mercoledì 30 gennaio 2008

Quesito: vendita immobile acquistato con Iva al 4%.

devo vendere un immobile acquistato e rogitato 6 anni fa come primacasa, quindi con iva agevolata al4%.C'è qualche limitazione? Mi spiego meglio:vado ad abitare presso imiei, in una casa non di mia propietà ma dei miei genitori.Devo percaso acquistare un ulteriore immobile dove adibire la propriaabitazione principale per non dover pagare la differenza tra l'ivaagevolata e quella normale o tale vincolo esiste solo nel caso nonsiano decorsi i 5 anni dal rogito?L'imposta di registro e le imposte ipotecarie e catastali in caso divendita, in che misura sono?

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Quesito: art.4 Finanziaria 2008.

Sono dipendente a tempo indeterminato del Ministero per i beni e leattività Culturali che svolge anche attività di lavoro coordinato econtinuato a progetto, regolarmente autorizzato. Occasionalmentesvolgo anche attività professionale non abituale( Lezioni seminarietc...) sempre a seguito di regolare autorizzazione del Ministero.Nell'art.4 della legge Finanziaria 2008, riguardante semplificazionifiscali per i contribuenti minimi e marginali credo di intravedere lapossibilità di eseguire, una tantum, un importante interventoprofessionale, nei limiti economici dei 30.000 euro. Le chiedo se siapossibile per me avvalersi della nuova normativa, se devo chiedereautorizzazione citando il regime e le norme previste dall'art. 4 e inquale settore del mod.740 dovrò eventualmente versare il 20 % diimposta relativa.

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Quesito: costi deducibili.

Salve, sono un libero professionista (Amministrazione di beni immobili), purtroppo per vari motivi non sono al corrente dei tassi di detrazione che mi spettano, e non ho molto chiare le modalità degli stessi. Dove posso leggere per capire se per esempio la detrazione di un ipotetico 40% riguarda la sola IVA oppure tutto il valore del bene/servizio acquistato? Dove posso trovare le cifre esatte che si riferiscono ad ogni campo di detrazione che mi spetta? Vi ringrazio davvero molto.

PS - Al momento per esempio sto cercando di capire la cifra che detrarrei dall'acquisto di un personal computer addebiatato su bolletta telefonica.

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Quesito: agevolazioni prima casa studenti.

vorrei avere informazioni circa la sentenza della commissione tributaria del lazio (sentenza sez. IX 15/06/2007, n. 70) relativamente alle agevolazioni prima casa per studenti.
In che cosa consistono tali agevolazioni?

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Quesito: nuovo codice per portali web.

Ho un portale web e la mia maggiore attività è quella di vendere spazio pubblicitario e banner a pagamento.
Non riesco a trovare il giusto codice per aprire la partita iva.
Mi hanno consigliato di utilizzare uno di questi anche se non sono proprio pertineti.
73.11.01 Ideazione di campagne pubblicitarie
73.11.02 Conduzione di campagne di marketing e altri servizi pubblicitari
Però ho visto che c'è un nuovo codice, 63.12.00 Portali web, e mi chiedevo se con questo ero coperto per la vendità di pubblicità sul mio sito.

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Quesito: rigo E24 per colf.

Devo compilare il rigo E24 del modello 730/2008. Sono il datore di lavoro diuna colf che lavora 300 ore a trimestre a casa mia. In dettaglio elenco iversamenti dei contributi effettuati:- IV trimestre 2006 EUR 267,00- I trimestre 2007 EUR 276,00- II trimestre 2007 EUR 276,00- III trimestre 2007 EUR 276,00- IV trimestre 2007 EUR 276,00Come viene calcolata la quota da detrarre e quindi da indicare al rigo E24per il datore di lavoro?

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Quesito: spese intermediazione immobiliare.

Riguardo le nuove “detrazione per spese di intermediazione immobiliare” che con l’art. 35. Co. 22-bis D.L. 4.7.2006, n. 223, conv. Con modif. con L. 4.8.2006 n. 248 ha introdotto nel co. 1 dell’art. 15 D.P.R. 917/1986 lett. B-bis la possibilità di detrazione dall’irpef (19% con tetto max. di € 1.000,00) dei compensi che il contribuente ha pagato nel corso del 2007 in riferimento alle spese di intermediazione immobiliare sostenute relativamente all’acquisto dell’unità immobiliare da adibire ad abitazione principale, si chiede di sapere se anche le spese relative all’intermediazione immobiliare per l’acquisto del box auto (regolarmente fatturate) pertinente all’abitazione principale possono rientrare in questo ambito di detrazione.

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Quesito: compensazione credito conferimento azienda.

IL GIORNO 30 DI QUESTO MESE, DEVO EFFETTUARE UN CONFERIMENTO D'AZIENDA, PRECISAMENTE, UNA DITTA INDIVIDUALE CHE VIENE CONFERITA IN UNA SRL DI NUOVA COSTITUZIONE. TRA LE ATTIVITA' DA TRASFERIRE, C'E' ANCHE UN CREDITO IVA DI 30.000,00 ?, DI CUI 28.500,00 ? SONO RELATIVI ALL' IVA MATURATA NELL'ANNO 2007. ORA VI CHIEDO: LA SRL DI NUOVA COSTITUZIONE PUO' COMPENSARE GIA' NEL 2008 QUESTO CREDITO IVA (ALMENO QUELLO MATURATO NEL 2007) O INVECE PUO' UTILIZZARLO IN COMPENSAZIONE SOLO DAL 2009? E' NECESSARIO FARE QUALCHE COMUNICAZIONE ALL'AGENZIA DELLE ENTRATE O BASTA SOLO LA DICHIARAZIONE IVA?

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martedì 29 gennaio 2008

Quesito: costi apertura partita IVA.

scrivo a nome di mio fratello che purtroppo non possiede strumenti informatici per contattarvi
é attualmente dipendente part-time di un'azienda del settore metalmeccanico. Ha un lordo annuo di circa 16.000,00€. E' sposato e ha 1 figlio di 5 anni

gli é stato proposto un lavoro nel settore assicurazioni di 800,00€ netti + IVA al mese per il pomeriggio.

Vorrebbe sapere quanto costa aprire e mantenere la partita IVA, quali sono gli obblighi fiscali, quante tasse dovrá pagare e sopratutto se é piú conveniente fare ricevuta con ritenuta d'acconto.


aggiungo le seguenti informazioni che posso esserVi utili per darmi risposta:
- inquadramento attuale contratta a tempo indeterminato settore metalmeccanico, qualifica operaio 5 livello
- nel posto di lavoro pomeridiano andrebbe ad essere inquadrato come intermediario assicurativo e verrebbe iscritto all'ISVAP, con partita IVA

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Quesito: fattura contribuenti minimi.

ho la partita iva da un anno e sono nel regime fiscale agevolato per cui non pago la ritenuta d'acconto e no lo farò per i prossimi due anni. COn la nuova finanziaria io rientrerei nei requisiti minimi sotto i 30000 euro, ma mantengo anche il regime agevolato? Ovvero, se io guadagno 1000 euro, la società con cui collaboro ora mi fa un assegno di 1240 perchè aggiunge 20%IVA e 4% INPS, mi hanno detto che ora dato la finanziaria mi pagano solo 840 perchè non pagando io l'iva loro non me la versano e che in più perdo il regime fiscale agevolato per cui mi detraggono il 20 in ritenute d'acconto! E veramente così?

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Quesito: autofattura agricola.

NELL'AUTOFATTURA AGRICOLA ART. 34 CHI DEVE NUMERARE LA STESSA
AL MOMEMENTO DELLA SUA EMISSIONE ???
- CHI VENDE (PRODUTTORE AGRICOLO)
- CHI ACQUISTA (EMITTENTE AUTOFATTURA)

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Quesito: trattenute lavoratore socialmente svantaggiato.

La legislazione vigente prevede la fiscalizzazione degli oneri sociali e conseguntemente l'assunzione da parte dello Stato della corrisponedente parte del costo del lavoro relativo alle persone socialmente svantaggiate assunte da cooperative sociali del c.d. tipo B. Quali sono esattamente gli oneri contributivi e retributivi di cui il lavoratore e la cooperativa sociale medesima sono sgravati? L'I.R.P.E.F. è comunque dovuta dal lavoratore e quindi dal medesimo corrisposta mediante la trattenuta sulla retribuzione lorda risultante dal prospetto paga? E' dovuta in misura intera? In definitiva quali sono le trattenute sulla retribuzione a cui il lavoratore socialemente svantaggiato assunto da coop soc. del tipo B deve comunque soggiacere?

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Quesito: mancata dichiarazione dei redditi.

ho notato tra le carte dell’ associazione che non trovo le denunce dei redditi per il 2005-2006-2007. Considerando che in totale per i tre anni ci sono massimo 1000 euro di fatturazione tra l’altro solo in uscita, volevo sapere se le dichiarazioni non fossero state fatte a che cosa vado incontro e che cosa mi conviene fare.

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sabato 26 gennaio 2008

Niente sanzioni per il contribuente truffato: Sentenza n. 26848 del 7 novembre 2007.

Il contribuente "truffato" dal consulente fiscale non è punibile per il mancato pagamento delle imposte. Lo ha stabilito la Cassazione, con la sentenza 26848/2007, in relazione all'omessa dichiarazione dei redditi (e il mancato versamento dei relativi tributi) derivante da condotte addebitabili esclusivamente a terzi e denunciate all'autorità giudiziaria.

Sulla base delle risultanze di processo verbale di constatazione della Guardia di finanza, era stato emesso avviso di accertamento per omessa presentazione della dichiarazione dei redditi e conseguente mancato versamento delle imposte, con applicazione degli interessi di legge e irrogazione delle pene pecuniarie. Contro l'atto, il contribuente proponeva ricorso, addebitando la responsabilità (e le relative conseguenze) dell'omessa presentazione al professionista incaricato, nel frattempo denunciato in sede penale, e chiedendo l'annullamento delle sanzioni irrogate, rilevando che si verteva in tema di illecito determinato dal comportamento fraudolento di terzi.

La tesi del contribuente era stata accolta sia in primo che in secondo grado, in considerazione del disposto di cui all'articolo 6, comma 2, del Dlgs 472/1997, secondo cui "il contribuente, il sostituto e il responsabile d'imposta non sono punibili quando dimostrano che il pagamento del tributo non è stato eseguito per fatto denunciato all'autorità giudiziaria e addebitabile esclusivamente a terzi", ritenuto estendibile in forza del criterio legale di applicazione della legge più favorevole, sancito dall'articolo 3, comma 3, Dlgs 472/1997.

Avverso la decisione dei giudici d'appello, l'Amministrazione finanziaria proponeva ricorso in Cassazione: l'articolo 6, comma 3, Dlgs 472/1997, opererebbe in funzione di mera integrazione della disposizione di cui all'articolo unico della legge 423/1995, sicché l'esenzione del contribuente dalle sanzioni resterebbe condizionata agli adempimenti e alle formalità prescritte da tale legge. Sarebbe, dunque, precluso al giudice tributario anticipare, in sede di sindacato giurisdizionale di un avviso di accertamento, gli effetti eventualmente favorevoli di cui potrebbe beneficiare il contribuente solo nella fase di riscossione, ove risultassero sussistenti tutti i presupposti dello sgravio.

La Suprema corte ha sottolineato l'indipendenza, considerata la collocazione nel contesto normativo, delle discipline suddette: l'articolo 6, comma 3, del Dlgs 472/1997 concerne lo stato generale delle sanzioni amministrative in campo tributario, mentre l'articolo unico della legge 423/1995 è norma che opera sul diverso piano della riscossione e della commutazione del ruolo in capo al professionista responsabile.

