intraprendere una attività di cui sopra?devo obbligatoriamente fatturare con partita iva o posso anche solo con codice fiscale come prestazioni occasionali?i soggetti o aziende che ne fanno richiesta richiedono fatturazione con partita iva per loro obblighi fiscali o possono accettare fattura con C.F.?eventuali guadagni come dichiararli considerando che ad'oggi presento il 730 per le deduzioni di mutuo, spese sanitarie, etc.ho l'obbligo di esporre i miei dati sul mio sito personale (C.F., sede legale (attualmente non c'è), etc.Quali oneri a fronte di fatturazione e non, devo eplicare e se quindi ho bisogno dell'assistenza di un fiscalista oppure posso continuare ad usufruire dell'assistenza gratuita del sostituto d'imposta in azienda, Posso cumulare le due entrate utilizzando sempre il 730, oppure è conveniente dividere le due cose?A fronte delle suddette perplessità avrei l'esigenza di conoscere bene gli aspetti legati a questo tipo di attività secondaria senza incorrere in problemi di tipo fiscali o legali, affidandomi pertanto al miglior consiglio che possa ricevere da questa mia richiesta.

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Quesito: IVA su stufa ad alto rendimento.

sono un rivenditore di stufe certificate per il rendimento oltre il 70% che hanno quindi diritto alla detrazione del 36%non ho ben chiaro se posso venderle con l'iva al 10% ,in funzione del risparmio energetico .Gradirei un Vostro chiarimento sull'aliquota iva da applicare sia nel caso di sola fornitura ,che di fornitura ed istallazione della stufa

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Quesito: dichiarazione redditi e cambio residenza.

vorrei avere delle delucidazioni su cambio di residenza e dichiarazione dei redditi. Sono appena stata assunta in banca con un contratto di 4 anni e mi sono trasferita a roma dalla Sardegna. Vorrei staccarmi dal nucleo familiare essendo economicamente indipendente. A Roma mi è stato fatto un contratto di locazione di natura transitoria (della durata di 12 mesi) e ha specificato come "esigenza transitoria del conduttore" il fatto che ho un contratto di 4 anni anche se gli ho detto che quasi certamente diverrà a tempo indeterminato. Il padrone di casa (un avvocato) mi ha detto che per poter fare la dichiarazione dei redditi separatamente dai miei genitori dovrei spostare la residenza qua a Roma, ma che ciò non è consentito dalla natura transitoria del contratto. Spostando semplicemente il domicilio sarebbe possibile? Onestamente mi sembra un pò strano non poter spostare la residenza anche a Roma anche se ho un contratto d'affitto di 12 mesi e soprattutto dover mantenere la residenza a Nuoro è un pò disagevole per quanto riguarda vari aspetti come scelta del medico ecc.

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Quesito: risoluzione 310/2008.

Premetto che sono un libero professionista. Ho acquistato nell'aprile 2004 un autocarro mediante leasing, poi riscattato nel novembre 2006 e quindi venduto a novembre 2007. Vorrei avere un parere su questa mia interpretazione: nella 310 di luglio viene stabilito che la cessione genera plusvalenze solo nel caso in cui il bene mobile sia stato acquistato dopo il luglio 2006; considerata la sostanziale equivalenza tra acquisto in proprio e tramite leasing, più volte dichiarata dall'agenzia delle entrate in varie risoluzioni, e considerato che il mio acquisto tramite leasing risale al 2004, la vendita da me effettuata nel 2007 non genera plusvalenza. E' corretta la mia interpretazione?

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Quesito: IVA art9.

una societa' committente con sede nel barhein da incarico alla ns. ditta che si occupa di spedizioni internazionali , di incaricare una ditta locale per le operazioni di smontaggio di un prefabbricato che si trova in una localita' italiana e quindi di stivare nei containers ed esportarli verso un Paese Terzo.il prefabbricato e' stato acquistato da una ditta italiana che ha fatturato richioamando la non imponibilita' dell iva in quanto merce destinata all'esportazione art. 9 dpr n.633.ovviamente anche gli ulteriori servgfizi di trasporto dei beni e spese di imbarco saranno non imponibili.il quesito e' : la lavorazione di smontaggio del manufatto e l'operazione di stivaggio nei containers puo' essere non imponibile ai sensi dell'art. 9 .-

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Quesito: rimborso IVA.

Salve sono il titolare di una piccola ditta nel reggiano. L'anno scorso ho comprato un capannone e varie attrezzature con die mutui. Ho chiesto mil rimborso iva tramite il mio commercialista. La banca mi ha assicurato che sarebbero arrivati entro e non oltre la fine di agosto. Il rimborso non è arrivato e ora la banca mi dice che arrivano alla fine dell'anno. é vero? La mia banca dice che è cosi per tutte le imprese. é vero?

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Quesito: vendita prima casa.

Ho acquistato 9 mesi fa un abitazione usufruendo del ‘’ pacchetto ‘’ prima casa, ( valore dell’immobile 350/400.000 euro), ora io e mia moglie vorremo venderla per acquistare una casa da usare come prima casa ma dal valore di 150/200.000 euro) a cosa si va incontro?

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Quesito: ravvedimento area edificabile.

due anni fa ho acquistato un terreno edificabile (mettiamo pagato 40). Ora sto cercando di vendere il terreno ad una cifra naturalmente maggiore (mettiamo 50). Mi dicono che così dovrà pagare il 20% della differenza fra: 50 - (40+spese notaio+ tasse acquisto).Ho sentito parlare di un ravvedimento (prorogato fino al 30 settembre 08) tramite cui si può pagare il 4% della differenza fra il valore cui io ho acquistato il bene ed il prezzo di mercato (che coinciderà con il prezzo di vendita).Come posso fare questo ravvedimento? è un'autocertificazione o è necessario un notaio o un geometra per una perizia.. Rientro nei tempi del 30 settembre?E sopratutto come si paga? tramite un modello, con bollettino..?

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Quesito: prima casa.

Io e mia moglie vorremmo cambiare casa, vendendo le nostre attuali case per acquistarne una più grande.Entrambi abbiamo goduto dei benefici di “Prima Casa”, io nel lontano 1994 e lei nel 2003 (quindi siamo entrambi oltre il limite dei 5 anni).Vorremmo vendere i nostri immobili ed acquistarne uno in costruzione che sarà pronto a fine 2010.Per godere dei benefici “Prima Casa”, possiamo vendere subito o dobbiamo aspettare di essere a meno di 12 mesi dal rogito del nuovo immobile.Se ci fosse questo vincolo, è possibile aggirarlo acquistando al grezzo il nuovo immobile, prima che sia ultimato?

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Quesito: apertura società di servizi a San Marino.

Dunque vorrei aprire una società di servizi a san marino, lavoro nel mondo delle disco e dei locali da 10 anni, ormai mi sono creato un giro di personale e di amici notevole.La mia società dovrebbe mandare personale come camerieri e baristi alle disco, togliendoli tutte le problematiche burocratiche di assunzioni, contributi, messe in regole ecc..Questo è possibile, però il cameriere diventerebbe un mio dipendente quindi un lavoratore esterno alla disco. Il mio conulente a san marino ha detto che devo chiedere a un commercialista qualè il rapporto che si crea tra il locale e il lavoratore esterno e quali sono le leggi vigenti.

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Quesito: costi e obblighi per apertura magazzino.

Attualmente lavoro come impiegato presso un mobilificio. Avrei intenzione di aprire un magazzino con prezzi all' ingrosso per la fornitura di prodotti alimentari a media - lunga scadenza a ristoranti o supermercati in genere. Mi domandavo se potevo fare questo mantenendo comunque il mio lavoro, dato che anche mio fratello mi aiuterebbe. aprirei un ditta individuale. Quali costi sussistono a livello contributivo?? devo versare due volte l'inps?? mi sarebbe molto utile un esaustivo elenco degli obblighi contributivi principali.

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Quesito: acquisto immobile dopo 11 anni.

Dopo aver stipulato un preliminare nel 97 ed aver pagato alcune tranches di prezzo, che coprivano circa il 70%, (con rilascio di regolari fatture con iva al 4%) sono sorti problemi che hanno costretto a rinviare il rogito fino ai giorni nostri.Ora avvalendoci dell' art. 1 comma 497 L. 266/2005, trattandosi di prima casa, avviene che la base imponibile dell'atto sia più bassa di quanto già corrisposto con i pagamenticitati, in quanto riferita al valore catastale.Il notaio dice che ora devo pagare ugualmente l'imposta di reg. proporzionale sul 30% di somma residua da versare al venditore, relativa al prezzo effettivo di venditadichiarato in atto.Io invece vorrei chiedere l'applicazione delle sole tasse fisse di reg., ipotecarie e catastali, visto che di fatto ho già pagato più imposte a suo tempo di quanto dovreifare ora, richiamata la base imponibile inferiore sopra citata. Voi che ne dite?

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Quesito: info giornalista pubblicista.

Io ho una partita IVA come giornalista pubblicista (nella vita faccio lo speaker radiofonico)Vorrei aprire un sito web con prestazioni artistiche per vendere serate con dj, vocalist e animazione.Procurando serate anche ad altri professionisti, quindi diventando una sorta di agenzia di spettacoli.Posso farlo con la mia partita IVA assumendo altri dj e vocalist come collaboratori?Che costi mi comporterebbe e quali obblighi?

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Quesito: IVA 4% acquisto prima casa.

Sto acquistando la prima casa ancora in costruzione, non ho ancora fatto il rogito, alcune lavorazioni di prodotti finiti tipo porte, box doccia, alcuni caloriferi ho deciso di farle fare da un’impresa esterna facendomele scalare dal capitolato; vorrei sapere se ho diritto all’iva al 4% per l’acquisto del materiale. So’ che la manodopera non e’ comunque compresa nella detrazione.

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Quesito: ristrutturazione edilizia in assenza di fatture.

ho usufruito delle detrazioni fiscali per ristrutturazione edilizia e l'agenzia delle entrate mi ha richiesto copia dei bonifici e delle fatture.per i bonifici nessun problema, ma le fatture non le ho.la ditta escutrice dei lavori, con cui tra l'altro ho litigato, non mi ha mai rilasciato le fatture per le somme pagate.l'agenzia delle entrate mi richiedera' indietro quanto portato in detrazione.possibile che per un inadempienza non mia debba rimetterci decine di migliaia di euro?ci sono dei precedenti in materia?

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Quesito: esenzione ICI prima casa.

sono appartenente alle Forze di Polizia in servizio permanente e proprietario di un appartamento acquistato con agevolazioni di prima casa, pur non avendo trasferito li la residenza per motivi di servizio in altro comune. Visto che quella rimane comunque l'unica casa di mia proprietà, secondo Lei devo continuare a pagare l'ICI o sono esentato? Gradirei avere una risposta con riferimenti normativi.

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Quesito: detassazione premio produttività.

ho lavorato in UK dal periodo Maggio 2007- Dicembre 2007 (primo lavoro) percependo meno di 30000 euro.Non ho effettuato 730 in Italia e ho pagato le tasse (tramite detrazione sullo stipendio) in UK essendo il mio un regolarecontratto di lavoro dipendente presso un'azienda multinazionale inglese.Ora lavoro in Italia dal Settembre 2008 e mi chiedo se posso chiedere l'applicazione della riduzione di imposta al 10%su i miei premi di produttività/straordinari per i premi di fine anno e se la mancanza del 730 del 2007 mi può comportare problemi a livello fiscale.

