giovedì 31 agosto 2006

Consolidato nazionale e mondiale 2006 (3 parte).

Quadro NE
Nel modello Cnm di quest'anno fanno il loro debutto due nuovi quadri, NE e NC, di cui il primo riservato alla determinazione delle eccedenze d'imposta nazionale e/o estera, ai sensi dell'articolo 165, comma 6, del Tuir, in relazione a ciascun soggetto partecipante al consolidato, e il secondo riepilogativo dei crediti per imposte pagate all'estero, ai sensi sia del comma 1 che del comma 6 del citato articolo 165, al fine di determinare il credito complessivamente spettante.

Con riferimento, in particolare, al quadro NE, giova precisare che la sua istituzione si è resa necessaria in quanto a partire dalla presente dichiarazione è possibile "compensare" le eccedenze d'imposta nazionale e/o estera, generatesi quest'anno, con eccedenze di segno opposto maturate nella precedente dichiarazione.
Già con la dichiarazione Cnm dello scorso anno era prevista la possibilità di calcolare dette eccedenze (vedi campi 10 e 11 dei righi da NR17 a NR20 del relativo quadro); tuttavia, poiché la determinazione delle eccedenze di cui al comma 6 si è resa possibile solo per i redditi di impresa prodotti all'estero, a partire dal primo periodo d'imposta iniziato a decorrere dal 1° gennaio 2004, le eccedenze determinate nella precedente dichiarazione potevano solamente essere conservate al fine di una loro eventuale compensazione con eccedenze future di segno opposto, così da generare un credito d'imposta spendibile in dichiarazione.

Nello specifico, il quadro NE si compone di tre sezioni, di cui la prima (sezione I-A) deve essere utilizzata al fine di determinare, con riferimento alle imposte estere resesi definitive nella presente dichiarazione, le eventuali eccedenze di imposta nazionale o estera, distintamente per ciascun soggetto partecipante al consolidato, nonché per singolo periodo e per Stato estero di produzione del reddito. Dette eccedenze vanno riportate, rispettivamente, nelle colonne 8 e 9 dei righi da NE2 a NE6.

Qualora la presente dichiarazione si riferisca al secondo periodo d'imposta successivo a quello iniziato a decorrere dal 1° gennaio 2004, può accadere che una parte dell'imposta estera indicata nella sezione in commento (vedi colonna 4), si sia già resa definitiva nella dichiarazione precedente (ad esempio, un'imposta estera resasi definitiva in parte entro il termine di presentazione della precedente dichiarazione e la restante parte entro il termine per la presentazione della presente dichiarazione). In tale ipotesi, è possibile che nella dichiarazione precedente sia maturata una eccedenza d'imposta nazionale o estera, ai sensi del comma 6 dell'articolo 165, che ha trovato compensazione con eccedenze d'imposta di segno opposto, generando, appunto, un credito ai sensi del citato comma 6. Pertanto, se nella presente dichiarazione si rende definitiva la restante parte di imposta estera, l'eccedenza d'imposta nazionale o estera calcolata quest'anno deve essere diminuita di un ammontare pari al credito di cui al comma 6, già utilizzato nella precedente dichiarazione.
Le eccedenze residue di imposta nazionale o estera, ossia al netto dei crediti di cui al comma 6 già utilizzati nella dichiarazione precedente, devono essere riportate, rispettivamente, nelle colonne 14 e 15 dei righi da NE 2 a NE6.

La seconda sezione (sezione I-B) del quadro in commento è riservata alla determinazione del credito d'imposta di cui al comma 6 dell'articolo 165 del Tuir, ottenuto dalla compensazione tra eccedenze di segno opposto maturate nella presente dichiarazione, con riferimento a ciascun soggetto indicato nel rigo NE1 della sezione precedente, distintamente per singolo Stato estero di produzione del reddito e indipendentemente dall'anno di produzione dello stesso.

Sostanzialmente, per ciascun Stato estero di produzione del reddito indicato nella sezione precedente, è necessario compilare un rigo della presente sezione, dove riportare nelle colonne 2 e 3, la somma algebrica delle eccedenze di imposta nazionale ed estera già indicate rispettivamente nelle colonne 8 e 9 (ovvero 14 e 15) della sezione I-A, indipendentemente dall'anno di produzione del reddito estero.
Dalla compensazione delle eccedenze indicate nelle colonne 2 e 3 si genera un credito d'imposta, pari al minore importo, spendibile nella presente dichiarazione. Tale credito va evidenziato nella colonna 4 della sezione in commento e, successivamente, nel rigo NC2 del quadro NC, mentre l'eventuale residuo, pari alla differenza in valore assoluto tra le predette eccedenze, deve essere riportato nella colonna 5 o 6, a seconda che si tratti, rispettivamente, di eccedenza residua d'imposta nazionale o estera.

Con riferimento allo stesso Stato estero XXX, sono maturate eccedenze di imposta nazionale per 1.500 ed eccedenze di imposta estera per 1.100, in relazione a redditi esteri prodotti in anni diversi. Pertanto, è possibile compensare tutta l'eccedenza d'imposta estera con una parte dell'eccedenza d'imposta nazionale, generando così un credito d'imposta pari al minore tra i due importi, ossia 1.100, da riportare nella colonna 4. L'eccedenza d'imposta nazionale residua, pari a 400, va indicata in colonna 5 e poi utilizzata eventualmente nella successiva sezione I-C.

Nella citata sezione I-C, infatti, possono essere compensate le eccedenze d'imposta nazionale o estera, maturate nella precedente dichiarazione, con eccedenze di segno opposto maturate nella presente dichiarazione, per la parte non utilizzata nella sezione I-B. Così facendo, è possibile determinare l'ulteriore credito d'imposta, di cui al comma 6 dell'articolo 165, spendibile nella presente dichiarazione, nonché la residua imposta nazionale o estera da riportare nei periodi d'imposta successivi.

A tal fine, il soggetto di cui al rigo NE1 deve compilare la sezione I-C distintamente per ciascun Stato estero di produzione del reddito, riportando nella colonna 1 dei righi NE11 e NE12, rispettivamente, le eccedenze d'imposta nazionale o estera desumibili dalla dichiarazione precedente, mentre in colonna 2 quelle determinate nella presente dichiarazione.
Si ricorda, inoltre, che nella sezione in commento vanno riportate anche le eccedenze d'imposta determinate da ciascuna società partecipante alla tassazione di gruppo, con riferimento a redditi esteri prodotti in esercizi precedenti l'ingresso nel consolidato. Dette eccedenze sono quelle già indicate nella sezione XI del quadro NX della presente dichiarazione.

Dalla compensazione tra eccedenze di diversa natura (nazionali con estere e viceversa) si genera un credito d'imposta, pari al minor importo, da riportare nel rigo NE13 (in entrambe le colonne) e successivamente nel rigo NC2 del quadro NC. Qualora residui un'eccedenza d'imposta nazionale o estera, questa va riportata rispettivamente nel rigo NE14 o nel rigo NE15, colonna 1 o 2 a seconda che siano maturate nella precedente dichiarazione o in quella attuale. Queste eccedenze residue potranno essere utilizzate, eventualmente, nella successiva dichiarazione di gruppo.

Relativamente ai redditi prodotti nello Stato estero XXX, la società consolidata di cui al rigo NE1 ha maturato nella dichiarazione precedente una eccedenza d'imposta nazionale pari a 2.000. Nella presente dichiarazione, invece, lo stesso soggetto matura una eccedenza d'imposta estera pari a 1.400. Pertanto, compensando le due posizioni si genera un credito d'imposta, ai sensi del comma 6, pari al minore tra i due importi, ossia 1.400, che va indicato nel rigo NE13.
L'eccedenza d'imposta nazionale residua, pari a 600, può essere riportata nei periodi d'imposta successivi (fino all'ottavo), e va evidenziata nel rigo NE14, colonna 1.

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Regime fiscale dei trasferimenti finanziari.

L'Agenzia delle Entrate ha affrontato alcune problematiche di natura tributaria attinenti principalmente al regime fiscale dei trasferimenti finanziari dalla Camera di Commercio alle aziende speciali camerali.
(Nota Agenzia delle Entrate 03/07/2006, n. 2006/99680).

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Spese promozionali. Criteri e modalità per l'ammissione al co-finanziamento.

Il Ministero del Commercio internazionale rende noti i criteri e le modalità per l'ammissione al cofinaziamento per lo svolgimento di attività promozionali di rilievo nazionale e la realizzazione di progetti volti a favorire, in particolare, le piccole e medie imprese.
(D.M. Ministero del Commercio internazionale 11/08/2006, G.U. 18/08/2006, n. 191).

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mercoledì 30 agosto 2006

Consolidato nazionale e mondiale 2006 (2 parte).

Quadro NI
Il presente quadro va compilato dalla consolidante, in caso di interruzione della tassazione di gruppo prima del compimento del triennio di validità dell'opzione o in caso di mancato rinnovo dell'opzione stessa, al fine di dare notizia dei maggiori acconti (sezione I), delle eccedenze Ires (sezione II), nonché delle perdite (sezione III), attribuite alle singole società partecipanti che fuoriescono dal consolidato.
Ovviamente, qualora si verifichi l'interruzione della tassazione di gruppo nei confronti di tutte le società consolidate prima del compimento del triennio, non potendo essere presentato il modello Cnm in relazione al periodo d'imposta interessato dall'interruzione, le informazioni qui richieste verranno fornite nel modello Unico SC della società o ente consolidante, allegando l'equivalente del presente quadro.

In merito alle modifiche che hanno interessato il quadro in argomento, va detto che questo è rimasto sostanzialmente invariato rispetto alla versione dello scorso anno. L'unica novità di rilievo riguarda l'introduzione nella sezione I, righi da NI3 a NI7, della colonna "Data", nella quale indicare per ogni società fuoriuscita dal gruppo la data in cui si è verificato l'evento che ha determinato l'interruzione della tassazione di gruppo.

Com'è noto, ai sensi dell'articolo 124, comma 3, del Tuir, la società consolidante può attribuire, alle singole consolidate fuoriuscite dal gruppo, i versamenti in acconto che risultano eccedenti rispetto a quanto dovuto con riferimento alle società che rimangono nel gruppo.
Gli eventuali versamenti attribuiti ai sensi delle predetta disposizione vanno indicati nella presente sezione I, insieme al codice fiscale delle società fuoriuscite e, da quest'anno, della data in cui si è realizzato l'evento che ha determinato l'interruzione del consolidato Ires.
Tale indicazione assume una indubbia importanza, stante il fatto che il citato comma 3 dell'articolo 124 prevede espressamente che, entro 30 giorni da detto evento, la società o l'ente controllante deve presentare l'apposito modello per comunicare all'Amministrazione finanziaria l'interruzione della tassazione di gruppo, approvato con provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate del 2 agosto 2004, nel quale va riportato, tra l'altro, l'importo dei versamenti attribuiti alle singole consolidate fuoriuscite dal gruppo.

Da ultimo, si fa presente che nelle istruzioni alla sezione III del quadro in esame è stato precisato che il limite di riattribuzione delle perdite alle società che le hanno prodotte, in caso di interruzione della tassazione di gruppo o di mancato rinnovo, opera non solo fino a concorrenza dell'ammontare delle stesse trasferite al consolidato, ma anche al netto degli utilizzi effettuati nell'ambito della tassazione di gruppo. Per cui, nell'ipotesi in cui una società consolidata abbia trasferito perdite al gruppo e queste siano state compensate con redditi di altre società partecipanti, nessuna perdita potrà essere riattribuita in caso di fuoriuscita dal consolidato.
Tale chiarimento si è reso necessario alla luce della disposizione contenuta nell'articolo 8, comma 5, lettera b), del Dlgs n. 247 del 2005, che ha meglio precisato l'ambito di applicazione della disciplina sulla riattribuzione delle perdite alle società che le hanno prodotte, in caso di interruzione della tassazione di gruppo o di mancato rinnovo.

Quadro NR
Il quadro NR, riservato alla determinazione del credito d'imposta per i redditi prodotti all'estero utilizzabile ai fini della tassazione di gruppo, è stato oggetto di una profonda rivisitazione rispetto alla versione dello scorso anno, in gran parte dovuta alle modifiche apportate del Dlgs n. 247 del 18 novembre 2005 (correttivo Ires) alla disciplina del consolidato fiscale.