Del resto, già con riferimento alla situazione normativa precedente al Dlgs 472/1997, la stessa Cassazione aveva avuto modo di puntualizzare (cfr sentenza 17578/2002) che, in sede contenziosa, il contribuente, in presenza di condotta penalmente illecita del professionista, va esentato da responsabilità per le sanzioni, indipendentemente dal rispetto degli adempimenti procedurali e dalle altre condizioni previste dalla legge medesima.

Orbene, scartata la relazione di subordinazione o integrazione tra le due norme, i giudici di legittimità hanno concluso che, ai fini della non punibilità del contribuente, è sufficiente la sola dimostrazione del mancato pagamento per fatto addebitabile esclusivamente a terzi e denunciato all'autorità giudiziaria.

Fonte: Agenzia Entrate - Marco Secchi

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Ristrutturazioni condominiali: Risoluzione n. 19/E del 25 gennaio 2008.

Nel caso di interventi di ristrutturazione sulle parti comuni di uno stabile nel quale una stessa persona è proprietaria di più case, l'importo da portare in detrazione è la somma delle quote spettanti per ogni unità immobiliare. Il tetto massimo di spesa su cui calcolare il beneficio è di 48mila euro per abitazione.

La richiesta di una contribuente, che possiede in quota percentuale più appartamenti situati nello stesso stabile, consente all'agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 19/E del 25 gennaio, di chiarire la particolarità di un caso interessante.

Teniamo conto che per i lavori di ristrutturazione di un'unità abitativa è possibile godere della detrazione del 36% del costo sostenuto, fino a un importo massimo dello stesso di 48mila euro, e che con il decreto Visco-Bersani (Dl 223/2006) tale limite va riferito a ogni immobile e non più, come prima, al singolo contribuente. Le spese sostenute per i lavori condominiali, inoltre, come chiarito dalla risoluzione n. 206/2007, "essendo oggetto di un'autonoma previsione agevolativa devono essere considerate in modo autonomo".

Ci troveremo perciò un tetto massimo per le spese relative a ogni singolo appartamento e uno per ogni quota spettante per la manutenzione delle parti comuni, ordinaria e straordinaria.

Naturalmente, la quota da portare in detrazione per ciascun immobile va rapportata alla percentuale di possesso di ogni proprietario fino al raggiungimento del limite imposto dalla norma.

Fonte: Agenzia Entrate

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I cani vaganti non sfuggono all'Iva.

E' soggetto a Iva il corrispettivo versato da una Comunità montana a un'Azienda sanitaria locale a fronte del servizio di cattura dei cani vaganti reso da quest'ultima.

E' quanto ha chiarito la risoluzione n. 20/E del 25 gennaio.

L'istante chiedeva l'esclusione dell'attività dal campo di applicazione del tributo sulla base della considerazione che la stessa era svolta "nell'esercizio dell'attività istituzionale" ed era resa "a seguito di una precisa disposizione normativa", con esclusione della possibilità di rivolgersi a soggetti diversi dalla Asl.

L'agenzia delle Entrate, al fine di rispondere all'istanza di interpello, ha effettuato, preventivamente, una ricostruzione della normativa extra-fiscale di riferimento.

La legge regionale della Toscana 43/1995 - che ha recepito la legge quadro in materia di animali, affezione e prevenzione del randagismo (legge 281/1991) - ha individuato, all'articolo 13, le competenze delle aziende Usl in materia di canili e randagismo. L'attività di cattura dei cani vaganti, si legge al comma 3, è di competenza dei Comuni, che affidano la realizzazione della stessa alle Aziende sanitarie, mantenendone comunque la titolarità e il relativo onere finanziario.

In conformità a detta normativa, nel caso in esame, la Comunità montana ha stipulato con un'Azienda sanitaria una convenzione per l'affidamento alla stessa del servizio di cattura di cani vaganti e dell'attività di controllo della popolazione dei gatti.

Nello specifico, nel servizio di cattura dei cani vaganti è compresa quella dei cani randagi o comunque vaganti che siano oggetto di apposita segnalazione, ovvero che necessitino di prestazioni di pronto soccorso, nonchè il trasporto degli stessi presso il canile sanitario.

La quantificazione del corrispettivo versato dalla Comunità montana all'Azienda sanitaria è effettuata in base al costo di svolgimento del servizio in argomento, parametrato al monte orario complessivo del personale tecnico impiegato, all'indennità di pronta disponibilità notturna e festiva e ai chilometri percorsi.

L'agenzia delle Entrate ha richiamato, ai fini dell'individuazione del corretto trattamento Iva dell'attività in questione, l'articolo 3 del Dpr 633/1972, in forza del quale rientrano nel campo di applicazione dell'imposta le prestazioni aventi a oggetto, in generale, obbligazioni di fare, non fare o permettere rese verso corrispettivo. Proprio tra queste è stato ricondotto il servizio svolto dall'Azienda sanitaria nei confronti della Comunità montana, con la conseguente rilevanza dello stesso ai fini Iva.

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IRPEF. Criteri per beneficiare del gratuito patrocinio.

L’Agenzia delle Entrate ha precisato che il reddito cui far riferimento per poter riconoscere il diritto al gratuito patrocinio è il reddito imponibile ai fini Irpef.

(risoluzione n. 15/e del 21 gennaio 2008 )

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Conservazione elettronica delle fatture.

La conservazione sostitutiva dei documenti analogici non può prescindere dalla fase di acquisizione dell'immagine degli stessi dal supporto cartaceo, al fine di garantire che le fatture scambiate tra le parti siano perfettamente identiche ai documenti conservati. E’ quanto precisato dall’Agenzia delle Entrate.

(risoluzione n. 14/e del 21 gennaio 2008 )

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Reverse charge facoltativo.

E’ legittimata a presentare domanda di rimborso Iva la società non residente, priva di stabile organizzazione in Italia, che non abbia nominato un rappresentante fiscale né abbia provveduto all'identificazione diretta, ma abbia assolto gli obblighi derivanti dalle operazioni attive effettuate nel territorio italiano con il meccanismo del "reverse charge facoltativo". Così ha precisato l’Agenzia delle Entrate.


(risoluzione n. 17/e del 24 gennaio 2008 )

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Successioni e donazioni. Criteri per la determinazione dell’imposta.

E' stato illustrato dall’Agenzia delle Entrate il nuovo regime fiscale per successioni, donazioni e altri atti a titolo gratuito.

(circolare n. 3/e del 22 gennaio 2008 )

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Rimborso Iva in materia di leasing.

La risoluzione dell'Agenzia delle Entrate numero 392/E del 28 Dicembre 2007, ha stabilito che l'utente del leasing non può richiedere il rimborso dell'Iva (riconosciuto nel caso di acquisto di beni ammortizzabili), in quanto le disposizioni attinenti i rimborsi sono state predisposte solamente per le società che esercitano la locazione finanziaria. Tale risoluzione è in contrasto con il comportamento tenuto dall'Agenzia delle Entrate in passato; per ovviare a tale cambiamento si sono dovute apportare delle modifiche alle istruzioni al modello Vr (modello per le istanze di rimborso). La risoluzione, inoltre nega la rilevanza degli acconti pagati per l'acquisto di beni ammortizzabili.

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Rimborso Iva per gli operatori comunitari.

La risoluzione numero 17/E, emessa dall'Agenzia delle Entrate in data 24 Gennaio 2008, prevede che il rimborso Iva può essere richiesto anche da un operatore comunitario che installi beni nel territorio italiano, senza obbligo né di identificazione, né nomina di un rappresentante fiscale, anche nella situazione in cui effettui operazioni imponibili in Italia.

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Non residenti: Risoluzione n. 17/E del 24 gennaio 2008.

La società non residente, che non dispone in Italia di stabile organizzazione, non ha nominato un rappresentante fiscale né ha provveduto all'identificazione diretta può presentare domanda di rimborso Iva se, pur avendo effettuato nel territorio italiano operazioni attive, ha assolto i relativi obblighi unicamente con il meccanismo del "reverse charge facoltativo", previsto da una direttiva comunitaria sul sistema comune di imposta sul valore aggiunto. Questa la risposta fornita dall'agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 17/E del 24 gennaio.

Questa, in sintesi, la risposta fornita dell'agenzia delle Entrate a una società tedesca che chiedeva chiarimenti in merito alla possibilità di ottenere il rimborso dell'Iva assolta in occasione di alcuni acquisti fatti in Italia nel 2005 e assoggettati a Iva dal cedente.

Il decreto Iva (Dpr n. 633/72) - si legge nella risoluzione - subordina il diritto al rimborso alla circostanza che il soggetto non residente non abbia realizzato operazioni attive nel territorio dello Stato. Nel caso in questione la società ha invece effettuato una cessione territorialmente rilevante in Italia (per la quale gli obblighi Iva sono stati assolti dall'acquirente italiano): il rimborso non potrebbe quindi essere eseguito. Tuttavia, spiegano i tecnici dell'Agenzia, è opportuno interpretare la normativa nazionale alla luce della direttiva comunitaria sul sistema comune di imposta sul valore aggiunto (n. 2006/112/Ce). Questa direttiva stabilisce infatti che è ammissibile il rimborso dell'Iva - secondo le modalità stabilite dall'ottava direttiva (n. 79/1072/Cee) - anche per i soggetti passivi "che hanno effettuato nello Stato membro in cui effettuano acquisti di beni e servizi o importazioni di beni gravati da imposta unicamente cessioni di beni o prestazioni di servizi per le quali il destinatario di tali operazioni è stato designato come debitore d'imposta (…)".

La stessa direttiva del 2006 prevede infatti il cosiddetto "reverse charge facoltativo" quando, esattamente come nel caso in questione, il committente o cessionario nazionale ha adempiuto agli obblighi relativi al pagamento dell'imposta tramite emissione di autofattura al posto del cedente (dante causa) non residente. L'inversione contabile è detta "facoltativa" perché rimessa alla scelta discrezionale del legislatore nazionale, a differenza che per alcuni casi espressamente definiti in cui è obbligatorio che il debitore d'imposta sia il soggetto residente.

"Le disposizioni comunitarie - conclude la risoluzione - sono sufficientemente precise e dettagliate per poter essere immediatamente applicabili nell'ordinamento interno". Pertanto, al fine di recuperare l'Iva sugli acquisti effettuati, la società è legittimata a presentare istanza di rimborso.

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Bed & Breakfast: Risoluzione n. 18/E del 24 gennaio 2008.

Il fisco è un ospite gradito dei Bed & Breakfast. Le spese di ristrutturazione delle abitazioni private adibite promiscuamente anche all'esercizio di un'attività commerciale possono usufruire della detrazione d'imposta prevista, ai fini Irpef, per il recupero del patrimonio edilizio, purché ridotta del cinquanta per cento. A ribadirlo è la risoluzione n. 18/E del 24 gennaio, con cui l'agenzia delle Entrate ha risposto a un'istanza di interpello presentata dalla proprietaria di un immobile residenziale impiegato per il servizio di B&B.

Più precisamente, la detrazione d'imposta ordinaria per gli interventi di ristrutturazione, pari al 36% delle spese effettivamente sostenute dal contribuente, viene dimezzata quando l'edificio è utilizzato come casa di abitazione e nello stesso tempo come alloggio per l'accoglienza degli ospiti. Una riduzione legata alla natura promiscua dell'unità abitativa, in parte destinata all'offerta di un servizio ricettivo a pagamento, e indipendente dal fatto che questo abbia carattere occasionale oppure abituale.