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Quesito: inizio attività venditore porta a porta.

vorrei chiedere delle informazioni inerenti ad un mio amico che vuole aprire un attività nell’commercio. Siccome lui ha una partita iva aperta come venditore porta porta si chiedeva se la poteva utilizzare nella sua futura ditta individuale oppure se andava chiusa la vecchia e riaperta una nuova. Inoltre vorrei chiedere quali sono i passi che deve fare per aprire una nuova attività. Può usufruire di qualche finanziamento a fondo perduto?

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Quesito: costruzione casa.

mio suocero ha un terreno edificabile (1.100 metri totali) e ne darà 2/3 a me e mio marito per costruirci una casa.Volevo sapere: è possibile costruire casa anche se il terreno è intestato a lui e quando faremo alla fine della costruzione l'atto per l'intestazione della casa faremo pure l'atto di donazione oppure bisogna fare l'atto di donazione del terreno prima?E' vero che se costruisco casa su un terreno non mio anche se pago tutto io e la casa è intestata a me appartiene per legge al proprietario del terreno?Come bisogna fare?

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Quesito: info reverse charge.

la mia azieda produce ed installa serramenti in alluminio con il codice ATECO25.12.10
Le ditte e le imprese edili che ci commissionano un lavoro in subappalto cirilasciano un regolare contratto disubappalto, che poi noi alleghiamo alla fattura che emettiamo a fine lavori.
Il ns. ragioniere ci ha detto che dal 1/1/2008, indipendentemente dal codiceateco di appartenenza,dobbiamo applicare il regime del reverse-charge, in quanto quello che fa fedeè il contratto disub-appalto stipulato.
Inoltre ci ha detto che quando nella fattura viene espressamente indicata laparola subappalto dobbiamo applicareil reverse charge, mentre quanto indichiamo appalto o fornitura e posa inopera dobbiamo applicare l'Iva
Vorrei sapere se tutto ciò è corretto oppure no.

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Quesito: regime fiscale ONLUS.

la Fondazione Onlus "M. e E. Gravina" in oggetto è una Casa di riposo per anziani, quindi l'attività istituzionale è rappresentata da assistenza socio-sanitaria agli anziani.Inoltre la Fondazione svolge attività di scuola all'infanzia, che rappresenta attività connessa.Il patrimonio della Fondazione-onlus è rappresentato da immobili (terreni e fabbricati) che vengono fittati a terzi (sia persone fisiche che giuridiche).Si fa presente:-Che il regime contabile seguito è una contabilità ordinaria in P.D. con conti di costi e ricavi separati e distinti sia per l'attività istituzionale (casa di riposo), sia per quella connessa (scuola all'infanzia), sia per i fitti degli immobili.-Che ai fini IVA è stata fatta comunicazione all'Agenzia delle Entrate dell'attività istituzionale (Assistenza socio-sanitaria) e dell'attività connessa (scuola all'infanzia), con unica partita IVA.-Che viene applicata la contabilità IVA unica con fatturazione (esente IVA art. 10 DPR 633/72) sia per le rette degli anziani, che per le rette della scuola all'infanzia, con un unica numerazione progressiva.-Che per i fitti degli immobili, tutti registrati all'Agenzia delle Entrate, non viene emessa nè Fattura nè ricevuta di pagamento, ma soltanto una comunicazione all'affittuario della prossima scadenza della rata del fitto e l'invito a recarsi presso la banca per effettuare il versamento sul ns.. c/c bancario.Tanto premesso

SI CHIEDE

a) Le procedure adottate sia fiscali che contabili sono esatte?

b) Se per i fitti bisogna emettere fattura, questa deve essere emessa con IVA oppure esente art. 10 DPR 633/72 ?

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Quesito: info cointestazione casa.

i miei genitori anni fa hanno acquistato una seconda casa e, per motivi economici, hanno decisodi intestarla a mio fratello, ad oggi però mio fratello è in procinto di sposarsi e quindi di chiedere un nuovo mutuo, avere questa casa intestata crea un po di disagi, in quanto non potrà usufruire delle agevolazioni fiscali previste per la prima casa. Cointestarla a lui e a me potrebbe essere una soluzione?E come incide economicamente poi su entrambi?

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Quesito: detrazioni spettanti.

vorrei porle alcuni quesiti riguardanti le detrazioni da poterscaricare nella dichiarazioni dei redditi.Ho comprato casa e volevochiederle:

1)ho saputo che si può scaricare il compenso diintermediazione immobiliare e ho saputo che il limite massimo è 1000euro:io ho speso 5000 euro mi verranno restituiti il 20% o il 20% di1000 euro?

2)E' possibile scaricare il 55% se sostituisco gli infissi(adesso in legno) con altri in alluminio?Devono essere necessariamentein pvc?

3)Supponendo che pago 8000 euro di interessi di mutuo all'annoquanto ne posso scaricare essendo cointestato con mia moglie?4)Esistono altre detrazioni che posso richiedere a riguardo?

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Quesito: marca da bollo su spese non detraibili.

è obbligatorio applicare la marca da bollo di € 1,81 sulle spese non detraibili superiori a € 77,00 ?

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Avviso di classamento: Sentenza n. 23608 del 15 settembre 2008.

La controversia trae origine dall’impugnazione di un atto di riclassamento relativo a un immobile di proprietà di una Spa, con il quale l’agenzia del Territorio aveva comunicato che l’unità immobiliare era stata riclassificata nella categoria “D/7”, a seguito d’istanza di revisione del classamento.

A giudizio dell’Amministrazione finanziaria, l’unità immobiliare andava riclassificata nella “categoria D/7”, in quanto era costituita da un sito industriale a carattere permanente e non temporaneo, nel quale si svolgeva un’attività a fine di lucro.

A sostegno del proprio ricorso, la società deduceva che il complesso immobiliare veniva utilizzato per la gestione di un metanodotto e, quindi, proprio perché si “trattava di manufatti che servivano per finalità ed esigenze pubbliche”, andava accatastato nella “categoria E/9”, indipendentemente dal carattere temporaneo o permanente del sito industriale e dal carattere lucrativo dell’attività svolta.

L’opposizione del contribuente veniva accolta dalla Commissione tributaria provinciale, per i cui giudici tutti i manufatti a servizio dei metanodotti devono essere classificati in “E/9”, anche se utilizzati per lo svolgimento di attività lucrativa.

La Ctr, in accoglimento dell’appello dell’ufficio, invece, dichiarava legittima la riclassificazione dell’immobile nella “categoria D/7”, in quanto l’impianto in questione non poteva definirsi di modesta consistenza, atteso che dalle planimetrie si rilevava la presenza di una struttura operativa di cospicue dimensioni.

Nel ricorso in Cassazione, la società eccepiva, fra l’altro, oltre alla connotazione pubblicistica del metanodotto (che andrebbe sempre ricompresso nel gruppo “E/9”, esente Ici), la violazione delle norme e dei principi in materia di motivazione degli atti di accertamento tributario, nonché l’erronea individuazione dei presupposti di fatto in base ai quali era stato effettuato il classamento.

Al fine di inquadrare correttamente la questione, occorre precisare che, per quanto qui d’interesse, rientrano nel gruppo “D” gli immobili a destinazione speciale e, in particolare, nella categoria “D/7”, i “fabbricati costruiti o adattati per speciali esigenze di un’attività industriale e non suscettibili di destinazione diversa senza radicali trasformazioni”.

Fanno, invece, parte del gruppo “E”, gli immobili a destinazione particolare e nella categoria “E/9” sono compresi gli altri fabbricati non compresi nelle precedenti categorie del gruppo “E”; in buona sostanza, la categoria “E/9” è una categoria residuale che può trovare applicazione sempre che non possano essere utilizzati gli altri criteri di classamento.

Va anche sottolineato che gli immobili che rientrano nella categoria “E/9” sono esonerati dall’obbligo del pagamento dell’Ici; conseguentemente, la prova della sussistenza dei presupposti per beneficiare dell’esenzione grava sul contribuente.

La Cassazione, con la sentenza in esame, ha rigettato il ricorso presentato dalla società contribuente, rilevando che “l’obbligo di motivazione di un avviso di classamento di un fabbricato deve ritenersi adempiuto con la semplice indicazione della consistenza, della categoria e della classe acclarati dall’Agenzia del territorio, posto che siffatti dati sono sufficienti a porre il contribuente nella condizione di difendersi” (cfr Cassazione, sentenze 12068/2004 e 333/2006).

Peraltro, la formula adottata dall’ufficio, nel motivare l’avviso di classamento: “trattasi di sito industriale a carattere permanente e non temporaneo”, esprimeva sinteticamente i due requisiti prescritti dalla legge al fine di potere classificare correttamente il complesso immobiliare in “D/7” e assoggettarlo a imposta: la destinazione industriale e la tendenziale non modificabilità della struttura, se non con radicali trasformazioni.

Proseguendo nelle proprie argomentazioni, la Suprema corte ha, infine, ritenuto del tutto irrilevante la tesi della società, secondo la quale la “connotazione pubblicistica” dei metanodotti avrebbe imposto il classamento di favore in “E/9” (esenzione Ici). Infatti, questa categoria residuale non menziona assolutamente il requisito della “finalità pubblica”, ma fa solo riferimento alla “particolarità della destinazione”; più specificatamente, gli immobili rientranti nel gruppo “E” “sono indicati in maniera analitica e specifica, con metodo casistico che non legittima una estensione a tutti gli immobili di rilevanza pubblica”.


Fonte: Agenzia Entrate

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Rimborso pagamenti "errati": Sentenza n. 23074 del 9 settembre 2008.

Il termine di decadenza, previsto dall’articolo 38 del Dpr 602/1973, per la presentazione dell’istanza di rimborso delle imposte sui redditi in caso di versamenti diretti decorre dal giorno dei versamenti in acconto nel caso in cui questi, già al momento della loro effettuazione, risultino parzialmente o totalmente non dovuti, poiché in questa ipotesi l’interesse e la possibilità di richiedere il rimborso già sussistono.

E’ questo il principio espresso dalla Cassazione con la sentenza n. 23074, depositata il 9 settembre scorso.

La pronuncia della Suprema corte ha fatto seguito al ricorso dell’agenzia delle Entrate contro la decisione dei giudici della Ctr Lazio, con la quale era stato riconosciuto al contribuente il diritto al rimborso di alcuni versamenti di acconto, effettuati ai fini Irpef, il cui ammontare era stato determinato sul reddito locativo di un immobile di interesse storico-artistico, anziché sul reddito determinato sulla base della tariffa d’estimo più bassa della zona censuaria nella quale l’immobile si trovava (come stabilito dall’articolo 11 della legge 413/1991).

Secondo la Commissione regionale, l’istanza di rimborso doveva ritenersi tempestiva per tutti i versamenti effettuati dal contribuente (anche per quelli in acconto di cui si contestava la decadenza), in quanto la decorrenza del termine per la presentazione dell’istanza di rimborso doveva individuarsi nel momento del versamento del saldo, momento coincidente con quello di presentazione della dichiarazione dei redditi, e non in quello, sostenuto dall’ufficio, del versamento delle singole tranche di acconto.

