sabato 30 giugno 2007

TV, la collaborazione ai testi non dà luogo a diritto d'autore.

I compensi ricevuti dal collaboratore ai testi di un programma televisivo non sono equiparabili al diritto d'autore e rientrano pertanto nel campo di applicazione Iva. Inoltre, la società di produzione è esonerata dall'effettuare la ritenuta d'acconto sui compensi per diritto d'autore se il professionista che ha optato per il regime agevolato per le nuove iniziative ha preventivamente dichiarato per iscritto questa sua scelta. Non è infatti onere del sostituto d'imposta verificare l'esistenza dei presupposti per l'adesione al cosiddetto "forfettino".

Sono questi i punti salienti della risoluzione n. 145/E del 28 giugno 2007, con cui l'Agenzia delle entrate ha risposto a una società di produzione televisiva che, per la sua attività, si avvale di autori e di collaboratori ai testi. In particolare, la Srl chiedeva chiarimenti sia in merito alla corretta applicazione dell'Iva che relativamente alle ritenute fiscali da operare sui compensi per diritti d'autore.

Secondo l'Agenzia delle entrate, i diritti connessi al diritto d'autore, riconosciuti all'artista per l'utilizzazione e lo sfruttamento da parte di terzi della sua opera in qualità di collaboratore ai testi di un programma televisivo, non rientrano nella disciplina di esclusione dall'Iva perché manca una esplicita previsione normativa in proposito. Ai sensi dell'articolo 3, comma 4, lettera a) del Dpr n. 633 del 1972, infatti, "sono escluse dal campo di applicazione dell'Iva le cessioni, concessioni, licenze, e simili effettuate dagli autori e loro eredi o legatari, che abbiano per oggetto i diritti d'autore...". Una disposizione, questa, che pone una eccezione al principio generale di imponibilità delle prestazioni di servizi: ne consegue che i diritti connessi al diritto d'autore riconosciuti all'artista in qualità di collaboratore ai testi di un programma televisivo "non sono equiparabili sotto il profilo fiscale al diritto d'autore e non rientrano, quindi, nella disciplina di esclusione dall'Iva... Tale attività se svolta nell'esercizio di arti e professioni è soggetta ad Iva in base al principio generale di imponibilità delle prestazioni di servizi...".

Quanto al secondo quesito, relativo alla possibilità per la stessa società di essere esonerata dall'obbligo di effettuare la ritenuta d'acconto sui compensi corrisposti a titolo di diritto d'autore nel caso in cui il professionista ha aderito al cosiddetto "forfettino" (articolo 13 della legge n. 388/2000), l'Agenzia delle entrate ha chiarito che il sostituto d'imposta non è tenuto a rispettare l'obbligo solo se il professionista dichiara preventivamente e per iscritto questa sua opzione. Non spetta, infatti, alla società verificare che ricorrono i presupposti per l'applicazione del regime agevolato.

Fonte: Chiara Ciranda Agenzia Entrate.

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ICI.

In risposta ai molti Comuni che hanno chiesto di rendere disponibili le informazioni - relative alla riscossione dell'ICI, trasmesse ai Comuni tramite il sistema SIATEL - a soggetti terzi incaricati della gestione dell'imposta (agenti della riscossione e concessionari locali), l'Agenzia delle Entrate comunica che l'amministratore di ogni Comune può abilitare - esclusivamente alle funzionalità di acquisizione delle informazioni sui versamenti ICI - uno o più soggetti esterni, dipendenti dell'agente della riscossione o del concessionario locale.
(Nota Agenzia delle Entrate 28/06/2007)

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Reverse charge.

Relativamente ai contratti di "fornitura con posa" l'Agenzia delle Entrate esclude l'applicazione del meccanismo dell'inversione contabile ai rapporti tra l'impresa fornitrice e i suoi patners commerciali (impresa appaltatrice e imprese artigiane) quando la posa in opera rappresenti solo un'operazione accessoria a quella principale di fornitura.
(Risoluzione Agenzia delle Entrate 28/06/2007, n. 148/E)

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Rimanenze a costi specifici: vale il confronto con il valore normale di fine esercizio.

Anche alle rimanenze valutate con il criterio del costo specifico si rende applicabile, ai sensi dell'art. 83 comma 1, D.P.R. n. 917/1986, il principio civilistico dell'art. 2426, n. 9, c.c., che prevede il confronto con il valore normale.
(Norma di comportamento Associazione Dottori Commercialisti 29/06/2007, n. 168)

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Modello 770: al via la sperimentazione degli avvisi telematici.

Prende il via la sperimentazione della gestione degli avvisi telematici e delle nuove soluzioni organizzative nell'attività di assistenza fornita dall'Agenzia delle Entrate. La sperimentazione - che interessa i modelli 770 - riguarda, in particolare, l'invio di avvisi telematici relativi alle richieste di chiarimenti per le dichiarazioni presentate dal 1° gennaio 2006 (anno d'imposta 2005) per le quali risultano irregolarità o anomalie sulla base del controllo automatizzato.(Comunicato stampa Agenzia delle Entrate 27/06/2007)

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Paesi black list.

Sono deducibili - ex art. 110, comma 11, D.P.R. n. 917/1986 - le spese derivanti da operazioni commerciali con un'impresa fiscalmente residente in un Paese a fiscalità privilegiata quando risulti che la società estera (nella specie, di Hong Kong) fornisce alla società residente un prodotto a prezzi più convenienti rispetto a quelli praticati nel mercato italiano; la valutazione ex ante della giustificazione economica e fiscale dell'operazione comunque non pregiudica i poteri di controllo ex post attribuiti all'Amministrazione finanziaria.
(Parere Comitato consultivo antielusione 16/04/2007, n. 14)

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Cessione d'azienda.

In tema di determinazione della base imponibile dell'imposta di registro, per gli atti che hanno ad oggetto aziende o diritti reali su di esse, l'art. 51, comma 4, D.P.R. n. 131/1986 non pone deroghe al criterio, dettato in generale dal comma 2, dell'accertamento del valore secondo il parametro del valore venale in comune commercio.
(Cassazione civile Sentenza, Sez. trib., 19/06/2007, n. 14212)

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Scommesse ippiche a totalizzatore.

Continua ad essere esercitata provvisoriamente a partire dal 1° luglio 2007, per un periodo massimo di tre mesi, la raccolta della nuova scommessa ippica a totalizzatore di cui all'art. 1, comma 498, legge n. 311/2004, da parte dei punti di vendita, delle agenzie di scommessa e degli ippodromi collegati - al 30 giugno 2007 - ai concessionari per l'esercizio dei concorsi pronostici su base sportiva nonché di altri eventuali giochi connessi a manifestazioni sportive.
(Decreto AAMS 26/06/2007, n. prot. n. 2007/22550/Giochi/UD, in corso di pubblicazione G.U.)

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Dividend washing e dividend stripping.

L'Agenzia delle Entrate fornisce le istruzioni operative per la gestione delle controversie pendenti in relazione ad operazioni di dividend washing e di dividend stripping, alla luce del recente orientamento giurisprudenziale assunto dalla Corte di Cassazione con le sentenze n. 20398 e 22932 del 2005.
(Circolare Agenzia delle Entrate 27/06/2007, n. 39/E)

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Le "vecchie" marche da bollo.

Dal 1° settembre 2007 escono definitivamente di scena le vecchie marche da bollo.

Il decreto ministeriale del 25 maggio 2007, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 146 del 26 giugno, dichiara fuori corso, a partire da quella data, i valori bollati con importi espressi in lire, lire-euro ed euro, a eccezione dei foglietti bollati e delle marche da bollo per cambiali.

L'accantonamento delle vecchie marche come modalità di pagamento dell'imposta di bollo è stato decretato dalla Finanziaria 2007, con modifiche apportate all'articolo 3 del Dpr n. 642 del 1972: l'imposta va pagata o tramite intermediario convenzionato con l'Agenzia delle entrate, che rilascia, con modalità telematiche, l'apposito contrassegno o in modo virtuale, versando l'imposta all'ufficio della stessa Agenzia delle entrate o ad altri uffici autorizzati o tramite pagamento con conto corrente postale.

Niente più acquisto di marche da bollo o apposizione di visti, quindi, per versare la relativa imposta.

Rispetto alla disciplina precedente, sono state eliminate le modalità di pagamento ordinario e straordinario, che prevedevano, nel primo caso, l'impiego di carta filigranata e bollata, e, nel secondo, l'apposizione di marche da bollo, visto per bollo o bollo a punzone.

In questo modo il contrassegno telematico, entrato in vigore il 1° giugno 2005, sostituisce in maniera stabile e definitiva la marca cartacea. Tale decisione si inserisce nel progetto più ampio, perseguito dall'Amministrazione finanziaria, di una progressiva informatizzazione dei propri servizi, per migliorare e semplificare i rapporti con i contribuenti.

Nonostante le modifiche introdotte dalla Finanziaria siano in vigore dal 1° gennaio 2007, il decreto consente l'utilizzo delle vecchie marche da bollo fino al 31 agosto prossimo, per permettere ad amministrazioni, enti e privati di smaltire le eventuali scorte possedute.

Fonte: Alessandra Gambadoro Agenzia Entrate.

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Iva detraibile al 40%.

Detrazione dell'Iva

E' stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale dell'Unione europea (L. 165/33 del 27 giugno 2007) la decisione del 18 giugno scorso, con cui il Consiglio ha autorizzato la Repubblica italiana a limitare al 40 per cento il diritto a detrarre l'Iva sulle spese relative ai veicoli a uso promiscuo. La disposizione, che dalla data di pubblicazione sulla Guue è pienamente operante senza necessità di un esplicito recepimento da parte del legislatore nazionale, si applica all'acquisto dei veicoli, compresi i contratti di assemblaggio e simili, fabbricazione, acquisto intracomunitario, importazione, leasing o noleggio, modificazione, riparazione e manutenzione, nonché alle spese relative a cessioni o prestazioni effettuate in relazione ai veicoli e al loro uso, compresi lubrificanti e carburante (spese individuate dall'articolo 4 della citata decisione).

Circa l'ambito oggettivo di applicazione della restrizione accordata, l'articolo 5 della decisione la circoscrive a tutti i veicoli a motore, a eccezione dei trattori agricoli o forestali, normalmente adibiti al trasporto stradale di persone o beni, la cui massa autorizzata non supera i 3.500 Kg e il cui numero di posti a sedere, escluso quello del conducente, non è superiore a otto.