Infatti, come già chiarito in passato dall'Agenzia, ai fini fiscali la compresenza dei padroni di casa e dei clienti nello stesso immobile spinge a non qualificare l'attività di B&B come un'attività d'impresa, ma come un'attività da cui si ricava quello che il Tuir definisce un reddito diverso. In particolare, nel caso in esame, il titolare del B&B esercita la sua attività commerciale convivendo nello stesso stabile con gli ospiti durante la loro permanenza, senza specificare se ciò avvenga in modo saltuario o per periodi ricorrenti stagionali. Un dettaglio che comunque non influisce sulla disciplina delle agevolazioni fiscali relative ai lavori di ristrutturazione di unità immobiliari promiscue, per cui è sempre possibile fruire di una detrazione ridotta al 18% delle spese effettivamente a carico del proprietario.

Fonte: Agenzia Entrate - Laura Mingioni

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Studi di settore: Circolare n. 5/E del 23 gennaio 2008.

I contribuenti che si collocheranno "naturalmente" all'interno dell'intervallo di confidenza, potranno considerarsi generalmente in linea con le risultanze degli studi di settore. L'attività di accertamento si rivolgerà, principalmente, nei confronti di quei contribuenti "non congrui" che hanno dichiarato un ammontare di ricavi o compensi inferiori al ricavo o compenso minimo di riferimento derivante dall'applicazione delle risultanze degli studi di settore. L'indicazione è contenuta nella circolare n. 5/E del 23 gennaio, con la quale l'agenzia delle Entrate ha fornito sia chiarimenti sull'impianto normativo sia indicazioni sulle modalità da seguire nell'attività di accertamento basata sulle risultanze degli studi di settore.

Il tutto alla luce delle novità introdotte dalla Finanziaria 2008 e, ancor prima, dal Dl 81/2007, il cui articolo 15, comma 3-bis, ha attribuito natura sperimentale agli indicatori di normalità economica e riconosciuto natura di presunzioni semplici ai maggiori ricavi, compensi o corrispettivi da essi desumibili.

Con la stessa disposizione è stata introdotta un'altra importante novità: i contribuenti che dichiarano un ammontare di ricavi o compensi inferiori a quelli desumibili dagli indicatori di normalità economica non saranno soggetti ad accertamenti automatici e, in caso di accertamento, spetterà all'Amministrazione finanziaria fornire elementi di prova per motivare gli scostamenti accertati.

Anche l'ultima Finanziaria, al comma 252 dell'articolo 1, ha sottolineato il principio per cui è onere dell'agenzia delle Entrate motivare e fornire elementi di prova per avvalorare l'attribuzione dei maggiori ricavi o compensi derivanti dall'applicazione degli indicatori di normalità, con la conseguenza che i contribuenti che dichiareranno ricavi o compensi inferiori a quelli previsti dagli indicatori in questione non saranno soggetti ad accertamenti automatici.

In conclusione, agli indicatori di normalità economica non viene riconosciuta una piena capacità di rappresentare adeguatamente l'effettiva situazione produttiva del contribuente. La stima degli studi settore potrà essere utilizzata, in sede di accertamento, con modalità da considerare "sperimentali", e i maggiori ricavi o compensi da essi desumibili costituiranno una "presunzione semplice".

La valutazione delle risultanze derivanti dall'applicazione degli studi di settore e la centralità del contraddittorio

Nella circolare sono stati peraltro ribaditi alcuni punti sui quali la prassi dell'agenzia delle Entrate si era già soffermata: la fondatezza della stima dipende sostanzialmente dalla capacità del campione di soggetti utilizzati di rappresentare in modo adeguato le situazioni di "normalità economica" di una determinata realtà produttiva, nonchè dalla effettiva coincidenza della situazione del singolo contribuente, oltre che con quella propria della realtà produttiva cui appartiene, con la situazione di "normalità economica" presa a base per la selezione del campione rappresentativo.

Da questo assunto deriva che l'Amministrazione sarà tenuta a osservare attentamente, volta per volta, le caratteristiche del singolo contribuente, per stabilire se la sua situazione produttiva coincida effettivamente con quella del gruppo o dei gruppi omogenei in cui viene classificata e non presenti caratteristiche tali da poterla considerare "non normale" dal punto di vista economico.

Non saranno quindi, più ammessi in futuro atti di accertamento basati sugli studi di settore caratterizzati dal semplice rinvio, "automatico", alle risultanze degli studi stessi.

Il posizionamento dei contribuenti soggetti agli studi settore che si collocano all'interno dell'intervallo di confidenza

In più occasioni è stato posto all'Amministrazione finanziaria il problema di come si debba considerare la posizione del contribuente "non congruo", che dichiara ricavi o compensi compresi all'interno dell'intervallo di confidenza segnalato dal software Gerico.

Nelle precedenti circolari 110/1999 e 148/1999, era stato affermato che i valori di adeguamento alle risultanze degli studi di settore dovevano effettuarsi tenendo conto del valore del ricavo di riferimento puntuale.

Negli stessi documenti di prassi si sosteneva che l'adeguamento del ricavo all'interno dell'intervallo di confidenza fosse comunque da ritenersi un ricavo o compenso possibile, ferma restando la facoltà dell'ufficio di chiedere al contribuente di giustificare per quali motivi avesse ritenuto di adeguarsi a un livello di ricavi o compenso inferiore a quello di riferimento puntuale.

D'altra parte, la stessa Amministrazione, nella circolare 110/1999, conveniva sul fatto che l'intervallo di confidenza fosse ottenuto come media degli intervalli di confidenza al livello del 99,99% per ogni gruppo omogeneo, ponderata con le relative probabilità di appartenenza, pertanto ammettendo implicitamente la legittimità, per il contribuente, di collocarsi all'interno dello stesso.

D'ora in poi, invece, secondo quanto si legge nella circolare 5/2008, i contribuenti che si collocheranno "naturalmente" all'interno dell'intervallo di confidenza potranno considerarsi generalmente in linea con le risultanze degli studi di settore. Con i nuovi indirizzi operativi agli uffici periferici si è voluto, infatti, affermare che i valori rientranti all'interno del predetto "intervallo" hanno un'elevata probabilità statistica di costituire il ricavo/compenso fondatamente attribuibile a un soggetto che esercita un'attività avente le caratteristiche previste dallo studio di settore.

Da qui l'indicazione, anticipata all'inizio, per cui l'attività di accertamento sulla base degli studi di settore dovrà essere rivolta principalmente nei confronti di quei contribuenti "non congrui" che hanno dichiarato un ammontare di ricavi o compensi inferiori al ricavo o compenso minimo di riferimento derivante dall'applicazione delle risultanze degli studi di settore.

Fonte: Agenzia Entrate - Lanfranco De Santis

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IRAP professionisti.

L'autonoma organizzazione è riscontrabile ogni qualvolta il professionista si avvalga - in modo non occasionale - di lavoro altrui o impieghi beni strumentali eccedenti (per quantità o valore) il minimo comunemente ritenuto indispensabile per l'esercizio dell'attività, costituendo indice di tale eccedenza, fra l'altro, l'avvenuta deduzione dei relativi costi ai fini dell'IRPEF o dell'IVA.

(Cassazione civile Sentenza, Sez. Trib., 23/01/2008, n. 1414)

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Occultamento di fatture: punibile quando impedisce la ricostruzione del reddito.

Il reato di occultamento e distruzione di documenti contabili di cui all'art. 10, D.Lgs. n. 74/2000, è escluso quando il risultato economico delle operazioni prive della documentazione obbligatoria possa essere ugualmente accertato in base ad altra documentazione conservata dall'imprenditore interessato.

(Cassazione penale Sentenza, Sez. III, 21/01/2008, n. 3057)

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Fuori dall'Iva il contributo "lavorativo" dell'associato in partecipazione: Circolare n. 4/E del 22 gennaio 2008.

Le prestazioni d’opera, consistenti soltanto in contributi professionali, fornite dagli associati in partecipazione che non esercitano abitualmente altre attività di lavoro autonomo, sono irrilevanti ai fini Iva, anche se effettuate prima del 23 febbraio 2003, data dell’entrata in vigore della norma che ne ha previsto l’esenzione, l’articolo 5, comma 2-bis) del Dl n. 282/2002.

A ispirare l’emanazione della circolare 4/E del 22 gennaio, l’insufficiente chiarezza della disposizione legislativa sull’assoggettabilità all’imposta dei compensi percepiti in relazione a prestazioni svolte anteriormente al 23 febbraio 2003. Per dissolvere la perplessità, l’agenzia delle Entrate ha interessato l’Avvocatura generale dello Stato che ha espresso un parere sostanzialmente favorevole all’estensione retroattiva della norma. Un parere coerente con quanto scritto nell’articolo 4.4 della sesta direttiva comunitaria (attualmente articolo 10, direttiva 112/2006) che, in riferimento a questo genere di attività, riconosce, all’interno del rapporto, l’esistenza di "elementi di subordinazione". Una prestazione indipendente e, pertanto, fuori dal campo di applicazione dell’Iva.

Nella circolare, infine, l’invito agli uffici delle Entrate coinvolti in contenziosi sull’argomento a riesaminare, caso per caso, le controversie ancora in corso ed, eventualmente, abbandonarle.

Fonte: Agenzia Entrate

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730, al via nuove modalità di scambio informativo tra Caf e sostituti.

La gestione dei flussi informativi tra Agenzia, sostituti d'imposta e Caf dipendenti parte con gradualità. Saranno questi ultimi a comunicare per via telematica il risultato finale delle dichiarazioni (modello 730-4 e modello 730-4 integrativo) all'agenzia delle Entrate che lo rende disponibile ai sostituti d'imposta. La novità partirà in via sperimentale da quest'anno limitatamente ad alcune province.

Con provvedimento del direttore dell'Agenzia, in attuazione dell'articolo 5 del regolamento n. 63 del 7 maggio 2007, sono state definite le modalità che permettono di dare esecuzione alle disposizioni riguardanti la revisione dei flussi informativi tra Caf dipendenti e sostituti d'imposta. In particolare, è stato individuato un limitato numero di province che provvederanno a rendere applicabili le nuove disposizioni con la necessaria gradualità.

Per l'anno 2008 le nuove modalità di scambio informativo tra i sostituti e i Caf saranno attuate esclusivamente nei riguardi di quei sostituti d'imposta che al 31 dicembre 2007 hanno il domicilio fiscale nelle province di Agrigento, Ascoli Piceno, Biella, Cosenza, Isernia, L'Aquila, Lecco, Livorno, Matera, Pordenone, Reggio Emilia, Rieti, Salerno, Sassari, Savona, Taranto, Terni e Verona inclusi nell'elenco disponibile sul sito dell'agenzia delle Entrate.

Per l'invio dei risultati contabili delle dichiarazioni ai sostituti d'imposta diversi da quelli citati, i Caf provvederanno, in modo autonomo e con i mezzi più idonei, entro il 25 giugno 2008 e per le dichiarazioni 730 integrative entro il successivo 10 novembre.

Sempre per dare attuazione con gradualità alle nuove modalità di scambio informativo, i professionisti abilitati all'esercizio dell'attività di Caf provvederanno, in modo autonomo e con i mezzi più idonei, a inviare i modelli 730-4 ai sostituti d'imposta entro il 25 giugno mentre per le dichiarazioni 730 integrative entro il 10 novembre.