La Cassazione ha accolto il ricorso dell’Amministrazione finanziaria, sancendo il principio sopra riportato, fondato sull’individuazione del termine di decorrenza della decadenza ex articolo 38 Dpr 602/1973 nel momento in cui il contribuente è effettivamente in grado di conoscere se deve assolvere il debito d’imposta e in quale misura.

Del resto, occorre considerare in proposito che il termine decadenziale previsto dall’articolo 38 del Dpr 602/1973 fa riferimento ai soli casi di “errore materiale, duplicazione ed inesistenza totale o parziale dell’obbligo di versamento”; in via generale, si tratta di situazioni nelle quali il versamento di cui si chiede il rimborso, già nel momento in cui viene eseguito non è dovuto (o non in quella misura), oppure appare essere dovuto in base a una disposizione di legge che sin dal versamento non doveva essere in realtà applicata perché non conforme al dettato della Costituzione o dell’ordinamento sovranazionale. Ciò spiega perché il termine per la richiesta di rimborso cominci a decorrere, in tali casi, dallo stesso momento nel quale è stato eseguito il versamento e sono sorti nel contribuente l’interesse e la possibilità di chiederne il rimborso.

Al contrario, il termine decadenziale non può ritenersi decorrente dal momento dello stesso versamento qualora il diritto al rimborso derivi – come precisato nella medesima sentenza in commento - da “un’eccedenza degli importi anticipatamente corrisposti rispetto all’ammontare del tributo che risulti al momento del saldo complessivamente dovuto, oppure rispetto ad una successiva determinazione in via definitiva dell’an e del quantum dell’obbligazione fiscale”. Pagamenti, cioè, che presentano un qualche carattere di provvisorietà e ai quali successivamente non corrisponda la determinazione di quel medesimo (o in quella medesima misura) in via definitiva.

In queste situazioni, il versamento è da considerarsi dovuto (e in quella misura) al momento della sua effettuazione, e solo in seguito sarà possibile verificare l’inesistenza (totale o parziale) dell’obbligo tributario che vi era sotteso; perciò, non apparirebbe neppure concettualmente ammissibile il far decorrere il termine di decadenza della data del versamento medesimo, cioè da un momento in cui nessuna istanza di rimborso sarebbe stata ancora proponibile. E non lo sarebbe stata proprio in ragione della natura ancora precaria del titolo da cui l’obbligo del versamento è scaturito; cioè, per il carattere di provvisorietà di detto titolo, di per se stesso implicante la necessità di attendere la determinazione definitiva di quel medesimo obbligo prima di poter affermare con certezza se (o in quale misura) esso davvero sussista.


Fonte: Agenzia Entrate

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Più protezione per i dati fiscali dei contribuenti.

Un provvedimento del Garante della Privacy ha prescritto le misure per assicurare la tutela dei dati inseriti nell’anagrafe tributaria.
Gli accertamenti effettuati dall’Autorità a partire dal dicembre 2007 presso l'Agenzia delle Entrate, SOGEI, regioni, province, comuni e altri enti che accedono all’anagrafe, hanno rilevato criticità in ambito informatico e organizzativo sotto il profilo della tutela della sicurezza dei dati dei contribuenti. Al vaglio anche i punti deboli dei singoli sistemi come Siatel e Punto Fisco, Entratel, per quali il Garante impone precisi accorgimenti.
Per ottenere il controllo sugli accessi all'anagrafe tributaria da parte di soggetti esterni all'amministrazione finanziaria, il Garante dispone che l’Agenzia delle Entrate deve redigere un documento, che riporti tutti i flussi di scambio di informazioni specificando l'identità dei soggetti legittimati, la base normativa, la finalità istituzionale, la natura e la qualità dei dati trasferiti o a cui si è avuto accesso, la frequenza e il volume dei trasferimenti o degli accessi e il numero di soggetti che utilizzano la procedura. Le finalità per cui tali accessi sono stati autorizzati vanno verificate annualmente.
Per vincolare gli accessi alle finalità consentite, l'Agenzia deve introdurre nelle applicazioni che interagiscono con la banca dati un campo per l'indicazione obbligatoria del numero di riferimento della pratica nell'ambito della quale viene effettuata la consultazione, e attivare procedure che consentano di isolare ed estrarre i soli dati di interesse.
Per evitare accessi indiscriminati da parte dei soggetti facenti capo ad un ente autorizzato il Garante chiede inoltre di predisporre un sistema di certificazione digitale e di censimento delle postazioni terminali autorizzate, di raffinare le procedure di autenticazione, disciplinare la possibilità di effettuare ingressi contemporanei con le medesime credenziali, e di tracciare gli utenti che accedono via web.

(Provvedimento Garante per la protezione dei dati personali 18/09/2008)

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Imposta sostitutiva anche per operazioni effettuate entro il 2007.

La legge Finanziaria 2008 ha previsto - in relazione a conferimenti d'azienda, fusioni e scissioni, realizzate a partire dal periodo d'imposta 2008 - un regime opzionale di imposizione sostitutiva delle imposte sui redditi e dell'IRAP, per il riconoscimento fiscale dei maggiori valori iscritti in bilancio in occasione di tali operazioni.L'opzione deve essere esercitata - sempre dalla conferitaria (anche nel caso in cui si tratti di un soggetto fiscalmente «trasparente») - nella dichiarazione dei redditi relativa all'esercizio in cui è stata realizzata l'operazione di riorganizzazione o, al più tardi, in quella relativa all'anno successivo. In via transitoria, l’opzione per l’imposta sostitutiva può essere esercitata anche in relazione ad operazioni di riorganizzazione aziendale effettuate entro il 31 dicembre 2007; il contribuente deve procedere al versamento della prima rata entro il termine per la presentazione di UNICO 2008.La circolare illustra la disciplina:
-del conferimento di partecipazioni di controllo e di collegamento;
-del conferimento d'azienda;
-delle operazioni di fusione e scissione,
nonché la questione dell'applicazione dell'imposta sostitutiva ai disallineamenti pregressi.

(Circolare Agenzia delle Entrate 25/09/2008, n. 57/E)

Fonte: IPSOA

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Lavoro irregolare: sanzioni.

L’Agenzia delle Entrate ha illustrato la disciplina delle sanzioni in materia di utilizzazione di lavoratori non risultanti dalle scritture o da altra documentazione obbligatoria con riferimento alle novità introdotte dal cosiddetto "Protocollo Welfare" (legge 247/07), e agli effetti della sentenza della Corte Costituzionale n.130 del 14 maggio 2008.

(circolare n. 56/e del 24 settembre 2008 )

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In arrivo quattro nuovi codici tributo per i modelli F24.

Il 25 Settembre 2008, l'Agenzia delle Entrate ha pubblicato tre risoluzioni, mediante le quali ha istituito quattro nuovi codici tributo. Due nuovi codici devono essere utilizzati per restituire somme relative a incentivi fiscali: "5056" per il capitale e "5057" per gli interessi. Il codice "Piem" è relativo al "credito d'imposta concesso ai sensi dell'articolo 6 della legge regionale del Piemonte numero 9 del 23 Aprile 2007". Infine, il codice "6808" riguarda il "credito d'imposta in favore delle imprese per i costi sostenuti per attività di ricerca industriale e di sviluppo precompetitivo".

Fonte: Il Sole 24 Ore

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giovedì 25 settembre 2008

Processo tributario: Sentenza n. 22453 del 5 settembre 2008.

L’Amministrazione finanziaria è legittimata alla ricostruzione induttiva del volume d’affari del contribuente sulla base del criterio della media aritmetica dei prezzi ordinariamente praticati nel settore economico di riferimento quando la contabilità presenti gravi irregolarità che ne pregiudichino l’attendibilità. Il processo tributario non rientra tra i processi d’impugnazione-annullamento, bensì tra quelli d’impugnazione-merito, in quanto non diretto alla mera eliminazione giuridica dell’atto impugnato, ma preordinato alla pronunzia di una decisione di merito.

A tali conclusioni è pervenuta la Cassazione con la sentenza n. 22453 del 5/9/2008.

La controversia

Un contribuente impugnava innanzi alla Ctp un avviso di rettifica Iva, con cui l’ufficio, sulla base del criterio della media dei prezzi praticati nel settore in cui lo stesso operava, aveva accertato un maggior volume d’affari ai fini Iva.

I giudici di primo grado accoglievano il ricorso; favorevole al contribuente era anche la sentenza di secondo grado.

L’Amministrazione finanziaria proponeva ricorso in Cassazione.

L’Amministrazione lamentava sia la circostanza che la Ctr aveva considerato inutilizzabile, ai fini della quantificazione del volume d’affari, in presenza di una contabilità irregolare, il criterio della media dei prezzi praticati nel settore di riferimento, sia il fatto che il giudice regionale, annullando l’atto di rettifica, aveva omesso di indicare e utilizzare un diverso metodo di calcolo ritenuto corretto, rispetto alla media utilizzata dall’ufficio.

La sentenza

La Suprema corte ha accolto il ricorso dell’Amministrazione, evidenziando come:

- una volta accertata l’irregolare tenuta delle scritture e in difetto di altri elementi, il valore delle cessioni possa essere ricavato in base alla media dei prezzi praticati dal contribuente o del settore economico di riferimento, non integrando una violazione di legge il ricorso alle percentuali medie di ricarico (né l’applicazione di un metodo di ricarico in luogo di un altro), in quanto nessuna norma di legge prescrive il criterio di calcolo da adottare (Cassazione, sentenza 14576/2001)

- una volta ritenuta inutilizzabile la media come calcolata dall’ufficio, la Ctr avesse omesso di indicare un diverso criterio di calcolo ritenuto corretto, con conseguente omessa motivazione della sentenza.

La sentenza, le cui conclusioni risultano in linea con il consolidato orientamento giurisprudenziale, offre lo spunto per alcune considerazioni, sia con riguardo ai presupposti necessari ai fini della legittimità degli accertamenti induttivi, in materia di Iva (articoli 54 e 55 del Dpr 633/1972) (questione specificamente affrontata nel caso in esame) e di imposte sui redditi (articolo 39, comma 2, del Dpr 600/1973), in presenza di gravi irregolarità contabili, sia in relazione alla natura del processo tributario.

Quanto alla prima problematica, occorre evidenziare come da un’analisi giuridico–formale degli articoli 39, Dpr 600/1973, e 54 e 55, Dpr 633/1972, discenda che il criterio discretivo assunto dal legislatore con riguardo alla tipologia di accertamento che l’ufficio finanziario può concretamente adottare, è costituito dalla maggiore gravità delle irregolarità formali e dell’inattendibilità sostanziale delle scritture contabili. Tali circostanze consentono all’Amministrazione di ricorrere all’accertamento induttivo nell’ambito del quale è possibile utilizzare prove indirette, a differenza di quanto accade con il metodo analitico, dove è ammesso unicamente l’utilizzo di prove certe e dirette.

La giurisprudenza di legittimità ha evidenziato, a tal proposito, diverse ipotesi in cui le gravi irregolarità contabili legittimano il ricorso dell’Amministrazione all’accertamento induttivo; basti pensare alla mancata conservazione delle bolle di accompagnamento, alla falsificazione delle medesime (posta in essere al fine di occultare l’omessa fatturazione di acquisto di merci), alla mancanza di pagine del registro inventari, all’omessa o incompleta redazione dell’inventario e delle rimanenze di magazzino (Cassazione, sentenze 11680/2001, 14576/2001, 8273/2003, 16724/2005).