Sono in ogni caso escluse dalla restrizione del diritto alla detrazione le spese relative ai seguenti veicoli elencati (articolo 3 della decisione):

quelli che rientrano tra i beni strumentali del soggetto passivo nell'esercizio della sua attività

i veicoli utilizzati come taxi

quelli utilizzati a fini di formazione da una scuola guida

i veicoli utilizzati per noleggio o leasing

quelli utilizzati da rappresentanti di commercio.

Le richiamate disposizioni contenute nella decisione del Consiglio dell'Unione europea, per esplicita affermazione contenuta nel testo della stessa (articolo 7), scadranno quando entreranno in vigore le nuove regole comunitarie in materia di detrazione dell'Iva afferente i costi connessi alle auto e, comunque, il 31 dicembre 2010.

Detrazione dei costi

Il via libera alla detrazione dell'Iva relativa alle spese connesse alle auto aziendali apre la strada anche alla modifiche in tema di deducibilità dei costi connessi all'acquisto e all'utilizzazione degli stessi veicoli, attenuando, di fatto, le limitazioni introdotte con il decreto legge n. 262/2006.

In particolare, proprio ieri è stato presento all'Aula di Palazzo Madama un emendamento al disegno di legge sull'ammortamento degli immobili e sui rimborsi dell'Iva sulle auto aziendali, firmato dal presidente della commissione finanze del Senato, in accordo con il Governo.

Nel dettaglio, nel citato emendamento vengono proposte specifiche modifiche all'articolo 164 del Tuir volte all'introduzione della deducibilità dei costi nella misura del 40 per cento per imprese e professionisti, elevata al 90 per cento nel caso di veicoli dati in uso promiscuo ai dipendenti per la maggior parte del periodo d'imposta. Con tale ultima disposizione verrebbe, di fatto, eliminata l'attuale correlazione tra il reddito in natura tassato in capo al dipendente assegnatario dell'auto - che, tra l'altro, tornerebbe a essere determinato assumendo il 30 per cento dell'importo corrispondente a una percorrenza convenzionale di 15mila chilometri, calcolato sulla base del costo chilometrico desumibile dalle tabelle Aci - e il costo fiscalmente deducibile in capo al datore di lavoro.

Nel richiamato emendamento viene, infine, precisato che, ai soli fini della determinazione dell'acconto delle imposte sui redditi e dell'Irap relativi al periodo d'imposta successivo a quello in corso al 3 ottobre 2006 - ovvero, per i soggetti con esercizio coincidente con l'anno solare, il 2007 - i contribuenti possono applicare le disposizioni in vigore prima delle limitazioni introdotte dal decreto legge n. 262/2006.

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Intermediari di assicurazione e riassicurazione.

Il Ministero dell'Economia e delle finanze ha definito misura e modalità di versamento all'ISVAP del contributo dovuto per l'anno 2007 dagli intermediari di assicurazione e riassicurazione, iscritti al Registro alla data del 30 giugno 2007.
(D.M. Ministero Economia e finanze 30/05/2007, G.U. 25/06/2007, n. 145)

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Monitoraggio fiscale.

È in vigore dal 25 giugno 2007 il decreto con cui il Ministero dell'Economia e delle finanze (di concerto con i Ministeri dell'Interno, della Giustizia e dello Sviluppo economico) ha modificato, abbassandola a 10.000 euro, la soglia di esenzione in materia di rilevazione - ai fini fiscali - di taluni trasferimenti da e per l'estero di denaro, titoli e valori mobiliari.
(D.M. Ministero Economia e finanze 15/06/2007, G.U. 25/06/2007, n. 145)

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Antiriciclaggio.

Non costituisce violazione del principio del segreto professionale, del diritto alla difesa e ad un equo processo, l'obbligo degli avvocati di collaborare con le autorità competenti in materia di lotta contro il riciclaggio, ai sensi dell'art. 6, n. 1, della direttiva n. 91/308/CE, e di comunicare loro, di propria iniziativa, ogni fatto che possa costituire indizio di un riciclaggio.
(Corte Giust. CE Sentenza, Sez. Grande Sezione, 26/06/2007, n. C-305/05)

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Telecomunicazioni mobili: natura della cessione di licenze mediante asta.

L'attribuzione di diritti d'uso di frequenze dello spettro elettromagnetico, mediante asta, da parte dell'autorità nazionale di regolamentazione, responsabile per l'assegnazione delle frequenze, non costituisce attività economica ai sensi della direttiva n. 77/388/CEE, e, di conseguenza, non rientra nell'ambito di applicazione della direttiva stessa.
(Corte Giust. CE Sentenza, Sez. Grande Sezione, 26/06/2007, n. C-284/04)
(Corte Giust. CE Sentenza, Sez. Grande Sezione, 26/06/2007, n. C-369/04)

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mercoledì 27 giugno 2007

Contribuzione 2007 per gli agricoli autonomi.

L’Inps ha reso noti i valori di riferimento per il calcolo della contribuzione dovuta nel 2007 da parte di coltivatori, coloni, mezzadri e imprenditori professionali:

- il reddito medio convenzionale è determinato in euro 46,40;

- le aliquote rimangono immutate e sono pari al 18,30% per la generalità delle imprese al 15,30% per le imprese ubicate in zone montane o svantaggiate;

- la contribuzione capitaria annua dovuta all’Inail è pari a 768,50 euro e a 532,18 euro per le zone montane o svantaggiate.

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martedì 26 giugno 2007

Quesito: Pensioni inpdap

vorrei sapere se in base al D.L 45 del 17.3.2007 è prevista qualche decurtazione e se si, poichè vale la legge del consenso-assenso entro quando si può rispondere per rifiutare di partecipare a tale sopruso legalizzato e le relative modalità in merito a ciò.Grazie infinite.

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Black list, superato l'esame per la deducibilità dei costi.

Il parere in commento viene reso in risposta a un’istanza d’interpello, formulata ai sensi dell’articolo 21 della legge n. 413/1991 e concernente la deducibilità dei costi derivanti da talune operazioni con una società avente sede in Hong Kong, ossia in un Paese con regime fiscale privilegiato (articolo 1 del decreto ministeriale 23 gennaio 2002). L’interpellante riferisce, infatti, di acquistare macchine per la lavorazione del legno dalla società con sede in Hong Kong, precisando che tali macchine si collocano in una fascia di prodotti non in diretta concorrenza con quelli di produzione propria ma di completamento della gamma, e che il prezzo di acquisto risulta più conveniente rispetto a quelle acquistate in Italia.

Prima di entrare nel merito del quesito è opportuno un richiamo alla norma di riferimento.

Il comma 10 dell’articolo 110 del Tuir prevede l’indeducibilità dal reddito d’impresa del soggetto residente dei costi e dei componenti negativi relativi a operazioni intercorse con imprese domiciliate in stati o territori non appartenenti all’Unione europea con regime fiscale privilegiato.

La disposizione prevista dal comma 10 dell’articolo citato può essere disapplicata nel caso in cui l’impresa residente in Italia fornisca la prova, nel corso del procedimento di accertamento, che le imprese estere svolgono principalmente un’attività commerciale effettiva, ovvero che le operazioni poste in essere rispondono a un effettivo interesse economico e che le stesse hanno avuto concreta esecuzione.

I presupposti probatori indicati nella norma sono, dunque, alternativi con la conseguenza che il contribuente può limitarsi a fornire elementi sufficienti a dimostrare la sussistenza anche di uno solo di essi.

Ai fini della disapplicazione, l’articolo 11, comma 13, della legge n. 413/91 prevede, in sede di accertamento, che le prove "non devono essere fornite qualora il contribuente abbia preventivamente richiesto, secondo le disposizioni dell’art. 21 della presente legge, di conoscere l’avviso dell’Amministrazione finanziaria, in merito alla norma ed al relativo trattamento tributario dell’operazione che intende porre in essere e l’abbia realizzata nei termini proposti tenendo conto delle eventuali prescrizioni dell’Amministrazione", esibendo tutti gli elementi conoscitivi utili ai fini della corretta qualificazione tributaria della fattispecie prospettata.

Da quanto premesso, consegue che l’Amministrazione (Agenzia delle entrate, Comitato) - come peraltro evidenziato nella risoluzione n. 46/E del 16 marzo 2004 - non è chiamata a rendere una risposta all’interpello in base a una verifica a posteriori, ma ad una valutazione preventiva dell’operazione prospettata, verificando che la società estera svolge prevalentemente un’attività commerciale effettiva o, in alternativa, che l’operazione posta in essere risponde a un effettivo interesse economico, e lasciando comunque impregiudicato l’onere del contribuente di indicare separatamente in dichiarazione i costi sostenuti nei paesi off-shore e di dimostrare in sede accertativa che le operazioni abbiano avuto concreta esecuzione.

A tal proposito, la circolare 12 febbraio 2002, n. 18/E, dell’Agenzia delle entrate ha precisato che occorre verificare l’effettivo regime fiscale cui il soggetto - insediato in uno degli Stati indicati nel comma 1 citato - sia ammesso a beneficiare, in virtù di accordi o provvedimenti dell’Amministrazione finanziaria estera.

Adendo il Comitato, dunque, la società ambisce ottenere un parere favorevole in merito alla deducibilità dei costi dimostrando, così come previsto dal comma 11 dell’articolo 110 citato, la sussistenza dell’effettivo interesse economico a effettuare acquisti sul mercato cinese e la loro concreta esecuzione, nonché il fatto che la società cinese svolge un’attività commerciale effettiva.

Coerente con tale finalità, l’istante adduce che i costi relativi agli acquisti di macchine per la lavorazione del legno dalla società avente sede a Hong Kong siano integralmente deducibili in quanto:

l’impresa estera in commento svolge prevalentemente un’effettiva attività commerciale, circostanza attestata da un report fornito da un sito internet di informazioni commerciali

le operazioni di acquisto rispondono a un effettivo interesse economico della società istante. La maggior convenienza degli acquisti relativi a “bordatrici” e “seghe circolari” sul mercato cinese sono documentate da un prospetto nel quale i prezzi praticati sono confrontati con quelli di alcuni fornitori italiani, mentre la concreta esecuzione delle operazioni di acquisto è documentata da copia delle dichiarazioni doganali, delle fatture commerciali e della documentazione attestante i pagamenti effettuati attraverso il sistema bancario.

A ulteriore conferma della propria soluzione, è stata prodotta una dichiarazione esplicativa sulle ragioni economiche che motivano le importazioni da Hong Kong; nonché dei depliant e manuali tecnici relativi ai prodotti commercializzati.