Come cambiano le modalità di trasmissione

A partire da quest'anno sono infatti cambiate le modalità di trasmissione del modello 730-4 e 730- integrativo. Le nuove disposizioni, contenute nell'articolo 5 del regolamento n. 63 del 7 maggio 2007 che ha apportato una serie di modifiche alla normativa sulla disciplina dell'attività di assistenza fiscale resa dai Caf alle imprese e ai dipendenti, dai sostituti d'imposta e dai professionisti introducendo nuove modalità nella gestione dei flussi informativi tra Caf dipendenti e sostituti d'imposta, prevedono che siano i Caf dipendenti a comunicare per via telematica il risultato finale delle dichiarazioni (modello 730-4 e modello 730-4 integrativo) all'agenzia delle Entrate che lo rende disponibile ai sostituti d'imposta.

Il dettaglio delle nuove modalità

In particolare per le dichiarazioni relative all'anno d'imposta 2007, i Caf dipendenti provvederanno a comunicare per via telematica all'agenzia delle Entrate il risultato delle dichiarazioni entro il 25 giugno e quello delle dichiarazioni 730 integrative entro il successivo 10 novembre. L'agenzia delle Entrate, a sua volta, provvederà ad attestare per ogni singolo Caf la ricezione del modello 730-4 entro i successivi cinque giorni, rendere disponibili ai sostituti d'imposta, entro dieci giorni dalla ricezione, i risultati contabili delle dichiarazioni 730 e a confermare ai Caf, entro quindici giorni dalla ricezione del modello 730-4, la disponibilità dei dati che sono stati comunicati ai sostituti d'imposta.

Casi particolari

Nel caso in cui non sia possibile consegnare al sostituto d'imposta il risultato contabile, l'Amministrazione finanziaria provvederà a trasmettere la relativa ricevuta al Caf che a sua volta trasmetterà al sostituto per le vie ordinarie il modello 730-4. Il sostituto che riceve il risultato contabile di un contribuente per il quale non è tenuto a effettuare il conguaglio, lo restituirà, entro cinque giorni lavorativi, direttamente al Caf per gli adempimenti previsti.

Fonte: Agenzia Entrate - Gianluca Di Muro

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Avviso notificato direttamente a mani del legale rappresentante nel suo domicilio: validità.

La nullità della notificazione dell'accertamento tributario può essere sanata dalla proposizione, da parte del contribuente, di tempestiva impugnazione, relativamente al conseguimento della finalità dell'atto di portare a conoscenza del destinatario i termini della pretesa tributaria e consentirgli, così, un'adeguata difesa.

(Cassazione civile Sentenza, Sez. Trib., 11/01/2008, n. 458)

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Quesito: regime franchigia per edicolante.

sono un commerciante con attività principale Edicola e piccola vendita di cancelleria.
Per l'anno 2007 ho adottato il Regime della franchigia iva in quanto ritenevo di possedere i requisiti;
-- volume di affari ai fini iva inferiori a 7000 eruro,
- e di non rientrare nell'eslusione del regime speciale iva (art.74 1°,c (editoria)) in quanto tale regime è svolto solo dall'editore. Noi edicolanti nella vendita dei prodotti editoriali non abbiamo nessun obbligo iva nè di registrazione e dichiarazione.
Oggi, in occasione del discorso del nuovo regime dei minimi 2008, che ricalca quello della franchigia per i requisiti, vengo a sapere da qualche commercialista che le Edicole rientrano nell'esclusione dal regime della franchigia, in quanto, l'art.74 1c,let c riquarda si l'editore per il conteggio iva ma i suoi effetti continuano sino all'edicolante.
Chiedo cortesemente di sapere, secondo voi, se Il regime della franchigia iva lo potevo adottare per il 2007 o no?
Sarei grato se potessi ricevere la risposta via email, a causa dei tempi stretti per una rettifica dell'iva per l'anno 2007, qualora avessi sbagliato a scegliere il regime iva della franchigia.

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Quesito: rinuncia eredità.

Nel 2002 ho rinunciato all'eredità di mio padre deceduto il 8.11.2002. Avendo figli minori ho presentato richiesta al Giudice tutelare di autorizzazione a rinunciare all'eredità per conto dei figli minori in data 17.2.2003; il giudice ha autorizzato in data 18.2.2003.Nel 2007 mia figlia è diventata maggiorenne, devo fare qualcosa per confermare la rinuncia?

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Quesito: detrazione 19% acquisto pc da docenti.

sono un docente, le chiedo se è possibile anche nel 2008 detrarre il 19% per l’acquisto di un computer .

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Quesito: ritenute calcolate su rimborso spese.

è possibile sapere quali sono le ritenute calcolate sul rimborso spese in busta paga? Mi spiego meglio.Nella mia busta paga vengono indicate della Note spese al lordo e di cui mi piacerebbe sapere l'aliquota calcolata.

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Quesito: erogazioni liberali per progetti culturali.

Le chiedo cortesemente come reperire lo schema preddisposto dal ministero dei beni culturali per l'invio dei dati 2007 di quanto in oggetto, visto che sul sito www.beniculturali.it non è reperibile.
le chiedo se è corretto inviare la modulistica mezzo posta anzichè via telematica

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Quesito: dubbi up4 onlus.

mi chiedo se fosse possibile chiarirmi alcuni dubbi sull'argomento. Premetto ancora,
che per UP4 l'attività nel 2007 è stata molto scarsa in quanto preparatoria a quella vera e propria
che quest'anno ci permetterà di iniziare alcuni progetti di sviluppo in kenya, repubblica democratica
del congo e costa d'avorio.

Vengo al dunque:
mi pare di capire che il bilancio annuale debba essere pari a zero !! tanto entra, tanto esce. se non fosse così? UP4 infatti ha un attivo (quote dei soci fondatori) sul conto corrente. attivo derivato dall'assenza di attività sul campo.
alcune spese (registrazione albo regionale, pagamento tasse CF, traduzioni per sito etc ..) sono state pagate dal sottoscritto. come le faccio figurare, spese di UP4 o donazioni?
noi siamo tutti architetti o ingegneri e usualmente nei nostri progetti è previsto il nostro impegno che conteggiamo come lavoro volontario, pertanto viene contabilizzato nei budget di progetto e identifichiamo la quota come "valorizzazione" .... Una prestazione volontaria fornita da professionista come si esplicita nel rendiconto? ...
nel bilancio preventivo ... di solito le voci in entrata sono: contributi pubblici, privati, iscrizioni etc ... ma inseriamo delle ipotesi? oppure, dovendo essere 0 il saldo di fine anno, avendo un aprevisione di spesa (per esempio) di 10 suddividiamo questa cifra tra le differenti voci in modo da dare un saldo di 0?

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Quesito: detrazione penali per estinzione anticipata mutuo.

volevo sapere se le penali per estinzione anticipata mutuo prima casa si possono detrarre dal mod. 730 e se si in quale quadro del mod. le devo collocare.

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mercoledì 23 gennaio 2008

Quesito: contributi volontari INPS.

Mia moglie ha il reddito 2007 seguente:

netto percepito 5.142,44
irpef trattenuta 203,45
addizionale comunale 22,70
addizionale regionale 108,94

per un totale lordo 5.477,53 retribuzione percepita come Mobilità dal 1/1/2007 al 7/8/2007.

Dopo aver chiesto all’INPS di poter provvedere alla contribuzione volontaria abbiamo versato nel 2007 contributi per un importo di Euro 2.345,00.

Il recupero dovrebbe essere pari al 23% di euro 2.345, pari a euro 539,35, mentre il recupero effettivo non potrà essere maggiore di euro 203,45 che corrisponde all’Irpef trattenuta a monte dall’INPS.

Mi chiedo:

- devo portare in deduzione del reddito di mia moglie l’importo versato all’INPS nel 2007 come contributi volontari essendo lei non a carico;

- oppure c’è un modo che mi permetta di dedurre dal mio reddito (Aliquota 38%) l’importo di euro 2,345.

- dovendo versare altri contributi nel 2008 posso portare in deduzione i contributi versati nel 2007 con quelli versati nel 2008 dal reddito che ci sarà nel 2008.

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Quesito: forfettone e vendita ad edicole.

Da quest'anno ho aderito al "forfettone" in quanto rientro nei paramentri richiesti per poterne usufruire. La mia attività di fotografo mi porta ad ottenere ricavi principalemte da servizi fotografici sia a privati che ad aziende. Parte del mio reddito è costituito però dalla VENDITA di posters e cartoline a edicole e libreirie che li accettano, e tali beni portano con sè il 20% di IVA che poi questi esercizi si scaricano.
Da quest'anno però tutte le mie fatture devono essere senza IVA, pertanto anche le fatture di vendita di questi bene risultano esentate dal riportare l'IVA.
Il quesito è dunque questo: posso io ora vendere i miei prodotti a edicole e librerie o in generale a soggetti che godono di un regime fiscale esente IVA, tipo quelli dei libri e delle riviste? Infatti fino ad adesso non potevo vendere a questi soggetti, in quanto molti non avevano nemmeno il registratore di cassa poichè l'IVA di libri e riviste era assolta dall'editore. Ora lo posso fare??

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Quesito: ritorno fatture sdoganate.

volevo sapere qual è il tempo entro cui all’azienda esportatrice devono tornare le fatture sdoganate quando l’esportazione viene fatta con lettera d’intento

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Quesito: detrazione mutuo prima casa.

ho comprato la prima casa nell'agosto 2007 con un mutuoipotecario,l'abitazione e rustica e sto iniziando a completarlaeffetuando gli impianti.Vorrei sapere se posso usufruire delledetrazioni riguardanti il mutuo e se devo fare comunicazioni al miocomune di inizio dei lavori.Posso usufruire anche delle detrazioni cheriguardano il 55% o del 36% per ristrutturazioni e lavori .Infinevorrei sapere se ci sono contributi per l'acquisto della prima casaanche se gia ho effetuato l'acquisto

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Quesito: trattamento fiscale residente all'estero.

nel mese di aprile mi trasferirò a Barcellona dove prenderò servizio presso la filiale spagnola di una società italiana con la quale ho un contratto da dirigente (metalmeccanico). Per i prossimi 3 anni vivrò prevalentemente (più di 6 mesi l'anno) in Spagna. Per godere dei vantaggi fiscali come mi devo comportare? Devo iscrivermi all'AIRE una volta spostata la residenza? Quale è il vantaggio fiscale calcolato su un lordi di 150000 euro. Potrò continuare comunque a detrarre 36% per ristrutturazione casa, detrazione interessi mutuo, percentuale su INPDAI?

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Frode IVA.

In caso di riscontrata simulazione delle cessioni soggette ad IVA e di correlata falsità della fatturazione e delle scritture contabili, occorre dimostrare - anche per via di semplici presunzioni ricavate da indizi ritenuti gravi, precisi e concordanti, ai sensi dell'art. 54, comma 2, D.P.R. n. 633/1972 - l'esistenza e le caratteristiche del disegno fraudolento, attraverso il quale si realizza l'evasione o l'elusione, nonché la non corrispondenza al vero della contabilità aziendale formalmente regolare.

(Cassazione civile Sentenza, Sez. Trib., 18/01/2008, n. 1057)

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CONTENZIOSO TRIBUTARIO - Il contraddittorio poggia sull'avviso di ricevimento.