In tali ipotesi che evidenziano, in sostanza, un’inattendibilità globale delle scritture contabili, oltre a quella d’inesistenza tout court delle scritture stesse, l’Amministrazione finanziaria può validamente prescinderne e procedere in via induttiva, avvalendosi anche di semplici indizi sforniti dei requisiti necessari per costituire prova presuntiva (Cassazione, sentenze 1022/1989, 11510/1993, 9097/2002, 12279/2007).

Ne discende che in tali casi l’ufficio è legittimato alla ricostruzione induttiva del volume d’affari del contribuente anche ricorrendo al criterio della media aritmetica dei prezzi ordinariamente praticati nel settore economico di riferimento del contribuente, nonostante le medie di settore non rappresentino un fatto noto storicamente provato, “dal quale argomentare con giudizio critico quello ignoto, ma costituiscano il risultato di una estrapolazione statistica di una pluralità di dati che fissa una regola di esperienza, in base alla quale poter ritenere, statisticamente, meno frequenti i casi che si allontanano dai valori medi, rispetto a quelli che si avvicinano” (Cassazione, sentenze 2005/26388, 1628/1995).

È da escludersi, peraltro, in presenza di gravi irregolarità, che il ricorso alla media dei prezzi praticati nel settore di riferimento o alle percentuali medie di ricarico, o l’applicazione di un metodo in luogo di un altro, ai fini della determinazione reddituale, possa costituire una violazione di legge, atteso che nessuna disposizione normativa prescrive il criterio di calcolo che debba essere adottato (Cassazione, sentenza 14576/2001).

La sentenza 22453/2008 offre inoltre spunti di riflessione in relazione alla natura del processo tributario e ai precisi poteri-doveri del giudice in presenza di un’impugnativa avverso un atto impositivo.

In base alla disciplina positiva del processo tributario si ritiene che il giudice, chiamato a pronunciarsi sui ricorsi proposti avverso gli atti impostivi, non deve limitarsi a dichiarare legittimi o ad annullare questi ultimi, ma deve emettere pronunce di merito, attributive del torto o della ragione, in funzione della corretta verifica operata circa il modo di essere del rapporto obbligatorio in contestazione.

Tale conclusione deriva dalla circostanza che il processo tributario, come più volte evidenziato dai giudici di legittimità (sentenze 7404/2001, 4280/2001, 16171/2000), nonostante sia strutturato come giudizio di impugnazione, non è annoverabile tra quelli di “impugnazione-annullamento” ma tra i processi di “impugnazione-merito”, in quanto attraverso lo strumento processuale dell’impugnazione dell’atto si conferisce all’organo giudicante non solo la cognizione orientata all'eliminazione dell'atto (ipotesi di “impugnazione-annullamento”), ma anche la cognizione del rapporto tributario (“impugnazione-merito”), per cui il giudice adito ha il potere-dovere di quantificare la pretesa tributaria entro i limiti posti dalle domande di parte, pena la carente e/o insufficiente motivazione della sentenza.

In particolare, secondo la Suprema corte il giudice deve fermarsi alla pronunzia di annullamento, senza esaminare il merito, unicamente nel caso di difetto assoluto di motivazione, anche in mancanza di una espressa comminatoria legale di nullità, considerato che la pronuncia di annullamento richiede che si versi in tema di vizi formali dell’atto impositivo o di atti prodromici su cui esso si fonda (Cassazione, sezioni unite, sentenze 5783/1988, 11273/1991, 7791/2001, 11217/2007).

Ne consegue che il giudice che ritenga invalido un avviso di accertamento per motivi non formali ma di carattere sostanziale, ritenendo fondate le censure del contribuente relative, ad esempio, al maggior imponibile o ai costi, non può limitarsi a una pronuncia costitutiva di annullamento dell’atto impositivo, come purtroppo spesso accade, ma deve esaminare nel merito la pretesa tributaria e, “operando una motivata valutazione sostitutiva, eventualmente ricondurla alla corretta misura, entro i limiti posti dalle domande di parte” (Cassazione, sentenze 21184/2008, 11217/2007).


Fonte: Agenzia Entrate

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Unioncamere spiega il trasferimento quote S.r.l.

Per effetto del D.L. n. 112/2008, l'atto con il quale viene trasferita la titolarità delle quote sociali, oltre alla tradizionale forma della scrittura privata autenticata, può avere natura «informatica» ed essere sottoscritto con firma digitale del cedente e del cessionario. L'atto di cessione della quota di S.r.l. deve essere firmato digitalmente da tutte le parti, mediante un dispositivo di firma digitale rilasciato da un certificatore accreditato.Al deposito dell'originale informatico del contratto di cessione al Registro delle imprese sono autorizzati i professionisti abilitati, cioè iscritti nell'albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, purché muniti di firma digitale.Pertanto, gli atti di trasferimento di quote di S.r.l. sono depositati al Registro delle imprese:
dal notaio che ha autenticato le firme, quando sottoscritti dalle parti in modo autografo;
dal dottore commercialista incaricato, quando nascono «informatici» e non abbiano altra forma.
La domanda di iscrizione all'ufficio del Registro delle imprese non può essere presentata direttamente dalle parti, o da una sola di esse; ne consegue che la sanzione amministrativa prevista per l’inosservanza dell'obbligo di iscrizione deve essere applicata a carico del dottore commercialista incaricato del deposito.Il professionista abilitato presenta la domanda con contestuale deposito dell'atto di trasferimento firmato digitalmente dalle parti e dalla prova dell'avvenuta registrazione fiscale dell'atto stesso; dalla documentazione deve risultare anche l'incarico assegnato dalle parti al professionista di procedere all'iscrizione del contratto.
Computo del termine per l'iscrizione dell'attoL'atto è sottoscritto con firma digitale dalle parti; l'ultima parte che firma appone al contratto la marcatura temporale, per attribuire all'atto di cessione una data che consenta agli uffici la verifica del rispetto dei termini imposti dalla legge ai fini sia della registrazione fiscale (20 giorni), sia dell'iscrizione nel Registro delle imprese (30 giorni).Maggiore certezza sarebbe peraltro garantita se la data del contratto risultante nel documento fosse anche quella risultante dalla marca temporale.

(Circolare Unioncamere 22/09/2008, n. prot. 14288/PS/ODL)

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mercoledì 24 settembre 2008

Patteggiamento: Sentenza n. 22548 dell'8 settembre 2008.

Il “patteggiamento” in sede penale costituisce indiscutibile elemento di prova per il giudice tributario.

Lo ha stabilito la Cassazione, con la sentenza n. 22548 dell’8 settembre 2008.

La controversia trae origine dall’impugnazione di un avviso di accertamento con il quale l’ufficio aveva recuperato a tassazione l’imposta evasa a mezzo di fatture per operazioni inesistenti.

Il contribuente impugnava la sentenza di secondo grado, contestando, fra l’altro, il richiamo operato dai giudici di appello alla pronuncia di “patteggiamento” (che, se non può considerarsi una vera e propria sentenza di condanna, presume la responsabilità dell’imputato).

Prima di proseguire, è opportuno precisare che il Dlgs 74/2000 ha confermato il principio della piena e reciproca autonomia (cosiddetto regime del “doppio binario”) tra il procedimento penale, da un lato, e il processo tributario e il procedimento amministrativo di accertamento, dall’altro, escludendo qualsiasi rapporto di pregiudizialità.

In altri termini, l’attività di accertamento degli uffici e i processi in seno alle Commissioni tributarie proseguiranno il loro cammino anche nelle ipotesi in cui sia in corso un procedimento penale avente a oggetto i medesimi fatti.

Il “doppio binario” presenta il duplice vantaggio di evitare un’eccessiva dilatazione dei tempi delle decisioni e di rispettare le differenze, sul piano probatorio, tra l’ambito penale e quello amministrativo.

In mancanza di una normativa derogatoria, troveranno applicazione le disposizioni ordinarie relative all’efficacia del giudicato penale e, in particolare, l’articolo 654 Cpp (che prevede un’efficacia vincolante delle sentenze penali di condanna o di assoluzione in altri giudizi civili o amministrativi).

Più specificatamente, in base alla norma sopra citata, per quanto qui d’interesse, la sentenza penale irrevocabile di condanna o di assoluzione ha efficacia di giudicato nei confronti dell’imputato e della parte civile qualora i fatti materiali posti alla base della pretesa tributaria siano stati ritenuti rilevanti dal giudice penale ai fini della sua decisione e sempre che l’accertamento dei fatti operato dallo stesso giudice penale non si ponga in contrasto con norme di prova tributaria (si ricorda che, ai sensi dell’articolo 7, comma 4, del Dlgs 546/1992, non sono ammessi nel processo tributario il giuramento e la prova testimoniale).

E’ utile sottolineare, infine, che, ricorrendo le condizioni di cui al citato articolo 654, il giudicato penale fa sempre stato nei confronti del contribuente – imputato, anche quando il Fisco non abbia partecipato al processo penale, mentre nei confronti dell’Erario il giudicato penale farà stato solo se quest’ultimo si sia costituito parte civile (cfr circolare ministeriale 154/2000).

Tanto precisato, la Cassazione, con la sentenza in esame ha rigettato il ricorso presentato dalla società contribuente, rilevando che la sentenza di patteggiamento, emessa ai sensi dell’articolo 444 Cpc, costituisce indiscutibile elemento di prova per il giudice di merito, il quale, “ove intenda disconoscere tale efficacia probatoria, ha il dovere di spiegare le ragioni per cui l’imputata avrebbe ammesso una sua responsabilità insussistente e il giudice penale abbia prestato fede a tale ammissione”.

In proposito, va ricordato, per completezza espositiva, che la Suprema corte, in altre occasioni (nell’affermare che, in virtù dell’articolo 654 Cpp, nessuna automatica autorità di cosa giudicata può attribuirsi nel separato giudizio tributario alla sentenza penale irrevocabile di condanna o di assoluzione, emessa in materia di reati tributari, ancorché i fatti accertati in sede penale siano gli stessi per i quali l’Amministrazione finanziaria ha promosso l’accertamento nei confronti del contribuente), ha riconosciuto, comunque, al giudice tributario la possibilità di avvalersi delle risultanze emergenti dal processo penale, procedendo a un’autonoma valutazione, secondo la lex probatoria vigente nel giudizio tributario, degli elementi probatori acquisiti nel processo penale.

In altre parole, il giudice tributario, se da una parte non può estendere automaticamente gli effetti di una sentenza definitiva in materia di reati tributari, con riguardo all’azione accertatrice del singolo ufficio tributario, dall’altra è legittimato, nell’esercizio dei propri autonomi poteri di valutazione della condotta delle parti e del materiale probatorio acquisito agli atti, a verificarne la rilevanza nell’ambito specifico in cui il compendio probatorio è destinato a operare (ex pluribus, Cassazione, sentenze 9109/2002, 19505/2003, 10269/2005,1416/2007).


Fonte: Agenzia Entrate

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Finanziaria 2009.