Il parere del Comitato ripercorre l’iter sistematico normativo che, in materia, pone in stridente rapporto l’articolo 11, comma 13 della legge n. 413/1991 con l’oggetto dell’onere probatorio, imposto al contribuente dall’articolo 110, comma 11, del Tuir. Mentre, infatti, come si è detto, l’articolo 110 qualifica come dirimente ai fini della deducibilità la alternativa dimostrazione dello svolgimento prevalente di un’attività commerciale effettiva da parte dell’impresa estera ovvero dell’effettivo interesse economico dell’operazione e, contestualmente, della sua concreta esecuzione (come, peraltro, precisato anche dall’Agenzia delle entrate nella risoluzione 16 marzo 2004, n. 46/E, "i presupposti probatori indicati dalla norma sono alternativi, con la conseguenza che il contribuente può limitarsi a fornire elementi sufficienti a dimostrare la sussistenza anche di uno solo di essi"), viceversa l’articolo 11, comma 13, della legge n. 413/91 fonda la giustificazione economica sulla possibilità che questa possa essere valutata preventivamente da parte degli organi dell’Amministrazione finanziaria a ciò deputati, lasciando impregiudicato l’accertamento successivo sulla effettiva esecuzione in conformità alla fattispecie rappresentata e alle eventuali prescrizioni ricevute con il parere reso (la risoluzione richiamata, afferma, infatti, che "resta impregiudicato l’onere del contribuente di indicare separatamente in dichiarazione i costi sostenuti in paesi a fiscalità privilegiata e di dimostrare in sede di controllo che le operazioni hanno avuto concreta esecuzione").

Nel caso in cui intenda dimostrare l’effettivo svolgimento, in via principale, di un’attività commerciale, l’impresa italiana che intenda disapplicare la norma sull’indeducibilità dei costi deve esibire documenti idonei a dimostrare tale circostanza.

Una sommaria elencazione, “esemplificativa e non esaustiva”, è ricavabile - oltre che dalla citata risoluzione n. 46/E/2004 - dalle circolari dell’Agenzia delle entrate 12/2/2002, n. 18/E, e 23/5/2003, n. 29/E, ove sono indicati, tra gli altri: il bilancio; l’atto costitutivo; la certificazione del bilancio; un prospetto descrittivo dell’attività esercitata; gli eventuali contratti di locazione degli immobili adibiti a sede degli uffici e dell’attività; la copia delle fatture delle utenze elettriche e telefoniche relative agli uffici e agli altri immobili utilizzati; i contratti di lavoro dei dipendenti che indicano il luogo di prestazione dell’attività lavorativa e le mansioni svolte.

E’ evidente, dal semplice esame dell’istanza, che la società interpellante intende far valere quale esimente l’effettivo interesse economico cui le operazioni sono finalizzate, piuttosto che la ricorrenza dell’esercizio in via principale di un’attività economica effettiva: tale ultima dimostrazione richiederebbe infatti una ben più corposa “dotazione” probatoria.

Poiché la dimostrazione dell’effettivo interesse economico deve associarsi a quella relativa alla concreta esecuzione dell’operazione, utili indicazioni si rinvengono nella risoluzione dell’Agenzia delle entrate 6/6/2003, n. 127/E, ove è precisato che "la effettività dell’operazione può essere dimostrata esibendo la documentazione doganale di importazione ed ogni altro elemento di prova documentale imposto dalla normativa o dalla prassi di settore (ad esempio: contratto di fornitura ovvero ordine di acquisto; fattura del fornitore; eventuale autofattura della società residente per l’estrazione della merce dal deposito Iva; documentazione attestante il pagamento del bene acquistato)".

La documentazione prodotta dall’istante - fatture ricevute dal fornitore estero e documentazione doganale - appare idonea a dimostrare che le operazioni hanno avuto concreta esecuzione.

La dimostrazione dell’interesse economico viene resa mediante:

la produzione di alcuni listini predisposti da fornitori nazionali, nei quali sono evidenziati prezzi che, pur scontati, appaiono generalmente superiori a quelli praticati dalla società di Hong Kong

un prospetto riassuntivo, nel quale sono distintamente indicati i vari modelli di “bordatrici” e “seghe circolari” venduti dai produttori nazionali e dalla “Centre Gain”, oltre a un’ipotesi di costi relativi alla produzione in proprio dei macchinari da parte della società interpellante fondata sulle risultanze delle “schede di lavorazione interne” allegate all’istanza.

Il Comitato supera la preclusione di ammissibilità dell’istanza sollevata dalla direzione regionale - che ha segnalato la presenza di un’azione di accertamento - con la precisazione che la medesima risulta completamente definita attraverso l’istituto dell’accertamento con adesione e afferma, nel contempo, che l’avvenuta realizzazione delle operazioni non rende inammissibile l’istanza, in quanto è da ritenersi che l’interpello sia formulato per acquisire un indirizzo interpretativo, utile per successive operazioni commerciali che saranno successivamente poste in essere.

Nel caso in esame, il Comitato afferma che la documentazione prodotta sia idonea a comprovare che la società estera esiste, che svolge un’attività commerciale effettiva e che la giustificazione economica dell’operazione addotta dall’istante nella convenienza dei prezzi di vendita praticati dalla società di Hong Kong rispetto all’approvvigionamento presso altri fornitori di macchine di pari prestazioni non lascia adito a dubbi di elusività.

A lume di quanto dichiarato e riscontrato presente nella documentazione, pertanto, il Comitato consultivo ritiene che il contribuente possa essere sollevato dall’onere di fornire, in sede di accertamento, la prova richiesta dall’articolo 110, comma 11, del Tuir ai fini della deducibilità dei componenti negativi di reddito derivanti dalle operazioni descritte.

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Omessa indicazione in fattura del codice identificativo del cliente estero: l'esenzione si applica comunque.

In presenza di tutte le altre condizioni previste per usufruire dell'esenzione dall'imposta, ai sensi dell'art. 41, lettera a), D.L. n. 331/1993, la mancata indicazione in fattura del codice identificativo del cessionario acquirente di beni in ambito intracomunitario non può costituire causa per la perdita del beneficio fiscale.
(Cassazione civile Sentenza, Sez. trib., 28/05/2007, n. 12455)

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Variazioni catastali per l'ICI a carico del contribuente.

È il contribuente (nella specie, si tratta di un ente possessore di immobili) che deve denunciare tempestivamente le variazioni che comportino un alleggerimento del carico ICI; non spetta al Comune l'onere di accertate il verificarsi di eventi che giovano al contribuente.
(Cassazione civile Sentenza, Sez. trib., 04/06/2007, n. 12989)

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Accertamento IVA valido anche se fondato su una semplice proiezione matematica.

Non c'è ragione di discostarsi dagli accertamenti che - senza applicare alcuna presunzione in senso tecnico - hanno operato, partendo dai dati del 1991 e da quelli dei primi giorni del 1992 (pur in assenza di contabilità occulta - riferita all'amministrazione di un ristorante gestito dal contribuente - riguardante tale ultimo esercizio), una semplice proiezione matematica. Spetta al contribuente fornire un riscontro probatorio oggettivo degli eventuali fattori di riduzione del reddito verificabili durante l'anno (quali, ad esempio, nel caso di specie, l'incostanza dei flussi turistici stagionali).
(Cassazione civile Sentenza, Sez. trib., 11/06/2007, n. 13598)

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Opere di durata ultrannuale: tassazione delle rimanenze finali.

In ipotesi di prestazione di opere di durata ultrannale, l'omessa inclusione di rimanenze in un esercizio, dimostrando l'avvenuta ultimazione dei lavori relativi, determina, di per sé, il momento in cui i corrispettivi (residui e, comunque, definitivi) si debbono considerare giuridicamente "conseguiti", con coerente definitivo azzeramento delle afferenti eventuali rimanenze anteriormente esposte; questo è quanto ricava la Corte di Cassazione dal combinato disposto degli articoli 75, comma 2, e 60, comma 1, del D.P.R n. 917/1986 - nel testo applicabile ratione temporis, anteriore alla modifica apportata con l'art. 1, comma 1, lettera l), D.L. n. 416/1994.
(Cassazione civile Sentenza, Sez. trib., 01/06/2007, n. 12885)

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La verifica fiscale sui documenti informatici.

La fatturazione elettronica e la conservazione sostitutiva aprono nuovi scenari all'attività di verifica fiscale. Nel prossimo futuro, il verificatore potrebbe eseguire i controlli non più su documenti cartacei, ma su documenti conservati su supporti elettronici. Pertanto, si renderà necessario, prima di procedere con i controlli di rito previsti dall'attività di verifica, porre in essere dei controlli preliminari atti a riscontrare la corretta tenuta dei documenti.

Le norme che regolano il potere di eseguire accessi, ispezioni e verifiche sono contenute negli articoli 32 e 33 del Dpr n. 600/73, che richiama l'articolo 52 del Dpr n. 633/72, nonché negli articoli 12 e 15 della legge n. 212/2000 (Statuto dei diritti del contribuente).

Il Dlgs n. 52/2004, che introduce nel nostro ordinamento la possibilità di emettere fatture in formato completamente elettronico, ha apportato significative modifiche agli articoli 39 e 52 del Dpr n. 633/72, producendo rilevanti riflessi in materia di accertamenti e controlli. In particolare, l'articolo 39, terzo comma, dispone che il soggetto passivo, residente o domiciliato nel territorio dello Stato, deve assicurare, in caso di controllo, l'accesso automatizzato all'archivio informatico e che tutti i documenti siano stampabili e trasferibili su altro supporto informatico.

Per quanto concerne l'articolo 52, il quarto comma prevede che l'ispezione documentale si estende a tutti i libri, registri e documenti, compresi quelli la cui tenuta e conservazione non sono obbligatorie, che si trovano nei locali in cui l'accesso viene eseguito, o che sono comunque accessibili tramite apparecchiature informatiche installate in detti locali. Questa ultima disposizione si è resa necessaria qualora il soggetto intenda ricorrere alla emissione e/o conservazione elettronica tramite terzi (in outsourcing). Si evidenzia che, secondo il disposto di cui al quinto comma del citato articolo 52, il contribuente non può avvalersi ai fini dell'accertamento, in sede amministrativa o contenziosa, dei libri, delle scritture e dei documenti dei quali abbia rifiutato l'esibizione in sede di controllo.