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con la sentenza 627 del 14 Gennaio 2008, in tema di validità degli atti notificati a mezzo del servizio postale ha precisato che l'avviso di ricevimento del ricorso notificato per posta costituisce la prova della regolare instaurazione del contraddittorio. Questa regola vale anche quando l'ufficiale giudiziario, con raccomandata, dà notizia al destinatario di aver compiuto tutte le formalità prescritte dalla legge nei casi di irreperibilità o rifiuto di ricevere la copia dell'atto.

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Terreno agricolo ma a potenzialità edificatoria.

E' sufficiente che un terreno abbia una "potenzialità edificatoria" affinché la plusvalenza derivante dalla sua vendita sia considerato reddito imponibile, e questo a prescindere dal fatto che lo stesso terreno risulti qualificato come "area agricola". Così ha deciso la Commissione tributaria di I grado di Trento, che ha applicato l'articolo 81 (oggi, 67), primo comma, lettera b), del Tuir, per risolvere il contenzioso scaturito dal ricorso di un contribuente di Cavalese contro l'accertamento di una plusvalenza non dichiarata nel 2001 di 254 milioni di lire.

Nel 1994 aveva ricevuto in donazione un terreno dal valore dichiarato di poco più di 1 milione di lire, e sette anni dopo, nel febbraio 2001 lo avevo rivenduto a 255 milioni di lire. Che quel terreno di 810 mq fosse stato venduto a un prezzo molto elevato, anomalo per una superficie destinata alla coltivazione, il contribuente non poteva negarlo. Tuttavia, di fronte all'avviso di accertamento dell'ufficio delle Entrate di Cavalese, non riconosceva l'obbligo di dichiarazione ai fini Irpef, tra i "redditi diversi", della plusvalenza che aveva conseguito.

Secondo il suo convincimento, non aveva - propriamente - venduto né tantomeno ceduto il terreno ma aveva compiuto soltanto un'operazione, nei confronti di una società alberghiera, avente a oggetto un terreno agricolo "non edificabile". E dunque, aveva compiuto un'operazione secondo l'articolo 2 del Dpr 633/72, in base al quale "non sono considerate cessioni di beni le cessioni che hanno per oggetto terreni non suscettibili di utilizzazione edificatoria". Aveva compiuto un'operazione fuori campo Iva.

E se si trattava di un'operazione fuori campo Iva doveva trattarsi anche di un'operazione fuori campo Irpef. Questa è stata la particolare deduzione che il contribuente ha elaborato per giustificare l'omessa dichiarazione della plusvalenza. Un ragionamento che facendo attrito con la norma tributaria ha innescato il contenzioso.

"Per l'applicazione della norma di cui al già citato art. 81/1 lettera b del TUIR è sufficiente che i terreni abbiano potenzialità edificatoria e che sussistano tutti i presupposti impositivi, perché il legislatore li ha volutamente ricondotti all'idoneità in astratto delle aree a comprendere opere edificatorie, a prescindere dalla natura del terreno". Questo il punto centrale della sentenza n. 100 dell'8/10/2007 della Commissione tributaria di I grado di Trento, che ha risolto a favore dell'ufficio di Cavalese un caso di tassazione di "plusvalenze da cessione di immobile", peraltro, già trattato in modo analogo dalla Ctr Lombardia con la sentenza n. 80 del 9/1/2007 e dalla Ctr Lazio con la sentenza n. 129 del 22/1/2007.

I giudici di Trento hanno spiegato come non potesse effettuarsi un collegamento tra la disciplina riguardante l'applicazione dell'Iva (articolo 2, comma 3, lettera c), del Dpr 633/72) e quella sulle imposte dirette, trattandosi di settori di imposizione diversi.

E in particolare, la Commissione tributaria ha considerato infondato il ragionamento sostenuto dal contribuente secondo cui sarebbe proprio l'articolo 81, comma 1, lettera b), del Tuir, a indicare come prevalente l'idea della "qualificazione" piuttosto che della "potenzialità" di un terreno. In altri termini, il contribuente sosteneva che se un terreno è qualificato come agricolo, tale deve essere considerato anche al momento della sua vendita. E dunque, tale deve essere considerato anche sul piano fiscale, certamente ai fini Iva ma altrettanto ai fini Irpef.

Ora, sarebbe lecito porgli questa domanda: se un terreno è qualificato dal catasto come agricolo e tale deve rimanere al momento della sua cessione, come è possibile riuscire a venderlo a un prezzo superiore a quello medio praticato per i terreni appartenenti alla stessa tipologia catastale? Forse, proprio perché quel terreno è potenzialmente edificabile. Tanto "edificabile" da essere stato ceduto a una società alberghiera la quale, "potenzialmente", e anzi con ogni probabilità, potrà e vorrà costruire. E questo il venditore, oggi, lo sa. Perché sul Prg del Comune il suo terreno è "area agricola di interesse secondario e non già di interesse primario con vincolo di protezione paesaggistica".

Un concetto, quello di "interesse secondario", che equivale, a un pari livello di astrazione, al concetto di "potenzialità edificatoria". Prima o poi su quel terreno, che non ha un interesse primario per l'agricoltura, il proprietario, soprattutto se è una società commerciale, edificherà. Ed è per questo che il contribuente ha venduto il suo terreno soltanto a condizione di incassare un corrispettivo più elevato di quello medio del mercato; un corrispettivo che gli ha procurato una consistente plusvalenza. Come riportano gli stessi giudici nella sentenza, il prezzo di vendita "è ben superiore al valore proprio di un terreno agricolo che, tenendo presente anche la realtà morfologica del territorio del Comune dov'è ubicato, dovrebbe essere pari più o meno al valore catastale…Una tale rivalutazione e la conseguente plusvalenza scaturente dall'alienazione del bene ricade nelle previsioni di cui all'art. 7 della Finanziaria 2002 (legge 448/2001) che…assoggetta tutte le tipologie di terreni, sia edificabili che agricoli, al medesimo carico impositivo, nel campo delle imposte dirette".

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Forti agevolazioni su imposte e contributi per le nuove imprese in aree degradate.

La Finanziaria 2008 (legge n. 244/2007) ha introdotto, nell'ambito delle politiche di sviluppo e di riequilibrio territoriale, nuove disposizioni in materia di "zone franche urbane" (zfu) finalizzate all'integrazione sociale e culturale nelle circoscrizioni e nei quartieri degradati delle città. Tali previsioni hanno modificato e integrato la disciplina già contenuta nella Finanziaria 2007 (legge n. 296/2006), recependo le osservazioni effettuate dalla Commissione europea sulle modalità di realizzazione di agevolazioni di carattere fiscale e contributivo.

Le zone franche urbane sono caratterizzate da una fiscalità di vantaggio per le piccole imprese e rappresentano strumenti di contrasto della disoccupazione, della delinquenza e della depressione sociale ed economica del territorio, in maniera del tutto analoga a quanto già avviene in Francia, dove sono state delineate ben 85 aree di riqualificazione. La fiscalità di vantaggio, conformemente ai principi comunitari, consiste in un sistema di esenzioni che può essere applicato - a prescindere da espliciti riferimenti geografici a zone del Mezzogiorno - ad aree individuate in base ad indicatori di crisi e a parametri di selezione da definire a livello ministeriale.

L'ultima Finanziaria, in dettaglio, stabilisce ai commi 561 e 562 le modalità di determinazione delle zone franche - ciascuna delle quali non potrà contare più di 30mila abitanti - e dispone, contestualmente, una serie di agevolazioni per le piccole e microimprese che iniziano, nel periodo 2008-2012, una nuova attività economica:

esenzione dalle imposte sui redditi, totale per i primi cinque periodi di imposta, pari al 60% nei seguenti cinque periodi di imposta, al 40% per l'undicesimo e il dodicesimo e al 20% per le successive due annualità. Tale agevolazione spetta fino a concorrenza dell'importo di 100mila euro per il reddito derivante dall'attività svolta nell'area urbana, maggiorato, a decorrere dal 2009 e per ciascun periodo d'imposta seguente, di un importo pari a 5mila euro, ragguagliato ad anno, per ogni nuovo assunto a tempo indeterminato, residente all'interno del sistema locale di lavoro in cui ricade l'area esentata

esenzione dall'Irap per i primi cinque periodi di imposta, fino a concorrenza di 300mila euro del valore della produzione netta per ciascun periodo di imposta

esenzione dall'Ici, a decorrere dall'anno 2008 e fino al 2012, per gli immobili di impresa siti nelle zfu, posseduti e utilizzati per l'esercizio delle nuove attività economiche

esonero dal versamento dei contributi sulle retribuzioni da lavoro dipendente, per i primi cinque anni di attività, nei limiti di un massimale di retribuzione, definito con decreto del ministro del Lavoro e della Previdenza sociale, per i contratti a tempo indeterminato o a tempo determinato di durata non inferiore a dodici mesi, con la condizione che almeno il 30% degli occupati risieda nel territorio oggetto di agevolazione. Per gli anni successivi l'esonero è limitato per i primi cinque al 60%, per il sesto e settimo al 40% e per l'ottavo e nono al 20 per cento. Tale esonero riguarda anche i titolari di reddito di lavoro autonomo che svolgono l'attività all'interno della zona franca.

A tale scopo è istituito nello stato di previsione del ministero dello Sviluppo economico un fondo con una dotazione di 50 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008 e 2009. Sarà il Cipe, Comitato interministeriale per la Programmazione economica, di concerto con il ministro dello Sviluppo economico e quello della Solidarietà sociale, a determinare le zone di interesse e a definire i criteri di allocazione delle risorse sulla base di parametri socio-economici, rappresentativi dei fenomeni di degrado, sempre nel rispetto dell'autorizzazione della Commissione europea, ai sensi dell'articolo 88 paragrafo 3 del Trattato istitutivo della Comunità. L'ambito di attuazione non riguarda le imprese operanti nei settori della costruzione di automobili, della costruzione navale, della fabbricazione di fibre tessili artificiali o sintetiche, della siderurgia e del trasporto su strada, in quanto già destinatarie di altre forme di aiuto e sostegno.

Una simile disciplina giuridica, di forte impatto fiscale ed economico, deroga al divieto generale di aiuti di Stato previsto dal Trattato Ce ed è ammessa soltanto nei casi in cui non vi siano alterazioni delle condizioni di concorrenza del mercato. Il rispetto delle normative comunitarie, infatti, vieta ai governi nazionali di attuare politiche fiscali e contributive di vantaggio, come accadrebbe se si intervenisse in favore di medie e grandi imprese o in settori strategici. Laddove l'obiettivo è, invece, quello di risollevare le sorti di piccole aree urbane in gravi difficoltà socio-economiche, è sufficiente che le agevolazioni siano rivolte ad imprese che, per natura organizzativa, dimensioni, mercati di riferimento e tipologia di attività svolta, possono incidere direttamente sul tessuto urbano.

Il modello ricalca, come detto, quello francese e ha come finalità il contrasto dell'esclusione sociale, non lo sviluppo commerciale o industriale (su cui comunque inevitabilmente incide), per il tramite di misure di fiscalità agevolata, condizionate da vincoli molto rigidi definiti in ambito Ue e monitorate scrupolosamente dalle autorità competenti. I benefici sono limitati solo a piccole e microimprese, individuate dalla Raccomandazione n. 2003/361/Ce del 6 maggio 2003, che definisce "piccola impresa" un'impresa che occupa meno di 50 persone e realizza un fatturato annuo, o un totale di bilancio annuo, non superiore a 10 milioni di euro, mentre definisce "microimpresa" un'impresa che occupa meno di 10 persone e realizza un fatturato annuo, oppure un totale di bilancio annuo, non superiore a 2 milioni di euro, nei casi in cui si riscontrino aree urbane aventi:

livello di disoccupazione almeno superiore alla media nazionale

prevalenza di popolazione giovane

forte incidenza di non diplomati

basso contributo fiscale pro-capite

Le modalità di applicazione delle agevolazioni fiscali e di quelle contributive (incentivazione del lavoro non precario) dovranno comunque essere delineate, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della Finanziaria, da un apposito decreto del ministro dell'Economia e delle Finanze.