Rinnovo in vista per diciannove agevolazioni fiscali. La Finanziaria "slim" targata Tremonti allunga la vita ai più comuni sconti del Fisco, altrimenti destinati a scadere a fine anno. Dalle detrazioni sulle rette degli asili nido e sulle tessere bus e metro, all'aliquota agevolata Irap per l'agricoltura, dalle accise ridotte per il gasolio da riscaldamento nelle zone montane agli sgravi sulla formazione dei docenti. Il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera oggi al ddl sulla manovra economica per il 2009. Un provvedimento snello, composto da soli tre articoli e cinque tabelle, che riprende le norme contenute nel Dl 112 del giugno scorso. Ecco nel dettaglio gli sconti fiscali prorogati nel 2009 dalla bozza di Finanziaria che a breve passerà al vaglio delle aule parlamentari.

A scuola sconti Irpef per grandi e piccini

Lunga vita alle detrazioni Irpef per le rette degli asili nido e per l'aggiornamento dei docenti. Anche nel 2009 i genitori di bimbi iscritti al nido potranno usufruire della detrazione Irpef del 19% per le spese di frequenza dell'asilo, purché il loro importo non superi i 632 euro annui per ogni figlio. Il bonus Irpef si può far valere solo se le spese sostenute per il pagamento delle rette scolastiche sono adeguatamente documentate.

Allungati al prossimo anno anche gli sgravi sull'autoformazione degli insegnanti di scuole di ogni ordine e grado, anche non di ruolo e con incarico annuale. Ai docenti che investono sulla loro formazione spetta una detrazione Irpef del 19% delle spese sostenute per l'aggiornamento fino a un importo massimo di 500 euro.

Anche nel 2009 il Fisco agevola "con trasporto"...

Rinnovato anche per il prossimo anno il bonus Irpef del 19% per l'abbonamento al trasporto pubblico locale, regionale e interregionale. La detrazione vale solo su un importo non superiore ai 250 euro (con un risparmio d'imposta, dunque, fino a 48 euro), per le spese sostenute entro il 31 dicembre 2009 per acquistare tessere metro e bus. L'agevolazione, inoltre, spetta solo a condizione che le spese non siano deducibili nella determinazione delle singole componenti che concorrono a formare il reddito complessivo, come ad esempio nel caso in cui il costo dell'abbonamento risulti inerente e, quindi, deducibile dal reddito d'impresa.

Le misure per gli autotrasportatori

Un Fisco più soft "guiderà" anche il prossimo anno le imprese di autotrasporto, che potranno contare per il periodo d'imposta in corso sulla deduzione forfetaria delle spese non documentate sostenute nel 2008 per i trasporti effettuati personalmente dall'imprenditore all'interno del Comune in cui hanno sede.

Tra le disposizioni di carattere fiscale che interessano gli autotrasportatori, la manovra prevede anche la rideterminazione da un lato della quota di indennità non imponibile percepita nel 2009 per le trasferte o le missioni fuori dal territorio comunale effettuate nello stesso anno dagli autisti dipendenti delle imprese di trasporto, dall'altro dell'importo della deduzione forfetaria per le trasferte fuori dal territorio comunale fatte nel corso del prossimo anno. Per queste due misure, la cui ridefinizione è affidata a un successivo provvedimento del direttore dell'agenzia delle Entrate, la bozza di Finanziaria stanzia complessivamente 30 milioni di euro.

Altri 30 milioni serviranno a finanziare anche per il 2009 la detassazione fiscale e contributiva degli straordinari dei dipendenti del settore dell'autotrasporto. La percentuale esentasse, calcolata in base alle somme percepite nell'anno, non concorrerà alla formazione del reddito imponibile.

Resta aperta, inoltre, la possibilità di portare in compensazione il contributo al Sistema sanitario nazionale pagato sui premi Rc auto relativi al trasporto di merci svolto con mezzi di massa non inferiore a 11,5 tonnellate. Il bonus, che può arrivare a un massimo di trecento euro per ogni veicolo, può essere usato per compensare i versamenti fatti dal 1° gennaio al 31 dicembre del 2009.

Infine, via libera nel 2009 al credito d'imposta che restituirà agli autotrasportatori una parte della spesa sostenuta per il bollo auto. Con un budget di 40 milioni di euro, la manovra d'estate riconosce, infatti, un bonus corrispondente a quota parte dell'importo pagato come tassa automobilistica per ciascun veicolo di massa massima complessiva non inferiore a 7,5 tonnellate, posseduto e utilizzato per l'attività di trasporto merci. La misura del credito d'imposta deve essere determinata in modo tale che, per i veicoli di massa massima complessiva superiore a 11,5 tonnellate, sia pari al doppio della misura del credito spettante per i veicoli di massa massima complessiva compresa tra 7,5 e 11,5 tonnellate. Il credito d'imposta è usufruibile in compensazione, non è rimborsabile, non concorre alla formazione del valore della produzione netta, né dell'imponibile agli effetti delle imposte sui redditi.

Ancora sconti fiscali su agricoltura e pesca

La bozza di Finanziaria extra-light stabilizza definitivamente a quota 1,9% l'aliquota agevolata Irap per il settore agricolo e proroga al 2009 le agevolazioni per la formazione e l'arrotondamento della proprietà contadina.

Sul versante della pesca, per tutelare l'occupazione della gente di mare a partire dal prossimo anno arrivano crediti d'imposta pari all'Irpef dovuta sulle retribuzioni per il personale di bordo delle navi da pesca costiera e per le imprese che praticano attività di pesca in acque interne e lagunari. Queste aziende e i dipendenti impiegati a bordo sono anche esonerati dal versamento dei contributi assistenziali e previdenziali stabiliti dalla legge. In sostanza, i benefici fiscali previsti dagli articoli 4 e 6 del decreto legge 457/1997 sul trattamento fiscale e gli sgravi contributivi per la gente di mare sono estesi, nel limite dell'80%, alle imprese che esercitano la pesca costiera e a quelle che operano nelle acque interne e lagunari.

In ribasso le accise per gasolio

Si contrae del 40% l'accisa sul gas metano per gli utilizzatori industriali, termoelettrici esclusi, con consumi superiori a 1milione 200mila metri cubi per anno. Si abbassa anche il costo di gasolio e gpl usati come combustibili per riscaldamento in zone geografiche svantaggiate, aree montane e altri specifici territori nazionali. Proroga al 2009 anche per le disposizioni che riconoscono crediti d'imposta per ogni chilowattora di calore fornito tramite reti di teleriscaldamento alimentate a biomassa o con energia geotermica.

Inoltre, per tutto l'anno prossimo è esente da accisa il gasolio utilizzato nelle coltivazioni sotto serra. Uno sconto che il ddl sulla Finanziaria estende anche agli oli di origine vegetale, purché siano usati per le stesse tecniche di coltivazione.

Ristrutturazioni agevolate fino al 2011

La durata dello sconto Irpef del 36% sulle ristrutturazioni edilizie è stata prolungata di un anno e passerà quindi dal 2010 al 2011.


Fonte: Agenzia Entrate

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Accertamento induttivo: Sentenza n. 22698 del 9 settembre 2008.

E’ legittimo l’accertamento induttivo del reddito, pur in presenza di contabilità formalmente corretta, qualora la stessa possa essere considerata complessivamente ed essenzialmente inattendibile, in quanto confliggente con le regole fondamentali di ragionevolezza, potendo il giudizio di non affidabilità della documentazione fiscale essere determinato dall’abnormità dell’espressione finale.

E’ quanto affermato dalla Cassazione (sentenza n. 22695 del 9/9/2008), consolidando l’orientamento giurisprudenziale secondo cui la tenuta di una contabilità formalmente regolare non impedisce una ricostruzione indiretta e presuntiva del reddito e del volume d’affari.

La controversia, sottoposta al giudizio della Suprema corte, ha ad oggetto l’impugnazione di un avviso di accertamento per mezzo del quale l’Amministrazione finanziaria, nonostante la presenza di scritture contabili regolari, aveva provveduto a rettificare il reddito d’impresa sulla base della resa media dei tagli di carne, dei prezzi di vendita di ciascun taglio e dei ricavi desumibili secondo criteri di normalità.

La società ricorrente rimaneva vittoriosa nei primi due gradi di giudizio. Ciò in quanto, a parere dei giudici di merito, era da ritenersi illegittimo l’utilizzo del metodo analitico-induttivo in presenza di regolare tenuta delle scritture contabili.

L’Amministrazione finanziaria, conseguentemente, proponeva ricorso in Cassazione, eccependo la piena legittimità del proprio operato in aderenza al dettato normativo di cui all’articolo 39, comma 1, lettera d), del Dpr 600/1973, che consente, appunto, la rettifica del reddito in caso di scritture, formalmente regolari, ma affette da incompletezze, inesattezze e infedeltà.

I giudici hanno accolto pienamente le ragioni del Fisco, richiamando, prima di tutto, l’indirizzo consolidato in seno alla stessa Cassazione, secondo cui l’accertamento con metodo analitico-induttivo di cui all’articolo 39, comma 1, lettera d), del Dpr 600/1973, presuppone l’esistenza di scritture contabili regolarmente tenute dal punto di vista formale ma, tuttavia, contestabili in virtù di valutazioni condotte sulla base di presunzioni gravi, precise e concordanti.

Opportunamente, poi, la Suprema corte ha precisato che l’articolo 62-sexies del Dl 331/1993 autorizza l’ufficio finanziario a emettere un avviso di accertamento di tipo induttivo, anche in presenza di una contabilità regolare, in presenza di gravi incongruenze tra i ricavi, i compensi e i corrispettivi dichiarati e quelli desumibili dalle caratteristiche e dalle condizioni di esercizio della specifica attività svolta, ovvero dagli studi di settore.

Infine, i giudici hanno provveduto a enunciare la seguente regula iuris: è legittimo l’accertamento induttivo, pur in presenza di contabilità regolarmente tenuta, qualora la stessa debba ritenersi, nel complesso, essenzialmente inattendibile perché in contrasto con le regole basilari della ragionevolezza, non essendo in tal caso necessario che la rettifica del reddito “sia stata preceduta dal riscontro analitico della congruenza e della verosimiglianza dei singoli cespiti di reddito dichiararti dal contribuente”.

Nello specifico, il Collegio ha sottolineato come la documentazione contabile fosse stata privata di ogni attendibilità sulla base della resa media dei vari tagli di carne, dei prezzi di vendita di ciascun taglio e dei ricavi desumibili secondo i criteri di normalità.

La sentenza è in linea con il consolidato orientamento giurisprudenziale, secondo cui la legittimità della rettifica analitico-induttiva non è subordinata necessariamente all’irregolare tenuta della contabilità quando la stessa contabilità contrasta “con i criteri di ragionevolezza, anche sotto il profilo dell’antieconomicità , essendo in tali casi, consentito all’Ufficio di dubitare della veridicità delle operazioni dichiarate e di desumere, sulla base di presunzioni semplici, purchè chiari, precise e concordanti, maggiori ricavi o minori costi, con conseguente spostamento dell’onere della prova a carico del contribuente” (Cassazione, sentenze 417/2008 e 24532/2007).

Allo stesso modo, i giudici di legittimità riconoscono la legittimità dell’accertamento induttivo, pur in presenza di contabilità regolarmente tenuta, quando si palesano gravi incongruenze tra i ricavi dichiarati e quelli desumibili dalla specifica attività oppure dagli studi di settore (Cassazione, sentenze 13952/2008 e 10277/2008).