L'articolo 8, comma 2, del citato decreto, infatti, ha introdotto il nuovo comma 1-bis nell'articolo 118 del Tuir, con il quale è stato precisato che la determinazione del credito d'imposta per le imposte pagate all'estero deve essere effettuata distintamente per ciascun soggetto (per company), a prescindere dalla presenza nello stesso Stato estero di più redditi prodotti da più società partecipanti al consolidato. Ciò significa, sostanzialmente, che la quota d'imposta italiana, fino a concorrenza della quale è accreditabile l'imposta pagata all'estero, deve essere calcolata separatamente sia con riferimento a ciascuna società appartenente al gruppo Ires, sia con riferimento a ciascuno Stato estero di produzione del reddito.

Pertanto, al fine di recepire nel modello Cnm di quest'anno tale novità, il quadro in argomento è stato riorganizzato prevedendo, attualmente, due sezioni:

  • la prima da utilizzare per la determinazione del credito d'imposta teoricamente spettante, con riferimento a ciascun anno di produzione del reddito estero, a ciascun Stato e a ciascun soggetto partecipante al consolidato nazionale, ottenuto riconducendo l'imposta estera entro la quota d'imposta lorda italiana
  • la seconda da utilizzare per la determinazione del credito d'imposta effettivamente spettante ottenuto sommando, con riferimento a ciascun anno, i crediti determinati nella sezione precedente e riconducendo tale ammontare nei limiti dell'imposta netta relativa allo stesso periodo d'imposta di produzione del reddito estero.

La sezione I del presente quadro si compone di otto righi identici, ciascuno dei quali consta di tredici campi, nei quali vanno riportati, oltre ai dati relativi al codice fiscale del soggetto che ha prodotto il reddito, al codice Stato estero e all'anno di produzione del reddito estero, anche tutti gli altri dati necessari alla determinazione del credito d'imposta entro i limiti della quota d'imposta lorda italiana.

Qualora lo stesso soggetto abbia prodotto più redditi in Stati diversi, occorre compilare un rigo per ciascun Stato estero di produzione del reddito; analogo discorso vale nel caso in cui lo stesso soggetto abbia prodotto redditi esteri in periodi d'imposta diversi.

Come sopra accennato, dunque, al fine di ottemperare alle modifiche normative introdotte dal correttivo Ires, nel modello di quest'anno il credito per le imposte pagate all'estero teoricamente spettante deve essere calcolato separatamente con riferimento a ciascuna società partecipante al consolidato.

Una ulteriore novità contenuta nel presente quadro riguarda l'attivazione delle colonne in cui indicare l'eventuale credito d'imposta già utilizzato nella precedente dichiarazione Cnm 2005, relativo ai redditi prodotti all'estero nel periodo d'imposta, indicato in colonna 3 dei righi da NR1 a NR8 della sezione I.
Tale importo, infatti, deve essere sottratto dalla quota d'imposta lorda nazionale, con riferimento a ciascun soggetto e a ciascun Stato estero, al fine di individuare il limite entro cui ricondurre l'importo della relativa imposta estera. Stessa operazione, come vedremo, dovrà essere effettuata con riferimento all'imposta netta del gruppo, al fine di ricondurre entro detto limite il credito per le imposte pagate all'estero complessivamente determinato.
Va precisato che nel modello dello scorso anno tale indicazione non era richiesta, in quanto il 2004 costitutiva il primo anno di applicazione della tassazione di gruppo.

La situazione sopra prospettata si può realizzare quando l'imposta complessivamente pagata in uno Stato estero si rende definitiva in periodi d'imposta diversi (ad esempio, una parte entro il 31 ottobre 2005 e la restante parte entro il 31 ottobre 2006). In tale ipotesi, infatti, si usufruisce del credito d'imposta riferito allo stesso reddito estero, in dichiarazioni relative a periodi d'imposta diversi.

Un'ulteriore precisazione riguarda il fatto che, rispetto al modello dello scorso anno, il dato sopra richiesto è stato ripartito in due colonne (la 9 e la 10):

  • nella prima va indicato il credito già utilizzato nella precedente dichiarazione, relativo a redditi prodotti all'estero nello stesso periodo d'imposta di cui a colonna 3, a prescindere dallo Stato di produzione e dal soggetto che lo ha prodotto
  • nella seconda va riportato, invece, lo stesso dato già compreso in colonna 9, ma con riferimento allo Stato estero di produzione indicato in colonna 2 e al soggetto che lo ha prodotto indicato in colonna 1.

Una volta compilata la sezione I del quadro NR, al fine di calcolare il credito effettivamente spettante e utilizzabile nella presente dichiarazione, è necessario sommare nella sezione II i crediti d'imposta teoricamente spettanti riportati nella colonna 12 di tutti i righi della sezione I, aggregandoli in funzione del periodo d'imposta nel quale è stato prodotto il reddito estero e indipendentemente dal soggetto e dallo Stato estero di produzione. Tale somma deve essere, poi, ricondotta nei limiti della relativa imposta netta (indicata in colonna 8 della sezione I) diminuita del credito già utilizzato nella precedente dichiarazione (indicato in colonna 9 della sezione I).

L'ammontare del credito d'imposta così determinato va successivamente riportato nel rigo NC1 del quadro NC.

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Termini per dichiarazioni e versamenti.

Con il decreto legge n. 223 del 4 luglio 2006, convertito dalla legge n. 248 del 2006, il legislatore ha provveduto, tra l'altro, a ridefinire i termini di diversi adempimenti fiscali, con effetto dal 1° maggio 2007. Con la medesima decorrenza è stata, inoltre, ampliata la platea dei soggetti tenuti alla trasmissione delle dichiarazioni fiscali esclusivamente attraverso il canale telematico. Gli obiettivi di tali modifiche (attuate attraverso i commi 10, 11, 12, 13 e 14 dell'articolo 37 del citato decreto legge) sono da ricercarsi in una più razionale distribuzione dei termini di presentazione delle dichiarazioni e dei versamenti e in una complessiva accelerazione della disponibilità delle dichiarazioni per l'Amministrazione finanziaria.

Di seguito si analizzano separatamente le novità recate dai menzionati commi in tema di adempimenti fiscali.

Termini di presentazione delle dichiarazioni (comma 10)
In primo luogo, per effetto delle modifiche apportate con il decreto legge in argomento, l'Agenzia delle entrate dovrà provvedere ad approvare i modelli di dichiarazione ai fini delle imposte sui redditi e dell'imposta regionale sulle attività produttive non più entro il 15 febbraio, ma entro il 31 gennaio. Non cambia, ovviamente, la natura del termine in questione, che è sempre da ritenersi ordinatorio.

Per quanto concerne i termini per la presentazione delle dichiarazioni in materia di imposte sui redditi e di Irap, il nuovo articolo 2, comma 1, del Dpr 322/1998, prevede, per le persone fisiche, le società o le associazioni di cui all'articolo 6 del Dpr 600/1973 (società semplici, in nome collettivo, in accomandita semplice ed equiparate), che, in caso di presentazione per il tramite di banche o di uffici della Poste italiane Spa, dette dichiarazioni vadano presentate tra il 1° maggio e il 30 giugno dell'anno successivo a quello di chiusura del periodo d'imposta (e non più tra il 1° maggio e il 31 luglio), mentre, in caso di trasmissione in via telematica, la presentazione debba avvenire entro il 31 luglio (non più il 31 ottobre), sempre dell'anno successivo a quello di chiusura del periodo d'imposta.

Analogamente, i soggetti Ires sono tenuti alla presentazione delle dichiarazioni fiscali, esclusivamente attraverso il canale telematico (non è, infatti, più possibile la presentazione a banche e a uffici postali), entro l'ultimo giorno del settimo mese successivo a quello di chiusura del periodo d'imposta, ossia entro il 31 luglio se il periodo d'imposta coincide con l'anno solare.

Relativamente alle modalità di presentazione delle dichiarazioni, la dichiarazione dei sostituti di imposta (comprese le Amministrazioni dello Stato), di cui all'articolo 4 del Dpr 322/1998, non potrà più essere inclusa nella dichiarazione unificata.

L'obbligo della presentazione in via telematica delle dichiarazioni fiscali è, poi, esteso, tra gli altri, a tutti i soggetti tenuti - per il periodo d'imposta cui si riferiscono tali dichiarazioni - alla presentazione della dichiarazione relativa all'imposta sul valore aggiunto, indipendentemente dal volume di affari realizzato. Viene a cadere, infatti, la previgente esclusione dall'obbligo della trasmissione telematica delle dichiarazioni prevista per le persone fisiche che hanno realizzato un volume di affari inferiore o uguale a 10mila euro.
La platea dei contribuenti tenuti ad adempiere agli obblighi dichiarativi esclusivamente tramite il canale telematico si arricchisce anche dei soggetti tenuti alla presentazione del modello per la comunicazione dei dati relativi all'applicazione dei parametri (in precedenza, si faceva riferimento solo agli studi di settore).

La trasmissione in via telematica delle dichiarazioni fiscali raccolte dalle banche e da Poste italiane Spa dovrà essere effettuata, da parte di tali soggetti, all'Agenzia delle entrate entro quattro mesi (in luogo del precedente termine di cinque mesi) dalla data di scadenza del termine di presentazione ovvero, per le dichiarazioni presentate oltre tale termine, dalla data di presentazione delle dichiarazioni stesse.

Relativamente alle dichiarazioni dei sostituti d'imposta di cui all'articolo 4 del Dpr 322/1998, è previsto un unico termine di presentazione sia per il modello semplificato sia per quello ordinario, che dovranno essere trasmessi entro il 31 marzo dell'anno successivo a quello di erogazione (i previgenti termini sono, invece, differenziati per i due tipi di modelli: 30 settembre per il semplificato, 31 ottobre per l'ordinario).
Anche le certificazioni rilasciate dai sostituti d'imposta ai sostituiti - tra le quali, i modelli Cud - dovranno essere consegnate agli interessati anticipatamente: entro il 28 febbraio anziché il 15 marzo dell'anno successivo a quello in cui le somme e i valori sono stati corrisposti.

Le variazioni dei termini e delle modalità di presentazione delle dichiarazioni riguardano anche quelle predisposte nei casi di liquidazione e nei casi di trasformazione, di fusione e di scissione. In tali ipotesi, viene sempre esclusa la possibilità di presentare le relative dichiarazioni per il tramite di banche o uffici postali: va utilizzato, infatti, esclusivamente il canale telematico. La trasmissione telematica di tali dichiarazioni va effettuata entro l'ultimo giorno del settimo (e non decimo) mese successivo agli eventi previsti dagli articoli 5 e 5-bis del Dpr 322/1998.

Salvo quanto previsto relativamente alla dichiarazione unificata, la dichiarazione annuale in materia di Iva, riguardante l'imposta dovuta per l'anno solare precedente, deve essere presentata esclusivamente in via telematica tra il 1° febbraio e il 31 luglio.

Termini di versamento (comma 11)
Con il decreto legge 223/2006 si è provveduto anche a una razionalizzazione dei termini di pagamento delle imposte.
Il versamento del saldo dovuto con riferimento alla dichiarazione dei redditi e a quella dell'Irap deve essere effettuato entro il 16 (in luogo del 20) giugno dell'anno di presentazione della dichiarazione o entro il giorno 16 (anziché 20) del sesto mese successivo a quello di chiusura del periodo d'imposta, rispettivamente dalle persone fisiche (e dalle società o associazioni di cui all'articolo 5 del Tuir) e dai soggetti Ires. Per i soggetti che, in base a disposizioni di legge, approvano il bilancio oltre il termine di quattro mesi dalla chiusura dell'esercizio, il termine di versamento del saldo dovuto è il giorno 16 del mese successivo a quello di approvazione del bilancio. Se il bilancio non è approvato nel termine stabilito, il versamento va comunque effettuato entro il giorno 16 del mese successivo a quello di scadenza del termine stesso.
I versamenti in commento possono, comunque, essere effettuati entro il trentesimo giorno successivo ai termini di cui sopra, con la maggiorazione dello 0,40 per cento a titolo di interesse corrispettivo. Le persone fisiche, in particolare, potranno pagare le somme dovute, con la citata maggiorazione, entro il successivo 16 luglio.
Anche la prima rata dell'acconto eventualmente dovuto va versata nei nuovi termini appena illustrati.