Per quanto riguarda le modalità di esibizione dei documenti informatici, la normativa di riferimento è rappresentata dall'articolo 6 del Dm 23 gennaio 2004 (di seguito Dm), rubricato "esibizione delle scritture e dei documenti rilevanti ai fini tributari", e dall'articolo 6 della delibera n. 11/2004 del Cnipa. Il combinato disposto delle sopra citate norme dispone che il documento conservato su supporto informatico deve essere reso leggibile (in qualunque momento presso il sistema di conservazione sostitutiva) e disponibile, a richiesta degli organi di controllo, su supporto cartaceo. In merito a quest'ultimo aspetto, occorre evidenziare, che l'articolo 3, comma 1, lettera d), del Dm pone, in capo al soggetto responsabile della conservazione, l'obbligo di predisporre funzioni di ricerca e di estrazione delle informazioni dagli archivi informatici in relazione al cognome, al nome, alla denominazione, al codice fiscale, alla partita Iva, alla data o associazioni logiche di questi ultimi.

Pertanto, viste le funzioni di ricerca disponibili, è ragionevole pensare che l'Amministrazione finanziaria decida di porre in essere un'attività di verifica direttamente sui documenti conservati elettronicamente, il che renderebbe il controllo più veloce ed efficace.

Vista l'immaterialità dei documenti su cui operare i dovuti riscontri, la prima operazione da porre in essere riguarderà il controllo della regolare creazione e conservazione degli stessi. Sarà, quindi, cura del responsabile della conservazione collaborare con i verificatori e fornire loro tutto il supporto necessario. In particolare, anche se non previsto da nessuna norma, il responsabile dovrebbe esibire il manuale della conservazione sostitutiva, contenente l'analisi dei processi operativi effettuati.

A titolo esemplificativo, si riportano di seguito i possibili controlli che gli organi ispettivi potrebbero eseguire:

verificare l'esistenza dell'eventuale accordo stipulato tra i soggetti che intendono adottare un sistema di fatturazione elettronica

verificare che l'impronta dell'archivio informatico inviata all'Agenzia delle entrate sia uguale a quella riscontrata in sede di verifica

analizzare il processo di apposizione della firma digitale e del riferimento temporale

verificare la corretta apposizione della marca temporale

verificare che la Certification Authority possieda tutti i requisiti di legge

verificare il rispetto della tempistica nel processo di emissione, ricezione e registrazione delle fatture elettroniche

verificare che le comunicazioni prescritte dalle norme siano state correttamente effettuate

verificare le eventuali operazioni di riversamento dei documenti e il corretto intervento del pubblico ufficiale

effettuare dei controlli a campione sulle impronte dei singoli documenti, per evitare manipolazioni a posteriori.

Un chiarimento si rende necessario per quanto riguarda l'impronta dell'archivio informatico; al riguardo, l'articolo 5 del Dm prevede che entro il mese successivo alla scadenza dei termini stabiliti per la presentazione delle dichiarazioni relative alle imposte sui redditi, all'Irap e all'Iva, il soggetto interessato (ovvero il responsabile della conservazione) trasmetta per via telematica all'Agenzia delle entrate una comunicazione contenente l'impronta dell'archivio informatico oggetto di conservazione, la sottoscrizione elettronica e la marca temporale. Si precisa che, in mancanza del provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate, il contribuente non è tenuto a effettuare comunicazione alcuna.

Si evidenzia, infine, una ulteriore disposizione di portata particolarmente innovativa presente nel comma 2 dell'articolo 6 del Dm, laddove il legislatore ha previsto che i documenti conservati elettronicamente possano essere esibiti anche per via telematica, preconfigurando così la possibilità di effettuare verifiche fiscali a distanza. In merito a quest'ultimo aspetto, si precisa che la disposizione non è operativa, in quanto, le modalità di esibizione telematiche dovranno essere stabilite con provvedimenti dei direttori delle competenti Agenzie fiscali, a oggi non ancora emanati.

Fonte: Gaetano Silipigni Agenzia Entrate.

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Arbitro per le liti: rimborsi delle imposte.

La giurisdizione nelle controversie in tema di rimborsi di imposte

Il decreto legislativo 31 dicembre 1992 n. 546 (recante disposizioni sul processo tributario) fissa, all'articolo 2, l'oggetto della giurisdizione tributaria stabilendo che appartengono a questa "le controversie aventi ad oggetto i tributi di ogni genere e specie…compresi quelli regionali, provinciali e comunali e il contributo per il servizio sanitario nazionale, nonché le sovrimposte e le addizionali le sanzioni amministrative comunque irrogate da uffici finanziari, gli interessi e ogni altro accessorio".

Il successivo articolo 16 elenca gli atti impugnabili dinanzi alla Commissione tributaria provinciale, includendo tra di essi (comma 1, lettera g) "il rifiuto espresso o tacito della restituzione dei tributi, sanzioni pecuniarie ed interessi o altri accessori non dovuti".

Sulla base delle predette norme, la costante giurisprudenza afferma che sussiste la giurisdizione del giudice tributario nelle controversie in materia di rimborso delle imposte e dei relativi accessori, in quanto la domanda involge un accertamento del rapporto tributario dedotto in giudizio.

Tuttavia, nella recente prassi, si registrano casi nei quali il contribuente, al fine di ottenere l'accertamento di crediti di origine tributaria, si rivolge al giudice ordinario (tribunale civile): ciò avviene in particolare nelle fattispecie in cui la controversia tra il Fisco e contribuente verta sul diritto di quest'ultimo a percepire un credito di imposta esposto e contestualmente chiesto a rimborso nella dichiarazione annuale dei redditi.

In tali casi, ci si interroga sui criteri per stabilire quale sia - tra il giudice ordinario e il giudice tributario - quello competente a conoscere e a decidere della controversia.

La questione ha un evidente rilievo pratico, in quanto investe la scelta del contribuente su quale autorità giurisdizionale adire per ottenere l'accertamento del credito stesso e la condanna dell'Amministrazione finanziaria a erogarlo.

Gli orientamenti della giurisprudenza

A. L'orientamento che fonda la giurisdizione del giudice ordinario sul mancato esercizio dei poteri di controllo da parte dell'amministrazione finanziaria

Secondo la linea espressa in alcune sentenze della Cassazione (sentenza del 6/8/2002 n. 11830; sentenza del 28/1/2005 n. 1790), qualora il contribuente abbia evidenziato un credito di imposta nella dichiarazione annuale dei redditi, egli non è più tenuto ad alcun adempimento per ottenere il rimborso del credito stesso: in questo caso è infatti l'Amministrazione finanziaria a doversi attivare per controllare ed eventualmente rettificare i dati esposti in dichiarazione avvalendosi dei poteri ad essa attribuiti, vale a dire:

attraverso la procedura di liquidazione della dichiarazione (articolo 36-bis del Dpr n. 600/1973) in base alla quale essa procede - entro l'inizio del periodo di presentazione delle dichiarazioni relative all'anno successivo - alla liquidazione delle imposte, dei contributi e dei premi dovuti, nonchè dei rimborsi spettanti in base alle dichiarazioni presentate dai contribuenti e dai sostituti di imposta

attraverso lo strumento dell'accertamento (articoli 38 e ss del Dpr n. 600/1973), rettificando i dati esposti in dichiarazione entro i termini di decadenza previsti dalla legge.

Nella prassi, prendendo spunto dal predetto orientamento, si assiste a una tendenza ad adire l'autorità giudiziaria ordinaria (tribunale civile) al fine di ottenere l'accertamento dell'esistenza del credito emergente dalla dichiarazione dei redditi e la condanna dell'Amministrazione a rimborsarlo. Siffatta scelta del giudice ordinario (in luogo di quello tributario) viene giustificata in base ai seguenti argomenti:

non avendo gli uffici dell'Agenzia delle entrate territorialmente competenti adottato la procedura di liquidazione, e al contempo avendo fatto decorrere i termini per operare una rettifica della dichiarazione, il credito chiesto a rimborso nella dichiarazione stessa si consolida con lo scadere dei termini per l'accertamento

essendosi in tal modo il credito consolidato, esso resta "enucleato" dal rapporto tributario (che non è più in contestazione) e costituisce il presupposto di una ordinaria pretesa creditoria riconducibile nell'ambito dell'indebito oggettivo ed esulante dalla materia delle imposte (su questo punto in particolare, Cassazione, sentenza n. 6036 del 2002)

pertanto, poiché si agisce per richiedere la restituzione delle somme a credito e non sul fondamento del rapporto che ha dato origine a tale credito, per la relativa pronuncia è competente il giudice ordinario.

B. L'orientamento che fonda la giurisdizione del giudice ordinario sul riconoscimento formale del credito da parte dell'amministrazione finanziaria

Secondo l'orientamento prevalente della Suprema corte (sentenza n. 14331 dell'8/7/2005; sezioni unite, sentenza n. 18210 del 13/9/2005; sezioni unite, ordinanza n. 10725 del 22/7/2002; sezioni unite, sentenza n. 8 del 26/1/2001), il presupposto perché possa essere adito il giudice ordinario è costituito dal riconoscimento formale, da parte dell'Amministrazione finanziaria, del credito esposto in dichiarazione e chiesto a rimborso dal contribuente(1). In altre parole, in base a questa impostazione giurisprudenziale, al fine di radicare la giurisdizione del giudice ordinario non è sufficiente una inerzia dell'Amministrazione finanziaria (nei termini di mancata contestazione del credito attraverso le procedure di controllo già esposte sopra), ma occorre che quest'ultima emani un provvedimento con il quale riconosca il credito che il contribuente ha esposto nella dichiarazione dei redditi.

In cosa consista questo formale riconoscimento, lo si può enucleare dalle massime della Suprema corte, dalle quali emergono le seguenti fattispecie:

quando sia stato emesso da parte dell'Amministrazione finanziaria ordinativo di pagamento successivamente commutato in vaglia cambiario: questo atto, infatti, costituisce l'esito finale della procedura con la quale l'Amministrazione riconosce il diritto al rimborso e presuppone un riconoscimento del credito del contribuente

quando via sia un provvedimento di convalida del credito chiesto a rimborso: il provvedimento deve contenere la dicitura "rimborso spettante" o "rimborso convalidato" e deve provenire dall'ufficio competente a erogare il rimborso. Per tale provvedimento, la Cassazione non richiede particolari forme, è sufficiente che la volontà dell'Amministrazione emerga con chiarezza da atti (anche a carattere interno).

Considerazioni finali

Il quadro giurisprudenziale sopra esaminato induce ad alcune riflessioni circa l'utilità o meno di agire davanti al giudice ordinario (piuttosto che davanti a quello tributario) per l'accertamento del credito esposto in dichiarazione.

In base alle sentenze esaminate, in via di principio dovrebbe riconoscersi la giurisdizione del giudice tributario in tutte le ipotesi nella quali vi è contestazione sulla esistenza del credito chiesto a rimborso, sulla quantificazione dello stesso o sulla procedura con la quale viene erogato.