Fonte: Agenzia Entrate

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Notifica di un atto di impugnazione: Sentenza n. 18663 dell'8 luglio 2008.

La notifica di un atto di impugnazione al domicilio eletto presso il difensore di più parti, tramite la consegna di una sola copia, è viziata da nullità e non da inesistenza giuridica. Tuttavia, la nullità è sanata ove si verifichi la regolare costituzione di tutti i destinatari.

Così si è espressa la Cassazione con la sentenza n. 18663 dell’8 luglio 2008.

La vicenda

A seguito di un avviso di accertamento del valore relativo a immobili assegnati con atto notarile, i ricorrenti si rivolgevano alla Commissione tributaria provinciale, che ne accoglieva l’istanza. L’ufficio proponeva appello; appello dichiarato inammissibile dalla Commissione regionale per “l’inesistenza” della notifica eseguita presso il procuratore mediante consegna di una sola copia dell’atto di impugnazione, nonostante i destinatari dell’atto fossero cinque.

L’Amministrazione finanziaria ricorreva, quindi, in Cassazione, deducendo l’omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia, nonché la violazione e falsa applicazione degli articoli 330, 170 e 291 del Codice di procedura civile, e 53, 17 e 49 del Dlgs 546/1992.

Con il primo motivo del ricorso, l’Amministrazione sosteneva che la decisione dei giudici di secondo grado andasse cassata in quanto l’appello proposto dall’ufficio era stato validamente notificato ai sensi dell’articolo 330 Cpc, in quanto nel corso del giudizio di primo grado non era stato eletto alcun domicilio, né era possibile dedurlo dagli atti di causa o dalla sentenza.

Il citato articolo 330, in materia di luogo di notificazione dell’impugnazione, prevede, infatti, che in assenza di dichiarazione di residenza o domicilio, la notificazione della sentenza debba avvenire presso il procuratore costituito o nella residenza dichiarata o nel domicilio eletto per il giudizio.

Con il secondo motivo del ricorso, veniva poi affermato che l’intervenuta costituzione degli appellati potesse sanare la nullità dell’atto, in quanto la consegna di una sola copia dello stesso, diretto a più parti difese da un unico avvocato determina esclusivamente la nullità, fattispecie che nel caso concreto viene sanata, e non l’inesistenza della notificazione.

Tesi questa accolta dalla Suprema corte.

La nullità, e non l’inesistenza della notifica, fa sì che il vizio possa essere sanato per il raggiungimento dello scopo qualora vi sia la costituzione in giudizio di tutti i destinatari. Tale effetto, tra l’altro, retroagisce al momento del compimento della notifica viziata.

Alla luce di questa sentenza, quindi, l’articolo 53 del Dlgs 546/1992 che, in materia di forma di appello nel giudizio tributario, dispone che il ricorso in appello è proposto nei confronti di tutte le parti che hanno partecipato al giudizio di primo grado, deve essere letto nel senso che la proposizione dell’impugnazione nei confronti di alcune delle parti non comporta l’inesistenza giuridica dell’impugnazione stessa, ma dà luogo alla necessità di integrare la stessa, integrazione comunque sanata di fatto dalla costituzione di tutte le parti in giudizio.


Fonte: Agenzia Entrate

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IVA. Cartella legittima anche senza notifica dell'invito al pagamento.

La cartella esattoriale è legittima anche quando l'iscrizione a ruolo dell'imposta non versata non sia stata preceduta dalla notifica dell'invito al pagamento.


(Cassazione civile Sentenza, Sez. Trib., 09/09/2008, n. 22753)

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Diniego di rateazione importo iscritto a ruolo: Tar Friuli Venezia Giulia, sentenza n. 452 del 28 agosto 2008.

La prima sezione del Tar Friuli Venezia Giulia ha dichiarato il proprio difetto di giurisdizione in materia di diniego espresso di rateazione dell'importo iscritto a ruolo, rinviando la causa innanzi al competente giudice tributario, in applicazione del principio della traslatio iudicii.

Il Tribunale amministrativo regionale ha così confermato, con la sentenza n. 452/2008, depositata il 28 agosto scorso, quanto già espresso nella pronuncia n. 86 del il 23 gennaio 2003.

Prima di esaminare da vicino la sentenza dei giudici triestini, è opportuno fare un brevissimo cenno all'istituto della rateazione dei ruoli, di cui all'articolo 19 del Dpr 602/1973, che disciplina - nell'ambito della riscossione delle imposte - la dilazione del pagamento del credito fiscale. Istituto questo che è stato modificato dal legislatore per due volte nel corso del 2008.

La rateazione del ruolo

A decorrere dallo scorso 1° marzo 2008, infatti, il predetto articolo 19 ha subito una prima sostanziale modifica a opera dell'articolo 36, comma 2-bis, della legge 31/2008 (di conversione del decreto legge 248/2007).

In particolare, l'articolo 36, comma 2-bis, lettera a), ha riscritto il primo periodo dell'articolo 19 che, a far data dal 1° marzo 2008, così dispone: "L'agente della riscossione, su richiesta del contribuente, può concedere, nelle ipotesi di temporanea situazione di difficoltà dello stesso, la ripartizione del pagamento delle somme iscritte a ruolo fino ad un massimo di settantadue rate mensili".

La successiva lettera b) dell'articolo 36, comma 2-bis, ha abrogato, invece, il comma 2 dell'articolo 19, ossia quello che stabiliva, come limite di tempo massimo entro il quale presentare la domanda di dilazione (termine stabilito a pena di decadenza), quello dell'inizio della procedura esecutiva.

Successivamente, l'articolo 83, comma 23, lettera c), del Dl 112/2008 ("manovra d'estate"), ha abrogato - a decorrere dal 25 giugno 2008 - la seconda parte del primo comma dell'articolo 19, quello che disciplinava le garanzie fideiussorie, nonché il comma 4-bis, che dava la possibilità di escutere il fideiussore o il terzo datore di ipoteca nelle ipotesi di decadenza del contribuente dal beneficio della dilazione.

Le novità introdotte dalle due riforme sono di tutta evidenza: l'intera procedura - dalla ricezione della richiesta da parte del contribuente alle valutazioni discrezionali sulla stessa ("può concedere") e fino al provvedimento finale - passa ora nelle mani dell'agente della riscossione (Equitalia Spa) e non più dell'ufficio finanziario. Il numero massimo di rate in cui è possibile spalmare il debito tributario passa da quarantotto a settantadue rate (ovvero fino a 6 anni).

Dal 1° marzo 2008, pertanto, non prevedendo la norma una fase transitoria tra la vecchia e la nuova procedura, le istanze di dilazione devono essere presentate direttamente a Equitalia Spa che, con successive direttive, ha poi fornito puntuali chiarimenti operativi in ordine alle modalità di presentazione della richiesta.

La sentenza del Tar di Trieste

La pronuncia in commento trae origine da un ricorso proposto - innanzi al Tar di Trieste - da un contribuente per l'annullamento della nota con la quale Equitalia Udine Spa aveva rigettato due domande intese a ottenere la rateazione di somme iscritte a ruolo.

Il Collegio triestino, nel precisare che Equitalia Spa "…è una società di diritto privato di proprietà interamente pubblica investita ex lege dell'accertamento e riscossione dei tributi mediante ruolo…", ha ritenuto di non avere competenza giurisdizionale sul ricorso in parola "…in quanto concernente controversia attinente a diritti ed obblighi di soggetti passivi di rapporti tributari la cui conoscenza è rimessa ex lege alla competenza del giudice tributario" (articolo 2 del Dlgs 54/1992).

Al riguardo, i giudici amministrativi friulani hanno richiamato una loro precedente pronuncia del 25 gennaio 2003 (la n. 86) nella quale - chiamati ad annullare un provvedimento di diniego emesso da un ufficio finanziario a fronte di una istanza di rateazione proposta da un contribuente ai sensi dell'articolo 86 del Dpr 602/1973 vigente ratione temporis - avevano dichiarato il loro difetto di giurisdizione nella considerazione che "…il nuovo testo dell'art. 2 del D. Lgs. 31.12.1992 n. 546, così come introdotto dall'art. 12, 2 comma, della L. 28.12.2001 n. 448, ha stabilito che -appartengono alla giurisdizione tributaria tutte le controversie aventi ad oggetto i tributi … restano escluse … soltanto le controversie riguardanti gli atti dell'esecuzione forzata tributaria, successivi alla notifica della cartella di pagamento-".

Ne consegue che tutte le controversie relative a tributi, per espressa scelta del legislatore, sono attribuite alla giurisdizione tributaria e, tra queste, rientra anche quella odierna, in quanto diretta a ottenere i benefici della rateazione della riscossione di somme iscritte a ruolo, avendo questa a oggetto le imposte sui redditi.

Interessante appare, infine, il passaggio con il quale i giudici amministrativi hanno rimesso la causa innanzi al giudice tributario competente in applicazione del principio della traslatio iudicii.

Al riguardo, infatti, il tribunale triestino ha richiamato le ormai note sentenze della Corte costituzionale (la n. 77 del 12 marzo 2007) e delle Sezioni unite della Cassazione (la n. 4109 del 22 febbraio 2007) con le quali - seppur con motivazioni diverse, ma non contrastanti - le magistrature superiori hanno dato attuazione al principio (insito nel nostro ordinamento quantunque non espressamente previsto da norme specifiche) della conservazione degli effetti prodotti dalla domanda originaria.

Pertanto, per fare salvi gli effetti sostanziali e processuali della domanda nella ipotesi in cui venga adito un giudice che si ritenga privo di giurisdizione, è necessario - come ha fatto nel caso di specie il Tar friulano - rimettere la causa innanzi al giudice tributario competente fissando un termine, a pena di decadenza, per la riassunzione del giudizio.


Fonte: Agenzia Entrate

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Possibilità di detrazione Iva non presente in dichiarazione.

Secondo quanto affermato dalla Crt Puglia, sezione staccata di Lecce, con sentenza numero 509, nel caso in cui il Fisco accerti maggiori ricavi, l'eventuale dimostrazione di maggiori oneri documentati in sede di contraddittorio, assume rilevanza sia ai fini reddituali che a quelli Iva. Di diverso avviso l'Amministrazione Finanziaria, secondo la quale una volta decorso il periodo indicato nell'articolo 19 del Testo Unico Iva, il contribuente non pu detrarre l'Iva esposta su fatture non indicate in precedenti dichiarazioni Iva.

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Niente Irap per i minimi.

I contribuenti che hanno aderito al nuovo regime denominato "forfettone", sono esenti Irap, a prescindere dall'attivit svolta. L'Amministrazione Finanziaria ha stabilito che le imprese che non rientrano nel novero dei minimi sono soggette ad Irap, anche se presentano le "dimensioni" dei minimi.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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sabato 20 settembre 2008

Quesito: detrazione figli a carico.

non sono sposata, convivo con il mio compagno da 4 anni e abbiamo una figlia, nata il 4 maggio 2007. devo compilare, ai sensi della legge 244/2007 articolo 1 comma 221, la dichiarazione imposta sul reddito delle persone fisiche per chiedere le detrazioni. Non so con che percentuale di carico dichiarare mia figlia. Non essendo sposati, posso dichiararla al 100 % a mio carico, indipendentemente da chi ha il reddito piu' elevato tra me e il mio compagno? e se si, come devo compilare il campo "Dichiarazione dell'altro genitore" che fa' riferimento solo al reddito piui' elevato?Se utile, preciso che io sono dipendente di una societa', mentre il mio compagno e' libero professionista.