Anticipazione termini per Caf, professionisti e sostituti (comma 12)
Le modifiche recate dal decreto legge riguardano anche la presentazione del modello di dichiarazione 730 e la connessa attività dei Caf, dei professionisti e dei sostituti d'imposta.
Relativamente al primo aspetto (la presentazione del 730 da parte del contribuente), viene anticipato dal 15 giugno al 31 maggio di ciascun anno il termine per la presentazione a un Caf o a un intermediario abilitato, mentre rimane fissato al 30 aprile quello per la presentazione al proprio sostituto d'imposta.
Per quanto concerne l'attività dei soggetti che prestano l'assistenza fiscale, è stato anticipato dal 20 ottobre al 31 luglio di ciascun anno il termine per la trasmissione in via telematica all'Agenzia delle entrate delle dichiarazioni elaborate e dei relativi prospetti di liquidazione.

Anticipazione versamenti Ici (comma 13)
Il legislatore ha provveduto a variare anche i termini di versamento dell'imposta comunale sugli immobili. In particolare, la prima rata (pari al 50 per cento dell'imposta dovuta calcolata sulla base dell'aliquota e delle detrazioni dei dodici mesi dell'anno precedente) va pagata entro il 16 giugno (anziché il 30), mentre la seconda rata (a saldo dell'imposta dovuta per l'intero anno) deve essere versata tra il 1° e il 16 dicembre (non più tra il 1° e il 20). E' sempre possibile provvedere al pagamento dell'imposta in un'unica soluzione, con versamento entro il 16 giugno.

Decorrenza (comma 14)
I nuovi termini relativi alle presentazioni delle dichiarazioni e ai versamenti decorreranno dal 1° maggio 2007. Il comma 14 dell'articolo 37 del Dl n. 223 del 2006 prevede, infatti, che "le disposizioni di cui ai commi da 10 a 13 decorrono dal 1° maggio 2007". A partire da tale data, quindi, tutti gli adempimenti richiamati nei commi 10, 11, 12 e 13 dovranno essere osservati facendo riferimento alle nuove modalità e ai nuovi termini ivi previsti.

Si propone, di seguito, una tabella nella quale sono riportati i principali termini relativi ad adempimenti fiscali oggetto della modifica normativa in argomento, con la separata indicazione dei termini nuovi e di quelli previgenti.

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Coefficiente TFR luglio 2006.

Ai fini del calcolo del trattamento di fine rapporto maturato nel periodo compreso tra il 15 luglio 2006 e il 14 agosto 2006, la quota accantonata a titolo di TFR deve essere rivalutata in base al seguente coefficiente: 1,128266.
(Comunicato ISTAT 11/08/2006).
 

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martedì 29 agosto 2006

Modifiche del Dl n. 223/2006. Ammortamenti auto promiscue.

Ammortamento dei beni materiali
Com'è noto, il cosiddetto procedimento dell'ammortamento ha una particolare importanza ai fini della determinazione del reddito di impresa, ovviamente nell'ambito più generale della rilevazione dei costi.
Esso "è una procedura tecnico-contabile attraverso la quale si ripartisce nei vari esercizi l'onere del deperimento e del consumo relativo all'utilizzazione di beni strumentali di durata pluriennale" (risoluzione n. 19 del 23/2/2004).

L'articolo 102 del Tuir regola tale procedimento, stabilendone l'ambito e rimandando ad apposita normativa la durata del medesimo.
Nel comma 1 del predetto articolo, è previsto che, per quanto riguarda i beni materiali strumentali, la ripartizione del costo è deducibile "a partire dall'esercizio di entrata in funzione del bene".

La deduzione è effettuata secondo una tabella di coefficienti di ammortamento del costo dei suddetti beni materiali strumentali, individuata nel decreto ministeriale 31/12/88.
Con tale procedimento, si effettua il cosiddetto ammortamento "ordinario", il quale deve essere ridotto a metà per il primo esercizio (comma 2).

La formulazione attuale del citato comma 2 dell'articolo 102 consente, altresì, la possibilità di applicare coefficienti inferiori rispetto a quelli indicati dal Dm 31/12/88.
Infatti, precisa la risoluzione n. 51/E del 22/4/2005, "nel sistema conseguente all'entrata in vigore dell'IRES è stato, in effetti, riproposto unicamente il limite massimo relativo alle quote di ammortamento ammesse in deduzione. Ne consegue che, a far data dal primo gennaio 2004,la deducibilità fiscale delle quote di ammortamento continua ad essere consentita al massimo entro il limite stabilito per ciascuna categoria di beni dal predetto decreto, mentre non è più previsto alcun ammontare minimo di iscrizione delle quote medesime. La durata del processo d'ammortamento dovrà, dunque, essere almeno pari al periodo minimo stabilito in via normativa, restando affidata alla discrezionalità del contribuente la scelta della durata massima del piano d'ammortamento".

Oltre agli ammortamenti ordinario e ridotto, il comma 3 prevede una ulteriore modalità, costituita dalla possibilità di superare, "in proporzione alla più intensa utilizzazione dei beni rispetto a quella normale del settore", i coefficienti a cui si è accennato.
In pratica, in tal modo, si effettua il cosiddetto ammortamento anticipato, attraverso il quale la quota di ammortamento ordinario può essere elevato fino a due volte, "nell'esercizio in cui i beni sono entrati in funzione e nei due successivi...".

Relativamente a tale ultima fattispecie, tuttavia, è intervenuto il comma 5 dell'articolo 36 del decreto legge 223/2006, stabilendo che l'ammortamento anticipato non si applica ai beni indicati nel comma 1, lettera b), del successivo articolo 164 del Tuir, ossia autovetture e autocaravan, di cui alle lettere a) ed m) dell'articolo 54 del Dlgs 285/92, nonché ciclomotori e motocicli, il cui utilizzo non sia effettuato come bene strumentale nell'attività dell'impresa.
Per converso, l'esclusione "non si applica se tali beni sono destinati esclusivamente all'esercizio dell'attività dell'impresa, rimanendo così applicabile ai soli beni appartenenti a tali categorie utilizzati promiscuamente dall'imprenditore" (circolare n. 28/2006).

La modifica, a norma del successivo comma 6 del medesimo articolo 36, deve applicarsi dal 2006, "periodo d'imposta in corso alla data di entrata in vigore" del decreto legge n. 223, "ai soggetti passivi IRES, nonché ai titolari di reddito d'impresa ai fini IRPEF" e riguarda anche i beni "acquistati nel corso di precedenti periodi d'imposta".

Il comma 7 dell'articolo 102 del Tuir prevede la ulteriore possibilità, per l'impresa che concede i beni in questione in locazione finanziaria, di poter dedurre le "quote di ammortamento determinate in ciascun esercizio nella misura risultante dal relativo piano di ammortamento finanziario".
Detto che in tal caso non è possibile effettuare l'ammortamento anticipato, va rilevato come il medesimo comma 7 leghi la deduzione dei canoni per l'impresa utilizzatrice a una durata del contratto che, per i beni mobili, non deve essere inferiore "alla metà del periodo di ammortamento corrispondente al coefficiente" di cui in precedenza, mentre, per i beni immobili, il periodo di ammortamento, sebbene ridotto alla metà del coefficiente, va in ogni caso da un minimo di otto a un massimo di quindici anni.
Tuttavia, anche in relazione al comma 7, il comma 6-bis dell'articolo 36 del decreto legge 223/2006, in riferimento ai medesimi beni sopra indicati, ha stabilito che "la deducibilità dei canoni di locazione finanziaria è ammessa a condizione che la durata del contratto non sia inferiore al periodo di ammortamento corrispondente al coefficiente", individuato dal Dm 31/12/88.
Infine, il comma 6-ter fa decorrere la nuova normativa a partire dai canoni di leasing relativi a contratti "stipulati a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto" (12 agosto 2006).

Indeducibilità del costo dei terreni
I terreni sono esclusi dal processo di ammortamento, "in quanto hanno una vita illimitata" (risoluzione n. 19/2004).
Tanto è vero ciò, che ovviamente non sono compresi nell'ambito dei coefficienti elencati nel Dm 31/12/88, "salvo nel caso in cui essi siano adibiti a piste, moli, linee ferrate ed autostrade", poiché in tal caso essi assumono una veste diversa.
In tale fattispecie, infatti, vanno a legarsi all'opera costruita in concessione che, al termine del periodo previsto, sarà assegnata "gratuitamente al concedente" (risoluzione n. 19/2004).
Naturalmente, se non è possibile ammortizzare un terreno, sebbene strumentale, non sono, allo stesso modo, deducibili i canoni di locazione finanziaria relativi a un terreno acquisito in leasing.

Il comma 7 dell'articolo 36 del Dl 223/2006 ha ulteriormente specificato che, per quanto riguarda il calcolo delle quote di ammortamento deducibile dei fabbricati strumentali, il costo di questi "deve essere assunto al netto del costo delle aree occupate dalla costruzione e di quelle che ne costituiscono pertinenza".
Il medesimo comma specifica, poi, come il suddetto costo debba essere "quantificato in misura pari al valore risultante da apposita perizia di stima, redatta da soggetti iscritti agli albi degli ingegneri, degli architetti, dei geometri e dei periti industriali edili...".

In ogni caso, il costo dei terreni relativi ai fabbricati industriali non potrà essere inferiore al 30 per cento del costo complessivo, in tutti gli altri casi al 20 per cento.
A tale proposito, la circolare n. 28/2006 precisa come la norma si renda, pertanto, applicabile, "ai fabbricati strumentali per destinazione e per natura ai sensi dell'art. 43, commi 1 e 2 del TUIR. Ne sono esclusi, pertanto, gli impianti e i macchinari ancorché infissi al suolo".

La nuova norma, infine, si applica dal 2006 (periodo d'imposta in corso alla data di entrata in vigore del decreto) e "anche per le quote di ammortamento relative ai fabbricati costruiti o acquistati nel corso di periodi di imposta precedenti" (articolo 36, comma 8, decreto legge 223/2006).

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Dl n. 223 del 2006, articolo 36, comma 34. - Acconto IRAP -

Il comma 34, articolo 36, del Dl n. 223 del 4 luglio 2006, prevede che le disposizioni correttive del Tuir, che sono state introdotte dal decreto legge, rilevano ai fini del calcolo dell'acconto dovuto per il periodo d'imposta 2006 non solo ai fini Ires, ma anche dell'Irap.

La norma in questione stabilisce che "in deroga all'articolo 3 della legge 27 luglio 2000, n. 212, nella determinazione dell'acconto dovuto dai soggetti di cui all'articolo 73 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, ai fini dell'imposta sul reddito delle società e dell'imposta regionale sulle attività produttive, per il periodo d'imposta in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto, si assume, quale imposta del periodo precedente, quella che si sarebbe determinata applicando le disposizioni del presente decreto; eventuali conguagli sono versati insieme alla seconda ovvero unica rata dell'acconto".

La circolare n. 28/E del 4 agosto 2006 ha precisato che l'applicazione delle disposizioni correttive del Tuir, ai fini del calcolo dell'acconto dovuto per l'anno 2006:

  • riguarda non solo l'Ires ma anche l'Irap, come peraltro successivamente previsto dalla legge di conversione del decreto legge sopra indicato
  • coinvolge soltanto le società di capitali e gli enti non commerciali soggetti passivi Ires e Irap, con la conseguenza che restano fuori dal capo di applicazione del comma 34 dell'articolo 36 del Dl 223/2006, i contribuenti persone fisiche e le società di persone anche se esercenti attività di impresa
  • riguarda gli acconti per i quali non siano scaduti i termini per effettuare il versamento alla data di entrata in vigore della norma in esame, con la conseguenza che, per l'acconto Ires, si deve tenere conto della data di entrata in vigore del decreto, ossia il 4 luglio 2006, mentre per l'acconto Irap si fa riferimento alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto, posto che la rideterminazione dello stesso è stata introdotta successivamente alla pubblicazione del decreto legge e precisamente con la legge di conversione. Considerato che quest'ultima è stata approvata successivamente al termine per la scadenza della prima rata di acconto (che per i soggetti con periodo d'imposta coincidente con l'anno solare è il 20 giugno o il 20 luglio con l'applicazione dello 0,40 per cento a titolo di interessi), i contribuenti soggetti a Irap dovranno applicare le nuove disposizioni solo in sede di versamento della seconda o unica rata di acconto (la cui scadenza, sempre nel caso di periodo d'imposta coincidente con l'anno solare, è fissata al 30 novembre).