Anche le imprese già avviate in una zona franca urbana prima del 1° gennaio 2008, nel rispetto del Regolamento Ce n. 1998/2006 che stabilisce il "de minimis" degli aiuti (ammontare massimo 200mila euro distribuiti su 36 mesi), potranno fruire delle agevolazioni.

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Successione e donazioni: Circolare n. 3/E del 22 gennaio 2008.

Per la determinazione della franchigia applicabile, nell'ambito dell'imposta sulle successione, sulla quota devoluta all'erede o al legatario, occorre tener conto di tutte le donazioni poste in essere dal de cuius, comprese quelle compiute nel periodo in cui il tributo era stata abrogato (vale a dire, fra il 25 ottobre 2001 e il 29 novembre 2006), per le quali, in base al regime vigente ratione temporis, sia stata riconosciuta una franchigia che abbia assorbito, in tutto o in parte, l'imposta dovuta. E' solo uno dei chiarimenti contenuti nella circolare n. 3/E del 22 gennaio 2008, documento con il quale l'agenzia delle Entrate è intervenuta a riepilogare la disciplina tributaria applicabile nelle ipotesi di "successioni, donazioni, atti a titolo gratuito e costituzione di vincoli di destinazione".

A rendere opportuno un "coordinamento interprativo" fra vecchie e nuove norme è stato lo stesso collegato alla Finanziaria 2007 (che ha riportato in vita l'imposta sulle successioni e donazioni, estendendone l'ambito applicativo a tutti gli atti a titolo gratuito diversi dalle donazioni e, in particolare, ai vincoli di destinazione), in base al quale, per quanto non diversamente previsto dalle nuove disposizioni, che si sono limitate a fissare le aliquote d'imposta con le relative franchigie, continuano ad applicarsi, ove compatibili, quelle del Testo unico sulle successioni e donazioni nella versione ante-abrogazione (decreto legislativo n. 346 del 1990, nel testo vigente al 24 ottobre 2001).

Prima di approfondire le specifiche problematiche trattate, la circolare n. 3/E ha, perciò, riepilogato il complessivo sistema di aliquote e franchigie introdotto dal citato "collegato" (decreto legge n. 262 del 2006), in base al quale sia le aliquote d'imposta che le franchigie fruibili si differenziano a seconda del rapporto di coniugio o del grado di parentela o affinità intercorrente tra disponente e beneficiario, con la precisazione che le franchigie (che operano ai soli fini dell'applicazione dell'imposta sulle successioni e donazioni, mentre non rilevano relativamente alle imposte ipotecaria e catastale) spettano per intero a ciascun beneficiario ma non sono tra loro cumulabili.

Notevole rilevanza rivestono le istruzioni fornite circa le modalità di computo delle predette franchigie, relativamente alle quali tornano applicabili le disposizioni del Testo unico n. 346 del 1990. Come anticipato all'inizio, l'ammontare delle franchigie deve essere ridotto del valore attuale di tutte le donazioni e degli altri atti a titolo gratuito precedentemente posti in essere dal disponente in favore dello stesso beneficiario, ivi comprese le donazioni effettuate durante il periodo in cui l'imposta sulle successioni e donazioni era stata abrogata, fatta eccezione delle sole donazioni pregresse e degli altri atti a titolo gratuito per i quali l'imposta sia stata già corrisposta.

Nella circolare è stato anche esaminato il tema, particolarmente scottante, delle modalità di applicazione dell'imposta sulle successioni e donazioni e di quelle ipotecaria e catastale ai vincoli di destinazione. In merito l'agenzia delle Entrate ha operato una distinzione tra la costituzione di vincoli di destinazione comportante il trasferimento di beni (ad esempio, il negozio fiduciario) e la costituzione di vincoli che, invece, non è dotata di effetti traslativi (ad esempio il patrimonio destinato da una società a uno specifico affare), precisando che solo nell'ipotesi in cui la costituzione del vincolo sia funzionale al trasferimento di beni in capo a un soggetto diverso dal disponente le imposte sono dovute in misura proporzionale.

Per il trust, che in considerazione delle sue principali caratteristiche è ricompreso nella categoria dei vincoli di destinazione, è, invece, individuato un trattamento tributario ad hoc, collegato alle peculiarità che contraddistinguono tale istituto.

In breve l'Amministrazione ha chiarito che il conferimento di beni in un trust va in ogni caso assoggettato all'imposta sulle successioni e donazioni in misura proporzionale, anche quando non abbia effetti traslativi (ad esempio, nell'ipotesi di trust auto-dichiarato, in cui il disponente designa se stesso come trustee). Ciò in quanto, mediante la costituzione di un trust si realizza un patrimonio dotato di una specifica autonomia giuridica rispetto a quello del disponente e del trustee, a tal punto da poterlo considerare equiparabile a un ente a sé stante, come del resto ha fatto il legislatore ai fini delle imposte dirette.

Diversamente è a dirsi per l'applicazione delle imposte ipotecaria e catastale, che, anche nell'ipotesi di trust, sono dovute in misura proporzionale solo per le operazioni che comportino un effettivo trasferimento di beni.

Per quanto riguarda le operazioni compiute durante la vita del trust e il passaggio dei beni costituiti in trust in favore di soggetti terzi (beneficiari finali e non), l'Agenzia ha osservato che le stesse rilevano distintamente ai fini dell'applicazione delle imposte e vanno quindi assoggettate ad autonoma imposizione, fatta salva l'ipotesi in cui i beni siano destinati in favore di beneficiari individuabili quanto meno relativamente al rapporto di coniugio, parentela o affinità con il disponente.

In quest'ultimo caso, infatti, l'imposta sulle successioni e donazioni è dovuta una sola volta al momento della costituzione del trust, e si applica, a differenza di quanto accade nelle rimanenti ipotesi di costituzione di un trust - per la tassazione delle quali deve farsi riferimento al rapporto intercorrente tra disponente e trustee - con l'aliquota e la franchigia eventualmente spettante al beneficiario in virtù del particolare rapporto familiare eventualmente intercorrente tra questi e il disponente.

Nei successivi paragrafi della circolare sono state illustrate anche le modalità di determinazione della base imponibile alla quale commisurare l'imposta (e dal computo della quale viene confermata l'esclusione del valore dell'avviamento aziendale), nonché le principali agevolazioni ed esenzioni attualmente previste in materia.

In merito l'Amministrazione ha chiarito che l'agevolazione "prima casa" è tuttora applicabile ai trasferimenti mortis causa e a titolo gratuito aventi per oggetto abitazioni non di lusso, adibite dal beneficiario ad abitazione principale, e comporta esclusivamente l'applicazione delle imposte ipotecaria e catastale in misura fissa, non anche il riconoscimento di alcun beneficio per quanto attiene l'applicazione dell'imposta sulle successioni e donazioni.

Particolare attenzione stata, da ultimo, dedicata all'esenzione dal pagamento dell'imposta prevista per i trasferimenti di azienda e partecipazioni sociali in favore dei discendenti in linea retta e, a partire dal 1° gennaio 2008, anche del coniuge.

L'esenzione, che opera non solo ai fini dell'imposta sulle successioni e donazioni, ma anche relativamente alle imposte ipotecaria e catastale, spetta a condizione che ne sia fatta esplicita richiesta in atto e che il beneficiario dell'attribuzione continui l'attività aziendale o, nell'ipotesi in cui le azioni trasferite siano emesse da una società di capitali, detenga il controllo della società per almeno cinque anni dal trasferimento.

In mancanza di un'espressa indicazione normativa in tal senso, è stato opportunamente precisato che il conferimento dell'azienda in una società prima che sia decorso il quinquennio dall'attribuzione dell'azienda stessa non è causa di decadenza dall'esenzione, in quanto assimilabile al proseguimento dell'attività imprenditoriale.

Fonte: Agenzia Entrate - Carla Tiberino

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Emissione di fatture per operazioni inesistenti: esclusa l'esenzione da pena.

Chi emette fatture o altri documenti per operazioni inesistenti al fine di consentire a terzi l'evasione dalle imposte sui redditi o sul valore aggiunto non è ammesso al condono tributario e alla conseguente esenzione da pena, perché - con la sua condotta incriminata - non ha maturato alcun debito tributario da condonare. Il beneficio penale del condono tributario c.d. tombale di cui all'art. 9, legge n. 289/2002 non può essere esteso anche al reato di cui all'art. 8, D.Lgs. n. 74/2000.

(Cassazione penale Sentenza, Sez. III, 21/01/2008, n. 3052)

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Dichiarazioni dei redditi.

La presentazione irrituale e tardiva di dichiarazione integrativa non può tener luogo dell'unico mezzo per ottenere il rimborso delle somme indebitamente versate (vale a dire la procedura di cui all'art. 38, D.P.R. n. 602/1973). Solo l'istanza di rimborso è idonea a rettificare in senso favorevole al contribuente l'originaria dichiarazione, non essendogli consentito di operare il ricalcolo con una dichiarazione integrativa tardivamente presentata a credito riportato come eccedenza in compensazione nella successiva dichiarazione.

(Cassazione civile Sentenza, Sez. Trib., 20/12/2007, n. 26839)

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Dichiarazione annuale omessa: no alla detrazione del credito d'imposta.

L'inottemperanza del contribuente all'obbligo della dichiarazione annuale esclude implicitamente la possibilità di recuperare il credito maturato in ordine al relativo periodo d'imposta attraverso il trasferimento della detrazione nel periodo d'imposta successivo; al contribuente, pertanto, residua solo la possibilità di chiederne il rimborso, a norma dell'art. 30, D.P.R. n. 633/1972.

(Cassazione civile Sentenza, Sez. Trib., 11/01/2008, n. 433)

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Servizio di ristoro ai dipendenti della base militare: aliquota al 10%.

Il beneficio della non imponibilità ad IVA - ai sensi dell'art. 72, comma 3, n. 2), D.P.R. n. 633/1972 - non può essere riconosciuto per l'attività di somministrazione di alimenti e bevande resa (sulla base di un contratto di licenza) all'interno di una base militare USA e rivolta esclusivamente al personale dipendente della Marina statunitense e alle loro famiglie. Tale servizio di ristoro deve essere assoggettato ad IVA nella misura del 10%.

(Risoluzione Agenzia delle Entrate 18/01/2008, n. 12/E)

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La Cassazione precisa la natura e l'oggetto del contratto di mutuo di scopo.

La terza sezione civile della Suprema Corte individua le peculiarità degli elementi che concernono il contratto atipico di mutuo di scopo, che svolge una funzione creditizia, distinguendolo da quello nominato di mutuo ordinario.

(Cassazione civile Sentenza, Sez. III, 03/12/2007, n. 25180)

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Valutazione automatica: Sentenza n. 25685 del 10 dicembre 2007.

Nell'ipotesi di presentazione dell'istanza di classamento (articolo 12 del Dl 70/1988), il termine di dieci mesi, relativo alla certificazione da trasmettersi a cura del competente Ufficio tecnico erariale (oggi ufficio provinciale dell'agenzia del Territorio), è ininfluente ai fini del compimento della decadenza dal potere impositivo, stabilita, dall'articolo 76 del Testo unico dell'imposta di registro, decorsi tre anni.