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Quesito: ore riposo settimanale.

salve lavoro come commessa settore abbilgliamento in un centro commerciale per 36 ore settimanali come 4° livello. Quanti riposi settimanali ho diritto

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Quesito: AIRE e lavoro in Cina.

ho bisogno di chiarire la mia posizione ma nessuno nè in Italia nè tanto meno qui in cina ha una risposta da darmi.Sono un cittadino italiano oramai residente in Cina da un anno. Lavoro con un contratto a progetto che si rinnova di 6 mesi in 6 mesi.Qui mi dicono che il mio lavoro deve essere pagato in valuta locale e che non devo corrispondere nulla in Italia, e questo mi sta bene perchè producendo un lavoro qui pago direttamente le tasse qui in Cina. Ora mi chiedevo. Ho fatto richiesta di venirmi bonificato il mio compenso sul mio c/c in Italia in valuta Euro, e mi è stato risposto che se dovessero pagarmi in Euro dovrebbero versarmi la ritenuta d'acconto?Per me non ha senso perchè se sono iscritto aire non sono residente in Italia e quindi non ci deve essere versamento di r.a.A mio avviso non vogliono pagarmi in euro per non dovere pagare commissioni bancarie.Io ho detto che non devono versarmi la r.a. e quando ho chiesto di darmi una giustificata motivazione mi hanno detto che anche loro non sanno bene ma non possono.Posso avere una risposta concreta che dica cosa deve fare un cittadino italiano iscritto aire e residente estero quando si assume l'incarico di un lavoro non dipendente ma automo.

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Quesito: calcolo busta paga.

avrei necessità di sapere se il datore lavoro di mia figlia ha fatto correttamente i conteggi della busta paga.
Assunzione in prova come aiuto commessa il 01.07.08, licenziamento il 09.08.08 per fine prova.
Di seguito comunico dati delle due buste paga elaborate da datore di lavoro:
Luglio 08: retrib. lorda (gg 27) € 1.221, contributi trattenuti € 112, irpef trattenuta € 99; netto € 1.011
Agosto 08: retrib. lorda (gg 8) € 788, Tfr € 106, contrib. tratt. € 73, Add.Reg € 16, F.Pens. € 5, irpef tratt. € 245; netto € 555
Potete verificare se i conteggi applicati sono corretti, sopratutto per quanto riguarda le trattenute Irpef ? A mio avviso, il datore di lavoro con l'ultima retribuzione di Agosto avrebbe dovuto fare i conteggi di conguaglio irpef considerando la "non tax area" e quindi non applicare alcun tipo di trattenuta fiscale.

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Quesito: applicazione detassazione strordinari.

lavoro per un'azienda di trasporto pubblico locale, il nostro Contratto prevede 39 ore settimanali ma da un accordo aziendale facciamo 36 ore settimanali. Quando i nostri dipendenti fanno ore eccedenti le 36 gli vengono pagate come ore supplementari come se fossero straordinari a tutti gli effetti. La direzione ha deciso che queste ore supplementari non rientrano nel Decreto Legge 93/2008 e quindi non devono essere detassate.Mi può dare un suo parere in merito, in quanto io invece ritengo che queste ore dovrebbero rientrarci.

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Quesito: CCNL addetti alle pulizie.

mio figlio lavora presso una cooperativa di servizi esistente da 40 anni, quest'anno ha perso l'appalto vinto da un'altra cooperativa. E' stato detto che saranno solo assunto il 50% dei dipendenti della vecchia cooperativa e l'altro 50% sara' licenziato. E' possibile che possa accadere questo?

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Quesito: detrazioni per canoni di locazione.

nel corso del 2008 ho stipulato un contratto di locazione ad uso abitativo di un appartamento di proprietà Agenzia Regionale Territoriale per l'Edilizia della Provincia di Genova. Pur trattandosi del gestore dell'e.p.r., il contratto non rientra tra quelli dell'edilizia sociale; infatti il canone è determinato indipendentemente dalle condizioni economiche del locatario. Nello specifico, io pago 414 euro oltre spese di amministrazione per 45 mq. con posto auto. Penso quindi di poterlo definire "a canone libero"Nel contratto viene fatto riferimento all'art. 8 L. 17/02/92, art. 9 L. 04/12/33 n. 493 P.C.R. 05/10/94, specificando che il canone è stabilito entro il limite del 4,5% del prezzo convenzionale dell'alloggio.Per quanto riguarda l'applicazione della detrazione di 150/300 euro per canoni di locazione, ho trovato la risoluzione 200/E che parebbe far rientrare il mio caso in quelli previsti per usufruire dell'agevolazione. Ma leggendo altrove mi pare di intendere che, essendo l'immobile di proprietà pubblica, io non ne abbia diritto.Mi potreste chiarire meglio la questione?

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Tassazione TFR: Sentenza n. 22234 del 3 settembre 2008.

In tema di imposte sui redditi, i buoni postali fruttiferi e i relativi interessi, compresi quelli emessi dopo il 20 settembre 1986, assoggettati alla ritenuta alla fonte a titolo d'imposta sugli interessi, corrisposti al dipendente dal Cnr, quale datore di lavoro, al termine del rapporto di lavoro a titolo di trattamento di fine rapporto, sono assoggettati alla tassazione stabilita dagli articoli 16 e 17 (ora 17 e 19) del Tuir. La richiamata normativa trova, infatti, applicazione anche nel caso il cui il trattamento di fine rapporto non venga corrisposto interamente in denaro ma attraverso la consegna di buoni postali fruttiferi.

A tali conclusioni è pervenuta la Cassazione con la sentenza n. 22234 del 3 settembre 2008.

La controversia

Un dipendente del Cnr impugnava innanzi alla Ctp il silenzio rifiuto opposto dall'Amministrazione finanziaria all'istanza di rimborso Irpef delle ritenute operate dal datore di lavoro sull'indennità di buonuscita corrispostagli solo in parte in denaro, in quanto illegittimamente calcolate anche sugli importi erogati in buoni postali fruttiferi e sui relativi interessi, per i quali l'articolo 174 del Dpr 156/1973 prevedeva l'esenzione.

I giudici di primo grado respingevano il ricorso; favorevole al contribuente era, invece, la sentenza di secondo grado, i cui giudici escludevano la tassabilità degli interessi maturati sui buoni postali ai fini del trattamento di fine rapporto.

L'Amministrazione finanziaria proponeva ricorso per Cassazione, deducendo la violazione degli articoli 16 e 17 del Tuir.

La sentenza

La Suprema corte ha accolto il ricorso dell'Amministrazione con argomentazioni che rinvengono il loro fondamento normativo negli articoli 16 e 17 del Tuir (ora 17 e 19). Tali disposizioni, in particolare, prevedono l'assoggettamento del Tfr e delle indennità equipollenti, comunque denominate, alla tassazione separata, che trova applicazione, secondo i giudici, anche quando la corresponsione del trattamento di fine rapporto non avvenga solo in denaro ma sia prevista, anche solo in parte, la consegna di buoni postali fruttiferi (con i relativi interessi) nei quali il datore di lavoro abbia investito i contributi accantonati per il trattamento di quiescenza del personale dipendente, al fine di conservare il potere d'acquisto delle somme a tale scopo destinate (in tal senso anche Cassazione, sentenze 584/2004, 2720/2004, 6315/2004, 15632/2004, 17043/2004, 1471/2005 e 19598/2005).

Non è da ostacolo a tale conclusione la circostanza che, per tali strumenti finanziari, l'articolo 174 del Dpr 156/1973 prevedeva l'esenzione da qualsivoglia forma d'imposizione, sia con riguardo al capitale che con riguardo agli interessi.

La riconduzione degli importi erogati sotto forma di buoni postali fruttiferi a titolo di trattamento di fine rapporto, operata dalla Suprema corte, sotto il regime della tassazione separata discende dalla circostanza che il trattamento di fine rapporto non muta la sua natura solo perché corrisposto sotto forma di buoni postali fruttiferi (con i relativi interessi): "il titolo causale che determina l'attribuzione patrimoniale in favore del dipendente sotto forma di consegna dei buoni postali è costituito, infatti, sempre e soltanto, dalla cessazione del rapporto di lavoro e dal contestuale obbligo del datore di lavoro di corrispondere al lavoratore il relativo trattamento di fine rapporto" (Cassazione, sentenza 198598/2005).

Conseguentemente è il Tfr, in qualunque modo corrisposto, a essere soggetto a imposizione fiscale ai sensi degli articoli 16 e 17 del Tuir, né può trovare applicazione lo speciale regime di esenzione fiscale che caratterizzava detti titoli; altrimenti, si consentirebbe agevolmente l'elusione delle norme che assoggettano all'Irpef il trattamento di fine rapporto (cfr Cassazione, sentenze 584/2004 e 7926/2004).

Ulteriori considerazioni vanno fatte con riferimento agli interessi maturati sui buoni postali emessi dopo il 20 settembre 1986, soggetti alla ritenuta alla fonte a titolo d'imposta (introdotta dal Dl 556/1986), per i quali la sentenza 22234/2008, analogamente a quelli totalmente esenti, ha prescritto l'assoggettamento a tassazione separata se corrisposti a titolo di trattamento di fine rapporto.

I giudici di legittimità, con la citata sentenza 584/2004, ha a tal proposito precisato, al fine di evitare una illegittima doppia imposizione, che "i medesimi siano soggetti a tassazione limitatamente, però, alla differenza tra l'aliquota applicata su tutta l'indennità corrisposta dal datore e quella relativa alla ritenuta d'acconto operata al momento della riscossione degli interessi".


Fonte: Agenzia Entrate

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Classamento immobili su richiesta del proprietario.

Il possessore di un immobile ha il diritto di chiedere una definizione mirata e specifica relativa alla sua proprietà; se il classamento (o la modifica catastale) non risultano soddisfacenti, può ricorrere al giudice tributario, che può valutare anche mutate condizioni, la vetustà dell'edificio, la non rispondenza dell'immobili alle esigenze attuali.

(Cassazione civile Sentenza, Sez. Trib., 08/09/2008, n. 22557)

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Accertamento: fatture false.

È legittimo l'accertamento con cui l'Ufficio recupera a tassazione l'importo riferibile a fatture (attive) emesse per operazioni inesistenti.

(Cassazione civile Sentenza, Sez. Trib., 09/09/2008, n. 22680)

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venerdì 19 settembre 2008

Credito Iva incedibile se da compensare: Sentenza n. 9961 del 16 aprile 2008.

L'articolo 30 del Dpr 633/1972 prevede che, di regola, il credito Iva sia detratto, nell'anno successivo, dal debito risultante dalla dichiarazione relativa all'anno in corso. Ciò comporta che il credito si colleghi inscindibilmente alla posizione fiscale del contribuente che lo ha maturato, essendo destinato a divenire uno degli elementi determinanti dell'esistenza e della consistenza del suo debito d'imposta per l'anno successivo. Il credito Iva dichiarato da un contribuente non potrà, pertanto, concorrere alla determinazione delle detrazioni spettanti, per l'anno successivo, a un contribuente diverso, anche se questi è il cessionario dell'azienda alla quale il credito d'imposta si riferisce.