In pratica, per i soggetti che utilizzano il metodo storico per il calcolo dell'acconto, le nuove disposizioni comportano la rideterminazione:

  • del reddito imponibile Ires e del valore della produzione ai fini Irap relativo all'anno 2005
  • dell'Ires e dell'Irap dovute e corrispondenti al reddito imponibile e al valore della produzione di cui al precedente punto. In particolare, per l'Irap occorre tenere presente l'articolo 1, comma 174, della legge n. 311/2004, e il Dl n. 206/2006, che prevedono, ai fini del calcolo dell'acconto nelle regioni con disavanzo di gestione del servizio sanitario regionale, una maggiorazione di un punto percentuale all'aliquota ordinaria o ridotta, vigente nelle regioni interessate, fatti salvi i regimi di esenzione
  • dell'acconto dovuto per l'anno 2006 (che per le società soggette a Ires e Irap è pari alla percentuale del 100 per cento dell'imposta dovuta per l'anno precedente).

Con particolare riferimento all'acconto Irap dovuto per l'anno 2006, per il corretto ricalcolo del valore della produzione relativo all'anno 2005 e dell'imposta corrispondente, occorre tenere presente le seguenti disposizioni:

  • l'articolo 36, comma 5, che modifica il comma 3 dell'articolo 102 del Tuir, e che esclude la possibilità di dedurre le quote di ammortamento anticipato per i mezzi di trasporto a motore, di cui all'articolo 164, comma 1, lettera b), del Tuir, che non sono destinati a essere utilizzati esclusivamente come beni strumentali nell'attività propria dell'impresa. L'esclusione si applica quindi ai soli beni utilizzati "promiscuamente" dall'imprenditore
  • l'articolo 36, comma 6-bis, che modifica il comma 7 dell'articolo 102 del Tuir, e che, con riferimento alla deducibilità dei canoni leasing riferibili ai beni sopra indicati, subordina la deduzione fiscale alla condizione che il relativo contratto di leasing non sia inferiore al periodo "ordinario" di ammortamento corrispondente all'applicazione delle aliquote previste dal decreto ministeriale 31 dicembre 1988 al costo del bene. In precedenza, ai fini della deducibilità, era necessario che la durata del contratto non fosse inferiore alla metà del periodo di ammortamento "ordinario"
  • l'articolo 36, comma 7, che esclude la deducibilità della quota di ammortamento dei fabbricati strumentali riferibile al costo delle aree occupate dalla costruzione e di quelle che ne costituiscono pertinenza. In pratica, ai fini del calcolo delle quote di ammortamento deducibili, il costo dei fabbricati strumentali deve essere assunto al netto del costo delle aree sottostanti o pertinenziali; viene inoltre previsto che "il costo delle predette aree è quantificato in misura pari al valore risultante da apposita perizia di stima...e comunque non inferiore al 20 per cento e, per i fabbricati industriali, al 30 per cento del costo complessivo"
  • l'articolo 36, comma 18, che modifica il comma 1 dell'articolo 101 del Tuir, escludendo la deducibilità delle minusvalenze derivanti dall'assegnazione dei beni ai soci o dalla destinazione degli stessi a finalità estranee all'esercizio dell'impresa
  • l'articolo 36, comma 20, che ha abrogato il terzo comma dell'articolo 93 del Tuir, e che sopprime la facoltà, per il contribuente, di dare rilevanza fiscale alla svalutazione delle rimanenze finali delle opere, forniture e servizi di durata ultrannuale, operata per tenere conto del rischio contrattuale. In particolare, il comma abrogato prevedeva la possibilità di ridurre il valore delle suindicate rimanenze in misura non superiore al 2 per cento (o al 4 per cento in caso di opere, forniture o servizi eseguiti all'estero e con corrispettivi dovuti da soggetti non residenti)
  • l'articolo 37, comma 45, che ha modificato l'articolo 103 del Tuir, prevedendo:
    • la riduzione del limite massimo della quota di ammortamento deducibile del costo dei marchi di impresa da un decimo (10 per cento) a un diciottesimo (5,56 per cento) del costo
    • l'incremento del limite massimo della quota di ammortamento deducibile del costo dei diritti di utilizzazione delle opere dell'ingegno, dei brevetti industriali, dei processi e know how da un terzo al 50 per cento del costo. Con riferimento ai brevetti industriali, il comma 46 stabilisce che la nuova misura dell'ammortamento deducibile si applica ai "brevetti registrati dalla data di entrata in vigore del decreto, ovvero nei cinque anni precedenti".

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Le novità del modello "Consolidato nazionale e mondiale" 2006.

Con la pubblicazione nel supplemento ordinario n. 68 alla Gazzetta Ufficiale n. 68, del 22 marzo 2006, del provvedimento di approvazione del modello Cnm 2006, le società consolidanti sono pronte a dichiarare, per il secondo anno consecutivo, l'unica base imponibile (consolidato mondiale) o il reddito complessivo globale (consolidato nazionale) prodotto dal gruppo Ires, ai sensi degli articoli 117 e seguenti del Tuir.
Diverse sono le novità che emergono dall'esame della modulistica di quest'anno, riguardanti, in particolar modo, le rettifiche apportate dal Dlgs n. 247 del 18 novembre 2005 (correttivo Ires) alla disciplina sul consolidato fiscale.
Analizziamo, di seguito, le principali modifiche che hanno interessato il modello in argomento.

Frontespizio
Con riferimento al frontespizio del modello Cnm 2006, l'unica novità di rilievo è quella riguardante l'applicazione dell'articolo 2-bis del Dl n. 203 del 30 settembre 2005, convertito con modificazioni dalla legge n. 248 del 2 dicembre 2005 (collegato alla Finanziaria).
Com'è noto, tale norma ha modificato parzialmente le disposizioni contenute nell'articolo 6, comma 5, della legge n. 212 del 2000 (Statuto del contribuente), in relazione alle modalità con le quali l'Agenzia delle entrate invita i contribuenti a fornire chiarimenti a seguito della liquidazione automatica della dichiarazione, ai sensi dell'articolo 36-bis del Dpr n. 600 del 1973.
In base a questa modifica, infatti, il contribuente può chiedere che il suddetto invito venga inviato telematicamente direttamente all'intermediario incaricato della trasmissione telematica della propria dichiarazione. Al fine di consentire al contribuente di esprimere tale scelta, sono state inserite nel frontespizio due nuove caselle. La prima, compresa nel riquadro "Firma della dichiarazione", deve essere barrata qualora il contribuente scelga di avvalersi della disposizione in esame; la seconda, compresa nel riquadro "impegno alla presentazione telematica", deve essere barrata dall'intermediario nell'ipotesi in cui, a sua volta, accetti di ricevere l'avviso telematico. Un'ulteriore novità che ha interessato il frontespizio del modello Cnm 2006 riguarda la sottoscrizione della dichiarazione da parte del soggetto incaricato del controllo contabile. Rispetto alla versione dello scorso anno, infatti, è stato previsto un unico campo in cui apporre la suddetta firma, in sostituzione dei sei campi precedenti, nonché un apposito spazio nel quale indicare il codice fiscale del soggetto che effettua il controllo contabile. Si precisa, a tal proposito, che il soggetto firmatario può essere:

  • un revisore contabile iscritto presso il Registro istituito presso il ministero della Giustizia
  • il presidente della società di revisione iscritta presso il Registro istituito presso il ministero della Giustizia o, in alternativa, il soggetto che ne ha la rappresentanza ai fini del controllo contabile
  • il presidente del collegio sindacale.

A seconda del soggetto, tra quelli sopra elencati, responsabile per il controllo contabile, deve essere riportato rispettivamente il codice 1, 2 o 3 nella casella "Soggetto", di nuova istituzione.

Quadro NX
Il presente quadro è destinato ad accogliere i dati riguardanti gli importi trasferiti dalle società partecipanti al consolidato, compreso l'ente o società consolidante, e utilizzati a scomputo dell'Ires dovuta dal gruppo.
Tra i suddetti importi è possibile ricordare: gli oneri detraibili, le ritenute subite, le eccedenze Ires derivanti da periodi d'imposta antecedenti la tassazione di gruppo, gli acconti versati separatamente dai soggetti partecipanti al consolidato, e così via. A ognuna di queste voci è dedicata una apposita sezione del quadro NX. Tra le novità che hanno interessato il quadro in argomento, di particolare rilievo è l'introduzione di una nuova colonna nella sezione IX. Com'è noto, in tale sezione vanno indicati gli acconti Ires che le singole società partecipanti al consolidato hanno versato autonomamente e che devono essere attribuiti al gruppo. L'unica eccezione riguarda la consolidante che deve indicare sia gli acconti versati a titolo personale, sia quelli versati per il gruppo. La situazione che interessa la sezione in esame non dovrebbe presentarsi quando la tassazione di gruppo opera a regime, in quanto il comma 3 dell'articolo 118 del Tuir prevede espressamente che il versamento del saldo Ires, nonché dei relativi acconti, compete esclusivamente alla società o ente consolidante. Tuttavia, con riferimento ad alcune circostanze particolari (ad esempio, nel primo periodo d'imposta in cui ha inizio il consolidato), potrebbe accadere che le singole società partecipanti al consolidato assolvano in proprio l'obbligo di versamento degli acconti. Pertanto, in tale ipotesi, è necessario compilare la sezione IX del quadro NX, al fine di dare evidenza degli acconti versati autonomamente dalle società del gruppo e che devono essere attribuiti al gruppo stesso. La nuova colonna "eccedenze utilizzate", introdotta nell'ambito della presente sezione, è destinata ad accogliere le eccedenze Ires che la singola società partecipante al consolidato ha ricevuto da altri enti o società appartenenti allo stesso gruppo, ai sensi dell'articolo 43-ter del Dpr 602 del 1973, e che sono state utilizzate per il versamento della prima o della seconda rata di acconto dell'Ires. In definitiva, il dato qui richiesto è lo stesso che ogni singola società consolidata, nonché la consolidante, ha indicato nel rigo GN19, colonna 1, del proprio modello di dichiarazione Unico 2006 SC. Sull'argomento, è importante segnalare la modifica introdotta dall'articolo 8, comma 3, del Dlgs n. 247 del 2005, con la quale è stato anticipato al giorno 20 del sesto mese successivo alla chiusura del periodo d'imposta il termine per la comunicazione all'Agenzia delle entrate dell'opzione per l'adesione al consolidato. Con tale disposizione, il legislatore si è proposto di far coincidere i termini per l'esercizio dell'opzione con quelli previsti per il versamento del primo acconto Ires, al fine di eliminare la possibilità che, per il primo esercizio di tassazione di gruppo, il versamento del primo acconto sia effettuato separatamente dai soggetti partecipanti al consolidato. Un'altra novità di rilievo che ha interessato il presente quadro riguarda l'introduzione della nuova sezione XI, nella quale riportare le eccedenze d'imposta di cui all'articolo 165, comma 6, del Tuir trasferite al gruppo. In particolare, in tale sezione vanno indicate le eccedenze d'imposta nazionale e/o estera determinate da ciascuna società partecipante al consolidato, in relazione a redditi prodotti all'estero in periodi d'imposta antecedenti l'ingresso nel consolidato, già evidenziate nella sezione settima del quadro GN del modello Unico 2006 SC di ogni singola società partecipante. Una volta aderito alla tassazione di gruppo, infatti, le predette eccedenze d'imposta non possono essere utilizzate dalle singole società partecipanti, stante il fatto che il credito per le imposte pagate all'estero viene determinato dalla consolidante nel modello CNM e non dalle singole società consolidate. Queste ultime hanno, unicamente, l'obbligo di indicare nella propria dichiarazione il reddito prodotto all'estero e le imposte estere ivi pagate, e di trasmettere tali dati alla capogruppo. Dopo aver compilato la presente sezione, gli importi in essa indicati dovranno essere riportati nel quadro NE, sezione I-C, del modello in commento, al fine di determinare l'ulteriore credito d'imposta utilizzabile dal consolidato a scomputo dell'Ires di gruppo. L'introduzione della sezione sopra descritta nel modello Cnm di quest'anno trova piena giustificazione nel fatto che, essendo il 2005 il secondo periodo d'imposta di applicazione della disciplina sul consolidato fiscale, ben può realizzarsi l'ipotesi per cui i soggetti non partecipanti al consolidato nel 2004, prima anno in cui era possibile maturare eccedenze, ai sensi del comma 6 dell'articolo 165 del Tuir, abbiano poi aderito nell'anno 2005 portando in "dote" le predette eccedenze.