In questi termini si è espressa la Corte di cassazione, con la sentenza 25685 del 10 dicembre 2007.

Occorre, al riguardo, opportunamente premettere che la fattispecie esaminata dai giudici di piazza Cavour riguarda la particolare ipotesi - disciplinata dall'articolo 12 del decreto legge 70/1988 - di trasferimento di fabbricati (o della nuda proprietà degli stessi) nonché di trasferimento e costituzione di diritti reali di godimento sugli stessi, che risultino dichiarati ma non ancora iscritti nel catasto edilizio urbano con attribuzione di rendita.

Veniamo alla vicenda giudiziaria.

Con avviso di liquidazione e di irrogazione sanzioni, notificato il 9 novembre 1998, veniva rettificato in capo a una società, ai fini Invim, il valore dichiarato in atti di un immobile oggetto di cessione.

L'atto tributario veniva impugnato dinanzi alla Commissione tributaria provinciale di Pistoia, la quale, con sentenza 193/02/99, accoglieva parzialmente il ricorso.

La società istante proponeva appello alla Commissione tributaria regionale della Toscana che, con sentenza 119/28/01, accoglieva il motivo di gravame fondato sull'eccezione di intervenuta decadenza dell'Amministrazione finanziaria dalla pretesa impositiva, rilevando che la notifica dell'avviso era intervenuta oltre i termini previsti dall'articolo 76 del Testo unico dell'imposta di registro (Dpr 131/1986).

Avverso la sentenza dei giudici della Ctr, la parte pubblica ricorreva in sede di legittimità, denunciando violazione e falsa applicazione dell'articolo 12 della legge 154/1988 e degli articoli 52 e 76 del Dpr 131/1986.

Nello specifico, il ricorrente si doleva del fatto che il collegio tributario non avesse considerato, nella commisurazione del termine triennale di cui all'articolo 76 del Dpr 131/1986, l'ulteriore lasso temporale di dieci mesi concesso all'ufficio tecnico erariale dal comma 2 dell'articolo 12 della legge 154/1988, per attribuire la rendita richiesta.

Nello spiegarsi della fattispecie riportata in premessa, infatti, secondo la norma richiamata da ultimo, gli uffici tecnici erariali (oggi uffici provinciali dell'agenzia del Territorio) "entro dieci mesi dalla data in cui è stata presentata la domanda di voltura, sono tenuti ad inviare all'ufficio del registro (oggi, ufficio dell'agenzia delle Entrate), presso il quale ha avuto luogo la registrazione, un certificato catastale attestante l'avvenuta iscrizione con attribuzione di rendita".

Sulla questione della rilevanza o meno di tale periodo di dieci mesi, ai fini del calcolo del termine di decadenza per notificare l'avviso di liquidazione per eventuali maggiori imposte calcolate sulla differenza tra valore tabellare e valore dichiarato, i giudici supremi si sono riallacciati al proprio precedente di cui alla sentenza 9052/2005.

Con l'occasione, hanno dunque riconfermato la regola ermeneutica secondo la quale, in tema di imposta di registro e con riferimento al termine per la richiesta del tributo nel caso particolare in esame,"l'Ufficio tecnico erariale può utilizzare l'intero periodo di dieci mesi a propria disposizione, senza con questo interferire o pregiudicare l'esercizio pieno dei poteri dell'Ufficio del registro. Tuttavia, quest'ultimo deve esercitare tali poteri ai sensi della disciplina normativa testuale, che impone la notifica dell'avviso di liquidazione entro il termine decadenziale triennale decorrente dal "pagamento dell'imposta", con la conseguenza che detto termine non può essere fatte decorrere dalla ricezione del certificato inviato dall'UTE".

In sostanza, è stato ribadito che il quadro normativo di riferimento della fattispecie non consente di postulare una interdipendenza tra i due procedimenti, quello riservato all'ufficio tecnico e quello di competenza dell'ufficio impositore, nel senso che il potere accertativo di quest'ultimo non può essere fatto decorrere dalla ricezione del certificato inviato dal primo (conclusione, è bene precisare, cui sono pervenute, tra le altre, anche le sentenze della Cassazione 9705/2005 e 24529/2005).

Fonte: Agenzia Entrate - Massimo Cancedda

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Conservazione sostitutiva: Risoluzione n. 14/E del 21 gennaio 2008.

Nella conservazione sostitutiva dei documenti analogici non si può prescindere dalla fase di acquisizione dell'immagine degli stessi dal supporto cartaceo, al fine di garantire che le fatture scambiate tra le parti siano perfettamente identiche ai documenti conservati. E' una delle precisazioni fornite dall'agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 14/E del 21 gennaio 2008. L'interpello, presentato da una società che eroga ai propri clienti servizi di firma digitale, marcatura temporale e conservazione di documenti ha, quindi, dato modo di chiarire ulteriormente alcuni aspetti connessi alla conservazione sostitutiva dei documenti analogici(1) rilevanti ai fini tributari, disciplinata dall'articolo 4 del decreto ministeriale del 23 gennaio 2004.

Si ricorda, al riguardo, che il processo in questione si realizza mediante la memorizzazione su supporti ottici, o altri idonei supporti, dell'immagine dei documenti analogici, terminando con la sottoscrizione elettronica e l'apposizione della marca temporale sull'insieme degli stessi, ovvero su un'evidenza informatica contenente l'impronta o la marcatura dei documenti o di un insieme di essi, da parte del responsabile della conservazione.

L'agenzia delle Entrate, nel ribadire l'orientamento espresso con risoluzione n. 161/E del 9 luglio 2007, ha evidenziato, come accennato, l'imprescindibilità della fase di acquisizione dell'immagine dei documenti analogici dal supporto cartaceo, allo scopo assicurare l'identità fra i documenti conservati e le fatture scambiate fra le parti.

Il documento che origina lo spool di stampa(2) è, infatti, un documento analogico e, pertanto, non può essere evitata la fase di acquisizione dell'immagine della grandezza fisica, carta, film o nastro magnetico.

Un caso peculiare riguarda l'utilizzo del canale EDI(3) per la trasmissione delle fatture tra clienti e fornitori. L'articolo 21 del Dpr n. 633/1972 prevede che l'autenticità dell'origine e l'integrità del contenuto della "fattura elettronica" siano garantite mediante sistemi EDI di trasmissione elettronica dei dati.

Affinché si possa parlare di documento informatico occorre, tuttavia, la volontà delle parti all'emissione e trasmissione dello stesso tramite il suddetto sistema EDI. Solo in tale ipotesi è possibile effettuare la conservazione delle fatture in formato elettronico, senza necessariamente procedere alla loro stampa.

Diversamente, la procedura descritta dall'istante prevedeva la trasmissione attraverso il canale EDI delle fatture tra clienti e fornitori, che però non intendevano utilizzare il sistema al fine di porre in essere la fatturazione elettronica con i conseguenti adempimenti obbligatori, e l'invio di tali documenti al responsabile della conservazione attraverso canali diversi dal sistema EDI.

L'Amministrazione ha chiarito che in tale evenienza i documenti sono a tutti gli effetti considerati documenti analogici, con la conseguenza che, anche in tal caso, per la loro conservazione sostitutiva non si può prescindere dalla fase della preventiva acquisizione dell'immagine degli stessi da un supporto fisico.

NOTE:

1) Per documento analogico si intende il documento formato utilizzando una grandezza fisica che assume valori continui, come le tracce su carta, le immagini su film, le magnetizzazioni su nastro (articolo 1, comma 1, lettera b) del Dm del 23 gennaio 2004).

2) Lo spool di stampa è una rappresentazione informatica del documento da conservare che, tuttavia, non possiede fin dall'origine i requisiti del documento informatico rilevanti ai fini tributari, ossia non è statico e non modificabile e non viene emesso con l'apposizione del riferimento temporale e della firma elettronica qualificata.

3) L'EDI (Electronic Data Interchange) è un sistema di trasmissione dati caratterizzato, principalmente, dallo scambio diretto di messaggi commerciali tra sistemi informativi, a mezzo di reti di comunicazioni nazionali ed internazionali che garantisce l'origine e l'integrità del contenuto del documento informatico.

Fonte: Agenzia Entrate - Valeria Granati

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Patrocinio gratuito non abbienti: Risoluzione n. 15/E del 21 gennaio 2008.

Il reddito imponibile cui far riferimento per beneficiare del patrocinio gratuito è quello al netto degli oneri deducibili. Questa, in sintesi, la risposta dell'Agenzia al quesito posto da un ufficio dell'Amministrazione finanziaria, chiamato a verificare lo status di "non abbienza". A fronte della soluzione prospettata dall'ufficio locale, che riteneva corretto prendere in considerazione il reddito complessivo, al lordo degli oneri deducibili, il parere dell'amministrazione centrale fornito con la risoluzione n.15/E del 21 gennaio, si discosta da questa impostazione e opta per un'interpretazione letterale dell'articolo 76 del Dpr n. 115/2002: non solo il reddito imponibile Irpef risultante dall'ultima dichiarazione concorre a definire lo status di "non abbienza", ma anche le altre tipologie di reddito elencate nel suddetto articolo.

L'Agenzia precisa come la norma in esame non tratti di materia fiscale, per cui ritiene necessario ripercorrere la definizione che dà il Tuir di base imponibile ai fini fiscali: "l'imposta si applica sul reddito complessivo del soggetto, formato per i residenti da tutti i redditi posseduti al netto degli oneri deducibili indicati nell'articolo 10".

Per godere del beneficio, l'imponibile Irpef, integrato con altri redditi, non deve superare i 9723,84 euro. Il tetto si eleva di 1032,91 euro per ognuno dei familiari conviventi con l'interessato. Sempre in materia di convivenza con coniuge o altri familiari, il reddito di riferimento per valutare la fruibilità del patrocinio gratuito è dato dalla somma dei singoli redditi percepiti nello stesso periodo dai conviventi, compreso l'interessato.

Vanno annoverati, inoltre, anche i "redditi che per legge sono esenti dall'Irpef o che sono soggetti a ritenuta alla fonte a titolo dell'imposta, ovvero ad imposta sostitutiva".

Quanto al richiamo della sentenza n. 144 del 1992 della Corte costituzionale da parte dell'ufficio istante, l'Agenzia precisa che la stessa pone l'accento solo sul rischio di revoca dell'assistenza legale gratuita, nel caso di verifiche che riscontrino tenori di vita sospetti e redditi derivanti da scelte economiche illecite. Le affermazioni della Corte, dunque, non giustificano la soluzione prospettata dall'ufficio locale.

Fonte: Agenzia Entrate - Giulia Marconi

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La confisca obbligatoria per i delitti di riciclaggio e di impiego di denaro o beni di provenienza illecita.

Il nuovo art. 648-quater c.p. (introdotto con il recente D.Lgs. n. 231/2007) prevede, in caso di condanna per i delitti di riciclaggio e di impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, la confisca obbligatoria dei beni che ne costituiscono il prodotto o il profitto.

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domenica 20 gennaio 2008

Direttiva europea su interessi e canoni: Provvedimento del direttore dell'agenzia delle Entrate del 15 gennaio.