E' la posizione della Cassazione, espressa nella sentenza n. 9961/2008, a sposare, sostanzialmente la tesi, in materia, dell'Amministrazione finanziaria che legava l'impossibilità di cedere il credito Iva da compensare a esigenze di trasparenza e certezza. In proposito, la pronuncia giunge a precisare, dapprima, che "la compensazione, in tema di IVA, non è ammessa nella legislazione tributaria se non nei limiti nei quali è esplicitamente regolata, non potendo derogarsi al principio secondo cui ogni operazione di versamento, di riscossione e di rimborso ed ogni deduzione sono regolate da specifiche inderogabili norme di legge" e, poi, che "l'analitica regolamentazione dettata in tema di IVA per esigenze antielusive trova base logica (…) nel limite, posto in via generale dal D.P.R. n. 633/72, art. 30, comma 2, di "computare l'importo dell'eccedenza in detrazione dell'anno successivo", stante che, la contiguità dei due periodi, rende riconoscibile e controllabile da parte dell'ufficio la complessiva posizione del contribuente nell'arco del biennio di riferimento".

Il caso

La vicenda processuale trae origine da un contratto di cessione di azienda, all'interno della quale le parti avevano ricompreso un credito Iva vantato dal cedente e da questi indicato nella propria dichiarazione annuale come credito d'imposta da portare in detrazione nell'anno successivo.

L'anno seguente, per effetto della cessione aziendale, il credito veniva portato in detrazione dal cessionario, che lo compensava con l'imposta risultante a debito, ai sensi dell'articolo 30, Dpr 633/1972.

L'ufficio rettificava la dichiarazione del cessionario, disconoscendo la detraibilità del credito d'imposta così acquisito.

Il contribuente impugnava l'atto impositivo dinanzi alla Ctp, che accoglieva il ricorso ritenendo che, con l'acquisto dell'azienda, la cessionaria fosse subentrata in tutti i rapporti giuridici facenti capo alla cedente e, perciò, anche nella titolarità del credito Iva.

La sentenza dei giudici di prime cure veniva riformata dalla Commissione tributaria regionale, che giudicava corretto l'avviso di rettifica, in quanto la "cessione" in oggetto doveva considerarsi vietata dall'articolo 5, comma 4-ter, del Dl 70/1988.

Il contribuente impugnava la sentenza in Cassazione, lamentando, in particolare, che la stessa non avrebbe considerato la cessione d'azienda operata quale "complesso unitario di diritti e di beni, materiali ed immateriali, attivi e passivi, organizzati e funzionalmente collegati con l'esercizio dell'attività economica"; la cessionaria, pertanto, sarebbe subentrata in tutti i rapporti e diritti esistenti nel patrimonio dell'azienda ceduta, inclusi i crediti verso terzi, ai sensi dell'articolo 2559 del Codice civile.

La Suprema corte, come anticipato, ha, alla fine, respinto il ricorso.

Considerazioni

Il dibattito sulla legittimità della cessione del credito Iva ha generato non poche discussioni tra gli operatori del diritto tributario. Alla posizione favorevole di taluni, basata sull'efficacia obbligatoria della cessione ai sensi degli articoli 1260 e seguenti del Codice civile, si contrapponeva la tesi dell'Amministrazione finanziaria che, in virtù di una rigorosa interpretazione dell'articolo 5, comma 4-ter, del Dl 70/1988, limitava tale possibilità esclusivamente ai crediti Iva chiesti a rimborso nella dichiarazione annuale.

Le ragioni del limite individuato dall'agenzia delle Entrate risiedono in chiare esigenze di trasparenza e certezza. Come spiegato nella risoluzione 279/2002, "Prima che sia presentata la dichiarazione annuale, infatti, l'Amministrazione non può sapere se il credito formatosi negli anni precedenti e nell'esercizio in corso sia stato o meno utilizzato in compensazione di eventuali debiti tributari e previdenziali: il credito IVA spettante diviene, infatti, certo e definito solo al momento della sua esposizione in dichiarazione, cristallizzandosi nella scelta operata dal contribuente tra le alternative in proposito offerte dall'ordinamento (riporto del credito o richiesta di rimborso)".

Una posizione interpretativa che, alla luce della sentenza in commento, è da giudicare corretta.


Fonte: Agenzia Entrate

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Pvc, l'adesione agevolata si applica anche all'Irap: Circolare n. 55/E del 17 settembre 2008.

Il nuovo istituto dell'adesione al processo verbale di constatazione, introdotto dalla "manovra d'estate", è applicabile anche alle violazioni riguardanti Irap, addizionali Irpef e contributi previdenziali. Trova applicazione soltanto per le violazioni per le quali l'Amministrazione fiscale può procedere ad accertamento parziale e non interessa le violazioni formali. Sono questi alcuni dei principali chiarimenti forniti dall'Agenzia sul nuovo istituto finalizzato a semplificare la gestione dei rapporti tra fisco e contribuente in uno spirito di reciproca fiducia.

In sintesi, la nuova norma, operativa già per i verbali consegnati a partire dal 25 giugno 2008, data di entrata in vigore del decreto legge 112, consente al contribuente, in presenza di processi verbali di constatazione relativi a violazioni in materia di imposte sui redditi e di Iva, di accelerarne la definizione, usufruendo di una riduzione a un ottavo delle sanzioni e della possibilità di rateizzare le somme dovute senza la prestazione di garanzie.

Su un istituto così innovativo, l'Agenzia si pronuncia con la circolare n. 55/E, fornendo una serie di chiarimenti che vanno dall'ambito d'applicazione alle modalità, tenendo in considerazione anche casi specifici.

In primo luogo, l'Amministrazione fiscale chiarisce che possono essere oggetto di adesione soltanto i processi verbali inerenti a violazioni sostanziali, per le quali è possibile procedere all'accertamento parziale. Pertanto, il nuovo istituto si applica non soltanto alle violazioni che riguardano i redditi imponibili e l'Iva non dichiarati, le deduzioni, le detrazioni, le esenzioni e le agevolazioni non spettanti e le imposte non versate, ma anche alle violazioni in materia di addizionali Irpef, di imposte sostitutive, di Irap e di contributi previdenziali.

L'Agenzia ricorda che, come previsto dalla legge, l'adesione "può avere ad oggetto esclusivamente il contenuto integrale del verbale di constatazione", ma puntualizza che sono escluse dall'adesione, anche se contenute nel processo verbale di constatazione, le violazioni formali e le segnalazioni per le quali sono necessarie ulteriori attività istruttorie. Sono inoltre escluse le violazioni sostanziali relative a tributi non espressamente richiamati dalla nuova norma, come ad esempio l'imposta di registro. L'adesione, poi, può riguardare soltanto i periodi d'imposta per i quali, alla data di consegna del pvc, sono scaduti i termini per la presentazione della dichiarazione.

Il documento di prassi prende inoltre in esame casi particolari come quelli delle associazioni professionali, delle società di persone e di quelle che hanno optato per il regime della "trasparenza fiscale" o per il "consolidato fiscale". Per questi soggetti, la comunicazione dell'adesione deve essere effettuata dal legale rappresentante e la definizione delle posizioni dei singoli soci o associati è effettuabile solamente dopo l'avvenuta definizione della posizione dell'ente partecipato.

L'Agenzia, infine, illustra dettagliatamente le modalità di presentazione della richiesta di adesione che deve avvenire entro 30 giorni dalla consegna del processo verbale di constatazione, con apposito modello approvato con il provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate del 10 settembre 2008, sottolineando che la comunicazione di adesione presentata dal contribuente è irrevocabile.


Fonte: Agenzia Entrate

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Esame di merito per l'invalidità sostanziale: Sentenza n. 21184 del 6 agosto 2008.

Nel processo tributario, come in quello civile, trova applicazione il principio generale dell'onere della prova prescritto dall'articolo 2697 cc, secondo il quale "chi vuol far valere un proprio diritto in giudizio deve provare i fatti che ne costituiscono il fondamento. Chi eccepisce l'inefficacia di tali fatti ovvero eccepisce che il diritto si è modificato o estinto deve provare i fatti su cui l'eccezione si fonda".

L'onere della prova ricade principalmente sull'ente impositore, che deve provare la propria pretesa, innanzitutto, con la motivazione dell'atto e, successivamente, in sede giurisdizionale, con la legittimità delle richieste impositive.

Le parti, dunque, devono provare le proprie ragioni e il giudice, se lo ritiene opportuno, deve limitarsi a ripercorrere l'iter seguito dall'ufficio nell'emissione dell'atto impugnato, ma non può sostituirsi a una delle parti per sostenere l'onere della prova (Cassazione 13665/2001 e 15214/2000).

Il processo tributario è più specificatamente definito dall'orientamento tradizionale della Cassazione di "impugnazione-merito" (sentenze 3309/2004 e 15825/2006), in quanto "l'impugnazione davanti al giudice tributario attribuisce a quest'ultimo la cognizione non solo dell'atto, come nelle ipotesi di "impugnazione-annullamento", orientate unicamente all'eliminazione dell'atto, ma anche del rapporto tributario, trattandosi di una cd. "impugnazione-merito", perché diretta alla pronuncia di una decisione di merito sostitutiva (nella specie) dell'accertamento dell'amministrazione finanziaria, implicante per esso giudice di quantificare la pretesa tributaria entro i limiti posti dalle domande di parte; ne consegue che il giudice che ritenga invalido l'avviso di accertamento non per motivi formali, ma di carattere sostanziale (nella specie, incongruenza delle motivazioni e dei dati posti a base della pretesa dell'ufficio), non deve limitarsi ad annullare l'atto impositivo, ma deve esaminare nel merito la pretesa tributaria, e, operando una motivata valutazione sostitutiva, eventualmente ricondurla alla corretta misura, entro i limiti posti dalle domande di parte".

Il giudice, tuttavia, può sostituire o utilizzare parzialmente la valutazione fatta dall'ufficio in sede di accertamento, valendosi di altri dati, eventualmente offerti dal contribuente, come la perizia di parte, secondo i poteri di libero apprezzamento attribuitigli dal Dlgs 546/1992, fermo restando - si ribadisce - che tali poteri istruttori non hanno la funzione di sopperire al mancato assolvimento dell'onere probatorio delle parti (Cassazione19593/2006).

Tale specifica caratteristica è stata ribadita nella recente sentenza 21184 del 6 agosto, con la quale i giudici di legittimità hanno statuito che il processo tributario non è qualificabile come impugnazione-annullamento, in quanto non è diretto alla mera eliminazione dell'atto gravato, ma è inquadrabile nell'alveo dell'impugnazione-merito, con la pronuncia giurisdizionale che investe anche l'aspetto sostanziale dell'avviso di accertamento.

Di conseguenza, come detto, il giudice non può limitarsi a un mero e semplice annullamento dell'atto, seppure con idonea motivazione, ma deve esaminare il procedimento accertativo seguito dall'ente impositore e rimodulare concretamente la pretesa impositiva nei limiti da lui ritenuti più aderenti e confacenti ai fatti dedotti dalle parti in giudizio.


Fonte: Agenzia Entrate

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