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Legge 488, la situazione a due settimane dalla scadenza.

La tornata di bandi di Legge 488 si avvia alla chiusura, ma la nuova normativa impedisce l’avvio in extremis di nuovi progetti. Ad inizio Settembre sarà possibile sapere quante pratiche saranno presentate, e quante richieste approvate. Dalle prime indicazioni sembra che siano in aumento gli investimenti elevati, e che il centro nord abbia risposto maggiormente delle aspettative.
L’ultima release del software ministeriale dovrebbe essere quella definitiva, ragion per cui sarà possibile concludere il bando con la dovuta tranquillità. Nel frattempo il Ministero ha quasi terminato il progetto di riforma del sistema degli incentivi, che sarà presentato ufficialmente a Settembre, per quanto riguarda la 488 si prevedono modifiche agli indicatori e la preparazione di una garanzia ministeriale alla cassa depositi, in modo da creare un volano finanziario aggiuntivo.

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Le condizioni per la detrazione forfetizzata IVA.

In tema di agevolazioni Iva per ottenere la detrazione forfetizzata non è sufficiente indicare la qualità di imprenditore agricolo, ma occorre specificare nel dettaglio anche la tipologia di merce ceduta. E' quanto puntualizza la Cassazione con la sentenza n. 11992/06. I Supremi giudici, alla luce del richiamato principio, hanno ritenuto che nelle cessioni di prodotti agricoli e ittici deve essere fatto esplicito riferimento ai prodotti previsti dalla tabella allegata al Dpr 633/1972.

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Finanziamenti agevolati leggi 488/92 e 46/82: accordo CDP-Soggetti finanziatori/Società di leasing.

E’ stato perfezionato fra la Cassa depositi e prestiti S.p.a. (CDP) e i Soggetti finanziatori (banche o società di leasing in quanto “istituti collaboratori” dei Soggetti convenzionati) l’atto nel quale sono definiti gli impegni di questi ultimi nei confronti della CDP, relativamente alle attività di valutazione del merito di credito del soggetto beneficiario e del programma di investimento/progetto da agevolare ai sensi della legge 488/92 per le aree sottoutilizzate e della legge 46/82 per l’innovazione tecnologica. Nel sito della CDP sono pubblicati gli elenchi dei Soggetti convenzionati, Agenti, Finanziatori e Finanziatori leasing, riguardanti le norme di incentivazione sopraddette, nonché le indicazioni su come attivare la relativa procedura.

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Regole sull’accertamento bancario sui professionisti.

Dal 1° Settembre sarà operativa la nuova procedura di scambio delle informazioni online tra Agenzia delle Entrate e operatori finanziari. Si discute ancora, però, sulla efficacia delle norme contenute nella Finanziaria 2005: secondo la circolare n. 10/E del 2005 le regole per l’accertamento bancario potranno essere applicate anche retroattivamente, senza limiti di tempo fatti salvi i termini di decadenza degli accertamenti.

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FINANZIARIA 2007: Il taglio dell'Irpef non si farà.

La Finanziaria 2007 non è certo conterrà l'annunciato taglio dell'Irpef. Fino a quando la lotta all'evasione non darà i suoi frutti, non potrà procedersi all'annunciata riduzione dell'aliquota dal 23 al 20%. Piuttosto si pensa di procedere a interventi più mirati, e molto meno costosi, come quello a favore degli incapienti.

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COMMERCIALISTI: Il TAR unifica gli Albi dal 2005.

Il nuovo ordinamento della professione di dottore commercialista ed esperto contabile decorre dal 3 agosto 2005. Lo ha stabilito una sentenza del TAR di Pescara n. 425 del 12 agosto 2006, che ha affermato la sostanziale equiparazione sin da quella data tra gli iscritti negli albi dei dottori e quelli dei ragionieri e periti commerciali.

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Si sono verificati problemi con il mio invito. Cosa posso fare?

Se ricevi messaggi di errore quando cerchi di accettare un invito al blog, prova a seguire questi suggerimenti:
a) Ottieni un nuovo invito. Un link a un invito di Blogger funziona solo una volta, quindi se hai già fatto clic su di esso, devi ottenere un nuovo invito dall'amministratore del blog.
b) Riavvia il browser. Esci da Blogger e chiudi tutte le finestre del browser. Aprine una nuova e riprova con l'invito.
c) Copia e incolla il link anziché fare clic su di esso. Molti servizi email basati sul Web (es. Hotmail, Yahoo!, ecc.) danno problemi in quanto modificano i link per visualizzarli sui propri siti. In questo caso, dovrai copiare il link e incollarlo nella finestra del browser per poterlo utilizzare.
d) Fai in modo che l'invito venga inviato a un indirizzo diverso. Puoi accettare un invito da qualsiasi account oppure creare un nuovo account con qualsiasi indirizzo email, indipendentemente dall'indirizzo utilizzato per inviare l'invito. Quindi, se un indirizzo non funziona, provane un altro.
Nota: un invito non deve essere inviato a una mailing list, in quanto solo una persona sarà in grado di accettarlo.

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lunedì 28 agosto 2006

Per i titolari di partita IVA versamenti solo telematici.

Dal 1° Ottobre il modello F24, per i titolari di partita IVA, assumerà obbligatoriamente la veste telematica: i pagamenti fiscali e contributivi potranno essere effettuati direttamente (F24 online) o avvalendosi di intermediari abilitati (F24 cumulativo). Nel primo caso occorre essere titolari di un conto corrente presso una delle banche che hanno stipulato con l'Agenzia delle Entrate una apposita convenzione e dotarsi del codice PIN. La seconda soluzione interessa il canale Entratel; l'intermediario dovrà sottoscrivere una convenzione il cui testo è reperibile sul sito agenziaentrate.it.

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Interpretazioni versamenti sul c/c dei professionisti.

Dalla lettura del nuovo art. 19 del DPR n. 600/73 (come modificato dal decreto legge n. 223/2006) sembra desumersi che i compensi dei professionisti devono sempre essere versati sul conto corrente, anche quando gli importi incassati risultano inferiori alla soglia prevista per la tracciabilità (attualmente pari a 1.000 Euro, 500 dal 2007 e 100 da luglio 2008). Questa interpretazione appare però assurda in considerazione del fatto che il compenso -in nero- è soltanto quello percepito senza emissione del documento fiscale che, generalmente e proprio per questo, non viene mai versato nel conto dell'attività.

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Obbligo di presentazione degli elenchi clienti e fornitori.

L'obbligo di presentazione degli elenchi dei clienti e dei fornitori dovrà essere assolto esclusivamente in via telematica entro sessanta giorni dal termine per la trasmissione della comunicazione annuale dati IVA. Per l'anno 2006 l'elenco dei clienti terrà conto solo dei soggetti titolari di partita IVA mentre dal 2007 comprenderà anche le fatture di vendita emesse nei confronti dei consumatori finali.

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Procedura d'infrazione per IVA su acquisto automezzi.

E' in corso, a livello europeo, una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia in relazione all’Iva sugli automezzi. Nel nostro paese, infatti, l’Iva assolta sull’acquisto di un automezzo aziendale deve considerarsi indetraibile nella misura dell’85% mentre la norma europea prevede una detrazione completa. La norma italiana, che restringe il diritto a detrarre l’Iva pagata sull’acquisto, viola la normativa comunitaria e si prospetta la possibilità che il nostro paese sia condannato alla restituzione.
In base all’art. 19 dpr 633/72 l’Iva assolta sugli acquisti può essere recuperata al massimo entro il secondo periodo d’imposta successivo a quello in cui è stata detratta. Quindi, il contribuente ha tempo sino al: 31/12/2006 (per gli acquisti 2004), 31/12/2007 (per gli acquisti 2005) 31/12/2008 (per gli acquisti 2006) per recuperare l’iva non detratta, attraverso una semplice variazione in aumento dell’iva a credito da fare nella prima dichiarazione iva successiva alla sentenza.
Successivamente alla presentazione di quest’ultima, si avranno le seguenti situazioni:
a) l’agenzia delle entrate competente provvede all’erogazione di quanto richiesto;
b) l’agenzia delle entrare non risponde entro 90 gg e di conseguenza occorrerà istaurare il contenzioso tributario di fronte alla C.T.P. competente.

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venerdì 25 agosto 2006

Trasferimenti immobiliari.

Il decreto legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modifiche, nella legge 4 agosto 2006, n. 248 (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell'11 agosto), ha previsto un regime di trasparenza alle compravendite immobiliari.

Le dichiarazioni
Il legislatore, al fine di contrastare il fenomeno dei pagamenti "in nero" nell'ambito dei contratti di compravendita immobiliare, ha reso obbligatorio, al momento del rogito, il rilascio di dichiarazioni sostitutive di atto notorio, relative alle modalità di pagamento, al prezzo stabilito e all'eventuale intervento, nell'operazione, di un mediatore.

L'obbligo di dichiarazione trova applicazione in tutti gli accordi che comportino il trasferimento di diritti reali immobiliari. In tal senso, mentre spiega la sua efficacia nei confronti del pagamento di eventuali acconti o caparre confirmatorie precedenti al rogito, esso non investe la stipula di contratti preliminari che, per loro natura, pur costituendo precisi obblighi a carico dei contraenti, non comportano il trasferimento di diritti reali.

Le parti sono sottoposte all'obbligo di dichiarazione anche qualora pongano in essere operazioni soggette a Iva.

Le modalità di pagamento
La dichiarazione deve specificare se il pagamento è avvenuto in contanti o mediante bonifico bancario o attraverso l'emissione di assegni circolari, bancari o postali. In caso di pagamento con bonifico bancario, dovranno essere indicati gli estremi del medesimo; se si utilizzano assegni, dovranno essere precisati la banca emittente o trattaria e il numero dell'assegno.

Il prezzo dell'immobile
L'articolo 1, comma 497, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (Finanziaria per il 2006), ha introdotto un criterio di determinazione della base imponibile, ai fini delle imposte di registro, ipotecaria e catastale, applicabile alle cessioni di immobili a uso abitativo che intervengono tra persone fisiche che non agiscono nell'esercizio di attività commerciali, artistiche o professionali, secondo il quale la parte acquirente può richiedere (con dichiarazione resa al notaio e recepita nell'atto) che la predetta base sia costituita dal valore catastale dell'immobile.

Tale disciplina rappresenta una deroga agli articoli 43 e 51 del Dpr 26 aprile 1986, n. 131, i quali stabiliscono che, per i contratti traslativi o costitutivi di diritti reali a titolo oneroso, la base imponibile sia costituita dal valore del bene e che questo, per i contratti che hanno a oggetto beni immobili o diritti reali immobiliari, sia costituito dal valore venale in comune commercio.

Il comma 21 dell'articolo 35 del decreto legge 223/2006 ha ribadito l'obbligo, per le parti, di indicare nell'atto di compravendita l'effettivo corrispettivo pattuito, confermando che la tassazione avviene sulla base del valore catastale.

Da quanto esposto, deriva che, nelle compravendite che ricadono nel campo di applicazione dell'Iva, la base imponibile sarà costituita dal prezzo pattuito fra le parti e che non può, altresì, essere usato, quale base imponibile, il valore catastale se l'oggetto del contratto è costituito da immobili diversi dalle abitazioni o se le parti contrattuali non siano persone fisiche che non agiscono nell'esercizio di impresa, arti o professioni.

L'intermediazione immobiliare
Le parti devono dichiarare l'eventuale intermediazione intervenuta nella conclusione della compravendita. La dichiarazione deve contenere l'indicazione delle "eventuali spese per le suddette attività di mediazione, con le modalità di pagamento e l'indicazione della partita IVA o del codice fiscale dell'agente immobiliare" (Agenzia delle entrate, circolare n. 28/E del 4 agosto 2006).

Sanzioni
La natura di dichiarazione sostitutiva di atto notorio comporta, in caso di mendace dichiarazione (o qualora sia incompleta in modo da alterarne la veridicità), l'irrogazione della sanzione penale (reclusione fino a due anni) per violazione dell'articolo 483 del Codice penale (falso ideologico commesso dal privato in atto pubblico).