Ricorrono queste ipotesi quando, ad esempio, è controversa la formazione del credito (ad esempio, il credito deriva in tutto o in parte da precedenti periodi di imposta ma sia già stato utilizzato dal contribuente). Analogo discorso vale nel caso in cui vi sia stato un riconoscimento solo parziale da parte dell'Amministrazione del credito chiesto a rimborso (ad esempio, rimborso in misura minore a quella richiesta).

Per quanto concerne la procedura di erogazione del rimborso, la materia in contestazione potrebbe essere costituita dalla corretta individuazione dell'ufficio delle Entrate competente a erogare il rimborso stesso (in tal senso, si veda Cassazione, sentenza n. 19605 del 7/10/2005), oppure sul soggetto legittimato a riscuotere il credito. Si pensi, ad esempio, alle ipotesi nelle quali il credito di imposta viene ceduto da parte del soggetto titolare a un terzo e alle questioni che possono nascere circa l'efficacia dell'atto di cessione nei confronti dell'Amministrazione finanziaria.

Le ipotesi nelle quali è stata affermata la giurisdizione del giudice ordinario riguardano invece essenzialmente controversie relative alle vicende estintive di un credito che aveva già trovato riconoscimento da parte della Amministrazione finanziaria.

Così è stato ritenuto competente a decidere il giudice ordinario nel caso in cui è stato smarrito il vaglia cambiario con il quale era stato erogato il rimborso (caso affrontato dalla Cassazione con la sentenza n. 7331 del 4/7/1991). Oppure nel caso in cui lo stesso vaglia cambiario sia stato abusivamente negoziato e riscosso da persona diversa dall'effettivo beneficiario (Cassazione, sentenze nn. 11935 del 25/11/1998 e 6036 del 24/4/2002).

In queste ipotesi, si discute di un credito già riconosciuto dall'Amministrazione finanziaria (e dunque non più contestato nel quantum), ma che per un errore nelle procedure di riscossione è stato incassato da soggetto diverso dall'avente diritto.

La giurisprudenza, in applicazione dell'esistenza del presupposto del riconoscimento formale, ha riconosciuto la giurisdizione del giudice ordinario anche in un caso nel quale era stata sollevata dall'ufficio finanziario convenuto in giudizio una questione relativa all'organo dell'Amministrazione cui spettava la decisione finale circa la spettanza o meno del rimborso (è il caso deciso dalla Cassazione con la sentenza n. 18120 del 2005). L'ufficio aveva dedotto in particolare che l'atto che conteneva la convalida del rimborso era solo una proposta proveniente dall'ufficio distrettuale e diretta all'Intendenza di finanza competente a decidere, e che, pertanto, non integrava alcun riconoscimento di debito. La Suprema corte ha dato rilievo alla circostanza che il credito aveva avuto "comunque" un riconoscimento formale da parte della Amministrazione finanziaria, con conseguente radicamento della giurisdizione in capo al giudice ordinario. In un'ottica diversa, si poteva dare rilievo al fatto che, dal momento che l'autorità competente a decidere sul rimborso in base alla legislazione vigente ratione temporis era l'Intendenza di finanza (ora direzione regionale) e non l'ufficio distrettuale, al parere di quest'ultimo - in quanto organo non competente - non poteva riconoscersi l'effetto del riconoscimento formale del credito, con la conseguenza che la controversia, attenendo alla procedura di rimborso del credito, non poteva essere devoluta al giudice ordinario.

NOTE:

1) In linea con questo orientamento appare anche la giurisprudenza delle Commissioni tributarie; in particolare, si segnala Ctr Lazio n. 52 del 5/5/2005, che ha respinto l'eccezione di difetto di giurisdizione del giudice tributario sollevata dall'ufficio delle Entrate sulla base del rilievo che non vi era stato da parte dell'Amministrazione finanziaria il riconoscimento formale del diritto al rimborso.

Fonte: Simone Piermarini Agenzia Entrate.

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Al via la campagna per la rottamazione delle due ruote.

E’ partita la campagna del Ministero dell’Ambiente per gli ecoincentivi, con sconti sino al 30% per l’acquisto di ciclomotori di ultima generazione e biciclette elettriche. A disposizione del provvedimento risorse per 15 milioni di euro.

Obiettivo della campagna è raggiungere la quota di vendita di 2.150 ciclomotori più ecologici, sostituendo quelli euro 0 o costruiti sono al 2001.Ai cittadini che decideranno di rottamare il loro vecchio ciclomotore, oltre alla copertura totale delle spese di demolizione anche senza il contestuale acquisto di un altro motorino, saranno concessi i seguenti sconti dal prezzo di listino:
del 30% fino a un massimo di 250 euro per l’acquisto di una bicicletta;
del 30% fino a un massimo di 1000 euro per un motociclo o quadriciclo a trazione elettrica;
del 30% fino a un massimo di 700 euro per un ciclomotore elettrico o una bicicletta a pedalata assistita;
del 5% fino a un massimo di 300 euro per un motorino Euro 2 a 4 tempi o comunque a basso consumo (2,3 lt per 100 km);
dell’8% fino a 150 euro per un ciclomotore Euro 2 a 2 tempi.

Accedi a maggiori informazioni sul sito del Ministero dell’Ambiente

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Benefici per le vittime del terrorismo.

La legge 206 del 2004 ha previsto tutta una serie di benefici economici, previdenziali e fiscali per i cittadini italiani - e per i loro familiari superstiti - vittime di atti di terrorismo e di stragi, sempre di matrice terroristica, verificatisi in Italia a partire dal 1° gennaio 1961 e fuori del territorio nazionale a partire dal 1° gennaio 2003. I benefici pensionistici introdotti dalla legge 206 riguardano tutti i lavoratori dipendenti e autonomi o pensionati in possesso della cittadinanza italiana al momento del fatto e, in modo particolare, chi ha subito un’invalidità permanente. Gli stessi benefici sono applicati anche alle pensioni ai superstiti per i familiari aventi diritto ai quali, peraltro, non è richiesto il requisito della cittadinanza. La legge finanziaria per il 2007 ha introdotto delle modifiche alla legge in questione, aumentando i destinatari del riconoscimento figurativo di dieci anni di anzianità contributiva previsto dall’articolo 3. Circolare n° 94 del 22 giugno 2007.

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Versamenti volontari: si paga entro giugno.

Sabato 30 giugno è l’ultima data utile per pagare i contributi volontari relativi al primo trimestre 2007 (periodo gennaio – marzo). Il pagamento va effettuato per mezzo dei bollettini di conto corrente personalizzati che l’Inps spedisce direttamente a casa degli interessati. Il rispetto della scadenza è fondamentale ai fini dell’accredito dei contributi sulla posizione individuale. L’Inps, infatti, è tenuto per legge a restituire senza interessi le somme versate in ritardo e l’assicurato, in tal caso, non ha più la possibilità di recuperare il relativo trimestre: in alternativa, si può chiedere agli uffici di accreditare sul trimestre successivo le somme versate in ritardo. È possibile, inoltre, versare una somma inferiore a quella indicata, recandosi presso gli uffici dell’Inps che, a richiesta, provvederanno a stampare degli appositi bollettini. In questo caso però l’accredito di contributi ai fini del diritto a pensione è ridotto proporzionalmente alla somma versata.

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venerdì 22 giugno 2007

Strumenti finanziari, OPA, personale di autotrasporto: pubblicata la legge delega.

È stata pubblicata in G.U. la legge con cui il Governo è stato delegato ad adottare, entro il 30 settembre 2007, la disciplina di recepimento delle direttive CE riguardanti i mercati degli strumenti finanziari, le offerte pubbliche di acquisto, l'organizzazione dell'orario di lavoro delle persone che effettuano operazioni mobili di autotrasporto, la raccolta e conservazione del sangue umano.
(Legge 20/06/2007, n. 77, G.U. 21/06/2007, n. 142)

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Contenzioso del lavoro.

La richiesta diretta ad ottenere copia - munita della formula esecutiva - dell'ordinanza di liquidazione delle spese, pronunciata all'esito di una fase processuale di una causa di lavoro e di previdenza e di assistenza obbligatoria ed avente ad oggetto la liquidazione del compenso spettante al consulente tecnico d'ufficio per l'attività svolta - fruisce del trattamento di esenzione ex art. 10, legge n. 533/1973; pertanto, su tale copia deve essere apposta espressamente l'indicazione della norma che comporta l'esenzione dal pagamento dell'imposta di bollo.(Risoluzione Agenzia delle Entrate 21/06/2007, n. 140/E)

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Plusvalenze da cessione di immobile sito all'estero.

Con riguardo alle plusvalenze derivanti dalla cessione di un immobile sito all'estero, il contribuente può optare - all'atto della cessione - per l'applicazione dell'imposta sostitutiva del 20% solo quando l'atto di trasferimento dell'immobile è stipulato per mezzo di un notaio italiano; la possibilità di applicare l'imposta sostitutiva è, invece, esclusa se l'atto di cessione è formato all'estero, anche nel caso in cui il notaio italiano provveda a legalizzarlo per il suo riconoscimento in Italia.
(Risoluzione Agenzia delle Entrate 21/06/2007, n. 143/E)

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Avviso di mora al socio di Snc.

Qualora l’Amministrazione finanziaria abbia infruttuosamente tentato di escutere il patrimonio di una società in nome collettivo per il soddisfacimento di crediti derivanti da obbligazione tributaria, il regime della responsabilità illimitata e solidale dei soci comporta che questi ultimi ben possono ricevere la notificazione del solo avviso di mora senza che debba preliminarmente notificarsi loro l’avviso di accertamento sul quale si fonda la pretesa erariale. Il socio, ancorché privo della qualità di obbligato, resta infatti sottoposto all’esazione dei tributi secondo il disposto dell’articolo 2304 del Codice civile.

In questi termini si è espressa la Corte di cassazione che, con sentenza n. 10584 depositata lo scorso 9 maggio, è ritornata a occuparsi degli effetti per il socio della notifica di un atto impositivo effettuato nei confronti di una società di persone.

I fatti di causa

Nel febbraio del 1995, un ufficio finanziario notifica, a una società in nome collettivo, un avviso di rettifica Iva relativo all’annualità 1991 che, non impugnato, diviene definitivo.

Il concessionario della riscossione, una volta accertato il mancato pagamento della relativa cartella esattoriale e previa infruttuosa escussione del patrimonio sociale, notifica un avviso di mora al socio, persona fisica.

Quest’ultimo impugna l’avviso di mora innanzi al giudice di primo grado che non accoglie le rimostranze del contribuente in considerazione del fatto che la pretesa nei confronti della società è efficace anche nei confronti dei soci, in quanto l’ufficio finanziario non è obbligato a notificare l’atto impositivo a ciascuno di essi.