Per semplificare e razionalizzare gli adempimenti legati all'applicazione della direttiva europea su interessi e canoni, l'agenzia delle Entrate ha predisposto un modello che può essere utilizzato da società, enti e stabili organizzazioni sia per ottenere la detassazione al momento del pagamento di interessi e/o canoni da parte di una consociata con sede in Italia, sia per ottenere il rimborso dall'agenzia delle Entrate, nell'ipotesi in cui sia già stata effettuata la ritenuta alla fonte.

Il nuovo modello, approvato con provvedimento del direttore delle Entrate del 15 gennaio, costituisce un valido aiuto per l'applicazione della direttiva 2003/49/Ce, recepita in Italia dal decreto legislativo 143/2005, che, per eliminare gli ostacoli al consolidamento del mercato unico, ha previsto il regime di esonero dall'imposta sugli interessi e i canoni pagati tra società consociate all'interno dell'Unione europea, con lo scopo di eliminare, nei pagamenti transfrontalieri tra società dello stesso gruppo, i fenomeni di doppia imposizione.

Anche se la direttiva è stata recepita in Italia nel luglio del 2005, le sue disposizioni agiscono anche sugli interessi pagati a partire dal 1° gennaio 2004, permettendo così che, da quella data, l'imposta sugli interessi e i canoni venga pagata solo nel paese di residenza del beneficiario, ad esempio la Francia, e non in Italia, dove risiede la società che li corrisponde alla consociata.

Chi può usare il modello e per quali tipologie d'interessi

Per poter usufruire dell'esenzione e quindi utilizzare il modello, il cui impiego si ricorda non è obbligatorio, le società, gli enti o le stabili organizzazioni devono appartenere allo stesso gruppo ossia deve sussistere un rapporto caratterizzato dalla detenzione diretta e ininterrotta, per almeno un anno, di una quota minima del 25% dei diritti di voto.

Ai fini della direttiva e quindi del modello sono escluse alcune categorie d'interessi: le remunerazioni dei finanziamenti eccedenti direttamente erogati dal socio o dalle sue parti correlate, gli utili derivanti da associazioni in partecipazione e da contratti di cointeressenza e le remunerazioni dei titoli e strumenti finanziari similari alle azioni.

Si ricorda, inoltre, che il modello può essere utilizzato anche dai soggetti residenti in Svizzera, grazie all'accordo tra la Comunità europea e la Confederazione Svizzera sui redditi da risparmio.

Per quanto riguarda le consociate che, al momento del pagamento degli interessi e dei canoni, non hanno ancora conseguito il requisito temporale di un anno relativo all'ininterrotta detenzione dei diritti di voto, l'unica strada possibile è la richiesta di rimborso, da presentare al Centro operativo di Pescara dell'agenzia delle Entrate, entro 48 mesi dalla data in cui è stata operata la ritenuta.

Come è strutturato il modello

Il modello è composto da 5 pagine e deve essere prodotto in duplice copia: sulla prima pagina devono essere posti i dati del beneficiario e del debitore, la seconda pagina deve essere compilata nel caso in cui il beneficiario sia una società o un ente, la terza se è una stabile organizzazione. La quarta pagina deve essere compilata solo se si chiede il rimborso delle ritenute già versate e l'ultima contiene l'attestazione dell'Autorità fiscale dello Stato dove si trovano la società, l'ente o la stabile organizzazione che beneficiano degli interessi o dei canoni, che deve essere compilata da tutti.

L'attestazione di residenza fiscale e la documentazione idonea per ottenere l'esenzione devono essere conservati dalla società che corrisponde gli interessi o i canoni fino alla scadenza dei termini per l'accertamento.

Fonte: Agenzia Entrate - Valeria Ibello

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INPS: Misure per i giovani.

Fra le numerose novità in materia previdenziale introdotte dalle leggi finanziarie 2007 e 2008 e dalla legge 247 di attuazione del Protocollo di luglio in materia di previdenza, lavoro e competitività, alcune sono di particolare interesse per i più giovani. TOTALIZZAZIONE DEI CONTRIBUTI La nuova disciplina della totalizzazione offre maggiori possibilità di utilizzare i contributi versati presso gestioni pensionistiche differenti. È stato infatti ridotto da 6 a 3 anni il limite minimo di anzianità contributiva richiesto per cumulare i contributi nelle varie gestioni pensionistiche e possono essere cumulati anche i periodi che permettono di raggiungere il diritto alla pensione. Per i lavoratori più giovani, che andranno in pensione interamente con il sistema contributivo, non esistono limitazione alla possibilità di totalizzare i periodi contributivi. RISCATTO DELLA LAUREA È prevista la possibilità di pagare l’importo del riscatto della laurea, oltre che in un’unica soluzione, in 120 rate mensili senza interessi. È possibile, inoltre, riscattare il periodo, che potrà essere totalmente utilizzato ai fini del conseguimento dei requisiti per il diritto alla pensione, anche prima di iniziare a lavorare. LAVORATORI PARASUBORDINATI Il congedo di maternità e l’astensione anticipata dal lavoro per motivi di salute sono stati estesi alle lavoratrici parasubordinate. Esse possono quindi assentarsi nei 2 mesi precedenti la data presunta del parto e nei 3 mesi successivi alla nascita del bambino. Durante il periodo di astensione, le lavoratrici hanno diritto ad una indennità pari all’80% della retribuzione media giornaliera. I lavoratori parasubordinati hanno anche diritto all’indennità di malattia, purché non siano iscritti ad altre forme di assicurazione obbligatoria o non siano pensionati. È prevista la copertura figurativa dei periodi di interruzione dal lavoro per maternità o malattia. È stato stabilito anche, per garantire prestazioni future più adeguate, un graduale aumento dell’aliquota contributiva (24% nel 2008, 25% nel 2009 e 26% nel 2010) per coloro che sono iscritti alla sola Gestione separata dell’Inps (per gli altri contribuenti l’aliquota passa al 17%). INDENNITÀ DI DISOCCUPAZIONE La durata dell’indennità di disoccupazione ordinaria per i lavoratori che hanno meno di 50 anni è stata prolungata ad 8 mesi (per gli ultracinquantenni è invece di 12 mesi). È stato anche elevato l’importo dell’indennità, che ora è del 60% dell’ultima retribuzione per i primi 6 mesi, del 50% per i 2 mesi successivi e del 40% per l’ulteriore periodo. Particolarmente interessante per i lavoratori più giovani è l’aumento dell’importo dell’indennità di disoccupazione con i requisiti ridotti, che passa dal 30 al 35% della retribuzione media giornaliera, per i primi 120 giorni, e al 40% per i giorni successivi, per una durata massima di 180 giorni. ALTRE INFORMAZIONI SULLE RECENTI MISURE DI PARTICOLARE INTERESSE PER I GIOVANI POSSONO ESSERE REPERITE SUI SITI www.lavoro.gov.it e www.politichegiovaniliesport.it .


Fonte: INPS

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Dal 1° Gennaio 2008 a regime lo "scontrino parlante".

Il regime riguardante lo "scontrino parlante" previsto dalla Finanziaria 2007 è entrato in vigore dal 1° Gennaio 2008; secondo tale regime, sullo scontrino fiscale per l'acquisto di farmaci a pagamento o per l'eventuale quota di ticket, deve essere stampato, e non integrato manualmente o tramite timbro, il codice fiscale del contribuente. Una circolare del ministero del 15 Gennaio dispone che il farmacista è obbligato a fornire il medicinale anche se il contribuente non esibisce la tessera sanitaria. Si nota che i farmacisti richiedono la tessera onde evitare errori di inserimento del codice fiscale.

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IVA - Rimborsi auto fermi a 1 miliardo.

Il cerchio riguardante i rimborsi Iva per le auto aziendali si è parzialmente chiuso; tirate le somme, si nota che le istanze di rimborso, calcolate secondo il metodo a forfait, riguardano una somma pari a 928 milioni di euro, contro le previsioni comprese tra i 15 e i 17 miliardi. Questa analisi è limitata, in quanto occorrerà attendere il 2009 per la quantificazione esatta di tutte le istanze, in quanto entro il 15 Novembre 2008 dovranno essere presentate le richieste di rimborso Iva auto calcolate secondo il metodo analitico.

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Disponibile on line il nuovo modello 730.

Il 17 Gennaio 2008, sul sito web dell'Agenzia delle Entrate è stato pubblicato il modello 730 definitivo, completo delle relative istruzioni. La scadenza per la presentazione del modello è fissata al 30 Aprile 2008 per coloro che lo presentano al sostituto d'imposta, mentre per chi si avvale dei servizi dei Caf o di professionisti abilitati la scadenza è posticipata al 31 maggio, che diventerà 3 giugno 2008. Il modello è stato innovato anche per quanto riguarda gli oneri detraibili.

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Bolletta del gas: Circolare n. 2/E del 17 gennaio 2008.

Meno salata la bolletta per i consumi di gas metano. L'aliquota Iva del 10%, dal 1° gennaio 2008, può essere applicata per tutti gli usi civili, limitatamente però ai primi 480 metri cubi annui; i consumi eccedenti sono tassati con l'aliquota ordinaria del 20 per cento. Se nel corso dell'anno si cambia fornitore, la nuova azienda, ai fini del raggiungimento del tetto, dovrà tener conto di quanto già consumato dal cliente.

Con la circolare n. 2/E del 17 gennaio, l'agenzia delle Entrate chiarisce le modalità di applicazione delle disposizioni dettate dal decreto legislativo 26/2007.

Il regime introdotto è disciplinato dall'articolo 2, comma 5, del citato Dlgs, con il quale è stata recepita, nell'ordinamento nazionale la direttiva europea 2003/96/Ce, che ha rivisto la normativa sulla tassazione dei prodotti energetici e dell'elettricità.

Di fatto, è cambiato il criterio di tassazione, che non si basa più sulla tipologia di utilizzo, ma sull'entità del consumo. È ora previsto che l'aliquota del 10% deve essere applicata per la "somministrazione di gas metano usato per combustione per usi civili limitatamente a 480 metri cubi annui", mentre, con la vecchia normativa, il regime agevolato era previsto solamente per gli "usi domestici di cottura di cibi e per produzione di acqua calda".

In tal modo, inoltre, vengono assimilati i criteri di applicazione dell'imposta sul valore aggiunto a quelli dell'altra tassa che grava sui prodotti combustibili, l'accisa, che, all'interno della categoria "usi civili", già prevede tariffe differenziate per fasce di consumo.

Ai fini della fatturazione, la circolare precisa che il periodo di somministrazione deve essere riferito a ciascun anno solare e a partire dal 1° gennaio 2008. Quindi, a prescindere dalla data di fatturazione, le nuove regole non valgono per il gas erogato fino al 31 dicembre 2007.

Dal 1° gennaio, invece, raggiunto il limite dei 480 metri cubi, l'eccedenza dovrà essere fatturata con Iva piena al 20 per cento.

Aliquota ordinaria anche per qualsiasi altro tipo di servizio diverso dalle operazioni di somministrazione e per la quota fissa della tariffa.

Nei casi di contratti di fornitura inferiori all'anno, la soglia prevista per l'applicazione dell'Iva agevolata deve rimanere immutata, anche se cambia la società fornitrice. L'azienda subentrante, solamente nell'eventualità in cui non avesse ricevuto dalla precedente la comunicazione relativa alla quantità di gas già erogato all'utente nel corso dell'anno, può in via provvisoria assoggettare le somministrazioni, limitatamente al primo semestre del 2008, all'aliquota del 10%, per poi effettuare, una volta ricevuti dal precedente fornitore i dati mancanti, il conguaglio dell'imposta nella successiva bolletta.


Fonte: Agenzia Entrate - Anna Maria Badiali

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