Nei casi rappresentati e in quello di omissione della dichiarazione, è previsto, inoltre, che i beni trasferiti siano assoggettati ad accertamento di valore ai sensi del comma 1 dell'articolo 52 del Dpr n. 131 del 1986 e che sia irrogata una sanzione amministrativa da 500 a 10mila euro.

Nell'ipotesi in cui le parti occultino, anche in parte, il corrispettivo effettivamente pattuito e dichiarino un importo inferiore, esse, come precisato nella citata circolare n. 28/E, "dovranno corrispondere le imposte calcolate sull'intero corrispettivo effettivamente pattuito, con applicazione della sanzione amministrativa dal cinquanta al cento per cento della differenza tra l'imposta dovuta e quella già applicata in base al corrispettivo dichiarato, detratto l'importo della sanzione eventualmente irrogata ai sensi dell'articolo 71 DPR n. 131 del 1986".

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giovedì 24 agosto 2006

Ristrutturazione abitazioni private. Novità da ottobre.

Nella circolare n. 28/E del 4 agosto l'agenzia delle Entrate ha commentato, ancor prima della pubblicazione in «Gazzetta Ufficiale», le novità del decreto legge 223/2006 dopo la definitiva conversione.Tra queste novità sono molto rilevanti quelle relative alla detrazione Irpef per gli interventi di manutenzione straordinaria o ristrutturazione degli edifici (articolo 1 della legge 449/1997).I cambiamenti sono contenuti nei commi 19, 20, 35ter e 35quater dell'articolo 35 del decreto legge 223/2006 e toccano vari aspetti della disciplina previgente, con effetti complessivi non favorevoli ai contribuenti. Iquali, pertanto,potrebbero essere incentivati ad accelerare il sostenimento di alcune spese per fruire delle regole ancora in vigore.
Cambiano le aliquote: con decorrenza dalle spese effettuate dal prossimo 1 ottobre la percentuale di detrazione Irpef sulle spese sostenute torna al 36%, dopo che dal 1 gennaio scorso,per effetto della Finanziaria 2006, era stata incrementata al 41. I contribuenti, quindi, in Unico 2007 dovranno distinguere tra le spese sostenute sino al 30 settembre e quelle successive, dato che per queste ultime la detrazione è minore.Parallelamente —ed è il motivo principale del decremento Irpef — l'aliquota Iva applicata sulle fatture emesse sempre dal 1 ottobre per gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria effettuati su immobili a prevalente destinazione abitativa scende dal 20% al 10% (sino al 31 dicembre prossimo).Si noti che il ridotto bonus Irpef interessa tutti gli interventi, mentre la riduzione dell'aliquota Iva avvantaggia solo le manutenzioni, dato che l'aliquota 10% è «a regime» per i servizi dipendenti da contratti d'appalto aventi ad oggetto il restauro, il risanamento conservativo e la ristrutturazione edilizia effettuati su qualsiasi tipologia di immobile (articolo 127 quaterdecies della tabella A allegata al Dpr 633/1972). Il decremento sulle manutenzioni è stato reso possibile da una direttiva europea approvata il 14 febbraio scorso.
Scende il plafond: sempre in riferimento alle spese sostenute a decorrere dal prossimo 1 ottobre, i contribuenti dovranno adattarsi ad una novità assoluta: indipendentemente dal numero di comunicazioni inviate al Centro di Servizio di Pescara dai vari soggetti interessati a sostenere le spese di recupero, il limite di spesa sarà di 48mila euro per ogni abitazione. Si supera così la circolare 57/E del 1998, in cui era stato chiarito che la detrazione andava riferita alla persona fisica e alla singola unità immobiliare. Tra poche settimane, in caso di spese superiori al plafond, il limite andrà suddiviso tra i soggetti che hanno diritto alla detrazione, secondo criteri che non sono stati indicati dalla circolare 28/E diffusa venerdì. Si può pensare a una suddivisione proporzionale alle spese sostenute. Supponendo due comproprietari che abbiano sostenuto complessivamente 80mila euro di spese, di cui il primo per il 75% e il secondo per il 25%, si potrebbe sostenere (in attesa di ulteriori chiarimenti ufficiali) che il primo ab bia diritto a detrarre 36mila eu ro di spese (75% di 48mila), mentre il secondo 12mila (25% di 48mila). Per le spese sostenute sino al 30 settembre, l'intero importo di 80mila euro è ammesso alla detrazione.
Manodopera da indicare: molta attenzione va posta sulle fatture emesse a fronte delle spese sostenute dal 4 luglio ( si veda la scheda).Il decreto legge 223 ha introdotto infatti una nuova ipotesi di decadenza dell'agevolazione, cioè la mancata indicazione sul documento dell'importo relativo al costo della manodopera. Se la distinzione non è presente, la spesa non è ammissibile per il bonus. Questa penalizzazione, sino al 4 luglio, era riservata a casi molto più gravi: comunicazione successiva all'esecuzione delle opere, difformità di queste rispetto a quelle comunicate, pagamenti con modalità diverse dal bonifico e così via. Le Entrate, nella circolare 28/E, hanno invece ribadito che la mancanza delle indicazioni sul costo della manodopera in fattura determina la perdita dell'agevolazione.

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Effetti della manovra-bis sull'IVA.

Nuovi soggetti passivi

La manovra contenuta nel Dl 223/2006 introduce nel corpo della normativa Iva rilevanti novità e, fra queste, senz’altro è da segnalarsi l’allargamento dei soggetti passivi, così come individuati nell’articolo 17 del Dpr 633/72.La norma stabilisce, come criterio generale, che soggetti passivi d’imposta, quali debitori verso l’erario, sono coloro i quali effettuano cessioni di beni e prestazioni di servizi.In tale contesto, è stabilito anche in capo a chi ricade l’obbligo dell’applicazione dell’imposta, in caso di operazioni effettuate nel territorio nazionale da parte di soggetti non residenti.Questi, infatti, possono procedere a identificarsi, ai sensi dell’articolo 35-ter, se di natura comunitaria, ovvero nominare un rappresentante fiscale, a meno che non siano costituiti in stabile organizzazione.Tra l’altro, il medesimo articolo 17 stabilisce che la nomina del rappresentante è obbligatoria, nel caso in cui il soggetto non identificatosi operi nei confronti di soggetti privati (quindi non passivi d’imposta).Viceversa, nel caso operino nei confronti di soggetti che agiscono nell’esercizio d’impresa o di arte e professione, gli obblighi di applicazione dell’imposta vengono trasferiti in capo al committente o cessionario.Tale quadro normativo di carattere generale già in passato fu ampliato e il legislatore, con il comma 4 dell’articolo 3 della legge n. 7/2000, introducendo il comma 5 nell’articolo 17 del Dpr 633/72, dettò specifiche norme in merito all’individuazione del soggetti passivi d’imposta, nel caso in cui le operazioni riguardassero le cessioni imponibili di oro da investimento, in presenza di opzione per l’applicazione dell’imposta. In tal caso, l’applicazione dell’imposta ricade in capo al cessionario.Il comma 6 dell’articolo 35, Dl 223/2006, aggiunge un ulteriore comma all’articolo 17 (il sesto), nel quale si afferma che le disposizioni del quinto comma “si applicano anche alle prestazioni di servizi, compresa la prestazione di manodopera, rese nel settore edile da soggetti subappaltatori nei confronti delle imprese che svolgono l’attività di costruzione o ristrutturazione di immobili ovvero nei confronti dell’appaltatore principale o di un altro subappaltatore”.La circolare 28E del 4/8/2006, al riguardo, ha precisato come “la nuova disposizione estende alle prestazioni di servizi rese nel settore edile dai subappaltatori il meccanismo dell’inversione contabile, rendendo l’appaltatore debitore dell’imposta e obbligandolo al relativo versamento, se soggetto passivo nel territorio dello Stato”. Il subappaltatore emetterà, perciò, fattura senza addebito d’imposta e la stessa sarà integrata con l’aliquota e l’imposta da parte dell’appaltatore.Questi annoterà il documento fiscale sia nel registro delle fatture emesse che degli acquisti.Tuttavia, la norma è subordinata all’approvazione degli organismi comunitari.

In sede di conversione, sono stati, inoltre, introdotti due riferimenti ai soggetti individuati dal “nuovo” sesto comma dell’articolo 17 del Dpr 633/72:
- con il comma 6-bis, Dl 223/2006, è inserito il riferimento al sesto comma dell’articolo 17 anche nella lettera a), secondo comma, dell’articolo 30 del Dpr 633/72, norma che fissa le condizioni affinché possa essere richiesto il rimborso dell’Iva a credito. Nella citata lettera a), si fa riferimento all’ipotesi in cui il soggetto effettui operazioni con aliquota inferiore a quella relativa agli acquisti e importazioni. A tal fine, è stabilito che devono essere considerate anche le operazioni previste dal quinto comma dell’articolo 17 del Dpr 633/72 e ora, in seguito a quanto introdotto dal Dl 223/2006 (comma 6-bis dell’articolo 35), anche quelle previste dal neo sesto comma
- con il comma 6-ter, anch’esso introdotto in sede di conversione, dell’articolo 35 del Dl 223/2006, è riconosciuta ai soggetti di cui al sesto comma dell’articolo 17 (subappaltatori) la possibilità di accedere alla compensazione infrannuale del credito Iva (trimestrale). “Ciò in quanto il subappaltatore, non potendo fatturare con Iva le prestazioni rese all’appaltatore, avrà normalmente una posizione Iva a credito” (circolare 28/2006).
Viene, altresì, specificato che qualora i subappaltatori registrino un volume d’affari “costituito per almeno l’80 per cento da prestazioni rese in esecuzione di contratti di subappalto”, il limite massimo del credito compensabile è elevato a un milione di euro.Anche le disposizioni del comma 6-bis che 6-ter sono sottoposte all’approvazione degli organismi comunitari.

Le modifiche ai numeri 8 e 8-bis dell’articolo 10 del Dpr 633/72 e il nuovo comma 8-ter

L’articolo 10 del Dpr 633/72 individua le operazioni esenti da Iva e, nel testo del n. 8 del comma uno, prima della modifica apportata dal Dl 223/2006 convertito, venivano stabilite come esenti le locazioni non finanziarie, gli affitti e relative cessioni, di terreni e aziende agricole, nonché delle aree, non destinate a parcheggio di veicoli, per le quali gli strumenti urbanistici non ne individuano la destinazione edificatoria.Inoltre venivano considerate in genere esenti le locazioni non finanziarie di fabbricati (quindi non era previsto il leasing), comprese le pertinenze, le scorte e i beni mobili stabilmente al servizio degli immobili locati e affittati, con le seguenti esclusioni: le locazioni degli immobili strumentali, non diversamente utilizzabili, nonché le locazioni di civili abitazioni poste in essere da imprese che le avevano costruite per la successiva rivendita.Nella precedente versione riformata del n. 8, introdotta dal Dl 223/2006, venivano previste come esenti anche le locazioni degli immobili strumentali e le locazioni delle abitazioni civili effettuate dalle imprese che avevano provveduto alla costruzione.Tuttavia, nella versione definitiva, il n. 8 esclude dalla esenzione le locazioni di fabbricati strumentali “che per le loro caratteristiche non sono suscettibili di diversa utilizzazione senza radicali trasformazioni”, se effettuate nei confronti dei soggetti individuati nelle lettere b) e c) del successivo numero 8-ter, introdotto in sede di conversione, “ovvero per le quali nel relativo atto il locatore abbia espressamente manifestato l’opzione per l’imposizione”.I soggetti richiamati dal successivo 8-ter sono i cessionari soggetti passivi d’imposta che svolgono in via esclusiva o prevalente attività che conferiscono il diritto alla detrazione d’imposta, in percentuale pari o inferiore al 25 per cento, ovvero cessionari che non sono soggetti passivi d’imposta (privati).Il Dl 223/2006, in sede di conversione, presenta tra l’altro una significativa novità, poiché introduce nel corpo del comma 1 dell’articolo 10, Dpr 633/72, il citato 8-ter.Tale numero attiene alla cessione di fabbricati strumentali o loro porzioni, “che per le loro caratteristiche non sono suscettibili di diversa utilizzazione senza radicali trasformazioni”, che assumono, quindi, il titolo di esenzione.