La sentenza di primo grado viene, però, rovesciata in appello.

Per il giudice del gravame, la questione essenziale, sfuggita alla Commissione tributaria provinciale, riguarda l’efficacia, o meno, della notifica fatta alla società nei confronti del socio.

In altri termini, i giudici di appello ritengono illegittima la notificazione dell’avviso di mora al socio non perché la notifica fatta alla società non produce effetti nei confronti dei soci ma per il diverso motivo che il socio, all’epoca delle verifiche e delle successive notifiche, non era più tale.

Di conseguenza, le notifiche fatte alla società non potevano produrre alcun effetto nei confronti del socio, pur rimanendo quest’ultimo patrimonialmente obbligato in solido per i fatti verificatisi quando rivestiva ancora la qualità di socio.

L’Amministrazione finanziaria chiede la cassazione della sentenza d’appello perché illogica e contraddittoria in quanto, per un verso, ravvisa la responsabilità solidale e illimitata del socio della società in nome collettivo per le obbligazioni da essa lasciate inadempiute e, per altro verso, sostiene che tale responsabilità non può essere fatta valere per mancanza di notifica di atti impositivi nei suoi confronti.

La decisione della Cassazione

I giudici di legittimità hanno accolto le doglianze dell’Amministrazione.

Le argomentazioni della Cassazione, ampiamente condivisibili, prendono il via dal principio – frutto del combinato disposto degli articoli 2290, 2291 e 2293 del Codice civile – per cui nella società in nome collettivo tutti i soci rispondono solidalmente e illimitatamente per le obbligazioni sociali di ogni specie, tra cui anche le obbligazioni legali e quelle tributarie, fino al giorno in cui si verifica lo scioglimento, che non è opponibile ai terzi fino alla sua idonea conoscibilità (la Cassazione si era già espressa in questi termini nella sentenza n. 2215 del 1° febbraio 2006; cfr. Chiorazzi-Iacono “Inopponibile al Fisco il recesso non pubblicizzato”, in FISCOoggi del 23 ottobre 2006).

Il problema da risolvere, secondo i giudici di piazza Cavour, è quello di stabilire se la responsabilità solidale tributaria del socio di una Snc può essere fatta valere nei confronti dello stesso direttamente con l’avviso di mora, dopo che l’avviso di accertamento è stato notificato solo alla società.

Sulla questione, costituisce oramai un consolidato orientamento giurisprudenziale quello di attribuire all’avviso di mora - oltre alla funzione primaria di atto equivalente al precetto nell’esecuzione forzata - anche la funzione secondaria di atto di imposizione tributaria, allorquando, in difetto di notificazione dell’accertamento, sia il primo atto di esercizio del potere impositivo, per cui gli atti presupposti, se non impugnati congiuntamente all’avviso di mora, diventano inoppugnabili (cfr., ex multis, Cassazione sentenza n. 10533 dell’8 maggio 2006; n. 10093 del 25 giugno 2003; n. 5179 del 3 aprile 2003).

In un’altra pronuncia, la n. 6260 del 4 maggio 2001, la stessa Corte ebbe modo di affermare che "La responsabilità solidale ed illimitata del socio, prevista dall’art. 2291, comma 1, del codice civile, per i debiti della società in nome collettivo, opera, in assenza di espressa previsione derogativa, anche per i rapporti tributari, con riguardo alle obbligazioni dagli stessi derivanti;……il socio, pertanto, ancorché privo della qualità di obbligato per detta imposta, come tale estraneo agli atti impositivi rivolti alla formazione del titolo, resta sottoposto, dopo l’iscrizione a ruolo a carico della società, all’esazione del debito stesso, alla condizione posta dall’art. 2304 del codice civile, e cioè quando il creditore non abbia potuto soddisfarsi sul patrimonio sociale;…..la notificazione dell’avviso di mora, da parte del concessionario della riscossione consegnatario del ruolo a carico della società, è atto iniziale del procedimento di esazione, e, quindi, correttamente viene effettuata nei riguardi del socio soggetto all’azione esecutiva per il debito sociale, trattandosi di iniziativa direttamente consentita dalle citate norme codicistiche al titolare di quell’azione e non abbisognante di valutazioni o provvedimenti dell’ente…".

Corollario di ciò è che, una volta escusso inutilmente il patrimonio della società, legittimamente (rectius necessariamente) può (deve) essere chiamato a rispondere il socio, senza che vi sia la necessità di notificare né l’avviso di accertamento (divenuto definitivo) né la cartella di pagamento (non pagata dalla società), essendo sufficiente la notificazione dell’atto della riscossione costituito dall’avviso di mora, contro il quale il socio può ricorrere ai sensi dell’articolo 19, comma 3, del Dlgs n. 546 del 1992 (secondo cui "La mancata notificazione di atti autonomamente impugnabili, adottati precedentemente all’atto notificato, ne consente l’impugnazione unitamente a quest’ultimo").

In conclusione, secondo la Cassazione, è principio di carattere generale - che trae origine dalla lettura combinata degli articoli 2291 e 2304 del Codice civile - quello secondo il quale il socio di una Snc ha una responsabilità illimitata e solidale per le obbligazioni della società, seppure trattasi non di responsabilità personale ma sussidiaria.

Ne deriva che la pretesa tributaria deve essere indirizzata in primis nei confronti della società e che, solo dopo il vano tentativo di escussione della società stessa, la pretesa - concretizzandosi in pretesa esecutiva sottoforma di avviso di mora - può essere rivolta direttamente nei confronti del socio.

Del resto, una soluzione di senso opposto - che vorrebbe cioè la notificazione dell’atto impositivo, ancor prima di quello esecutivo, anche al socio della Snc - svilirebbe il diverso regime patrimoniale che è uno degli elementi alla base della differenza giuridica tra società di persone e società di capitali.

Difatti, mentre nella prima gli amministratori sono illimitatamente responsabili per i debiti sociali, seppure in via secondaria (“autonomia patrimoniale imperfetta”) nella società di capitali, invece, i soci non rispondono delle obbligazioni sociali se non nei limiti dei loro conferimenti ( “autonomia patrimoniale perfetta”).

Fonte: Marco Denaro Agenzia Entrate.

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Esente l'aumento del capitale sociale effettuato interamente in contanti.

Nel caso di uno Stato (si tratta, nella specie, del Portogallo) che ha aderito alle Comunità europee con effetto dal 1° gennaio 1986, in mancanza di disposizioni derogatorie nell'atto di adesione di tale Stato o in un altro atto comunitario, l'art. 7, n. 1), della direttiva n. 69/335 (concernente le imposte indirette sulla raccolta di capitali) deve essere interpretato nel senso che l'esenzione obbligatoria ivi prevista vale per tutte le operazioni rientranti nell'ambito di applicazione di tale direttiva che - al 1° luglio 1984 - erano esentate, in tale Stato, dall'imposta sui conferimenti o che erano soggette all'imposta con un'aliquota ridotta inferiore o pari allo 0,50%.
(Corte Giust. CE Sentenza, Sez. IV, 21/06/2007, n. C-366/05)

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La nozione di negoziazione dei crediti delimita il campo dell'esenzione.

La Corte di Giustizia CE ritiene applicabile l'esenzione IVA ex art. 13, parte B, lett. d), punto 1, direttiva n. 77/388/CE, anche alla prestazione di negoziazione di crediti prestata da un soggetto passivo che non sia contrattualmente legato a nessuna delle parti di un contratto di credito, alla cui conclusione egli ha contribuito e che non entri direttamente in contatto con una delle parti.(Corte Giustizia CE Sentenza, Sez. I, 21/06/2007, n. C-453/05)

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Trasferimento di immobile a seguito di sentenza.

Quando il trasferimento di un immobile avviene per effetto di una sentenza del tribunale, senza quindi l'intervento di un notaio, la base imponibile per l'applicazione delle imposte di registro, ipotecaria e catastale non è data dal valore catastale, ma da quello venale in comune commercio. Non è possibile usufruire delle agevolazioni previste dalla Finanziaria 2006 perché manca uno dei presupposti: la richiesta dell'acquirente al notaio, all'atto della cessione, di applicare la tassazione con criterio tabellare, indipendentemente dal corrispettivo pattuito.La precisazione è contenuta nella risoluzione n. 141/E del 21 giugno 2007, con la quale l'Agenzia delle entrate risponde a un contribuente che, in seguito al trasferimento coattivo di un appartamento stabilito dal tribunale, chiede se sia possibile applicare la tassazione secondo il criterio catastale. L'istanza è motivata dal fatto che l'acquirente è una "persona fisica che non agisce nell'esercizio di attività, commerciali, artistiche o professionali", così come richiesto dalla norma agevolativa. L'interpellante, inoltre, sostiene che, benché il trasferimento avvenga a seguito di sentenza, alla base dello stesso vi sia comunque un titolo contrattuale.L'Agenzia puntualizza innanzitutto che la sentenza del tribunale sostituisce in toto il contratto preesistente a cui una delle due parti non ha adempiuto e rappresenta, quindi, il titolo che determina il passaggio della proprietà dell'immobile.Richiamandosi, poi, ai requisiti stabiliti dal comma 497 della Finanziaria 2006, l'Amministrazione ricorda che, tra le condizioni necessarie per poter tassare il trasferimento sulla base del valore catastale, occorre anche un'esplicita richiesta in tal senso dell'acquirente al notaio. Nel caso in esame, invece, quest'ultimo presupposto manca: il trasferimento dell'immobile avviene sulla base di una sentenza e non in virtù di un contratto tra due parti e senza, quindi, la presenza di un notaio.

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L'onere di provare la qualità di piccolo imprenditore ai sensi dell'art. 1 legge fallimentare.

Secondo il Tribunale di Roma, sentenza 10 maggio 2007, l'onere di provare la qualità di piccolo imprenditore ai sensi dell'art. 1 L.F. incombe sul debitore, non essendo il creditore nella disponibilità della contabilità dell'impresa, necessaria al fine di dimostrare i requisiti richiesti dal citato art. 1.

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Energia solare: 18 milioni per gli enti pubblici.

Il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare sostiene con tre bandi l’installazione di impianti solari nella pubblica amministrazione e negli enti locali. Le risorse complessive a disposizione sono pari a 18 milioni di euro.
Il primo bando, Il sole negli Enti pubblici, dispone di una dotazione finanziaria pari a 10.334.422 euro ed è rivolto alle pubblica amminsitrazione e agli enti pubblici (società collegate incluse), i quali possono beneficiare di un cofinanziamento sino al 50% dei costi di impianti solari termici per la produzione di calore a bassa temperatura.
Sono invece 4,7 milioni di euro le risorse di cui gode il bando Il sole a scuola, destinato ai Comuni ed alle Province proprietari di edifici per scuole medie inferiori o superiori. Questi potranno disporre del finanziamento totale (entro una cifra massima di 10.000 euro per istituto) di impianti fotovoltaici connessi in rete sugli e per l’avvio di attività didattica volta alla realizzazione di analisi energetiche e di interventi di razionalizzazione e risparmio energetico, tramite il coinvolgimento degli studenti.
I beneficiari del terzo bando, Il fotovoltaico nell'architettura, sono i Comuni capoluogo di Provincia, i Comuni in cui insistano territori facenti parti di aree naturali protette di valenza nazionale o regionale, le Province, le Università statali e gli Enti pubblici di ricerca. Il bando ha a disposizione 2.628.559 euro per finanziare in misura diversa (dal 30 al 50% del costo): impianti fotovoltaici connessi alla rete, eolici, solare termici, biomasse.

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Deduzione IVA sulle auto aziendali: un punto fermo.

Dopo un lungo percorso si è giunti ad una conclusione sul tema della detrazione dell’Iva delle auto aziendali. Nel corso del Consiglio dei Ministri Ue del 17 e 18 Giugno l’Unione Europea ha dato il via libera alla detrazione Iva nei limiti del 40% sull’acquisto e la manutenzione delle autovetture ad uso promiscuo. Con il nuovo regolamento, ancora in fase di preparazione, sarà sancito anche il ritorno alla determinazione del valore del fringe benefit per i dipendenti sul 30% di un importo corrispondente ad una percorrenza convenzionale di 15mila chilometri, determinato in base alle tabelle Aci. Per le imprese invece la deduzione si aggirerebbe attorno il 40%.

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Contributo per i co.co.co e i lavoratori a progetto.

Per poter ottenere il contributo di 200,00 euro per l’acquisto di un personal computer nuovo il collaboratore coordinato e continuativo o a progetto dovrà dimostrare la sussistenza del rapporto di lavoro nel momento dell’acquisto. In deroga a questo principio si potrà ottenere il contributo anche se il contratto è scaduto tra il 1° gennaio ed il 2 settembre 2007. Possono beneficiare del contributo i cittadini italiani residenti in Italia, di età non superiore a 25 anni compiuti nel corso del 2007 che risultano titolari di un contratto di collaborazione coordinata e continuativa o di un contratto di lavoro a progetto.

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giovedì 21 giugno 2007

Agevolazioni prima casa: acquisto di un immobile ad uso abitativo e di due box.

L'Agenzia delle Entrate chiarisce il corretto trattamento tributario, ai fini dell'IVA e delle altre imposte indirette, della cessione - da parte dell'impresa costruttrice - di fabbricati ultimati da meno di 4 anni, composti da un immobile ad uso abitativo (prima casa) e da due immobili pertinenziali della stessa categoria catastale C/6 (box).
(Risoluzione Agenzia delle Entrate 20/06/2007, n. 139/E)

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Cumulo pensione – redditi da lavoro autonomo: proroga termine comunicazione.

Il termine di presentazione della comunicazione dei redditi da lavoro autonomo da parte dei pensionati è prorogato al 31 luglio 2007. La dichiarazione può essere presentata utilizzando il modulo 503 AUT (allegato al messaggio 13792 del 30 maggio 2007) già predisposto dall’Istituto, ma sono considerate valide anche dichiarazioni che non utilizzano tale modulo.

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Siglato Protocollo d’Intesa Inps – Ministero dell’Interno.

Il Direttore Generale dell’Inps Vittorio Crecco ed il Prefetto Mario Ciclosi, Vice Capo Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Ministero dell’Interno, hanno firmato un Protocollo d’Intesa ‘per la fornitura e lo scambio di informazioni sui rapporti di lavoro dei cittadini stranieri‘. L’accordo si inserisce nel rapporto di collaborazione tra Ministero dell’Interno ed INPS nel settore dell’immigrazione, in particolare nell’ambito delle procedure di semplificazione del rilascio e del rinnovo del permesso di soggiorno. Lo scambio di dati tra INPS e Ministero dell’Interno contribuirà a migliorare la qualità e l’affidabilità delle informazioni sui rapporti di lavoro dei cittadini stranieri, disponibili nei rispettivi archivi, e faciliterà gli iter amministrativi gestiti dagli Sportelli Unici per l’Immigrazione. L’incrocio di informazioni consentirà, inoltre, di mettere in luce il rapporto tra immigrazione e lavoro nero e di pianificare azioni mirate ad aumentare il livello di regolarità – assicurativa e contributiva – dei lavoratori stranieri presenti sul territorio.

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mercoledì 20 giugno 2007

Nuove penali per le estinzioni anticipate dei mutui.

Le nuove penali valgono per contratti stipulati a partire dalla data di entrata in vigore del decreto (2 febbraio 2007) per i mutui prima casa stipulati con le banche, e dalla data di entrata in vigore della legge di conversione (3 aprile 2007) per i mutui relativi all’acquisto o alla ristrutturazione della casa di abitazione o dell’unità immobiliare adibita allo svolgimento della propria attività economico/professionale.

Mutui a tasso variabile stipulati prima del 02/02/2007 o del 03/04/2007:

  • nessuna penale se si estingue il mutuo negli ultimi due anni di ammortamento;
  • penale massima 0,20% se si estingue il mutuo nel terzultimo anno di ammortamento;
  • penale massima 0,50% se si estingue il mutuo prima del terzultimo anno di ammortamento.

Mutui a tasso fisso stipulati successivamente al 31/12/2000:

  • nessuna penale se si estingue il mutuo negli ultimi due anni di ammortamento;
  • penale massima 0,20% se si estingue il mutuo nel terzultimo anno di ammortamento:
  • penale massima 1,50% se si estingue il mutuo nella seconda metà del periodo di ammortamento (comunque prima del terzultimo anno);
  • penale massima 1,90% se si estingue il mutuo nella prima metà del periodo di ammortamento.

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Natura abitativa per gli immobili strumentali.

Tutti gli immobili strumentali per natura, che costituiscono pertinenza di fabbricati abitativi, acquistano natura abitativa. Non rileva a tal fine che le agevolazioni "prima casa" siano invece riconosciute limitatamente a una pertinenza per ciascuna delle categorie catastali. Perciò, nell'ambito di una cessione soggetta a Iva di un immobile "prima casa" dotato di due box, le imposte di registro, ipotecaria e catastale saranno dovute nella misura fissa di 168 euro sia per l'una che per l'altra pertinenza.

La precisazione è arrivata con la risoluzione n. 139/E del 20 giugno 2007, documento con il quale l'Agenzia delle entrate ha chiarito il trattamento tributario riservato alla cessione di immobili strumentali legati a immobili abitativi da un vincolo pertinenziale(1).

Il vincolo pertinenziale ricorre, ai sensi dell'articolo 817 del cc, in presenza di due requisiti:

oggettivo, consistente nella destinazione durevole e funzionale di un bene al servizio o ad ornamento di un altro immobile principale

soggettivo, consistente nella volontà del proprietario della cosa principale o di chi sia titolare di un diritto reale sulla medesima, diretta a porre la pertinenza in un rapporto di strumentalità funzionale con l'immobile principale.

La circolare n. 12/E del 1° marzo 2007 aveva già fornito chiarimenti sul trattamento applicabile alle cessioni di immobili appartenenti alle categorie catastali dei fabbricati strumentali, costituenti pertinenze di immobili abitativi, precisando che "la sussistenza del vincolo pertinenziale, rendendo il bene servente una proiezione del bene principale, consente di attribuire alla pertinenza la stessa natura del bene principale". Pertanto, gli immobili non appartenenti alla categoria catastale A (esclusi quelli A/10) e, quindi, come chiarito nella medesima circolare, aventi natura strumentale, proprio in virtù del vincolo pertinenziale perdono tale natura strumentale per acquisire natura abitativa.

La risoluzione raccorda quanto affermato nella suddetta circolare con la previsione della nota II bis) dell'articolo 1 della tariffa, parte I, allegata al Dpr n. 131/1986. Il comma 3 di tale nota estende anche alle pertinenze le agevolazioni fiscali "prima casa"(2) riconosciute all'immobile principale, con la precisazione, però, che, se il fabbricato è dotato di più pertinenze, le agevolazioni fiscali non vengono applicate a tutte, ma limitatamente a una per ciascuna delle categorie catastali C/2, C/6 e C/7.

Nella risoluzione è stato chiarito che il suddetto limite si riferisce agli immobili pertinenziali che possono godere delle agevolazioni fiscali; le altre, comunque, non perdono la natura abitativa, che dipende dal vincolo pertinenziale.

Si deve dedurre che gli immobili strumentali per categoria di appartenenza, se costituiscono pertinenze di immobili abitativi, acquistano sempre natura abitativa; anche se, tra questi, solo alcuni saranno agevolabili.

Tanto premesso si comprende la soluzione cui è pervenuta l'Amministrazione in riferimento al trattamento fiscale applicabile alla cessione da parte di un'impresa costruttrice di un immobile "prima casa" dotato di due pertinenze appartenenti alla stessa categoria catastale, e che può essere riassunta nei seguenti punti:

entrambe le pertinenze, trattandosi di immobili abitativi, rientrano nell'ambito di applicazione del n. 8-bis del comma 1 dell'articolo 10, Dpr n. 633/1972 (e non del n. 8-ter, che si riferisce agli immobili strumentali), ai sensi del quale la cessione da parte di un'impresa costruttrice, prima che siano decorsi quattro anni dall'ultimazione dell'unità immobiliare, costituisce operazione imponibile ai fini Iva

in particolare, su una sarà applicata l'aliquota Iva agevolata del 4 per cento, sull'altra quella del 10 per cento, prevista dal n. 127-quaterdecies della tabella A, parte III, allegata al Dpr n. 633/1972

le imposte di registro, ipotecaria e catastale saranno dovute nella misura fissa di 168 euro sia per l'una che per l'altra pertinenza.

NOTE:

1) E' necessario che il vincolo stesso sia evidenziato nell'atto di cessione.

2) Se la vendita viene effettuata da un privato o da parte di un soggetto Iva che effettua una cessione esente, le agevolazioni consisteranno nell'applicazione dell'imposta di registro nella misura ridotta del 3 per cento (invece del 7 per cento), e delle imposte ipotecaria e catastale nella misura fissa di 168 euro. Se la vendita viene effettuata da un soggetto Iva ed è imponibile, si applicherà l'aliquota Iva del 4 per cento (invece del 10 per cento) e le imposte di registro, ipotecaria e catastale nella misura fissa di 168 euro.