Questa è, tuttavia, esclusa nelle seguenti ipotesi:
- cessioni effettuate dalle imprese costruttrici, entro quattro anni dalla costruzione, ovvero dalle imprese che vi hanno eseguito lavori di restauro o risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia e urbanistica e sempre entro lo stesso limite temporale
- cessioni effettuate nei confronti di soggetti passivi che svolgono attività, in via esclusiva o prevalente, che danno diritto a una detrazione dell’Iva “pari o inferiore al 25 per cento”
- cessioni effettuate nei confronti di soggetti che non ricadono nell’ambito applicativo dell’Iva, non esercitando attività d’impresa, arte o professione.
L’esenzione non si applica anche allorché il cedente manifesti nell’atto l’opzione per l’applicazione dell’imposta.Infine, il Dl convertito riforma, in via definitiva, il numero 8-bis dell’articolo 10 del Dpr 633/72.In precedenza, per quanto riguardava le cessioni di fabbricati o porzioni a destinazione abitativa, era stabilita l’esenzione della cessione, se non effettuata dalle imprese costruttrici degli stessi o da chi ne avesse effettuato lavori di restauro, risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia e urbanistica. Inoltre, non doveva trattarsi di imprese che avevano per oggetto esclusivo o principale dell’attività la compravendita di immobili.Da quanto specificato, discendeva che la cessione era esente solo se posta in essere da immobiliari di gestione o da altre imprese diverse da quelle costruttrici.Il nuovo testo stabilisce allo stesso modo l’esenzione per le cessioni di fabbricati o porzioni, ma scompare la specificazione della “destinazione abitativa”.Sono, tuttavia, escluse dalla suddetta esenzione le cessioni effettuate dalle imprese costruttrici degli immobili “entro quattro (nella precedente versione cinque, ndr) anni dalla data di ultimazione della costruzione”.L’esenzione non è, comunque, riconosciuta, allorché i fabbricati siano ceduti dalle imprese che hanno effettuate i medesimi lavori individuati già nel precedente testo normativo (restauro, risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia e urbanistica), con l’aggiunta del predetto limite temporale di quattro anni.

L’articolo 36 del Dpr 633/72

La precedente versione del Dl 223/2006 aveva modificato anche l’articolo 36 del Dpr 633/72, regolante l’esercizio separato delle attività ai fini Iva.A tale proposito, va ricordato che normalmente la separazione delle attività coinvolge codici di attività diversi; tuttavia, l’ultimo periodo del comma 3 dell’articolo 36 fissa la facoltà di optare per la separazione delle attività anche “ai soggetti che effettuano sia locazioni, esenti da imposta, di fabbricati o porzioni di fabbricato a destinazione abitativa che comportano la riduzione della percentuale di detrazione a norma dell’articolo 19, comma 5, e dell’articolo 19-bis, sia locazioni di altri fabbricati o di altri immobili, con riferimento a ciascuno di tali settori di attività”.In pratica, se l’impresa loca sia fabbricati in esenzione (attività immobiliare) che con applicazione dell’imposta, la medesima può optare per la separazione delle due attività.La norma, introdotta nel corpo dell’articolo 36 dall’articolo 3, Dlgs n. 422/98, in pratica impedisce che l’attività in esenzione influisca sulla detrazione dell’Iva sugli acquisti relativamente a quelli con applicazione dell’imposta.Tale previsione inizialmente era stata cancellata dal comma 8, lettera c, dell’articolo 35 del Dl 223/2006, ma in sede di conversione la disposizione è stata soppressa e, pertanto, attualmente è ancora possibile per i soggetti in questione optare per la separazione delle due attività.

Soppressione dell’aliquota al 10 per cento delle locazioni

E’ stata confermata la soppressione dell’aliquota agevolata del 10 per cento, prevista dal n. 127-ter della parte terza della tabella A, allegata al Dpr 633/72, per le locazioni di immobili di civile abitazione effettuate dalle imprese che li avevano costruiti per la vendita.Tale aliquota ridotta era prevista poiché, ai sensi della precedente versione del n. 8 del comma 1 dell’articolo 10, Dpr 633/72, non era consentita l’esenzione per le locazioni di civili abitazioni, poste in essere da imprese che le avevano costruite per la successiva rivendita.L’introduzione, a opera del comma 8 dell’articolo 35 del Dl 223/2006, in relazione agli immobili di tipo residenziale, del regime di esenzione per tutte le locazioni, comprese quelle finanziarie, ha reso conseguente la soppressione del numero 127-ter.

Soppressione della variazione di alcune aliquote Iva

Il comma 1 dell’articolo 36 del Dl 223/2006 aveva provveduto a sopprimere alcune voci che beneficiavano dell’aliquota agevolata al 10 per cento e che, pertanto, venivano a essere sottoposte ad aliquota ordinaria (tabella A, parte terza):
- prodotti a base di zucchero non contenenti cacao (62)
- cioccolato e altre preparazioni alimentari contenenti cacao (64)
- servizi telefonici resi attraverso posti telefonici pubblici e telefoni a disposizione del pubblico (123-bis)
- francobolli da collezione e collezioni di francobolli (127-decies).
Inoltre, il numero 122 della tabella A, parte terza, allegata al decreto istitutivo dell’Iva, era stato sostituito, prevedendo l’aliquota agevolata solo per le prestazioni di servizi relativi alla fornitura e distribuzione di calore-energia per uso domestico “derivante dall’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili”.In sede di conversione, il comma 1 dell’articolo 36 è stato quasi interamente rivisitato ed è stata confermata la sola soppressione del numero 123-bis.Pertanto, i soli servizi telefonici resi attraverso posti telefonici pubblici e telefoni messi a disposizione del pubblico subiscono l’assoggettamento all’aliquota del 20 per cento, a partire da quelli fatturati dal 4 luglio scorso (circolare 28/2006).

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Dal 2007 F24 anche per l'ICI.

Con l'articolo 37, comma 55, del decreto legge n. 223 del 4 luglio 2006, convertito in legge il 3 agosto scorso, è stata introdotta la possibilità per tutti i contribuenti, di effettuare il pagamento dell’imposta comunale sugli immobili (Ici) in sede di dichiarazione dei redditi, utilizzando il modello denominato “F24”, che prevede la “Sezione Ici ed altri tributi locali”, approvato con il provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate del 20 giugno 2002.Si ricorda che tale possibilità era sfruttabile soltanto dai contribuenti proprietari di immobili nei Comuni che avessero stipulato con l’Agenzia delle entrate un’apposita convenzione per la riscossione dell’Ici a mezzo del modello unificato, di cui all’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241.Tutti i contribuenti, pertanto, a partire dal 1° maggio 2007, avranno la possibilità in sede di versamento, di compensare il debito Ici con le eventuali eccedenze di imposta che dovessero risultare dal modello della dichiarazione dei redditi .Il contribuente, in sede di compilazione del modello Unico o del modello 730, potrà optare:- per il pagamento con il classico bollettino postale- per il pagamento tramite modello F24.Nel caso in cui, come si è detto, il contribuente vanti dei crediti in dichiarazione, potrà provvedere al pagamento dell’Ici tramite compensazione: ad esempio, un soggetto, persona fisica, non titolare di partita Iva, potrà utilizzare un eventuale credito Irpef, mentre un soggetto, persona giuridica, potrà utilizzare un credito Ires o Irap.Il decreto legge n. 223, al comma 13 dell’articolo 37, modifica, inoltre, i termini di versamento dell’imposta comunale sugli immobili.La circolare n. 28/E del 4 agosto 2006, ha chiarito che, al fine di allineare le date di versamento dell’Ici a quelle delle altre imposte, per consentire un’aggregazione dei vari termini di versamento, a partire dall’anno 2007, l’importo della prima rata, pari al 50 per cento dell’imposta dovuta, calcolata sulla base dell'aliquota e delle detrazioni dei dodici mesi dell'anno precedente, dovrà essere pagato entro il 16 giugno e non più entro il 30 giugno.L’importo della seconda rata (saldo) Ici dovuta per l’intero anno, dovrà essere versato dal 1° al 16 dicembre (non più come in precedenza dal 1° al 20 dicembre), calcolato sulla base delle aliquote e delle detrazioni deliberate dall’ente locale per l’anno in corso e, quindi, comprensivo di eventuali conguagli sulla prima rata.Resta comunque facoltà del contribuente la possibilità di provvedere al pagamento dell’imposta complessivamente dovuta in un’unica soluzione, entro il 16 giugno.Ulteriore novità, introdotta dal comma 53 dell’articolo 37 del Dl n. 223/2006, è l’eliminazione dell’obbligo di presentazione della dichiarazione Ici, prevista dall’articolo 10, comma 4, del decreto legislativo n. 504 del 30 dicembre 1992, e della comunicazione prevista dall’articolo 59, comma 1, lettera l), n. 1), del decreto legislativo n. 446 del 15 dicembre 1997.Per il contribuente che durante l’anno avesse acquistato un immobile o per il quale durante il corso dell’anno si fossero verificate delle modificazioni dei dati e degli elementi precedentemente dichiarati, cui conseguisse un diverso ammontare dell’imposta dovuta relativamente agli immobili posseduti, vi era l’obbligo di presentazione della dichiarazione Ici.Tale dichiarazione doveva essere presentata entro il termine della dichiarazione dei redditi dell’anno successivo a quello in cui si fossero verificati i cambiamenti della situazione immobiliare.Con l’eliminazione dell’obbligo di presentazione della dichiarazione Ici, il legislatore ha voluto evitare la duplicazione degli adempimenti posti a carico del contribuente in tema di dichiarazione dei dati relativi ai propri possedimenti immobiliari, unificando tale denuncia con il modello Unico o 730.Il comma 54, stabilisce che la circolazione e la fruizione della base dei dati catastali, gestita dall’Agenzia del territorio, deve essere assicurata entro il 31 dicembre 2006, attuando le disposizioni di cui all’articolo 59, comma 7-bis, del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, così come modificato dall’articolo 25 del decreto legislativo n. 159 del 4 aprile 2006.In pratica, dunque, l’obbligo di presentazione della dichiarazione Ici resterà in vigore fino a quando il sistema di circolazione e fruizione dei dati catastali non avrà un’operatività effettiva.

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mercoledì 23 agosto 2006

Sei un professionista? Partecipa anche TU.

Con più di 700 visite in meno di due mesi dal lancio del blog possiamo essere soddisfatti. Abbiamo ricevuto diversi contatti inerenti l'utilizzo del blog stesso, alcuni ci hanno avanzato proposte di miglioramento molto interessanti, qualcuno ci ha fatto anche pubblicità. Il blog difatti è in evoluzione, cresce con i contributi dei membri e viene rivisitato. Stiamo inoltre selezionando dai siti ufficiali i migliori rilasci di news relativi a fisco, contabilità e, in genere, a tutto ciò che attiene alla professione del Commercialista, in modo che l'utente possa qui trovare tutte le informazioni altrimenti disseminate su diversi siti istituzionali.

Il professionista può qui usufruire dei servizi di aggiornamento, interagire con altri colleghi e sfruttare tutte le potenzialità del blog. Come?

Riproponiamo i nostri precedenti post a riguardo:

  • come iscriversi al blog collettivo ("Iscrizione al Blog come membro." del 15/07/06);
  • aggiornamento dei post tramite feed reader ("Aggiornamento dei post in tempo reale. " del 27/07/06);
  • contatto diretto per email con L'Amministratore del blog ("Contattaci per email " del 02/08/06);
  • vantaggi del blog rispetto al newsgroup ("Blog o NewsGroup?" del 02/08/06);
  • inserimento profilo utente ("Profilo Utente " del 03/08/06);
  • utilizzo degli strumenti di ricerca per argomento o per utente iscritto ("Strumenti di ricerca. " del 03/08/06);
  • step by step le istruzioni per la registrazione al blog ("Help iscrizione blog "Il Commercialista in Rete". " del 08/08/06);
  • utilizzo del blog come riferimento per i tuoi clienti ("Il Commercialista in Rete è il TUO blog. " del 16/08/06);
  • utilizzo del blog come interazione fra cliente e collega ("Le domande dei clienti. " del 17/08/06);

Hai ancora dei dubbi? Ti aspettiamo, iscriviti. ADESSO.

Cordiali saluti,

Il Commercialista in Rete.