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Regime fiscale per le pensioni complementari.

In attuazione della legge delega del 23 agosto 2004, n. 243, il Governo ha emanato il Dlgs. n. 252 del 5 dicembre 2005, recante la “disciplina delle forme pensionistiche complementari”.

Il provvedimento, come modificato dalla legge n. 296/2006 (Finanziaria 2007) prevede, tra l’altro, la riforma del meccanismo di tassazione dei fondi pensione.

In via preliminare, l’articolo 2 del citato decreto legislativo individua quali siano i soggetti che possono aderire alle forme pensionistiche complementari, in modo individuale o collettivo, vale a dire: i lavoratori dipendenti (sia pubblici che privati), i lavoratori autonomi e i liberi professionisti, nonché i soci lavoratori di cooperative.

Il successivo articolo 8 stabilisce le modalità e la misura delle contribuzioni dovute dagli aderenti ai fondi. Più specificamente, limitando la trattazione ai rapporti di lavoro, il finanziamento delle forme pensionistiche complementari può avvenire mediante il versamento di contributi a carico del lavoratore, del datore di lavoro o del committente, e attraverso il conferimento del Tfr maturando dalla data del 1° gennaio 2007: pertanto, il legislatore distingue dai contributi veri e propri quelli costituiti dal conferimento del Tfr maturando, specificando, come si chiarirà in seguito, che solo i primi usufruiscono del regime agevolativo di deducibilità fiscale.

La misura della contribuzione è determinata su base volontaria ovvero in misura fissa, in conformità a contratti o accordi collettivi, anche su base aziendale.

Deducibilità dei contributi versati alle forme pensionistiche complementari

Come accennato, il finanziamento dei fondi pensione avviene attraverso il versamento che i lavoratori eseguono direttamente alle forme pensionistiche complementari, ovvero che i datori di lavori o i committenti effettuano a favore di tali soggetti.

L’articolo 8, comma 4, del Dlgs 252/2005, specifica che l’ammontare di tali contributi sono deducibili annualmente dal reddito complessivo del lavoratore nella misura massima di 5.164,57 euro. In particolare, per il lavoratore dipendente la deduzione, limitatamente ai contributi versati nell’ambito del rapporto di lavoro (escludendo, quindi, quelli versati volontariamente) da lui stesso o dal datore di lavoro, sarà operata direttamente dal sostituto d’imposta ed evidenziata sul Cud.

La stessa disposizione precisa poi che, ai fini del computo del predetto limite, si deve tener conto anche degli accantonamenti maturati nell’esercizio e destinati dal datore di lavoro ai fondi di quiescenza e previdenza, previsti dall’articolo 105, comma 1, del Tuir: si tratta dei fondi interni con patrimonio di destinazione autonomo che, nella sostanza, costituiscono pur sempre dei contributi stanziati dal datore di lavoro. Al contrario, non concorrerà alla determinazione del citato limite deducibile la quota di Tfr maturando dalla data del 1° gennaio 2007.

Alla luce della nuova disciplina, come modificata dalla Finanziaria 2007, la deducibilità dei contributi versati è assoluta e non più condizionata (come avveniva fino al 2006, con la previsione di una serie di limitazioni percentuali).

Concorrono alla determinazione del limite deducibile anche i contributi versati dal lavoratore nell’interesse dei familiari a carico, indicati all’articolo 12 del Tuir, sempreché il reddito del familiare a carico non sia capiente per dedurre l’importo versato e questo, sommato ai contributi al fondo pensione versati dal lavoratore, non ecceda il limite di 5.164,57 euro.

La norma, al comma 6, disciplina il trattamento fiscale dei contributi versati dai lavoratori assunti successivamente alla data del 1° gennaio 2007. Prendendo le mosse dalla considerazione che costoro, con ogni probabilità, non avranno nei primi anni di contribuzione una capacità reddituale tale da coprire appieno il plafond deducibile di 5.164,57 euro, il legislatore ha previsto un regime particolarmente favorevole: con riferimento ai contributi versati nei primi cinque anni di contribuzione al fondo pensione, l’iscritto-lavoratore può, nei venti anni successivi al quinto, dedurre dal proprio reddito imponibile un importo eccedente il limite di 5.164,57 euro. Tale importo sarà pari alla differenza tra 25.822,85 euro (deduzione massima teoricamente spettabile nei primi cinque anni) e i contributi effettivamente versati nei cinque anni. La legge conclude stabilendo un tetto massimo deducibile di tale differenza, per singolo anno, pari a 2.582,29 euro: pertanto, ogni anno e fino a concorrenza della differenza tra la contribuzione teorica e quella quinquennale effettiva, l’importo massimo deducibile per il neo-assunto alla data del 1° gennaio 2007 è pari a 7.746,87 euro.

Il regime fiscale dei rendimenti in capo al fondo

I rendimenti finanziari che le somme accantonate e gestite dal fondo generano sono assoggettati a imposta sostitutiva nella misura dell’11 per cento; la base imponibile è costituita dal risultato netto maturato in ciascun anno d’imposta.

I rendimenti in oggetto non parteciperanno alla formazione del reddito complessivo del lavoratore.

La tassazione delle prestazioni pensionistiche

Per prestazioni pensionistiche si intendono quelle il cui diritto si acquisisce al maturare dei requisiti di accesso alle prestazioni del regime pensionistico obbligatorio di appartenenza, con almeno cinque anni di partecipazione alle forme pensionistiche complementari.

In via generale, le prestazioni possono essere erogate all’iscritto in forma capitale fino a un ammontare massimo pari al 50 per cento del montante finale accumulato; la restante parte è erogata in rendita. La regola è, però, derogabile. In ogni modo, nel computo dell’importo complessivo erogabile sotto forma di capitale sono scomputate le somme erogate a titolo di anticipazione e non reintegrate dall’iscritto.

Le prestazioni complementari, sia erogate sotto forma di capitale che sotto forma di rendita, sono imponibili per il loro ammontare complessivo, al netto della parte già assoggettata a imposta.

Quindi, in caso di erogazione di capitale, la base imponibile è costituita dall’ammontare dello stesso, ridotto dei contributi versati e non dedotti (perché, ad esempio, eccedenti il limite massimo deducibile annualmente), nonché dei rendimenti finanziari maturati durante il periodo di accumulo (in quanto già assoggettati a imposta sostitutiva).

Nel caso di erogazione sotto forma di rendita, la base imponibile è costituita dall’ammontare della pensione complementare al netto dei contributi non dedotti, dei rendimenti finanziari maturati, nonché della rivalutazione annuale della rendita (se determinabile).

L’aliquota ordinaria applicata sulla parte imponibile è pari al 15 per cento (operata sotto forma di ritenuta a titolo d’imposta), che si riduce dello 0,30 per cento per ogni anno di permanenza alla forma pensionistica complementare successivo al quindicesimo: la riduzione massima prevista è del 6 per cento. Di conseguenza, a decorrere dal trentaseiesimo anno di contribuzione al fondo, la prestazione pensionistica sarà assoggetta ad aliquota del 9 per cento.

Regime fiscale delle anticipazioni

L’attuale disciplina dei fondi pensione prevede, al verificarsi di determinate condizioni, la possibilità per l’iscritto di ottenere un anticipo delle prestazioni accumulate negli anni: tale meccanismo, che esula i fini previdenziali propri dei fondi pensione, risponde all’esigenza di assimilare il sistema dei fondi pensione a quello proprio del Tfr tradizionale.

L’articolo 11, comma 7, Dlgs n. 252/2005, dispone che l’anticipazione della posizione individuale maturata è prevista:

in qualsiasi momento, per sopperire alle spese sanitarie sostenute a fronte di situazioni gravissime riguardanti l’iscritto, i figli e il coniuge, per terapie e interventi straordinari riconosciuti dalle competenti strutture pubbliche. L’ammontare massimo concedibile non può mai eccedere il 75 per cento della posizione maturata fino al momento della richiesta. Tali somme - al netto dei redditi già assoggettati a tassazione - sono assoggettate a un’aliquota base (sotto forma di ritenuta a titolo d’imposta applicata dalla forma pensionistica che eroga l’anticipazione) del 15 per cento, che si riduce di una quota pari allo 0,30 per cento per ogni anno successivo al quindicesimo di partecipazione alla forma pensionistica complementare, con un limite massimo di deduzione di 6 punti percentuali

successivamente all’ottavo anno di partecipazione alla forma pensionistica complementare, l’iscritto può richiedere un’anticipazione (per un ammontare non superiore al 75 per cento della quota maturata) finalizzata all’acquisto dell’abitazione principale per se stesso o per i figli, oppure per la realizzazione di interventi edilizi sulla prima casa. L’importo anticipato, al netto delle somme già assoggettate a imposta, sconta una tassazione fissa del 23 per cento, sotto forma di ritenuta a titolo d’imposta applicata dalla forma pensionistica che eroga la prestazione

decorsi, anche in questo caso, gli otto anni di contribuzione, l’iscritto al fondo può richiedere un anticipo non superiore al 30 per cento della posizione maturata, per far fronte ad altre esigenze non meglio specificate. L’anticipo è assoggettato a ritenuta a titolo d’imposta del 23 per cento operata direttamente dal fondo pensione-erogante.

Con riferimento a tutte le casistiche considerate, il legislatore stabilisce, oltre ai limiti percentuali summenzionati, che le somme percepite a titolo di anticipazione non possono mai superare, complessivamente, il 75 per cento del totale dei versamenti effettuati, comprese le quote di Tfr destinate al fondo, maggiorati delle plusvalenze tempo per tempo realizzate, effettuati alle forme pensionistiche complementari a decorrere dal primo momento di iscrizione alle stesse.

In ultimo, al secondo periodo del comma 8 dell’articolo 11, è prevista la possibilità per l’iscritto di reintegrare in qualsiasi momento le somme anticipate, anche con contribuzioni superiori alla soglia di 5.164,57 euro.

A condizione che l’eccedenza sia direttamente e inequivocabilmente riferibile al reintegro dell’anticipazione, su tali somme è riconosciuto un credito d’imposta pari all’imposta pagata al momento della percezione dell’anticipo, proporzionalmente riferibile all’importo reintegrato: a tal fine, essendo gli anticipi assoggettati in maniera diversa a seconda della loro finalità, bisogna tener conto dell’aliquota effettivamente applicata sull’anticipazione ricevuta.

Fonte: Emiliano Marvulli Agenzia Entrate.

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