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Nuove ritenute sui "redditi diversi".

L'articolo 36, comma 24, del Dl n. 223/2006, convertito con modificazioni in legge n. 248/2006, ha modificato l'articolo 25, comma 1, primo periodo, del Dpr n. 600/73, al fine di prevedere che i soggetti indicati nel primo comma dell'articolo 23, che corrispondono a soggetti residenti nel territorio dello Stato compensi comunque denominati, anche sotto forma di partecipazione agli utili, per prestazioni di lavoro autonomo, ancorché non esercitate abitualmente ovvero rese a terzi o nell'interesse di terzi, o - per effetto della modifica apportata - per l'assunzione di obblighi di fare, non fare o permettere, devono operare all'atto del pagamento una ritenuta del 20 per cento a titolo di acconto dell'imposta sul reddito delle persone fisiche dovuta dai percipienti, con l'obbligo di rivalsa.
I sostituti d'imposta
Il comma 1 dell'articolo 23 del Dpr n. 600/73 prevede che gli enti e le società soggetti passivi Ires, le società e le associazioni di cui all'articolo 5 del Tuir e le persone fisiche che esercitano imprese commerciali, o imprese agricole, le persone fisiche che esercitano arti e professioni, nonché il condominio quale sostituto d'imposta, che corrispondono somme e valori di cui all'articolo 48 dello stesso Tuir (ora articolo 51), devono operare all'atto del pagamento una ritenuta a titolo di acconto dell'imposta, con obbligo di rivalsa.Nel caso in cui la ritenuta da operare sui predetti valori non trovi capienza, in tutto o in parte, sui contestuali pagamenti in denaro, il sostituito è tenuto a versare al sostituto l'importo corrispondente all'ammontare della ritenuta.
I redditi occasionali da lavoro autonomo
La lettera l) del comma 1 dell'articolo 67 del Tuir tassa, per cassa, tra i redditi diversi, quelli derivanti da attività commerciali e autonome, non esercitate abitualmente, e l'assunzione di obblighi di fare, non fare o permettere.Questi redditi "sono costituiti dalla differenza tra l'ammontare percepito nel periodo d'imposta e le spese specificamente inerenti alla loro produzione".
Nello specifico:
- l'obbligo di fare costituisce l'impegno a svolgere una determinata prestazione, altrimenti non tenuta
- l'obbligo di non fare è l'impegno a non svolgere una determinata prestazione che altrimenti si sarebbe liberi di svolgere
- l'obbligo di permettere è il consenso dato a terzi per fare o non fare una determinata attività.
In particolare, per prassi amministrativa, rientrano in tale categoria reddituale:
- le somme che le aziende private, tenute obbligatoriamente all'assunzione del personale ai sensi della legge n. 482/1968, corrispondono ai soggetti avviati al lavoro al fine di ottenere da essi la rinuncia all'assunzione (risoluzione n. 150/E del 22 luglio 1996)
- i compensi percepiti dai soggetti della terza età per l'attività di vigilanza davanti le scuole (circolare n. 137/E del 15/5/1997, paragrafo 8.2).
Le indicazioni della circolare n. 28/2006
Per effetto della modifica apportata dall'articolo 36, comma 24, del Dl n. 223/2006, all'articolo 25 del Dpr n. 600/73, sorge l'obbligo, per i sostituti d'imposta, di effettuare la ritenuta a titolo di acconto dell'Irpef ai casi in cui vengano erogati compensi derivanti dall'assunzione di obblighi di fare, non fare o permettere, che ai sensi dell'articolo 67, comma 1, lettera l), del Tuir, rientrano nella categoria dei redditi diversi.La circolare n. 28/E del 4 agosto 2006 "sottolinea che il comma 24 in esame completa, anche sotto il profilo dell'applicazione delle ritenute, l'equiparazione tra redditi derivanti da attività di lavoro autonomo non esercitate abitualmente e redditi derivanti dall'assunzione di obblighi di fare, di non fare o di permettere, già esistente sotto il profilo della determinazione delle modalità di concorso al reddito nella categoria dei redditi diversi (articolo 71, comma 2, del Tuir)".Tenuto conto che la norma è stata già prevista in sede di prima stesura del decreto legge, l'obbligo di operare la ritenuta sorge per i compensi corrisposti a partire dal 4 luglio 2006.
Modalità operative
La circolare ricorda che "le ritenute operate dovranno essere versate nei tempi e nei modi ordinari" e, pertanto, attraverso il modello F24 presso un qualsiasi concessionario, sportello bancario o ufficio postale, entro il giorno 16 del mese successivo a quello di pagamento del compenso.I debiti derivanti dalle ritenute effettuate sono compensabili con i crediti relativi ad altre imposte e contributi dello stesso periodo, se risultanti dalle dichiarazioni o denunce periodiche presentate; i crediti derivanti da eccedenze di ritenute versate rispetto a quelle dovute sono compensabili con i debiti di ritenute relative a qualsiasi categoria reddituale.Il sostituto d'imposta deve rilasciare al percettore del compenso la certificazione attestante l'ammontare delle somme corrisposte, l'indicazione della relativa causale e l'ammontare delle ritenute operate.In merito, è d'obbligo segnalare che la Corte di cassazione, da ultimo, con sentenza n. 14033 del 21 aprile 2006, depositata il 16 giugno 2006, ha affermato che il contribuente che abbia percepito un compenso sottoposto a ritenuta d'acconto resta debitore principale dell'obbligazione tributaria, e perciò, ove il sostituto non abbia provveduto a versare all'Erario quanto trattenuto, il Fisco ben può rivolgersi direttamente al contribuente per ottenere le somme dovute a titolo d'imposta; il sostituito, dal canto suo, dovrà rivolgersi al sostituto per ottenere la restituzione di quanto quest'ultimo abbia trattenuto e non abbia versato all'Erario.

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martedì 22 agosto 2006

Risoluzione n. 99 /E del 3 agosto 2006.

Con la risoluzione n. 99/E del 3 agosto 2006, l'Agenzia delle entrate è intervenuta nuovamente sulla questione relativa alla tassazione degli immobili di interesse storico e/o artistico, a distanza di sei mesi dalla pubblicazione della circolare n. 2/E del 17 gennaio 2006, con la quale l'Amministrazione si è adeguato agli orientamenti in materia della Corte di cassazione(1).L'Autorità fiscale, nel caso in esame, è stata interpellata da una società, in merito alle modalità con cui deve essere assoggettato a tassazione il reddito derivante da un complesso immobiliare (un ufficio e due posti auto), considerato di interesse storico artistico, ai sensi dell'articolo 3 della legge n. 1089 del 1939, e successive modificazioni e integrazioni.All'Agenzia delle entrate, più precisamente, si è chiesto di confermare se il descritto complesso immobiliare, per effetto del particolare vincolo a cui è soggetto, ancorché sia in regime di impresa, possa concorrere alla determinazione del reddito in base al regime catastale previsto dall'articolo 11, comma 2(2), della legge n. 413 del 1991, a nulla rilevando la circostanza che l'immobile, al momento locato a terzi a uso di private banking, è "destinato alla vendita" e contabilmente "iscritto in bilancio tra le rimanenze di merce".Il contribuente ha fatto sempre concorrere al reddito complessivo l'intero ricavo "netto" generato dalla locazione, come risultante dalla differenza tra i proventi (canoni e proventi di rifusione delle spese condominiali) e i costi (spese condominiali e di manutenzione) correttamente imputati in bilancio per competenza.Dal punto di vista dell'interpellante, il quesito posto troverebbe diretta soluzione in base alle precisazioni fornite dalla stessa Agenzia nella citata circolare n. 2/E del 2006, in base alla quale sarebbe corretto per la società in sede di determinazione del reddito Ires:
rettificare in aumento l'imponibile per un importo pari al reddito catastale, alle spese condominali e di manutenzione, come risultanti dal relativo bilancio di competenza
rettificare in diminuzione l'imponibile per un importo pari ai canoni di locazione, ai proventi di rifusione delle spese condominiali, così come risultanti dal relativo bilancio di competenza.
Il dubbio interpretativo non è del tutto fuori luogo, atteso che all'immobile oggetto di locazione è, in linea di principio, applicabile il particolare criterio di determinazione del reddito su base catastale previsto dal citato articolo 11, comma 2. Tale ultima disposizione, infatti, si applica ogni qualvolta si tratti di un bene immobile riconosciuto dalla legge di interesse storico e/o artistico. Per tale tipologia di immobili, il reddito viene calcolato applicando la minore tra le tariffe d'estimo previste per le abitazioni della zona censuaria nella quale è collocato il fabbricato.In prima battuta, gli esperti fiscali sottolineano come il predetto criterio catastale, come già affermato nella circolare n. 2/E, si applica a prescindere dal tipo di destinazione (a uso civile o meno) dell'immobile vincolato.Nella fattispicie - è evidenziato nel documento - il complesso immobiliare di interesse storico e/o artistico è di propietà di una società di capitali, il cui reddito complessivo è determinato in base alle disposizioni relative al regime di impresa, contenute alla sezione I del capo II del titolo II del Tuir. Per le società, infatti, in virtù del principio di attrazione nella sfera imprenditoriale, ogni provento percepito, indipendentemente dalla fonte, costituisce reddito d'impresa e concorre alla determinazione del reddito complessivo della società in base alle regole espressamente previste per tale tipo di soggetto Ires.In tale ambito normativo, i casi in cui il reddito degli immobili concorre al reddito complessivo, secondo i criteri catastali stabiliti al capo II del titolo I del Tuir, sono solo quelli espressamente previsti dall'articolo 90 del Tuir(3).Tale particolare disposizione, che deroga all'ordinario criterio di imputazione analitica a conto economico, in pratica, si applica a tutti gli immobili posseduti in regime d'impresa "patrimoniali", cioè beni divesi da quelli strumentali all'esercizio dell'impresa e da quelli alla cui produzione o al cui scambio è diretta l'attività dell'impresa.Il giusto coordinamento delle citate disposizioni, secondo l'Amministrazione finanziaria, esclude l'applicabilità del criterio catastale di determinazione del reddito per gli immobili di interesse storico e/o artistico di cui al comma 2 dell'articolo 11, a tutti i beni immobili posseduti in regime di impresa e qualificabili tra i beni "strumentali" e i beni "merci", prevedendola, invece, per i beni "patrimoniali".Tale linea interpretativa è rafforzata, tra l'altro, da un parere della Avvocatura generale dello Stato in base al quale, dal combinato disposto degli articoli 65, comma 2, e 81 del Tuir, discende una presunzione assoluta di strumentalità per tutti i beni appartenenti alle società che "vanno considerati come relativi all'impresa a prescindere dalla loro concreta destinazione". Ciò, logicamente, comporta che "la determinazione del reddito, anche in riferimento ai beni immobili, per le società deve necessariamente avvenire in base ai ricavi realizzati in contrapposizione ai correlativi costi con esclusione quindi delle regole catastali".Estendendo alla fattispecie in oggetto il principio sopra espresso, inevitabilemente, nell'interpello viene respinta la tesi prospettata, poiché gli immobili in questione, contabilizzati in bilancio tra le rimanenze, sono beni destinati alla vendita e, quindi, non inquadrabili "oggettivamente" tra quelli cosiddetti patrimoniali, cui si applicherebbe la previsione derogatoria stabilta al menzionato articolo 90 del Tuir.

NOTE:1) Cfr sentenze n. 10860 e n. 10862 del 23 maggio 2005. 2) L'articolo 11, comma 2, della legge 30/12/1991, n. 413, stabilisce che "in ogni caso, il reddito degli immobili riconosciuti di interesse storico o artistico, ai sensi dell'articolo 3 della legge 1 giugno 1939, n. 1089, e successive modificazioni e integrazioni, è determinato mediante l'applicazione della minore tra le tariffe d'estimo previste per le abitazioni della zona censuaria nella quale è collocato il fabbricato". 3) L'articolo 90, comma 1, primo periodo, del Tuir, prevede che "i redditi degli immobili che non costituiscono beni strumentali per l'esercizio dell'impresa, né beni alla cui produzione o al cui scambio è diretta l'attività dell'impresa, concorrono a formare il reddito nell'ammontare determinato secondo le disposizioni del capo II del titolo I per gli immobili situati nel territorio dello Stato e a norma dell'articolo 70 per quelli situati all'estero (...)".

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